Castiglione in Teverina (VT)
Castiglione in Teverina si trova in provincia di Viterbo, sul crinale che separa il Lazio dall'Umbria, a 228 metri sul livello del mare e a una quarantina di chilometri da Viterbo. Il palazzo comunale è nel centro storico, a ridosso della piazza principale: il borgo si gira interamente a piedi e non serve biglietto per entrarci, perché il paese è un paese vivo e non un sito archeologico recintato. L'attrazione che richiede un biglietto è una sola, il MUVIS, il Museo del Vino e delle Scienze Agroalimentari ricavato nelle cantine storiche della fattoria Vaselli: orari, tariffe e modalità di prenotazione vanno letti sul sito ufficiale del museo, muvis.it, prima di mettersi in macchina, perché in bassa stagione l'apertura è legata alle prenotazioni e ai gruppi. Ci si arriva in automobile dalla Cassia o dall'autostrada del Sole, uscita Orvieto, in poco più di un'ora dal Grande Raccordo Anulare; con i mezzi pubblici si combina il treno fino a Orvieto e l'autobus extraurbano, e gli orari si verificano sul sito del vettore regionale Cotral, che ha anche un numero verde, 800 174 471. Il paese conta poco più di duemila abitanti e vive di vigna: nessuna coda, nessun tornello, nessun deposito bagagli.
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✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Se state costruendo un itinerario largo, la pagina di tutte le attrazioni turistiche del sito raccoglie i borghi e i siti della zona e permette di incastrare Castiglione in Teverina con le mete vicine senza fare chilometri a vuoto.
Una precisazione utile prima di partire, perché è la domanda che mi fanno tutti in pullman: Castiglione in Teverina è nel Lazio, provincia di Viterbo, anche se il paesaggio che si vede dal belvedere è umbro fin quasi al Duomo di Orvieto. Il confine amministrativo passa a un tiro di schioppo dal paese, e fino al 1927 il comune apparteneva addirittura alla provincia di Roma. Questa posizione di frontiera spiega quasi tutto quello che si vede: il tipo di vino, i cognomi, la cucina, le alleanze medievali, perfino l'accento.

Dove si trova Castiglione in Teverina (VT) e come arrivarci
Il paese occupa la sommità di una collina tufacea affacciata sulla valle del Tevere, nel settore della provincia viterbese che i geografi e i vecchi catasti chiamano Teverina: una fascia di colline comprese fra il fiume e i rilievi vulcanici del lago di Bolsena, punteggiata di borghi murati che si guardano l'uno con l'altro. La geografia qui non è un dettaglio decorativo. Castiglione nasce come punto di controllo visivo e resta tale: dal parapetto sotto la Rocca si abbraccia un arco di orizzonte che arriva alla rupe di Civita di Bagnoregio da una parte e ai monti umbri dall'altra.
In auto da Roma a Castiglione in Teverina (VT)
La via più rapida dal Raccordo è l'autostrada A1 fino all'uscita di Orvieto, poi la viabilità provinciale verso sud ovest: si costeggia il Tevere, si attraversa il ponte e si sale. Poco più di un'ora di guida in condizioni normali, un'ora e mezza il sabato d'agosto quando la stessa uscita la usano tutti quelli diretti in Umbria. L'alternativa è la Cassia fino all'altezza di Montefiascone e poi la provinciale Teverina verso est, un percorso più lento ma molto più bello, perché attraversa la campagna alta e regala il paese di profilo prima di arrivarci. Chi guida con calma e vuole vedere qualcosa per strada scelga la seconda.
La strada provinciale 5 Teverina collega Castiglione a Civitella d'Agliano e costituisce l'asse portante di tutta la zona: è la strada su cui si mettono in fila i borghi della Teverina viterbese, e chi ha una giornata intera farebbe bene a percorrerla tutta invece di tornare in autostrada dopo la prima tappa.
Arrivare a Castiglione in Teverina (VT) da Orvieto
Da Orvieto sono pochi chilometri di discesa verso il fiume e di risalita sul versante laziale. È il collegamento naturale, ed è anche quello storicamente decisivo: per secoli Castiglione è gravitato su Orvieto molto più che su Viterbo, e le vicende del borgo si leggono solo tenendo d'occhio quello che succedeva nella città umbra. Chi visita Orvieto in giornata e ha un'automobile può aggiungere Castiglione nel pomeriggio senza sforzo, e ne guadagna in contrasto: la cattedrale gotica più la cantina ipogea di un paese di duemila anime.
Castiglione in Teverina (VT) con i mezzi pubblici
Non esiste stazione ferroviaria in paese. Il nodo di riferimento è Orvieto sulla linea Roma Firenze, dalla quale si prosegue con l'autobus extraurbano regionale. La rete del Lazio è gestita da Cotral, che pubblica gli orari aggiornati sul proprio sito e permette la ricerca per fermata; il numero verde è 800 174 471. Il consiglio pratico, per chi non guida, è di verificare l'ultima corsa di rientro prima ancora di decidere l'orario di arrivo: nei paesi di duemila abitanti il servizio serale si dirada e restare a piedi in una sera d'inverno non è un'avventura romantica.
Dove parcheggiare a Castiglione in Teverina (VT)
Il centro storico è di dimensioni ridotte e le carreggiate interne sono strette: conviene lasciare l'automobile negli spazi lungo la circonvallazione e salire a piedi, che poi è anche il modo giusto di entrare in un borgo murato. Da qualunque punto di sosta esterno alla porta, la piazza della Collegiata è a cinque minuti di cammino. Chi arriva con un pullman o un camper deve informarsi in anticipo presso il Comune sulle aree adatte: le curve di accesso non perdonano i mezzi lunghi.
Una curiosità su Castiglione in Teverina (VT)
La curiosità vera di Castiglione in Teverina non è in superficie: è sotto i piedi. Il paese è costruito su un banco di tufo, e il tufo si scava. Sotto le case, sotto le strade, sotto la piazza corre un sistema di ambienti ipogei che per secoli ha avuto una funzione sola, tenere il vino alla temperatura giusta senza impianti. Quando all'inizio del Novecento la famiglia Vaselli impiantò qui la propria azienda vinicola, non inventò niente: prese una pratica contadina antica e la portò a scala industriale, scavando nel tufo volumi enormi. La più grande di quelle cantine ha una navata centrale alta e stretta, con le botti allineate ai lati come gli stalli di un coro, e per questo in paese la chiamano da sempre la Cattedrale. Non è una similitudine inventata da un ufficio marketing: è il nome che le hanno dato gli operai che ci lavoravano.
Il punto interessante è quello che questa architettura racconta. Un paese di duemila abitanti che si dota di una cantina di quelle dimensioni non è un paese marginale: è un nodo produttivo che lavorava per un mercato ben più largo del proprio campanile. Il vino partiva di qui verso Roma, e la Teverina viterbese, che sulle carte turistiche sembra una periferia, è stata per decenni una delle aree di rifornimento della capitale. Quando oggi si entra nella cantina e si sente la temperatura scendere di colpo di parecchi gradi mentre fuori si toccano i trentacinque, si capisce perché il tufo ha vinto sul cemento per duemila anni e perché i vignaioli hanno smesso di scavare solo quando è arrivato il frigorifero industriale.
Aggiungo l'opinione, che è netta: di tutte le cose che si visitano in questo pezzo di provincia, la cantina ipogea di Castiglione in Teverina è quella che sorprende di più il visitatore che non se l'aspetta. Ho accompagnato gruppi che venivano da Orvieto pieni di cattedrali e mosaici, convinti che il pomeriggio in un paesino sarebbe stato un riempitivo. Sono usciti dalla Cattedrale del tufo parlando di quella, non del Duomo.
Il borgo di Castiglione in Teverina (VT) a piedi, strada per strada
Il borgo si legge in un'ora di cammino lento, e conviene farlo in senso antiorario partendo dalla piazza della Collegiata, che è il punto più alto e più aperto, per scendere poi verso il circuito delle vecchie mura. La pianta è quella classica del castello medievale accresciuto: un nucleo stretto attorno alla rocca, poi anelli di case addossate che seguono le curve di livello, infine i borghi esterni novecenteschi. Chi ha occhio si diverte a riconoscere i punti di sutura, che sono sempre gli archi.
Via dell'Arco e i passaggi coperti di Castiglione in Teverina (VT)
Il tratto più fotogenico del paese è quello dove la strada passa sotto le case attraverso un arco in muratura, con la pavimentazione che sale a gradoni e le facciate che si stringono fino a lasciare una striscia di cielo. Questi passaggi coperti non sono un vezzo: nascono dalla necessità di guadagnare volume abitativo dove il terreno non c'era, costruendo sopra la strada pubblica con il consenso della comunità. In pratica, i piani superiori scavalcano il vicolo. Il risultato, quattro o cinque secoli dopo, è una successione di soglie d'ombra e di luce che cambia carattere ogni due ore, e che al tramonto diventa il motivo migliore per essere venuti fin qui.
La piazza e il palazzo comunale di Castiglione in Teverina (VT)
La piazza centrale è dominata dalla mole della Collegiata dei Santi Filippo e Giacomo e ospita il palazzo comunale, che è l'edificio civile di riferimento del borgo. È lo spazio dove si svolge la vita del paese, dove si montano i palchi delle feste e dove d'estate, dopo cena, si ritrovano tutti. Un consiglio da chi accompagna gente: sedetevi lì venti minuti senza fare niente. In un borgo di questa taglia, l'osservazione della piazza è una parte della visita quanto la chiesa.
Le mura, le porte e i vicoli di Castiglione in Teverina (VT)
Del recinto fortificato restano tratti inglobati nelle abitazioni, riconoscibili dalla tessitura muraria diversa e dai conci più grandi alla base. È il destino di quasi tutti i castelli della Tuscia: finita la funzione difensiva, le mura diventano muri di casa. Camminando lungo il bordo esterno del centro si incontrano scorci sui tetti e sulle vigne, panni stesi, orti verticali ricavati in tre metri quadri di terra, gatti in numero sproporzionato agli abitanti. Il borgo non è restaurato a fini turistici, e questa è la sua qualità migliore.
Il belvedere sulla valle del Tevere
Il punto di vista migliore è sul lato che guarda a levante, verso il fiume. Da lassù si misura quello che gli occhi dei castellani medievali misuravano ogni giorno: chi saliva dalla valle, e quanto tempo ci avrebbe messo. La valle del Tevere qui è larga, coltivata, ordinata dai filari; sullo sfondo si alzano i rilievi umbri. Con l'aria pulita di una giornata di tramontana si distingue nitidamente la sagoma di Orvieto sulla sua rupe.

La Collegiata dei Santi Filippo e Giacomo a Castiglione in Teverina (VT)
La chiesa principale del paese è la Collegiata dei Santi Filippo e Giacomo, terminata nel 1630 e affacciata sulla piazza centrale. Il titolo di collegiata indica che l'edificio era officiato da un collegio di canonici, un rango che nel Seicento si concedeva alle chiese di comunità consistenti: è un indizio, tra i tanti, del peso che il paese aveva raggiunto. L'interno è a impianto controriformato, con altari laterali ordinati e una decorazione che privilegia la leggibilità delle immagini sulla loro complicazione. Non aspettatevi il fasto romano: qui la committenza è locale e i pittori sono quelli che lavoravano fra Orvieto e la Tuscia.
La Madonna col Bambino tra San Domenico e Santa Caterina
L'opera più preziosa della Collegiata è una tavola cinquecentesca con la Madonna col Bambino affiancata da San Domenico e Santa Caterina. La presenza dei due santi domenicani non è casuale: indica una committenza legata all'ordine, oppure una confraternita del Rosario, la devozione domenicana che in quel secolo dilagò in ogni parrocchia della penisola. Guardatela da vicino, perché il pregio di questa pittura è nel dettaglio: gli incarnati, la trasparenza dei veli, la costruzione dello spazio dietro le figure. Una tavola di questo livello in un paese di collina è esattamente il genere di cosa che rende interessanti i musei diffusi della Tuscia.
L'Annunciazione e l'Ultima Cena
Due opere tipicamente seicentesche affiancano la tavola cinquecentesca e permettono di fare un esercizio utile: mettere a confronto due modi di dipingere a settant'anni di distanza. Nell'Annunciazione conta la posa e il gesto, nell'Ultima Cena conta la disposizione dei corpi attorno al tavolo e la gestione della luce. Il Seicento provinciale è spesso liquidato come ripetitivo, e in parte lo è, ma è anche l'epoca in cui la pittura impara a raccontare un fatto invece di esporre un'icona. In queste due tele si vede il passaggio.
L'Assunzione del Maestro di Castiglione in Teverina (VT)
Fra le opere della chiesa se ne conserva una attribuita a un anonimo convenzionalmente chiamato Maestro di Castiglione in Teverina. La formula del maestro anonimo, coniata dagli storici dell'arte quando un gruppo di opere mostra una mano riconoscibile ma il nome del pittore non è documentato, è una delle invenzioni più eleganti della critica moderna: dice quello che si sa e non finge di sapere quello che non si sa. Un paese che dà il proprio nome a un pittore anonimo entra di diritto nella storia dell'arte, anche se non ne conosce il volto.
La Madonna con Sant'Andrea e San Lorenzo
Del tardo Seicento è invece la Madonna con Sant'Andrea e San Lorenzo, riconoscibili per gli attributi consueti, la croce a X per Andrea e la graticola per Lorenzo. Le pale con santi titolari accostati alla Vergine rispondono quasi sempre a una logica precisa, e cioè alla devozione delle famiglie o delle confraternite che pagavano l'altare. Chi visita chiese di provincia dovrebbe prendere l'abitudine di leggere i santi laterali come una firma sociale: raccontano chi comandava in parrocchia più di qualsiasi lapide.
Visitare la Collegiata: orari e buone maniere
La Collegiata è una chiesa parrocchiale in servizio, quindi gli orari seguono quelli delle funzioni e non quelli di un museo. Chi arriva a metà pomeriggio d'inverno può trovarla chiusa: in quel caso si chiede in paese, che è il metodo antico e ancora il più efficace. Le foto senza flash sono in genere tollerate, ma se c'è una celebrazione in corso si aspetta fuori. Vale la pena ricordarlo perché la prima causa di brutte figure nei borghi è l'arrivo di un gruppo rumoroso durante un funerale.
La Rocca Monaldeschi di Castiglione in Teverina (VT)
La Rocca è l'edificio che ha generato il paese. Risale al XII secolo e fu costruita, secondo la tradizione locale, impiegando materiali provenienti da Paterno, il centro vicino distrutto dai Monaldeschi. Il riuso dei conci di un abitato raso al suolo è una pratica documentata in tutto il Medioevo italiano, e ha un significato che va oltre il risparmio: la pietra del nemico dentro il muro del vincitore è un atto politico. Chi passava sotto quelle mura sapeva da dove venivano.
Dalla torre di avvistamento al campanile
La funzione originaria era duplice, avvistamento e difesa: da qui si controllavano la valle del fiume e le strade di crinale, e si segnalava con il fuoco ai castelli vicini. Con la fine delle guerre signorili la torre perse la ragione militare e fu riconvertita, come è accaduto a decine di torri nella Tuscia, in campanile. Oggi ha l'aspetto pacifico di una torre campanaria e chi arriva distratto non immagina che quel volume sia il motivo per cui il paese esiste. Guardate la base: la muratura dei primi metri è di un'altra epoca rispetto a quella alta, e si vede a occhio nudo.
Il panorama dalla Rocca
Attorno alla Rocca si aprono i fori e i merli da cui si domina l'alta valle del Tevere. È il punto in cui il paesaggio diventa comprensibile: si vede il fiume, si vedono i coltivi, si vede la linea dei borghi sul crinale opposto. Opinione personale, e la difendo: cinque minuti fermi quassù valgono più di mezz'ora di visita di qualunque interno, perché spiegano perché il castello è lì e non trecento metri più in là.

La chiesa di San Rocco a Castiglione in Teverina (VT)
La piccola chiesa di San Rocco risale al XV secolo ed è uno degli edifici più amati dai castiglionesi, per ragioni che hanno a che fare con la storia della paura. San Rocco è il santo invocato contro la peste, e il suo culto esplode in Italia proprio fra Quattrocento e Cinquecento, sull'onda delle ondate epidemiche che spopolavano interi contadi. Ogni volta che in un borgo si trova una chiesa o un altare di San Rocco costruito in quegli anni, c'è dietro un voto collettivo: se ci scampiamo, ti costruiamo la chiesa. Questa architettura minuta, che al visitatore distratto sembra solo graziosa, è in realtà un documento di sopravvivenza.
L'iconografia del santo è immediatamente riconoscibile e conviene saperla leggere: pellegrino con mantello e bordone, il bubbone mostrato sulla coscia scoperta, spesso il cane che gli porta il pane e l'angelo che lo cura. È uno dei rari santi raffigurati mentre esibisce la propria malattia, e questo lo rendeva vicino a chi pregava. Le cappelle di San Rocco venivano quasi sempre costruite ai margini dell'abitato o lungo le strade, perché erano legate ai lazzaretti e al passaggio dei viandanti.
Quando è aperta la chiesa di San Rocco
Come quasi tutte le chiese minori dei borghi, apre in occasione delle celebrazioni e delle feste, non in modo continuativo. Chi ci tiene a vederla dentro faccia coincidere la visita con la festa patronale o chieda informazioni in parrocchia. Dall'esterno, in ogni caso, è uno dei soggetti fotografici più riusciti del paese, soprattutto nella luce bassa del tardo pomeriggio.

Il Santuario della Madonna della Neve di Castiglione in Teverina (VT)
Fuori dall'abitato, in posizione campestre, sorge il santuario della Madonna della Neve, edificio cinquecentesco legato nella tradizione locale a una richiesta rivolta al pontefice Alessandro VI. La dedicazione alla Madonna della Neve rimanda alla leggenda romana della nevicata estiva sull'Esquilino, all'origine di Santa Maria Maggiore, e la festa cade il 5 agosto: a Castiglione è la festa patronale, il giorno in cui il paese si ferma.
Le chiese campestri hanno una funzione che i visitatori urbani faticano a cogliere. Non servivano alla parrocchia, servivano alla campagna: erano il punto di riferimento dei contadini che vivevano nei poderi sparsi, la meta delle processioni per la pioggia e per il raccolto, il luogo in cui si benedicevano le sementi. Il santuario fuori le mura è, in un comune agricolo, l'edificio più democratico che ci sia.
La festa della Madonna della Neve il 5 agosto
Il 5 agosto è il giorno della patrona, ed è anche il momento in cui il paese raggiunge la sua massima densità di popolazione, fra residenti, emigrati tornati per l'occasione e villeggianti. Chi vuole vedere Castiglione in Teverina nella sua forma più autentica venga in quei giorni; chi invece cerca silenzio e parcheggi, scelga qualunque altro periodo dell'anno.
Una cosa che non ti dice nessuno su Castiglione in Teverina (VT)
Nessuna guida lo scrive, ma per capire Castiglione bisogna sapere che fino al 1927 questo comune non apparteneva alla provincia di Viterbo: apparteneva alla provincia di Roma. La provincia di Viterbo fu istituita in quell'anno nell'ambito del riordino amministrativo del periodo, e assorbì decine di comuni che prima facevano capo alla capitale. Sembra un dettaglio burocratico. Non lo è affatto, e spiega tre cose concrete che il visitatore nota senza sapersele spiegare.
La prima: l'orientamento commerciale del paese è sempre stato verso Roma, non verso Viterbo. Il vino, l'olio, il grano scendevano verso la capitale, e la capitale era il mercato di riferimento. La seconda: la rete dei rapporti familiari e di lavoro guarda ancora oggi a sud e a nord, verso Roma e verso Orvieto, molto più che a ovest verso il capoluogo di provincia, che pure dista una quarantina di chilometri. La terza: la sensibilità dei castiglionesi verso la propria appartenenza. Chiedete in paese se si sentono viterbesi e ascoltate la risposta, che raramente è un sì secco.
C'è un secondo fatto poco noto, di ordine diverso. Nel 1860, quando il Regno d'Italia era già nato ma il Lazio restava allo Stato Pontificio, Castiglione in Teverina si trovò a meno di un chilometro dal confine internazionale. Meno di un chilometro. Significa che i campi di una stessa famiglia potevano trovarsi in due Stati diversi, che il contrabbando era un mestiere e non un reato occasionale, che le guardie pontificie e i carabinieri del Regno si guardavano da una collina all'altra. Il paese fu annesso al Regno d'Italia il 18 settembre 1870, due giorni prima della breccia di Porta Pia: a Castiglione la fine del potere temporale arrivò prima che a Roma.
Il MUVIS, il Museo del Vino e delle Scienze Agroalimentari di Castiglione in Teverina (VT)
Il MUVIS, Museo del Vino e delle Scienze Agroalimentari, occupa gli spazi della vecchia fattoria Vaselli con le sue cantine e dichiara circa duemila metri quadrati di superficie espositiva, dimensione che ne fa uno dei musei del vino più estesi d'Europa. Si trova dentro il borgo, non in periferia, e questo è già un dato significativo: il museo non è un padiglione costruito a parte, è l'impianto produttivo storico del paese trasformato in percorso di visita. Per orari, biglietti, visite guidate e degustazioni il riferimento è il sito ufficiale muvis.it, che pubblica il calendario aggiornato e le modalità di prenotazione.
La fattoria Vaselli
La fattoria Vaselli è il complesso agricolo e industriale che ha segnato il Novecento castiglionese. Attorno a strutture di questo tipo ruotava l'economia di un intero comune: le famiglie di braccianti, i carri, i tini, i trasporti, la cantina sociale, i tempi della vendemmia che scandivano l'anno molto più del calendario liturgico. Visitare quegli ambienti significa attraversare un pezzo di storia del lavoro italiano, quella fase in cui l'agricoltura di collina smise di essere pura sussistenza e diventò impresa.
La Cattedrale, la cantina ipogea
L'ambiente più impressionante del complesso è la grande cantina scavata che in paese chiamano la Cattedrale, per l'altezza e per il disegno a navata. Ci si entra e cambia tutto: l'acustica, la temperatura, la qualità della luce. Non serve essere appassionati di enologia per restarci dentro venti minuti. È una di quelle architetture funzionali che, senza volerlo, diventano monumentali, come i granai, gli acquedotti o le officine di certi porti.
Il percorso e le sezioni del MUVIS
L'impostazione del museo non è limitata alla bottiglia: il titolo parla di scienze agroalimentari, e il percorso allarga lo sguardo alla produzione del cibo, agli strumenti del lavoro agricolo, alla trasformazione dei prodotti della terra. È una scelta corretta, perché il vino da solo rischia di diventare feticcio, mentre inserito nel ciclo agrario si capisce. Chi visita con bambini trovi negli attrezzi e nelle macchine il gancio giusto: i torchi e le pompe funzionano molto meglio di qualsiasi pannello.
Orari, biglietti e prenotazioni al MUVIS di Castiglione in Teverina (VT)
Il calendario di apertura varia con la stagione e con gli eventi, e in molti periodi dell'anno l'accesso è organizzato per turni di visita guidata. Prima di partire, quindi, si consulta il sito ufficiale del museo e, se serve, si telefona: è l'unico modo per avere il dato giusto il giorno giusto. Chi viaggia in gruppo prenoti sempre, anche quando l'apertura è garantita, perché gli spazi ipogei hanno capienze contingentate e un pullman che si presenta senza avviso rischia di aspettare fuori.
Il consiglio che ti do per visitare Castiglione in Teverina (VT)
Il consiglio è uno e vale più di qualunque itinerario: non venite a Castiglione in Teverina da soli, nel senso di non venirci senza agganciarlo a nient'altro, ma soprattutto non venitegli addosso di corsa. Due ore scarse fra una visita a Orvieto e il rientro a Roma sono lo spreco perfetto. Il paese dà il meglio in una formula precisa, che è quella del tardo pomeriggio lungo: arrivo verso le quattro, giro del borgo con calma, visita alle cantine, tramonto dal belvedere, cena in paese, rientro con il buio. In questa sequenza tutto funziona, compresa la luce.
Secondo punto, sul metodo: verificate prima l'apertura del museo e la disponibilità della cucina dove volete cenare. Nei borghi di duemila abitanti la cena non è un'ipotesi automatica, e il martedì di novembre il rischio di trovare tutto chiuso è concreto. Una telefonata la mattina risolve.
Terzo punto, contro corrente: evitate il 5 agosto se la vostra idea di borgo è quella silenziosa da cartolina. Quel giorno il paese è pieno, rumoroso, occupato dalla festa patronale, e il visitatore che cercava il vicolo deserto si ritrova in mezzo a una comunità in festa. Che poi è bellissimo, ma è un'altra visita. Scegliete consapevolmente quale delle due volete.
Quarto e ultimo, sulla guida: questa è una zona in cui un accompagnatore competente moltiplica il valore della giornata, perché i fatti storici locali non sono scritti sui pannelli e la geografia dei borghi va spiegata. Per un itinerario privato nella Tuscia e nella valle del Tevere si può passare da TourLeaderPro, che organizza accompagnamento professionale anche fuori dalla capitale.
Sermugnano e il sito etrusco del Poggio
La frazione di Sermugnano, fra Orvieto e Bagnoregio, custodisce il sito archeologico protostorico ed etrusco del Poggio, che è la ragione per cui il territorio di Castiglione in Teverina compare nella bibliografia etruscologica. Gli scavi hanno restituito un edificio monumentale databile fra la fine del VII e gli inizi del VI secolo avanti Cristo e una grande cisterna abbandonata sul finire del VI secolo avanti Cristo, strutture riferibili a un abitato etrusco di rango, in posizione di controllo sulla valle.
L'edificio monumentale e la cisterna
Un edificio monumentale di età orientalizzante o arcaica, in un insediamento di collina, indica quasi sempre una residenza aristocratica o un complesso a funzione pubblica e cultuale. Sono le strutture che gli archeologi chiamano, con cautela, edifici di prestigio: hanno pianta ampia, muri in blocchi squadrati, spesso un cortile. La cisterna è altrettanto istruttiva, perché la gestione dell'acqua è il vero indicatore di complessità di una comunità antica. Scavare e intonacare una grande cisterna significa avere manodopera organizzata, saperi tecnici e un'autorità capace di imporre un'opera collettiva.
L'abbandono sul finire del VI secolo avanti Cristo colloca la fine di questa fase in un momento di riorganizzazione generale dell'Etruria interna, quando il potere si concentra nei grandi centri, e Volsinii, l'antenata di Orvieto, cresce a spese degli abitati minori del contado. Il Poggio di Sermugnano racconta, in scala ridotta, un processo che riguarda tutta la regione.
Visitare il sito del Poggio
Si tratta di un'area archeologica di campagna, non di un parco attrezzato con biglietteria e bookshop: prima di andarci conviene informarsi in Comune o presso il museo sulle condizioni di accesso e sull'eventuale presenza di visite guidate. Scarpe chiuse, cappello d'estate, e la consapevolezza che un sito di questo tipo si legge solo con qualcuno che lo spieghi o con una buona pianta in mano. Chi non ha entrambe le cose si limiti al paesaggio, che comunque ripaga.
La storia di Castiglione in Teverina (VT), dai Villanoviani al Regno d'Italia
Il nome del paese deriva con ogni probabilità da una grande roccaforte presente nel territorio, un castellione, cioè un castello di dimensioni notevoli; la specificazione in Teverina fu aggiunta in seguito per distinguerlo dagli altri Castiglione d'Italia, che sono numerosi. La storia documentata comincia tardi, perché per secoli questo territorio rientrò nell'orbita dell'Orvietano e non produsse una propria cronaca autonoma.
Villanoviani ed Etruschi
Il popolamento antico è attestato dalla cultura villanoviana e poi dagli Etruschi, di cui il sito del Poggio a Sermugnano è la testimonianza principale. La valle del Tevere è, in questa fase, una frontiera mobile e un corridoio commerciale: di qui passano i metalli, il vino, le ceramiche. Il vino, per inciso, in questa zona si produce da almeno due millenni e mezzo, e la vocazione agricola del comune non è un'invenzione recente.
La rocca dell'anno Mille e la fine di Paterno
L'abitato attuale si forma intorno all'anno Mille attorno alla rocca, secondo il fenomeno che gli storici chiamano incastellamento: la popolazione sparsa nelle campagne si concentra in altura, dentro un recinto fortificato, sotto la protezione e il controllo di un signore. Nella prima metà del XIV secolo il fenomeno riceve un'accelerazione brutale: gli abitanti di Paterno, centro vicino distrutto, vengono trasferiti a Castiglione, nel 1351 secondo la cronologia riportata dalle fonti. Un trasferimento forzato di popolazione, a quattro secoli dall'incastellamento, è un evento traumatico che lascia il segno nella toponomastica e nella memoria collettiva.
Monaldeschi, Filippeschi, Savelli
Castiglione entra nella storia documentata nel 1351 e la sua vicenda medievale è interamente agganciata a Orvieto. La nobile famiglia orvietana dei Monaldeschi, di parte guelfa, dopo aver avuto ragione dei rivali ghibellini Filippeschi, si spaccò in rami che si combatterono con ferocia per il controllo dei castelli del contado, e Castiglione fu uno degli oggetti del contendere. Nel Medioevo il borgo divenne feudo dei Monaldeschi della Cervara, ramo che prende nome da un altro possedimento, e in seguito della famiglia Savelli, una delle grandi casate baronali romane.
Vale la pena ricordare che questa geografia feudale non è un'astrazione: il nome della Cervara ricorre nella toponomastica laziale e le stesse famiglie compaiono a centinaia di chilometri di distanza. L'Italia dei baroni era una rete, non un mosaico di staterelli isolati.
I Farnese e il Ducato di Castro
Nella prima metà del Cinquecento, nel 1539, Castiglione passò ai Farnese ed entrò a far parte del Ducato di Castro, la creatura territoriale che papa Paolo III costruì per il proprio figlio Pier Luigi. Il Ducato fu una delle imprese politiche più ambiziose del Cinquecento italiano e una delle più rovinose: la sua capitale, Castro, sarebbe stata rasa al suolo nel 1649 per ordine di Innocenzo X. Castiglione, per fortuna propria, era già uscita dal Ducato dodici anni prima.
Il riscatto del 1637
Nel 1637 i castiglionesi decisero di riscattare il proprio paese contraendo un censo di ventimila scudi. È il passaggio più interessante di tutta la storia locale e merita una sottolineatura. Una comunità di contadini e artigiani che si indebita per comprare la propria libertà dal feudatario non è un fatto comune: significa che esisteva un ceto di possidenti locali capace di garantire il prestito, una amministrazione comunale in grado di gestirlo e una volontà collettiva abbastanza salda da accettare decenni di sacrifici fiscali. Ventimila scudi, nel Seicento, erano una somma enorme per un paese di quelle dimensioni. Chi cerca il carattere dei castiglionesi lo trova lì, non nelle leggende.
Il Risorgimento, il confine e l'annessione del 1870
Durante il Risorgimento il paese fu teatro di molti avvenimenti, e nel 1860, ancora parte dello Stato Pontificio, si trovò a meno di un chilometro dal confine del nuovo Regno d'Italia. Il 18 settembre 1870 Castiglione entrò a far parte del Regno, due giorni prima della presa di Roma. Dieci anni di frontiera, con tutto quello che comportano in termini di dogane, contrabbando, fughe di volontari e sorveglianza politica, hanno formato una mentalità.
Il Novecento e il passaggio alla provincia di Viterbo
Nel 1927 il comune passò dalla provincia di Roma a quella di Viterbo, di nuova istituzione. Sul piano economico il Novecento è il secolo della grande vitivinicoltura, con la fattoria Vaselli e le cantine scavate nel tufo, e insieme il secolo dell'emigrazione, che ha svuotato progressivamente i borghi di collina. I dati economici recenti descrivono un comune di piccole imprese: centoquarantacinque attive nel 2015, con trecentocinque addetti, pari a poco più di mezzo punto percentuale del totale provinciale.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che in questa zona si fa vino. Quasi nessuno collega il fatto alla ragione fisica che lo rende possibile, e cioè al vulcano. I terreni della Teverina viterbese derivano in larga parte dalle grandi eruzioni del distretto vulcanico vulsino, lo stesso che ha scavato il bacino del lago di Bolsena: tufi, pozzolane, ceneri ricche di potassio. Sono suoli sciolti, drenanti, poveri di materia organica e ricchi di minerali, esattamente quello che alla vite piace.
Da questa premessa discendono tre conseguenze che si toccano con mano a Castiglione. La prima è il paesaggio: le colline hanno profili morbidi e pareti verticali dove il tufo affiora, e il contrasto tra i due è la firma visiva della zona. La seconda è l'architettura: si costruisce con quello che si ha, e qui si ha tufo, tenero da tagliare e resistente una volta in opera, il che spiega il colore uniforme dei borghi. La terza è la cantina: il tufo si scava con attrezzi semplici, tiene bene senza armature e mantiene temperatura e umidità costanti tutto l'anno. Senza il vulcano non ci sarebbe la Cattedrale sotto il paese.
C'è poi un corollario poco citato e molto concreto per chi viaggia. Gli stessi suoli vulcanici che fanno il vino fanno anche l'acqua: le sorgenti di questa fascia sono numerose e i fontanili nei borghi sono quasi tutti attivi. Portatevi una borraccia e riempitela in paese invece di comprare bottiglie. Non è ecologia da brochure, è il modo in cui la gente del posto ha sempre fatto.
Il vino di Castiglione in Teverina (VT) e le cantine dei Colli del Tevere
Il comune aderisce all'Associazione Nazionale Città del Vino, la rete dei comuni italiani a vocazione vitivinicola che ha sede a Siena e riunisce amministrazioni con almeno una denominazione di origine sul proprio territorio. L'adesione non è una medaglia decorativa: comporta impegni sulla pianificazione urbanistica delle aree vitate, sulla promozione e sull'accoglienza enoturistica.
Che vini si bevono a Castiglione in Teverina (VT)
La zona è terra di bianchi da uve tradizionali dell'Italia centrale e di rossi di media struttura, in un'area di confine dove le scelte dei produttori variano parecchio da un'azienda all'altra. Le denominazioni e i disciplinari che interessano questi vigneti sono consultabili presso le aziende stesse e presso il Comune: chi vuole il dettaglio tecnico lo chieda direttamente in cantina, dove peraltro è la domanda più gradita che si possa fare. Il consiglio pratico è di non arrivare con il pregiudizio del vino di paese: negli ultimi vent'anni la qualità media in questa fascia di colline è cresciuta in modo che chi non ci torna da tempo fatica a immaginare.
Visitare una cantina a Castiglione in Teverina (VT)
Le aziende agricole del territorio ricevono su appuntamento e organizzano degustazioni; il periodo più interessante è quello a ridosso della vendemmia, fra la fine di agosto e settembre, quando si vede lavorare. Regole minime di buona educazione enoturistica: si telefona prima, si arriva puntuali, non si presenta un gruppo di quindici persone spacciandolo per quattro, si sputa se si guida. Il produttore che vi dedica un'ora del proprio tempo in piena vendemmia vi sta facendo un favore.
La Festa del Vino dei Colli del Tevere
La manifestazione che ha reso noto il paese fuori dai propri confini è la Festa del Vino dei Colli del Tevere, che si tiene ad agosto e trasforma il borgo in un percorso di cantine, banchi e musica. È il momento in cui il rapporto fra il paese e il proprio prodotto diventa visibile: non una fiera calata dall'alto, ma una festa di comunità nata attorno al lavoro di tutti. Le date precise dell'edizione in corso si trovano sui canali ufficiali del Comune e della Pro Loco.
Le feste di Castiglione in Teverina (VT), mese per mese
Il calendario delle manifestazioni castiglionesi è fitto e segue con precisione il ciclo agrario, che è poi il modo in cui i paesi hanno sempre organizzato il tempo. Qui sotto l'ordine dell'anno, con l'avvertenza che le date puntuali vanno confermate ogni stagione sui canali ufficiali del Comune e delle associazioni locali.
Il Carnevale castiglionese
Apre la serie, fra febbraio e marzo secondo la data della Pasqua. Il carnevale di paese è una macchina sociale interessante: coinvolge le famiglie nella costruzione dei carri e dei costumi per settimane, e chi arriva il giorno della sfilata vede solo la punta di un lavoro collettivo cominciato a gennaio.
Le Feste del Santissimo Crocifisso
Cadono fra la fine di aprile e i primi giorni di maggio, a cavallo del passaggio di stagione. Le devozioni al Crocifisso, molto radicate nell'Italia centrale, sono quasi sempre legate a voti collettivi per la fine di una calamità: carestia, terremoto, epidemia.
La festa di Sant'Antonio da Padova
Il 13 giugno si celebra Sant'Antonio da Padova, uno dei santi più popolari d'Italia, protettore delle cose perdute e, nella pratica contadina, molto invocato per gli animali e per il pane dei poveri.
La Festa della Trebbiatura
A luglio il paese rievoca la trebbiatura, l'operazione che separava il grano dalla paglia e che fino agli anni Cinquanta richiedeva decine di braccia e la macchina a vapore noleggiata di podere in podere. È una delle feste più istruttive per chi porta figli o nipoti: le trebbiatrici storiche in funzione spiegano in dieci minuti quello che un libro spiega in trenta pagine.
La festa patronale della Madonna della Neve
Il 5 agosto è la festa della patrona e il giorno più affollato dell'anno. Processione, luminarie, banda, il paese al completo.
La Festa del Vino dei Colli del Tevere ad agosto
Ad agosto, la manifestazione principale del paese, quella che porta visitatori da tutta la provincia e dall'Umbria vicina.
La Festa della vendemmia
A settembre si festeggia la raccolta. È il periodo in cui il territorio è più bello: le foglie cominciano a girare di colore, l'aria si asciuga, la luce si allunga. Se dovessi indicare un solo mese per venire a Castiglione in Teverina, indicherei settembre senza esitare.
La Festa di San Martino, olio funghi e vino
A novembre, attorno all'11, il calendario contadino celebra il santo che dà il nome all'estate breve di mezzo autunno e al vino nuovo. Olio nuovo, funghi del bosco e vino dell'annata: il menù è quello, e funziona da secoli.
Il Presepe Vivente di dicembre
A dicembre il borgo si trasforma in presepe vivente, con i figuranti che rimettono in scena gli antichi mestieri e offrono ai visitatori zuppe, frittelle, focaccia, formaggio e ricotta, miele, dolci, vino e tisane. Il presepe vivente nei borghi di tufo funziona meglio che altrove per una ragione banale e decisiva: le scenografie esistono già. Vestitevi pesante, perché si cammina lentamente all'aperto per un paio d'ore.
La foto giusta da fare a Castiglione in Teverina (VT)
La fotografia che porta a casa Castiglione in Teverina è una sola, e non è il panorama. È il passaggio coperto di via dell'Arco, inquadrato dal basso, con la strada che sale a gradoni e l'arco che taglia la scena a metà. Funziona per una ragione tecnica: l'arco crea una cornice naturale e separa nettamente due piani di luce, l'ombra in primo piano e il fondo illuminato oltre il passaggio. È la struttura visiva che l'occhio umano trova irresistibile e che i fotografi chiamano, senza troppa fantasia, cornice dentro la cornice.
L'ora conta più dell'attrezzatura. La luce buona è quella che arriva radente al mattino presto o nell'ultima ora prima del tramonto, quando il tufo passa dal grigio al miele e le ombre si allungano sui gradini. A mezzogiorno la stessa inquadratura è piatta e il contrasto fra ombra e sole diventa ingestibile per qualunque sensore. Se avete un telefono, appoggiatevi al muro per stabilizzare, toccate lo schermo sul fondo illuminato per esporre su quello e lasciate che il primo piano resti scuro: la silhouette dell'arco è il soggetto.
La seconda foto, quella che nessuno fa e che invece racconta il paese meglio di tutte, è dalla strada di valle: il borgo visto da sotto, raccolto ai piedi della Rocca, con i vigneti in primo piano e le case che salgono in cerchi concentrici. Serve fermarsi in un punto sicuro della provinciale e camminare un po', ma è l'immagine che spiega in un colpo solo la struttura urbana, il rapporto con la campagna e la ragione per cui il castello è lassù.
Terza indicazione, per chi ama i dettagli: le porte. In questo borgo le porte di casa hanno stipiti in pietra, numeri civici in ceramica, campanelli sovrapposti di tre epoche diverse. Una serie di dieci porte fotografate con la stessa inquadratura è il ricordo più bello che si possa riportare da un paese della Tuscia, e costa solo attenzione.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento che ha forma di data è la distruzione di Paterno e il trasferimento dei suoi abitanti a Castiglione, collocato dalle fonti nel 1351. Un paese che scompare e una popolazione che viene spostata in blocco dentro le mura di un altro: è un evento che cambia la composizione sociale, la lingua, i culti, perfino i cognomi. Le pietre di Paterno finirono nella Rocca, e la memoria di quel centro perduto è rimasta nella toponomastica del territorio.
Il secondo è il lungo conflitto interno ai Monaldeschi. Dopo aver scacciato da Orvieto i rivali Filippeschi di parte ghibellina, la casata guelfa si divise in rami che si combatterono per decenni, e il controllo di Castiglione fu uno dei bersagli di quelle lotte. Le cronache orvietane del Trecento sono un catalogo di agguati, assedi e rappacificazioni durate il tempo di un giuramento. Il borgo cambiò padrone più volte e la Rocca fu l'oggetto materiale della contesa.
Il terzo avvenimento è il riscatto del 1637, con i ventimila scudi di censo: l'atto con cui la comunità comprò se stessa, uscendo dal Ducato di Castro dodici anni prima che la capitale di quel Ducato venisse rasa al suolo. Nella storia dei piccoli comuni italiani sono pochi gli episodi altrettanto eloquenti di autocoscienza collettiva.
Il quarto è il decennio di frontiera fra il 1860 e il 1870, quando il confine dello Stato Pontificio con il Regno d'Italia passava a meno di un chilometro dal paese, e l'annessione del 18 settembre 1870, anticipata di due giorni rispetto alla breccia di Porta Pia.
Il quinto è il più doloroso ed è quello che il paese ricorda con maggiore precisione. Fra il 6 e il 7 marzo 1944, in seguito a una delazione e dopo un rastrellamento, i fascisti della Repubblica Sociale di Orvieto sorpresero in una grotta a Sermugnano i componenti di una banda antifascista. Sette persone furono arrestate e, il 29 marzo 1944, dopo torture, vennero fucilate in una cava di ghiaia in località Camorena, nel territorio di Orvieto. Subirono violenze anche alcuni familiari delle vittime e i contadini del luogo accusati di averli sostenuti. È una vicenda che riguarda due comunità, quella castiglionese e quella orvietana, e che la memoria civile locale continua a onorare. Chi passa da qui il 29 marzo lo sappia.
Chi è passato da Castiglione in Teverina (VT)
La domanda su chi sia passato di qui, in un borgo di questa taglia, va affrontata con onestà: non aspettatevi la sfilata di imperatori e papi che si può raccontare in una città. Quello che si può dire con certezza documentaria è già parecchio, ed è più interessante dell'aneddotica.
Dalla Rocca sono passati i Monaldeschi, la casata che ha dominato Orvieto e il suo contado fra Duecento e Quattrocento, e in particolare il ramo detto della Cervara, che tenne Castiglione in feudo. Sono nomi che nelle cronache trecentesche compaiono accanto a quelli dei grandi protagonisti della politica italiana del tempo, perché Orvieto era città guelfa di primo piano e sede papale ricorrente. Dopo di loro tennero il borgo i Savelli, una delle sette grandi famiglie baronali romane, che diedero alla Chiesa pontefici e cardinali e che possedevano castelli sparsi in tutto il Lazio.
Nel 1539 il paese passò ai Farnese, e questo significa che entrò a far parte del patrimonio della famiglia di papa Paolo III, il pontefice del Concilio di Trento, il committente di Michelangelo per il Giudizio Universale, l'uomo che ritagliò per il proprio figlio Pier Luigi il Ducato di Castro. I Farnese non venivano a passare le estati a Castiglione, ma il nesso amministrativo con la corte più ambiziosa del Cinquecento italiano è documentato e pesa sulla storia locale molto più di una visita illustre.
La tradizione papale locale lega poi il santuario della Madonna della Neve a una richiesta rivolta ad Alessandro VI, il Borgia, il pontefice spagnolo la cui vicenda ha riempito biblioteche. Su questo punto conviene la prudenza dello storico: si tratta di una tradizione riportata dalla memoria locale, non di un fatto documentato dagli atti, e come tale va accolta.
Nel Novecento il personaggio che ha lasciato la traccia più profonda non è un principe ma un imprenditore: la famiglia Vaselli, che impiantò qui la fattoria e le cantine e che diede lavoro a una parte consistente del paese. Nella storia reale dei borghi italiani, il nome che conta per la vita delle famiglie è quasi sempre questo, non quello inciso sugli stemmi.
Infine, e senza retorica, da Castiglione in Teverina sono passati i sette antifascisti arrestati a Sermugnano nel marzo del 1944. Non erano celebri, e proprio per questo meritano di essere ricordati fra le persone che hanno fatto la storia di questo luogo.
Cosa vedere intorno a Castiglione in Teverina (VT)
Castiglione è al centro di una delle concentrazioni di borghi più dense d'Italia, e questo è il vero motivo per cui vale la pena arrivarci: nel raggio di mezz'ora di automobile si mettono in fila mete che altrove basterebbero a riempire una vacanza intera.
Civitella d'Agliano e la Teverina viterbese
La provinciale porta direttamente a Civitella d'Agliano, altro borgo di crinale affacciato sui calanchi, con una torre che si vede da lontano. È la tappa naturale dopo Castiglione per chi vuole capire la struttura del territorio. Sempre in questa fascia si trovano San Michele in Teverina e Bassano in Teverina, che completano il quadro dei paesi della Teverina.
Civita di Bagnoregio e Celleno
A pochi chilometri verso ovest si raggiunge Civita di Bagnoregio, la rupe isolata collegata dal ponte pedonale, che è la meta più visitata della provincia e richiede un biglietto di accesso. Lungo la stessa direttrice si incontra Celleno, il borgo abbandonato che negli ultimi anni è stato recuperato come sito visitabile. Il confronto fra i due è istruttivo: due paesi svuotati dalla frana, due destini diversi.
Orvieto
Dall'altra parte del fiume, in Umbria, Orvieto con il suo Duomo, il pozzo di San Patrizio e la città sotterranea. Il collegamento Castiglione Orvieto è il più comodo di tutti e la coppia funziona benissimo in una giornata: la mattina la cattedrale, il pomeriggio le cantine nel tufo, che poi sono la stessa storia geologica raccontata da due lati.
Il lago di Bolsena, Bolsena e Montefiascone
Verso sud ovest si apre il lago di Bolsena, il più grande lago vulcanico d'Europa, con Bolsena e la sua basilica e, sull'altura che chiude il bacino a sud, Montefiascone con la Rocca dei Papi. Chi ha due giorni faccia il giro completo del lago il secondo giorno.
Viterbo, Orte e la Tuscia
Il capoluogo, Viterbo, conserva il quartiere medievale meglio conservato del Lazio e il Palazzo dei Papi. Sulla direttrice del Tevere, verso Roma, Orte è il nodo ferroviario della zona e un borgo di tufo con un sistema di cunicoli sotterranei. Per chi prepara un viaggio in inglese o viaggia con ospiti stranieri, la guida della regione su ItalyPlanner raccoglie i borghi del Lazio con schede in lingua.
Mangiare e dormire a Castiglione in Teverina (VT)
La cucina di questa fascia di colline è quella della Tuscia interna con influssi umbri: zuppe di legumi, pasta fatta in casa, carni alla brace, agnello, funghi e tartufo in stagione, olio extravergine che qui è materia prima e non condimento accessorio. Sui dolci comandano i biscotti secchi da inzuppare nel vino, che è il modo corretto di chiudere un pasto da queste parti.
Dove mangiare a Castiglione in Teverina (VT)
L'offerta è quella di un paese di duemila abitanti: poche insegne, quasi tutte a conduzione familiare, spesso aperte la sera solo nei fine settimana fuori stagione. Si telefona e si prenota, sempre. Il pranzo della domenica in un locale di paese va prenotato con qualche giorno di anticipo, perché lo occupa la comunità e non il turismo.
Dormire a Castiglione in Teverina (VT) e dintorni
La formula più diffusa in zona è l'agriturismo con vigna, che permette di dormire in mezzo ai filari e di cenare dove si produce. In paese esistono soluzioni di piccola ricettività diffusa. Chi usa Castiglione come base per esplorare la Teverina, Bagnoregio e Orvieto fa una scelta intelligente: si dorme e si mangia a prezzi ragionevoli in un raggio di venti minuti dalle mete più affollate.
Quando andare a Castiglione in Teverina (VT)
Il clima locale è classificato in zona D con 1826 gradi giorno, che in parole semplici significa inverni freschi e umidi, con nebbie di valle, ed estati calde e secche in quota collinare. Da questo discendono le stagioni buone e quelle meno.
La primavera
Aprile e maggio sono ideali per camminare: campagna verde, giornate lunghe, temperature miti, e le feste del Crocifisso che portano animazione. È il periodo che consiglio a chi viene per la prima volta e vuole combinare borgo e paesaggio.
L'estate
Luglio e agosto sono i mesi delle feste, con la trebbiatura, la patronale del 5 agosto e la Festa del Vino. Il caldo nelle ore centrali è serio: si visita la mattina presto o dopo le cinque, e le cantine ipogee diventano il posto più piacevole del paese. Chi cerca tranquillità eviti la prima decade di agosto.
L'autunno, la stagione migliore
Settembre e ottobre sono, a mio parere, il momento giusto in assoluto: vendemmia, colori, luce, temperature perfette, cantine in attività, tavoli liberi nei ristoranti. Se dovessi portare un gruppo una volta sola in un anno, lo porterei a settembre.
L'inverno
Da novembre a febbraio il paese si chiude in se stesso, e bisogna saperlo: molte attività riducono gli orari, alcune chiudono. Restano due ottime ragioni per venire, la festa di San Martino con l'olio nuovo a novembre e il presepe vivente di dicembre. Fuori da quelle date, verificate tutto prima di partire.
Castiglione in Teverina (VT) con i bambini
Il borgo funziona bene con i ragazzi a due condizioni. La prima è il museo: gli spazi ipogei della vecchia cantina, con le botti, i torchi, le macchine agricole, hanno un effetto immediato su chi ha meno di dodici anni, perché sono grandi, scuri e pieni di oggetti riconoscibili. La seconda è la scelta del periodo: la Festa della Trebbiatura a luglio e il presepe vivente di dicembre sono entrambi eventi in cui si vede fare qualcosa, e i bambini davanti alle cose che si muovono restano.
Da tenere presente: i passeggini rigidi soffrono molto sui gradoni e sui selciati del centro storico, e una fascia o uno zaino porta bimbo risolvono il problema. In estate portate acqua e cappelli, perché l'ombra nel borgo alto è discontinua. E lasciate correre: in un paese di duemila abitanti il traffico è minimo e i ragazzi possono camminare avanti senza che qualcuno debba tenerli per mano ogni istante.
Accessibilità di Castiglione in Teverina (VT)
Va detto con franchezza: un borgo medievale di crinale, con strade a gradoni e pendenze marcate, non è un ambiente comodo per chi ha difficoltà motorie. Alcuni tratti del centro sono percorribili, la piazza e le vie principali in particolare, mentre i vicoli con scalini e i passaggi coperti non lo sono. Per il museo e per l'accesso agli ambienti ipogei, che comportano rampe e dislivelli, conviene chiedere in anticipo al personale quali percorsi siano praticabili. Chi accompagna una persona in carrozzina pianifichi l'itinerario sul livello alto del paese e rinunci in partenza alla parte bassa: è più onesto dirlo che far scoprire il problema sul posto.
Itinerari: quanto tempo serve per Castiglione in Teverina (VT)
Mezza giornata
Arrivo, giro del borgo storico, Collegiata, Rocca, belvedere, un caffè in piazza. Due ore e mezza abbondanti, senza museo. È il minimo sindacale e va bene solo come innesto su una giornata orvietana.
Una giornata intera
Mattina nel borgo, pranzo in paese, pomeriggio al museo e alle cantine, tramonto dal belvedere. Questa è la formula giusta e quella che consiglio a chiunque.
Due giorni nella Teverina
Primo giorno Castiglione e Civitella d'Agliano, notte in agriturismo; secondo giorno Civita di Bagnoregio la mattina presto, prima dei pullman, e Orvieto o il lago di Bolsena nel pomeriggio. Due giorni così valgono una settimana di mete affollate. Per l'organizzazione di un itinerario privato o aziendale nella Tuscia, con accompagnamento professionale, il riferimento è TourLeaderPro.
Domande veloci su Castiglione in Teverina (VT)
Dove si trova esattamente Castiglione in Teverina (VT)?
In provincia di Viterbo, nel Lazio settentrionale, su una collina affacciata sulla valle del Tevere al confine con l'Umbria, a 228 metri sul livello del mare e a circa quaranta chilometri dal capoluogo.
Quanto dista Castiglione in Teverina (VT) da Roma?
Poco più di un'ora di automobile dal Grande Raccordo Anulare, usando l'autostrada A1 con uscita Orvieto. Con la Cassia il percorso è più lento ma più panoramico.
Si paga per entrare nel borgo di Castiglione in Teverina (VT)?
No. Il centro storico è un paese abitato, aperto e gratuito. Il biglietto serve solo per il museo del vino.
Che cos'è il MUVIS?
Il Museo del Vino e delle Scienze Agroalimentari, ricavato negli spazi e nelle cantine della vecchia fattoria Vaselli, con circa duemila metri quadrati di superficie espositiva.
Quanto costa il biglietto del MUVIS e quali sono gli orari?
Tariffe e calendario variano con la stagione e con il tipo di visita: la fonte da consultare prima di partire è il sito ufficiale del museo, muvis.it.
Serve prenotare la visita al museo?
Per i gruppi sì, sempre. Per i singoli dipende dal periodo, perché in bassa stagione l'apertura è spesso organizzata per turni guidati.
Che cos'è la Cattedrale di Castiglione in Teverina (VT)?
Non è una chiesa: è il nome con cui in paese si indica la grande cantina ipogea scavata nel tufo, chiamata così per l'altezza e per l'impianto a navata.
Quanto tempo serve per visitare Castiglione in Teverina (VT)?
Due ore e mezza per il solo borgo, una giornata intera se si aggiungono il museo, il pranzo e il tramonto dal belvedere.
Qual è il periodo migliore per venire?
Settembre, per la vendemmia, la luce e le temperature. In alternativa aprile e maggio.
Quando si svolge la Festa del Vino dei Colli del Tevere?
Ad agosto. Le date precise dell'edizione in corso si verificano sui canali ufficiali del Comune e delle associazioni locali.
Chi è il patrono di Castiglione in Teverina (VT)?
La Madonna della Neve, festeggiata il 5 agosto, con il santuario campestre cinquecentesco a lei dedicato.
Quanti abitanti ha Castiglione in Teverina (VT)?
Poco più di duemila, secondo i dati riportati dalle fonti demografiche correnti.
Castiglione in Teverina (VT) è in Lazio o in Umbria?
In Lazio, provincia di Viterbo. Il confine umbro passa a brevissima distanza, e fino al 1927 il comune apparteneva alla provincia di Roma.
Si arriva a Castiglione in Teverina (VT) in treno?
Non direttamente: la stazione di riferimento è Orvieto, sulla linea Roma Firenze, da cui si prosegue in autobus extraurbano o con un trasferimento su strada.
Ci sono autobus per Castiglione in Teverina (VT)?
Il servizio extraurbano del Lazio è gestito da Cotral: orari e fermate si consultano sul sito ufficiale del vettore o al numero verde 800 174 471.
Dove si parcheggia a Castiglione in Teverina (VT)?
Negli spazi esterni al centro storico, lungo la viabilità di circonvallazione, salendo poi a piedi. Il borgo ha vie strette e non si gira in automobile.
Il borgo è accessibile in sedia a rotelle?
Solo in parte. La piazza e le vie principali sono percorribili, i vicoli a gradoni e i passaggi coperti no. Per il museo conviene chiedere in anticipo quali percorsi siano praticabili.
Castiglione in Teverina (VT) è adatto ai bambini?
Sì, soprattutto per il museo, con le macchine agricole e gli ambienti scavati, e per le feste in cui si vede lavorare, come la trebbiatura di luglio e il presepe vivente di dicembre.
Si possono visitare le cantine e fare degustazioni?
Le aziende del territorio ricevono su appuntamento. Si telefona prima, si fissa l'orario e, se si guida, si assaggia con giudizio.
Che cosa si mangia a Castiglione in Teverina (VT)?
Cucina della Tuscia interna con influssi umbri: zuppe, pasta fatta in casa, carni alla brace, funghi e tartufo in stagione, olio extravergine locale, biscotti secchi da inzuppare nel vino.
Che differenza c'è fra Castiglione in Teverina (VT) e Civita di Bagnoregio?
Civita è una rupe isolata quasi disabitata, a pagamento e molto frequentata; Castiglione è un paese vivo, gratuito e poco affollato, con un patrimonio ipogeo che a Civita non esiste. Si visitano benissimo nello stesso viaggio.
Che cos'è il sito del Poggio di Sermugnano?
Un'area archeologica protostorica ed etrusca nella frazione di Sermugnano, con un edificio monumentale fra fine VII e inizi VI secolo avanti Cristo e una grande cisterna abbandonata sul finire del VI secolo avanti Cristo.
Che cosa ricorda Castiglione in Teverina (VT) del 1944?
L'arresto, fra il 6 e il 7 marzo 1944, di sette antifascisti sorpresi in una grotta a Sermugnano e la loro fucilazione il 29 marzo 1944 in località Camorena, nel territorio di Orvieto.
Ci sono guide che accompagnano nella Teverina viterbese?
Sì, e in un territorio dove le informazioni non sono sui pannelli fa una differenza notevole. Per itinerari privati e di gruppo ci si può rivolgere a professionisti accreditati come quelli della rete TourLeaderPro.
Esiste una guida in inglese per chi viaggia con ospiti stranieri?
Per chi prepara un viaggio a Roma e nel Lazio in lingua inglese, il punto di partenza è la raccolta delle cose da fare su ItalyPlanner.
Vale la pena fermarsi a dormire?
Sì, se si vuole usare la Teverina come base per Bagnoregio, Orvieto e il lago di Bolsena. Si dorme e si mangia a prezzi ragionevoli a venti minuti dalle mete più affollate.
Chiudo con l'opinione che mi sono fatto in molte visite: Castiglione in Teverina è uno di quei posti che premiano chi arriva senza fretta e con una domanda in testa. Non ha un capolavoro universale da mettere in copertina, ha una collina, una torre riconvertita, una chiesa seicentesca con qualche buona tela e una cantina scavata che vale il viaggio da sola. Se avete una giornata libera fra Roma e l'Umbria, spendetela qui invece che nell'ennesima fila davanti a un monumento famoso: tornerete a casa con qualcosa che non avevate già visto in fotografia mille volte.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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