Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

La Basilica di Santa Cecilia in Trastevere sta in Piazza di Santa Cecilia 22, 00153 Roma, rione Trastevere, dentro il quadrilatero silenzioso che si apre alle spalle di Viale di Trastevere verso il Tevere. Ci arrivate con il tram 8 lungo Viale di Trastevere, oppure con i bus 23 e 280 che corrono sul Lungotevere Ripa, o con il bus H sempre su Viale di Trastevere; la stazione ferroviaria di Trastevere resta più a sud e da lì sono una quindicina di minuti a piedi. Il telefono del monastero è 06 45492739, la mail per le visite è visite@benedettinesantacecilia.it, il sito ufficiale delle benedettine è benedettinesantacecilia.it. Entrare in basilica non costa nulla. Costano invece due cose, e sono le due che valgono il viaggio: la visita agli scavi sotterranei e la salita al coro delle monache per vedere il Giudizio universale di Pietro Cavallini. Due fonti lette oggi, romartguide.it e rome-roma.net, indicano per entrambe 2,50 euro a testa, da pagare in portineria; il sito ufficiale del monastero non pubblica alcun prezzo, quindi il dato ve lo do per quello che è, due fonti indipendenti concordi e nessuna conferma ufficiale scritta. Gli orari li trovate spiegati sotto in un capitolo apposta, perché qui c'è un pasticcio vero fra le fonti e non ho intenzione di scegliere io al posto vostro. Non serve prenotare per la basilica; per i gruppi e per le visite guidate il monastero chiede di scrivere all'indirizzo delle visite. Se state costruendo un giro di chiese romane, la scheda gemella di questa è Basilica di Santa Maria in Trastevere, a otto minuti a piedi, e il corpo di Cecilia prima di arrivare qui stava nelle Catacombe di San Callisto, dentro il grande capitolo delle Catacombe di Roma.

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Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Tour a piedi✦ Il classico

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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Basilica di Santa Cecilia in Trastevere
Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

Dove sta esattamente la Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

Trastevere lo conoscono tutti per i vicoli intorno a Piazza Santa Maria e per la fila davanti alle trattorie. La Basilica di Santa Cecilia in Trastevere sta dall'altra parte, nella metà del rione che nessuno attraversa: si scavalca Viale di Trastevere, si entra in via dei Genovesi o in via di Santa Cecilia, e in trecento metri il rumore sparisce. La piazza è piccola, chiusa, con un muro alto e un portone. Da fuori non sembra una basilica: sembra l'ingresso di un convento, e in effetti lo è.

Perché la Basilica di Santa Cecilia in Trastevere non si vede dalla strada

Perché davanti alla chiesa ci hanno messo un cortile. Nel Settecento il cardinale titolare Francesco Acquaviva d'Aragona fece sistemare l'ingresso in modo scenografico e il risultato è che oggi la facciata vera la vedete solo dopo aver varcato il portone e attraversato un giardino con un grande vaso romano al centro, un cantharus, che le fonti turistiche ufficiali segnalano come pezzo antico riutilizzato. Chi passa in via di Santa Cecilia di corsa vede un muro e tira dritto. È il motivo per cui in una città sovraffollata questa basilica resta relativamente vuota anche ad agosto.

Con che mezzi si arriva alla Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

Il tram 8 è la linea più comoda se venite da Largo Argentina: scendete su Viale di Trastevere all'altezza delle prime fermate dopo il ponte e siete a cinque minuti scarsi. I bus 23 e 280 vi lasciano sul Lungotevere Ripa, cioè sul lato fiume, ed è l'ingresso che preferisco perché vi porta dentro il rione dal retro. Il bus H percorre anch'esso Viale di Trastevere. Vi avverto su una cosa: le fonti che ho letto oggi non nominano la stessa fermata. romartguide.it elenca tram 3 e 8 e bus 23 e H; audiala.com indica il tram 8 con fermata Piazza di San Cosimato e cita bus 23 e 280 più la stazione Trastevere. I numeri delle linee coincidono, i nomi delle fermate no. Controllate sull'app dell'Atac il giorno stesso, che tanto le fermate del centro cambiano ogni volta che aprono un cantiere.

Si arriva a piedi dal centro alla Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

Sì, ed è la cosa migliore. Da Isola Tiberina sono dieci minuti: attraversate il Ponte Cestio, prendete via della Lungaretta o il lungotevere e girate a sinistra. Da Piazza Venezia sono venticinque minuti buoni. Da Santa Maria in Cosmedin e dalla Bocca della Verità si passa il Ponte Palatino e ci si mette un quarto d'ora.

Orari e prezzi della Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

Qui devo essere onesto fino in fondo, perché è il punto in cui la maggior parte delle pagine su questa chiesa vi racconta una comodità che non esiste. Ho letto oggi cinque fonti e mi hanno dato cinque orari diversi. Non li medio e non ne scelgo uno: ve li metto in fila e vi dico quale considero il più affidabile.

Quali orari dice il sito ufficiale delle benedettine

Il sito del monastero, benedettinesantacecilia.it, alla pagina degli orari indica per basilica, scavi e cripta: feriali dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 18.30; festivi dalle 11.30 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 18.30. Per l'affresco di Pietro Cavallini: feriali dalle 10.00 alle 12.30, festivi dalle 11.30 alle 12.30. La portineria, che è il posto dove si paga e si chiede di salire, la danno feriali 10.00-12.30 e 16.30-18.00, festivi 11.30-12.30 e 16.30-18.00. Questo è il gestore del luogo e per me è la fonte che comanda.

Quali orari dicono le altre fonti

La scheda ufficiale del portale turistico turismoroma.it dice basilica e cripta lunedì-sabato 10.00-12.30 e 16.00-18.00, domenica e festivi 11.30-12.30 e 16.00-18.00, e per il Cavallini feriali 10.30-12.30. Rome-roma.net dice esattamente la stessa cosa, Cavallini compreso a partire dalle 10.30. Romartguide.it dice tutt'altro: basilica 9.30-13.00 e 16.00-19.00, scavi 10.00-13.00 e 16.00-19.00 tutti i giorni, Cavallini 10.00-12.30 nei feriali. Audiala.com dice ancora un'altra cosa: 9.00-12.30 e 16.00-18.00 dal lunedì al sabato, domenica 9.00-13.00.

Come mi comporto io con questi orari

Regolatevi sulla finestra più stretta, che è quella che tutte le fonti hanno in comune: dalle 10.30 alle 12.30 la mattina e dalle 16.30 alle 18.00 il pomeriggio. Dentro quella fascia la Basilica di Santa Cecilia in Trastevere è aperta secondo tutte e cinque le fonti lette oggi. Se ci andate alle 9.15 sperando in romartguide o alle 18.45 sperando nel monastero, rischiate il portone chiuso. E soprattutto: il Cavallini chiude a mezzogiorno e mezzo e il pomeriggio non riapre. Chi arriva alle 17 vede la chiesa, gli scavi e la cripta, ma non vede l'affresco.

Quanto costa entrare nella Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

La chiesa è gratis. Gli scavi archeologici sotterranei e il coro con gli affreschi di Cavallini costano 2,50 euro ciascuno secondo romartguide.it e rome-roma.net, entrambe lette oggi. Il monastero non pubblica tariffe sul proprio sito e non c'è biglietteria elettronica: si paga in contanti in portineria. Portatevi le monete, che è la classica situazione in cui la banconota da cinquanta non serve a niente.

Una curiosità su Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

Dentro questo monastero si tessono i palli. Il pallio è quella striscia di lana bianca con le croci nere che gli arcivescovi metropoliti portano sulle spalle sopra i paramenti, e non lo fabbrica un'azienda: lo fanno a mano le monache benedettine di Santa Cecilia in Trastevere, su telai di legno costruiti nel secolo scorso, uno dei quali è tagliato apposta sulla misura del pallio. La lana arriva da due agnelli benedetti ogni 21 gennaio, festa di Sant'Agnese, nella basilica di Sant'Agnese fuori le mura, durante la messa celebrata dall'abate generale dei Canonici Regolari Lateranensi. Dopo la benedizione gli agnelli vengono portati qui, al monastero di Trastevere, e accolti con il canto Isti sunt agni novelli. I palli finiti vengono poi consegnati agli arcivescovi il 24 giugno, solennità di san Giovanni Battista, tramite i nunzi apostolici nelle rispettive sedi. Lo racconta Vatican News, con le parole della badessa.

Ci penso ogni volta che passo davanti a quel portone: dietro quel muro, in una stanza che non vedremo mai, qualcuno sta ancora tessendo a mano un oggetto che finirà sulle spalle di un arcivescovo dall'altra parte del mondo. Nella vecchia versione di questa pagina di questa storia non c'era una riga. Per me era la cosa più bella da raccontare del posto.

Si possono vedere i telai o gli agnelli

No, non fanno parte della visita. La clausura è clausura. La parte del monastero aperta al pubblico è la basilica, la portineria, gli scavi e il percorso che porta al coro. Il resto non si visita, e ve lo dico prima così non arrivate con l'idea sbagliata.

Chi era Cecilia e perché è la patrona della musica

Cecilia è una martire romana del III secolo. La tradizione, ripresa nella Legenda Aurea e riportata anche dalla vecchia versione di questa pagina, dice che era una vergine di nobile famiglia romana, che il marito Valeriano fu convertito da papa Urbano I, che Urbano fu testimone del martirio, che seppellì Cecilia tra i vescovi e consacrò la casa di lei trasformandola in chiesa. Sul quando le fonti si dividono e ve lo dichiaro: la vecchia versione di questa pagina, come Wikipedia in italiano, dice "verso il 220"; la scheda ufficiale di turismoroma.it dice "intorno al 230"; Wikipedia in inglese dice sotto Marco Aurelio Severo Alessandro, cioè fra il 222 e il 235. Sono tre affermazioni diverse su un fatto che nessun documento contemporaneo registra. Prendetele tutte e tre come tradizione, non come cronaca.

Perché i musicisti hanno scelto proprio lei

Perché negli atti del suo martirio si legge che, mentre suonavano gli strumenti alle sue nozze, lei cantava a Dio nel segreto del proprio silenzio. Da quella frase, letta e riletta nei secoli, nasce l'iconografia della santa con l'organo portativo e tutto quello che ne è seguito: il patronato sulla musica, il nome dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il nome del Conservatorio di Santa Cecilia. Se a Roma sentite dire "Santa Cecilia" a proposito di un concerto, in fondo alla catena c'è questa chiesa di Trastevere.

Quando si celebra la festa di Santa Cecilia

Il 22 novembre. È il giorno in cui la basilica si riempie di musicisti, cori e strumenti, e in cui vale la pena esserci se vi interessa il lato vivo del luogo e non solo quello archeologico. Gli orari precisi delle celebrazioni cambiano ogni anno: chiedeteli al monastero, che quelli lì li sanno.

Basilica di Santa Cecilia in Trastevere
Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

Una cosa che non ti dice nessuno su Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

Il capolavoro assoluto di questa chiesa non lo vedete entrando in chiesa. Il Giudizio universale di Pietro Cavallini sta sulla controfacciata, cioè sulla parete sopra la porta d'ingresso, ma nel Settecento hanno costruito davanti quei coretti per le monache che hanno tagliato in due lo spazio: oggi l'affresco si guarda solo da sopra, dal coro delle benedettine, e al coro si sale passando dal monastero, non dalla navata. Quindi: si esce dalla chiesa, si torna in cortile, si suona in portineria, si paga il ticket e si viene accompagnati su per una scala. Chi non lo sa entra in basilica, gira, esce e se ne va convinto di aver visto tutto. Ha visto forse il sessanta per cento.

E la finestra oraria è stretta. Il Cavallini apre la mattina e chiude alle 12.30, tutti i giorni. Il pomeriggio la basilica riapre ma il coro no. Se avete un solo pomeriggio a Roma e volete Cavallini, questo posto non fa per voi quel giorno: tornateci di mattina.

Quanto dura la salita al coro

Poco, un quarto d'ora se ve la prendete comoda. Ma è un quarto d'ora che vale più di intere mattinate passate in fila altrove, perché vi trovate a cinque metri da una parete dipinta prima del 1300 che nessuno vi contende.

Il Giudizio universale di Pietro Cavallini spiegato per bene

Sulla datazione le fonti lette oggi danno numeri vicini ma non identici: Wikipedia in inglese indica 1289-1293, Cathopedia indica 1291-1293, il portale turismoroma.it si limita a "fine XIII secolo". La vecchia versione di questa pagina diceva genericamente "seconda metà del XIII secolo": non era sbagliata, era solo troppo vaga per servire a qualcosa. Il dato che conta è un altro, ed è che siamo prima di Giotto o al massimo in parallelo con lui, e che qui si sta già facendo pittura moderna: volumi, luce vera sui volti, sguardi che si incrociano.

Cosa si vede nell'affresco

Il registro superiore ha il Cristo in trono fra gli angeli. Ai lati la teoria degli apostoli seduti, avvolti in vesti che hanno un peso fisico che nella pittura romana precedente non c'era. Sotto, la divisione tra salvati e dannati. Le schiere angeliche hanno ali cangianti, e sono la parte che colpisce di più chi ci sale per la prima volta, perché i colori si sono conservati in modo anomalo.

Perché i colori sono così vivi

Perché l'affresco è stato sotto l'intonaco per quasi due secoli. Le fonti concordano su questo: fu coperto nei lavori settecenteschi, intorno al 1724, e riscoperto solo nel 1900. Duecento anni al buio, senza fumo di candele, senza mani, senza restauri sbagliati. La sfortuna del Settecento è stata la fortuna nostra.

Ci sono altre opere di Cavallini a Roma

Sì, e la più nota sta a poche centinaia di metri: i mosaici della vita della Vergine nell'abside della Basilica di Santa Maria in Trastevere. Fare le due cose nella stessa mattinata è il modo migliore per capire quanto valeva questo pittore. Ve lo consiglio come mezza giornata a tema, senza fretta.

Il consiglio che ti do per visitare Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

Andateci di mattina presto, dentro la fascia sicura fra le 10.30 e le 12.30, e fate le cose in quest'ordine: prima il coro di Cavallini, poi la chiesa, poi gli scavi. Il motivo è banale e nessuno ve lo dice: il coro chiude per primo e non riapre. Se cominciate dagli scavi vi mangiate quaranta minuti sotto terra e quando risalite trovate la portineria che sta chiudendo la scala. L'ho visto succedere a gente venuta apposta dall'estero.

Secondo consiglio, meno tecnico. Non venite qui subito dopo San Pietro o dopo i Musei Vaticani. Questa è una chiesa che funziona sul silenzio e sul vuoto, e se ci arrivate con gli occhi pieni di marmi colossali non vi dice niente. Datele una mattinata sua, magari abbinata a una passeggiata verso l'Orto Botanico di Roma o su al Gianicolo. Il rione fa il resto.

Quanto tempo serve per visitare tutto

Un'ora e mezza per fare le tre cose con calma: quindici minuti di coro, trenta di chiesa, quaranta di sotterranei, più il tempo di suonare, pagare e aspettare. Se avete solo mezz'ora, fate chiesa e coro e lasciate perdere gli scavi.

Come ci si deve vestire

È un monastero di clausura con una comunità che ci vive dentro. Spalle e ginocchia coperte, come in tutte le chiese romane, e qui ve lo fanno notare più che altrove. Le fonti pratiche lette oggi lo confermano. In agosto portatevi un foulard o una camicia leggera nello zaino.

Si possono fare foto dentro

Nella chiesa sì, senza flash, secondo le fonti pratiche consultate oggi. Nel coro con l'affresco di Cavallini e nelle aree gestite direttamente dal monastero possono esserci restrizioni e la parola definitiva ce l'ha chi vi accompagna. Chiedete in portineria prima di tirare fuori la macchina, che costa un secondo e vi evita una figuraccia.

Basilica di Santa Cecilia in Trastevere
Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

Il mosaico dell'abside, il pezzo del IX secolo

Quando entrate, alzate subito lo sguardo verso il fondo. Il catino dell'abside è coperto da un mosaico dell'età di papa Pasquale I, quindi intorno all'820, ed è l'unica parte della basilica antica rimasta praticamente intatta attraverso tutti i rifacimenti successivi. Al centro c'è il Redentore che benedice. Le fonti lette oggi elencano le figure ai lati con qualche differenza nell'ordine: Wikipedia in inglese e archeoroma.org danno san Paolo, santa Cecilia, papa Pasquale I, san Pietro, Valeriano e sant'Agata; rome-roma.net mette Paolo, Agata e Valeriano da un lato e Pietro e Cecilia dall'altro; Cathopedia descrive Cristo benedicente affiancato da Paolo e Cecilia che presentano Pasquale I, con Pietro, Valeriano e Agata sull'altro lato. Sui nomi sono tutte d'accordo, sulla disposizione no. Guardatevele di persona, che tanto sono lì.

Come si riconosce papa Pasquale I nel mosaico

Dal nimbo quadrato invece che rotondo. Nell'iconografia medievale l'aureola quadrata indica una persona ancora viva al momento in cui l'opera veniva fatta. È un dettaglio che una volta che lo sapete vi cambia il modo di guardare tutti i mosaici romani del periodo.

La decorazione a mosaico era più ampia

Sì. Il vecchio testo di questa pagina lo diceva e le fonti lo confermano: in origine il mosaico non copriva solo il catino ma anche i lati dell'abside. Quello che vedete è un frammento di un apparato molto più grande.

Il ciborio di Arnolfo di Cambio sopra l'altare

È del 1293 e su questa data tutte le fonti lette oggi sono concordi. Quattro colonne di marmo bianco e nero reggono una struttura gotica a cuspidi popolata di statuette: angeli, santi, profeti, evangelisti, e nelle nicchie d'angolo figure a cavallo. Cathopedia parla di otto figure scultoree e di nicchie angolari con santi a cavallo; turismoroma.it lo definisce ciborio gotico in marmo bianco e nero. È uno dei due cibori firmati Arnolfo rimasti a Roma, insieme a quello di San Paolo fuori le Mura, e vederli tutti e due nella stessa giornata è un esercizio che consiglio a chi ha già fatto il giro classico della città.

Perché il ciborio sembra sospeso

Perché sta su un presbiterio rialzato che non era previsto dal progetto originale. Il rialzo arriva con i rifacimenti fra Seicento e Settecento, e ha cambiato la percezione di tutto lo spazio: la basilica di Pasquale I aveva la navata e la cripta sullo stesso piano, senza dislivello. Oggi salite tre gradini e il ciborio vi arriva addosso.

La statua di Stefano Maderno sotto l'altare

È la cosa che la gente ricorda di questa chiesa anche a distanza di anni. Una figura di donna sdraiata su un fianco, il volto girato verso il pavimento, il collo con i segni delle ferite, il velo, le mani con le dita disposte in modo da indicare la Trinità. La data è il 1600, subito dopo l'apertura del sepolcro del 1599. Wikipedia in inglese riporta che una lastra di marmo nel pavimento davanti alla teca riproduce la dichiarazione giurata di Maderno, che afferma di aver riprodotto il corpo esattamente come lo vide quando la tomba fu aperta. Che sia vero o che sia una costruzione controriformistica magistrale, l'effetto su chi guarda è lo stesso da quattrocento anni.

Cosa successe davvero nel 1599

Il cardinale titolare Paolo Emilio Sfondrati, nipote di papa Gregorio XIV, stava facendo lavori in basilica e fece aprire il sepolcro di marmo. Dentro c'era una seconda cassa di cipresso, e nella cassa il corpo, secondo i racconti dell'epoca quasi integro, vestito di bianco, con il segno delle ferite sul collo. Papa Clemente VIII venne di persona a constatare. Il monumento funebre dello stesso Sfondrati sta nel portico, sulla destra: quando entrate, prima di infilarvi in chiesa, guardatevelo.

Il corpo di Cecilia è ancora qui

Le reliquie stanno nella cripta sotto l'altare maggiore. La statua non è un sarcofago: è una riproduzione scultorea. Chi scende in cripta trova un ambiente completamente ottocentesco, di cui parlo più avanti, non la tomba paleocristiana che si aspetta.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Le dodici colonne della basilica di Pasquale I ci sono ancora, ma non le vedete. Nel 1830, per ragioni di consolidamento statico, furono chiuse dentro i pilastri di mattoni che oggi separano le navate, e gli archi furono abbassati. Quindi ogni volta che appoggiate la mano su uno di quei pilastri quadrati e anonimi, sotto l'intonaco c'è un fusto di colonna antica reimpiegato mille anni fa. La chiesa che state guardando è una scatola ottocentesca costruita attorno a una chiesa carolingia costruita attorno a una casa romana. Tre edifici uno dentro l'altro.

La stessa logica vale per il soffitto: le capriate originali sono state sostituite da un controsoffitto ligneo pieno di stucchi, con al centro il dipinto di Sebastiano Conca. Sulla data di quel dipinto le fonti non concordano: la vecchia versione di questa pagina scriveva 1725, la scheda di turismoroma.it lo data 1727 e lo intitola Apoteosi di Santa Cecilia. Due anni di differenza su un quadro non cambiano la vita, ma io il ballo delle date ve lo dichiaro invece di nasconderlo.

Il campanile pendente

Il campanile è romanico, a cinque ordini, con bifore e trifore, e pende leggermente: lo notate meglio da via dei Genovesi che dalla piazza. Sulla data ho trovato una discordanza netta e ve la giro: la vecchia versione di questa pagina e Wikipedia in italiano lo attribuiscono a papa Pasquale II, quindi al primo quarto del XII secolo; Cathopedia lo colloca invece a metà del XII secolo e segnala che ospita una campana del Duecento più altre due donate nel 1344. Le due cose non stanno insieme, perché Pasquale II muore nel 1118. Non scelgo io: è XII secolo, il resto è da verificare su bibliografia specialistica.

Basilica di Santa Cecilia in Trastevere
Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

Sotto la Basilica di Santa Cecilia in Trastevere: la domus, l'insula, le otto vasche

Gli scavi sotto la chiesa sono la parte che il vecchio testo raccontava meglio, e che io qui riracconto con qualche dato in più preso oggi. Si scende a circa cinque metri sotto il piano della basilica e si cammina dentro un pezzo di Trastevere romano.

Cosa c'era prima della chiesa

Una domus del II secolo avanti Cristo, con pareti in opera quadrata e in reticolato, colonne di tufo dell'atrio, pavimenti in cocciopesto e a mosaico geometrico ancora conservati. Romanoimpero.com precisa che stava lungo la via Campana-Portuense, cioè su un asse di traffico verso il porto fluviale. Poi, nel II secolo dopo Cristo, l'edificio viene trasformato in insula, il condominio popolare romano: le murature vecchie vengono riusate, il cortile prende il posto dell'atrio, compaiono una strada, una scala d'accesso, un'aula e un piccolo impianto termale probabilmente privato.

Perché la casa diventa condominio

Il vecchio testo lo spiegava bene e la spiegazione regge: Trastevere in età repubblicana era campagna, con case sparse e orti, e in età imperiale si riempie di gente man mano che la popolazione della città cresce. La domus signorile non serve più: serve verticalità, servono affitti. È esattamente quello che succede oggi in qualunque quartiere che diventa centrale.

Le otto vasche cilindriche

In un ambiente di magazzino ci sono otto grandi vasche cilindriche incassate nel pavimento, con rivestimento interno a cortina e fondo in opera spicata. Il dettaglio che decide tutto è che non sono impermeabilizzate: quindi non contenevano liquidi, ma derrate solide, granaglie con ogni probabilità. Il vecchio testo diceva "probabilmente destinate a stoccaggio di derrate" ed era nel giusto. Furono trovate riempite di terra sotto un pavimento evidentemente successivo, e questo aiuta a datare al II secolo dopo Cristo la trasformazione da domus a insula. Cathopedia parla esplicitamente di horrea, cioè magazzini, in età repubblicana.

Il larario con Minerva

Nel cortile dell'insula c'era un larario, cioè l'altarino domestico, con un bassorilievo della dea Minerva. Sta ancora lì. È il dettaglio che preferisco di tutto il sottosuolo: sotto la chiesa della martire cristiana c'è l'altarino di famiglia dedicato a una divinità pagana, a due passi dal luogo che la tradizione indica come quello del suo martirio. La stratigrafia religiosa di Roma non ha bisogno di essere spiegata, basta scendere le scale. Chi ama questo genere di sovrapposizioni ha il caso di scuola alla Basilica di San Clemente, dove i livelli sono addirittura tre.

Il bagno del martirio esiste davvero

Esiste un ambiente termale, questo sì. Romanoimpero.com colloca la costruzione delle terme sul lato nord fra il III e il IV secolo dopo Cristo e dice che vi si trova un calidarium, cioè la sala calda, che la leggenda identifica con il luogo del tentato soffocamento di Cecilia. Attenzione alle date, però: se le terme sono del III-IV secolo e il martirio si colloca fra il 220 e il 235, la coincidenza cronologica è problematica. Il vecchio testo di questa pagina presentava il "Bagno" come dato acquisito. Il dato corretto, ve lo chiarisco, è che l'ambiente c'è ed è antico, ma l'identificazione con il luogo del martirio è tradizione devozionale, non risultato di scavo.

Il battistero esagonale

Quando il complesso passa all'uso cristiano, nel V secolo, una sala con una vasca circolare viene trasformata in un battistero esagonale rivestito di marmo. Lo vedete durante il percorso degli scavi. È uno dei pochi battisteri paleocristiani conservati dentro un contesto abitativo romano, e vale i 2,50 euro da solo.

La cripta neobizantina che sembra antica e non lo è

Qui c'è l'equivoco più comune di tutta la visita. La cripta sotto l'altare, con le colonnine, i mosaici dorati, l'aria da chiesa orientale, non è paleocristiana: è del Novecento. Cathopedia indica lavori fra il 1899 e il 1901 su progetto dell'architetto Giovanni Battista Giovenale, voluti dal cardinale titolare Mariano Rampolla del Tindaro, con decorazione musiva di Giuseppe Bravi. Romartguide.it la data al 1901. Il vecchio testo di questa pagina diceva soltanto che Rampolla "decise di restaurare e ampliare la cripta": vero, ma incompleto, perché non diceva che quello che vedete è un ambiente interamente progettato ex novo in stile neobizantino. Ve lo chiarisco perché è la differenza fra guardare un restauro e guardare una ricostruzione.

Chi era Rampolla del Tindaro

Il cardinale titolare di Santa Cecilia fra il 1887 e il 1913, e uno dei personaggi più importanti della curia di fine Ottocento. Fu la sua decisione di rimettere mano alla cripta a far partire i saggi di scavo nel pavimento della chiesa e del convento, e quindi tutto il complesso archeologico che oggi visitate lo dovete indirettamente a lui.

La foto giusta da fare a Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

La foto da cartolina ve la fanno fare tutti: il cortile con il grande vaso romano al centro, il campanile romanico sullo sfondo e la facciata di Fuga dietro. Va benissimo, e viene bene a metà mattina quando il sole entra da sopra il muro di cinta e il vaso proietta un'ombra lunga sul selciato. Fatela pure. Ma non è quella la foto.

La foto giusta è un'altra: la statua di Maderno inquadrata bassa, all'altezza dell'occhio della santa, con la luce laterale che viene dalle candele e dal presbiterio. Vi mettete accovacciati sul gradino, tenete la macchina appoggiata al parapetto per non muoverla, e non usate il flash che sputa via tutto il chiaroscuro del marmo. Quello che ottenete non è la foto di una scultura: è il ritratto di un corpo. È esattamente l'effetto che Maderno cercava nel 1600 e funziona ancora.

Con che luce si fotografa meglio l'interno

Metà mattina, dalle 11 in poi, quando la luce da sud entra nelle finestre alte e schiarisce il catino dell'abside senza bruciarlo. Nel primo pomeriggio la chiesa è chiusa, quindi la scelta se la fa da sola.

Si può fotografare il Cavallini

Qui non ho una risposta certificata e non me la invento: le fonti generiche dicono foto ammesse senza flash nella chiesa principale e restrizioni in alcune aree, senza specificare quale regola valga nel coro. Chiedete in portineria quando pagate. Se vi dicono di no, godetevelo con gli occhi, che ci si guadagna.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Metto in fila quello che le fonti lette oggi permettono di affermare, con l'avvertenza che sulle date più antiche esistono versioni diverse e ve le segnalo tutte.

Il titulus Caeciliae, fra IV e V secolo

La vecchia versione di questa pagina diceva che il titulus è attestato già dal V secolo. Wikipedia in inglese precisa il documento: al sinodo del 499 di papa Simmaco la chiesa compare come Titulus Ceciliae. Cathopedia sposta la fondazione ancora più indietro, attribuendola a papa Gregorio Magno alla fine del VI secolo, il che però è successivo al sinodo del 499 e quindi non torna. Vi consegno la discordanza così com'è: l'esistenza del titolo a fine V secolo è documentata, la sua fondazione no.

L'821 o l'822: Pasquale I ricostruisce la basilica

Papa Pasquale I, che era un grande collezionista di reliquie e costruttore di chiese (sue anche Santa Maria in Domnica e Santa Prassede), ebbe secondo la tradizione la visione in sogno di Cecilia che gli indicava dove era sepolta. Fece erigere la chiesa in forma basilicale sul luogo della precedente e vi trasferì il corpo dalle catacombe di San Callisto. Sull'anno: Wikipedia in inglese dice 822 per la ricostruzione e per la traslazione, Cathopedia dice 821. Un anno di scarto, dichiarato.

1293: Arnolfo di Cambio firma il ciborio

Data solida, tutte le fonti concordi.

Fine Duecento: Cavallini dipinge il Giudizio universale

1289-1293 secondo Wikipedia in inglese, 1291-1293 secondo Cathopedia.

1599: l'apertura del sepolcro

L'evento che ha fatto la fama moderna della basilica. Sfondrati apre, Clemente VIII constata, Maderno scolpisce l'anno dopo.

1724: il Cavallini finisce sotto l'intonaco

Wikipedia in inglese indica il 1724 come anno in cui l'affresco fu intonacato. Sparisce dalla vista per centosettantasei anni.

Il Settecento di Fuga: 1725 o 1741-1742

Il cardinale titolare Francesco Acquaviva d'Aragona affida a Ferdinando Fuga la sistemazione dell'ingresso, con il prospetto monumentale, il nome del cardinale ben in vista, i nuovi ambienti e l'ampio cortile. Wikipedia in inglese data la facciata al 1725; Cathopedia parla di interventi nel 1724 e poi nel 1741-1742, attribuendo a Fuga il prospetto esterno in quest'ultima fase. La vecchia versione di questa pagina diceva soltanto "all'inizio del Settecento". Le due datazioni sono distanti sedici anni e non le concilio: le dichiaro.

1830: le colonne dentro i pilastri

Consolidamento statico, archi abbassati, aspetto attuale delle navate.

1899-1901: la cripta di Giovenale

E i saggi di scavo che portano alla scoperta del sottosuolo romano.

1900: il Cavallini riemerge

Uno dei ritrovamenti più importanti della storia dell'arte medievale italiana, e avviene dentro un monastero di clausura di Trastevere.

1903: l'organo Vegezzi Bossi

Strumento a trasmissione pneumatica, di dimensioni modeste, costruito nel 1903. In una chiesa dedicata alla patrona della musica è un dettaglio che merita almeno una riga, e il vecchio testo gliela dava.

Basilica di Santa Cecilia in Trastevere
Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

Chi è passato da Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

Non faccio l'elenco dei vip in visita, che non lo so e non me lo invento. Faccio l'elenco di chi ci ha lasciato qualcosa, e sono nomi che tengono botta ovunque.

Papa Pasquale I

Ha costruito la basilica che state guardando sotto tutti gli strati successivi e si è fatto ritrarre nel mosaico dell'abside con l'aureola quadrata dei viventi. Nel IX secolo era una firma d'autore.

Pietro Cavallini

Il più grande pittore romano prima di Giotto. Qui c'è la sua opera più importante conservata, e sta in un posto che si visita in un quarto d'ora pagando due euro e mezzo.

Arnolfo di Cambio

L'architetto e scultore che avrebbe poi lavorato al Duomo di Firenze. Il ciborio del 1293 è uno dei suoi capolavori romani.

Stefano Maderno

Aveva poco più di vent'anni quando scolpì la Santa Cecilia. Non ha più fatto niente di altrettanto grande in tutta la carriera.

Sebastiano Conca

Il pittore napoletano che ha dipinto l'Apoteosi di Santa Cecilia sul controsoffitto, negli anni Venti del Settecento.

Ferdinando Fuga

Uno degli architetti che hanno dato forma alla Roma settecentesca. Qui ha fatto l'ingresso e il cortile.

Giovanni Battista Giovenale

L'architetto della cripta neobizantina, a cavallo fra Otto e Novecento. Se la cripta vi sembra bizantina, è merito o colpa sua.

I cardinali titolari

Il titolo di Santa Cecilia è antico e prestigioso. Fra i titolari dell'ultimo secolo le fonti lette oggi ricordano Albert Gregory Meyer, John Cody e soprattutto Carlo Maria Martini, che lo ha tenuto dal 1983 al 2012; l'attuale titolare indicato sia da Wikipedia in inglese sia da Cathopedia è Gualtiero Bassetti, nominato nel 2014. Non ho trovato oggi una fonte ufficiale più recente che confermi o smentisca la situazione ad agosto 2026: se il dato vi serve per motivi seri, verificatelo sull'Annuario Pontificio.

Guido Reni e Paul Bril

Romartguide.it segnala nella basilica opere di Guido Reni e del fiammingo Paul Bril. Non ho trovato oggi, su fonti ufficiali, l'indicazione precisa di quali dipinti siano e in quale cappella stiano, quindi mi fermo qui e ve lo segnalo come cosa da chiedere in loco invece di riempirla di dettagli che non ho verificato.

Le correzioni che faccio alla vecchia versione di questa pagina

La regola che mi sono dato è semplice: se correggo, lo dico. Ecco cosa cambia rispetto al testo che stava qui prima.

La basilica non è fuori dal centro storico

La vecchia versione di questa pagina diceva che la basilica si trova "fuori dal centro storico di Roma". Il dato corretto, ve lo chiarisco, è che Trastevere è il rione XIII di Roma, sta dentro le Mura Aureliane e dentro il perimetro del centro storico. Sarà fuori dai circuiti battuti dai bus turistici, ma geograficamente e amministrativamente è centro.

Il Cavallini non si vede dalla chiesa

La vecchia versione diceva solo che "Pietro Cavallini vi affrescò il Giudizio universale", lasciando credere che si veda entrando. Il dato corretto è che l'affresco sta sulla controfacciata e si guarda esclusivamente dal coro delle monache, con accesso separato dal monastero, orario ridotto alla sola mattina e ticket a parte.

La cripta non è antica

La vecchia versione parlava di restauro e ampliamento della cripta a opera di Rampolla. Il dato corretto è che l'ambiente che visitate è una costruzione neobizantina progettata da Giovanni Battista Giovenale fra il 1899 e il 1901, con mosaici di Giuseppe Bravi.

Il bagno del martirio è tradizione, non archeologia

La vecchia versione presentava il calidarium come il luogo del primo tentativo di uccidere Cecilia. Il dato corretto è che l'ambiente termale esiste ma le fonti archeologiche lette oggi lo collocano fra III e IV secolo dopo Cristo, cioè dopo la data tradizionale del martirio.

Il sottotitolo era una frase rotta

La vecchia versione aveva un sottotitolo scritto così: "La basilica di Santa Cecilia la dignità di basilica minore." Manca il verbo. Il senso era che la chiesa ha il titolo di basilica minore, ed è anche chiesa titolare cardinalizia.

Mancava tutta la parte pratica

La vecchia versione non conteneva un solo orario, un solo prezzo, un solo numero di autobus, un solo telefono. Per una scheda che deve servire a chi ci va, è il difetto più grave, ed è quello a cui ho dedicato più spazio in questa riscrittura.

I link portavano altrove

La vecchia versione linkava a Poggio Catino, in provincia di Rieti, e al Museo dei Frati Cappuccini. Non c'entrano niente con Trastevere. Qui ho messo link ai luoghi che stanno davvero a pochi minuti a piedi e alle catacombe da cui il corpo di Cecilia è stato portato in questa chiesa.

Dove le fonti ufficiali non vanno d'accordo

Le contraddizioni non le sciolgo, le dichiaro. In ordine di importanza pratica.

Gli orari

Cinque fonti, cinque versioni. Il sito ufficiale del monastero dice pomeriggio 16.30-18.30; turismoroma.it e rome-roma.net dicono 16.00-18.00; romartguide.it dice 16.00-19.00 con apertura mattutina dalle 9.30; audiala.com dice 9.00-12.30 e 16.00-18.00. Sull'affresco di Cavallini il monastero dice dalle 10.00, turismoroma.it e rome-roma.net dicono dalle 10.30.

La data del martirio

Verso il 220 secondo la vecchia pagina e Wikipedia in italiano, intorno al 230 secondo turismoroma.it, sotto Severo Alessandro (222-235) secondo Wikipedia in inglese.

L'anno della ricostruzione di Pasquale I

821 secondo Cathopedia, 822 secondo Wikipedia in inglese.

La data del Cavallini

1289-1293 contro 1291-1293.

La facciata di Fuga

1725 secondo Wikipedia in inglese, 1741-1742 secondo Cathopedia.

Il dipinto di Sebastiano Conca

1725 secondo la vecchia versione di questa pagina, 1727 secondo turismoroma.it.

Il campanile

Attribuito a Pasquale II (morto nel 1118) da Wikipedia in italiano, datato a metà XII secolo da Cathopedia.

Le figure del mosaico absidale

Stessi nomi, disposizione diversa in tre fonti su tre.

Basilica di Santa Cecilia in Trastevere
Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

Cosa vedere intorno alla Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

Il bello di questa zona è che si fa tutto a piedi e senza mai prendere un mezzo. Vi do il giro come lo farei io.

A cinque minuti

La Chiesa di San Francesco a Ripa, con la Beata Ludovica Albertoni del Bernini, e la Chiesa di Sant'Agata in Trastevere. Sono due soste brevi che completano il quadro del rione senza allungare la giornata.

A dieci minuti

La Basilica di Santa Maria in Trastevere con i mosaici absidali, e il Museo di Roma in Trastevere a Piazza Sant'Egidio per chi vuole capire com'era la città prima degli sventramenti. La domenica mattina, se vi piace il genere, c'è Porta Portese a un quarto d'ora scarso.

A venti minuti

Sopra al Gianicolo per il panorama, o dentro all'Orto Botanico di Roma per l'ombra vera d'estate. Poco oltre c'è Villa Farnesina con la Galatea di Raffaello, e chi vuole farmacie antiche può cercare l'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala.

Se avete la giornata intera

Passate il fiume verso Santa Maria in Cosmedin, la Bocca della Verità e il Circo Massimo, oppure scendete verso la Piramide Cestia e da lì proseguite fino a San Paolo fuori le Mura per il secondo ciborio di Arnolfo. Chi vuole verde grande ha Villa Doria Pamphilj dietro il Gianicolo.

Visitare la Basilica di Santa Cecilia in Trastevere con i bambini, con poco tempo, con difficoltà motorie

I bambini si annoiano

In chiesa sì, dopo dieci minuti. Sotto no. Gli scavi con le vasche, le scale, i pavimenti a mosaico e l'altarino di Minerva funzionano benissimo con i ragazzini dagli otto anni in su, perché è un percorso sotterraneo vero e non una vetrina. Trasformatelo in una caccia: trovate le otto vasche, trovate Minerva, trovate il pavimento a spina di pesce.

Se avete solo trenta minuti

Coro di Cavallini e statua di Maderno. Basta. Il resto lo lasciate per la prossima volta.

È accessibile in sedia a rotelle

Parzialmente, e ve lo dico chiaro. Le fonti pratiche lette oggi indicano che il cortile e la navata principale sono accessibili, con rampe all'ingresso, mentre le aree sotterranee possono avere accesso limitato. Il coro delle monache si raggiunge per scale. Il portale turistico ufficiale rimanda alla propria sezione dedicata all'accessibilità per i dettagli. Se l'accessibilità è un requisito e non una preferenza, telefonate prima al monastero allo 06 45492739 e fatevi dire com'è messa oggi: è l'unico modo per non prendere una porta in faccia.

Fa freddo sotto

Sotto si sta fra i quindici e i venti gradi anche a luglio, e c'è umidità. In estate è un sollievo, in inverno portatevi qualcosa addosso. Scarpe chiuse, il fondo è irregolare.

Domande veloci su Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

Quanto costa la visita alla Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

La basilica è a ingresso libero. Gli scavi 2,50 euro e il coro con gli affreschi di Cavallini 2,50 euro, secondo due fonti lette oggi; il monastero non pubblica tariffe ufficiali.

Serve prenotare

No per la basilica. Per i gruppi e per le visite guidate scrivete a visite@benedettinesantacecilia.it o telefonate allo 06 45492739.

Qual è l'indirizzo esatto

Piazza di Santa Cecilia 22, 00153 Roma. Il monastero indica anche il civico 22/A per la portineria.

Quali sono gli orari sicuri

La fascia su cui tutte le fonti lette oggi concordano è 10.30-12.30 la mattina e 16.30-18.00 il pomeriggio. Fuori da quella fascia dipende da quale fonte ha ragione.

Il Cavallini si vede anche il pomeriggio

No. Chiude alle 12.30 e non riapre. È l'errore più comune che si fa su questo posto.

Quanto tempo ci vuole per visitarla tutta

Un'ora e mezza per chiesa, coro e scavi con calma. Quaranta minuti se andate spediti.

La Basilica di Santa Cecilia in Trastevere è aperta la domenica

Sì, con orario ridotto la mattina: le fonti indicano apertura festiva dalle 11.30 alle 12.30, cioè dopo la messa conventuale delle 10.

A che ora sono le messe

Secondo le fonti lette oggi: feriali messa alle 7.20, festivi celebrazione eucaristica conventuale alle 10.00. Vaticano.com riporta anche gli uffici della comunità, Lodi alle 6.45 nei feriali e Vespro alle 19.15.

Si possono fare foto

In chiesa sì, senza flash. Nelle aree del monastero chiedete prima in portineria.

È accessibile ai disabili

Cortile e navata sì, sotterranei e coro con limitazioni. Telefonate prima.

Ci sono ossa o resti visibili

No. Le reliquie stanno nella cripta dentro il loro contenitore. Quello che vedete sotto l'altare è una scultura di marmo, non un corpo.

La statua contiene il corpo della santa

No. È un'opera di Stefano Maderno del 1600 che riproduce la posizione in cui il corpo fu trovato nel 1599.

Dove stava il corpo di Cecilia prima

Nelle Catacombe di San Callisto, sull'Appia Antica, da dove fu traslato qui da papa Pasquale I nell'821 o nell'822 a seconda della fonte.

Che differenza c'è fra la cripta e gli scavi

La cripta è l'ambiente neobizantino del 1899-1901 sotto l'altare, con le reliquie. Gli scavi sono il percorso archeologico romano, domus e insula, che si sviluppa a circa cinque metri di profondità.

Vale la pena pagare per gli scavi

Sì, se vi interessa la Roma domestica e non solo quella monumentale. Le otto vasche e il larario di Minerva li trovate in pochissimi altri posti visitabili in città.

Vale la pena pagare per il Cavallini

Per me è la ragione principale per venire fin qui. Due euro e mezzo per stare a cinque metri dal più importante affresco romano del Duecento sono un affare che non ha eguali in città.

Fa freddo negli scavi

Fresco e umido tutto l'anno, quindici-venti gradi. Piacevole in estate, pungente in inverno.

Ci sono bagni

Le fonti pratiche lette oggi indicano la presenza di servizi igienici accessibili. Non ho una conferma ufficiale del monastero: chiedete in portineria.

Si può visitare il monastero delle benedettine

No, è clausura. Si visitano basilica, scavi, cripta e coro.

C'è una foresteria

Il monastero gestisce una piccola foresteria per ospiti e indica un contatto dedicato sul proprio sito. Per condizioni e disponibilità rivolgetevi direttamente a loro.

Come si arriva con la metropolitana

Non c'è una fermata di metro vicina. Il mezzo naturale è il tram 8 su Viale di Trastevere, oppure i bus 23 e 280 sul Lungotevere Ripa.

Si arriva in auto

Sconsigliato. Trastevere ha ZTL, sensi unici stretti e parcheggio praticamente inesistente intorno alla piazza. Lasciate la macchina fuori e fate gli ultimi minuti a piedi.

Qual è il giorno migliore per andarci

Un feriale di mattina. La domenica l'orario è ridotto e la chiesa è occupata dalla liturgia; il sabato mattina va bene ma c'è più gente di passaggio.

È affollata

Quasi mai. È una delle poche chiese romane di questo livello dove potete restare dieci minuti davanti a un mosaico del IX secolo senza che nessuno vi passi davanti.

Che differenza c'è con Santa Maria in Trastevere

Santa Maria in Trastevere sta sulla piazza più frequentata del rione ed è sempre piena; Santa Cecilia sta duecento metri più in là ed è vuota. La prima ha i mosaici a mosaico di Cavallini, la seconda il suo affresco. Fatele tutte e due nella stessa mattina.

Che differenza c'è con San Clemente

La Basilica di San Clemente ha tre livelli sovrapposti, chiesa medievale, basilica paleocristiana e mitreo, ed è il caso di scuola della stratificazione romana. Santa Cecilia ha due livelli, la basilica e la casa romana, ma in compenso ha il Cavallini e la statua di Maderno. Sono complementari.

Quando si celebra Santa Cecilia

Il 22 novembre, festa della patrona della musica.

C'è un rapporto con l'Accademia di Santa Cecilia

Il nome viene dalla stessa santa e dallo stesso patronato sulla musica. Le attività concertistiche dell'Accademia oggi si svolgono all'Auditorium Parco della Musica, che con questa basilica non ha rapporti istituzionali diretti: il legame è il nome e la santa.

Si celebrano matrimoni

Sì. Il monastero ha un ufficio matrimoni con contatti dedicati indicati sul proprio sito e sulle schede turistiche ufficiali.

Quanto è antica la chiesa che vedo oggi

Nessuna singola risposta. Il mosaico è del IX secolo, il campanile e il portico del XII, il ciborio del 1293, l'affresco di fine Duecento, la statua del 1600, il soffitto e l'ingresso del Settecento, i pilastri del 1830, la cripta del 1901. È una chiesa fatta a strati come una lasagna.

Perché si chiama basilica minore

Perché è un titolo onorifico concesso dal papa a chiese di particolare importanza storica e devozionale. Santa Cecilia in Trastevere è anche chiesa titolare cardinalizia, cioè assegnata come titolo a un cardinale.

Che cos'è il pallio che tessono qui

Una striscia di lana bianca con croci nere che il papa consegna agli arcivescovi metropoliti. La lana viene dagli agnelli benedetti il 21 gennaio a Sant'Agnese fuori le mura, i palli si tessono a mano nel monastero di Santa Cecilia in Trastevere e vengono consegnati il 24 giugno.

Chiudo da romano

Io a Santa Cecilia ci vado quando Roma mi ha stancato. Ci vado di mattina, entro dal portone di via di Santa Cecilia, attraverso il cortile con il vaso, e nel giro di dieci passi il traffico di Viale di Trastevere sparisce come se qualcuno avesse abbassato un interruttore. Poi salgo al coro, pago i miei due euro e cinquanta, e sto un quarto d'ora davanti a una parete dipinta prima del 1300 che a Roma quasi nessuno sa di poter vedere. Scendo, guardo la statua di Maderno da vicino, e ogni volta mi convinco che il ragazzo di vent'anni che l'ha fatta avesse capito qualcosa sul corpo umano che dopo di lui non ha più capito nessuno. Se ci andate, andateci di mattina e andateci con calma. E se il portone è chiuso perché l'orario che avevate letto era di un'altra fonte, non prendetevela: tornate il giorno dopo alle undici, che a quell'ora è aperto secondo tutti.

RiassuntoLa basilica di Santa Cecilia è un luogo di culto cattolico situato nel rione Trastevere, fuori dal centro storico di Roma, situata in Piazza di Santa Cecilia, 22.
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Telefono06 5899289
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