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Vallepietra (RM)

In breve. Vallepietra (RM) è un comune di poco più di duecento abitanti della città metropolitana di Roma Capitale, arroccato a 825 metri di quota su uno sperone del monte Faito, all'estremità orientale della provincia, dove il Lazio tocca l'Abruzzo.

Vallepietra (RM) è un comune di poco più di duecento abitanti della città metropolitana di Roma Capitale, arroccato a 825 metri di quota su uno sperone del monte Faito, all'estremità orientale della provincia, dove il Lazio tocca l'Abruzzo. Il municipio è in piazza Italia, la piazza principale del paese, e l'abitato si distende fra i 772 e gli 880 metri di altitudine. Il monumento che porta qui i visitatori non è però in paese: è il santuario della Santissima Trinità, incastonato nella parete del monte Autore a oltre 1.300 metri, raggiungibile da Vallepietra con quattordici chilometri di strada asfaltata. Il santuario, che appartiene alla diocesi di Anagni-Alatri, apre in primavera e chiude in autunno: la stagione va convenzionalmente dal primo maggio a fine ottobre, con orari che cambiano di mese in mese e che conviene controllare sul sito ufficiale prima di mettersi in viaggio. L'ingresso è libero, non serve prenotare, e il rettorato risponde al numero della parrocchia, 0774 899084. Le messe feriali sono di norma a metà mattina, quelle festive si moltiplicano nelle ore centrali, e le confessioni occupano la fascia fra le nove e mezzogiorno. In auto da Roma si esce dall'autostrada A24 a Vicovaro-Mandela, si risale la valle dell'Aniene fino a Subiaco e da lì si prende la strada che porta a Vallepietra; il trasporto pubblico verso il paese è ridotto all'osso e va verificato con il gestore regionale prima di contarci.

Chi arriva a Vallepietra per la prima volta commette quasi sempre lo stesso errore: pensa di essere venuto a vedere una chiesa di montagna. Vallepietra è un sistema. C'è un paese medievale di pietra grigia che si sfalda lentamente per spopolamento, c'è una valle, quella del Simbrivio, che è una delle più cupe e verticali dell'Appennino laziale, c'è un santuario rupestre che da secoli raccoglie decine di migliaia di persone in un giorno solo, e c'è una montagna, il monte Autore, che è la vetta più alta della città metropolitana di Roma. Le quattro cose vanno lette insieme, altrimenti si capisce metà. Per inquadrare il contesto ambientale conviene partire dalla pagina dedicata ai Monti Simbruini, il massiccio dentro cui Vallepietra è incassata.

Dove si trova Vallepietra (RM) e come ci si arriva

Vallepietra chiude la valle del Simbrivio, un solco che scende dai contrafforti dei Simbruini verso la valle dell'Aniene. Il paese è in fondo a questa valle, il santuario è quattordici chilometri più su, su un versante che guarda a sud-ovest. La differenza fra i due luoghi conta: al paese si arriva per una strada che segue il torrente, al santuario si sale per tornanti che guadagnano cinquecento metri di dislivello. In inverno la seconda parte del percorso può essere impraticabile, e in effetti il santuario resta chiuso proprio nei mesi in cui la strada dà meno garanzie.

La strada da Roma a Vallepietra

Il percorso naturale è l'autostrada A24 in direzione L'Aquila, uscita Vicovaro-Mandela. Da lì si prosegue verso Subiaco lungo la valle dell'Aniene, e da Subiaco si imbocca la strada che risale verso Vallepietra. È un itinerario che in mappa sembra breve e che in realtà si consuma lentamente, perché l'ultimo tratto è tutto curve. Non è una strada difficile, è una strada che non perdona la fretta. Chi ha il mal d'auto si sieda davanti.

Una variante più lunga ma molto più bella passa per Monte Livata e per l'altopiano di Campo dell'Osso: si allunga di parecchio, si sale in quota fra le faggete, e arrivati in vista della valle si capisce perché questa parte di Appennino abbia tenuto lontano per secoli chiunque non avesse un buon motivo per venirci. Consiglio secco: all'andata la strada breve, al ritorno la strada alta, se avete tempo e luce.

Dal paese al santuario: quattordici chilometri che contano

I quattordici chilometri fra Vallepietra e il santuario sono asfaltati e percorribili con qualunque automobile. Esiste anche un accesso dal versante abruzzese, dalla zona di Cappadocia e Camporotondo, ma è una strada sterrata di montagna e non è l'ingresso da consigliare a chi arriva da Roma con una berlina. Il piazzale del santuario è l'unico punto di arrivo: oltre, c'è la parete.

Parcheggi e accesso a Vallepietra nei giorni di pellegrinaggio

Nei giorni della festa della Santissima Trinità la situazione cambia completamente. La strada del santuario diventa a senso unico alternato o viene regolata dalla protezione civile, i parcheggi in quota si riempiono all'alba, e chi arriva a metà mattina trova posto molto più in basso. Le compagnie di pellegrini hanno la precedenza su tutto: la loro salita non si interrompe e non si taglia. Chi vuole vedere la festa senza complicazioni parte di notte o dorme la sera prima a Vallepietra, a Subiaco o a Trevi nel Lazio. Chi arriva alle undici in un giorno di festa vedrà soprattutto la fila delle auto.

Vallepietra
Vallepietra

Il santuario della Santissima Trinità di Vallepietra

Il santuario è una costruzione addossata alla roccia sotto il Colle della Tagliata, sul versante sud-occidentale del monte Autore. Non è una chiesa che sorge in mezzo a un prato: è una struttura che si appoggia a una cavità naturale e che, vista da lontano, sembra una piega della montagna. Questo è il dato che colpisce e che nessuna fotografia rende bene: la parete continua sopra il tetto, per centinaia di metri, e il visitatore che esce dalla cappella alza la testa e vede roccia, non cielo.

La grotta e la parete del monte Autore

Il nucleo antico è la cavità nella roccia. Tutto quello che è stato costruito nei secoli successivi, le cappelle, il loggiato, il piazzale, le strutture di accoglienza, è servito ad accogliere i pellegrini intorno a quel punto. Accanto al vecchio santuario è stata realizzata in tempi recenti una struttura moderna per le celebrazioni: serve quando la folla non entra nella parte antica, e nei giorni grandi la folla non entra praticamente mai. La nostra opinione: la costruzione nuova è funzionale e onestamente poco emozionante, quella vecchia è il motivo per cui si viene. Se avete un'ora sola, spendetela nella parte antica.

L'affresco della Trinità, il cuore del culto a Vallepietra

Il fuoco devozionale del santuario è un affresco che raffigura la Trinità come tre figure uguali, sedute e affiancate, che i pellegrini chiamano semplicemente la Santissima. L'immagine è tradizionalmente datata attorno al XII secolo e mostra caratteri bizantineggianti evidenti: frontalità assoluta, gerarchia delle dimensioni, ritmo ripetitivo dei panneggi, sguardi fissi verso chi guarda. Non è pittura raffinata di scuola cittadina, ed è proprio questo il punto: è un'immagine di culto pensata per essere vista da lontano, in una grotta, da persone arrivate a piedi dopo un giorno di cammino.

L'iconografia trinitaria a tre figure identiche è più rara di quanto si creda e ha fatto discutere: la teologia occidentale ha prodotto altre soluzioni, dal Trono di grazia alla colomba. Qui, invece, le tre persone si somigliano fino a coincidere. È un'immagine che parla di uguaglianza e non di gerarchia interna, e ha una forza che si capisce meglio in silenzio che con una spiegazione. Guardatela per cinque minuti senza fotografarla, poi decidete se fotografarla.

Il museo degli ex voto del santuario di Vallepietra

Sotto il piazzale, con due ingressi comodi, sono ricavati i locali del museo. Raccoglie gli ex voto più significativi donati dai pellegrini nel corso degli anni: tavolette dipinte, fotografie, oggetti, ricordi di guarigioni e di scampati pericoli. Il percorso è organizzato in una sequenza di stanze e contiene anche una sezione dedicata alla visita papale, con testimonianze e ricordi di quell'occasione. Accanto al museo funziona un centro di documentazione con materiale filmico, fotografico e d'archivio legato al santuario.

Il museo di Vallepietra è la parte che i visitatori saltano più spesso e che invece spiega il santuario meglio di qualunque guida: un ex voto è una biografia compressa in un oggetto. Contateci venti minuti buoni.

Orari e periodo di apertura del santuario di Vallepietra

Il santuario è stagionale. La stagione si apre il primo maggio con una cerimonia e si chiude in autunno; nei mesi invernali, da dicembre ad aprile, resta chiuso. Gli orari cambiano di mese in mese: in maggio, giugno e ottobre l'apertura è tipicamente dalle otto alle sedici, in agosto si allunga dalle sette del mattino fino a sera, in settembre nei feriali si chiude nel pomeriggio inoltrato. Le messe feriali sono di norma alle 10.30; nei giorni festivi le celebrazioni si ripetono nelle ore centrali della mattina e proseguono nel pomeriggio. Le confessioni occupano la fascia dalle nove a mezzogiorno, estesa in agosto anche al pomeriggio. Sono dati che il santuario pubblica e aggiorna sul proprio sito: prima di partire, una controllata.

Come ci si comporta al santuario di Vallepietra

È un luogo di culto vivo, non un sito archeologico. Le regole non sono scritte a caratteri cubitali ma esistono e si rispettano: abbigliamento sobrio, silenzio dentro la cappella, niente flash addosso a chi prega, nessuna invadenza fotografica verso le compagnie e verso le Zitelle. Nei giorni di festa il piazzale è pieno di persone che hanno camminato tutta la notte: lasciate loro il passo e il posto davanti. L'errore più frequente è trattare la processione come una scenografia. Non lo è.

Le origini del santuario di Vallepietra fra leggenda e storia

Sulle origini del santuario non c'è una data di fondazione accertata. Il santuario stesso, nella propria ricostruzione storica, riconosce che il problema resta di difficile soluzione e che le ipotesi degli studiosi convivono. Quello che invece è documentato benissimo è il racconto: due leggende diverse, una popolare e una letteraria, che spiegano perché si prega dentro quella roccia.

La leggenda dei buoi e dell'aratro

La versione popolare racconta di un contadino che arava un campo sopra la parete quando i buoi e l'aratro precipitarono nel vuoto. L'uomo scese aspettandosi il peggio e trovò gli animali vivi, inginocchiati davanti a un dipinto della Trinità dentro una grotta. È il modello narrativo classico del santuario rupestre italiano: l'animale che si inginocchia, il luogo che si rivela da solo, la scelta che non appartiene agli uomini. Non è storia e nessuno lo sostiene: è il modo in cui una comunità di montagna ha spiegato a se stessa perché quel punto della parete è diverso dagli altri.

La leggenda dei due ravennati

La versione colta è di tutt'altro genere. Due uomini di Ravenna, in fuga dalla persecuzione di Nerone, si rifugiarono sul monte Autore e vi incontrarono gli apostoli Pietro e Giovanni; un angelo portò loro il cibo dal cielo e fece scaturire una sorgente dalla terra. Qui la struttura del racconto è agiografica e serve a un altro scopo: agganciare un culto di montagna alla predicazione apostolica e quindi a Roma. Le due leggende non si escludono, perché rispondono a domande diverse. La prima dice perché lì; la seconda dice da quando.

Le ipotesi degli studiosi

Le ricostruzioni storiche battono due piste. La prima attribuisce la nascita del luogo di culto a monaci orientali o a eremiti, e si appoggia a indizi toponomastici che nella zona sono davvero vistosi: di fronte al santuario c'è un monte Sion, e poco oltre il confine, in Abruzzo, c'è un paese che si chiama Cappadocia. La seconda pista guarda a san Domenico di Sora, il grande fondatore di cenobi dell'Appennino centrale a cavallo fra X e XI secolo. Nessuna delle due è dimostrata. Vale la pena tenerle distinte per grado di certezza: sono ipotesi di lavoro, non fatti acquisiti, e chi ve le racconta come certezze sta semplificando.

Un terzo elemento, che il vecchio racconto locale ripete spesso, è il legame con il monachesimo benedettino di Subiaco, a poche decine di chilometri di distanza. Che i due mondi si siano incrociati è ragionevole, dato il peso che i monasteri sublacensi hanno avuto su tutta l'alta valle dell'Aniene per secoli; che il santuario sia una fondazione benedettina è un'altra cosa e non risulta provata. Chi vuole vedere da vicino la potenza di quel sistema monastico può salire al monastero di Santa Scolastica, l'unico dei tredici cenobi sublacensi sopravvissuto senza interruzioni.

La festa della Santissima Trinità a Vallepietra

La festa grande è la domenica della Santissima Trinità, cioè la domenica successiva a Pentecoste. Essendo agganciata alla Pasqua, che è mobile, la data cambia ogni anno e oscilla fra la seconda metà di maggio e la seconda metà di giugno. Chi programma il viaggio con mesi di anticipo deve calcolarla, non indovinarla: il calendario liturgico la fissa cadendo otto settimane dopo Pasqua.

Perché la data della festa di Vallepietra cambia ogni anno

La Trinità è una solennità mobile perché dipende da Pasqua, e Pasqua dipende dal plenilunio di primavera. Cinquanta giorni dopo Pasqua cade Pentecoste, la domenica seguente cade la Trinità. Ne consegue che a Vallepietra la festa può trovare la montagna ancora fredda e umida oppure già in piena fioritura. Conta per l'abbigliamento molto più di quanto chi arriva da Roma immagini: a milletrecento metri, all'alba, a fine maggio, la colonnina segna pochi gradi sopra lo zero anche quando in città se ne contano venticinque.

L'ingresso delle compagnie al santuario

Il momento che vale il viaggio è l'arrivo delle compagnie. Le compagnie sono gruppi organizzati di pellegrini che salgono al santuario dai paesi di provenienza, molti a piedi, con i propri stendardi, i propri canti e le proprie gerarchie interne. Ognuna ha il suo ordine di ingresso, il suo repertorio, il suo modo di annunciarsi mentre entra nel piazzale. Non è folclore ricostruito a beneficio dei turisti: è una struttura sociale che continua a funzionare, con famiglie che tramandano il ruolo di padre in figlio.

Il santuario trasmette in diretta streaming le celebrazioni maggiori, compreso l'ingresso delle compagnie, e questo è un buon modo per farsi un'idea di cosa aspettarsi prima di decidere di esserci di persona. Chi c'è stato lo sa: dal vivo è un'altra cosa, per il rumore, per il numero, per la stanchezza visibile sulle facce di chi ha camminato di notte.

La processione con il quadro della Santissima Trinità

Nel calendario della festa rientra anche la processione con il quadro della Santissima Trinità che si svolge in paese, a Vallepietra, con le compagnie. Chi vuole vedere la parte comunitaria del culto, quella che riguarda gli abitanti e non solo i pellegrini di fuori, deve scendere in paese e non fermarsi al piazzale del santuario. Le celebrazioni solenni sono presiedute dal rettore del santuario, monsignor Alberto Ponzi, e nelle occasioni maggiori dal vescovo della diocesi di Anagni-Alatri.

La festa di Sant'Anna

Il calendario del santuario non si esaurisce con la Trinità: a luglio si celebra la festa di Sant'Anna, molto più raccolta e frequentata quasi solo da chi conosce il posto. Per chi vuole vedere Vallepietra senza la ressa della festa grande, è una delle finestre migliori dell'anno.

Il Pianto delle Zitelle, il canto che rende Vallepietra unica

Se c'è una cosa che distingue Vallepietra da ogni altro santuario appenninico è il Pianto delle Zitelle. La mattina della festa della Santissima Trinità, sul piazzale del santuario, un gruppo di giovani donne canta una lauda sacra che rievoca la Passione di Cristo. Non è una recita, non è una sacra rappresentazione con costumi di scena: è un canto tramandato, eseguito da persone del posto, davanti a migliaia di pellegrini in piedi.

Una lauda sacra del Settecento

Il Pianto appartiene al genere della lauda sacra, forma poetica e musicale che nasce nel XIII secolo e attraversa tutta la devozione italiana. Il testo eseguito a Vallepietra è però più recente: fu composto all'inizio del Settecento dall'abate don Francesco Tozzi, in carica fra il 1685 e il 1725, con il titolo dei Misteri della Passione. Nel 1835 don Luigi Tozzi ne riscrisse il testo in forma drammatica, e in seguito don Salvatore Mercuri senior ne fissò la struttura che si esegue oggi. Tre mani in centocinquant'anni: il Pianto è un testo stratificato, non un reperto immobile.

I quattordici Misteri

Il canto è organizzato in quattordici Misteri, che presentano uno dopo l'altro gli oggetti e i personaggi della Passione: il calice, le funi, la colonna, le spine, la croce, i chiodi, la lancia, e poi le figure, Giuda, Pilato, la Madonna, la Maddalena, Marta. La metrica alterna settenari ed endecasillabi. È una drammaturgia per accumulo: ogni Mistero aggiunge un elemento, la tensione cresce per giustapposizione e non per racconto continuo, e l'effetto su chi ascolta è quello di un elenco che diventa sempre più difficile da sostenere.

Le vesti bianche e la Madonna in nero

Le Zitelle cantano vestite di bianco. Una sola veste di nero, quella che impersona la Madonna. È il dettaglio visivo che tutti ricordano e che spiega perché il Pianto funzioni anche per chi non capisce le parole: in mezzo al bianco c'è una macchia scura che si muove, e l'occhio la segue senza bisogno di spiegazioni. La scelta cromatica ha attraversato intatta tutte le trasformazioni del rito.

Dal loggiato al palco

Il rito non è sempre stato come lo si vede oggi. In origine si svolgeva sul loggiato del santuario, preceduto da una processione che partiva dalla cappella di San Filippo. Nel tempo, con l'aumento dei pellegrini, l'esecuzione si è spostata su un palco costruito sul piazzale, e la forma essenziale delle origini ha assunto tratti più scenici. È il destino di quasi tutti i riti popolari che sopravvivono: cambiano contenitore per non morire. L'opinione, da chi ha visto parecchie tradizioni finire male: qui il passaggio è stato gestito senza trasformare il canto in spettacolo, e non era scontato.

Il Pianto delle Zitelle nel cinema

Il rito ha avuto due volte l'onore del documentario. Nel 1939 Giacomo Pozzi-Bellini girò a Vallepietra il film documentario intitolato Il pianto delle zitelle; nel 1958 Gian Vittorio Baldi tornò sullo stesso soggetto con un altro cortometraggio omonimo. Sono due sguardi a vent'anni di distanza sulla stessa montagna e sulla stessa folla: chi si interessa di antropologia visiva sa quanto sia raro avere due documenti del genere su un rito di paese.

Il pellegrinaggio a piedi a Vallepietra

Il santuario di Vallepietra si raggiunge in auto in mezz'ora dal paese, e questa è la ragione per cui il pellegrinaggio a piedi conserva tutto il suo valore: nessuno cammina perché è costretto. Le compagnie salgono a piedi per scelta, spesso partendo di notte dai propri paesi, dalla provincia di Roma e da quella di Frosinone, con tappe fissate da generazioni.

Perché tanti percorsi convergono su Vallepietra

La geografia spiega molto. Vallepietra è il punto di convergenza di antichi percorsi di transumanza che collegavano le comunità montane di una parte consistente delle odierne province di Roma, Frosinone e L'Aquila. Le strade dei pastori sono diventate strade dei pellegrini, e questo spiega la popolarità persistente di un luogo che, guardando una carta stradale moderna, sembra isolato. Non lo era affatto nella geografia che contava, quella dei valichi e dei pascoli.

Come si cammina, oggi

Chi vuole salire a piedi senza inserirsi in una compagnia può farlo lungo la strada o per i sentieri del parco. Serve calzatura da montagna vera, acqua, e la consapevolezza che il dislivello dal paese al santuario è di circa cinquecento metri. Il consiglio pratico è banale: partire presto, calcolare il ritorno, e non contare sul telefono, perché in valle la copertura è discontinua. Nella stessa area passa anche il cammino dedicato a san Pietro eremita, che collega i luoghi della devozione dell'alta valle dell'Aniene.

Il borgo di Vallepietra

Il paese è piccolo, grigio, verticale, e per molti visitatori è solo il posto dove si parcheggia prima di salire. È un errore. Vallepietra conserva la struttura di un borgo medievale d'altura: vicoli stretti, scale esterne, case appoggiate le une alle altre per risparmiare muro e calore, piazzette minuscole che si aprono all'improvviso. Si gira in quaranta minuti e si guadagna il contesto che il santuario da solo non dà.

La chiesa di San Giovanni Evangelista a Vallepietra

La parrocchiale è dedicata a san Giovanni Evangelista. L'edificio risale al XII secolo, fu completamente rinnovato nel Settecento e restaurato nell'Ottocento, con un ulteriore intervento concluso nel 2010. Sopra il portale principale si vede un affresco a lunetta che raffigura il santo titolare. L'interno conserva la struttura settecentesca a una navata e tre campate, coperte da volte a crociera affrescate con un cielo azzurro stellato, verosimilmente ottocentesco. La chiesa ospita anche uno spazio museale legato alla devozione per la Santissima Trinità.

Il cielo stellato sulle volte è il motivo per cui vale la pena entrare. È una soluzione decorativa diffusa nelle chiese di montagna e quasi sempre trattata come un dettaglio di poco conto: qui, in un paese dove il cielo vero si vede benissimo perché non c'è inquinamento luminoso, la coincidenza fra volta dipinta e volta reale funziona meglio che altrove.

La torre Caetani in piazza Italia

Al centro del paese, in piazza Italia, si alza la torre dei Caetani, memoria del dominio di una delle famiglie che hanno dominato questo settore dell'Appennino fra medioevo e prima età moderna. È il segno più evidente che Vallepietra non è nata come paese di devozione: è nata come presidio, in una valle di confine, e la devozione le si è aggiunta sopra. La piazza è anche la sede del municipio ed è il punto da cui partono tutte le passeggiate nel centro storico.

Vallepietra
Vallepietra

Duecento abitanti: che cosa significa davvero

Vallepietra ha oggi poco più di duecento residenti. È un dato che va letto in controluce: significa scuole chiuse, servizi ridotti, case che passano di mano e restano vuote dieci mesi l'anno, e un paese che nei giorni della festa moltiplica la propria popolazione per cento. Significa anche, sul versante opposto, che i boschi si sono ripresi i coltivi e che la fauna selvatica è tornata a occupare spazi che aveva perso. L'abbandono dell'agricoltura e della pastorizia, con l'emigrazione verso Roma e verso l'agro pontino, ha prodotto entrambe le cose insieme.

Mestieri e cucina di Vallepietra

L'economia storica del paese era quella di una comunità montana chiusa: fagioli, farina di polenta, farina bianca, cavolfiori, e in tempi più recenti patate. I mestieri erano quelli che il bosco consentiva: il cerchiaio, che produceva i cerchi per le botti, il carbonaro, che fabbricava carbone vegetale nelle carbonaie, e la fabbricazione di canestri di corteccia. Sono attività sparite quasi ovunque nell'Appennino e che qui hanno retto fino a memoria d'uomo. Chi vuole mangiare di conseguenza cerchi i legumi e le minestre: la cucina di montagna del Simbrivio è povera nel senso tecnico del termine, e funziona.

I Monti Simbruini intorno a Vallepietra

Vallepietra è incassata nel versante sud-occidentale dei Monti Simbruini, la catena che segna il confine fra Lazio e Abruzzo nel settore subappenninico laziale. Il nome viene dal latino sub imbribus, sotto le piogge, e non è una metafora: su queste montagne cadono oltre duemila millimetri di pioggia l'anno, il che le rende una delle aree più piovose dell'Appennino centrale. Tutto il resto discende da qui: le faggete, le sorgenti, i fiumi, la vegetazione fitta fino in quota.

Il monte Autore, la vetta più alta della città metropolitana di Roma

Il monte Autore misura 1.855 metri ed è la terza cima dei Simbruini, ma è anche la vetta più elevata della città metropolitana di Roma Capitale. Il suo territorio è diviso fra i comuni di Camerata Nuova e Vallepietra. La cima, segnata da una croce, si raggiunge senza difficoltà tecniche dal comprensorio di Monte Livata, dal versante di Vallepietra e da quello abruzzese di Camporotondo. Dall'alto si vedono Camposecco, Monte Livata e l'intera piega dei Simbruini. Il santuario è sul suo fianco sud-occidentale: salire in vetta e poi guardare giù verso la parete del santuario è il modo migliore per capire la geografia di questo posto.

Monte Tarino, Monte Cotento e le altre cime

La corona intorno a Vallepietra tocca quote importanti per il Lazio: il Monte Cotento arriva a 2.015 metri ed è la vetta più alta dei Simbruini, il Monte Tarino sfiora i 1.960 metri e la sua cima è condivisa con il territorio di Filettino, in provincia di Frosinone, il Monte Tarinello raggiunge i 1.844 metri. Il Colle della Tagliata, nel gruppo del Monte Autore, è il rilievo sotto il quale si apre il santuario. Chi conta le cime scoprirà che parecchie delle vette più alte della provincia di Roma sono concentrate in questo fazzoletto di territorio.

Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Vallepietra è dentro il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, istituito con legge regionale nel gennaio 1983. Il parco copre circa trentamila ettari su sette comuni, fra cui Subiaco, Vallepietra e Filettino, ed è la più estesa area protetta del Lazio. Protegge una delle faggete più vaste d'Europa, un sistema carsico di altopiani e inghiottitoi, e le sorgenti che alimentano l'Aniene. Per chi programma escursioni, la pagina dedicata ai Monti Simbruini e quella su Monte Livata danno il quadro dei punti di accesso.

Le faggete e il bosco intorno a Vallepietra

Dal fondovalle a 750 metri, coltivato per tutti gli undici secoli di vita del paese, si sale rapidamente fra boschi fitti di latifoglie e conifere. Oltre i 1.300 metri il bosco si dirada e lascia il posto ai pascoli erbosi e alle rocce nude rivestite di muschi e licheni. È un gradiente compresso: in poche centinaia di metri di dislivello si attraversano ambienti che altrove richiedono chilometri. Per un escursionista è una fortuna, perché consente in mezza giornata di camminare in tre fasce vegetazionali diverse.

Vallepietra
Vallepietra

Le acque di Vallepietra: il Simbrivio, l'Aniene e Roma

La valle del Simbrivio è una fabbrica d'acqua. Il torrente nasce attorno ai 1.100 metri di quota, raccoglie gli apporti di tutto l'arco montuoso che circonda Vallepietra e confluisce nell'Aniene. L'Aniene, a sua volta, nasce nei Simbruini sul versante meridionale del Monte Tarino intorno ai 1.200 metri, riceve il Simbrivio dopo Trevi nel Lazio dando origine alle cascate di Trevi, scava una valle profonda, si allarga verso Subiaco, precipita con un salto di 160 metri a Tivoli e finisce nel Tevere a Ponte Salario con una portata media di circa 31 metri cubi al secondo.

L'acqua di Vallepietra e gli acquedotti di Roma

Questa è la parte che a Roma nessuno collega mai al proprio rubinetto. Dalla metà del II secolo avanti Cristo gli acquedotti romani cominciarono a captare le acque dell'alto Aniene, e fra questi l'Acqua Marcia, che contribuisce ancora oggi all'approvvigionamento idrico della capitale. Il sistema di adduzione che ha reso possibile la Roma imperiale comincia qui, in montagne che dalla città non si vedono nemmeno nelle giornate limpide. Chi vuole vedere l'altro capo di quel sistema può andare al Parco degli Acquedotti, dove gli stessi condotti emergono in superficie alle porte di Roma.

L'Aniene come asse storico

La valle dell'Aniene ha funzionato per duemila anni come corridoio fra Roma e l'Appennino: ville imperiali, monasteri, mulini, centrali idroelettriche dalla fine dell'Ottocento. La villa di Traiano ad Arcinazzo Romano e il lago di San Benedetto a Subiaco si trovano sullo stesso asse e si visitano nella stessa giornata di chi scende da Vallepietra.

La fauna intorno a Vallepietra

Lo spopolamento ha restituito spazio agli animali. Nei boschi e sulle praterie d'alta quota intorno a Vallepietra sono presenti il lupo appenninico, il cinghiale, il tasso nel fondovalle, e in modo discontinuo l'orso bruno marsicano, che dal vicino Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise compie spostamenti lungo i corridoi appenninici. Fra i rapaci si segnalano il falco pellegrino e l'aquila reale.

Che probabilità avete davvero di vedere qualcosa

Scarse, ed è bene dirlo. Il lupo esiste, si sente ululare in certe notti d'inverno, e non si fa vedere. L'orso è una presenza rara e va trattata come tale: se doveste incontrarne uno, la regola è allontanarsi lentamente senza mettersi fra la madre e i cuccioli e senza inseguirlo con il telefono in mano. Quello che vedrete con ragionevole certezza sono cinghiali all'imbrunire, rapaci in volo sulle pareti e, se avete pazienza e binocolo, il pellegrino che caccia lungo la parete del monte Autore. Portate un binocolo vero: a Vallepietra serve più della macchina fotografica.

Il clima di Vallepietra: perché fa più freddo che altrove

Vallepietra è in montagna e per di più chiusa da rilievi molto elevati, che in inverno limitano l'irraggiamento solare diretto a poche ore al giorno. Il risultato è un clima sensibilmente più rigido di quello che ci si aspetterebbe a questa latitudine. Nel mese più freddo, gennaio, la temperatura minima media è di circa quattro gradi sotto zero e la massima media non supera i cinque gradi. Due o tre volte per inverno si toccano punte di quindici gradi sotto zero. Nel mese più caldo, luglio, la massima media è di 24 gradi e la minima di 16, con picchi che possono superare i trenta.

Gli inverni memorabili di Vallepietra

Il paese conserva memoria precisa di alcuni episodi estremi. Nella notte del 6 gennaio 1985 la temperatura scese sotto i venti gradi sotto zero. Nelle prime ore del mattino di venerdì 17 dicembre 2010 si superarono di nuovo i quindici sotto zero. Le nevicate del gennaio 1985 isolarono Vallepietra per oltre quindici giorni, privandola di acqua, corrente elettrica, riscaldamento e comunicazioni, e i viveri arrivarono agli abitanti con rifornimenti aerei dell'esercito. Nel gennaio 2005 una nevicata portò oltre 150 centimetri di neve. Sono episodi che nella narrazione locale contano quanto le vicende del santuario, e per una ragione semplice: in una comunità di montagna la neve è la variabile che decide tutto.

Quando andare a Vallepietra

La finestra utile coincide quasi esattamente con l'apertura del santuario, da maggio a ottobre. Dentro quella finestra, però, le stagioni non si equivalgono.

Maggio e giugno

Il mese dell'apertura e della festa. Verde acceso, acqua abbondante nei torrenti, giornate ancora fresche. Il rovescio è la folla della domenica della Trinità e le giornate instabili: qui piove più che altrove, per definizione.

Luglio e agosto

La stagione più comoda per camminare in quota, con il santuario aperto dalla mattina presto fino a sera in agosto. È anche il periodo in cui Vallepietra funziona come rifugio dal caldo romano: mille metri di dislivello valgono sei o sette gradi in meno. Consiglio: partire da Roma alle sei del mattino e rientrare nel tardo pomeriggio.

Settembre e ottobre

La stagione che consiglio a chi viene per la prima volta e non per la festa. Poca gente, faggete che virano, luce bassa che disegna la parete del monte Autore. Gli orari del santuario si accorciano, e in ottobre bisogna calcolare il buio: alle cinque del pomeriggio in valle è già sera.

Vallepietra con i bambini

Funziona, con qualche accorgimento. Il piazzale del santuario è ampio e sicuro, il museo degli ex voto interessa i ragazzini più di quanto si creda perché è fatto di oggetti e di storie, e il paese si gira senza traffico. Le passeggiate in quota vanno calibrate: il dislivello verso il monte Autore è impegnativo per gambe corte, mentre i percorsi nel bosco intorno al santuario sono alla portata di tutti. Portare felpa anche ad agosto, perché la sera la temperatura crolla. Un avvertimento pratico: nei giorni di festa la folla è compatta e i bambini piccoli vanno tenuti in braccio o per mano, senza eccezioni.

Accessibilità del santuario di Vallepietra

Il piazzale è raggiungibile in auto e in gran parte pianeggiante, e il museo dichiara due ingressi comodi nei locali sotto il piazzale. La parte antica del santuario, però, è addossata alla roccia e conserva dislivelli, gradini e passaggi stretti: chi si muove in carrozzina o ha difficoltà motorie faccia una telefonata preventiva al santuario per capire che cosa è praticabile quel giorno, perché nelle giornate di grande afflusso i percorsi vengono modificati. Il borgo di Vallepietra, con i suoi vicoli in salita e le scale esterne, non è un ambiente facile per chi ha problemi di deambulazione.

Quanto costa una giornata a Vallepietra

L'ingresso al santuario è libero e non è prevista prenotazione. Il museo è parte del complesso santuariale. Le spese reali sono il carburante o il pedaggio autostradale, il pranzo, e l'eventuale pernottamento in paese o a Subiaco. È una delle poche gite di una giornata intera intorno a Roma in cui la voce principale del bilancio è la benzina. Chi volesse sostenere il santuario trova sul sito ufficiale gli estremi per le offerte: è una scelta, non un biglietto.

Cosa vedere intorno a Vallepietra

Vallepietra si combina bene con mezza dozzina di mete vicine, tutte raggiungibili nella stessa giornata o in un fine settimana lungo.

Verso Subiaco e la valle dell'Aniene

La direzione naturale del ritorno verso Roma passa per Subiaco, con i monasteri benedettini e il monastero di Santa Scolastica, e per il lago di San Benedetto. Poco più in là, Cervara di Roma è il paese più alto della provincia e conserva una tradizione di ospitalità agli artisti che dura dall'Ottocento.

Verso la Ciociaria

Oltre la linea di cresta spartiacque, a sud, si aprono la valle di Trevi nel Lazio, Filettino con la stazione di Campo Staffi e Guarcino con Campocatino, tutte in provincia di Frosinone. Scendendo ancora si arriva a Fiuggi e alle sue acque, e alle città storiche di Anagni e Alatri, che appartengono alla stessa diocesi cui fa capo il santuario.

I paesi abbandonati e la montagna abruzzese

Chi ha il gusto dei luoghi svuotati trova a poca distanza le rovine di Camerata Vecchia, borgo distrutto da un incendio nell'Ottocento, e il borgo fantasma di Antuni sul lago del Turano. Verso l'Abruzzo, oltre il confine che passa sui crinali sopra Vallepietra, ci sono le grotte di Pietrasecca presso Carsoli e, più lontano, L'Aquila.

Una curiosità su Vallepietra (RM)

La curiosità più istruttiva di Vallepietra non è nel santuario: è scritta sulle carte geografiche. Di fronte alla parete che ospita il santuario c'è un rilievo che si chiama monte Sion. Poco oltre il confine regionale, in Abruzzo, c'è un paese che si chiama Cappadocia. Due nomi che nell'Appennino laziale non hanno nessuna spiegazione ovvia, perché non derivano da fenomeni del terreno, da santi locali o da famiglie feudali: sono nomi che vengono dall'Oriente cristiano.

Su questi indizi toponomastici si fonda una delle due grandi ipotesi sulla nascita del santuario, quella che attribuisce l'origine del luogo di culto a monaci orientali o a eremiti arrivati qui in epoca alto medievale. È una pista, non una dimostrazione, e conviene chiamarla con il suo nome: ipotesi. Ma è un'ipotesi che ha il pregio di spiegare due cose insieme, la toponomastica anomala e l'iconografia dell'affresco, che di bizantino ha la frontalità, la fissità dello sguardo e la costruzione per simmetrie.

Il bello di questa curiosità è che si verifica da soli, senza libri. Basta guardare una carta escursionistica dei Monti Simbruini prima di salire a Vallepietra e cercare i due toponimi. Vale la pena farlo, perché trasforma una passeggiata in un problema storico aperto: come sono arrivati questi nomi in una valle chiusa a milleduecento metri di quota? La risposta onesta è che non lo sappiamo con certezza. La domanda, però, è buonissima, e rende la salita al santuario molto più interessante di un semplice trasferimento in automobile.

Una cosa che non ti dice nessuno su Vallepietra (RM)

Il santuario di Vallepietra è chiuso per quasi metà dell'anno. Non riduce gli orari, non apre su richiesta: chiude. Da dicembre ad aprile la stagione è sospesa, e la riapertura cade il primo maggio con una cerimonia. È un'informazione che sembra banale e che invece manda a vuoto un numero sorprendente di viaggi, perché Vallepietra viene raccontata come una meta di montagna e la montagna, nell'immaginario di chi vive in città, è soprattutto invernale. Qui vale il contrario: d'inverno si arriva al paese, non al santuario.

C'è un secondo dato che quasi nessuno anticipa: la data della festa grande cambia ogni anno. La domenica della Santissima Trinità è una solennità mobile, cade la domenica dopo Pentecoste, quindi otto settimane dopo Pasqua, e può scivolare dalla seconda metà di maggio fino a ben dentro giugno. Chi prenota un alloggio a Subiaco per il terzo fine settimana di maggio perché due anni fa la festa cadeva in quel giorno rischia di trovare il piazzale deserto, o al contrario di ritrovarsi in mezzo a trentamila persone senza averlo previsto.

Terzo avvertimento, di quelli che si imparano sul posto: la copertura telefonica nella valle del Simbrivio è discontinua. Non contate sulle mappe caricate al momento, non contate sul pagamento con il telefono, non date appuntamento a qualcuno in quota confidando in una chiamata. Si scarica tutto prima, ci si mette d'accordo prima, e si porta contante. A Vallepietra le abitudini urbane funzionano male, ed è anche per questo che vale la pena venirci.

Domande frequenti su Vallepietra (RM)

Dove si trova esattamente Vallepietra (RM)?

Vallepietra si trova nella città metropolitana di Roma Capitale, all'estremità orientale della provincia, fra i Monti Simbruini, a ridosso del confine con l'Abruzzo. Il municipio, in piazza Italia, è a 825 metri di quota, mentre il santuario della Santissima Trinità è quattordici chilometri più su, su un versante che guarda a sud ovest.

Quanti abitanti ha Vallepietra (RM)?

Vallepietra (RM) conta poco più di duecento residenti, il che ne fa uno dei comuni meno popolosi della provincia di Roma. È un piccolo borgo di montagna, verticale, con vicoli stretti e case appoggiate le une alle altre.

Quando è aperto il santuario di Vallepietra?

Il santuario di Vallepietra è aperto da maggio a ottobre, con la riapertura fissata al primo maggio con una cerimonia. Da dicembre ad aprile la stagione è sospesa e il santuario resta chiuso, un dettaglio che manda a vuoto diversi viaggi perché il luogo viene spesso immaginato come una meta praticabile tutto l'anno.

Quanto costa visitare Vallepietra (RM) e il santuario?

L'ingresso al santuario di Vallepietra è libero e non richiede prenotazione. Le spese reali di una giornata sono il carburante o il pedaggio autostradale, il pranzo e l'eventuale pernottamento in paese o a Subiaco.

Quando si tiene la festa della Santissima Trinità a Vallepietra?

La festa della Santissima Trinità a Vallepietra si tiene la domenica successiva a Pentecoste, quindi la data cambia ogni anno e oscilla fra la seconda metà di maggio e la seconda metà di giugno, seguendo il calendario liturgico legato alla Pasqua. Durante la festa si esegue il Pianto delle Zitelle, una lauda sacra tramandata che rievoca la Passione di Cristo.

Vallepietra (RM) è adatta a una visita con i bambini?

Vallepietra funziona bene con i bambini, con qualche accorgimento: il piazzale del santuario è ampio e sicuro, il museo degli ex voto interessa i ragazzini più di quanto si creda, e il paese si gira senza traffico. Le passeggiate verso il monte Autore sono invece impegnative per gambe corte, mentre i percorsi nel bosco intorno al santuario sono alla portata di tutti.

Il santuario di Vallepietra è accessibile in sedia a rotelle?

Il piazzale del santuario di Vallepietra è raggiungibile in auto ed è in gran parte pianeggiante, con il museo che dichiara due ingressi comodi nei locali sotto il piazzale. La parte antica del santuario è però addossata alla roccia e conserva dislivelli, gradini e passaggi stretti, quindi chi si muove in carrozzina fa bene a telefonare prima al santuario.

Perché fa così freddo a Vallepietra (RM) d'inverno?

Vallepietra è in montagna e chiusa da rilievi molto elevati, che in inverno limitano l'irraggiamento solare diretto a poche ore al giorno. Nel mese più freddo, gennaio, la temperatura minima media è di circa quattro gradi sotto zero e la massima media non supera i cinque gradi.

Il consiglio che ti do per visitare Vallepietra (RM)

Il consiglio è impopolare: se venite per la prima volta, non venite il giorno della festa. La domenica della Santissima Trinità è un evento straordinario, ma è un evento, e un evento nasconde il luogo. Fra le compagnie che arrivano, la folla sul piazzale, il palco del Pianto delle Zitelle e la logistica della salita, di Vallepietra vedrete la sua giornata più eccezionale e meno rappresentativa. Venite un martedì di settembre. Poi, l'anno dopo, tornate per la festa: capirete il triplo.

Sull'organizzazione della giornata, il consiglio concreto è di invertire l'ordine che seguono quasi tutti. Quasi tutti salgono subito al santuario e, tornando, attraversano il paese in macchina. Fate il contrario: fermatevi prima a Vallepietra, girate i vicoli, entrate nella parrocchiale di San Giovanni Evangelista, guardate la torre dei Caetani in piazza Italia, e solo dopo salite i quattordici chilometri. Arriverete alla parete sapendo chi ci vive sotto, e il santuario smetterà di sembrare un oggetto isolato in mezzo alla montagna.

Ultime tre cose, tutte pratiche. Portate una felpa anche ad agosto, perché la differenza di temperatura con Roma è di sei o sette gradi e all'ombra della parete il sole non arriva mai a lungo. Portate un binocolo, che su questi versanti rende più della macchina fotografica. E calcolate il ritorno con margine, perché la strada è tutta curve e il buio, in valle, arriva molto prima che sul crinale. Per chi organizza la giornata per un gruppo e non vuole gestire tempi, permessi e logistica di una montagna del genere, esiste la strada di affidarsi a un professionista: il servizio di accompagnamento turistico di TourLeaderPro nasce esattamente per questo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che i Simbruini siano montagne d'acqua lo sanno tutti a livello di slogan. Quasi nessuno, però, tira la conseguenza: Roma beve, da più di duemila anni, da queste montagne. Il nome stesso della catena lo dice, perché Simbruini viene dal latino sub imbribus, sotto le piogge, e su questi versanti cadono oltre duemila millimetri di pioggia l'anno, un valore da area alpina che fa dei Simbruini una delle zone più piovose dell'Appennino centrale.

Quella pioggia diventa sorgente. Dall'arco montuoso che circonda Vallepietra scendono i torrenti che alimentano il Simbrivio, il Simbrivio confluisce nell'Aniene, e l'alto corso dell'Aniene è il punto in cui gli acquedotti romani cominciarono a captare acqua per la città a partire dalla metà del II secolo avanti Cristo. L'Acqua Marcia, uno di quei condotti antichi, contribuisce ancora oggi all'approvvigionamento idrico di Roma. La catena logica è tutta qui: senza le piogge dei Simbruini, la Roma antica non avrebbe potuto raggiungere il milione di abitanti, perché nessuna città premoderna cresce oltre la quantità d'acqua che riesce a portarsi in casa.

Il fatto è risaputo e viene citato poco perché mette in discussione un'idea comoda, quella di Roma come città autosufficiente. Roma, dal punto di vista idrico, è sempre stata una città dipendente da un entroterra montano che oggi la maggior parte dei romani non ha mai visto. A Vallepietra questa dipendenza si tocca con mano: l'acqua che esce dalle fontane del paese e quella che esce da un nasone di Trastevere appartengono alla stessa storia geologica.

La foto giusta da fare a Vallepietra (RM)

La fotografia che quasi tutti tentano è quella dell'affresco della Trinità, e quasi tutti la sbagliano. È in una grotta, la luce è scarsa e disomogenea, il flash è inopportuno in un luogo dove si prega, e il risultato è un rettangolo scuro con tre figure illeggibili. Lasciate perdere. L'immagine devozionale si guarda, non si porta a casa in formato digitale.

La foto giusta a Vallepietra è un'altra, ed è una foto di scala. Si fa dalla strada, fermandosi in uno dei tornanti che precedono l'arrivo al piazzale, e si inquadra il santuario piccolo in basso con la parete del monte Autore che sale per tutto il resto del fotogramma. Serve un obiettivo abbastanza grandangolare per tenere dentro la roccia e serve rinunciare alla tentazione di riempire l'inquadratura con l'edificio. Il soggetto non è il santuario: è il rapporto fra il santuario e la montagna, che è poi la ragione per cui questo luogo esiste.

L'ora migliore è il tardo pomeriggio, quando la luce radente arriva sul versante sud-occidentale e la parete mostra gli strati, le fratture e le macchie di vegetazione che a mezzogiorno il sole a picco cancella. Chi viene il giorno della festa ha a disposizione un'altra fotografia formidabile, e non ha niente a che vedere con l'architettura: è l'arrivo di una compagnia sul piazzale, con gli stendardi in alto e la fila che si compatta. Regola di buona educazione, che vale più di qualunque regola di composizione: si fotografa da lontano, senza mettersi davanti a chi canta e senza usare il flash. Le Zitelle, in particolare, non si fotografano da un metro.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia documentata di Vallepietra è fatta di episodi che riguardano tre ambiti: la devozione, la montagna e il cinema. Sul primo fronte, il passaggio più significativo dei secoli recenti è la formalizzazione del Pianto delle Zitelle: il testo eseguito oggi nasce all'inizio del Settecento per mano dell'abate don Francesco Tozzi, in carica dal 1685 al 1725, che lo intitolò Misteri della Passione; nel 1835 don Luigi Tozzi lo rielaborò in forma drammatica; più tardi don Salvatore Mercuri senior ne fissò la struttura attuale. In parallelo, il rito si spostò dal loggiato del santuario, dove era preceduto da una processione dalla cappella di San Filippo, al palco montato sul piazzale, per far fronte al numero crescente di pellegrini.

Sul fronte della montagna, l'evento che la comunità ricorda con maggiore precisione è l'inverno del 1985. Nella notte del 6 gennaio la temperatura scese sotto i venti gradi sotto zero e le nevicate di quel mese isolarono Vallepietra per più di quindici giorni, lasciando il paese senza acqua, corrente elettrica, riscaldamento e comunicazioni; i viveri arrivarono con rifornimenti aerei dell'esercito. Il gennaio 2005 portò oltre 150 centimetri di neve, e il 17 dicembre 2010 la colonnina scese di nuovo oltre i quindici sotto zero. Sono le date che scandiscono la memoria collettiva di una comunità d'alta quota.

Sul piano istituzionale, la data che ha cambiato il destino di questo territorio è il gennaio 1983, quando una legge regionale istituì il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, circa trentamila ettari su sette comuni, la più vasta area protetta del Lazio. Da quel momento la valle del Simbrivio smette di essere soltanto un'area marginale in spopolamento e diventa un bene tutelato. Fra gli avvenimenti che hanno portato Vallepietra fuori dai propri confini ci sono poi due passaggi del cinema: il documentario del 1939 girato da Giacomo Pozzi-Bellini sul Pianto delle Zitelle e, fra il 1970 e il 1971, le riprese del western italiano Lo chiamavano Trinità, ambientate nel Campo della Pietra, l'altopiano fra i 1.400 e i 1.550 metri sopra il paese. Infine, la visita di un pontefice al santuario, ricordata oggi da una sezione apposita del museo degli ex voto.

Chi è passato da Vallepietra (RM)

Il primo elenco di chi è passato da Vallepietra non contiene nomi celebri: contiene centinaia di migliaia di pellegrini anonimi, arrivati a piedi dai paesi della montagna laziale e abruzzese lungo le vie della transumanza. È una precisazione necessaria, perché in un luogo come questo la storia la fanno le compagnie, non i singoli. Detto questo, alcuni nomi si sono fermati qui e hanno lasciato traccia.

Fra i religiosi, la successione degli abati e dei rettori ha segnato l'identità stessa del rito: don Francesco Tozzi, abate fra il 1685 e il 1725, compose il testo da cui deriva il Pianto delle Zitelle; don Luigi Tozzi nel 1835 gli diede forma drammatica; don Salvatore Mercuri senior ne stabilì l'assetto definitivo. Oggi il santuario è retto da monsignor Alberto Ponzi, che presiede le celebrazioni solenni della festa della Santissima Trinità, mentre nelle occasioni maggiori sale a Vallepietra il vescovo della diocesi di Anagni-Alatri, monsignor Santo Marcianò. Al santuario è arrivato anche un pontefice, e il museo degli ex voto conserva ricordi e testimonianze di quella visita.

Dal mondo del cinema sono passati due documentaristi a vent'anni di distanza: Giacomo Pozzi-Bellini, che nel 1939 girò Il pianto delle zitelle, e Gian Vittorio Baldi, che nel 1958 tornò sullo stesso rito con un cortometraggio omonimo. Due opere che oggi valgono come documenti antropologici di prima mano, perché fissano il rito prima e dopo la grande trasformazione sociale del dopoguerra. Sulle montagne di Vallepietra è passata anche una troupe di tutt'altro genere: quella del western all'italiana Lo chiamavano Trinità, girato in parte nel Campo della Pietra fra 1970 e 1971. La coincidenza fra il titolo del film e il nome del santuario è casuale, e in paese la raccontano ancora come un curioso scherzo della sorte. Chi ha bisogno di un quadro più ampio delle mete romane prima o dopo la salita a Vallepietra trova un buon punto di partenza nelle guide in inglese dedicate al Lazio di ItalyPlanner.

Domande veloci su Vallepietra (RM)

Dove si trova esattamente Vallepietra (RM)?

Vallepietra è nella città metropolitana di Roma Capitale, all'estremità orientale della provincia, fra i Monti Simbruini, a ridosso del confine con l'Abruzzo e non lontano dal limite settentrionale della provincia di Frosinone. Il municipio, in piazza Italia, è a 825 metri di quota.

Quanti abitanti ha Vallepietra?

Poco più di duecento residenti. È uno dei comuni meno popolosi della provincia di Roma, e la popolazione effettiva varia moltissimo fra inverno ed estate.

A che quota si trova il santuario della Santissima Trinità?

Il santuario è addossato alla parete del monte Autore, sotto il Colle della Tagliata, a oltre 1.300 metri di altitudine. Le fonti disponibili oscillano fra 1.240 e 1.337 metri a seconda del punto di misura: in ogni caso siete sopra i milletrecento metri all'arrivo.

Quanto dista il santuario dal paese di Vallepietra?

Quattordici chilometri di strada asfaltata, con circa cinquecento metri di dislivello. In auto sono venti o trenta minuti, a piedi va calcolata mezza giornata fra andata e ritorno.

Quando è aperto il santuario di Vallepietra?

La stagione va dal primo maggio a fine ottobre. Nei mesi invernali, da dicembre ad aprile, il santuario resta chiuso. Gli orari cambiano di mese in mese e vengono pubblicati sul sito ufficiale del santuario.

Quanto costa entrare al santuario di Vallepietra?

L'ingresso è libero e non si paga biglietto. Il santuario indica sul proprio sito come far pervenire eventuali offerte.

Serve prenotare per visitare Vallepietra?

No, la visita individuale non richiede prenotazione. Per i gruppi organizzati, e in particolare per le compagnie di pellegrini, i contatti preventivi con il rettorato sono la prassi.

Quando cade la festa della Santissima Trinità a Vallepietra?

La domenica successiva a Pentecoste, cioè otto settimane dopo Pasqua. Essendo una solennità mobile, la data cambia ogni anno e oscilla fra la seconda metà di maggio e la seconda metà di giugno.

Che cos'è il Pianto delle Zitelle?

Una lauda sacra composta all'inizio del Settecento, eseguita da giovani donne la mattina della festa della Santissima Trinità sul piazzale del santuario. Racconta la Passione di Cristo attraverso quattordici Misteri, in settenari ed endecasillabi.

Perché le Zitelle sono vestite di bianco?

Il bianco è l'abito tradizionale dell'intero gruppo. L'unica eccezione è chi impersona la Madonna, che veste di nero. La scelta cromatica si è conservata attraverso tutte le trasformazioni del rito.

Che cosa sono le compagnie di Vallepietra?

Sono gruppi organizzati di pellegrini che salgono al santuario dai rispettivi paesi, spesso a piedi e spesso di notte, con stendardi e canti propri. Hanno una struttura interna consolidata e un ordine di ingresso al piazzale.

Si può salire a piedi al santuario di Vallepietra?

Sì, lungo la strada o per i sentieri del parco. Servono scarpe da montagna, acqua e una valutazione realistica dei cinquecento metri di dislivello. Nei giorni di festa il percorso è molto frequentato.

Come si arriva a Vallepietra da Roma in auto?

Autostrada A24 in direzione L'Aquila, uscita Vicovaro-Mandela, poi la valle dell'Aniene fino a Subiaco e da lì la strada per Vallepietra. L'ultimo tratto è tutto curve.

Si arriva a Vallepietra con i mezzi pubblici?

Il collegamento con il trasporto pubblico extraurbano esiste ma è limitato e va verificato con il gestore regionale prima di organizzare la giornata. Per il tratto fino al santuario, il mezzo proprio resta la soluzione realistica fuori dai giorni di festa.

Si possono fare fotografie al santuario di Vallepietra?

All'esterno sì, senza problemi. Dentro la cappella si evita il flash e si rispetta chi prega. Durante le celebrazioni e durante il Pianto delle Zitelle si fotografa da lontano e senza invadenza.

Il santuario di Vallepietra è accessibile in carrozzina?

Il piazzale è in gran parte pianeggiante e il museo dichiara due ingressi comodi, ma la parte antica addossata alla roccia conserva gradini e passaggi stretti. Conviene telefonare al santuario prima della visita.

C'è un museo a Vallepietra?

Sì, nei locali sotto il piazzale del santuario: raccoglie gli ex voto più significativi donati dai pellegrini e una sezione dedicata alla visita papale. Accanto funziona un centro di documentazione con materiale filmico e fotografico.

Quanto tempo serve per visitare Vallepietra?

Mezza giornata per il solo santuario, una giornata intera per santuario, museo, paese e una passeggiata nel bosco. Chi vuole salire in vetta al monte Autore metta in conto una giornata piena di cammino.

Vallepietra è adatta ai bambini?

Sì, con qualche accorgimento: felpa anche in estate, passeggiate calibrate sul dislivello e attenzione nella folla dei giorni di festa. Il museo degli ex voto funziona bene con i ragazzini.

Che animali si possono vedere intorno a Vallepietra?

Il lupo appenninico e l'orso bruno marsicano sono presenti ma difficilissimi da avvistare. Più realistico vedere cinghiali all'imbrunire, il falco pellegrino e, con fortuna e binocolo, l'aquila reale.

Che tempo fa a Vallepietra in estate?

A luglio la massima media è di 24 gradi e la minima di 16, con punte oltre i trenta nelle ondate di calore. Rispetto a Roma si guadagnano sei o sette gradi, e la sera si scende parecchio.

Si può sciare a Vallepietra?

Nel comune non ci sono impianti. Le stazioni più vicine sono Monte Livata sopra Subiaco, Campo Staffi sopra Filettino e Campocatino sopra Guarcino, tutte raggiungibili in auto in meno di un'ora e mezza.

Che differenza c'è fra Vallepietra e Subiaco?

Subiaco è una cittadina con i monasteri benedettini, servizi, alberghi e un centro storico articolato; Vallepietra è un paese di duecento abitanti con un santuario rupestre di grande richiamo popolare. Si visitano bene nella stessa giornata, ma sono due esperienze diverse.

Dove si mangia e dove si dorme a Vallepietra?

L'offerta in paese è minima e stagionale. Chi vuole un ventaglio più ampio si appoggia a Subiaco o ai centri della valle dell'Aniene, riservando a Vallepietra la giornata di visita.

Vale la pena venire a Vallepietra fuori dalla festa?

Sì, e per chi viene la prima volta è la scelta migliore. Senza la folla si vedono il santuario, la parete, il paese e la valle nelle loro proporzioni reali.

Si può organizzare una visita di gruppo a Vallepietra?

Sì, ed è consigliabile affidarne la logistica a chi conosce la montagna e i tempi della strada. Il servizio di organizzazione viaggi di gruppo di TourLeaderPro segue itinerari di questo tipo per associazioni, parrocchie e aziende.

Che cosa vedere vicino a Vallepietra in un fine settimana?

Subiaco e i monasteri benedettini, Cervara di Roma, Trevi nel Lazio, Filettino, Fiuggi, le rovine di Camerata Vecchia. Chi prosegue verso Roma trova il quadro delle mete della capitale nelle guide in inglese sulle cose da fare a Roma di ItalyPlanner.

Vallepietra non è un posto che si conquista in un pomeriggio. È una valle stretta, un paese che si sta svuotando e una parete di roccia dentro cui, da un numero imprecisato di secoli, la gente di queste montagne sale a pregare davanti a tre figure identiche dipinte in una grotta. Se dovessi indicare un solo momento in cui venire, direi la prima settimana di ottobre, di mattina presto, con il santuario ancora aperto e nessuno sul piazzale: in quel silenzio, davanti alla parete del monte Autore, si capisce in cinque minuti quello che nei giorni di folla richiede un'intera giornata.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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