Cammino dei Briganti

Il Cammino dei Briganti parte e torna a Sante Marie (AQ), 850 metri di quota, in provincia dell'Aquila, sul confine occidentale della Marsica: un anello di 108 chilometri diviso in sette tappe che tocca diciotto borghi fra Abruzzo e Lazio, segnato con i segnavia biancorossi e con targhette metalliche dedicate. Il salvacondotto, cioè la credenziale del cammino, si ritira all'Ufficio Salvacondotti di Sante Marie, al piano terra del municipio, ingresso sul lato destro, con orario 9-13 e orario estivo prolungato 8-20, telefono 0863 679132 e cellulare 333 8601069; è facoltativo, non dà diritto a sconti e serve a raccogliere i timbri fino all'attestato finale. Non si paga alcun biglietto per percorrere il Cammino dei Briganti. La quota resta quasi sempre fra gli 800 e i 1.300 metri, con la sola eccezione della tappa opzionale al lago della Duchessa, che sale a 1.788. Gli strumenti ufficiali sono due: la mappa 1:25.000 di Edizioni Il Lupo, terza edizione del maggio 2023, 10 euro, e la guida cartacea, sesta edizione del giugno 2024, 128 pagine, 16,50 euro, che si richiede scrivendo a info@camminodeibriganti.it. Da Roma si arriva in auto per la A24 e la variante della Tiburtina Valeria, oppure in treno sulla linea Roma-Pescara: la fermata di Scalo Sante Marie esiste ma ha un servizio ridottissimo, quindi conviene scendere a Tagliacozzo e coprire gli ultimi 6,5 chilometri con il servizio navetta locale. Prenotate alloggio e cena prima di partire, sempre: lungo il Cammino dei Briganti i posti letto sono pochi e familiari.

Confronta le esperienze a Roma

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Se volete inquadrare l'ambiente che il percorso attraversa nella sua parte laziale, la pagina sulle Montagne della Duchessa racconta la riserva dentro cui entra la tappa alta.

Che cos'è il Cammino dei Briganti

Il Cammino dei Briganti è un sentiero ad anello a lunga percorrenza che si sviluppa a cavallo del confine amministrativo fra Abruzzo e Lazio, dentro due regioni storico-geografiche che hanno nomi antichi e caratteri diversi: la Marsica, versante aquilano, e il Cicolano, versante reatino. Non va confuso con il sentiero dei briganti dell'alta Tuscia, che è un'altra cosa e si trova a duecento chilometri di distanza. Qui si cammina su mulattiere, tratturelli, carrarecce e vecchie strade di collegamento fra paesi che fino a settant'anni fa erano l'unica viabilità possibile. Il paesaggio alterna faggete, praterie di crinale, pascoli con le mandrie, valli incise dai torrenti e borghi in pietra dove la popolazione residente si conta a decine.

Il tracciato nasce dal basso, senza finanziamenti pubblici significativi, e questa origine si vede ancora oggi in tutto: nella segnaletica curata a mano, nei posti tappa che sono case private o piccole attività familiari, nel tono diretto con cui gli organizzatori si rivolgono ai camminatori. Il risultato è un itinerario che assomiglia pochissimo ai cammini costruiti a tavolino con i fondi europei e moltissimo a un patto fra chi cammina e chi abita.

I numeri del Cammino dei Briganti

Centootto chilometri complessivi, sette tappe, diciotto borghi attraversati, quota minima attorno ai 770 metri di Le Crete e massima di 1.300 metri sul percorso base. Il dislivello quotidiano oscilla fra i 350 e i 570 metri di salita: numeri che non spaventano nessuno presi singolarmente, ma che sommati su sette giorni consecutivi chiedono gambe abituate. La percorrenza media dichiarata dagli organizzatori è di sette giorni; chi aggiunge l'anello del lago della Duchessa arriva a otto. Il Cammino dei Briganti si fa a piedi, ma dal 2023 esiste anche una versione in mountain bike di 216 chilometri che raddoppia il tracciato.

Perché il Cammino dei Briganti è un anello e non una linea

L'anello non è una scelta estetica: è una scelta logistica precisa. Chi cammina su un itinerario lineare deve risolvere due volte il problema dei trasporti, all'andata e al ritorno, e nelle aree interne appenniniche quel problema costa tempo e denaro. Un anello, invece, riporta il camminatore esattamente dove ha lasciato l'automobile o dove è arrivato il treno. Nel caso del Cammino dei Briganti il centro dell'anello è occupato dalle montagne della Duchessa e dalla dorsale del Velino, che restano quasi sempre visibili sulla destra o sulla sinistra e funzionano da bussola naturale.

Il senso di marcia consigliato sul Cammino dei Briganti

Il senso orario è quello raccomandato dagli organizzatori, ed è il senso in cui la segnaletica è stata pensata e verniciata. Chi decide di percorrere il Cammino dei Briganti in senso antiorario deve mettere in conto di leggere i segni al contrario, con tutti gli errori che questo comporta ai bivi, e deve appoggiarsi alle tracce GPS ufficiali. La mia opinione, dopo anni passati a vedere gruppi perdersi su sentieri segnati in un verso solo, è netta: se non avete una ragione forte, camminate in senso orario e risparmiatevi due ore di dubbi al giorno.

Cammino dei Briganti
Cammino dei Briganti

Come arrivare a Sante Marie, la partenza del Cammino dei Briganti

Sante Marie conta poco più di mille abitanti e si allunga sul versante che guarda la valle dell'Imele. Il nome deriva da Altum castrum Sanctae Mariae, l'altura su cui sorgeva un edificio di culto mariano, e la prima attestazione documentaria risale al 1187, nel Catalogus baronum compilato sotto Guglielmo II. Il territorio comunale comprende le frazioni di Castelvecchio, San Giovanni, Santo Stefano, Scanzano, Tubione e Valdevarri: quattro di queste sono tappe o passaggi del Cammino dei Briganti, il che spiega perché il paese sia stato scelto come porta d'ingresso.

In treno verso il Cammino dei Briganti

La linea ferroviaria Roma-Pescara, attivata nel 1888, taglia questa parte di Marsica e ha una fermata intitolata a Sante Marie, in località Scalo, fra la frazione di San Giovanni e il capoluogo. Il servizio però è ridotto all'osso: un solo regionale al giorno in direzione di Roma Termini, proveniente da Avezzano. Per chi arriva dalla capitale la soluzione realistica è un regionale fino alla stazione di Tagliacozzo, servita molto meglio, e poi la navetta locale. Sulla stessa linea si trova anche la fermata di Villa San Sebastiano.

In auto verso il Cammino dei Briganti

Da Roma si prende la A24 in direzione dell'Aquila, si esce a Carsoli oppure a Tagliacozzo e si segue la variante della Tiburtina Valeria, la strada costruita fra gli anni Sessanta e Settanta che collega Carsoli, Tagliacozzo e Sante Marie. Il viaggio dalla periferia est di Roma richiede poco più di un'ora in condizioni normali. A Sante Marie si lascia l'automobile per sette giorni: essendo un anello, la si ritrova dove la si è lasciata. Chiedete indicazioni sul parcheggio direttamente all'Ufficio Salvacondotti quando ritirate la credenziale.

Navette e trasporto bagagli sul Cammino dei Briganti

Esiste un servizio di trasporto persone e zaini gestito da autisti locali, tariffato a chilometro e non a persona: 1,50 euro per chilometro effettivamente percorso, con lo stesso prezzo che valga per uno o per quattro passeggeri, per uno o per cinque zaini. Qualche esempio di tariffa: da Tagliacozzo a Sante Marie, 6,5 chilometri, 10 euro; da Nesce a Grotti, 17,7 chilometri, 27 euro; da Nesce a Torano, 22,6 chilometri, 34 euro. I riferimenti telefonici sono Valerio o Gianni per Sante Marie al 333 8601069, Pasquale per la zona di Torano e Nesce al 329 9632228, Luca per Cartore al 340 8276002, Giuliano per Scurcola al 348 7127042. Le prenotazioni vanno fatte possibilmente entro le 20 del giorno precedente, i bagagli devono essere pronti entro le 9 del mattino e vengono consegnati entro le 16.30. Un consiglio da professionista: il trasporto bagagli non è una resa, è quello che permette a un gruppo eterogeneo di arrivare in fondo senza lasciare per strada il componente più lento.

Il salvacondotto del Cammino dei Briganti

Ogni cammino ha la sua credenziale; qui l'hanno chiamata salvacondotto, con un gioco lessicale che allude al lasciapassare che i briganti non avevano e di cui avrebbero avuto un gran bisogno. Gli stessi organizzatori mettono le mani avanti e lo definiscono un gioco simpatico: non è obbligatorio, non è essenziale, non dà diritto a sconti. Serve, questo sì, a costruire la memoria materiale del viaggio e a far entrare il camminatore dentro le porte dei bar e dei municipi, che è poi il modo migliore per conoscere un paese.

Dove si ritira il salvacondotto del Cammino dei Briganti

L'Ufficio Salvacondotti occupa il piano terra del municipio di Sante Marie, con ingresso sul lato destro dell'edificio. L'orario ordinario va dalle 9 alle 13, d'estate si allunga dalle 8 alle 20. Chi compila in anticipo il modulo di iscrizione online trova il documento già pronto al banco. Su richiesta telefonica è possibile organizzare un ritiro pomeridiano presso un bar del paese, soluzione utile per chi arriva tardi e vuole partire all'alba del giorno dopo.

Dove si timbra lungo il Cammino dei Briganti

I timbri si raccolgono nelle strutture ricettive convenzionate, quindi agriturismi, ostelli e bed and breakfast, e poi nei bar, nei ristoranti e negli uffici comunali dei borghi attraversati. Completata la raccolta, all'arrivo si ritira l'attestato. Vale la pena chiedere il timbro anche dove non si dorme: molti gestori tengono tamponi disegnati appositamente, e la pagina finale del salvacondotto diventa un piccolo catalogo grafico del Cicolano e della Marsica.

Le sette tappe del Cammino dei Briganti

La suddivisione in tappe del Cammino dei Briganti è volutamente misurata: nessuna giornata supera i 21 chilometri e la prima ne conta meno di sei. Non è una debolezza del progetto, è una scelta. Gli organizzatori scrivono chiaramente che accorpare due tappe, cosa che sulla carta sembra facile, toglie al viaggio esattamente quello per cui è stato costruito, cioè il tempo di fermarsi nei paesi, parlare con chi ci vive e mangiare senza guardare l'orologio.

Prima tappa del Cammino dei Briganti: Sante Marie - Santo Stefano

Cinque chilometri e sei, con 380 metri di salita e 160 di discesa, da Sante Marie a 850 metri fino a Santo Stefano a 1.050. È una mezza giornata, ed è pensata così: si arriva a Sante Marie in auto o in treno, si ritira il salvacondotto, si pranza con calma e si parte nel pomeriggio per entrare nello spirito del viaggio senza massacrarsi il primo giorno. Il sentiero sale nel bosco e in poco tempo consegna la prima veduta larga sulla valle. A Santo Stefano si dorme in agriturismo, con cucina del posto: i cammini si giudicano anche dalla prima cena, e questa è una buona partenza.

Seconda tappa del Cammino dei Briganti: Santo Stefano - Valdevarri - Nesce

Tredici chilometri e nove, 400 metri di salita e 625 di discesa, da Santo Stefano a Nesce passando per Valdevarri, che si trova a 1.020 metri. Qui il Cammino dei Briganti entra nella Val de' Varri, una piega di territorio che il turismo non ha mai sfiorato. A Valdevarri la strada asfaltata è arrivata da pochissimo, e il paese conserva ritmi che altrove sono scomparsi due generazioni fa: alla fontana del borgo si incontrano ancora donne che ci hanno lavato i panni per quarant'anni e che non hanno alcuna fretta di comprare una lavatrice. Una variante permette di toccare Poggiovalle, paese che diede uomini alle bande brigantesche. Si scende poi a Nesce, 850 metri, dove si dorme in bed and breakfast e alloggi turistici, mentre a Valdevarri l'ospitalità è in case private.

Terza tappa del Cammino dei Briganti: Nesce - Villerose - Spedino - Cartore

Sedici chilometri e sei, 440 metri di salita e 330 di discesa. Si cammina a lungo lungo il fiume Salto, si toccano Villerose e Spedino e si arriva a Cartore, 944 metri, oppure in alternativa a Corvaro, 842 metri. Cartore è il cuore nero e affascinante di tutta la vicenda: da qui prese nome la banda che tenne in scacco per anni il Cicolano. Il borgo è oggi quasi spopolato, incastonato all'imbocco della Val di Teve, e conserva quell'aria di posto sospeso che i luoghi abbandonati hanno soltanto quando l'abbandono è recente. L'alloggio principale è un casale con ristorazione.

Quarta tappa del Cammino dei Briganti: l'anello del lago della Duchessa

Fra i 12,3 e i 15 chilometri, ad anello, con partenza e arrivo a Cartore o a Corvaro. È l'unica giornata veramente montana del Cammino dei Briganti e l'unica che supera i 1.300 metri: il lago si trova a 1.788. Chi ha gambe, allenamento ed esperienza può aggiungere la variante per la vetta del Monte Velino, 2.489 metri, ma questa non è più una tappa di cammino, è alpinismo escursionistico e va trattata come tale, con partenza all'alba e attenzione al meteo. La tappa è facoltativa: molti la saltano e sbagliano, perché è il giorno in cui il paesaggio cambia completamente registro.

Quinta tappa del Cammino dei Briganti: Cartore - Rosciolo - Massa d'Albe

Quindici chilometri, 500 metri di salita e 600 di discesa, da Cartore fino a Massa d'Albe passando per la chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta e per Rosciolo, borgo medievale a 909 metri che funziona benissimo come sosta intermedia. La Porclaneta, a 1.022 metri, è il capolavoro assoluto del percorso e merita una sosta lunga, non una fotografia di passaggio: ne parlo per esteso più avanti. Massa d'Albe, 880 metri, chiude la giornata.

Sesta tappa del Cammino dei Briganti: Massa d'Albe - Magliano de' Marsi - Le Crete

Diciannove chilometri, ai quali si possono aggiungere tre chilometri facoltativi per visitare Alba Fucens, con 350 metri di salita e 450 di discesa. Magliano de' Marsi è il paese più grande e meglio fornito di tutto il Cammino dei Briganti: qui si trovano negozi di alimentari veri e uno dei rarissimi sportelli bancomat dell'itinerario. Si chiude a Le Crete, 770 metri, in territorio di Tagliacozzo. La deviazione ad Alba Fucens costa poco più di un'ora e restituisce una colonia romana del 303 avanti Cristo con foro, basilica, terme e anfiteatro: tre chilometri meglio spesi di così è difficile.

Settima tappa del Cammino dei Briganti: Le Crete - San Donato - Scanzano - Sante Marie

Ventuno chilometri, 570 metri di salita e 480 di discesa: la tappa più lunga, messa in fondo quando le gambe sono ormai fatte. Si passa sotto il castello di San Donato, si attraversano Scanzano e Poggetello e si rientra a Sante Marie, chiudendo l'anello a 850 metri. All'arrivo si ritira l'attestato. È la giornata con più saliscendi e con i panorami più ampi verso la valle dell'Imele, ed è anche il tratto dove verrà collocata la scultura scelta nel 2025 con un concorso pubblico.

Cammino dei Briganti
Cammino dei Briganti

Dove si dorme lungo il Cammino dei Briganti

La ricettività del Cammino dei Briganti è minuscola, familiare e quasi sempre esaurita nei fine settimana di primavera e d'autunno. Non esistono catene, non esistono hotel, non esiste un sistema centralizzato di prenotazione: si telefona struttura per struttura, e si telefona con anticipo. Chi si presenta senza prenotazione in un paese di quaranta abitanti rischia seriamente di dormire fuori. Questa è l'avvertenza numero uno che gli organizzatori ripetono ovunque, ed è l'unica che non ammette scorciatoie.

I posti tappa del Cammino dei Briganti, borgo per borgo

A Sante Marie l'offerta è la più larga: un ostello ricavato presso il castello con posto letto fra i 25 e i 30 euro, una casa per ospiti attorno ai 30 euro a persona, un bed and breakfast sui 35 euro e un affitto privato fra i 40 e i 60 euro. A Santo Stefano si dorme in agriturismo, con mezza pensione attorno ai 60 euro. A Valdevarri le case private praticano fra i 40 e i 45 euro a persona in mezza pensione. A Nesce si trovano un alloggio turistico e un bed and breakfast sui 30 euro. A Villerose ci sono una fattoria sui 28 euro e un piccolo casale presso l'antica fonte fra i 30 e i 40. A Cartore il casale con ristorante è la soluzione unica e costa attorno ai 75 euro in mezza pensione, cifra che si spiega con l'isolamento del luogo e con il fatto che lì non esiste alternativa per cenare. A Rosciolo due bed and breakfast, uno a camera fra 55 e 80 euro e uno attorno ai 40 a persona. A Massa d'Albe una struttura familiare fra 40 e 80 euro a camera; a Magliano de' Marsi un bed and breakfast fra 40 e 60; a Scurcola Marsicana una locanda sui 40 euro e un agriturismo sui 35. Sul tratto finale, a San Donato si dorme attorno ai 20-35 euro, a Scanzano sui 25, a Poggetello fra 25 e 45 in un relais di borgo. A Tagliacozzo, utile per la notte prima o dopo, un bed and breakfast sui 30 euro a persona.

Dormire in tenda sul Cammino dei Briganti

Il campeggio è ammesso ed è anzi una delle ragioni per cui il Cammino dei Briganti attira un pubblico più giovane della media dei cammini italiani. Le regole però esistono e sono serie: chi pianta la tenda deve portarsi una paletta per interrare i rifiuti organici e le proprie stoviglie riutilizzabili, perché la plastica monouso è bandita. Dormire in tenda abbassa moltissimo il costo del viaggio, ma toglie anche la parte più interessante dell'esperienza, che sono le cene nelle case e le chiacchiere con i gestori. La soluzione che consiglio ai gruppi misti è alternare: quattro notti al coperto, due in tenda.

Acqua, cibo e denaro lungo il Cammino dei Briganti

L'acqua non è un problema: fontane, fontanelle e abbeveratoi sono distribuiti nei borghi e lungo i sentieri, e gli organizzatori ne hanno mappato la posizione distinguendo le sorgenti, sempre aperte, dalle erogazioni collegate all'acquedotto, che d'estate possono essere chiuse in certe fasce orarie. La raccolta dei punti acqua è stata curata da volontari del territorio. Regola pratica: si riempie sempre quando si passa davanti a una fonte sicura, senza rimandare al chilometro successivo.

Fare la spesa sul Cammino dei Briganti

I negozi di alimentari lungo il Cammino dei Briganti sono pochissimi e concentrati: Sante Marie, Magliano de' Marsi e Scanzano. Tutto il resto del percorso attraversa borghi dove al massimo si trova un bar. Chi cammina in autonomia deve quindi organizzare la spesa in anticipo e accettare che il pranzo al sacco sia spesso quello preparato la sera prima dal gestore del posto tappa. Chiedetelo esplicitamente: quasi tutti lo fanno, e costa meno di qualunque panino da autogrill.

Bancomat e contanti sul Cammino dei Briganti

Non esistono sportelli bancomat lungo la maggior parte del percorso: gli unici si trovano a Magliano de' Marsi e a Scurcola Marsicana. Molte strutture sono case private che lavorano in contanti. Partite con il contante necessario per tutta la settimana, calcolando cena, pernottamento e colazione: è la banalità pratica che rovina più viaggi di quante ne rovinino le vesciche.

Mangiare e bere sul Cammino dei Briganti

La cucina che si incontra è quella della Marsica e del Cicolano: minestre di legumi, pasta fatta a mano, agnello, formaggi di pecora, patate. Le porzioni sono quelle di casa e i menù non si scelgono, si ricevono. Esiste anche una birra artigianale dedicata al cammino, prodotta da un piccolo birrificio locale con sette luppolature come le sette tappe, e la si trova in bottiglia nei posti tappa. Non è un dettaglio folcloristico: è un esempio di quella economia minima che il passaggio dei camminatori ha reso possibile.

I cani da pastore sul Cammino dei Briganti

Qui si allevano pecore, e dove ci sono pecore ci sono i cani da guardiania, i grandi bianchi pastori abruzzesi che non sono cani da compagnia e non sono nemmeno cani aggressivi: sono lavoratori con un compito preciso, difendere il gregge dal lupo. Gli organizzatori del Cammino dei Briganti sono molto chiari su questo punto e rifiutano l'idea che i cani vadano tolti di mezzo per comodità del turista. Il camminatore deve imparare a gestire la situazione, e la gestione è semplice: ci si ferma, non si corre, non si urla, non si alzano bastoni, si aggira il gregge dal lato più ampio mantenendo la calma e senza dare le spalle. Il cane abbaia, valuta, accompagna il passaggio e torna al suo posto. Chi porta con sé il proprio cane deve tenerlo al guinzaglio corto e considerare che in presenza di greggi il problema si moltiplica.

Quando percorrere il Cammino dei Briganti

Il Cammino dei Briganti è percorribile tutto l'anno, ed è una delle sue qualità meno pubblicizzate. Poiché il tracciato base non supera i 1.300 metri, d'inverno resta praticabile, eventualmente con le racchette da neve nei tratti alti. D'estate può fare caldo, ma il percorso si sviluppa in gran parte su versanti ventilati e ombreggiati dal bosco.

Primavera e autunno sul Cammino dei Briganti

Sono le due finestre migliori, e non per ragioni meteorologiche soltanto. In primavera, fra aprile e giugno, i pascoli sono fioriti, le sorgenti hanno portata piena e i borghi ricominciano a muoversi. In autunno, fra settembre e ottobre, le faggete della Duchessa cambiano colore e la luce bassa rende ogni crinale più leggibile. La stagione in cui il flusso di camminatori si concentra va da marzo a ottobre, e questo significa due cose: strutture aperte e strutture piene.

Estate e inverno sul Cammino dei Briganti

Luglio e agosto portano caldo nelle ore centrali, e la risposta è quella di sempre in Appennino: partire presto, fermarsi a metà giornata, ripartire nel pomeriggio. In compenso d'estate è aperto tutto e la tappa del lago della Duchessa dà il meglio. L'inverno è per camminatori esperti e attrezzati: i borghi sono semivuoti, molte strutture chiudono, la neve può rendere ingannevoli i sentieri e la tappa della Duchessa diventa una gita alpinistica. La mia posizione è che il Cammino dei Briganti d'inverno vada fatto a tappe singole, non in sette giorni consecutivi.

Difficoltà e preparazione per il Cammino dei Briganti

Chi arriva sul Cammino dei Briganti aspettandosi qualcosa di simile alla Via Francigena resterà spiazzato, e gli organizzatori lo scrivono senza diplomazia: qui non ci sono stradelli comodi fra i campi, non c'è un segnavia a ogni crocicchio, non ci sono milioni di euro di finanziamenti pubblici dietro la manutenzione. La natura appenninica è quella vera, i sentieri si infrascano, in certi punti serve leggere il terreno. Per un confronto con un itinerario di impianto completamente diverso vale la pena guardare la pagina sulla Via Francigena: sono due mondi.

Guida e mappa sono obbligatorie sul Cammino dei Briganti

La guida cartacea e la mappa non sono accessori, sono strumenti di sicurezza. La mappa, pubblicata da Edizioni Il Lupo su base topografica 1:25.000, è arrivata alla terza edizione nel maggio 2023 e comprende buona parte del percorso in mountain bike; costa 10 euro e si trova presso l'editore, in libreria specializzata, all'Ufficio Salvacondotti di Sante Marie, in una cartolibreria di Tagliacozzo, al casale di Le Crete e in altri esercizi lungo l'itinerario. La guida, sesta edizione aggiornata del giugno 2024, conta 128 pagine, costa 16,50 euro e contiene le cartine di tappa, gli aggiornamenti sugli alloggi e le storie di brigantaggio legate a ciascun tratto. Esistono anche le tracce GPS ufficiali, a piedi e per la mountain bike.

Allenamento e attrezzatura per il Cammino dei Briganti

Servono scarponcini da trekking rodati, non scarpe nuove comprate il giorno prima. Servono bastoncini, perché le discese sono lunghe e in certi tratti su fondo mobile. Serve un guscio impermeabile anche a luglio, perché i temporali pomeridiani appenninici non chiedono permesso. Servono almeno un litro e mezzo di capacità d'acqua a testa e una scorta di cibo di emergenza. Sull'allenamento sono severo: se non camminate abitualmente, fate almeno quattro uscite da quindici chilometri con lo zaino carico nelle sei settimane precedenti. La fatica del Cammino dei Briganti non è nella singola tappa, è nell'accumulo.

Cammino dei Briganti
Cammino dei Briganti

Il brigantaggio postunitario: perché si chiama Cammino dei Briganti

Il nome non è un espediente di marketing. Queste montagne furono, fra il 1860 e i primi anni Settanta dell'Ottocento, uno dei teatri più caldi della resistenza armata al nuovo Regno d'Italia. La ragione è geografica prima ancora che politica: fino al 1870 il crinale che il Cammino dei Briganti percorre separava il Regno delle Due Sicilie dallo Stato Pontificio, e un confine fra due Stati, in territorio montuoso e boscoso, è la condizione ideale per chi deve sparire. Bastava attraversare una valle per uscire dalla giurisdizione di chi ti inseguiva.

Un confine, due Stati, una guerra civile

Dopo l'annessione del Regno di Napoli, nel Cicolano si sviluppò una reazione che mise insieme nostalgici borbonici, sostenitori del papa e contadini schiacciati da leva obbligatoria, tasse nuove e vendita delle terre demaniali. Lo Stato Pontificio, e buona parte del clero, offrì rifugio e assistenza alle bande. Francesco II di Borbone, rifugiatosi a Roma, riceveva nella sua dimora i capobanda e prometteva armi e denaro. Il ritmo del fenomeno era stagionale e ricalcava quello della transumanza: i briganti passavano l'inverno, dai primi di novembre alla fine di aprile, al riparo nello Stato Pontificio, e con la primavera rientravano in piccole bande nel Cicolano.

La banda di Cartòre

La formazione che dà il carattere a tutto il Cammino dei Briganti operò sulle montagne della Duchessa e contava fra i venti e i trenta uomini, reclutati nei paesi del circondario: Santa Anatolia, Poggiovalle, Grotti, Torano, Rosciolo. Due episodi documentati bastano a spiegare che cosa fosse davvero il brigantaggio, al di là di ogni romanticismo. Il 18 maggio 1863 sei o sette uomini della banda sequestrarono Alessandro Panei presso il molino del barone Antonini a Torano, chiedendo un riscatto di tremila lire; il riscatto fu pagato, ma Panei venne torturato, legato a un faggio e bruciato vivo, e il suo cadavere fu ritrovato il primo giugno sulla montagna della Duchessa. Nella notte fra il 7 e l'8 giugno dello stesso anno una trentina di briganti penetrò nel palazzo del parroco don Costantino Placidi, lo saccheggiò e lo sequestrò chiedendo mille ducati; alla trattativa fallita seguì la rappresaglia, con l'uccisione di una quindicina di buoi.

Berardino Viola, il brigante del Cicolano

La figura più nota è quella di Berardino Viola, nato il 24 novembre 1838 a Vallececa, frazione di Pescorocchiano, in una famiglia tutt'altro che miserabile: il padre Angelo lavorava alla dogana, la madre Marianna era filatrice. Trasferito da bambino a Teglieto, frequentò la scuola fino ai quindici anni e poi fece il bracciante. Il primo arresto arriva il 23 settembre 1860 a Fiamignano. Arruolato nella guardia nazionale, abbandonò la causa sabauda dopo le sconfitte militari contro le forze borboniche e passò alla clandestinità armata fra Cicolano e Marsica. Nel settembre 1862 fondò con Giovanni Colaiuda la banda di Cartòre, con base in un bosco fitto presso Borgocollefegato. Fu arrestato a Roma il 20 gennaio 1864, esiliato brevemente a Barcellona, catturato di nuovo a Tivoli il 27 ottobre dello stesso anno. Condannato all'ergastolo il 17 giugno 1873, con pena poi ridotta a ventiquattro anni, uscì il 9 aprile 1897. Il 3 novembre 1898 un omicidio lo rimise in fuga; arrestato il 29 luglio 1900, fu condannato di nuovo all'ergastolo il 25 maggio 1901 e morì nel 1906, a sessantotto anni, nel penitenziario di Santo Stefano.

José Borjes e Carmine Crocco

Su questo confine passò anche una storia internazionale. José Borjes, nato a Vernet in Catalogna nel 1813, generale di formazione carlista poi passato a Isabella II, sbarcò in Italia nell'ottobre del 1861 per organizzare militarmente le bande borboniche e incontrò in Basilicata Carmine Crocco. Il tentativo di trasformare la banda di Crocco in un reparto disciplinato naufragò nella diffidenza reciproca e nell'assenza dei rinforzi promessi dal governo borbonico in esilio. Borjes risalì verso nord con pochi uomini e nella notte fra il 7 e l'8 dicembre 1861 si fermò al casale Mastroddi, presso Sante Marie, in valle di Luppa non lontano dalla frazione di Castelvecchio. I bersaglieri del maggiore Enrico Franchini, avvertiti da gente del posto, circondarono il casale: dopo lo scontro a fuoco e l'incendio dell'edificio, Borjes e i suoi furono catturati, portati a Tagliacozzo e fucilati senza processo. La vicenda ebbe eco europea, Victor Hugo protestò contro un governo italiano che fucilava i realisti, e il diario del catalano fu pubblicato e tradotto più volte. È la ragione per cui il Cammino dei Briganti, partendo da Sante Marie, parte da un luogo che non è affatto secondario nella storia d'Italia.

Briganti o partigiani

La lettura che gli ideatori del Cammino dei Briganti propongono è dichiaratamente di parte: quegli uomini non furono semplici malviventi, furono anche una resistenza contadina contro un'occupazione militare e contro una leva che strappava i figli alle famiglie. La storiografia seria oggi tiene insieme le due cose senza scegliere: ci fu una componente di rivolta sociale reale e ci furono crimini efferati, spesso contro altri poveri. Camminare qui con in testa entrambe le versioni è l'unico modo onesto di farlo, e rende il viaggio molto più interessante di una passeggiata nel bosco.

Il Museo del brigantaggio e dell'Unità d'Italia a Sante Marie

A poche decine di metri dall'Ufficio Salvacondotti, nel centro storico di Sante Marie, il Palazzo Colelli, edificio settecentesco, ospita il Museo del brigantaggio e dell'Unità d'Italia. È una raccolta piccola e ben pensata: documenti originali sul brigantaggio locale, cimeli, armi storiche, biglietti di ricatto, l'attrezzatura fotografica usata per documentare i briganti uccisi, le monete delle due dinastie rivali, le uniformi dei tre eserciti che si affrontarono nel periodo unitario e ricostruzioni di ambienti domestici popolari. Il biglietto costa 2 euro, i bambini sotto i dieci anni entrano gratis; per visitarlo si contatta l'ufficio della Riserva che si trova lì accanto, e conviene prenotare. La sezione sui biglietti di ricatto, con la loro grammatica minacciosa e sgrammaticata, è quella che resta addosso: vale da sola la mezz'ora di sosta prima di mettersi in marcia sul Cammino dei Briganti.

Le Montagne della Duchessa e il lago sul Cammino dei Briganti

La tappa opzionale porta dentro la riserva naturale regionale che protegge il versante laziale del gruppo del Velino, in territorio di Borgorose, provincia di Rieti, al confine con l'Aquila. Il lago della Duchessa si trova a 1.788 metri ed è un caso raro per l'Appennino: un piccolo bacino di origine glaciale di tipo alpino, lungo circa 400 metri e largo 150, privo di immissari, la cui forma suggerisce l'antica fusione di due doline. D'estate il livello cala e l'acqua si intorbida, la prateria intorno si copre di ranuncoli e greggi e mandrie salgono ad abbeverarsi; d'inverno il lago gela e sparisce sotto la neve. Fra gli anfibi che lo frequentano c'è il tritone crestato.

Il lago della Duchessa e il comunicato numero 7

Il 18 aprile 1978, in pieno sequestro Moro, un falso comunicato numero 7 attribuito alle Brigate Rosse indicò il lago della Duchessa come il luogo in cui sarebbe stato affondato il cadavere dello statista. Sulle rive di questo laghetto appenninico si riversarono forze dell'ordine e sommozzatori, costretti a operazioni difficilissime sotto la superficie ghiacciata. Il comunicato era un depistaggio, e resta uno degli episodi più oscuri di quella primavera. Chi arriva quassù dopo cinque ore di salita da Cartore fatica a immaginare la scena, ed è esattamente questo cortocircuito fra silenzio alpino e storia nera d'Italia a rendere memorabile la giornata.

Il Monte Velino visto dal Cammino dei Briganti

Il Velino, 2.489 metri, è la terza cima dell'Appennino centrale e domina l'intero anello. Dalla conca del lago parte la via normale, che è una salita lunga su terreno detritico, senza difficoltà tecniche ma esposta al vento e priva di ripari. Non è una variante da improvvisare a fine giornata. Per chi vuole restare in quota senza rischi, il giro del lago e la risalita al valico panoramico sopra la conca offrono il novanta per cento della vista con il dieci per cento dell'impegno.

Fauna e ambiente attorno al Cammino dei Briganti

Siamo in un'area che appartiene al sistema dei grandi carnivori dell'Appennino centrale: qui vivono il lupo appenninico, il camoscio d'Abruzzo sui versanti più alti e, in transito, l'orso bruno marsicano, che ha nel vicino Parco Nazionale d'Abruzzo il suo nucleo storico. Le probabilità di incontrarli camminando sono bassissime, e chi promette avvistamenti mente. Restano la sensazione precisa di attraversare un territorio non addomesticato e la necessità pratica di gestire i rifiuti in modo impeccabile. Chi vuole approfondire il contesto può leggere la pagina sul Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e quella sulla Riserva Naturale La Camosciara.

Santa Maria in Valle Porclaneta, il capolavoro del Cammino dei Briganti

Se dovessi indicare una sola ragione per percorrere il Cammino dei Briganti a chi non ama camminare, indicherei questa chiesa. Si trova a 1.022 metri, nel comune di Magliano de' Marsi, presso la frazione di Rosciolo, alle pendici del Velino, e appartiene alla quinta tappa. La costruzione risale quasi certamente alla prima metà dell'XI secolo, di impianto benedettino, e nacque probabilmente come parte di un monastero oggi scomparso insieme al chiostro. Fra il 1077 e il 1080 il conte Berardo III la donò all'abate Desiderio di Montecassino, il futuro papa Vittore III: una donazione che dice quanto contasse questo luogo.

L'iconostasi lignea di Santa Maria in Valle Porclaneta

Dentro si conserva una struttura rarissima in Italia: un'iconostasi in legno sorretta da quattro colonnine con fusti tortili e capitelli scolpiti, che secondo una lettura consolidata alluderebbe alla conformazione dell'antico tempio di Salomone, con le colonne di Ioachim e Boaz. Trovare un diaframma ligneo di questo tipo in una chiesa appenninica è un fatto quasi unico, e si spiega con la persistenza di modelli orientali nella liturgia benedettina di area cassinese.

L'ambone di Roberto e Nicodemo

L'ambone e il ciborio furono realizzati nel 1150 dai maestri Roberto e Nicodemo, i cui nomi sono documentati: è una firma, non un'ipotesi. La cassa quadrangolare, in pietra rivestita di stucco, è decorata da figurine umane intrecciate a girali vegetali, con scene veterotestamentarie fra cui Davide e Giona. La progettazione della chiesa originaria dell'XI secolo è invece attribuita al maestro Nicolò. Guardate l'ambone da vicino e da tre quarti: la plastica degli stucchi cambia completamente a seconda della luce che entra dalle finestrelle.

Le ferite della Porclaneta

La storia dell'edificio è una sequenza di traumi. Fu danneggiato nel 1268, durante la battaglia di Tagliacozzo, abbandonato dal 1362, conteso fra famiglie nobili e diocesi, restaurato fra il 1424 e il 1430 per volontà di Jacovella da Celano, e colpito duramente dal terremoto della Marsica del 1915. Seguirono rimaneggiamenti nel 1930-1931 e nel 1967. Il fatto che l'iconostasi e l'ambone siano arrivati fin qui, dopo tutto questo, è una piccola meraviglia. La chiesa non ha orari continuativi di apertura: informatevi al posto tappa di Rosciolo il giorno prima, che è il modo più efficace di trovarla aperta.

Alba Fucens, la deviazione romana del Cammino dei Briganti

Tre chilometri facoltativi nella sesta tappa portano dentro una delle colonie latine meglio conservate d'Italia. Alba Fucens fu fondata nel 303 avanti Cristo in territorio equo, a nord-ovest dell'antico lago Fucino, e Roma vi inviò seimila coloni per tenere sotto controllo l'Italia centrale lungo il tracciato che sarebbe diventato la via Tiburtina Valeria. La colonia rimase fedele a Roma durante le guerre puniche e mandò truppe contro Annibale nel 211 avanti Cristo.

Che cosa si vede ad Alba Fucens

Si riconoscono il foro, cuore della vita politica, la basilica a tre navate che ospitava amministrazione e giustizia, il macellum cioè il mercato alimentare, le terme con il loro sistema di riscaldamento, le tracce della cavea del teatro scavate nella roccia, il santuario di Ercole con il piazzale usato per il commercio degli animali e l'anfiteatro, un ovale di 96 metri per 79. Sul colle omonimo sorge la chiesa di San Pietro, costruita sui resti del tempio di Apollo, e si conservano le strutture di un monastero benedettino con chiostro. Le campagne di scavo sistematiche cominciarono nel 1949 a opera di una missione belga e proseguirono per circa trent'anni. Il terremoto del 1915 distrusse il borgo medievale cresciuto sull'acropoli intorno al castello.

Cartore, Corvaro e le necropoli lungo il Cammino dei Briganti

Corvaro, 842 metri, è la frazione più popolosa di Borgorose e si trova nell'alto Cicolano ai piedi delle Montagne della Duchessa. Nella piana sotto il paese è stato scavato un tumulo funerario collettivo di circa cinquanta metri di diametro, alto in origine attorno ai quattro metri, con una pianta a stella formata da settori triangolari, in uso in epoca arcaica fra il VII e il V secolo avanti Cristo: ha restituito 368 tombe. Le necropoli si distendono fra la piana di Corvaro e il borgo semiabbandonato di Cartore e appartennero al popolo degli equicoli: circa trecento sepolture emerse dagli scavi avviati nel 1984, in un arco cronologico che va dal IX al I secolo avanti Cristo. Il borgo medievale di Corvaro si formò nell'XI secolo attorno a un castello, e il terremoto del 1915 spinse la popolazione a ricostruire più a valle. Chi percorre il Cammino dei Briganti attraversa dunque una stratificazione che parte dall'età del ferro e arriva allo spopolamento del Novecento, senza soluzione di continuità.

Val de' Varri, Nesce e i borghi del Cammino dei Briganti

La seconda e la terza tappa attraversano il tratto più remoto dell'anello. Val de' Varri è una piega di montagna dove il tempo ha camminato piano e dove l'asfalto è arrivato pochissimi anni fa; Nesce, Villerose, Spedino e Poggiovalle sono borghi del Cicolano che vivono di poche decine di residenti stabili. Poggiovalle ha una fama specifica, essendo uno dei paesi che diedero uomini alle bande. La sensazione dominante, per chi arriva da una città, è quella di attraversare un territorio che si sta svuotando: ed è proprio questa la ragione per cui il Cammino dei Briganti è stato costruito, portare un'economia minima ma continua in luoghi che altrimenti chiudono.

Il castello di San Donato sul Cammino dei Briganti

Nell'ultima tappa il percorso passa sotto il castello di San Donato, a 1.171 metri, in posizione dominante sulla valle dell'Imele e sulla Tiburtina Valeria. È documentato già nel 1057 come castrum di Pomperano nei privilegi papali, appartenne ai conti dei Marsi, famiglia di origine transalpina insediatasi in Italia nel X secolo, e nel 1067 il conte Oderisio II lo indicava come propria residenza. Il nome Pomperano cede il passo a San Donato attorno alla metà del XII secolo. Restano un perimetro fortificato con torri quadrangolari, tre torri circolari agli angoli e divisioni interne, in muratura a sacco con blocchi di calcare e frammenti ceramici. Gli studiosi riconoscono due fasi: l'impianto dei secoli XI e XII e un rafforzamento successivo al XIII secolo, con l'aggiunta di un corpo rettangolare nel punto più alto. Il rimboschimento e gli interventi moderni rendono oggi difficile leggerlo, ma la posizione resta eloquente.

Cammino dei Briganti
Cammino dei Briganti

Chi ha inventato il Cammino dei Briganti

Il Cammino dei Briganti nasce dall'idea di Luca Gianotti, guida e scrittore modenese che ha vissuto vent'anni nella Marsica e che aveva già ideato altri itinerari, fra cui il Sentiero Spallanzani e la Via Cretese. Il lavoro sul campo fu fatto da un gruppo ristretto di volontari, con Gianotti, Fabiana Mapelli e Alberto Liberati, che misero risorse proprie nella segnatura, nella manutenzione e nella costruzione della rete di ospitalità. Gianotti ha raccontato che camminare gli ha insegnato pagine di storia che i manuali scolastici saltano, a partire dagli effetti reali dell'unificazione italiana e dal ruolo dei briganti come combattenti contro un'occupazione militare.

Dal tracciato spontaneo al riconoscimento

All'inizio le istituzioni guardarono il progetto con scetticismo. Poi arrivarono i camminatori, e con loro il denaro che restava nei paesi fra marzo e ottobre, e lo scetticismo si sciolse. Il sostegno organizzativo e mediatico decisivo venne dalla Compagnia dei Cammini, l'associazione italiana che promuove la cultura del camminare. Nel 2016 il Comune di Sante Marie stanziò mille euro per materiali amministrativi e strutture: una cifra che fa sorridere se confrontata con i bilanci di altri cammini, e che dice tutto sul modo in cui questo è nato. L'inaugurazione ufficiale del Cammino dei Briganti si tenne il 21 maggio 2016.

Quanta gente percorre il Cammino dei Briganti

I dati diffusi dagli organizzatori per il 2021 parlano di 2.900 viandanti e circa 14.500 pernottamenti. La provenienza era per un quarto dal Lazio, poi Lombardia al 12,5 per cento, Emilia-Romagna all'11, Veneto al 10,6, Toscana al 9, Abruzzo al 7,5, Campania al 6,5, con appena l'1 per cento dall'estero. La distribuzione per età segnala la particolarità del Cammino dei Briganti rispetto agli altri itinerari italiani: la fascia 31-49 anni pesava il 37 per cento, i 19-30 anni il 22,5, i 50-65 anni il 22, gli under 18 l'8 e gli over 65 il 6,8. È un cammino giovane, e la possibilità di dormire in tenda insieme al tema del brigantaggio spiega buona parte di questa anomalia.

La scultura sul Cammino dei Briganti

Nel 2025 gli organizzatori hanno bandito un concorso per una scultura da collocare lungo il percorso. Il vincitore, annunciato il 29 novembre 2025, è Cesare Pergola, architetto e artista multimediale di origine molisana che vive fra Firenze e San Paolo del Brasile, con un'opera intitolata La Carovana sul Cammino: un brigante che conduce un mulo, seguito da due camminatori di oggi e da aquila, volpe, lupo, camoscio e orso, realizzata in acciaio corten forato per restare leggera e trasparente sul paesaggio. La collocazione prevista è su una montagna fra San Donato e Scanzano, sul confine fra i comuni di Sante Marie e Tagliacozzo, in uno dei tratti più panoramici. Il premio era di 700 euro e la giuria ha scelto all'unanimità fra quindici proposte.

Il Cammino dei Briganti in mountain bike

Dal 2023 esiste una versione ciclistica, il MTB Tour, che raddoppia abbondantemente il percorso a piedi: 216 chilometri con 5.630 metri di dislivello in salita e altrettanti in discesa, fra i 580 e i 1.570 metri di quota. La composizione dei fondi è del 20 per cento asfalto, 44 per cento strade sterrate e 36 per cento sentiero singolo, con qualche tratto da fare a bici a mano. I tempi variano molto: tre o quattro giorni per chi è molto allenato, quattro o cinque per gli appassionati, cinque per chi va con calma. Non è un percorso da gravel: servono biciclette full suspension con ruote robuste e coperture da almeno 2,2 pollici, e servono mani esperte, perché il fondo cambia in continuazione. I punti di partenza per chiudere l'anello sono tre, Magliano de' Marsi, Sante Marie e Sant'Elpidio di Pescorocchiano, ciascuno con un ufficio di iscrizione. Il tracciato segue in parte il cammino a piedi e in parte si allarga verso i territori vicini, compresi i Monti Simbruini.

Il Cammino dei Briganti con i bambini

È uno dei pochi itinerari a lunga percorrenza dell'Appennino che funziona davvero con i ragazzi, e i dati lo confermano: l'8 per cento dei camminatori censiti nel 2021 aveva meno di diciotto anni. Le tappe sono corte, i dislivelli modesti, ogni sera si arriva in un paese e non in un rifugio isolato. La prima tappa da 5,6 chilometri è perfetta come rodaggio. La quarta, quella del lago della Duchessa, va valutata con onestà: per un bambino sotto i dieci anni è troppo. Il trasporto bagagli cambia tutto, perché permette ai piccoli di camminare con uno zainetto leggero. Il museo del brigantaggio a Sante Marie, con le armi e i biglietti di ricatto, è la miglior introduzione possibile: i ragazzini partono con una storia in testa, e una storia in testa vale dieci chilometri di gambe.

Una curiosità su Cammino dei Briganti

La credenziale del Cammino dei Briganti non si chiama credenziale e non si chiama nemmeno passaporto del pellegrino: si chiama salvacondotto. Il termine è scelto con precisione filologica e con una punta di ironia nera. Nel lessico amministrativo dell'Ottocento il salvacondotto era il documento che garantiva a una persona ricercata la possibilità di muoversi senza essere arrestata, e fu esattamente lo strumento attorno a cui ruotò la vita di molti briganti pentiti o in trattativa con le autorità: chi lo otteneva sopravviveva, chi non lo otteneva finiva fucilato o all'ergastolo. Consegnare oggi un salvacondotto a un camminatore che attraversa gli stessi boschi, e farglielo timbrare in un bar di Nesce o nel municipio di Magliano, è un gesto di memoria molto più sottile di qualunque cartello didattico.

La seconda parte della curiosità è che gli organizzatori si affrettano a ridimensionarlo: il salvacondotto, scrivono, non è obbligatorio, non è essenziale, non dà diritto a sconti, è solo un gioco simpatico. Questa sottrazione volontaria di importanza è a sua volta una curiosità, perché va nella direzione opposta a quella di tutti gli altri cammini italiani, dove la credenziale è diventata un oggetto di culto, un attestato da esibire e in qualche caso una piccola industria. Qui no. Qui l'unico riconoscimento che conta è l'attestato finale, e conta poco anche quello, perché il vero criterio di riuscita del Cammino dei Briganti dichiarato dai suoi ideatori è un altro: che i soldi dei camminatori restino nei paesi e che i paesi restino abitati. Ho visto poche operazioni turistiche altrettanto lucide sul proprio scopo.

Una cosa che non ti dice nessuno su Cammino dei Briganti

Che questo anello, di fatto, ha un solo verso. La segnaletica biancorossa e le targhette metalliche sono state pensate, dipinte e installate per chi cammina in senso orario. Chi decide di percorrere il Cammino dei Briganti al contrario non trova una segnaletica speculare: trova segni tarati per essere letti da chi arriva dalla direzione opposta, il che significa frecce che compaiono alle spalle, bivi in cui il ramo giusto non è marcato e una quantità di micro-decisioni sbagliate che, sommate, costano ore. Gli organizzatori lo dicono, ma lo dicono in una riga in mezzo alle informazioni pratiche, e quasi nessuno la legge. Chi vuole andare in senso antiorario deve scaricare e seguire le tracce GPS ufficiali, e deve accettare di camminare con il telefono in mano.

La seconda informazione poco diffusa riguarda il denaro. Lungo il Cammino dei Briganti non esistono sportelli bancomat, se non a Magliano de' Marsi e a Scurcola Marsicana, e gran parte delle strutture sono case private che incassano in contanti. Significa che bisogna partire da Sante Marie con i contanti per l'intera settimana, cene comprese. La terza cosa che nessuno dice è che qui non c'è un servizio di assistenza telefonica: gli organizzatori chiedono espressamente di non telefonare e di non scrivere per informazioni che sono già nel sito, nella guida e nella pagina social, perché dietro il progetto non c'è una segreteria a tempo pieno ma qualche volontario che nel tempo libero taglia i rovi sul sentiero. Prendersela per una mail senza risposta significa aver capito male dove si è arrivati.

Il consiglio che ti do per visitare Cammino dei Briganti

Non accorpate le tappe. È il consiglio più noioso e il più importante che posso dare su questo itinerario. Guardando i numeri viene naturale pensare di unire la prima con la seconda, o la quinta con la sesta: sono 5,6 e 13,9 chilometri, sono 15 e 19, con dislivelli modesti. Chi cammina abitualmente le fa senza fatica. Il problema è che il Cammino dei Briganti non è costruito sulle distanze, è costruito sui paesi: le tappe sono corte perché ci sia il tempo di arrivare nel primo pomeriggio, sedersi, parlare con chi gestisce il posto tappa, visitare la chiesa, farsi aprire il museo, cenare senza guardare l'orologio. Un camminatore che si presenta alle sette di sera, mangia e crolla ha percorso centootto chilometri e non ha visto niente.

Secondo consiglio, altrettanto concreto: comprate la guida e la mappa prima di partire, non lungo il percorso. La mappa 1:25.000 di Edizioni Il Lupo costa 10 euro, la guida in sesta edizione 16,50; insieme costano meno di una cena e sono l'unica cosa che vi tira fuori da un bivio incerto in un pomeriggio di nebbia. Terzo: prenotate ogni notte e ogni cena prima di partire, tutte, anche quelle che pensate di decidere strada facendo. Quarto, e questo è il consiglio da professionista: mettete in conto il servizio di trasporto bagagli almeno per la tappa più lunga, quella finale da 21 chilometri. Non è una sconfitta. Vent'anni di gruppi mi hanno insegnato che la differenza fra un viaggio riuscito e uno rovinato passa quasi sempre per la spalla di qualcuno che ha portato dieci chili di troppo per orgoglio.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il lago della Duchessa, che è il punto più alto e più fotografato di tutto il Cammino dei Briganti, è entrato nella storia d'Italia per un falso. Il 18 aprile 1978, mentre Aldo Moro era prigioniero delle Brigate Rosse, fu diffuso un comunicato numerato sette in cui si annunciava che il corpo dello statista era stato immerso nei fondali del lago della Duchessa. Il documento era falso, un depistaggio la cui origine è ancora discussa dagli storici, ma produsse effetti immediati e concretissimi: le forze dell'ordine salirono in massa a 1.788 metri, in pieno aprile appenninico, e dovettero organizzare ricerche subacquee sotto una superficie ancora ghiacciata. Le immagini di quei sommozzatori sul lago gelato sono fra le più surreali di tutta la vicenda Moro.

Il fatto è arcinoto a chi ha una certa età e completamente sconosciuto a chi ne ha meno di quaranta, e quasi nessuno lo collega al Cammino dei Briganti, anche perché la tappa della Duchessa viene venduta esclusivamente come giornata naturalistica. Eppure il cortocircuito è formidabile: un lago glaciale privo di immissari, lungo quattrocento metri, frequentato da greggi e da tritoni crestati, che per qualche giorno del 1978 è stato il centro d'Italia. Quando ci arrivate, sedetevi sulla riva e provate a tenere insieme le due immagini. Questo è il tipo di stratificazione che rende il Cammino dei Briganti diverso da un trekking qualunque: ogni luogo ha almeno due storie sovrapposte, una di pietra e una di sangue.

La foto giusta da fare a Cammino dei Briganti

La fotografia che riassume il Cammino dei Briganti non è il lago e non è il panorama di crinale: è Cartore. Il borgo si trova a 944 metri all'imbocco della Val di Teve, è quasi disabitato e ha una qualità di luce particolare nelle prime ore del mattino, quando il sole non ha ancora scavalcato la dorsale del Velino e le case in pietra restano in ombra fredda mentre i pascoli alle spalle sono già illuminati. Mettetevi in basso, sulla strada di accesso, e inquadrate il borgo con la montagna sopra: il rapporto di scala fra le poche case e la parete racconta da solo perché una banda di trenta uomini potesse restare invisibile per anni.

Le altre due inquadrature che valgono la pena sono molto diverse fra loro. Dentro Santa Maria in Valle Porclaneta, l'iconostasi lignea va fotografata frontalmente, senza flash, appoggiando la macchina su un banco: la luce naturale che filtra dalle finestrelle modella i fusti tortili delle colonnine molto meglio di qualunque illuminazione artificiale, e il flash appiattisce gli stucchi dell'ambone di Roberto e Nicodemo fino a renderli illeggibili. Ad Alba Fucens, invece, la foto giusta è quella dell'anfiteatro dall'alto del colle di San Pietro, con l'ovale di 96 metri per 79 che si stacca sul verde e il Velino sullo sfondo. Un'avvertenza di metodo, che vale per tutto il Cammino dei Briganti: chi cammina fotografa male, perché fotografa senza fermarsi. Decidete in partenza due o tre soste fotografiche al giorno e concedetevi venti minuti vere ciascuna. Vale più di trecento scatti fatti senza togliersi lo zaino.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il 23 agosto 1268, nella piana ai piedi di Tagliacozzo, si combatté una delle battaglie decisive della storia europea del Duecento: Corradino di Svevia contro Carlo I d'Angiò. La manovra attribuita ad Alardo di Valéry, che trattenne una riserva angioina mentre il campo sembrava perduto, ribaltò l'esito dello scontro e consegnò il Regno di Sicilia agli Angioini. Le conseguenze arrivarono fin qui, perché fu in quell'occasione che la chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta subì gravi danni.

Nella notte fra il 7 e l'8 dicembre 1861, al casale Mastroddi presso Sante Marie, i bersaglieri del maggiore Enrico Franchini circondarono il generale catalano José Borjes e i suoi uomini, avvertiti da abitanti del posto. Dopo lo scontro a fuoco e l'incendio dell'edificio i superstiti furono catturati, condotti a Tagliacozzo e fucilati senza processo. La notizia fece il giro d'Europa e attirò le proteste di Victor Hugo.

Il 18 maggio 1863 la banda di Cartòre sequestrò Alessandro Panei al molino del barone Antonini a Torano: il riscatto di tremila lire fu pagato, ma l'uomo venne torturato, legato a un faggio e bruciato vivo, e il corpo fu ritrovato il primo giugno sulla montagna della Duchessa. Poche settimane dopo, nella notte fra il 7 e l'8 giugno, una trentina di briganti assaltò il palazzo del parroco don Costantino Placidi, lo sequestrò chiedendo mille ducati e, fallita la trattativa, ne uccise una quindicina di buoi per rappresaglia.

Il 13 gennaio 1915 il terremoto della Marsica rase al suolo interi paesi di questo comprensorio, distrusse il borgo medievale di Alba Fucens sull'acropoli, danneggiò gravemente la Porclaneta e costrinse gli abitanti di Corvaro a ricostruire più a valle: quasi tutti i borghi che il Cammino dei Briganti attraversa portano ancora la cicatrice di quella data. Il 20 gennaio 1944 aerei americani bombardarono il centro di Sante Marie, causando ventotto vittime e distruzioni estese. Il 18 aprile 1978 il falso comunicato numero 7 portò le ricerche del corpo di Aldo Moro sul lago ghiacciato della Duchessa. Il 21 maggio 2016, infine, fu inaugurato ufficialmente il Cammino dei Briganti, l'unico avvenimento lieto di questo elenco.

Chi è passato da Cammino dei Briganti

Il personaggio più illustre che sia passato da queste parti ci è passato da prigioniero: José Borjes, generale nato a Vernet in Catalogna nel 1813, carlista di formazione e poi ufficiale al servizio di Isabella II, arrivato in Italia nell'ottobre 1861 per dare una struttura militare alle bande borboniche. Dopo il fallimento dell'alleanza con Carmine Crocco in Basilicata risalì l'Appennino e si fermò nella valle di Luppa, dove fu catturato e da dove fu portato a morire a Tagliacozzo. Il suo diario, pubblicato e tradotto in più lingue, resta una delle fonti più lette sul brigantaggio postunitario.

Da questi boschi passò per anni Berardino Viola, di Vallececa di Pescorocchiano, fondatore nel settembre 1862 della banda di Cartòre insieme a Giovanni Colaiuda, arrestato a Roma nel gennaio 1864 e a Tivoli nell'ottobre dello stesso anno, condannato all'ergastolo nel 1873 e ancora nel 1901, morto nel 1906 nel penitenziario di Santo Stefano. Con lui gli uomini di Santa Anatolia, Poggiovalle, Grotti, Torano e Rosciolo che componevano la banda, e i loro avversari in divisa, i bersaglieri del giovane Regno d'Italia.

Molto prima, nel 1268, passarono di qui gli eserciti di Corradino di Svevia e di Carlo I d'Angiò, e con loro la cavalleria francese di Alardo di Valéry. Nell'XI secolo il conte Berardo III dei Marsi donò la Porclaneta all'abate Desiderio di Montecassino, futuro papa Vittore III, e il conte Oderisio II abitava il castello di San Donato; nel Quattrocento Jacovella da Celano, contessa e figura centrale della storia marsicana, volle il restauro della Porclaneta fra il 1424 e il 1430. Nel 1150 i maestri Roberto e Nicodemo firmarono l'ambone e il ciborio della stessa chiesa.

In tempi recenti il Cammino dei Briganti ha portato qui Luca Gianotti, il suo ideatore, con Fabiana Mapelli e Alberto Liberati; la rivista Meridiani Cammini gli ha dedicato un numero monografico con interventi fra gli altri di Pino Aprile, Federico Taddia e Walter Mariotti; Radio 24 lo ha raccontato nel programma Grand Tour, prima per l'edizione in mountain bike e poi per quella inclusiva; ed è stato girato qui un documentario sul brigantaggio. Nel 2025 il concorso per la scultura da collocare fra San Donato e Scanzano ha portato sul Cammino dei Briganti l'opera dell'architetto e artista Cesare Pergola. In mezzo a tutto questo sono passati, dal 2016 a oggi, decine di migliaia di camminatori comuni: solo nel 2021 furono 2.900.

Cosa vedere intorno al Cammino dei Briganti

Chiuso l'anello, restano nel raggio di un'ora d'auto alcune mete che completano il senso del viaggio. Verso il Lazio, i bacini artificiali del Lago del Salto e del Lago del Turano disegnano il Cicolano di oggi, nato dagli sbarramenti degli anni Trenta, mentre la riserva di Monte Navegna e Monte Cervia prosegue verso ovest il sistema di aree protette. Scendendo verso la Salaria si incontrano Cittaducale, fondazione angioina del 1308 con un impianto urbano perfettamente leggibile, la stessa Rieti con il suo sotterraneo romano, e più a nord Antrodoco con le gole del Velino.

Verso l'Abruzzo la scelta è fra L'Aquila, a mezz'ora di autostrada, e le grandi aree naturali dell'Appennino centrale, dalle Gole del Sagittario ai versanti del parco nazionale. Sulla strada del ritorno verso Roma, appena prima di Carsoli, valgono una sosta le Grotte di Pietrasecca, cavità carsiche visitabili con accompagnamento. Chi ha preso gusto al tema può poi confrontare questo anello con il Sentiero dei Briganti dell'alta Tuscia, che ha nome simile e storia del tutto diversa.

Per chi organizza il viaggio da fuori regione o accompagna un gruppo, le guide e gli accompagnatori autorizzati della rete TourLeaderPro per Roma e il Lazio lavorano abitualmente su questi itinerari appenninici, mentre chi ospita amici stranieri troverà in inglese la panoramica regionale di ItalyPlanner sull'Abruzzo e la sezione dedicata alla montagna e natura in Italia. Per chi vuole invece incastrare una sola giornata fuori Roma senza affrontare l'anello intero, la raccolta delle gite in giornata dalle città italiane offre un confronto utile fra le alternative.

Un'ultima nota per gruppi organizzati, scolaresche e aziende: percorrere il Cammino dei Briganti con un accompagnatore turistico abilitato cambia radicalmente la gestione delle prenotazioni, delle navette e dei tempi di tappa, e chi voglia strutturare un programma di questo tipo può rivolgersi ai contatti di TourLeaderPro.

Cammino dei Briganti
Cammino dei Briganti

Il patto del Cammino dei Briganti

C'è un aspetto che distingue il Cammino dei Briganti da qualunque prodotto turistico e che va detto con chiarezza a chi parte: qui viene chiesta reciprocità. Il cammino non ha ricevuto finanziamenti pubblici paragonabili a quelli di itinerari molto meno frequentati, ed è nato per aiutare un territorio in spopolamento a sopravvivere portandovi economia. Non si paga un biglietto, ma si chiede che ciascuno metta qualcosa dentro il progetto. In concreto: tenere pulito, portare a valle qualche rifiuto trovato lungo il sentiero, avere in tasca un paio di forbici da potatura per tagliare rovi e ortiche nei tratti che tendono a infrascarsi, costruire un ometto di pietre nei bivi dove i segni sono sbiaditi per aiutare chi passerà domani.

E poi esserci economicamente: spendere nelle attività familiari dei paesi, che sono poi le stesse che nel tempo libero fanno la manutenzione del percorso e lo tengono in vita. Gli organizzatori lo scrivono senza giri di parole: chi arriva pretendendo servizi da tour operator ha sbagliato cammino. Trovo questa franchezza uno dei pregi maggiori del progetto. In vent'anni di lavoro nel turismo ho visto pochissimi territori avere il coraggio di dire al visitatore che cosa si aspettano da lui, e quasi sempre quelli che lo fanno sono i posti dove si torna.

Domande veloci su Cammino dei Briganti

Quanto è lungo il Cammino dei Briganti

Il percorso ad anello misura 108 chilometri, suddivisi in sette tappe, più l'anello opzionale del lago della Duchessa che aggiunge fra 12,3 e 15 chilometri.

Quanti giorni servono per il Cammino dei Briganti

Sette giorni di cammino per il percorso base, otto includendo la tappa del lago della Duchessa. Aggiungete una notte a Sante Marie prima della partenza se arrivate da lontano.

Quanto costa percorrere il Cammino dei Briganti

Il cammino in sé è gratuito: non esiste alcun biglietto d'ingresso. I costi sono quelli di vitto e alloggio, indicativamente fra 25 e 45 euro a persona per notte nelle strutture semplici, con punte attorno ai 60-75 euro dove la mezza pensione è l'unica opzione disponibile. A questi vanno aggiunti mappa e guida.

Da dove parte il Cammino dei Briganti

Da Sante Marie, in provincia dell'Aquila, a 850 metri di quota. Essendo un anello, la partenza coincide con l'arrivo.

Come si arriva a Sante Marie da Roma

In auto per la A24 con uscita a Carsoli o Tagliacozzo e poi la variante della Tiburtina Valeria, poco più di un'ora dalla periferia est della capitale. In treno sulla linea Roma-Pescara, scendendo preferibilmente a Tagliacozzo e coprendo gli ultimi 6,5 chilometri con la navetta locale, che costa 10 euro per il tragitto.

Il Cammino dei Briganti è difficile

Non presenta difficoltà tecniche sul percorso base, con dislivelli giornalieri fra 350 e 570 metri di salita e quote sotto i 1.300 metri. Richiede però orientamento, perché la segnaletica non è capillare come su altri cammini, e una buona abitudine a camminare per giorni consecutivi. La tappa del lago della Duchessa e ancor più la variante al Monte Velino sono di livello escursionistico superiore.

Serve la guida cartacea per il Cammino dei Briganti

Sì, e va considerata indispensabile insieme alla mappa. La sesta edizione della guida è del giugno 2024, conta 128 pagine e costa 16,50 euro; si richiede scrivendo a info@camminodeibriganti.it.

Dove si compra la mappa del Cammino dei Briganti

La mappa 1:25.000 di Edizioni Il Lupo, terza edizione del maggio 2023, costa 10 euro e si trova presso l'editore, in libreria specializzata, all'Ufficio Salvacondotti di Sante Marie, in una cartolibreria di Tagliacozzo, al casale di Le Crete e in altri esercizi lungo il percorso.

Che cos'è il salvacondotto del Cammino dei Briganti

È la credenziale del cammino, sulla quale si raccolgono i timbri delle strutture e dei paesi attraversati fino a ottenere l'attestato finale. Non è obbligatorio e non dà diritto a sconti.

Dove si ritira il salvacondotto

All'Ufficio Salvacondotti di Sante Marie, piano terra del municipio con ingresso sul lato destro, orario 9-13 e orario estivo 8-20, telefono 0863 679132 o cellulare 333 8601069.

Bisogna prenotare gli alloggi sul Cammino dei Briganti

Sempre, ed è l'avvertenza che gli organizzatori ripetono più di ogni altra. I posti letto sono pochissimi e molti borghi hanno una sola struttura. Prenotate anche le cene.

Si può dormire in tenda sul Cammino dei Briganti

Sì. Chi campeggia deve portare una paletta per interrare i rifiuti organici e stoviglie riutilizzabili, perché la plastica monouso non è ammessa.

C'è un servizio di trasporto bagagli sul Cammino dei Briganti

Sì, gestito da autisti locali, con tariffa di 1,50 euro a chilometro effettivo, uguale per una o più persone e per uno o più zaini. Si prenota possibilmente entro le 20 del giorno precedente; i bagagli vanno consegnati entro le 9 e arrivano entro le 16.30.

Ci sono bancomat lungo il Cammino dei Briganti

Soltanto a Magliano de' Marsi e a Scurcola Marsicana. Partite con i contanti per l'intera settimana.

Dove si trova acqua lungo il Cammino dei Briganti

Nei borghi e lungo i sentieri, fra fontane, fontanelle e abbeveratoi mappati dagli organizzatori. Le sorgenti sono sempre attive, mentre le erogazioni collegate all'acquedotto possono essere chiuse in alcune fasce orarie d'estate.

Qual è il periodo migliore per il Cammino dei Briganti

Primavera e autunno, indicativamente da aprile a giugno e da settembre a ottobre. Il percorso resta comunque praticabile tutto l'anno, con le racchette da neve d'inverno nei tratti alti.

Si può fare il Cammino dei Briganti con i bambini

Sì, ed è uno dei pochi itinerari lunghi dell'Appennino adatto ai ragazzi, grazie a tappe corte e arrivo quotidiano in paese. La tappa del lago della Duchessa è però impegnativa per i più piccoli.

Si può portare il cane sul Cammino dei Briganti

Sì, tenendolo al guinzaglio e valutando con attenzione la presenza dei cani da guardiania a difesa dei greggi, che vanno gestiti con calma e senza gesti bruschi. Verificate struttura per struttura la disponibilità ad accogliere animali.

Si può percorrere il Cammino dei Briganti in bicicletta

Esiste dal 2023 un MTB Tour dedicato di 216 chilometri con 5.630 metri di dislivello, che richiede una mountain bike biammortizzata e buona tecnica. Non è percorribile in gravel.

In che verso si percorre il Cammino dei Briganti

In senso orario, il verso per cui la segnaletica è stata realizzata. Chi va in senso antiorario deve appoggiarsi alle tracce GPS ufficiali.

Si possono fare solo alcune tappe del Cammino dei Briganti

Sì, il percorso è frazionabile e molti lo affrontano in più fine settimana. Il servizio navette locale rende possibile raggiungere e lasciare le singole tappe.

Quanta gente percorre il Cammino dei Briganti

Nel 2021 gli organizzatori hanno registrato 2.900 viandanti e circa 14.500 pernottamenti, con una frequentazione concentrata fra marzo e ottobre.

Che differenza c'è fra il Cammino dei Briganti e la Via Francigena

Sono itinerari opposti per impianto. La Francigena ha finanziamenti importanti, segnaletica capillare e ricettività strutturata; il Cammino dei Briganti è nato dal basso, attraversa natura non addomesticata e richiede guida, mappa e autonomia.

C'è un museo dedicato ai briganti

Sì, il Museo del brigantaggio e dell'Unità d'Italia di Sante Marie, nel settecentesco Palazzo Colelli: biglietto 2 euro, gratuito sotto i dieci anni, si accede contattando l'ufficio della Riserva a pochi passi.

Si può visitare Santa Maria in Valle Porclaneta lungo il Cammino dei Briganti

La chiesa si incontra nella quinta tappa, fra Cartore e Rosciolo, a 1.022 metri. Non ha orari continuativi di apertura: chiedete informazioni al posto tappa di Rosciolo il giorno prima.

Il mio giudizio sul Cammino dei Briganti

Di cammini italiani ne ho percorsi e fatti percorrere parecchi, e la maggior parte somiglia a un prodotto: una linea disegnata su una carta, una credenziale, una app, un ufficio marketing. Il Cammino dei Briganti somiglia invece a un accordo fra persone. Si vede nelle cose piccole, nel fatto che a Cartore l'unica cena possibile è quella che vi prepara il gestore del casale, nel fatto che a Valdevarri ci si lava ancora alla fontana per scelta e non per necessità estetica, nel fatto che la scultura che verrà collocata fra San Donato e Scanzano è costata settecento euro di premio e quindici proposte spedite da artisti veri. Se cercate comodità, andate altrove e fate bene. Se invece volete sette giorni in cui la storia d'Italia smette di essere un capitolo di manuale e diventa un casale bruciato in una notte di dicembre, allora prendete la guida, riempite lo zaino e partite da Sante Marie in senso orario, la prima domenica utile di maggio o la seconda di settembre. Non accorpate le tappe, salutate chi incontrate e lasciate nei paesi più di quello che portate via.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoCammino dei Briganti - 4633+75 Sante Marie, Provincia dell'Aquila
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