Lanificio159

Lanificio159 si trova a Roma in via di Pietralata 159, sulla sponda destra dell’Aniene, dentro il perimetro del quartiere Pietralata. Il nome non è un’invenzione di marketing e non allude a niente: dichiara semplicemente che cosa c’era prima. Qui si lavorava la lana, in un impianto industriale che appartiene alla stagione in cui la periferia nord est di Roma era fatta di capannoni, magazzini, officine e case popolari costruite in fretta, e non di locali notturni. Quando la produzione si è fermata, l’edificio è rimasto lì, con le sue campate, i suoi soffitti alti e il suo affaccio su un fiume che in città quasi nessuno guarda. Dal 2007 quello stesso volume ospita un complesso di spazi per eventi, concerti, serate da ballo, cene, mostre e lavorazioni creative, dichiarati dalla proprietà in circa 3.500 metri quadrati complessivi.

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Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Conviene mettere subito in chiaro una cosa, perché è la fonte principale di equivoci. Lanificio159 nel linguaggio corrente indica due cose diverse a seconda di chi parla. Per chi ci va la sera del venerdì o del sabato, Lanificio159 è la sala da ballo, il club, la stanza rettangolare con la consolle in fondo e la terrazza sul fiume. Per chi organizza un matrimonio, una presentazione aziendale o una festa privata, il Lanificio è invece l’intero complesso, articolato in più ambienti che si chiamano Club 159, Le Tappezzerie, Feria, RiverLoft, L’Officina e L’Atelier, e che si possono affittare separatamente o insieme. Le due cose convivono nello stesso indirizzo e nello stesso edificio, e capire quale delle due si sta cercando è il primo passo per non arrivare nella serata sbagliata.

La pagina che segue racconta dove si trova il posto, come ci si arriva davvero, che cosa contiene, che cosa ci si può aspettare, che cosa invece non è affatto garantito, e in che contesto di quartiere si colloca. Programmi, nomi degli ospiti, prezzi, orari e modalità di ingresso cambiano di settimana in settimana e dipendono da chi organizza la singola serata: quei dati si trovano soltanto sui canali ufficiali del locale e degli organizzatori, e nessuna descrizione generale può sostituirli.

Dove si trova Lanificio159 e come ci si arriva davvero

L’indirizzo è via di Pietralata 159, con i civici 159 e 159/A che compaiono entrambi nei riferimenti ufficiali del complesso, CAP 00158. Il recapito telefonico dell’ufficio indicato dalla struttura è 06 41780081, con orario di ufficio dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19: è un dettaglio che conta più di quanto sembri, perché significa che chi telefona alle undici di sera per chiedere se si entra sta chiamando un numero pensato per tutt’altro tipo di richiesta.

Via di Pietralata è una strada lunga, che taglia il quartiere da sud ovest verso nord est e che non somiglia per niente a una via da vita notturna. Corre fra capannoni, autofficine, depositi, rivendite di materiali edili, qualche palazzina residenziale e lunghi tratti in cui non c’è nulla da guardare. Il numero civico 159 si trova nella parte bassa della via, quella più vicina all’ansa dell’Aniene, e chi arriva per la prima volta ha quasi sempre la stessa reazione: la sensazione di essersi sbagliato. Non ci si sbaglia. L’ingresso è un cancello industriale, non una vetrina illuminata, e questo fa parte dell’identità del posto.

In metropolitana

La linea B della metropolitana ha una fermata che si chiama proprio Pietralata, lungo la tratta che risale la via Tiburtina verso Rebibbia. È la porta di ingresso naturale per chi arriva dal centro, perché la linea B passa per Termini, per Piramide e per il Colosseo, e quindi copre gran parte delle zone in cui alloggia chi visita Roma. Attenzione però a un punto che genera moltissimi errori: la fermata Pietralata si trova sulla diramazione della linea B che porta a Rebibbia, non su quella che porta a Jonio. La linea B si divide a Bologna, e chi sale sul treno sbagliato finisce dall’altra parte del settore nord est senza accorgersene fino a due o tre fermate dopo. Prima di salire conviene leggere il capolinea indicato sul frontale del convoglio e sui monitor della banchina.

Dalla fermata della metropolitana al civico 159 la distanza non si copre in due minuti. La struttura stessa indica come collegamento la combinazione fra metropolitana e autobus 211, il che è già un’informazione utile: se bastasse una camminata corta non ci sarebbe motivo di segnalare un autobus. Chi decide comunque di andare a piedi si trovi pronto a un percorso lungo, su marciapiedi discontinui, in una zona che di notte è poco frequentata e poco illuminata. Non è pericolosa nel senso drammatico del termine, ma è desolata, ed è il genere di camminata che si fa volentieri in due o in gruppo e molto meno volentieri da soli.

In autobus

La linea che la struttura indica come riferimento è la 211, con fermata Pietralata/Itor. È la soluzione più diretta per chi vuole ridurre al minimo il tratto a piedi. Come per tutte le linee di superficie romane, la frequenza serale si dirada, e nelle ore in cui una serata al club finisce davvero il servizio ordinario di superficie in molti casi non c’è più. Chi conta di tornare in autobus dopo l’una di notte rischia di restare a piedi: conviene verificare in anticipo gli orari dell’ultima corsa e, soprattutto, avere già in mente il piano alternativo.

In automobile e in taxi

L’automobile, in questo caso specifico, è una scelta più ragionevole che nella maggior parte dei locali romani. Pietralata non è una zona a traffico limitato, non ha le strettoie del centro storico e ha quel misto di strade larghe e aree industriali che rende il parcheggio su strada un problema meno acuto che a Trastevere o al Pigneto. La struttura, fra i servizi che elenca per gli eventi privati, cita anche un parcheggio privato: è un elemento pensato per chi affitta uno spazio, quindi non va dato per scontato come disponibilità libera in una qualunque serata aperta al pubblico. Chi parcheggia su strada tenga presente la regola di sempre, valida a Roma come altrove: niente in vista dentro l’abitacolo, nemmeno un caricabatterie.

Il taxi resta la soluzione più comoda al ritorno, e va organizzato prima. Nella zona non esiste un posteggio presidiato a poche decine di metri, e trovarne uno di passaggio alle tre di notte lungo via di Pietralata è un’ipotesi ottimistica. Chi arriva da fuori Roma e non ha dimestichezza con la geografia notturna della città faccia il conto in anticipo: la corsa dal centro a Pietralata è breve in termini di tempo, perché di notte il traffico non esiste, ma la distanza è reale e il ritorno va pianificato come parte della serata, non improvvisato all’uscita.

Il fiume, e perché cambia l’orientamento

Un ultimo elemento di orientamento vale più di qualsiasi indicazione stradale: l’Aniene. Il fiume scorre lungo il margine settentrionale del quartiere Pietralata e segna il confine verso Monte Sacro. Il complesso si affaccia su questo corso d’acqua, e la terrazza del club dà direttamente sul fiume. Chi si orienta tenendo presente che l’acqua si trova a nord capisce immediatamente da che parte si sta muovendo, anche senza guardare la mappa. È anche il motivo per cui, dentro l’edificio, le stanze che contano di più hanno tutte una relazione con quel lato: la vista sul fiume è la cosa che questo posto ha e che quasi nessun altro locale romano può offrire.

Che cosa è davvero Lanificio159: un complesso, non una sola sala

La definizione che la struttura dà di sé è netta e vale la pena prenderla sul serio: un epicentro di creatività e divertimento che occupa circa 3.500 metri quadrati e che unisce il carattere industriale dell’edificio a spazi rinnovati. Tre parole di quella formula meritano attenzione. La prima è la metratura, perché 3.500 metri quadrati sono tanti: non è un locale, è un isolato. La seconda è il richiamo al carattere industriale, che non è una posa estetica ma la conseguenza fisica di che cosa era l’edificio. La terza è l’idea di spazi al plurale, che descrive esattamente il modo in cui il complesso funziona.

La data che la struttura indica come inizio della propria attività è il 2007. Da allora, secondo i numeri che il complesso dichiara, sono passati di qui oltre millequattrocento eventi complessivi, con una ripartizione che dice molto sulla natura del posto: circa seicento eventi aziendali, oltre settecento eventi privati e più di cento matrimoni. Sono cifre fornite dalla struttura stessa, quindi vanno lette per quello che sono, cioè una dichiarazione di parte, ma raccontano comunque un equilibrio che chi conosce il posto solo per le serate del sabato non immagina. Il Lanificio non vive soltanto di clubbing. Vive in larga parte di eventi su commissione, e le serate aperte al pubblico sono una parte della sua attività, non la sua unica ragione di esistere.

Questo spiega anche una caratteristica che disorienta chi ci va per la prima volta. In un club tradizionale l’identità è data dalla direzione artistica: c’è una linea musicale, un pubblico di riferimento, un modo di stare dentro la sala che si riconosce da subito. In uno spazio che funziona anche come contenitore per eventi terzi, l’identità è data dal luogo, e il contenuto cambia con chi lo riempie. La stessa sala che una sera ospita una festa techno con un impianto spinto al massimo, la sera dopo può ospitare un evento aziendale con i tavoli apparecchiati e un allestimento completamente diverso. Chi arriva pensando di trovare sempre lo stesso posto si accorge in fretta che lo stesso posto, dal punto di vista fisico, lo è; ma dal punto di vista dell’esperienza, no.

È una logica che a Roma non è unica. La città ha costruito una parte importante della propria vita culturale dentro contenitori industriali riconvertiti, e Lanificio159 appartiene a quella famiglia. Basta pensare al Mira Lanza Museum, ricavato negli spazi di una ex fabbrica di saponi sulla riva del Tevere, o all’ex Snia Viscosa sulla Prenestina, con il suo lago nato per caso da uno scavo di cantiere. In tutti questi casi la logica è la stessa: un volume costruito per produrre qualcosa si è svuotato, e la città ci ha messo dentro un uso che nessuno aveva previsto quando si erano tirati su i muri.

Il Club 159, la terrazza e l’affaccio sull’Aniene

Lo spazio che dà il nome a tutto il resto, almeno nel linguaggio di chi frequenta la notte romana, è il Club 159. La struttura lo descrive come uno dei punti di riferimento della scena clubbing romana dal 2007, e lo presenta come una grande sala con accesso diretto a una terrazza affacciata sul fiume Aniene. Quell’affaccio è l’elemento che viene sottolineato per primo anche nella comunicazione ufficiale, e non è un caso: è la cosa più difficile da replicare altrove.

La sala, nelle descrizioni che circolano da anni fra chi la frequenta, ha una pianta rettangolare, con la consolle collocata in fondo e uno spazio riservato alle spalle della postazione. Una delle pareti lunghe è rivestita di assi di legno che vengono usate come superficie di proiezione per il videomapping, cioè per immagini calibrate sulla geometria della parete anziché su uno schermo piatto. Sul lato opposto si sviluppa la zona del bancone. Da un lato si esce sulla terrazza, che è lo sfogo naturale della serata: il posto dove si va a prendere aria, a parlare senza urlare, a fumare, a guardare il buio del fiume mentre dentro continua la musica.

Vale la pena dire una parola sul videomapping, perché è la cosa che più spesso viene fraintesa. Non si tratta di uno schermo su cui scorrono video generici. Si tratta di una tecnica in cui l’immagine proiettata viene deformata in modo da adattarsi alle irregolarità della superficie reale, così che le assi di legno, i loro giunti e le loro sporgenze diventino parte del disegno. L’effetto, quando è fatto bene, è che la parete sembra muoversi. È un linguaggio che sta bene con l’architettura industriale, perché lavora sulle superfici grezze anziché nasconderle, ed è uno dei motivi per cui gli spazi ex industriali sono diventati i luoghi preferiti di questo tipo di allestimento.

Sull’uso della sala la struttura è esplicita: è adattabile a tutti i tipi di evento, ed è attrezzata come discoteca completa ma disponibile anche per affitti privati e feste su misura. Questo significa, in pratica, che il Club 159 non è sempre un club. È un club quando qualcuno lo usa come club. Nelle altre occasioni è una grande sala tecnicamente attrezzata che può essere allestita in modo completamente diverso. Chi telefona per sapere se una certa sera si balla farà bene a chiederlo esplicitamente, perché la risposta non è scontata.

Sulla capienza va fatta una precisazione onesta. Le fonti ufficiali consultabili non indicano un numero di persone ammesse, né per il Club 159 né per gli altri ambienti. Circolano in rete cifre di ogni genere, riprese da siti di terze parti e da vecchie schede mai aggiornate, e nessuna di queste è verificabile. Chi ha bisogno del dato reale, per esempio perché sta valutando lo spazio per un evento, lo chieda direttamente alla struttura: è un’informazione che dipende anche dalla configurazione dell’allestimento e dal tipo di autorizzazione, e che quindi non ha una risposta unica.

La terrazza merita un discorso a parte, perché è il pezzo di questo posto che resta in mente. L’Aniene, in questo tratto, scorre incassato fra argini vegetati, in un’area che appartiene al sistema della Riserva naturale Valle dell’Aniene. Di notte non si vede l’acqua, si vede il buio: una striscia nera senza luci, con il profilo degli alberi contro il cielo arancione dell’illuminazione urbana. È un’esperienza strana per chi conosce Roma solo come città di pietra e di piazze. Qui il paesaggio è quello di un margine, di un bordo dove la città si interrompe e comincia qualcos’altro. Chi esce sulla terrazza alle tre di notte, con la musica attutita alle spalle, capisce da solo perché il complesso insiste tanto su quell’affaccio.

Una curiosità su Lanificio159

La curiosità riguarda il nome, ed è più interessante di quanto sembri. Il numero 159 non è un riferimento a una data, a un’etichetta discografica o a un codice interno: è semplicemente il numero civico. Via di Pietralata 159. Un locale che si chiama con il proprio indirizzo è una scelta insolita, e racconta un’idea precisa: il posto non ha voluto darsi un nome evocativo, ha preferito dichiarare dove si trova e che cosa c’era prima. È una forma di onestà toponomastica che a Roma si vede raramente, in una città dove i locali notturni hanno storicamente preferito nomi presi da film, da canzoni o dall’inglese.

La parte più curiosa, però, è che quel civico ha una storia sua. Il quartiere Pietralata conserva la memoria di un’attività tessile documentata proprio lungo questa strada, un ex lanificio noto come lanificio Luciani, che figura fra i riferimenti storici del quartiere e che nelle ricostruzioni sul territorio viene indicato anche come luogo poi utilizzato per riprese televisive. È una traccia che vale la pena segnalare con la cautela che merita: il legame fra quella specifica denominazione storica e l’attuale complesso di via di Pietralata 159 non è confermato in modo esplicito dalla comunicazione ufficiale della struttura, che parla di riconversione industriale e di carattere industriale dell’edificio senza citare il nome dell’impresa che lo occupava. Quello che è certo, e che nessuno contesta, è che in quest’area si lavorava la lana e che l’edificio nasce come impianto produttivo.

Gli altri spazi del complesso: Le Tappezzerie, Feria, RiverLoft, L’Officina, L’Atelier

Il Club 159 è la punta visibile, ma il complesso ne dichiara sei di ambienti, e conoscerne i nomi serve a capire che cosa succede qui quando non ci si balla. Gli spazi elencati dalla struttura sono Club 159, Le Tappezzerie, Feria, RiverLoft, L’Officina e L’Atelier. Su ciascuno la comunicazione ufficiale è più avara di quanto si vorrebbe: i nomi ci sono, le descrizioni dettagliate, le metrature e le capienze no. Quello che segue quindi prende sul serio i nomi e quello che si può dedurre con onestà dalla struttura del complesso, senza attribuire a ciascun ambiente caratteristiche che nessuna fonte verificabile conferma.

Le Tappezzerie

Il nome richiama in modo diretto una lavorazione, ed è coerente con la vocazione dell’edificio: dove c’era la lana, la filiera naturale prosegue con i tessuti d’arredo, la tappezzeria, il restauro dei mobili imbottiti. La descrizione storica del complesso che circola da anni parla infatti di loft e ambienti dedicati anche al restauro di mobili, oltre che alla danza, alle arti visive e alle esposizioni. Le Tappezzerie hanno un recapito telefonico proprio, distinto da quello dell’ufficio generale, il che indica una gestione con una sua autonomia. Chi cerca informazioni su questo ambiente specifico farà prima a usare quel numero che il centralino.

Feria

Anche Feria ha un contatto dedicato, in questo caso un indirizzo di posta elettronica separato. Il nome richiama l’idea della fiera e della festa popolare, e in generale identifica nel complesso un ambiente pensato per la convivialità. Nel racconto che il posto ha fatto di sé negli anni ricorre la presenza di una zona dedicata al mangiare e al bere di livello, storicamente indicata come Lanificio Cucina: un dettaglio che aiuta a capire come questo non sia mai stato un semplice capannone con un impianto audio, ma un luogo dove si è sempre cercato di tenere insieme il tavolo e la pista.

RiverLoft

Il nome parla da solo ed è forse il più esplicito dei sei. Loft sul fiume: un ambiente che sfrutta l’affaccio sull’Aniene, con la caratteristica tipologia del loft industriale, cioè un volume unico, alto, senza partizioni interne rigide. Nel racconto storico della struttura compare una gallery al primo piano con vista sul fiume, usata come zona di decompressione durante le serate del club, e il RiverLoft appartiene con ogni evidenza a quella famiglia di ambienti. È lo spazio su cui il complesso gioca la propria differenza rispetto a qualunque concorrente romano, perché una vista sull’acqua, in una città che ha voltato le spalle ai propri fiumi, è merce rara.

L’Officina e L’Atelier

Gli ultimi due nomi chiudono il cerchio semantico dell’edificio. Officina è la parola del lavoro meccanico, atelier quella del lavoro artistico e sartoriale: messi uno accanto all’altro raccontano esattamente la doppia natura di un complesso che ha ereditato un’architettura produttiva e ci ha messo dentro un’attività creativa. Sono con ogni probabilità gli ambienti di taglio più contenuto, quelli che si prestano a lavorazioni, prove, laboratori, piccoli eventi, presentazioni. Anche qui vale la regola generale: chi ha bisogno di numeri precisi su superficie e capienza deve chiederli, perché non sono pubblicati.

Una cosa che non ti dice nessuno su Lanificio159

La cosa che nessuno mette in evidenza è che la programmazione delle serate aperte al pubblico, storicamente, non appartiene al locale ma a chi la produce. Il modello raccontato da anni a proposito di questo posto è quello dell’affidamento a organizzatori esterni in rotazione: soggetti diversi, con pubblici diversi e linee musicali diverse, che prendono la sala per una serata e ci portano dentro il proprio mondo. Questo ha una conseguenza pratica che cambia completamente il modo in cui conviene avvicinarsi al posto.

La conseguenza è questa: cercare informazioni sul locale, da solo, non basta quasi mai. Se si guarda soltanto il nome del posto si ottiene una descrizione dell’edificio, degli spazi e dei servizi, che è utile per sapere dove si va ma non dice niente su che cosa si troverà quella sera. L’informazione che serve davvero, cioè chi suona, che musica si fa, a che ora si comincia, quanto costa e se esiste una lista, è in mano a chi organizza la singola data. Chi arriva senza avere controllato entrambe le cose, il luogo e l’organizzatore, ha buone probabilità di trovare una serata che non c’entra niente con quello che sperava.

La seconda cosa che non viene detta quasi mai è che la natura del posto cambia radicalmente in funzione della stagione. Un complesso che ha una terrazza sul fiume e ambienti aperti vive in modo completamente diverso a luglio e a febbraio. D’estate lo spazio esterno diventa il baricentro della serata e la sala interna si svuota a intervalli regolari; d’inverno il fuori si riduce a una sosta rapida per chi fuma, e tutto si concentra dentro. Chi ha frequentato il posto in una sola stagione e ne parla come se fosse sempre uguale racconta metà della storia.

La terza cosa riguarda il silenzio della struttura su alcuni dati. Non esistono, sui canali ufficiali consultabili, indicazioni pubbliche di capienza, di prezzi di ingresso, di orari delle serate aperte al pubblico o di modalità di tesseramento. L’assenza di questi dati non è una dimenticanza: riflette il fatto che quei parametri dipendono dall’evento specifico e dal soggetto che lo produce. Qualunque sito di terze parti riporti cifre precise su questi punti sta riportando dati non confermati, spesso ereditati da versioni vecchie di anni. Chi ha bisogno di sapere quanto spenderà o a che ora chiude, lo chieda a chi organizza.

C’è infine un punto che riguarda il quartiere e che quasi nessuna descrizione affronta. Pietralata di notte non ha vita propria. Non esiste un intorno di locali, non c’è una via con i tavolini, non c’è il pre e il dopo che si trovano attorno a un locale del Pigneto o di San Lorenzo. Chi viene qui viene per venire qui, e quando esce la serata è finita. È una caratteristica, non un difetto, ma va saputa prima: chi conta di prolungare la notte spostandosi a piedi verso qualcos’altro rimarrà deluso.

Il consiglio che ti do per visitare Lanificio159

Il consiglio principale è uno solo e vale più di tutti gli altri messi insieme: decidi il ritorno prima di decidere l’andata. Questo posto è raggiungibile senza problemi di sera, quando la metropolitana funziona e gli autobus passano. Il problema non è arrivare, è tornare. Chi finisce la serata alle due e mezza o alle tre si trova in un quartiere industriale, lontano da qualunque posteggio di taxi presidiato, con il servizio di superficie ordinario ormai fermo. Le soluzioni sensate sono tre: venire in automobile con qualcuno che non beve, organizzare il taxi in anticipo, oppure verificare quali linee notturne coprono il settore nord est e mettersi in testa l’orario dell’ultima corsa utile. Improvvisare, qui, costa un’ora di attesa al freddo.

Il secondo consiglio riguarda la verifica preventiva. Prima di mettersi in strada conviene controllare tre cose distinte: che quella sera il complesso ospiti un evento aperto al pubblico e non un evento privato, chi lo organizza, e se esiste una procedura di accesso, di prenotazione o di lista. Sono tre informazioni diverse e nessuna implica le altre. Il caso più frustrante, e succede più spesso di quanto si creda con gli spazi polifunzionali, è quello di chi attraversa mezza città per trovarsi davanti a un cancello chiuso perché quella sera si celebrava un matrimonio.

Il terzo consiglio riguarda l’abbigliamento, e ha una ragione pratica. Un edificio industriale riconvertito ha soffitti alti, volumi grandi e una terrazza aperta: significa che la temperatura percepita cambia molto fra la pista e il fuori, e che d’inverno la differenza fra i due ambienti è brutale. Conviene vestirsi a strati e mettere in conto che si passerà del tempo all’aperto, perché la terrazza è il posto dove si finisce a parlare. Le scarpe sono l’altro punto: pavimenti industriali, dislivelli, aree esterne non sempre perfettamente regolari. Non è il contesto per le calzature delicate.

Il quarto consiglio è per chi viene da fuori Roma. Non costruire la serata come tappa isolata dentro un programma turistico classico. Pietralata è lontana dal centro monumentale e non ha niente da offrire a chi arriva nel pomeriggio sperando di visitare qualcosa nei dintorni prima di entrare. Chi vuole tenere insieme la giornata e la notte faccia una scelta diversa: passare il pomeriggio in una zona con una sua ragione di essere, per esempio lungo l’asse del MAXXI e del quartiere Flaminio, oppure dentro Villa Ada, e spostarsi qui soltanto per la serata. Sono due esperienze separate, e trattarle come tali funziona molto meglio che cercare di cucirle.

Pietralata: il quartiere che si attraversa per arrivare qui

Per capire Lanificio159 bisogna capire dove si trova, perché il quartiere spiega l’edificio molto più di quanto l’edificio spieghi il quartiere. Pietralata è il ventunesimo quartiere di Roma, nel settore nord est della città, e corrisponde alla zona urbanistica 5G del Municipio IV. Confina a nord con Monte Sacro e Monte Sacro Alto, a nord est e a est con Ponte Mammolo, a sud con Collatino e Tiburtino, a ovest con Nomentano. È una posizione di cerniera fra la via Tiburtina e la via Nomentana, i due assi storici che risalgono verso l’Aniene e oltre.

Il nome, come detto, viene dal latino prata lata e descrive la tenuta agricola che occupava tutta l’area: circa 2.150 ettari di campagna aperta. La trasformazione arriva con il fascismo. Fra il 1935 e il 1940 il regime realizza dodici borgate ufficiali per trasferire fuori dal centro le famiglie sfollate dagli sventramenti del centro storico, e Pietralata è una di queste. Chi conosce la storia urbana di Roma sa che cosa significa: casette minime, servizi assenti, strade non asfaltate, e una popolazione trapiantata di forza da rioni che venivano demoliti per aprire assi monumentali. Non è una fondazione felice, ed è la ragione per cui questa parte di città ha per decenni portato con sé una reputazione difficile.

Il secondo tempo comincia negli anni Cinquanta. Nel 1953 le casette originarie vengono sostituite da abitazioni più solide, fra il 1957 e il 1964 arrivano i palazzi, e nel 1961 la borgata viene promossa a quartiere ufficiale. In parallelo cresce il tessuto produttivo: capannoni, magazzini, depositi, officine, che è esattamente l’impronta che si legge ancora oggi percorrendo via di Pietralata. Quel tessuto industriale, negli ultimi decenni, si è in parte svuotato, e i volumi rimasti vuoti sono diventati la materia prima di riconversioni come questa.

L’altro protagonista della storia locale è l’Aniene. Il fiume scorre lungo il margine settentrionale del quartiere, e per gran parte del Novecento è stato soprattutto un problema: il piano stradale sottodimensionato ha causato allagamenti ricorrenti nei decenni centrali del secolo. La percezione è cambiata soltanto quando l’asta fluviale è diventata oggetto di tutela e di progetti di fruizione, dentro il sistema della Riserva naturale Valle dell’Aniene, che protegge una delle fasce verdi più estese e meno conosciute della città. Un locale che mette la propria terrazza sull’Aniene, in questo senso, fa un’operazione culturale oltre che commerciale: mostra a un pubblico di città un pezzo di paesaggio che quello stesso pubblico, a pochi chilometri di distanza, non guarda mai.

Pietralata oggi non è un quartiere da passeggiata serale e non finge di esserlo. Ha una vita diurna fatta di uffici, di attività produttive, di un grande polo ospedaliero e universitario poco distante, di un traffico pendolare denso sulla Tiburtina. La sera si spegne presto. Questo spiega perché i luoghi di aggregazione notturna, qui, siano pochi e isolati: non si inseriscono in un tessuto, lo creano da soli. Ed è anche il motivo per cui il quartiere ha visto negli ultimi anni un lento affiorare di iniziative culturali in spazi dedicati, come l’attività di danza e arti performative che si svolge al centro DAF di Pietralata, che compare fra le proposte di Territori Creativi. Sono presidi sparsi, non un circuito, ma indicano una direzione.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto risaputo è che Roma ha costruito buona parte della propria vita notturna dentro edifici nati per fare altro. Lo sanno tutti, e nessuno ne trae le conseguenze. Il centro storico, per ragioni di tutela, di residenza e di rumore, non può ospitare volumi grandi dedicati alla musica amplificata. Il risultato è che tutto ciò che richiede spazio e decibel si è spostato verso l’esterno, e ha trovato casa in capannoni, ex officine, ex depositi, ex mercati, ex fabbriche. Non è stata una scelta estetica: è stata una necessità urbanistica che si è poi trasformata in linguaggio.

La conseguenza poco citata è che la mappa della notte romana coincide quasi punto per punto con la mappa dell’archeologia industriale del Novecento. Chi segue le serate in città finisce, senza saperlo, per fare un tour di ciò che Roma produceva fino a cinquant’anni fa: saponi, tessuti, materiali da costruzione, lavorazioni meccaniche. L’Ostiense con i suoi gasometri e i suoi mercati generali, la Prenestina con la Snia, il Tiburtino e Pietralata con i loro capannoni, il Testaccio con l’ex mattatoio. Sono tutte zone che oggi si associano alla musica e che cinquant’anni fa si associavano al lavoro.

Da qui discende un secondo fatto, ancora meno citato: la vita notturna romana è strutturalmente periferica, e questo condiziona tutto il resto. Condiziona gli orari, perché si arriva più tardi quando si deve attraversare la città. Condiziona i trasporti, perché il servizio notturno non è pensato per portare migliaia di persone da un capannone di periferia al centro alle quattro del mattino. Condiziona il pubblico, perché chi non ha un’automobile o un budget per i taxi è di fatto escluso da una parte dell’offerta. E condiziona la fragilità dei locali, perché un’attività che vive in un capannone dipende da un contratto di affitto, da un’autorizzazione e da un equilibrio economico che le trasformazioni immobiliari possono rompere in fretta.

C’è poi un terzo aspetto, tecnico ma decisivo. Gli edifici industriali hanno un’acustica difficile. Volumi grandi, superfici dure, soffitti alti e pareti in muratura o in metallo producono riverberi lunghi e code sonore che, se non trattate, trasformano qualunque impianto in una poltiglia. Tutti i migliori riusi industriali romani hanno dovuto affrontare questo problema, con pannellature, controsoffitti, tendaggi, materiali fonoassorbenti e calibrazioni dell’impianto. Quando si entra in un ex capannone e il suono è pulito, non è un caso e non è merito dell’architettura: è il risultato di un lavoro fatto apposta per contrastare l’architettura. Il rivestimento in legno di una parete intera, come quello descritto nella sala principale di questo complesso, appartiene per natura a questa famiglia di soluzioni, perché il legno è insieme superficie di proiezione e materiale con un comportamento acustico utile.

La foto giusta da fare a Lanificio159

La foto giusta non è quella della pista. Le foto della pista si somigliano tutte, in qualunque club del mondo: teste di spalle, luci colorate, braccia alzate, un mosso generale che nel telefono sembra energia e il giorno dopo sembra soltanto una foto sbagliata. La foto giusta, qui, è dalla terrazza verso il fiume.

Il motivo è che quell’inquadratura contiene una cosa che non si trova da nessun’altra parte a Roma: il buio dell’Aniene. In un’immagine notturna scattata da quel parapetto, il primo piano è la struttura industriale, con il suo profilo netto e la luce artificiale che arriva da dentro; il fondo è una fascia nera di vegetazione che segue il corso d’acqua; sopra, il cielo urbano, che a Roma non è mai nero ma di un arancione sporco prodotto dall’illuminazione pubblica riflessa dall’umidità. Tre fasce orizzontali, tre materie diverse. È una composizione che si costruisce da sola e che racconta esattamente dove ci si trova: al margine, dove la città finisce.

Sul piano tecnico ci sono tre accorgimenti che fanno la differenza. Il primo: appoggiare il telefono o la macchina al parapetto anziché tenerli in mano. Al buio il tempo di esposizione si allunga, e la differenza fra una foto mossa e una nitida è tutta lì, non nel sensore. Il secondo: non usare il flash verso il fiume. Il flash illumina il pulviscolo a mezzo metro dall’obiettivo e lascia il fondo nero come prima, ottenendo il peggiore dei risultati possibili. Il terzo: ridurre l’esposizione rispetto a quella che l’automatismo propone. Le fotocamere, di notte, tendono a schiarire tutto per far emergere il dettaglio nelle ombre, e il risultato è un’immagine grigia e rumorosa. Scurire di uno o due passi restituisce il nero che c’era davvero e rende leggibili le luci.

La seconda fotografia che vale la pena cercare è di giorno, e quasi nessuno la fa perché quasi nessuno passa di qui con la luce. Via di Pietralata alle dieci del mattino è un campionario perfetto di architettura produttiva romana della seconda metà del Novecento: capannoni con coperture a shed, cioè quei tetti a denti di sega con le vetrate rivolte a nord che servivano a portare luce uniforme dentro i reparti senza il sole diretto, insegne dipinte scolorite, cancelli scorrevoli, muri di recinzione con l’intonaco caduto a chiazze. È una Roma che non compare in nessuna guida e che, fotografata con attenzione, ha una dignità formidabile.

Un’ultima raccomandazione, che non è tecnica. In un locale da ballo la fotografia è una faccenda delicata, perché le persone attorno non hanno acconsentito a comparire in nessuna immagine. Inquadrare architettura, luci e paesaggio è sempre lecito; inquadrare volti riconoscibili in un contesto notturno e pubblicarli è un’altra cosa. Il buon senso, qui, coincide con il rispetto.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia di questo indirizzo si legge per fasi, e ciascuna fase è un avvenimento che ha cambiato che cosa significava stare in via di Pietralata 159.

La fase agricola

La prima fase è quella in cui qui non c’era niente di tutto questo. La tenuta di Pietralata, con i suoi circa 2.150 ettari fra Tiburtina e Nomentana, era campagna, e lo è rimasta fino al pieno Novecento. È una fase che non lascia tracce visibili lungo la strada, ma che sopravvive nel nome del quartiere e in quello di tutta l’area. Chi passa oggi fra i capannoni cammina sopra un latifondo.

La nascita della borgata

Il secondo avvenimento è la fondazione della borgata, fra il 1935 e il 1940, dentro il programma delle dodici borgate ufficiali destinate ad accogliere gli sfollati dagli sventramenti del centro storico. È l’atto che porta qui una popolazione e che fa di Pietralata un luogo abitato. È anche l’atto che ne determina per decenni la condizione di margine, perché le borgate nascono senza servizi, senza trasporti adeguati e senza continuità con il resto della città.

La ricostruzione e il salto a quartiere

Il terzo avvenimento è la trasformazione edilizia del dopoguerra. Nel 1953 le casette originarie vengono sostituite, fra il 1957 e il 1964 arrivano i palazzi, e nel 1961 la borgata diventa quartiere ufficiale della città. In questi stessi anni si consolida il tessuto produttivo che riempie la via di capannoni. È la stagione in cui un edificio destinato alla lavorazione tessile su questa strada ha pieno senso economico: c’è manodopera, ci sono i collegamenti con la Tiburtina, ci sono i prezzi dei terreni di una periferia.

La dismissione

Il quarto avvenimento è quello meno documentato e più importante: lo svuotamento. Fra gli anni Settanta e gli anni Novanta la produzione manifatturiera dentro il perimetro urbano di Roma si contrae drasticamente, per costi, per normative, per delocalizzazione. I capannoni restano in piedi e si svuotano. È in questa finestra che l’edificio smette di essere un impianto e diventa un contenitore vuoto: una condizione che, in una città dove costruire ex novo è difficilissimo, vale oro.

Il 2007 e la riconversione

Il quinto avvenimento ha una data precisa, ed è quella che la struttura stessa indica: il 2007, anno da cui il complesso si presenta come punto di riferimento per gli eventi e da cui il Club 159 si presenta come uno dei riferimenti della scena clubbing romana. Da quel momento il volume industriale comincia una seconda vita, articolata negli ambienti che porta oggi. Il numero complessivo di eventi che la struttura dichiara di avere ospitato dall’apertura, oltre millequattrocento, dà la misura di quanto quella seconda vita sia stata intensa.

Una nota di onestà sulle singole serate

Su che cosa sia successo qui in termini di singoli concerti, festival e appuntamenti, questa pagina non fornisce elenchi. La ragione è semplice e va detta chiaramente: non esiste un archivio pubblico consultabile e verificabile della programmazione di questo spazio, e ricostruire cartelloni a memoria o copiandoli da schede di terze parti significa produrre informazioni non controllabili. Chi vuole ricostruire la storia degli eventi ospitati troverà materiale sui canali ufficiali della struttura e su quelli degli organizzatori che nel tempo hanno usato le sue sale.

Chi è passato da Lanificio159

Anche qui vale una premessa di metodo, perché è l’unico modo per essere utili senza essere inventivi. Elencare nomi di artisti sulla base di ricordi, di locandine che girano in rete o di schede altrui è la cosa più facile del mondo e la meno affidabile. Un locale che dal 2007 ospita serate affidate a organizzatori diversi in rotazione ha visto passare centinaia di persone dietro la consolle e sul palco, e nessun elenco parziale ricostruito senza fonti renderebbe giustizia a quella storia. Quello che si può dire con precisione riguarda le categorie di chi è passato di qui, e quelle sono documentate dalla natura stessa del posto.

Gli organizzatori

La prima categoria è quella dei soggetti che producono le serate. Nella scena romana il ruolo dell’organizzatore, del collettivo o della crew è centrale quanto quello dell’artista: sono loro a costruire una linea musicale, a fidelizzare un pubblico, a portare ospiti, a dare un carattere riconoscibile a una notte. Uno spazio come questo funziona come piattaforma per quel lavoro. La rotazione costante degli organizzatori, che è la formula storicamente associata a questo posto, significa che nell’arco di un anno la stessa sala ha ospitato mondi musicali distanti fra loro, ciascuno con il proprio pubblico.

Chi lavora con le immagini

La terza categoria è meno visibile ma decisiva: i tecnici e gli autori del video. Una parete videomappata implica qualcuno che disegna, calibra e manda in scena quelle immagini, e implica una collaborazione fra chi fa il suono e chi fa la luce. È un mestiere che a Roma è cresciuto proprio dentro spazi come questo, dove la superficie su cui proiettare è parte dell’edificio e non un accessorio appeso al muro.

Chi ha usato il posto per tutt’altro

La quarta categoria è quella che più sorprende chi conosce il complesso solo come club. Secondo i numeri dichiarati dalla struttura, fra chi è passato di qui ci sono oltre seicento realtà che hanno organizzato eventi aziendali, più di settecento committenti privati e oltre cento coppie che ci hanno celebrato il proprio matrimonio. Significa che nella stessa sala dove qualcuno ricorda una notte di musica elettronica qualcun altro ricorda un brindisi, un discorso, un taglio della torta. È una sovrapposizione di memorie che gli spazi polifunzionali producono di continuo e che nessuno racconta mai.

Dove cercare i nomi

Chi vuole i nomi propri, quelli veri, ha due strade. La prima è l’archivio dei canali ufficiali del complesso, dove le serate passate restano in genere consultabili a ritroso. La seconda è seguire gli organizzatori, perché sono loro a mantenere la memoria delle proprie date. Per collocare il posto dentro la geografia dei locali romani dove i nomi si possono verificare con più facilità, restano riferimenti utili spazi con una programmazione dichiarata come l’Atlantico Live Club, il Largo Venue, il Monk, l’Alexanderplatz e il Piper Club, ciascuno con una storia e un pubblico diversi.

Quando andare a Lanificio159 e quando evitarlo

Il calendario settimanale storicamente associato a questo posto concentra le serate da ballo sul venerdì e sul sabato. È il ritmo classico dei club romani e ha una spiegazione banale: sono le due notti in cui il pubblico può permettersi di fare tardi. Chi cerca la serata tipica guardi quindi in quella direzione, tenendo però presente che il programma effettivo dipende dall’evento e che gli altri giorni della settimana lo spazio può essere occupato da attività di tutt’altro genere.

Le stagioni

La stagione migliore per il tipo di esperienza che questo posto può offrire è quella in cui la terrazza è utilizzabile: tarda primavera, estate, inizio autunno. Con il clima mite l’affaccio sul fiume diventa il vero centro della serata, e il rapporto fra dentro e fuori si equilibra. In pieno inverno l’esterno si riduce a una sosta breve, e il posto perde una parte della sua specificità, restando comunque una sala funzionante.

Gli orari

Sugli orari precisi di apertura e chiusura delle serate aperte al pubblico non esistono indicazioni ufficiali pubblicate, e quindi non se ne riportano. Quello che si può dire con certezza è che l’orario dell’ufficio, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19, riguarda le pratiche amministrative e la gestione degli eventi, non l’accesso serale. Vale la regola generale del clubbing romano: si comincia tardi, e arrivare all’orario nominale di apertura significa quasi sempre trovare una sala vuota.

Quando evitare

Ci sono tre situazioni in cui conviene rinunciare. La prima: quando non si è riusciti a verificare che quella sera ci sia un evento aperto al pubblico. Un complesso che vive molto di eventi privati può essere perfettamente attivo e comunque chiuso a chi non è invitato. La seconda: quando non si ha un piano di ritorno. Non è un consiglio retorico, è la principale ragione per cui una serata qui può finire male. La terza: quando si cerca un contesto da aperitivo prolungato o da serata leggera con possibilità di spostarsi altrove a piedi. Il quartiere non lo consente, e il rischio è di trovarsi in mezzo a una zona industriale con due ore da riempire.

Cosa c’è intorno a Lanificio159

La risposta breve è: poco, e questo va detto senza giri di parole. Via di Pietralata non ha un intorno di locali, e il quartiere non offre alternative a distanza pedonale. Chi vuole costruire una giornata o una serata più larga deve ragionare su scala urbana, non su scala di isolato.

Il verde e il fiume

La risorsa più prossima è l’Aniene, con il sistema della Riserva naturale Valle dell’Aniene che accompagna il corso d’acqua per chilometri. È un ambiente diurno, adatto a chi ha voglia di camminare e di vedere una Roma fluviale che non compare mai nelle immagini della città. Proseguendo verso nord si incontra il Parco delle Valli; verso est il Parco di Aguzzano e, più oltre, il Parco della Cervelletta con il suo casale. Sul versante opposto della città, per chi volesse un termine di paragone sul rapporto fra Roma e i suoi corsi d’acqua, il Parco del Pineto racconta una storia diversa ma altrettanto istruttiva.

La cultura a portata di metropolitana

La linea B mette Pietralata in rapporto diretto con una parte consistente della città. In pochi minuti si raggiunge il nodo Tiburtina e, cambiando, si arriva ovunque. Sul fronte dei luoghi culturali, il quadrante nord della città offre il MAXXI e l’Auditorium Parco della Musica, che insieme costituiscono il polo contemporaneo più solido di Roma, oltre al Teatro Olimpico. Poco lontano si trovano Villa Ada, con i suoi viali e il suo laghetto, e il Casino Nobile di Villa Torlonia, che è una delle visite meno affollate e più sorprendenti della città.

Gli altri riferimenti della notte

Chi costruisce un itinerario musicale su più sere farà bene a distribuirlo per quadranti, perché Roma non ha un distretto della notte concentrato. A nord si trovano l’Alexanderplatz e, per un ambiente diverso, il Music Inn; a est il Monk, il Largo Venue e l’Ellington Club; a sud l’Atlantico Live Club e la Casa del Jazz; verso il centro il Gregory’s Jazz Club e l’Elegance Cafè Jazz Club. Chi invece cerca il grande formato estivo guardi a Rock in Roma, che occupa un’altra scala di pubblico e di produzione.

Gli altri riusi industriali

Per chi trova interessante il tema della riconversione, il percorso naturale porta all’ex Snia Viscosa sulla Prenestina e al suo lago, al Mira Lanza Museum sulla riva del Tevere e allo Snodo Mandrione nelle ex officine dell’acquedotto Felice. Quattro storie diverse di edifici nati per produrre e finiti per ospitare persone.

Domande veloci su Lanificio159

Dove si trova esattamente?

In via di Pietralata 159, con riferimento anche al civico 159/A, CAP 00158, nel quartiere Pietralata, Municipio IV di Roma Capitale. L’edificio si affaccia sull’Aniene.

Come ci si arriva con i mezzi pubblici?

La struttura indica la linea 211 degli autobus, con fermata Pietralata/Itor, e la combinazione fra metropolitana linea B, fermata Pietralata, e lo stesso autobus 211. Attenzione al ramo corretto della linea B, quello in direzione Rebibbia.

Quanto è grande?

Il complesso dichiara circa 3.500 metri quadrati complessivi, articolati in sei ambienti: Club 159, Le Tappezzerie, Feria, RiverLoft, L’Officina e L’Atelier.

Qual è la capienza?

Non risulta pubblicata alcuna capienza ufficiale, né per la sala principale né per gli altri ambienti. Chi ha bisogno del dato lo chieda direttamente alla struttura, tenendo presente che dipende dalla configurazione dell’allestimento.

Quanto costa entrare?

Non esiste un prezzo di ingresso fisso pubblicato, perché le serate aperte al pubblico sono prodotte da organizzatori diversi e ciascuno definisce le proprie condizioni. Qualsiasi cifra indicata fuori dai canali ufficiali dell’evento rischia di essere superata.

Serve una tessera?

Non risultano informazioni ufficiali pubbliche su eventuali forme di tesseramento o di iscrizione. Le modalità di accesso dipendono dall’evento e vanno verificate presso chi lo organizza.

Quando si balla?

Le serate da ballo sono storicamente concentrate sul venerdì e sul sabato, ma il calendario effettivo cambia di settimana in settimana e lo spazio ospita anche eventi di natura completamente diversa. Un controllo preventivo è indispensabile.

Si può affittare per una festa privata o un matrimonio?

Sì, ed è una parte consistente dell’attività del complesso, che dichiara centinaia di eventi aziendali e privati e oltre cento matrimoni dall’apertura. I riferimenti per le richieste sono l’ufficio, con orario dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19, e i recapiti dedicati agli eventi indicati dalla struttura.

Si mangia?

Il complesso offre servizio di catering per gli eventi, e nella sua storia compare una zona dedicata alla cucina. La disponibilità di un servizio di ristorazione in una singola serata aperta al pubblico va comunque verificata di volta in volta.

È accessibile alle persone con difficoltà motorie?

Gli edifici industriali riconvertiti presentano soluzioni di accesso molto diverse fra loro, con dislivelli, rampe di servizio e ambienti su più livelli. Conviene contattare la struttura in anticipo e chiedere esplicitamente dei percorsi, dei gradini e dei servizi igienici.

È adatto a chi non conosce la scena romana?

Sì, a una condizione: sapere in anticipo che serata si va a vedere. Il posto non ha una linea musicale unica, quindi la domanda giusta non è se il locale piacerà, ma se piacerà quello che ci succede quella sera.

Il locale è ancora attivo?

Il complesso risulta presente all’indirizzo indicato e i suoi canali ufficiali risultano operativi, con recapiti telefonici e di posta elettronica attivi. Nel settore della vita notturna, però, gestioni, insegne e formule cambiano con frequenza, e le singole attività interne a un complesso polifunzionale possono modificarsi senza che l’insieme ne risenta. Una verifica diretta prima di mettersi in strada resta la precauzione più sensata, soprattutto per chi arriva da lontano.

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RiassuntoLanificio159 Via di Pietralata, 159 Roma
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Via di Pietralata, 159
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