Lago del Turano (RI)
In breve. Il Lago del Turano è un bacino artificiale della provincia di Rieti, in Sabina orientale, con lo specchio d'acqua alla quota di 536 metri sul livello del mare, una lunghezza di circa dieci chilometri e un perimetro di circa trentasei.
Il Lago del Turano è un bacino artificiale della provincia di Rieti, in Sabina orientale, con lo specchio d'acqua alla quota di 536 metri sul livello del mare, una lunghezza di circa dieci chilometri e un perimetro di circa trentasei. Lo si raggiunge da Roma in un'ora e quaranta scarsa: A24 fino a Carsoli, poi la strada provinciale per Collalto Sabino e Castel di Tora; in alternativa la Salaria fino a Rieti e la discesa lungo la valle del Turano. I quattro comuni rivieraschi sono Castel di Tora, Colle di Tora, Ascrea e Paganico Sabino. Non si paga nessun biglietto: il lago è liberamente accessibile, le rive attrezzate sono gestite dai comuni e dai privati che vi hanno aperto chioschi e noleggi, e l'accesso all'acqua è gratuito salvo i lettini e le canoe che si affittano sul posto. Non serve prenotare nulla per il giro del lago; conviene invece chiamare prima i ristoranti dei borghi, che fuori stagione aprono a orari ridotti e nei fine settimana di agosto si riempiono entro mezzogiorno. Il periodo migliore va da fine maggio a fine settembre per l'acqua, da metà ottobre a metà novembre per i boschi.
Recapiti utili, tutti verificabili sui siti istituzionali dei rispettivi enti: Comune di Castel di Tora, Via Don Sabino Gentili 11, 02020 Castel di Tora (RI), telefono 0765 716313; Comune di Colle di Tora, Via Colle della Madonna 1, 02020 Colle di Tora (RI), telefono 0765 716139; Comune di Ascrea, Piazza Mareri 1, 02020 Ascrea (RI), telefono 0765 723112. La Riserva Naturale Regionale Monte Navegna e Monte Cervia ha sede a Varco Sabino e coordina la rete dei sentieri sul versante nord-orientale del bacino. Chi arriva senza automobile deve mettere in conto un trasferimento su gomma dalla stazione di Rieti: le corse extraurbane esistono, ma hanno frequenze pensate per i residenti e vanno controllate il giorno prima sul sito del vettore regionale.
Una premessa: il Lago del Turano non è un lago naturale, e questo cambia tutto. Il livello dell'acqua oscilla di diversi metri nell'arco dell'anno perché il bacino lavora, produce corrente, viene svasato e riempito secondo le necessità della centrale. Chi ci arriva in aprile trova un anfiteatro di terra rossa con le case che sembrano lontanissime dalla riva; chi ci torna a luglio trova un lago pieno fino ai muretti. Sono due luoghi diversi, tutti e due veri, tutti e due fotografabili. Chi si aspetta la cartolina immobile del lago alpino resta spiazzato. Chi accetta il gioco, torna.

Dove si trova il Lago del Turano e come ci si arriva
Il bacino occupa il fondovalle del fiume Turano, fra i contrafforti dei Monti Carseolani e il massiccio del Navegna, in una piega dell'Appennino che amministrativamente appartiene alla provincia di Rieti ma che geograficamente guarda tanto verso la Piana reatina quanto verso la Marsica. È questa posizione di confine a spiegare perché ci si arrivi bene da due direzioni opposte e male da tutte le altre.
Da Roma al Lago del Turano in automobile
La via più rapida è l'autostrada A24 Roma-L'Aquila fino all'uscita di Carsoli-Oricola, poi la statale 5 Tiburtina Valeria per pochi chilometri e la salita verso Collalto Sabino. Da lì una provinciale stretta e piacevole scende sul lago all'altezza di Castel di Tora. Sono circa novanta chilometri e, traffico permettendo, un'ora e trentacinque minuti. La seconda via è la Salaria fino a Rieti e poi la provinciale Turanense verso sud: allunga di una ventina di minuti ma regala la vista sulla diga e sul canyon a valle dello sbarramento. La terza, per chi ha tempo, è la provinciale che risale da Rocca Sinibalda passando per Posticciola: si arriva al lago dal basso, si vede prima il muro della diga e poi l'acqua, e il senso di quello che è successo qui nel 1939 diventa immediatamente chiaro.
Un avvertimento pratico che nessun navigatore dà: la strada che gira intorno al lago è una carreggiata unica, larga poco più di cinque metri in diversi tratti, con muretti a secco e tornanti ciechi. Nei fine settimana di luglio e agosto, quando alle automobili si sommano i motociclisti e i ciclisti, il giro completo richiede il doppio del tempo teorico. Chi guida un camper o un furgone lungo faccia il conto prima di impegnarsi nel senso antiorario: qualche curva sopra Ascrea richiede una manovra.
Da Rieti al Lago del Turano
Da Rieti si scende lungo la valle del Turano per circa trenta chilometri, attraversando Rocca Sinibalda con il suo castello e poi Posticciola. È il percorso storico, quello che seguivano i contadini della valle prima che l'invaso interrompesse la strada di fondovalle. La percorrenza è di quaranta minuti abbondanti perché la provinciale è tortuosa; in compenso è la sola direttrice che permette di vedere il fiume prima che diventi lago, cosa che aiuta parecchio a capire la geografia del posto.
Il Lago del Turano con i mezzi pubblici
Domande frequenti sul Lago del Turano (RI)
Quanto costa visitare il Lago del Turano?
Visitare il Lago del Turano non costa nulla: il lago e i borghi che vi si affacciano sono liberamente accessibili e non esiste un biglietto d'ingresso. Si pagano soltanto i servizi, come i parcheggi a pagamento in alta stagione in alcuni borghi, il noleggio di canoe, pedalò e lettini nelle aree attrezzate, e le consumazioni nei chioschi.
Come è nato il Lago del Turano?
Il Lago del Turano non esisteva prima del 1939: fino a quell'anno la valle era un fondovalle agricolo stretto, con mulini, orti e campi di grano. La diga di Posticciola sbarrò il fiume Turano per produrre energia elettrica e per togliere alla Piana di Rieti le piene rovinose che la allagavano regolarmente.
Si può fare il bagno nel Lago del Turano?
Sì, d'estate al Lago del Turano si fa il bagno, ci sono rive attrezzate e chioschi, e il fondo nelle aree frequentate è accettabile. Il bacino resta però un invaso artificiale a uso idroelettrico, non un lido: le aree in cui la balneazione è ammessa e le eventuali limitazioni stagionali sono stabilite dalle ordinanze dei comuni rivieraschi.
Il Lago del Turano è adatto ai bambini?
Funziona bene se si sceglie la base giusta: Colle di Tora è il borgo più adatto alle famiglie perché il lungolago è pianeggiante, le aree attrezzate sono raggiungibili senza salite e i noleggi di pedalò e canoe sono a portata di passeggino. Castel di Tora, con le sue scalinate e i vicoli in pendenza, è splendido ma impegnativo con i bambini piccoli.
Il livello dell'acqua del Lago del Turano è sempre lo stesso?
No, il Lago del Turano non ha un livello stabile, perché è un invaso di regolazione che accumula acqua nella stagione piovosa e la cede alle turbine quando serve corrente. Fra la fine dell'inverno e la primavera inoltrata la superficie può abbassarsi di alcuni metri, scoprendo tratti di sponda normalmente sommersi.
Cosa si può vedere sul promontorio di Antuni al Lago del Turano?
Antuni è una frazione disabitata di Castel di Tora, un paese vuoto a circa 696 metri di quota su un promontorio che il lago ha quasi trasformato in isola. Il nucleo medievale nacque agli inizi dell'XI secolo, con la prima menzione documentaria del 1092, ed è oggi raggiungibile a piedi dal borgo di Castel di Tora.
Quando è il periodo migliore per fotografare il Lago del Turano?
Conviene girare il lago in senso antiorario partendo da Castel di Tora nel primo pomeriggio, non la mattina, perché la sponda più fotogenica del Lago del Turano, quella che comprende il promontorio di Antuni, guarda verso sud ovest e al mattino risulta controluce e piatta.
Il collegamento ferroviario più vicino è la stazione di Rieti, sulla linea Terni-L'Aquila-Sulmona. Da Roma ci si arriva più comodamente in autobus, con le corse dirette che impiegano poco meno di due ore. Dalla stazione reatina partono autolinee extraurbane verso i comuni della valle del Turano, ma le frequenze sono tarate sugli spostamenti scolastici e lavorativi: due o tre corse al giorno nei feriali, quasi nulla la domenica. Chi non ha l'automobile e vuole comunque vedere il lago faccia base a Castel di Tora o a Colle di Tora per almeno una notte, altrimenti il rischio è di passare più tempo ad aspettare che a guardare. Per i gruppi organizzati il problema non si pone: il pullman gran turismo arriva fino ai piazzali dei due borghi, e per l'organizzazione logistica di una giornata simile ci si appoggia a chi lavora con i gruppi in Italia, come la rete di TourLeaderPro per i viaggi di gruppo.
Il giro del Lago del Turano in bicicletta
L'anello stradale completo misura all'incirca trentacinque chilometri con un dislivello complessivo intorno ai settecento metri, distribuito su continui saliscendi più che su una salita unica. Non è un percorso da principianti, e soprattutto non è un percorso da fare a metà agosto alle due del pomeriggio: l'asfalto sul versante esposto a sud diventa una piastra. Il senso orario, partendo da Colle di Tora, mette le salite più dure nella prima metà e lascia la discesa panoramica per il ritorno. Punti acqua affidabili: le fontane dei borghi, non le rive.
Il Lago del Turano in numeri
Vale la pena fissare qualche cifra, perché intorno al Lago del Turano circolano misure fantasiose. Lo specchio d'acqua è a 536 metri sul livello del mare, la quota massima di regolazione dell'invaso è fissata a 540 metri. La lunghezza del lago, misurata lungo l'asse della valle sommersa, è di poco inferiore ai dieci chilometri; lo sviluppo delle rive, contando tutte le insenature dei fossi laterali, arriva a circa trentasei chilometri, il che spiega perché il giro in automobile sembri sempre più lungo di quanto la mappa lasci credere. Il bacino imbrifero è quello dell'alto e medio corso del fiume Turano, che nasce nei Monti Carseolani.
La cima che domina la sponda settentrionale è il Monte Navegna, 1.507 metri. Di fronte, oltre la valle del Salto, il Monte Cervia raggiunge 1.438 metri, e fra i due il Filone si ferma a 1.328. Il dislivello fra la superficie del lago e la vetta del Navegna è dunque di quasi mille metri in linea d'aria molto breve: è la ragione per cui il panorama dall'alto è così verticale, e la ragione per cui i sentieri di salita non hanno tratti pianeggianti.
Il dato che più sorprende chi arriva la prima volta riguarda l'escursione del livello. Un invaso di regolazione come questo può vedere la superficie abbassarsi di parecchi metri fra la fine dell'inverno e la primavera, quando l'acqua accumulata viene turbinata, per poi risalire con lo scioglimento delle nevi e le piogge. Le sponde denudate che si vedono in quei mesi, con i tronchi degli alberi sommersi che riaffiorano e i vecchi muretti che tornano alla luce, sono uno spettacolo di per sé. Chi progetta una giornata di balneazione, però, deve saperlo: in certi anni, a fine primavera, dal muretto del lungolago di Colle di Tora all'acqua ci sono decine di metri di fango secco.
Come è nato il Lago del Turano: la diga di Posticciola
Il Lago del Turano non esisteva prima del 1939. Fino a quell'anno la valle era un fondovalle agricolo stretto, con mulini sul fiume, orti, campi di grano e una strada che collegava i paesi arroccati sui versanti. La decisione di sbarrarla nacque da due esigenze che si sommavano: produrre energia elettrica per l'industria e togliere alla Piana di Rieti le piene rovinose che la allagavano regolarmente.
La diga del Turano
Lo sbarramento fu costruito presso l'abitato di Posticciola, frazione di Rocca Sinibalda, nel tratto in cui la valle si restringe fra due pareti rocciose, non lontano da Stipes. Il cantiere fu condotto dalla Società Terni, il grande gruppo elettrochimico e siderurgico umbro che in quegli anni stava costruendo l'intero sistema idroelettrico dell'Appennino centrale. L'opera fu inaugurata nel 1939 da Benito Mussolini, con la coreografia di regime che accompagnava tutte le inaugurazioni idrauliche del periodo. La quota massima di regolazione dell'invaso è di 540 metri sul livello del mare.
Chi arriva da valle vede il muro dal basso, e la prospettiva è quella giusta: si capisce quanto fosse stretta la gola e quanto poco ci volesse, in termini di larghezza, per trattenere un lago di dieci chilometri. È il tipo di dettaglio che in pagina si legge distrattamente e davanti all'opera diventa evidente in tre secondi.
La galleria che collega il Turano al Lago del Salto
La parte davvero notevole del sistema non si vede affatto, perché corre sotto una montagna. Il Lago del Turano e il vicino Lago del Salto, realizzato nello stesso giro d'anni, sono collegati da un canale artificiale lungo circa nove chilometri e del diametro di due metri e mezzo, scavato sotto il massiccio del Navegna. Le acque dei due bacini, messe insieme, hanno una portata complessiva dell'ordine di trentacinque metri cubi al secondo. In pratica i due laghi funzionano come un unico serbatoio: quando conviene, l'acqua passa dall'uno all'altro sotto la montagna, senza mai vedere la luce.
Vale la pena ricordarlo nel punto in cui la strada sale verso Ascrea e si vede il Navegna in tutta la sua mole: sotto quei boschi di faggio, in questo momento, sta scorrendo un fiume dentro un tubo. È un'immagine che rimane impressa più di qualunque dato tecnico.
La centrale idroelettrica di Cotilia
Le acque dei due invasi alimentano la centrale idroelettrica di Cotilia, sul territorio di Cittaducale, entrata in funzione nel 1942. Da lì l'acqua turbinata viene restituita al Velino a monte di Rieti, chiudendo il ciclo. La titolarità degli impianti è cambiata più volte nei decenni, passando dalla Terni ai successivi assetti dell'industria elettrica italiana: chi volesse il dato aggiornato lo trovi sul sito del concessionario attuale, perché è materia che si muove. Quello che non si muove è la funzione: il Turano è un lago che lavora, e la sua bellezza è un effetto collaterale di un'opera industriale.
Che cosa è finito sotto l'acqua
Sul Turano la sommersione fu meno drammatica che sul Salto, dove sparirono interi abitati e furono ricostruiti da capo. Qui l'invaso cancellò soprattutto terreni coltivati di fondovalle, mulini, ponti e la viabilità storica. L'effetto più vistoso fu di tipo geografico: alcuni rilievi che erano colline si ritrovarono penisole, e il promontorio di Antuni, che prima era un poggio sopra la valle, divenne quella specie di isola trattenuta da un istmo sottile che tutti fotografano oggi. Il paesaggio che i visitatori giudicano naturale ha meno di un secolo. È il paradosso più bello di questo posto, e bisogna dirlo per intero.
Una curiosità sul Lago del Turano (RI)
La curiosità che preferisco riguarda i nomi dei due paesi che si fronteggiano al centro del bacino. Castel di Tora e Colle di Tora si chiamano così soltanto dal 1864: prima erano, rispettivamente, Castelvecchio e Collepiccolo. Il cambio non fu un capriccio ottocentesco di gusto antiquario, ma un atto di identità. Il Regno d'Italia appena nato chiedeva ai comuni omonimi di distinguersi, e qui si scelse di recuperare il nome dell'antica città sabina di Tora, che la tradizione erudita collocava in questa valle. Due paesi che si guardano da una riva all'altra decisero, nello stesso anno, di dichiararsi eredi della stessa città scomparsa.
Il bello è che la rivendicazione non era campata in aria. Nel territorio di Castel di Tora è stata individuata una necropoli romana di età imperiale, riferibile all'incirca al 200 dopo Cristo, e la toponomastica locale conserva tracce antiche in più punti. Sul versante di Paganico Sabino esiste inoltre una "Pietra scritta", un'iscrizione di età romana che costituisce uno dei documenti epigrafici della valle. Che l'abitato romano sorgesse esattamente dove lo immaginavano gli eruditi dell'Ottocento è un'altra questione, e la prudenza impone di trattarla come ipotesi; che la valle fosse abitata e organizzata in età romana è invece documentato.
C'è poi il risvolto tragico che dà spessore al nome. La tradizione agiografica locale colloca proprio all'antica Tora, nel 251 dopo Cristo, il martirio di Sant'Anatolia, venerata ancora oggi nel santuario che le è dedicato poco fuori Castel di Tora. Per secoli, in questa valle, il nome di Tora è stato prima di tutto il nome di un martirio. Nel 1864 due comuni se lo sono ripreso. Meno di ottant'anni dopo, l'acqua della diga ha coperto il fondovalle dove quel nome era nato. Se cercate un modo per raccontare il Lago del Turano a qualcuno che non ci è mai stato, cominciate da qui e non dalla cartolina.

I borghi affacciati sul Lago del Turano
Quattro comuni si affacciano direttamente sull'acqua, un quinto domina la valle da una quota superiore. Sommati fanno meno di mille abitanti residenti. Sono numeri che vanno tenuti presenti: qui non esiste una macchina turistica, esistono paesi piccoli che in tre mesi l'anno si riempiono e per nove mesi vivono di se stessi. Il visitatore che se ne ricorda viene trattato molto meglio.
Castel di Tora, il borgo più bello del Lago del Turano
Poco meno di trecento abitanti, un colle proteso sull'acqua, l'inclusione nel circuito dei Borghi più belli d'Italia. Il primo documento che lo nomina risale al 1035, con la formula Castrum Vetus de Ophiano, e per oltre otto secoli il paese si chiamò Castelvecchio. Del castello medievale, impiantato intorno all'anno Mille, resta la torre pentagonale che spunta sopra i tetti: una pianta insolita, dettata dalla roccia su cui poggia più che da una scelta di scuola. La parrocchiale è dedicata a San Giovanni Evangelista; in piazza, la fontana del Tritone del 1898 è il punto in cui tutti si fermano senza sapere perché, e la ragione è che il vicolo che ci arriva è uno dei pochi punti in cui il borgo si apre.
La struttura urbana è la cosa che vale davvero: vicoli strettissimi scanditi da archi di rinforzo, scalinate che collegano i livelli, passaggi coperti, e sotto tutto questo grotte e cantine scavate nella roccia viva. Sono ambienti che servivano alla conservazione del vino e delle derrate e che raccontano un'economia di montagna precisa. La visita del borgo merita un capitolo a sé: la trovate nella pagina dedicata a Castel di Tora, dove il paese è raccontato strada per strada. Per chi organizza la giornata conta una cosa: il parcheggio è in basso, la salita è ripida, e chi ha problemi di deambulazione deve saperlo prima di partire.
Colle di Tora, la penisola sul Lago del Turano
Poco più di trecentocinquanta abitanti, e una posizione che il lago ha letteralmente inventato. Prima del 1939 Collepiccolo era un paese di crinale a seicento metri di quota; dopo l'invaso si è ritrovato su un promontorio circondato dall'acqua su tre lati, collegato alla terraferma da una striscia sottile. È il borgo con il fronte lago più utilizzabile: il lungolago è pianeggiante, ci sono le aree attrezzate, i noleggi di canoe, i chioschi. Monumenti di rango non ne ha, e sarebbe disonesto sostenere il contrario; ha in compenso gli scorci migliori su tutto il bacino e sulle montagne del Cicolano, e un tramonto che d'estate arriva tardissimo perché il sole scende dietro il Navegna solo all'ultimo.
Colle di Tora va usato come base logistica e non come meta: si parcheggia più facilmente, si mangia, si affitta la canoa, e da lì ci si sposta sugli altri borghi. Il Comune ha sede in Via Colle della Madonna 1, con recapito telefonico 0765 716139.
Ascrea e il Monte Navegna
Poco più di duecento abitanti su uno sperone roccioso ai piedi del Navegna, in posizione dominante sulla media valle del Turano. Ascrea è il più giovane dei paesi del lago: si formò fra XI e XIV secolo per lo spopolamento progressivo di due villaggi più antichi, Bulgaretta e Mirandella, e il primo documento che la nomina è del 1392. Passò dai Mareri ai Farnese, poi ai Soderini e ai Gentili. Ha conosciuto due traslochi amministrativi novecenteschi che raccontano quanto sia mobile il confine di questa valle: nel 1923 passò dalla provincia di Perugia a quella di Roma, nel 1927 alla nuova provincia di Rieti.
Per l'escursionista Ascrea è il punto di partenza più naturale verso il Navegna e verso le gole del versante orientale. Il Comune ha sede in Piazza Mareri 1, telefono 0765 723112. Il paese non ha servizi turistici strutturati: chi sale la mattina per una lunga escursione porti l'acqua da valle.
Paganico Sabino, il balcone sul Lago del Turano
Centosessanta abitanti scarsi, il comune più piccolo dell'invaso e uno dei più piccoli del Lazio. Paganico Sabino guarda il lago dall'alto, su un versante che d'inverno prende poco sole e d'estate resta fresco fino a metà mattina. Anche qui la vicenda amministrativa è quella di Ascrea: Perugia fino al 1923, Roma fino al 1927, poi Rieti. Nel territorio comunale si conserva la già citata "Pietra scritta", iscrizione di età romana che è uno dei pochi documenti epigrafici sopravvissuti nella valle.
Paganico è il borgo che i visitatori saltano più spesso, ed è un errore. Il belvedere sul bacino, con Antuni che emerge di fronte, è il punto in cui si capisce la forma del lago meglio che da qualunque altra sponda.
Collalto Sabino sopra la valle del Turano
Collalto Sabino non è rivierasco in senso stretto: sorge più in alto, sul versante che separa la valle del Turano dalla piana di Carsoli, dominato da un castello che si vede da chilometri di distanza. Fa parte del circuito dei Borghi più belli d'Italia e rientra nei comuni della Riserva Naturale Monte Navegna e Monte Cervia. Chi arriva dall'A24 ci passa davanti per forza: vale la deviazione di venti minuti, soprattutto in autunno, quando i boschi intorno al castello cambiano colore prima di quelli del fondovalle.
Antuni, il borgo abbandonato sul Lago del Turano
Il promontorio che si spinge nell'acqua di fronte a Castel di Tora porta in cima un paese vuoto. Si chiama Antuni, è frazione disabitata di Castel di Tora, e si trova a circa 696 metri di quota su un rilievo che il lago ha quasi trasformato in isola. Il nucleo medievale nacque agli inizi dell'XI secolo; la prima menzione documentaria è del 1092, quando famiglie di tradizione longobarda donarono i loro possessi all'abbazia di Farfa. Fra Cinquecento e Settecento il feudo passò per le mani dei Brancaleoni, dei Cesarini, dei Mattei e dei Lante della Rovere. Intorno al 1816 lo acquistarono i Del Drago, nobili di origine viterbese, e nel 1832 papa Gregorio XVI elevò il possesso a principato: da allora il palazzo in cima al colle è il Palazzo dei principi Del Drago.
La fine arrivò in due tempi. Prima l'invaso del 1939, che tagliò fuori il borgo dalla viabilità di fondovalle e ne compromise l'economia agricola; poi i bombardamenti della fase finale della Seconda guerra mondiale, che colpirono l'abitato. Negli anni Cinquanta il paese era completamente vuoto. Il recupero è cominciato negli anni Novanta e prosegue a fasi alterne. Sul colle si conserva anche l'eremo di San Salvatore, di impianto trecentesco, e nel 2015 è stato inaugurato un labirinto vegetale che ha dato al promontorio una seconda vita come luogo di eventi.
Il racconto completo del borgo, con la sequenza delle famiglie feudali e lo stato attuale dei restauri, è nella pagina dedicata ad Antuni, la città fantasma. Quello che aggiungo qui è il consiglio operativo: la salita al promontorio si fa a piedi dal parcheggio che si incontra sulla strada fra Castel di Tora e Colle di Tora, richiede una ventina di minuti di cammino in leggera pendenza e non è impegnativa, ma d'estate va affrontata presto la mattina o dopo le diciotto. Il sentiero non ha ombra continua. E il palazzo non è sempre accessibile: le aperture dipendono dagli eventi e dai cantieri, quindi chi ci va per vedere gli interni telefoni prima al Comune di Castel di Tora.
Una cosa che non ti dice nessuno sul Lago del Turano (RI)
Nessuna guida lo scrive, e invece è la prima cosa da sapere: il Lago del Turano non ha un livello stabile, e il calendario delle sue oscillazioni non coincide con il calendario delle vacanze. Un invaso di regolazione accumula acqua nella stagione piovosa e la cede alle turbine quando serve corrente. Il risultato è che fra la fine dell'inverno e la primavera inoltrata la superficie può abbassarsi di molti metri, scoprendo una fascia di sponda nuda che i frequentatori abituali chiamano, senza affetto, la cintura. In quei mesi riemergono i ceppi degli alberi tagliati prima della sommersione, i tracciati delle vecchie strade, qualche muretto a secco. Alcuni fotografi ci vanno apposta.
La conseguenza pratica è netta. Chi programma una giornata di bagno e sceglie una domenica di maggio senza informarsi rischia di trovare la riva a decine di metri dal muretto, con un fondo di limo secco crepato dal sole che non invita nessuno. Chi invece ci arriva a fine luglio trova l'acqua alta e le spiagge ridotte a una striscia. Non esiste un bollettino turistico che pubblichi il livello: il modo più affidabile è telefonare al chiosco o al noleggio dove si intende andare e chiedere semplicemente com'è messa l'acqua. Nessuno si offende, anzi.
Il secondo elemento che si tace riguarda la temperatura. Il Lago del Turano è profondo e alimentato da acque di montagna: anche in piena estate, sotto i primi metri, la termoclina si sente in modo brusco. Chi entra correndo da una spiaggetta assolata e nuota verso il centro attraversa in pochi minuti una differenza termica notevole. È un avvertimento da prendere sul serio. Il bagno al Turano si fa vicino a riva, in acqua bassa, oppure attrezzati. Le rive non hanno assistenza bagnanti continuativa come una spiaggia marina: la sorveglianza dipende dai gestori delle singole aree attrezzate e non copre l'intero perimetro.
Terzo punto, il meno intuitivo: la sponda che sembra più invitante, quella soleggiata e con il fondo dolce, è anche quella dove d'estate il vento pomeridiano rinforza. Il Turano è incassato fra due versanti e nel primo pomeriggio si genera una brezza di valle regolare, la stessa che rende il posto interessante per la vela e per il windsurf. Per chi è in canoa con i bambini, quella brezza è un problema: la traversata che all'andata era facile, al ritorno diventa un lavoro. Si parte controvento e si torna con il vento in poppa, mai il contrario.
La Riserva Naturale Monte Navegna e Monte Cervia
Il versante nord-orientale del Lago del Turano rientra nella Riserva Naturale Regionale Monte Navegna e Monte Cervia, area protetta istituita nel 1988 e successivamente ridefinita dalle leggi regionali del Lazio numero 29 del 6 ottobre 1997 e numero 28 del 5 ottobre 1999. L'estensione attuale è di circa 3.563 ettari, distribuiti su nove comuni della provincia di Rieti: Ascrea, Castel di Tora, Collalto Sabino, Collegiove, Marcetelli, Nespolo, Paganico Sabino, Rocca Sinibalda e Varco Sabino. La sede dell'ente gestore è a Varco Sabino. La pagina dedicata alla Riserva Monte Navegna e Monte Cervia entra nel dettaglio della gestione e degli itinerari.
Le montagne della riserva sopra il Lago del Turano
Le tre cime che strutturano l'area protetta sono il Monte Navegna con i suoi 1.507 metri, il Monte Cervia con 1.438 e il Filone con 1.328. Il Navegna è il vero dominatore del Lago del Turano: lo si vede da ogni punto della sponda e ne determina l'ombra pomeridiana. Il Cervia guarda invece verso il bacino del Salto. Fra i due corre, sotterranea e invisibile, la galleria che collega i due invasi, il che rende questa riserva l'unica area protetta laziale attraversata da un fiume artificiale in tubo.
I boschi del Lago del Turano
La copertura forestale prevalente è la cerreta, il bosco di cerro che occupa le quote intermedie; salendo si passa ai boschi misti di latifoglie e, nelle esposizioni fresche e alle quote superiori, alla faggeta. Nelle radure e sui versanti rocciosi si aprono praterie e formazioni erbacee aride, che in maggio e giugno producono fioriture di orchidee spontanee. È un mosaico appenninico classico, ed è proprio la varietà ravvicinata di ambienti a spiegare la ricchezza faunistica di un'area che, in termini di superficie, è piccola.
Gli animali della Riserva Monte Navegna e Monte Cervia
Al vertice della catena alimentare c'è il lupo appenninico, presente e monitorato. Fra i mammiferi figurano la martora, il tasso, il cinghiale e il capriolo. Fra gli uccelli si segnalano l'aquila reale, il falco pellegrino e diverse specie di picchi. Il dato che stupisce sempre è però un altro: nella riserva sono state censite quattordici specie diverse di chirotteri, alcune fra le più minacciate a livello europeo. Le grotte, le vecchie cantine dei borghi e le cavità naturali della valle offrono rifugi che altrove sono spariti. Se una sera di giugno vi sedete sul lungolago di Colle di Tora al crepuscolo e vedete piccole ombre rapide sull'acqua, non sono rondini: sono pipistrelli in caccia sugli insetti che si alzano dal lago.
Il Vallone dell'Obito
Fra le emergenze naturalistiche della riserva la più spettacolare è il Fosso dell'Obito, una gola incisa profondamente nella roccia calcarea che si sviluppa sul versante orientale. È uno di quei luoghi in cui il Lazio smette di somigliare al Lazio: pareti verticali, ghiaie, acqua che scorre a tratti e a tratti sparisce, vegetazione rupestre. La percorrenza richiede esperienza e attrezzatura adeguata in più punti, e le condizioni cambiano con le piogge. Non è un'escursione da improvvisare la domenica pomeriggio con le scarpe da ginnastica: chi vuole vederla si rivolga all'ente gestore o a un accompagnatore abilitato.
I sentieri intorno al Lago del Turano
La rete escursionistica della riserva collega le rive del Lago del Turano ai borghi e ai crinali. I sentieri sono segnalati, ma la manutenzione varia di anno in anno e alcune tracce secondarie si perdono nel sottobosco a fine estate. La cartografia ufficiale dell'ente gestore è il riferimento da procurarsi prima di partire.
La salita al Monte Navegna dal Lago del Turano
È l'escursione principale della zona. Le partenze abituali sono da Ascrea e dai valichi raggiungibili in automobile sul versante di Varco Sabino; il dislivello complessivo, partendo dal lago, supera i novecento metri, e la percorrenza completa di andata e ritorno impegna una giornata. Dalla vetta, nelle giornate terse, lo sguardo copre il bacino del Turano, quello del Salto, la catena del Velino-Sirente a est e, verso occidente, una porzione di orizzonte che nelle condizioni migliori arriva fino a Roma. La leggenda locale vuole che dalle alture di questa valle si distingua la cupola di San Pietro nei giorni di tramontana. C'è gente seria che giura di averla vista, ma cercarla può costare più di un pomeriggio senza successo. Verificate voi.
L'anello dei borghi del Lago del Turano
Per chi vuole camminare senza affrontare i mille metri di dislivello, la soluzione è l'anello basso che collega Castel di Tora, il promontorio di Antuni e le rive verso Colle di Tora. Si sviluppa fra i 530 e i 700 metri di quota, alterna tratti di sterrata e sentiero, e in tre o quattro ore restituisce una comprensione completa della forma del lago. È il percorso adatto ai gruppi misti, quelli in cui c'è chi cammina volentieri e chi meno.
Regole da rispettare nella riserva
Si resta sui sentieri segnati, non si raccolgono fiori e minerali, non si accendono fuochi, i cani vanno tenuti al guinzaglio. La raccolta dei funghi è soggetta ad autorizzazione secondo la normativa regionale e comunale: chi arriva in settembre con il cestino si informi prima presso i comuni, perché i controlli esistono e le sanzioni pure. L'area è zona di presenza stabile del lupo: non lasciare avanzi di cibo non è una cortesia, è una misura di sicurezza per gli animali stessi.
Il consiglio che ti do per visitare il Lago del Turano (RI)
Il consiglio è uno solo e vale più di tutti gli altri messi insieme: girate il lago in senso antiorario partendo da Castel di Tora nel primo pomeriggio, non la mattina. La ragione è ottica, non capricciosa. La sponda più fotogenica del Lago del Turano, quella che comprende il promontorio di Antuni e il fronte di Castel di Tora, guarda verso sud-ovest. La mattina la si ha controluce e appare piatta, con i borghi in ombra e il lago abbagliante; dalle quindici in poi la luce gira e i muri di pietra prendono colore. Chi arriva alle nove, gira e riparte alle due ha visto il posto peggiore possibile e se ne va convinto che sia sopravvalutato.
La seconda parte del consiglio riguarda la durata. Il Lago del Turano è una destinazione da giornata piena o da due giorni, non da mezza mattinata. Il giro in automobile senza fermate richiede meno di un'ora, ma un giro senza fermate è tempo buttato: qui il valore è nel salire a piedi nei borghi, sedersi in una piazza, camminare fino ad Antuni, mangiare con calma. Una scansione che funziona: arrivo verso le undici, pranzo a Colle di Tora o a Castel di Tora, pomeriggio sul promontorio di Antuni, ritorno con la luce bassa e sosta al belvedere di Paganico Sabino. Chi ha due giorni aggiunga la salita al Navegna il mattino del secondo.
Terza raccomandazione, contro corrente: evitate il ferragosto. Non per snobismo, ma perché la capacità di carico di questa valle è limitata e nei tre o quattro giorni centrali di agosto i parcheggi dei borghi sono saturi entro le dieci, le strade a carreggiata unica si bloccano e i ristoranti lavorano su turni forzati. La stessa giornata, spostata alla prima settimana di settembre, costa uguale e vale il triplo. E se dovete scegliere una sola settimana dell'anno, la migliore è la seconda di ottobre: acqua ancora alta, boschi che virano, ristoranti aperti nel fine settimana, nessuna coda.
Ultima nota per chi viaggia con un gruppo o vuole farsi accompagnare: questa è una valle in cui una guida cambia radicalmente la resa della giornata, perché i luoghi chiave non hanno pannelli e le distanze ingannano. Chi cerca un accompagnatore abilitato per il reatino può partire dalla rete di professionisti di TourLeaderPro, che lavora con gruppi in tutta Italia.

Balneazione e sport acquatici al Lago del Turano
La domanda più frequente riguarda il bagno, e la risposta merita precisione. Al Lago del Turano d'estate si fa il bagno, ci sono rive attrezzate e chioschi, e il fondo nelle aree frequentate è accettabile. Il bacino, però, è un invaso artificiale a uso idroelettrico, non un lido: le aree in cui la balneazione è ammessa e le eventuali limitazioni stagionali sono stabilite dalle ordinanze dei comuni rivieraschi e dalla classificazione regionale delle acque. Prima di partire con i bambini, una telefonata al comune di riferimento o un'occhiata ai suoi avvisi risolve la questione in tre minuti ed evita sorprese.
Canoa, kayak e SUP sul Lago del Turano
È qui che il Turano dà il meglio. La superficie è ampia, chiusa, priva di correnti, e la mattina presto è uno specchio. Pagaiare all'alba lungo la sponda di Antuni, con la nebbia bassa che si alza dall'acqua e il borgo vuoto che emerge sopra, è una delle esperienze migliori che il Lazio offra a chi ha una pala in mano. I noleggi si trovano principalmente sul lungolago di Colle di Tora e nelle aree attrezzate delle sponde più accessibili; lavorano da fine primavera a inizio autunno e nei giorni feriali di bassa stagione conviene prenotare per telefono.
Regola di prudenza: si costeggia, non si taglia. Un attraversamento in linea retta fra due sponde espone al vento pomeridiano e allunga enormemente il tempo di rientro se la brezza rinforza. E si indossa l'aiuto al galleggiamento anche se l'acqua è calma, perché la temperatura sotto la superficie è quella che è.
Vela e windsurf
La brezza di valle pomeridiana rende il Lago del Turano frequentabile da derive e tavole. Non è un campo di regata da vento forte: è un bacino da vento termico, regolare e prevedibile, ideale per chi impara e per chi vuole navigare in condizioni controllate. I motori a scoppio sui natanti sono soggetti a limitazioni: chi intende portare un'imbarcazione a motore verifichi il regolamento vigente presso il comune rivierasco e l'ente gestore della riserva, perché la disciplina è locale e cambia nel tempo.
Il parapendio sul Lago del Turano
Dal 2017 il cielo sopra l'invaso è frequentato da piloti di parapendio acrobatico, che sfruttano i versanti e la superficie d'acqua sottostante per le manovre. Le immagini aeree che circolano di questo lago, quelle che mostrano la forma a serpente del bacino e Antuni come un'isola, nascono quasi tutte da lì. Chi si trova sulla sponda in una giornata di attività veda di alzare gli occhi: le vele colorate sopra l'acqua scura sono uno spettacolo che nessuno si aspetta in un angolo di Sabina.
La pesca nel Lago del Turano
Il Turano è un lago da pescatori, e lo è in modo serio: la pressione di pesca è costante tutto l'anno e le sponde nei punti classici sono occupate ben prima dell'alba nei fine settimana. La comunità ittica di un invaso appenninico di questo tipo comprende ciprinidi e predatori d'acqua dolce introdotti nel corso dei decenni. La composizione esatta e le eventuali specie soggette a tutela cambiano con i ripopolamenti e con la normativa, quindi il riferimento corretto è il calendario di pesca della Regione Lazio e il regolamento dell'ente gestore dell'area protetta.
Quello che serve sapere prima di partire con la canna: occorre la licenza di pesca in corso di validità, vanno rispettati i periodi di divieto e le misure minime, e nelle porzioni ricadenti nella riserva naturale possono valere prescrizioni aggiuntive rispetto a quelle generali. Chi pesca dalla riva tenga presente l'escursione del livello: un punto comodo in agosto può essere inaccessibile in aprile, e viceversa un tratto scoperto dalla svasatura può aprire postazioni che d'estate sono sott'acqua.
Opinione personale, da chi ha visto molte rive: il Turano è uno dei pochi laghi laziali dove la pesca convive bene con il turismo, perché le sponde sono lunghe e gli usi si distribuiscono. L'unico punto di attrito serio riguarda i rifiuti, e non è colpa dei pescatori locali. Se portate una lenza, portate anche un sacchetto.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che il Lago del Turano è artificiale. Quasi nessuno collega questo fatto alla vicenda gemella, e molto più drammatica, che si consumò a pochi chilometri di distanza nella valle accanto. Il Lago del Salto, formato nel 1940, è il più grande lago artificiale del Lazio, e la sua diga superava i novanta metri di altezza: all'epoca della costruzione era la più alta d'Italia. Lì l'acqua non coprì soltanto campi e mulini: sommerse quattro abitati interi. Borgo San Pietro, Teglieto e Fiumata nel territorio di Petrella Salto, Sant'Ippolito in quello di Fiamignano.
Gli abitanti furono trasferiti in nuovi paesi costruiti da zero. Il nuovo Borgo San Pietro è ancora oggi uno dei rari esempi laziali di architettura razionalista del periodo applicata a un intero insediamento: uno di quei luoghi che gli studiosi visitano e i turisti attraversano senza accorgersene. Le due valli, Turano e Salto, furono trasformate nello stesso momento, dalla stessa impresa, per lo stesso scopo, e collegate da una galleria di nove chilometri scavata sotto il Monte Navegna. Chi visita il Lago del Turano e ignora il Salto vede metà dell'opera.
C'è un dettaglio che aggiunge peso alla vicenda: la costruzione della diga del Salto costò vite umane, e sul posto esiste un monumento che ricorda i caduti del cantiere. Sono le fondamenta scomode di un paesaggio che oggi giudichiamo bellissimo. Sulla sponda del Salto, accanto al lago, si trova la rocca di Petrella Salto, che fu teatro nel 1598 della vicenda di Beatrice Cenci e del parricidio che portò lei e i suoi al patibolo a Roma l'anno successivo. Due valli, un sistema idraulico, una tragedia familiare che ha nutrito quattro secoli di letteratura. Il Lazio interno è fatto così: sembra vuoto e invece è stratificato.
Quando andare al Lago del Turano
Primavera
Da metà aprile a fine maggio i boschi si riaprono e le fioriture nelle radure della riserva sono al massimo. Il livello dell'acqua, però, è spesso al minimo del ciclo annuale, quindi le sponde appaiono spoglie. È la stagione migliore per camminare e la peggiore per fotografare il lago pieno. Temperature gradevoli, borghi vuoti, ristoranti aperti solo nel fine settimana.
Estate
Da fine giugno a fine agosto il Lago del Turano è nella sua veste balneare: acqua alta, chioschi in funzione, noleggi attivi, vita sulle rive. Il rovescio sono l'affollamento dei fine settimana e la difficoltà di parcheggio nei borghi. Il caldo è meno opprimente che a Roma per via della quota, ma i versanti esposti a sud nelle ore centrali sono duri. Preferite le prime ore e il tardo pomeriggio.
Autunno
È la stagione migliore, senza esitazioni. Fra il primo ottobre e il dieci novembre il bacino è ancora ragionevolmente pieno, i faggi e i cerri virano al giallo e al rosso, la luce radente esalta la pietra dei borghi e le strade sono libere. Gli unici accorgimenti: le giornate si accorciano in fretta e molti servizi di ristorazione funzionano solo nel fine settimana, quindi si telefona prima.
Inverno
Da dicembre a marzo il Lago del Turano è un posto silenzioso e severo. Le nevicate arrivano regolarmente sulle quote alte e talvolta scendono fino alle rive; i borghi si svuotano, l'acqua è color piombo, i panorami sono nitidissimi. Chi cerca un'escursione solitaria a un'ora e mezza da Roma la trova qui. Chi cerca servizi, no: verificare aperture e condizioni stradali è obbligatorio, e le catene in auto nel periodo invernale non sono un optional.
La foto giusta da fare al Lago del Turano (RI)
La fotografia che tutti cercano è quella del promontorio di Antuni che emerge dall'acqua come un'isola, con il borgo abbandonato in cima e Castel di Tora sullo sfondo. Si ottiene dalla strada provinciale che corre alta sul versante di Paganico Sabino, in uno dei tornanti panoramici dove la carreggiata si allarga quel tanto che basta per fermare l'automobile in sicurezza. Non è un belvedere attrezzato, è un tornante: si accosta dove è possibile, si scende dal lato monte, non si lascia la portiera aperta sulla corsia.
La luce giusta è quella delle tre ore prima del tramonto, con il sole alle spalle del fotografo e il promontorio illuminato di taglio. La mattina la stessa inquadratura è controluce e non funziona. In autunno il colore dei boschi separa il rilievo dall'acqua e la resa migliora ancora. Se il cielo è completamente sereno il risultato è piatto: le giornate migliori sono quelle con nuvole alte e sparse, che danno profondità al fondale montuoso.
La seconda inquadratura, meno battuta e più bella, si fa dall'acqua. Dalla canoa, a un centinaio di metri dalla riva, si tiene Antuni sulla sinistra e il fronte di Castel di Tora sulla destra, e si sfrutta il riflesso della superficie ferma del mattino. Serve alzarsi presto, perché dopo le dieci la brezza increspa tutto. La terza, per chi ha pazienza e gambe, è dall'alto: salendo sui sentieri del versante del Navegna, verso i seicento-settecento metri di dislivello dal lago, si domina l'intera forma serpentina del bacino.
Un'avvertenza che riguarda il rispetto dei luoghi più che la tecnica. Il borgo di Antuni è un cantiere di restauro intermittente e un sito fragile: non si entra negli edifici pericolanti per la foto, non si salgono i muri, non si spostano le pietre. C'è chi si arrampica su strutture puntellate per un'inquadratura: non fatelo. Nessuna fotografia vale quel rischio, e nessuna vale il danno a un edificio che qualcuno sta cercando di salvare.
Il Lago del Turano con i bambini
Funziona, a patto di scegliere bene la base. Colle di Tora è il borgo più adatto alle famiglie perché il lungolago è pianeggiante, le aree attrezzate sono raggiungibili senza salite e i noleggi di pedalò e canoe sono a portata di passeggino. Castel di Tora, con le sue scalinate e i vicoli in pendenza, è splendido ma impegnativo con i bambini piccoli e impraticabile con un passeggino rigido.
La camminata ad Antuni è alla portata di un bambino dai sei anni in su: venti minuti in leggera salita su fondo sterrato, con il premio finale del labirinto e della vista. Portate acqua, cappello e scarpe chiuse. Per il bagno valgono le raccomandazioni già fatte: acqua bassa, sorveglianza diretta degli adulti, nessuna fiducia nel fatto che un lago sia per definizione più sicuro del mare. Il fondo degrada e la temperatura cala rapidamente.
Mangiare e dormire intorno al Lago del Turano
La cucina della valle del Turano è quella dell'Appennino reatino: paste fatte a mano, legumi, carni di maiale e di agnello, funghi e tartufo nella stagione giusta, formaggi di pecora. Le trattorie dei borghi rivieraschi lavorano in modo stagionale e nei mesi freddi spesso aprono solo il fine settimana. Una prenotazione telefonica il giorno prima è la norma, non un eccesso di zelo.
Per il pernottamento l'offerta è fatta di piccole strutture: affittacamere, case vacanza, qualche agriturismo sui versanti, e un certo numero di seconde case che vengono affittate nei mesi estivi. Chi vuole due giorni pieni faccia base a Colle di Tora o a Castel di Tora; chi preferisce un contesto più fresco e appartato guardi verso Ascrea e i valichi della riserva. Chi si muove in gruppo troverà più capienza a Rieti, a venti chilometri, accettando lo spostamento quotidiano.
Un'osservazione da professionista: in questa valle il rapporto qualità-prezzo è ancora buono proprio perché il turismo non è industrializzato. Il rovescio è che l'offerta è rigida e si satura presto nei ponti. Chi prenota con tre settimane di anticipo trova quello che vuole; chi ci prova il giovedì per il sabato di ferragosto, no.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento che segna questa valle è un martirio. La tradizione agiografica colloca all'antica Tora, nel 251 dopo Cristo, l'uccisione di Sant'Anatolia, e il culto della santa ha strutturato per secoli la geografia religiosa del territorio, con il santuario che ancora oggi ne porta il nome nei pressi di Castel di Tora. Si tratta di tradizione, non di cronaca documentata: va raccontata per quello che è, cioè il fondamento identitario di una comunità, senza spacciarla per verbale processuale.
Il secondo appuntamento con la storia è medievale e documentato. Nel 1035 compare per la prima volta il nome di Castrum Vetus de Ophiano, l'insediamento che diventerà Castel di Tora. Nel 1092 alcune famiglie di tradizione longobarda donano i loro possessi sul colle di Antuni all'abbazia di Farfa: è l'atto che consegna alla storia scritta il borgo che oggi tutti fotografano vuoto. Fra l'XI e il XIV secolo l'intera valle si riorganizza secondo il modello dell'incastellamento, con gli abitati che abbandonano il fondovalle e salgono sulle rupi. Ascrea nasce esattamente così, per contrazione di due villaggi più antichi, Bulgaretta e Mirandella, e viene attestata per la prima volta nel 1392.
Il terzo avvenimento è il 1864, quando Castelvecchio diventa Castel di Tora e Collepiccolo diventa Colle di Tora. Un atto amministrativo che è anche una dichiarazione culturale, come si è detto.
Il quarto è il più grande di tutti, e ha una data precisa: 1939, inaugurazione della diga sul Turano presso Posticciola, opera della Società Terni, alla presenza di Mussolini. In pochi mesi la valle agricola scompare sotto l'acqua, la viabilità storica viene interrotta, i rapporti fra i paesi vengono ridisegnati. L'anno successivo tocca al Salto, e nel 1942 entra in servizio la centrale di Cotilia che chiude il sistema. Chi vive qui oggi discende da chi quel cambiamento lo ha subito e poi, in due generazioni, lo ha trasformato in risorsa.
Il quinto è la guerra. Nella fase finale del secondo conflitto mondiale il bombardamento aereo colpisce il borgo di Antuni, già indebolito dall'isolamento prodotto dall'invaso. Negli anni Cinquanta il paese è completamente disabitato: non un abbandono lento, ma un crollo in poco più di un decennio. Il recupero comincia soltanto negli anni Novanta, e nel 2015 l'inaugurazione del labirinto sul promontorio segna la trasformazione del sito in luogo di visita e di eventi.
Il sesto, infine, riguarda la tutela. Nel 1988 nasce la Riserva Naturale Monte Navegna e Monte Cervia; le leggi regionali del 1997 e del 1999 ne ridefiniscono perimetro e assetto, portando l'area protetta agli attuali 3.563 ettari su nove comuni. In meno di cinquant'anni la stessa valle è stata prima sacrificata alla produzione industriale e poi protetta come patrimonio naturale. Non è una contraddizione: è la storia dell'Italia interna del Novecento in un fondovalle solo.

Chi è passato dal Lago del Turano (RI)
Il primo nome è quello dei signori feudali. Sul promontorio di Antuni si sono avvicendate alcune delle famiglie che contavano nello Stato della Chiesa: i Brancaleoni, i Cesarini, i Mattei, i Lante della Rovere. Intorno al 1816 il feudo passa ai Del Drago, casata di origine viterbese, e nel 1832 papa Gregorio XVI eleva il possesso a principato. Il palazzo che domina il colle porta ancora il loro nome. Non erano signorotti di provincia: i Del Drago frequentavano la corte pontificia, e la promozione a principato racconta il peso che avevano a Roma.
Il secondo passaggio celebre è quello, ingombrante, del capo del governo. Nel 1939 Benito Mussolini inaugurò personalmente la diga del Turano. Le inaugurazioni idrauliche erano uno dei generi preferiti della propaganda del periodo, e la valle del Turano ebbe la sua giornata di cinegiornale. Il fatto è documentato e va ricordato, senza nostalgie e senza rimozioni: quel lago esiste perché una politica industriale precisa decise che dovesse esistere.
Il terzo gruppo di visitatori illustri arriva con le macchine da presa, e qui il Lago del Turano ha una filmografia sorprendente per un posto di mille abitanti. Ad Antuni fu girato "Il cielo è vicino" nel 1954, e sessant'anni dopo il promontorio è tornato sullo schermo con "Darkside Witches" nel 2015. A Colle di Tora si girò "Il santo patrono" nel 1972, diretto da Bitto Albertini, con Lucio Dalla protagonista: il cantautore bolognese, all'epoca ancora lontano dalla consacrazione, passò settimane su queste rive. Nel 2001 il borgo ospitò le riprese della seconda stagione della fiction Rai "Non lasciamoci più", con Fabrizio Frizzi e Debora Caprioglio. Nel 2009 ci tornò il cinema con "Questione di cuore" di Francesca Archibugi, interpretato da Kim Rossi Stuart, Micaela Ramazzotti, Paolo Villaggio e Antonio Albanese.
Vale la pena fermarsi un attimo su quest'ultimo titolo. Archibugi è una regista che sceglie i luoghi per quello che dicono, non per la resa fotografica, e il fatto che abbia portato una storia romana di malattia e amicizia su queste rive dice qualcosa del Turano: è un lago che funziona come controcampo emotivo di Roma, vicino abbastanza da essere raggiungibile in un pomeriggio e lontano abbastanza da sembrare un altro mondo. Chi ci arriva da Roma lo sente immediatamente, anche senza aver visto il film.
Il quarto e ultimo gruppo è quello dei viaggiatori senza nome: pescatori romani che salgono qui da tre generazioni, escursionisti reatini, ciclisti, e dal 2017 i piloti di parapendio che hanno aggiunto un punto di vista che prima nessuno aveva. Il Lago del Turano non ha avuto il Grand Tour, non ha avuto i pittori inglesi, non ha avuto Goethe. Ha avuto un secolo di gente che ci veniva la domenica, e alla lunga è quello che gli ha dato carattere.
Cosa vedere nei dintorni del Lago del Turano
Il raggio di mezz'ora di automobile intorno al bacino contiene più cose di quanto la carta stradale lasci intuire. Il Lago del Salto è la destinazione naturale per il secondo giorno: più grande, più aperto, con la rocca di Petrella Salto legata alla vicenda di Beatrice Cenci e i paesi ricostruiti del periodo razionalista. Il castello di Rocca Sinibalda, sulla strada verso Rieti, è una macchina architettonica cinquecentesca dalla pianta straordinaria, e l'ex abbazia di San Salvatore Maggiore, sul territorio di Concerviano, conserva l'impianto di uno dei monasteri più potenti della Sabina medievale.
Verso nord si apre il mondo reatino. Rieti, con il quartiere medievale, i sotterranei romani e il palazzo papale, è il capoluogo naturale di questo territorio ed è a quaranta minuti. Da lì si raggiunge facilmente il circuito dei santuari francescani della Valle Santa: il santuario di Fonte Colombo, dove Francesco dettò la Regola, e gli altri luoghi legati ai suoi soggiorni reatini, fra cui quelli sopra Poggio Bustone e Cantalice. Nella piana sotto il capoluogo la Riserva dei laghi Lungo e Ripasottile conserva i resti dell'antico Lacus Velinus, con un'avifauna acquatica che integra benissimo una giornata al Turano.
Più a est si sale verso il Terminillo e verso Antrodoco, con le gole del Velino e la chiesa di Santa Maria extra moenia. A sud-ovest, scendendo verso la Sabina tiberina, si incontrano i borghi di pietra come Casperia e le colline dell'olio. Chi preferisce restare in tema di laghi e vuole un confronto istruttivo faccia una gita, in un'altra occasione, al Lago di Bracciano: un lago vulcanico naturale, enorme e antichissimo, l'esatto opposto del Turano per origine e per carattere. Le guide in inglese di queste destinazioni, per chi viaggia con ospiti stranieri, sono raccolte nella guida del Lazio di ItalyPlanner.
Informazioni utili e recapiti per il Lago del Turano
Comune di Castel di Tora: Via Don Sabino Gentili 11, 02020 Castel di Tora (RI), telefono 0765 716313. Comune di Colle di Tora: Via Colle della Madonna 1, 02020 Colle di Tora (RI), telefono 0765 716139. Comune di Ascrea: Piazza Mareri 1, 02020 Ascrea (RI), telefono 0765 723112. Comune di Paganico Sabino: il recapito è pubblicato sul sito istituzionale dell'ente. Riserva Naturale Regionale Monte Navegna e Monte Cervia: sede a Varco Sabino, con il servizio di vigilanza e l'ufficio tecnico che rilasciano informazioni su sentieri e autorizzazioni.
Prima di partire vale la pena controllare tre cose sui canali istituzionali: eventuali ordinanze comunali sulla balneazione e sulla viabilità estiva, le condizioni dei sentieri della riserva dopo periodi di forte pioggia, e le aperture del promontorio di Antuni, che dipendono dal calendario degli eventi. Per le escursioni di montagna in area protetta, un accompagnatore abilitato è un investimento sensato: l'orientamento fra le tracce secondarie della riserva non è banale, e la copertura telefonica in alcuni valloni è discontinua. Chi organizza esperienze per gruppi o aziende in questa parte del Lazio può rivolgersi ai professionisti di TourLeaderPro; chi prepara un itinerario per ospiti di lingua inglese trova le schede su natura e montagna italiane nella sezione Mountains and nature di ItalyPlanner.
Domande veloci sul Lago del Turano (RI)
Quanto costa visitare il Lago del Turano?
Nulla. Il lago e i borghi che vi si affacciano sono liberamente accessibili e non esiste un biglietto d'ingresso. Si pagano soltanto i servizi: parcheggi a pagamento in alta stagione in alcuni borghi, noleggio di canoe, pedalò e lettini nelle aree attrezzate, consumazioni nei chioschi. Una giornata sobria per due persone, pranzo compreso, resta ampiamente sotto i sessanta euro.
Dove si trova esattamente il Lago del Turano?
In provincia di Rieti, nel Lazio, lungo il corso del fiume Turano, fra i comuni di Castel di Tora, Colle di Tora, Ascrea e Paganico Sabino. La superficie dell'invaso è alla quota di 536 metri sul livello del mare.
Quanto dista il Lago del Turano da Roma?
Circa novanta chilometri via A24 e Carsoli, con una percorrenza di un'ora e mezza abbondante in condizioni normali. Dalla Salaria e da Rieti il percorso è più lungo di una ventina di minuti ma più panoramico nell'ultimo tratto.
Come si arriva al Lago del Turano senza automobile?
Si raggiunge Rieti in autobus da Roma o in treno via Terni, e da lì si prosegue con le autolinee extraurbane verso i comuni della valle del Turano. Le corse sono poche e tarate sugli orari scolastici: senza automobile conviene fermarsi almeno una notte.
Si può fare il bagno nel Lago del Turano?
D'estate sì, nelle aree attrezzate delle sponde. Trattandosi di un invaso artificiale, le zone in cui la balneazione è consentita e le eventuali limitazioni dipendono dalle ordinanze dei comuni rivieraschi: una verifica preventiva presso il comune di riferimento è la cosa più sensata.
L'acqua del Lago del Turano è fredda?
Sotto i primi metri sì, anche in piena estate, perché il bacino è profondo e alimentato da acque di montagna. In superficie, nelle insenature soleggiate di luglio e agosto, la temperatura è gradevole. Chi nuota lontano da riva se ne accorge subito.
Perché il livello del Lago del Turano cambia tanto?
Perché è un invaso di regolazione a uso idroelettrico. L'acqua viene accumulata e rilasciata secondo le esigenze di produzione, quindi la superficie sale e scende di diversi metri nel corso dell'anno. Il minimo si registra tipicamente nella parte finale dell'inverno e in primavera.
Quando è stato costruito il Lago del Turano?
La diga presso Posticciola fu realizzata dalla Società Terni e inaugurata nel 1939, con lo scopo di produrre energia idroelettrica e di ridurre le piene che allagavano la piana reatina. La quota massima di regolazione dell'invaso è di 540 metri sul livello del mare.
Il Lago del Turano è collegato al Lago del Salto?
Sì, da un canale artificiale lungo circa nove chilometri e del diametro di due metri e mezzo, scavato sotto il massiccio del Monte Navegna. I due bacini funzionano come un unico serbatoio e alimentano insieme la centrale idroelettrica di Cotilia, a Cittaducale, in funzione dal 1942.
Quanto è grande il Lago del Turano?
È lungo poco meno di dieci chilometri lungo l'asse della valle sommersa e ha uno sviluppo di rive di circa trentasei chilometri, contando le insenature dei fossi laterali.
Quali sono i borghi sul Lago del Turano?
I quattro comuni rivieraschi sono Castel di Tora, Colle di Tora, Ascrea e Paganico Sabino. Poco sopra la valle si trova Collalto Sabino, che rientra nella stessa riserva naturale. Castel di Tora e Collalto Sabino fanno parte del circuito dei Borghi più belli d'Italia.
Che cos'è il borgo fantasma del Lago del Turano?
È Antuni, frazione disabitata di Castel di Tora, su un promontorio a circa 696 metri di quota. Nato nell'XI secolo e citato dal 1092, fu isolato dalla formazione del lago nel 1939, colpito dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale e completamente abbandonato negli anni Cinquanta.
Si può visitare Antuni?
Il promontorio è raggiungibile a piedi con una ventina di minuti di cammino dal parcheggio sulla provinciale. L'accesso agli interni del Palazzo Del Drago e le aperture del labirinto dipendono dal calendario degli eventi e dallo stato dei restauri: conviene telefonare al Comune di Castel di Tora.
Si può girare il Lago del Turano in automobile?
Sì, la strada perimetrale chiude l'anello. Sono circa trentacinque chilometri su carreggiata unica e stretta, con tornanti ciechi: senza soste bastano cinquanta minuti, ma nei fine settimana estivi il tempo raddoppia. I mezzi molto lunghi devono valutare le curve del versante di Ascrea.
Il giro del Lago del Turano in bicicletta è difficile?
Non è pianeggiante: l'anello comporta un dislivello complessivo intorno ai settecento metri distribuito su continui saliscendi. È adatto a ciclisti allenati. D'estate va affrontato al mattino presto, perché il versante esposto a sud diventa rovente nelle ore centrali.
Si può pescare nel Lago del Turano?
Sì, ed è una delle attività più praticate. Servono la licenza in corso di validità e il rispetto del calendario regionale di pesca; nelle porzioni ricadenti nella riserva naturale possono valere prescrizioni aggiuntive, da verificare presso l'ente gestore.
Si possono usare canoe e kayak sul Lago del Turano?
Sì, ed è il modo migliore di vedere il lago. Ci sono noleggi sul lungolago di Colle di Tora e nelle aree attrezzate. Meglio pagaiare al mattino, quando la superficie è ferma: dal primo pomeriggio la brezza di valle rinforza e il rientro diventa faticoso.
Le barche a motore sono ammesse sul Lago del Turano?
La navigazione a motore su un invaso di questo tipo è soggetta a limitazioni stabilite localmente. Chi intende immettere un natante a motore verifichi il regolamento vigente presso il comune rivierasco e presso l'ente gestore della riserva naturale.
Il Lago del Turano è adatto ai bambini?
Sì, scegliendo Colle di Tora come base: il lungolago è pianeggiante e i servizi sono vicini. Castel di Tora, con scalinate e vicoli ripidi, è più impegnativo con i piccolissimi. In acqua serve sorveglianza diretta, perché il fondo degrada e la temperatura cala in fretta.
Si può andare al Lago del Turano con il cane?
Sì, tenendolo al guinzaglio, tanto sui sentieri della riserva quanto nei borghi. Nelle aree attrezzate private l'ammissione dipende dal gestore. Sui sentieri in zona di presenza del lupo il guinzaglio è una misura di sicurezza, non una formalità.
Qual è il periodo migliore per visitare il Lago del Turano?
Da fine giugno a fine agosto per la balneazione e i servizi; la prima metà di ottobre per il colore dei boschi, l'acqua ancora alta e l'assenza di code. La primavera è ottima per camminare ma spesso coincide con il livello minimo dell'invaso.
Quanto tempo serve per visitare il Lago del Turano?
Una giornata piena per il giro con soste nei borghi e la camminata ad Antuni. Due giorni se si vuole aggiungere una escursione in quota, come la salita al Monte Navegna, o una puntata al Lago del Salto.
Che cos'è la Riserva Monte Navegna e Monte Cervia?
È l'area naturale protetta regionale che tutela il versante nord-orientale del Lago del Turano e i rilievi circostanti. Istituita nel 1988 e ridefinita dalle leggi regionali del 1997 e del 1999, si estende su circa 3.563 ettari in nove comuni della provincia di Rieti.
Quali animali si possono vedere intorno al Lago del Turano?
Nella riserva sono presenti il lupo appenninico, la martora, il tasso, il cinghiale e il capriolo; fra gli uccelli l'aquila reale, il falco pellegrino e diversi picchi. Sono state censite quattordici specie di pipistrelli, alcune fra le più minacciate in Europa.
Ci sono sentieri segnalati al Lago del Turano?
Sì, la riserva gestisce una rete che collega le rive ai borghi e alle cime. La manutenzione delle tracce secondarie varia di stagione in stagione: conviene procurarsi la cartografia aggiornata dell'ente gestore prima di partire.
Si vede San Pietro dal Lago del Turano?
È quello che si racconta da queste parti per le giornate di tramontana, dalle alture sopra il lago. Chi ci prova porti un binocolo e molta pazienza: la visibilità utile capita poche volte l'anno e non è garantita da nulla.
Dove si fa la foto migliore del Lago del Turano?
Dai tornanti panoramici della provinciale sopra Paganico Sabino, nel tardo pomeriggio, con Antuni in primo piano e Castel di Tora sullo sfondo. Dall'acqua, in canoa al mattino presto, l'inquadratura è meno battuta e spesso migliore.
Il Lago del Turano è artificiale o naturale?
Artificiale. Prima del 1939 la valle era un fondovalle agricolo attraversato dal fiume Turano, con mulini, campi e una strada di collegamento fra i paesi. Il paesaggio lacustre che oggi si ammira ha meno di un secolo.
Che differenza c'è fra il Lago del Turano e il Lago del Salto?
Sono gemelli ma non identici. Il Salto, formato nel 1940, è il più grande invaso artificiale del Lazio e la sua costruzione sommerse quattro paesi interi, poi ricostruiti altrove. Il Turano è più piccolo, più incassato fra i versanti, e ha conservato i borghi storici sulle rive.
Ci sono eventi al Lago del Turano?
La stagione estiva porta sagre e manifestazioni nei borghi rivieraschi, e il promontorio di Antuni ospita eventi culturali quando i cantieri lo consentono. I calendari vengono pubblicati dai comuni e dai canali istituzionali: vale la pena controllarli nei giorni precedenti la visita.
Dove si mangia al Lago del Turano?
Nelle trattorie dei borghi rivieraschi e negli agriturismi dei versanti, con la cucina dell'Appennino reatino: paste fatte a mano, legumi, carni, funghi e tartufo in stagione, pecorini. Fuori dall'estate molte insegne aprono solo nel fine settimana, quindi si prenota per telefono.
Il Lago del Turano vale il viaggio?
Vale il viaggio, a due condizioni. La prima è arrivarci con la testa giusta: questo non è un lago da cartolina immobile, è un bacino industriale che lavora, cambia livello, scopre e ricopre le sue sponde, e la sua bellezza nasce da un intervento umano brutale del 1939. Chi lo accetta trova un paesaggio con una profondità che i laghi perfetti non hanno. La seconda condizione è concedergli tempo. Il giro in automobile dura meno di un'ora e chi si limita a quello se ne va convinto di avere capito; in realtà non ha visto niente. Il Turano si consegna a chi sale a piedi ad Antuni nel tardo pomeriggio, a chi pagaia all'alba sotto il promontorio, a chi si siede in una piazza di Castel di Tora e ascolta il silenzio di un paese di duecentosettanta abitanti.
Se proprio devo dire una cosa che qui è sopravvalutata, lo dico: la balneazione. Il bagno nel Turano funziona, ma non è il motivo per cui questo lago merita di essere raggiunto, e chi ci viene solo per quello sarebbe più contento altrove. Il motivo vero sono i borghi, il borgo vuoto sul promontorio, i boschi del Navegna e la storia idraulica che tiene insieme tutto quanto. Portatevi scarpe da camminata, un binocolo e nessuna fretta.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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