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Basilica di Santa Maria in Aracoeli

La Basilica di Santa Maria in Aracoeli sta in cima al Campidoglio, sopra la scalinata di 124 gradini che parte da piazza d'Aracoeli. L'indirizzo che trovate scritto in giro non è uno solo: il sito della parrocchia di San Marco Evangelista al Campidoglio, che amministra la basilica come rettoria, indica Piazza dell'Arce Capitolina 12, 00186 Roma; la scheda di Turismo Roma indica Scala dell'Arce Capitolina 14; si legge anche Scala dell'Arce Capitolina 12. Sono tre varianti dello stesso punto sul colle. L'ingresso alla Basilica di Santa Maria in Aracoeli è libero: è un luogo di culto, non un museo, e non c'è biglietteria. Gli orari delle messe indicati sulla scheda di Turismo Roma sono lunedì-sabato alle 8.00 e domenica e festivi alle 8.30 e alle 12.00. Gli orari di apertura della chiesa per la visita, invece, non risultano pubblicati da nessuna fonte ufficiale: i recapiti della rettoria sono il telefono 06 69763837 e 06 69763839 e la mail basilica.aracoeli@gmail.com, e conviene chiamare la mattina prima di salire, soprattutto se venite da fuori Roma per una cosa precisa. Come ci arrivate: metro linea B fermata Colosseo e poi dieci minuti a piedi lungo via dei Fori Imperiali, oppure i bus 44, 81, 83, 170, 175 che passano per piazza Venezia, che è la fermata giusta e sta a duecento metri dai gradini. Prenotazione: non serve, non esiste, non la vende nessuno. Se qualcuno vi propone un biglietto per entrare in Aracoeli, state parlando con la persona sbagliata.

Una cosa pratica che vale più di tutto il resto, da sapere subito perché è la ragione per cui molta gente rinuncia: alla Basilica di Santa Maria in Aracoeli non siete obbligati a fare i 124 gradini. C'è un secondo accesso, laterale, che si prende dalla piazza del Campidoglio, si sale la rampa alla sinistra del Palazzo Senatorio e si entra dal fianco della chiesa. È il vecchio ingresso verso il Campidoglio, quello che i frati e i romani hanno sempre usato, e la salita che vi resta da fare è una frazione di quella frontale. I dettagli sono più avanti, ma se avete le ginocchia stanche, un passeggino, un genitore anziano o semplicemente quarantadue gradi ad agosto, salite in Campidoglio dalla cordonata di Michelangelo e girate a sinistra.

Se state costruendo una giornata sul colle, la Basilica di Santa Maria in Aracoeli si incastra con il Campidoglio e con i Musei Capitolini, che stanno a cinquanta metri di porta in porta, e con il resto della zona che trovate nella sezione attrazioni turistiche.

Basilica di Santa Maria in Aracoeli
Basilica di Santa Maria in Aracoeli

Dove si trova davvero la Basilica di Santa Maria in Aracoeli e da che parte si entra

Il Campidoglio ha due cime e una sella in mezzo. Sulla sella, oggi, c'è la piazza di Michelangelo con il Palazzo Senatorio in fondo. Sulla cima verso il Tevere, il Capitolium vero e proprio, dove stava il tempio di Giove Ottimo Massimo. Sull'altra cima, quella verso il Quirinale e il Foro di Traiano, stava l'Arx, la rocca, e lì sopra oggi sta la Basilica di Santa Maria in Aracoeli. Questo spiega tutto: spiega perché è così scomoda da raggiungere, perché domina in quel modo, perché la sua facciata guarda da una parte e la piazza monumentale sta dall'altra. La basilica non è stata costruita accanto al Campidoglio, è stata costruita sopra il punto più difendibile del colle, quello che i romani antichi tenevano come ultima riserva della città.

La conseguenza urbanistica è quella che vedete quando arrivate da piazza Venezia: due scale che salgono affiancate e che non sono la stessa cosa. Quella di sinistra, ripida, dritta, di gradini bassi e lunghi che vi spezzano il passo, è la scalinata dell'Aracoeli del 1348 e porta alla porta principale della basilica. Quella di destra, più larga, con la pendenza dolce, è la cordonata capitolina disegnata da Michelangelo a metà Cinquecento, e porta alla piazza del Campidoglio. Sono due epoche, due committenze e due idee di città messe una accanto all'altra: la scala medievale del popolo che sale in chiesa e la rampa rinascimentale del potere che sale in municipio. Vederle affiancate è la cosa più istruttiva che si possa fare sul Campidoglio, e non costa niente.

A nostro giudizio la scalinata dell'Aracoeli è più bella della cordonata, e nessuno lo dice, perché la cordonata ha la firma di Michelangelo e i libri si fermano lì. Ma quella scala storta, sbilenca, fatta di marmo rubato ad altri edifici, con i gradini che non sono tutti uguali, racconta molto di più di come Roma si è ricostruita addosso a sé stessa.

Basilica di Santa Maria in Aracoeli - Cordonata Capitolina
Basilica di Santa Maria in Aracoeli - Cordonata Capitolina

Sui due accessi servono altri dettagli, perché è la domanda più frequente. L'ingresso laterale della Basilica di Santa Maria in Aracoeli si apre sul fianco sinistro della chiesa e si raggiunge dalla scaletta che sale alla sinistra del Palazzo Senatorio, quando siete già in piazza del Campidoglio. È un passaggio antico, non un'invenzione moderna per i turisti: la lunetta con la Madonna col Bambino che sta sopra quel varco è attribuita a Jacopo Torriti, cioè a un mosaicista di fine Duecento, e nel corridoio d'accesso ci sono monumenti funebri di prim'ordine, fra cui la tomba di Cecchino Bracci, morto nel 1545, il cui disegno la tradizione attribuisce a Michelangelo, e la tomba di Pietro Manzi, vescovo di Cesena, di Andrea Sansovino, datata 1504. Tradotto: l'ingresso comodo è anche quello con le cose belle addosso. Non è un ripiego.

Attenzione a una cosa che vi risparmia un errore: il varco laterale non è sempre aperto. Dipende dagli orari della rettoria e dalle celebrazioni. Se lo trovate chiuso e non avete altra scelta, i 124 gradini sono lì. Ma provate prima da lì, perché nella maggior parte delle mattine è aperto.

La scalinata del 1348 della Basilica di Santa Maria in Aracoeli: 124 gradini, un voto e una peste

La scalinata è del 1348 ed è la cosa più famosa della Basilica di Santa Maria in Aracoeli, più della chiesa stessa. I gradini sono 124. La ragione per cui esiste è una delle poche storie romane in cui la data coincide con una catastrofe europea: il 1348 è l'anno della peste nera, l'epidemia che dal 1347 in poi svuota le città del Mediterraneo e dell'Europa continentale. La scala nasce come voto, come ringraziamento alla Vergine per la fine del contagio. Sulla sfumatura le fonti non dicono esattamente la stessa cosa: la scheda di Turismo Roma parla di un voto perché la peste finisse, Roma Segreta la definisce un ringraziamento alla Vergine per aver salvato la città dalla peste. Voto prima o grazie dopo, il senso è quello: 124 gradini pagati da una città spaventata.

Pagati come? Roma Segreta scrive che la scalinata costò cinquemila fiorini e che i soldi li misero i cittadini romani. È il dato più interessante, e nelle guide non compare quasi mai: la scala dell'Aracoeli non è un'opera papale e non è un'opera imperiale. È una colletta. Il committente formale è il libero Comune di Roma, la mano che paga è quella dei romani, e il risultato è il primo grande intervento pubblico medievale sul colle capitolino. Chi l'ha progettata: la scheda di Turismo Roma fa il nome di Lorenzo di Simone Andreozzi, mentre altre fonti si limitano a dire che fu commissionata dal libero Comune senza indicare un progettista.

Il materiale è marmo di spoglio, cioè marmo tolto da edifici antichi già in rovina. La tradizione dice che venne dalla scalinata del Tempio di Serapide al Quirinale, un colosso di età severiana di cui restano pochi ruderi dietro Palazzo Colonna. La scheda di Turismo Roma parla più genericamente di frammenti di marmo romano di recupero, compresi sarcofagi antichi. Se salite con calma e guardate in basso invece che in alto, in qualche gradino la venatura, il taglio e lo spessore tradiscono la seconda vita del pezzo. È il modo più onesto di capire cos'era il Medioevo a Roma: non un'epoca che costruisce dal nulla, un'epoca che smonta e rimonta.

L'inaugurazione è legata al nome di Cola di Rienzo, il notaio che nel 1347 si fa acclamare tribuno e prova a rifondare la repubblica romana sul Campidoglio. Che sia stato lui a inaugurarla lo riportano concordi le fonti, compresa la pagina della parrocchia che amministra la basilica. Tenetelo a mente mentre salite: quei gradini sono nati nell'anno esatto in cui Roma prova a essere di nuovo una città con un governo suo, e la Basilica di Santa Maria in Aracoeli è il palcoscenico di quel tentativo.

Sulla scala si è poi depositato tutto il folklore romano possibile. Ed è vero folklore documentato, non una trovata: la scalinata veniva salita in ginocchio, come una Scala Santa laica, dalle donne che cercavano marito, da quelle che volevano un figlio, dalle madri che chiedevano il latte, e da chi voleva vincere al lotto. La combinazione fra devozione mariana e numeri del lotto è talmente romana che non ha nemmeno bisogno di spiegazioni. Se cercate la Scala Santa vera, quella di ventotto gradini che si sale in ginocchio davvero, è dall'altra parte della città, a Scala Santa vicino a San Giovanni.

E c'è l'episodio del principe Caffarelli, che nel Seicento, stufo dei forestieri che dormivano sui gradini dell'Aracoeli, li avrebbe scacciati facendo rotolare giù per la scala delle botti piene di pietre. È un aneddoto della tradizione erudita romana: non risulta una fonte d'archivio che lo documenti, quindi va preso per quello che è, un racconto, non un verbale di polizia.

Perché si chiama Ara Coeli: la leggenda di Augusto e della Sibilla

Qui bisogna essere chiari, perché è il punto in cui quasi tutte le guide barano. La storia che segue è una leggenda medievale. Non è un fatto storico, non è un'ipotesi archeologica, non è documentata da nessuna fonte antica: è un racconto messo per iscritto secoli dopo, che serviva a spiegare un nome. Meglio saperlo prima, per goderla poi per quello che è, cioè una delle invenzioni narrative più belle del Medioevo romano.

Il racconto sta nei Mirabilia Urbis Romae, la guida di Roma redatta a partire dal XII secolo per i pellegrini, che è un testo straordinario e insieme una miniera di etimologie fantasiose. Secondo quel racconto l'imperatore Augusto, interrogata la Sibilla su chi sarebbe stato più grande di lui, ebbe una visione: una donna con un bambino in braccio, e una voce che diceva Haec est ara filii Dei, questa è l'ara del figlio di Dio. La Sibilla spiegò all'imperatore che quella donna era Maria, madre di Gesù. Il testo dei Mirabilia aggiunge che la visione avvenne nella camera dell'imperatore Ottaviano, dove ora sorge la chiesa di Santa Maria in Capitolio, e che per questa ragione la chiesa fu detta Ara del cielo, Ara Coeli.

Cosa è vero in tutto questo. È vero il nome: la basilica prima si chiamava Santa Maria in Capitolio, e la forma Aracoeli è attestata dal 1323. È vero che il racconto circolava e che la gente ci credeva. È falso, o meglio è indimostrabile, tutto il resto: nessuna fonte di età augustea parla di visioni di Augusto sul Campidoglio, e la Sibilla che dialoga con l'imperatore è materiale cristiano tardoantico e medievale, non romano imperiale. Va detto chiaro perché la Basilica di Santa Maria in Aracoeli merita di essere raccontata bene: è già abbastanza straordinaria senza bisogno di spacciare una leggenda per cronaca.

La cosa interessante, e questa è storia vera, è perché quella leggenda è nata. Serviva a battezzare il Campidoglio. Il colle era il centro religioso della Roma pagana, il posto dove stava Giove, il posto dove salivano i trionfi. Una città cristiana che si ritrova quel colle in mezzo deve fare qualcosa con quella memoria: o la cancella, o la converte. La leggenda dell'Ara Coeli la converte, e lo fa con eleganza, facendo dire all'imperatore più famoso di tutti che il vero padrone del colle stava arrivando. La Basilica di Santa Maria in Aracoeli è il risultato architettonico di quell'operazione narrativa.

Dall'Arx capitolina a Giunone Moneta: cosa c'era prima della Basilica di Santa Maria in Aracoeli

Sotto la basilica c'è la cima nord del Campidoglio, cioè l'Arx. Su cosa ci fosse esattamente lì sopra in età romana le ipotesi degli studiosi sono sostanzialmente due, e nessuna delle due è chiusa. La prima, la più ripetuta, è il tempio di Giunone Moneta, votato secondo la tradizione nel IV secolo avanti Cristo e legato alla storia delle oche del Campidoglio; è nell'area di quel tempio che in età repubblicana si batteva la moneta, e da Moneta viene la parola che usiamo tutti i giorni. La seconda ipotesi è l'Auguraculum, la piattaforma da cui gli auguri osservavano il volo degli uccelli per prendere gli auspici prima delle decisioni pubbliche. Le due cose non si escludono: l'Arx era un recinto sacro con più funzioni.

Si legge spesso che la basilica sorge sulle rovine del tempio di Giunone Moneta, ma le fonti presentano quella come un'ipotesi fra le altre, accanto a quella dell'Auguraculum, e non come un fatto accertato. Sotto la Basilica di Santa Maria in Aracoeli non è stato scavato abbastanza, e finché non lo sarà la questione resta aperta. Si dice tempio di Giunone Moneta, ma si dice come ipotesi.

Quello che invece è certo è la continuità del luogo come punto di decisione della città. Sull'Arx si prendevano gli auspici prima delle assemblee. Sul Campidoglio, dal 1143 in poi, il popolo romano ricostituisce il Comune e mette lì il proprio Senato; intorno al 1195 nasce il primo Palazzo Senatorio. E nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli, poco più in alto, si tengono le assemblee popolari. Millecinquecento anni, tre religioni, un'unica funzione: si sale lassù per decidere. Per spiegare a uno straniero cos'è il Campidoglio in una frase sola, basta questa.

Sul filo della Giunone romana, se il tema vi prende, vale la deviazione fuori porta al santuario di Giunone Sospita a Lanuvio, che è il grande santuario laziale della stessa dea e chiarisce molte cose sul rapporto fra Roma e i culti dei colli albani.

I francescani e la chiesa del popolo romano

La prima costruzione della chiesa viene fatta risalire al VI secolo. Intorno all'anno Mille il complesso è un'abbazia benedettina. Il passaggio decisivo è il 1250, quando papa Innocenzo IV concede il sito ai frati minori, cioè ai francescani, che ancora oggi officiano la Basilica di Santa Maria in Aracoeli. Sono loro a ricostruirla nella forma che vedete, quell'impianto che si continua a chiamare romano-gotico e che a Roma è una rarità: tre navate su colonne antiche, arco a tutto sesto, transetto modesto, tre cappelle absidali in fondo. Nessun slancio verticale francese, nessuna volta a crociera che si perde in alto. È gotico all'italiana, cioè largo, basso e sobrio.

La scelta di dare il colle ai francescani nel Duecento non è banale. I frati minori sono l'ordine nuovo, quello che parla in piazza e alla gente, e metterli sull'Arx significa mettere il predicatore accanto al Senato. Da quel momento la Basilica di Santa Maria in Aracoeli diventa la chiesa civica dei romani: ci si riunisce il popolo, ci si tengono le assemblee del libero Comune, ci si celebra il Te Deum di ringraziamento di fine anno del popolo romano, una consuetudine che è arrivata fino a noi.

La formula più esatta di tutta la vicenda è questa: rispetto a San Giovanni in Laterano, che è la cattedrale del papa, e a San Pietro, che è la basilica del papato universale, l'Aracoeli è la chiesa del popolo romano e delle sue istituzioni civiche. Le tre basiliche raccontano tre poteri diversi nella stessa città. Se volete capire Roma senza leggervi trecento pagine, andate a vedere tutte e tre nello stesso mese e guardate chi ci sta dentro.

La conseguenza pratica è che la Basilica di Santa Maria in Aracoeli non ha la sontuosità delle basiliche papali. Non è ricoperta d'oro, non ha il baldacchino, non ha la macchina barocca che vi travolge appena entrate. Ha un pavimento pieno di lastre tombali consumate, colonne che non sono uguali fra loro, cappelle di famiglie romane e un soffitto dorato che sembra prestato da un'altra chiesa. È esattamente questa disomogeneità che la rende leggibile: ogni pezzo è arrivato lì per una ragione diversa e in un secolo diverso.

Basilica di Santa Maria in Aracoeli
Basilica di Santa Maria in Aracoeli

Le colonne di reimpiego e l'iscrizione a cubiculo Augustorum

Entrate nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli e fate una cosa sola prima di guardare qualsiasi altra cosa: guardate le colonne. Sono antiche, sono di recupero, e non sono uguali fra loro. Cambiano il marmo, cambia il diametro, cambiano i capitelli, e in qualche caso si vede che il fusto è stato accorciato o rialzato per farlo tornare in quota. Non è trascuratezza: è il modo in cui a Roma si costruiva nel Medioevo, prendendo dalle rovine quello che serviva e mettendolo insieme. Ogni colonna della navata è arrivata da un edificio romano diverso e nessuno sa più da quale.

Su una però qualcosa si sa, ed è la cosa che fa venire i brividi. Sulla terza colonna da sinistra c'è incisa la formula a cubiculo Augustorum. Roma Segreta la riporta e scrive che quell'iscrizione farebbe pensare che la colonna provenga dalla stanza da letto dell'imperatore. Attenzione a leggerla bene: a cubiculo, nel latino epigrafico, indica la funzione di un addetto alla camera imperiale, un servitore o un funzionario di corte. È il nome del mestiere di chi era assegnato al cubicolo degli Augusti, sul Palatino. La colonna, insomma, arriva da un contesto legato agli appartamenti imperiali.

E qui succede la cosa che fa impazzire chiunque ami questa basilica: il posto dove la leggenda medievale colloca la camera di Augusto e la visione dell'Ara Coeli è proprio questo, e in navata c'è una colonna che dice per iscritto a cubiculo Augustorum. Non è la prova della leggenda, sia chiaro: la colonna è materiale di reimpiego, viene con ogni probabilità dal Palatino, e non dice niente sul Campidoglio. Ma è facile immaginare come una pietra così, letta da un frate del Duecento, potesse sembrare la conferma scritta di quello che tutti già raccontavano. La leggenda dell'Ara Coeli e quella colonna si sono probabilmente alimentate a vicenda per secoli.

Sul numero delle colonne manca un dato affidabile: Roma Segreta scrive testualmente centoventidue colonne che dividono l'interno in tre navate, cifra che non è compatibile con l'impianto della chiesa e che ha tutta l'aria di un refuso per ventidue. Nessuna fonte ufficiale conferma l'uno o l'altro numero: contatele voi, sono lì, e se contate mentre camminate lentamente in navata state facendo il tipo di visita giusta. Anche sulla grafia: Roma Segreta scrive a cubicolo Augustorum, con la o, mentre la forma latina corretta è a cubiculo.

Ultima cosa sulle colonne, ed è un dettaglio che gli architetti apprezzano: guardate come i frati hanno risolto il problema delle altezze diverse. Basi rialzate, plinti aggiunti, capitelli spaiati. È ingegneria di riuso, ed è la stessa logica che ha prodotto la scalinata con i marmi del tempio di Serapide. Nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli il riuso non è un ripiego estetico: è il linguaggio dell'edificio.

Il soffitto ligneo di Lepanto

Alzate la testa. Il soffitto a cassettoni dorato della Basilica di Santa Maria in Aracoeli è la cosa che meno vi aspettate in una chiesa medievale, e infatti è arrivato dopo, di parecchio. È un soffitto del secondo Cinquecento e celebra una battaglia navale: Lepanto, 7 ottobre 1571, la vittoria della Lega Santa sulla flotta ottomana.

Sulle date e sugli autori le due fonti principali si integrano. La scheda di Turismo Roma indica la realizzazione fra il 1572 e il 1575 e fa il nome di Flaminio Boulanger con i suoi collaboratori. Roma Segreta collega il soffitto al pontificato di Gregorio XIII e al trionfo di Marcantonio Colonna, il comandante della squadra pontificia a Lepanto, accolto a Roma con onori da imperatore. Si legge spesso soltanto soffitto ligneo a cassettoni del XVI secolo, senza nomi e senza date: il dato più preciso è 1572-1575 e Boulanger, secondo Turismo Roma.

Perché un soffitto per Lepanto proprio qui e non a San Pietro. Perché la Basilica di Santa Maria in Aracoeli è la chiesa del popolo romano e del Senato capitolino, e il trionfo di Marcantonio Colonna fu un trionfo civico, celebrato con il rituale antico della salita al Campidoglio. Colonna sale il colle come un console romano di ritorno da una guerra vinta, e la chiesa che sta in cima al colle si mette addosso un soffitto d'oro per l'occasione. Se cercate una prova visibile del fatto che nel Cinquecento Roma stava recitando consapevolmente la propria antichità, quel soffitto è la prova.

Guardatelo con calma e cercate i dettagli navali e gli stemmi. La luce migliore è quella di metà mattina, quando entra dalle finestre alte della navata centrale. Nel pomeriggio inoltrato il soffitto si spegne e diventa una macchia scura, e vi perdete tutto. Questo è il tipo di consiglio che nelle guide non trovate perché nessuno ci va due volte alla stessa ora.

Basilica di Santa Maria in Aracoeli
Basilica di Santa Maria in Aracoeli

La cappella Bufalini e gli affreschi del Pinturicchio

L'opera più importante della Basilica di Santa Maria in Aracoeli, a nostro giudizio, è la cappella Bufalini. Sta subito a destra appena entrati dalla porta principale, è la prima della navata destra, ed è dedicata a San Bernardino da Siena. Gli affreschi sono di Bernardino di Betto detto il Pinturicchio e raccontano le Storie di San Bernardino.

Sulla data le fonti non concordano: la voce enciclopedica indica il 1485, mentre la scheda di Turismo Roma indica il 1486. Siamo comunque a metà degli anni Ottanta del Quattrocento, cioè in un momento cruciale: il Pinturicchio è giovane, viene dall'ambiente perugino di Perugino, e questa cappella è considerata una delle sue prime prove importanti da solo a Roma, prima del grande cantiere dell'appartamento Borgia in Vaticano.

Il committente si chiamava Niccolò di Manno Bufalini, giurista di Città di Castello, e il nome della cappella viene da lui. La ragione della commissione è il dettaglio che rende questo ciclo diverso da tutti gli altri: Bufalini volle celebrare la pace fatta fra la sua famiglia e i Baglioni di Perugia, cioè la fine di una faida. San Bernardino da Siena era stato il grande predicatore della pacificazione fra fazioni, il frate che entrava nelle città divise e faceva bruciare in piazza i simboli dell'odio. Dipingere le sue storie in una cappella pagata per suggellare una riappacificazione familiare non è decorazione: è un contratto reso visibile.

Cosa guardare concretamente. Il Funerale di San Bernardino, sulla parete d'altare, con la folla, i miracoli sulla bara e la costruzione prospettica dello spazio aperto sul paesaggio. La figura del santo francescano magrissimo, che è un ritratto quasi clinico. Il pavimento cosmatesco della cappella, che è fra i meglio conservati dell'intera basilica e che nessuno guarda perché tutti hanno gli occhi in alto. E la luce: la cappella è buia, ha un'illuminazione a gettone, e se non mettete la moneta vedete un muro grigio. Portatevi le monete da un euro.

Se il Quattrocento romano vi interessa, la basilica domenicana di Santa Maria sopra Minerva, a dieci minuti da qui, è l'altra chiesa gotica di Roma e ha la cappella Carafa di Filippino Lippi: le due cappelle si leggono benissimo in sequenza nello stesso pomeriggio.

La lastra di Donatello per Giovanni Crivelli

In controfacciata, cioè sulla parete d'ingresso, sulla sinistra, c'è una lastra tombale di marmo appoggiata al muro. È di Donatello ed è la lastra di Giovanni Crivelli, arcidiacono di Aquileia, datata 1433. Donatello si trovava a Roma fra il 1431 e il 1433, ed è in quel soggiorno romano che nasce questo pezzo.

Da notare che la lastra non è nata per stare in piedi. Era una lastra pavimentale: stava per terra, la si calpestava, e il rilievo era calcolato per essere visto dall'alto in scorcio, da chi passava. Oggi è appoggiata alla parete, e quel calcolo ottico salta. La superficie appare più piatta di quanto Donatello volesse. Se vi mettete di lato e la guardate di sbieco, da vicino e dal basso, recuperate in parte l'effetto originale. È un piccolo esercizio che vale il viaggio.

Perché sia stata rialzata è facile da capire: le lastre pavimentali si consumano. Il pavimento della Basilica di Santa Maria in Aracoeli è pieno di sepolture medievali e rinascimentali ridotte a fantasmi dal passaggio dei piedi, con volti cancellati e iscrizioni illeggibili. Salvare quella di Donatello mettendola in verticale è stato un atto di conservazione, e ha avuto il prezzo appena descritto. È un buon esempio di come ogni restauro sia una scelta fra due danni.

Il Santo Bambino: l'originale rubato nel 1994 e la copia di oggi

Questa è la storia che i romani conoscono e che quasi nessuna guida internazionale racconta per intero. Nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli si venerava una statuetta lignea di Gesù bambino, il Santo Bambino, che a Roma tutti chiamavano confidenzialmente er Pupo. Secondo la tradizione era stata intagliata nel XV secolo nel legno di un olivo del Giardino del Getsemani, a Gerusalemme, e nei secoli era stata ricoperta di ex voto, gioielli, anelli e catenine offerti dai fedeli.

La devozione non era un fatto folkloristico marginale: la statuetta veniva portata a domicilio ai malati gravi, e la credenza popolare le attribuiva poteri di guarigione. Chi aveva un male serio in casa mandava a chiamare il Bambino dell'Aracoeli. È una pratica che ha attraversato secoli di storia romana ed è entrata nella lingua e nelle abitudini della città.

Nel febbraio del 1994 la statua è stata rubata. Non è mai stata ritrovata. Al suo posto, oggi, nella cappella dedicata, c'è una copia, e la cosa che colpisce è che la copia ha ricominciato a ricevere ex voto: i fedeli hanno continuato a portare oro e biglietti come prima, senza soluzione di continuità. Roma Segreta conferma il furto del 1994 e la sostituzione con una copia.

Sulle circostanze del furto, cioè la dinamica esatta, l'ora, il punto d'ingresso, le indagini e le eventuali piste, non risultano dati verificati. I punti fermi sono: statua del XV secolo secondo la tradizione, legno d'olivo del Getsemani secondo la tradizione, furto nel febbraio 1994, mai ritrovata, copia attuale in venerazione. Diffidate di chi racconta il resto con troppi particolari.

La nostra opinione: la vicenda del Santo Bambino è la cosa più intensa che ci sia dentro questa basilica, più del Pinturicchio e più di Donatello. Perché è l'unico caso a Roma in cui il vuoto lasciato da un furto è diventato esso stesso oggetto di devozione. La gente si inginocchia davanti a una copia dichiarata, sapendo che è una copia, e continua a scriverle. Se cercate un modo per capire cosa sia davvero la religiosità popolare romana, quella cappella lo spiega in trenta secondi.

Le lettere dei bambini al Bambinello e il Natale in Aracoeli

Sull'altare del Bambinello, nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli, c'è un fascio di lettere. Le scrivono i bambini e arrivano da tutto il mondo. Roma Segreta lo dice testualmente: sull'altare ci sono le lettere che gli vengono spedite da ogni parte del mondo. È una consuetudine che dura da generazioni: si scrive al Bambinello dell'Aracoeli come si scriverebbe a Babbo Natale, con la differenza che nessuno chiede giocattoli. Chiedono che guarisca qualcuno, che il nonno stia meglio, che papà trovi lavoro. Le lettere non vengono aperte.

Sull'organizzazione di questa raccolta, cioè chi riceve le lettere, dove finiscono e se vengono conservate, non risulta una fonte ufficiale della rettoria.

L'altra usanza natalizia della Basilica di Santa Maria in Aracoeli è quella del pulpito. Lungo la navata centrale c'è un piccolo pulpito metallico, e sopra ci salgono i bambini romani a recitare la poesia di Natale, tradizionalmente prima di ripeterla in famiglia la sera della vigilia. Chi è cresciuto a Roma o ci ha cresciuto dei figli la conosce bene. È una scena che nel periodo dell'Avvento riempie la navata di famiglie, di nonni con il telefono in mano e di bambini terrorizzati che si dimenticano la seconda strofa.

Poi c'è il presepe. La cappella del Presepio è la seconda della navata destra, costruita nella seconda metà del Cinquecento. Le figure che ci vedete sono ottocentesche: sono state commissionate allo scultore padovano Luigi Ceccon dal duca Grazioli e donate nel 1863, e prima di essere installate furono esposte a palazzo Grazioli con grande concorso di pubblico. In quella cappella, a Natale, veniva esposto il Santo Bambino prima che fosse rubato.

E c'è il Te Deum di fine anno del popolo romano, che si celebra qui. Non è una funzione qualsiasi: è il ringraziamento civico della città, l'erede diretto delle assemblee del libero Comune citate prima. Se siete a Roma il 31 dicembre e volete un'ora che non somigli a nient'altro, è quella.

Consiglio operativo netto: se venite alla Basilica di Santa Maria in Aracoeli fra l'8 dicembre e il 6 gennaio, mettete in conto folla, e arrivate presto. Se invece odiate la folla, il momento peggiore in assoluto per salire quassù è il pomeriggio dei giorni fra Natale e l'Epifania.

Basilica di Santa Maria in Aracoeli
Basilica di Santa Maria in Aracoeli

Il pavimento cosmatesco, i pergami e l'icona della Madonna

Il pavimento della Basilica di Santa Maria in Aracoeli è cosmatesco, cioè fatto con la tecnica delle famiglie di marmorari romani attive fra XII e XIII secolo: dischi di porfido e serpentino ricavati da colonne antiche tagliate a fette, tessere piccolissime, nastri geometrici che corrono lungo la navata. È del XIII secolo e in mezzo ci stanno decine di lastre tombali di varie epoche.

Non è integro, e la ragione è un episodio preciso che va raccontato. Nel 1797, durante l'occupazione francese, i frati vengono cacciati dal colle e la chiesa viene ridotta a stalla. Cavalli su un pavimento cosmatesco. Il danno alla decorazione medievale fu enorme e in parte irreversibile. I restauri cominciano nel 1799. Quando camminate in navata e vedete zone di pavimento che sembrano rattoppate, spesso state guardando il rammendo di quella ferita lì.

Poi ci sono i due pergami cosmateschi, cioè gli amboni di marmo con l'intarsio, di inizio XIII secolo, attribuiti a Lorenzo di Cosma e a suo figlio Jacopo. Sono tra le cose più antiche che vedete in chiesa e valgono una sosta di due minuti a testa: guardate il taglio delle tessere e provate a capire da quale colonna antica è stato ricavato ciascun disco.

Sull'altare maggiore sta l'icona della Madonna, un'immagine bizantina che le fonti collocano fra il X e l'XI secolo, del tipo detto Advocata, cioè la Vergine che intercede a mani giunte. È uno dei dipinti più antichi di Roma ed è per la Basilica di Santa Maria in Aracoeli quello che l'icona della Salus Populi Romani è per Santa Maria Maggiore: il pezzo attorno a cui la chiesa si è organizzata. Sopra il portale d'ingresso, in facciata, c'è invece una lunetta con un mosaico della Madonna con Gesù Bambino fra due angeli.

Sulla datazione dell'icona le fonti oscillano fra X e XI secolo, ed è materia da specialisti; la letteratura scientifica esiste, la basilica ha avuto una pubblicazione dedicata all'icona nel 2009.

Le venticinque cappelle della Basilica di Santa Maria in Aracoeli, una per una

La Basilica di Santa Maria in Aracoeli ha venticinque fra cappelle e altari distribuiti sulle tre navate e sul transetto. Sono tante, e il rischio è di girare a caso. Ecco l'elenco nell'ordine in cui si incontrano, così potete usarlo come mappa mentre camminate. Le prime nove stanno sulla navata destra partendo dall'ingresso principale.

  • 1. Cappella dell'Immacolata Concezione, la prima appena entrati a destra.
  • 2. Cappella del Presepio, seconda metà del Cinquecento, con le figure di Luigi Ceccon donate dal duca Grazioli nel 1863.
  • 3. Cappella di Sant'Antonio di Padova.
  • 4. Cappella di Sant'Anna.
  • 5. Cappella di San Paolo, con affreschi attribuiti al Pomarancio.
  • 6. Cappella dell'Ascensione.
  • 7. Cappella di San Michele arcangelo.
  • 8. Cappella di Santa Margherita da Cortona, con tele settecentesche fra cui quelle di Marco Benefial datate 1732.
  • 9. Cappella della Madonna di Loreto.

Poi si arriva al transetto destro, dove sta il pezzo grosso.

  • 10. Tempietto di Sant'Elena, ricostruito nel 1833 nella forma attuale. È il punto in cui la tradizione colloca l'ara dell'Ara Coeli, cioè l'altare della leggenda augustea. Sant'Elena, madre di Costantino, ci sta perché è la figura che nella leggenda cristiana collega Roma alla scoperta della Croce a Gerusalemme.
  • 11. Cappella del Bambinello, quella del Santo Bambino e delle lettere.
  • 12. Cappella di San Gregorio Magno.

Al centro, l'area presbiteriale.

  • 13. Altare maggiore, con l'icona bizantina della Madonna.
  • 14. Altare del Sacramento.

Si prosegue nel transetto sinistro e poi giù per la navata sinistra verso l'uscita.

  • 15. Cappella di Santa Rosa da Viterbo, la santa francescana della città laziale che potete approfondire nella scheda di Viterbo.
  • 16. Cappella di San Francesco.
  • 17. Cappella di San Pasquale Baylon.
  • 18. Ingresso antico verso il Campidoglio, cioè il varco laterale descritto sopra, con la lunetta attribuita a Jacopo Torriti, la tomba di Cecchino Bracci e quella di Pietro Manzi di Andrea Sansovino del 1504.
  • 19. Cappella dei Santi Lorenzo e Diego.
  • 20. Cappella di San Pietro d'Alcantara.
  • 21. Cappella di San Matteo.
  • 22. Cappella del Crocifisso.
  • 23. Cappella di San Gerolamo.
  • 24. Cappella della Pieta.
  • 25. Cappella Bufalini di San Bernardino, con il ciclo del Pinturicchio.

Detto onestamente: venticinque cappelle non le guarda nessuno con la stessa attenzione, e chi vi dice il contrario mente. Se avete quaranta minuti, il percorso consigliato è cappella Bufalini, lastra di Donatello in controfacciata, terza colonna da sinistra, soffitto di Lepanto, altare maggiore con l'icona, cappella del Bambinello, tempietto di Sant'Elena, uscita dal fianco verso il Campidoglio. Otto fermate, quaranta minuti, e avete visto la Basilica di Santa Maria in Aracoeli davvero.

Sepolture, monumenti e gli artisti che hanno lavorato qui

La Basilica di Santa Maria in Aracoeli è un catalogo di scultura funeraria romana fra Quattrocento e Settecento, e vale la pena scorrere i nomi perché il livello è alto e la gente ci passa davanti senza fermarsi.

Il monumento funebre del cardinale Ludovico d'Albret è di Andrea Bregno ed è datato 1465: Bregno è il grande scultore lombardo attivo a Roma nella seconda metà del Quattrocento, quello che ha dato la forma tipica al monumento parietale rinascimentale romano, e questo è uno dei suoi pezzi di riferimento. La tomba del cardinale Matteo d'Acquasparta, il cardinale francescano che Dante nomina nel Paradiso, è di Giovanni di Cosma, cioè della bottega cosmatesca: è un monumento medievale con baldacchino, mosaico e figura giacente, ed è il modo migliore per capire com'erano le tombe romane prima che arrivasse il Rinascimento.

Poi ci sono, in ordine sparso, gli affreschi di Pietro Cavallini, cioè del maggiore pittore romano fra Due e Trecento; le opere legate al nome di Benozzo Gozzoli; la Madonna col Bambino e dedicante, detta Madonna del Rifugio, di scuola viterbese del Quattrocento; le tele di Marco Benefial del 1732 e di Vincenzo Milione del 1771; i lavori di Gerolamo Muziano, Marco Pino da Siena, Francesco Pichi, Marzio Ganassini; gli interventi architettonici di Martino Longhi il Vecchio e di Pier Paolo Olivieri. È sepolto qui anche il compositore Emilio de' Cavalieri, uno dei padri del recitar cantando, cioè uno degli inventori di quello che sarebbe diventato il melodramma.

Sulla musica un dettaglio che pochi conoscono: l'organo del coro fu inaugurato nel 1848 ed era un dono del principe Carlo Torlonia. La Basilica di Santa Maria in Aracoeli ha una storia organaria documentata, con letteratura tecnica dedicata, e se siete di quelli che vanno in chiesa per sentire com'è la voce dell'organo, questa è una delle poche di Roma dove vale la pena informarsi sulle celebrazioni con organo.

Nel corridoio verso il Campidoglio, come detto, sta la lapide di Cecchino Bracci, il ragazzo morto nel 1545 per il quale Michelangelo scrisse una sequenza di epigrammi funebri e al cui monumento la tradizione lega il suo disegno. Una precisazione: le attribuzioni michelangiolesche a Roma sono terreno scivoloso, e questa la trovate riportata come tradizione, non come attribuzione documentata.

E ci sono le famiglie: Serlupi, Orsini, Frangipani, Caffarelli, Grazioli, i cognomi che hanno fatto e disfatto Roma. Le cappelle di una chiesa civica come questa non sono capricci decorativi: sono il modo in cui le grandi casate si prenotavano un posto, letteralmente, dentro l'identità della città. La Basilica di Santa Maria in Aracoeli si legge benissimo come uno stemmario in tre dimensioni.

Una curiosità sulla Basilica di Santa Maria in Aracoeli

La prima curiosità riguarda la parola che tutti usiamo ogni giorno senza saperlo. Sull'Arx capitolina, cioè sotto la Basilica di Santa Maria in Aracoeli, la tradizione colloca il tempio di Giunone Moneta. In quell'area, in età repubblicana, si batteva il denaro dello Stato romano. Da Moneta, epiteto della dea, viene la parola moneta, e per via traversa anche l'inglese money. Se state salendo quei gradini con dei soldi in tasca, state andando verso il posto che ha dato il nome ai soldi. Pochi luoghi al mondo hanno un primato linguistico così.

La seconda curiosità è più cattiva e riguarda il rapporto fra la Basilica di Santa Maria in Aracoeli e il Vittoriano. Il monumento a Vittorio Emanuele II venne cominciato nel 1882 e inaugurato nel 1911, e per farlo si rase al suolo un pezzo di città, compresi edifici conventuali collegati alla basilica. Il fianco sinistro della chiesa, quello che dà verso il Vittoriano, oggi è quasi schiacciato contro il marmo bianco di Botticino. Roma ha sacrificato un pezzo di Aracoeli per costruire il monumento all'Italia unita. Nessuna delle due cose la racconta l'altra.

Terza curiosità, e questa è puro divertimento contemporaneo: la Basilica di Santa Maria in Aracoeli compare nella missione finale di un videogioco molto noto ambientato nella Roma rinascimentale, cosa che negli ultimi quindici anni ha portato quassù una quantità sorprendente di ventenni con lo sguardo di chi riconosce un posto in cui non è mai stato. Fateci caso: sono quelli che entrano e guardano subito il soffitto.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Basilica di Santa Maria in Aracoeli

Che è buia. Molto più buia di come ve l'aspettate e di come sembra nelle fotografie che girano online, che sono quasi tutte scattate con lunghe esposizioni o schiarite in post produzione. Dentro la Basilica di Santa Maria in Aracoeli, in una giornata normale, si vede poco, le cappelle laterali sono nere e senza monete negli apparecchi di illuminazione non distinguete un affresco da una parete sporca. Portatevi monete da un euro e da cinquanta centesimi. Questa è la cosa che nessuno vi dice e che cambia radicalmente la visita.

La seconda cosa che nessuno dice è che la chiesa non ha orari pubblicati in modo affidabile e che l'apertura reale dipende dalle celebrazioni e dalla disponibilità dei frati. È una rettoria, non un museo civico: non c'è un custode che apre alle nove in punto perché lo dice un cartello. Un orario ufficiale non risulta pubblicato. Chi vi vende sicurezze su questo punto le sta inventando.

La terza cosa, e vale come avvertimento: la scalinata frontale è più dura di quanto sembri. Non per il numero, 124 gradini si fanno. Per la geometria: sono gradini bassi e molto profondi, che costringono a un passo innaturale, e a metà salita vi accorgete che state usando muscoli che non usate mai. In discesa, con le scarpe sbagliate o dopo la pioggia, il marmo antico diventa scivoloso. Vale quanto detto all'inizio: esiste l'ingresso laterale dal Campidoglio, e a volte usarlo è semplicemente la scelta intelligente.

Il consiglio che ti do per visitare la Basilica di Santa Maria in Aracoeli

Il consiglio è uno, in forma di itinerario, perché la Basilica di Santa Maria in Aracoeli va incastrata bene per rendere.

Salite dalla cordonata, non dalla scalinata. Arrivate a piazza Venezia, prendete la rampa dolce di Michelangelo, arrivate in piazza del Campidoglio, e da lì entrate in basilica dal varco laterale a sinistra del Palazzo Senatorio. Risparmiate le gambe, entrate dal lato dove ci sono la lunetta di Torriti e le tombe di Sansovino e Bracci, e vi ritrovate dentro senza avere già speso tutto.

Fate il giro corto e giusto. Cappella Bufalini con il Pinturicchio, monete nell'apparecchio della luce, lastra di Donatello in controfacciata, terza colonna da sinistra con l'iscrizione, soffitto di Lepanto guardato con calma, altare maggiore e icona, cappella del Bambinello con le lettere, tempietto di Sant'Elena. Quaranta minuti.

Uscite dalla porta principale in cima ai 124 gradini e scendete a piedi. Fatelo in questo ordine: si sale dalla parte comoda e si scende dalla parte scenografica. La vista che avete dalla soglia, con i tetti verso piazza Venezia e il Ghetto, è il vero premio della Basilica di Santa Maria in Aracoeli, e in discesa i gradini bassi vi fanno male molto meno.

Orario. Metà mattina, fra le 10 e le 11.30, quando la luce entra dalle finestre alte e accende il soffitto dorato. Evitate il primo pomeriggio d'estate, perché la salita da piazza d'Aracoeli è completamente esposta al sole e non c'è un albero.

Regola di comportamento. È una chiesa officiata. Se entrate durante una messa, restate in fondo e non girate per le cappelle. Vale sempre, ma qui vale di più, perché la Basilica di Santa Maria in Aracoeli ha una comunità di fedeli anziani e affezionatissimi e non è un posto di passaggio per loro.

Basilica di Santa Maria in Aracoeli
Basilica di Santa Maria in Aracoeli

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che questa è stata, per secoli, l'aula del Parlamento romano. Lo sanno tutti e non lo dice quasi nessuno, perché nelle guide la Basilica di Santa Maria in Aracoeli finisce sempre nella categoria chiese e mai nella categoria istituzioni. Invece nel Medioevo qui dentro si tenevano le assemblee popolari del libero Comune, il popolo romano si riuniva sotto queste colonne per decidere di sé stesso, e la chiesa funzionava come un'aula civica prima ancora che come luogo di culto.

La ragione è geografica e sta tutta nella storia del colle: il Comune di Roma rinasce nel 1143, il primo Palazzo Senatorio è del 1195 circa, i francescani arrivano nel 1250. Nel giro di un secolo il Campidoglio diventa la sede del governo cittadino e la Basilica di Santa Maria in Aracoeli, che ne occupa la cima, diventa la sala grande di quel governo. Non esisteva un altro spazio coperto capace di contenere tanta gente.

La conseguenza che si vede ancora oggi è il Te Deum del 31 dicembre, il ringraziamento di fine anno del popolo romano che si celebra qui. Non è una funzione parrocchiale: è un residuo liturgico di una funzione costituzionale. Quando entrate, provate a immaginare le panche via e la navata piena di uomini che urlano su una decisione. È molto più vicino alla verità storica di questo edificio che non l'immagine da cartolina.

La nostra opinione è netta: il fatto che la Basilica di Santa Maria in Aracoeli sia rimasta la chiesa dei romani e non sia mai diventata una basilica papale è la ragione per cui oggi è così poco frequentata dai turisti e così amata da chi ci abita. È una fortuna. Andateci prima che qualcuno se ne accorga.

La foto giusta da fare alla Basilica di Santa Maria in Aracoeli

La foto giusta non è la facciata. La facciata della Basilica di Santa Maria in Aracoeli è in mattoni nudi, spoglia, e fotografata di fronte non rende niente: sembra un magazzino con tre portali. La foto giusta è un'altra.

Scatto numero uno, il migliore. Salite tutti i 124 gradini, arrivate in cima, e giratevi. Inquadrate verso il basso, con la scala che precipita in prospettiva e Roma che si apre in fondo. Mettetevi leggermente decentrati rispetto all'asse, così la ringhiera centrale taglia l'immagine in diagonale. È la fotografia che racconta insieme lo sforzo della salita e il premio della vista, e funziona a qualsiasi ora. La luce migliore è tardo pomeriggio, quando il sole arriva radente da destra e i gradini prendono rilievo.

Scatto numero due. Da piazza d'Aracoeli, in basso, arretrate fino a mettere nella stessa inquadratura la scalinata dell'Aracoeli a sinistra e la cordonata capitolina a destra. Due scale, due secoli, due idee di Roma nello stesso fotogramma. È lo scatto che spiega il Campidoglio meglio di una didascalia, e stranamente lo fanno in pochissimi perché tutti si concentrano su una scala sola.

Scatto numero tre, dentro. Il soffitto di Lepanto ripreso dal centro della navata, tenendo in basso una fila di capitelli delle colonne antiche: il contrasto fra l'oro cinquecentesco e il marmo romano di reimpiego è il ritratto esatto di cosa sia questo edificio. Serve una mano ferma o un appoggio, perché la luce è poca e il flash qui è inutile oltre che maleducato.

Regole. Le foto in chiesa si fanno con rispetto: niente flash, niente treppiedi ingombranti, niente scatti alle persone in preghiera, e durante le celebrazioni si smette. Sulla cappella Bufalini valutate anche la cortesia di lasciare la luce accesa per chi arriva dopo di voi: costa un euro e vi fa guadagnare il paradiso, che qui è a tema.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

VI secolo. Le fonti fanno risalire a questo secolo la prima costruzione della chiesa sulla cima dell'Arx, con il nome di Santa Maria in Capitolio.

Intorno all'anno Mille. Il complesso è un'abbazia benedettina.

1143. Il popolo romano ricostituisce il Comune sul Campidoglio. Il colle torna a essere il centro politico della città e la basilica ne diventa lo spazio assembleare.

1250. Papa Innocenzo IV concede il sito ai francescani, che ancora oggi officiano la Basilica di Santa Maria in Aracoeli e che le danno la forma romano-gotica attuale.

1323. È attestato il nome Aracoeli al posto del precedente Santa Maria in Capitolio.

1341, fra l'8 e il 17 aprile. Francesco Petrarca è incoronato poeta in Campidoglio dal senatore Orso dell'Anguillara. La cerimonia riguarda il colle e il Senato romano.

1348. Anno della peste nera. Viene costruita la scalinata di 124 gradini, commissionata dal libero Comune, pagata secondo le fonti con cinquemila fiorini raccolti fra i cittadini, e inaugurata da Cola di Rienzo.

1433. Donatello, a Roma dal 1431, scolpisce la lastra tombale di Giovanni Crivelli, arcidiacono di Aquileia.

1465. Andrea Bregno realizza il monumento funebre del cardinale Ludovico d'Albret.

1485 o 1486. Il Pinturicchio affresca la cappella Bufalini con le Storie di San Bernardino da Siena, su commissione di Niccolò di Manno Bufalini, a suggello della pace fra i Bufalini e i Baglioni di Perugia. Sulla data le fonti discordano.

1504. Andrea Sansovino firma la tomba di Pietro Manzi, vescovo di Cesena, nel passaggio verso il Campidoglio.

1571-1575. Dopo la vittoria di Lepanto del 7 ottobre 1571 e il trionfo capitolino di Marcantonio Colonna, viene realizzato il soffitto ligneo dorato, secondo Turismo Roma fra il 1572 e il 1575 a opera di Flaminio Boulanger e collaboratori.

1797. Occupazione francese: i frati vengono cacciati e la chiesa ridotta a stalla. Gravi danni alla decorazione cosmatesca.

1799. Cominciano i restauri.

1833. Viene ricostruito il tempietto di Sant'Elena.

1848. Viene inaugurato l'organo del coro, dono del principe Carlo Torlonia.

1863. Il duca Grazioli dona le figure del presepe, opera dello scultore padovano Luigi Ceccon.

1882-1911. La costruzione del Vittoriano cancella edifici conventuali collegati alla basilica e cambia per sempre il rapporto della Basilica di Santa Maria in Aracoeli con la città sottostante.

Febbraio 1994. Viene rubato il Santo Bambino. Non è mai stato ritrovato. Al suo posto è stata messa una copia, che ha ricominciato subito a ricevere ex voto.

Chi è passato dalla Basilica di Santa Maria in Aracoeli

Cola di Rienzo, il notaio che nel 1347 si fa acclamare tribuno e prova a rifondare la repubblica romana. Inaugura la scalinata del 1348 e parla al popolo sul colle. La sua statua sta oggi ai piedi della scala, a sinistra, e la vedete arrivando.

Donatello, che a Roma sta fra il 1431 e il 1433 e lascia qui la lastra di Giovanni Crivelli.

Il Pinturicchio, che nella cappella Bufalini firma una delle sue prime grandi prove romane.

Andrea Bregno e Andrea Sansovino, cioè due dei tre o quattro scultori che hanno definito il monumento funerario rinascimentale a Roma.

Pietro Cavallini, il pittore romano fra Due e Trecento, i cui affreschi hanno lasciato traccia in basilica.

Marcantonio Colonna, il comandante pontificio di Lepanto, il cui trionfo sul Campidoglio è la ragione del soffitto dorato.

Emilio de' Cavalieri, compositore fra Cinque e Seicento, sepolto qui, uno degli inventori del recitar cantando.

Il cardinale Matteo d'Acquasparta, francescano, teologo, personaggio citato da Dante nel Paradiso, la cui tomba cosmatesca è una delle cose più belle della chiesa.

E poi i romani, generazione dopo generazione: le donne che salivano in ginocchio, i bambini che recitavano la poesia dal pulpito, le famiglie che mandavano a chiamare il Santo Bambino quando in casa c'era un malato grave. Un elenco onesto di chi è passato dalla Basilica di Santa Maria in Aracoeli comincia da loro e mette gli artisti dopo.

Come si visita davvero la Basilica di Santa Maria in Aracoeli: durata, percorso, silenzio

Durata reale: trenta minuti se andate a colpo sicuro con l'elenco indicato sopra, un'ora se vi mettete a leggere le lapidi del pavimento, venti minuti se entrate solo per la vista dalla porta e per il soffitto. Non serve la guida, non esiste un percorso obbligato, non c'è biglietteria, non c'è audioguida ufficiale. Si entra, si gira, si esce.

Il silenzio è la regola vera. La Basilica di Santa Maria in Aracoeli non ha personale che vi rimprovera, e proprio per questo il livello di educazione dei visitatori è quello che decide l'atmosfera. Telefoni in silenzioso, voce bassa, spalle coperte come in qualsiasi chiesa di Roma. Nei mesi caldi il controllo all'ingresso può esserci o non esserci, ma il buon senso vale comunque: canottiere e pantaloncini cortissimi in una chiesa officiata sono una brutta figura, non un dettaglio burocratico.

Il guardaroba non c'è, i bagni pubblici dentro non ci sono. I servizi più vicini e sicuri stanno nei Musei Capitolini, che però sono a pagamento, oppure nei bar di piazza Venezia e via del Teatro Marcello. È il tipo di informazione che nessuno scrive e che diventa urgente al momento sbagliato.

Una nota sulla visita in gruppo: se siete più di dieci, entrate dal varco laterale e restate compatti in fondo alla navata prima di distribuirvi. La chiesa ha un'acustica che amplifica tutto, e un gruppo che entra parlando dalla porta principale si sente fino all'abside.

Con i bambini alla Basilica di Santa Maria in Aracoeli

Questa è una delle chiese di Roma che funzionano meglio con i bambini, e il motivo non è l'arte: è che ci sono storie da raccontare. La statuetta rubata e mai ritrovata. Le lettere che arrivano da tutto il mondo e non vengono aperte. La scala costruita perché finisse la peste. La colonna che viene dalla camera da letto di un imperatore. Le oche del Campidoglio, che nella leggenda stanno lì vicino. Con un bambino di otto anni, quaranta minuti qui dentro passano in un lampo se glieli raccontate camminando.

Il pulpito metallico della navata centrale, quello delle poesie di Natale, è un dettaglio che li colpisce sempre: spiegare che lì sopra ci salgono i bambini romani a dicembre trasforma un oggetto in una scena.

Aspetti pratici: passeggino sulla scalinata frontale è escluso, ci vuole l'ingresso laterale dal Campidoglio. Fasciatoi in chiesa non ce ne sono. Non c'è nessun percorso didattico organizzato e non c'è biglietteria, quindi non c'è nessuna riduzione da chiedere: si entra gratis, bambini compresi. Se cercate altre idee della stessa fascia trovate la sezione il mio viaggio per costruirvi la giornata.

Accessibilità: la verità sui gradini

Sull'accessibilità le mezze frasi fanno danni veri. La scalinata frontale di 124 gradini non è accessibile a chi ha problemi di deambulazione, e non lo è nemmeno con un accompagnatore forte: gradini profondi, nessun corrimano continuo su tutta la larghezza, marmo antico irregolare.

La strada da fare è l'altra: si arriva in piazza del Campidoglio, che è raggiungibile con la cordonata a pendenza dolce, e da lì si prende il varco laterale della basilica. Resta comunque una rampa di gradini alla sinistra del Palazzo Senatorio: è molto meno, ma non è zero. Chi è in carrozzina deve mettere in conto assistenza.

Un'informazione utile per contesto, dalla scheda di Turismo Roma: i Musei Capitolini hanno un ingresso accessibile dalla piazza con rampa mobile, piattaforma servoscala e ascensori. Serve a raggiungere comodamente la quota della piazza, che è il punto da cui poi si tenta l'accesso laterale alla chiesa.

Sull'accessibilità interna della Basilica di Santa Maria in Aracoeli, cioè su eventuali dislivelli fra navata, transetto e presbiterio, e sulla presenza di servizi attrezzati, non risulta una scheda ufficiale: conviene telefonare alla rettoria ai numeri 06 69763837 e 06 69763839 e chiedere prima di organizzarvi il viaggio.

Quanto costa e come si risparmia

La Basilica di Santa Maria in Aracoeli è gratuita. Non c'è biglietto, non c'è offerta obbligatoria, non c'è prenotazione a pagamento. È un luogo di culto, e l'unica spesa reale sono le monete per accendere la luce nelle cappelle, da mettere senz'altro in conto: due o tre euro spesi bene.

Attenzione a due trappole. La prima: se qualcuno vi propone un ingresso prioritario o un biglietto per la basilica, non state comprando l'accesso, perché l'accesso è libero. La seconda: la Basilica di Santa Maria in Aracoeli non fa parte dei Musei Capitolini e non è compresa in nessuna card museale, perché non è un museo comunale. Il biglietto dei Capitolini serve per i Capitolini, non per la chiesa che sta cinquanta metri più in là.

Sul risparmio nella zona, un dato utile: i Musei Capitolini sono aperti tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura, e il 24 e il 31 dicembre chiudono alle 14.00. I biglietti si comprano sul canale ufficiale del sistema museale civico. Combinare una mattinata gratuita in Aracoeli con un pomeriggio a pagamento ai Capitolini è comunque il modo più efficiente di spendere una giornata sul colle.

Cosa c'è intorno nel raggio di dieci minuti a piedi

La Basilica di Santa Maria in Aracoeli sta al centro esatto del punto più denso di Roma. Ecco cosa raggiungete a piedi senza mai superare i dieci minuti.

Cinquanta metri: il Campidoglio con la piazza di Michelangelo e i Musei Capitolini, che sono il museo pubblico più antico del mondo e contengono la Lupa, il Galata morente e la testa colossale di Costantino.

Due minuti: il Vittoriano, con l'ala Brasini e la terrazza panoramica, cioè l'ingombrante vicino citato sopra.

Tre minuti: il Museo Nazionale del Palazzo Venezia, dall'altra parte di piazza Venezia, con le collezioni di arti decorative e il grande palazzo quattrocentesco.

Cinque minuti in discesa verso il Foro: San Pietro in Carcere, cioè il Carcere Mamertino, il sotterraneo dove la tradizione colloca la prigionia di Pietro e Paolo; è uno dei posti più impressionanti della città e sta letteralmente sotto i vostri piedi mentre siete in basilica.

Sette minuti: il Museo dei Fori Imperiali ai Mercati di Traiano, che è il modo migliore per capire come funzionava l'urbanistica imperiale, con la vista dall'alto sulle piazze monumentali.

Otto minuti verso il Tevere: Santa Maria in Cosmedin con la Bocca della Verità, altra chiesa medievale con pavimento cosmatesco e campanile romanico, che si legge benissimo in coppia con l'Aracoeli.

Dieci minuti: Largo Argentina con l'area sacra repubblicana, e in direzione opposta il Colosseo in fondo a via dei Fori Imperiali. Verso via del Corso trovate la Galleria Colonna e la passeggiata di via del Corso.

Quando andare e quando evitare la Basilica di Santa Maria in Aracoeli

Il momento migliore è una mattina feriale fra le 10 e le 11.30, in primavera o in autunno. Luce alta sul soffitto, poca gente, salita sopportabile.

Il momento peggiore è il primo pomeriggio di luglio e agosto. La scalinata è esposta a sud, non c'è ombra, il marmo restituisce calore e arrivate in cima cotti. Se ci andate d'estate, mattina presto o dopo le 18, e comunque dal Campidoglio.

Dicembre è il mese in cui la Basilica di Santa Maria in Aracoeli è più viva e più affollata insieme: presepe, poesie dal pulpito, lettere al Bambinello, Te Deum del 31. Se venite per l'atmosfera natalizia venite, ma sappiate che dal pomeriggio in poi c'è coda anche dentro.

Durante le messe potete entrare ma non girare. Gli orari indicati da Turismo Roma sono lunedì-sabato alle 8.00, domenica e festivi alle 8.30 e alle 12.00. Se volete visitare con calma la domenica, andateci verso le 10.30, in mezzo alle due celebrazioni.

Con la pioggia: i gradini di marmo diventano scivolosi, in particolare in discesa. Non è un avvertimento di facciata, è la ragione per cui i romani con la pioggia scendono dalla cordonata.

Domande veloci sulla Basilica di Santa Maria in Aracoeli

Quanto costa entrare alla Basilica di Santa Maria in Aracoeli?

Niente. L'ingresso è libero perché è un luogo di culto e non un museo. Non c'è biglietteria, non c'è prenotazione, non c'è ridotto da chiedere. L'unica spesa consigliata sono le monete per l'illuminazione delle cappelle.

Quali sono gli orari di apertura?

Un orario di apertura pubblicato da una fonte ufficiale non risulta. Gli orari delle messe indicati sulla scheda di Turismo Roma sono lunedì-sabato alle 8.00, domenica e festivi alle 8.30 e alle 12.00. Per l'apertura reale telefonate alla rettoria: 06 69763837 o 06 69763839.

Quanti sono i gradini della scalinata dell'Aracoeli?

Centoventiquattro. La scalinata è del 1348 e fu costruita come voto e ringraziamento alla Vergine legato alla peste nera, con marmi di recupero da edifici romani.

Si può evitare la scalinata?

Sì, ed è il consiglio più utile. Si sale in piazza del Campidoglio dalla cordonata di Michelangelo, che ha pendenza dolce, e si entra dal varco laterale alla sinistra del Palazzo Senatorio. Restano pochi gradini invece di 124.

Serve prenotare la visita alla Basilica di Santa Maria in Aracoeli?

No. Non esiste prenotazione e non esiste biglietto. Chiunque ve ne venda uno vi sta vendendo qualcosa che non serve.

Quanto dura la visita?

Trenta minuti per il giro essenziale, un'ora se leggete le lapidi del pavimento e vi fermate nelle cappelle laterali. Venti minuti se entrate solo per il soffitto e la vista dalla porta.

Si possono fare foto dentro?

Sì, con le regole di sempre: niente flash, niente treppiede ingombrante, niente foto a chi prega, e si smette durante le celebrazioni.

La Basilica di Santa Maria in Aracoeli è accessibile in sedia a rotelle?

La scalinata frontale no, in nessun modo. Dal Campidoglio l'accesso laterale è molto più praticabile, ma resta una rampa di gradini a sinistra del Palazzo Senatorio, quindi serve assistenza. Sull'accessibilità interna non risulta una scheda ufficiale: chiedete alla rettoria prima di partire.

Che fine ha fatto il Santo Bambino?

È stato rubato nel febbraio del 1994 e non è mai stato ritrovato. Al suo posto oggi c'è una copia, che ha ricominciato a ricevere ex voto dai fedeli come l'originale.

Di che cosa era fatto il Santo Bambino?

Secondo la tradizione, di legno d'olivo del Giardino del Getsemani, intagliato nel XV secolo e via via ricoperto di ex voto preziosi. A Roma lo chiamavano er Pupo e veniva portato al capezzale dei malati gravi.

È vero che i bambini scrivono lettere al Bambinello?

Sì. Sull'altare del Bambinello ci sono le lettere che arrivano da tutto il mondo, come riporta Roma Segreta. È una consuetudine che dura da generazioni e le lettere non vengono aperte.

Dove sono gli affreschi del Pinturicchio?

Nella cappella Bufalini, la prima a destra appena entrati dal portale principale. Raccontano le Storie di San Bernardino da Siena. La data oscilla fra 1485 e 1486 a seconda della fonte. Portate monete per l'illuminazione, altrimenti vedete il buio.

Perché la cappella si chiama Bufalini?

Dal nome del committente, Niccolò di Manno Bufalini, che la fece decorare per celebrare la pace fra la sua famiglia e i Baglioni di Perugia. San Bernardino era il predicatore delle riconciliazioni fra fazioni, e il tema del ciclo è una scelta politica oltre che devozionale.

Dov'è l'opera di Donatello?

In controfacciata, sulla sinistra: è la lastra tombale di Giovanni Crivelli, arcidiacono di Aquileia, del 1433. Era una lastra pavimentale, oggi è appoggiata al muro, e per questo il rilievo appare più piatto di come fu concepito.

Cos'è l'iscrizione a cubiculo Augustorum?

Un'iscrizione incisa sulla terza colonna da sinistra della navata, che rimanda al personale addetto alla camera degli imperatori. Suggerisce che quella colonna di reimpiego provenga da un contesto legato agli appartamenti imperiali. Non prova la leggenda dell'Ara Coeli, ma è facile capire perché nel Medioevo sembrasse confermarla.

Quante colonne ci sono nella basilica?

Un numero affidabile non risulta: l'unica fonte che ne dà uno scrive centoventidue, cifra che non regge e che ha l'aria di un refuso. Sono comunque tutte antiche, di reimpiego, e tutte diverse fra loro.

Perché il soffitto celebra Lepanto?

Perché dopo la vittoria del 7 ottobre 1571 il comandante pontificio Marcantonio Colonna ricevette un trionfo sul Campidoglio, con il rituale antico della salita al colle, e la chiesa che sta in cima al colle si mise addosso un soffitto dorato per l'occasione. Turismo Roma data la realizzazione fra il 1572 e il 1575 e fa il nome di Flaminio Boulanger.

La leggenda di Augusto e della Sibilla è vera?

No, è una leggenda medievale, messa per iscritto nei Mirabilia Urbis Romae a partire dal XII secolo. Racconta che Augusto vide una donna con un bambino e udì la voce Haec est ara filii Dei, e che la Sibilla gli spiegò che si trattava di Maria. Serviva a spiegare il nome Ara Coeli e a cristianizzare il Campidoglio. Nessuna fonte antica la conferma.

Che differenza c'è fra la scalinata dell'Aracoeli e la cordonata del Campidoglio?

La scalinata è del 1348, medievale, ripida, e porta alla porta della basilica. La cordonata è cinquecentesca, disegnata da Michelangelo, a pendenza dolce, e porta alla piazza del Campidoglio. Sono affiancate e si vedono nella stessa inquadratura da piazza d'Aracoeli.

La Basilica di Santa Maria in Aracoeli è compresa nel biglietto dei Musei Capitolini?

No. Non è un museo civico e non fa parte di nessuna card. L'ingresso in chiesa è gratuito e indipendente dal biglietto dei Capitolini, che sono aperti tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30 con ultimo ingresso un'ora prima.

Chi gestisce oggi la basilica?

È officiata dai frati minori, cioè dai francescani, che hanno il sito dal 1250. Amministrativamente è una rettoria della parrocchia di San Marco Evangelista al Campidoglio, secondo il sito della parrocchia.

È adatta ai bambini?

Molto, se gliela raccontate: la statuetta rubata, le lettere che arrivano da tutto il mondo, la scala costruita per la peste, il pulpito delle poesie di Natale. Non ci sono percorsi didattici organizzati, non c'è fasciatoio e il passeggino richiede l'accesso laterale.

C'è il bagno o il guardaroba?

No, né l'uno né l'altro. I servizi più vicini sono quelli dei Musei Capitolini, che però richiedono il biglietto, oppure i bar di piazza Venezia.

Si aspetta in coda per entrare?

Normalmente no, mai. L'unica eccezione è il periodo natalizio, quando il presepe e il Bambinello portano molta gente nel pomeriggio.

Vale la pena salire i 124 gradini almeno una volta?

Sì, ma in discesa. Salite dal Campidoglio, visitate la chiesa e uscite dal portale principale: la vista dalla soglia in cima alla scalinata è il momento migliore di tutta la visita, e scendere costa infinitamente meno che salire.

Che cosa vedo se ho solo dieci minuti?

Cappella Bufalini con il Pinturicchio, soffitto di Lepanto dal centro della navata, cappella del Bambinello con le lettere. Poi uscite dalla porta principale e guardatevi Roma da lassù.

La Basilica di Santa Maria in Aracoeli è l'unico posto di Roma dove il potere civile, la devozione popolare e l'arte di primissimo livello stanno nello stesso ambiente senza che nessuno dei tre abbia vinto: un soffitto d'oro pagato da una vittoria navale, un pavimento consumato dai piedi di ottocento anni, una cappella dipinta per chiudere una faida, una statuetta rubata che continua a ricevere posta. Non ci sono file, non c'è biglietto, non c'è nessuno che vi spieghi niente. Salite dal Campidoglio, portatevi due monete per la luce, restate dieci minuti fermi al centro della navata a testa in su, e poi uscite dalla porta grande e guardate la città da sopra i 124 gradini.

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RiassuntoLa basilica di Santa Maria in Aracoeli fu eretta sul campidoglio sulle rovine del Tempio di Giunone Moneta nel VI secolo.
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IndirizzoScala dell'Arce Capitolina, 12, 00186 Roma RM Centro storico, Roma, Roma Città
Telefono06 69763839

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