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Lago del Salto (RI)

In breve. Il Lago del Salto (RI) si raggiunge dalla Strada statale 578 Salto Cicolana, l'asse che dalla piana di Rieti risale la valle del Salto fino al Cicolano: chi arriva da Roma esce dalla A24 Roma Teramo al casello Valle del Salto e in una…

Il Lago del Salto (RI) si raggiunge dalla Strada statale 578 Salto Cicolana, l'asse che dalla piana di Rieti risale la valle del Salto fino al Cicolano: chi arriva da Roma esce dalla A24 Roma Teramo al casello Valle del Salto e in una decina di minuti è sulle rive. Il riferimento amministrativo principale è il comune di Petrella Salto (RI), circa 115 chilometri da Roma, con le frazioni lacustri di Borgo San Pietro e Fiumata dove si concentrano spiagge, noleggi e ristoranti. Lo specchio d'acqua è libero e gratuito: non esiste un biglietto, non esistono orari, non serve prenotare. Si paga soltanto quello che si sceglie di usare, cioè ombrellone e lettino negli stabilimenti stagionali, canoa, pedalò, tavola da wakeboard o uscita in barca, con listini che i gestori espongono in loco e cambiano di anno in anno. La balneazione è consentita nei punti ufficialmente designati come acque di balneazione, che ricadono nei comuni di Petrella Salto, Fiamignano, Marcetelli, Pescorocchiano e Varco Sabino; fuori da quei tratti si nuota a proprio rischio e in alcuni periodi l'autorità locale può vietare bagno e navigazione. L'ente di riferimento per il territorio protetto è la Riserva Naturale Regionale Monte Navegna e Monte Cervia, con sede in via Martin Luther King 1 a Varco Sabino (RI), telefono 0765 790002. Il periodo utile per la balneazione va da giugno a metà settembre; il resto dell'anno il lago resta bellissimo e quasi deserto.

Per inquadrare la zona conviene tenere sotto mano anche la pagina del lago del Turano, che è il gemello idraulico di questo bacino, e quella di Rieti, capoluogo e base logistica naturale per chi arriva da fuori regione.

Lago del Salto
Lago del Salto

Domande frequenti sul Lago del Salto (RI)

Dove si trova esattamente il Lago del Salto?

Il Lago del Salto si trova in provincia di Rieti, nel Cicolano, lungo la valle del fiume Salto. Ricade principalmente nel comune di Petrella Salto e, per porzioni di sponda, nei comuni di Pescorocchiano, Fiamignano, Varco Sabino e Marcetelli, in quella fascia di montagne che segna il confine fra Lazio e Abruzzo.

Quanto costa entrare al Lago del Salto?

Niente: il Lago del Salto è liberamente accessibile e non esiste alcun biglietto d'ingresso. Si pagano soltanto i servizi privati eventualmente scelti, come noleggi o attività sul lago, mentre la riva e i borghi affacciati sull'acqua si visitano gratuitamente.

Come si arriva in auto al Lago del Salto?

Per arrivare al Lago del Salto in auto la via principale è la statale 578 Salto Cicolana, che parte dalla conca reatina e costeggia il fiume Salto fino dentro il Cicolano. Chi parte da Roma può anche prendere l'autostrada A24 e uscire a Valle del Salto per poi proseguire verso il bacino.

Si può fare il bagno nel Lago del Salto?

Sì, le acque del Lago del Salto sono comprese nell'elenco regionale delle acque adibite alla balneazione, con punti di prelievo distribuiti nei comuni di Petrella Salto, Fiamignano, Marcetelli, Pescorocchiano e Varco Sabino. La classificazione dell'agenzia regionale per la protezione ambientale del Lazio per la stagione 2025 riguarda anche questo bacino insieme al Turano.

Il Lago del Salto è adatto ai bambini?

Sì, il Lago del Salto funziona bene con i bambini a tre condizioni: fare base a Fiumata o Borgo San Pietro, dove ci sono servizi, ombra e accesso all'acqua graduale, provare pedalò o canoa nel primo pomeriggio, e raccontare bene, davanti al lago, la storia dei paesi finiti sott'acqua nel 1940.

Qual è il periodo migliore per visitare il Lago del Salto?

Il momento migliore per visitare il Lago del Salto è la seconda metà di settembre, quando l'acqua è ancora tiepida e le spiagge si svuotano. Luglio e agosto sono considerati i mesi peggiori, perché le spiagge si affollano, le strade strette diventano un problema e il livello dell'invaso comincia a calare mostrando la fascia di sponda scoperta.

È vero che ci sono paesi sommersi sotto il Lago del Salto?

Sì, il riempimento dell'invaso nel 1940 cancellò quattro centri abitati veri, con le loro case, le loro chiese e i loro cimiteri: Borgo San Pietro, Teglieto e Fiumata, frazioni di Petrella Salto, e Sant'Ippolito, frazione di Fiamignano. Gli abitanti furono trasferiti e i paesi ricostruiti sulle sponde, più in alto, a poca distanza dallo specchio d'acqua.

Come arrivare al Lago del Salto

In auto verso il Lago del Salto

La via maestra è una sola e si chiama Salto Cicolana. La statale 578 parte dalla conca reatina, costeggia il fiume Salto e lo accompagna fin dentro il Cicolano, quella fascia di montagne che segna il confine fra Lazio e Abruzzo e che per secoli è stata terra di passo fra il Regno di Napoli e lo Stato pontificio. Chi parte da Roma ha due possibilità. La prima è la A24: si esce a Valle del Salto e ci si trova immediatamente nella parte alta del bacino, dalle parti di Fiamignano e Sant'Ippolito. La seconda è la Salaria fino a Rieti e poi la 578 in direzione Avezzano, che è più lenta ma più bella, perché il lago si apre davanti all'improvviso dopo una curva e quella prima visione vale la mezz'ora in più.

Gli accessi secondari sono strade di montagna, strette e a volte prive di guardrail, ma sono le più memorabili: dal versante abruzzese si scende da Tornimparte, dalla bassa Sabina si arriva dal Lago del Turano valicando la dorsale del Navegna, dal carseolano si passa per Pietrasecca, e c'è la via dell'abitato di Torano Grotti. Consiglio secco: se è la prima volta, entrate dalla 578 e uscite da una di queste, mai il contrario. Il lago si capisce meglio così, prima dall'acqua e poi dall'alto.

Il Lago del Salto con i mezzi pubblici

Qui bisogna essere onesti: non è una destinazione da autobus. I collegamenti extraurbani che servono Petrella Salto e le frazioni del Cicolano esistono ma hanno frequenze pensate per pendolari e studenti, con corse rarefatte nel fine settimana e d'estate. Gli orari si controllano sul sito del gestore regionale del trasporto su gomma prima di partire, perché cambiano a ogni stagione scolastica. Chi non ha l'auto e vuole comunque vedere il lago ha due strade sensate: arrivare in treno a Rieti e noleggiare lì un mezzo, oppure organizzarsi con un accompagnatore che gestisca la logistica, che è la soluzione più pratica per i gruppi. Su come funziona davvero l'accompagnamento turistico in Italia si trova una spiegazione seria, scritta da chi lo fa di mestiere.

Il giro del Lago del Salto in auto e in bicicletta

La circumlacuale non è un anello perfetto come al Turano, ma il periplo si fa: contando deviazioni, ponticelli sulle insenature e soste, la linea di costa sviluppa qualcosa come cinquantasette chilometri, e il giro completo richiede una mezza giornata piena se si vuole scendere alle spiagge e salire ai borghi. In bicicletta è un percorso da gambe allenate: i dislivelli sono continui, i tornanti sono stretti, l'asfalto in certi tratti è rattoppato. Ma il traffico è praticamente inesistente fuori da luglio e agosto, e in autunno, con i castagni che virano, è uno dei pedalabili più belli del Lazio interno.

Il Lago del Salto in numeri

Quanto è grande il Lago del Salto

Il Lago del Salto è il più vasto bacino artificiale del Lazio. Si sviluppa a una quota di circa 535 metri sul livello del mare quando l'invaso è alla massima regolazione, è lungo intorno ai dieci chilometri e largo in media poco più di uno, e nel punto più profondo, in prossimità dello sbarramento, supera abbondantemente i cento metri: le fonti idrografiche indicano circa centotto metri sotto la diga. Sono numeri che vanno letti con una avvertenza: in un serbatoio idroelettrico il livello non è mai lo stesso. L'escursione fra il massimo invaso primaverile e il minimo di fine stagione può superare i venti metri, e con essa cambiano superficie, perimetro, forma delle spiagge e persino la percorribilità di certe rampe di accesso all'acqua.

Il Salto è un affluente di sinistra del Velino, e il Velino a sua volta è il fiume che a Terni precipita nella Cascata delle Marmore. Chi guarda questa acqua sta guardando, in anticipo di qualche decina di chilometri, la stessa che formerà il salto d'acqua più celebre d'Italia: vale la pena tenerlo a mente quando poi si visita la Cascata delle Marmore.

Perché il Lago del Salto sembra un fiordo

La forma è la sua firma. Il lago non ha la pianta tondeggiante dei laghi vulcanici laziali, come il lago di Bracciano: è un nastro d'acqua lunghissimo e sottile che segue fedelmente il vecchio solco della valle, e ogni fosso laterale che scendeva dai monti è diventato una insenatura profonda, con pareti boscose che calano ripide fino al pelo dell'acqua. Il risultato somiglia più a un fiordo scandinavo in scala ridotta che a un lago appenninico, e produce un effetto ottico curioso: da molti punti di riva non si vede dove il lago finisce, perché la costa si chiude su se stessa.

Le due sponde non si somigliano affatto. Quella sud occidentale è ombrosa, coperta da boschi di querce e castagni che arrivano all'acqua e la tengono fresca anche a ferragosto. Quella opposta, meglio esposta al sole, ospita i coltivi, gli oliveti di quota e i piccoli centri abitati. È una differenza che si sente sulla pelle: la stessa ora del pomeriggio, sulle due rive, sembra appartenere a due stagioni diverse.

La diga del Salto e la nascita del lago

Dal progetto alla costruzione

L'idea di sbarrare il Salto è più vecchia del lago. Il primo piano organico di sfruttamento idroelettrico della valle porta la firma dell'ingegnere Guido Rimini, ingegnere capo della provincia di Perugia, e risale al 1916: erano gli anni in cui l'industria elettrica italiana stava capendo che l'Appennino centrale, con i suoi dislivelli e le sue acque, era una riserva di energia da mettere a reddito. Il progetto rimase in cantiere per oltre vent'anni. Fu la Società Terni per l'Industria e l'Elettricità, il colosso che alimentava le acciaierie umbre, a portarlo a compimento fra la fine degli anni Trenta e il 1940, quando l'invaso cominciò a riempirsi.

Lo sbarramento è una struttura in calcestruzzo che supera i novanta metri di altezza e chiude la valle nel settore nord occidentale del lago. Per qualche anno fu fra le dighe più alte realizzate in Italia, e la memoria locale la ricorda come la più alta in assoluto al momento della sua entrata in esercizio: è un primato che circola nella tradizione orale del Cicolano e che vale la pena riportare per quello che è, cioè un ricordo di comunità, non un dato di registro. I parametri tecnici ufficiali dell'opera, dalla quota di coronamento al volume di invaso autorizzato, sono quelli depositati presso l'autorità nazionale competente sulle grandi dighe.

La lapide alle vittime del cantiere

Sul bordo nord occidentale, vicino alla diga, una grossa lapide incisa nella roccia ricorda gli operai morti durante i lavori. Non è un monumento appariscente e moltissimi visitatori le passano davanti senza vederla. Costruire uno sbarramento di quelle dimensioni alla fine degli anni Trenta significava lavorare con esplosivo, ponteggi di legno, argani a vapore e pochissime protezioni, in una valle dove la manodopera veniva reclutata fra contadini che non avevano mai visto un cantiere industriale. Fermarsi un minuto davanti a quella pietra è il modo più rapido per capire che questo paesaggio così quieto ha un prezzo scritto in fondo alla ricevuta.

La galleria che unisce il Lago del Salto al Turano

La cosa idraulicamente più interessante del Lago del Salto non si vede. Sotto la giogaia del Monte Navegna, che raggiunge i 1508 metri, corre un canale artificiale lungo circa nove chilometri che mette in comunicazione questo bacino con quello del Turano, sbarrato a sua volta da una diga costruita nei pressi di Posticciola. I due laghi funzionano quindi come un unico serbatoio a due camere: l'acqua viene spostata dall'uno all'altro secondo le esigenze di esercizio, ed è il motivo per cui capita di trovare il Salto pieno e il Turano visibilmente calato, o viceversa.

La centrale di Cotilia e l'acciaio di Terni

Il punto d'arrivo di tutta questa acqua è la centrale idroelettrica di Cotilia, nella piana di San Vittorino, entrata in funzione nel 1942. Fu costruita per servire le acciaierie di Terni, cioè per dare corrente a una delle industrie strategiche del Paese in piena economia di guerra. Capire questo significa capire perché il lago esiste: nessuno lo ha creato per farci il bagno. È nato come batteria idraulica di un'acciaieria, e il fatto che oggi sia anche una meta di villeggiatura è, storicamente parlando, un effetto collaterale.

I paesi sommersi dal Lago del Salto

Che cosa è finito sott'acqua nel 1940

Il riempimento dell'invaso cancellò quattro centri abitati veri, con le loro case, le loro chiese, i loro cimiteri e i loro campi: Borgo San Pietro, Teglieto e Fiumata, frazioni di Petrella Salto, e Sant'Ippolito, frazione di Fiamignano. Gli abitanti furono trasferiti e i paesi ricostruiti sulle sponde, più in alto, a poca distanza dallo specchio d'acqua. Non fu un trasloco: fu la sostituzione integrale di un pezzo di mondo. Chi è nato prima del 1940 in quella valle ha passato la vita con due mappe in testa, quella sopra e quella sotto.

Della ricostruzione si ricorda soprattutto il nuovo Borgo San Pietro, considerato un esempio, per quanto marginale e periferico, di architettura razionalista italiana in una provincia che durante il fascismo conobbe soprattutto interventi rurali e forestali. Guardatelo con attenzione: la geometria degli edifici, l'impianto regolare attorno alla chiesa parrocchiale, la logica di un abitato disegnato a tavolino e non cresciuto per accumulo. È un paese senza vicoli storti, e nel Cicolano questa è un'anomalia clamorosa.

Il monastero di Santa Filippa Mareri

Il pezzo più importante che il lago si è preso è il monastero di San Pietro de Molito, fondato nel 1228 dalla nobildonna Filippa Mareri, seguace dell'esperienza francescana e figura di primo piano nel monachesimo femminile dell'Italia centrale del Duecento. Il complesso finì sotto le acque nel 1940, e la comunità delle Clarisse fu trasferita nel nuovo monastero di Borgo San Pietro, dove le monache vivono tuttora. Nella chiesa nuova, a navata unica, l'abside è decorata da un affresco del frate pittore Ortensio Gionfra che raffigura il lago e le montagne intorno: un'opera novecentesca che racconta, dentro un edificio religioso, esattamente l'evento che aveva costretto quell'edificio a esistere.

Della santa, morta nel 1236, si conserva il reliquiario del cuore, custodito nella cappella del complesso insieme ad affreschi cinquecenteschi recuperati dall'antica sede. La devozione per Filippa Mareri non è folklore per turisti: è una pratica viva del Cicolano, e chi capita qui nei giorni delle celebrazioni trova le strade piene di gente arrivata da tutte le frazioni.

Che cosa riemerge quando il Lago del Salto si abbassa

Questa è la parte che attira la maggior parte dei curiosi, ed è anche quella da maneggiare con più prudenza. Quando il livello dell'invaso cala in modo marcato, tipicamente a fine estate o in annate di forte magra, riaffiorano lembi degli abitati sommersi: muri, tracciati di strade, basamenti, e secondo le testimonianze raccolte sul posto la sommità del campanile dell'antico monastero duecentesco delle Clarisse. È un fenomeno documentato da cronache locali e fotografie amatoriali, non un evento programmabile: non esiste un calendario, non esiste una data, dipende esclusivamente dall'esercizio idroelettrico e dalla stagione idrologica. Chi arriva sperando di vedere il paese fantasma la maggior parte delle volte trova semplicemente un bel lago pieno.

Avvertenza pratica e non negoziabile: le zone che riemergono sono fanghiglia instabile, con ferri, macerie e pozzi. Non sono passeggiate. Si guardano dalla riva o dalla barca, non si attraversano.

Lago del Salto
Lago del Salto

Il museo del monastero e i quadri di De Chirico

Dentro il monastero di Borgo San Pietro c'è un museo che vale da solo il viaggio, e che quasi nessuno conosce. Raccoglie quanto si riuscì a salvare dall'antico complesso di San Pietro de Molito prima dell'allagamento: arredi, suppellettili, documenti, oggetti della vita quotidiana delle Clarisse, e soprattutto gli affreschi staccati dalla Grotta di San Nicola, considerati il più antico documento pittorico del Cicolano, con stilemi duecenteschi di gusto orientaleggiante.

Poi c'è la sorpresa. Nelle sale del museo sono esposti dipinti di Giorgio De Chirico, fra cui un autoritratto e un'Adorazione di Cristo crocifisso in cui, ai piedi della croce, accanto alla Maddalena e al centurione compare un cavallo, motivo ricorrente del pittore e qui letto come sua figura di sé davanti alla fede. Il legame è biografico, non casuale: la governante di casa De Chirico, Vincenzina, era originaria di Petrella Salto, e per suo tramite il pittore e la moglie Isa presero l'abitudine di passare l'estate quassù a partire dagli anni Cinquanta. Le opere arrivarono alle monache per lascito testamentario. La visita è curata dalle religiose e non prevede biglietteria organizzata: si suona, si chiede, e quasi sempre qualcuno apre. Regola di buon senso: telefonate prima, e non presentatevi durante gli orari liturgici.

Petrella Salto e la rocca sopra il Lago del Salto

Il capoluogo comunale si trova in alto, a dominio della valle, e si raggiunge con una salita a tornanti che merita da sola la deviazione. Sopra il paese, in rovina ma ancora leggibile, si trovano i ruderi della rocca, quella che tutti in zona chiamano la rocca di Beatrice Cenci. Il nome non è pubblicitario: è lì che la vicenda giudiziaria più celebre della Roma di fine Cinquecento ha avuto il suo epilogo violento.

I fatti accertati sono questi. Francesco Cenci, nobile romano nato nel 1549, teneva confinate nella rocca di Petrella la figlia Beatrice, nata nel 1577, e la seconda moglie Lucrezia Petroni. Nel 1598 Francesco fu ucciso e il suo corpo fatto precipitare da un balcone per simulare un incidente; fra gli esecutori materiali la tradizione processuale indica Olimpio Calvetti, e fra i mandanti il figlio Giacomo. Il processo, voluto da papa Clemente VIII, si chiuse con la condanna a morte: Beatrice, Giacomo e Lucrezia furono decapitati a Roma davanti a ponte Sant'Angelo nel 1599. Beatrice aveva ventidue anni. Da lì in poi la sua storia esce dai fascicoli ed entra nella letteratura europea, ma il muro da cui tutto cominciò è quello che avete davanti, sopra il Lago del Salto.

Nel territorio comunale ci sono altre due cose che consiglio: la chiesa di Sant'Andrea e la collegiata della Santissima Annunziata, di impianto medievale, e il santuario di Santa Maria Apparì, sorto nel luogo dove nel 1562 una ragazza di nome Persiana avrebbe avuto una visione della Vergine. Qui, l'ultima domenica di maggio, si celebra la benedizione delle ciliegie: una di quelle feste agricole che nessuna guida nazionale cita e che raccontano il Cicolano meglio di un museo.

I borghi affacciati sul Lago del Salto

Fiumata e Borgo San Pietro

Sono i due poli balneari. Fiumata ha l'accesso all'acqua più comodo e la maggiore concentrazione di servizi estivi, Borgo San Pietro aggiunge il monastero, il museo e una vista d'insieme sul bacino che è la cartolina classica del posto. Se avete una sola giornata e portate bambini, fate base qui e non spostatevi.

Rigatti e Varco Sabino

Rigatti, frazione di Varco Sabino, è un borgo d'altura di impianto medievale, con vicoli strettissimi, case in pietra e un castello di cui restano strutture riconoscibili: la sua fondazione si colloca intorno al XII secolo. Dall'alto il lago si vede per intero fra due costoni, ed è probabilmente il belvedere migliore dell'intero bacino. Varco Sabino ospita inoltre la sede della riserva naturale ed è il punto di partenza più logico per le escursioni verso il Navegna. Poco più a ovest, oltre il crinale, comincia il territorio di Paganico Sabino e Castel di Tora, che appartengono al versante del Turano.

Fiamignano, Pescorocchiano e Marcetelli

Fiamignano occupa la testata alta della valle e amministra Sant'Ippolito, il quarto dei paesi sommersi. Pescorocchiano è il comune più esteso del Cicolano e conserva un patrimonio di chiese rurali e grotte carsiche che meriterebbe un capitolo a parte. Marcetelli è minuscolo, uno dei centri meno popolati del Lazio, e affaccia sul lago da una posizione che nelle giornate di tramontana regala una delle viste più pulite sull'intero Appennino reatino. Nessuno di questi tre è un paese turistico: si visitano per quello che sono, non per quello che offrono.

Fare il bagno nel Lago del Salto

La qualità dell'acqua del Lago del Salto

Le acque del lago sono comprese nell'elenco regionale delle acque adibite alla balneazione, con punti di prelievo distribuiti nei comuni di Petrella Salto, Fiamignano, Marcetelli, Pescorocchiano e Varco Sabino, e la classificazione dell'agenzia regionale per la protezione ambientale del Lazio per la stagione 2025 assegna ai bacini reatini, Salto compreso insieme a Turano, Ventina e Scandarello, la categoria eccellente, la più alta prevista dalla normativa. È un dato che sorprende chi immagina un invaso industriale torbido: l'acqua è limpida, fredda e povera di alghe. Il monitoraggio si svolge da aprile a settembre, e i risultati punto per punto vengono pubblicati dall'agenzia regionale durante la stagione.

Le spiagge del Lago del Salto

Non aspettatevi sabbia bianca: le spiagge sono lingue di ghiaia fine e terra battuta, ricavate dove il pendio lo consente. Le aree attrezzate più frequentate si trovano in corrispondenza del campeggio presso la diga, del Fosso Petrella, della zona Altobelli, del Fosso Pratostretto di Fiumata e del Fosso delle Foche. In alta stagione trovate noleggio di ombrelloni, lettini, pedalò e canoe, chioschi e servizi igienici; fuori stagione trovate il lago e basta.

Quello che va saputo prima di entrare in acqua

Il Lago del Salto è un serbatoio idroelettrico, e questo cambia tutto rispetto a un lago naturale. Il fondale precipita rapidamente a pochi metri dalla riva, la temperatura scende bruscamente sotto i primi due metri anche in agosto, e il livello dell'invaso varia secondo le manovre di esercizio: la spiaggia dell'anno scorso può non esserci più. Nelle aree non attrezzate non c'è sorveglianza. Nelle estati di forte rischio incendi, quando i mezzi aerei attingono acqua dal bacino, le autorità possono emanare ordinanze che vietano temporaneamente balneazione e navigazione: sono divieti seri, non formalità, e vanno rispettati alla lettera. La regola è semplice: si nuota nei tratti segnalati come balneabili, davanti alle aree attrezzate, e mai da soli.

Sport e attività sul Lago del Salto

Il wakeboard sul Lago del Salto

Il Salto è uno dei posti più seri d'Italia centrale per il wakeboard, la disciplina che si pratica su una tavola leggera trainata da un cavo o da un natante, cugina dello sci nautico. Le ragioni sono tecniche: acqua quasi sempre piatta grazie alle sponde alte che tagliano il vento, lunghe rette libere, assenza di traffico nautico commerciale. Sullo specchio d'acqua si sono disputate gare di livello nazionale e internazionale, e in stagione le scuole locali offrono lezioni anche per principianti assoluti. Se avete visto qualcuno saltare sull'acqua mentre passavate sulla 578, era questo.

Canoa, kayak e pedalò

La conformazione a insenature rende il lago un parco giochi per la pagaia: si entra in un fosso laterale, si spegne ogni rumore, e per venti minuti si ha l'impressione di navigare in un canyon allagato. Il noleggio si trova a Fiumata e Borgo San Pietro. Consiglio pratico: partite la mattina presto, perché nel pomeriggio, soprattutto da metà luglio, si alza una brezza che sul ritorno si paga cara.

Immersioni nel Lago del Salto

Esistono centri che organizzano immersioni guidate sui resti degli abitati sommersi. È attività da subacquei brevettati e accompagnati: si scende in acqua dolce, fredda, con visibilità variabile e con strutture in rovina che possono collassare o intrappolare. Non è una cosa che si improvvisa con maschera e pinne comprate al supermercato, e chi ve la propone senza brevetto va evitato.

La pesca sportiva sul Lago del Salto

La pesca è regolamentata e richiede licenza e rispetto dei periodi di divieto. Il popolamento ittico è quasi interamente alloctono o frutto di ripopolamento, come accade in tutti gli invasi artificiali: carpa e carpa erbivora, tinca, trota, anguilla, cavedani, carassi, gardon, breme, alborelle, persico reale, persico trota, persico sole, luccio, siluro, scardola, coregoni. Fra i crostacei sono presenti il gambero turco e il gambero americano, due specie introdotte che pesano non poco sull'equilibrio del bacino. È la ricchezza faunistica più citata quando si parla del lago, ed è anche quella che più racconta la sua natura artificiale: qui la fauna non è un'eredità, è un progetto.

La natura intorno al Lago del Salto

Fra due riserve naturali

Il bacino occupa una posizione felice, a metà strada fra due aree protette importanti: la Riserva Naturale Monte Navegna e Monte Cervia, che ha sede a Varco Sabino e tutela la dorsale fra Salto e Turano, e la Riserva Naturale Montagne della Duchessa, che protegge il versante verso il Velino e i suoi ambienti d'alta quota. La contiguità fra questi due sistemi garantisce una biodiversità che nessuno si aspetta guardando un invaso industriale. Le informazioni aggiornate su sentieri, ecomuseo e attività di educazione ambientale si chiedono direttamente all'ente gestore, in via Martin Luther King 1 a Varco Sabino. Chi vuole allargare il giro trova il sistema montuoso completo raccontato nella pagina di Monte Navegna e Monte Cervia.

Uccelli e mammiferi

Sull'acqua e sulle rive si osservano svassi, gabbiani, germani reali e altri anatidi svernanti. Fra i rapaci sono segnalati il falco pellegrino sulle pareti rocciose, e fra i notturni allocco, barbagianni e civetta, che di sera si sentono benissimo dai boschi sopra le insenature. Nel bosco vivono cinghiali, volpi e tassi, insieme a numerose specie di anfibi e rettili e a una comunità di invertebrati ricchissima, che è poi la parte di ecosistema che nessuno fotografa e che regge tutto il resto.

Boschi, clima e stagioni

Le pendici che scendono sul lago sono coperte da boschi fitti di querce e castagni, con qualche impianto di conifere di rimboschimento risalente proprio agli anni dei grandi lavori. Il clima della fascia bassa è quello tipico collinare: inverni non particolarmente rigidi e umidi, mitigati dalla massa d'acqua profonda che funziona da volano termico. Salendo verso i crinali il quadro cambia in fretta, con inverni decisamente più freddi, anche se ancora addolciti dalla presenza del lago. Le estati sono calde e a tratti afose, e questo, paradossalmente, è il motivo per cui la gente di Rieti e dell'Aquila viene qui: l'acqua resta fredda anche quando l'aria non perdona.

Il Sentiero del Pellegrino e la grotta di Santa Filippa

Il percorso escursionistico più significativo della zona è il Sentiero del Pellegrino, che si fa a piedi, a cavallo o in mountain bike e conduce alla grotta dove, secondo la tradizione agiografica, Filippa Mareri si ritirò prima di fondare il monastero. La grotta si trova in località Piagge, si cammina dentro un bosco fitto, e nei tratti aperti si guadagnano scorci sui monti del Cicolano. Non è un trekking difficile, ma non è nemmeno una passeggiata: scarpe serie, acqua, e in estate partenza presto.

Quando andare al Lago del Salto

Do un'opinione netta, perché su questo la retorica turistica sbaglia sistematicamente. Luglio e agosto sono i mesi peggiori per capire il Lago del Salto: le spiagge si affollano, le strade strette diventano un problema, e il livello dell'invaso comincia a calare mostrando la fascia di sponda scoperta, che non è bella. Il momento migliore in assoluto è la seconda metà di settembre, quando l'acqua è ancora tiepida, i boschi cominciano a girare e il lago torna a essere di chi ci abita. Il secondo momento migliore è maggio, con l'invaso al massimo, le ginestre in fiore e le giornate lunghe. Per chi viene solo a fotografare e camminare, novembre e la fine di gennaio, con l'aria tersa, sono giornate che valgono doppio.

Il Lago del Salto con i bambini

Funziona, a tre condizioni. La prima: base a Fiumata o Borgo San Pietro, dove ci sono servizi, ombra e accesso all'acqua graduale. La seconda: pedalò o canoa nel primo pomeriggio, che è l'attività che qui li conquista tutti, meglio di qualunque museo. La terza: la storia del paese sott'acqua raccontata bene, davanti al lago, prima di entrare al museo del monastero. Nessun bambino di otto anni resiste all'idea che sotto quell'acqua ci sia un campanile. Evitate invece le passeggiate lunghe nelle ore centrali d'estate e le rive non attrezzate, dove il fondo cala subito.

Cosa vedere intorno al Lago del Salto

Il lago si presta a essere il centro di un giro di tre o quattro giorni sul Lazio interno, e questa è la combinazione che propongo più spesso. Verso nord si raggiunge in mezz'ora Rieti con la sua conca e i santuari francescani, fra cui il santuario di Fonte Colombo, e poco oltre Poggio Bustone e Rivodutri. Verso est si sale al Terminillo e si prosegue per Leonessa e Amatrice. Lungo la Salaria antica si incontrano Cittaducale, Antrodoco e Borgo Velino; sul versante opposto della dorsale si scende al lago del Turano e si prosegue per Collalto Sabino e Orvinio. Chi viaggia con ospiti stranieri e vuole preparare l'itinerario in inglese trova una panoramica ordinata della regione nella guida al Lazio di ItalyPlanner e una selezione ragionata di gite fuori porta nella pagina dedicata ai day trips in Italia.

Dove mangiare intorno al Lago del Salto

La cucina del Cicolano è di montagna, non di lago, nonostante il lago. Sulle tavole trovate tartufo, funghi porcini, carni di pascolo, legumi d'altura e formaggi, e fra i prodotti tradizionali riconosciuti del Lazio compare la pizza rentorta, una torta rustica tipica di questa valle. Il pesce di lago c'è, ma è una presenza recente nella storia alimentare locale, per ovvi motivi: settant'anni fa qui il pesce non esisteva. Le trattorie si concentrano a Fiumata, Borgo San Pietro e nei capoluoghi comunali; d'inverno molte chiudono o lavorano solo su prenotazione, quindi una telefonata prima di mettersi in strada evita brutte sorprese.

Una curiosità sul Lago del Salto (RI)

La curiosità più bella del Lago del Salto è una ferrovia che non è mai esistita. Prima che l'invaso venisse riempito, la valle del Salto era stata più volte individuata come il corridoio naturale per una linea ferroviaria fra Rieti e Avezzano, cioè fra la conca reatina e il Fucino: un collegamento che avrebbe messo in comunicazione diretta due delle grandi pianure interne dell'Appennino centrale e avrebbe cambiato il destino economico del Cicolano. Il progetto fu ripreso a più riprese fra Ottocento e primo Novecento, discusso, rilanciato, mai realizzato.

Poi arrivò la diga, e il tracciato ipotetico finì letteralmente sott'acqua insieme ai paesi. È un dettaglio che dice moltissimo su come funzionava lo sviluppo infrastrutturale italiano di quegli anni: fra la ferrovia, che avrebbe portato persone e merci, e l'invaso idroelettrico, che portava corrente alle acciaierie, vinse il secondo, e la valle fu pagata due volte, perdendo i paesi e non ottenendo mai la linea. Quando oggi si guida sulla 578 lungo le anse del Lago del Salto conviene tenerlo a mente: quella strada tortuosa, che tutti maledicono d'estate, è rimasta l'unica via di questa valle perché l'alternativa ferroviaria fu rimandata fino a diventare impossibile.

C'è un corollario che aggiungo volentieri. La memoria della ferrovia mancata è ancora viva fra le persone anziane del Cicolano, e capita di sentirla citare nei bar di Petrella o di Fiamignano come si cita un torto subito, non come un aneddoto. Poche curiosità turistiche hanno una temperatura emotiva così alta: chiedetene a qualcuno del posto e vi accorgerete di aver aperto un argomento serio.

Una cosa che non ti dice nessuno sul Lago del Salto (RI)

Nessuna guida lo scrive, ma il Lago del Salto e il lago del Turano sono lo stesso impianto, e questo ha conseguenze concrete sulla vostra giornata. Sotto la dorsale del Monte Navegna corre un canale artificiale di circa nove chilometri che travasa acqua fra i due bacini a seconda delle esigenze di esercizio della centrale di Cotilia. Significa che il livello dei due laghi è deciso da un ufficio, non dalle piogge, e che possono trovarsi in condizioni opposte nello stesso giorno.

La ricaduta pratica è questa: prima di programmare una giornata di spiaggia o un'uscita in canoa conviene sapere che la linea di riva non è un dato fisso. In annate di forte richiesta idroelettrica il Salto può presentarsi con una fascia di sponda scoperta di parecchi metri, fangosa e poco invitante, mentre il Turano resta pieno, oppure viceversa. Chi conosce il sistema tiene sempre pronto il piano B a venti chilometri di distanza, sull'altro versante: è il motivo per cui gli abitanti della zona, quando organizzano una gita, decidono la meta il mattino stesso e non la settimana prima.

Aggiungo la seconda parte, quella che sorprende ancora di più: il calo del livello non è un guasto né un segnale di siccità, ed è del tutto normale nella seconda parte dell'estate. Il bacino viene riempito con gli scioglimenti primaverili e scaricato progressivamente durante l'anno idrologico. Chi arriva a fine agosto e trova la spiaggia più bassa di come l'aveva lasciata a giugno non ha assistito a un disastro ambientale: ha semplicemente visto funzionare la macchina per cui questo lago è stato costruito.

Il consiglio che ti do per visitare il Lago del Salto (RI)

Il consiglio è controintuitivo: non trattate il Lago del Salto come una meta balneare, trattatelo come un itinerario. Chi arriva alle undici, pianta l'ombrellone a Fiumata, mangia un panino e riparte alle sei ha visto forse un quinto del posto, e quasi sempre torna a casa dicendo che è carino ma niente di che. Il bacino si capisce girandolo.

La giornata consigliata è questa. Partenza presto, prima tappa alla diga per capire la scala dell'opera e trovare la lapide incisa nella roccia. Poi Borgo San Pietro, monastero e museo, con la telefonata data il giorno prima. A seguire salita a Petrella Salto e ai ruderi della rocca, che è il punto dove la storia dei Cenci smette di essere letteratura e diventa un muro. Pranzo in paese, non sul lungolago. Pomeriggio in acqua a Fiumata o, se avete gambe, periplo parziale con sosta a Rigatti per il panorama. Rientro al tramonto lungo la sponda ombrosa, che a quell'ora è spettacolare.

Due avvertenze da professionista. La prima: qui la copertura telefonica è discontinua, quindi scaricate le mappe prima di partire e mettete in conto tratti senza segnale. La seconda: il carburante. Le stazioni di servizio sono poche e con orari da paese, e restare a secco su una circumlacuale di montagna alle sette di sera di domenica è un problema vero. Si fa il pieno a Rieti o all'uscita dell'autostrada, sempre. Per chi organizza spostamenti di gruppo in queste condizioni, la differenza la fa avere una logistica pensata prima: è esattamente il terreno su cui lavora chi si occupa di organizzazione di viaggi di gruppo in Italia.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il Lago del Salto sia artificiale lo sanno tutti. Che sia stato costruito per un'acciaieria lo dicono in pochi, e quasi nessuno spiega che cosa comporti. La Società Terni per l'Industria e l'Elettricità non era un'azienda elettrica qualsiasi: era il gruppo che riforniva di acciaio la marina e l'industria pesante italiana, e la sua fame di energia era enorme e costante. Il sistema Salto Turano nasce per quello, e la centrale di Cotilia, nella piana di San Vittorino, entra in funzione nel 1942, cioè nel pieno dello sforzo bellico.

Il fatto poco citato è la conseguenza sociale di questa scelta. La valle non ricevette in cambio industria, occupazione stabile o infrastrutture: ricevette lo spostamento di quattro paesi, la perdita dei fondi agricoli di fondovalle, che erano i migliori, e la sostituzione di un'economia contadina con una condizione di margine. L'emigrazione dal Cicolano negli anni Cinquanta e Sessanta ha molte cause, e questa è una di quelle che si nominano meno.

C'è anche un risvolto tecnico che merita di essere conosciuto. La galleria di collegamento sotto il Navegna, nove chilometri scavati nella montagna alla fine degli anni Trenta, è un'opera di ingegneria notevolissima per l'epoca, realizzata senza le tecnologie di scavo meccanizzato che oggi diamo per scontate. Nessuno la vede, nessuno la visita, non compare in nessun elenco di monumenti. Eppure è probabilmente il manufatto più ardito dell'intero comprensorio, e sostiene, invisibile, tutto quello che si vede in superficie.

La foto giusta da fare al Lago del Salto (RI)

La foto che tutti fanno è quella dal ponte, con il lago che si allontana fra le due sponde boscose. È una buona fotografia e non c'è niente di male a portarsela a casa, ma non è la migliore che questo posto possa dare.

La migliore si fa dall'alto di Rigatti, o da uno dei tornanti che salgono verso Petrella Salto, nell'ultima ora di luce. Da lassù si coglie la cosa che rende unico il Lago del Salto: la forma a fiordo, cioè un nastro d'acqua che si insinua fra i costoni e scompare dietro una curva, con le insenature laterali che sembrano dita. Tecnicamente serve una focale media, intorno ai cinquanta millimetri equivalenti, perché il grandangolo appiattisce i piani e uccide la profondità; conviene esporre per il cielo e lasciare che le sponde vadano in ombra, perché è proprio il contrasto fra l'acqua chiara e il bosco scuro a costruire l'immagine.

La seconda inquadratura che consiglio è a livello dell'acqua, la mattina presto, dalle rive di Fiumata, quando la superficie è immobile e restituisce il riflesso perfetto delle montagne. Servono le sette e mezza del mattino e un po' di fortuna con il vento, ma quando funziona è una fotografia che nessuno immagina possa venire dal Lazio. E se capitate in un periodo di invaso basso, la terza foto è quella della fascia di sponda scoperta con le tracce degli abitati: documentaria, non bella, ma è la fotografia che racconta davvero che cosa è successo qui nel 1940. Un avvertimento serio: quelle superfici si fotografano da riva o dalla barca, non camminandoci sopra.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è medievale e riguarda la fondazione, nel 1228, del monastero di San Pietro de Molito da parte di Filippa Mareri, nobildonna del Cicolano che aderì all'esperienza francescana e organizzò qui una delle prime comunità femminili di quella spiritualità nell'Italia centrale. Filippa morì nel 1236 e il suo culto si radicò subito in tutta la valle. Per oltre settecento anni quel monastero fu il baricentro religioso, culturale e in buona parte economico del territorio.

Il secondo avvenimento è il delitto Cenci del 1598, consumato nella rocca sopra Petrella Salto, dove Francesco Cenci teneva confinate la figlia Beatrice e la moglie Lucrezia Petroni. L'uccisione, mascherata da caduta accidentale da un balcone, aprì un processo voluto da papa Clemente VIII che si chiuse nel 1599 con le decapitazioni davanti a ponte Sant'Angelo, a Roma. È uno dei pochi fatti di cronaca giudiziaria del Cinquecento romano che abbia attraversato i secoli generando una tradizione letteraria europea, e il suo scenario iniziale è questa montagna sopra il lago.

Il terzo avvenimento è la costruzione della diga e il riempimento dell'invaso nel 1940, che cancellò Borgo San Pietro, Teglieto, Fiumata e Sant'Ippolito e riscrisse l'intera geografia umana della valle. È l'evento che divide in due la storia di questo territorio: esiste un prima e un dopo, e non è una figura retorica.

Il quarto è l'entrata in esercizio della centrale di Cotilia nel 1942, in piena guerra, che inserì questa valle appenninica nella filiera industriale dell'acciaio italiano. Il quinto, più recente e di tutt'altro tono, è cinematografico: Gabriele Salvatores ha girato in questi paesaggi alcune scene di Educazione siberiana, portando per qualche settimana una troupe internazionale fra le rive del lago e i boschi del Cicolano. Il sesto, infine, è la vicenda novecentesca del lascito di Giorgio De Chirico alle Clarisse di Borgo San Pietro, che ha depositato in un monastero di montagna opere di uno dei pittori più importanti del secolo.

Chi è passato dal Lago del Salto (RI)

Filippa Mareri, prima di tutti. Non è una figura di contorno: è la fondatrice del monastero del 1228, il personaggio attorno a cui ruota l'identità religiosa della valle, e la sua grotta in località Piagge è ancora oggi meta di pellegrinaggio lungo il Sentiero del Pellegrino. Morta nel 1236, la sua memoria ha attraversato anche la sommersione del 1940: la comunità delle Clarisse ha portato con sé il reliquiario del cuore e gli affreschi cinquecenteschi nella nuova sede.

Poi la famiglia Cenci. Francesco, nato nel 1549 e ucciso nella rocca nel 1598, Lucrezia Petroni sua seconda moglie, e soprattutto Beatrice, nata nel 1577 e decapitata a Roma nel 1599 a ventidue anni. Che vi convinca la lettura giudiziaria o quella romantica del personaggio, resta il fatto che questa montagna sopra il Lago del Salto è il luogo materiale di una delle storie più raccontate dell'età moderna europea.

Poi Giorgio De Chirico, e questo è il passaggio che più stupisce i visitatori. Il pittore, insieme alla moglie Isa, prese l'abitudine di trascorrere periodi estivi a Petrella Salto a partire dagli anni Cinquanta, per il legame con la governante di casa, Vincenzina, originaria del posto. Da quella consuetudine nacque il lascito testamentario alle monache: un autoritratto e un'Adorazione di Cristo crocifisso, con quel cavallo ai piedi della croce che è insieme firma e confessione. Sono opere esposte oggi nel museo del monastero di Borgo San Pietro, e vederle a settecento metri di quota, in una valle appenninica, produce un effetto di spaesamento che è quasi dechirichiano di suo.

C'è poi il frate pittore Ortensio Gionfra, autore dell'affresco absidale della chiesa nuova, che raffigurò il lago dentro la chiesa che il lago aveva costretto a costruire. E c'è Gabriele Salvatores, arrivato qui con la troupe di Educazione siberiana. Infine, passano da questo lago ogni anno decine di atleti del wakeboard internazionale, che scelgono l'acqua piatta del Salto per allenarsi e gareggiare: non sono personaggi da manuale di storia, ma sono la ragione per cui il nome di questo bacino circola in ambienti sportivi ben oltre i confini del reatino.

Domande veloci sul Lago del Salto (RI)

Dove si trova esattamente il Lago del Salto (RI)

In provincia di Rieti, nel Cicolano, lungo la valle del fiume Salto. Ricade principalmente nel comune di Petrella Salto e, per porzioni di sponda, nei comuni di Pescorocchiano, Fiamignano, Varco Sabino e Marcetelli.

Quanto costa entrare al Lago del Salto

Niente. Il lago è liberamente accessibile e non esiste alcun biglietto d'ingresso. Si pagano soltanto i servizi privati stagionali, cioè ombrelloni, lettini, noleggi e parcheggi privati, con tariffe esposte dai gestori.

Si può fare il bagno nel Lago del Salto

Sì, nei tratti individuati come acque di balneazione dalla Regione Lazio, che si trovano nei cinque comuni rivieraschi, e in particolare davanti alle aree attrezzate di Fiumata, Borgo San Pietro e della zona della diga. Fuori da quei tratti non c'è sorveglianza e possono valere divieti locali, che vanno rispettati.

L'acqua del Lago del Salto è pulita

La classificazione dell'agenzia regionale per la protezione ambientale del Lazio per la stagione 2025 colloca le acque dei laghi reatini, Salto compreso, nella categoria eccellente, la più alta prevista. I controlli si svolgono da aprile a settembre e gli esiti puntuali si consultano sul portale dell'agenzia.

Quanto è profondo il Lago del Salto

Il punto di massima profondità si trova in prossimità dello sbarramento e le fonti idrografiche indicano circa centotto metri. Il fondale cala rapidamente anche vicino a riva, ed è la ragione principale per cui conviene nuotare solo nelle zone segnalate.

Perché il livello del Lago del Salto cambia tanto

Perché è un serbatoio idroelettrico. L'acqua viene accumulata e rilasciata secondo le esigenze della centrale di Cotilia, e una parte viene travasata nel lago del Turano attraverso una galleria di circa nove chilometri sotto il Monte Navegna.

Si vedono davvero i paesi sommersi nel Lago del Salto

Solo quando il livello scende in modo marcato, e non secondo un calendario prevedibile. In quelle condizioni riaffiorano muri, tracciati e, secondo le testimonianze locali, la sommità del campanile dell'antico monastero. Nella maggior parte delle visite non si vede nulla di tutto questo.

Si può camminare sui ruderi che riemergono

No, ed è una pessima idea. Sono superfici fangose e instabili, con macerie, ferri e cavità. Si osservano dalla riva o dall'acqua.

Quali paesi sono stati sommersi dal Lago del Salto

Borgo San Pietro, Teglieto e Fiumata, frazioni di Petrella Salto, e Sant'Ippolito, frazione di Fiamignano. Furono ricostruiti sulle sponde, poco distanti dallo specchio d'acqua.

Quando è stato creato il Lago del Salto

Nel 1940, con lo sbarramento del fiume Salto realizzato dalla Società Terni. La centrale idroelettrica di Cotilia, che utilizza queste acque, entrò in funzione nel 1942.

Quanto è alta la diga del Salto

Supera i novanta metri. Fu fra le dighe più alte costruite in Italia in quegli anni, e i dati tecnici ufficiali sono quelli depositati presso l'autorità nazionale che vigila sulle grandi dighe.

Si può visitare la diga del Salto

La diga è un impianto industriale in esercizio e non è visitabile liberamente. Si osserva dall'esterno, dalla strada e dai punti panoramici; nelle vicinanze si trova la lapide che ricorda le vittime del cantiere.

Quanto dista il Lago del Salto da Roma

Il riferimento comunale di Petrella Salto è a circa 115 chilometri da Roma. In autostrada, con la A24 e l'uscita Valle del Salto, il tempo di percorrenza reale è di poco superiore all'ora e mezza in condizioni normali.

Come si arriva al Lago del Salto senza auto

È complicato. I collegamenti su gomma per il Cicolano hanno frequenze pensate per i residenti e vanno verificati sul sito del gestore regionale. La soluzione praticabile è il treno fino a Rieti e poi un mezzo a noleggio, oppure un servizio organizzato.

Il Lago del Salto è adatto ai bambini

Sì, se si resta nelle aree attrezzate di Fiumata e Borgo San Pietro, dove l'accesso all'acqua è graduale e ci sono servizi e ombra. Pedalò e canoa sono l'attività che funziona meglio con i più piccoli.

Si può portare il cane al Lago del Salto

Nelle aree libere di norma sì, con guinzaglio e buon senso, mentre negli stabilimenti e nelle aree attrezzate la decisione spetta al gestore. Nelle zone della riserva naturale valgono le prescrizioni dell'ente, che si chiedono alla sede di Varco Sabino.

Quali sport si praticano sul Lago del Salto

Wakeboard, che è la specialità per cui il lago è conosciuto anche fuori regione, canoa e kayak, pedalò, nuoto nelle zone balneabili, immersioni guidate con brevetto e pesca sportiva regolamentata.

Serve la licenza per pescare nel Lago del Salto

Sì. La pesca sportiva richiede la licenza prevista dalla normativa regionale e il rispetto di periodi, attrezzi e limiti di cattura. Le informazioni aggiornate si chiedono agli uffici competenti provinciali.

Che pesci ci sono nel Lago del Salto

Specie quasi tutte introdotte o di ripopolamento: carpa e carpa erbivora, tinca, trota, anguilla, cavedani, carassi, gardon, breme, alborelle, persico reale, persico trota, persico sole, luccio, siluro, scardola, coregoni, oltre al gambero turco e al gambero americano.

Che differenza c'è fra il Lago del Salto e il lago del Turano

Sono due invasi dello stesso impianto idroelettrico, collegati da una galleria. Il Salto è più grande, più lungo e più selvaggio, con sponde boscose e pochi servizi; il Turano è più raccolto e ha borghi affacciati sull'acqua come Castel di Tora e Colle di Tora, con una vocazione turistica più consolidata.

Quanto tempo serve per visitare il Lago del Salto

Una giornata piena per un giro che comprenda diga, Borgo San Pietro con il museo, Petrella Salto e un bagno. Due giorni se si vogliono aggiungere il Sentiero del Pellegrino, Rigatti e i borghi alti del Cicolano.

Il museo del monastero di Borgo San Pietro si può visitare

Sì, la visita è curata dalle religiose e non funziona con biglietteria e turni fissi. Conviene telefonare prima al monastero e presentarsi fuori dagli orari liturgici.

Dove si parcheggia al Lago del Salto

Nelle aree di sosta in corrispondenza delle spiagge attrezzate e lungo i tratti consentiti della viabilità lacustre. In agosto gli spazi sono pochi e si riempiono presto: arrivare prima delle dieci fa la differenza.

Quando è il periodo migliore per andare al Lago del Salto

La seconda metà di settembre, con acqua ancora tiepida e nessuna folla, e in alternativa maggio, con l'invaso ai livelli massimi. Luglio e agosto sono i mesi più affollati e quelli in cui il paesaggio si vede peggio.

Ci sono ristoranti sul Lago del Salto

Sì, soprattutto a Fiumata, Borgo San Pietro e nei capoluoghi comunali, con cucina di montagna a base di tartufo, funghi, carni e formaggi, e la pizza rentorta fra i prodotti tradizionali della valle. Fuori stagione molte attività lavorano su prenotazione.

Ultime note sul Lago del Salto (RI)

Di posti d'acqua nel Lazio ce ne sono molti, e quasi tutti hanno una vocazione turistica più comoda di questa. Il Lago del Salto non è comodo: le strade sono strette, i servizi sono stagionali, il livello dell'acqua cambia, e per vederlo bene bisogna guidare parecchio. Ma è l'unico bacino laziale che porta addosso, in modo così leggibile, il racconto di una scelta industriale che ha riscritto una valle intera. Se venite, venite per quello, oltre che per il bagno: guardate la lapide vicino alla diga, entrate nel museo delle Clarisse, salite ai ruderi della rocca, e poi mettetevi seduti su una riva ombrosa a fine settembre. Quel silenzio non è naturale. È stato costruito nel 1940, e sapere come rende la giornata molto più interessante.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoIl lago del Salto è il più grande lago artificiale del Lazio, situato in provincia di Rieti, creato nel 1940 dallo sbarramento del fiume Salto con la diga del Salto e la conseguente sommersione dell'omonima profonda Valle nel Cicolano.
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