Dalija Kaukėnaitė, hopecore allo spazio 10 documents — dal 17 settembre all’8 novembre 2026
hopecore, la mostra personale dell'artista lituana Dalija Kaukėnaitė, è aperta dal 17 settembre all'8 novembre 2026 nello spazio 10 documents, via di San Calepodio 37, 00152 Roma, nel quartiere di Monteverde. La mostra è a cura di Ginevra Ludovici. Lo spazio non pubblica sul proprio sito orari e prezzi: per informazioni il riferimento è il sito ufficiale di 10 documents, con i contatti email e Instagram. Per arrivare con i mezzi pubblici il riferimento è il calcolatore di percorso dell'ATAC. hopecore fa parte del programma Cultura lituana in Italia 2025-2026, realizzato dall'Istituto lituano della cultura e dall'Ambasciata della Repubblica di Lituania in Italia.
Meme, post, citazioni, frammenti di conversazioni quotidiane raccolti in un libro d'artista delle dimensioni di uno smartphone, e un'installazione immersiva che trasforma lo spazio in un'infrastruttura temporanea di cura e di relazione: hopecore prende il nome da una cultura nata in rete, fatta di sincerità radicale, vulnerabilità e ottimismo, e la usa per riflettere su come circolano oggi le emozioni, contro il cinismo e contro il doomscrolling, lo scorrere infinito delle notizie negative. A nostro giudizio le mostre degli spazi indipendenti sono quelle che meglio raccontano la città che cambia: questa, a Monteverde, parla di tutti noi e dei nostri telefoni.

hopecore a 10 documents: le informazioni essenziali
La mostra resta aperta fino a domenica 8 novembre 2026 nello spazio di via di San Calepodio 37. È curata da Ginevra Ludovici, cofondatrice dello spazio.
Date e orari
hopecore ha inaugurato giovedì 17 settembre dalle 18 alle 21. Il sito di 10 documents indica le date, dal 17 settembre all'8 novembre, ma non pubblica un orario di apertura. Il portale turistico del Comune riporta un'apertura tutti i giorni. Il consiglio è di scrivere allo spazio prima di andare, tramite l'email o il profilo Instagram indicati sul sito.
Ingresso
Il sito ufficiale non indica un prezzo di ingresso. 10 documents è un'associazione di promozione sociale, e le sue mostre si inseriscono in programmi pubblici di ricerca: anche per questo conviene contattare lo spazio per conoscere le modalità di accesso.
Il programma pubblico
La mostra è accompagnata da un programma pubblico di eventi e conversazioni sulle condizioni culturali, politiche ed emotive da cui nascono queste forme di ottimismo in rete. Le date vengono comunicate dallo spazio: seguirne i canali è il modo migliore per non perderle.
Che cosa si vede in hopecore
La mostra è costruita intorno a due elementi: un'installazione site-specific commissionata per l'occasione e un libro d'artista. Il punto di partenza è hopecore, una cultura nata su internet, fondata su sincerità radicale, vulnerabilità e ottimismo.
Il libro d'artista
Il libro è progettato con le dimensioni di uno smartphone. Raccoglie meme, post dei social, citazioni, immagini e frammenti di conversazioni quotidiane collezionati da Kaukėnaitė, e traduce il flusso continuo del feed digitale in un archivio tangibile e portatile. L'artista lo ha pensato come un "ripristinatore di speranza d'emergenza": un oggetto da tenere in tasca, come il telefono, ma con un contenuto scelto invece che imposto dall'algoritmo.
Fra intimità ed esperienza collettiva
I materiali del libro si muovono fra intimità ed esperienza collettiva, fra umorismo e serietà, fra personale e algoritmico. È la stessa ambivalenza della cultura da cui la mostra prende il nome: contenuti leggeri, a volte ingenui, che però rispondono a un bisogno reale di conforto.
L'installazione
Negli spazi di 10 documents Kaukėnaitė trasforma la sala in un'infrastruttura temporanea, dando forma spaziale a un immaginario di relazione, intimità e cura. L'ambiente immersivo riunisce diversi elementi, fra cui un'opera site-specific realizzata in collaborazione con Basak Tuna, che porta il linguaggio visivo ed emotivo di hopecore fuori dallo schermo e dentro lo spazio fisico.
Che cos'è hopecore
La presentazione della mostra definisce hopecore come una cultura nata in rete, fatta di sincerità radicale, vulnerabilità e ottimismo. La mostra la prende come punto di partenza per riflettere su tre questioni: le forme contemporanee di circolazione delle emozioni, la rassicurazione collettiva, la resistenza al cinismo e al ciclo infinito del doomscrolling.
Contro il doomscrolling
Doomscrolling è la parola con cui si indica l'abitudine di scorrere senza fine notizie e contenuti negativi sul telefono. hopecore è, in un certo senso, il suo contrario: contenuti che rassicurano, commuovono, fanno sperare. La mostra non li celebra ingenuamente, ma li prende sul serio come fenomeno culturale.
Un tema politico ed emotivo
Il programma pubblico della mostra si propone di esplorare le condizioni culturali, politiche ed emotive da cui nascono queste forme di ottimismo online. È una domanda seria: perché, in un'epoca di crisi, milioni di persone cercano in rete contenuti di speranza? La risposta, suggerisce la mostra, dice molto sul nostro presente.
A nostro giudizio
È un tema che si presta all'ironia facile, e il merito della mostra è evitarla. Un libro delle dimensioni di un telefono che contiene speranza d'emergenza è un'idea insieme tenera e critica: ci ricorda quanto dipendiamo dallo schermo anche per consolarci, e ci propone un oggetto fisico al suo posto.
C'è anche un aspetto generazionale che vale la pena sottolineare. L'artista è nata nel 1995, lo spazio è stato fondato nel 2025, la curatrice appartiene alla stessa generazione: hopecore è una mostra fatta da chi è cresciuto con i social, e che li guarda dall'interno. Non c'è la nostalgia di chi rimpiange un mondo senza schermi, né l'entusiasmo di chi li scopre. C'è la lucidità di chi li conosce bene e cerca, dentro quel flusso, quello che vale la pena conservare. Per un visitatore più anziano è un punto di vista prezioso, perché racconta dall'interno un'esperienza che spesso si giudica solo dall'esterno.
Chi è Dalija Kaukėnaitė
Dalija Kaukėnaitė è un'artista visiva nata a Vilnius nel 1995, che oggi vive e lavora a Roma. Viene dalla grafica e dalla direzione artistica, e la sua pratica nasce dall'osservazione della vita quotidiana, di cui rielabora i significati attraverso la ricerca visiva.
Un lavoro guidato dal contesto
Il suo lavoro si muove liberamente fra mezzi diversi, guidato più dal concetto e dal contesto che dalla forma. È un approccio che si riconosce in hopecore: un libro, un'installazione, una collaborazione, un programma di incontri, tenuti insieme da un'idea più che da uno stile.
Le mostre
Kaukėnaitė ha esposto al Circolo Scandinavo, a COSMO Trastevere, a Spazio Y, ad AWAI e al PAV, Parco Arte Vivente di Torino, e ha partecipato a progetti di affissione urbana come Oripeau a Nantes e a Montréal. È un percorso che attraversa spazi indipendenti, istituzioni e strada: coerente con un'artista che lavora sul confine fra comunicazione visiva e arte.
La Lituania a Roma
hopecore fa parte del programma Cultura lituana in Italia 2025-2026, realizzato dall'Istituto lituano della cultura e dall'Ambasciata della Repubblica di Lituania in Italia. Per il pubblico romano è l'occasione di conoscere una giovane artista lituana che ha scelto Roma come città in cui lavorare.
10 documents: lo spazio
10 documents è una piattaforma di ricerca artistica, curatoriale e teorica, fondata nel 2025 da Ginevra Ludovici e Flavio Michele, con sede in via di San Calepodio 37. Lavora attraverso programmi pubblici di ricerca, ciascuno dedicato a un diverso oggetto di indagine.
Un archivio vivente
Attraverso mostre, incontri, pubblicazioni, conversazioni e atti sonori o performativi, lo spazio costruisce ogni volta quello che definisce un archivio vivente: un lessico collettivo fatto di presenza, ripetizione e ascolto. Il libro d'artista di hopecore, archivio portatile del feed, si inserisce perfettamente in questa idea.
Il nome: Bataille e Documents
Lo spazio deve il suo nome alla rivista Documents diretta da Georges Bataille nel 1929 e 1930, e in particolare alla sua appendice, dove immagini, oggetti e parole erano trattati come frammenti materiali, senza gerarchia e senza una tesi. È un riferimento colto, che dice molto del metodo: accostare materiali diversi senza imporre un'interpretazione.
Le mostre precedenti
Prima di hopecore lo spazio ha presentato, dal 28 febbraio al 17 aprile 2026, If time is an onslaught, love is a mission, collettiva curata da Ginevra Ludovici, con un titolo tratto da un verso di Kae Tempest. Anche lì il tema era il rapporto fra urgenza del presente e risposta emotiva.
Come si visita uno spazio indipendente
10 documents non è una galleria commerciale né un museo: è una piattaforma di ricerca gestita da un'associazione. Chi non ha mai frequentato spazi di questo tipo può trovare utili tre indicazioni.
Informarsi prima
Gli spazi indipendenti pubblicano spesso date e programmi, ma non sempre orari fissi. Scrivere prima non è una formalità: è il modo per sapere quando lo spazio è aperto e chi ci sarà ad accogliervi.
Partecipare agli incontri
In spazi come questo la mostra è solo una parte del progetto. Gli incontri, le conversazioni, le presentazioni sono il momento in cui la ricerca si fa pubblica, e spesso il modo migliore per capire il lavoro esposto. Il programma di hopecore ne prevede diversi.
Parlare con chi lavora
Negli spazi indipendenti curatori e fondatori sono spesso presenti. Fate domande: sulla mostra, sull'artista, sul programma. È un rapporto diretto che nei grandi musei non esiste, ed è uno dei piaceri di queste visite.
Schermi, mani, intelligenza artificiale: un tema di questo autunno romano
hopecore non è l'unica mostra romana di quest'autunno che si interroga sul rapporto fra le persone e le tecnologie dell'immagine. È un filo che attraversa luoghi molto diversi.
Dalla pittura all'installazione
Al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, L'indovino di Mouna Rebeiz presenta un'installazione concepita fra la globalizzazione dell'intelligenza artificiale e le tradizioni simboliche. Alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, fino all'11 ottobre, la pittrice Madalena Negrone scrive sul retro delle proprie tele che nessun robot o intelligenza artificiale è stato coinvolto.
Tre risposte diverse
Tre artiste, tre generazioni, tre risposte: l'oracolo contro l'algoritmo, la mano contro la macchina, il libro di carta contro il feed infinito. Kaukėnaitė, nata nel 1995, è la più giovane delle tre e la più vicina alla cultura della rete, e la sua risposta è la meno polemica: non rifiuta lo schermo, ne raccoglie i frammenti migliori.
Una curiosità su Dalija Kaukėnaitė, hopecore allo spazio 10 documents — dal 17 settembre all'8 novembre 2026
La curiosità più interessante è il formato del libro d'artista. È progettato con le dimensioni di uno smartphone: si tiene in una mano, si infila in tasca, si sfoglia con il pollice. Ma invece di scorrere all'infinito, si sfoglia pagina dopo pagina, e finisce. È un oggetto che imita il telefono per fare esattamente il contrario di quello che il telefono fa: dare un limite al flusso, scegliere i contenuti, restituire un tempo alla lettura.
La seconda curiosità è il nome dello spazio che ospita la mostra. 10 documents si richiama alla rivista Documents di Georges Bataille, che fra il 1929 e il 1930 accostava immagini, oggetti e parole senza gerarchia. Quasi un secolo dopo, un'artista raccoglie meme, post e conversazioni, cioè i frammenti visivi del nostro tempo, e li accosta senza gerarchia in un libro. La coincidenza fra il metodo dello spazio e quello della mostra è evidente.
La terza riguarda la definizione che l'artista dà del libro: un ripristinatore di speranza d'emergenza. Suona come il nome di un'applicazione, o di un farmaco da banco. A nostro giudizio è la migliore sintesi della mostra, ironica e sincera insieme, esattamente come la cultura hopecore che racconta.
Una cosa che non ti dice nessuno su Dalija Kaukėnaitė, hopecore allo spazio 10 documents — dal 17 settembre all'8 novembre 2026
Gli spazi indipendenti come 10 documents non funzionano come i musei. Non hanno biglietteria, spesso non hanno orari fissi pubblicati, e aprono in base al programma e alla disponibilità di chi li gestisce. Il sito di 10 documents, infatti, indica le date della mostra ma non un orario. Andarci senza informarsi prima significa rischiare di trovare chiuso.
Il consiglio pratico è semplice: scrivete allo spazio, tramite l'email o Instagram indicati sul sito, e chiedete quando si può visitare. Negli spazi di ricerca è normale, ed è anche un modo per essere accolti da chi ha costruito la mostra, che di solito è felice di raccontarla.
La seconda cosa riguarda il programma pubblico. Una mostra come hopecore vive anche degli incontri e delle conversazioni che la accompagnano: sono spesso il momento migliore per visitarla, perché lo spazio è aperto, c'è pubblico, e si può ascoltare l'artista o la curatrice. Il consiglio è netto: se potete, andateci durante uno di questi eventi.
La terza cosa riguarda il pubblico. Una mostra su hopecore attira, com'è naturale, un pubblico giovane, abituato ai linguaggi della rete. Chi non lo è non deve sentirsi escluso: il tema riguarda chiunque abbia un telefono in tasca, cioè quasi tutti. Anzi, le domande di chi guarda questa cultura da fuori sono spesso le più utili, e negli incontri del programma pubblico trovano lo spazio giusto per essere fatte.
Il consiglio che ti do per visitare Dalija Kaukėnaitė, hopecore allo spazio 10 documents — dal 17 settembre all'8 novembre 2026
Prima di andare, scrivete a 10 documents per sapere quando è aperto e se ci sono incontri in programma. Poi, una volta lì, cominciate dall'installazione: entrate nello spazio, guardatevi intorno, lasciate che l'ambiente vi avvolga. Solo dopo prendete in mano il libro d'artista, se è consultabile, e sfogliatelo con calma.
Fate un esperimento. Prima di entrare, guardate per un minuto il vostro telefono e scorrete il vostro feed. Poi, dentro, sfogliate il libro di Kaukėnaitė. Il confronto fra i due flussi, quello infinito dello schermo e quello limitato della carta, è la vera esperienza che la mostra propone. È un esercizio che dura cinque minuti e che vi lascerà qualcosa su cui pensare.
Infine, parlate con chi gestisce lo spazio. La curatrice Ginevra Ludovici è anche una delle fondatrici di 10 documents, e negli spazi indipendenti chi cura le mostre è spesso presente. Chiedete che cosa significa hopecore per loro: le risposte sono spesso più interessanti di qualsiasi testo critico.
Come arrivare a 10 documents
10 documents si trova in via di San Calepodio 37, 00152 Roma, nel quartiere di Monteverde, nel Municipio XII, sulla riva destra del Tevere a sud-ovest del centro.
Con i mezzi pubblici
Monteverde è servito da linee di trasporto pubblico che lo collegano con Trastevere e con il centro. Le linee e gli orari cambiano con i lavori e le stagioni: per il percorso esatto dal vostro punto di partenza usate il calcolatore di percorso dell'ATAC.
In auto e in bicicletta
Monteverde è un quartiere residenziale, con parcheggio su strada spesso difficile. Il consiglio è il trasporto pubblico.
Prima di partire
Ricordate di verificare con lo spazio l'orario di apertura prima di mettervi in viaggio: Monteverde non è il centro storico, e una visita a vuoto costa tempo.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
È risaputo che passiamo ogni giorno ore a guardare il telefono. Meno spesso si ricorda che quello che vediamo sullo schermo è, a tutti gli effetti, una cultura visiva, con i suoi generi, i suoi codici e i suoi autori anonimi. I meme sono immagini costruite secondo regole precise, i post seguono formati riconoscibili, le conversazioni hanno un loro lessico. È materiale che un giorno gli storici studieranno come oggi si studiano le stampe popolari.
hopecore prende sul serio questa cultura. Non la tratta come spazzatura digitale, né la celebra acriticamente: la raccoglie, la seleziona, la trasforma in un oggetto e in un ambiente. È lo stesso gesto che la rivista Documents di Bataille compiva quasi un secolo fa con le immagini e gli oggetti del suo tempo, accostandoli senza gerarchia.
C'è poi un secondo aspetto poco citato. Le culture di rete non sono solo cinismo, polemica e notizie negative. Accanto al doomscrolling esiste una corrente opposta, fatta di contenuti che cercano di consolare e di unire. La mostra ricorda che anche questa è una forma di resistenza, e che in un'epoca di crisi la speranza condivisa è un fatto sociale da studiare, non solo un sentimento privato.
La foto giusta da fare a Dalija Kaukėnaitė, hopecore allo spazio 10 documents — dal 17 settembre all'8 novembre 2026
Per una mostra sulla cultura dei social, la tentazione è fotografare tutto e postarlo subito. Il consiglio è il contrario: chiedete prima se le foto sono consentite, e poi fatene una sola. Scegliete il punto dell'installazione che vi ha colpito di più e fotografatelo con calma, come se fosse una pagina del libro d'artista.
La seconda foto è un gesto coerente con il tema. Se il libro è consultabile, fotografate la vostra mano che lo tiene, accanto al vostro telefono: due oggetti delle stesse dimensioni, uno di carta e uno di vetro. È l'immagine che riassume la mostra meglio di qualsiasi veduta d'insieme.
La terza, se volete, è l'unico contenuto hopecore che la mostra vi chiede: fotografate qualcosa che vi dà speranza, uscendo, nelle strade di Monteverde. Un albero, una finestra, un murale. E, per una volta, tenetela per voi.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
1929-1930: Georges Bataille dirige la rivista Documents, che nella sua appendice accosta immagini, oggetti e parole come frammenti materiali, senza gerarchia e senza tesi. Quasi un secolo dopo darà il nome a uno spazio romano.
1995: Dalija Kaukėnaitė nasce a Vilnius.
2025: Ginevra Ludovici e Flavio Michele fondano 10 documents in via di San Calepodio 37, a Monteverde, come piattaforma di ricerca artistica, curatoriale e teorica.
2025-2026: l'Istituto lituano della cultura e l'Ambasciata di Lituania in Italia realizzano il programma Cultura lituana in Italia.
28 febbraio 2026: si apre If time is an onslaught, love is a mission, collettiva curata da Ginevra Ludovici, fino al 17 aprile.
17 settembre 2026: inaugura hopecore di Dalija Kaukėnaitė, con un'installazione site-specific realizzata con Basak Tuna e un libro d'artista.
8 novembre 2026: chiusura della mostra.
È una cronologia breve, ma racconta come nasce oggi uno spazio culturale a Roma: fuori dal centro, da un'iniziativa privata e associativa, con una rete di collaborazioni internazionali. Monteverde, quartiere residenziale, si trova così ad ospitare un programma di ricerca che dialoga con Vilnius, Parigi e le culture della rete.
Intorno a 10 documents: Monteverde
10 documents si trova a Monteverde, quartiere residenziale del Municipio XII, sulla riva destra del Tevere, fra Trastevere e le grandi ville del Gianicolo.
Villa Doria Pamphilj
Villa Doria Pamphilj, è la tappa naturale prima o dopo la mostra: una passeggiata nel verde dopo una mostra sugli schermi.
Villa Sciarra e San Pancrazio
Verso Trastevere si trovano Villa Sciarra e la basilica di San Pancrazio, due soste nel quartiere.
Trastevere
Scendendo verso il Tevere si arriva a Trastevere, con i suoi vicoli e i suoi locali. La guida Trastevere: cosa vedere offre un quadro completo. Sulla strada, Porta Portese.
Chi è passato da Dalija Kaukėnaitė, hopecore allo spazio 10 documents — dal 17 settembre all'8 novembre 2026
Da 10 documents sono passati, nel suo primo anno di vita, gli artisti e i pensatori coinvolti nei programmi di ricerca dello spazio. La collettiva If time is an onslaught, love is a mission, curata da Ginevra Ludovici fra febbraio e aprile 2026, ha portato un titolo preso da un verso di Kae Tempest, e un tema, l'urgenza del presente, che hopecore riprende da un'altra angolazione.
Con hopecore passano da via di San Calepodio Dalija Kaukėnaitė, artista nata a Vilnius, formata nella grafica e nella direzione artistica, già vista al Circolo Scandinavo, a COSMO Trastevere, a Spazio Y, ad AWAI e al PAV di Torino; Basak Tuna, con cui l'artista ha realizzato l'opera site-specific; la curatrice Ginevra Ludovici e il cofondatore Flavio Michele. Con loro, idealmente, l'Istituto lituano della cultura e l'Ambasciata di Lituania, che sostengono il programma Cultura lituana in Italia.
E passa Georges Bataille, il cui spirito dà il nome allo spazio: l'idea che immagini, oggetti e parole possano stare insieme senza gerarchia, come frammenti di un archivio sempre aperto.
Soprattutto, però, passano i visitatori con i loro telefoni in tasca. Sono loro il vero soggetto della mostra: persone che ogni giorno scorrono un feed infinito, e che per qualche minuto sono invitate a fermarsi, sfogliare un libro, entrare in uno spazio di cura. Il fotografo Jacopo Rinaldi ha documentato la mostra per lo spazio.
Un pomeriggio a Monteverde
La mostra si presta a diventare il centro di un pomeriggio in un quartiere che i visitatori di Roma raramente conoscono.
Primo pomeriggio
Visita a 10 documents, nell'orario concordato con lo spazio, o in occasione di uno degli incontri del programma pubblico.
Tardo pomeriggio
Passeggiata a Villa Doria Pamphilj, poi verso il Gianicolo per il panorama sulla città al tramonto. Dopo una mostra sul feed infinito, una vista che non scorre.
Sera
Discesa verso Trastevere per la cena, oppure una trattoria di quartiere a Monteverde, più tranquilla e meno cara.
Dove mangiare a Monteverde
Monteverde è un quartiere residenziale, con bar, forni, trattorie e pizzerie di quartiere frequentati soprattutto dai residenti. I prezzi sono quelli di una zona abitata, più bassi di Trastevere. Per una cena più animata, Trastevere è a breve distanza. Se andate a un incontro serale del programma pubblico, chiedete a chi gestisce lo spazio un indirizzo nel quartiere: chi vive e lavora a Monteverde conosce i posti giusti meglio di qualsiasi guida, e di qualsiasi recensione letta di sfuggita sullo schermo del telefono.
Accessibilità e informazioni pratiche
Per l'accessibilità dello spazio conviene chiedere direttamente a 10 documents prima della visita, tramite i contatti indicati sul sito. Gli spazi indipendenti hanno condizioni molto diverse fra loro.
Con ragazzi e studenti
hopecore è una mostra che parla direttamente agli adolescenti e ai giovani adulti, cresciuti con i social. Per un insegnante che vuole discutere in classe di cultura digitale, benessere e informazione, è un punto di partenza molto concreto.
Con un gruppo
Per un gruppo è indispensabile contattare prima lo spazio. Per un itinerario privato fra gli spazi indipendenti dell'arte contemporanea romana, Tour Leader Pro organizza visite su misura.
Perché vale la pena vedere hopecore
Vale la pena per il tema, prima di tutto: poche mostre a Roma quest'autunno affrontano con altrettanta precisione il rapporto fra emozioni, social network e speranza. Il libro delle dimensioni di uno smartphone è un'idea semplice e riuscita, che resta in mente. E lo spazio, giovane e con un'identità chiara, merita di essere scoperto.
Il limite è pratico: orari non pubblicati, uno spazio fuori dal centro, una mostra che chiede di essere contattati prima. Chi cerca una visita improvvisata rischia di trovare chiuso. Ma chi si organizza troverà un'esperienza che i musei non offrono: una mostra su di noi, qui e ora, raccontata da un'artista che guarda Roma e il mondo attraverso lo schermo e oltre.
Domande frequenti su hopecore a 10 documents
Fino a quando è aperta la mostra hopecore di Dalija Kaukėnaitė?
hopecore di Dalija Kaukėnaitė resta aperta nello spazio 10 documents, via di San Calepodio 37, fino a domenica 8 novembre 2026. Il sito dello spazio non pubblica un orario di apertura: conviene contattare 10 documents prima della visita.
Dove si trova 10 documents?
10 documents, lo spazio che ospita hopecore, si trova in via di San Calepodio 37, 00152 Roma, nel quartiere di Monteverde, Municipio XII. Per arrivarci con i mezzi pubblici conviene usare il calcolatore di percorso dell'ATAC.
Che cosa significa hopecore?
hopecore è una cultura nata su internet, fondata su sincerità radicale, vulnerabilità e ottimismo, che si contrappone al cinismo e al doomscrolling. La mostra di Dalija Kaukėnaitė la usa per riflettere su come circolano oggi le emozioni e la rassicurazione collettiva.
Che cosa si vede nella mostra?
hopecore presenta un'installazione immersiva site-specific, con un'opera realizzata insieme a Basak Tuna, e un libro d'artista delle dimensioni di uno smartphone che raccoglie meme, post, citazioni e frammenti di conversazioni, pensato come un ripristinatore di speranza d'emergenza.
Chi è Dalija Kaukėnaitė?
Dalija Kaukėnaitė è un'artista visiva nata a Vilnius nel 1995 che vive a Roma. Viene dalla grafica e dalla direzione artistica e ha esposto al Circolo Scandinavo, a COSMO Trastevere, a Spazio Y, ad AWAI e al PAV di Torino.
Chi ha curato hopecore?
hopecore è curata da Ginevra Ludovici, che nel 2025 ha fondato 10 documents con Flavio Michele. La mostra fa parte del programma Cultura lituana in Italia 2025-2026 dell'Istituto lituano della cultura e dell'Ambasciata di Lituania.
Il consiglio finale su hopecore
Conviene scrivere a 10 documents, fissare una visita o scegliere uno degli incontri del programma pubblico, e andare a Monteverde con il telefono in tasca. Il consiglio è guardare il proprio feed per un minuto, poi entrare e sfogliare il libro di Kaukėnaitė, e all'uscita fare due passi a Villa Doria Pamphilj senza guardare lo schermo. A nostro giudizio è una mostra piccola che, almeno per un pomeriggio, cambia il modo di tenere in mano il telefono.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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