Porto Santo Stefano

Porto Santo Stefano è il capoluogo del comune di Monte Argentario, in provincia di Grosseto, all'estremità meridionale della Toscana: dista da Roma circa 155 chilometri, due ore scarse di automobile. In auto si esce da Roma sull'Aurelia, si imbocca la A12 Roma-Civitavecchia e si prosegue sulla SS1 Aurelia fino all'uscita Orbetello-Porto Santo Stefano, poi si percorre la SP2 lungo il tombolo della Giannella. In treno si scende alla stazione di Orbetello-Monte Argentario, sulla linea tirrenica Roma-Grosseto-Pisa, e da lì si sale sull'autobus della linea 0O1 di Autolinee Toscane, che collega Orbetello Scalo al lungomare dei Navigatori passando per Orbetello, Terra Rossa e Santa Liberata: gli orari, diversi fra periodo estivo e invernale, sono pubblicati sul sito at-bus.it. Il paese si visita a piedi: in alta stagione conviene lasciare l'auto nei parcheggi all'ingresso dell'abitato, perché il lungomare e le vie del centro sono strette e la sosta è quasi tutta a pagamento. La Fortezza Spagnola, che è il monumento principale e ospita il museo, si trova in Piazzale del Governatore e costa 4 euro l'intero e 2 euro il ridotto, con orari stagionali indicati dal Comune di Monte Argentario: da metà marzo a fine maggio solo nei fine settimana e nei festivi, 10.30-12.30 e 16.00-19.00; a giugno e a settembre tutti i giorni con gli stessi orari; a luglio e agosto tutti i giorni 10.30-12.30 e 17.00-21.00; a ottobre e novembre di nuovo solo nei fine settimana, 10.30-12.30 e 15.00-18.00. L'Acquario Mediterraneo dell'Argentario, gestito dall'Accademia Mare Ambiente, chiede 5 euro l'intero e 2 euro il ridotto per over 65, residenti, ragazzi dai 5 ai 12 anni e persone con disabilità, gratis sotto i cinque anni. Non serve prenotare per nessuno dei due, ma il Comune avverte che la Fortezza può essere chiusa senza preavviso per eventi: se il museo è il motivo del viaggio, una telefonata allo 0564 811922 prima di partire risparmia una delusione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

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L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Chi organizza una giornata sull'Argentario dentro un giro più ampio della costa tirrenica trova le altre tappe raccolte nella pagina Argentario, che funziona da indice del promontorio, e nella sezione spiagge.

Argentario - Porto Santo Stefano
Argentario - Porto Santo Stefano

Che cosa è davvero Porto Santo Stefano

Conviene sgomberare subito il campo da un equivoco. Porto Santo Stefano non è un borgo antico: è un paese di mare ricostruito quasi da zero dopo il 1944, e chi arriva cercando i vicoli medievali resta spiazzato. La sua bellezza è di altro genere, ed è una bellezza di lavoro: la rada, i pescherecci, gli scali dei maestri d'ascia, le barche a vela ormeggiate a poppa, il traffico dei traghetti verso le isole. È un centro commerciale, peschereccio e balneare in attività tutto l'anno, ed è uno dei pochi porti della costa toscana dove la nautica da diporto e la pesca professionale convivono nello stesso specchio d'acqua senza che l'una abbia cancellato l'altra.

La vocazione internazionale c'è, ed è documentata: dal 2016 la località figura come porto di scalo di una compagnia statunitense di crociere di lusso, e le navi da diporto di grande stazza sono una presenza ordinaria da maggio a settembre. Il turismo subacqueo è un settore a sé, con centri immersione che lavorano anche d'inverno perché i fondali dell'Argentario, con le loro secche e le pareti che scendono a picco, sono fra i più frequentati del Tirreno settentrionale. Il comune di Monte Argentario è fra quelli premiati con la Bandiera Blu della FEE, un riconoscimento che riguarda la qualità delle acque di balneazione e i servizi delle spiagge e che va riverificato ogni anno, perché l'elenco cambia.

La mia opinione, dopo molti gruppi accompagnati da queste parti: Porto Santo Stefano si giudica male se ci si ferma un'ora. Ha bisogno di una giornata intera, meglio due, e vuole essere presa dal mare almeno una volta. Chi la liquida come "un porto turistico" di solito ci ha solo parcheggiato in attesa del traghetto.

Come arrivare a Porto Santo Stefano e come muoversi

Arrivando in automobile, la strada scende verso il paese con una serie di tornanti che aprono la vista su tutta la rada: il primo colpo d'occhio è quello, e vale la pena fermarsi in una delle piazzole prima di entrare in centro. La prima cosa che si incontra è il cantiere navale, dove i maestri d'ascia rimettono in sesto scafi in legno che altrove sarebbero già andati al macero. Il Cantiere Navale dell'Argentario lavora sul restauro delle barche d'epoca dal dopoguerra e le sue lavorazioni sono visibili dalla strada: non è un museo, è un'officina, e si guarda da fuori con il rispetto che si deve a un posto di lavoro.

Da qui in poi l'auto è un impaccio. In alta stagione consiglio di lasciarla nei parcheggi predisposti all'ingresso dell'abitato e proseguire a piedi lungo la banchina. Si costeggia tutto il porto del Valle, con gli imbarchi per il Giglio e per Giannutri, le imbarcazioni da diporto e la flotta dei pescherecci. Nel pomeriggio capita di assistere allo sbarco del pesce: è la mezz'ora migliore della giornata e non la trovate scritta in nessun programma.

Per chi arriva in treno, la stazione di riferimento è Orbetello-Monte Argentario, che si trova a Orbetello Scalo e non a Orbetello città. Dalla stazione l'autobus 0O1 di Autolinee Toscane arriva fino al Molo Garibaldi e al lungomare dei Navigatori; il percorso attraversa il tombolo della Giannella ed è già una piccola escursione, con la laguna da un lato e il mare aperto dall'altro. In estate le corse sono più frequenti, ma restano un servizio di linea: chi deve prendere un traghetto calcoli un margine largo.

Il lungomare dei Navigatori e Piazza dei Rioni

Terminato il porto comincia il Lungomare dei Navigatori, e qui c'è un dato che quasi nessuna guida riporta: il disegno della pavimentazione è di Giorgetto Giugiaro, il designer torinese che ha firmato automobili e scafi, e il progetto risale agli anni in cui Susanna Agnelli era sindaco di Monte Argentario. Camminandoci sopra distrattamente non ci si fa caso; guardando in basso, il disegno grafico si legge benissimo. È uno dei pochi lungomare italiani progettati da un designer industriale, e per una volta il risultato non è invecchiato male.

Le panchine rivolte verso il mare sono tantissime e servono a qualcosa di preciso: da lì il golfo dell'Argentario si apre verso Talamone e verso la costa della Maremma, e nelle giornate limpide si distingue il profilo delle isole. Sul lungomare si incontrano anche tre monumenti che vale la pena non superare senza guardarli, e di cui parlo più avanti: la tromba marina di Egidio Ambrosetti, il monumento ai caduti civili dei bombardamenti e quello dedicato alla Protezione civile.

Il lungomare conduce al porticciolo della Pilarella e sbocca in Piazza dei Rioni, che è il salotto del paese: affacciata sull'acqua, circondata da bar e ristoranti con terrazza, è il posto dove il paese si ritrova a qualunque ora, dalla colazione al dopocena. D'estate ci si diverte a guardare i ragazzini del paese che si tuffano a ripetizione dalle banchine del porticciolo: è una scena che si ripete da generazioni ed è il modo più onesto per capire che questo è ancora un paese, non una scenografia.

Prima di arrivare in piazza, sul lato opposto della strada, c'è l'Acquario Mediterraneo dell'Argentario, che ricostruisce l'ambiente marino tipico del Mediterraneo con le specie che vivono davvero al largo del promontorio. È piccolo e non compete con i grandi acquari, ma è gestito da naturalisti e le visite guidate sono di livello serio: per un pomeriggio di scirocco, con i bambini, è la scelta giusta.

Porto Santo Stefano - Argentario
Porto Santo Stefano - Argentario

La Fortezza Spagnola di Porto Santo Stefano

Dal porticciolo si risale per i vicoli e le scalinate del centro storico fino alla Fortezza Spagnola. La salita non è lunga ma è ripida e senza ombra: nelle ore centrali di luglio è una prova, e la sconsiglio. Meglio la prima mattina o il tardo pomeriggio, quando la luce prende la rada di taglio.

La fortezza fu costruita fra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo, quando Porto Santo Stefano entrò a fare parte dello Stato dei Presidi, il piccolo dominio spagnolo che teneva questo tratto di costa. Serviva a difendere il paese e la rada dalle incursioni che arrivavano dal mare, e i lavori procedettero con lentezza: furono completati nel 1636, con migliorie apportate dall'ingegnere militare Pedro Alvarez. All'inizio dell'Ottocento, durante il periodo napoleonico, i francesi la potenziarono per resistere agli assalti delle navi britanniche. Passata ai Lorena dopo l'annessione al Granducato di Toscana, fu ristrutturata e continuò a svolgere funzioni militari anche dopo l'unità d'Italia, con un ruolo di presidio strategico durante la prima guerra mondiale. Nel secondo dopoguerra le furono addossati due corpi di fabbrica per ospitare provvisoriamente gli uffici comunali: si vedono ancora e sono l'unica bruttura di un edificio altrimenti integro.

Oggi la fortezza ospita due esposizioni permanenti. La prima, "Memorie sommerse", è dedicata all'archeologia subacquea in Toscana e raccoglie materiali recuperati dai fondali del promontorio e dell'arcipelago: anfore, ceppi d'ancora, ceramiche da relitti che raccontano la rotta commerciale che passava di qui in età romana. La seconda è dedicata ai maestri d'ascia e alla costruzione navale in legno, ed è la sezione che consiglio di guardare con più attenzione, perché mette in fila attrezzi, sagome e modelli di una tecnica che sull'Argentario non si è mai interrotta. Il museo è indicato come parzialmente accessibile ed è dotato di bookshop. La gestione dei servizi museali fa capo all'Azienda speciale AMA; le informazioni sono sulla scheda di Musei di Maremma.

Detto tutto questo, il motivo per cui salgo sempre alla Fortezza con i gruppi non è il museo: è il camminamento esterno. Da lassù si abbraccia la rada, il porto, il tombolo della Giannella e, con il tempo pulito, il Giglio. Vale i quattro euro anche se non si entra in una sala.

I quattro rioni di Porto Santo Stefano

Il paese si divide in quattro rioni storici, ognuno con il proprio gonfalone e il proprio stemma araldico. Non è folclore inventato per i turisti: è la struttura sociale reale del paese, quella che si accende ogni anno con il Palio Marinaro e che determina amicizie, matrimoni e rivalità.

Il rione Croce

I suoi abitanti sono i crociaioli. Lo stemma, su scudo inglese, è blasonato: troncato, campo rosso al gabbiano in volo in argento, campo in argento alla croce di Sant'Andrea in rosso. Il rione Croce comprende la maggior parte del nucleo storico originario di Porto Santo Stefano, quello che si sviluppa attorno alla chiesa principale: è la parte del paese che ha subito i danni maggiori nei bombardamenti e che è stata ricostruita seguendo, dove possibile, l'andamento delle vecchie strade.

Il rione Fortezza

I fortezzaioli. Stemma partito, campo rosso al profilo della Fortezza Spagnola in oro, campo verde all'asino rampante in oro. È l'unico dei quattro rioni a non avere un contatto diretto con il mare: comprende la parte alta dell'abitato, quella che circonda la fortezza. L'asino rampante nello stemma non è un capriccio araldico, ricorda il mestiere di chi portava carichi su per quelle salite quando le strade non c'erano.

Il rione Pilarella

I pilarellai. Stemma partito, campo rosso all'anfora romana vinaria in oro, campo azzurro al delfino in argento con il capo rivolto verso il basso. Il rione si estende dal porto vecchio fino alla strada panoramica e comprende il piazzale dei Rioni e il palazzo comunale: è la zona di maggiore richiamo turistico della cittadina, quella dove si concentrano i locali e il passeggio serale.

Il rione Valle

I vallaioli. Stemma partito, campo azzurro chiaro all'ascia in oro, campo dello stesso colore in tonalità più scura al faro del molo della Cetina in argento, emanante quattro fasci di luce in oro. L'ascia nello stemma è quella dei maestri d'ascia, e dice tutto sull'identità di questo rione. Il Valle si estende dal porto principale fino all'entroterra del Campone ed è la zona industriale e commerciale più importante del capoluogo: qui ci sono i cantieri, i magazzini, la vita produttiva del paese.

Il Palio Marinaro dell'Argentario

Il 15 agosto di ogni anno, dal 1937 e con l'interruzione degli anni di guerra, si corre a Porto Santo Stefano il Palio Marinaro dell'Argentario: una gara remiera fra i quattro rioni, Pilarella, Valle, Croce e Fortezza. Ogni equipaggio è composto da quattro vogatori e un timoniere, e deve percorrere dieci volte la distanza di quattrocento metri compresa fra due boe, per un totale di quattromila metri. È una delle regate a remi più lunghe al mondo, e la lunghezza non è un dettaglio statistico: significa che dopo il sesto giro la gara diventa una questione di resistenza e di testa, non di scatto.

La data del 15 agosto è quella odierna, ma la tradizione è più antica dell'edizione ufficiale. Il sito del Palio Marinaro dell'Argentario documenta competizioni remiere già nel 1701 e regate regolari dalla seconda metà dell'Ottocento, che si tenevano il primo agosto in occasione della festa del santo patrono: allora il premio era una bandana offerta dalle signore bagnanti. Chi legge in giro che il Palio esiste dal 1937 dice una cosa vera solo a metà: dal 1937 esiste la manifestazione organizzata, la gara c'era già.

Alla regata è legata una leggenda che spiega anche il nome di una grotta di cui parlo più avanti: si racconta che un equipaggio di pescatori locali, inseguito dai corsari, si salvò a forza di remi raggiungendo una cavità nascosta nella scogliera, da allora chiamata Grotta del Turco. Le barche dei quattro rioni portano nomi di venti: Maestrale, Grecale, Libeccio, Scirocco.

Consiglio pratico e severo: se volete vedere il Palio, arrivate al mattino e mettete in conto di non trovare parcheggio. Il paese il 15 agosto è pieno oltre ogni ragionevolezza, e la vista migliore non è dal piazzale ma dai tratti alti del lungomare, dove la folla si dirada e si segue tutta la lunghezza del percorso.

Argentario
Argentario

Le spiagge di Porto Santo Stefano, una per una

Porto Santo Stefano offre tutti i tipi di litorale: il tombolo sabbioso lungo chilometri, le cale di ciottoli raggiungibili dalla strada, le insenature che si conquistano solo con un sentiero o via mare. Le più belle dal punto di vista naturalistico sono quasi sempre le più scomode, e questa è una regola che sull'Argentario non ha eccezioni. Chi vuole vederle tutte in una giornata affitti un gommone; chi ha una settimana le può fare a piedi, una al giorno, e ne uscirà con un'idea del promontorio che nessun giro in barca gli darebbe.

La Giannella

La Giannella è il tombolo più a nord dell'Argentario, il cordone di sabbia che unisce il promontorio alla terraferma e che si incontra pochi chilometri prima di entrare a Porto Santo Stefano. Ci sono stabilimenti balneari e chilometri di spiaggia libera, con numerosi bar e ristoranti in riva al mare. I punti di accesso sono molti e si incontrano percorrendo la strada omonima; alle spalle dell'arenile corre una pineta stretta e lunga che salva le ore centrali del pomeriggio. È il posto giusto per gli sport velici, perché il tombolo è aperto ai venti da ponente e da libeccio, e per chi vuole una spiaggia dove i bambini possano correre senza scogli. Dall'altra parte della strada c'è la laguna: chi ha un binocolo lo porti, perché la oasi della laguna di Orbetello ospita fenicotteri e cavalieri d'Italia a poche centinaia di metri dal mare.

I Bagni di Domiziano

I Bagni di Domiziano, che in paese chiamano anche spiaggia Gerini, sono una piccola spiaggia sabbiosa sulla destra della strada che porta a Porto Santo Stefano, ai piedi di quella che fu la villa marittima dei Domizi Enobarbi, la famiglia da cui discendeva l'imperatore Nerone. Durante la bassa marea affiorano dal mare i resti delle antiche vasche per l'allevamento del pesce, e si distinguono le rovine della villa romana, riferita al I secolo a.C.

Il fondale digrada dolcemente ed è quindi una spiaggia adatta ai bambini. La spiaggetta è interamente libera: niente bar, niente stabilimenti, niente ombra. Provenendo da Orbetello si seguono le indicazioni per l'Argentario, si supera il bivio per il tombolo della Giannella e si prosegue in direzione di Porto Santo Stefano; superato l'hotel Villa Domizia, subito dopo, al termine della breve salita, si lascia l'auto nel piccolo slargo sulla sinistra. Si attraversa la strada e si cerca fra gli ulivi il cancelletto, sempre aperto, da cui parte il sentiero che scende alla spiaggia.

La villa era dotata di una peschiera con un sistema complesso di cisterne, gallerie, serbatoi, criptoportico con terrazza, piscine termali e strutture portuali. Che fosse un impianto importante lo dice il fatto che il sito compare con il nome di Domitiana Positio in un elenco di approdi e porti di età imperiale. Oggi una parte della villa ricade nel terreno di una proprietà privata, ma sull'estremità sinistra della spiaggia si vedono le peschiere, ormai semisommerse. Proseguendo sugli scogli verso sinistra, con i piedi in acqua in qualche tratto, si arriva ai resti delle cantine, dei magazzini e di alcune gallerie che portavano all'interno della villa.

Il consiglio è di guardare tutto questo con una maschera: il fondale è bassissimo e le strutture si leggono molto meglio dall'acqua che da riva. Nel 2002 sono stati rinvenuti pavimenti a mosaico di buona qualità, che però ricadono anch'essi nella proprietà privata e non sono visitabili. Nel 1442 sopra i ruderi romani fu costruita la torre senese di Santa Liberata, allora chiamata Santa Reparata, la cui parte superiore fu distrutta dai tedeschi nel 1944: anche la torre è oggi in area privata. Chi ama questo genere di sovrapposizioni fra epoche trova materiale simile ad Ansedonia, poco più a sud.

La Soda

La Soda è la cala successiva ai Bagni di Domiziano andando verso Porto Santo Stefano. È una spiaggia di piccoli ciottoli, in parte libera e in parte servita da uno stabilimento balneare, con un bar e un ristorante direttamente sul mare. La facilità d'accesso via terra e i fondali poco impegnativi ne fanno la cala preferita dai sub alle prime armi: è qui che molti centri immersione portano i principianti per le prime uscite da riva. Chi ha già esperienza la troverà poco interessante e farà bene a spostarsi più a sud.

Il Pozzarello

La spiaggia del Pozzarello viene subito dopo la Soda ed è un'ampia baia costeggiata dalla strada, con una parte libera e uno stabilimento balneare dotato di bar e ristorante. L'accesso avviene direttamente dalla strada e risulta particolarmente comodo anche per le persone con disabilità motoria, cosa rara su questa costa. È una spiaggia tranquilla, adatta a chi vuole leggere e nuotare senza troppo movimento intorno, ed è la scelta giusta nei giorni di scirocco, quando il lato di levante del promontorio resta riparato.

La Bionda

La Bionda è una caletta piccola e gradevole che si raggiunge prendendo, alla fine del Pozzarello, la stradina che costeggia il mare, oppure partendo da Porto Santo Stefano e arrivando alla fine delle tre gallerie. Dà l'impressione di essere una spiaggia privata, perché vi si affacciano alcune villette e perché una barriera di scogli tiene l'acqua sempre calma, ma privata non è: l'accesso è libero. Ci si arriva anche a piedi dal paese, l'accesso è comodo, non ci sono stabilimenti né bar. L'inconveniente da mettere in conto sono le alghe, che qui si accumulano spesso: dopo una libecciata il colpo d'occhio non è il migliore.

La Cantoniera

La Cantoniera è una piccola spiaggia di sabbia e ciottoli minuti che si raggiunge a piedi da Porto Santo Stefano attraversando la galleria dove, dal 1913 al 1944, passava il trenino che collegava il paese con Orbetello. Quel tracciato ferroviario è uno dei pezzi di archeologia industriale più interessanti del promontorio e quasi nessuno lo racconta.

Qui c'è sia la spiaggia libera sia lo stabilimento con bar e ristorante. È vivace e molto frequentata, e ha uno spettacolo suo: i ragazzi del posto che si esibiscono nei tuffi dagli scogli sul lato sinistro. Con lo scirocco l'acqua diventa particolarmente limpida. È accessibile anche alle persone con disabilità motoria.

Il Moletto

Il Moletto è una piccola spiaggia dentro Porto Santo Stefano, comodissima da raggiungere e accessibile alle persone con disabilità motoria. Lo spazio riservato alla spiaggia libera è davvero minimo; ci sono lo stabilimento balneare, il bar e il ristorante. In estate, nelle acque antistanti, viene posizionato un campo da pallanuoto: è un dettaglio che dice molto del rapporto fra questo paese e l'acqua, dove lo sport di mare non è un'attrazione per villeggianti ma un'attività di quartiere.

La Caletta

La Caletta è la spiaggia dell'omonimo hotel, anch'essa dentro Porto Santo Stefano e quindi di accesso facile per tutti. Ci sono lo stabilimento balneare, il bar, il ristorante e un diving che organizza immersioni da riva con guida per osservare i cavallucci marini: sono presenti nelle praterie di posidonia a pochi metri di profondità e vederli è una piccola soddisfazione che vale l'uscita. Una darsena artificiale permette anche ai più piccoli di tuffarsi in tranquillità.

Cala La Cacciarella

La Cacciarella è la prima delle spiagge lontane dai centri abitati, quindi priva di bar e stabilimenti ma decisamente più bella dal punto di vista naturalistico. È una spiaggia piccolissima, di sabbia, incastonata fra due scogliere; il sentiero dalla strada è lungo circa cinquecento metri ed è impegnativo, con tratti di pietra viva. Portate la maschera, perché i fondali qui sono notevoli.

Nella scogliera a est si apre la Grotta del Turco, il cui ingresso è appena visibile dall'esterno mentre all'interno la cavità è ampia. La leggenda vuole che qui riuscì a nascondersi una barca di pescatori locali in fuga dai corsari turchi che nel XVIII secolo battevano queste coste: è la stessa storia da cui nasce il Palio Marinaro, e la si racconta in paese da generazioni. Come tutte le leggende marinare, non è documentata: va presa per quello che è, un racconto identitario, non un fatto storico.

Cala Grande

Cala Grande è perfettamente visibile dalla strada panoramica ed è l'insenatura più frequentata dalle imbarcazioni dell'Argentario. La vegetazione arriva fino alla riva e il panorama dall'alto è quello che finisce su tutte le cartoline del promontorio. Vi si affacciano tre spiagge di ciottoli; il sentiero che scende alla prima è lungo poco più di cinquecento metri ed è in realtà l'antico fosso del Cauto, che attraversa una macchia di lecci ad alto fusto. Il percorso non è durissimo ma non è per tutti: scarpe chiuse, acqua, e niente infradito. Per snorkeling e nuotate lunghe è uno dei posti migliori del promontorio.

Cala del Gesso

Cala del Gesso è, a mio giudizio, la più bella dell'Argentario, e non sono il solo a pensarlo. Si raggiunge percorrendo la strada panoramica fino al chilometro 5,9, dove sulla destra si trova l'uscita per via dei Pionieri: una stradina da percorrere per qualche centinaio di metri, poi, alla fine della discesa, un cancello con passaggio pedonale. Da lì parte un sentiero asfaltato di circa settecento metri, con panorami larghissimi sulla costa. Il ritorno è tutto in salita ed è sconsigliato nelle ore calde: chi scende alle undici di agosto risale alle tre del pomeriggio e se ne pente.

La fatica è ripagata. La spiaggia è di ciottoli minutissimi e guarda l'isolotto dell'Argentarola, uno scoglio che chiude l'insenatura e che i sub conoscono bene per le grotte sommerse. Sulla scogliera di destra sono visibili i resti di un'antica torre d'avvistamento spagnola del XVI secolo, uno degli anelli del sistema difensivo dei Presidi.

Cala del Bove

Cala del Bove è poco oltre Cala del Gesso: il viottolo è percorribile solo a piedi ed è lungo circa settecento metri. Non c'è arenile, è una scogliera, ma gli scogli sono levigati e permettono di sdraiarsi con relativa comodità. È una zona ottima per lo snorkeling e ha il vantaggio di restare vuota anche quando le cale vicine sono affollate, perché la mancanza di sabbia scoraggia le famiglie.

Cala Piccola

A Cala Piccola, una piccola spiaggia di ciottoli, si accede dalla strada statale seguendo le indicazioni per l'hotel Torre di Cala Piccola. Lo stabilimento balneare è dell'hotel e l'accesso è riservato ai clienti e ai soci del Consorzio di Cala Piccola: è bene saperlo prima di scendere, per evitare discussioni inutili. Di fronte alla spiaggia c'è lo scoglio del Corallo, una secca che dai quarantacinque metri di profondità risale fino a pochi metri dalla superficie: è una delle immersioni più richieste dell'Argentario e uno dei punti in cui si capisce perché questo promontorio abbia una reputazione subacquea nazionale.

Mar Morto

Il sentiero che porta al Mar Morto è abbastanza lungo, circa cinquecento metri, ma non eccessivamente impegnativo. Il nome viene dalla barriera rocciosa che impedisce alle onde di arrivare a riva e forma piscine naturali dove l'acqua resta sempre calma. Portate ombrellone, crema solare e acqua: non ci sono bar né ripari naturali dal sole, che qui picchia forte per tutto il giorno.

Il fondale di questa baia è fra i più belli dell'Argentario ed è ricco di pesce: basta una maschera. Per sdraiarsi bisogna cercare gli scogli più lisci, e comodi non sono mai. Sconsiglio la spiaggetta ai piedi della scarpata, dove d'estate il caldo diventa insopportabile e l'accesso al mare è più complicato: molto meglio la barriera, da cui si raggiungono facilmente sia il mare aperto sia le piscine naturali, ed è anche il punto più ventilato.

Le Cannelle

Alle Cannelle si arriva percorrendo la stessa strada del Mar Morto e proseguendo per circa settecento metri: sulla destra si trova un cancello automatico con passaggio pedonale, si lascia l'auto e si percorrono a piedi circa centocinquanta metri di strada larga e asfaltata. Sul lato sinistro della baia si vede la torre spagnola delle Cannelle, oggi completamente restaurata ma non visitabile perché è una residenza privata.

Qui ci sono un bar e uno stabilimento balneare, accessibili però ai soli soci del residence. La spiaggia è di grossi ciottoli e sabbia. Quando il mare è mosso ci si diverte a guardare le evoluzioni dei surfisti, che qui trovano una delle poche onde decenti del promontorio. Ai nuotatori più allenati consiglio la traversata verso destra, per arrivare al Mar Morto: il fondale su quel tratto è di una bellezza rara.

Argentario - Le Cannelle - Porto Santo Stefano
Argentario - Le Cannelle - Porto Santo Stefano

La storia di Porto Santo Stefano

Porto Santo Stefano occupa la parte settentrionale del Monte Argentario ed è il maggiore centro del promontorio. La posizione geografica, una rada protetta su una rotta obbligata, l'ha resa frequentata fin dall'antichità dai popoli che navigavano nel Mediterraneo.

I romani hanno lasciato tracce consistenti, fra cui i resti dei cosiddetti bagni di Domiziano, e nelle loro carte la località compare con nomi diversi: Portus Traianus e Portus ad Cetarias, quest'ultimo significativo perché le cetariae erano gli impianti di lavorazione del pesce. Il nome dice il mestiere, e il mestiere non è mai cambiato.

Sotto la dominazione senese, dall'inizio del XV alla metà del XVI secolo, il luogo fu un approdo di scarsa importanza, esposto alle incursioni dei pirati. In quel periodo furono costruite la torre dell'Argentiera, nel 1442, e alcune torri costiere. Lo sviluppo vero cominciò intorno al 1550, sotto il governatorato spagnolo di Nunez Orejon de Avila, e proseguì dopo la creazione dello Stato dei Presidi e la costruzione della fortezza.

Nel 1646 Porto Santo Stefano fu conquistato dai francesi, per tornare sotto dominazione spagnola nello stesso anno. Nel 1707 passò agli austriaci insieme a tutto lo Stato dei Presidi; nel 1737 finì sotto il controllo dei Borboni, e in questo periodo si registrò il primo sviluppo demografico importante, con l'afflusso di molte famiglie dalla Campania, dall'Isola d'Elba e dalla riviera ligure. È un dato che spiega parecchie cose: i cognomi del paese, le tecniche di pesca, persino certe ricette.

Nel 1801 il territorio si unì al Regno d'Etruria; nel 1815, con il congresso di Vienna, passò al Granducato di Toscana. Nel 1842 il granduca Leopoldo II di Lorena istituì la comunità di Monte Argentario, con Porto Santo Stefano capoluogo e Porto Ercole frazione: quell'assetto amministrativo è ancora quello di oggi. Nel 1860, con tutta la Toscana, entrò a fare parte del Regno d'Italia.

Poi arrivò la guerra, e qui la storia di Porto Santo Stefano diventa una delle più dure d'Italia. Durante l'ultimo conflitto il paese era per i tedeschi una base logistica di primo piano, e per questo fu bersaglio sistematico dei bombardamenti alleati. Le incursioni furono novantacinque, dall'8 dicembre 1943 al 7 giugno 1944; i morti civili furono centosessantacinque; la perdita del patrimonio edilizio arrivò al novantasei per cento. Monte Argentario risultò il secondo comune italiano più devastato dopo Cassino. Radio Londra enfatizzò l'operazione come un successo sulla zona che allora costituiva la vera piazzaforte della Wehrmacht in Italia. Camminando oggi per il paese ricostruito bisogna tenerlo a mente: quasi tutto quello che si vede è successivo al 1945, e non per scelta.

Monumenti e luoghi d'interesse di Porto Santo Stefano

La strada panoramica e le torri costiere

La strada panoramica che gira intorno al promontorio è, da sola, una ragione sufficiente per venire fin qui. Percorre il tratto di costa dell'Argentario affacciato sul mare aperto e alterna macchia mediterranea, terrazzamenti di vigna e affacci a picco. Oltre al paesaggio si vedono i resti delle torri di avvistamento edificate nel periodo dei Presidi spagnoli, che formavano una catena di segnalazione luminosa da un capo all'altro del promontorio. I punti dove fermarsi sono numerosi e quasi tutti segnalati da piazzole: la mia raccomandazione è di percorrerla in senso antiorario nel tardo pomeriggio, con il sole di fronte sul lato di ponente.

Le architetture religiose di Porto Santo Stefano

La chiesa di Santo Stefano è la parrocchiale, ed è moderna per una ragione precisa: l'antica chiesa settecentesca fu distrutta dalle truppe tedesche il 7 giugno 1944, l'ultimo giorno della devastazione del paese, e del complesso rimase in piedi soltanto il campanile. La nuova chiesa fu progettata dagli architetti Mario Paniconi, Giulio Pediconi e Paolo Rossi de Paoli e consacrata il 25 dicembre 1950. Nel 1963 vi fu installato il grande organo Mascioni; il presbiterio è stato completamente rifatto due volte, nel 1980 e nel 2006. Chi entra aspettandosi una chiesa barocca resta deluso; chi entra sapendo che cosa è successo qui nel 1944 legge quell'edificio come un atto di ricostruzione, ed è tutta un'altra visita.

La chiesa dell'Immacolata Concezione è la parrocchiale del rione Valle, realizzata fra il 1973 e il 1979 su progetto di Carlo Boccianti, benché la prima pietra fosse già stata benedetta e posata il 9 aprile 1961 dal vescovo Paolo Galeazzi. L'inaugurazione avvenne il 7 dicembre 1979, con la consacrazione da parte di monsignor Giovanni D'Ascenzi. Nel 2004 è stata restaurata.

La chiesa della Santissima Trinità si trova in località Pozzarello ed è un edificio parrocchiale moderno, costruito fra il 1999 e il 2002 sempre su progetto di Carlo Boccianti, consacrato il 22 giugno 2002 da monsignor Mario Meini.

Il convento dei Passionisti è lungo la strada che sale verso la vetta più alta dell'Argentario, in una posizione panoramica notevole: è un luogo di silenzio vero, e chi ci arriva in una mattina di settimana capisce perché i Passionisti scelsero proprio questo crinale. Superato il convento, continuando la salita, si arriva a Punta Telegrafo, la cima del promontorio, con vista che nelle giornate limpide arriva all'arcipelago e alla costa.

Le chiese scomparse di Porto Santo Stefano

Nel rione Pilarella, in via Aia del Dottore, esisteva una chiesa intitolata a santa Teresa di Lisieux. Risaliva ai primi del Novecento e fu utilizzata fino agli anni Ottanta; è stata poi dismessa e venduta a privati. Non ne resta un edificio riconoscibile come chiesa: è una di quelle assenze che si notano solo se qualcuno le racconta.

Le architetture civili

Villa La Giocondiana, nota anche come Villa Viti, fu costruita a Porto Santo Stefano negli anni Venti dall'architetto Giovanni Maria Viti ed è una delle pochissime residenze d'epoca rimaste indenni ai bombardamenti del 1944. Il suo valore, oltre a quello architettonico, è documentario: è uno dei rari punti in cui si può ancora leggere che aspetto avesse il paese prima della guerra.

Le architetture militari di Porto Santo Stefano

Oltre alla Fortezza Spagnola, di cui ho già raccontato la vicenda costruttiva, il promontorio conserva una sequenza di fortificazioni che copre quattro secoli.

Il Forte del Pozzarello, in località Pozzarello, è una fortificazione costiera realizzata fra il 1874 e il 1888: è l'ultima struttura difensiva costruita nell'area del promontorio. Trasformato in deposito di armi e munizioni nel secondo dopoguerra, fu dismesso nel 1975 e da allora è andato incontro a un degrado inesorabile.

Il Forte Tre Natali era sull'altura di Punta Nera, all'estremità orientale del paese, e fu costruito nel 1811 dai francesi. Dismesso dopo il 1867, venduto a privati e smantellato, oggi ne restano visibili soltanto alcuni resti incorporati in un'abitazione privata.

Il faro di Lividonia, costruito nel 1883, fu attivato come semaforo marittimo dalla Regia Marina per illuminare la punta nord-occidentale del promontorio. L'aspetto attuale è dovuto a una ristrutturazione del 1926.

La torre di Lividonia risale al XVI secolo: la fecero costruire gli spagnoli su progetto dell'ingegnere militare Francesco De Marchi, che ricevette l'incarico nel 1548 dal governo della Repubblica di Siena, negli ultimi anni in cui l'intero territorio era controllato dai senesi. La torre subì un'incursione piratesca nel 1814 e nel 1867 fu ceduta a privati dopo la dismissione. È stata restaurata di recente.

La torre del Calvello è una torre di avvistamento costruita dagli spagnoli poco dopo la metà del XVI secolo, quando la zona apparteneva già allo Stato dei Presidi. Fu distrutta da un bombardamento nel 1943 e oggi se ne osservano i resti.

La torre di Capo d'Omo domina la costa sud-occidentale dell'Argentario dall'alto di una falesia verticale di trecentocinquanta metri affacciata sul mare, attrezzata per l'arrampicata e frequentata dai climber di tutta la Toscana. Della torre restano ruderi: fu costruita fra XV e XVI secolo, faceva parte del sistema difensivo dello Stato dei Presidi e permetteva il collegamento con segnalazioni luminose fra la torre di Cala Piccola e la torre della Maddalena. Oggi è un obiettivo classico per chi cammina.

La torre Argentiera è una torre di origine medievale sulle colline interne di Porto Santo Stefano, circondata da leggende. Aveva compiti di avvistamento e fu particolarmente utile quando questi mari erano battuti dai corsari barbareschi. Le fonti locali la datano al 1442, sotto il governo senese, e le attribuiscono un'altezza intorno ai venticinque metri.

Il Siluripedio è la struttura più singolare del promontorio: una installazione militare costruita nel 1943 dal Silurificio Moto Fides S.A. di Livorno, filiale della Whitehead Sistemi Subacquei, per la sperimentazione, la messa a punto e il collaudo dei siluri in mare. Fu distrutta dai bombardamenti alleati nello stesso anno e non entrò mai in funzione. I resti delle colonne portanti sono ancora in mare nei pressi dell'omonima località e sono diventati un reperto di archeologia industriale: chi passa in barca li vede emergere dall'acqua come una fila di pilastri senza edificio.

Fortificazioni e torri scomparse

La Torre Antica era una struttura difensiva costiera che sorgeva nell'area oggi occupata dal Palazzo Comunale di Monte Argentario. Il Forte del Lazzeretto occupava il punto dove si trova la sede del Compartimento marittimo di Porto Santo Stefano. Di entrambi non resta nulla di visibile: sono nomi che sopravvivono nella toponomastica e nelle carte.

I monumenti sul lungomare

Il monumento ai caduti delle due guerre mondiali, in via della Vittoria, fu realizzato nel 1964 dallo scultore Goffredo Verginelli su progetto di Giovanni Maria Viti, poeta, giornalista, scultore, pittore e osservatore acuto delle tradizioni marinare del promontorio. Sorge al posto di un monumento precedente, dedicato ai caduti della prima guerra mondiale: un soldato di marmo bianco realizzato nel 1922 e distrutto dai bombardamenti del 1943.

Il monumento ai caduti del mare, sul lungomare dei Navigatori, è opera dello scultore Egidio Ambrosetti, realizzata nel 1999: una scultura bronzea monumentale intitolata "tromba marina".

Il monumento alla memoria dei caduti civili sotto i bombardamenti del 1943, anch'esso sul lungomare, è composto da una bomba d'aereo disattivata e da due stele con i nomi delle vittime. È collocato accanto a un altro monumento dedicato alla Protezione civile. Fermatevi a leggere i nomi: sono centinaia, e molti hanno lo stesso cognome.

I traghetti per il Giglio e Giannutri da Porto Santo Stefano

Porto Santo Stefano è il porto d'imbarco per l'arcipelago meridionale: da qui partono i collegamenti per l'Isola del Giglio e per Giannutri, e in stagione anche minicrociere verso altre destinazioni della costa e dell'arcipelago toscano. La compagnia Maregiglio opera le rotte da Porto Santo Stefano verso il Giglio e verso Giannutri, oltre al collegamento diretto fra le due isole, con navi che trasportano anche i veicoli e con assistenza per i passeggeri a mobilità ridotta; gli orari cambiano di stagione in stagione e vanno controllati sul sito della compagnia prima di partire.

Due avvertenze da chi ci ha portato dei gruppi. La prima: in agosto il trasporto dell'auto sul Giglio è contingentato e non si improvvisa, ed è comunque una pessima idea, perché sull'isola l'automobile serve poco e il parcheggio è un problema. Meglio lasciarla a Porto Santo Stefano e usare l'autobus di linea sull'isola. La seconda: Giannutri è area a protezione integrale del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, l'accesso a terra è regolato e la visita alla villa romana avviene con modalità stabilite dal Parco. Chi ci va pensando di trovare una spiaggia attrezzata torna indietro deluso; chi ci va per i fondali e per il silenzio torna indietro contento.

Porto Ercole e il resto del comune di Monte Argentario

Insieme a Porto Ercole, Porto Santo Stefano forma uno dei due abitati maggiori del comune di Monte Argentario. Sono due paesi diversi e chi li confonde sbaglia programma: Porto Santo Stefano è più grande, più operoso, più marinaro, con una vita che continua anche a gennaio; Porto Ercole è più piccolo, più raccolto, con un borgo alto racchiuso fra le fortificazioni spagnole e un porto turistico che d'estate raduna una clientela di un certo tipo.

Il legame più celebre di Porto Ercole con la storia dell'arte è la morte di Caravaggio, avvenuta secondo la tradizione proprio qui nell'estate del 1610, mentre risaliva verso Roma per ottenere la grazia. Le circostanze restano discusse fra gli studiosi, la sepoltura non è mai stata individuata con certezza documentaria, e chi vi racconta la vicenda come un fatto accertato in ogni suo passaggio vi sta vendendo una storia più liscia di quanto sia. Che il pittore sia morto sulla costa dell'Argentario è comunque il dato su cui la maggior parte delle ricostruzioni converge.

Fra i due paesi corre la strada panoramica, e sul versante orientale del promontorio si stende il tombolo della Feniglia, riserva naturale con una pineta attraversata da una pista ciclabile di circa sei chilometri chiusa al traffico: è la passeggiata più bella del comune, si fa in bicicletta o a piedi, e ci si incontrano i daini. Chi ha una giornata sola e vuole vedere due cose sole, scelga la Fortezza a Porto Santo Stefano e la Feniglia al tramonto.

Argentario - Forte Spagnolo - Porto Ercole
Argentario - Forte Spagnolo - Porto Ercole

Porto Ercole
Porto Ercole

Cosa mangiare a Porto Santo Stefano

La cucina di qui è cucina di pescatori, non cucina di ristorante di mare. La differenza si sente nei piatti poveri, che sono i migliori. Il caldaro è la zuppa di pesce dell'Argentario: si fa con il pesce di scarto della vendita, quello che non finiva sul banco, cotto con pomodoro, aglio e peperoncino, servito su pane raffermo. Chi lo trova fatto bene ha trovato il piatto identitario del paese; chi si vede arrivare una zuppa con gamberoni e scampi ha trovato una versione da turisti.

L'altro prodotto del posto è la palamita, un pesce azzurro della famiglia degli sgombri che si pesca in primavera lungo questa costa e che qui si conserva sott'olio secondo una tradizione locale documentata. È un pesce che è stato a lungo considerato di seconda scelta e che negli ultimi anni ha avuto una riabilitazione meritata: è saporito, sostiene la cottura e costa una frazione del tonno.

Aggiungo il pesce azzurro in generale, le triglie, il polpo, e per il vino l'Ansonica della Costa dell'Argentario, un bianco da vitigno ansonica coltivato sui terrazzamenti del promontorio e sulle isole, che con il pesce crudo e con il caldaro funziona molto meglio di un vermentino qualsiasi. Non faccio nomi di locali, per una ragione semplice: sulla costa i gestori cambiano in fretta e un consiglio scritto due anni fa può mandarvi in un posto che non esiste più. Regola generale che non sbaglia mai: si mangia meglio dove i menu sono corti e cambiano.

Porto Santo Stefano con i bambini

Il paese funziona bene con i bambini, e non è scontato su una costa fatta di scogliere. Le spiagge adatte ai piccoli sono la Giannella, per la sabbia e i chilometri di spazio, i Bagni di Domiziano per il fondale che digrada dolcemente, la Caletta per la darsena artificiale e il Moletto per la comodità assoluta. L'Acquario Mediterraneo è una mezz'ora ben spesa e nelle giornate ventose è una salvezza. Il porto, con lo sbarco del pesce e le barche in movimento, tiene occupato un bambino curioso più di quanto ci si aspetti.

Da evitare con i bambini piccoli: tutte le cale con sentiero, cioè Cala del Gesso, Cala Grande, Cacciarella, Mar Morto, Cala del Bove. Non è questione di difficoltà tecnica, è questione di risalita al sole con un bambino stanco addosso. La salita alla Fortezza, invece, si fa benissimo anche con bambini di sei o sette anni, purché non a mezzogiorno.

Accessibilità a Porto Santo Stefano

Il lungomare dei Navigatori è pianeggiante e ampio, quindi percorribile in carrozzina senza difficoltà, e Piazza dei Rioni è raggiungibile allo stesso modo. Fra le spiagge, il Pozzarello, la Cantoniera e il Moletto hanno accessi comodi anche per chi ha problemi di mobilità. La Fortezza Spagnola è indicata come parzialmente accessibile: il museo è raggiungibile, ma il centro storico che porta fin lassù è fatto di scalinate e pendenze forti, quindi conviene salire in automobile fino al piazzale. Le cale con sentiero non sono accessibili in nessun modo, e nessuna guida onesta dovrebbe scrivere il contrario.

Quando andare a Porto Santo Stefano e quando evitare

La stagione migliore, senza discussione, è la seconda metà di settembre. Il mare è alla temperatura più alta dell'anno, il paese si è svuotato, i traghetti hanno ancora corse frequenti, la Fortezza è aperta tutti i giorni e i sentieri delle cale si percorrono senza soffrire. Buono anche il periodo fra fine maggio e la metà di giugno, con l'avvertenza che l'acqua è ancora fresca e che la Fortezza, fino al 31 maggio, apre soltanto nei fine settimana e nei festivi.

Da evitare, se potete: la settimana di Ferragosto, a meno che non veniate apposta per il Palio Marinaro, e i fine settimana di luglio e agosto, quando la strada del tombolo si ingorga e i parcheggi si saturano entro le nove del mattino. L'inverno ha un fascino tutto suo, con il porto che lavora e i ristoranti pieni di gente del posto, ma quasi tutti i servizi turistici sono chiusi e la Fortezza apre solo nei fine settimana di ottobre e novembre.

Un'ultima raccomandazione sul vento, che qui decide le giornate: con lo scirocco si va sul lato di levante, cioè Pozzarello e Cantoniera; con il maestrale e il libeccio si va sul lato riparato, cioè verso Santa Liberata e i Bagni di Domiziano. Chi non guarda le previsioni del vento prima di scegliere la spiaggia, sull'Argentario, si rovina la giornata.

Cosa c'è intorno a Porto Santo Stefano

Nel raggio di mezz'ora d'auto ci sono Orbetello, con la sua laguna e il centro sulla lingua di terra fra i due specchi d'acqua, e la oasi della laguna di Orbetello, che in inverno è uno dei posti migliori d'Italia per il birdwatching. Poco più a sud Ansedonia con i resti della città romana di Cosa e la Tagliata etrusca, e Capalbio con il suo borgo murato. Verso l'interno si sale nella Maremma delle rocce tufacee, con Pitigliano e le vie cave.

Chi torna verso Roma lungo l'Aurelia può spezzare il viaggio a Montalto di Castro e a Vulci, dove il parco archeologico e il ponte dell'Abbadia meritano due ore, oppure a Tarquinia per le tombe dipinte, o ancora deviare verso Tuscania e verso il lago di Bolsena. Chi vuole costruire un itinerario di più giorni trova gli strumenti nella sezione Il mio viaggio e nell'elenco delle attrazioni turistiche.

Per chi preferisce affidarsi a un professionista, i tour e le esperienze private, aziendali e per piccoli gruppi si organizzano con gli accompagnatori di TourLeaderPro, che lavorano su tutta l'Italia con base a Roma; per i gruppi organizzati, associazioni e aziende, il riferimento è la pagina sull'organizzazione di viaggi di gruppo. Chi accompagna amici stranieri troverà utile la guida in inglese sulla Toscana e quella sulle spiagge italiane, oltre alla raccolta di day trips per chi si muove da Roma o da Firenze.

Una curiosità su Porto Santo Stefano

La curiosità che racconto sempre ai gruppi riguarda una cosa che tutti calpestano senza vederla: la pavimentazione del Lungomare dei Navigatori è un progetto grafico di Giorgetto Giugiaro, il designer che ha disegnato alcune delle automobili italiane più note del Novecento e che con la nautica ha lavorato a lungo. Il progetto risale al periodo in cui Susanna Agnelli era sindaco di Monte Argentario, e questo aggiunge un secondo strato alla storia: la stessa persona che sarebbe diventata ministro degli Esteri della Repubblica italiana amministrava, in quegli anni, un comune di poche migliaia di abitanti su un promontorio della Maremma, e da lì fece arrivare uno dei designer industriali più importanti d'Europa a disegnare un marciapiede.

Il risultato non è un dettaglio decorativo: la composizione della pavimentazione organizza il passeggio, scandisce le sedute, orienta lo sguardo verso il mare in punti precisi. Chi cammina distratto non se ne accorge; chi si ferma e guarda in basso vede un disegno coerente che corre per centinaia di metri. All'inizio del lungomare c'è una targa in ghisa che porta la firma e la data.

C'è anche un piccolo paradosso locale che vale la pena registrare: questa passeggiata pedonale progettata da un designer è periodicamente occupata da furgoni e mezzi di servizio, e la cosa è oggetto di discussione ricorrente sulla stampa locale. Un lungomare d'autore usato come area di scarico è una contraddizione tutta italiana, e come tale va guardata con un mezzo sorriso.

Una cosa che non ti dice nessuno su Porto Santo Stefano

Nessuna guida lo scrive con la chiarezza che merita: il paese che vedete non esiste da prima del 1945. Fra l'8 dicembre 1943 e il 7 giugno 1944, Porto Santo Stefano subì novantacinque incursioni aeree. Il novantasei per cento del patrimonio edilizio andò distrutto. I morti civili furono centosessantacinque. Monte Argentario risultò il secondo comune italiano per grado di devastazione, dopo Cassino: non il secondo della Toscana, il secondo d'Italia.

Il motivo era militare e nemmeno troppo nascosto. La rada era una base logistica tedesca di primo piano, con il Siluripedio appena costruito per il collaudo delle armi subacquee, con i depositi e con il traffico verso l'arcipelago. Radio Londra presentò la distruzione come un successo sulla piazzaforte della Wehrmacht in Italia, il che dice quanto la posta in gioco fosse alta e quanto poco contasse, in quel calcolo, un paese di pescatori.

Questo cambia il modo di guardare tutto il resto. La chiesa parrocchiale è moderna perché i tedeschi fecero saltare quella settecentesca il 7 giugno 1944, lasciando in piedi solo il campanile. Villa La Giocondiana è celebrata come rarità perché è una delle pochissime case d'epoca sopravvissute. La regolarità un po' anonima di certe vie del centro è il risultato di una ricostruzione rapida e povera, fatta da gente che era tornata a vivere fra le macerie. Sul lungomare, la bomba d'aereo disattivata accanto alle due stele con i nomi non è un cimelio pittoresco: è l'oggetto che ha ucciso quelle persone, esposto a pochi metri dai bar. Sapendolo, il paese si legge diversamente e si rispetta di più.

Il consiglio che ti do per visitare Porto Santo Stefano

Il consiglio è uno e lo do sempre nello stesso ordine: fate il paese la mattina presto, il mare nelle ore centrali, la Fortezza nel tardo pomeriggio, e riservate almeno una mezza giornata al mare aperto in barca.

La mattina presto, fra le sette e le nove, il porto lavora e il paese è ancora suo: i pescherecci rientrano, i cantieri aprono, i bar sono pieni di gente che va al lavoro e non di villeggianti in costume. È l'unica ora in cui Porto Santo Stefano mostra che cosa è davvero. Poi si va in spiaggia, scegliendo il lato del promontorio in base al vento e non in base a quello che si è letto la sera prima. Verso le cinque o le sei si sale alla Fortezza, quando la salita è sopportabile e la luce prende la rada di taglio: da giugno a settembre l'orario pomeridiano copre esattamente quella fascia, con chiusura alle 19 e, a luglio e agosto, alle 21.

Sul mare aperto sono categorico. L'Argentario visto da terra è metà dell'Argentario. Le cale più belle sono senza strada, la falesia di Capo d'Omo si capisce solo dall'acqua, l'isolotto dell'Argentarola e lo scoglio del Corallo non esistono per chi resta a riva. Un gommone a noleggio per una giornata, diviso fra quattro persone, costa meno di due lettini in stabilimento in alta stagione e vale dieci volte tanto. Se non ve la sentite di guidarlo, cercate un'uscita in barca con conducente: sul porto la disponibilità c'è tutta l'estate.

Aggiungo la cosa che dico sempre e che quasi nessuno segue: non prenotate il traghetto per il Giglio nello stesso giorno in cui volete visitare Porto Santo Stefano. Sono due giornate, non una. Chi le comprime finisce per correre e per non vedere né l'una né l'altra.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che l'Argentario sia stato terra spagnola lo sanno in molti, ma quasi nessuno si sofferma su che cosa fosse davvero lo Stato dei Presidi, e la cosa merita due parole perché spiega il paesaggio.

Lo Stato dei Presidi nacque a metà del Cinquecento, dopo la caduta della Repubblica di Siena: la Spagna si tenne una striscia costiera comprendente Orbetello, Porto Ercole, Porto Santo Stefano, Talamone e Ansedonia, non per sfruttarla economicamente ma per controllare la rotta marittima fra il nord e il sud della penisola. Era un possedimento militare puro, amministrato da un governatore, con guarnigioni, fortezze e torri.

Da qui discende tutto quello che si vede oggi sul promontorio: la Fortezza Spagnola, la torre di Lividonia, la torre del Calvello, la torre di Capo d'Omo, quella di Cala Piccola, quella delle Cannelle, quella della Maddalena. Non erano monumenti, erano un sistema: ciascuna torre vedeva la successiva e le trasmetteva segnali luminosi, in modo che l'allarme corresse da un capo all'altro della costa in pochi minuti. Chi percorre la strada panoramica e conta le torri sta leggendo, senza saperlo, una rete di telecomunicazioni del XVI secolo.

Il possedimento passò poi agli austriaci nel 1707 e ai Borboni nel 1737, e fu proprio sotto i Borboni che il paese conobbe il primo vero sviluppo demografico, con l'arrivo di famiglie dalla Campania, dall'Elba e dalla Liguria. La ragione per cui a Porto Santo Stefano si trovano cognomi napoletani e liguri è quella, e risale a quasi trecento anni fa.

La foto giusta da fare a Porto Santo Stefano

La fotografia migliore non si fa dal lungomare, dove si accalcano tutti, ma dal camminamento della Fortezza Spagnola nell'ora che precede il tramonto. Da lassù si tiene dentro l'inquadratura la rada intera con i pescherecci ormeggiati, i tetti del rione Croce che scendono a scalini, il molo, e sullo sfondo il tombolo della Giannella con la laguna: è l'unico punto in cui la geografia del posto si spiega da sola, senza didascalie. Il sole cala verso il mare aperto e la luce entra radente sulle case: chi arriva un'ora prima ha il tempo di provare due o tre inquadrature diverse.

La seconda fotografia da fare è tutta diversa e va cercata al mattino, sul molo dei pescherecci: le mani che sbrogliano le reti, le cassette del pesce, gli scafi in legno del cantiere con la carena a vista. È fotografia di lavoro e richiede l'unica regola che vale davvero in questi casi, cioè chiedere prima. Chi punta un obiettivo in faccia a un pescatore senza dire una parola merita la risposta che riceve.

La terza, per chi ha tempo, si fa lungo la strada panoramica al chilometro dell'affaccio su Cala Grande, con la macchia che scende fino all'acqua e le barche alla fonda. Evitate il mezzogiorno: il sole a picco appiattisce il colore del mare e vi restituisce una fotografia banale di un posto che banale non è. Un consiglio netto: lasciate perdere il drone. L'area è soggetta a vincoli e il traffico marittimo del porto non è il contesto adatto.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento che vale la pena fissare è del 9 maggio 1860. La spedizione dei Mille, partita da Quarto, fece sosta a Talamone e poi a Porto Santo Stefano: qui i due vapori, il Piemonte e il Lombardo, caricarono il carbone necessario a proseguire la navigazione verso la Sicilia. Non fu un episodio secondario. Senza quel rifornimento le due navi non sarebbero arrivate a Marsala, e la sosta sull'Argentario è uno dei pochissimi momenti in cui la storia risorgimentale nazionale passa fisicamente da questo porto. A Talamone i volontari avevano già ottenuto armi, munizioni e viveri; a Porto Santo Stefano ottennero il combustibile.

Il secondo avvenimento è il 1646, l'anno in cui il paese fu conquistato dai francesi e riconquistato dagli spagnoli nel giro di pochi mesi. Fu un assedio vero, con danni e vittime, e ha lasciato traccia perfino nel repertorio delle leggende locali, dove si racconta la storia di due innamorati separati durante quell'assedio.

Il terzo è il 1737, l'anno del passaggio ai Borboni: apparentemente un fatto burocratico, in realtà l'evento che ha determinato la composizione umana del paese, con l'immigrazione campana, elbana e ligure che ne ha fatto una comunità marinara vera e non un presidio di soldati.

Il quarto, e il più grave, è la stagione dei bombardamenti fra il dicembre 1943 e il giugno 1944, con le sue novantacinque incursioni, i centosessantacinque morti civili e il novantasei per cento dell'edificato distrutto. Il 7 giugno 1944 le truppe tedesche in ritirata fecero saltare la chiesa parrocchiale settecentesca: fu l'ultimo atto.

Il quinto è il 25 dicembre 1950, la consacrazione della nuova chiesa di Santo Stefano. Cinque anni e mezzo dopo la distruzione, un paese che aveva perso quasi tutto aveva rimesso in piedi il suo edificio principale. Nella cronologia di questo posto quella data conta quanto le altre, e conta di più.

Chi è passato da Porto Santo Stefano

La lista comincia con i romani, ed è documentata dalle carte più che dagli aneddoti: la famiglia dei Domizi Enobarbi, da cui discendeva l'imperatore Nerone, possedeva a Santa Liberata una villa marittima con peschiere, criptoportico e strutture portuali, e il sito compare come Domitiana Positio negli elenchi di approdi di età imperiale. Chi cammina fra quelle vasche semisommerse cammina su una proprietà imperiale.

Poi ci sono i governatori spagnoli, e in particolare Nunez Orejon de Avila, sotto il cui governatorato, intorno al 1550, il paese cominciò a crescere davvero. Con loro l'ingegnere militare Francesco De Marchi, incaricato nel 1548 dal governo di Siena di progettare la torre di Lividonia, e Pedro Alvarez, che completò la Fortezza con le migliorie del 1636. Sono figure tecniche, non celebrità, ma il promontorio ha la forma che ha per opera loro.

Il 9 maggio 1860 passò di qui Giuseppe Garibaldi con la spedizione dei Mille, per il carbone. È l'unico passaggio storico del paese che ogni scolaro italiano ha studiato senza sapere che riguardava anche Porto Santo Stefano.

Nel Novecento il nome più rilevante è quello di Susanna Agnelli, che fu sindaco di Monte Argentario e che alla guida del comune promosse la riqualificazione del lungomare, chiamando Giorgetto Giugiaro a disegnarne la pavimentazione. Giugiaro stesso, quindi, è passato di qui e ci ha lasciato un'opera, il che non capita a molti paesi di questa dimensione.

Fra gli artisti che hanno lasciato un segno materiale sul lungomare ci sono lo scultore Egidio Ambrosetti, autore nel 1999 della tromba marina dedicata ai caduti del mare, e Goffredo Verginelli, autore nel 1964 del monumento ai caduti delle due guerre su progetto di Giovanni Maria Viti, che di questo paese fu poeta, giornalista, pittore e scultore. Gli architetti Mario Paniconi, Giulio Pediconi e Paolo Rossi de Paoli firmarono la chiesa parrocchiale ricostruita, e Carlo Boccianti le due parrocchiali moderne del Valle e del Pozzarello.

Una precisazione doverosa, perché la confusione è frequente: Caravaggio non morì a Porto Santo Stefano. La tradizione lo colloca a Porto Ercole, sull'altro versante del promontorio, nell'estate del 1610, e anche lì la ricostruzione presenta punti discussi. Attribuire quella morte a Porto Santo Stefano è un errore che si legge spesso e che non regge.

Domande veloci su Porto Santo Stefano

Quanto dista Porto Santo Stefano da Roma?

Circa 155 chilometri, poco meno di due ore di automobile passando per l'Aurelia e la A12. In treno si arriva a Orbetello-Monte Argentario e si prosegue con l'autobus di linea.

Come si arriva a Porto Santo Stefano senza automobile?

Con il treno sulla linea tirrenica fino alla stazione di Orbetello-Monte Argentario, che si trova a Orbetello Scalo, e poi con la linea 0O1 di Autolinee Toscane, che arriva al Molo Garibaldi e al lungomare dei Navigatori. Gli orari cambiano fra estate e inverno.

Quanto costa entrare alla Fortezza Spagnola di Porto Santo Stefano?

Quattro euro l'intero e due euro il ridotto, secondo le informazioni pubblicate dal Comune di Monte Argentario.

Quali sono gli orari della Fortezza Spagnola?

Da metà marzo al 31 maggio solo fine settimana e festivi, 10.30-12.30 e 16.00-19.00; a giugno e a settembre tutti i giorni con gli stessi orari; a luglio e agosto tutti i giorni 10.30-12.30 e 17.00-21.00; a ottobre e novembre solo fine settimana e festivi, 10.30-12.30 e 15.00-18.00. Il Comune avverte che la struttura può essere chiusa senza preavviso per eventi.

Serve prenotare per visitare Porto Santo Stefano?

No, il paese si visita liberamente e non c'è prenotazione per la Fortezza né per l'Acquario. Va prenotato invece il traghetto per le isole in alta stagione, soprattutto se si imbarca un veicolo.

Quanto costa l'Acquario Mediterraneo dell'Argentario?

Cinque euro l'intero e due euro il ridotto per over 65, residenti, ragazzi dai 5 ai 12 anni e persone con disabilità; gratis sotto i cinque anni. La gestione è dell'Accademia Mare Ambiente.

Quanto tempo serve per visitare Porto Santo Stefano?

Mezza giornata per il paese, la Fortezza e il lungomare. Una giornata intera se si aggiunge una spiaggia. Due o tre giorni per vedere il promontorio come merita, con le cale e un'uscita in barca.

Qual è la spiaggia più bella di Porto Santo Stefano?

Cala del Gesso, secondo me e secondo la maggior parte di chi conosce il promontorio, ma richiede settecento metri di sentiero all'andata e la stessa salita al ritorno. Per chi cerca comodità, la Giannella; per i fondali, il Mar Morto.

Ci sono spiagge accessibili con la sedia a rotelle a Porto Santo Stefano?

Il Pozzarello, la Cantoniera e il Moletto hanno accessi comodi anche per chi ha problemi di mobilità. Le cale raggiungibili solo per sentiero non sono accessibili.

Si può fotografare liberamente a Porto Santo Stefano?

Sì negli spazi pubblici. Sul molo dei pescherecci conviene chiedere prima alle persone che si vogliono riprendere, e per i droni valgono i vincoli dell'area e del traffico portuale.

Dove si parcheggia a Porto Santo Stefano?

Nei parcheggi predisposti all'ingresso dell'abitato: in alta stagione è l'unica scelta ragionevole, perché il centro è stretto e la sosta è quasi tutta a pagamento. In agosto conviene arrivare entro le nove del mattino.

Porto Santo Stefano è adatta ai bambini?

Sì, molto. Spiagge sabbiose come la Giannella e i Bagni di Domiziano, la darsena della Caletta, il Moletto in paese, l'Acquario per le giornate di vento e il porto con lo sbarco del pesce.

Quando si corre il Palio Marinaro dell'Argentario?

Il 15 agosto di ogni anno. Quattro rioni, quattro vogatori e un timoniere per equipaggio, quattromila metri complessivi su un percorso di quattrocento metri ripetuto dieci volte.

Da Porto Santo Stefano si va all'Isola del Giglio?

Sì, il porto è lo scalo per il Giglio e per Giannutri. Gli orari cambiano con la stagione e vanno controllati sul sito della compagnia di navigazione prima di partire.

Che differenza c'è fra Porto Santo Stefano e Porto Ercole?

Sono i due abitati maggiori dello stesso comune, Monte Argentario. Porto Santo Stefano è più grande, più marinaro e attivo tutto l'anno; Porto Ercole è più piccolo, con un borgo alto fra le fortificazioni spagnole e una vita estiva più mondana.

Quando conviene andare a Porto Santo Stefano?

La seconda metà di settembre: mare caldo, paese svuotato, Fortezza aperta tutti i giorni, sentieri percorribili. Buono anche giugno, con l'acqua ancora fresca.

Che cosa si mangia a Porto Santo Stefano?

Il caldaro, la zuppa di pesce locale nata dal pesce di scarto, la palamita conservata sott'olio, pesce azzurro, polpo e triglie. Come vino, l'Ansonica della Costa dell'Argentario.

Porto Santo Stefano è un borgo antico?

No, ed è bene saperlo prima di partire. Il novantasei per cento dell'edificato fu distrutto dai bombardamenti fra il 1943 e il 1944: quello che si vede è una ricostruzione del dopoguerra. Il fascino del posto è nel porto e nel paesaggio, non nel tessuto storico.

Caravaggio è morto a Porto Santo Stefano?

No. La tradizione colloca la sua morte a Porto Ercole, sull'altro versante del promontorio, nel 1610, e su diversi aspetti della vicenda gli studiosi non concordano.

Vale la pena noleggiare una barca a Porto Santo Stefano?

Sì, ed è il consiglio che do più spesso. Le cale più belle del promontorio non hanno strada e la falesia di Capo d'Omo si capisce solo dall'acqua. Un gommone diviso fra quattro persone costa meno di quanto si immagini.

Quali sono i quattro rioni di Porto Santo Stefano?

Croce, Fortezza, Pilarella e Valle, ognuno con gonfalone e stemma proprio. Sono i quattro equipaggi che si sfidano al Palio Marinaro.

Chiudo con l'opinione che mi sono fatto in vent'anni di viaggi su questa costa. Porto Santo Stefano non è un paese da cartolina e non prova a esserlo: è un porto che lavora, con una storia dolorosa alle spalle e un promontorio straordinario davanti. Chi arriva cercando il borgo pittoresco si annoia in un'ora. Chi arriva sapendo che cosa guardare, e concede al posto una giornata intera e un'uscita in mare, ci torna per anni.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoPorto Santo Stefano - Porto Santo Stefano (GR)
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