Museo Delle Scritture “Aldo Manuzio” a Bassiano
Via Sezze 30, 04010 Bassiano (LT), dentro i sotterranei restaurati del cinquecentesco Palazzo Caetani che ospita anche il municipio: qui si visita il Museo delle Scritture Aldo Manuzio. Telefono 0773 355226, posta elettronica informazioni@museoaldomanuzio.it, sito ufficiale museoaldomanuzio.it. Il biglietto costa 3,00 euro a persona e comprende la visita guidata; i gruppi scolastici pagano 5,00 euro a testa e nella cifra rientrano la visita e il laboratorio didattico. Gli orari indicati dal museo sono questi: da martedì a sabato 9:30-12:30 e 15:00-18:00, domenica 15:30-18:30, mentre il lunedì si entra soltanto su prenotazione. Un consiglio secco che vale per tutti i giorni della settimana: telefonate prima. Il museo è piccolo, il personale è poco, la visita è accompagnata, e una chiamata la mattina evita di trovare la porta serrata perché in quel momento c'è una scolaresca dentro o un turno scoperto. Bassiano è a 562 metri di quota sui Monti Lepini: ci si arriva in auto dalla via Pontina o dalla Monti Lepini, dalla stazione ferroviaria di Sezze Romano sulla linea Roma-Napoli via Formia, oppure con l'autolinea extraurbana Cotral che collega il paese al terminal bus di Latina. Gli orari degli autobus vanno controllati sul sito dell'azienda: sono pochi e serrati sugli spostamenti dei pendolari, non sui comodi del visitatore.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Se state costruendo una giornata fuori Roma e volete vedere che altro c'è nel raggio di un'ora, vi conviene passare dalla pagina delle attrazioni turistiche prima di mettervi in macchina.

Dove si trova e come si arriva al Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio" a Bassiano
Bassiano è uno di quei paesi che si capiscono meglio arrivandoci di sotto. La strada sale dalla pianura pontina, gira attorno al fianco della montagna, e a un certo punto il borgo compare tutto insieme, arroccato, chiuso da una cinta di mura che gli gira intorno come una spirale. Non è una figura retorica: le mura castellane fatte costruire dai Caetani nel Duecento avvolgono l'abitato con andamento elicoidale, con nove torrioni e tre porte di accesso, e la pianta a spirale è quello che i libri di storia urbana chiamano un abitato a cortina, cioè un paese in cui le case stesse formano il muro difensivo. Il Museo delle Scritture si trova all'interno di questo perimetro, in Palazzo Caetani, che è anche la sede del Comune.
L'indirizzo esatto del Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio"
Il sito ufficiale del museo indica Via Sezze 30, Bassiano (LT), codice postale 04010. Altre fonti istituzionali riportano l'indirizzo del palazzo comunale con numerazioni diverse, e la ragione è banale: Palazzo Caetani ha più accessi, uno amministrativo e uno museale, e il museo occupa i piani bassi. Se arrivate e non trovate l'ingresso, cercate il palazzo del Comune: siete sul posto. In un paese di poco più di millequattrocento abitanti chiedere è più rapido che consultare una mappa, e vi risponderanno tutti.
Come arrivare a Bassiano in auto
In auto da Roma si prende la via Pontina fino all'altezza di Latina, poi si sale verso i Monti Lepini seguendo le indicazioni per Sermoneta e Bassiano; in alternativa si arriva dalla strada regionale Monti Lepini che scende da Frosinone. L'ultimo tratto è una strada di montagna a tornanti, stretta ma asfaltata bene, con curve cieche e qualche muretto a secco a bordo carreggiata. Chi guida per la prima volta la faccia con calma. La cosa che nessuno vi dice è che nelle mattine d'inverno la nebbia si ferma a mezza costa e l'ultimo chilometro può essere a visibilità ridotta, mentre trecento metri più su c'è il sole pieno.
Treno e autobus per il Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio" a Bassiano
La stazione ferroviaria più comoda è Sezze Romano, sulla linea Roma Termini-Napoli via Formia. Da lì e dal terminal bus di Latina il collegamento è affidato alle autolinee extraurbane Cotral, che servono Bassiano con corse concentrate nelle fasce scolastiche e lavorative. Chi arriva senza automobile deve fare i conti con questo: la corsa buona per l'andata c'è quasi sempre, quella buona per il ritorno molto meno. Verificate gli orari sul sito Cotral prima di partire e, se la combinazione non regge, considerate il taxi da Sezze o l'auto a noleggio. Il paese ripaga lo sforzo, ma non perdonano gli orari improvvisati.
Dove parcheggiare a Bassiano
Il centro storico è a traffico praticamente impossibile: vicoli larghi quanto un carretto, scalinate, archi. Si lascia l'auto negli spiazzi appena fuori la cinta muraria e si entra a piedi da una delle porte. Dal parcheggio al portone del museo si cammina cinque o sei minuti, in salita moderata, su selciato irregolare. Scarpe comode, sempre. Questo vale anche per la fotografia: se avete un treppiede, portatelo leggero, perché ve lo trascinerete su e giù per i gradini del borgo.
Biglietti, orari e prenotazioni del Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio" a Bassiano
Tre euro. È il prezzo dell'ingresso singolo indicato dal museo, e comprende la visita guidata: non è un dettaglio secondario, perché senza qualcuno che vi spieghi l'impianto concettuale delle sale il percorso rischia di apparire più criptico di quello che è. I gruppi scolastici pagano cinque euro a studente e nel prezzo entrano anche le attività di laboratorio. La prenotazione si fa per telefono allo 0773 355226 oppure attraverso il modulo che il sito ufficiale mette nella pagina dedicata alle prenotazioni. Il Ministero della cultura, nella sua scheda del museo, riporta l'apertura come subordinata alla prenotazione per tutti i giorni della settimana: è la ragione in più per non presentarsi al portone senza aver chiamato.
Quanto tempo serve per visitare il Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio"
Il percorso si articola in tredici aree. Una visita svelta si chiude in cinquanta minuti; una visita fatta come si deve, con la guida che si ferma sui graffiti e vi lascia il tempo di leggere qualche incisione, ne chiede novanta. Se portate ragazzi delle medie e chiedete il laboratorio, mettete in conto due ore. La mia opinione, dopo aver accompagnato gruppi in decine di musei di provincia: qui il tempo speso male è quello corso, perché il museo non lavora sull'oggetto raro da guardare in fretta, lavora sull'idea, e le idee hanno bisogno di soste.
Il Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio" a Bassiano si può visitare da soli?
Formalmente l'ingresso include l'accompagnamento. Nella pratica, chi arriva fuori dai turni di gruppo trova un operatore che apre, introduce e resta a disposizione. Non aspettatevi audioguide in cinque lingue e biglietteria automatica: siamo in un museo civico di montagna con una direzione scientifica seria e un organico minimo. È esattamente il suo pregio e il suo limite.

Palazzo Caetani, la sede del Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio"
Il palazzo che ospita il museo fu voluto da Bonifacio Caetani, che nel 1554 fece costruire a Bassiano un edificio destinato insieme a rifugio e a luogo di soggiorno salubre, inglobando strutture medievali preesistenti. La data conta, e conta soprattutto per chi arriva qui pensando di camminare dove camminava Aldo Manuzio: Manuzio era morto a Venezia trentanove anni prima che questo palazzo esistesse. Il legame fra l'edificio e l'umanista è un legame di paese, non di biografia.
La famiglia Caetani e il feudo di Bassiano
Le prime notizie scritte su Bassiano risalgono al 1169. Il paese fu governato dagli Annibaldi fino al 1297, quando passò ai Caetani, la famiglia che con Bonifacio VIII costruì in questi anni una signoria territoriale saldissima fra Lazio meridionale e Marittima, tenendo insieme Sermoneta, Ninfa, Bassiano e le rocche vicine. I Caetani mantennero il feudo fino all'abolizione della feudalità, con l'unica interruzione dell'interregno borgiano fra il 1492 e il 1502, quando Alessandro VI spogliò la famiglia dei suoi castelli per assegnarli ai propri congiunti. Chi vuole vedere l'altro capo di questa vicenda territoriale trova il castello e il borgo a pochi chilometri, a Sermoneta, e il giardino che i Caetani ricavarono sulle rovine della città medievale abbandonata al Giardino di Ninfa.
Dai sotterranei del palazzo alle sale del Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio"
Gli ambienti che oggi accolgono il percorso museale furono in antico usati come prigione. È il dato che spiega tutto il resto: le pareti conservano i graffiti dei reclusi, e il museo è stato costruito attorno a quelle pareti, non addosso a una collezione. Il restauro ha consolidato gli intonaci, illuminato le incisioni e trasformato una cella in documento. È un'operazione museografica di cui in Italia si vedono pochi esempi altrettanto rigorosi in centri di queste dimensioni.
Aldo Manuzio, il bassianese che ha inventato il libro moderno
Se in questo momento state leggendo un testo in cui una parola è in corsivo, se avete in tasca un libro che entra in una borsa, se in una frase compare un punto e virgola: tutto questo passa da un uomo nato a Bassiano attorno al 1449. La data oscilla, e le fonti biografiche più prudenti la collocano fra il 1449 e il 1452, perché non esiste un atto di nascita. Il luogo, invece, è concorde: Bassiano, allora nel territorio dei Caetani di Sermoneta.
Da Bassiano a Roma, poi Ferrara
Manuzio lasciò il paese da bambino, attorno agli otto anni, mandato a Roma per gli studi classici. Fra il 1467 e il 1475 studiò lettere nella capitale con Domizio Calderini e Gaspare da Verona, due nomi che nella filologia umanistica romana pesano parecchio. Poi passò a Ferrara, dove perfezionò il greco alla scuola di Battista Guarini, figlio di Guarino Veronese. A Ferrara nacque l'amicizia con Giovanni Pico della Mirandola, e da quell'amicizia arrivò l'incarico che gli cambiò la vita: precettore dei nipoti di Pico, Alberto e Lionello Pio, signori di Carpi. Furono loro a finanziare le prime imprese editoriali. Detto in termini moderni: il primo editore in senso pieno della storia europea partì con capitale di famiglia nobiliare e un progetto culturale scritto prima del piano industriale.
Venezia 1495: la grammatica di Costantino Lascaris
Manuzio arrivò a Venezia fra il 1489 e il 1490. La città era allora la capitale tipografica d'Europa, con decine di officine e una filiera del libro già matura. La prima edizione uscita con il suo nome è la grammatica greca di Costantino Lascaris, fra febbraio e marzo del 1495: uno strumento per imparare la lingua, non un capolavoro da collezione. È la chiave del personaggio. Manuzio non stampava per stupire, stampava per mettere in mano agli studiosi i testi greci che rischiavano di sparire con la caduta di Costantinopoli e la diaspora dei dotti bizantini.
Subito dopo venne l'impresa che gli valse fama immediata: l'Aristotele in cinque volumi in folio, pubblicato fra il 1495 e il 1498. Stampare Aristotele in greco significava allestire caratteri, correggere su manoscritti discordanti, trovare revisori capaci di leggerli. Manuzio radunò a Venezia una squadra di grecisti che è, di fatto, la prima redazione editoriale della storia.
Il corsivo di Francesco Griffo e il Virgilio del 1501
Nel 1496 usciva il De Aetna di Pietro Bembo, composto con un carattere romano inciso da Francesco Griffo da Bologna: quel disegno, ripreso nel Novecento con il nome di Bembo, è ancora oggi uno standard tipografico. Ma la svolta arrivò nell'aprile del 1501 con il Virgilio in ottavo, il primo libro stampato interamente in corsivo, sempre su punzoni di Griffo. Il corsivo nasceva per imitare la scrittura cancelleresca degli umanisti e serviva a un fine pratico: occupare meno spazio, quindi far entrare più testo in pagine piccole. Il 23 marzo 1501 il governo veneziano concesse a Manuzio il privilegio esclusivo sull'uso di quel carattere, esteso l'anno seguente a tutti i caratteri incisi da Griffo. Fu la prima grande battaglia di proprietà intellettuale della storia dell'editoria, e Manuzio la perse comunque sul campo: i contraffattori lionesi copiarono il corsivo aldino in pochi mesi e lo diffusero in tutta Europa.
I libri tascabili: il formato in ottavo
Il formato in ottavo adottato da Manuzio misura all'incirca 154 per 94 millimetri. Sembra un dettaglio da bibliografi. È invece la nascita del libro portatile: fino ad allora il libro stampato era un oggetto da leggio, pesante, costoso, immobile. Con gli enchiridia aldini il testo classico entra in una bisaccia, si legge in barca, in viaggio, a letto. Cambia il libro e cambia il lettore. Chi oggi legge un tascabile in metropolitana usa un'invenzione bassianese di cinquecentoventicinque anni fa.
L'ancora e il delfino: Festina lente
La marca tipografica aldina compare nel giugno del 1502, nel secondo volume dei Poetae Christiani veteres: un'ancora avvolta da un delfino. L'ancora è la stabilità, il delfino la rapidità, e insieme traducono in figura il motto festina lente, affrettati lentamente. L'immagine derivava da un'antica moneta romana donata a Manuzio da Pietro Bembo. La marca serviva anche a difendersi dalle contraffazioni: era il marchio di garanzia di una casa editrice, quattro secoli prima che si chiamassero così. Il museo di Bassiano ha fatto di quel motto la propria insegna, e il senso della frase applicato a una visita è letterale: qui si guadagna rallentando.
L'Accademia Aldina ed Erasmo da Rotterdam
Attorno al 1502 Manuzio radunò a Venezia un cenacolo di ellenisti passato alla storia come Accademia Aldina. I soci si impegnavano a parlare fra loro soltanto in greco, e chi sbagliava pagava una multa: le multe finanziavano i banchetti. Sembra un aneddoto da goliardia rinascimentale, e in parte lo era, ma dietro c'era un metodo di lavoro collettivo sui testi. Nel 1508 Erasmo da Rotterdam soggiornò a Venezia e presso Manuzio fece uscire gli Adagia, la raccolta di proverbi e modi di dire antichi che sarebbe diventata uno dei libri più letti del Cinquecento europeo. Erasmo lasciò anche il ritratto dell'officina aldina al lavoro: caotica, affollata, febbrile.
La morte nel 1515 e la dinastia
Aldo Manuzio morì a Venezia il 6 febbraio 1515. Il corpo fu portato a Carpi, presso i Pio. In poco più di vent'anni di attività aveva prodotto un catalogo che le diverse ricostruzioni collocano fra le centotrenta e le centocinquanta edizioni, con una prevalenza netta di classici latini e greci e una manciata di titoli in volgare: il Petrarca delle Cose volgari nel 1501, le Terze rime di Dante nel 1502, in edizioni curate da Pietro Bembo che fissarono per secoli il testo di riferimento. Dopo la sua morte il suocero Andrea Torresano e i cognati tennero l'officina fino alla maggiore età dei figli. Paolo Manuzio, nato nel 1512, proseguì l'impresa paterna e la portò anche a Roma; Aldo Manuzio il Giovane, il nipote, guidò la tipografia fino al 1590. Tre generazioni, quasi un secolo di libri. Chi vuole vedere da vicino che cosa significhi tenere in vita un libro antico può guardare il lavoro dell'Istituto centrale per la patologia del libro Alfonso Gallo, a Roma.
Il percorso del Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio" sala per sala
Il museo è nato nel 2009, realizzato in collaborazione con l'Università di Roma La Sapienza, con la curatela di Francesco Sinopoli e Laura Campagna, i testi di Vincenzo Padiglione e le ricerche originali di Antonio Perri e Nadia Truglia. La direzione scientifica è di Vincenzo Scozzarella. Va detto subito che cosa non è: non è un museo della stampa, non è una raccolta di torchi. È un museo antropologico che mette in scena i modi in cui si scrive, nella nostra e in altre culture, con gli stili di vita, le posture del corpo e le forme del pensiero che a quei modi si legano. Il percorso si sviluppa in tredici aree, e questi sono i titoli con cui il museo stesso le presenta.
In origine. Forme e funzioni diverse
L'ingresso del percorso occupa un ambiente che architettonicamente parla da solo: fu a lungo la porta di accesso al paese. La sala racconta l'invenzione parallela della scrittura, e la formula va spiegata bene perché è il concetto su cui poggia l'intero museo. Comunicare per segni grafici è un universale umano: lo fanno tutte le culture. Ma per avere scrittura serve che quei segni convenzionali si combinino a formare un codice grafico stabile, capace di rimandare a una lingua. Questo passaggio si è prodotto in modo indipendente, per ragioni diverse, in almeno tre aree del mondo: Medio Oriente, Estremo Oriente, America precolombiana. Sumeri, Cina, Mesoamerica non si sono copiati a vicenda. L'allestimento li assume insieme come riferimenti storici e come casi esemplari, e la conclusione a cui vi porta è meno ovvia di quanto sembri: la scrittura non è una conquista unica dell'Occidente, è una soluzione che l'umanità ha trovato più volte, da sola, quando le è servita per contare merci, fissare calendari, dare voce agli dèi.
Scrivere come Habitus in Divenire
Sala adiacente, e cambio di registro: qui si guarda l'evoluzione degli strumenti e dei supporti. Tavolette d'argilla e stili, papiri, pergamene, penne, fino al torchietto da stampa e alle recenti invenzioni informatiche che smaterializzano l'atto dello scrivere e lo riavvicinano a quello del parlare. La parola chiave del titolo è la seconda: habitus, cioè abitudine del corpo. Scrivere non è soltanto una tecnologia, è una postura. Lo scriba sumero accovacciato con la tavoletta sul ginocchio, l'amanuense curvo sullo scrittoio inclinato, lo scolaro con il gomito puntato sul banco e la penna nel calamaio, la persona che detta al telefono camminando: sono quattro corpi diversi, quattro modi di pensare mentre si scrive. La sala vi fa notare che avete cambiato corpo insieme al supporto, e che non ve ne siete accorti.
Che caratteri
Qui il museo entra nel merito della tipografia: i caratteri, il loro disegno, la loro storia, la loro capacità di dare a un testo un tono prima ancora che il lettore ne legga il senso. È la sala in cui il legame con Manuzio si fa tecnico. Un carattere non è una decorazione: è un'infrastruttura della lettura. Se il romano di Griffo è rimasto in uso per cinque secoli, un motivo c'è, e riguarda il modo in cui l'occhio riconosce le forme delle lettere alla velocità con cui le riconosce.
Passato Presente. Intervista impossibile a Aldus Manutius
La trovata più riuscita dell'allestimento. Una scenografia accoglie il ritorno di Aldo Manuzio dal passato: il museo ne fa parlare la voce, che risponde alle domande di un giornalista di oggi il quale interroga il grande umanista editore sull'influenza e sul futuro della stampa nella cultura e nella società. Il genere parodistico dell'intervista impossibile si presta a meraviglia a ironizzare sul presente attraverso lo sguardo estraniato di un uomo del Cinquecento. È anche una lezione di metodo: sentire un editore rinascimentale ragionare sull'era Gutenberg e sui nuovi mezzi di comunicazione costringe a domandarsi che cosa, del nostro modo di leggere, sarebbe apparso insensato a chi il libro moderno lo ha inventato. Opinione mia, netta: è il momento del percorso in cui i visitatori adulti smettono di guardare l'orologio.
Aldo Manuzio. Il patrimonio
La sezione dedicata all'eredità aldina raccoglie la memoria delle Opere Aldine e delle macchine da stampa che sono all'origine stessa dell'istituzione museale: prima del Museo delle Scritture, a Bassiano era nata una raccolta di macchinari tipografici e un Museo delle Opere Aldine, voluto per onorare la dinastia di tipografi che tanto pesò nel Rinascimento italiano. Il museo attuale conserva quella radice e la incornicia in un discorso più ampio. Fra i materiali esposti nelle sale del complesso figurano anche cinquecentine aldine, cioè volumi usciti dall'officina veneziana nel secolo dei Manuzio: chi ha una qualche pratica di libro antico si soffermi sulle proporzioni della pagina, sui margini, sul rapporto fra specchio di stampa e bianco. Lì c'è la vera invenzione.
Viaggio tra codici visivi
È il grande salone, l'asse gravitazionale del museo, e insieme il suo omaggio più esplicito al multiculturalismo. Il tema è l'incontro con le scritture non europee e la questione, impossibile e sempre tentata, della traducibilità delle scritture le une nelle altre. L'allestimento ha l'aspetto di un bazar, con molti fuochi di attrazione distinti: drappi coperti di scritte non alfabetiche e postazioni informatiche formano ambienti separati, ciascuno dedicato a una tradizione grafica. Cinese, coreana, e perfino la scrittura dell'Isola di Pasqua. In evidenza sono collocate le scritture pittografiche e sillabiche, con la loro storia, i loro caratteri e le funzioni che le distinguono dal parlato.
La sala prosegue con i sistemi grafici inventati in età moderna e contemporanea: alfabeto Morse, Braille, la Lingua dei Segni Italiana, le crittografie e i codici segreti. Il risultato è che si esce da questa stanza con un'idea diversa di che cosa sia una scrittura. Un sistema di segni non ha bisogno di essere alfabetico per funzionare, e non ha bisogno di essere antico per essere una scrittura vera. Chi vuole proseguire il ragionamento sulle culture materiali e sui codici delle società non europee ha a Roma il Museo delle Civiltà, che sullo stesso terreno lavora con collezioni enormi.
Pinocchio, o della difficoltà del leggere e scrivere
Nel museo la sala porta anche il titolo esteso Della fatica e del piacere del leggere e dello scrivere, e segna il ritorno alla microstoria e alla dimensione locale. Qui la scrittura viene valorizzata per il contenuto dei testi, mentre nelle sale precedenti si erano privilegiate le forme dell'espressione e della comunicazione. Il visitatore entra nella scenografia di un'aula scolastica dominata da un'enorme Scala d'oro con i libri distribuiti sui gradini. Scala d'oro era una collana per ragazzi che nei primi decenni del Novecento puntò sull'illustrazione dei libri per incentivare una lettura specifica per ogni età: una delle prime operazioni editoriali italiane costruite sulla gradualità dell'apprendimento.
Il tema della sala è il divenire literate, cioè l'acquisizione dei testi come strumenti culturali che mediano i rapporti fra le persone, la relazione con il mondo esterno e l'esperienza interiore. Per un bambino è un processo simbolico complesso, in cui avvengono trasformazioni anche psicofisiche, e in cui operano strategie di disciplinamento, di allettamento e di resistenza. Detto in parole povere: imparare a leggere è una fatica e un piacere, e in mezzo c'è la scuola che spinge, premia e punisce. Chi ha memoria dei banchi con il calamaio, dell'abbecedario e della lavagna trova qui la ricostruzione di un'aula di quel tipo, con gli oggetti che hanno insegnato a scrivere a due generazioni di italiani.

Graffiti, o dei vantaggi secondari dell'isolamento
Questa è la sala per cui vale il viaggio. Per la presenza di strati di tracce del passato è l'ambiente più rilevante del palazzo e il più significativo rispetto al tema stesso del museo: un documento in sé, che ha richiesto opere di restauro e di valorizzazione puntuale. Le pareti di buona parte della sala presentano graffiti e disegni a carboncino di notevole valore grafico e storico culturale. Vi si scorgono testi di denuncia, riproduzioni di paesaggi, simboli di affidamento religioso, narrazioni per immagini, volti, esercizi della noia, e molto altro di non sempre immediata individuazione e di ancora più complessa comprensione.
È legittimo supporre che queste scritture, in buona parte risalenti alla fine del Settecento e ai primi decenni dell'Ottocento, siano state prodotte da persone qui recluse: gli ambienti erano anticamente usati come prigione. È lecito presupporre che una parte significativa dei graffiti e dei disegni evochi storie e mentalità di quel periodo, e che ci faccia entrare almeno un poco nella mente di detenuti che ricorsero alla scrittura muraria come forma di testimonianza e di resistenza, come conquista di uno spazio immaginario di libertà e di poesia, come estremo grido di protesta. Sul grado di certezza conviene essere precisi: che gli ambienti fossero carcerari è documentato, che i graffiti siano opera dei reclusi è la lettura corrente e assai plausibile degli studiosi che hanno lavorato alla sala, non un dato firmato e datato.
L'atmosfera ricreata dall'allestimento va nella direzione del memoriale, del sacrario, così che il visitatore, oltre a ricevere informazioni, si accosti ai graffiti con lo stato d'animo di chi vi sa cogliere ribellione, sofferenza, dolore. E ne ricavi una riflessione più ampia: la reclusione e la separazione inducono spesso un bisogno di esteriorizzare il sé, e dunque di scrivere. Un vantaggio secondario dell'isolamento può essere l'accesso all'immaginario. È un'occasione didattica per ragionare sulle teorie dell'ispirazione e della concentrazione, e sarei disonesto se non aggiungessi che è anche una stanza in cui si abbassa la voce senza che nessuno lo abbia chiesto.
Segni di possesso
Seguono le sale che mostrano l'uso della scrittura per indicare identità e possesso: marchi, cifre, ex libris. Un ex libris è l'etichetta che il proprietario incolla nel risguardo di un volume per dichiararlo suo, e attorno a quel piccolo oggetto ruota una storia di collezionismo, di orgoglio bibliofilo e di piccole ossessioni. I marchi di proprietà su attrezzi, animali, mobili, raccontano la stessa cosa nel mondo contadino: si scrive per dire che una cosa è mia. Fra questa sala e la marca aldina dell'ancora con il delfino c'è un filo diretto, e la guida ve lo farà notare.
La sala della memoria: testimonianze autobiografiche scritte e orali
Qui la scrittura diventa costruzione del sé. Si passa alla trasposizione in forma diaristica dei ricordi di esperienza e alle altre tracce biografiche: è il sé dialogico e riflessivo che trova nella pratica della scrittura un modello di costruzione. Nella Sala della memoria sono esposti diari, e i video riproducono resoconti di vita di persone dei Monti Lepini appartenenti a generazioni diverse. È la sezione in cui il museo antropologico si radica nel territorio: le voci sono di qui, i dialetti sono di qui, le storie di emigrazione, di guerra, di bonifica e di lavoro sono quelle della montagna che affaccia sulla pianura pontina. Chi vuole approfondire il capitolo della bonifica e delle città di fondazione trova a Latina il Museo della Terra Pontina.
Il laboratorio didattico
Un laboratorio dedicato anch'esso alla scrittura, con attività di calligrafia, narrazione, grafica e fumetto. Per le scuole è compreso nel biglietto ridotto dei gruppi. Per le famiglie che arrivano fuori dai periodi scolastici conviene chiedere al momento della prenotazione se in quella giornata è attivo: dipende dal personale disponibile.
L'Auditorio
Il grande Auditorio proietta film e video a ciclo continuo. È anche lo spazio in cui il museo ospita presentazioni e incontri, e nei mesi di stagione culturale è il luogo dove il paese si ritrova. Un consiglio pratico: se viaggiate con qualcuno che si stanca a camminare, l'Auditorio è il posto in cui farlo sedere mentre voi finite le sale.
Temporanee presenze
Le mostre temporanee di artisti si sviluppano lungo le torri di fortificazione di Bassiano. È una soluzione espositiva che pochi musei possono permettersi: usare la cinta muraria duecentesca come galleria. Film e proiezioni nell'Auditorio, mostre nelle torri, laboratorio didattico e percorso permanente concorrono a fare dell'incontro con questo museo un'esperienza formativa per un pubblico assai vario.
La Civica Raccolta del Libro d'Artista al Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio"
Nel 2019 è stata istituita a Bassiano una Civica Raccolta del Libro d'Artista, intitolata all'artista romana Valeria Gramiccia. Il libro d'artista è un genere preciso: non è un libro illustrato, è un'opera d'arte che assume la forma del libro, e che spesso mette in crisi le funzioni stesse del leggere, del girare pagina, del contenere testo. Collocarne una raccolta in un museo delle scritture ricavato in un'ex prigione, in un paese che ha dato i natali al primo editore moderno, è una di quelle scelte curatoriali che funzionano perché chiudono il cerchio.
La raccolta cresce grazie a Il Silenzio dell'Inchiostro, rassegna di arti visive contemporanee che dal 2018 promuove il libro d'artista e che si svolge proprio al Museo delle Scritture: le opere esposte entrano poi a far parte della collezione civica. La cura è di Vincenzo Scozzarella, con la collaborazione di Antonio Fontana e Monica Giovinazzi. Per sapere se una edizione è in corso durante la vostra visita, telefonate o controllate i canali ufficiali del museo.
Una curiosità su Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio" a Bassiano
La curiosità più bella di questo museo è che il suo eroe eponimo non ha mai messo piede nelle sale che portano il suo nome, e non per un dispetto della sorte, ma per pura cronologia. Aldo Manuzio morì a Venezia il 6 febbraio 1515. Palazzo Caetani, l'edificio che ospita il museo, fu fatto costruire da Bonifacio Caetani nel 1554: trentanove anni dopo. L'uomo che ha inventato il libro tascabile e il corsivo ha lasciato Bassiano da bambino, verso gli otto anni, per andare a studiare a Roma, e per quanto ne sappiamo non ci tornò più a vivere. Il museo, insomma, non conserva la casa natale di Manuzio né i suoi torchi veneziani: conserva l'idea che il paese si è fatto di lui.
C'è di più, e qui la faccenda diventa davvero curiosa. Il paese ha dedicato a Manuzio la biblioteca comunale, mentre il museo si intitola alle Scritture, al plurale, e solo per estensione porta il nome dell'umanista. La distinzione non è burocratica: dice che a Bassiano si è deciso di non trasformare Manuzio in una reliquia turistica, ma di usarlo come porta d'accesso a un tema più grande, che è la scrittura come fatto umano universale. Un paese di millequattrocento abitanti che rinuncia al souvenir facile del figlio illustre e sceglie l'antropologia della scrittura è un paese che ha avuto qualcuno con le idee chiare, al momento giusto. Il risultato è che il visitatore arriva pensando di trovare una sala con qualche cinquecentina e si ritrova a ragionare sulla scrittura dell'Isola di Pasqua, sul Braille e sui graffiti dei carcerati. Nella mia esperienza, chi arriva con l'aspettativa sbagliata esce più contento di chi arriva con quella giusta.
Un ultimo dettaglio, per chi ama le simmetrie: il motto che il museo ha fatto proprio, festina lente, affrettati lentamente, è lo stesso che Manuzio stampava sui suoi libri accanto all'ancora e al delfino. L'immagine gli era stata suggerita da una moneta romana antica che gli aveva regalato Pietro Bembo. Una moneta di duemila anni fa, ripresa nel 1502 da un editore veneziano, adottata nel 2009 da un museo di montagna: la storia della cultura è fatta anche di questi rimbalzi.
Una cosa che non ti dice nessuno su Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio" a Bassiano
Nessuno vi dice che questo museo è stato costruito al contrario. Nella stragrande maggioranza dei casi un museo nasce da una collezione: qualcuno raccoglie oggetti, poi cerca una sede, poi chiama qualcuno a ordinarli. Qui è successo l'opposto. C'era una sala, nei sotterranei di Palazzo Caetani, con le pareti coperte di graffiti settecenteschi lasciati dai reclusi dell'antica prigione. Quella sala andava salvata e resa leggibile. Fu proprio con l'intenzione di valorizzarla che, in rapporto con l'Università di Roma La Sapienza, si arrivò al progetto di un Museo delle Scritture, che nel 2009 aprì al pubblico. Il tema è stato scelto per la stanza, non la stanza per il tema.
Da questa origine discende tutto il resto, e discende anche la cosa che più spiazza i visitatori: il museo espone pochissimi oggetti preziosi. È una scelta, e per giunta una scelta dichiarata. L'impostazione museografica mette insieme due stili che di solito viaggiano separati, quello teatrale o d'atmosfera e quello hands on, interattivo, in cui si impara facendo. Il risultato è un superamento netto della pedagogia dimostrativa fondata sul culto dell'oggetto, in favore di un linguaggio espositivo prevalentemente concettuale, che come gran parte dell'arte contemporanea nelle sue installazioni affianca alla cura formale una spiccata tendenza autoriflessiva. Tradotto per chi entra con un biglietto in mano: non venite qui per vedere cose rare, venite per capire una faccenda complicata.
La conseguenza pratica, che vi risparmio di scoprire da soli, è che il museo funziona male se lo attraversate in silenzio leggendo i pannelli, e funziona benissimo se fate domande alla persona che vi accompagna. La visita guidata è compresa nel biglietto. Usatela. Ho visto famiglie liquidare il percorso in venti minuti perché nessuno aveva spiegato loro che quel drappo con i segni incomprensibili era scrittura coreana e perché fosse lì; e ho visto le stesse famiglie tornare indietro dopo cinque minuti di conversazione con l'operatore. La differenza fra i due esiti è una domanda.
Il consiglio che ti do per visitare Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio" a Bassiano
Telefonate. Prima di tutto il resto, telefonate allo 0773 355226 o scrivete a informazioni@museoaldomanuzio.it e concordate un orario. Il museo indica il lunedì come giorno di sola prenotazione, e la scheda del Ministero della cultura arriva a presentare l'accesso come subordinato alla prenotazione in tutti i giorni della settimana. Un museo civico con organico ridotto vive di equilibri fragili: una scolaresca in visita, un permesso, una manifestazione in paese, e la porta resta chiusa mezz'ora. Chi arriva annunciato non ha mai problemi. Chi arriva a sorpresa, qualche volta sì.
Secondo consiglio, sull'orario. Se potete scegliere, venite nel turno pomeridiano, fra le 15:00 e le 18:00 dal martedì al sabato. Motivo: la mattina è la fascia in cui arrivano le scolaresche, e con una classe delle medie dentro le sale il percorso perde silenzio, che qui è una risorsa, soprattutto nella sala dei graffiti. La domenica pomeriggio, con apertura dalle 15:30 alle 18:30, è la finestra migliore per chi arriva da Roma: si parte dopo colazione, si arriva per pranzo a Bassiano, si mangia, si visita, si torna con la luce.
Terzo consiglio, sul modo. Non trattate questo museo come una tappa da spuntare fra Sermoneta e Ninfa. Dategli almeno un'ora e mezza e chiedete alla guida di fermarsi due volte: nella sala dell'intervista impossibile a Manuzio e nella sala dei graffiti. Sono i due momenti in cui il museo dà il meglio, e sono anche i due che si perdono se si corre. Il motto della casa vale come istruzione per l'uso: affrettatevi lentamente. Aggiungo un'avvertenza che non trovate nelle guide: i sotterranei sono freschi anche a luglio e umidi in inverno. Una felpa in borsa, sempre, pure in agosto.
Quarto e ultimo. Combinatelo con il paese. Uscite dal museo e fate il giro delle mura, entrate nella Collegiata di Sant'Erasmo, salite alla torre civica, e comprate il prosciutto in una delle botteghe storiche. Il museo dura novanta minuti, Bassiano ne merita altri novanta, e la giornata torna solo se li mettete insieme.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Aldo Manuzio abbia inventato il carattere corsivo lo sanno in tanti. Che quel corsivo sia nato per ragioni squisitamente economiche lo dicono in pochi. Il corsivo aldino, inciso da Francesco Griffo da Bologna e usato per la prima volta nel Virgilio in ottavo dell'aprile 1501, imitava la scrittura cancelleresca a mano degli umanisti, quella inclinata e stretta con cui si vergavano i documenti. Inclinata e stretta significa una cosa sola in tipografia: occupa meno spazio orizzontale. Meno spazio orizzontale significa più parole per riga, più righe per pagina, meno pagine per libro, meno carta, costo minore, formato ridotto. Il corsivo non nasce per enfatizzare una parola in mezzo a una frase, come lo usiamo oggi: nasce per far entrare l'Eneide in una tasca.
Il secondo fatto poco citato riguarda il seguito. Il 23 marzo 1501 il governo della Serenissima concesse a Manuzio il privilegio esclusivo sull'uso del corsivo, e l'anno seguente lo estese a tutti i caratteri incisi da Griffo. Fu una delle prime tutele di proprietà intellettuale della storia dell'editoria, e non servì praticamente a niente: le officine di Lione copiarono il carattere in tempi rapidissimi e inondarono l'Europa di contraffazioni aldine, con tanto di ancora e delfino falsificati. Manuzio reagì pubblicando avvisi in cui spiegava come riconoscere le sue edizioni autentiche dai difetti delle copie. È il primo caso documentato di comunicazione antipirateria di un editore.
Terzo, e forse il più trascurato: nel 1498 Manuzio pubblicò un catalogo con i prezzi delle proprie edizioni, e nel 1499 introdusse la numerazione delle pagine. Il catalogo con i prezzi significa che esisteva un mercato del libro a cui rivolgersi in modo diretto; la numerazione delle pagine significa che si poteva citare un passo, costruire un indice, rimandare da un punto all'altro del volume. Sono due innovazioni che non si vedono, e senza le quali la nostra idea di libro semplicemente non esisterebbe. Il museo di Bassiano lavora esattamente su questo: le rivoluzioni della scrittura sono quasi sempre invisibili, e quasi sempre pratiche.

La foto giusta da fare a Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio" a Bassiano
La foto giusta non è il ritratto di Manuzio e non è la vetrina con le cinquecentine. È il muro dei graffiti, fotografato di taglio. Mi spiego. Le incisioni sulle pareti della sala dei graffiti sono superficiali, spesso tracciate a carboncino o graffite con un chiodo, e frontalmente scompaiono: la luce diffusa le appiattisce e la fotocamera restituisce un intonaco grigio. Se invece vi mettete quasi paralleli alla parete e sfruttate l'illuminazione radente che l'allestimento ha previsto proprio per questo, i solchi generano ombra e i segni saltano fuori. Cercate un volto, una data, una barca: sono i motivi ricorrenti. Impostate ISO alti, tenete il diaframma attorno a f/4, rinunciate al flash. Il flash annulla la radenza e vi ridà il muro piatto.
Verificate al momento se sono ammesse fotografie e se ci sono limitazioni: nei musei con materiali fragili la regola può cambiare da una sala all'altra e in occasione delle mostre temporanee. Chiedetelo all'ingresso, non dopo.
La seconda foto giusta, quella da fare fuori, è il borgo dall'esterno delle mura, di primo pomeriggio in inverno o dopo le 18 in estate, quando la luce arriva bassa da ovest e disegna i nove torrioni della cinta duecentesca. Bassiano è un paese a spirale: da un punto rialzato lungo la strada che sale, o dal belvedere sulla pianura, si legge la forma dell'abitato che si avvolge su sé stesso. Con la pianura pontina sotto e il mare all'orizzonte nelle giornate limpide, quella è la fotografia che porterete a casa e che spiegherà agli amici perché siete andati fin quassù.
Terza opzione, per chi ama i dettagli: le insegne e le targhe del paese. In un borgo che ha fatto della scrittura il proprio museo, le epigrafi murate, i numeri civici in ceramica e le vecchie insegne delle botteghe compongono una collezione all'aperto che nessuno ha allestito e che nessuno protegge. Fotografatele. Fra vent'anni saranno un documento.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento documentato che riguarda questo luogo non è un fatto di cultura, è un fatto di potere. Le prime notizie scritte su Bassiano risalgono al 1169. Il paese fu retto dagli Annibaldi fino al 1297, anno in cui passò ai Caetani: siamo negli anni del pontificato di Bonifacio VIII, il papa Caetani, e il trasferimento di Bassiano rientra nella grande operazione con cui la famiglia costruì un dominio compatto fra Marittima e Campagna, mettendo insieme Sermoneta, Ninfa, San Donato e le rocche dei Lepini. I Caetani tennero il feudo fino all'abolizione della feudalità.
Secondo avvenimento: l'interregno borgiano, fra il 1492 e il 1502. Alessandro VI spogliò i Caetani dei loro castelli per assegnarli alla propria famiglia, e per dieci anni Bassiano cambiò padrone. La restituzione arrivò solo dopo la morte del papa. Sono gli stessi anni in cui, a Venezia, il figlio più illustre del paese stampava la grammatica di Lascaris e l'Aristotele in cinque volumi: mentre Bassiano perdeva i suoi signori, un bassianese cambiava per sempre la storia del libro europeo. Nessuno dei due, con ogni probabilità, sapeva dell'altro.
Terzo: il 1554, quando Bonifacio Caetani fece costruire il palazzo che oggi ospita museo e municipio, come rifugio e come luogo di soggiorno salubre, inglobando strutture medievali preesistenti. È l'atto di nascita dell'edificio, e quindi, a distanza di quattro secoli e mezzo, anche del museo.
Quarto avvenimento, e il più doloroso: l'uso carcerario dei sotterranei fra la fine del Settecento e i primi decenni dell'Ottocento. Sulle pareti restano i graffiti dei reclusi, testi di denuncia, volti, paesaggi, simboli religiosi. Non conosciamo i nomi di quelle persone e non conosciamo i loro reati. Conosciamo però i loro segni, e sono l'unica cosa che di loro sia arrivata fino a noi. Se esiste un argomento definitivo a favore dell'idea che scrivere sia un bisogno e non un lusso, è quella parete.
Quinto: il 2009, l'apertura del Museo delle Scritture, nato dal progetto sviluppato con l'Università di Roma La Sapienza. Nel 2019 arriva l'istituzione della Civica Raccolta del Libro d'Artista intitolata a Valeria Gramiccia, alimentata dalla rassegna Il Silenzio dell'Inchiostro attiva dal 2018.
Sesto e ultimo, un fatto recente che dice quanto il museo pesi per il territorio: il 15 e 16 maggio 2021, in occasione della ventinovesima edizione delle Giornate FAI di Primavera, Bassiano aprì sette luoghi al pubblico, fra cui il Museo delle Scritture con i graffiti dell'ex carcere e la Civica Raccolta del Libro d'Artista, la biblioteca intitolata ad Aldo Manuzio, le botteghe storiche lungo le mura e la chiesa di San Nicola di Bari. In due giorni il paese registrò 2.321 visitatori: più del doppio dei propri abitanti.
Chi è passato da Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio" a Bassiano
Cominciamo da chi non ci è passato, perché è la premessa onesta. Aldo Manuzio, nato in questo paese attorno al 1449, non ha mai visto queste sale: il palazzo che le contiene è del 1554 e lui era morto nel 1515. Chi da qui è passato davvero, e ha lasciato il segno più letterale che si possa immaginare, sono i reclusi della prigione settecentesca, autori dei graffiti sulle pareti. Sono gli abitanti anonimi di questo luogo, e per una volta il termine non è retorico: la loro presenza è documentata dalle loro stesse mani.
Sono passati di qui i Caetani, naturalmente: Bonifacio Caetani, che nel 1554 volle il palazzo, e i suoi discendenti, in una famiglia che dai Lepini seppe arrivare al soglio pontificio con Bonifacio VIII e che nell'Ottocento e nel Novecento diede all'Italia figure come Michelangelo Caetani, il duca letterato amico di Liszt e commentatore di Dante, e Marguerite Chapin Caetani, fondatrice della rivista Botteghe Oscure. La stessa famiglia che a pochi chilometri creò il giardino di Ninfa sulle rovine della città abbandonata.
Nella storia recente del museo sono passati gli studiosi che lo hanno pensato. Il progetto scientifico nacque in rapporto con l'Università di Roma La Sapienza; la curatela è di Francesco Sinopoli e Laura Campagna, i testi sono di Vincenzo Padiglione, antropologo museale fra i più attivi in Italia sul terreno dei musei etnografici e demoantropologici; le ricerche specifiche e originali su cui poggia l'impianto sono di Antonio Perri e Nadia Truglia. La direzione scientifica è affidata a Vincenzo Scozzarella, che cura anche la rassegna sul libro d'artista insieme ad Antonio Fontana e Monica Giovinazzi.
Sono passati gli artisti del libro d'artista, edizione dopo edizione del Silenzio dell'Inchiostro dal 2018, lasciando in dono le opere che formano oggi la Civica Raccolta intitolata a Valeria Gramiccia. E sono passati i volontari e i visitatori del FAI, che nel maggio 2021 portarono a Bassiano oltre duemilatrecento persone in un fine settimana.
Infine passano, ogni anno, le classi. Sono la categoria di visitatori più numerosa e la ragione per cui questo museo esiste in questa forma. Chi lavora con i ragazzi sa che un museo si giudica anche da come regge una terza media alle undici del mattino: qui regge, perché non chiede di ammirare vetrine, chiede di provare a scrivere.
Bassiano attorno al Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio": cosa vedere in dieci minuti a piedi
Uscendo dal portone di Palazzo Caetani siete già nel centro storico, e in dieci minuti di cammino si vede quasi tutto. La Collegiata di Sant'Erasmo, dedicata al patrono che il paese festeggia la seconda domenica di giugno, è la chiesa maggiore. Poco distanti sono la chiesa di San Nicola e quella di Santa Maria, e sopra l'abitato si alza la torre civica. Fuori dalla cinta, il Santuario del Crocifisso conserva affreschi fra Quattrocento e Cinquecento, e c'è anche il Santuario della Trinità.
Ma la cosa da fare a Bassiano è camminare lungo le mura. La cinta duecentesca con i suoi nove torrioni e le tre porte non è un rudere isolato: è la struttura stessa del paese, e i vicoli le corrono accanto disegnando la spirale su cui l'abitato è costruito. Le case torri medievali si riconoscono dall'aggetto e dalle finestre piccole. Sulle torri di fortificazione, nella stagione delle mostre, il museo allestisce le esposizioni temporanee, e la passeggiata diventa un percorso espositivo.
Per il resto dei Lepini, la pagina sui Monti Lepini e quella su Bassiano raccontano il territorio nel dettaglio.
Il Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio" a Bassiano con i bambini
Funziona, e funziona meglio di quanto la parola museo lasci sospettare. Il motivo è che l'allestimento è interattivo per impostazione: ci sono postazioni da usare, drappi da guardare da vicino, un'aula scolastica ricostruita in cui i bambini riconoscono banchi e lavagna, e un laboratorio didattico dedicato a calligrafia, narrazione, grafica e fumetto. La sala della Scala d'oro, con i libri per ragazzi disposti sui gradini, è il punto in cui i più piccoli si fermano da soli.
Fascia d'età ideale: dalla seconda elementare in su. Sotto i sei anni il museo dà poco, perché il suo linguaggio è concettuale e chiede di ragionare per confronti. Dai nove ai quattordici anni è invece uno dei migliori musei per ragazzi del Lazio meridionale, e lo dico dopo averne visitati parecchi.
Due avvertenze pratiche. La prima: la sala dei graffiti richiede una mediazione, perché racconta di persone detenute, e con i bambini piccoli va introdotta con qualche parola in più. La seconda: chiedete in fase di prenotazione se il laboratorio è attivo nella data che vi interessa. Con i gruppi scolastici il laboratorio è compreso nel biglietto da cinque euro; per le famiglie va concordato.
Accessibilità e servizi del Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio"
Va detto con franchezza: il museo occupa i livelli inferiori di un palazzo cinquecentesco all'interno di un borgo medievale in pendenza, e questo comporta gradini, dislivelli e passaggi stretti. Chi si muove in carrozzina o ha difficoltà motorie deve telefonare prima allo 0773 355226 e farsi descrivere il percorso: solo il personale può dire quali ambienti siano raggiungibili nella condizione specifica del visitatore. Anche l'avvicinamento va valutato, perché dal parcheggio esterno alle mura si sale a piedi su selciato irregolare.
Servizi: il museo dispone di auditorio e laboratorio didattico, e propone visite guidate e laboratori tematici. Per guardaroba, deposito bagagli, bookshop e caffetteria la risposta prudente è di non contarci e di organizzarsi di conseguenza: siamo in un museo civico di piccole dimensioni, non in un complesso museale metropolitano. I bar e le botteghe del paese sono comunque a due passi.
Quando andare al Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio" a Bassiano e quando evitarlo
Il periodo migliore è la mezza stagione: aprile, maggio, fine settembre, ottobre. A 562 metri di quota la primavera arriva più tardi che in pianura e l'autunno è lungo e limpido, con giornate in cui dalla cinta muraria si vede il mare. L'estate è calda in pianura ma respirabile quassù, e i sotterranei del museo sono freschi: nelle giornate di luglio e agosto in cui la pianura pontina è insopportabile, questa è una fuga intelligente.
Quando evitarlo: le mattine dei giorni feriali in periodo scolastico, per via delle classi in visita; e il lunedì, se non avete prenotato, perché quel giorno l'ingresso è solo su appuntamento. Evitate anche le domeniche delle grandi feste patronali e delle sagre se cercate silenzio, mentre sono giornate perfette se cercate il paese vivo. La festa di Sant'Erasmo cade la seconda domenica di giugno.
Opinione personale: la finestra ideale è una domenica pomeriggio di ottobre. Apertura dalle 15:30 alle 18:30, luce bassa sulle mura verso le cinque, pochissima gente, e il tempo di finire la visita e fare il giro del borgo prima del buio.
Cosa mangiare a Bassiano dopo il Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio"
Il prosciutto crudo di Bassiano è una faccenda seria. La stagionatura avviene con le finestre aperte, sfruttando l'aria della montagna, per non meno di dodici mesi, e il risultato è un prosciutto di sapore intenso, fragrante e dolce, diverso da quelli di pianura per via del clima in cui matura. Le botteghe storiche lungo le mura ne vendono a fette e intero, e vale la pena portarne a casa un pezzo. Accanto al prosciutto ci sono i formaggi dei Lepini, i salumi, il pane locale, i funghi e i tartufi della montagna, le olive.
Il paese ospita anche manifestazioni enogastronomiche di buon livello: il concorso provinciale L'Olio delle Colline e la rassegna Rosso Borgo, che intreccia vino e libri antichi. Quest'ultima, in un paese che ha dato i natali al primo editore moderno, non è un abbinamento casuale.
Una giornata completa: cosa abbinare al Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio" a Bassiano
Bassiano da sola non riempie una giornata partendo da Roma, e non deve. Ecco tre abbinamenti che funzionano davvero, provati sul campo.
Bassiano e Sermoneta
È l'abbinamento naturale: venticinque chilometri, la stessa famiglia feudale, due esiti opposti. A Sermoneta trovate il castello Caetani restaurato e un borgo più curato e più visitato; a Bassiano trovate il paese autentico e il museo. Mattina a Sermoneta, pranzo, pomeriggio a Bassiano con il museo aperto dalle 15:00. Funziona alla perfezione.
Bassiano e il Giardino di Ninfa
Il Giardino di Ninfa è a una manciata di chilometri e va prenotato con largo anticipo, perché le aperture sono contingentate. Se avete la prenotazione la mattina, il pomeriggio a Bassiano è la coda perfetta: dalla città medievale abbandonata e trasformata in giardino ai sotterranei carcerari trasformati in museo, il filo conduttore della giornata è la seconda vita delle rovine.
Bassiano e l'archeologia dei Lepini
Per chi ha interesse per l'antico, i Monti Lepini offrono materia seria. L'antica Norba conserva una delle cinte in opera poligonale meglio leggibili del Lazio, sopra Sezze; a Cori il Museo della città e del territorio racconta il popolamento della zona; a Priverno i musei archeologici e medievali completano il quadro con la villa romana di Privernum e l'abbazia vicina.
Il filo del libro, da Bassiano a Roma
Chi esce da qui con la testa piena di caratteri, corsivi e cinquecentine ha a Roma il seguito naturale del discorso. La Biblioteca Casanatense e la Biblioteca Angelica conservano fondi antichi di primo piano e sale di lettura fra le più belle d'Europa; la Biblioteca Vallicelliana aggiunge il capitolo oratoriano; la Biblioteca Nazionale Centrale è il grande contenitore moderno. È un itinerario che si può fare in un secondo giorno e che dà a Manuzio il contesto che merita.

Domande veloci su Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio" a Bassiano
Quanto costa il biglietto del Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio" a Bassiano?
L'ingresso singolo costa 3,00 euro e comprende la visita guidata. I gruppi scolastici pagano 5,00 euro a persona, cifra che include visita e laboratorio didattico. Le tariffe sono quelle indicate dal museo sul proprio sito; per eventuali riduzioni conviene chiedere al momento della prenotazione.
Quali sono gli orari del Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio"?
Da martedì a sabato 9:30-12:30 e 15:00-18:00, domenica 15:30-18:30. Il lunedì l'accesso è soltanto su prenotazione. La scheda del Ministero della cultura riporta l'apertura come subordinata alla prenotazione tutti i giorni: una telefonata preventiva risolve ogni dubbio.
Serve prenotare per visitare il museo?
Sì, è fortemente raccomandato, e il lunedì è obbligatorio. Si prenota al numero 0773 355226, per posta elettronica a informazioni@museoaldomanuzio.it, oppure compilando il modulo nella pagina delle prenotazioni del sito ufficiale.
Dove si trova esattamente il Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio" a Bassiano?
In Via Sezze 30, 04010 Bassiano, provincia di Latina, all'interno di Palazzo Caetani, che ospita anche il municipio. Il palazzo è nel centro storico, dentro la cinta muraria.
Quanto dura la visita al Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio"?
Da cinquanta minuti a un'ora e mezza a seconda del ritmo. Con il laboratorio didattico si arriva a due ore. Il percorso comprende tredici aree.
Il museo è adatto ai bambini?
Sì, in particolare dai sette ai quattordici anni. L'allestimento è interattivo, c'è un'aula scolastica ricostruita, la Scala d'oro con i libri per ragazzi e un laboratorio dedicato a calligrafia, narrazione, grafica e fumetto. Sotto i sei anni rende meno.
Si possono fare fotografie dentro il Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio"?
Chiedete all'ingresso: le condizioni possono variare fra sale permanenti e mostre temporanee. In ogni caso, nella sala dei graffiti il flash è controproducente anche tecnicamente, perché annulla l'illuminazione radente che rende leggibili le incisioni.
Il museo è accessibile in sedia a rotelle?
Il museo occupa i livelli inferiori di un palazzo del Cinquecento in un borgo medievale in pendenza, con gradini e dislivelli. Prima di partire telefonate al museo e fatevi descrivere il percorso nel dettaglio.
Che differenza c'è fra il Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio" e un museo della stampa?
Un museo della stampa espone torchi, matrici e macchine. Questo è un museo antropologico: mette in scena i modi di scrivere di culture diverse, gli strumenti, le posture del corpo e i contesti sociali della scrittura. Le macchine da stampa ci sono state all'origine della raccolta, ma non sono il centro del discorso.
Aldo Manuzio è nato davvero a Bassiano?
Sì. Le fonti biografiche concordano sul luogo e collocano la nascita attorno al 1449, con oscillazioni fino al 1452 perché non esiste un atto di nascita. Lasciò il paese verso gli otto anni per studiare a Roma.
Aldo Manuzio ha vissuto nel palazzo che ospita il museo?
No. Palazzo Caetani fu costruito per volontà di Bonifacio Caetani nel 1554, trentanove anni dopo la morte di Manuzio, avvenuta a Venezia il 6 febbraio 1515.
Che cosa sono i graffiti del Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio"?
Sono incisioni e disegni a carboncino sulle pareti di una sala del percorso, in buona parte databili fra la fine del Settecento e i primi decenni dell'Ottocento. Gli ambienti erano in antico usati come prigione, e la lettura corrente li attribuisce alle persone qui recluse. Vi si riconoscono testi di denuncia, paesaggi, simboli religiosi, volti.
Il Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio" è gratuito in qualche giorno dell'anno?
Non risultano aperture gratuite ordinarie: il museo è civico e non rientra nelle domeniche gratuite dei musei statali. Aperture straordinarie o a ingresso libero possono essere previste in occasione di eventi come le Giornate FAI o le rassegne del museo. Chiedete al museo.
Ci sono visite guidate al Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio" a Bassiano?
Sì, e sono comprese nel biglietto da 3,00 euro. Il museo propone anche visite didattiche e laboratori tematici, pensati soprattutto per le scuole.
Come si arriva a Bassiano senza automobile?
La stazione ferroviaria di riferimento è Sezze Romano, sulla linea Roma-Napoli via Formia. Da Sezze e dal terminal bus di Latina il collegamento è affidato alle autolinee extraurbane Cotral. Gli orari, poco numerosi, vanno verificati sul sito dell'azienda prima di mettersi in viaggio.
Quanto dista Bassiano da Roma?
Poco più di un'ora e mezza di automobile, passando per la via Pontina e salendo verso i Lepini. La distanza reale è modesta, ma l'ultimo tratto di montagna a tornanti allunga i tempi.
Quanto dista Bassiano da Sermoneta?
Circa venticinque chilometri, che in questa zona significano una mezz'ora abbondante di strada. È l'abbinamento più praticato dai visitatori.
Che cos'è la Civica Raccolta del Libro d'Artista di Bassiano?
Una collezione istituita nel 2019 e intitolata all'artista romana Valeria Gramiccia, che raccoglie le opere esposte nella rassegna Il Silenzio dell'Inchiostro, attiva dal 2018 presso il museo. Il libro d'artista è un'opera d'arte che assume la forma del libro.
C'è un parcheggio vicino al Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio"?
Si parcheggia negli spiazzi fuori dalla cinta muraria e si entra a piedi. Dal parcheggio al museo si cammina cinque o sei minuti in leggera salita su selciato irregolare.
Il Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio" a Bassiano vale il viaggio?
Sì, a una condizione: che il viaggio comprenda anche il paese e almeno un'altra tappa dei Lepini. Come tappa unica da Roma è sproporzionato. Come perno di una giornata fra Sermoneta, Ninfa e Bassiano è una delle uscite più intelligenti che si possano fare a sud di Roma.
Che cos'è il motto Festina lente?
Significa affrettati lentamente. Era il motto di Aldo Manuzio, che lo stampava sui propri libri accanto alla marca dell'ancora avvolta dal delfino, comparsa nel giugno 1502. L'ancora rappresenta la stabilità, il delfino la rapidità. Il museo di Bassiano lo ha fatto proprio.
Quali sono i giorni di chiusura del Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio"?
Il lunedì non è previsto come apertura ordinaria: si entra solo su prenotazione. Per le festività e le chiusure straordinarie va contattato direttamente il museo.
Si comprano i biglietti online?
Il museo gestisce le richieste di visita attraverso il modulo di prenotazione del proprio sito ufficiale e per telefono. Il pagamento si effettua sul posto.
Che cosa vedere a Bassiano oltre al museo?
La cinta muraria duecentesca con i nove torrioni e le tre porte, la Collegiata di Sant'Erasmo, le chiese di San Nicola e Santa Maria, la torre civica, il Santuario del Crocifisso con affreschi fra Quattrocento e Cinquecento, il Santuario della Trinità, le botteghe storiche del prosciutto e i vicoli a spirale del borgo.
La mia ultima parola sul Museo Delle Scritture "Aldo Manuzio" a Bassiano
Accompagno gruppi da anni e conosco bene la faccia che fanno i visitatori quando propongo un museo civico di paese: quella faccia lì, la faccia di chi teme la mezz'ora sprecata. A Bassiano quella faccia dura fino alla terza sala. Poi succede una cosa che nei musei grandi non succede quasi mai: la gente comincia a parlare fra sé, a raccontarsi come le hanno insegnato a scrivere, a confrontare la propria calligrafia con quella dei figli. Un museo che riesce a far questo con un biglietto da tre euro e tredici stanze scavate sotto un municipio ha capito qualcosa che a molti musei più ricchi sfugge.
Se dovessi dire una sola cosa a chi sta decidendo se salire fin quassù, direi questa: andateci per la stanza dei graffiti. Il resto del percorso è intelligente e ben fatto, ma quella parete è un documento unico, e non ha bisogno di nessuna mediazione per arrivare. Persone chiuse in una cella hanno preso un chiodo e hanno scritto sul muro perché non avevano altro modo di esistere. Duecento anni dopo, in una casa dove si racconta la storia della scrittura, il pezzo più forte non è una cinquecentina aldina: è un graffio. Festina lente, e prendetevi il tempo per guardarlo.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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