Mostra degli Esuli Fiumani, Dalmati e Istriani (MEDIF) al Vittoriano — dal 25 ottobre 2025
La Mostra degli Esuli Fiumani, Dalmati e Istriani, chiamata con la sigla MEDIF, è aperta dal 25 ottobre 2025 nelle Sale del Grottone del Vittoriano, il Monumento a Vittorio Emanuele II in piazza Venezia, ed è un allestimento stabile, senza data di chiusura annunciata. Il Vittoriano è aperto dal lunedì alla domenica dalle 9.30 alle 19.30, con ultimo ingresso alle 18.45. La mostra fa parte del percorso del VIVE, l'istituto del Ministero della Cultura che riunisce il Vittoriano e Palazzo Venezia; biglietti e tariffe sono pubblicati sul sito ufficiale del VIVE, e il biglietto si può acquistare anche in cassa. Piazza Venezia è il crocevia del trasporto pubblico del centro: il calcolatore di percorso di ATAC indica le linee dal punto di partenza, e chi è già in centro arriva a piedi da via del Corso, dai Fori Imperiali o dal Campidoglio. Per informazioni il VIVE risponde allo 06 69994211 e alla casella vi-ve@cultura.gov.it.

Che cos'è la MEDIF al Vittoriano
La MEDIF ripercorre, ottant'anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la storia degli esuli fiumani, dalmati e istriani, cioè degli italiani che lasciarono l'Istria, Fiume e la Dalmazia quando quelle terre passarono alla Jugoslavia. Il VIVE la presenta come uno spazio che restituisce verità e dignità a una pagina della storia italiana a lungo taciuta, minimizzata e talvolta manipolata. Il percorso è costruito con documenti, fotografie, oggetti e testimonianze dirette, selezionati e organizzati da un comitato scientifico multidisciplinare.
Il luogo non è neutro, ed è voluto. La mostra si trova dentro il Vittoriano, che il VIVE definisce il cuore pulsante e la memoria viva della patria. Del comitato scientifico fa parte la direttrice generale del VIVE, Edith Gabrielli.
Chi l'ha promossa
Il progetto nasce da un'iniziativa della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, insieme al Coordinamento Adriatico, al Centro di Documentazione Multimediale e all'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. È sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero della Cultura.
La volontà di Ciampi
La mostra porta a compimento una volontà espressa dall'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi: concludere il percorso risorgimentale del Vittoriano con uno spazio dedicato alla memoria, che conduca il visitatore attraverso l'italianità delle terre dell'Alto Adriatico orientale. L'apertura arriva a vent'anni dall'istituzione del Giorno del ricordo, e il VIVE sottolinea il ruolo simbolico del Monumento nazionale come ragione della scelta.
Il percorso della MEDIF nelle Sale del Grottone
L'allestimento della MEDIF, curato dall'architetto Massimiliano Tita, è narrativo, dinamico e completamente reversibile: non tocca l'architettura del monumento. È pensato per tenere viva l'attenzione del visitatore con variazioni di geometria e di prospettiva, e si regge su due elementi.
L'involucro scuro e il nastro di corten
Il primo è un involucro scuro e materico, che richiama la densità della storia. Il secondo è un nastro in acciaio corten, continuo e sospeso, che accompagna il visitatore lungo tutto il percorso come simbolo del viaggio nel tempo.
Il percorso multimediale
Una parte importante della MEDIF è multimediale, con installazioni interattive che documentano gli eventi principali, le testimonianze dirette, i nomi e i volti dei protagonisti. È la parte che parla di più ai ragazzi, e la mostra si rivolge in particolare ai giovani e agli studenti, pur restando aperta a chiunque voglia confrontarsi con il passato senza pregiudizi.
La sedia Thonet e la rosa
Il momento di maggiore impatto emotivo è un'installazione simbolica in memoria degli infoibati e di Norma Cossetto: una sedia Thonet con un monocolo puntato su una rosa rossa fra le rocce. Non ci sono spiegazioni lunghe; l'oggetto basta, e chi si ferma davanti alla rosa capisce senza bisogno di didascalie.
La sala finale
Il percorso si chiude con una sala multifunzionale destinata agli eventi istituzionali. Al centro campeggiano la bandiera italiana e i gonfaloni di Istria, Fiume e Zara. È la sala in cui la mostra torna a essere un luogo di cerimonia, dentro un monumento nato per le cerimonie.
La storia che la MEDIF racconta
La MEDIF si inserisce nella memoria civile che l'Italia ha istituito nel 2004. Il Giorno del ricordo, fissato con la legge 30 marzo 2004, n. 92, si celebra il 10 febbraio di ogni anno e ricorda i massacri delle foibe e l'esodo giuliano dalmata. La legge parla di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo di istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.
Perché il 10 febbraio
La data scelta è quella del 10 febbraio 1947, giorno della firma del trattato di pace di Parigi, che assegnò alla Jugoslavia l'Istria, il Quarnaro, la città di Zara con la sua provincia e la maggior parte della Venezia Giulia, fino ad allora parte dell'Italia. Al Giorno del ricordo è legata anche una medaglia commemorativa per i parenti delle persone uccise in Istria, a Fiume, in Dalmazia o nelle province del confine orientale fra l'8 settembre 1943 e il 10 febbraio 1947.
Le foibe
Il nome viene dai grandi inghiottitoi carsici, chiamati foibe in Venezia Giulia, dove furono gettati i corpi di una parte delle vittime, in alcuni casi ancora vive. Gli eccidi colpirono militari e civili italiani della Venezia Giulia, del Quarnaro e della Dalmazia durante e subito dopo la Seconda guerra mondiale, per mano dei partigiani jugoslavi e dell'OZNA. Per estensione, «foibe» e «infoibare» sono diventati sinonimi di uccisioni avvenute in gran parte in modo diverso: la maggioranza delle vittime morì nei campi di prigionia jugoslavi o durante la deportazione. Gli storici Raoul Pupo e Roberto Spazzali hanno avvertito che l'uso simbolico del termine può creare equivoci quando si tratta di contare le vittime. È una precisazione utile da avere in mente entrando in mostra.
Norma Cossetto, il volto della mostra
Norma Cossetto era una studentessa istriana, nata a Visinada il 17 maggio 1920, in un villaggio del comune di Visignano. Fu uccisa dai partigiani jugoslavi presso la foiba di Villa Surani, ad Antignana, il 4 o 5 ottobre 1943. Il 9 dicembre 2005 le è stata conferita la Medaglia d'oro al merito civile alla memoria. La famiglia viveva a Santa Domenica di Visinada, oggi in Croazia; il padre, Giuseppe Cossetto, era stato dirigente locale del Partito Nazionale Fascista e podestà di Visinada.
La MEDIF le dedica l'installazione della sedia Thonet. È una scelta che ha un peso: il suo nome è diventato, in Italia, uno dei simboli delle vittime del confine orientale, e vederla ricordata dentro il Vittoriano dà la misura del posto che quella memoria ha trovato nella narrazione nazionale.
Il Vittoriano, la sede della MEDIF
Il Vittoriano, o Monumento a Vittorio Emanuele II, è il più importante monumento dedicato al primo re d'Italia. Fu pensato nel gennaio 1878, subito dopo la morte del sovrano, per volontà del governo italiano, che decise di costruire a Roma un monumento per celebrare il re e, attraverso di lui, il Risorgimento. Il VIVE ne racconta la storia in otto atti, ed è una storia che vale la pena conoscere prima di entrare.
Sacconi e l'inaugurazione del 1911
Dopo due concorsi, il progetto fu affidato a Giuseppe Sacconi, che era ancora molto giovane. La costruzione, sotto la sua guida, va dal 1885 al 1905. Vittorio Emanuele III, nipote del primo re, impresse un'accelerazione al cantiere per inaugurare il monumento nel 1911, cinquantenario dell'Unità d'Italia.
Il Milite Ignoto
Con la tumulazione del Milite Ignoto nell'Altare della Patria, in onore dei caduti della Prima guerra mondiale, il Vittoriano diventò anche un sacrario. Il cambio della guardia alla Tomba del Milite Ignoto avviene ogni ora: chi entra in mostra può assistervi.
Dal fascismo al dopoguerra
Durante il ventennio il Vittoriano fu palcoscenico del regime, dei suoi riti e dei suoi protagonisti; negli ultimi anni della guerra i suoi sotterranei protessero la popolazione civile di Roma. Nel dopoguerra molti lo identificarono soltanto con il fascismo: il monumento subì critiche aspre, la chiusura al pubblico e perfino una condanna in un processo per «offesa estetica».
La rinascita
Il rilancio arrivò con l'elezione di Carlo Azeglio Ciampi alla presidenza della Repubblica, preceduta dalla visione del regista Peter Greenaway e da studi e restauri. Nel 2019 il Vittoriano era diventato uno dei luoghi d'arte più visitati d'Italia. La MEDIF, voluta proprio da Ciampi, chiude quel percorso.
Cosa si visita con il VIVE
Il VIVE riunisce il Vittoriano, l'Altare della Patria, il Museo Centrale del Risorgimento, la Terrazza Panoramica, l'Ala Fori Imperiali, Palazzo Venezia e la Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte. Chi entra per la MEDIF può salire con gli ascensori panoramici alla terrazza in cima al monumento, attraversare gli spazi monumentali e vedere il Museo del Risorgimento: il percorso della mostra, del resto, è pensato come l'ultimo capitolo di quello risorgimentale.
Orari
Il Vittoriano è aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, con ultimo ingresso alle 18.45. Nel 2026 le aperture serali estive, fino alle 23.30, si sono concluse il 26 settembre con le Giornate Europee del Patrimonio. Per le novità e gli avvisi conviene consultare la sezione news del sito del VIVE prima di andare.
Biglietti
Le tariffe del VIVE sono pubblicate sul sito ufficiale dell'istituto, dove si acquista anche il biglietto online. In alternativa si compra in cassa. Per gruppi e scuole il VIVE ha una sezione dedicata all'educazione.
Intorno al Vittoriano
La MEDIF è a piazza Venezia, e intorno c'è una delle concentrazioni di monumenti più alte del mondo. A un lato c'è piazza Venezia con Palazzo Venezia e il suo Museo Nazionale; alle spalle il Campidoglio con i Musei Capitolini; dall'altra parte i Mercati di Traiano e i Fori. Fa parte del complesso anche l'Ala Brasini. Scendendo verso il Tevere si arriva in un quarto d'ora al Portico d'Ottavia, dove nel 33 avanti Cristo furono collocati i vessilli che i Dalmati avevano sottratto ai Romani: un filo curioso fra la storia antica e quella raccontata in mostra.
Dove mangiare vicino al Vittoriano
Piazza Venezia è circondata da bar e locali per turisti, con prezzi da centro storico. Chi vuole mangiare meglio si sposta di dieci minuti: verso il Ghetto, dove la cucina giudaico romana propone carciofi alla giudia e pizza ebraica, oppure verso Monti, oltre via dei Fori Imperiali, con trattorie e enoteche di quartiere. Per una visita al mattino, il pranzo al Ghetto dopo la mostra è la soluzione più sensata.
La MEDIF per scuole, famiglie e visitatori con disabilità
La MEDIF è pensata soprattutto per i giovani e gli studenti. Le installazioni interattive rendono il percorso adatto alle classi delle medie e delle superiori; per i più piccoli il tema è duro e va accompagnato. Il VIVE ha una sezione dedicata alle scuole e all'educazione sul proprio sito. Per l'accessibilità, il Vittoriano ha ascensori panoramici fino alla terrazza; per le esigenze specifiche conviene contattare il VIVE allo 06 69994211 prima della visita.
L'esodo giuliano dalmata raccontato dalla MEDIF
Il cuore della MEDIF è l'esodo: la partenza degli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia dalle terre che il trattato di Parigi del 10 febbraio 1947 assegnò alla Jugoslavia, cioè l'Istria, il Quarnaro, Zara con la sua provincia e la maggior parte della Venezia Giulia. La legge del 2004 parla di esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra, e lo inserisce nella più complessa vicenda del confine orientale. La mostra racconta questa storia attraverso i nomi e i volti dei protagonisti, con documenti, fotografie, oggetti e testimonianze dirette.
Il periodo delle violenze
La legge fissa un arco preciso per il riconoscimento delle vittime: dall'8 settembre 1943, giorno dell'annuncio dell'armistizio di Cassibile, al 10 febbraio 1947, giorno della firma dei trattati di pace. Sono esclusi dal riconoscimento coloro che furono uccisi mentre facevano parte volontariamente di formazioni non al servizio dell'Italia. È un dettaglio giuridico che dice molto sulla cura con cui lo Stato ha voluto delimitare la memoria.
Una memoria europea
La MEDIF non si presenta come un luogo di rivendicazione. Il VIVE scrive che la mostra vuole costruire una coscienza storica condivisa in un contesto europeo, e che la storia del confine adriatico non deve essere più soltanto una ferita, ma una frontiera di incontro e di dialogo. È il tono con cui conviene visitarla.
Come organizzare la visita alla MEDIF
Con un'ora a disposizione
Entrate all'apertura delle 9.30, andate direttamente alle Sale del Grottone e percorrete la MEDIF con calma, fermandovi sulle testimonianze. All'uscita, il cambio della guardia alla Tomba del Milite Ignoto chiude la visita.
Con mezza giornata
Aggiungete il Museo Centrale del Risorgimento, di cui la MEDIF è la conclusione ideale, e la Terrazza Panoramica con gli ascensori. Poi Palazzo Venezia, che fa parte dello stesso istituto, o una passeggiata verso il Campidoglio.
Il 10 febbraio
Il Giorno del ricordo, il 10 febbraio, è la data in cui la MEDIF ha il suo significato più forte, e la sala finale è pensata per gli eventi istituzionali. Chi vuole visitarla in quel periodo farà bene a controllare sul sito del VIVE eventuali cerimonie o variazioni d'orario.
La MEDIF in autunno e in inverno
L'autunno è una buona stagione per la MEDIF. Le aperture serali estive del Vittoriano si sono chiuse il 26 settembre 2026 e l'orario è tornato quello ordinario, dalle 9.30 alle 19.30 tutti i giorni; con le giornate più corte, la visita del pomeriggio finisce con piazza Venezia già illuminata. Le Sale del Grottone sono al coperto, e la mostra si presta bene anche ai giorni di pioggia, quando i siti all'aperto del centro perdono interesse. Da gennaio in avanti la mostra entra nel periodo del Giorno del ricordo, e le scuole la frequentano di più: chi cerca tranquillità farà bene a visitarla fra ottobre e dicembre, nei giorni feriali, alla prima ora.
Il consiglio è di non chiudere la giornata con la MEDIF. Dopo un'ora fra documenti e testimonianze serve una pausa: una passeggiata verso il Campidoglio o verso il Ghetto aiuta a rimettere ordine nei pensieri, e a guardare con occhi diversi il monumento da cui si è appena usciti. È la stessa ragione per cui la mostra è stata collocata alla fine del percorso risorgimentale e non all'inizio: è un punto d'arrivo, e come tale va trattata.
Una curiosità su Mostra degli Esuli Fiumani, Dalmati e Istriani (MEDIF) al Vittoriano — dal 25 ottobre 2025
La MEDIF è stata progettata per poter essere smontata senza lasciare traccia. L'allestimento dell'architetto Massimiliano Tita è definito completamente reversibile: l'involucro scuro, il nastro di corten, le installazioni si appoggiano alle Sale del Grottone senza modificarle. In un monumento vincolato come il Vittoriano è una necessità, ma è anche un modo di dire che la memoria si aggiunge agli spazi senza cancellare quello che c'era prima.
C'è poi una seconda curiosità, legata al calendario. La mostra ha aperto il 25 ottobre 2025, a vent'anni dall'istituzione del Giorno del ricordo e a ottant'anni dalla fine della guerra. La legge che ha fissato la ricorrenza è del 30 marzo 2004; la data del 10 febbraio viene dal trattato di Parigi del 1947.
La terza è la sala finale. I gonfaloni di Istria, Fiume e Zara accanto al tricolore, dentro il monumento nazionale, sono un'immagine che fino a pochi decenni fa sarebbe stata difficile da immaginare, per un monumento che nel dopoguerra fu persino chiuso al pubblico. Il Vittoriano ha cambiato pelle più volte; questa è una delle ultime.
Una cosa che non ti dice nessuno su Mostra degli Esuli Fiumani, Dalmati e Istriani (MEDIF) al Vittoriano — dal 25 ottobre 2025
La parola «foibe» dice meno di quanto sembra. È il termine che dà il nome alla memoria, ma gli storici avvertono che la maggior parte delle vittime non morì negli inghiottitoi carsici: morì nei campi di prigionia jugoslavi o durante la deportazione verso di essi. Raoul Pupo e Roberto Spazzali hanno scritto che l'uso simbolico del termine può essere fonte di equivoci quando si affronta il nodo della quantificazione delle vittime. Chi entra in mostra con questa consapevolezza legge meglio i documenti e le testimonianze.
La seconda cosa riguarda la biografia di Norma Cossetto, a cui è dedicata l'installazione più forte. Il padre, Giuseppe Cossetto, era stato segretario politico del Fascio locale e podestà di Visinada, e nel 1943 era ufficiale della Milizia. La storia di Norma resta quella di una studentessa uccisa, e la Repubblica le ha conferito la Medaglia d'oro al merito civile nel 2005; conoscerne il contesto familiare aiuta a capire la complessità del confine orientale, che la stessa legge del 2004 chiama «più complessa vicenda».
La mostra, nelle intenzioni del VIVE, vuole trasformare quella ferita in una frontiera di incontro e di dialogo, in un contesto europeo. Conviene visitarla così: come un capitolo di storia da capire, e non come un comizio.
Il consiglio che ti do per visitare Mostra degli Esuli Fiumani, Dalmati e Istriani (MEDIF) al Vittoriano — dal 25 ottobre 2025
Visitate la MEDIF come ultima tappa di un percorso nel Vittoriano, e non come unica meta. Entrate alle 9.30, all'apertura, quando il monumento è ancora tranquillo. Guardate il cambio della guardia alla Tomba del Milite Ignoto, che avviene ogni ora; salite, se volete, alla Terrazza Panoramica; passate per il Museo Centrale del Risorgimento. Poi scendete nelle Sale del Grottone. In questo ordine la mostra ha il senso che Ciampi voleva darle: la conclusione del percorso risorgimentale.
Calcolate un'ora per la sola MEDIF, di più se vi fermate sulle installazioni multimediali e sulle testimonianze. Chi porta ragazzi farebbe bene a preparare la visita in classe o a casa, leggendo qualcosa sul Giorno del ricordo e sul trattato di Parigi del 1947.
Evitate le ore centrali dei fine settimana, quando piazza Venezia è più affollata. E se volete concludere la mattina in modo sensato, scendete al Ghetto a piedi: in un quarto d'ora siete al Portico d'Ottavia e a pranzo.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che il Vittoriano sia stato criticato è noto a tutti; che sia stato processato lo ricordano in pochi. Nel dopoguerra, racconta il VIVE, molti lo identificarono solo e unicamente con il regime fascista e con la sua retorica imperialista. Il monumento subì aspre critiche, la chiusura al pubblico e una condanna in un processo per «offesa estetica». È una storia che si sente raramente fra i gruppi in piazza Venezia.
Il fatto meno citato è che il monumento ebbe un ruolo civile anche nei mesi più duri della guerra: negli ultimi anni del conflitto i suoi sotterranei protessero la popolazione civile di Roma. Il monumento del regime diventò rifugio per i romani.
La rinascita arrivò molto dopo, con studi, restauri, la visione del regista Peter Greenaway e soprattutto con la presidenza di Carlo Azeglio Ciampi, che del Vittoriano fece un luogo di identità repubblicana ed europea. La MEDIF, che nasce da una sua volontà, è l'ultimo tassello di quel rilancio.
La foto giusta da fare a Mostra degli Esuli Fiumani, Dalmati e Istriani (MEDIF) al Vittoriano — dal 25 ottobre 2025
La foto giusta, alla MEDIF, è quella della sedia Thonet con il monocolo e la rosa rossa fra le rocce. Va fatta con rispetto, senza flash, e possibilmente senza persone nell'inquadratura: l'installazione è pensata per il silenzio. Chi ha un telefono con buona resa in bassa luce ottiene un'immagine che racconta la mostra meglio di qualsiasi didascalia.
La seconda foto è il nastro di corten sospeso, preso di scorcio lungo il percorso: le sue linee continue danno l'idea del viaggio nel tempo che l'architetto ha voluto disegnare. La terza è la sala finale, con il tricolore e i gonfaloni di Istria, Fiume e Zara, inquadrati insieme.
Fuori, la foto da fare è dalla Terrazza Panoramica, raggiungibile con gli ascensori: la vista sulla città dall'alto del monumento nazionale. Per le regole sulle riprese negli spazi del VIVE, e per le foto a uso professionale, il sito dell'istituto ha una sezione dedicata.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia del Vittoriano è la storia dell'Italia unita. Nel gennaio 1878 il governo decide di costruire un monumento al re appena scomparso. Dopo due concorsi, Giuseppe Sacconi guida il cantiere dal 1885 al 1905; nel 1911, cinquantenario dell'Unità, Vittorio Emanuele III inaugura il monumento. Con la tumulazione del Milite Ignoto nell'Altare della Patria, dopo la Prima guerra mondiale, il Vittoriano diventa sacrario.
Fra il 1922 e il 1945 è il palcoscenico dei riti del regime; negli ultimi anni di guerra i suoi sotterranei proteggono i civili. Nel dopoguerra arrivano le critiche, la chiusura e il processo per «offesa estetica». Il rilancio avviene con l'elezione di Carlo Azeglio Ciampi, e nel 2019 il Vittoriano è fra i luoghi d'arte più visitati d'Italia.
Il 30 marzo 2004 la legge n. 92 istituisce il Giorno del ricordo. Il 9 dicembre 2005 Norma Cossetto riceve la Medaglia d'oro al merito civile alla memoria. Il 25 ottobre 2025, dentro il Vittoriano, apre la MEDIF, che nelle Sale del Grottone porta a compimento la volontà di Ciampi. Nel 2026 il Vittoriano e Palazzo Venezia hanno prolungato l'orario nelle sere d'estate, fino alle Giornate Europee del Patrimonio del 26 settembre.
Chi è passato da Mostra degli Esuli Fiumani, Dalmati e Istriani (MEDIF) al Vittoriano — dal 25 ottobre 2025
Dal Vittoriano sono passati re, capi di Stato e soldati. Vittorio Emanuele III, che ne volle l'inaugurazione nel 1911; Giuseppe Sacconi, l'architetto che lo progettò giovanissimo; il Milite Ignoto, che vi riposa dopo la Prima guerra mondiale. Il regime fascista ne fece il proprio palcoscenico; nel dopoguerra il monumento fu processato e chiuso.
Carlo Azeglio Ciampi è la figura che lega il Vittoriano alla MEDIF: fu lui a rilanciarlo e fu lui a volere che il percorso risorgimentale si chiudesse con uno spazio dedicato alla memoria dell'Alto Adriatico orientale. Prima di lui, il regista Peter Greenaway aveva immaginato un nuovo modo di guardare il monumento.
Oggi il VIVE è diretto da Edith Gabrielli, che fa parte del comitato scientifico della mostra. L'allestimento è dell'architetto Massimiliano Tita. Nel percorso passano, attraverso documenti e testimonianze, i nomi e i volti degli esuli di Istria, Fiume e Dalmazia, e quello di Norma Cossetto. E ci passano ogni giorno le scolaresche per cui la mostra è stata pensata.
Domande frequenti sulla MEDIF al Vittoriano
Dove si trova la mostra degli esuli fiumani, dalmati e istriani?
La Mostra degli Esuli Fiumani, Dalmati e Istriani (MEDIF) si trova nelle Sale del Grottone del Vittoriano, il Monumento a Vittorio Emanuele II in piazza Venezia a Roma. Fa parte del percorso del VIVE, l'istituto del Ministero della Cultura che gestisce il Vittoriano e Palazzo Venezia.
Fino a quando è aperta la MEDIF?
La MEDIF è aperta dal 25 ottobre 2025 come allestimento stabile del Vittoriano: il VIVE non indica una data di chiusura. La mostra è concepita come conclusione permanente del percorso risorgimentale del monumento, secondo la volontà del presidente Carlo Azeglio Ciampi.
Quali sono gli orari del Vittoriano per visitare la MEDIF?
Il Vittoriano, dove si trova la MEDIF, è aperto dal lunedì alla domenica dalle 9.30 alle 19.30, con ultimo ingresso alle 18.45. Il cambio della guardia alla Tomba del Milite Ignoto avviene ogni ora. Avvisi e variazioni sono pubblicati nella sezione news del sito del VIVE.
Quanto costa il biglietto per la MEDIF?
Le tariffe del VIVE, che comprendono il Vittoriano dove si trova la MEDIF, sono pubblicate sul sito ufficiale dell'istituto, dove si acquista anche il biglietto online. Il biglietto si può comprare anche in cassa. Per scuole e gruppi il VIVE ha una sezione educazione dedicata.
Cosa si vede nella MEDIF?
Nella MEDIF si vedono documenti, fotografie, oggetti e testimonianze dirette sugli esuli di Istria, Fiume e Dalmazia, un percorso multimediale con installazioni interattive, l'installazione in memoria di Norma Cossetto con la sedia Thonet e la rosa rossa, e una sala finale con il tricolore e i gonfaloni di Istria, Fiume e Zara.
Chi ha curato la MEDIF?
L'allestimento della MEDIF è curato dall'architetto Massimiliano Tita; i contenuti sono selezionati da un comitato scientifico multidisciplinare di cui fa parte la direttrice del VIVE, Edith Gabrielli. Il progetto nasce dalla Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, con il sostegno di Esteri e Cultura.
La MEDIF è adatta alle scuole?
Sì, la MEDIF si rivolge in particolare ai giovani e agli studenti, con un percorso multimediale e interattivo. Il tema è duro: per le classi delle medie e delle superiori conviene preparare la visita, per esempio con il Giorno del ricordo e il trattato di Parigi del 1947.
Come si arriva al Vittoriano per la MEDIF?
Il Vittoriano, sede della MEDIF, si trova in piazza Venezia, nodo centrale del trasporto pubblico di Roma: il calcolatore di percorso di ATAC indica le linee più comode dal punto di partenza. Dal centro storico si arriva a piedi in pochi minuti da via del Corso, dal Campidoglio o da via dei Fori Imperiali; il VIVE risponde allo 06 69994211 per ogni informazione pratica.
Il consiglio finale
La MEDIF va vista con calma e con un minimo di preparazione. Meglio farla alle 9.30, all'apertura del Vittoriano, dopo il cambio della guardia e prima della Terrazza, e poi scendere al Ghetto per pranzo. È una mostra che chiede silenzio e attenzione, e li ripaga con una pagina di storia che molti italiani conoscono solo per sentito dire.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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