A che gioco stiamo giocando? alla Galleria Gilda Lavia — dal 12 settembre al 14 novembre 2026
A che gioco stiamo giocando?, mostra collettiva di undici artisti curata dalla sociologa Anna Simone, è aperta alla Galleria Gilda Lavia dal 12 settembre al 14 novembre 2026, in via dei Reti 29/C, nel quartiere di San Lorenzo, a Roma. La galleria è aperta dal martedì al sabato dalle 14 alle 19; negli altri giorni si visita su appuntamento, scrivendo a info@gildalavia.com o telefonando allo 06 5803788. Come di consueto nelle gallerie d'arte contemporanea la visita non prevede un biglietto, e per un prezzo d'ingresso fa fede quanto comunicato dalla galleria. San Lorenzo si raggiunge con i mezzi pubblici da ogni parte della città: per linee e fermate dal proprio punto di partenza conviene usare il calcolatore di percorso di ATAC. Le informazioni ufficiali sono sul sito della Galleria Gilda Lavia.

Gli artisti in mostra sono Elena Bellantoni, Marco Bernardi, Élle de Bernardini, Pamela Diamante, Lucia Marcucci, Sofia Mari, Claudio Martinez, Maria Eugenia Moya, Giancarlo Mustich, Leonardo Petrucci e Federica Rugnone. La domanda del titolo riguarda il ruolo dell'arte in un tempo in cui la guerra, la crisi climatica, le migrazioni e le relazioni umane vengono trasformate in gioco. Seguono il tema della mostra, le opere pubblicate dalla galleria, la curatrice, la storia della galleria e del quartiere e i consigli per organizzare la visita.
A che gioco stiamo giocando? alla Galleria Gilda Lavia: date e orari
La collettiva A che gioco stiamo giocando? è stata inaugurata sabato 12 settembre 2026 alle 18 e resta visitabile fino al 14 novembre 2026 alla Galleria Gilda Lavia, in via dei Reti 29/C.
Gli orari
La galleria indica come orario di apertura dal martedì al sabato, dalle 14 alle 19. La domenica e il lunedì, e negli altri momenti, la visita è possibile su appuntamento.
I contatti
Per prenotare una visita fuori orario o chiedere informazioni sulle opere, la galleria indica il telefono 06 5803788 e l'indirizzo di posta elettronica info@gildalavia.com. Sul sito è disponibile anche un modulo di contatto.
L'ingresso
Le gallerie private d'arte contemporanea a Roma sono di norma visitabili liberamente negli orari di apertura; per eventuali eventi speciali o incontri collegati alla mostra conviene controllare i canali ufficiali della galleria.
Il tema di A che gioco stiamo giocando?: l'arte nell'epoca della gamification
A che gioco stiamo giocando? parte da una constatazione: la rivoluzione digitale ha portato le dinamiche della gamification nella narrazione e nell'esperienza quotidiana, fino a trasformare in gioco anche la guerra, la crisi climatica, le migrazioni e le relazioni umane.
La domanda della mostra
Il testo di presentazione della galleria pone la questione in modo diretto: la pratica artistica può ritrovare la forza di un linguaggio critico, singolare e collettivo insieme, oppure è destinata a ridursi a bene di consumo, evento da fotografare e gadget della contemporaneità? La mostra nasce per esplorare questo interrogativo.
Le parole della curatrice
Nel testo critico che accompagna la mostra Anna Simone scrive che «l'atto creativo è sempre un atto rivoluzionario perché è esso stesso a generare le regole del suo gioco». È il centro concettuale dell'esposizione: se il potere gioca un gioco distruttivo, l'arte può ancora creare attrito e inventare regole proprie.
Un percorso corale
Il percorso, secondo la galleria, unisce introspezione intima e provocazione irriverente. Si va dalle suggestioni distopiche sulle narrazioni della fine del mondo alla denuncia delle logiche neocoloniali, patriarcali e di sovrasfruttamento del territorio, dalle geometrie dei linguaggi di guerra alla riappropriazione ironica del quotidiano e degli stereotipi di genere. Le opere, nelle parole del testo di presentazione, demistificano la staticità dei ruoli imposti dal potere.
Le opere in mostra a A che gioco stiamo giocando?
La galleria pubblica sul suo sito sette opere della collettiva, con titoli, anni, tecniche e misure, accanto a cinque vedute dell'allestimento.
Federica Rugnone, Fai la brava
Del 2025, è un'installazione composta da dieci cesoie con incisioni laser su lega di acciaio, di dimensioni variabili. Il titolo, un'espressione che chiunque abbia ricevuto un'educazione tradizionale riconosce, incontra uno strumento da taglio: è una delle opere che più direttamente lavorano sugli stereotipi di genere.
Elena Bellantoni, La Corvessa
Ceramica su base d'ottone, con engobbio nero e cristallina, 45 per 35 centimetri, del 2021. Fa parte del progetto «Pensate domani è la fine del mondo», titolo che dialoga con la parte della mostra dedicata alle narrazioni apocalittiche.
Marco Bernardi, Carrarmatino
Del 2013, in stoffa, gommapiuma, legno e metallo, 32 per 34 per 28 centimetri. Un carro armato morbido, in scala da giocattolo: il linguaggio della guerra ridotto a oggetto da tenere in mano.
Élle de Bernardini, Countersexual Hieroglyphs #2
Dalla serie Countersexual Forms, del 2020: acrilico su pelle con anelli in metallo placcato oro e corda, 86 per 66 centimetri.
Pamela Diamante, Il personale è politico
Opera del 2026, in tessuto, carta fotografica e legno, 86 per 45 centimetri. Il titolo riprende uno slogan storico del movimento femminista.
Lucia Marcucci, Kapital wolf
Del 2008, acrilico e collage di tela stampata, 80 per 60 centimetri: un'opera della maestra della poesia visiva, che porta nella collettiva la generazione delle avanguardie degli anni sessanta.
Maria Eugenia Moya, Cheese grater
Ceramica smaltata del 2021, 38 per 28 per 20 centimetri: una grattugia, oggetto domestico per eccellenza, trasformata in scultura.
Gli undici artisti di A che gioco stiamo giocando?
La collettiva riunisce undici artisti di generazioni diverse: Elena Bellantoni, Marco Bernardi, Élle de Bernardini, Pamela Diamante, Lucia Marcucci, Sofia Mari, Claudio Martinez, Maria Eugenia Moya, Giancarlo Mustich, Leonardo Petrucci e Federica Rugnone.
Un dialogo fra generazioni
Le date delle opere pubblicate vanno dal 2008 al 2026: accanto a lavori nuovissimi, come quello di Pamela Diamante, ci sono opere di una figura storica come Lucia Marcucci, nata nel 1933. È uno degli aspetti più interessanti della mostra, che mette la ricerca delle avanguardie sul linguaggio accanto a quella degli artisti più giovani.
Materiali e tecniche
Le tecniche spaziano dalla ceramica alla pittura acrilica, dal collage all'installazione con oggetti d'uso come cesoie e grattugie, fino a stoffa, gommapiuma, pelle, corde e fotografia. La varietà dei materiali è coerente con il tema: il gioco come riappropriazione del quotidiano.
Le altre presenze
Per Sofia Mari, Claudio Martinez, Giancarlo Mustich e Leonardo Petrucci la galleria non pubblica sul sito le singole opere esposte: si scoprono in mostra.
Lucia Marcucci, la poesia visiva in mostra
Lucia Marcucci, nata a Firenze il 29 luglio 1933, è un'artista e scrittrice italiana, fra le figure centrali della poesia visiva.
Gli inizi al Grattacielo di Livorno
Dopo aver interrotto gli studi all'Accademia di Belle Arti, nel 1955 si trasferisce a Livorno e lavora in un piccolo teatro d'avanguardia, il Grattacielo, come aiuto regista e autrice di maschere, manifesti e allestimenti. Lì comincia a fare poesia con la tecnica del collage, prendendo in prestito frasi e linguaggi di ogni tipo.
Il Gruppo 70
Nel 1963 realizza L'indiscrezione è forte, il suo primo poema collage tecnologico, e conosce gli esponenti del Gruppo 70 di Firenze, che invita al Grattacielo per una prima versione di Poesie e no, spettacolo curato da Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti. Nel 1965 esordisce con il Gruppo 70 a Palermo, al Festival del Gruppo 63.
Dalla Poesia Manifesto al Gruppo Internazionale
Seguono anni di sperimentazioni: Poesia Manifesto, Poesia Auditiva, Cinepoesia con vecchie pellicole a 16 millimetri, Poesia Tecnologica, libri oggetto. Sciolto il Gruppo 70 alla fine del 1968, fonda con Miccini, Ori, Perfetti, Sarenco e altri il Gruppo Internazionale di Poesia Visiva. Negli ultimi anni lavora anche con il digitale e con i manifesti pubblicitari delle periferie urbane, manipolandoli. Le sue personali sono state curate fra gli altri da Renato Barilli e Gillo Dorfles.
Anna Simone, la curatrice
La galleria presenta Anna Simone come sociologa: una scelta di curatela che spiega l'impostazione della mostra, costruita più su una domanda sociale e politica che su un tema formale.
Il testo critico
Il testo che accompagna la mostra parte dal gioco distruttivo del potere, ormai visibile a tutti nella vita quotidiana, e assegna all'arte il compito di generare attrito e resistenza, fino a creare nuovi mondi. È un taglio che rende la collettiva leggibile anche per chi non frequenta abitualmente le gallerie.
Perché conta
A nostro giudizio la presenza di una studiosa di scienze sociali alla curatela dà alla mostra un filo chiaro: ogni opera si può leggere come una risposta alla domanda del titolo.
La Galleria Gilda Lavia a San Lorenzo
La Galleria Gilda Lavia è stata fondata nel 2018 da Gilda Lavia e ha sede in via dei Reti 29/C, nel quartiere di San Lorenzo.
La linea
La galleria si propone di rappresentare e promuovere artisti emergenti e affermati, italiani e stranieri, con una predilezione per chi conduce una ricerca concettuale e usa le opere per riflettere sulla società, mettendo in luce gli aspetti poetici e nascosti della vita di ognuno.
Una collettiva coerente
A che gioco stiamo giocando? è in linea con questa impostazione: undici artisti chiamati a riflettere sul potere, sui ruoli e sul linguaggio del presente.
Le altre sezioni
Il sito della galleria ha sezioni dedicate agli artisti, alle mostre passate, alle notizie e una videoroom.
San Lorenzo, il quartiere della galleria
San Lorenzo è la zona urbanistica 3B del Municipio II di Roma e prende il nome dalla vicina basilica di San Lorenzo fuori le mura; si estende fra le Mura Aureliane, all'altezza di Porta Tiburtina, e il cimitero del Verano.
Un quartiere operaio
Prima di Roma capitale, oltre le mura c'era campagna, con la basilica e il primo nucleo del Verano. Nel 1865 entrò in funzione lo scalo merci di San Lorenzo e nel 1879 la tranvia a vapore Roma Tivoli. Fra il 1884 e il 1888 furono costruiti alloggi per ferrovieri, operai e artigiani: da qui la natura popolare del quartiere e le case a ringhiera.
La Casa dei Bambini
Per migliorare le condizioni degli abitanti, un piano di risanamento promosso dall'Istituto dei Beni Stabili di Roma previde interventi strutturali e sociali. Qui Maria Montessori istituì nel 1907 la prima Casa dei Bambini al mondo.
La città universitaria
Negli anni trenta, a nord del quartiere, fu costruita la Città universitaria della Sapienza, insieme all'edificio del Consiglio Nazionale delle Ricerche: da allora la vita di San Lorenzo è legata a quella dell'università.
Come arrivare alla Galleria Gilda Lavia
La Galleria Gilda Lavia si trova in via dei Reti 29/C, a San Lorenzo, nel Municipio II, in un quartiere attraversato dal tratto iniziale di via Tiburtina.
Con i mezzi pubblici
Il calcolatore di percorso di ATAC è lo strumento più affidabile per trovare la combinazione di metropolitana, tram e autobus dal proprio punto di partenza.
A piedi
San Lorenzo è un quartiere compatto e si gira bene a piedi: dalla galleria si raggiungono le altre gallerie della zona e i luoghi storici del quartiere.
In auto
Il consiglio è preferire i mezzi pubblici o la bicicletta: le strade del quartiere sono strette e frequentate, soprattutto nel pomeriggio e la sera.
Una curiosità su A che gioco stiamo giocando? alla Galleria Gilda Lavia — dal 12 settembre al 14 novembre 2026
La mostra mette insieme due mondi che raramente si incontrano in una galleria privata: le avanguardie verbovisive degli anni sessanta e gli artisti nati a cavallo del nuovo secolo. La presenza di Lucia Marcucci, classe 1933, è la chiave per capirlo. Marcucci ha cominciato a lavorare in un teatro d'avanguardia di Livorno, il Grattacielo, facendo maschere e manifesti, e ha inventato la sua poesia ritagliando frasi altrui: il collage letterario, la Poesia Manifesto, la Cinepoesia fatta con vecchie pellicole a 16 millimetri. In altre parole, ha costruito la sua opera giocando con i linguaggi della pubblicità e della comunicazione di massa, smontandoli e rimontandoli secondo regole proprie. È esattamente il gesto che il testo critico di Anna Simone descrive come atto creativo e rivoluzionario: generare le regole del proprio gioco, comporle, scomporle o ignorarle. Kapital wolf, l'opera del 2008 esposta in mostra, è un acrilico con collage di tela stampata: il titolo gioca con il lessico economico e con quello animale. Accanto a lei, il carro armato in stoffa di Marco Bernardi e le cesoie incise di Federica Rugnone mostrano come lo stesso gesto di appropriazione ironica sia arrivato fino alle generazioni più giovani.
Una cosa che non ti dice nessuno su A che gioco stiamo giocando? alla Galleria Gilda Lavia — dal 12 settembre al 14 novembre 2026
L'orario della galleria è pomeridiano: dal martedì al sabato si entra solo dalle 14 alle 19. Chi pensa di passare la mattina trova chiuso, e lo stesso vale per la domenica e il lunedì, quando la visita è possibile solo su appuntamento. Il dettaglio sembra banale, ma cambia il modo di organizzare la giornata: conviene costruire il pomeriggio intorno alla galleria e lasciare la mattina ad altro. C'è poi un aspetto che riguarda il modo di vedere una collettiva in una galleria privata. Undici artisti in uno spazio di questo tipo significa che le opere convivono a distanza ravvicinata, e il senso della mostra nasce proprio dagli accostamenti: la grattugia in ceramica di Maria Eugenia Moya accanto ai geroglifici controsessuali di Élle de Bernardini, il corvo di Elena Bellantoni accanto al collage di Lucia Marcucci. Il consiglio è chiedere in galleria il testo critico di Anna Simone, se disponibile, e leggerlo prima di fare il giro: la mostra è costruita su un'idea precisa e quell'idea si capisce meglio con le parole della curatrice in mente. Infine, le gallerie private non sono musei: si può parlare con chi è in sala e fare domande sulle opere, anche senza intenzione di acquisto.
Il consiglio che ti do per visitare A che gioco stiamo giocando? alla Galleria Gilda Lavia — dal 12 settembre al 14 novembre 2026
Il consiglio è dedicare alla mostra un pomeriggio feriale, fra le 15 e le 18, quando la galleria è aperta e il quartiere non è ancora affollato dalla vita serale. Prima di entrare conviene leggere il titolo come una domanda rivolta a chi guarda, e non solo agli artisti: a che gioco stiamo giocando, noi, quando fotografiamo un'opera per condividerla, quando trasformiamo una notizia di guerra in un contenuto da scorrere? Con questa domanda in testa si può fare un primo giro veloce, per avere il quadro d'insieme, e un secondo giro lento, fermandosi davanti alle opere che più hanno colpito. A nostro giudizio le cesoie di Federica Rugnone, Fai la brava, sono il punto da cui cominciare: l'installazione è immediata e riassume l'ironia e la durezza dell'intera mostra. Chi ha tempo può poi proseguire a piedi verso le altre gallerie di San Lorenzo, a cominciare da Monitor in via degli Aurunci, che ha inaugurato la propria mostra la stessa sera del 12 settembre, e chiudere la giornata in uno dei locali del quartiere. Per una visita fuori orario, o per chi viene in gruppo, conviene scrivere prima alla galleria.
San Lorenzo e l'arte contemporanea
San Lorenzo ha un legame stretto con l'arte contemporanea romana, e la Galleria Gilda Lavia fa parte di una rete di spazi espositivi del quartiere.
Le aperture condivise
Sabato 12 settembre 2026, la sera dell'inaugurazione di A che gioco stiamo giocando?, il quartiere ha ospitato San Lorenzo Gallery Night #4, una serata di aperture condivise annunciata dalla galleria Monitor per la propria mostra.
Un quartiere universitario
La vicinanza della Città universitaria rende San Lorenzo un quartiere giovane, frequentato da studenti, e spiega la presenza di spazi culturali e di realtà indipendenti. Nella Sapienza ha sede il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che San Lorenzo sia stato colpito dal bombardamento alleato del 19 luglio 1943 lo sanno quasi tutti; meno noti sono i numeri e il contesto. Quella mattina, alle 11.03, 662 bombardieri statunitensi sganciarono circa 4.000 bombe, per circa 1.060 tonnellate, con l'obiettivo dello scalo merci; furono colpiti anche Prenestino, Casilino, Labicano e Tuscolano. I morti furono circa 3.000, di cui 1.377 identificati, e i feriti 11.000. Dopo il bombardamento papa Pio XII si recò di persona nei quartieri colpiti, un gesto eccezionale per l'epoca. Le cerimonie pubbliche di memoria si svolgono ogni anno a San Lorenzo, perché fu il primo quartiere colpito e il più devastato, sei giorni prima della caduta del fascismo e dell'arresto di Mussolini. Un testimone, Gaetano Bordoni, ferito nel bombardamento e privato di molti parenti, trasformò la bottega da barbiere del padre in una casa della memoria, e fu considerato da alcuni storici una fonte di storia orale. È un dettaglio che dà spessore a una mostra sui linguaggi della guerra trasformati in gioco: il carro armato di stoffa di Marco Bernardi è esposto a poche strade da un quartiere che la guerra l'ha vissuta senza alcuna finzione.
La foto giusta da fare a A che gioco stiamo giocando? alla Galleria Gilda Lavia — dal 12 settembre al 14 novembre 2026
La foto giusta, in una mostra che critica l'arte ridotta a evento da fotografare, è paradossalmente una foto che non racconta l'opera da sola, ma la mette in relazione con chi guarda. Le cesoie di Fai la brava, installazione di dimensioni variabili, si prestano a un'inquadratura ravvicinata sulle incisioni laser, dove la frase incisa sull'acciaio diventa leggibile e la luce gioca sul metallo. Il carro armato in stoffa di Marco Bernardi, alto una trentina di centimetri, rende bene se fotografato all'altezza del pavimento o del piedistallo, come lo vedrebbe un bambino: la prospettiva bassa ne accentua l'ambiguità fra giocattolo e arma. Prima di scattare conviene chiedere in galleria se le foto sono consentite e se ci sono indicazioni per la pubblicazione, come richiede la cortesia verso gli artisti. Fuori, l'immagine che racconta il contesto è la strada: via dei Reti con le facciate del quartiere ottocentesco, le case operaie costruite per ferrovieri e artigiani alla fine dell'Ottocento. Il consiglio è scattare con luce naturale, nel tardo pomeriggio, e lasciare il flash spento in galleria, dove riflette sulle superfici smaltate delle ceramiche.
Come organizzare un pomeriggio a San Lorenzo con la mostra
Un pomeriggio dedicato a A che gioco stiamo giocando? si organizza bene in tre tempi, approfittando dell'orario della galleria dalle 14 alle 19.
Prima della galleria
Chi arriva presto può dedicare un'ora alla basilica di San Lorenzo fuori le mura e al cimitero del Verano, che delimitano il quartiere a est.
La mostra
Per la collettiva conviene prevedere almeno tre quarti d'ora, per vedere le opere con calma e parlare con chi è in sala.
Dopo
Uscendo, il quartiere offre altre gallerie, librerie e locali. Chi preferisce un tratto storico può raggiungere a piedi le Mura Aureliane all'altezza di Porta Tiburtina, confine occidentale di San Lorenzo.
Dove mangiare a San Lorenzo
San Lorenzo vive anche della presenza degli studenti della vicina Città universitaria, e la sua offerta di locali ne risente.
Per tutti i budget
Per una cena dopo la galleria conviene scegliere fra le proposte delle strade intorno, dalla trattoria alla pizzeria, verificando orari e recensioni prima di uscire.
Il consiglio
Dopo la chiusura della galleria, alle 19, conviene fermarsi per un aperitivo o una cena nel quartiere: è l'orario in cui San Lorenzo comincia ad animarsi. Nel fine settimana è prudente prenotare.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia di San Lorenzo coincide con quella di Roma capitale. Il primo documento pubblico che nomina il quartiere è una delibera del 1887 sulla toponomastica della città post unitaria; nel 1909 San Lorenzo entra nel piano regolatore della giunta Nathan. Nel 1907 Maria Montessori vi apre la prima Casa dei Bambini al mondo, all'interno di un programma di risanamento sociale; nel suo discorso inaugurale, poi pubblicato in appendice a La scoperta del bambino, la stessa Montessori racconta come gli interventi avessero reso puliti e decorosi locali in origine fatiscenti. Fra il 1921 e il 1922 il quartiere, con una forte presenza socialista e comunista, respinge più volte le incursioni squadriste grazie agli Arditi del Popolo e agli abitanti. Il 30 ottobre 1922, nelle fasi finali della marcia su Roma, squadristi toscani assaltano San Lorenzo: si contano otto morti e tredici feriti, e la sera dopo un altro antifascista viene ucciso. Negli anni trenta nasce a nord la Città universitaria. Il 19 luglio 1943 il primo bombardamento alleato su Roma colpisce lo scalo merci e il quartiere, con circa 3.000 morti. Nel dopoguerra San Lorenzo è stato protagonista della stagione della contestazione studentesca, per la vicinanza con l'università.
Accessibilità, bambini e informazioni pratiche
La Galleria Gilda Lavia è aperta dal martedì al sabato dalle 14 alle 19, e su appuntamento negli altri giorni, fino al 14 novembre 2026.
Accessibilità
Per informazioni sull'accesso agli spazi della galleria con sedia a rotelle o passeggino, conviene contattare la galleria prima della visita al numero 06 5803788.
Con i bambini
La mostra tratta temi adulti, dalla guerra agli stereotipi di genere, ma alcune opere, come il carro armato di stoffa o la grattugia in ceramica, possono essere un buon punto di partenza per parlare con i ragazzi più grandi del rapporto fra gioco e realtà.
Acquisti
Le opere esposte in una galleria privata sono in genere in vendita: per informazioni sui prezzi ci si rivolge direttamente alla galleria.
Chi è passato da A che gioco stiamo giocando? alla Galleria Gilda Lavia — dal 12 settembre al 14 novembre 2026
Passano da questa mostra undici artisti e la loro storia, e attraverso di loro alcune stagioni dell'arte italiana. Lucia Marcucci porta con sé il Gruppo 70 di Firenze, Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti, il Festival del Gruppo 63 di Palermo del 1965 in cui esordì con Poesie e no, il Gruppo Internazionale di Poesia Visiva fondato dopo il 1968 con Alain Arias Misson, Jean François Bory, Paul De Vree, Luciano Ori, Michele Perfetti e Sarenco, e i critici che ne hanno curato le personali, da Renato Barilli a Gillo Dorfles. Elena Bellantoni arriva con un'opera dal progetto «Pensate domani è la fine del mondo», Pamela Diamante con un lavoro del 2026 che riprende uno degli slogan più celebri del femminismo, Élle de Bernardini con la serie Countersexual Forms. Sul fronte del quartiere, da San Lorenzo sono passati Maria Montessori, che qui aprì la sua prima Casa dei Bambini, gli Arditi del Popolo che difesero le strade nel 1921 e 1922, papa Pio XII che visitò le macerie dopo il 19 luglio 1943, e generazioni di studenti della Sapienza. È questo il contesto in cui una sociologa come Anna Simone ha scelto di chiedere a undici artisti a che gioco stiamo giocando.
Cosa vedere intorno alla galleria
Intorno alla Galleria Gilda Lavia ci sono luoghi da unire alla visita, tutti raggiungibili a piedi o con un breve tragitto.
Il Verano
Il cimitero monumentale del Verano chiude il quartiere a est, accanto alla basilica di San Lorenzo fuori le mura, da cui il quartiere prende il nome.
Le mura e Porta Maggiore
Le Mura Aureliane segnano il confine occidentale; nei dintorni c'è anche Porta Maggiore, con la basilica sotterranea.
L'università
A nord si estende la Città universitaria della Sapienza, con il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea.
Domande frequenti su A che gioco stiamo giocando?
Fino a quando è aperta la mostra A che gioco stiamo giocando?
La mostra A che gioco stiamo giocando? è aperta alla Galleria Gilda Lavia fino al 14 novembre 2026. È stata inaugurata il 12 settembre e si visita dal martedì al sabato dalle 14 alle 19; negli altri giorni la galleria riceve su appuntamento.
Dove si trova la Galleria Gilda Lavia?
La Galleria Gilda Lavia si trova in via dei Reti 29/C, 00185 Roma, nel quartiere di San Lorenzo, fra le Mura Aureliane e il Verano. Per arrivare con i mezzi pubblici dal proprio punto di partenza conviene usare il calcolatore di percorso di ATAC.
Si paga l'ingresso alla Galleria Gilda Lavia?
La Galleria Gilda Lavia è una galleria privata d'arte contemporanea e, come di norma per questo tipo di spazi, non pubblica un biglietto d'ingresso per le sue mostre. Per informazioni o per una visita su appuntamento si scrive a info@gildalavia.com.
Chi sono gli artisti di A che gioco stiamo giocando?
A che gioco stiamo giocando? riunisce Elena Bellantoni, Marco Bernardi, Élle de Bernardini, Pamela Diamante, Lucia Marcucci, Sofia Mari, Claudio Martinez, Maria Eugenia Moya, Giancarlo Mustich, Leonardo Petrucci e Federica Rugnone, a cura della sociologa Anna Simone.
Di che cosa parla la mostra?
La mostra A che gioco stiamo giocando? si interroga sul ruolo dell'arte in un tempo in cui la gamification trasforma in gioco la guerra, la crisi climatica, le migrazioni e le relazioni umane. Le opere affrontano narrazioni apocalittiche, logiche neocoloniali e patriarcali, linguaggi di guerra e stereotipi di genere.
La galleria è aperta la domenica?
No, la Galleria Gilda Lavia è aperta dal martedì al sabato dalle 14 alle 19. La domenica e il lunedì si può visitare solo su appuntamento, contattando la galleria al telefono 06 5803788 o per posta elettronica.
Quanto tempo serve per visitare la mostra?
Per la collettiva A che gioco stiamo giocando? alla Galleria Gilda Lavia bastano in genere tre quarti d'ora per vedere le opere con calma. Conviene aggiungere il tempo per una passeggiata a San Lorenzo e, magari, per le altre gallerie del quartiere.
Il consiglio finale su A che gioco stiamo giocando?
A nostro giudizio A che gioco stiamo giocando? è una collettiva da vedere per la chiarezza della domanda che pone e per l'accostamento, raro in una galleria privata, fra una protagonista della poesia visiva come Lucia Marcucci e artisti delle generazioni più giovani. Il consiglio è scegliere un pomeriggio feriale, entrare con il titolo in mente come domanda personale, fermarsi davanti alle cesoie di Federica Rugnone e al carro armato di Marco Bernardi, e poi lasciarsi il tempo per San Lorenzo, un quartiere che di giochi di potere e di resistenze ne ha visti molti.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.
Prepara la visita
Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.
Biglietti per concerti e spettacoli
Concerti, teatro e sport a Roma, con posto scelto in anticipo.
Dormire a Roma
Hotel e appartamenti vicino a dove vuoi passare le giornate.
Transfer da e per l’aeroporto
Fiumicino e Ciampino con auto prenotata e prezzo fisso.
