Rocchettine – città fantasma (RI)
Rocchettine si raggiunge da Rocchette, frazione del comune di Torri in Sabina, in provincia di Rieti: si lascia la strada che sale al paese abitato, si prosegue verso Vacone, si imbocca una sterrata e dopo un centinaio di metri si attraversa il ponte sul corso d'acqua che incide la gola, fino a una radura dove si lascia l'auto. Da lì si sale a piedi in pochi minuti. Non c'è biglietteria, non c'è orario, non c'è custode: l'accesso è libero e gratuito, su strada, e la visita si fa con cautela perché si cammina dentro un castello medievale diroccato. Da Roma sono circa 66 chilometri fino a Torri in Sabina, da Rieti circa 33; in auto si esce dall'A1 a Ponzano Romano-Soratte oppure a Magliano Sabina, a seconda che si arrivi da sud o da nord. Il borgo abbandonato sorge a circa 500 metri di quota su uno sperone roccioso; Rocchette, la gemella ancora viva, è più in basso, intorno ai 235 metri. Chi arriva senza auto propria deve contare sulle autolinee Cotral fino a Torri in Sabina e poi su un passaggio: il tratto finale non è servito.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Il territorio è quello di Torri in Sabina, un comune di poco più di un migliaio di abitanti che comprende tre frazioni, Rocchette, Santa Lucia e Vescovio. Rocchettine è la più silenziosa delle tre cose che ci si va a vedere, e la più difficile da dimenticare.

Dove si trova Rocchettine e come ci si arriva davvero
La geografia qui conta più della storia, perché spiega tutto il resto. I colli sabini, a pochi chilometri dal confine con l'Umbria, si aprono in una gola stretta e profonda. Su un lato della gola sorge Rocchette, sull'altro Rocchettine. Le due rocche si guardano in faccia a distanza di tiro, e quel dettaglio non è romantico: è militare. Chi teneva le due sommità teneva il passaggio fra la valle del Tevere e la conca reatina, cioè una delle poche vie praticabili fra due mondi economici diversi, quello fluviale e commerciale a ovest, quello pastorale e appenninico a est.
In auto verso Rocchettine
Da Roma la via più comoda è l'Autostrada del Sole in direzione nord, uscita Ponzano Romano-Soratte, poi Forano e la strada che risale verso Torri in Sabina. Chi scende dall'Umbria o dal nord esce a Magliano Sabina, punta su Montebuono e di lì devia verso Rocchette. L'ultimo tratto è la parte delicata: superato l'abitato di Rocchette si prosegue nella direzione di Vacone, si individua lo stacco della sterrata sulla sinistra e la si percorre per un centinaio di metri fino al ponte. Non è una strada da fondo stradale perfetto: dopo giorni di pioggia una vettura bassa soffre, e un fuoristrada o un crossover si trova meglio. Si parla comunque di poche centinaia di metri, non di una traversata.
Con i mezzi pubblici verso Rocchettine
Le autolinee Cotral collegano Torri in Sabina alla rete regionale, in coincidenza con le stazioni ferroviarie della valle del Tevere. Da lì, però, l'ultimo pezzo resta scoperto: chi non ha l'auto deve mettere in conto una camminata in salita o accordarsi con qualcuno del posto. Gli orari vanno controllati sul sito del vettore prima di partire, perché le corse feriali e festive non si somigliano affatto. La mia opinione, da chi accompagna gruppi da vent'anni: Rocchettine senza auto è un esercizio di masochismo logistico. Ci si va in giornata, con una macchina, dentro un giro che comprende anche altro.
Dove si lascia l'auto e quanto si cammina
La radura oltre il ponte funziona da parcheggio informale. Non è un'area attrezzata, non è segnalata, non ha stalli: è uno spiazzo. Da lì la salita a piedi verso la porta del borgo abbandonato richiede pochi minuti, su terreno irregolare, con pietre smosse e radici. Con le scarpe sbagliate si scivola, soprattutto in autunno quando le foglie bagnate coprono il fondo. Scarponcini o scarpe da trekking, non sandali.
Rocchette e Rocchettine: due rocche, una gola
Il nome ufficiale dei due castelli, nelle carte antiche, non è quello che usiamo oggi. Il complesso maggiore era la Rocchetta Grande, poi rocca Bertalda, e corrisponde a Rocchette; il minore era la Rocchetta Piccola, poi rocca Guidonesca, ed è Rocchettine. Il diminutivo non riguarda la quota, perché il borgo abbandonato sorge più in alto, ma la dimensione dell'insediamento e probabilmente il rango. Dal Settecento in avanti i due toponimi si sono fissati nella forma che leggiamo sui cartelli stradali, e la coppia Rocchette-Rocchettine è diventata una delle più curiose della Sabina: due paesi gemelli, uno vivo e uno morto, separati da poche centinaia di metri in linea d'aria e da una gola che li rende quasi irraggiungibili l'uno dall'altro.
Le fonti locali non concordano sul nome del corso d'acqua che scorre sul fondo: compaiono il torrente Aia, il Laia e l'Imelle, quest'ultimo affluente del Tevere. Chi scende nel fondovalle farà bene a fidarsi della cartografia ufficiale più che della toponomastica turistica. Quello che è certo è l'effetto: la gola separa, e ha separato per secoli, due comunità che pure condividevano signori, parroci e mestieri.
C'è un dettaglio che ai visitatori sfugge quasi sempre. La coppia di fortificazioni non è un capriccio feudale: è un sistema. Una rocca sola avrebbe controllato metà del passaggio; due rocche affacciate lo chiudono a tenaglia, e chiunque volesse transitare doveva pagare, chiedere permesso o combattere su due fronti. La Sabina medievale è piena di castelli, ma di coppie così ravvicinate ce ne sono pochissime.
La storia di Rocchettine dal Duecento al catasto pontificio
Le due rocche vengono consolidate e ampliate nel XIII secolo, quando l'assetto castellano della Sabina si irrigidisce e ogni sommità utile riceve mura, torre e cinta. Prima di allora l'area gravitava sulla diocesi sabina, con sede a Vescovio: il vescovo era signore temporale oltre che pastore, e le fortificazioni nascono sotto la sua autorità. Con il tempo il controllo passa alla Chiesa in forma più diretta, poi alle grandi famiglie baronali romane.
Gli Onesti, i Savelli, gli Orsini
Le fonti ricordano un primo dominio della famiglia Onesti, seguito da un'alternanza fra i Savelli, gli Orsini e la Santa Sede, con una parentesi di soggezione a Terni. È l'andamento tipico dei feudi di confine: cambiano di mano a ogni crisi, a ogni matrimonio, a ogni debito. I Savelli lasciano la traccia più visibile, perché a loro si devono i torrioni cilindrici ad ampia scarpa e il rafforzamento delle difese con beccatelli, feritoie e mensole. Chi oggi guarda la torre tonda di Rocchettine guarda un'opera di aggiornamento militare, non la fase originaria del castello.
Il ritorno alla Sede Apostolica e la Camera
Nel 1581 i castelli tornano alla Sede Apostolica. Nel Settecento il governatorato apostolico della provincia di Sabina amministra questi feudi e li assegna a famiglie minori, i Montani e i Simonetti fra le altre: è il segno che il valore strategico è evaporato e resta il valore agrario, cioè gli olivi, i boschi e i pascoli. Nel 1728 la proprietà di Rocchette passa alla Camera Apostolica, e in quel giro d'anni la rocca di Rocchettine risulta con ogni probabilità già abbandonata.
Il decreto di Consalvi e l'annessione a Torri in Sabina
Nel novembre del 1817, dentro la riorganizzazione amministrativa della Sabina voluta dopo la Restaurazione, un decreto del cardinale Ercole Consalvi assegna al comune di Torri in Sabina il territorio in cui ricade Rocchettine. È un atto di penna che sancisce una realtà di fatto: quel pezzo di montagna non ha più una comunità capace di reggersi da sola. Nel 1875 Rocchette e Rocchettine vengono annesse formalmente a Torri in Sabina. Le cifre demografiche dell'epoca aiutano a capire le proporzioni: Rocchette contava 254 abitanti, Rocchettine 134.
Come è fatta la rocca di Rocchettine
Il castello non si legge in un colpo d'occhio, perché tre fasi costruttive si sovrappongono e la vegetazione confonde i piani. Vale la pena arrivarci con una griglia di lettura in testa, altrimenti si vedono solo pietre.
La torre circolare ad ampia scarpa
Sul lato meridionale si alza la grande torre cilindrica con base fortemente scarpata. La scarpa, cioè l'ingrossamento inclinato alla base, non è decorativa: serve a far rimbalzare i proiettili delle artiglierie e a rendere più difficile il lavoro dei guastatori che scavavano sotto le fondazioni. È una soluzione che si diffonde fra Quattro e Cinquecento, e a Rocchettine viene ricondotta al dominio dei Savelli. È il pezzo più fotografato del complesso e, a mio parere, l'unico davvero monumentale: il resto è affascinante per il contesto, questa torre lo sarebbe anche isolata in mezzo a un campo.
La torre quadrata inglobata nelle mura
Sul lato nord si riconosce una torre a base quadrata, che appartiene alla fase costruttiva originaria ed è stata inglobata nelle cortine murarie successive. Trovarla è un piccolo gioco: bisogna cercare il cambio di apparecchiatura muraria, cioè il punto in cui i conci cambiano taglio e allineamento. Quando lo si individua, la cronologia del castello diventa leggibile a occhio nudo, ed è una delle poche soddisfazioni che il sito regala a chi non è archeologo.
Le cortine, le mensole, le feritoie
Le mura conservano mensole e feritoie difensive. Le mensole sostenevano i beccatelli, cioè le strutture aggettanti dalle quali si controllava verticalmente il piede della muraglia: chi assaliva la base restava scoperto. Le feritoie sono strette, tagliate per l'arciere prima e per l'archibugiere poi. La pietra è calcarea, quella dell'Appennino centrale, cavata a distanza minima: i castelli sabini si costruivano con la montagna su cui poggiavano, ed è una delle ragioni per cui sembrano usciti dalla roccia invece che appoggiati sopra.
La porta e il groviglio dei vicoli
Salendo dalla sterrata si arriva davanti all'antica porta d'ingresso della cittadella. Oltre la soglia il tessuto edilizio è un groviglio di vicoli strettissimi fra murature pericolanti, con ambienti piccoli di cui si indovina ancora la destinazione: abitazioni, botteghe artigiane, stalle, cantine. Sono gli spazi del lavoro quotidiano di una comunità che non era ricca e che viveva sotto la protezione, e la pressione fiscale, del signore di turno. Al signore, nobile o emissario della proprietà, era riservato il fabbricato migliore, e a lui toccava in cambio l'obbligo della difesa, con i rinforzi alle mura e alla rocca che si leggono ancora nelle riprese murarie.
Appena fuori dalla cinta, intorno ai muraglioni, si estendono le rovine del borgo esterno. Una struttura merita attenzione più delle altre: un edificio con portico d'ingresso di buona fattura, che per tecnica e proporzioni viene assegnato alla fine del Seicento o agli inizi del Settecento. È il segno che, quando la rocca era già vuota, qualcuno costruiva ancora, e bene.

La chiesa di San Lorenzo, l'unico edificio intero di Rocchettine
Dentro un paesaggio di crolli, una costruzione si è salvata: la chiesa di San Lorenzo. Fu rimaneggiata pesantemente nel corso dei secoli e ricostruita nel Settecento, poi restaurata negli anni Novanta del Novecento. La facciata è in forme tardobarocche, sobrie, senza pretese urbane: un fronte a capanna con cornici essenziali. Il campanile è a vela, a triplo fornice, collocato in posizione centrale e leggermente arretrato rispetto al filo della facciata. Il campanile a vela è la soluzione dei luoghi poveri e ventosi: una parete traforata che regge le campane senza il costo di una torre.
San Lorenzo non è un rudere fra i ruderi: è il motivo per cui Rocchettine non è del tutto morta. Ogni anno, per la festa del santo, gli abitanti di Rocchette salgono in processione fino alla chiesa. È un rito di continuità che vale più di qualsiasi cartello turistico: finché quella processione cammina, il borgo abbandonato ha ancora qualcuno che lo riconosce come proprio. Chi capita da queste parti il 10 agosto trova il luogo in una condizione che non si ripete negli altri trecentosessantaquattro giorni.
Un dato che colloca la chiesa nel suo contesto: nel comprensorio delle due Rocchette si contavano sette chiese a Rocchette e due a Rocchettine; oggi ne sopravvivono quattro in tutto. La densità di edifici sacri, in un territorio di poche centinaia di anime, dice quanto la vita religiosa fosse il tessuto connettivo di comunità piccole e disperse.
Perché Rocchettine si è spopolata
Qui bisogna smontare una leggenda comoda, quella del paese svuotato di colpo da una catastrofe. Rocchettine non è stata abbandonata in un giorno: si è svuotata due volte, per ragioni diverse e a secoli di distanza.
Il primo abbandono riguarda la rocca e la sua funzione. Quando la frontiera fra lo Stato della Chiesa e i territori a nord smette di essere una linea calda, e quando le artiglierie rendono obsolete le fortificazioni d'altura, un castello arroccato a cinquecento metri diventa un costo senza ricavo. Mantenere mura, cisterne e guarnigioni costa; difendere qualcosa che non è più minacciato non conviene a nessuno. Nel Settecento la rocca risultava già vuota.
Il secondo abbandono riguarda le case. Intorno alla rocca ormai deserta, fra Sei e Settecento, si forma un piccolo nucleo abitato: contadini, olivicoltori, qualche artigiano. Quel nucleo resiste, con numeri sempre più magri, fino al Novecento. All'inizio del secolo il borgo era già semideserto; nel dopoguerra le ultime famiglie se ne vanno, e verso la metà degli anni Cinquanta Rocchettine resta senza nessuno. Non c'è un evento traumatico: c'è l'acqua che manca, la strada che non arriva, il medico lontano, la scuola chiusa, i figli che scendono a valle. È l'identica storia di centinaia di borghi appenninici, raccontata in un luogo dove la scenografia la rende leggibile.
Si vedono ancora, nelle murature, i tentativi di rattoppo: crepe cucite, archi puntellati, spalle rifatte. Qualcuno ha provato a tenere in piedi il paese, per generazioni. Alla fine hanno vinto il tempo e l'incuria, che sono gli unici assedianti che un castello non può respingere.
Una curiosità su Rocchettine – città fantasma (RI)
La curiosità più solida riguarda i nomi, e non è un vezzo erudito: cambia il modo in cui si guarda il posto. Nelle fonti storiche i due insediamenti compaiono come Rocchetta Grande e Rocchetta Piccola, e con i nomi propri di rocca Bertalda e rocca Guidonesca. Bertalda e Guidonesca sono aggettivi patronimici: rimandano a persone, a casate, a un possesso personale. Sull'origine di Guidonesca la spiegazione più diffusa chiama in causa una famiglia di Guidoneschi, ma va presa per quello che è, un'ipotesi onomastica e non un dato documentato.
Il paradosso è nella quota. La rocca detta piccola, Rocchettine, sorge più in alto della grande: circa cinquecento metri contro i duecentotrentacinque del centro di Rocchette. Il diminutivo non misura l'altitudine, misura la consistenza dell'abitato e il peso politico. Chi arriva aspettandosi il borghetto minore appollaiato in basso resta spiazzato: deve alzare gli occhi.
C'è una seconda curiosità che vale la pena portarsi dietro. Le due rocche non erano rivali: erano complementari, costruite e rafforzate dagli stessi signori nello stesso arco di tempo, con lo stesso scopo. Il fatto che oggi una sia viva e l'altra morta non è l'esito di una guerra fra gemelle, ma di una scelta economica del Seicento: Rocchette venne ristrutturata e si trasformò in un centro rurale ordinato, Rocchettine venne lasciata al proprio destino perché non serviva più. Due destini opposti decisi da un calcolo di convenienza agraria, non da un assedio. Chi cerca la leggenda nera resterà deluso; chi cerca di capire come muoiono i paesi, invece, qui ha un caso di scuola, perfettamente conservato, a un'ora e mezza da Roma.
Una cosa che non ti dice nessuno su Rocchettine – città fantasma (RI)
Che Rocchettine sia gratuita e sempre aperta lo scrivono tutti. Quello che quasi nessuno scrive è la conseguenza pratica: non esiste nessuna manutenzione del percorso, nessuna messa in sicurezza, nessuna segnaletica di rischio e nessun presidio. Un borgo abbandonato non è un parco archeologico con i camminamenti delimitati: è un cantiere fermo da settant'anni. Le murature che si attraversano non sono state consolidate, i solai non ci sono più, gli architravi lavorano ancora sotto carico, e quello che oggi regge domani può non reggere. La regola che do sempre ai gruppi è secca: non si entra sotto nessun ambiente voltato, non si sale su nessun muro, non ci si appoggia a nulla che non sia la roccia viva. Si gira il perimetro, si guarda dentro dalle soglie, si esce.
La seconda cosa che non si legge riguarda la stagione. Rocchettine in estate, con la vegetazione al massimo, è quasi illeggibile: i rovi coprono le basi delle murature, le ortiche chiudono i vicoli, e la torre tonda si fotografa male perché le fronde la mangiano. Il momento giusto è l'inverno o il finire dell'inverno, quando i boschi sono spogli e il castello riemerge per intero. È un consiglio che ribalta l'abitudine di venirci in gita d'agosto, e chi lo segue vede un altro posto.
Terza cosa, la meno intuitiva: Rocchettine non si capisce senza Rocchette. Guardare la rocca abbandonata dal paese abitato, dall'altro lato della gola, restituisce in tre secondi la logica dell'intero sistema difensivo. Chi arriva, parcheggia, sale ai ruderi e riparte ha visto un rudere; chi dedica mezz'ora anche alla gemella viva ha capito perché quel rudere esiste. È la differenza fra una foto e una visita.
Il consiglio che ti do per visitare Rocchettine – città fantasma (RI)
Primo consiglio, l'orario. Si arriva la mattina presto, entro le dieci, per due ragioni indipendenti. La luce radente del mattino modella le murature e rende leggibili i cambi di apparecchiatura che a mezzogiorno spariscono nell'appiattimento; e il fondo del sentiero, se la notte è stata umida, asciuga proprio in quelle ore. Il pomeriggio tardo, con il sole che cala dietro il crinale, lascia il castello in ombra piatta: bello da vivere, pessimo da vedere.
Secondo consiglio, le scarpe e le mani. Scarponcini con suola scolpita, non scarpe da città. Mani libere: niente borse a tracolla che sbilanciano, niente ombrello. Uno zaino piccolo e basta. Se siete in due o più, restate a vista l'uno dall'altro: il groviglio dei vicoli disorienta più di quanto sembri, e un piede messo male in un punto dove non ti vede nessuno è l'unico incidente serio che questo posto sa produrre.
Terzo consiglio, la durata e il montaggio della giornata. Per Rocchettine bastano quaranta minuti-un'ora se si gira con attenzione. È troppo poco per giustificare il viaggio da Roma, quindi va inserita in un circuito. Il mio abbinamento preferito è Rocchettine al mattino, Rocchette subito dopo per il colpo d'occhio inverso, poi Vescovio con la sua chiesa e l'area archeologica romana, pranzo con olio del posto e pomeriggio a Casperia oppure a Roccantica. Chi ha due giorni aggiunge l'Abbazia di Farfa e Fara in Sabina.
Quarto consiglio, quello che nessuno vuole sentirsi dire: non portateci i bambini piccoli e non portateci il cane senza guinzaglio. Non è un divieto, è un giudizio professionale. Un bambino di cinque anni dentro un castello diroccato è un rischio che non si gestisce con la sorveglianza, perché basta un attimo. Sopra i dieci anni, tenuti per mano nei punti stretti, la visita diventa uno dei ricordi più forti di una vacanza nel Lazio. Chi organizza uscite di gruppo su terreni di questo tipo farebbe bene ad appoggiarsi a un professionista abilitato: il servizio di accompagnamento turistico di TourLeaderPro nasce esattamente per situazioni dove la logistica non perdona improvvisazioni.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti ripetono che Rocchettine è stata abbandonata negli anni Cinquanta. È vero, e allo stesso tempo è la metà della storia, quella che non spiega niente. Il fatto poco citato è che l'abbandono di Rocchettine è doppio e sfalsato di due secoli e mezzo, e che le due date raccontano due economie diverse.
La prima data è il Settecento. Quando nel 1728 la proprietà di Rocchette passa alla Camera Apostolica, la rocca di Rocchettine risultava con ogni probabilità già vuota. Non c'era stato nessun assedio: era finita la ragione militare. Un castello di crinale, nel momento in cui la frontiera si sposta e l'artiglieria cambia le regole, diventa una spesa. Nello stesso periodo Rocchette riceve investimenti, viene ristrutturata e diventa un piccolo centro rurale ordinato. La stessa proprietà, gli stessi signori, due decisioni opposte prese a poche centinaia di metri di distanza.
La seconda data è la metà del Novecento. Il nucleo di case cresciuto attorno alla rocca vuota resiste per generazioni, con numeri che si assottigliano: 134 abitanti nel censimento prima della fusione del 1875, poi sempre meno. All'inizio del XX secolo il borgo era semideserto, nel dopoguerra se ne vanno le ultime famiglie, e dalla metà degli anni Cinquanta Rocchettine è disabitata.
Perché questo fatto conta? Perché cambia il modo in cui si guardano le pietre. Le murature militari e quelle domestiche non sono coeve, non sono state abbandonate insieme e non vanno lette con lo stesso metro. La torre scarpata parla di guerre di cinquecento anni fa; il portico seicentesco e i muretti a secco parlano di olive, di maiali e di una vita agricola che si è spenta quando c'erano già le automobili. Nello stesso recinto convivono due morti diverse. Non è un dettaglio da specialisti: è la chiave di lettura dell'intero sito, e nessun cartello ve la darà, perché cartelli non ce ne sono.
La foto giusta da fare a Rocchettine – città fantasma (RI)
La fotografia più efficace non è quella che fanno tutti. Quasi tutti scattano dall'interno del recinto, con la torre vista da sotto: viene un'immagine schiacciata, senza contesto, in cui il castello sembra un muro qualsiasi. La foto giusta è un'altra, e richiede di camminare un po'.
Primo scatto, quello che restituisce il senso del luogo: si torna sul sentiero della salita, si scende una trentina di metri sotto la porta e si inquadra la torre circolare ad ampia scarpa dal basso verso l'alto, tenendo in primo piano un pezzo di bosco. La scarpa della torre, vista da quell'angolo, si legge come un cono che esce dalla roccia, e il rapporto fra architettura e montagna diventa evidente. Con luce del mattino e cielo coperto uniforme, il calcare rende meglio che con il sole pieno, che brucia i dettagli chiari.
Secondo scatto, il controcampo, ed è quello che nessuno porta a casa: si sale a Rocchette, si cerca un affaccio sulla gola e si fotografa Rocchettine dall'altro lato. In un unico fotogramma entrano la gola, il bosco e la rocca abbandonata sospesa sullo sperone. È l'immagine che spiega la geografia difensiva meglio di qualsiasi didascalia, e vale da sola la mezz'ora di spostamento.
Terzo scatto, il dettaglio che dà scala umana: la facciata della chiesa di San Lorenzo con il campanile a vela a triplo fornice. Frontale, centrata, senza grandangolo spinto, con il cielo nei tre fornici. È l'unico elemento intero del borgo e funziona benissimo in bianco e nero.
Un avvertimento tecnico e uno etico. Tecnico: portate un obiettivo moderatamente grandangolare ma non estremo, perché sotto i ventiquattro millimetri equivalenti le murature si deformano e il castello sembra un modellino. Etico: non ci si arrampica sui muri per un'inquadratura. Ogni anno qualcuno lo fa, e ogni volta porta via un pezzo di cornice muraria che non torna.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia di questo angolo di Sabina non è fatta di battaglie celebri, ed è bene dirlo subito per non promettere quello che non c'è. È fatta di atti giuridici, di passaggi di proprietà e di decisioni amministrative che hanno pesato sulla vita delle persone molto più di un assedio. Elencati in fila, questi avvenimenti raccontano un paese che scivola lentamente fuori dalla storia.
XIII secolo, il consolidamento. Le due rocche vengono ampliate e rese sistema difensivo, dentro l'irrigidimento castellano che investe tutta la Sabina. È il momento in cui Rocchettine assume la forma che ancora oggi si riconosce, con la torre quadrata originaria poi inglobata.
Quattro e Cinquecento, i baroni. I Savelli e gli Orsini si alternano nel possesso, con parentesi della Santa Sede e una fase di soggezione a Terni. È in questo arco che si aggiungono i torrioni cilindrici ad ampia scarpa e l'apparato di beccatelli, mensole e feritoie: l'ultimo aggiornamento militare serio del complesso.
1581, il ritorno alla Sede Apostolica. I castelli rientrano nella disponibilità diretta della Santa Sede. Da qui in poi la vicenda diventa amministrativa: il valore del feudo non è più il controllo della strada, ma la rendita degli olivi e dei boschi.
Settecento, il governatorato apostolico. La provincia di Sabina amministra questi feudi e li assegna a famiglie minori, fra cui i Montani e i Simonetti. Nel 1728 la proprietà di Rocchette passa alla Camera Apostolica; la rocca di Rocchettine risultava verosimilmente già abbandonata. Nello stesso secolo Rocchette viene ristrutturata e la chiesa parrocchiale ricostruita.
Novembre 1817, il decreto Consalvi. Il cardinale Ercole Consalvi, segretario di Stato e artefice della riorganizzazione dello Stato pontificio dopo il Congresso di Vienna, assegna con decreto al comune di Torri in Sabina il territorio in cui ricade Rocchettine. È l'atto che inserisce definitivamente il borgo morente dentro un'altra comunità.
1845, i Camuccini. La baronessa Bianca Luisa Emilia Allier, vedova del pittore Vincenzo Camuccini, acquista la rocca e i terreni circostanti e si stabilisce nel palazzo Montani. Alla sua morte le proprietà passano al figlio Giambattista Camuccini. È l'ultimo momento in cui una figura di rilievo nazionale mette radici qui.
1875, l'annessione. Rocchette e Rocchettine vengono annesse al comune di Torri in Sabina, nel riordino comunale del Regno d'Italia. Le due comunità cessano di esistere come entità autonome.
Metà degli anni Cinquanta del Novecento, il silenzio. Le ultime famiglie lasciano Rocchettine. Da allora il borgo è disabitato e i crolli procedono indisturbati.
Anni Novanta, il restauro di San Lorenzo. La chiesa viene restaurata e torna a essere meta della processione annuale che sale da Rocchette. Nel 2019 viene recuperato anche un eremo monastico del comprensorio, edificato fra XIV e XV secolo.
Chi è passato da Rocchettine – città fantasma (RI)
Chi si aspetta imperatori e papi in visita resterà a mani vuote, e va detto con onestà. Le presenze che contano, qui, sono altre: gente che da questa montagna è partita, o che questa montagna l'ha comprata.
Girolamo Troppa è il nome più importante uscito da queste pietre. Nacque a Rocchette in Sabina il 2 ottobre 1636, figlio di Pietro e Persiana Palelli, e divenne uno dei pittori più prolifici del barocco romano fuori Roma, insignito dell'onorificenza pontificia dello Speron d'Oro. La sua formazione resta discussa: Luigi Lanzi lo volle allievo di Carlo Maratti, altri hanno fatto i nomi di Lazzaro Baldi e Andrea Sacchi, e nessuna di queste attribuzioni è documentata. Documentato è invece il lavoro del 1656 accanto a Mario Nuzzi, il celebre Mario dei Fiori, per il quale Troppa dipingeva le figure dentro le composizioni floreali. Gli studiosi riconoscono nella sua pittura l'influenza di Giovan Battista Gaulli e dei tenebrosi alla maniera di Pier Francesco Mola. Fra le commissioni maggiori ci sono gli affreschi di Palazzo Chigi del 1668, con una Flora e putti e le allegorie delle stagioni, e una produzione sacra distribuita fra Ferrara, San Severino Marche e Lanuvio. Morì a Terni nel 1711, a settantacinque anni, e fu sepolto nel convento delle clarisse di San Procolo. Le sue tele tornarono e restano nelle chiese del paese natale: un pittore di corte che non ha mai smesso di lavorare per la propria montagna.
I Savelli e gli Orsini sono le due casate baronali che hanno lasciato la firma più visibile sul posto. Non ci abitavano stabilmente, mandavano castellani ed emissari, ma le decisioni costruttive sono loro: la torre tonda scarpata di Rocchettine è, in sostanza, il loro biglietto da visita.
Il cardinale Ercole Consalvi non salì mai quassù, ed è giusto precisarlo, ma il suo decreto del novembre 1817 ha determinato l'appartenenza amministrativa di Rocchettine più di qualunque evento locale. È uno dei casi in cui il destino di un luogo si decide in una stanza a duecento chilometri di distanza.
La famiglia Camuccini chiude la galleria. Vincenzo Camuccini fu il pittore neoclassico più celebrato della Roma del primo Ottocento; qui non arrivò lui, ma la vedova, la baronessa Bianca Luisa Emilia Allier, che nel 1845 acquistò la rocca e i terreni e andò a vivere nel palazzo Montani, trasmettendo poi tutto al figlio Giambattista. Nell'Ottocento, insomma, questa montagna era proprietà di una delle famiglie più in vista dell'arte romana.
E poi i senza nome. Le famiglie che hanno rattoppato quelle crepe per generazioni, i pastori che hanno continuato a portare le greggi sui pascoli sopra il castello, i devoti che ogni 10 agosto rifanno la salita per San Lorenzo. Sono loro i veri protagonisti, e l'unico modo di renderne conto è camminare piano dentro quei vicoli.
Sicurezza e buon senso fra i ruderi di Rocchettine
Una guida che racconta un borgo abbandonato senza parlare di sicurezza fa un cattivo servizio. Il sito è a ingresso libero, senza via obbligata, e proprio per questo la responsabilità è interamente di chi entra.
Le cinque regole che do sempre
Non si entra sotto volte, archi o ambienti coperti residui. Non si sale su murature, cornici o scale prive di parapetto. Non ci si avvicina al ciglio dei salti di quota, che il sottobosco nasconde benissimo. Non si visita durante o subito dopo un temporale, perché l'acqua muove i giunti e i distacchi avvengono proprio allora. Non si va da soli: qui un piede storto vale molto più che in città.
Che cosa portare
Scarponcini, pantaloni lunghi contro i rovi, acqua, una torcia piccola per guardare dentro le soglie senza entrare, e un telefono carico. Nei mesi caldi conviene un repellente: sottobosco e ruderi sono ambiente da zecche, e un controllo al rientro è prudenza elementare, non allarmismo.
Con i bambini e con chi ha difficoltà motorie
Il percorso non è accessibile in sedia a rotelle e non è adatto a passeggini: il fondo è irregolare, in salita, con pietrame smosso. Per i bambini il discrimine è l'età e il carattere: sopra i dieci anni, tenuti vicini, la visita funziona molto bene ed è memorabile. Sotto, la sconsiglio senza mezzi termini.
Quando andare a Rocchettine, stagione per stagione
L'inverno è la stagione migliore, e lo dico contro l'abitudine diffusa. Con i boschi spogli il castello si vede per intero, le murature emergono dal verde e le linee del sistema difensivo diventano leggibili dal fondovalle. Le giornate limpide di gennaio e febbraio, fredde e ventose, offrono la luce più netta dell'anno.
La primavera è il compromesso più piacevole: la vegetazione non ha ancora chiuso tutto, le temperature permettono di camminare, i prati intorno fioriscono. Aprile e la prima metà di maggio sono, per il piacere complessivo della giornata, il periodo che consiglio a chi viene da fuori regione.
L'estate è la stagione peggiore per vedere e la migliore per partecipare. Peggiore perché i rovi coprono le basi e il caldo sulla salita non perdona; migliore perché il 10 agosto la processione di San Lorenzo restituisce al borgo una funzione viva. Chi viene d'estate parta all'alba e sia già in discesa alle dieci.
L'autunno regala i colori più belli della Sabina, con i boschi di querce, lecci e corbezzoli che cambiano, ma è anche il periodo in cui il sentiero è più scivoloso per via delle foglie bagnate. Novembre è inoltre il mese della raccolta delle olive: si trova il territorio al lavoro, i frantoi aperti e l'olio nuovo, che è una ragione di viaggio a sé.
Rocchette, la gemella viva che completa la visita
Rocchette sorge a 235 metri di quota su un grosso complesso roccioso, circondata da corsi d'acqua e da boschi di querce, lecci e corbezzoli. Conserva la storica porta d'ingresso e un impianto medievale che oggi convive con una comunità moderna. Non è un borgo museificato: è un paese dove la gente abita, e si sente.
La chiesa parrocchiale, ricostruita nei primi anni del Settecento, custodisce numerose opere di Girolamo Troppa, il pittore nato qui nel 1636. Vedere le sue tele nel paese che gli ha dato i natali, dopo aver camminato fra le rovine della rocca gemella, chiude un cerchio che nessuna guida generalista mette in fila. Il comprensorio conserva inoltre un eremo monastico costruito fra XIV e XV secolo e recuperato nel 2019.
Il mio giudizio netto: chi viene fin qui solo per i ruderi di Rocchettine fa un errore di programmazione. Rocchette costa mezz'ora in più e raddoppia il senso della giornata.
Vescovio e Forum Novum, la Sabina sotto la Sabina
A pochi chilometri, sempre nel comune di Torri in Sabina, c'è il luogo che da solo giustificherebbe il viaggio. Forum Novum nasce nel II secolo avanti Cristo come mercato pastorale lungo una delle direttrici principali della Sabina; in età cesariana diventa municipio ascritto alla tribù Crustumina, e Plinio ne registra l'esistenza. Gli scavi, avviati nel 1969 dalla Soprintendenza con l'Università di Perugia e la British School at Rome, hanno restituito la basilica, il foro, le terme, un anfiteatro in legno e un acquedotto finanziato da un privato cittadino, Publio Faiano Plebeio.
Alla fine del IX secolo la città romana viene distrutta. Sopravvive però l'edificio ecclesiastico costruito sulle fondazioni romane, che diventa la cattedrale dell'intera Sabina fino al trasferimento della sede vescovile. La chiesa di Santa Maria della Lode a Vescovio conserva due cicli di affreschi tardoduecenteschi sulle pareti della navata, riferiti a pittori della bottega romana di Pietro Cavallini, con storie dell'Antico e del Nuovo Testamento, e un Giudizio Universale sulla controfacciata. Sotto il coro si apre una cripta con corridoio anulare e volte a crociera, sostenute da capitelli corinzi di reimpiego romano, dove si custodiscono reliquie di martiri. Il campanile, a più ordini di bifore e trifore, è di forme laziali classiche. Oggi la visita si prenota o si verifica con la parrocchia, perché gli orari di apertura cambiano nel corso dell'anno.
Indirizzo dell'area archeologica: strada Santuario Vescovio 68, 02049 Torri in Sabina.
L'olio Sabina DOP, la ragione economica di questo paesaggio
Gli olivi che si attraversano salendo verso Rocchettine non sono decorazione: sono l'economia che ha tenuto in piedi questi paesi quando i castelli non servivano più. L'olio extravergine di oliva Sabina ha ottenuto la denominazione di origine protetta nel 1996, ed è una delle DOP olearie storiche italiane.
Il disciplinare prevede che l'olio provenga per almeno il settantacinque per cento da cultivar quali Carboncella, Leccino, Raja, Pendolino, Moraiolo, Frantoio, Olivastrone, Salviana, Olivago e Rosciola, con un massimo del venticinque per cento di altre varietà locali, fra cui la Fiecciara. La zona di produzione comprende numerosi comuni fra la provincia di Rieti e quella di Roma, e il Consorzio ha sede a Fara in Sabina.
Che cosa cambia per chi viaggia? Che in novembre i frantoi lavorano e molti accettano visite, che la bruschetta con l'olio nuovo qui non è folclore ma stagionalità, e che l'olio comprato al frantoio di un paese sabino, con il sigillo della denominazione, è uno dei pochi souvenir alimentari italiani che vale davvero il prezzo. Un'avvertenza da professionista: la dicitura Sabina DOP è verificabile in etichetta, il generico olio della Sabina non garantisce nulla.
Della cucina locale va ricordato almeno il fallone, la sfoglia ripiena di verdure che si trova nella zona di Torri in Sabina, e che accompagnata da un bicchiere di rosso locale risolve un pranzo meglio di qualsiasi ristorante di passaggio.
L'Abbazia di Farfa a mezz'ora da Rocchettine
Se si hanno due giorni, la seconda mattina va all'Abbazia di Farfa, uno dei complessi monastici più importanti d'Europa nell'alto Medioevo e ancora oggi comunità benedettina attiva. Le visite guidate sono gestite dai Servizi Culturali dell'Abbazia con personale formato e autorizzato, e il percorso comprende la basilica rinascimentale, il monastero, il refettorio, l'aula capitolare, il chiostro, la cripta medievale e le sale con le scene del Chronicon Farfense.
Gli orari delle visite guidate sono alle 10, alle 11 e alle 12 la mattina; il pomeriggio alle 15 e alle 16 con l'ora solare, alle 15.30 e alle 16.30 con l'ora legale. Il lunedì è giorno di chiusura. Il biglietto singolo costa 6,50 euro, il ridotto per bambini dai 7 ai 12 anni 5 euro, sotto i 6 anni è gratuito; i gruppi organizzati pagano 6 euro, le parrocchie 5,50, le scuole 5, mentre la visita al borgo costa 2,50 euro. La prenotazione non serve per gruppi sotto le dieci persone, mentre è obbligatoria per gruppi più numerosi, scuole, parrocchie e associazioni. I contatti telefonici indicati dall'abbazia sono 0765 277271 e 338 6077654, con risposta nelle fasce 10-13 e 15-17. Trattandosi di orari e tariffe soggetti a variazione, conviene una verifica sul sito ufficiale dell'abbazia prima di partire.
Il consiglio secco: Farfa la mattina presto, prima dei pullman scolastici, e il borgo abbaziale subito dopo, quando i negozi aprono e il chiostro resta ancora vuoto.
Cosa vedere intorno a Rocchettine in mezza giornata
La Sabina reatina si percorre in auto su strade strette e panoramiche, con distanze brevi e tempi ingannevoli: venti chilometri possono valere quaranta minuti. Ecco come li distribuirei.
I borghi vicini
Casperia è il borgo a spirale che tutti vogliono vedere, chiuso al traffico e girabile solo a piedi; Roccantica ha le sue mura e un impianto medievale compatto; Poggio Catino guarda la valle dall'alto; Poggio Mirteto è il centro di servizi della bassa Sabina; Toffia conserva un tessuto medievale sorprendentemente integro; Contigliano si affaccia sulla piana reatina. Nel raggio di pochi chilometri restano anche Bocchignano, Montebuono, Vacone con i resti della villa romana detta di Orazio, Cottanello con la sua pietra rossa celebre nei cantieri barocchi romani, e Magliano Sabina lungo la Flaminia.
Gli altri borghi fantasma del Lazio
Chi prende gusto a questo tipo di viaggio ha di che continuare. Antuni, sul lago del Turano, occupa una penisola circondata dall'acqua su tre lati: insediamento di origine medievale, colpito accidentalmente da un bombardamento nel 1944 e spopolato del tutto entro gli anni Cinquanta, oggi restituito in parte con il recupero di palazzo Del Drago e un museo ambientale. Monterano, nella Tuscia romana, è il più cinematografico dei borghi abbandonati laziali. Chia, con la sua torre e la forra, chiude il terzetto. Nel reatino si aggiungono Reopasto, frazione di Contigliano abbandonata negli anni Sessanta e sviluppata attorno a un castello dei Conti dei Marsi ceduto nel 1069 al monastero farfense, dove resta visibile la chiesa settecentesca di Sant'Andrea, e poi Corvaro con la sua torre cilindrica e Castiglione in Sabina, vicino alle cave di marmo che rifornirono la Roma barocca.
La Valle Santa e il capoluogo
Con due giorni pieni si arriva fino alla Valle Santa reatina e ai suoi quattro santuari francescani: il Santuario di Greccio, dove nel 1223 nacque la tradizione del presepe, e poi Poggio Bustone, Fonte Colombo e Santa Maria della Foresta, tutti a pochi chilometri l'uno dall'altro. Il capoluogo Rieti merita almeno un pomeriggio per i sotterranei romani e la piazza del Duomo. Più a nord si toccano Cittaducale, Antrodoco, Cantalice, Borgo Velino, Leonessa e la stazione sciistica del Terminillo; verso ovest, oltre il Tevere, Orte, Civita Castellana e Civitella San Paolo completano il quadro.
Rocchettine per chi arriva da Roma in giornata
Il piano che consiglio a chi ha una domenica e una macchina: partenza da Roma alle 7.30, arrivo a Rocchette verso le 9, salita a Rocchettine dalle 9.15 alle 10.15, discesa e visita di Rocchette con la chiesa parrocchiale fino alle 11.15, trasferimento a Vescovio e visita della chiesa e dell'area archeologica fino alle 13, pranzo in zona, pomeriggio a Casperia o a Roccantica, rientro a Roma per le 19.30. Sono circa 140 chilometri di guida complessivi, quasi tutti su strade scorrevoli tranne gli ultimi tratti collinari.
Chi viaggia in coppia o in piccolo gruppo e preferisce non guidare può ragionare su un servizio privato: la sezione dedicata alle esperienze su misura per piccoli gruppi di TourLeaderPro lavora esattamente su questo formato, con guide specializzate e itinerari costruiti sul cliente. Per i viaggiatori stranieri che preparano un itinerario nel Lazio, la mappa completa della regione è raccolta nella guida al Lazio di ItalyPlanner, mentre chi ragiona per escursioni giornaliere dalle grandi città trova il quadro d'insieme nella pagina dei day trips in Italia.
Perché Rocchettine merita il viaggio, e quando invece no
Vale la pena essere schietti, perché le aspettative sbagliate rovinano le gite. Rocchettine non è un sito attrezzato, non ha un percorso di visita, non ha pannelli, non ha bagni e non ha un bar. Chi cerca una giornata comoda, con l'auto vicina e il caffè a portata, farà meglio a puntare su Casperia o su Farfa.
Rocchettine merita il viaggio se si appartiene a una di queste categorie: chi ama l'archeologia medievale e sa leggere una muratura; chi fotografa e cerca soggetti fuori circuito; chi ha figli grandi e vuole mostrare loro come finisce un paese quando la montagna smette di convenire; chi colleziona borghi abbandonati e vuole aggiungere alla lista uno dei meglio conservati del Lazio. Per tutti gli altri, la sosta di venti minuti alla porta della cittadella resta comunque uno dei momenti più intensi di un giro in Sabina.
Domande veloci su Rocchettine – città fantasma (RI)
Quanto costa visitare Rocchettine?
Niente. L'accesso al borgo abbandonato è libero e gratuito, senza biglietteria, senza orari e senza custode. È anche la ragione per cui nessuno garantisce la sicurezza del percorso.
Dove si trova esattamente Rocchettine?
Nel comune di Torri in Sabina, in provincia di Rieti, sopra la gola che la separa dalla frazione abitata di Rocchette, a pochi chilometri dal confine con l'Umbria.
Serve prenotare per visitare Rocchettine?
No. Non esiste un sistema di prenotazione perché non esiste una gestione del sito. Chi vuole una visita accompagnata deve rivolgersi a una guida o a un accompagnatore abilitato.
Quanto dura la visita di Rocchettine?
Dai quaranta minuti a un'ora per il giro del perimetro e della chiesa. Aggiungendo Rocchette si arriva comodamente a due ore e mezza.
Come si arriva a Rocchettine in auto?
Uscita A1 a Ponzano Romano-Soratte da sud o Magliano Sabina da nord, direzione Torri in Sabina e Rocchette, poi verso Vacone, sterrata sulla sinistra, ponte sul torrente e radura dove si parcheggia.
Si può arrivare a Rocchettine con i mezzi pubblici?
Le autolinee Cotral servono Torri in Sabina, ma l'ultimo tratto fino alla sterrata non ha servizio pubblico. Senza auto la gita diventa complicata.
Rocchettine è pericolosa?
È un castello medievale diroccato senza opere di messa in sicurezza. L'ingresso è libero ma va fatto con cautela: niente ambienti voltati, niente arrampicate sui muri, attenzione ai salti di quota nascosti dalla vegetazione.
Rocchettine è adatta ai bambini?
Sopra i dieci anni, tenendoli vicini nei punti stretti, funziona bene. Sotto quella soglia la sconsiglio: il fondo è irregolare e i rischi non si controllano.
Rocchettine è accessibile in sedia a rotelle?
No. L'accesso richiede una salita su sentiero sconnesso e l'interno del borgo è ingombro di pietrame e macerie.
Quando è stata abbandonata Rocchettine?
In due tempi: la rocca risultava già vuota nel Settecento, il nucleo di case attorno a essa venne lasciato definitivamente verso la metà degli anni Cinquanta del Novecento.
Che differenza c'è fra Rocchette e Rocchettine?
Rocchette, l'antica Rocchetta Grande o rocca Bertalda, è abitata e sorge a 235 metri. Rocchettine, la Rocchetta Piccola o rocca Guidonesca, è abbandonata e si trova più in alto, intorno ai 500 metri.
Che cosa resta in piedi a Rocchettine?
La grande torre circolare ad ampia scarpa, una torre quadrata inglobata nelle mura, ampi tratti di cortina con mensole e feritoie, la porta d'ingresso, il tessuto dei vicoli e, unico edificio integro, la chiesa di San Lorenzo.
La chiesa di San Lorenzo di Rocchettine si può visitare?
Dall'esterno sempre. L'interno si apre in occasione della festa del santo, quando dagli abitanti di Rocchette sale la processione annuale. Per gli altri giorni conviene informarsi in parrocchia.
Si possono fare foto e riprese con il drone a Rocchettine?
Le fotografie sono libere. Per i droni valgono le norme nazionali sul volo, che richiedono qualifica dell'operatore e verifica delle zone: la regolamentazione va controllata sui canali ufficiali prima di alzarsi in volo.
Qual è il periodo migliore per visitare Rocchettine?
L'inverno e la fine dell'inverno, quando i boschi spogli rendono visibile l'intero complesso. La primavera è il compromesso più piacevole; l'estate è la stagione peggiore per vedere e la migliore per la festa del 10 agosto.
Ci sono bar, ristoranti o bagni a Rocchettine?
Nessun servizio. I punti di ristoro più vicini sono a Rocchette e a Torri in Sabina. Conviene portare acqua da casa.
Quanto dista Rocchettine da Roma?
Torri in Sabina è a circa 66 chilometri da Roma; il tempo di percorrenza reale, contando l'ultimo tratto collinare, si aggira intorno all'ora e mezza.
Che cosa si può abbinare alla visita di Rocchettine?
Rocchette, la chiesa di Santa Maria della Lode a Vescovio con l'area archeologica di Forum Novum, Casperia, Roccantica, e con un secondo giorno l'Abbazia di Farfa e Fara in Sabina.
Rocchettine ha una leggenda o una storia di fantasmi?
Nessuna leggenda documentata. La definizione di città fantasma riguarda lo spopolamento, non il soprannaturale, e la vicenda reale è più interessante di qualsiasi racconto inventato.
Si può portare il cane a Rocchettine?
Sì, ma al guinzaglio e con attenzione: fra macerie, vetri e salti di quota il rischio per un animale libero è concreto.
Esistono visite guidate a Rocchettine?
Non esiste un servizio di visita organizzato sul posto. Un accompagnatore o una guida abilitata possono inserire Rocchettine dentro un itinerario sabino su richiesta.
Chi era Girolamo Troppa e che c'entra con Rocchettine?
Era un pittore del barocco romano nato a Rocchette in Sabina il 2 ottobre 1636 e morto a Terni nel 1711. Non nacque a Rocchettine, ma nella gemella viva che si trova dall'altra parte della gola, e nelle chiese del paese si conservano numerose sue opere.
Che cos'è l'olio Sabina DOP e dove si compra?
È l'extravergine a denominazione di origine protetta riconosciuta nel 1996, ottenuto per almeno il settantacinque per cento da cultivar come Carboncella, Leccino, Raja e Frantoio. Si acquista nei frantoi della zona; il Consorzio ha sede a Fara in Sabina.
Rocchettine rientra in un parco o in un'area protetta?
Il borgo si trova su un versante boscoso di proprietà privata e demaniale mista. Chi vuole certezze sul regime vincolistico deve rivolgersi al comune di Torri in Sabina.
Ci torno volentieri in febbraio, con il bosco spoglio e il vento che entra dalle feritoie: è l'unico momento in cui Rocchettine si lascia leggere per intero, e in cui si capisce che questo non è un posto triste ma un posto finito, che è una cosa diversa. Portatevi le scarpe giuste, non entrate sotto nulla, e dedicate mezz'ora alla gemella viva dall'altra parte della gola. Poi comprate l'olio al frantoio e tornate a casa con qualcosa che dura più delle fotografie.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.
Contact Information
Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto
Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.
Bus hop-on hop-off: giro di Roma
Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.
Dove dormire a Roma: confronta gli hotel
Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.
Transfer dall aeroporto al centro
Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.
Noleggio auto a Roma e dintorni
Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.
Voli per Roma: cerca le tariffe
Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.
Confronta tutte le compagnie per Roma
Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.

