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Daphne, Act Two di Umico Niwa alla galleria T293 — dal 18 settembre al 16 ottobre 2026

Daphne, Act Two, mostra di nuove opere di Umico Niwa, è aperta alla galleria T293 di Roma dal 18 settembre al 16 ottobre 2026, in piazza del Catalone 8, nel rione Borgo, a poca distanza da piazza San Pietro. La galleria è aperta dal martedì al venerdì dalle 12 alle 19 e il sabato dalle 15 alle 19; per informazioni indica il telefono 06 69229118 e l'indirizzo info@t293.it. Come di consueto nelle gallerie private d'arte contemporanea non è previsto un biglietto d'ingresso. Per linee e fermate dal proprio punto di partenza conviene usare il calcolatore di percorso di ATAC. Testo e immagini della mostra sono sul sito ufficiale di T293.

La fontana di piazza del Catalone, nel rione Borgo, dove ha sede la galleria T293
La fontana di piazza del Catalone, nel rione Borgo, dove ha sede la galleria T293 Foto: Foto: Krzysztof Golik, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

L'installazione si sviluppa in due stanze, ciascuna pensata come un atto di una storia in divenire: nella prima sono riunite le prime Daphne, figure scultoree antropomorfe in peltro fuso e materiali organici; nella seconda queste figure recitano, ferme a metà scena, dentro una messa in scena costruita con cura. Seguono la mostra stanza per stanza, le parole dell'artista sul teatro, la storia della galleria nata a Napoli, il rione Borgo e i consigli per la visita.

Daphne, Act Two di Umico Niwa a T293: date, orari e contatti

Daphne, Act Two resta aperta a T293 dal 18 settembre al 16 ottobre 2026: le ultime settimane utili per vederla sono quelle della prima metà di ottobre.

Gli orari

T293 è aperta dal martedì al venerdì dalle 12 alle 19 e il sabato dalle 15 alle 19. Per la domenica e il lunedì la galleria non indica orari di apertura.

I contatti

Il telefono della galleria è 06 69229118, l'indirizzo di posta elettronica info@t293.it. La galleria è presente anche su Instagram.

L'ultimo giorno

Il 16 ottobre 2026 cade di venerdì: chi vuole vedere la mostra all'ultimo momento ha tempo fino alle 19 di quel giorno.

Daphne, Act Two: una mostra in due atti

Daphne, Act Two è costruita come uno spettacolo teatrale: due stanze, due atti, un cast di figure scultoree che l'artista chiama Daphne.

Atto primo

La prima stanza, Act One, riunisce le prime Daphne, figure antropomorfe in peltro fuso e materiali organici, per presentare il cast al pubblico. È una sala di presentazione, come l'ingresso in scena dei personaggi all'inizio di una commedia.

Atto secondo

La seconda stanza, Act Two, esplora la drammaturgia fra i personaggi, dentro una mise en scène costruita con cura. Le Daphne vi compaiono come attori fermi a metà scena.

I costumi

Ogni Daphne è stata adornata, o meglio vestita come per un costume, con materiali raccolti in natura che suggeriscono gesti, stati d'animo ed emozioni. Le figure nascono da ricordi di amici, famiglia ed esperienze personali, e appaiono come frammenti di una narrazione più ampia e privata, che resta invisibile.

I palchi

Le figure sono presentate su palcoscenici scolpiti: l'installazione prende la forma di un ambiente teatrale, con costumi, luci e messa in scena.

Il tema di Daphne, Act Two: i molti significati di play

La mostra lavora sui molti significati della parola inglese play, che indica insieme il gioco, la recita e l'attività fatta per puro piacere.

Gioco e teatro

Il testo della galleria elenca i significati in gioco: dai giochi competitivi alle rappresentazioni teatrali, fino alle attività svolte esclusivamente per piacere, comprese le dinamiche consensuali di potere del BDSM.

L'identità come recita

Presentate sui loro palchi, le Daphne rivelano la natura teatrale dell'identità: genere e sessualità vengono esplorati come performance, qualcosa che si interpreta e si mette in scena.

Un pubblico adulto

Il tema della sessualità e il riferimento esplicito al BDSM rendono la mostra adatta soprattutto a un pubblico adulto, anche se le opere non sono descritte dalla galleria come esplicite.

Le parole di Umico Niwa: dall'opera cantonese a Shakespeare

La galleria apre la presentazione della mostra con un testo dell'artista che racconta da dove nasce il suo interesse per il travestimento teatrale.

Farewell My Concubine

Niwa racconta di aver visto da poco il film Farewell My Concubine e di essersi ricordata di quando, quasi dieci anni prima, sedeva in un teatro d'opera cantonese nella campagna di Hong Kong. Le donne erano interpretate da uomini, accolti e persino celebrati nel contesto della finzione, del gioco.

Shakespeare nei giardini

Il ricordo si lega a un'altra immagine d'infanzia: gli spettacoli di Shakespeare all'aperto, nei giardini, visti da bambina, con le spalle a sbuffo, i volant, i velluti e i pizzi dei costumi. Vedere Giulietta interpretata da un giovane uomo, come Shakespeare aveva previsto, l'aveva colpita profondamente.

Il Kabuki

A questi ricordi l'artista aggiunge il teatro di casa sua, il Kabuki, con il suo cast interamente maschile. È da questo intreccio di tradizioni teatrali, in cui il travestimento è regola e non eccezione, che nascono le Daphne.

Come guardare le Daphne di Umico Niwa

Le Daphne sono sculture da guardare come si guarda un attore in scena: prima il costume, poi il gesto, infine la relazione con gli altri personaggi.

Il costume

Ogni figura è vestita con materiali raccolti in natura, scelti per suggerire uno stato d'animo. Conviene avvicinarsi e cercare di capire quale emozione racconti ciascun costume: un ornamento che si apre, uno che si chiude, uno che pesa sulla figura.

Il gesto

Le Daphne sono figure ferme a metà scena. Il consiglio è immaginare il movimento che precede e quello che segue: è il modo più semplice per entrare nella drammaturgia che l'artista ha costruito nella seconda stanza.

La relazione

Nella seconda stanza le figure sono disposte in rapporto fra loro. Chi guarda può provare a ricostruire una trama, sapendo che l'artista la tiene volutamente nascosta: le Daphne sono frammenti di una narrazione personale più ampia, che resta invisibile.

Il travestimento

Infine, il filo che lega tutto è il travestimento: come nell'opera cantonese, nel teatro elisabettiano e nel Kabuki ricordati dall'artista, l'identità delle Daphne è qualcosa che si indossa e si recita.

Il libro Daphne

L'inaugurazione della mostra ha previsto un incontro con l'artista, in coincidenza con la pubblicazione del libro Daphne.

Una pubblicazione

Il volume documenta la serie di sculture e il loro sviluppo da un atto all'altro. Per informazioni sulla disponibilità conviene rivolgersi direttamente alla galleria, che ha anche una sezione shop sul proprio sito.

Lo shop della galleria

Fra i libri proposti dallo shop di T293 ci sono pubblicazioni dedicate ad artisti del suo programma, come Isabella Ducrot e Patrizio di Massimo.

T293: da via dei Tribunali a piazza del Catalone

T293 è una galleria d'arte contemporanea fondata nel 2002 in un palazzo storico di Napoli, al numero 293 di via dei Tribunali: dall'indirizzo deriva il nome.

Le origini a Napoli

Fin dall'inizio la galleria si è proposta come spazio per gli artisti emergenti e si è fatta conoscere per un programma di ricerca e per mostre di spirito sperimentale, fino a diventare un punto di riferimento nel mondo dell'arte, secondo la sua stessa presentazione.

Il trasferimento a Roma

In seguito T293 si è trasferita a Roma, in piazza del Catalone, nel rione Borgo: una nuova sede che la galleria presenta come un passo avanti nella sua evoluzione, in un contesto che ne riflette l'energia e il peso storico.

Gli artisti nel mondo

Mentre Daphne, Act Two è in corso a Roma, la galleria segnala mostre di artisti del suo programma in sedi europee: Lito Kattou al Frac des Pays de la Loire di Carquefou, Claire Fontaine al Palazzo della Ragione di Bergamo, Simon Denny a Palazzo Diedo a Venezia, mentre si è appena chiusa la mostra di Caroline Mesquita a Le Creux de l'Enfer di Thiers.

Borgo, il rione di T293

Borgo è il quattordicesimo rione di Roma, indicato con R. XIV, e conserva ancora oggi il suo significato storico di vestibolo di San Pietro e dei palazzi vaticani.

I confini

Il rione confina a ovest con la Città del Vaticano e piazza San Pietro, a est con il Tevere, a nord con Prati, a sud ovest con il quartiere Aurelio e a sud con Trastevere. Dal 2013 fa parte del Municipio I.

I borghi

Le strade principali corrono da est a ovest e, con l'eccezione della moderna via della Conciliazione, non si chiamano vie ma borghi. Piazza del Catalone è una delle piazze del rione, insieme a piazza della Città Leonina, al largo del Colonnato e a piazza Della Rovere.

Il nome

Il nome viene dai pellegrini germanici, che chiamarono Burg, centro fortificato, la zona delle loro Scholae; italianizzato, il termine divenne Borgo. Le Scholae più importanti erano quelle dei Franchi, dei Sassoni, dei Frisoni e dei Longobardi.

I borghi e le piazze intorno a piazza del Catalone

Piazza del Catalone è una delle piazze del rione Borgo, una zona che, sebbene fortemente trasformata nella prima metà del Novecento, conserva la sua trama di strade chiamate borghi.

Le Scholae dei pellegrini

Nel medioevo i pellegrini dei popoli del nord residenti a Roma si riunivano in associazioni chiamate Scholae, ciascuna con un ospitale e una chiesa per accogliere i connazionali. Una delle prime, la Schola Saxonum, fu eretta nell'VIII secolo da Ina, re dei Sassoni: il suo ospitale divenne il nucleo dell'Ospedale di Santo Spirito, uno dei più antichi e grandi di Roma.

Le piazze del rione

Oltre a piazza del Catalone, il rione conta fra le sue piazze piazza Adriana, il largo degli Alicorni, piazza Capponi, piazza della Città Leonina, il largo del Colonnato e piazza Della Rovere: nomi che raccontano la storia del quartiere, da Adriano alla Città Leonina.

Un rione di passaggio

Da sempre Borgo è il luogo in cui si arriva da fuori: i pellegrini medievali, i visitatori di oggi e, da qualche anno, anche il pubblico dell'arte contemporanea che raggiunge T293.

Come arrivare a T293

T293 si trova in piazza del Catalone 8, nel rione Borgo, nel Municipio I, fra il Tevere e piazza San Pietro.

Con i mezzi pubblici

Per la combinazione migliore di linee e fermate dal proprio punto di partenza conviene usare il calcolatore di percorso di ATAC, che indica anche i tempi di percorrenza aggiornati.

A piedi

Dal centro storico si arriva a piedi attraversando il Tevere su Ponte Sant'Angelo e proseguendo nei borghi.

In auto

Il consiglio è arrivare con i mezzi pubblici o a piedi, lasciando l'auto: il rione è il vestibolo di San Pietro e attira visitatori tutto l'anno.

Una curiosità su Daphne, Act Two di Umico Niwa alla galleria T293 — dal 18 settembre al 16 ottobre 2026

Il titolo della mostra annuncia un secondo atto, e la struttura dell'allestimento lo prende alla lettera. Niwa non espone semplicemente una serie di sculture: divide lo spazio della galleria in due stanze, la prima intitolata Act One e la seconda Act Two, e le tratta come due momenti successivi di una rappresentazione. Nella prima sala le Daphne si presentano al pubblico, come i personaggi elencati in apertura di un copione; nella seconda sono già dentro la storia, ferme a metà di una scena di cui non conosciamo l'inizio né la fine. La curiosità è che il materiale scelto per queste figure, il peltro fuso, convive con materiali organici raccolti in natura, che fanno da costumi: le Daphne sono insieme statue e attori in abito di scena. Chi entra in galleria diventa così il pubblico di uno spettacolo che non si muove, e il passaggio da una stanza all'altra è l'equivalente del cambio d'atto. A nostro giudizio è un modo intelligente di usare uno spazio espositivo: la visita stessa diventa una drammaturgia, e l'ordine in cui si attraversano le sale conta quanto le singole opere.

Una cosa che non ti dice nessuno su Daphne, Act Two di Umico Niwa alla galleria T293 — dal 18 settembre al 16 ottobre 2026

La mostra dura meno di un mese, e chi la mette in lista per l'autunno rischia di arrivare tardi: chiude il 16 ottobre. In più, il sabato T293 apre solo nel pomeriggio, dalle 15 alle 19, mentre dal martedì al venerdì apre a mezzogiorno. Chi pensa di unire la galleria a una mattina ai Musei Vaticani o a San Pietro deve tenere conto di questi orari e programmare la visita dopo pranzo. C'è poi un aspetto legato al contesto: piazza del Catalone si trova in un rione frequentatissimo dai pellegrini e dai visitatori di San Pietro, ma una galleria d'arte contemporanea come T293, con una storia di oltre vent'anni nata a Napoli, è l'ultima cosa che ci si aspetta di incontrare fra i borghi. È proprio questo contrasto a rendere la visita interessante: uscendo dalla mostra di Niwa, con le sue Daphne travestite e il suo discorso sull'identità come recita, ci si ritrova a pochi passi dal colonnato di piazza San Pietro. Infine, la mostra parla anche di sessualità e di dinamiche di potere consensuali: è bene saperlo prima di entrare con dei ragazzi.

Il consiglio che ti do per visitare Daphne, Act Two di Umico Niwa alla galleria T293 — dal 18 settembre al 16 ottobre 2026

Il consiglio è leggere prima il testo dell'artista pubblicato dalla galleria, quello in cui Niwa ricorda l'opera cantonese nella campagna di Hong Kong, Shakespeare nei giardini e il Kabuki: sono tre immagini che spiegano le Daphne meglio di qualunque didascalia. Poi entrare rispettando l'ordine degli atti, cominciando dalla prima stanza, dove il cast viene presentato, e passando alla seconda solo dopo aver guardato da vicino le singole figure e i materiali dei loro costumi. A nostro giudizio la seconda sala va vista con calma, girando intorno ai palchi scolpiti e cercando le relazioni fra i personaggi, come si farebbe con una fotografia di scena. Per il momento della giornata conviene un pomeriggio feriale, fra le 15 e le 18, quando la galleria è aperta con orario pieno. Chi ha tempo può unire la mostra a una passeggiata nei borghi e a un tramonto sul Tevere, verso Castel Sant'Angelo. Chi viene in gruppo o ha domande sulle opere e sul libro Daphne fa bene a scrivere prima alla galleria, all'indirizzo info@t293.it.

Perché vedere Daphne, Act Two

Daphne, Act Two è una mostra breve e compatta, che mette insieme scultura, teatro e riflessione sull'identità in due sole stanze.

Il teatro in galleria

A nostro giudizio il punto di forza è l'allestimento costruito come una vera drammaturgia: lo spazio stesso è lo spettacolo, con palchi, costumi e cambio d'atto.

Tre tradizioni teatrali

L'opera cantonese, Shakespeare e il Kabuki hanno in comune il travestimento degli attori maschi in ruoli femminili: Niwa li fa dialogare in una forma contemporanea.

Materiali inattesi

Il peltro fuso e i materiali raccolti in natura danno alle figure una qualità insieme preziosa e fragile.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che Borgo è il rione di San Pietro; meno noto è che per secoli non fu considerato parte della città di Roma, ma una città a sé. Nell'Alto Medioevo il quartiere, fuori dalle Mura Aureliane, era esposto agli attacchi: nell'VIII e nel IX secolo i Saraceni risalirono il Tevere con le loro navi e saccheggiarono più volte la zona e la basilica, e un grande incendio, quello dell'847, fu poi immortalato da Raffaello nell'affresco delle Stanze Vaticane. Fu allora che papa Leone IV decise di proteggere il quartiere con le mura che ancora portano il suo nome. Il 27 giugno 852 il pontefice, accompagnato dal clero e dal popolo, diede inizio alla costruzione camminando a piedi scalzi lungo il circuito delle future mura; per popolare la zona vi fece stabilire diverse famiglie di Corsi. Da quel momento Borgo divenne la Città Leonina, Civitas Leonina, con magistrati e governatore propri. Prima ancora, le Scholae dei pellegrini, franchi, sassoni, frisoni e longobardi, avevano dato al rione il suo nome germanico, Burg. È un dettaglio che si accorda bene con una galleria che arriva da Napoli in un rione nato per accogliere i forestieri: anche T293, nella sua presentazione, racconta il passaggio a Roma come un approdo.

La foto giusta da fare a Daphne, Act Two di Umico Niwa alla galleria T293 — dal 18 settembre al 16 ottobre 2026

In una mostra costruita come uno spettacolo, la foto giusta è una fotografia di scena. Nella seconda stanza, Act Two, le Daphne sono disposte sui palchi scolpiti come attori fermi a metà di un dialogo: conviene cercare un punto di vista laterale, all'altezza dei palchi, da cui due o tre figure si vedano in relazione fra loro, come se la scena fosse colta dalle quinte. Il peltro fuso riflette la luce, e i materiali organici dei costumi hanno superfici irregolari che rendono bene in un dettaglio ravvicinato, senza flash. Nella prima stanza, invece, la foto adatta è quella d'insieme, che mostra il cast schierato come in una presentazione. Le immagini ufficiali dell'allestimento diffuse dalla galleria sono della fotografa Eleonora Cerri Pecorella e offrono un buon riferimento per capire gli spazi. Prima di scattare conviene chiedere il permesso in galleria. Fuori, la foto che lega la mostra al luogo è piazza del Catalone con la sua fontana, una piazza raccolta del rione Borgo, elencata fra le piazze storiche del rione, a pochi passi da uno dei luoghi più fotografati del mondo, che qui resta fuori campo.

Come organizzare un pomeriggio in Borgo con la mostra

Un pomeriggio dedicato a Daphne, Act Two si organizza bene unendo la galleria ai luoghi del rione Borgo e della riva del Tevere.

San Pietro

Chi non è mai stato a piazza San Pietro e nella basilica può dedicare la mattina a loro e il pomeriggio alla galleria.

Santo Spirito

Nel rione si trova Santo Spirito in Sassia, la chiesa legata all'ospedale nato dall'ospitale dei pellegrini sassoni.

Castel Sant'Angelo

Verso il fiume, Castel Sant'Angelo e il Passetto di Borgo chiudono la passeggiata.

Daphne, Act Two in una giornata a San Pietro

Chi visita Roma per pochi giorni può inserire Daphne, Act Two in una giornata dedicata al Vaticano senza allungare i percorsi, perché T293 si trova nel rione che fa da vestibolo a San Pietro.

La mattina

La mattina è il momento per la basilica, la piazza o i musei, che richiedono più tempo e più energie. La galleria apre a mezzogiorno dal martedì al venerdì, e il sabato solo dalle 15.

Il primo pomeriggio

Dopo pranzo si entra in galleria: la mostra occupa due stanze e si vede bene in tre quarti d'ora, compreso il tempo per rileggere il testo dell'artista davanti alle figure.

Il tardo pomeriggio

Uscendo, la passeggiata nei borghi porta verso il Tevere, Castel Sant'Angelo e Ponte Sant'Angelo, da cui si rientra nel centro storico a piedi. È un modo per chiudere la giornata passando dal sacro al contemporaneo e di nuovo all'antico, in poche centinaia di metri.

Dove mangiare in Borgo

Il rione Borgo, per la vicinanza con San Pietro, offre molti locali pensati per i visitatori, accanto a indirizzi frequentati dai romani nelle strade più interne.

Il consiglio

Conviene allontanarsi dalle strade più vicine alla piazza e scegliere con calma, verificando menu e recensioni prima di sedersi; a pranzo nei giorni feriali trovare posto è più semplice.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia di Borgo comincia prima del cristianesimo. In età romana il territorio faceva parte della quattordicesima regione, Transtiberim, e si chiamava Ager Vaticanus, dai vaticini degli auguri etruschi; fuori dal pomerio e malarico, era usato per le sepolture, con tombe monumentali come la Meta Romuli, una piramide demolita solo nel 1499. All'inizio dell'età imperiale vi sorsero gli horti di Agrippina e di Domizia; Caligola vi costruì un circo, ingrandito da Nerone, lungo la cui spina fu eretto l'obelisco che oggi è in piazza San Pietro. Adriano fece costruire il suo mausoleo, collegato alla riva sinistra dal Pons Aelius, oggi Ponte Sant'Angelo. Il martirio di Pietro ai piedi del colle Vaticano, nel 67, cambiò il destino della zona: sulla sua tomba fu eretto un oratorio e, nel 324, la basilica costantiniana. Nel medioevo le Scholae dei pellegrini fondarono ospitali e chiese; quello dei Sassoni divenne il nucleo dell'Ospedale di Santo Spirito, fondato da Innocenzo III nel 1198. Dopo i saccheggi saraceni e l'incendio dell'847, Leone IV costruì nell'852 le mura della Città Leonina. Nel Novecento la via della Conciliazione ha trasformato il rione, che resta il vestibolo di San Pietro.

Accessibilità, bambini e informazioni pratiche

Daphne, Act Two è aperta dal martedì al venerdì dalle 12 alle 19 e il sabato dalle 15 alle 19, fino al 16 ottobre 2026, a T293, in piazza del Catalone 8.

Accessibilità

Per sapere se le due stanze della mostra sono accessibili con sedia a rotelle o passeggino conviene contattare la galleria prima della visita, al numero 06 69229118.

Con i bambini

Le figure teatrali e i costumi possono incuriosire anche i più piccoli, ma il testo della mostra affronta sessualità e dinamiche di potere: la valutazione spetta ai genitori.

Acquisti

Per informazioni sulle opere, sul libro Daphne e sulle pubblicazioni della galleria ci si rivolge a info@t293.it.

Chi è passato da Daphne, Act Two di Umico Niwa alla galleria T293 — dal 18 settembre al 16 ottobre 2026

Dalla mostra passano, idealmente, gli attori che hanno ispirato Umico Niwa: gli interpreti maschili dell'opera cantonese ascoltata in un teatro della campagna di Hong Kong, i protagonisti di Farewell My Concubine, il giovane che interpretava Giulietta in uno spettacolo di Shakespeare nei giardini, gli attori del Kabuki, il teatro che l'artista chiama di casa sua. Passano anche le persone reali da cui nascono le Daphne, amici e familiari dell'artista trasformati in personaggi. Dalla galleria T293, nel corso della sua storia fra Napoli e Roma, sono passati artisti come Claire Fontaine, Simon Denny, Lito Kattou, Caroline Mesquita, Isabella Ducrot e Patrizio di Massimo, presenti nel suo programma e nelle sue pubblicazioni. Dal rione Borgo, invece, sono passati per secoli i pellegrini delle Scholae, franchi, sassoni, frisoni e longobardi; papa Leone IV, che nell'852 percorse a piedi scalzi il tracciato delle nuove mura; Raffaello, che dipinse l'incendio dell'847; e un personaggio popolare come Romeo Ottaviani, detto er Tinèa, nato in Borgo nel 1877, celebre bullo romano a cavallo fra Ottocento e Novecento.

Cosa vedere intorno a T293

Intorno a piazza del Catalone si concentrano alcuni dei luoghi più visitati di Roma, tutti raggiungibili a piedi.

Il Vaticano

Oltre alla piazza e alla basilica di San Pietro, ci sono i Musei Vaticani e i Giardini Vaticani.

Via della Conciliazione

Su via della Conciliazione si trova l'Auditorium Conciliazione, per chi vuole chiudere la giornata con un concerto o uno spettacolo.

Domande frequenti su Daphne, Act Two a T293

Fino a quando è aperta Daphne, Act Two?

Daphne, Act Two di Umico Niwa è aperta alla galleria T293 di Roma fino al 16 ottobre 2026. La mostra è iniziata il 18 settembre e si visita dal martedì al venerdì dalle 12 alle 19 e il sabato dalle 15 alle 19.

Dove si trova la galleria T293 a Roma?

La galleria T293 si trova in piazza del Catalone 8, nel rione Borgo, fra il Tevere e piazza San Pietro. Per arrivare con i mezzi pubblici dal proprio punto di partenza conviene usare il calcolatore di percorso di ATAC.

Si paga l'ingresso a T293?

T293 è una galleria privata d'arte contemporanea e non pubblica un biglietto d'ingresso per Daphne, Act Two, come di norma per questo tipo di spazi. Per informazioni la galleria risponde al numero 06 69229118 e all'indirizzo info@t293.it.

Che cosa sono le Daphne di Umico Niwa?

Le Daphne di Umico Niwa sono figure scultoree antropomorfe in peltro fuso e materiali organici, vestite con materiali raccolti in natura come se fossero costumi di scena. Nascono da ricordi di amici, famiglia ed esperienze personali dell'artista.

Perché la mostra si chiama Act Two?

Daphne, Act Two si chiama così perché l'installazione è divisa in due stanze trattate come due atti: nella prima, Act One, sono presentate le prime Daphne; nella seconda, Act Two, le figure sono messe in scena come attori fermi a metà di una scena.

Da dove viene il nome T293?

Il nome T293 viene dall'indirizzo della prima sede della galleria, al numero 293 di via dei Tribunali a Napoli, dove è stata fondata nel 2002. In seguito la galleria si è trasferita a Roma, in piazza del Catalone.

La mostra è adatta ai bambini?

Daphne, Act Two affronta temi di genere, sessualità e dinamiche di potere consensuali, citando esplicitamente il BDSM nel testo di presentazione. Le figure possono incuriosire i più piccoli, ma la mostra è pensata soprattutto per un pubblico adulto.

Chi è Umico Niwa?

Umico Niwa è l'artista di Daphne, Act Two, mostra di nuove opere presentata da T293. Nel testo pubblicato dalla galleria racconta di essersi formata, da spettatrice, fra l'opera cantonese di Hong Kong, gli spettacoli di Shakespeare nei giardini e il Kabuki, il teatro che chiama di casa sua.

T293 è aperta il sabato?

Sì, la galleria T293 è aperta il sabato dalle 15 alle 19, mentre dal martedì al venerdì apre dalle 12 alle 19. Per la domenica e il lunedì la galleria non indica orari di apertura: conviene scrivere a info@t293.it per eventuali visite su richiesta.

Il consiglio finale su Daphne, Act Two

A nostro giudizio Daphne, Act Two è una mostra breve e originale, che usa lo spazio di una galleria come un palcoscenico e parla di identità attraverso il travestimento teatrale, dall'opera cantonese al Kabuki. Il consiglio è non rimandare, perché chiude il 16 ottobre, venire in un pomeriggio feriale, leggere prima le parole dell'artista e attraversare le due stanze nell'ordine degli atti. Poi uscire nei borghi e guardare San Pietro con occhi diversi, come la scenografia più grande della città.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento18 Settembre 2026 12:00 — 16 Ottobre 2026
IndirizzoT293, Piazza del Catalone 8, 00193 Roma Roma Città
CategorieEventiMostre

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