Museo della Cattedrale di Anagni
Il Museo della Cattedrale di Anagni, che si firma anche con la sigla MuCA, occupa gli ambienti annessi alla basilica cattedrale di Santa Maria Annunziata, in via Leone XIII 6/E, 03012 Anagni, provincia di Frosinone. Telefono (+39) 0775.728374, posta elettronica museo@cattedraledianagni.it. Gli orari sono stagionali: da novembre a marzo 9.00-13.00 e 15.00-18.00, da aprile a ottobre 9.00-13.00 e 15.00-19.00, tutti i giorni, con ingresso consentito fino a sessanta minuti prima della chiusura e visite sospese durante le celebrazioni liturgiche. Il biglietto intero costa 10,00 euro, il ridotto 7,00 euro, il ridotto speciale per scuole medie e superiori e per i ragazzi fra gli 11 e i 18 anni costa 4,00 euro; entrano gratuitamente le persone con disabilità, le scuole primarie, i bambini fino a 10 anni, le guide abilitate e un insegnante ogni dieci studenti. Altre riduzioni non sono previste e la visita guidata non è compresa nel prezzo del biglietto. La prenotazione è obbligatoria per tutti, individuali compresi, e si effettua dal modulo del sito ufficiale, per telefono o per posta elettronica: gli ingressi sono scaglionati ogni trenta minuti. Chi vuole la guida interna del museo la richiede con almeno ventiquattro ore di anticipo, con un costo base del servizio di 50,00 euro che si somma ai biglietti; le lingue disponibili sono italiano, inglese, francese, tedesco e russo, e la visita accompagnata dura circa un'ora. In auto si esce dall'A1 Roma-Napoli al casello Anagni-Fiuggi, si prende la statale 155r verso Fiuggi, si sale al centro storico per viale Regina Margherita, si gira a Porta Cerere sulla circonvallazione provinciale 230 e si lascia la macchina al parcheggio multipiano prima di entrare in città da via Vittorio Emanuele. In treno la stazione di riferimento è Anagni-Fiuggi, che però è a valle, nella zona di Anagni Scalo: il centro storico è in cima alla collina e senza auto conviene organizzare in anticipo la salita.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Il percorso di visita comprende dodici ambienti in sequenza, tutti inclusi nel biglietto: Biblioteca, Sala Capitolare, Sagrestia Nuova, Sagrestie, Tesoro antico, Cappella del Salvatore, Cappella Caetani, Ambulacro, Oratorio di San Thomas Becket, Cripta di San Magno, Lapidario con la collezione archeologica e infine il bookshop. Se cercate altri musei e monumenti raggiungibili in giornata da Roma, la mappa completa è nella pagina delle attrazioni turistiche, mentre il quadro generale della città dei papi è nella guida su Anagni.

Che cosa comprende davvero il biglietto del Museo della Cattedrale di Anagni
Questa è la prima domanda da chiarire, perché ad Anagni la parola museo indica una cosa più larga del solito. Il biglietto unico apre dodici ambienti distribuiti su tre livelli: il piano nobile con la Biblioteca capitolare, la Sala del Capitolo, la Sagrestia Nuova e le due sale delle Sagrestie; il piano della chiesa con il Tesoro antico, la Cappella del Salvatore e la Cappella Caetani; i sotterranei con l'Ambulacro, l'Oratorio di San Thomas Becket, la Cripta di San Magno, il Lapidario e la sezione archeologica. Chi entra pensando di vedere due vetrine di calici esce due ore dopo con la sensazione di avere attraversato ottocento anni.
La visita guidata interna resta a parte, e su questo il museo è chiarissimo: il costo base del servizio di guida è di 50,00 euro, si aggiunge ai biglietti e va richiesto con almeno ventiquattro ore di preavviso. I gruppi sotto le quindici persone non sono obbligati a prendere la guida. La mia opinione, dopo aver accompagnato più volte comitive quaggiù, è che la cripta senza qualcuno che sappia leggere le volte diventi una bella grotta colorata e niente più: il ciclo di Anagni è un trattato di teologia e di filosofia naturale dipinto, e non si decifra da soli in venti minuti. Se siete due o tre e i 50 euro vi sembrano tanti, cercate di accodarvi al turno di un gruppo già prenotato, che il museo consente quando non si raggiunge la capienza massima del turno.
La cattedrale di Santa Maria Annunziata, l'edificio che contiene il Museo della Cattedrale di Anagni
Il cantiere si apre negli anni immediatamente successivi al 1068, quando i documenti nominano per la prima volta il Regio Castellum Novum, il pianoro sul quale sorgerà la chiesa nuova. La costruzione vera e propria corre fra il 1071 e il 1104 e porta il nome di un committente straordinario, il vescovo Pietro da Salerno, monaco benedettino di famiglia normanna che tenne la diocesi per quarantatré anni e morì il 3 agosto 1105; nel 1110 papa Pasquale II lo canonizzò. La tradizione locale attribuisce parte della spesa alla munificenza dell'imperatore d'oriente Michele VII Ducas: è una notizia che le guide di Anagni ripetono da secoli e che va presa per quello che è, una tradizione, non un dato d'archivio. Il campanile fu completato nel 1141 e la consacrazione arrivò solo il 30 settembre 1179, quando papa Alessandro III dedicò la chiesa alla Vergine Annunziata.
La facciata e il campanile della cattedrale di Anagni
La facciata è un muro schietto in pietra tartara, il travertino spugnoso che qui si cava a due passi, con tre ingressi aperti a oriente. Chi arriva la mattina presto la vede accendersi di giallo, perché il fronte guarda il sole che sorge: è una scelta liturgica antica, ribaltata rispetto alla consuetudine romana, e infatti le absidi sono a occidente, affacciate sulla valle con una scalinata che regge l'intero prospetto. Accanto all'ingresso di sinistra, dietro una grata, si conserva un affresco trecentesco con la Madonna in trono fra santa Caterina della Rota e sant'Antonio Abate.
Il campanile romanico, isolato rispetto al corpo della chiesa, misura trenta metri e sale alleggerendosi per gradi: monofore in basso, poi bifore, poi trifore. Nel 1938 i restauri gli hanno costruito dentro una torre di ferro che regge il peso delle cinque campane, soluzione poco romantica e molto sensata. Il mio consiglio di lettura del monumento è semplice: guardate il campanile dal lato della valle e non dalla piazza, perché solo da lì si capisce quanto la chiesa poggi su una collina fortificata.
L'interno a tre navate e il pavimento cosmatesco
Dentro, la scansione è a tre navate con l'alternanza di pilastri e colonne, secondo un impianto che la tradizione locale assegna ai maestri comacini. La copertura originale a capriate lignee sparisce nel Duecento: i vescovi Alberto, in carica fra il 1224 e il 1237, e Pandolfo, fra il 1237 e il 1255, fanno sostituire le capriate della navata centrale con archi a sesto acuto e coprono il transetto con volte ogivali costolonate. È il momento in cui il gotico entra ad Anagni senza demolire il romanico, gli si siede dentro.
Il pavimento cosmatesco della chiesa superiore si data agli anni fra il 1224 e il 1227 ed è opera di Cosma di Jacopo di Lorenzo, capostipite della bottega romana che ha dato il nome all'aggettivo cosmatesco; lo pagò il vescovo Alberto con il contributo di Rainaldo di Anagni, il concittadino che sarebbe diventato papa Alessandro IV. Lo stesso Cosma, con i figli Luca e Jacopo, firmò pochi anni dopo il pavimento della cripta, terminato nel 1231. Sono due pavimenti diversi per data e per mano, e vale la pena non confonderli: quello di sopra è più regolare, quello di sotto è più inventivo e usa marmi di reimpiego molto più pregiati.
Il presbiterio: ciborio, cattedra e candelabro pasquale
Nell'abside maggiore si concentrano tre arredi marmorei di prima grandezza: la colonna tortile mosaicata che regge il cero pasquale, il ciborio sopra l'altare e la cattedra episcopale, con due leoni accovacciati a reggere i braccioli. La cattedra è firmata da un membro della famiglia Vassalletto, l'altra dinastia di marmorari romani che si contende con i Cosmati il primato del Duecento, e fu voluta dal vescovo Lando sotto il pontificato di Urbano IV, quindi fra il 1261 e il 1264. Altare, ciborio e candelabro si collocano entro la prima metà del XIII secolo. Chi vi raccontasse che tutte e tre le opere portano la data 1263 sta semplificando: la datazione precisa vale per la cattedra, non per l'intero gruppo.
Le absidi, i Gagliardi e le cappelle laterali
Sullo sfondo dell'abside centrale, sopra il panneggio dipinto del Cisterna, campeggiano gli Apostoli del Borgogna, seicenteschi, ciascuno con il proprio attributo. Più in alto corrono i santi venerati ad Anagni, l'Annunciazione e l'Eterno Padre, opera dei fratelli Pietro e Giovanni Gagliardi, pittori dell'Ottocento romano che ad Anagni hanno lavorato a lungo. Nell'abside di sinistra si riconoscono i discepoli di Emmaus e gli angeli adoranti; in quella di destra il matrimonio della Vergine con san Giuseppe e il Transito di san Giuseppe.
Sul vano della chiesa si affacciano il battistero e le cappelle Lauri, Caetani e Raoli, quest'ultima detta anche cappella di San Carlo, con la Madonna della Misericordia del Frenguelli donata da papa Leone XIII e due tele dei fratelli Gagliardi ai lati. Nella lunetta interna sopra la porta centrale, una Madonna con il Bambino fra san Magno e santa Secondina di fine Duecento o inizio Trecento accoglie chi entra: è la coppia di patroni che ritroverete dipinta ovunque nel sottosuolo.

Il percorso del Museo della Cattedrale di Anagni, sala per sala
Il museo si visita a ritroso nel tempo: si comincia dall'Ottocento e si finisce nel II secolo dopo Cristo, che è esattamente il contrario di quello che fanno quasi tutti i musei diocesani italiani. La scelta è intelligente, perché prepara l'occhio: quando arrivate in cripta avete già visto abbastanza oreficeria e abbastanza affresco da capire che cosa avete davanti.
1. La Biblioteca capitolare del Museo della Cattedrale di Anagni
Si entra fra armadi costruiti apposta per questa stanza all'inizio del Novecento, che custodiscono 1.814 volumi compresi fra il XV e il XX secolo. Ci sono incunaboli, cioè stampe anteriori al 1501, che in italiano si chiamano anche quattrocentine; ci sono i classici latini, la storia locale e soprattutto una massa di teologia post-tridentina, perché il Concilio di Trento, chiuso nel 1563, fece nascere in ogni cattedrale biblioteche di controversia e di pastorale. Il pezzo che segnalo sempre è una copia del Corpus Iuris Civilis stampata nel 1518: il diritto giustinianeo in una biblioteca di canonici racconta quanto il Capitolo di Anagni fosse una macchina giuridica oltre che liturgica.
In alto, sopra gli armadi, è collocato il Paliotto di San Magno, un pannello in legno e argento con l'effigie del patrono che serviva a rivestire l'altare della cattedrale nel giorno della festa. Sulla parete c'è anche un'Annunciazione a olio su tela di Pietro Gagliardi, dipinta fra il 1880 e il 1882: è il bozzetto definitivo per la decorazione del catino absidale centrale, quindi la prova generale di quello che avete appena visto in chiesa a venti metri di altezza. Guardarli in sequenza, prima la volta e poi il bozzetto, è uno dei piccoli piaceri di questa visita.
2. La Sala del Capitolo
La sala ottocentesca conserva mobili in noce e mogano in stile impero: a ogni canonico spetta un armadio numerato con la seduta corrispondente, e la geografia del potere capitolare si legge nei numeri. La volta è decorata con motivi vegetali e putti alati che reggono una corona di rose. I canonici di Anagni compaiono nei documenti già nel 1068, negli anni della riforma gregoriana; nel 1250 papa Innocenzo IV ne fissò il numero a ventiquattro, una cifra altissima per un Capitolo di provincia è un indizio preciso del peso politico della città. Fra i privilegi accumulati nei secoli c'è l'uso della cappa magna concesso da Innocenzo III, e poi donazioni di terre e prerogative da Bonifacio VIII, Gregorio XVI e Leone XIII.
3. La Sagrestia Nuova del Museo della Cattedrale di Anagni
Chiamata anche Tesoro Nuovo, raccoglie paramenti, calici, pissidi, patene, pastorali, mitrie e ostensori databili fra il XV e il XX secolo. Il nucleo più vistoso arriva da Leone XIII, il papa di Carpineto Romano che tenne sempre d'occhio questa diocesi: sono suoi gli ostensori di tipo ambrosiano, così chiamati perché la struttura a guglie ricorda la facciata del duomo di Milano. Due pezzi che di solito passano inosservati meritano invece una sosta: le ampolline in vetro verde e metallo prezioso appartenute a papa Paolo V Borghese e una stauroteca, cioè un reliquiario della Vera Croce, realizzata in legno e madreperla.
4. Le Sagrestie e i busti reliquiario del 1542
Le due sale delle Sagrestie nascono nell'Ottocento tamponando un portico che si affacciava sul chiostro, e conservano armadi a parete in noce di manifattura laziale di fine XIX secolo, austeri e privi di decorazione. Dentro le teche della prima sagrestia ci sono i due capolavori di oreficeria cinquecentesca del museo: il busto reliquiario di San Pietro vescovo, in lamina d'argento su base lignea, con l'iscrizione IO. PETRUS P LEONARDUS DONO DEDIT A. SALV. MDXLII, e quello di San Magno in argento sbalzato, sempre del 1542, con un cartiglio pergamenaceo che recita EX OSS. MAGNI EPI, cioè dalle ossa di Magno vescovo.
Non sono oggetti da vetrina soltanto: il 19 agosto, festa del patrono, escono e sfilano per la città dentro la macchina processionale che il resto dell'anno riposa nella navata destra della cattedrale. Se capitate ad Anagni in quella data mettete in conto che il museo chiude la mattina.
5. Il Tesoro antico, il nucleo storico del Museo della Cattedrale di Anagni
Qui c'è la ragione per cui gli storici dell'arte vengono ad Anagni da tutta Europa. Il grosso della raccolta viene da una donazione di Bonifacio VIII, papa fra il 1295 e il 1303 e anagnino di nascita, registrata in un manoscritto pergamenaceo conservato nell'archivio della cattedrale che elenca oltre cento oggetti; non tutti sono arrivati fino a noi, ma quello che resta basta a fare invidia a musei molto più titolati. Le carte ricordano anche donazioni più antiche, di papa Leone IV, fra l'847 e l'855, alla cattedrale precedente, oggi scomparsa.
La collezione mette in fila ori, smalti, avori, reliquiari, tessuti e antifonari in pergamena con miniature in oro. Il pezzo simbolo è il cofanetto reliquiario di Thomas Becket in smalti di Limoges, esposto in una teca d'angolo: un oggetto che lega Anagni all'Inghilterra e alla più clamorosa vicenda politico-religiosa del XII secolo. Ai materiali antichi si sono aggiunte nel tempo le tavole dipinte del Duecento e del Trecento che non facevano parte del Tesoro originario. Un dato che dice tutto sulla gelosia con cui il Capitolo custodisce questo patrimonio: il Tesoro ha lasciato Anagni due volte in centocinquant'anni, nel 1870 per la Grande Mostra del Culto Cattolico a Roma e nel 1950 per la Mostra Giubilare di Bonifacio VIII.
6. La Cappella del Salvatore
Fu voluta da Pietro da Salerno alla fine del cantiere della cattedrale come cappella privata del vescovo, collegata alla chiesa da una scala che scendeva dal presbiterio e in seguito tamponata. Nel Duecento, sotto Alberto e Pandolfo, il pavimento venne sopraelevato, si costruirono volte a crociera e si inserì un arco ogivale centrale con capitelli a crochet, cioè a uncino, di sapore cistercense: la stessa grammatica che gli ordini monastici stavano diffondendo in tutta la valle del Sacco.
Le pareti sono un palinsesto in tre fasi. La prima mostra finte specchiature marmoree entro archi; la seconda, duecentesca, è un finto paramento murario a fondo ocra, bianco e rosso, con un Cristo in trono affiancato da san Magno e santa Secondina nell'absidiola; la terza, quattrocentesca, lascia tracce di cornici dietro il crocifisso ligneo. Le opere lignee sono la vera sorpresa. C'è una cattedra episcopale del XIII secolo attribuita a maestranze meridionali di gusto islamico, mutila del dossale e rimaneggiata, che alcune guide presentano come una delle più antiche d'Europa; c'è un crocifisso di fine Quattrocento con un realismo anatomico feroce, vene comprese, dotato di un meccanismo alla nuca che faceva uscire la lingua durante le processioni della Passione, e non è un dettaglio macabro ma un pezzo di teatro devozionale tardomedievale; c'è una statua lignea dipinta di Sant'Antonio Abate ricavata da un unico tronco, arrivata al museo nel 1998. Completano il quadro due icone su tavola, una Madonna con Bambino del 1316 e una Vergine con il presbitero Rainaldo del 1325 firmata da Lello de Urbe.
7. La Cappella Caetani, il monumento di famiglia di Bonifacio VIII
Nel 1296 Bonifacio VIII fece aggiungere alla navata sinistra un corpo di fabbrica nuovo con un doppio scopo: dare sepoltura a personaggi legati alla sua persona e mettere in scena il duplice potere, temporale e spirituale, del papa anagnino e del suo casato. Sulla parete est c'è il sepolcro Caetani, un ciborio a due colonne addossate coronato da un frontone con decorazione gotica e mosaici cosmateschi. I sarcofagi sono due; il minore porta il mosaico e cinque scudi araldici della famiglia, che dal nome tradisce l'origine gaetana.
L'affresco principale fu eseguito fra la fine del 1296 e il 1297 e ha subito ridipinture successive: rappresenta la Vergine in trono con il Bambino benedicente, affiancata da santo Stefano e, secondo una lettura probabile ma non certa, da Thomas Becket, che presentano due personaggi inginocchiati. Le identificazioni proposte sono Roffredo II, conte di Caserta e fratello del papa, e il cardinale Benedetto II Caetani. Nel primo sarcofago riposa Pietro, vescovo di Todi, maestro di Bonifacio VIII; nel secondo Roffredo II; nel basamento le ossa di Giacomo Caetani. Le pareti conservano tracce di pittura antica sopravvissute perché un coro ligneo le ha nascoste per secoli agli interventi successivi, che è il modo più ironico in cui si salva un affresco: coprendolo.
8. L'Ambulacro
È l'ambiente di passaggio fra l'Oratorio di San Thomas Becket e la Cripta, e in origine era un luogo di sepoltura per i personaggi illustri della città, che ambivano a farsi inumare sotto il pavimento della cattedrale il più vicino possibile alla cripta. La scala che vi scende dalla navata sinistra è un'aggiunta del Seicento. Sulle pareti ovest e nord si conservano pannelli votivi con teorie di santi e piccoli donatori inginocchiati, la forma più diretta di committenza privata che il medioevo conosca.
Sulla parete ovest un santo vescovo non identificato, san Magno e santa Secondina affiancano la Vergine con il Bambino. Sulla parete nord ci sono due pannelli: il primo, di metà Duecento, allinea sant'Oliva, san Nicola di Mira, l'arcangelo Michele, Cristo benedicente, san Pietro e san Giovanni Battista; il secondo mostra Cristo fra Giacomo e Giovanni Evangelista con la madre Salome, ed è purtroppo deturpato nei volti. Guardatelo lo stesso: le mutilazioni dei volti nei dipinti medievali non sono quasi mai vandalismo casuale, sono gesti rituali, e raccontano una storia che il pannello intatto non racconterebbe.
9. L'Oratorio di San Thomas Becket e il mitreo
Questo è l'ambiente più antico dell'intero complesso: un mitreo di I-II secolo dopo Cristo, riconoscibile dalla volta a carena tipica dei santuari mitraici, con l'ara addossata alla parete di fondo sulla quale si sacrificavano i tori e una canaletta scavata per far scorrere il sangue. Nel vestibolo, dove un tempo erano i sepolcri delle famiglie illustri, si apre la porta che introduce in questo spazio, trasformato più tardi in oratorio cristiano.
Il ciclo pittorico ha uno scopo dichiaratamente catechistico: sulla volta corre la Genesi, con la creazione dell'uomo, Adamo ed Eva, il peccato originale, la cacciata, l'arca di Noè e le storie di Abramo e Isacco; seguono gli episodi del Nuovo Testamento, Annunciazione, Visitazione, Natività, Adorazione dei Magi e Presentazione al Tempio, fino al Giudizio Universale e al trionfo di Cristo. Una teoria di santi comprende Remigio, Leonardo, Benedetto e Cristoforo. Sulla parete d'ingresso è dipinta la parabola delle vergini stolte, il brano evangelico che serviva a spiegare in tre secondi che cosa succede a chi arriva impreparato. In un punto della muratura sopravvive una sinopia, cioè il disegno preparatorio, con un cavaliere templare dallo scudo crociato: una firma involontaria del mondo che frequentava questa collina.
Quattro riquadri raccontano la vita e il martirio di Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury ucciso nel 1170; nel terzo si vedono i quattro cavalieri che irrompono nella cattedrale e colpiscono l'arcivescovo inginocchiato davanti all'altare. Lo stesso santo torna sulla parete di fondo accanto al Cristo benedicente. Poiché Becket fu canonizzato da Alessandro III nella vicina Segni il 21 febbraio 1173, queste pitture si datano necessariamente poco dopo quella data: sono fra le più antiche raffigurazioni del martirio conosciute in Italia, e furono dipinte quando i testimoni oculari erano ancora vivi.

10. La Cripta di San Magno
La cripta fu costruita insieme alla chiesa superiore, quindi nel giro di cantiere fra il 1071 e il 1104, ed è dedicata a san Magno, patrono di Anagni. Si sviluppa su tre navate trasversali con tre absidi, dodici colonne e ventuno volte, per una superficie dipinta di circa 540 metri quadrati. La definizione corrente, cappella Sistina del medioevo, è giornalistica e un po' pigra, ma rende l'idea della densità: qui non c'è un centimetro di muro che non parli.
11. Il Lapidario e la collezione archeologica del Museo della Cattedrale di Anagni
Il Lapidario è allestito nei portici dell'antico chiostro e raccoglie lapidi romane, paleocristiane, medievali e moderne, insieme a pezzi dell'arredo liturgico fissò della cattedrale carolingia del IX secolo, quella che precedette l'edificio attuale: i plutei, cioè le lastre dei recinti presbiteriali, sono i testimoni più antichi della liturgia anagnina. Spiccano le lastre decorate con mosaici cosmateschi del XIII secolo, che permettono di studiare da vicino, all'altezza degli occhi, la stessa tecnica che nel pavimento si calpesta.
Davanti alla cancellata della cordonata sono collocati i cippi romani rinvenuti nella localita detta Terme di Piscina, la stessa area che conserva gli imponenti Arcazzi di Piscina, le arcate del complesso idraulico antico di Anagni: leggere i cippi qui e poi andare a vedere le arcate laggiù è uno dei pochi percorsi archeologici davvero coerenti che si possano fare in Ciociaria in mezza giornata. Alcuni reperti non provengono da Anagni né dal suo territorio: arrivano da Roma e dalle catacombe romane e furono regalati alla cattedrale in epoche diverse. La collezione archeologica vera e propria è esposta in teche di vetro nel criptoportico e comprende materiali di grande qualità, fra i quali un vaso greco con la figura di Orfeo assegnato al V-IV secolo avanti Cristo.
12. Il bookshop
Chiude il percorso, all'uscita. Non è un dettaglio da liquidare: la bibliografia scientifica sulla cripta e sul Tesoro è quasi tutta in edizioni locali che fuori da Anagni si trovano con difficoltà. Se la cripta vi ha colpito, il catalogo comprato qui vale più di tre ore di ricerche in rete.
Il Tesoro del Museo della Cattedrale di Anagni: i tessuti di Bonifacio VIII
Il capitolo dei tessuti merita una trattazione a parte, perché è la ragione per cui questo museo compare nella bibliografia internazionale sul ricamo medievale. Un inventario pergamenaceo databile intorno al 1300, conservato nell'Archivio Capitolare di Anagni, elenca 101 articoli donati dal papa: 95 tessuti liturgici e 12 oggetti liturgici in metallo e avorio. Non capita spesso di avere l'elenco della spesa di un pontefice del Duecento e, in parte, anche la merce.
Le tecniche rappresentate sono quattro e vengono da mondi diversi. L'opus cyprense, del secondo quarto del XIII secolo, prodotto forse a Cipro o nella Sicilia normanna, è ricamato in oro e seta su samite rosso e comprende un piviale, una casula e due dalmatiche: i motivi imitano le stoffe preziose orientali. L'opus anglicanum, di fine XIII secolo, prodotto in Inghilterra o in Francia, comprende due piviali e una casula ricamati interamente con fili d'oro e seta policroma e organizzati in cicli narrativi articolati, con la vita della Vergine, la Passione di Cristo, la vita di san Nicola e schiere di santi martiri. Accanto compaiono l'opus theutonicum e l'opus romanum di produzione locale.
Due avvertenze che il visitatore attento apprezza. La prima: questi paramenti furono rimaneggiati fra il 1573 e il 1576 per adeguarli alla liturgia uscita dal Concilio di Trento, quindi la forma che vedete non è sempre quella originale. La seconda: i restauri degli anni Sessanta del Novecento hanno modificato ulteriormente l'aspetto di alcuni pezzi. Il piviale detto di Bonifacio VIII, il più famoso, decorato con animali simbolici che rimandano alla concezione bonifaciana del papato, va guardato sapendo che ha attraversato sette secoli di forbici e di aghi. La mia opinione netta: è il singolo oggetto più importante conservato nel Lazio meridionale, e ad Anagni lo mostrano in una sala che a Londra sarebbe un'ala intera.

La Cripta di San Magno, il capolavoro del Museo della Cattedrale di Anagni
Le campagne pittoriche si collocano fra il finire del XII secolo e la prima metà del XIII e sono opera di tre botteghe distinte, che gli studi hanno battezzato Primo Maestro o Maestro delle traslazioni, Secondo Maestro o Maestro Ornatista, Terzo Maestro o Maestro di Anagni. Il programma iconografico racconta la storia della salvezza dall'origine del mondo al giudizio finale, e lo fa con un'ambizione intellettuale che in Italia non ha molti confronti.
La volta della creazione e la teoria degli elementi
Sulla volta della creazione il cosmo è rappresentato con i segni zodiacali e con una costruzione filosofica che mette in rapporto proporzionale i quattro elementi, le quattro età dell'uomo, i quattro temperamenti e le quattro stagioni: è la dottrina del microcosmo dentro il macrocosmo, di derivazione platonica, tradotta in pittura murale. Su un pilastro compaiono Ippocrate e Galeno che discutono di filosofia naturale: due medici pagani dipinti in una cripta cristiana, in dialogo, sotto l'autorità della Chiesa. Chi crede che il medioevo avesse paura della scienza antica dovrebbe passare mezz'ora davanti a questo pilastro e poi riformulare la frase.
L'Arca dell'Alleanza e i Filistei
Il ciclo veterotestamentario attinge al primo libro di Samuele: lo scontro fra Filistei ed Ebrei, la cattura e il viaggio dell'Arca dell'Alleanza, le disgrazie che colpiscono chi la trattiene, l'elezione di Saul a re. La scelta non è ovvia. L'Arca è il contenitore sacro per eccellenza, e dipingerne le peripezie sulle volte di una cripta che custodisce corpi santi significa dire ai fedeli, senza una parola, che cosa custodisce quel pavimento e quali rischi corre chi lo profana.
L'Apocalisse
Il ciclo apocalittico mette in scena il Cristo giudice dentro la mandorla, l'Agnello mistico con sette corna che regge il libro sigillato, i simboli dei quattro evangelisti, i ventiquattro seniori e l'apertura dei primi sei sigilli. È la sezione che colpisce di più i visitatori, e ha una ragione tecnica: le figure dei seniori sono disposte a corona sulle volte, quindi ruotano sopra la testa di chi guarda e producono un effetto di vertigine che nessuna riproduzione fotografica restituisce.
Gli altari, i corpi santi e il pavimento
Sulle pareti corrono le storie dei miracoli attribuiti a san Magno e le agiografie dei santi sepolti negli altari. L'altare di San Magno custodisce le reliquie del patrono; quello di Santa Secondina conserva, insieme alle sue, le reliquie delle principesse Aurelia e Noemisia; il terzo, dedicato ai Martiri e al vescovo Pietro, porta un affresco del 1324 firmato da Lello de Urbe. Nella cripta sono ricordate anche reliquie di santa Oliva, di san Sebastiano e di san Cesario. Il pavimento cosmatesco, terminato nel 1231 da maestro Cosma con i figli Luca e Jacopo, usa marmi di reimpiego di altissima qualità: serpentino verde e porfido rosso, con bianchi e gialli antichi. Camminateci sopra piano e guardate in basso almeno una volta, perché il novanta per cento dei visitatori entra qui e non abbassa mai gli occhi.
I tre maestri e il legame con Roma
Il Terzo Maestro, quello che gli studi chiamano Maestro di Anagni, è stato riconosciuto anche come l'autore degli affreschi dell'Aula Gotica del complesso romano dei Santi Quattro Coronati, riemersi nel 1996 sotto lo scialbo e restituiti al pubblico con il restauro concluso nel 2014; quelle pitture si datano agli anni Quaranta del Duecento. Il legame fra Anagni e Roma non è quindi una suggestione campanilistica: è la stessa mano, o la stessa bottega, che lavora nella cripta di provincia e nel palazzo cardinalizio della capitale. Detto senza diplomazia: chi visita Anagni capisce Roma meglio di chi visita solo Roma.
Il ciclo ha attraversato un restauro lungo e delicato fra il 1987 e il 1994, condotto dall'istituto centrale del restauro, con pulitura e consolidamento delle superfici dipinte. Il microclima resta il nemico numero uno di questi affreschi, e la regola dei turni scaglionati ogni trenta minuti serve anche a quello: meno persone insieme, meno umidita, meno anidride carbonica.

Una curiosità su Museo della Cattedrale di Anagni
La curiosita che preferisco riguarda il sottosuolo e non il tesoro. L'ambiente più antico del complesso non è cristiano: è un mitreo di I-II secolo dopo Cristo, cioè un santuario del culto persiano di Mitra, riconoscibile dalla volta a carena e dall'ara addossata alla parete di fondo, dove si sgozzavano i tori. Nella pietra si vede ancora la canaletta scavata per far defluire il sangue delle vittime. Su quella stessa ara, secoli dopo, si è celebrata la messa cristiana, e le pareti sono state coperte con la Genesi e con il martirio di un arcivescovo inglese.
La sovrapposizione non è un caso isolato in Italia, ma qui è leggibile a occhio nudo in un solo ambiente e senza mediazioni museografiche: ci si entra e si tocca il passaggio da un culto all'altro. Vale la pena aggiungere il dettaglio che quasi nessuno racconta: sulla muratura sopravvive una sinopia, il disegno preparatorio tracciato prima dell'intonaco finale, con un cavaliere templare dallo scudo crociato. Anagni era una tappa sulla direttrice fra Roma e il Mezzogiorno, e i cavalieri di ritorno dall'Oriente passavano di qui.
C'è poi la questione dell'orientamento. La cattedrale ha la facciata a est e le absidi a ovest, il contrario della norma romana. Non è un errore dei costruttori: è una scelta liturgica di ambiente benedettino e normanno che il vescovo Pietro da Salerno portò con sé. La conseguenza pratica per il visitatore è che la luce migliore sulla facciata è quella del primo mattino, mentre le absidi e la scalinata occidentale si accendono al tramonto. Chi arriva a metà giornata prende il monumento nel suo momento peggiore, ed è esattamente quello che fa la maggior parte dei pullman.
Una cosa che non ti dice nessuno su Museo della Cattedrale di Anagni
Che la prenotazione è obbligatoria per tutti, anche per il singolo visitatore che si presenta a piedi in un martedì di novembre. Non è la formula di cortesia che si legge su mezza Italia: qui gli ingressi sono organizzati in turni ogni trenta minuti, con la discesa in cripta scaglionata, e chi arriva senza avere prenotato rischia di aspettare a lungo o di non entrare affatto. È una regola di conservazione prima che di organizzazione, perché i 540 metri quadrati di affresco della cripta soffrono l'umidita prodotta dai corpi.
La seconda cosa che nessuno dice riguarda le celebrazioni. La cattedrale è una parrocchia viva, non un contenitore museale: durante le funzioni religiose le visite sono sospese. Nei giorni di festa patronale il calendario si stringe ancora di più. Il 19 agosto, giorno di san Magno, il museo tiene chiusa la mattina perché i busti reliquiario del 1542 escono in processione dentro la macchina che riposa il resto dell'anno nella navata destra.
La terza riguarda i soldi. Le riduzioni sono quelle scritte e basta: intero 10,00 euro, ridotto 7,00 euro, ridotto speciale 4,00 euro per scuole medie e superiori e per i ragazzi fra 11 e 18 anni, gratuità per persone con disabilità, scuole primarie, bambini fino a 10 anni, guide abilitate e un insegnante ogni dieci studenti. Altre gratuità o riduzioni non sono previste e la biglietteria non fa eccezioni. Qui non vale l'ingresso libero della prima domenica del mese dei musei statali, perché il museo appartiene al Capitolo della cattedrale e non allo Stato. Presentarsi la prima domenica sperando nell'ingresso libero è un classico errore di chi applica ad Anagni le regole di Roma.
Il consiglio che ti do per visitare Museo della Cattedrale di Anagni
Prenotate il primo turno del pomeriggio e non quello della mattina. La ragione è pratica: la mattina il museo assorbe le scolaresche e i gruppi organizzati che arrivano in pullman dal casello, mentre dalle quindici in poi il ritmo si allenta e in cripta ci si sta in dieci invece che in quaranta. Se venite fra aprile e ottobre, l'ultimo turno utile è quello che vi lascia dentro fino alle diciannove, e uscendo trovate la luce radente sulle absidi occidentali, che è il momento fotografico migliore della giornata.
Secondo consiglio: mettete in conto due ore, non una. La visita guidata interna dura circa sessanta minuti, ma il percorso comprende dodici ambienti e la cripta da sola merita mezz'ora di sosta silenziosa dopo che la guida ha finito di parlare. Se avete un solo giorno e volete abbinare qualcosa, abbinate una passeggiata nel centro storico, non un secondo museo: Anagni si visita a piedi e le distanze fra la cattedrale, il palazzo di Bonifacio VIII e il palazzo comunale sono di pochi minuti.
Terzo consiglio, quello che vale più di tutti. Scendete in cripta con una torcia spenta in tasca e non usatela: serve solo a farvi capire quanto sia buia la stanza senza l'illuminazione museale. Poi guardate le volte partendo dalla campata centrale e girate su voi stessi lentamente, senza spostarvi. Il programma iconografico è stato pensato per essere letto così, da un punto fissò, alzando gli occhi. Chi cammina lungo le pareti leggendo i cartellini uno per uno esce senza avere visto niente. Portate una sciarpa anche a luglio: sottoterra si sta sui quindici gradi e la differenza con l'esterno, in piena estate, è brutale.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che Anagni è la città dei papi. Quasi nessuno ricorda che il titolo non nasce da una devozione generica, ma da un fatto amministrativo preciso: fra XII e XIII secolo la curia romana si trasferiva regolarmente quassù per sfuggire all'estate della città e alle sue faide, e la cattedrale funzionava a tutti gli effetti come sede pontificia. Le fonti del Capitolo registrano soggiorni lunghi di Pasquale II nel 1106 e fra il 1117 e il 1118, di Alessandro III fra il 1159 e il 1178, di Gregorio IX fra il 1227 e il 1239, di Innocenzo IV fra il 1243 e il 1254, di Alessandro IV fra il 1255 e il 1260 e di Bonifacio VIII fra il 1295 e il 1302.
Il secondo fatto risaputo e mal raccontato riguarda il numero dei papi anagnini. La tradizione ne conta quattro, e la cifra gira su tutti i depliant. Le carte del Capitolo documentano con certezza due nascite ad Anagni: quella di Ugolino, futuro Gregorio IX, intorno al 1170, e quella di Benedetto Caetani, futuro Bonifacio VIII, intorno al 1235. Sugli altri due la questione è più sfumata di quanto si dica, e le famiglie coinvolte, i Conti di Segni fra tutte, avevano possedimenti sparsi su mezza valle del Sacco.
Terzo elemento poco citato: qui si è amministrata giustizia ecclesiastica ai massimi livelli. Dalla cattedrale di Anagni papa Gregorio IX promulgo il 29 settembre 1227 la prima scomunica contro l'imperatore Federico II, e sempre da Anagni Alessandro III aveva colpito il 24 marzo 1160 Federico Barbarossa. Non era una villeggiatura: era un secondo Laterano, con le carte e i notai al seguito.
La foto giusta da fare a Museo della Cattedrale di Anagni
Cominciamo dalle regole, perché qui contano. Fotografare senza flash è consentito in tutti gli ambienti del museo. Sono vietati il flash, gli stativi, cioè i treppiedi, e i bastoni per selfie; sono vietati gli ombrelli, il cibo e le bevande, toccare gli oggetti e appoggiarsi a mobili e teche. Durante le funzioni religiose non si visita e non si fotografa.
La fotografia da fare, dentro, è una sola: la volta della cripta ripresa dal basso, in verticale, dalla campata centrale, con i ventiquattro seniori dell'Apocalisse che ruotano intorno all'obiettivo. Senza treppiede serve una mano ferma: appoggiate i gomiti al corpo, respirate fuori e scattate a fine espirazione, alzate la sensibilita invece di allungare il tempo. Un obiettivo grandangolare aiuta, ma non esagerate, perché sotto i ventiquattro millimetri le volte si deformano e il disegno delle campate si perde.
Fuori, la foto giusta non è la facciata. È il lato occidentale, con le tre absidi che si sporgono sulla scalinata e il campanile che si stacca alle spalle: al tramonto la pietra tartara diventa arancione e la struttura si legge tutta, dal basamento alla trifora. Ci si arriva scendendo dalla piazza e girando intorno all'abside. La seconda inquadratura che consiglio è da lontano, dalla strada che sale al centro storico: la cattedrale appare sul ciglio della collina come una nave in secca, ed è così che l'hanno vista per ottocento anni i pellegrini che arrivavano dalla valle del Sacco. Il mio parere, controcorrente: la facciata frontale, quella che tutti postano, è la fotografia meno interessante che si possa fare ad Anagni.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo evento che riguarda direttamente queste mura è la consacrazione: il 30 settembre 1179 papa Alessandro III consacrò la cattedrale e la dedicò alla Vergine Annunziata, a settantacinque anni dalla conclusione del cantiere. Alessandro III conosceva bene Anagni: qui aveva trascorso anni interi, e qui il 24 marzo 1160 aveva pronunciato la scomunica contro l'imperatore Federico I Barbarossa e contro l'antipapa Ottaviano Monticelli, che si era fatto chiamare Vittore IV. Il 4 novembre 1176, dopo la sconfitta imperiale a Legnano, ad Anagni si firmarono i primi trattati fra papato e impero, i preliminari che porteranno alla pace dell'anno successivo: è quello che le fonti locali chiamano pactum anagninum.
Qui si sono fatti santi. Nel 1161 Alessandro III canonizzò Edoardo il Confessore, re d'Inghilterra; nel 1174 lo stesso papa canonizzò Bernardo di Chiaravalle, il cistercense più influente del secolo; nel 1215 Innocenzo III canonizzò san Pietro eremita, patrono di Trevi nel Lazio; nella primavera del 1255 Alessandro IV canonizzò Chiara d'Assisi, morta appena due anni prima. Nel 1243 ad Anagni fu eletto papa Innocenzo IV, e nel 1250 lo stesso pontefice fissò a ventiquattro il numero dei canonici del Capitolo.
Qui si sono anche scomunicati imperatori. Il 29 settembre 1227 Gregorio IX promulgo dalla cattedrale la prima scomunica contro Federico II; la linea dura contro gli Svevi proseguì con Alessandro IV contro Manfredi di Sicilia, al punto che nel 1263 i vescovi di Anagni, Alatri, Veroli e Ferentino furono obbligati a sciogliere ogni associazione a favore del re svevo.
Poi ci sono le date nere. Il 7 settembre 1303 le milizie di Sciarra Colonna e l'inviato del re di Francia Guillaume de Nogaret assalirono Bonifacio VIII nel suo palazzo: è l'episodio che la storiografia chiama schiaffo di Anagni, il colpo che spezzo l'idea medievale della supremazia papale sulle monarchie. Il papa fu liberato dai cittadini il 10 settembre e morì a Roma poche settimane dopo. Nel 1256 un terremoto violento ebbe epicentro proprio ad Anagni; nell'agosto del 1348 la peste e le compagnie di ventura del mercenario Werner von Urslingen devastarono la città. Il 9 agosto 1378, infine, i cardinali riuniti ad Anagni dichiararono invalida l'elezione di Urbano VI: da quella dichiarazione nacque il Grande Scisma d'Occidente, che avrebbe diviso la cristianità per quarant'anni.
Chi è passato da Museo della Cattedrale di Anagni
La lista dei papi che hanno abitato e celebrato in questi ambienti è lunga e documentata. Pasquale II nel 1106 e fra il 1117 e il 1118; Adriano IV, l'unico papa inglese della storia, che ad Anagni morì il 1 settembre 1159; Alessandro III per quasi vent'anni a intermittenza, fra il 1159 e il 1178; Innocenzo III, che concesse ai canonici anagnini l'uso della cappa magna; Gregorio IX, anagnino di nascita, fra il 1227 e il 1239; Innocenzo IV, eletto qui nel 1243 e presente fino al 1254; Alessandro IV fra il 1255 e il 1260; Bonifacio VIII fra il 1295 e il 1302. Tre secoli più tardi Paolo V Borghese lasciò qui le ampolline in vetro verde che si vedono nella Sagrestia Nuova, e nell'Ottocento Leone XIII, papa di Carpineto Romano a poca distanza da qui, coprì la cattedrale di doni: gli ostensori di tipo ambrosiano e la Madonna della Misericordia del Frenguelli portano la sua firma di committente.
Sono passati di qui, in modo meno pacifico, anche gli avversari del papato. Sciarra Colonna e Guillaume de Nogaret nel settembre del 1303; le compagnie di ventura di Werner von Urslingen nel 1348. E ci sono passati gli artisti: Cosma di Jacopo di Lorenzo con i figli Luca e Jacopo, che fra il 1224 e il 1231 lavorarono ai due pavimenti; un Vassalletto, che firmò la cattedra episcopale per il vescovo Lando; Lello de Urbe, pittore romano attivo nel primo Trecento, che lasciò la tavola del 1325 con la Vergine e il presbitero Rainaldo e l'affresco del 1324 sull'altare dei Martiri; nell'Ottocento Pietro e Giovanni Gagliardi, che dipinsero le absidi.
Sopra tutti, per chi si occupa di pittura medievale, resta un uomo senza nome: il Terzo Maestro della cripta, che gli studi chiamano Maestro di Anagni e al quale sono state assegnate anche le pitture dell'Aula Gotica dei Santi Quattro Coronati a Roma, riscoperte nel 1996 e restituite al pubblico nel 2014. Non sappiamo come si chiamasse. Sappiamo che negli anni Quaranta del Duecento lavorava per i cardinali della curia e che il suo capolavoro è sotto il pavimento di una cattedrale di provincia, a settanta chilometri da Roma.
Quanto dura la visita al Museo della Cattedrale di Anagni
La visita guidata interna dura circa un'ora e copre i dodici ambienti. Chi va da solo e si prende il tempo di guardare le volte della cripta arriva tranquillamente a novanta minuti; con la cattedrale superiore aggiungete altri venti minuti. Il conto onesto per una visita completa è di due ore. Gli ingressi sono scaglionati ogni trenta minuti e la discesa in cripta avviene mezz'ora dopo l'ingresso: questo significa che il vostro turno ha un orario e che presentarsi in ritardo comporta perderlo.
Il Museo della Cattedrale di Anagni con i bambini
Funziona meglio di quanto si pensi, a due condizioni. La prima: i bambini fino a dieci anni entrano gratis e le scuole primarie pure, quindi il costo per una famiglia è contenuto. La seconda: bisogna raccontare la cripta come una storia e non come una lezione. Le volte offrono materiale perfetto per un bambino di otto anni, che si tratti dei mostri dell'Apocalisse, dell'Arca dell'Alleanza che porta disgrazie a chi la ruba o dei quattro cavalieri che entrano in chiesa con le spade sguainate. Il crocifisso quattrocentesco della Cappella del Salvatore, con il meccanismo che faceva uscire la lingua durante le processioni, è il pezzo che li conquista in tre secondi.
Regole da spiegare prima di entrare: non si tocca niente, non ci si appoggia alle teche, non si parla ad alta voce e non si mangia lungo il percorso. Il passeggino nei sotterranei è scomodo, meglio il marsupio o lo zaino porta bambini. Un avvertimento pratico: in cripta fa freddo tutto l'anno.
Accessibilità del Museo della Cattedrale di Anagni
Il museo ha affrontato il problema seriamente, il che in un complesso medievale su tre livelli non era scontato. Ci sono pedane in ferro e in legno per superare i dislivelli e un ascensore che collega il piano terra al primo piano. Per i sotterranei, compresa la Cripta di San Magno, è disponibile un montascale mobile a cingoli, certificato e semplice da usare, che consente ai visitatori non deambulanti di scendere con la propria sedia a rotelle oppure con una omologata fornita dalla biglietteria; il limite di peso è di 80 chili e un addetto del museo accompagna il visitatore lungo tutto il percorso. La soluzione mobile è stata scelta apposta per evitare pedane elettriche ingombranti e lavori invasivi sulle strutture storiche.
Ci sono servizi igienici a norma e un ampio parcheggio privato riservato ai disabili certificati vicino all'ingresso. Perché tutto questo funzioni serve un preavviso congruo al momento della prenotazione, sia per organizzare il servizio sia per autorizzare l'accesso al parcheggio. Detto da chi accompagna gruppi: telefonate, non limitatevi al modulo, e dichiarate in anticipo quante sedie a rotelle avete.
Quando andare e quando evitare Anagni
Il periodo migliore va da metà settembre a fine ottobre e da aprile a inizio giugno: la luce è giusta, la temperatura in cripta è sopportabile e i pullman scolastici non hanno ancora saturato i turni della mattina. Luglio e agosto sono meno affollati di quanto si creda, perché la Ciociaria non è una meta balneare, ma il caldo sulla collina è serio e lo sbalzo termico con i sotterranei si fa sentire.
Da evitare, o quantomeno da programmare con attenzione: il 19 agosto, festa di san Magno, quando il museo chiude la mattina per la processione; i giorni di celebrazioni solenni, quando le visite si sospendono; e la prima domenica del mese, non perché sia peggiore delle altre, ma perché molti arrivano convinti di trovare l'ingresso gratuito che qui non esiste. Se volete la cripta quasi vuota, puntate a un martedì o un mercoledì di fine novembre, con il turno delle 15.30: è il momento in cui questo posto dà il meglio di sé.
Che cosa vedere intorno al Museo della Cattedrale di Anagni
Tutto il centro storico è a portata di dieci minuti a piedi. Il palazzo di Bonifacio VIII, costruito accorpando e fortificando edifici preesistenti, è il luogo dell'oltraggio del 1303. Il palazzo comunale, realizzato nel 1159 su progetto di Jacopo da Iseo detto il Lombardo, si raggiunge percorrendo la via Maggiore da Porta Cerere ed è uno dei più antichi edifici civici d'Italia ancora in piedi. La cinta muraria in opera poligonale, quella che i vecchi manuali chiamavano ciclopica, risale a un'epoca di poco successiva alla conquista romana. Fuori dalle mura si trovano gli Arcazzi di Piscina, le grandi arcate dell'antico complesso idraulico, la stessa localita da cui provengono i cippi romani del Lapidario.
Se avete due giorni, la Ciociaria offre un itinerario compatto e sottovalutato: le mura megalitiche e l'acropoli di Alatri, il mercato romano di Ferentino, la cattedrale di Veroli, la certosa e le grotte di Collepardo, le acque di Fiuggi a quindici chilometri e i borghi montani di Guarcino e Vico nel Lazio. Più a sud c'è l'abbazia di Montecassino; verso i monti Simbruini si sale a Subiaco. Per chi vuole restare sui musei, il museo archeologico di Frosinone, i musei di Priverno e il santuario della Fortuna Primigenia a Palestrina completano il quadro del Lazio meridionale antico.
Domande veloci su Museo della Cattedrale di Anagni
Quanto costa il biglietto del Museo della Cattedrale di Anagni?
Intero 10,00 euro, ridotto 7,00 euro, ridotto speciale 4,00 euro per le scuole medie e superiori e per i ragazzi fra 11 e 18 anni.
Chi entra gratis al Museo della Cattedrale di Anagni?
Le persone con disabilità, le scuole primarie, i bambini fino a 10 anni, le guide turistiche abilitate e un insegnante ogni dieci studenti. Altre gratuità non sono previste.
Serve prenotare per visitare il Museo della Cattedrale di Anagni?
Sì, la prenotazione è obbligatoria per tutti, anche per i visitatori singoli. Si prenota dal modulo del sito ufficiale, per telefono allo 0775.728374 o scrivendo a museo@cattedraledianagni.it.
Quali sono gli orari del Museo della Cattedrale di Anagni?
Da novembre a marzo 9.00-13.00 e 15.00-18.00; da aprile a ottobre 9.00-13.00 e 15.00-19.00. Aperto tutti i giorni, con ultimo ingresso sessanta minuti prima della chiusura.
Il biglietto comprende la visita guidata?
No. Il costo base del servizio di guida interna è di 50,00 euro e si aggiunge ai biglietti d'ingresso; va richiesto con almeno ventiquattro ore di anticipo.
In che lingue si fa la visita guidata?
Italiano, inglese, francese, tedesco e russo.
Quanto dura la visita al Museo della Cattedrale di Anagni?
La visita accompagnata dura circa un'ora; per vedere con calma anche la cattedrale superiore calcolate due ore.
Si possono fare fotografie dentro il Museo della Cattedrale di Anagni?
Sì, senza flash, in tutti gli ambienti. Sono vietati flash, treppiedi e bastoni per selfie.
Il Museo della Cattedrale di Anagni è accessibile in sedia a rotelle?
Sì. Ci sono pedane, un ascensore fra piano terra e primo piano e un montascale mobile a cingoli per i sotterranei e la cripta, con limite di 80 chili e accompagnamento di un addetto. Serve avvisare al momento della prenotazione.
Che cos'e la Cripta di San Magno?
È la chiesa sotterranea della cattedrale, costruita fra il 1071 e il 1104, con dodici colonne, ventuno volte e circa 540 metri quadrati di affreschi del tardo XII e della prima metà del XIII secolo.
Perché la cripta è chiamata cappella Sistina del medioevo?
Per l'estensione e la continuità del ciclo dipinto, che copre volte e pareti senza interruzioni. È una definizione divulgativa, non un giudizio critico.
La cripta è compresa nel biglietto del museo?
Sì. La Cripta di San Magno è uno dei dodici ambienti inclusi, e vi si scende circa mezz'ora dopo l'orario del proprio turno d'ingresso.
Che cos'e il mitreo sotto la cattedrale di Anagni?
Un santuario del dio Mitra di I-II secolo dopo Cristo, l'ambiente più antico del complesso, poi trasformato nell'Oratorio di San Thomas Becket. Conserva l'ara con la canaletta per il sangue dei tori.
Che cosa si conserva nel Tesoro del Museo della Cattedrale di Anagni?
Oreficerie, smalti, avori, reliquiari, tessuti liturgici e antifonari miniati, in gran parte legati alla donazione di Bonifacio VIII documentata da un inventario pergamenaceo di circa il 1300 con 101 voci.
Dove si trova il piviale di Bonifacio VIII?
Nel Tesoro antico del museo, insieme agli altri paramenti donati dal papa. Sono pezzi rimaneggiati fra il 1573 e il 1576 per la liturgia post-tridentina.
Il Museo della Cattedrale di Anagni è statale?
No, appartiene al Capitolo della cattedrale. Per questo non si applicano le gratuità dei musei statali e non c'è l'ingresso libero della prima domenica del mese.
Come si arriva ad Anagni da Roma in auto?
Autostrada A1 Roma-Napoli, uscita Anagni-Fiuggi, poi statale 155r, viale Regina Margherita, Porta Cerere, circonvallazione provinciale 230 e parcheggio multipiano prima di entrare in città.
Si arriva ad Anagni in treno?
La stazione è Anagni-Fiuggi, ma si trova a valle, nella zona di Anagni Scalo, mentre il centro storico è in cima alla collina: senza auto conviene organizzare in anticipo il collegamento fino al centro.
Il museo è adatto ai bambini?
Sì, soprattutto la cripta e la Cappella del Salvatore. I bambini fino a 10 anni entrano gratis. Meglio il marsupio del passeggino nei sotterranei.
Che temperatura c'è nella cripta?
Nei sotterranei si sta molto più freschi che all'esterno tutto l'anno: anche in agosto conviene avere una felpa o una sciarpa nello zaino.
Il museo chiude durante le funzioni religiose?
Sì. La cattedrale è una parrocchia attiva e durante le celebrazioni le visite sono sospese. Il 19 agosto, festa di san Magno, il museo tiene chiusa la mattina.
Che differenza c'è fra la cattedrale e il Museo della Cattedrale di Anagni?
La cattedrale è la chiesa, a ingresso libero secondo gli orari liturgici; il museo è il percorso di dodici ambienti annessi, a pagamento e con prenotazione obbligatoria, che comprende cripta, oratorio, tesoro e lapidario.
Vale la pena venire ad Anagni solo per il museo?
Sì, e lo dico dopo averci portato decine di gruppi. Il ciclo della cripta è uno dei tre o quattro complessi pittorici medievali più importanti d'Italia, e a un'ora di macchina da Roma non esiste niente di paragonabile.
Un'ultima cosa, da professionista che accompagna gruppi da vent'anni. Ad Anagni la tentazione è di correre: si arriva, si scende in cripta, si scattano trenta fotografie e si riparte verso Fiuggi. Fatelo al contrario. Prenotate un turno del tardo pomeriggio, lasciate che la guida finisca il suo giro, poi restate seduti sui gradini della cripta finché il gruppo successivo non arriva. Quei dieci minuti di silenzio sotto le volte, con la luce bassa e nessuno che parla, valgono l'intero viaggio. È l'unico posto del Lazio dove ho visto persone uscire senza dire una parola.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città e il Lazio sono su ItalyPlanner.com.
Contact Information
Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto
Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.
Bus hop-on hop-off: giro di Roma
Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.
Dove dormire a Roma: confronta gli hotel
Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.
Transfer dall aeroporto al centro
Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.
Noleggio auto a Roma e dintorni
Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.
Voli per Roma: cerca le tariffe
Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.
Confronta tutte le compagnie per Roma
Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.





