La Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

La Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa si percorre lungo la strada numero 218, quella che dal fondovalle di Ariccia risale verso Rocca di Papa, e il tratto interessato dal fenomeno cade intorno al chilometro 11,600, in corrispondenza delle coordinate 41 gradi 44 primi 05 secondi Nord e 12 gradi 41 primi 30 secondi Est. Non c'è un cancello, non c'è una biglietteria, non c'è un orario: è una strada pubblica aperta al traffico ventiquattro ore su ventiquattro, l'accesso è gratuito e non serve prenotare nulla. Ci si arriva in automobile, ed è di fatto l'unico modo sensato: da Roma si prende il Grande Raccordo Anulare, si esce sull'Appia in direzione Albano Laziale, si attraversa Albano, si passa il ponte monumentale di Ariccia e appena fuori dall'abitato si imbocca la salita verso Rocca di Papa. Dal centro di Roma sono poco meno di trenta chilometri e, traffico permettendo, quaranta minuti abbondanti. Il servizio di autobus extraurbani collega Ariccia e Rocca di Papa, ma le fermate non sono pensate per chi vuole fermarsi a metà bosco: chi non ha l'auto faccia base ad Ariccia o a Rocca di Papa e verifichi gli orari sul sito del vettore regionale prima di partire. Una premessa che conta più di tutto il resto: qui non si scende dall'auto in mezzo alla carreggiata e non si mette il cambio in folle in mezzo al traffico. Si accosta dove la piazzola lo consente, si lascia il veicolo con il freno inserito e si guarda da fermi, a piedi, sul margine.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Tour a piedi✦ Il classico

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Il contesto in cui tutto questo accade è quello del Parco dei Castelli Romani, l'area protetta regionale che dal 1984 tutela i rilievi del vulcano spento a sud di Roma e che ha la propria sede amministrativa proprio a Rocca di Papa, in via Cesare Battisti 5.

Che cos'è davvero La Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

Chiamarla salita discesa è già mezza spiegazione e mezzo inganno. Il nome popolare nasce dal fatto che, fermando l'automobile in un punto preciso di quel tratto e togliendo il freno, il veicolo si muove nella direzione che l'occhio giudica in salita. Lo stesso accade a una bottiglia di plastica lasciata sull'asfalto, a un pallone, a un rivolo d'acqua versato dal bordo. Sembra che qualcosa tiri verso l'alto. Nel lessico locale la strada ha raccolto negli anni una piccola collezione di soprannomi: salita del diavolo, salita stregata, salita miracolosa, strada magica, e nella versione inglese che circola sui siti americani uphill downhill road.

La sostanza è molto meno romanzesca e molto più interessante. Il tratto non inganna la gravità: inganna il sistema con cui il cervello umano decide dove sia il basso. Noi non abbiamo un filo a piombo interno affidabile: l'orecchio interno dà indicazioni grossolane, e quando la vista fornisce un contesto coerente il cervello si fida della vista. Se il contesto visivo è costruito male, come qui, la verticale percepita si sposta di qualche grado e tutto il giudizio sulla pendenza slitta di conseguenza. Il risultato è che una discesa lievissima viene letta come una salita, e un oggetto che rotola tranquillamente verso il basso sembra risalire il pendio.

La Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa appartiene quindi a una famiglia internazionale di luoghi noti agli studiosi di percezione come antigravity hills, spook hills o magnetic hills. Ce ne sono in Scozia, in California, in Corea del Sud, in Australia, e ce ne sono parecchie in Italia. Quella dei Castelli Romani ha il vantaggio di essere a quaranta minuti da Roma e lo svantaggio di essere su una strada trafficata.

Salita del Diavolo
Salita del Diavolo

Dove si trova esattamente La Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

Il chilometro e le coordinate

Il riferimento più affidabile resta il cippo chilometrico: chilometro 11,600 della strada 218, il collegamento fra la Via Appia all'altezza di Ariccia e l'abitato di Rocca di Papa. Le coordinate geografiche indicate dalle schede che si occupano del fenomeno sono 41 gradi 44 primi 05 secondi Nord, 12 gradi 41 primi 30 secondi Est. Il repertorio americano Atlas Obscura, che ha reso il posto famoso fra i viaggiatori anglosassoni, indica un punto lievemente diverso, 41,736934 Nord e 12,695088 Est, perché la zona di percezione anomala non è un punto ma un segmento: si estende per oltre duecento metri, e l'effetto cambia intensità a seconda di dove ci si ferma e da che parte si guarda.

Come arrivare in auto alla Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

Il percorso più semplice da Roma è l'uscita del Grande Raccordo Anulare verso la Via Appia Nuova, poi Frattocchie, Albano Laziale, Ariccia. Superato il ponte monumentale di Ariccia si lascia la Via Appia e si prende la salita per Rocca di Papa, che comincia quasi subito a guadagnare quota fra i castagni. Dopo alcuni tornanti la strada attraversa un tratto boscoso dove l'orizzonte sparisce del tutto: è lì che si entra nella zona interessata. Chi arriva dall'alto, cioè da Rocca di Papa in direzione Ariccia, percepisce il fenomeno con la polarità invertita, ed è un esercizio che vale la pena di fare in entrambi i sensi nella stessa mattinata.

Un avvertimento sulla navigazione satellitare: i profili altimetrici degli applicativi di navigazione sono ricostruiti da modelli digitali del terreno con una risoluzione verticale di qualche metro, e su un dislivello dell'ordine di un metro su cento non hanno nessuna autorità. Atlas Obscura racconta che per un certo periodo perfino la cartografia online ha restituito quel tratto come effettivamente in salita, cioè ha replicato l'illusione in forma digitale. Se volete una risposta seria, portate una livella a bolla.

Come arrivare con i mezzi pubblici

Non esiste una fermata dedicata alla Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa, e sarebbe strano il contrario: è un segmento di strada extraurbana in mezzo al bosco. Le linee di autobus regionali servono sia Ariccia sia Rocca di Papa con partenze dal capolinea romano di Anagnina, sulla linea A della metropolitana, e la corsa che collega i due centri transita per il tratto in questione. Scendere lungo il percorso è teoricamente possibile ma sconsigliabile: non ci sono marciapiedi continui e la visibilità per chi guida è ridotta proprio dalla morfologia che genera l'illusione. Chi viaggia senza automobile faccia questo ragionamento: si raggiunge Rocca di Papa in autobus, si visita il borgo, e la strada la si guarda dal finestrino sapendo cosa cercare.

Dove si parcheggia e come ci si comporta

Lungo il tratto esistono alcuni slarghi sterrati sul lato a monte, ricavati per i mezzi di servizio e per la manutenzione del bosco. Sono gli unici punti in cui accostare ha senso. Il resto della carreggiata è a doppio senso, con curve cieche e con una velocità di percorrenza reale che di rado rispetta i limiti. Le scene che si vedono nei filmati amatoriali, con l'auto ferma in mezzo alla corsia e il conducente che si sporge dal finestrino, non sono una prova scientifica: sono un incidente che non è ancora successo. La prova si fa a piedi, sul margine, con un oggetto piccolo e con un occhio fisso sul traffico.

Una curiosità su La Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

La curiosità vera non è che la strada inganni l'occhio: è che inganni l'occhio soltanto di chi ci vede. Un pedone non vedente, percorrendo lo stesso tratto, non percepisce alcuna anomalia: sente le gambe che lavorano meno in discesa e di più in salita, e la direzione che il suo corpo gli comunica è quella giusta, non quella che leggono gli altri. Il fenomeno si dissolve nel momento in cui si toglie l'informazione visiva. È il rovescio perfetto dell'idea di partenza: non c'è nulla di strano nella strada, c'è qualcosa di molto particolare in come il nostro cervello costruisce la nozione di orizzontale.

La stessa cosa si verifica, in forma meno drastica, se ci si copre la vista periferica con le mani e si guarda l'asfalto attraverso una fessura stretta. Togliete il paesaggio e l'inganno crolla in un secondo: la strada torna a essere quello che è, un lieve pendio del tutto ordinario. Il CICAP, nella sua scheda enciclopedica sul fenomeno, cita esattamente questo espediente fra i metodi di verifica, insieme alla livella a bolla e al teodolite.

C'è poi un dettaglio che sorprende quasi tutti i visitatori: camminando sulla Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa la fatica è distribuita al contrario di quello che l'occhio si aspetta. Chi percorre a piedi il tratto che sembra in salita si accorge, se sta attento al respiro e alla lunghezza del passo, che il corpo lavora come in una discesa. I frequentatori del posto lo raccontano da anni e gli osservatori stranieri lo hanno annotato per iscritto. Il corpo, semplicemente, non si lascia ingannare quanto l'occhio, e questa dissonanza fra due sensi che di solito vanno d'accordo è la parte più istruttiva di tutta la faccenda. Vale la pena arrivare fin qui anche solo per sperimentarla sulla propria pelle.

La spiegazione del fenomeno della Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

Come il cervello decide dove sia il basso

Il sistema vestibolare dell'orecchio interno funziona come un accelerometro e ci dice in che direzione tira la gravità, ma con una precisione modesta: sotto i pochi gradi di inclinazione la sua risoluzione è insufficiente. Per compensare, il cervello integra l'informazione vestibolare con quella visiva, e in particolare con due indizi molto forti: la linea dell'orizzonte e l'orientamento delle strutture verticali e orizzontali che compongono la scena. Quando questi due indizi sono coerenti e veritieri, la stima è ottima. Quando sono falsati, la stima slitta e il nostro giudizio di pendenza slitta con essa.

Nel tratto fra Ariccia e Rocca di Papa entrambi gli indizi sono corrotti. L'orizzonte reale non è visibile, perché il bosco e il rilievo lo occultano. Al suo posto l'occhio adopera come riferimento la linea dove finisce la vegetazione, che è a sua volta inclinata e mente. Le pendenze contigue, molto più marcate del tratto osservato, entrano nel confronto e spostano il termine di paragone: davanti a una rampa al dieci per cento, un pendio all'uno per cento nella direzione opposta viene letto come piatto o addirittura come salita. È lo stesso motivo per cui una stanza con i muri leggermente fuori squadro produce un capogiro.

Lo studio scientifico che ha chiuso la questione

Il lavoro di riferimento è stato pubblicato nel 2003 su Psychological Science, una delle riviste storiche della psicologia sperimentale: Paola Bressan, Luigi Garlaschelli e Monica Barracano, Antigravity Hills are Visual Illusions, volume 14, numero 5, pagine 441 e seguenti. Gli autori non si sono limitati a misurare una strada: hanno ricostruito in laboratorio tutti i tipi noti di antigravity spot con modelli in scala, e hanno poi variato sistematicamente, in quattro esperimenti, il numero di segmenti stradali visibili, la loro inclinazione e l'altezza dell'orizzonte visibile. La conclusione è netta e riproducibile: l'effetto nasce da una stima errata del livello degli occhi rispetto alla gravità, prodotta da inclinazioni contestuali o da una falsa linea d'orizzonte. Ricreando quelle condizioni in miniatura, sopra un tavolo, l'illusione compare identica.

È un punto che merita di essere sottolineato perché smonta l'obiezione più comune. Chi difende la spiegazione magnetica dice: ma allora perché il fenomeno non si vede ovunque. La risposta è che serve una combinazione geometrica precisa, la stessa che gli sperimentatori hanno saputo riprodurre a piacere in laboratorio. Non è la strada a essere speciale: è la geometria del suo intorno.

Perché una livella a bolla basta

Portatevi in tasca una livella da falegname, di quelle da venti centimetri. Appoggiatela sull'asfalto, nel punto in cui l'occhio giura che si stia guardando una salita, e leggete la bolla. La bolla non ha occhi, non vede il bosco, non confronta pendenze: obbedisce alla gravità e basta. Vi dirà, in mezzo secondo, in quale direzione scende davvero la strada. È l'esperimento più elegante che si possa fare qui, costa pochi euro e non richiede di mettere in moto nulla.

Il rilievo topografico del 2009 sulla Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

Nel febbraio del 2009 il gruppo laziale del CICAP, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze, portò sul posto una stazione totale Topcon GTS 220, cioè un teodolite elettronico da cantiere, e misurò il tratto con criteri professionali. L'indagine, firmata da Enrico Speranza e condotta con i rilievi del geometra Gianni Catracchia, si svolse domenica 22 febbraio 2009. Le battute furono prese ogni cinque metri lungo un percorso di oltre duecento metri, con infittimenti dell'ordine di ottanta centimetri nei punti in cui l'effetto percettivo è più forte.

Il risultato fu una pendenza dell'ordine dell'uno per cento, cioè un metro di dislivello ogni cento metri di sviluppo, in senso opposto a quello che l'occhio dichiara. Un metro su cento è pochissimo: è la pendenza di una rampa di scolo, il genere di inclinazione che nessuno percepisce consapevolmente nemmeno in pianura. Ma è più che sufficiente per far rotolare una bottiglia e per far muovere un'automobile in folle su asfalto asciutto. Il commento del rilevatore fu che la distorsione visiva risulta accentuata dalla vegetazione e dai dislivelli precedenti e successivi. Due variabili, nessuna delle quali contiene magneti.

Il documento ha un valore che va oltre il caso specifico. Un teodolite non discute, non ha opinioni e non si fa suggestionare: restituisce quote. Chiunque voglia sostenere che a Rocca di Papa la gravità si comporti diversamente dal resto del pianeta deve prima spiegare perché la stazione totale non se ne sia accorta. Fino a oggi nessuno lo ha fatto.

Una cosa che non ti dice nessuno su La Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

La cosa che quasi nessuno racconta è che il posto non è mai stato un segreto locale scoperto per caso da un turista. Nei paesi intorno la faccenda si sapeva da generazioni, ed era materia da carrettieri e da automobilisti della domenica ben prima che qualcuno ne scrivesse. Quello che è cambiato, e che ha prodotto il fenomeno di massa, è la pubblicazione: nel momento in cui un giornalista ne fece un articolo, la voce uscì dal circuito dei Castelli Romani e in poche settimane arrivò dall'altra parte dell'oceano. Da allora il flusso non si è più fermato, e oggi la maggior parte dei visitatori stranieri arriva qui avendo letto la scheda in inglese di un repertorio americano di curiosità geografiche, non una fonte italiana.

La seconda cosa che non vi dirà nessuno è più pratica e riguarda le condizioni dell'esperimento. L'effetto è affidabile solo con asfalto asciutto e pulito. Con il fondo bagnato l'attrito cambia, con le foglie di castagno accumulate in autunno un pallone non rotola affatto, e con la luce radente delle prime ore del mattino o del tramonto le ombre lunghe degli alberi modificano il contesto visivo e attenuano l'illusione. Il momento migliore, paradossalmente, è la luce piatta di una giornata coperta a metà mattina: l'inganno funziona al massimo quando il paesaggio è uniforme e non offre appigli.

Terza cosa, e non è un dettaglio: la zona esatta si sposta. Le manutenzioni del manto stradale, i rifacimenti delle banchine e soprattutto i tagli e le ricrescite della vegetazione modificano il contesto visivo e quindi la posizione del punto in cui l'effetto è massimo. Chi torna dopo qualche anno sul tratto che ricordava può trovare l'illusione spostata di qualche decina di metri o attenuata. È la prova sperimentale più chiara che il fenomeno dipende da quello che si vede e non da quello che c'è sotto l'asfalto: il sottosuolo, di anno in anno, non cambia affatto.

La geologia dei Colli Albani sotto la Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

Il vulcano Laziale

Tutto il rilievo su cui corre la Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa appartiene al vulcano Laziale, l'apparato che forma i Colli Albani. La sua storia comincia intorno a trecentosessantamila anni fa con una fase di esplosioni imponenti e colate piroclastiche, quelle che hanno depositato i tufi, le pozzolane nere e rosse e il tufo lionato con cui è costruita metà Roma antica. A quella fase seguì, intorno a duecentottantamila anni fa, la costruzione dell'apparato delle Faete dentro una caldera larga una quindicina di chilometri: è la fase che ha edificato Monte Cavo e i rilievi che oggi separano Rocca di Papa dal fondovalle.

L'ultima fase, fra duecentomila e diciannovemila anni fa, è idromagmatica: acqua di falda e magma che si incontrano e producono esplosioni violentissime e crateri larghi e poco profondi. Gli studi più recenti collocano le ultime manifestazioni eruttive intorno a trentaseimila anni fa e negano eruzioni in epoca storica. Il vulcano è quiescente, con emissioni gassose e una sismicità moderata monitorata in permanenza.

I laghi che nascono dai crateri

Le due conche d'acqua che segnano il paesaggio sono figlie di quella terza fase. Il lago di Albano, detto anche di Castel Gandolfo, e il lago di Nemi occupano crateri di esplosione idromagmatica riempiti dalla falda. Attorno a loro ci sono altri bacini oggi prosciugati o cancellati dall'erosione, e questa morfologia a conche chiuse e creste è esattamente la ragione geometrica per cui, in molti punti di questa zona, l'orizzonte vero è invisibile e i pendii di riferimento sono numerosi e discordanti.

Perché la geologia non spiega il fenomeno, ma spiega perché accade qui

Va detto con chiarezza: la natura vulcanica del terreno non produce nessuna anomalia gravitazionale percepibile e nessun campo magnetico capace di spostare un'automobile. Le rocce basaltiche hanno una magnetizzazione residua misurabile con gli strumenti, ma parliamo di intensità che non muovono neanche una graffetta, figurarsi una vettura da una tonnellata e mezzo. Chi invoca il magnetismo, oltretutto, dovrebbe spiegare come mai l'effetto riguardi anche palloni di gomma e bottiglie di plastica, materiali del tutto insensibili ai campi magnetici.

La geologia, però, spiega benissimo perché questo genere di illusione sia frequente proprio nei Castelli Romani: un paesaggio nato da collassi calderici e crateri di esplosione produce pendii ravvicinati e contrastanti, orizzonti mozzi e boschi fitti sui versanti. Sono precisamente gli ingredienti che gli sperimentatori hanno dovuto ricostruire in laboratorio per riprodurre l'effetto. Qui la natura li ha messi insieme da sola, e la strada moderna ci è passata in mezzo.

Il mito della strada magnetica e le leggende della salita del diavolo

Da dove viene il diavolo

Il soprannome di salita del diavolo appartiene a una tradizione popolare vastissima: in tutta Europa i luoghi dove la natura sembra comportarsi in modo scorretto vengono attribuiti al maligno, e la toponomastica italiana è piena di ponti, grotte, marmitte e sedie del diavolo. Nei Castelli Romani il nome ha trovato terreno fertile perché la zona era già carica di sacralità antica e di fama magica. La designazione è folklore, non cronaca: nessuna fonte storica racconta un patto, un'apparizione o un fatto di sangue all'origine del nome, e chi ve lo racconta come episodio documentato sta facendo letteratura.

Diana, il bosco sacro e le navi di Caligola

Le suggestioni che alimentano la leggenda vengono da un patrimonio archeologico reale, ma che con la strada non ha rapporto. Sulla riva del lago di Nemi sorgeva il santuario di Diana Nemorense, uno dei luoghi di culto più arcaici e inquietanti del Lazio, con il celebre rito del rex nemorensis, il sacerdote schiavo fuggitivo che conservava la carica finché non veniva ucciso dal successore. Dal fondo dello stesso lago sono emerse nel Novecento le due grandi navi da cerimonia fatte costruire da Caligola, oggi note attraverso i resti e la documentazione conservati a Nemi. Aggiungete la Via Sacra che saliva al tempio di Giove Laziale su Monte Cavo e avrete la ragione per cui, in questa zona, qualunque stranezza viene subito ricondotta a una memoria sacrale.

È una associazione affascinante e del tutto priva di fondamento causale. Il santuario di Diana è a diversi chilometri di distanza e su un altro versante; le navi di Caligola giacevano sul fondo di un lago che non ha alcun rapporto idraulico o strutturale con quel tratto di carreggiata; il tempio di Giove Laziale è in cima a un monte che si vede a malapena da laggiù. La sacralità dei Colli Albani è un fatto storico enorme, e merita di essere raccontata per quello che è, non usata come stampella per una spiegazione che non serve.

Perché le spiegazioni magnetiche e paranormali non reggono

Le teorie circolate negli anni, elencate con pazienza dai divulgatori che si sono occupati del caso, vanno dai forti campi magnetici sotterranei alle alterazioni locali del campo gravitazionale, fino a un oggetto volante non identificato sepolto da qualche parte nei dintorni. Hanno tutte lo stesso difetto: non prevedono nulla di verificabile e non reggono al primo controllo. Un campo magnetico non agisce su plastica, gomma e acqua. Una anomalia gravitazionale in grado di far risalire un'auto richiederebbe una massa concentrata che deformerebbe il paesaggio e sarebbe stata rilevata da qualunque campagna gravimetrica. Un'anomalia locale della verticale di quella entità sarebbe segnalata da tutti i cantieri della zona, perché renderebbe impossibile costruire un muro a piombo.

La mia opinione, dopo anni passati ad accompagnare gruppi in posti come questo, è che la spiegazione ottica sia molto più affascinante della versione magica, e che valga la pena raccontarla per intero. La magia sarebbe un fatto esterno, banale e inerte. L'illusione invece riguarda noi: dimostra che la nostra percezione dell'orizzontale è una costruzione, non una lettura diretta del mondo, e che basta togliere un orizzonte per farla sbandare. Uscire da qui sapendo questo vale infinitamente di più che uscire con un video di un'auto che rotola.

Il consiglio che ti do per visitare La Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

Il consiglio numero uno è di non fare la cosa che fanno tutti. Mettere l'auto in folle su una strada aperta al traffico, con curve cieche a monte e a valle, è un rischio sproporzionato rispetto a quello che si ottiene. Si ottiene un video di sei secondi che assomiglia a diecimila altri. Si rischia un tamponamento su un veicolo fermo in carreggiata, e in quel caso la responsabilità è di chi si è fermato. Portate invece una bottiglia d'acqua piena, un'arancia, una biglia di vetro: vi danno lo stesso effetto, si usano dal margine della strada e non pesano una tonnellata.

Il consiglio numero due è di arrivare attrezzati per capire, non solo per stupirvi. Una livella a bolla da venti centimetri in tasca cambia completamente la visita: prima guardate e vi lasciate ingannare, poi appoggiate la livella e vedete la bolla dire il contrario, poi rifate l'esperienza sapendo la verità e vi accorgete che l'illusione resiste lo stesso. È la parte migliore del pomeriggio, quella in cui l'occhio continua a sbagliare anche dopo che la mente ha capito. Un piccolo goniometro o una applicazione di livella sul telefono funzionano, ma la bolla fisica è più convincente e non ha bisogno di tarature.

Il terzo consiglio riguarda l'organizzazione della giornata. La Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa da sola vale venti minuti, non di più: chi ci viene apposta da Roma e torna indietro subito ha fatto un'ora e mezza di strada per una curiosità. Vale invece moltissimo come primo tassello di un giro dei Castelli Romani. Il mio ordine preferito è questo: partenza presto, Ariccia con il ponte e il mercato, poi la salita e il tratto anomalo, poi Rocca di Papa e il belvedere sul lago, poi Nemi a metà pomeriggio e rientro. Dodici ore piene, quattro fermate serie, un solo pieno di benzina.

Quarto e ultimo: andateci in un giorno feriale. Nei fine settimana di primavera, e in particolare nelle domeniche di maggio e giugno, il tratto raccoglie una fila di automobili ferme e di persone in mezzo alla strada che rende sia l'esperimento sia la sicurezza un problema. Un martedì mattina di ottobre, con il bosco che comincia a cambiare colore, è un'altra cosa.

La sicurezza sulla Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

Va ripetuto perché è il punto su cui si gioca tutto il resto: siamo su una strada extraurbana aperta, percorsa ogni giorno da pendolari, autobus di linea, camion della manutenzione forestale e motociclisti. Non è un'area attrezzata, non è un parco a tema, non c'è alcuna sorveglianza. Le regole del codice della strada valgono integralmente: fermarsi in carreggiata fuori dai casi consentiti è una violazione, e in curva è una violazione pericolosa.

Le poche precauzioni che rendono la visita ragionevole sono banali. Accostate solo negli slarghi, con le quattro frecce inserite e il freno di stazionamento tirato. Fate scendere i passeggeri dal lato a monte, mai verso la corsia. Se avete bambini, teneteli per mano per tutto il tempo: il rumore del bosco maschera quello dei veicoli in arrivo e la percezione della distanza, in quel contesto visivo alterato, è a sua volta poco affidabile. Indossate qualcosa di chiaro o riflettente se restate a bordo strada. E rinunciate senza rimpianti se trovate nebbia, pioggia o fondo bagnato: l'esperimento non funziona bene e la visibilità peggiora per tutti.

Un'ultima nota che nessuno mette per iscritto: il fenomeno si osserva perfettamente anche restando in auto e guidando lentamente nei due sensi, senza fermarsi. Guardate la strada davanti a voi e poi guardate il contagiri e il comportamento del veicolo a gas rilasciato, e capirete subito che la macchina sta facendo il contrario di quello che l'occhio racconta. Questo modo di provare non richiede di occupare la carreggiata e non mette in pericolo nessuno.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto risaputo è che la Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa non è un caso unico nel Lazio, e nemmeno il più comodo da osservare. Nella provincia di Frosinone due altri tratti stradali producono la stessa illusione: uno ad Alvito, nella valle di Comino, e uno a Pescosolido, ai piedi dei monti della Meta. Sono meno frequentati, meno trafficati e per questo più adatti a un'osservazione tranquilla, anche se richiedono un viaggio ben più lungo da Roma.

Quello che si cita poco è la dimensione nazionale del fenomeno. L'elenco italiano delle salite in discesa documentate copre quasi tutte le regioni: in Abruzzo la strada che sale alla chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta a Rosciolo dei Marsi; in Calabria un tratto nel territorio di Lamezia Terme; in Campania a Sala Consilina e sulla strada da Benevento verso Pietrelcina; in Piemonte a Roccabruna nel Cuneese e a Barengo nel Novarese; in Puglia sulla provinciale fra Corato e Poggiorsini, sul Gargano e sul collegamento fra Taranto e Martina Franca; in Sardegna nei pressi di Santu Lussurgiu e sulla strada fra Alghero e Villanova Monteleone; in Toscana fra Filattiera e Caprio in Lunigiana; in Trentino a Montagnaga di Baselga di Piné; in Umbria a San Gemini; in Veneto sulla provinciale di Sant'Anna d'Alfaedo nel Veronese.

Messa in fila, questa geografia dice una cosa sola e la dice ad alta voce. Se il fenomeno si presentasse in un unico punto del pianeta si potrebbe discutere di una particolarità locale. Presentandosi in decine di luoghi accomunati non dalla geologia, che è diversissima caso per caso, ma dalla configurazione visiva del paesaggio, la conclusione si impone da sola: la variabile comune non è quello che c'è sotto, è quello che si vede intorno. Il Lazio vulcanico, la Lunigiana appenninica, il Salento carsico e la Sardegna cristallina non hanno nulla in comune nel sottosuolo. Hanno in comune pendii contigui discordanti e orizzonti nascosti.

Gli altri inganni ottici di Roma e dei Castelli Romani

Via Piccolomini e la cupola che si allontana

Il più spettacolare dei trucchi prospettici romani si osserva percorrendo Via Piccolomini, sul Gianicolo, in direzione della cupola di San Pietro. Man mano che ci si avvicina, la cupola sembra rimpicciolire e allontanarsi; allontanandosi, cresce. È il cosiddetto effetto di costanza di grandezza mandato in crisi dalla scomparsa dei riferimenti intermedi: i muri alti che fiancheggiano la strada tolgono all'occhio ogni termine di paragone e il cervello, non potendo più stimare la distanza, sbaglia anche la grandezza. Vale un quarto d'ora, si fa a piedi e non costa nulla.

Il Giardino degli Aranci

Un effetto della stessa famiglia, più tenue ma più fotogenico, si coglie dal Giardino degli Aranci sull'Aventino, prendendo ancora una volta come riferimento lontano la cupola di San Pietro oltre il Tevere. Qui il gioco è fra la cornice dei pini e la scala del panorama: la cupola appare in una relazione dimensionale con il primo piano che la vista fatica a stabilizzare.

La galleria di Palazzo Spada

Il capolavoro assoluto della categoria, a Roma, è la galleria prospettica che Francesco Borromini realizzò nel 1653 a Palazzo Spada. Il corridoio, lungo in realtà appena otto metri e ottantadue centimetri, sembra estendersi per una trentina di metri, e la statua che chiude la fuga, che appare di dimensioni monumentali, misura circa sessanta centimetri. Borromini ottenne il risultato restringendo progressivamente le pareti, alzando il pavimento, abbassando il soffitto e rimpicciolendo le colonne lungo il percorso. È una illusione costruita a tavolino da un architetto, l'esatto contrario di quella stradale dei Castelli, che è invece del tutto casuale.

Sant'Ignazio e il soffitto che si sfonda

Nella chiesa di Sant'Ignazio di Loyola, in zona Campo Marzio, si concentrano due inganni notevoli: l'affresco della volta della navata, che apre lo spazio verso un cielo popolato e sembra sfondare il tetto, e soprattutto la finta cupola, un grande dipinto prospettico su tela piana realizzato al posto della cupola muraria che non fu mai costruita. Spostandosi di qualche metro rispetto al punto di vista previsto, la cupola si deforma e crolla su se stessa: è la dimostrazione più didattica del fatto che una prospettiva funziona solo da un punto preciso.

Mettere in fila questi quattro luoghi e la Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa produce un itinerario tematico che funziona benissimo con ragazzi delle medie e delle superiori, e che ho proposto molte volte con risultati migliori di qualunque museo della scienza. Due inganni costruiti da architetti del Seicento, due prodotti dalla topografia urbana, uno regalato dalla morfologia di un vulcano spento.

La foto giusta da fare a La Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

Qui la fotografia è un problema tecnico serio, e vale la pena affrontarlo con un minimo di metodo, perché la foto che vien facile è anche quella che non dimostra nulla. Il fenomeno è un'illusione prospettica: se inquadrate a mano libera, il vostro occhio raddrizza l'orizzonte e il risultato è una immagine di strada qualunque. La fotografia deve fare il contrario: deve conservare l'inganno oppure smascherarlo, e per riuscirci deve essere fatta apposta.

La foto che conserva l'inganno si ottiene con il telefono o la macchina appoggiati per terra sull'asfalto, obiettivo grandangolare, inquadratura bassissima e centrata sull'asse della strada, con la bottiglia in primo piano e il nastro stradale che fugge verso il fondo. Da quell'altezza il bosco riempie tutto il campo, l'orizzonte reale resta fuori e chi guarderà la foto vedrà esattamente quello che vedete voi: una salita. Se poi girate un breve video con la bottiglia che rotola, l'effetto è completo. Attenzione a non appoggiare nulla in carreggiata: si fa dal margine, obliquamente.

La foto che smaschera l'inganno è più difficile e più interessante. Serve un riferimento verticale indiscutibile dentro l'inquadratura: un filo a piombo appeso a un ramo, una livella appoggiata sull'asfalto con la bolla ben visibile, oppure un treppiede messo in bolla con la sua livella integrata. Componete in modo che il piombo o la bolla e il piano stradale siano entrambi nitidi, e otterrete una immagine che spiega il fenomeno da sola, senza didascalia. È la fotografia che consiglio a chi vuole raccontare la giornata, ed è quella che praticamente nessuno fa.

Terza opzione, la più bella dal punto di vista pittorico: dimenticate il fenomeno e fotografate il bosco. Il tratto della Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa attraversa un castagneto che in autunno diventa oro e ruggine, e nelle mattine di novembre la nebbia sale dal fondovalle e passa fra i tronchi in modo che vale il viaggio per conto proprio. Teleobiettivo medio, compressione dei piani, luce diffusa: una fotografia di bosco appenninico che non ha bisogno di illusioni ottiche per essere buona.

Ultimo avvertimento sulle riprese. Se filmate dall'interno dell'auto, tenete la camera saldamente ancorata e non fatevi distrarre dallo schermo. E non montate nessuna ripresa che mostri il veicolo abbandonato in mezzo alla corsia: circolano già abbastanza filmati che invitano a imitare una manovra pericolosa.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il tratto di strada in sé non ha una cronologia gloriosa, e sarebbe disonesto inventargliene una. Ha però una storia precisa, ed è la storia di come una stranezza locale diventa un fenomeno mondiale. Il primo passaggio è la costruzione stessa della strada: il collegamento diretto fra il fondovalle di Ariccia e Rocca di Papa nasce con la sistemazione viaria ottocentesca e novecentesca dei Castelli Romani, quella che ha sostituito le mulattiere e le vie storiche di crinale con tracciati adatti prima alle carrozze e poi alle automobili. L'anomalia percettiva esiste da quando esiste quel tracciato: nessuno l'ha progettata e nessuno l'ha cercata.

Il secondo passaggio è la scoperta mediatica. Per decenni la faccenda resta patrimonio dei paesi vicini, si tramanda a voce e non lascia tracce scritte. Poi un giornalista ne fa un pezzo su una rivista a diffusione nazionale, e la notizia esce dal perimetro locale. Da quel momento il tratto diventa una destinazione: arrivano curiosi a migliaia, si formano code, cominciano a circolare le fotografie, e nascono in parallelo le prime spiegazioni fantasiose, dai campi magnetici sotterranei alle alterazioni del campo gravitazionale fino ai relitti extraterrestri sepolti nei dintorni.

Il terzo passaggio è il 2003, ed è il più importante dal punto di vista scientifico, anche se non accade qui: la pubblicazione su Psychological Science dello studio di Paola Bressan, Luigi Garlaschelli e Monica Barracano sulle antigravity hills. Da quel momento la spiegazione percettiva esiste in forma sperimentale e replicabile, non più come semplice ipotesi di buon senso. È lo spartiacque fra il chiacchiericcio e la conoscenza.

Il quarto passaggio è domenica 22 febbraio 2009, quando il CICAP Lazio porta il teodolite sul posto e misura il tratto a tappe di cinque metri e a infittimenti di ottanta centimetri lungo oltre duecento metri, ricavando la pendenza dell'ordine dell'uno per cento in senso contrario a quello percepito. Da quel giorno il caso italiano più celebre ha un rilievo topografico pubblicato, e chiunque voglia sostenere un'altra tesi deve confrontarsi con dei numeri.

Il quinto e ultimo passaggio è la fase attuale, quella dell'esportazione internazionale. La scheda inglese che chiama il posto uphill downhill road of Ariccia ha portato qui viaggiatori americani, britannici e asiatici, con un flusso che non dipende più da nessuna copertura giornalistica italiana. Oggi la Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa è uno dei pochissimi luoghi dei Castelli Romani conosciuti all'estero tanto quanto, e forse più, dei monumenti veri della zona. Il che dice qualcosa di poco lusinghiero sul modo in cui viaggiamo, e insieme qualcosa di consolante sulla curiosità umana.

Chi è passato da La Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

Su questo tratto non si costruisce una galleria di ritratti illustri con nomi e date certe, e chi ve la propone sta riempiendo spazio. Il personaggio realmente legato a questa storia è Piero Angela, che del CICAP fu fra i fondatori: è l'ambiente culturale che ha prodotto l'indagine del 2009, ed è la scuola di divulgazione che ha insegnato a diverse generazioni italiane a chiedere una misura prima di accettare una spiegazione. Gli autori del rilievo, Enrico Speranza per il coordinamento ed Gianni Catracchia con la strumentazione topografica, sono i nomi che meritano di essere citati per questo tratto di asfalto, insieme ai colleghi che parteciparono alla giornata.

Sul versante scientifico, la firma di riferimento è quella di Paola Bressan, psicologa della percezione, con Luigi Garlaschelli, chimico noto per il lavoro di verifica su fenomeni attribuiti al soprannaturale, e Monica Barracano. Non sono passati fisicamente di qui, ma il loro esperimento è la ragione per cui oggi possiamo dire con sicurezza che cosa succede su questa strada.

Diverso il discorso se allarghiamo lo sguardo ai due paesi ai capi della salita, dove il Grand Tour ha lasciato tracce enormi. Ariccia e la sua valle furono uno dei soggetti prediletti dai paesaggisti nordici che lavoravano a Roma fra Settecento e Ottocento: i paesaggisti scandinavi e tedeschi percorsero queste pendici con il taccuino in mano, e la scoscesa valle ariccina divenne uno dei luoghi canonici della pittura di paesaggio dal vero. Rocca di Papa e il Monte Cavo furono per due secoli la meta obbligata di chi voleva il panorama di tutta la campagna romana dall'alto, ed è documentato il passaggio di viaggiatori, cardinali, sovrani e artisti lungo la strada che sale alla vetta.

Poi ci sono i passaggi contemporanei, quelli che riguardano la strada come strada. Il collegamento fra Ariccia e Rocca di Papa è stato percorso in gara da ciclisti e da automobilisti in prove di regolarità, ed è terreno di allenamento abituale per i ciclisti romani che salgono ai Castelli il fine settimana. Se ci venite di sabato mattina, i personaggi che incontrerete davvero sulla Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa sono loro: gente che quella pendenza dell'uno per cento la sente nelle gambe e che la illusione ottica la smonta senza teodolite, semplicemente pedalando.

Ariccia a due passi dalla Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

Il ponte monumentale

Chi sale verso la Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa passa quasi sempre sotto o sopra il grande viadotto che scavalca la valle ariccina, ed è un'opera che merita una sosta di venti minuti. La sua storia comincia con la decisione di correggere il tracciato della Via Appia, che fino ad allora scendeva e risaliva la valle con un giro faticoso: Gregorio XVI avviò il progetto e Pio IX, nel 1847, affidò la realizzazione dell'architetto Giuseppe Bertolini, che si valse per la progettazione di Ireneo Aleandri, all'epoca ingegnere della delegazione apostolica di Spoleto. I lavori si conclusero nel 1853 e il pontefice inaugurò il viadotto il 12 ottobre 1854. Alle testate furono collocate colonne di travertino con le lapidi dedicate al papa, al ministro Camillo Jacobini e all'architetto.

Il ponte ha avuto una vita difficile. Nel 1944 i bombardamenti alleati lo danneggiarono gravemente; nel 1967 crollò una intera arcata centrale, poi ricostruita. Dopo un lungo cantiere di restauro avviato nel 2010, il 17 novembre 2022 la struttura storica è stata restituita alla circolazione. Guardato dal basso, dal parco sottostante, il viadotto a tre ordini di arcate è una delle immagini più imponenti dell'ingegneria pontificia dell'Ottocento.

Palazzo Chigi e il borgo del Bernini

Il centro di Ariccia è uno dei rarissimi casi italiani di piazza barocca rimasta sostanzialmente intatta: la chiesa a pianta centrale di Santa Maria Assunta, le due fontane, i due casini gemelli e la facciata di Palazzo Chigi compongono un insieme progettato nel Seicento sotto la direzione di Gian Lorenzo Bernini per i Chigi di Alessandro VII. Il palazzo conserva arredi, quadrerie e appartamenti storici, e il parco alle spalle scende verso la valle con il bosco monumentale. Chi arriva qui per la strada anomala e riparte senza attraversare questa piazza ha sbagliato la giornata.

La porchetta di Ariccia

La porchetta di Ariccia è una indicazione geografica protetta, registrata come IGP con il regolamento di esecuzione dell'Unione europea numero 567 del 2011, in vigore dal giugno di quell'anno. Il disciplinare prevede suini di sesso femminile delle razze Landrace, Large White, Pietrain e loro incroci, disossatura manuale, salatura con sale marino, massaggio a mano, aromatizzazione con aglio, rosmarino e pepe nero, cottura da tre a sei ore fra centosessanta e duecentottanta gradi e successivo raffreddamento. Le due tipologie sono la intera, da ventisette a quarantacinque chili, e il tronchetto, da sette a tredici chili. La zona di produzione è il territorio del comune di Ariccia.

Le fraschette lungo la strada e intorno alla piazza sono l'istituzione gastronomica del paese, e la sagra dedicata al prodotto si tiene in settembre: nel 2026 è arrivata alla settantatreesima edizione. Un'opinione da professionista: la porchetta migliore non si mangia nei chioschi lungo la strada consolare ma nelle fraschette del centro, dove il taglio si fa davanti a voi e il pane è quello giusto.

Rocca di Papa e il Monte Cavo sopra la Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

Il borgo

Rocca di Papa è il comune più alto dei Castelli Romani e conserva, nella parte superiore, il quartiere medievale dei Bavaresi, un intrico di vicoli e scalinate arroccati che si percorre solo a piedi. Dal belvedere si domina tutta la conca vulcanica e, nelle giornate limpide, la costa. È anche la sede dell'ente che gestisce il Parco dei Castelli Romani, in via Cesare Battisti 5.

Il Museo Geofisico

A Rocca di Papa esiste un museo geofisico legato all'osservatorio storico che monitora la sismicità dei Colli Albani. È la visita complementare perfetta a una giornata passata a parlare di illusioni e di vulcani: qui la strumentazione che misura davvero la Terra si vede da vicino, e il confronto con le leggende della strada magnetica diventa istruttivo. Orari e modalità di apertura vanno verificati preventivamente presso l'istituto che lo gestisce.

Il Monte Cavo e la Via Sacra

Sopra l'abitato si alza il Monte Cavo, la cima più celebre del gruppo, poco meno di novecentocinquanta metri sul livello del mare, riconoscibile da mezzo Lazio per la selva di ripetitori radiotelevisivi che ne occupa la vetta. In cima sorgeva il tempio di Iuppiter Latiaris, il santuario comune dei popoli latini dove si celebravano le Feriae Latinae fra gennaio e marzo: la tradizione ne attribuisce la fondazione a Tarquinio Prisco. Del tempio non resta praticamente nulla in elevato, perché nel 1783 il materiale fu reimpiegato per la sistemazione dell'eremo sulla vetta, voluta da Enrico Benedetto Stuart, allora vescovo di Frascati. I padri passionisti erano arrivati sul monte nel 1758 e lasciarono il convento nel 1889.

Quello che invece resta, ed è straordinario, è la Via Sacra romana: circa sei chilometri di strada lastricata in basalto che salivano dalla base del monte al santuario, conservati per lunghi tratti con il basolato originale. Si percorre a piedi e rappresenta una delle passeggiate archeologiche più belle e meno affollate del Lazio. Se avete una giornata intera e gambe allenate, l'accoppiata Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa più Via Sacra è il modo migliore di usare questa zona: mezz'ora di illusione ottica e tre ore di antichità vera sotto le suole.

Il Parco dei Castelli Romani intorno alla Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

L'area protetta regionale nasce nel 1984 con una legge della Regione Lazio e copre all'incirca quindicimila ettari sui rilievi del vulcano spento, comprendendo i territori di una quindicina di comuni fra cui Albano Laziale, Ariccia, Castel Gandolfo, Frascati, Genzano di Roma, Grottaferrata, Marino, Monte Porzio Catone, Nemi, Rocca di Papa e Velletri. La sede amministrativa è a Rocca di Papa e l'ente cura la rete dei sentieri, l'educazione ambientale e la vigilanza sui boschi, con informazioni pubblicate sul proprio sito ufficiale.

Il patrimonio forestale è quello che rende possibile l'illusione: castagneti da frutto secolari, cerrete, lecci sulle pareti dei crateri e faggi in quota, con una copertura così fitta da nascondere completamente l'orizzonte lungo intere tratte stradali. Per la fauna, la zona ospita rapaci, picchi, tassi, volpi, istrici e una popolazione crescente di cinghiali che è bene tenere presente se si cammina all'alba o al tramonto.

La Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa con i bambini

È uno dei posti migliori del Lazio per raccontare la scienza a un bambino di otto o dieci anni, a condizione di gestire il contesto. La sequenza che funziona è sempre la stessa e la ripeto da anni: prima si guarda e si chiede loro da che parte scende la strada, e la risposta è sempre sbagliata con grande sicurezza; poi si fa rotolare qualcosa e si gode lo stupore; poi si tira fuori la livella e si lascia che siano loro a leggere la bolla; infine si spiega che la nostra testa usa l'orizzonte per capire dove sia il basso, e che qui l'orizzonte non c'è. Nessuna lezione di fisica frontale regge il confronto con questi quattro passaggi.

La parte da gestire è la sicurezza: strada aperta, curve cieche, nessuna barriera. I bambini stanno per mano, dal lato del bosco, e l'esperimento si fa dal margine o su uno slargo. Se la cosa vi mette a disagio, ed è comprensibile, ripiegate su un giro del tipo adatto alle famiglie nei borghi vicini e limitatevi a percorrere il tratto in auto a passo d'uomo, commentando quello che il veicolo fa da solo. Il messaggio arriva lo stesso.

Quando andare alla Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

La stagione migliore in assoluto è l'autunno, fra la seconda metà di ottobre e la metà di novembre: il castagneto è al massimo, il traffico turistico si è diradato, l'aria è limpida e i paesi intorno vivono la stagione delle castagne e del vino nuovo. La primavera è bellissima ma affollata, soprattutto nei fine settimana di maggio e nel periodo dell'infiorata di Genzano. L'estate è pesante nelle ore centrali e la strada è percorsa da chi scappa da Roma verso i laghi. L'inverno funziona benissimo nelle giornate secche, ma a queste quote il ghiaccio notturno non è un'ipotesi teorica e in caso di neve il tratto può essere chiuso o richiedere catene.

Per l'orario, il consiglio è metà mattina, fra le dieci e mezzogiorno: la luce è alta e uniforme, l'illusione lavora al meglio e il traffico è minore rispetto al rientro pomeridiano. Evitate il tardo pomeriggio dei giorni feriali, quando la strada raccoglie il pendolarismo dei Castelli, e la notte, quando l'esperimento non ha senso e la visibilità per chi arriva è pessima.

Domande frequenti su La Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

Dove si trova esattamente la Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa?

La Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa si trova sulla strada provinciale 218, il collegamento fra la Via Appia all'altezza di Ariccia e l'abitato di Rocca di Papa, intorno al chilometro 11,600. Le coordinate indicate dalle schede che descrivono il fenomeno sono 41 gradi 44 primi 05 secondi Nord, 12 gradi 41 primi 30 secondi Est.

Cos'è davvero la Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa?

La Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa è un'illusione ottica stradale: fermando l'automobile in quel punto e togliendo il freno, il veicolo si muove nella direzione che l'occhio giudica in salita, perché il cervello integra l'informazione dell'orecchio interno con indizi visivi ingannevoli come la linea dell'orizzonte. Non c'è alcuna forza magnetica o anomalia fisica reale.

Quanto costa visitare la Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa?

Visitare la Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa non costa nulla, perché è un tratto di strada pubblica senza biglietto né gestore. L'unica spesa è il carburante e l'eventuale parcheggio nei paesi vicini.

Quali misurazioni scientifiche sono state fatte sulla Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa?

Nel febbraio 2009 il gruppo laziale del CICAP, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze, portò sul tratto una stazione totale Topcon GTS 220, un teodolite elettronico da cantiere, per un rilievo topografico professionale. L'indagine fu firmata da Enrico Speranza con i rilievi del geometra Gianni Catracchia e si svolse domenica 22 febbraio 2009.

È sicuro fermarsi con l'auto sulla Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa?

Fermarsi con l'auto in folle sulla Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa è rischioso, perché è una strada extraurbana aperta al traffico ordinario, percorsa ogni giorno da pendolari, autobus di linea e camion, con curve cieche a monte e a valle. Fermarsi in carreggiata fuori dai casi consentiti è anche una violazione del codice della strada.

La Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa è adatta ai bambini?

La Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa è uno dei posti migliori del Lazio per raccontare la scienza a un bambino di otto o dieci anni, a condizione di gestire il contesto in sicurezza. La sequenza che funziona bene è chiedere prima da che parte scende la strada, poi far rotolare un oggetto per mostrare la sorpresa, infine verificare con una livella.

Esistono altri luoghi con lo stesso effetto ottico nel Lazio?

Sì, la Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa non è un caso unico nel Lazio: in provincia di Frosinone due altri tratti stradali producono la stessa illusione, uno ad Alvito nella valle di Comino e uno a Pescosolido ai piedi dei monti della Meta, entrambi meno frequentati e quindi più adatti a un'osservazione tranquilla.

Quando è il momento migliore per visitare la Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa?

La stagione migliore per visitare la Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa è l'autunno, tra la seconda metà di ottobre e la metà di novembre, quando il castagneto è al massimo, il traffico turistico si è diradato e l'aria è limpida. La primavera è bella ma più affollata, soprattutto nei fine settimana di maggio.

Un giorno intero nei Castelli Romani partendo dalla Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

Questo è l'itinerario che propongo ai gruppi e che funziona sempre. Partenza da Roma alle otto, arrivo ad Ariccia verso le nove: piazza di Corte, la chiesa berniniana, il viadotto guardato dal basso, caffè. Alle dieci si sale verso Rocca di Papa e ci si ferma sul tratto anomalo per la mezz'ora di esperimenti. Verso le undici si arriva a Rocca di Papa, si sale al quartiere dei Bavaresi e ci si affaccia dal belvedere. Pranzo tardo ad Ariccia in fraschetta, con la porchetta, oppure a Rocca di Papa. Pomeriggio: la Via Sacra del Monte Cavo per chi ha gambe, oppure il giro del lago di Nemi con il paese affacciato sul cratere per chi preferisce camminare in piano. Tramonto sul lago di Albano da Castel Gandolfo e rientro a Roma.

Se avete due giorni, aggiungete Frascati con le ville tuscolane, Grottaferrata con l'abbazia greca e Marino. Se ne avete solo mezza, tagliate tutto e tenete Ariccia più il tratto della salita: sono tre ore ben spese, comprensive del viaggio.

Per chi organizza gruppi, scolaresche o uscite aziendali, questa zona è comoda e poco sfruttata: si viaggia per quaranta minuti dal centro di Roma e si mettono insieme scienza, archeologia, paesaggio e cucina in una giornata sola. I professionisti del settore che lavorano su Roma e dintorni, come il network di accompagnatori di TourLeaderPro a Roma, costruiscono itinerari di questo tipo su misura, e per le uscite di gruppo aziendali esistono formati dedicati di team building nel territorio romano. Chi invece arriva dall'estero e prepara il viaggio in inglese trova la zona raccontata per esteso nella guida ai Castelli Romani e nella pagina dedicata al Parco dei Castelli Romani, oltre che nel quadro generale delle cose da fare a Roma.

Domande veloci su La Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

Quanto costa visitare La Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

Nulla. È un tratto di strada pubblica, non c'è biglietto, non c'è ingresso, non c'è alcun gestore. L'unico costo è il carburante e l'eventuale parcheggio nei paesi vicini.

Dove si trova esattamente

Sulla strada numero 218 che collega Ariccia a Rocca di Papa, intorno al chilometro 11,600, coordinate 41 gradi 44 primi 05 secondi Nord e 12 gradi 41 primi 30 secondi Est. La zona in cui l'effetto si percepisce si sviluppa per oltre duecento metri.

Serve prenotare

No. Non esiste alcuna prenotazione, alcuna visita guidata ufficiale e alcun orario di apertura: si arriva quando si vuole.

Quanto tempo serve

Venti o trenta minuti bastano per osservare il fenomeno nei due sensi di marcia e fare qualche prova. Inserito in un giro dei Castelli Romani, il tratto occupa una sosta breve fra due tappe.

È vero che gli oggetti salgono da soli

No. Gli oggetti scendono, come fanno ovunque. È l'osservatore a leggere quella direzione come una salita, perché il contesto visivo falsa la percezione della verticale.

Si tratta di un campo magnetico

No, e la prova più semplice è che il fenomeno riguarda anche palloni di gomma, bottiglie di plastica e acqua versata, materiali su cui nessun campo magnetico ha effetto.

C'è una anomalia della gravità sulla Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

No. Una anomalia gravitazionale capace di spostare un'automobile richiederebbe una concentrazione di massa che avrebbe conseguenze enormi e rilevabili su tutto il territorio circostante. Le misure topografiche del 2009 hanno restituito una pendenza reale dell'ordine dell'uno per cento, contraria a quella percepita.

Come faccio a verificare da solo che è un'illusione

Con una livella a bolla appoggiata sull'asfalto, oppure guardando il tratto attraverso una fessura fra le mani in modo da eliminare il paesaggio laterale. In entrambi i casi l'illusione sparisce all'istante.

Posso mettere l'auto in folle

È una manovra da evitare: la strada è aperta al traffico, con curve a visibilità ridotta, e un veicolo fermo o in movimento incontrollato in carreggiata è un pericolo per tutti. L'esperimento si fa dal margine con oggetti piccoli, o restando alla guida a passo d'uomo senza fermarsi.

Ci si arriva con i mezzi pubblici

Gli autobus regionali collegano Ariccia e Rocca di Papa passando per il tratto, ma non esiste una fermata dedicata e scendere lungo il percorso è sconsigliabile. Senza automobile conviene raggiungere uno dei due paesi e godersi la strada dal finestrino.

Dove si parcheggia

Solo negli slarghi sterrati sul lato a monte della carreggiata. Fuori da quelli, la sosta è vietata e pericolosa.

È adatto ai bambini

Come esperienza sì, ed è uno dei modi migliori per raccontare loro la percezione e la fisica. Come luogo richiede sorveglianza continua, perché non ci sono marciapiedi né barriere.

È accessibile a chi ha difficoltà motorie

Il fenomeno si osserva perfettamente dall'auto, quindi la visita è possibile anche a chi non cammina. Non esistono invece percorsi pedonali attrezzati né superfici adatte a una carrozzina lungo il bordo strada.

Qual è il momento migliore della giornata

Metà mattina, con luce alta e uniforme. Le ombre lunghe dell'alba e del tramonto modificano il contesto visivo e attenuano l'effetto.

E la stagione migliore

L'autunno, per il castagneto e per il minore affollamento. In inverno attenzione al ghiaccio notturno e alla neve, in estate al traffico verso i laghi.

Il fenomeno funziona sempre

Funziona meglio con asfalto asciutto e pulito. Con fondo bagnato o con le foglie accumulate in autunno le prove con oggetti che rotolano danno risultati incerti, mentre l'illusione visiva resta.

Ci sono altri posti così nel Lazio

Sì, due nella provincia di Frosinone: Alvito e Pescosolido. Sono meno frequentati e meno trafficati, ma molto più lontani da Roma.

Quante sono le salite in discesa in Italia

Ne sono documentate in quasi tutte le regioni, dall'Abruzzo al Veneto, dalla Sardegna alla Puglia. La circostanza che accomuna luoghi geologicamente diversissimi è la configurazione visiva del paesaggio, non il sottosuolo.

Chi ha misurato la pendenza

Il gruppo laziale del CICAP, il 22 febbraio 2009, con una stazione totale topografica, battute ogni cinque metri e infittimenti di circa ottanta centimetri lungo oltre duecento metri di strada.

Esiste uno studio scientifico sul fenomeno

Sì: Paola Bressan, Luigi Garlaschelli e Monica Barracano, Antigravity Hills are Visual Illusions, Psychological Science, volume 14, numero 5, 2003, pagine 441 e seguenti.

Perché la chiamano salita del diavolo

Per una consuetudine popolare europea che attribuisce al maligno i luoghi in cui la natura sembra comportarsi in modo scorretto. Nessuna fonte storica lega il nome a un episodio documentato.

Si può fotografare liberamente

Sì, è una strada pubblica e non esiste alcuna limitazione. L'unico vincolo è il buon senso: niente treppiedi in carreggiata e niente riprese che comportino la sosta in curva.

Che cosa si vede intorno alla Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

Ariccia con la piazza berniniana, Palazzo Chigi e il viadotto ottocentesco; Rocca di Papa con il quartiere dei Bavaresi e il Monte Cavo con la Via Sacra romana; i laghi di Albano e di Nemi; tutto il Parco dei Castelli Romani.

Si mangia bene nei dintorni

Ad Ariccia le fraschette servono la porchetta IGP, i salumi e il vino dei Castelli. A Nemi la specialità sono le fragoline di bosco, a Genzano il pane, a Frascati e Marino il vino bianco.

Quanto dista da Roma

Poco meno di trenta chilometri dal centro, fra i quaranta minuti e l'ora di automobile a seconda del traffico sul Grande Raccordo Anulare e sulla Via Appia.

Il navigatore mostra la pendenza corretta

Non è affidabile: i modelli altimetrici usati dalle applicazioni di navigazione hanno una risoluzione verticale inadeguata a un dislivello dell'ordine di un metro ogni cento. Per una risposta seria serve una livella o uno strumento topografico.

Serve una guida per visitare La Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa

Non è necessaria per il singolo tratto, ma per un giro completo dei Castelli Romani un accompagnatore autorizzato fa la differenza fra un giro di paesi e una giornata che si ricorda.

Il mio consiglio finale

Ci torno volentieri, e non per il trucco. Ci torno perché la Salita Discesa tra Ariccia e Rocca di Papa è il posto in cui ho visto più adulti cambiare idea in tre minuti: arrivano convinti di andare a vedere una stranezza della Terra e ripartono avendo scoperto una stranezza propria. Quel passaggio, dal mondo alla percezione del mondo, è la cosa più preziosa che questo tratto di asfalto possa regalare, e non la si porta a casa filmando un'automobile.

Quindi fate così: livella in tasca, arancia o bottiglia nello zaino, martedì mattina d'autunno, venti minuti sul margine della strada, e poi via verso la piazza di Ariccia o verso il basolato della Via Sacra. La curiosità vi avrà portati fin qui, ma è il resto dei Castelli Romani a meritare la giornata.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoLa strada prende il nome di salita in discesa, ma anche di “salita del diavolo” o “salita stregata” perché qualsiasi oggetto, anche la stessa automobile, lasciato libero, invece di andare, come dovrebbe, in discesa, si muove verso l’alto (e viceversa)
Tags"salita in discesa"Aricciasalita del diavolosalita miracolosasalita stregataSalita-DiscesaSalita/Discesa di Ariccia

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IndirizzoAriccia (RM), Borghi e paesini, Vicino Roma
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