CityLab 971
CityLab 971 è uno spazio culturale e di innovazione nato dal recupero di un immobile lungo la via Ardeatina, nel quadrante sud di Roma, in un tratto di città che si trova a metà strada fra il tessuto urbano consolidato e la campagna romana che si apre verso il Divino Amore e Santa Palomba. Il numero civico, il 971, è entrato direttamente nel nome del progetto, un modo diretto e senza fronzoli di dire dove ci si trova senza bisogno di altre etichette. La zona non ha la fama turistica dell’Appia Antica, che corre poco distante e in parte parallela, né il richiamo devozionale del santuario del Divino Amore, ma è un pezzo di Roma sud che negli ultimi decenni ha visto crescere popolazione, quartieri residenziali e domanda di spazi condivisi, e in cui iniziative come questa nascono proprio per rispondere a quella domanda: un luogo dove lavorare, incontrarsi, organizzare eventi e attività di quartiere senza dover attraversare la città per raggiungere il centro. Per orientarsi nel resto del quadrante è utile anche la pagina dedicata al Parco dell’Appia Antica e quella sul Mausoleo delle Fosse Ardeatine, due riferimenti che aiutano a capire il carattere di questa parte della città.
Raccontare CityLab 971 significa, in buona parte, raccontare il quadrante che lo circonda: un pezzo di Roma sud che quasi nessuna guida turistica tratta in modo organico, schiacciato com’è fra l’immagine più nota dell’Appia Antica archeologica e quella, altrettanto conosciuta ma diversa, del pellegrinaggio al Divino Amore. In mezzo, lungo la via Ardeatina, si sviluppa una fascia di città fatta di quartieri relativamente giovani, cresciuti in tempi diversi e con logiche diverse, dove la domanda di luoghi di aggregazione culturale è tanto più forte quanto più è scarsa l’offerta storica di questo tipo di servizi. Capire questo contesto è la premessa necessaria per capire perché uno spazio con il nome di un civico, invece che un’insegna più accattivante, possa diventare un punto di riferimento importante per chi vive qui.

Dove si trova CityLab 971 e come ci si arriva
L’indirizzo di riferimento è la via Ardeatina, una delle grandi consolari che escono da Roma verso sud, al civico 971: una posizione che colloca lo spazio ben oltre il Grande Raccordo Anulare, in una fascia di città dove i quartieri residenziali si alternano a tratti ancora rurali. Chi non conosce la zona tende a sottovalutare quanto sia lunga la via Ardeatina: parte dalle Mura Aureliane, attraversa i quartieri storici a ridosso delle Terme di Caracalla, costeggia il complesso delle Fosse Ardeatine, taglia il Parco dell’Appia Antica e prosegue per diversi chilometri verso Santa Palomba e i comuni dei Castelli. Un indirizzo con il numero 971 racconta già da solo la distanza dal centro storico.
In auto lungo la via Ardeatina
Da Roma centro la via Ardeatina si imbocca da Porta San Sebastiano o, più comodamente per chi arriva da altri quadranti, dal Grande Raccordo Anulare, uscita Ardeatina. Il traffico su questa consolare è scorrevole nella maggior parte della giornata, con punte prevedibili nelle ore di ingresso e uscita dagli uffici e nei momenti in cui la strada assorbe anche il traffico diretto verso il Divino Amore, meta di pellegrinaggio molto frequentata soprattutto nei fine settimana e in occasione delle ricorrenze mariane. Chi arriva dal Raccordo trova la strada abbastanza rettilinea, con pochi semafori nel tratto extraurbano e una segnaletica chiara verso i punti di interesse principali.
Un punto da tenere a mente per chi arriva da fuori Roma: la via Ardeatina, pur essendo una delle consolari storiche della città, non ha lo status di superstrada e non va confusa con la Pontina, che corre più a ovest verso il litorale, né con l’Appia, che le corre parallela più a est verso i Castelli Romani. È una strada a doppia corsia per senso di marcia nei tratti più trafficati, che si restringe progressivamente man mano che ci si allontana dal Raccordo Anulare e che attraversa piccoli centri abitati dove il limite di velocità si abbassa e conviene rallentare, sia per rispetto del codice della strada sia perché gli attraversamenti pedonali in questi tratti non sono sempre segnalati con grande visibilità.
Chi utilizza un navigatore satellitare farebbe bene a impostare come destinazione l’indirizzo completo, via Ardeatina 971, piuttosto che affidarsi a un punto di interesse generico: su una consolare così lunga, un errore anche di poche centinaia di metri nella destinazione può significare doversi fermare, fare inversione e riprendere la marcia in un tratto dove le possibilità di svoltare sono limitate. Vale la stessa regola che si applica a molte altre mete distribuite lungo le grandi consolari romane: meglio un indirizzo preciso di un riferimento approssimativo.
In autobus e con il trasporto pubblico
Il quadrante non è servito da una linea di metropolitana diretta: la stazione più vicina della rete su ferro resta quella della linea B a Laurentina, da cui poi serve un mezzo di superficie o un tragitto in auto per coprire gli ultimi chilometri verso la via Ardeatina profonda. Le linee di autobus urbane percorrono la Ardeatina con fermate diradate man mano che ci si allontana dal Grande Raccordo Anulare: è il prezzo che si paga per trovarsi in una zona a bassa densità abitativa rispetto al resto della città, ma anche uno dei motivi per cui uno spazio come CityLab 971 ha senso in questo punto, cioè offrire un presidio dove prima non ce n’erano.
In bicicletta e a piedi
La via Ardeatina non è, nel tratto extraurbano, una strada pensata per la mobilità dolce: manca una pista ciclabile continua e il traffico veicolare, pur non intensissimo, corre a velocità sostenuta. Chi vuole muoversi in bicicletta trova percorsi più adatti spostandosi verso il vicino Parco dell’Appia Antica, dove le piste e i sentieri sterrati permettono di collegare in sicurezza diversi punti del quadrante sud fino a raggiungere, con qualche chilometro in più, l’area della via Appia vera e propria.
Distanze utili e punti di riferimento
Per capire davvero la posizione conviene ragionare per riferimenti, più che per chilometri esatti, perché lungo una consolare le distanze percepite dipendono molto dal traffico del momento. Dal Grande Raccordo Anulare, imboccando l’uscita dedicata alla via Ardeatina, il civico 971 si raggiunge in pochi minuti di auto in condizioni di traffico normale. Il centro storico di Roma, con le sue mete più note, resta a una distanza che si misura più comodamente in mezz’ora abbondante di automobile che a piedi o in bicicletta. Gli aeroporti della Capitale, Fiumicino e Ciampino, sono entrambi raggiungibili senza dover attraversare il centro città, seguendo il Raccordo Anulare in senso opposto rispetto alla direzione presa per arrivare a CityLab 971: un dettaglio che può tornare utile a chi organizza una tappa in questa zona nell’ambito di un itinerario più ampio, magari in coda a una visita del quadrante sud prima di ripartire.
Che cos’è davvero CityLab 971: uno spazio recuperato per la cultura e l’innovazione
Il nome dice già molto: un laboratorio urbano, un luogo pensato per far incontrare persone, idee e progetti in un contesto che altrimenti resterebbe periferico rispetto ai circuiti culturali del centro di Roma. La formula del recupero di un immobile esistente, ridestinato a funzioni collettive, è una delle strade più seguite negli ultimi anni dalle amministrazioni e dalle realtà del terzo settore romano per rispondere alla carenza cronica di spazi pubblici e semipubblici nei quartieri periferici e semiperiferici della Capitale. CityLab 971 si inserisce in questa tendenza: uno spazio fisico che diventa contenitore di attività diverse, dal lavoro condiviso agli eventi, dalle iniziative associative ai mercatini, con l’obiettivo dichiarato di offrire a chi vive nel quadrante sud un punto di riferimento che prima non esisteva a quella distanza dal centro.
Il termine laboratorio, nel nome, va inteso nel senso più concreto: non un luogo che eroga un servizio fisso e prevedibile, ma uno spazio che si trasforma a seconda di chi lo attraversa e di quali progetti trovano casa al suo interno in un dato periodo. È un approccio diverso da quello di un centro culturale tradizionale, con una programmazione annuale fissata a monte, e più vicino alla logica degli spazi di comunità che si sono diffusi in molte città europee negli ultimi vent’anni: edifici pubblici o privati, spesso nati con un’altra funzione, che vengono restituiti al quartiere come contenitori aperti, capaci di ospitare tanto un mercatino del sabato mattina quanto una presentazione serale o un corso pomeridiano.
Coworking, eventi e attività per le associazioni
Fra le funzioni che uno spazio di questo tipo tipicamente riunisce ci sono postazioni di lavoro condiviso per chi non vuole o non può lavorare da casa, sale disponibili per riunioni, presentazioni e piccoli eventi, e aree pensate per ospitare le associazioni del territorio che cercano una sede temporanea o un luogo per organizzare incontri aperti al pubblico. A questo si aggiungono, in molte esperienze analoghe della periferia romana, appuntamenti periodici come mercatini dell’usato, del vintage o dei piccoli produttori locali, momenti musicali e serate a tema che servono a portare pubblico anche da fuori quartiere. Chi programma una visita o vuole partecipare a un’iniziativa specifica farebbe bene a verificare il calendario aggiornato direttamente sui canali social dello spazio, perché la programmazione di questo tipo di realtà cambia spesso di mese in mese e non sempre resta visibile a lungo online.
Un elemento che distingue gli spazi di questo tipo dai locali commerciali tradizionali è la loro capacità di adattarsi rapidamente a nuove esigenze: un ambiente pensato al mattino per il lavoro condiviso può diventare, nel pomeriggio, la sede di un laboratorio per bambini e, la sera, il palco di un piccolo concerto acustico. Questa flessibilità funzionale è al tempo stesso il punto di forza e il limite del modello: consente di massimizzare l’uso di uno spazio fisico che altrimenti resterebbe sottoutilizzato per larghi tratti della giornata, ma richiede anche un lavoro organizzativo costante che non tutte le realtà riescono a sostenere nel lungo periodo.
Perché uno spazio così nasce proprio qui
La scelta di collocare un progetto di questo genere lungo la via Ardeatina, lontano dal centro storico e dai grandi assi turistici, risponde a una logica precisa: i quartieri che si sono sviluppati negli ultimi decenni verso Santa Palomba, il Divino Amore e la fascia più esterna del quadrante sud hanno visto crescere la popolazione residente molto più in fretta dei servizi culturali disponibili sul posto. Chi abita in questa zona e vuole un aperitivo con musica dal vivo, un corso, uno spazio di lavoro condiviso o semplicemente un luogo dove trovare altre persone del quartiere, per anni ha dovuto guardare verso l’Eur, verso l’Ostiense o addirittura verso il centro. Realtà come questa nascono per accorciare quella distanza.
Una tendenza che riguarda tutta la periferia romana
CityLab 971 non è un caso isolato. A Roma, negli ultimi anni, si moltiplicano i progetti che trasformano capannoni, mercati coperti, ex complessi produttivi e immobili dismessi in spazi ibridi per la comunità: basti pensare agli Orti Urbani di Garbatella, che hanno rifunzionalizzato un’area verde a scopo sociale e didattico, o all’Eur Social Park, nato per dare al quadrante Eur un luogo di aggregazione all’aperto con eventi, sport e cultura. In un contesto del genere, uno spazio come CityLab 971 rappresenta la versione del quadrante Ardeatina di un fenomeno più ampio: quello della rigenerazione urbana dal basso, che a Roma ha trovato nei quartieri periferici il terreno più fertile, proprio perché è lì che la carenza di luoghi pubblici di qualità si è fatta sentire di più negli anni della crescita edilizia più rapida.
Va detto con onestà che la programmazione concreta di uno spazio come questo, i nomi di chi lo gestisce e le condizioni di accesso alle diverse attività sono informazioni che cambiano nel tempo e che vanno sempre verificate sui canali ufficiali dello spazio prima di organizzare una visita: qui ci si limita a descrivere il tipo di funzione che un centro con questa vocazione tipicamente svolge in un quartiere di questo genere, senza sostituirsi alla fonte diretta per gli orari e il programma del momento.
Una curiosità su CityLab 971
Pochi collegano il nome dello spazio al fatto che il numero civico di una consolare romana come la via Ardeatina non è affatto casuale nella sua progressione: le vecchie strade extraurbane della Capitale numerano gli edifici seguendo il percorso della strada dal centro verso la periferia, quindi un numero civico alto come 971 racconta, prima ancora di qualsiasi mappa, quanto lontano dal centro storico ci si sia spinti. È lo stesso principio che regola la numerazione di altre grandi consolari romane, dalla via Appia alla via Tiburtina, dove i numeri a tre cifre iniziano a comparire solo ben oltre il Raccordo Anulare. Usare il civico come nome proprio, invece di inventare un’etichetta più evocativa, è una scelta che parla da sola: non serve altro marchio, basta dire dove ci si trova.
Un secondo dettaglio che sfugge a molti riguarda proprio la via su cui lo spazio si affaccia. La via Ardeatina è una delle consolari più antiche del sistema viario romano, il cui tracciato originario collegava Roma alla città latina di Ardea, sulla costa a sud della Capitale: un asse che nei duemila anni successivi ha cambiato funzione più volte, da strada militare e commerciale in epoca romana a via di comunicazione fra le tenute agricole dell’Agro Romano nei secoli successivi, fino a diventare, nel Novecento, una delle direttrici di espansione urbana verso sud. Ogni edificio che nasce oggi lungo questo tracciato, compreso quello di CityLab 971, si inserisce quindi in una stratificazione molto più lunga di quanto la sua storia recente lasci immaginare.
Una cosa che non ti dice nessuno su CityLab 971
La prima cosa che nessuna scheda turistica racconta è che questo tratto della via Ardeatina, pur trovandosi a pochi chilometri dal centro di Roma, vive a un ritmo completamente diverso da quello della città storica. Non ci sono i flussi di turisti, non c’è la densità di bar e ristoranti che si trova all’interno delle mura, e i punti di riferimento per chi arriva da fuori sono pochi e ben distinti: il Divino Amore, il Parco dell’Appia Antica, poco altro. In un contesto così, uno spazio come CityLab 971 funziona da faro locale più che da attrazione cittadina, ed è pensato prima di tutto per chi vive o lavora nel quadrante, non per il visitatore occasionale che segue un itinerario da guida. Chi arriva aspettandosi l’atmosfera di uno spazio culturale del centro, con vetrine, insegne luminose e un flusso costante di passanti, resta spiazzato: qui il contesto è residenziale, la strada è una consolare a scorrimento e il rapporto fra lo spazio e il quartiere si costruisce con il tempo, non con il passaggio occasionale.
La seconda cosa che pochi considerano riguarda la logistica della zona: chi si muove senza auto propria deve mettere in conto tempi più lunghi del previsto, perché il trasporto pubblico su questo tratto della via Ardeatina è pensato per servire i residenti nei momenti di punta, non per garantire una frequenza comoda a chi si sposta fuori orario per raggiungere un evento serale. Prima di organizzare una serata fuori casa in questa zona, vale la pena verificare in anticipo gli orari di ritorno, oppure prevedere un passaggio in auto: è un dettaglio pratico che fa la differenza fra una bella serata e una lunga attesa alla fermata dell’autobus.
Terza cosa, meno pratica e più di sostanza: uno spazio come CityLab 971 vive, più di quanto accada in centro, del rapporto diretto con le persone che lo animano. In un quartiere del centro storico un locale può contare su un flusso costante di passanti anche senza una relazione particolare con il tessuto sociale circostante; in un quadrante come questo, dove il passaggio occasionale è molto più raro, la sopravvivenza di un progetto culturale dipende in larga parte dalla capacità di costruire una comunità di frequentatori abituali. È un modello più fragile nel breve periodo, ma quando funziona genera un legame con il territorio molto più solido di quello che si crea in una zona ad alta densità di passaggio, dove i locali si susseguono e il pubblico cambia in continuazione.
Il consiglio che ti do per visitare CityLab 971
Il consiglio più utile è di non trattare la visita come un’uscita isolata, ma di inserirla in una giornata che copra anche il resto del quadrante: la via Ardeatina, in questo tratto, è a pochi minuti sia dal Parco dell’Appia Antica sia dal santuario del Divino Amore, due mete che meritano tempo proprio e che si combinano bene con una tappa in uno spazio culturale di quartiere. Chi programma una giornata fuori dai soliti itinerari può partire con una passeggiata mattutina nel parco archeologico, proseguire verso mezzogiorno con una sosta al santuario, e chiudere il pomeriggio o la serata verso via Ardeatina 971, quando la programmazione degli eventi locali, se prevista, tende a concentrarsi.
Prima di muoversi, conviene sempre controllare i canali social dello spazio per capire cosa è effettivamente in programma: gli spazi di questo tipo vivono di iniziative periodiche più che di un’apertura fissa e prevedibile come quella di un museo, e presentarsi senza verificare rischia di trovare porte chiuse o un calendario diverso da quello immaginato. Il secondo suggerimento pratico riguarda i mezzi: se non si dispone di un’auto, meglio organizzare in anticipo il rientro, perché il trasporto pubblico serale su questo tratto della Ardeatina non è pensato per chi esce da un evento a tarda ora.
Un terzo consiglio, più di merito che pratico: chi visita CityLab 971 aspettandosi l’offerta e la varietà di uno spazio culturale del centro rischia di restare deluso, perché la scala su cui lavora un progetto di questo tipo è quella del quartiere, non quella della città intera. Il modo migliore di apprezzarlo è cambiare aspettativa in partenza: non un museo o un centro eventi di grande richiamo, ma un presidio di prossimità che vale soprattutto per la funzione che svolge nella vita quotidiana di chi abita lì vicino. Con questa chiave di lettura, anche una serata con pochi partecipanti o un mercatino di piccole dimensioni acquistano un senso diverso, quello di un tassello che tiene insieme una comunità dispersa su un territorio molto ampio e poco denso.
Infine, un consiglio che vale per tutto il quadrante e non solo per lo spazio in sé: portare con sé acqua e, nei mesi più caldi, una protezione solare, perché fra un punto di interesse e l’altro di questa zona si cammina spesso all’aperto, lungo strade con poca ombra, e i servizi di ristoro non sono così frequenti come nel centro storico. È un dettaglio banale ma che fa davvero la differenza in una giornata organizzata fra Ardeatina, Appia Antica e Divino Amore.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che la via Ardeatina sia legata alla memoria delle Fosse Ardeatine lo sanno tutti; quello che si tende a dimenticare è quanto quella memoria abbia condizionato per decenni lo sviluppo urbanistico dell’intero quadrante. L’eccidio del marzo 1944, avvenuto nelle cave di pozzolana a pochi chilometri dal centro storico, ha trasformato un tratto di questa consolare in un luogo di memoria nazionale e ha imposto vincoli di rispetto e di tutela che, indirettamente, hanno frenato l’edificazione più intensiva proprio nella fascia più vicina alla città. È una delle ragioni per cui, proseguendo verso sud lungo la Ardeatina, si passa in pochi chilometri da un’area fortemente segnata dalla storia del Novecento a un paesaggio che si apre progressivamente verso la campagna romana, con densità abitative molto più basse man mano che ci si allontana.
Un secondo elemento poco citato riguarda il ruolo che il pellegrinaggio verso il santuario del Divino Amore ha avuto nel tenere viva, per tutto il Novecento, la funzione di questa strada come asse di collegamento fra Roma e la sua periferia agricola. Molto prima che nascessero i quartieri residenziali che oggi la costeggiano, la via Ardeatina era già percorsa da migliaia di fedeli diretti al santuario, soprattutto in occasione della festa della Natività di Maria a inizio settembre. Quella tradizione di passaggio ha lasciato un segno duraturo sulla vocazione della strada, che ancora oggi resta più un corridoio di attraversamento che un asse commerciale vero e proprio, con gli esercizi pubblici concentrati a intervalli piuttosto che lungo tutto il tracciato.
Va aggiunto un elemento che riguarda più da vicino la sfera della memoria del Novecento: il tratto della via Ardeatina più prossimo al centro, quello che costeggia le cave dove avvenne l’eccidio del 1944, è oggi tutelato non solo come luogo della memoria nazionale ma anche come parte integrante del sistema di catacombe cristiane che si sviluppa lungo questa direttrice fin dai primi secoli dopo Cristo. È una sovrapposizione che pochi notano: la stessa area che ospita uno dei simboli più gravi della Resistenza romana custodisce, a pochi metri di distanza, alcune delle testimonianze più antiche della comunità cristiana di Roma. Due strati di memoria completamente diversi per epoca e significato, tenuti insieme dalla stessa strada.
Un terzo fatto, questo davvero marginale nella memoria collettiva, riguarda la campagna che si apre oltre l’ultimo tratto urbanizzato della Ardeatina: la fascia che degrada verso Santa Palomba fa parte di quell’Agro Romano che per secoli ha nutrito la città con grano, foraggio e allevamento estensivo, un paesaggio agricolo che l’espansione edilizia del Novecento ha eroso ma non cancellato del tutto. Chi percorre oggi la via Ardeatina oltre il civico 971 trova ancora, alternati ai nuovi insediamenti, campi coltivati e casali che raccontano quella vocazione agricola più antica: un contrasto che rende questo quadrante diverso da tante altre periferie romane cresciute su un tessuto già completamente urbanizzato.
Il paesaggio intorno a CityLab 971, fra Ardeatina e campagna romana
Chi arriva da fuori quadrante e si aspetta una periferia uniforme resta spesso sorpreso dalla varietà di paesaggi che si incontrano nel raggio di pochi chilometri dal civico 971. A nord, verso il Raccordo Anulare, prevale il tessuto residenziale cresciuto negli ultimi decenni, fatto di palazzine, piccoli centri commerciali e strade a scorrimento veloce. Proseguendo verso sud, il paesaggio si apre progressivamente: i campi tornano a occupare spazio, le case si diradano e le vedute si allungano fino a incrociare, nelle giornate più limpide, il profilo dei Colli Albani all’orizzonte.
Il Parco dell’Appia Antica come cerniera verde
Il Parco Regionale dell’Appia Antica, che corre a breve distanza dal tratto di via Ardeatina in cui si trova CityLab 971, è una delle aree protette urbane più estese d’Europa e funziona da cerniera fra i due mondi che convivono in questo quadrante: la città consolidata e la campagna romana. Il parco custodisce non solo la celebre via Appia con il suo basolato antico, ma anche acquedotti, ville romane, tenute agricole ancora coltivate e un reticolo di sentieri che permettono di camminare per ore senza mai perdere di vista, in lontananza, lo skyline della città. È il grande parco di riferimento per chi vive in questa parte di Roma, ed è il motivo per cui molte iniziative all’aperto organizzate nel quadrante scelgono di appoggiarsi ai suoi spazi.
La tutela di quest’area, istituita come parco regionale nel 1988 dopo decenni di battaglie condotte da comitati di cittadini e associazioni ambientaliste contro la speculazione edilizia che negli anni sessanta e settanta aveva già intaccato parte del paesaggio storico della via Appia, ha avuto conseguenze dirette anche sul modo in cui si è sviluppato il quadrante della via Ardeatina: i vincoli paesaggistici e archeologici che proteggono il parco hanno indirettamente contenuto l’edificazione più intensiva nella fascia immediatamente a ridosso, mantenendo una discontinuità fra il tessuto urbano cresciuto lungo la Ardeatina e la campagna protetta del parco. È un equilibrio non scontato, se si guarda a quanto sia stata invece intensa l’urbanizzazione in altre porzioni della periferia romana meno tutelate.
Il Santuario del Divino Amore, fra fede e storia
Il santuario, che dà il nome anche a una delle borgate più conosciute del quadrante sud, affonda le sue radici in un episodio tradizionalmente collocato nel Settecento: la leggenda vuole che un pellegrino diretto a Roma, assalito da cani inselvatichiti nei pressi di un casale in rovina, si sia salvato invocando la Madonna raffigurata in un’immagine sacra dipinta su quel rudere, dando origine a un culto che nei decenni successivi ha attirato un numero crescente di fedeli. Il santuario attuale, ricostruito su scala monumentale nella seconda metà del Novecento in vista del grande Giubileo del Duemila, è oggi una delle mete di pellegrinaggio più frequentate della Capitale, con un calendario di celebrazioni che scandisce da sempre, insieme al ritmo delle stagioni agricole, la vita di questo tratto di campagna romana.
La borgata del Divino Amore, un modello urbanistico a parte
Attorno al santuario si è sviluppata nel tempo una delle borgate più particolari del quadrante sud, cresciuta con una logica diversa da quella dei quartieri dormitorio del resto della periferia romana: un insediamento a bassa densità, con ampi spazi verdi e una vocazione legata più all’accoglienza dei pellegrini e alla residenzialità diffusa che alla grande edilizia popolare che ha caratterizzato altre zone di Roma sud nello stesso periodo. È un modello che ha influenzato, almeno in parte, anche lo sviluppo dei quartieri limitrofi lungo la via Ardeatina, dove la bassa densità e la presenza di ampi lotti liberi restano, ancora oggi, una caratteristica distintiva rispetto ad altre periferie della Capitale cresciute con densità molto più alte.
La foto giusta da fare a CityLab 971
La fotografia più efficace non è quella dell’insegna sulla via Ardeatina, ma quella che riesce a mettere in relazione lo spazio con il paesaggio che lo circonda: da un lato l’edificio recuperato, con la sua facciata sobria da consolare romana, dall’altro lo sfondo aperto della campagna che si intravede appena ci si sposta di qualche decina di metri dalla strada principale. È un contrasto che racconta bene il carattere di questo tratto di città, sospeso fra urbanizzazione recente e residui di campagna romana, e che difficilmente si coglie in una foto scattata dentro il centro storico.
Chi partecipa a un evento serale può invece puntare su uno scatto interno, che catturi il pubblico raccolto in uno spazio pensato per l’incontro più che per la spettacolarità architettonica: sono le immagini che, meglio di qualsiasi descrizione, restituiscono la funzione reale di un centro come questo, cioè quella di aggregare persone in un quadrante della città dove le occasioni di incontro non sono scontate.
Una terza possibilità, per chi ha tempo di allargare il giro fotografico oltre lo spazio in sé, è la luce del tardo pomeriggio sulla campagna che si apre oltre l’ultimo tratto urbanizzato della Ardeatina: i campi coltivati, i casali sparsi e, sullo sfondo, il profilo dei Colli Albani restituiscono un’immagine della periferia romana molto diversa da quella più conosciuta fatta di palazzoni e strade trafficate. È una fotografia meno immediata da trovare, ma che racconta forse meglio di ogni altra il senso di questo quadrante, sospeso fra città e campagna.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia di questo tratto della via Ardeatina è segnata, prima di tutto, da un evento che ha lasciato un segno indelebile su tutto il quadrante: l’eccidio delle Fosse Ardeatine del marzo 1944, avvenuto nelle cave lungo la stessa consolare, poco più vicino al centro rispetto al civico 971, ma abbastanza prossimo da rendere questa strada, nel suo complesso, una delle più cariche di memoria storica di tutta Roma. Da quell’evento è nato il Mausoleo delle Fosse Ardeatine, meta di visite scolastiche e commemorazioni istituzionali che ogni anno riportano l’attenzione su questo tratto di città.
Prima ancora, e su una scala temporale molto più lunga, questo tratto di campagna romana era attraversato dalle rotte dei pellegrini medievali diretti a Roma da sud, lungo un reticolo di strade secondarie che affiancavano le grandi consolari antiche e che in parte coincidono con i tracciati oggi percorsi dalla via Ardeatina e dalle strade limitrofe. È una storia meno documentata rispetto a quella della via Appia, la consolare più celebrata dell’antichità, ma che racconta comunque una funzione di collegamento fra Roma e il suo entroterra meridionale rimasta pressoché costante per duemila anni, cambiando solo i mezzi di trasporto e i motivi del viaggio.
Sul piano più ampio del quadrante, il secondo evento da ricordare è la lenta ma costante espansione urbana che, a partire dal secondo dopoguerra e con un’accelerazione decisa negli ultimi trent’anni, ha trasformato la fascia compresa fra il Grande Raccordo Anulare e Santa Palomba da campagna quasi esclusivamente agricola a un mosaico di quartieri residenziali, complessi produttivi e, più di recente, spazi come CityLab 971 nati per rispondere ai bisogni di una popolazione in crescita. È una trasformazione meno raccontata di quella del centro storico, ma altrettanto significativa per capire come sia cambiata Roma negli ultimi decenni.
Un terzo momento da tenere presente è la ricostruzione del Santuario del Divino Amore nella sua forma monumentale attuale, avvenuta nella seconda metà del Novecento in vista del Giubileo del Duemila: un cantiere che ha portato in questo quadrante flussi di pellegrini e attenzione istituzionale ben superiori a quelli di una periferia qualunque, contribuendo a mantenere viva, lungo tutta la via Ardeatina, una funzione di attraversamento e di sosta che risale a secoli prima della nascita dei quartieri residenziali moderni. È in questa cornice, fatta di memoria, fede e crescita urbana, che si inserisce la nascita più recente di realtà come CityLab 971, l’ultimo tassello cronologico di una storia molto più lunga.
Chi è passato da CityLab 971
Più che da un elenco di nomi celebri, la storia di uno spazio come questo passa dalle persone che lo frequentano ogni giorno: freelance e lavoratori da remoto che scelgono di lavorare in compagnia piuttosto che restare isolati in casa, associazioni del quartiere che trovano qui una sede per i propri incontri periodici, piccoli produttori e artigiani che partecipano ai mercatini organizzati negli spazi comuni, musicisti e collettivi locali che animano le serate a tema. È un pubblico che si rinnova di continuo, fatto in larga parte di residenti del quadrante sud, ma capace di attirare anche chi arriva da altri quartieri di Roma quando il programma lo merita.
A questo pubblico si affiancano, con una certa regolarità, le realtà del terzo settore che a Roma cercano spazi accessibili per organizzare corsi, sportelli di ascolto, incontri formativi: un tipo di presenza meno visibile dall’esterno, ma che spiega bene perché progetti come CityLab 971 abbiano trovato terreno fertile proprio nella periferia della città, dove la richiesta di spazi condivisi a basso costo resta alta e non sempre trova risposta.
Un ruolo particolare, in molti spazi di questo tipo nati nella periferia romana, lo giocano anche le realtà sportive e giovanili del territorio: società amatoriali, gruppi scout, piccole squadre di quartiere che, non disponendo di una sede propria, trovano in un centro polifunzionale come questo un luogo dove organizzare riunioni, presentazioni di stagione o piccoli eventi di raccolta fondi. È un tipo di utilizzo meno appariscente rispetto a un concerto o a un mercatino, ma altrettanto importante per capire quanto un progetto come CityLab 971 possa diventare, nel tempo, un tassello infrastrutturale della vita associativa di un intero quadrante, più che un semplice contenitore di eventi culturali.
Non va dimenticato, infine, il pubblico più occasionale: chi arriva nel quadrante per il santuario del Divino Amore o per una passeggiata nel Parco dell’Appia Antica e scopre CityLab 971 quasi per caso, magari attratto da un mercatino organizzato all’aperto o da un evento condiviso sui social. È un tipo di visitatore che a Roma centro sarebbe la norma e che in questo quadrante resta invece una minoranza, ma che con il tempo contribuisce a far conoscere lo spazio anche fuori dai confini stretti del quartiere.
Quando andare a CityLab 971
Per uno spazio la cui vita dipende dalla programmazione di eventi più che da un orario di apertura fisso, la domanda giusta non è tanto in che stagione andare, quanto in quale occasione. Le realtà di questo tipo, in tutta la periferia romana, tendono a concentrare la propria attività nei mesi in cui è più facile organizzare iniziative all’aperto e serate accessibili anche a chi arriva in auto da fuori quartiere, quindi la primavera e l’autunno restano tipicamente le stagioni più dinamiche, mentre l’estate porta con sé eventi serali pensati per sfruttare le ore più fresche della giornata. L’inverno, come per molte iniziative di questo genere, vede in genere una programmazione più contenuta, orientata più agli spazi al chiuso che a quelli all’aperto.
Il consiglio pratico resta sempre lo stesso: controllare il calendario aggiornato sui canali ufficiali dello spazio prima di organizzare la visita, soprattutto se l’obiettivo è partecipare a un evento specifico e non semplicemente vedere il luogo. Chi invece vuole abbinare la tappa a una giornata nel quadrante può sfruttare qualsiasi periodo dell’anno, visto che le mete di riferimento della zona, dal Parco dell’Appia Antica al santuario del Divino Amore, restano accessibili durante tutto l’anno.
Cosa c’è intorno a CityLab 971
La vicinanza al Parco dell’Appia Antica è probabilmente il punto di forza principale della zona: un’area verde di grandi dimensioni che custodisce ville romane, catacombe e acquedotti, raggiungibile in pochi minuti d’auto dal civico 971 della Ardeatina. Fra le tappe più note del parco figura la Villa dei Quintili, uno dei complessi residenziali antichi più estesi dell’intera campagna romana, oltre alle celebri Catacombe di San Callisto e alle Catacombe di San Sebastiano, entrambe fra i complessi ipogei cristiani più visitati di Roma.
Poco distante, verso il centro città lungo la stessa via Ardeatina, si trova il Mausoleo delle Fosse Ardeatine, luogo di memoria che ogni anno accoglie visite scolastiche e cerimonie ufficiali. Verso sud, il Santuario della Madonna del Divino Amore resta uno dei principali poli di pellegrinaggio della Capitale, meta di flussi costanti soprattutto nei fine settimana. Chi vuole allargare lo sguardo al resto del quadrante sud può anche leggere la pagina dedicata all’Eur Social Park, un’altra realtà nata dalla riqualificazione di uno spazio pubblico per usi culturali e sociali, utile termine di paragone per capire come si stiano moltiplicando, in periferia, progetti con obiettivi simili a quelli di CityLab 971.
Per chi ama abbinare natura e sport, il quadrante offre anche il Circolo Sportivo Tor Carbone, immerso nel verde a ridosso del Parco dell’Appia Antica, mentre chi cerca un’altra tappa di spiritualità e architettura religiosa può spingersi fino all’Abbazia delle Tre Fontane, poco più a nord verso l’Eur. Sono tutte mete che si raggiungono comodamente in auto nell’arco di una giornata organizzata attorno al quadrante sud, e che permettono di costruire un itinerario molto più ricco della sola tappa a CityLab 971.
Volendo allontanarsi ancora un poco, il quadrante sud offre anche le grandi catacombe cristiane sparse lungo l’Appia e la Ardeatina: oltre alle già citate Catacombe di San Callisto e San Sebastiano, la zona custodisce un intero sistema di cimiteri sotterranei che testimonia il ruolo di questa fascia di campagna romana come area cimiteriale privilegiata fin dai primi secoli del cristianesimo, quando le sepolture non potevano avvenire dentro le mura della città antica e si concentravano proprio lungo le grandi consolari in uscita da Roma, Ardeatina compresa.
Accessibilità e consigli per famiglie
Chi si muove con bambini piccoli o con persone a mobilità ridotta deve mettere in conto che il quadrante, pur ricco di punti di interesse, è pensato soprattutto per chi si sposta in auto: i marciapiedi non sono continui lungo tutto il tratto della via Ardeatina e gli attraversamenti pedonali, come già accennato, non sono sempre segnalati con la stessa cura che si trova nel centro storico. All’interno di uno spazio come CityLab 971, essendo nato dal recupero di un immobile esistente, la dotazione di rampe, ascensori o percorsi privi di barriere architettoniche va verificata caso per caso: la conformazione di un edificio recuperato dipende molto dalla struttura originaria e non sempre garantisce lo stesso livello di accessibilità di un edificio progettato ex novo.
Per le famiglie con bambini, il punto di forza del quadrante resta il Parco dell’Appia Antica, con i suoi ampi spazi aperti e la possibilità di alternare momenti di cammino a soste all’ombra; meno adatta ai più piccoli, salvo occasioni specifiche pensate apposta per loro, è la parte più prettamente legata agli eventi serali di CityLab 971, che come in molti spazi di questo tipo tende a rivolgersi soprattutto a un pubblico adulto.
Per chi si muove con animali domestici, la natura del quadrante, fatta di ampi spazi aperti e di un parco regionale a breve distanza, rende questa zona più semplice da gestire rispetto al centro storico: il Parco dell’Appia Antica, in particolare, è una delle mete più frequentate dai romani che portano il cane a passeggio, grazie ai sentieri ampi e alle aree meno trafficate rispetto ai parchi urbani più centrali.
Domande veloci su CityLab 971
Dove si trova esattamente CityLab 971?
Lungo la via Ardeatina, al civico 971, nel quadrante sud di Roma, oltre il Grande Raccordo Anulare, in direzione del Divino Amore e di Santa Palomba.
Come ci si arriva senza auto?
Il tratto non è servito da una linea di metropolitana diretta: la fermata su ferro più vicina resta Laurentina, sulla linea B, da cui serve poi un mezzo di superficie o un tragitto in auto per gli ultimi chilometri lungo la via Ardeatina.
Che tipo di attività ospita CityLab 971?
Le attività tipiche di uno spazio di questo genere comprendono postazioni di lavoro condiviso, sale per riunioni ed eventi, iniziative aperte alle associazioni del territorio e appuntamenti periodici come mercatini e serate a tema, con una programmazione che va sempre verificata sui canali social dello spazio.
È lontano dal centro di Roma?
Sì, si trova ben oltre il Grande Raccordo Anulare: la numerazione civica alta, tipica delle consolari romane, riflette proprio la distanza dal centro storico.
Cosa c’è da vedere nei dintorni?
Il Parco dell’Appia Antica con la Villa dei Quintili e le catacombe di San Callisto e San Sebastiano, il Mausoleo delle Fosse Ardeatine e il Santuario del Divino Amore sono le mete principali a pochi minuti d’auto.
Conviene andarci in macchina?
Sì, è la soluzione più pratica: la via Ardeatina in questo tratto è una consolare abbastanza scorrevole, con parcheggio più semplice rispetto alle zone centrali di Roma.
Perché lo spazio si chiama CityLab 971?
Il numero riprende direttamente il civico di via Ardeatina in cui si trova lo spazio, una scelta che sostituisce un nome più evocativo con un riferimento diretto alla propria collocazione.
Si possono organizzare eventi privati a CityLab 971?
Spazi con questa vocazione mettono in genere a disposizione sale e ambienti anche per iniziative private, oltre che per quelle aperte al pubblico: la disponibilità concreta e le condizioni vanno però sempre chieste direttamente allo spazio.
C’è un parcheggio a disposizione?
Trovandosi lungo una consolare in un tratto a bassa densità edilizia, il parcheggio nei dintorni è generalmente meno problematico rispetto alle zone centrali di Roma, anche se la disponibilità in occasione di eventi con molto pubblico può ridursi.
Conviene abbinare la visita a un’uscita nel Parco dell’Appia Antica?
Sì, è la combinazione più naturale: il parco si trova a pochi minuti d’auto e permette di costruire una giornata che unisca archeologia, natura e la tappa allo spazio culturale.
È uno spazio adatto anche a chi lavora da remoto?
Le funzioni tipiche di coworking presenti in spazi di questo genere li rendono adatti a chi cerca un luogo alternativo alla propria abitazione per lavorare, soprattutto per chi vive nel quadrante sud e non vuole spostarsi fino al centro o verso l’Eur.
Che rapporto ha CityLab 971 con il quartiere?
Per la sua collocazione, distante dai circuiti turistici e immersa in un contesto prevalentemente residenziale, la vocazione dello spazio è soprattutto quella di presidio locale, pensato per chi vive stabilmente nella zona più che per il visitatore di passaggio.
Quanto tempo serve per raggiungere CityLab 971 dal centro di Roma?
In condizioni di traffico normale, in auto dal centro storico si tratta di una mezz’ora abbondante di viaggio: la distanza va sempre verificata al momento tenendo conto del traffico sulla via Ardeatina e sul Grande Raccordo Anulare.
Ci sono altri spazi simili a CityLab 971 nel quadrante sud?
Sì, il fenomeno degli spazi culturali nati dal recupero di immobili esistenti è diffuso in tutta la periferia romana: fra gli esempi più noti del quadrante sud figurano l’Eur Social Park e gli Orti Urbani di Garbatella, entrambi nati con obiettivi simili di aggregazione e rigenerazione urbana.
Serve la prenotazione per partecipare agli eventi di CityLab 971?
Dipende dal tipo di iniziativa: alcune attività, come i mercatini e le aperture pubbliche, sono in genere a ingresso libero, mentre corsi, laboratori o eventi con capienza limitata possono richiedere una prenotazione. La modalità corretta va verificata di volta in volta sui canali dello spazio.
Conviene visitare CityLab 971 in coppia con il santuario del Divino Amore?
Sì, essendo entrambi sulla stessa direttrice della via Ardeatina, i due luoghi si prestano bene a essere inseriti nella stessa giornata, magari abbinando anche una tappa nel vicino Parco dell’Appia Antica.
Che differenza c’è fra CityLab 971 e un centro culturale tradizionale?
La differenza principale riguarda il modello: uno spazio come CityLab 971 funziona più come contenitore flessibile di iniziative diverse, con una programmazione che cambia nel tempo, mentre un centro culturale tradizionale ha in genere una programmazione fissa stabilita a monte.
Il quadrante che si apre lungo la via Ardeatina oltre il Raccordo Anulare resta uno dei tratti meno raccontati di Roma, sospeso fra la memoria delle Fosse Ardeatine, la spiritualità del Divino Amore e l’archeologia diffusa del Parco dell’Appia Antica. In questo contesto, uno spazio come CityLab 971 rappresenta un tentativo di dare al quartiere un presidio culturale stabile, capace di intercettare chi vive la zona ogni giorno più che chi la attraversa di passaggio: un tassello piccolo ma concreto di un pezzo di città che merita più attenzione di quella che di solito riceve.
Chi si limita a cercare CityLab 971 su una mappa e a spuntarlo come tappa isolata perde il senso più vero di questo angolo di Roma sud. Il valore del posto si misura nella somma delle sue parti: la strada millenaria su cui si affaccia, la memoria pesante delle Fosse Ardeatine più vicine al centro, la spiritualità popolare del Divino Amore, l’archeologia diffusa dell’Appia Antica e, in mezzo a tutto questo, un piccolo presidio culturale nato per dare un nome e un indirizzo preciso a una parte di città che per decenni ne ha avuto pochissimi. È un quadrante che chiede tempo e attenzione, non una tappa mordi e fuggi, e restituisce di più a chi lo affronta con questo spirito.
Domande frequenti su CityLab 971
Dove si trova CityLab 971?
CityLab 971 si trova lungo la via Ardeatina, al civico 971, nel quadrante sud di Roma, oltre il Grande Raccordo Anulare, in direzione del santuario del Divino Amore e di Santa Palomba. È un tratto di consolare romana dove i quartieri residenziali si alternano a scorci ancora rurali.
Che cos'è CityLab 971?
CityLab 971 si presenta come uno spazio recuperato e destinato a funzioni collettive, un laboratorio urbano pensato per far incontrare persone, idee e progetti in un contesto periferico rispetto ai circuiti culturali del centro di Roma. La formula del recupero di un immobile esistente per usi culturali e sociali è diffusa negli ultimi anni nel terzo settore romano.
Che tipo di attività si svolgono a CityLab 971?
Lo spazio risulta frequentato da freelance e lavoratori da remoto che cercano un ambiente condiviso, da associazioni di quartiere che vi trovano una sede per i propri incontri, e da piccoli produttori e artigiani che partecipano ai mercatini organizzati negli spazi comuni. Il dato non è confermato in modo sistematico e conviene verificare il calendario aggiornato sui canali ufficiali.
Come si raggiunge CityLab 971 senza auto?
Il tratto di via Ardeatina dove si trova CityLab 971 non è servito da una linea di metropolitana diretta: la fermata su ferro più vicina resta Laurentina, sulla linea B, da cui serve poi un mezzo di superficie o un tragitto in auto per gli ultimi chilometri.
Quali sono gli orari di apertura di CityLab 971?
Trattandosi di uno spazio la cui attività dipende dalla programmazione di eventi più che da un orario fisso, gli orari non risultano da fonti verificabili in modo stabile: conviene contattare direttamente CityLab 971 tramite i suoi canali ufficiali prima di organizzare una visita.
Cosa c'è vicino a CityLab 971?
Nei pressi di CityLab 971 si trova il Parco dell'Appia Antica, un'area verde che custodisce ville romane, catacombe e acquedotti, fra cui la Villa dei Quintili, raggiungibile in pochi minuti d'auto. Poco distante si trova anche il santuario del Divino Amore, meta di pellegrinaggio.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P. Per una giornata organizzata nel quadrante sud di Roma, fra Appia Antica, Fosse Ardeatine e Divino Amore, con accompagnatore turistico abilitato, si parte dalla pagina contatti di TourLeaderPro; i tour operator che costruiscono itinerari fuori dai circuiti più battuti trovano invece il servizio di consulenza nella sezione dedicata ai tour operator.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com. Per chi ragiona in giornate fuori dai percorsi più conosciuti c’è la guida alle migliori gite di un giorno da Roma, mentre chi vuole capire come si organizza una vacanza equilibrata fra centro e periferia trova spunti nella sezione dedicata ai quartieri della città.
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