Capocotta (RM)
Capocotta è il tratto di litorale romano compreso fra la Tenuta presidenziale di Castel Porziano e Torvaianica, lungo la Via Litoranea, all'incirca dal chilometro 7,600 al chilometro 10,100: quarantacinque ettari di arenile e di dune che appartengono alla Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, istituita con decreto del Ministro dell'Ambiente del 29 marzo 1996. L'ingresso è libero e gratuito: non esiste un biglietto, non esiste una prenotazione, non esiste un orario di chiusura del bagnasciuga. In auto si arriva dalla Via Cristoforo Colombo fino a Ostia e poi si prende la Litoranea in direzione Torvaianica; i parcheggi sono a raso lungo la strada, all'altezza dei varchi. Con i mezzi si usa la ferrovia Roma Lido fino al capolinea Cristoforo Colombo e da lì l'autobus 07, che percorre la Litoranea fino a Torvaianica e Campo Ascolano ed è compreso nella tariffa Metrebus zona A; una seconda linea, la 062, collega il Porto Turistico di Roma a Castel Porziano passando per Lido Centro e Colombo. Le corse estive vengono attivate in genere dal primo maggio, con capolinea Colombo fra le 6.30 e le 21.30 nei feriali: gli orari della stagione in corso vanno controllati sul sito dell'azienda di trasporto. I chioschi con servizi, bar e salvataggio sono cinque, distribuiti sull'arenile e identificati nei bandi comunali come lotti A, B, C, D ed E. Tutto il resto è spiaggia libera: ci si mette dove si vuole, con il proprio telo, e nessuno può mandarti via.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Per inquadrare il contesto ambientale e gli altri tratti protetti della costa di Roma conviene partire dalla pagina sul litorale romano, che tiene insieme pinete, foci e arenili dal Tevere fino al confine con la provincia di Latina.
Dove si trova Capocotta (RM) e come ci si arriva davvero
La geografia qui è semplice e va imparata una volta sola, perché è la stessa da sessant'anni. Da Ostia Lido si esce verso sud lungo la Via Litoranea, la strada che costeggia il mare separata dalla battigia soltanto dalla fascia dunale. Il primo tratto, quello che i romani chiamano i Cancelli, appartiene alla Tenuta di Castelporziano: sette varchi numerati aperti nel 1966 nella recinzione della tenuta presidenziale. Superato l'ultimo cancello comincia Capocotta, e si prosegue fino a sfiorare Torvaianica, dove l'arenile torna a essere occupato dagli stabilimenti.
Capocotta in automobile: la Litoranea, i varchi e il problema del parcheggio
Il percorso più rapido dal centro di Roma è la Via Cristoforo Colombo fino al mare, poi la rotatoria del Lido e la Litoranea verso sinistra. Sono circa venticinque chilometri dal Circo Massimo. La sosta è consentita esclusivamente nelle piazzole e nelle aree a raso segnalate lungo la strada: i cordoli, le staccionate e la sabbia oltre la recinzione non sono parcheggi, e la Giunta capitolina nel novembre 2020 ha approvato proprio per questo un intervento di salvaguardia da oltre 250.000 euro che comprendeva il ripristino di circa tre chilometri di recinzione perimetrale lungo la Litoranea, rovinata negli anni dalle auto lasciate sulla duna. Un'opinione netta, da chi ci porta gruppi da vent'anni: nei fine settimana di luglio e agosto arrivare dopo le dieci del mattino significa fare due chilometri a piedi sull'asfalto rovente. Si parte presto o si rinuncia all'auto.
Capocotta con i mezzi pubblici: Roma Lido, la 07 e la 062
La combinazione che funziona è metropolitana linea B fino a Piramide, ferrovia Roma Lido fino al capolinea Cristoforo Colombo, autobus 07 lungo la Litoranea. Il biglietto è quello urbano integrato: la linea 07 resta valida con i titoli Metrebus zona A anche sulle tratte che entrano nel territorio di Pomezia. Le fermate non hanno pensiline né tabelloni luminosi: sono paline lungo una strada di campagna, e il riferimento vero è il chilometro. Chi punta all'arenile centrale scende attorno al chilometro 9; chi vuole la parte più vicina ai Cancelli scende prima. In alternativa la linea 062 dal Porto Turistico di Roma arriva a Castel Porziano, utile per chi alloggia sul lungomare di Ostia. Gli orari cambiano ogni stagione, e il sito dell'azienda di trasporto pubblico è l'unico posto dove leggerli aggiornati.
In bicicletta lungo la Litoranea fino a Capocotta
La Litoranea è pianeggiante e in buona parte rettilinea, e molti ciclisti romani la percorrono all'alba. Non esiste però una pista ciclabile protetta continua su tutto il tratto di Capocotta: si pedala sulla carreggiata, con auto che in estate corrono. Consiglio pratico: luci accese anche di giorno, e ritorno prima delle undici, quando il traffico balneare diventa serio.
Capocotta (RM) dentro la Riserva Naturale Statale del Litorale Romano
La riserva nasce con decreto ministeriale del 29 marzo 1996, in attuazione della legge quadro sulle aree protette del 1991. Si estende per circa 15.800 ettari fra i comuni di Roma e Fiumicino, con una ripartizione quasi paritaria: poco più della metà ricade nel territorio di Roma, il resto in quello di Fiumicino. Il perimetro corre da Marina di Palidoro, a nord, fino proprio alla spiaggia di Capocotta, a sud, escludendo l'aeroporto e i nuclei urbani. Dentro questo confine convivono cose che di solito si studiano separate: le rovine di Ostia Antica, i porti imperiali di Claudio e Traiano, la necropoli dell'Isola Sacra, la pineta di Castel Fusano, le zone umide di Macchiagrande e il sistema dunale che stiamo descrivendo.
Perché le dune di Capocotta contano più di quanto sembri
Il sistema dunale di Capocotta è riconosciuto come Sito di Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale nella rete europea Natura 2000. La ragione non è estetica. Le dune costiere naturali del Tirreno centrale sono quasi scomparse: cementificate, spianate per fare parcheggi, cancellate dalla pulizia meccanica degli arenili. Quello che sopravvive fra il chilometro 7,600 e il chilometro 10,100 della Litoranea è uno degli ultimi cordoni dunali integri del Lazio, e funziona come una difesa idraulica: trattiene la sabbia, assorbe le mareggiate, alimenta la spiaggia nella stagione successiva. Una duna distrutta non torna. Si ricostruisce solo con decenni di lavoro e con la vegetazione giusta, e nel frattempo il mare si mangia l'arenile.

Le dune di Capocotta (RM), fascia per fascia
Chi cammina dalla strada verso il mare attraversa in cento metri quattro ambienti diversi, con specie diverse e regole di sopravvivenza diverse. È la zonazione dunale, e a Capocotta si legge a occhio nudo meglio che in qualunque manuale. Sul cordone vivono circa venti specie vegetali, tutte adattate a un ambiente che per una pianta normale sarebbe letale: salsedine, vento costante, sabbia che si muove, temperature al suolo che d'estate superano i cinquanta gradi.
La battigia e l'avanduna: le annuali che nessuno nota
La prima fascia, quella subito sopra la linea di marea, ospita piante annuali di poche settimane di vita, che germinano fra i detriti spiaggiati e chiudono il ciclo prima di agosto. Sembrano erbacce. Sono invece il primo anello della catena: trattengono i primi granelli e fanno partire l'accumulo. La pulizia meccanica dell'arenile, quella fatta con il trattore e il rastrello, le cancella insieme alla plastica, ed è il motivo per cui sulle spiagge attrezzate questa fascia non esiste più.
La duna mobile e l'ammofila
Salendo si incontra la duna mobile, dominata dall'ammofila, una graminacea dall'apparato radicale profondo che cresce verticalmente man mano che la sabbia la seppellisce. È l'ingegnere del sistema: più sabbia arriva, più l'ammofila sale, più la duna cresce. Qui in maggio fiorisce anche il convolvolo delle sabbie, con le sue campanelle rosa pallido, e compaiono i cuscini bianchi della camomilla marina, le macchie gialle di ononide e di erba medica marina. In piena estate il pezzo forte è il giglio di mare, con fiori bianchi grandi e profumati che si aprono al tramonto e durano poco: raccoglierlo è vietato, fotografarlo no.
La depressione retrodunale, l'ambiente più fragile di Capocotta
Dietro il primo cordone la sabbia si abbassa e si crea una conca dove l'umidità resiste più a lungo e in inverno l'acqua può ristagnare. È l'ambiente meno appariscente e il più delicato di tutta Capocotta, perché ospita specie che altrove sul litorale laziale sono sparite. Passarci in mezzo con le infradito per accorciare la strada costa pochissimo a chi cammina e moltissimo alla duna.
La duna fissa e la macchia mediterranea
L'ultima fascia, verso la Litoranea, è stabilizzata da arbusti: ginepro coccolone, fillirea, corbezzolo, mirto, cisto, erica arborea. È una macchia bassa, piegata dal maestrale, che in aprile profuma in modo intenso. Il ginepro qui è la specie bandiera: cresce lentissimo, e un cespuglio di un metro può avere decenni di vita. Ogni volta che qualcuno ci apre un passaggio a forza, quel passaggio diventa un canale di erosione permanente.
Gli animali delle dune di Capocotta
La fauna non è spettacolare e proprio per questo sfugge. Sulle dune vivono piccoli mammiferi, conigli selvatici e volpi, e nella macchia nidificano silvie e usignoli. Sul bagnasciuga, in primavera, transitano limicoli. Il litorale romano ospita inoltre, nella stagione fredda, una comunità di uccelli censita da anni dagli ornitologi della riserva. Le tracce più facili da riconoscere sono quelle della volpe all'alba, prima che le prime persone scendano in spiaggia.
I divieti sulle dune di Capocotta (RM) e i varchi autorizzati
Qui la regola è una sola e non ammette interpretazioni: alla spiaggia si scende attraverso i passaggi segnalati, mai tagliando per la duna. I varchi sono materialmente riconoscibili, perché sono passerelle e camminamenti in legno che partono dalla Litoranea e scavalcano il cordone; l'intervento approvato dalla Giunta capitolina nel novembre 2020 comprendeva la sostituzione della staccionata ecocompatibile fronte spiaggia, il rifacimento dei percorsi di accesso e la posa della cartellonistica, con una spesa complessiva superiore ai 250.000 euro di cui circa 192.000 di costo del lavoro.
Sulle dune sono vietati il calpestio fuori dai camminamenti, il transito e la sosta dei veicoli, il campeggio e il pernottamento, l'accensione di fuochi, l'asportazione di sabbia e la raccolta della vegetazione, compresi i fiori del giglio di mare. Vietato anche piantare ombrelloni dentro la fascia dunale: l'ombrellone va sull'arenile, davanti alla duna, non sopra. La riserva è area protetta statale, quindi gli illeciti sono sanzionati in via amministrativa e, nei casi più gravi, penale. I comportamenti in spiaggia sono inoltre regolati ogni anno dall'ordinanza balneare di Roma Capitale, che stabilisce fra le altre cose le regole su animali, fuochi, giochi e attrezzature: il testo in vigore per la stagione si trova sul sito istituzionale del Comune.
Un'opinione che mi sono fatto accompagnando gruppi: il cartello non basta mai. Quello che funziona è far vedere alle persone la differenza fra un tratto di duna integro e un tratto attraversato da un sentiero selvaggio. Bastano cinquanta metri di distanza e la lezione è chiara a chiunque, bambini compresi.
I chioschi di Capocotta (RM) e il senso della spiaggia libera
Capocotta non è un litorale di stabilimenti. I chioschi presenti sull'arenile sono cinque e hanno in concessione i servizi, non la spiaggia: significa che offrono bar, ristorazione, docce, servizi igienici, noleggio di lettini e ombrelloni e, soprattutto, il salvataggio, ma non possono impedire a nessuno di stendere il telo dove preferisce. È una differenza sostanziale rispetto agli stabilimenti recintati di Ostia, e spiega perché per molti romani Capocotta resti la prima scelta anche solo per un'ora al tramonto.
I cinque lotti di Capocotta
Le concessioni sono state riordinate dopo oltre vent'anni di proroghe. Le strutture sono identificate nei bandi comunali come lotti A, B, C, D ed E, corrispondenti agli esercizi storicamente noti ai frequentatori come Dar Zagaia, Mediterranea, Settimo Cielo, Porto di Enea e Mecs. Nel maggio 2024 Roma Capitale ha assegnato con gara le prime tre concessioni, di durata sestennale, mentre per gli altri due lotti si è proceduto in un secondo momento con un bando dedicato. Canoni e assegnatari sono cambiati nel tempo: per sapere quale chiosco è aperto nella stagione in corso conviene guardare gli atti pubblicati dal Comune di Roma, perché la situazione si è mossa più volte.
Che cosa si trova e che cosa non si trova
Acqua potabile, servizi igienici e docce ci sono soltanto in corrispondenza dei chioschi. Nel resto dei due chilometri e mezzo di arenile non c'è nulla: niente ombra naturale, niente fontanelle, niente cestini oltre quelli dei varchi. Portarsi acqua, un cappello e un sacchetto per i propri rifiuti non è una cortesia, è la condizione minima per stare su una spiaggia libera dentro una riserva naturale.

L'oasi naturista di Capocotta (RM): il fatto, senza aggettivi
Una porzione dell'arenile di Capocotta, dell'ordine di 250 metri, è riconosciuta come spiaggia naturista autorizzata dall'amministrazione capitolina. L'atto istitutivo risale alla fine degli anni Novanta ed è considerato il primo provvedimento del genere in Italia: da quel precedente sono discese le altre spiagge naturiste riconosciute sul territorio nazionale, una ventina, oltre a un numero maggiore di arenili in cui la pratica è tollerata senza atto formale. La pagina dedicata all'Oasi Naturista di Capocotta raccoglie i dettagli su accesso e servizi.
Sul piano giuridico il riferimento sono due pronunce della Corte di Cassazione del 2000, la numero 3557 e la numero 1765, secondo cui la nudità integrale praticata in un luogo abitualmente frequentato da naturisti non integra né la fattispecie di atti contrari alla pubblica decenza dell'articolo 726 del codice penale né quella di atti osceni allora prevista dall'articolo 527. Il principio affermato è di contesto: lo stesso comportamento assume rilievo diverso a seconda del luogo e della situazione in cui avviene. Questo è il quadro normativo, e va detto per quello che è, senza enfasi e senza imbarazzo.
Nella pratica, la delimitazione dell'area autorizzata si è spostata negli anni con il cambiare delle concessioni e delle strutture sull'arenile, e la superficie effettivamente disponibile si riduce parecchio nei fine settimana d'agosto. Fuori dal tratto riconosciuto valgono le regole ordinarie. Il consiglio operativo è banale e funziona: si guardano i cartelli al varco e ci si regola di conseguenza, senza dare per scontato che il confine dell'anno scorso sia quello di quest'anno.
Storia della tenuta di Capocotta (RM)
Il nome compare nelle carte come unità fondiaria autonoma nel Quattrocento, forse in precedenza indicata come Capocorso, quando risulta di proprietà di Camillo Capranica, esponente di una famiglia romana di peso nella curia del secolo. Nel Seicento la tenuta passa ai Borghese, la casata che nel frattempo aveva costruito in poche generazioni uno dei patrimoni fondiari più estesi dell'agro romano. Il Catasto Annonario del 1803 le attribuisce una superficie di circa 760 ettari: un latifondo di pascolo e macchia, con pochissime presenze stabili, come quasi tutto il territorio a sud della città prima delle bonifiche.
Capocotta, i Savoia e il Novecento
All'inizio del Novecento Capocotta diventa proprietà privata di Casa reale, con l'obiettivo dichiarato di ampliare la confinante Tenuta di Castelporziano, che la famiglia regnante usava come riserva di caccia pur essendo di proprietà dello Stato. Dopo il referendum del 1946 la tenuta segue la sorte dei beni privati dei Savoia e finisce per tre quarti agli eredi di Vittorio Emanuele III. È in questa condizione, terra privata e semiabbandonata, che Capocotta entra nella cronaca italiana e poi nella leggenda romana.
Il progetto edilizio e il no del 1967
Negli anni Sessanta sull'area viene presentato un piano di lottizzazione di dimensioni notevoli, con la previsione di circa 1.900 fra ville e strutture ricettive affacciate sul mare. La mobilitazione ambientalista e il dibattito pubblico portano il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici a bocciare il progetto nel 1967. È uno spartiacque: se quel piano fosse passato, il cordone dunale di cui parliamo oggi semplicemente non esisterebbe, e il litorale a sud di Ostia sarebbe una seconda Torvaianica.
1985: l'esproprio e la firma di Pertini
La partita si chiude nel 1985, quando mille ettari dell'area vengono acquisiti alla mano pubblica e annessi a Castel Porziano, su spinta dei movimenti ambientalisti e con il sostegno dell'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. L'operazione ricompone l'unità storica dell'antico territorio laurentino. Quella che oggi chiamiamo spiaggia di Capocotta corrisponde, in senso stretto, alla fascia litoranea del vecchio latifondo rimasta fuori dalla Tenuta presidenziale: da qui l'uso, ancora vivo negli atti e fra i frequentatori, dell'espressione ex Tenuta di Capocotta.
I Cancelli, la spiaggia donata ai romani
Il capitolo precedente è quello dei Cancelli. A metà degli anni Sessanta, per volontà del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, una porzione dell'arenile della tenuta presidenziale viene aperta all'uso pubblico e affidata al Comune di Roma: nella recinzione si aprono sette varchi numerati, i Cancelli appunto, e la prima stagione balneare pubblica parte nel giugno 1966. Le fonti oscillano fra il 1965 e il 1966 nell'indicare l'anno dell'atto e quello dell'apertura: il dato prudente è che la decisione matura a metà del decennio e la spiaggia entra in funzione nell'estate del 1966. Da allora i Cancelli e Capocotta formano un continuum di arenile pubblico che non ha eguali sul Tirreno centrale.
Nel frattempo, sul confine fra la tenuta e la spiaggia libera, l'abitudine popolare aveva già fatto il suo lavoro: i passaggi aperti nella rete valsero a Capocotta il soprannome di buco, e fu proprio quella clandestinità a farne un luogo di libertà per chi cercava discrezione, a partire dalle persone omosessuali e dai naturisti degli anni Settanta. Nel 1977 vi aprì il primo punto di ristoro sull'arenile, legato alla figura di un oste soprannominato Zagaia, che per mezzo secolo fu il riferimento di cinema, letteratura e politica romana in spiaggia.

Il mare davanti a Capocotta (RM)
Il fondale è sabbioso e degrada dolcemente per una ventina di metri, poi si approfondisce con un gradino che in giornate di risacca produce una corrente di ritorno. Sulla qualità delle acque i dati sono pubblici: nella classificazione regionale delle acque di balneazione pubblicata il 27 aprile 2026, ARPA Lazio ha censito 221 acque di balneazione, di cui il 93 per cento in classe eccellente, con i comuni costieri della provincia di Roma, Roma compresa, al cento per cento di giudizi eccellenti e nessuna acqua in classe scarsa. I controlli proseguono con campionamenti da aprile a settembre, oltre 1.600 nella stagione, e i risultati puntuali per singolo punto di prelievo si consultano sul portale dell'agenzia regionale.
Le Secche di Tor Paterno, al largo di Capocotta
A poche miglia da questo tratto di costa si trova l'unica area marina protetta italiana interamente al largo, senza alcun tratto di costa: le Secche di Tor Paterno, un rilievo roccioso sommerso di oltre mille ettari, con la sommità a circa diciotto metri di profondità e le pareti che scendono oltre i sessanta. Sopra crescono praterie di posidonia, più in basso gorgonie rosse e corallo nero; fra i pesci si osservano cernie e dentici. Non è un posto da maschera e boccaglio: si raggiunge in barca con i centri autorizzati, e l'immersione è regolamentata dall'ente gestore.
Venti, meteo e il momento del mare piatto
Il regime dei venti qui è netto. Il maestrale da nordovest alza onda corta e rende la giornata fresca ma ventosa; il libeccio sporca l'acqua e porta a riva posidonia spiaggiata, che non è sporcizia ma materiale organico e va lasciata dov'è; lo scirocco d'agosto porta caldo umido e mare mosso. Le mattine di bonaccia, da maggio a giugno, sono il momento in cui l'acqua a Capocotta diventa trasparente per un paio d'ore. Chi vuole il mare a specchio si alza alle sei.
Quando andare a Capocotta (RM) e quando starne alla larga
Da metà maggio a metà giugno è la stagione migliore in assoluto: la macchia è ancora in fiore, l'acqua è fredda ma limpida, i parcheggi liberi, il vento tiepido. Luglio e agosto nei giorni feriali restano gestibili se si arriva presto; nei fine settimana la Litoranea diventa una fila e l'arenile centrale si riempie fino alla duna. Settembre è il mese che consiglio a chi vuole nuotare sul serio: acqua alla temperatura massima dell'anno, luce lunga, spiaggia semivuota dopo il giorno quindici. In inverno Capocotta è un'altra cosa e vale il viaggio: due ore di camminata sul bagnasciuga con il vento da nord, il profilo del Circeo a sud e i gabbiani, senza un chiosco aperto.
Il momento della giornata da evitare, per chiunque abbia la pelle chiara, è la fascia fra le dodici e le sedici, semplicemente perché a Capocotta non esiste ombra naturale sull'arenile. Le persone che si scottano qui sono quelle convinte che il vento significhi fresco.
Capocotta (RM) con i bambini
La spiaggia funziona bene con i bambini per un motivo tecnico: il fondale sabbioso entra piano e il primo tratto resta basso a lungo. Funziona meno per la logistica, perché dal parcheggio al telo si cammina, non ci sono cabine e le docce sono soltanto ai chioschi. I passeggini sulla sabbia non servono a nulla, meglio uno zaino. La duna, però, è la cosa migliore che si possa mostrare a un bambino su questo litorale: in mezz'ora si riconoscono ammofila, ginepro, giglio di mare e le impronte degli animali, e la lezione sul perché non si calpesta entra da sola. Per completare la giornata con qualcosa di organizzato, a pochi chilometri verso sud si trova Zoomarine, a Torvaianica.
Accessibilità a Capocotta (RM)
La situazione va detta senza addolcirla: l'accesso al mare su un arenile libero dentro una riserva è complicato per chi ha difficoltà motorie. I servizi dedicati, quando ci sono, sono legati ai chioschi e alla loro dotazione stagionale, che cambia di anno in anno con le concessioni; passerelle e sedie job non sono garantite su tutta la lunghezza dell'arenile. Prima di programmare una giornata con una persona con disabilità conviene telefonare al chiosco del lotto scelto e verificare che cosa è effettivamente attivo nella stagione in corso, e quale varco abbia il camminamento migliore.
Che cosa vedere intorno a Capocotta (RM)
Nel raggio di pochi chilometri si concentra una quantità di cose che quasi nessuno mette in programma insieme al mare. Verso nord, la pineta di Castel Fusano con i suoi sentieri, e poco oltre gli scavi di Ostia Antica, che meritano una giornata intera e non un'ora di ripiego; accanto agli scavi, il borgo di Ostia Antica con il castello di Giulio II. Verso sud si entra nel litorale pontino: Ardea, poi Anzio e Nettuno, con la riserva costiera di Tor Caldara e le sue sorgenti sulfuree. Chi cerca altri arenili liberi con dune in buono stato può guardare alla spiaggia di Torre Paola, nel Parco Nazionale del Circeo, oppure restare a nord del Tevere fra la spiaggia di Fregene e il lido di Maccarese. La rassegna completa degli arenili del Lazio è nella sezione spiagge.
Una curiosità su Capocotta (RM)
La curiosità è tutta in una parola: buco. Per almeno un decennio, prima che l'area fosse regolarizzata, i romani non dicevano Capocotta, dicevano il buco. Il termine non aveva nulla di allusivo: indicava alla lettera i varchi che le persone aprivano nella rete di confine della tenuta presidenziale per scendere su un arenile che nessuno controllava. Era una toponomastica clandestina, tramandata a voce, che serviva a darsi appuntamento in un posto che sulle carte non esisteva come spiaggia. Da quella rete tagliata è nata l'identità del luogo.
C'è un secondo strato, più antico e quasi dimenticato, nel nome vero e proprio. Nelle carte quattrocentesche la tenuta compare come unità autonoma quando appartiene a Camillo Capranica, e una tradizione erudita locale la collega alla forma Capocorso, che sarebbe poi scivolata nell'attuale Capocotta. È un'ipotesi di filologia toponomastica, non un dato documentato: va presa come tale. Quello che invece è documentato è la continuità catastale della proprietà, dai Capranica ai Borghese, fino ai 760 ettari registrati dal Catasto Annonario del 1803.
La terza curiosità è statistica e riguarda la vegetazione. Su una duna come questa vivono circa venti specie vegetali: pochissime, se pensate a un bosco, tantissime se considerate che il substrato è sabbia mobile, salata e rovente. Ognuna di quelle venti specie occupa una fascia precisa e non sconfina. Camminare dal mare alla Litoranea significa attraversare, in cento metri, quattro comunità vegetali distinte che si succedono in un ordine sempre uguale, dalla battigia alla macchia. Poche cose in natura sono così ordinate e così fragili insieme.
Una cosa che non ti dice nessuno su Capocotta (RM)
Che la sabbia su cui siete distesi non viene da qui. Il sedimento che forma l'arenile e le dune fra Ostia e Torvaianica arriva in gran parte dal bacino del Tevere e dagli altri corsi d'acqua della costa: il fiume lo porta al mare, le correnti lo distribuiscono lungo la riva, il vento lo spinge verso l'interno, la vegetazione lo blocca. Capocotta è, in senso stretto, un pezzo di Appennino macinato e riconsegnato in forma di spiaggia. Da questo discende una conseguenza che nessun cartello spiega: ogni intervento a monte, dalle dighe fluviali alle opere in alveo, riduce il sedimento che arriva alla costa. L'erosione del litorale romano non comincia sulla spiaggia, comincia a centocinquanta chilometri di distanza.
La seconda cosa che non si dice riguarda la posidonia spiaggiata. Le foglie brune accumulate sulla battigia dopo le mareggiate non sono immondizia e non sono alghe: sono i resti di una pianta marina superiore, e quel cumulo, che i tecnici chiamano banquette, protegge fisicamente l'arenile dall'erosione invernale e restituisce nutrienti al sistema dunale. Sulle spiagge attrezzate viene rimosso con le ruspe per ragioni estetiche. A Capocotta, dove l'arenile è libero e dentro una riserva, in buona parte resta dove il mare l'ha messo. Se trovate la battigia coperta di foglie, non è trascuratezza: è il funzionamento corretto di una spiaggia naturale.
La terza, la più pratica: quando la duna appare percorsa da sentieri chiari e larghi, quei sentieri non sono percorsi autorizzati. Sono cicatrici. Il vento si incanala nei varchi aperti abusivamente, scava, e in pochi anni apre una breccia che spezza il cordone. È esattamente la ragione per cui, nel novembre 2020, la Giunta capitolina ha stanziato oltre 250.000 euro per rifare recinzioni, staccionate e percorsi di accesso su circa tre chilometri lungo la Litoranea.
Il consiglio che ti do per visitare Capocotta (RM)
Andateci fuori orario e fuori stagione. La giornata perfetta a Capocotta comincia alle sette del mattino di un giovedì di giugno: si parcheggia senza girare, si scende dal varco, il mare è piatto per due ore, e il sole basso disegna le creste delle dune con un'ombra lunga che a mezzogiorno sparisce. Alle undici si risale, si mangia qualcosa al chiosco e si torna a Roma mentre gli altri arrivano. Il contrario di quello che fanno quasi tutti, e la ragione per cui quasi tutti raccontano Capocotta come una spiaggia affollata.
Secondo consiglio, controcorrente: non trattatela come un semplice bagno. Due chilometri e mezzo di arenile con un cordone dunale integro sono una lezione di ecologia costiera che si cammina in un'ora, partendo dal varco più a sud e risalendo verso i Cancelli lungo la battigia. Chi vuole farla con qualcuno che la sappia raccontare può appoggiarsi a una guida o a un accompagnatore turistico abilitato: la rete professionale di TourLeaderPro per Roma lavora proprio su questo tipo di itinerari, e per gruppi piccoli esistono formule su misura fra le esperienze personalizzate per piccoli gruppi. Chi invece prepara un viaggio in Italia e ragiona in inglese trova un inquadramento generale nella guida alle migliori spiagge italiane.
Terzo: portate scarpe chiuse leggere. Sembra un dettaglio da manuale scout, ma la sabbia a mezzogiorno qui supera abbondantemente i cinquanta gradi e i cento metri fra parcheggio e telo, fatti scalzi, si pagano per tre giorni. E portate acqua per il doppio del tempo che pensate di restare: sull'arenile libero non c'è una fontanella.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Capocotta non è un parco cittadino ma un pezzo di una riserva statale grande quanto un comune. La Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, istituita con decreto ministeriale del 29 marzo 1996, copre circa 15.800 ettari fra Roma e Fiumicino, con una divisione quasi esatta a metà fra i due territori comunali. Dentro quel perimetro ci sono un aeroporto intercontinentale escluso dal vincolo, una delle città archeologiche meglio conservate del Mediterraneo, due porti imperiali, una necropoli, pinete storiche, zone umide e questo cordone di dune. Poche riserve in Europa contengono una sovrapposizione simile fra archeologia e natura, e quasi nessuno la racconta come un insieme unico.
Il secondo aspetto poco citato è lo status europeo. Le dune fra Castel Porziano e Capocotta sono classificate come Sito di Importanza Comunitaria e come Zona di Protezione Speciale nella rete Natura 2000. Questo significa che la loro tutela non dipende da una scelta comunale rivedibile ogni stagione, ma da obblighi di conservazione che l'Italia ha assunto a livello europeo. Quando si discute di concessioni, chioschi, parcheggi e passerelle, il perimetro del discutibile è molto più stretto di quanto il dibattito estivo lasci intendere.
Terzo, sul versante della gestione: gli arenili confinanti hanno storie amministrative diverse. I Cancelli appartengono alla Tenuta presidenziale di Castel Porziano, riconosciuta anch'essa come riserva naturale statale nel 1999, che secondo i dati diffusi dal Segretariato generale della Presidenza della Repubblica si estende per oltre seimila ettari con circa 750 ettari di pineta e una biodiversità nell'ordine del migliaio di specie vegetali. Capocotta è invece gestita da Roma Capitale. Due regimi, una sola striscia di sabbia continua: è la ragione per cui le regole cambiano passando un cancello.
La foto giusta da fare a Capocotta (RM)
La fotografia che racconta questo posto non è il mare. È la duna controluce al tramonto, ripresa dalla battigia con l'obiettivo basso, quasi appoggiato alla sabbia, in modo che il cordone occupi la fascia inferiore dell'inquadratura e il cielo il resto. Serve il sole già sotto i dieci gradi sull'orizzonte: a quell'ora la luce radente scava le creste, i ciuffi di ammofila proiettano ombre lunghe e sottili, e la sabbia passa dal bianco all'arancio in pochi minuti. Con il sole alto quella stessa duna appare piatta e insignificante, e infatti quasi tutte le fotografie di Capocotta che circolano sono deludenti per questo motivo.
La seconda foto da portare a casa è il dettaglio del giglio di mare in fiore, fra luglio e agosto, di prima mattina o alla sera. Fiore bianco, corolla grande, profumo intenso: si fotografa dal camminamento o dall'arenile, con un teleobiettivo o semplicemente avvicinando il telefono senza scendere dalla passerella. Entrare nella duna per fare una macro è il modo più rapido per rovinare esattamente la cosa che si voleva fotografare.
Terza inquadratura, quella che nessuno prova: la linea di orizzonte verso sud con il profilo del promontorio del Circeo nelle giornate limpide, di solito dopo il passaggio di una perturbazione con vento da nord. Da qui il Circeo si stacca netto sul mare e dà la misura di quanto sia lunga e ininterrotta questa costa. Formato orizzontale, esposizione sulle nuvole, orizzonte a un terzo dal basso. Un'ultima raccomandazione da professionista: nel tratto naturista e nelle sue vicinanze la macchina fotografica si tiene spenta e puntata al mare. Non è pudore, è educazione di base e, in molte circostanze, è anche la legge.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo è un fatto di cronaca che cambiò la politica italiana. L'11 aprile 1953, sulla spiaggia di Torvaianica, a pochi chilometri da qui, fu trovato il corpo di Wilma Montesi, ventun anni, scomparsa da casa il 9 aprile. Il caso, rimasto senza una verità giudiziaria sulla causa della morte, si intrecciò con voci su feste in una tenuta di caccia della zona e travolse nomi di primo piano: Piero Piccioni, musicista e figlio del vicepresidente del Consiglio Attilio Piccioni, e Ugo Montagna furono coinvolti dalla stampa e poi assolti da ogni accusa. Fu il primo grande scandalo mediatico della Repubblica, e legò per sempre il nome di Capocotta a una stagione di sospetti. Per decenni, dopo quella primavera, l'area rimase semiabbandonata.
Il secondo è del 1967, e non fece rumore quanto meritava: la bocciatura, da parte del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, del piano che prevedeva su questi terreni circa 1.900 fra ville e strutture alberghiere. È il momento in cui il litorale a sud di Ostia smette di diventare una seconda città balneare e resta sabbia. Diciotto anni dopo, nel 1985, mille ettari passano alla mano pubblica e vengono annessi a Castel Porziano con il sostegno del Presidente Sandro Pertini. Nel 1996 arriva il decreto che istituisce la Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, e alla fine degli anni Novanta l'oasi naturista, prima in Italia a essere autorizzata.
Il terzo è culturale ed è il più citato dai romani di una certa generazione: il Festival internazionale dei poeti di Castel Porziano, dal 28 al 30 giugno 1979, organizzato da Simone Carella, Franco Cordelli e Ulisse Benedetti nell'ambito della stagione culturale voluta dall'assessore Renato Nicolini. Sulla spiaggia si presentarono circa trentamila persone per ascoltare, fra gli altri, Allen Ginsberg, William Burroughs, Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti, Diane di Prima, Amiri Baraka, Evgenij Evtusenko, e sul versante italiano Dario Bellezza, Milo De Angelis, Antonio Porta, Corrado Costa. L'ultima sera la folla salì sul palco, che crollò sulla sabbia. Quella struttura sfondata è diventata l'immagine simbolo della fine di una stagione: dopo Castelporziano la poesia italiana smise di cercare la piazza e tornò alla pagina.
Chi è passato da Capocotta (RM)
Prima di chiunque altro, i romani antichi. Il tratto di costa fra Ostia e Torvaianica è il litus Laurentinum delle fonti, la fascia di ville marittime che i senatori raggiungevano da Roma in mezza giornata. Plinio il Giovane descrive in una lettera celebre la propria villa laurentina e il piacere di lavorare davanti al mare in inverno: la localizzazione precisa resta discussa, ma il paesaggio che descrive, dune, macchia bassa, spiaggia aperta e assenza di porti, è questo. Nella Tenuta di Castel Porziano gli scavi hanno restituito strutture di età imperiale e mosaici oggi restaurati.
Poi i re. All'inizio del Novecento Capocotta entra nelle proprietà private di Casa Savoia, come ampliamento della riserva di caccia di Castelporziano: qui passarono Vittorio Emanuele III e la corte, in un uso del territorio che con la balneazione non aveva nulla a che vedere. Nel 1965 e 1966 il testimone passa idealmente a Giuseppe Saragat, il Presidente della Repubblica che apre una parte di quell'arenile all'uso dei cittadini, e vent'anni dopo a Sandro Pertini, che sostiene l'acquisizione pubblica dei mille ettari rimasti in mano privata. Due presidenti, due firme, e la spiaggia che esiste oggi.
Poi gli artisti. Sergio Citti girò qui intorno il suo esordio alla regia, Ostia, uscito l'11 marzo 1970, scritto con Pier Paolo Pasolini e interpretato da Laurent Terzieff, Franco Citti, Anita Sanders e Ninetto Davoli: un film che usa il litorale romano come paesaggio morale prima che come sfondo. Nel giugno 1979 passarono di qui Ginsberg, Burroughs e Corso per il festival dei poeti. E per cinquant'anni, dal 1977, il punto di ristoro aperto sull'arenile dall'oste soprannominato Zagaia è stato un luogo di passaggio per cinema, letteratura e politica romana, di quelli che non compaiono in nessuna guida ma che in città conoscevano tutti. Se vi interessa il filo che unisce queste storie al resto della città, la selezione ragionata delle cose migliori da fare a Roma, in inglese, è un buon punto di partenza per chi arriva da fuori.

Domande veloci su Capocotta (RM)
Quanto costa entrare a Capocotta (RM)?
Niente. L'arenile è spiaggia libera e l'accesso attraverso i varchi è gratuito, senza biglietto e senza prenotazione. Si paga soltanto quello che si consuma o si noleggia presso i chioschi: lettini, ombrelloni, bar, ristorazione, docce.
Dove si trova esattamente Capocotta (RM)?
Sulla Via Litoranea, fra la Tenuta di Castel Porziano e Torvaianica, all'incirca dal chilometro 7,600 al chilometro 10,100, nel territorio di Roma Capitale. L'oasi naturista è indicata dalle fonti del settore attorno al chilometro 9,300.
Come si arriva a Capocotta (RM) con i mezzi pubblici?
Metropolitana linea B fino a Piramide, ferrovia Roma Lido fino al capolinea Cristoforo Colombo, quindi autobus 07 lungo la Litoranea in direzione Torvaianica e Campo Ascolano. Valgono i titoli Metrebus zona A. In alternativa la linea 062 collega il Porto Turistico di Roma a Castel Porziano.
Si può parcheggiare a Capocotta (RM)?
Sì, nelle aree a raso e nelle piazzole lungo la Via Litoranea, in corrispondenza dei varchi. Parcheggiare sulla duna o oltre la recinzione è vietato ed è una delle principali cause del degrado del cordone dunale.
Quanto dista Capocotta (RM) dal centro di Roma?
Circa venticinque chilometri dal centro storico. In auto, con traffico scorrevole, si percorrono in una quarantina di minuti lungo la Via Cristoforo Colombo; con i mezzi pubblici occorre calcolare fra un'ora e un'ora e mezza, cambi compresi.
Capocotta (RM) è una spiaggia libera o ci sono stabilimenti?
È spiaggia libera. I cinque chioschi presenti hanno in concessione i servizi, non l'arenile: possono affittare lettini e ombrelloni e gestire bar e salvataggio, ma chiunque può stendere il proprio telo dove preferisce.
Quanti chioschi ci sono a Capocotta (RM)?
Cinque, identificati negli atti comunali come lotti A, B, C, D ed E. Nel maggio 2024 Roma Capitale ha assegnato con gara le prime tre concessioni, di durata sestennale; per le altre due si è proceduto con un bando successivo. Quali siano effettivamente aperti nella stagione in corso si verifica sugli atti pubblicati dal Comune.
A Capocotta (RM) si può praticare il naturismo?
Sì, in un tratto dell'ordine di 250 metri riconosciuto come oasi naturista dall'amministrazione capitolina alla fine degli anni Novanta, il primo provvedimento del genere in Italia. Sul piano penale il riferimento sono le sentenze della Corte di Cassazione numero 3557 e numero 1765 del 2000. Fuori dal tratto autorizzato valgono le regole ordinarie: i confini si leggono sui cartelli al varco.
Si possono portare i cani a Capocotta (RM)?
Dipende dall'ordinanza balneare in vigore per la stagione, che Roma Capitale pubblica ogni anno e che disciplina anche la presenza degli animali sugli arenili liberi. Il testo aggiornato si consulta sul sito istituzionale del Comune prima di partire.
Ci sono bagni e docce a Capocotta (RM)?
Soltanto presso i chioschi. Sui tratti di arenile fra un chiosco e l'altro non ci sono servizi igienici, docce né fontanelle: chi si sistema lontano dalle strutture deve organizzarsi con acqua propria.
C'è il servizio di salvataggio a Capocotta (RM)?
Il salvataggio è fra i servizi legati alle concessioni dei chioschi e copre i tratti di arenile antistanti. Nelle porzioni libere più distanti la sorveglianza non è garantita: il fondale degrada dolcemente, ma con mare mosso si forma una corrente di ritorno che va presa sul serio.
L'acqua di Capocotta (RM) è pulita?
Nella classificazione delle acque di balneazione pubblicata il 27 aprile 2026, ARPA Lazio ha assegnato il giudizio eccellente al 93 per cento delle 221 acque monitorate nel Lazio, con i comuni costieri della provincia di Roma al cento per cento di giudizi eccellenti e nessuna acqua in classe scarsa. I dati puntuali per singolo punto di prelievo si consultano sul portale dell'agenzia.
Si può camminare sulle dune di Capocotta (RM)?
No. Alla spiaggia si scende solo attraverso i camminamenti e le passerelle dei varchi autorizzati. Sulla fascia dunale sono vietati il calpestio fuori percorso, il transito dei veicoli, il campeggio, i fuochi, l'asportazione di sabbia e la raccolta della vegetazione.
Quando è il periodo migliore per andare a Capocotta (RM)?
Da metà maggio a metà giugno per la fioritura della macchia e l'acqua limpida, e la seconda metà di settembre per la temperatura del mare e la spiaggia semivuota. Luglio e agosto funzionano nei giorni feriali se si arriva entro le nove del mattino.
Capocotta (RM) è adatta ai bambini?
Il fondale basso e sabbioso è ideale per i bambini, ma la logistica richiede organizzazione: si cammina dal parcheggio, non ci sono cabine e le docce sono solo ai chioschi. In compenso la duna è un laboratorio all'aperto perfetto per spiegare come funziona una costa naturale.
Capocotta (RM) è accessibile alle persone con disabilità motoria?
Gli ausili per l'accesso al mare, quando presenti, dipendono dalla dotazione stagionale dei chioschi e non coprono tutto l'arenile. Conviene telefonare in anticipo alla struttura del lotto scelto per sapere quali servizi sono attivi e quale varco abbia il camminamento più praticabile.
Che differenza c'è fra Capocotta (RM) e i Cancelli di Castel Porziano?
I Cancelli sono i sette varchi aperti a metà anni Sessanta nella recinzione della Tenuta presidenziale di Castel Porziano, e l'arenile antistante appartiene alla tenuta, riconosciuta riserva naturale statale nel 1999. Capocotta comincia più a sud ed è gestita da Roma Capitale. La sabbia è la stessa, i regimi amministrativi no.
Si può fumare o accendere fuochi sulla spiaggia di Capocotta (RM)?
I fuochi sono vietati, trattandosi di area protetta con vegetazione altamente infiammabile. Per il fumo e per gli altri comportamenti in spiaggia vale l'ordinanza balneare comunale della stagione in corso, che negli ultimi anni ha introdotto limitazioni su più arenili del litorale di Roma.
Ci sono ombrelloni e lettini a noleggio a Capocotta (RM)?
Sì, presso i chioschi, con tariffe che variano di anno in anno e di struttura in struttura. Su tutto il resto dell'arenile ci si porta il proprio ombrellone, tenendolo sulla sabbia davanti alla duna e mai dentro la fascia dunale.
Si può fare immersione o snorkeling davanti a Capocotta (RM)?
Il fondale sotto costa è sabbioso e poco interessante per lo snorkeling. Le immersioni si fanno più al largo, alle Secche di Tor Paterno, area marina protetta interamente in mare aperto, con la sommità a circa diciotto metri di profondità: si raggiungono in barca con i centri autorizzati e l'attività è regolamentata dall'ente gestore.
Capocotta (RM) è aperta anche d'inverno?
L'arenile è sempre accessibile, tutto l'anno, perché non è recintato. I chioschi seguono la stagione balneare e in inverno sono chiusi: chi arriva a dicembre trova due chilometri e mezzo di spiaggia vuota, vento e nessun servizio.
Quanto tempo serve per visitare Capocotta (RM)?
Per una giornata di mare, quanto volete. Per capire il luogo bastano due ore: un'ora di camminata sulla battigia da un varco all'altro e mezz'ora di osservazione della zonazione dunale dal camminamento, con il ritorno lungo la Litoranea.
Un'ultima cosa, da chi accompagna persone su questo litorale da molti anni. Capocotta non è una spiaggia comoda e non lo sarà mai: manca l'ombra, mancano i servizi, si cammina e in agosto si soffre. Vale comunque più di qualunque stabilimento attrezzato del litorale romano, perché è uno degli ultimi posti vicino a Roma dove la costa funziona ancora come funzionava prima che la si costruisse. Chi ci va con questa consapevolezza torna a casa con qualcosa; chi ci va cercando un lido organizzato torna a casa scontento e con la sabbia nella macchina. Scegliete in anticipo quale dei due volete essere, e passate sempre dal varco.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.
Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto
Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.
Bus hop-on hop-off: giro di Roma
Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.
Dove dormire a Roma: confronta gli hotel
Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.
Transfer dall aeroporto al centro
Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.
Noleggio auto a Roma e dintorni
Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.
Voli per Roma: cerca le tariffe
Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.
Confronta tutte le compagnie per Roma
Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.





