Kollatino Underground
Il Kollatino Underground è uno spazio culturale autogestito nato dall’occupazione, nel 2001, dei seminterrati dismessi dell’ex istituto tecnico Giorgi, in una zona di Roma est priva di luoghi di aggregazione. La sede operativa è in via Georges Sorel 10, nel quartiere Collatino, fra la via Collatina e Colli Aniene, nel territorio del Municipio V. Da presidio giovanile e sportivo nato in un edificio pubblico abbandonato, lo spazio si è trasformato nel tempo in una piattaforma multidisciplinare dedicata soprattutto al teatro e al circo contemporaneo, con due sale spettacolo, una sala prove, un laboratorio fotografico e un bar interno gestiti in autogestione da un’associazione culturale. Il progetto più noto che porta la sua firma è il festival Anomalie, dedicato al nuovo circo, nato nel 2007 e cresciuto fino a diventare uno degli appuntamenti di riferimento per le arti performative nella periferia orientale della città . Per chi vuole leggere questa parte di Roma nel suo insieme, utili anche le pagine sulla Riserva naturale Valle dell’Aniene e sul Castagneto Prenestino.

Dove si trova il Kollatino Underground e come arrivarci
L’indirizzo operativo è via Georges Sorel 10, CAP 00177, nel quartiere Collatino, la zona urbanistica che prende nome dalla via Collatina e che confina a nord con Colli Aniene, a est con Tor Sapienza e a sud con Pietralata. È un tessuto di edilizia popolare e case costruite fra gli anni cinquanta e settanta, con pochi servizi culturali propri, ed è proprio questa carenza il motivo per cui, all’inizio degli anni duemila, un gruppo di giovani del quartiere scelse di riaprire i seminterrati di un istituto scolastico chiuso invece di lasciarli all’abbandono.
Accessibilità e mobilità nel quartiere
Il quartiere Collatino è un tessuto prevalentemente residenziale, con marciapiedi non sempre in condizioni ottimali e una segnaletica pensata più per chi ci vive che per chi lo visita occasionalmente: è una caratteristica comune a molte zone della periferia romana, dove l’attenzione all’accessibilità pedonale è cresciuta negli ultimi anni ma resta disomogenea da strada a strada. Per chi si muove con passeggini o con difficoltà motorie, conviene privilegiare l’auto o un mezzo con accompagnamento piuttosto che affidarsi esclusivamente al trasporto pubblico e all’ultimo tratto a piedi.
In metro e in autobus
La fermata di riferimento della metro B è Rebibbia, da cui si prosegue a piedi o con un breve tratto di autobus verso la via Collatina; chi arriva dalla linea C può scendere a Pigneto o a Malatesta e proseguire con i mezzi di superficie che collegano la Prenestina alla Collatina. Diverse linee ATAC di zona attraversano il quartiere Collatino e permettono di raggiungere via Georges Sorel senza dover prendere l’auto, anche se i tempi di percorrenza dal centro storico restano quelli tipici della periferia est, fra i trenta e i quaranta minuti a seconda dell’ora.
In auto
Da chi arriva dal Grande Raccordo Anulare la via più diretta è l’uscita sulla Collatina o sulla Tiburtina, con innesto poi sulle strade interne del quartiere. La sosta nelle vie residenziali attorno a via Georges Sorel è generalmente libera fuori dagli orari di punta, ma nelle sere di spettacolo, quando il pubblico converge sullo spazio, conviene mettere in conto qualche minuto in più per trovare posto. Chi viene da fuori Roma e non conosce la zona farebbe bene a caricare l’indirizzo su una mappa prima di partire: via Georges Sorel è una traversa interna, non una strada di scorrimento, ed è facile superarla senza accorgersene se non si guarda il navigatore con attenzione negli ultimi due o tre chilometri.
Da dove si arriva più comodamente
Per chi alloggia nel centro storico o nei quartieri della prima periferia, come San Lorenzo, il Pigneto o Prati, il tempo di percorrenza medio verso il Kollatino Underground si aggira sui venticinque o trenta minuti in auto fuori dagli orari di punta, mentre con i mezzi pubblici conviene mettere in conto tre quarti d’ora abbondanti, cambio compreso. Chi arriva invece da fuori città , magari da un soggiorno organizzato in un albergo vicino a Termini, può contare su un collegamento diretto verso Rebibbia con la linea B della metropolitana, il tratto più semplice del percorso.
Che cos’è davvero il Kollatino Underground: da occupazione giovanile a piattaforma culturale
Va detto con chiarezza perché è il punto che genera più equivoci: il Kollatino Underground non nasce come sala da concerti o come teatro comunale, ma come occupazione. Nel 2001 un gruppo di ragazzi del quartiere Collatino, di fronte a un edificio scolastico dismesso da anni, i cui locali seminterrati, palestra compresa, restavano vuoti e inutilizzati, decise di riaprirli per farne un luogo di ritrovo. Le fonti che ricostruiscono questa fase parlano di un progetto nato con un obiettivo prima di tutto sociale e sportivo, pensato per dare al quartiere uno spazio di aggregazione che semplicemente non esisteva.
Il salto di qualità arriva alcuni anni dopo. Le ricostruzioni disponibili concordano su un momento di svolta attorno al 2007, quando l’attività del centro comincia a spostarsi con decisione verso il teatro e, di lì a poco, verso il circo contemporaneo. È l’anno in cui nasce il festival Anomalie, ed è da questo momento che il Kollatino Underground smette di essere solo un presidio di quartiere e comincia a essere conosciuto nell’ambiente delle arti performative romane, ospitando residenze e incubando compagnie che poi hanno costruito una carriera propria, fra cui il gruppo Santa Sangre e la compagnia legata a Matteo Latino.
Un’occupazione diventata associazione culturale
Oggi la realtà che gestisce lo spazio è costituita come associazione, con una sede legale registrata in via dei Prati Fiscali, diversa dall’indirizzo operativo di via Georges Sorel: una distinzione comune fra i centri sociali romani, dove il luogo fisico occupato e l’ente che ne organizza le attività sono due cose giuridicamente separate. Le fonti non concordano sull’anno esatto di fondazione: alcune ricostruzioni indicano il 2001, altre il 2002, altre ancora il 2003; il dato più ricorrente e più circostanziato, legato al racconto della riapertura dei seminterrati dell’ex istituto Giorgi, resta il 2001. Quello che risulta pacifico è che si tratta di uno dei presidi culturali autogestiti più duraturi della periferia orientale della città , attivo da oltre vent’anni.
Va anche detto che l’occupazione del Kollatino Underground si inserisce in una fase precisa della storia romana recente: i primi anni duemila sono un momento in cui, in diversi quartieri periferici della città , gruppi di giovani riaprono edifici pubblici dismessi, in genere ex scuole, ex fabbriche o ex caserme, per farne centri sociali, palestre popolari o spazi culturali. Non è un fenomeno isolato al Collatino: è una pratica diffusa in tutta la periferia romana in quegli anni, con storie molto diverse fra loro quanto a durata, esiti e rapporti con le istituzioni locali. Il Kollatino Underground si distingue in questo panorama per aver spostato progressivamente il proprio baricentro dalla sola aggregazione sociale a una produzione artistica riconosciuta anche fuori dal circuito militante, un percorso che non tutte le occupazioni coeve hanno compiuto con lo stesso successo.
Le attività del Kollatino Underground: teatro, circo contemporaneo, musica e formazione
Nel corso di due decenni lo spazio ha accumulato una dotazione che non è comune trovare in un centro sociale nato da un’occupazione: due sale spettacolo, una grande e una piccola, una sala prove attrezzata, uno spazio destinato al cinema, un laboratorio di camera oscura per la fotografia, una piccola biblioteca e un bar interno che finanzia parte delle attività . A queste si aggiungono una connessione internet gratuita, dettaglio che nella zona non è affatto scontato, e un’attrezzeria condivisa fra le compagnie residenti.
Va aggiunto che il calendario delle attività non segue un modello rigido e identico per ogni stagione: alcune annualità hanno visto una programmazione più concentrata sul teatro di prosa, altre un accento più marcato sul circo contemporaneo o sulla musica dal vivo, a seconda delle compagnie in residenza in quel momento e dei bandi pubblici ottenuti dall’associazione. Questa variabilità , tipica di uno spazio gestito con risorse limitate e senza una programmazione pluriennale garantita a priori, è anche uno dei motivi per cui conviene sempre controllare il cartellone aggiornato piuttosto che affidarsi a informazioni raccolte in passato.
La programmazione si muove su più livelli. C’è la stagione teatrale vera e propria, costruita insieme a un gruppo di compagnie romane che usano lo spazio in residenza; ci sono le rassegne musicali, che nel corso degli anni hanno portato al Kollatino nomi della scena indipendente italiana e internazionale; ci sono i corsi di formazione rivolti a chi vuole lavorare nei mestieri dello spettacolo, dalla recitazione alla tecnica; e c’è il lavoro sul circo contemporaneo, diventato negli anni il tratto più riconoscibile della programmazione. A questo si aggiungono workshop artistici pensati per pubblici diversi, dai più piccoli agli adulti, e laboratori legati alla street art, alla giocoleria, alla produzione radiofonica e al videomaking, in linea con un’idea di rigenerazione urbana che passa dalle pratiche artistiche più che dai proclami.
Il festival Anomalie e il circo contemporaneo
Il progetto che ha dato al Kollatino Underground una visibilità che va oltre il quartiere è il festival Anomalie, nato nel 2007 e dedicato al nuovo circo, cioè a quella generazione di artisti che ha spostato l’acrobazia e la giocoleria fuori dal tendone tradizionale per portarle nel teatro, nella strada e negli spazi pubblici. Negli anni il festival è cresciuto fino a uscire fisicamente dai confini di via Georges Sorel: nelle edizioni più recenti si è spostato al Parco delle Canapiglie, a Torre Maura, un altro pezzo di periferia orientale romana, segno che il progetto culturale nato al Kollatino ha ormai una vita e un pubblico più grandi dello spazio che lo ha generato.
La formula del festival mescola spettacoli di compagnie italiane e internazionali, momenti di formazione aperti al pubblico e occasioni di incontro fra artisti, in un formato che negli anni ha assunto il carattere di rassegna diffusa più che di singolo evento concentrato in poche giornate. Per chi si occupa di circo contemporaneo in Italia, Anomalie è diventato un punto di riferimento periodico, capace di attirare a Roma est un pubblico che normalmente non frequenta la periferia orientale della città , contribuendo in modo concreto a quella idea di rigenerazione culturale dal basso che il Kollatino Underground rivendica fin dalle origini.
La formazione e i laboratori
Accanto alla programmazione di spettacoli, lo spazio dedica una parte significativa della propria attività alla formazione. I corsi coprono le principali competenze dei mestieri dello spettacolo dal vivo, dalla recitazione alle discipline circensi, fino alla tecnica di palco e alla gestione degli spazi performativi, e sono pensati sia per chi vuole avvicinarsi per la prima volta a questi linguaggi sia per chi ha già un percorso artistico avviato e cerca un luogo dove continuare a esercitarsi. I laboratori aperti al pubblico, invece, spaziano su un ventaglio più largo di pratiche: street art, giocoleria, produzione radiofonica, videomaking e fotografia analogica nel laboratorio di camera oscura interno, un’attrezzatura che pochi spazi indipendenti romani di queste dimensioni possono permettersi di mantenere attiva.
Capienza e caratteristiche delle sale
Le due sale spettacolo dello spazio, come già ricordato ricavate dai seminterrati dell’ex istituto Giorgi, hanno dimensioni contenute, coerenti con la scala di un teatro di prossimità più che con quella di un grande spazio per spettacoli: la sala maggiore ospita le produzioni più strutturate e gli appuntamenti con maggiore richiesta di pubblico, mentre la sala minore è pensata per formati più intimi, prove aperte, letture e momenti di formazione. Questa impostazione, comune a molti spazi indipendenti nati da un recupero e non da una progettazione teatrale ex novo, comporta un vantaggio e un limite allo stesso tempo: la vicinanza fra artisti e pubblico è molto maggiore che in un teatro tradizionale, ma la capienza resta limitata, ed è la ragione per cui, per gli appuntamenti più attesi, conviene sempre informarsi in anticipo sulla disponibilità di posti.
Il bar interno e la vita comunitaria dello spazio
Un elemento che spesso sfugge a chi guarda il Kollatino Underground solo dal punto di vista del cartellone è il ruolo del bar interno. In molti centri sociali culturali romani il bar non è un servizio accessorio ma una delle principali fonti di sostentamento economico dell’attività , e insieme il vero luogo di socialità dello spazio: è lì che si incontrano gli artisti dopo le prove, che si discute della serata appena vista, che si organizzano collettivamente le prossime iniziative. Il modello economico di un centro autogestito, del resto, si regge quasi sempre su tre gambe, i bandi pubblici vinti periodicamente, gli incassi della biglietteria e degli eventi, e appunto i ricavi del bar, che spesso coprono le spese correnti quando la programmazione culturale non basta da sola a sostenere i costi fissi di affitto implicito, utenze e manutenzione di uno spazio così articolato.
Una curiosità su Kollatino Underground
Pochi, fuori dagli addetti ai lavori, sanno che cosa fosse in origine l’edificio che oggi ospita lo spazio. Non un capannone industriale dismesso, come capita spesso a Roma, ma i locali seminterrati di un istituto tecnico, il Giorgi, con tanto di ex palestra scolastica: un dettaglio che spiega perché, nella fase iniziale del progetto, la componente sportiva fosse tanto importante quanto quella culturale. La curiosità vera, però, riguarda il nome. Kollatino, con la kappa al posto della c, non è un vezzo grafico casuale: richiama la via Collatina che dà il nome al quartiere, ma nella grafia con la kappa porta dentro anche l’eco di una cultura giovanile, quella dei centri sociali e dell’occupazione come pratica politica, che negli anni novanta e duemila a Roma amava proprio quel tipo di scrittura alternativa.
Un secondo dettaglio poco noto riguarda la doppia identità amministrativa dello spazio: la sede legale dell’associazione culturale che porta il nome del Kollatino Underground non è in via Georges Sorel, ma in via dei Prati Fiscali, diversi chilometri più a nord, verso il quartiere Nomentano. È un aspetto tecnico, ma dice qualcosa di importante su come funzionano molte realtà di questo tipo: il luogo che il pubblico conosce e frequenta non coincide necessariamente con l’indirizzo formale dell’ente che lo gestisce.
Una terza curiosità riguarda proprio la parte di edificio riqualificata: le fonti che ricostruiscono la nascita del progetto insistono sul fatto che a essere recuperati furono in particolare la palestra e i depositi seminterrati dell’istituto Giorgi, cioè gli ambienti più marginali e meno pregiati dell’intero complesso scolastico. È un dettaglio che dice molto del metodo con cui è nato lo spazio: non l’occupazione di un edificio intero e prestigioso, ma il recupero paziente degli scarti di un altro edificio pubblico, trasformati nel tempo in due sale spettacolo, una sala prove, un laboratorio fotografico e un bar.
Una cosa che non ti dice nessuno su Kollatino Underground
Quello che raramente viene raccontato, quando si parla di questo spazio come di una storia di successo della rigenerazione dal basso, è che per anni il Kollatino Underground ha vissuto in una condizione di equilibrio precario dal punto di vista amministrativo. Un’ispezione condotta dagli uffici del municipio il 26 novembre 2011, durante una serata musicale, contestò allo spazio l’applicazione degli articoli 68 e 80 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, trattandolo come un esercizio commerciale privo dei requisiti richiesti piuttosto che come un’associazione culturale. Ne seguirono una sanzione da 500 euro e la sospensione delle attività musicali, di danza e teatrali, fino a un provvedimento di chiusura pubblica notificato il 17 aprile 2012.
Il paradosso, sollevato all’epoca dalla presidente dell’associazione, è che lo stesso spazio aveva vinto per anni bandi pubblici per la cultura e ricevuto sostegno istituzionale, salvo poi trovarsi esposto a una sanzione amministrativa proprio per la mancanza di un atto formale di assegnazione dei locali: senza quell’atto, secondo le regole allora applicate, non era possibile mettere lo spazio a norma per la sicurezza. È una vicenda che racconta bene la condizione di molti centri sociali romani nati da un’occupazione: riconosciuti come interlocutori culturali dalle stesse amministrazioni che, sul piano regolamentare, possono trattarli come irregolari.
Quello che rende la vicenda del 2011 e del 2012 particolarmente istruttiva è il momento in cui avvenne: un’ispezione durante una serata musicale, cioè nel pieno di un’attività culturale aperta al pubblico, e non un controllo di routine su un edificio vuoto. Per chi frequenta oggi lo spazio senza conoscerne la storia, vale la pena sapere che dietro la normalità apparente di un cartellone di spettacoli c’è stato un periodo, oltre un decennio fa, in cui la sopravvivenza stessa del Kollatino Underground come luogo di programmazione pubblica non era affatto scontata. Le fonti disponibili non riportano l’esito definitivo del procedimento amministrativo avviato in quegli anni, né eventuali sviluppi giudiziari successivi: quello che risulta con certezza è che lo spazio ha continuato a essere attivo negli anni seguenti, ospitando il festival Anomalie e mantenendo la propria programmazione teatrale e musicale.
Il consiglio che ti do per visitare Kollatino Underground
Il consiglio più utile è di non trattare il Kollatino Underground come una tappa turistica qualunque, ma come quello che è: uno spazio di produzione culturale vivo, con una programmazione che cambia di stagione in stagione e che va verificata sui canali ufficiali dell’associazione prima di muoversi, perché orari e biglietti di un centro autogestito non seguono la logica di un botteghino tradizionale. Prima di partire, conviene guardare il calendario aggiornato sul sito e sulla pagina social dello spazio, così da sapere se quella sera c’è uno spettacolo di teatro, una serata di circo contemporaneo o un concerto, che sono esperienze molto diverse fra loro.
L'indicazione, per chi non conosce ancora la zona, è di arrivare con un margine di tempo prima dell’inizio, perché via Georges Sorel non è una strada centrale e orientarsi la prima volta richiede qualche minuto in più del previsto. Se il programma della serata rientra nel filone del circo contemporaneo, vale la pena informarsi anche sul festival Anomalie, che nelle edizioni più recenti si tiene al Parco delle Canapiglie di Torre Maura e non più negli spazi originari: succede spesso, per chi cerca eventi legati al Kollatino, di trovare appuntamenti che portano il suo nome ma si svolgono altrove, ed è bene saperlo prima di presentarsi alla porta sbagliata.
Un secondo consiglio, meno pratico e più di metodo: chi visita per la prima volta il Kollatino Underground farebbe bene a non aspettarsi gli standard di un teatro istituzionale, e a considerarlo invece un pregio piuttosto che un limite. Le sale sono quelle ricavate da un seminterrato scolastico, l’arredo è essenziale, il bar interno funziona come vero e proprio ritrovo prima e dopo lo spettacolo: è un’esperienza più simile a una serata in un piccolo teatro di comunità che a una serata a teatro in senso tradizionale, e va vissuta con questo spirito. Consiglio infine di fermarsi al bar dopo lo spettacolo, quando capita: è spesso in quei momenti, più che durante la rappresentazione, che si capisce davvero che tipo di comunità tiene in piedi da oltre vent’anni uno spazio come questo.
Il quartiere Collatino e Colli Aniene intorno al Kollatino Underground
Lo spazio si trova in un pezzo di Roma est che raramente compare nelle guide turistiche, e proprio per questo merita qualche riga in più. Il quartiere Collatino prende il nome dalla via Collatina, l’antica strada consolare che collegava Roma a Collatia, ed è cresciuto per fasi successive a partire dal secondo dopoguerra, con blocchi di edilizia popolare e residenziale che ancora oggi ne definiscono il profilo urbano. A nord si salda a Colli Aniene, un quartiere più recente e più verde, nato negli anni ottanta lungo la valle del fiume Aniene, con il grande parco fluviale che porta lo stesso nome; a est confina con Tor Sapienza, una delle zone popolari storiche della periferia romana; a sud si apre verso Pietralata, un altro quartiere di edilizia pubblica novecentesca oggi al centro di diversi progetti di rigenerazione culturale.
Non è un caso che proprio in quest’area della città siano nati, nel corso degli anni, più presidi culturali indipendenti: la carenza storica di teatri, cinema e biblioteche nella periferia est ha spinto diverse generazioni a costruirsi da sole gli spazi che mancavano. Chi vuole allargare lo sguardo su questa parte di Roma può abbinare la visita al Kollatino Underground con una passeggiata nella Riserva naturale Valle dell’Aniene, che corre proprio a ridosso di Colli Aniene, o con un salto agli eventi organizzati nell’ambito dell’Aniene Festival al Parco Nomentano, poco più a nord.
Il Municipio V e il tessuto urbano di Roma est
Dal punto di vista amministrativo il quartiere Collatino rientra nel Municipio V, uno dei più estesi e popolosi della città , nato dall’accorpamento di zone diverse in occasione della riforma dei municipi romani del 2013 e comprendente, oltre al Collatino, anche Colli Aniene, Tiburtino, Pietralata, Ponte Mammolo e altre porzioni della periferia orientale. È un territorio segnato da una crescita urbanistica molto rapida nel secondo dopoguerra, quando Roma dovette rispondere in tempi brevi a un’ondata di immigrazione interna che portava famiglie da tutta Italia verso la capitale in cerca di lavoro: i piani di edilizia popolare che ne nacquero privilegiarono quasi sempre la quantità di alloggi rispetto alla qualità degli spazi pubblici, lasciando in eredità quartieri densamente abitati ma poveri di servizi culturali, di verde attrezzato e di luoghi di incontro diversi dal semplice bar sotto casa.
È in questo contesto che va letta la scelta, compiuta da diverse generazioni di residenti del Municipio V, di riappropriarsi di edifici pubblici dismessi per farne spazi collettivi. Il Kollatino Underground non è un caso isolato: nella stessa area, negli stessi anni, sono nate altre esperienze analoghe, con storie e fortune diverse, che insieme compongono una mappa informale della cultura indipendente romana orientale, difficile da trovare nelle guide turistiche tradizionali ma ben nota a chi vive stabilmente in questi quartieri.
Colli Aniene, Tor Sapienza e Pietralata: tre volti diversi della stessa periferia
I tre quartieri che circondano il Collatino raccontano tre fasi diverse della crescita urbana di Roma est. Colli Aniene nasce più tardi degli altri, fra la fine degli anni settanta e gli anni ottanta, come lottizzazione pianificata lungo la valle del fiume, con un impianto urbanistico più ordinato rispetto alla crescita spesso disordinata di altre zone della periferia romana; proprio la presenza del parco fluviale dell’Aniene ne ha fatto, nel tempo, uno dei quartieri più verdi di questa parte della città , apprezzato da chi cerca un compromesso fra vicinanza al centro e qualità dell’ambiente urbano. Tor Sapienza, al contrario, è uno dei nuclei di edilizia popolare più antichi della zona, cresciuto già a partire dal primo Novecento attorno a un casale agricolo e poi ampliato in modo massiccio nel secondo dopoguerra: è un quartiere che ha conosciuto fasi di tensione sociale importanti nel corso degli anni, legate soprattutto alle difficoltà di convivenza in un contesto di forte disagio abitativo, e che resta oggi uno dei simboli più citati, nel dibattito pubblico romano, delle criticità della periferia orientale.
Pietralata, infine, condivide con il Collatino una storia di edilizia popolare novecentesca ma ha visto, negli ultimi anni, un investimento più deciso in progetti di rigenerazione culturale, con spazi dedicati alla danza e alle arti performative che affiancano oggi il tessuto residenziale storico. Messi in fila, questi quattro quartieri, Collatino compreso, formano un pezzo di città che vale la pena leggere insieme piuttosto che come tappe isolate: ognuno porta un pezzo diverso della stessa storia, quella di una Roma cresciuta in fretta nel secondo Novecento e oggi alla ricerca di una propria identità culturale.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Roma est sia storicamente povera di infrastrutture culturali lo sanno tutti quelli che ci vivono. Quello che si tende a dimenticare è che questa carenza non è un dato recente, ma il risultato di decenni di espansione urbana concentrata sull’edilizia residenziale e mai davvero accompagnata da servizi culturali pubblici adeguati: quartieri come Collatino, Tor Sapienza e Pietralata sono cresciuti rapidamente nel secondo Novecento per rispondere al fabbisogno abitativo della città , mentre teatri, biblioteche e cinema restavano concentrati nel centro e nei quartieri della prima periferia storica.
È in questo vuoto che si spiega la fortuna, non solo del Kollatino Underground ma di un intero filone di centri autogestiti romani nati da occupazioni di edifici pubblici dismessi: scuole chiuse, ex fabbriche, caserme in disuso diventate, nell’arco di pochi anni, l’unico presidio culturale reale di interi quartieri. Un fenomeno analogo, sebbene con storie e caratteri propri, si può leggere anche in altri spazi indipendenti romani come la Palestra Popolare San Lorenzo o il Container San Lorenzo, nati in zone diverse della città ma con la stessa logica di riuso dal basso di spazi altrimenti abbandonati.
Un aspetto che merita di essere sottolineato è quanto questo modello, nato quasi sempre da esigenze locali molto concrete, abbia finito per produrre un beneficio che va oltre il singolo quartiere. Il festival Anomalie, per fare l’esempio più evidente, è cresciuto fino a diventare un appuntamento che porta pubblico da tutta Roma e non solo dal Collatino, dimostrando che un investimento culturale nato per rispondere a un bisogno di prossimità può, con il tempo, generare un valore che ricade sull’intera città . È una dinamica che vale la pena tenere presente quando si discute, in generale, del ruolo dei centri sociali culturali nella vita urbana romana: non sono soltanto un rimedio locale a una carenza di servizi, ma spesso diventano vere e proprie infrastrutture culturali cittadine, pur mantenendo una gestione e un radicamento fortemente locali.
Terzo elemento poco citato: la sopravvivenza di questi luoghi non dipende quasi mai da un unico finanziamento, ma da un mix fragile di bandi pubblici vinti periodicamente, bar interni che sostengono i costi correnti e lavoro volontario. È un modello che regge finché la comunità che lo anima resta attiva, ed è la ragione per cui la storia amministrativa travagliata del Kollatino Underground, con la sospensione delle attività nel 2012, va letta non come un’eccezione ma come un rischio strutturale condiviso da gran parte dei centri sociali culturali della città .
La foto giusta da fare a Kollatino Underground
Lo scatto che racconta meglio questo posto non è la facciata dell’edificio scolastico che lo ospita, che dall’esterno resta anonima come tante altre scuole della periferia romana degli anni sessanta. È l’interno delle sale, quando sono allestite per uno spettacolo di circo contemporaneo: gli attrezzi aerei, la struttura tecnica a vista, il pubblico seduto vicinissimo alla pista, senza la distanza tipica di un grande teatro. È lì che si vede la differenza fra un centro sociale che ha semplicemente sopravvissuto e uno che ha costruito una vera competenza artistica.
Se invece si assiste a una serata all’aperto del festival Anomalie al Parco delle Canapiglie, la foto giusta è quella che tiene insieme gli artisti in scena e il pubblico seduto sull’erba: un’immagine che racconta bene come il circo contemporaneo nato in un seminterrato di via Georges Sorel sia riuscito, nel tempo, a occupare anche lo spazio aperto di un parco pubblico della periferia est. Per chi frequenta lo spazio nella sua sede abituale, vale la pena portare a casa anche un dettaglio meno spettacolare ma significativo: il bancone del bar interno, punto di ritrovo prima e dopo gli spettacoli, che più di ogni altra immagine racconta la dimensione comunitaria del luogo.
Chi ha una minima competenza fotografica sa che gli spazi teatrali ricavati da ambienti non progettati per lo spettacolo pongono sempre lo stesso problema, la luce disponibile è quella dell’impianto scenico e non quella pensata per un fotografo, quindi conviene alzare la sensibilità della fotocamera e lavorare senza flash, per non disturbare artisti e pubblico e per restituire davvero l’atmosfera della serata. Vale la regola che vale in ogni piccolo teatro indipendente, la foto migliore si fa da seduti, con discrezione, prima che le luci di sala si spengano del tutto.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia del Kollatino Underground, più che a una sequenza di grandi eventi pubblici, va letta come una successione di passaggi che hanno trasformato uno spazio nato per rispondere a un bisogno locale in un presidio culturale con una visibilità cittadina. Di seguito i momenti che le fonti disponibili permettono di ricostruire con maggiore precisione.
Il primo avvenimento è la nascita stessa del progetto, nel 2001, quando un gruppo di giovani del quartiere Collatino riapre i seminterrati dismessi dell’ex istituto tecnico Giorgi, palestra compresa, e comincia a usarli come luogo di aggregazione giovanile e sportiva in un’area della città che ne era priva.
Il secondo è il 2007, l’anno in cui la programmazione dello spazio si sposta con decisione verso il teatro e nasce il festival Anomalie, dedicato al nuovo circo: da questo momento il Kollatino Underground comincia a essere conosciuto ben oltre i confini del quartiere Collatino, come luogo di produzione e non solo di aggregazione.
Il terzo è la crisi amministrativa del 2011 e del 2012: l’ispezione del 26 novembre 2011, la sanzione e la sospensione delle attività musicali, di danza e teatrali, fino al provvedimento di chiusura notificato il 17 aprile 2012. È il momento in cui la contraddizione fra riconoscimento culturale e mancanza di uno status giuridico stabile emerge con più forza, in una vicenda che riguarda in modo trasversale molti spazi autogestiti romani.
Un momento intermedio, meno un singolo evento che un lungo processo, è l’emergere progressivo, negli anni successivi al 2007, di un vero e proprio ecosistema di compagnie residenti: non un singolo gruppo ospitato per una stagione, ma una rete stabile di realtà artistiche che hanno usato il Kollatino Underground come base operativa per anni, contribuendo a costruire quella reputazione nel settore del teatro e del circo contemporaneo che oggi lo spazio porta con sé.
Il quarto avvenimento riguarda la trasformazione più recente dell’associazione in un ente riconosciuto formalmente, con tanto di codice fiscale e partita IVA propri, e la sede legale registrata in via dei Prati Fiscali: un passaggio che segna, sulla carta, la distanza fra il centro sociale delle origini e la struttura organizzata di oggi, pur restando invariata la natura di occupazione dello spazio fisico di via Georges Sorel. Il quinto, per chiudere con un dato più recente, è la scelta di portare il festival Anomalie fuori dai confini originari, verso il Parco delle Canapiglie a Torre Maura: un segnale della crescita del progetto oltre lo spazio che lo ha generato.
Vale la pena aggiungere un sesto elemento, meno un singolo evento che una linea di continuità : nel corso dei due decenni di attività il Kollatino Underground ha costruito relazioni stabili con compagnie teatrali e circensi che sono passate dallo status di gruppi emergenti a realtà riconosciute nel panorama nazionale, restando spesso legate allo spazio come luogo di residenza o come tappa fissa della propria attività . È un tipo di continuità che, nella storia frammentata di molti centri sociali romani, non è affatto scontata, e che rende il Kollatino Underground un caso di studio interessante per chi si occupa di rigenerazione urbana attraverso la cultura.
Chi è passato da Kollatino Underground
Chiedersi chi sia passato dal Kollatino Underground significa, in gran parte, chiedersi quali compagnie e quali artisti abbiano trovato in questo spazio un luogo dove crescere professionalmente prima di affermarsi su palcoscenici più grandi. È un elenco che riguarda soprattutto il mondo del teatro indipendente e del nuovo circo, più che quello dello spettacolo mainstream, coerentemente con la vocazione dello spazio fin dalle origini.
Più che di ospiti celebri in senso mondano, per il Kollatino Underground ha senso parlare di compagnie e artisti che qui hanno trovato uno spazio di crescita professionale. Fra i nomi che le fonti associano stabilmente allo spazio ci sono il collettivo Santa Sangre e la compagnia legata a Matteo Latino, entrambi cresciuti anche grazie alle residenze offerte dal centro; ci sono poi realtà come Muta Imago e Teatro Deluxe, che vi hanno svolto periodi di residenza artistica nel corso degli anni. Sono nomi che, per chi segue la scena del teatro indipendente e del nuovo circo a Roma, raccontano bene il tipo di percorso che questo spazio ha reso possibile: non grandi produzioni con budget importanti, ma un incubatore di linguaggi performativi nuovi, nato in un seminterrato di periferia.
A questi si aggiungono, negli anni, decine di gruppi musicali della scena indipendente italiana e internazionale che hanno suonato nelle sale di via Georges Sorel, in un cartellone che ha sempre mescolato musica dal vivo, teatro e arti circensi senza una gerarchia rigida fra i linguaggi. È proprio questa varietà , più che un singolo nome di richiamo, a definire chi frequenta abitualmente il Kollatino Underground: un pubblico di quartiere insieme a un pubblico specializzato che arriva da tutta la città per seguire una singola compagnia o un singolo festival.
Un capitolo a parte meriterebbero gli allievi passati dai corsi di formazione interni, molti dei quali hanno poi proseguito un percorso professionale nel teatro, nella tecnica di palco o nelle discipline circensi: è un pubblico meno visibile di quello che riempie le sale per uno spettacolo, ma probabilmente il più significativo, perché racconta la funzione che il Kollatino Underground ha svolto per intere generazioni di giovani del Municipio V, offrendo un percorso concreto verso i mestieri dello spettacolo in un quartiere dove le opportunità di formazione artistica restano scarse.
Quando andare al Kollatino Underground
Trattandosi di uno spazio con una programmazione stagionale, il periodo migliore per una visita coincide con i mesi in cui teatro e circo contemporaneo sono attivi al chiuso, tipicamente da autunno a primavera, mentre in piena estate parte dell’attività si sposta all’aperto, con il festival Anomalie che nelle ultime edizioni si tiene al Parco delle Canapiglie di Torre Maura anziché nella sede storica. Prima di organizzare una serata conviene sempre controllare il calendario aggiornato sui canali ufficiali dell’associazione, perché la programmazione di un centro autogestito cambia con maggiore frequenza rispetto a quella di un teatro tradizionale e non tutte le date restano fisse da una stagione all’altra.
Non esiste una navetta dedicata che colleghi lo spazio alle stazioni della metropolitana più vicine, quindi il tratto finale del tragitto resta sempre a carico di chi visita, a piedi o con gli autobus di zona: un dettaglio da mettere in conto soprattutto nelle sere invernali, quando il buio arriva presto e alcune strade residenziali del quartiere Collatino sono meno illuminate rispetto a quelle del centro storico.
Chi organizza un viaggio a Roma pensando anche a una serata fuori dai circuiti più turistici farebbe bene a costruire il programma con un certo margine di flessibilità : uno spazio come questo funziona per appuntamenti puntuali, non per un cartellone aperto tutti i giorni della settimana come un cinema multisala. Vale la pena, in fase di pianificazione, individuare due o tre date possibili nel calendario del proprio soggiorno romano, così da avere un’alternativa nel caso in cui lo spettacolo scelto risulti già esaurito o rinviato, evenienza non rara nei piccoli spazi indipendenti con capienza limitata.
Cosa c’è intorno a Kollatino Underground
Chi arriva fin qui per uno spettacolo può allargare la visita al resto della periferia orientale romana, che negli ultimi anni ha visto crescere diversi presidi culturali dedicati alle arti performative. A pochi chilometri, nel quartiere Pietralata, si segnala la programmazione di Territori Creativi al DAF di Pietralata, dedicata alla danza contemporanea. Verso nord, oltre Colli Aniene, l’Aniene Festival al Parco Nomentano porta musica e teatro gratuiti lungo il fiume. Per chi ama camminare nel verde, la Riserva naturale Valle dell’Aniene corre proprio a ridosso di Colli Aniene, mentre più a sud, verso il Prenestino, il Castagneto Prenestino offre una delle poche selve castanicole storiche rimaste dentro il tessuto urbano della capitale. È un modo per leggere Roma est non come periferia indistinta, ma come un mosaico di quartieri ognuno con una propria identità culturale e naturalistica.
Domande veloci su Kollatino Underground
Dove si trova esattamente il Kollatino Underground?
In via Georges Sorel 10, CAP 00177 Roma, nel quartiere Collatino, fra la via Collatina, Colli Aniene, Tor Sapienza e Pietralata, nel territorio del Municipio V.
Quando è nato il Kollatino Underground?
Le fonti non concordano sull’anno esatto: la ricostruzione più circostanziata, legata alla riapertura dei seminterrati dell’ex istituto tecnico Giorgi, indica il 2001; altre fonti riportano il 2002 o il 2003.
Che cos’è, un centro sociale o un teatro?
È entrambe le cose insieme: nasce come occupazione a scopo di aggregazione giovanile e sportiva, e nel tempo si è trasformato in una piattaforma culturale con due sale spettacolo, produzioni teatrali, circo contemporaneo, musica dal vivo e corsi di formazione.
Che cos’è il festival Anomalie?
È il festival di circo contemporaneo nato al Kollatino Underground nel 2007, che nelle edizioni più recenti si svolge al Parco delle Canapiglie, a Torre Maura, e non più negli spazi originari di via Georges Sorel.
Come si arriva al Kollatino Underground con i mezzi pubblici?
La stazione di riferimento della metro B è Rebibbia; in alternativa si può scendere a Pigneto o Malatesta sulla linea C e proseguire con gli autobus di zona che collegano la Prenestina e la Tiburtina alla via Collatina.
Bisogna prenotare per assistere a uno spettacolo?
Dipende dall’evento e dalla stagione: per gli spettacoli di teatro e circo contemporaneo conviene verificare sui canali ufficiali dell’associazione se è richiesta la prenotazione o l’acquisto anticipato del biglietto, perché le regole cambiano da un cartellone all’altro.
Il Kollatino Underground ha avuto problemi con le autorità ?
Sì: un’ispezione del 26 novembre 2011 contestò allo spazio la mancanza dei requisiti previsti dal Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, con una sanzione e la sospensione delle attività , fino a un provvedimento di chiusura notificato il 17 aprile 2012.
È un’occupazione o ha un titolo legale sullo spazio?
Lo spazio di via Georges Sorel nasce da un’occupazione del 2001 e resta gestito in autogestione dall’associazione; la sede legale dell’ente che ne organizza le attività è registrata in via dei Prati Fiscali, un indirizzo diverso da quello operativo.
Che tipo di attività si possono trovare, oltre agli spettacoli?
Corsi di formazione nei mestieri dello spettacolo, workshop artistici per pubblici diversi, laboratori di fotografia in camera oscura, street art, giocoleria, radio e videomaking, oltre a una piccola biblioteca e a un bar interno che funge da punto di ritrovo.
Quali compagnie sono legate al Kollatino Underground?
Fra i nomi ricorrenti nelle fonti figurano il collettivo Santa Sangre e la compagnia legata a Matteo Latino, oltre a realtà come Muta Imago e Teatro Deluxe, che vi hanno svolto periodi di residenza artistica.
Che cosa c’è intorno al Kollatino Underground?
Il quartiere Collatino, Colli Aniene con il suo parco fluviale, Tor Sapienza e Pietralata, quest’ultima sede di altri presidi culturali indipendenti dedicati alle arti performative.
Il Kollatino Underground è adatto a chi visita Roma per pochi giorni?
Può esserlo per chi cerca un’esperienza culturale diversa dal circuito dei monumenti classici e ha già visto le principali attrazioni del centro storico: non è però una tappa da inserire in un itinerario breve pensato solo intorno ai luoghi più noti della città , perché richiede tempo per raggiungerlo e per capirne il contesto.
Si può visitare lo spazio anche senza assistere a uno spettacolo?
Le informazioni disponibili riguardano soprattutto la programmazione di spettacoli, corsi e laboratori; per una visita libera degli spazi, fuori da un evento in calendario, conviene contattare direttamente l’associazione per verificare disponibilità e modalità .
Qual è la differenza fra il Kollatino Underground e un teatro comunale?
Il Kollatino Underground nasce da un’occupazione e resta gestito in autogestione da un’associazione culturale, con un modello economico che si regge su bandi pubblici, incassi del bar interno e lavoro volontario, mentre un teatro comunale ha una gestione amministrativa e un finanziamento pubblico strutturato fin dall’origine.
Quanti posti hanno le sale del Kollatino Underground?
Le due sale interne, ricavate dai seminterrati dell’ex istituto Giorgi, hanno una capienza contenuta, tipica di un teatro di prossimità : per questo, in occasione degli spettacoli più richiesti, conviene informarsi in anticipo sulla disponibilità di posti piuttosto che presentarsi senza alcuna verifica.
Ci sono parcheggi vicino al Kollatino Underground?
Non esiste un parcheggio dedicato allo spazio: la sosta si trova lungo le strade residenziali del quartiere Collatino, generalmente libera fuori dagli orari di punta, ma da verificare con un margine di tempo maggiore nelle sere di spettacolo più affollate.
Il Kollatino Underground organizza eventi anche per bambini?
Fra i laboratori e i workshop proposti nel corso degli anni figurano attività pensate per pubblici diversi, compresi i più giovani, accanto alla programmazione principale rivolta a un pubblico adulto: per un evento specifico rivolto ai bambini conviene comunque verificare il calendario in vigore, perché la proposta cambia di stagione in stagione.
Consigli letti insieme, non uno alla volta
Chi arriva fin qui dopo aver letto tutta la pagina avrà notato un filo che lega i vari consigli sparsi nel testo: verificare il calendario prima di partire, mettere in conto un tempo di percorrenza maggiore rispetto a una zona centrale, non aspettarsi gli standard di un grande teatro e, se possibile, abbinare la serata a una passeggiata nel quartiere circostante, fra il parco fluviale dell’Aniene e gli altri presidi culturali della zona. Messi insieme, questi accorgimenti trasformano una visita che potrebbe sembrare complicata, per la distanza dal centro e per la natura poco convenzionale dello spazio, in una delle esperienze più autentiche che la periferia orientale di Roma possa offrire a chi ha voglia di uscire dagli itinerari abituali.
A nostro giudizio il Kollatino Underground rappresenta un caso utile per capire come funziona davvero, sul campo, la rigenerazione culturale della periferia est di Roma: non un progetto calato dall’alto, ma un percorso lungo vent’anni, fatto di occupazione, crescita artistica e anche di scontro con le regole amministrative, che ha finito per produrre uno dei presidi teatrali e circensi più riconoscibili di questa parte della città .
Domande frequenti sul Kollatino Underground
Dove si trova il Kollatino Underground?
Il Kollatino Underground si trova in via Georges Sorel 10, CAP 00177, nel quartiere Collatino di Roma, la zona urbanistica che prende nome dalla via Collatina e che confina a nord con Colli Aniene, a est con Tor Sapienza e a sud con Pietralata, nel territorio del Municipio V.
Che cos'è il Kollatino Underground?
Il Kollatino Underground non nasce come sala da concerti o teatro comunale, ma come occupazione: nel 2001 un gruppo di ragazzi del quartiere Collatino riaprì i locali seminterrati di un edificio scolastico dismesso, palestra compresa, per farne un luogo di ritrovo che nel tempo è diventato una piattaforma culturale.
Che attività si fanno al Kollatino Underground?
Il Kollatino Underground ospita oggi due sale spettacolo, una grande e una piccola, una sala prove attrezzata, uno spazio destinato al cinema, un laboratorio di camera oscura per la fotografia, una piccola biblioteca e un bar interno, con una programmazione che spazia fra teatro, circo contemporaneo, musica e formazione.
Cos'era l'edificio prima di diventare il Kollatino Underground?
Prima di ospitare il Kollatino Underground, l'edificio era la sede dei locali seminterrati di un istituto tecnico, il Giorgi, con tanto di ex palestra scolastica: un dettaglio che spiega perché nella fase iniziale del progetto la componente sportiva fosse importante quanto quella culturale.
Serve la tessera per entrare al Kollatino Underground?
Il Kollatino Underground è uno spazio di produzione culturale autogestito, non una struttura con biglietteria tradizionale: orari, biglietti e modalità di accesso vanno verificati sui canali ufficiali dell'associazione prima di muoversi, perché la programmazione cambia di stagione in stagione e non segue la logica di un botteghino convenzionale.
Quando conviene andare al Kollatino Underground?
Il periodo migliore per una visita al Kollatino Underground coincide con i mesi in cui teatro e circo contemporaneo sono attivi al chiuso, tipicamente da autunno a primavera; in piena estate parte dell'attività si sposta all'aperto, con il festival Anomalie che nelle ultime edizioni si tiene al Parco delle Canapiglie di Torre Maura anziché nella sede storica.
Il Kollatino Underground ha avuto problemi con le autorità ?
Il Kollatino Underground ha vissuto per anni una condizione di equilibrio precario dal punto di vista amministrativo: un'ispezione degli uffici del municipio, condotta il 26 novembre 2011 durante una serata musicale, contestò allo spazio l'applicazione di alcune norme, in una vicenda tipica degli spazi culturali nati da un'occupazione.
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