Vasari e Roma ai Musei Capitolini — i 450 anni dalla morte
Vasari e Roma è stata la mostra che i Musei Capitolini hanno dedicato a Giorgio Vasari a chiusura del ciclo di celebrazioni per i 450 anni dalla sua morte. Si è tenuta a Palazzo Caffarelli dal 20 marzo 2026 e, dopo una proroga rispetto alla scadenza inizialmente fissata al 19 luglio, si è conclusa il 6 settembre 2026. Chi legge queste righe oggi, quindi, arriva a mostra chiusa: l’allestimento è stato smontato e le opere sono tornate ai prestatori. Quello che resta, e che vale ancora la pena raccontare, è il motivo per cui quella mostra è stata pensata, che cosa conteneva, e soprattutto perché il Campidoglio era il posto giusto per ospitarla. Perché il rapporto fra Giorgio Vasari e Roma non è un dettaglio biografico: è la cerniera che tiene insieme il pittore di corte, l’architetto e l’uomo che ha inventato il modo in cui ancora oggi raccontiamo la storia dell’arte.
La curatela era affidata ad Alessandra Baroni, e il percorso metteva in fila oltre settanta pezzi fra disegni, stampe, incisioni, lettere, medaglie, sculture e dipinti. Numeri che dicono già molto sul taglio scelto: nessuna parata di pale d’altare, nessun tentativo di ricostruire l’opera pittorica monumentale, che per ragioni evidenti resta dove è stata dipinta. Piuttosto un lavoro sul foglio, sulla lettera, sulla medaglia, cioè sui materiali che permettono di seguire un uomo del Cinquecento mentre pensa, negozia, si sposta e costruisce la propria rete di relazioni. Un taglio da studiosi, portato al pubblico in modo leggibile. Chi non ha fatto in tempo a vederla può comunque usare queste pagine per capire che cosa c’era in gioco, e per organizzare una visita ai Musei Capitolini che di Vasari conservano, in forma indiretta, molto più di quanto si immagini.

Che cosa è stata la mostra Vasari e Roma e dove si teneva
Il titolo ufficiale era asciutto, due parole e una congiunzione: Vasari e Roma. La sede era Palazzo Caffarelli, l’ala dei Musei Capitolini che da anni funziona come spazio per le esposizioni temporanee. Il periodo di apertura è andato dal 20 marzo al 6 settembre 2026. La data di chiusura originaria era il 19 luglio 2026: la proroga di sette settimane abbondanti è un dato che vale la pena registrare, perché nel sistema delle mostre capitoline le proroghe non sono automatiche e di solito segnalano un riscontro di pubblico superiore alle attese.
L’orario seguiva quello ordinario del museo, tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, con ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. L’unica giornata di chiusura interna al periodo espositivo era il 1° maggio. Il catalogo della mostra era in vendita a 35 euro ed era offerto gratuitamente ai possessori di MIC card in corso di validità, una formula che il Comune di Roma applica con una certa regolarità e che di fatto rende la tessera annuale conveniente già alla seconda visita.
Palazzo Caffarelli, la sede che racconta una storia dentro l’altra
Palazzo Caffarelli è l’edificio cinquecentesco costruito per la famiglia Caffarelli sull’angolo sud occidentale del colle capitolino, cioè esattamente sopra l’area che nell’antichità era occupata dal tempio di Giove Ottimo Massimo Capitolino. Il tempio più importante della Roma repubblicana e imperiale si trovava lì, e le sue fondazioni in cappellaccio sono oggi visibili nelle sale interrate dell’Esedra, all’interno del percorso museale. Costruire una mostra su Vasari sopra le fondamenta del tempio di Giove non è una coincidenza priva di senso: Vasari è l’uomo che ha organizzato in un sistema il racconto dell’arte a partire proprio dalla rottura fra antichità e maniera moderna, e la stratigrafia del Campidoglio è la rappresentazione fisica di quella rottura.
L’edificio ha avuto vite molto diverse. Dopo i secoli di proprietà nobiliare è stato sede dell’ambasciata di Prussia e poi dell’Impero germanico fino alla prima guerra mondiale, dopo la quale è passato al patrimonio pubblico italiano ed è entrato nel circuito museale capitolino. Oggi ospita sale espositive, la terrazza panoramica e la caffetteria che guarda verso i tetti del centro storico. È un’ala che molti visitatori non attraversano, perché chi entra ai Capitolini per la prima volta punta alla Lupa, al Marco Aurelio e alla Pinacoteca e finisce per esaurire le energie prima di arrivarci. Questo, se una mostra temporanea è ben fatta, diventa un vantaggio: la si visita con le sale mezze vuote anche quando il resto del museo è pieno.
Il taglio della mostra: un Vasari romano, non un Vasari fiorentino
Il punto di partenza della curatela era rovesciare l’abitudine. Vasari viene raccontato quasi sempre come uomo di Firenze: le Vite escono a Firenze, l’Accademia del Disegno nasce a Firenze, gli Uffizi e il corridoio che porta il suo nome sono a Firenze, il patrono che gli dà una carriera stabile è Cosimo I de’ Medici. Roma, in questo schema, diventa una parentesi, un luogo dove il giovane aretino va a imparare e dove ogni tanto torna per un cantiere. La mostra capitolina proponeva l’operazione contraria: mettere Roma al centro e verificare quanto della costruzione vasariana, teorica prima ancora che pittorica, nasca dal confronto con la città dei papi, dei cantieri antichi e di Michelangelo.
Chi era Giorgio Vasari e perché i 450 anni cadevano nel 2024
Giorgio Vasari nasce ad Arezzo il 30 luglio 1511 e muore a Firenze il 27 giugno 1574. Il conto è immediato: il 2024 è stato l’anno del quattrocentocinquantesimo anniversario della morte, e attorno a quella data si è costruito un ciclo di iniziative che ha coinvolto Arezzo, Firenze e altre sedi. La mostra capitolina, aperta nel marzo 2026, arriva alla fine di quel ciclo, non all’inizio: è l’appuntamento che chiude le celebrazioni, non quello che le inaugura. Vale la pena dirlo con chiarezza, perché la formula “i 450 anni dalla morte” abbinata a una mostra del 2026 può confondere chi fa il conto a mente e non trova il risultato. L’anniversario è del 2024; il contributo romano è arrivato con due anni di ritardo, e questo capita spesso con i cicli celebrativi di ampio respiro, che vengono distribuiti su più stagioni per non concentrare tutto in pochi mesi.
Un uomo con tre mestieri, tutti svolti sul serio
La prima cosa da mettere a fuoco è che Vasari non era un dilettante in nessuno dei campi che ha praticato. Era pittore di professione, con una bottega organizzata e un volume di commesse enorme, dalle pale d’altare ai cicli decorativi di palazzo. Era architetto, e non solo sulla carta: il complesso degli Uffizi, avviato dal 1560, è un progetto che risolve un problema urbanistico complicatissimo in uno spazio strettissimo, e il corridoio sopraelevato che collega Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti attraversando il Ponte Vecchio, realizzato nel 1565, è un’invenzione di ingegneria urbana che ancora oggi non ha molti paragoni. Ed era uno scrittore, cioè l’autore delle Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori.
Le Vite: 1550 e 1568, due libri diversi
Le Vite escono in due edizioni. La prima, stampata a Firenze da Lorenzo Torrentino nel 1550, è quella che di solito viene chiamata torrentiniana. La seconda, stampata dai Giunti nel 1568 e nota come giuntina, è molto più ampia: contiene nuove biografie, revisioni sostanziali di quelle vecchie, i ritratti xilografici degli artisti e l’autobiografia dell’autore. Fra le due edizioni corrono diciotto anni di viaggi, di letture, di verifiche e di corrispondenza con informatori sparsi per l’Italia. Studiare le differenze fra torrentiniana e giuntina è ancora oggi uno dei modi migliori per capire come si costruisce una storia dell’arte.
L’impianto è noto: tre età. Una prima età di risveglio, che parte da Cimabue e Giotto e rompe con quella che Vasari giudica la rozzezza dei secoli precedenti. Una seconda età di progresso, quattrocentesca, dove il disegno e la prospettiva diventano strumenti scientifici. Una terza età di perfezione, cinquecentesca, che culmina in Michelangelo. Su questo impianto si regge l’idea stessa di Rinascimento come periodo storico, un’idea che l’Ottocento sistematizzerà ma che nasce qui, nel vocabolario di un pittore aretino che aveva bisogno di spiegare a se stesso e ai suoi committenti perché la sua epoca fosse superiore alle precedenti.
Michelangelo occupa nella costruzione vasariana una posizione speciale: nella prima edizione è l’unico artista vivente a ricevere una biografia. Il libro, in altre parole, è costruito come una parabola che ha un punto di arrivo prestabilito, e quel punto di arrivo lavorava a Roma. Questo basta, da solo, a spiegare perché una mostra intitolata Vasari e Roma non fosse un esercizio provinciale ma un modo per andare al cuore del problema.
Una curiosità su Vasari e Roma ai Musei Capitolini — i 450 anni dalla morte
La curiosità che più colpisce chi conosce la vicenda è questa: Vasari è l’uomo che ha scritto la biografia più letta di Michelangelo, e Michelangelo è l’uomo che ha ridisegnato la piazza sopra la quale si trovava la mostra dedicata a Vasari. Il progetto michelangiolesco del Campidoglio, avviato attorno alla fine degli anni trenta del Cinquecento e completato per fasi molto dopo la morte dell’autore, è raccontato nelle Vite dallo stesso Vasari. Significa che una parte non trascurabile di quello che sappiamo, o che crediamo di sapere, sulle intenzioni di Michelangelo per il colle capitolino passa dalla penna dell’artista a cui il Comune di Roma ha poi dedicato una mostra proprio lì sopra.
È un cortocircuito che vale la pena tenere a mente quando si sale la Cordonata Capitolina. La rampa larga e a gradini bassissimi, pensata per essere salita anche a cavallo, la piazza trapezoidale che corregge otticamente l’irregolarità degli edifici preesistenti, il disegno stellato della pavimentazione, la facciata nuova data a Palazzo dei Conservatori e il palazzo gemello costruito di fronte per chiudere la prospettiva: tutto questo appartiene a un’idea di spazio urbano che il Cinquecento ha imparato a leggere anche grazie ai testi vasariani.
Che cosa si vedeva in mostra
Il comunicato dei Musei Capitolini parlava di oltre settanta opere fra disegni, stampe, incisioni, lettere, medaglie, sculture e dipinti. Sette categorie diverse per settanta pezzi vogliono dire un percorso articolato, dove il visitatore cambia tipo di oggetto ogni poche vetrine. Non riporto un elenco puntuale delle opere esposte, perché un elenco ricostruito a memoria o dedotto da fonti secondarie sarebbe inaffidabile, e su una mostra ormai chiusa nessuno potrebbe più verificarlo sul posto. Quello che si può dire con sicurezza riguarda le categorie di materiali e il loro significato.
I disegni: il cuore del discorso
Per Vasari il disegno è il fondamento teorico di tutto, quindi una mostra vasariana costruita sui fogli è coerente con il pensiero del suo protagonista. Il disegno cinquecentesco documenta il passaggio dall’idea alla realizzazione: gli studi di figura, i pensieri rapidi a penna, i modelli finiti a matita rossa o nera destinati ai collaboratori di bottega, i cartoni per il trasferimento sull’intonaco. Vedere un foglio di studio accanto a una stampa che riproduce la composizione finita permette di ricostruire un processo che, nella pittura murale, resta invisibile.
C’è anche un motivo storico specifico. Vasari fu uno dei primi grandi collezionisti di disegni della storia, e il suo Libro de’ Disegni, raccolta ordinata di fogli di maestri antichi e contemporanei montati su supporti decorati con cornici disegnate da lui, è l’antenato diretto di ogni gabinetto di disegni e stampe esistente oggi. I fogli di quella raccolta, smembrata nei secoli successivi, sono oggi sparsi in musei di mezzo mondo e vengono riconosciuti proprio dai montaggi vasariani. Un uomo che raccoglieva disegni per documentare la storia dell’arte che stava scrivendo: il collezionismo come metodo di ricerca, tre secoli prima che diventasse una disciplina.
Lettere e medaglie: il lato sociale del mestiere
Le lettere sono il materiale che più sorprende il visitatore non specialista. Vasari ha lasciato una corrispondenza abbondante con committenti, colleghi, amministratori e amici, e da quelle carte emergono i dettagli concreti: quanto si veniva pagati, come si trattava un contratto, quanto si aspettava per essere saldati, come si chiedeva una raccomandazione. Le medaglie, dal canto loro, sono il ritratto ufficiale dell’epoca: oggetti piccoli, riproducibili, pensati per fissare un’immagine pubblica e per circolare fra le mani giuste. Messe accanto ai disegni, raccontano che l’artista del Cinquecento era anche un costruttore della propria reputazione.

Una cosa che non ti dice nessuno su Vasari e Roma ai Musei Capitolini — i 450 anni dalla morte
La cosa che quasi nessuno dice è che le mostre monografiche su Vasari sono rare, e il motivo è tecnico. Il grosso della produzione vasariana è affrescato su muri o dipinto su tavole e tele di grandi dimensioni collocate in chiese, sale di palazzo e refettori che non possono cederle in prestito, o che le cederebbero solo a costi assicurativi e logistici insostenibili. Un’esposizione su Vasari, quindi, deve per forza lavorare su ciò che si muove: fogli, incisioni, carte, oggetti piccoli. Questo spiega perché il pubblico generalista, abituato alle mostre di quadri, a volte esce da un percorso del genere con l’impressione di avere visto poco.
La seconda cosa che si dice poco riguarda la proroga. Una mostra capitolina che sposta la chiusura da metà luglio a inizio settembre compie un’operazione precisa: si prende l’estate romana, cioè il periodo in cui la città si svuota di residenti e si riempie di visitatori stranieri. Se il pubblico estivo di una mostra su un autore del Cinquecento regge, significa che il richiamo funzionava anche fuori dal circuito degli appassionati locali. È un indicatore che nel sistema dei musei civici viene osservato con attenzione, perché condiziona la programmazione degli anni successivi.
La terza cosa, e forse la più utile per chi programma una visita futura, è che il biglietto delle mostre temporanee nei Musei Capitolini ha regole variabili. In alcuni periodi la mostra è compresa nel biglietto del museo, in altri si paga a parte, in altri ancora esiste una formula cumulativa. La differenza sul prezzo finale può essere di diversi euro a persona, e la regola cambia da mostra a mostra. È il genere di dettaglio che conviene verificare sul sito ufficiale il giorno stesso, perché nessuna guida stampata riesce a stare dietro a queste variazioni.
Il rapporto di Vasari con Roma
Qui si arriva al nodo che la mostra voleva sciogliere. Per Vasari, Roma è stata contemporaneamente una scuola, un metro di paragone e un cantiere. Le tre funzioni si sovrappongono lungo tutta la sua vita e vanno tenute distinte se si vuole capire la questione.
Roma come scuola
Il giovane aretino arriva a Roma negli anni immediatamente successivi al sacco del 1527, in una città che si stava rialzando e che restava comunque il più grande deposito di modelli antichi e moderni esistente al mondo. Quello che un pittore andava a fare a Roma era disegnare: disegnare le statue antiche, disegnare le volte e le logge dipinte nel Vaticano, disegnare i rilievi degli archi e delle colonne, copiare per imparare. Questo tirocinio sul campo era considerato indispensabile, e Vasari lo racconta come tale anche nelle biografie altrui. Le Vite sono piene di artisti che “vennero a Roma” e che dopo quel soggiorno cambiarono maniera.
Roma come cantiere: la Sala dei Cento Giorni
L’impresa romana documentata in modo più solido è la decorazione della grande sala del Palazzo della Cancelleria, eseguita nel 1546 per il cardinale Alessandro Farnese, nipote di papa Paolo III. La sala è nota come Sala dei Cento Giorni per la rapidità con cui fu portata a termine, e proprio questa rapidità è diventata una delle pagine più citate della storia dell’arte italiana. Secondo un aneddoto tramandato dalle fonti, Michelangelo avrebbe commentato l’impresa con una battuta poco lusinghiera sulla velocità di esecuzione. La battuta circola in varie versioni e non la riporto testualmente, perché la forma esatta varia da fonte a fonte e attribuire una frase precisa senza certezza filologica sarebbe scorretto. Il punto sostanziale, però, regge: quell’impresa fu eseguita da una squadra numerosa sotto la direzione di Vasari in tempi compressi, secondo un modello organizzativo che lui stesso aveva teorizzato e che a Firenze avrebbe applicato su scala molto maggiore.
La Sala dei Cento Giorni è importante anche per un’altra ragione: è il primo grande banco di prova del Vasari organizzatore, l’uomo che progetta un programma iconografico complesso, lo divide in campiture, distribuisce le parti ai collaboratori e controlla il risultato complessivo. È il metodo con cui, vent’anni dopo, avrebbe affrontato il Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio. Roma è il laboratorio; Firenze è la produzione industriale.
Roma come rete di relazioni
Il terzo aspetto è quello che le lettere documentano meglio. Roma era la capitale della committenza ecclesiastica e il luogo dove si decidevano carriere, benefici e incarichi. Un artista che volesse costruirsi una posizione stabile doveva avere corrispondenti nella curia, protettori fra i cardinali, informatori nelle botteghe. Vasari coltivò questa rete per decenni, e la coltivò anche in funzione del proprio progetto letterario: per scrivere le Vite serviva un flusso costante di notizie da tutta Italia, e Roma era lo snodo dove quelle notizie confluivano.
Nel pontificato di Giulio III, fra 1550 e 1555, Vasari lavorò a Roma con incarichi documentati e la sua autobiografia nella giuntina del 1568 racconta in prima persona quegli anni. Su alcune attribuzioni di quel periodo, in particolare sull’entità del suo ruolo nel cantiere di Villa Giulia, la discussione fra studiosi è aperta da tempo e le posizioni non coincidono: Vasari rivendica una parte importante, altre fonti ridimensionano. È una di quelle questioni su cui è più onesto segnalare il dibattito che chiuderlo con una frase secca.
Il consiglio che ti do per visitare Vasari e Roma ai Musei Capitolini — i 450 anni dalla morte
Il consiglio più onesto che posso dare oggi, a mostra conclusa, riguarda le mostre future in quella stessa sede, perché la sede continua a lavorare e il problema pratico resta identico. Chi compra un biglietto per una mostra temporanea ai Musei Capitolini commette quasi sempre lo stesso errore: entra, attraversa il museo permanente, si ferma davanti alla Lupa, al Marco Aurelio, al Galata, alla Pinacoteca, e arriva alle sale della mostra dopo due ore e mezza, con le gambe stanche e la soglia di attenzione esaurita. A quel punto una mostra di disegni e lettere, che chiede lettura ravvicinata e concentrazione, diventa impossibile da godersi.
L’ordine giusto è l’opposto. Si entra all’apertura, alle 9.30, si va dritti alle sale della mostra temporanea, si dedica a quelle la prima ora e mezza di energia mentale, e solo dopo si affronta il percorso permanente, che è fatto in gran parte di sculture antiche leggibili anche con la stanchezza addosso. Vale per qualsiasi esposizione di grafica ospitata a Palazzo Caffarelli, e vale in generale per tutte le mostre di opere su carta.
Il secondo consiglio riguarda il tempo complessivo. I Musei Capitolini sono un museo grande, con tre corpi di fabbrica collegati, e una visita completa richiede almeno tre ore piene senza contare la mostra temporanea. Chi ha mezza giornata deve scegliere: o il museo con calma, o il museo in fretta più la mostra con calma. Cercare di fare tutto in due ore produce soltanto frustrazione. La Capitolini Card da sette giorni, che comprende anche la Centrale Montemartini, esiste esattamente per risolvere questo problema: si spalma la visita su due giorni e si vede tutto senza corse.
Terzo consiglio, quello che vale più di tutti per chi viene da fuori: il giorno migliore è un feriale di bassa stagione, la fascia migliore è la prima ora del mattino o le due ore finali del pomeriggio. Alle 17.30 di un martedì di novembre il Palazzo Nuovo è praticamente vuoto e la vista dal Tabularium sul Foro è al suo meglio per la luce radente.
Biglietti, orari e accesso ai Musei Capitolini
Qui i dati sono quelli pubblicati dal sito ufficiale del museo. Cambiano con una certa frequenza, in particolare le tariffe, che vengono ricalcolate in funzione delle mostre temporanee in corso: vanno sempre riletti prima di partire.
Indirizzo, orari e chiusure
L’indirizzo è Piazza del Campidoglio 1, 00186 Roma. L’orario ordinario è tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, con ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. Il 24 e il 31 dicembre l’apertura è ridotta, dalle 9.30 alle 14.00. Il 1° gennaio 2026 l’orario indicato era 11.00-20.00. Le giornate di chiusura annuale sono due: il 1° maggio e il 25 dicembre. Il centralino di riferimento è il 060608, attivo tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00; la casella di posta è info.museicapitolini@comune.roma.it.
Le tariffe
Il sistema tariffario dei Musei Capitolini ha due livelli: quello ordinario, valido quando non ci sono mostre incluse, e quello maggiorato dei periodi con esposizione temporanea compresa nel percorso.
Le tariffe ordinarie del solo museo sono 15,00 euro per l’intero e 9,50 euro per il ridotto. La Capitolini Card, valida sette giorni e comprensiva dell’ingresso ai Musei Capitolini e alla Centrale Montemartini, costa 15,50 euro per l’intero e 11,50 euro per il ridotto: mezzo euro in più della tariffa base per avere in aggiunta un secondo museo e sette giorni di validità, che è una delle poche offerte museali romane davvero convenienti.
Nel periodo compreso fra il 7 settembre e il 1° novembre 2026, con la mostra Angeli inclusa nel percorso, l’ingresso costa 16,50 euro per l’intero destinato ai non residenti e 11,00 euro per il ridotto non residenti. I residenti a Roma e nella Città Metropolitana entrano gratuitamente esibendo un documento, e lo stesso vale per i possessori di MIC card e per le categorie di gratuità previste dalla normativa comunale. La mostra dedicata a Diego Rivera, in calendario dal 9 giugno al 13 dicembre 2026, ha un biglietto separato di 15,00 euro intero e 13,00 euro ridotto. Esiste infine un titolo super cumulativo che comprende il museo e le due mostre, a 23,50 euro intero e 19,50 euro ridotto.
La MIC card merita un paragrafo a sé. Costa poco, ha validità annuale ed è riservata a chi risiede o studia a Roma e nella Città Metropolitana: consente l’ingresso illimitato ai musei civici, compresi Musei Capitolini, Centrale Montemartini, Mercati di Traiano e Ara Pacis. Chi vive a Roma e non ce l’ha sta lasciando sul tavolo il beneficio culturale più conveniente disponibile in città.
Prevendita, videoguide e servizi
Il diritto di prevendita è di 1,00 euro. L’acquisto si può fare online, tramite il call center 060608 o direttamente in biglietteria. Attenzione a una regola che il sito esplicita senza ambiguità: i biglietti preacquistati online, tramite call center o in biglietteria non sono rimborsabili né modificabili. Vuol dire che una data e un orario scelti in anticipo vanno rispettati, e che un imprevisto non dà diritto a spostare la visita. Chi non è sicuro dei propri programmi farebbe meglio a comprare sul posto.
Sul fronte dei supporti alla visita: la videoguida costa 6,00 euro, l’audioguida 4,00 euro e l’audioguida in versione per bambini e famiglie sempre 4,00 euro. Per i gruppi è disponibile il noleggio di radioguide con trenta riceventi a 18,00 euro. Il servizio di radioguida è obbligatorio di fatto per qualsiasi gruppo numeroso, perché consente alla guida di parlare a voce bassa e di non disturbare gli altri visitatori nelle sale.
Come arrivare
Il Campidoglio si raggiunge a piedi da Piazza Venezia in tre minuti, salendo la Cordonata Capitolina. La fermata di metropolitana più utile è Colosseo sulla linea B, da cui si risale via dei Fori Imperiali in dodici o quindici minuti di camminata piana e molto scenografica. In alternativa si usa la fitta rete di autobus che converge su Piazza Venezia, che resta il nodo di superficie più servito del centro storico. In auto il discorso è semplice: non conviene. L’area è compresa nella zona a traffico limitato del centro storico e i parcheggi di superficie sono praticamente inesistenti. Chi arriva da fuori città parcheggia a un capolinea della metropolitana e finisce il viaggio in treno.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto risaputo è che i Musei Capitolini sono considerati il più antico museo pubblico del mondo, perché nascono nel 1471 con la donazione al popolo romano di un gruppo di bronzi antichi da parte di papa Sisto IV. La parte che quasi nessuno aggiunge è che quel gesto aveva un significato politico preciso: restituire al popolo di Roma i simboli della sua antichità significava riconoscere al Campidoglio il ruolo di sede civica in contrapposizione al Vaticano, che era la sede del potere pontificio. I bronzi donati non erano oggetti neutri: fra loro c’era la Lupa, che è il simbolo stesso della città, e i frammenti colossali della statua di Costantino, cioè l’imperatore che aveva legato Roma al cristianesimo.
Il terzo elemento riguarda la statua equestre di Marco Aurelio. Quella che si vede al centro della piazza è una copia, collocata lì dopo che l’originale è stato ricoverato all’interno per ragioni di conservazione. L’originale in bronzo dorato è esposto nell’Esedra dedicata, all’interno del percorso museale. La statua è arrivata fino a noi perché per secoli fu creduta il ritratto di Costantino, e in quanto immagine di un imperatore cristiano fu risparmiata dalle fusioni che hanno distrutto quasi tutti i bronzi antichi. Un errore di identificazione ha salvato il più importante bronzo equestre dell’antichità classica.
Accessibilità ai Musei Capitolini
Il museo pubblica una pagina dedicata all’accessibilità e le informazioni che segue sono quelle ufficiali. L’ingresso è gratuito per le persone con disabilità e per un familiare o altro accompagnatore. È una gratuità riconosciuta su tutta la rete dei musei civici romani, non solo al Campidoglio.
Sul piano della mobilità, il complesso dispone di ascensori, servoscala e rampe. Questo consente di superare i principali dislivelli del percorso, che in un museo ricavato in tre palazzi storici collegati fra loro sono numerosi. Il museo stesso segnala però che la struttura degli edifici storici in alcuni punti limita l’abbattimento completo delle barriere: significa che alcuni ambienti possono risultare di accesso più difficoltoso, e che conviene verificare in anticipo la situazione del giorno. La pagina degli avvisi del sito riporta le limitazioni temporanee, per esempio ascensori fermi per manutenzione o sale chiuse, ed è la prima cosa da leggere per chi organizza una visita con esigenze specifiche.
Per i visitatori ciechi e ipovedenti sono disponibili supporti tattili permanenti che permettono l’esplorazione diretta di alcune opere principali, affiancati da programmi educativi dedicati. Per i visitatori sordi il museo ha prodotto videoguide in Lingua dei Segni Italiana: un percorso video sull’insieme del museo, una presentazione della storia del Campidoglio consultabile su una postazione touchscreen interattiva e una videoguida integrata dedicata alla Pinacoteca.
Un’osservazione pratica che nasce dall’esperienza sul campo e non dal sito: l’arrivo al museo, e non solo il percorso interno, va pianificato. La Cordonata Capitolina è una rampa a gradini bassi e lunghi, percorribile ma faticosa con una sedia a rotelle spinta a mano. Chi ha problemi di mobilità dovrebbe informarsi in anticipo sugli accessi alternativi telefonando al 060608 prima di presentarsi, perché la logistica del colle è complessa e una soluzione concordata in anticipo evita un arrivo problematico. Vale anche per chi accompagna persone anziane: la salita al Campidoglio non è banale.
La foto giusta da fare a Vasari e Roma ai Musei Capitolini — i 450 anni dalla morte
Dentro le sale espositive di una mostra di grafica la fotografia è quasi sempre vietata o limitata, per ragioni di conservazione: i fogli antichi soffrono la luce, e i flash sono esclusi in modo categorico. La foto giusta, quindi, non era dentro la mostra. Era e resta fuori.
La prima inquadratura è la terrazza di Palazzo Caffarelli. Da lassù si vede un profilo di Roma che pochissimi punti panoramici offrono: la cupola di San Pietro in fondo, i tetti del centro storico in primo piano, il verde del Gianicolo sulla destra. È un panorama diverso da quello del Gianicolo o del Pincio perché si è più bassi e più dentro la città, quindi il tessuto urbano si legge meglio. La luce migliore è quella del tardo pomeriggio, quando il sole colpisce le facciate da ovest.
La seconda inquadratura è la galleria del Tabularium, l’edificio di età repubblicana inglobato nelle fondazioni del Palazzo Senatorio. Dalle arcate si guarda il Foro Romano dall’alto e da un punto rialzato che nessun biglietto dell’area archeologica consente. Le colonne del tempio di Saturno, l’arco di Settimio Severo, la Via Sacra e in fondo l’arco del Colosseo stanno tutti in una sola inquadratura. Il momento giusto è la prima ora del mattino, quando la luce entra radente da est e le ombre allungano il rilievo delle rovine.
La terza è la più classica e anche la più sbagliata dai visitatori frettolosi: la piazza del Campidoglio vista dalla cima della Cordonata Capitolina. Il punto giusto per capire il disegno di Michelangelo non è al centro della piazza ma sul bordo alto della rampa, dove la prospettiva costruita dall’architetto funziona come era stata pensata. Da lì si vedono insieme il Palazzo Senatorio in fondo, i due palazzi laterali che convergono e il disegno stellato della pavimentazione. Con un obiettivo grandangolare la piazza si allarga e perde la forza prospettica, perciò un’ottica vicina alla visione naturale rende molto meglio.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il colle capitolino è il luogo dove la storia di Roma ha depositato più strati di significato per metro quadro. Vale la pena metterne in fila alcuni, perché chi visita oggi una mostra a Palazzo Caffarelli cammina sopra tutto questo.
Nell’età repubblicana il Campidoglio è la sede del tempio di Giove Ottimo Massimo, il santuario principale dello Stato romano, dove si concludevano i trionfi e dove i consoli prestavano giuramento entrando in carica. La fondazione del tempio è tradizionalmente collocata nei primi anni della Repubblica, e le sue fondazioni in blocchi di tufo si vedono ancora oggi nelle sale interrate dei Musei Capitolini. Nello stesso complesso si trovava il Tabularium, l’archivio di Stato costruito nel I secolo avanti Cristo, oggi attraversato dai visitatori come galleria panoramica sul Foro.
Nel 1471 papa Sisto IV dona al popolo romano il nucleo di bronzi antichi che dà origine alla collezione capitolina: è l’atto di nascita del museo. Fra il 1536 e il 1538, in vista della visita a Roma dell’imperatore Carlo V, la statua equestre di Marco Aurelio viene trasferita al Campidoglio e Michelangelo riceve l’incarico di riorganizzare la piazza. Il progetto michelangiolesco viene realizzato per fasi lungo decenni, ben oltre la morte dell’autore, e completato nel Seicento; il disegno pavimentale a stella fu eseguito nella forma attuale soltanto nel Novecento, seguendo le incisioni cinquecentesche che lo documentavano.
Michelangelo muore a Roma nel 1564 e la sua salma viene poi trasferita a Firenze, dove l’Accademia delle Arti del Disegno appena fondata organizza esequie solenni: Vasari, che di quella Accademia fu fra i promotori e che scrisse la biografia più letta dell’artista, è uno dei testimoni principali della vicenda. Il filo che lega il Campidoglio michelangiolesco alla storiografia vasariana passa anche da qui.
Nel 1734 Palazzo Nuovo viene aperto al pubblico come sede espositiva delle collezioni capitoline, sotto il pontificato di Clemente XII: è il passaggio che trasforma una raccolta civica in un museo visitabile. Nell’Ottocento e nel Novecento il complesso si amplia con nuovi acquisti, con la Pinacoteca e con l’annessione dell’ala Caffarelli dopo la prima guerra mondiale.
Il 25 marzo 1957, nella Sala degli Orazi e Curiazi del Palazzo dei Conservatori, vengono firmati i Trattati di Roma che istituiscono la Comunità economica europea e la Comunità europea dell’energia atomica. È forse l’avvenimento più recente di portata mondiale accaduto sul colle, e accade in una sala decorata ad affresco dal Cavalier d’Arpino, cioè da un pittore della generazione immediatamente successiva a quella di cui Vasari aveva scritto la storia.
Nel marzo 2017, sempre in Campidoglio, i capi di Stato e di governo dell’Unione europea hanno firmato la Dichiarazione di Roma nel sessantesimo anniversario dei Trattati. La continuità simbolica del luogo, in questo caso, era esplicita e voluta.
Chi è passato da Vasari e Roma ai Musei Capitolini — i 450 anni dalla morte
Sulla composizione del pubblico della mostra non esistono dati pubblicati da citare con precisione. Quello che si può dire riguarda chi passa, in senso storico e in senso quotidiano, da quelle sale e da quel colle.
In senso storico l’elenco è vertiginoso. Sul Campidoglio sono passati i trionfatori della Repubblica, gli imperatori, i senatori medievali, Cola di Rienzo, che nel 1347 vi stabilì la sede del suo governo popolare e che proprio lì trovò la morte nel 1354. Vi è passato Petrarca, incoronato poeta nel 1341 con una cerimonia che recuperava consapevolmente un rito antico. Vi sono passati Carlo V nel 1536 e Michelangelo subito dopo, con il cantiere della piazza. Vi è passato Goethe, che nel Viaggio in Italia descrive il colle, e con lui l’intero flusso dei viaggiatori del Grand Tour, per i quali i Musei Capitolini erano una tappa obbligata: la Venere Capitolina, il Galata morente e lo Spinario erano fra le sculture più copiate, disegnate e discusse d’Europa.
In senso contemporaneo, dalle sale di Palazzo Caffarelli passano ogni anno le grandi mostre civiche romane e il pubblico che le segue. Nel calendario del 2026, oltre a Vasari, il museo ha ospitato o ospita la mostra su Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel Novecento, dal 9 giugno al 13 dicembre 2026; la mostra Angeli, messaggeri, custodi e viandanti, dal 13 maggio al 1° novembre 2026; Il non finito, fra poetica e tecnica esecutiva, dal 15 gennaio 2026 al 4 gennaio 2027; l’esposizione permanente dei Colori dell’Antico con i marmi Santarelli, aperta dal 13 aprile 2022 e programmata fino al 30 aprile 2032; e un appuntamento dedicato al Colosso di Costantino nel dicembre 2026. Chi ha perso Vasari trova quindi, nello stesso luogo, un’offerta ampia e continuativa.
C’è poi una categoria di visitatori che merita una nota: gli studenti e gli studiosi. Una mostra costruita su disegni, lettere e incisioni ha un pubblico specialistico consistente, fatto di dottorandi, storici dell’arte e conservatori che vengono a vedere fogli normalmente conservati in riserva e inaccessibili. Per loro una mostra come quella è un’occasione di lavoro, non di svago, ed è anche per questo che i cataloghi di esposizioni del genere restano strumenti di riferimento a lungo dopo la chiusura. Il catalogo di Vasari e Roma, a 35 euro, è oggi la traccia più consistente che resta dell’esposizione e la si trova nel circuito delle librerie museali e specializzate.
Cosa c’è intorno al Campidoglio
Il colle capitolino si trova nel punto di massima densità monumentale di Roma, e questo consente di costruire itinerari di mezza giornata senza mai usare un mezzo pubblico.
Sul colle stesso
Oltre ai Musei Capitolini e alla piazza del Campidoglio, il colle ospita la Basilica di Santa Maria in Aracoeli, che si raggiunge dalla scalinata ripidissima che sale parallela alla Cordonata Capitolina: centoventiquattro gradini costruiti a metà del Trecento come ex voto. L’interno, a tre navate con colonne di reimpiego antico e un soffitto ligneo dorato, è uno degli spazi medievali meglio conservati del centro storico ed è quasi sempre vuoto, perché la fatica della scalinata scoraggia. Chi non se la sente di salire i gradini può arrivarci dal fianco, passando dalla piazza del Campidoglio.
A meno di dieci minuti a piedi
Scendendo verso nord si arriva in un attimo all’Altare della Patria, la cui terrazza superiore, raggiungibile con ascensore a pagamento, offre l’unica veduta dall’alto che comprende contemporaneamente i Fori, il centro storico e le cupole. Poco più in là si aprono i Mercati di Traiano, che ospitano il Museo dei Fori Imperiali e che sono uno dei complessi meglio conservati dell’architettura romana di età traianea.
Alle pendici del colle, sul lato del Foro, si trova il Carcere Mamertino, la struttura sotterranea legata per tradizione alla prigionia di Pietro e Paolo e più concretamente al carcere di Stato della Roma repubblicana. Proseguendo lungo via dei Fori Imperiali si arriva al Colosseo in un quarto d’ora, con il Palatino sulla destra.
Verso il Tevere
Scendendo dal lato opposto, verso sud ovest, si entra nella zona del Foro Boario e della Bocca della Verità, con i due templi repubblicani meglio conservati di Roma poco distanti. Da lì il Circo Massimo si raggiunge in cinque minuti, e l’Isola Tiberina in poco di più risalendo il lungotevere. È l’itinerario che consiglio a chi ha già visto i Fori e vuole una passeggiata meno affollata.
Il museo gemello
Merita un discorso a parte la Centrale Montemartini, distaccamento dei Musei Capitolini collocato in una ex centrale termoelettrica sulla via Ostiense. Le sculture antiche vi sono esposte fra turbine e motori diesel, in un accostamento fra archeologia classica e archeologia industriale che è fra le idee museografiche più riuscite d’Italia. È compresa nella Capitolini Card, si raggiunge con la metro B fermata Garbatella e resta uno dei musei romani meno frequentati in rapporto alla qualità di quello che espone.
Dove fermarsi
La caffetteria della terrazza di Palazzo Caffarelli è accessibile anche senza biglietto del museo tramite l’ingresso da via delle Tre Pile, e questa è una delle informazioni più utili che si possano dare a chi passa dal Campidoglio: si può prendere un caffè con una delle viste più belle di Roma senza pagare l’ingresso. Il consiglio, per chi vuole mangiare qualcosa di serio, è comunque scendere verso il Ghetto o verso il rione Monti, perché la fascia immediatamente attorno a Piazza Venezia è quella con il rapporto qualità prezzo peggiore del centro storico.
Domande veloci
La mostra Vasari e Roma è ancora visitabile?
No. La mostra si è chiusa il 6 settembre 2026. Era iniziata il 20 marzo 2026 con chiusura prevista al 19 luglio, poi prorogata. Chi arriva oggi in Campidoglio trova le altre mostre in calendario, non questa.
Dove si teneva esattamente?
Ai Musei Capitolini, nelle sale espositive di Palazzo Caffarelli, l’ala del complesso che affaccia sul lato sud occidentale del colle e che ospita anche la terrazza panoramica.
Chi ha curato la mostra?
La curatela era di Alessandra Baroni, secondo quanto indicato dal sito ufficiale dei Musei in Comune.
Quante opere erano esposte?
Oltre settanta, secondo la descrizione ufficiale: disegni, stampe, incisioni, lettere, medaglie, sculture e dipinti. Un elenco puntuale dei singoli pezzi non viene riportato qui perché non sarebbe verificabile con la precisione necessaria.
Quando è morto Giorgio Vasari?
Il 27 giugno 1574, a Firenze. Era nato ad Arezzo il 30 luglio 1511. Il quattrocentocinquantesimo anniversario della morte è quindi caduto nel 2024, e la mostra capitolina del 2026 ha chiuso il ciclo celebrativo aperto in quell’anno.
Perché una mostra sul 450esimo nel 2026 e non nel 2024?
Perché i cicli celebrativi di questa portata vengono distribuiti su più stagioni fra le città coinvolte. Arezzo, città natale, e Firenze, città di adozione e di morte, hanno avuto il loro momento; il contributo romano è arrivato in coda, a chiusura.
Esiste un catalogo?
Sì, al prezzo di 35 euro, offerto gratuitamente ai possessori di MIC card in corso di validità. A mostra chiusa resta la traccia più completa dell’esposizione.
Che opere di Vasari si possono vedere a Roma in modo permanente?
L’impresa romana più nota è la decorazione della Sala dei Cento Giorni nel Palazzo della Cancelleria, eseguita nel 1546 per il cardinale Alessandro Farnese. L’accesso al palazzo, che è proprietà extraterritoriale della Santa Sede, non segue gli orari di un museo ordinario e va verificato di volta in volta.
Qual è il libro per cui Vasari è famoso?
Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, pubblicate a Firenze in due edizioni: la torrentiniana del 1550 e la giuntina del 1568, quest’ultima molto ampliata e dotata dei ritratti xilografici degli artisti e dell’autobiografia dell’autore.
Quanto costa entrare ai Musei Capitolini?
Le tariffe ordinarie del solo museo sono 15,00 euro intero e 9,50 euro ridotto. Nei periodi con mostra compresa il prezzo sale: fra il 7 settembre e il 1° novembre 2026 l’ingresso per i non residenti è 16,50 euro intero e 11,00 euro ridotto. Le cifre cambiano con il calendario espositivo e vanno rilette sul sito prima della visita.
I romani pagano?
No. I residenti a Roma e nella Città Metropolitana entrano gratuitamente esibendo un documento di identità, così come i possessori di MIC card e le categorie di gratuità previste dalla normativa comunale.
Che cos’è la Capitolini Card?
Un titolo valido sette giorni che comprende l’ingresso ai Musei Capitolini e alla Centrale Montemartini: 15,50 euro intero, 11,50 euro ridotto. Mezzo euro in più della tariffa base del solo museo.
Quali sono gli orari?
Tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, con ultimo ingresso un’ora prima. Il 24 e il 31 dicembre l’apertura è ridotta alle 9.30-14.00. Le chiusure annuali sono il 1° maggio e il 25 dicembre.
Si possono comprare i biglietti online?
Sì, online, tramite il call center 060608 o in biglietteria, con un diritto di prevendita di 1,00 euro. I biglietti preacquistati non sono rimborsabili né modificabili: la data scelta va rispettata.
Ci sono audioguide?
Sì. La videoguida costa 6,00 euro, l’audioguida 4,00 euro, la versione per bambini e famiglie sempre 4,00 euro. I gruppi possono noleggiare radioguide con trenta riceventi a 18,00 euro.
Il museo è accessibile alle persone con disabilità?
In gran parte sì. Sono presenti ascensori, servoscala e rampe, e l’ingresso è gratuito per la persona con disabilità e un accompagnatore. Gli edifici storici pongono però alcuni limiti residui: conviene consultare la pagina degli avvisi e, in caso di esigenze specifiche, telefonare al 060608 prima di partire.
Ci sono servizi per visitatori ciechi o sordi?
Sì. Per i ciechi e gli ipovedenti esistono supporti tattili permanenti su alcune opere principali e programmi educativi dedicati. Per i visitatori sordi sono disponibili videoguide in Lingua dei Segni Italiana, compreso un percorso generale, una presentazione della storia del Campidoglio su postazione touchscreen e una videoguida della Pinacoteca.
Quanto tempo serve per visitare i Musei Capitolini?
Almeno tre ore per il percorso permanente fatto con calma, fra Palazzo dei Conservatori, Galleria Lapidaria, Palazzo Nuovo, Tabularium e Pinacoteca. Una mostra temporanea aggiunge da quaranta minuti a un’ora e mezza a seconda del tipo di materiale esposto.
Qual è il momento migliore per andare?
La prima ora dopo l’apertura o le ultime due ore del pomeriggio, in un giorno feriale e fuori dall’alta stagione. Il museo è aperto sette giorni su sette, quindi il lunedì diventa un’opzione preziosa quando molti altri musei romani sono chiusi.
Come si arriva al Campidoglio?
A piedi da Piazza Venezia salendo la Cordonata Capitolina, oppure dalla fermata Colosseo della metro B risalendo via dei Fori Imperiali in una quindicina di minuti. L’auto è sconsigliata: l’area è in zona a traffico limitato e i parcheggi mancano.
La statua di Marco Aurelio in piazza è l’originale?
No, quella all’aperto è una copia. L’originale in bronzo dorato è conservato all’interno del museo, nell’Esedra a lui dedicata, per ragioni di conservazione.
Che cosa c’è sotto Palazzo Caffarelli?
Le fondazioni in blocchi di tufo del tempio di Giove Ottimo Massimo Capitolino, il santuario principale dello Stato romano, visibili all’interno del percorso museale nelle sale dell’Esedra.
Si può salire alla terrazza senza pagare il museo?
La caffetteria con terrazza di Palazzo Caffarelli ha un accesso indipendente da via delle Tre Pile. Gli orari di quel servizio possono differire da quelli del museo, quindi conviene verificarli prima di fare affidamento sulla sosta.
Quali mostre ci sono ora ai Musei Capitolini?
Nel calendario 2026 figurano la mostra su Diego Rivera dal 9 giugno al 13 dicembre, Angeli dal 13 maggio al 1° novembre, Il non finito dal 15 gennaio 2026 al 4 gennaio 2027, i Colori dell’Antico con i marmi Santarelli fino al 30 aprile 2032 e un appuntamento sul Colosso di Costantino nel dicembre 2026. Il programma va confermato sul sito ufficiale, perché le date subiscono proroghe e variazioni.
Vasari ha lavorato al Campidoglio?
Non risulta un intervento di Vasari sul cantiere capitolino, che fu di Michelangelo e dei suoi continuatori. Il legame di Vasari con il Campidoglio è di altro tipo: è lui che nelle Vite racconta il progetto michelangiolesco, ed è quindi una delle fonti attraverso cui quel progetto è arrivato fino a noi.
A nostro giudizio Vasari e Roma è stata una mostra difficile e giusta. Difficile perché costruita su materiali che chiedono lettura lenta e che non producono la fotografia da portare a casa. Giusta perché ha messo in discussione l’automatismo per cui Vasari appartiene a Firenze e basta, e perché lo ha fatto nel luogo che meglio di ogni altro rappresenta la continuità fra la Roma antica, la Roma dei papi e la Roma civica. Chi non l’ha vista può consolarsi: le sale di Palazzo Caffarelli restano, il museo sotto di esse è uno dei più densi d’Europa, e il prossimo appuntamento è già in calendario. Il Campidoglio ha il vantaggio di non deludere mai chi ci torna.
Domande frequenti su Vasari e Roma ai Musei Capitolini, i 450 anni dalla morte
Che cos’era la mostra Vasari e Roma?
Vasari e Roma era una mostra ai Musei Capitolini di Roma, allestita nelle sale di Palazzo Caffarelli, dedicata al rapporto fra Giorgio Vasari e la città, in occasione dei 450 anni dalla sua morte. Il percorso comprendeva oltre settanta opere fra disegni, stampe, incisioni, lettere, medaglie, sculture e dipinti.
Dove si teneva la mostra Vasari e Roma?
La mostra Vasari e Roma si teneva ai Musei Capitolini, nelle sale espositive di Palazzo Caffarelli, l’ala del complesso che affaccia sul lato sud occidentale del colle capitolino e che da anni funziona come spazio per le esposizioni temporanee del museo.
La mostra Vasari e Roma è ancora visitabile?
No, la mostra Vasari e Roma non è più visitabile: si è chiusa il 6 settembre 2026. Era iniziata il 20 marzo 2026 con chiusura prevista al 19 luglio, poi prorogata di sette settimane. Chi arriva oggi al Campidoglio trova le altre mostre in calendario ai Musei Capitolini, non questa.
Chi era Giorgio Vasari?
Giorgio Vasari nacque ad Arezzo il 30 luglio 1511 e morì a Firenze il 27 giugno 1574. È noto soprattutto come autore della biografia più letta di Michelangelo, l’architetto che ridisegnò la piazza del Campidoglio sopra la quale si trovava la mostra a lui dedicata ai Musei Capitolini.
Quali sono orari e indirizzo dei Musei Capitolini?
L’indirizzo dei Musei Capitolini è Piazza del Campidoglio 1, 00186 Roma. L’orario ordinario è tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, con ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. Le tariffe cambiano in funzione delle mostre temporanee in corso, quindi vanno sempre rilette sul sito ufficiale prima di partire.
I Musei Capitolini sono accessibili alle persone con disabilità?
Sì, l’ingresso ai Musei Capitolini è gratuito per le persone con disabilità e per un familiare o altro accompagnatore, una gratuità riconosciuta su tutta la rete dei musei civici romani. Sul piano della mobilità il complesso dispone di ascensori, servoscala e rampe per superare i dislivelli del percorso.
Che cosa c’è vicino ai Musei Capitolini?
Vicino ai Musei Capitolini, sul colle stesso, si trova la Basilica di Santa Maria in Aracoeli, raggiungibile da una scalinata ripidissima di centoventiquattro gradini, parallela alla Cordonata Capitolina disegnata da Michelangelo che sale invece verso la piazza del Campidoglio.
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