Parco di Gianola e Monte di Scauri (Riviera di Ulisse)

Il Parco di Gianola e Monte di Scauri (Riviera di Ulisse) è un parco naturale regionale di 292 ettari a terra più 17 ettari di area marina protetta, per un totale di 309 ettari, diviso fra i comuni di Formia e Minturno, in provincia di Latina. Ingresso libero, nessun biglietto, nessuna prenotazione per la visita autonoma dei sentieri. Gli accessi principali sono due: sul lato di Gianola, dalla via Flacca e dalle stradine che scendono verso via Porticciolo Romano a Formia; sul lato di Scauri, dall’abitato di Minturno alle pendici del Monte di Scauri. La gestione è dell’Ente Parco Regionale Riviera di Ulisse, con sede in via della Breccia 5 a Gaeta, telefono 0771 743070, posta elettronica parcorivieradiulisse@regione.lazio.it: è a quell’ufficio che si chiede il calendario delle visite guidate, l’apertura dell’area archeologica e la percorribilità dei sentieri dopo le mareggiate. Le stazioni ferroviarie di riferimento sulla linea Roma Napoli via Formia sono Formia-Gaeta e Minturno-Scauri, entrambe a pochi chilometri dagli ingressi; in automobile da Roma si percorre l’A1 fino a Cassino e poi la superstrada per Formia, oppure la via Pontina e la Flacca lungo costa. Orari e giorni delle aperture archeologiche cambiano di stagione: vanno verificati sul sito ufficiale dell’Ente Parco prima di mettersi in macchina.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Udienza papale✦ Mercoledì

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Questa è la pagina del parco a terra: sentieri, sughereta, archeologia romana, panorami e fauna. La parte di mare, con l’oasi blu, il porticciolo romano visto dall’acqua, l’ippocampo e lo snorkeling, ha una pagina tutta sua ed è raccontata in Oasi blu di Gianola. Il contenitore amministrativo e paesaggistico di entrambe è il parco regionale Riviera di Ulisse.

Dove si trova il Parco di Gianola e Monte di Scauri (Riviera di Ulisse)

Il parco occupa l’ultimo sperone di terra che i Monti Aurunci spingono dentro il Tirreno prima della piana del Garigliano. È una lingua costiera stretta, lunga poco più di quattro chilometri, che separa il massiccio calcareo dal Golfo di Gaeta. A nord la montagna vera, con le sue faggete e i suoi pascoli d’alta quota; a sud il mare aperto verso le isole. In mezzo, questo promontorio basso e verde, il solo pezzo di litorale fra Formia e la foce del Garigliano rimasto fuori dalla colata di cemento che dagli anni Sessanta ha mangiato quasi tutta la costa pontina meridionale.

Chi arriva da Roma fa fatica a capire, alla prima visita, dove finisce la periferia balneare e dove comincia l’area protetta: le villette di Gianola arrivano quasi a toccare il confine del parco, e il cartello dell’Ente si nota appena. Poi si imbocca il primo sentiero, la strada sparisce alle spalle in trenta passi, e il rumore diventa quello delle cicale. Questa è la caratteristica più preziosa del Parco di Gianola e Monte di Scauri: la brutalità del contrasto fra il fuori e il dentro.

Come si arriva al Parco di Gianola e Monte di Scauri in automobile

Da Roma sono circa centocinquanta chilometri e due ore abbondanti, traffico estivo escluso. La strada più rapida è l’autostrada A1 fino allo svincolo di Cassino, poi la superstrada verso Formia e, all’altezza di Formia, la via Flacca in direzione Minturno e Scauri. L’alternativa costiera passa per la via Pontina, Latina, Terracina e la Flacca: è più lunga e in luglio e agosto diventa una fila unica, ma regala il tratto fra Sperlonga e Gaeta che vale da solo il viaggio. Il parcheggio non è mai un problema fuori stagione; in agosto, con le spiagge piene, conviene arrivare prima delle nove o dopo le diciassette e lasciare l’auto nelle vie interne dell’abitato, camminando qualche minuto in più.

Come si arriva al Parco di Gianola e Monte di Scauri in treno

La linea Roma Napoli via Formia serve entrambe le estremità del parco. Da Roma Termini i regionali e gli intercity fermano a Formia-Gaeta in un’ora e mezza scarsa; i regionali fermano anche a Minturno-Scauri, che è la stazione giusta per attaccare il Monte di Scauri dal versante orientale. Dalle stazioni al parco restano pochi chilometri, coperti dal servizio di autolinee locali e dai taxi; gli orari delle corse cambiano spesso e vanno controllati il giorno prima, perché la domenica il servizio si dirada parecchio. Chi arriva dall’estero e ragiona in inglese sui collegamenti ferroviari italiani trova una spiegazione completa del sistema Trenitalia nella guida ai treni italiani di ItalyPlanner.

Come si arriva al Parco di Gianola e Monte di Scauri a piedi e in bicicletta

Chi alloggia a Gianola o a Scauri raggiunge gli ingressi a piedi in un quarto d’ora. La bicicletta funziona benissimo per arrivare al parco e malissimo dentro: i sentieri sono stretti, pietrosi, in parte scavati nella roccia, e il mezzo a due ruote diventa un peso da spingere. La soluzione ragionevole è legare la bici a uno degli ingressi e proseguire a piedi.

Parco Regionale di Gianola e Monte di Scauri
Parco Regionale di Gianola e Monte di Scauri

Il Parco di Gianola e Monte di Scauri (Riviera di Ulisse) dentro il sistema delle aree protette

Il parco naturale regionale di Gianola e Monte di Scauri nasce negli anni Ottanta come risposta d’emergenza a una speculazione edilizia che aveva già divorato il litorale intorno. Dal 1997 la sua gestione appartiene all’Ente Parco Regionale Riviera di Ulisse, organismo strumentale della Regione Lazio istituito con la legge regionale numero 29 del 6 ottobre 1997. L’Ente amministra un mosaico di aree protette distribuite su sei comuni della provincia di Latina: Fondi, Formia, Gaeta, Itri, Minturno e Sperlonga.

Dentro quel mosaico convivono cose molto diverse fra loro. C’è il parco urbano del Monte Orlando a Gaeta, con la Montagna Spaccata e il mausoleo di Lucio Munazio Planco. C’è il monumento naturale del promontorio della Villa di Tiberio e della costa di Torre Capovento a Sperlonga. C’è il monumento naturale di Monte d’Argento alla foce del Garigliano. E ci sono le zone speciali di conservazione e di protezione che coprono i tratti costieri, il Lago Lungo, il Rio Santa Croce e il fiume Garigliano. Il Parco di Gianola e Monte di Scauri è il pezzo più grande e più completo del mosaico, perché è l’unico che tiene insieme, in un fazzoletto di terra, macchia mediterranea intatta, una sughereta secolare, un’area archeologica romana di prim’ordine e un tratto di mare protetto.

Un’opinione, e non mi costa nulla dirla: la Riviera di Ulisse è il parco regionale peggio comunicato del Lazio. Ha materiale per reggere il confronto con il Parco Nazionale del Circeo, e viene raccontato come se fosse un giardino pubblico con vista. Chi ci porta gruppi lo sa: la sorpresa sul volto delle persone, quando arrivano alla cisterna grande, è sempre la stessa.

La geologia e il paesaggio del Parco di Gianola e Monte di Scauri

Il promontorio di Gianola non è fatto di calcare compatto come gli Aurunci che lo sovrastano. La roccia dominante è un conglomerato: ciottoli e frammenti di pietra trasportati dalle correnti marine in epoche geologiche remote e poi cementati insieme. Chi guarda da vicino una parete tagliata dal sentiero lo vede con chiarezza, perché il conglomerato mostra i suoi sassi incastonati come l’uvetta in un panettone. È un dettaglio che cambia la lettura del paesaggio: quelle rocce raccontano un mare che stava più in alto e una costa che era altrove.

Il conglomerato è tenero e l’onda lo lavora bene. Per questo le falesie a picco del Parco di Gianola e Monte di Scauri sono bucate da decine di grotte e cavità di erosione marina, alcune raggiungibili solo dall’acqua, altre visibili dai belvedere del sentiero costiero. Dove il conglomerato cede, la costa arretra e lascia piccoli anfratti e calette di ciottoli. Dove resiste, forma promontori: Monte d’Oro, il più marcato, chiude a occidente la baia di Porto Cofaniello.

Il Monte di Scauri, centoventitré metri che ingannano

Centoventitré metri sul livello del mare non sono un’altura da spaventare nessuno. Eppure il Monte di Scauri, all’estremità orientale del parco, è il punto in cui il paesaggio cambia carattere. Dal versante nord, quello più ombroso e umido, sale la sughereta. Dal versante sud, esposto e battuto dal sole, la macchia bassa si apre in radure di roccia nuda dalle quali lo sguardo abbraccia in un colpo solo la foce del Garigliano, la piana di Minturno, il profilo del Massico e, nelle giornate terse, il Vesuvio.

La salita dal lato di Minturno richiede una quarantina di minuti di cammino non difficile ma continuo, con un dislivello complessivo che non arriva ai centocinquanta metri. La quota bassa è ingannevole per due motivi: il sole, che d’estate a mezzogiorno picchia senza pietà perché l’ombra scarseggia sul crinale, e il fondo, che alterna tratti di terra battuta a lastroni di roccia lisciata dai passi, scivolosi dopo la pioggia. Chi sale con scarpe da spiaggia se ne pente al primo tornante.

La sughereta del Parco di Gianola e Monte di Scauri

Il bosco di sughere che riveste il fianco settentrionale del Monte di Scauri è la ragione scientifica per cui questo parco esiste. Le sughere sono querce sempreverdi, Quercus suber, adattate ai suoli acidi e ai climi caldi e asciutti, e la loro corteccia si rigenera dopo l’estrazione: è la stessa pianta che in Sardegna e in Portogallo produce i tappi da vino. Nel Lazio meridionale le sugherete residue si contano sulle dita, e questa è fra le più prossime al mare dell’intera regione.

Camminare fra quegli alberi in una mattina di maggio è un’esperienza acustica prima ancora che visiva. La chioma filtra la luce in modo diverso dal leccio, più rado, più chiaro, e il suolo è coperto da un tappeto di foglie secche che restituisce ogni passo. Gli esemplari più vecchi hanno tronchi contorti, spaccati, con il sughero che si stacca a placche e lascia scoperto il legno rosso vivo sottostante. Fra un tronco e l’altro il terreno precipita in dirupi improvvisi, e per un momento il visitatore dimentica di essere a poche centinaia di metri dalla battigia.

La sughereta funziona anche come dormitorio e dispensa per gli uccelli in migrazione. In primavera e in autunno, quando le rotte fra l’Africa e l’Europa continentale passano per questo tratto di costa tirrenica, il bosco si riempie di specie di passaggio che vi sostano per rifocillarsi. È il periodo in cui il Parco di Gianola e Monte di Scauri dà il meglio a chi viene con un binocolo.

La macchia mediterranea e la fioritura primaverile

Fuori dalla sughereta domina la macchia: lentisco, mirto, corbezzolo, erica arborea, cisti, ginestre, alaterno, euforbia arborea sui costoni più esposti. In aprile e maggio la fioritura trasforma i pendii sopra le scogliere in una tavolozza che va dal giallo intenso delle ginestre al rosa e al bianco dei cisti, con le eriche a chiudere il fondo e i gladioli selvatici che spuntano isolati nelle radure erbose. Dura poche settimane, e chi arriva a luglio trova gli stessi arbusti riarsi e polverosi: il parco in primavera e il parco in piena estate somigliano a due luoghi diversi.

Le orchidee spontanee meritano un capitolo a parte per chi sa cercarle. I prati sassosi e le radure ai margini della macchia, fra marzo e maggio, ospitano specie del genere Ophrys e Orchis, minuscole, facilissime da calpestare senza accorgersene. Si guardano, si fotografano, non si raccolgono: in area protetta la raccolta è vietata e sarebbe comunque un delitto contro un fiore che impiega anni a formarsi.

Gli itinerari del Parco di Gianola e Monte di Scauri (Riviera di Ulisse)

La rete escursionistica ufficiale del parco si articola su cinque percorsi principali, segnalati e censiti dall’Ente Parco: l’Itinerario di Mamurra, l’Itinerario del Crinale, l’Itinerario costiero di Porto Cofaniello, il Sentiero di via Porticciolo Romano che porta la sigla CAI LH17, e l’Itinerario di Monte d’Oro. Nessuno di questi è impegnativo sul piano tecnico. Tutti insieme, in una giornata piena, si coprono senza affanno: sono meno di dieci chilometri complessivi, con dislivelli che non superano il centinaio di metri per volta.

L’Itinerario di Mamurra

È il percorso archeologico del Parco di Gianola e Monte di Scauri, e il motivo per cui molti visitatori arrivano fin qui. Attraversa l’area della grande villa romana attribuita a Mamurra, toccando in sequenza la cisterna maggiore, la cisterna detta delle trentasei colonne, la Grotta della Janara e i resti dell’edificio ottagonale recuperati negli ultimi anni. Il fondo è buono, l’ombra abbondante, il tempo di percorrenza dipende quasi solo da quanto ci si ferma davanti alle murature.

Consiglio di farlo per primo, la mattina presto, per due ragioni. La prima è la luce: dentro le cisterne il sole basso entra dalle bocche di areazione e disegna fasci netti sui pilastri, uno spettacolo che a mezzogiorno svanisce. La seconda è pratica: se poi si vuole scendere al mare, si arriva sulla costa quando l’acqua è ancora ferma.

L’Itinerario del Crinale

Il percorso interno, quello che sale e corre sulla dorsale del promontorio attraversando la sughereta. È il sentiero che dà la misura della parte boschiva del parco e l’unico dal quale si capisce davvero la struttura del rilievo: da un lato il mare, dall’altro la piana agricola e la montagna. In estate è la scelta obbligata per chi cammina a mezzogiorno, perché è l’unico con copertura arborea continua.

Il crinale è anche il posto giusto per fermarsi in silenzio dieci minuti. Le radure fra le sughere sono frequentate da ghiandaie, picchi e rapaci diurni in caccia; restando immobili si sente il picchio rosso maggiore tambureggiare sul legno secco, un suono che a poche centinaia di metri dalla via Flacca sembra fuori posto.

L’Itinerario costiero di Porto Cofaniello

Porto Cofaniello è la piccola baia che si apre appena superato il promontorio di Monte d’Oro, con una spiaggetta di ciottoli e fondali rocciosi. Da terra il percorso costiero la raggiunge affacciandosi su un panorama che copre quasi centottanta gradi del Golfo di Gaeta: a destra il profilo di Monte Orlando e la punta di Gaeta, davanti il mare aperto con le isole ponziane quando l’aria è pulita, a sinistra la costa che corre verso il Garigliano e la Campania.

La baia è l’inizio dell’area marina protetta, dove valgono il divieto di pesca e il divieto di navigazione a motore. Tutto quello che riguarda l’acqua, i fondali, le specie e le immersioni in apnea appartiene alla pagina dell’oasi blu di Gianola: qui basti dire che dalla terraferma il colore di quel tratto di mare, nelle giornate di bonaccia, è la migliore pubblicità che il divieto di pesca potesse avere.

Il Sentiero di via Porticciolo Romano, CAI LH17

Porta una sigla del Club Alpino Italiano, LH17, e scende dall’area archeologica fino al livello del mare seguendo l’antico tracciato di collegamento fra la villa e il suo approdo. È il sentiero più ripido del parco, con gradini scavati nella roccia in alcuni tratti e passaggi stretti fra le pareti di conglomerato. In discesa si fa in un quarto d’ora, in salita se ne impiegano il doppio.

Il porticciolo romano, ricostruito intorno al 1930 sulle strutture antiche destinate all’allevamento del pesce, si vede bene dall’alto del sentiero prima ancora di raggiungerlo. Da lassù si capisce la logica dell’impianto: la villa al riparo sull’altura, l’approdo protetto in basso, e un collegamento diretto scavato nella roccia perché le derrate salissero senza passare dalla strada.

L’Itinerario di Monte d’Oro

Il quinto percorso porta sul promontorio di Monte d’Oro, l’estremità occidentale del Parco di Gianola e Monte di Scauri. È il più corto e il più esposto: poca ombra, molto vento, e per questo un punto d’osservazione eccellente nei giorni di libeccio, quando il mare sbatte contro le falesie e gli spruzzi salgono sopra il bordo del promontorio. In quelle condizioni non si scende sulla costa, si guarda e basta, e vale ugualmente la camminata.

Parco Regionale di Gianola e Monte di Scauri
Parco Regionale di Gianola e Monte di Scauri

La villa romana di Mamurra nel Parco di Gianola e Monte di Scauri

L’area archeologica di Gianola è una delle grandi ville marittime della costa tirrenica centrale, contemporanea delle residenze di Formia, Sperlonga e Baia, e la sua estensione originaria si misurava in centinaia di metri lungo il promontorio, articolata su tre livelli terrazzati. La cronologia accettata la colloca nel primo secolo avanti Cristo, con ampliamenti successivi in età imperiale. Il complesso comprendeva quartieri residenziali, impianti termali, un sistema idrico monumentale, un approdo attrezzato e peschiere.

Chi era Mamurra

Mamurra era un cavaliere formiano di età tardorepubblicana, praefectus fabrum nell’esercito di Giulio Cesare durante le campagne di Spagna e di Gallia. Il praefectus fabrum era l’ufficiale responsabile del genio e delle forniture: una posizione tecnica che, in una guerra di conquista lunga e redditizia, apriva alle occasioni di arricchimento che la letteratura antica non ha mancato di registrare.

Su Mamurra, infatti, abbiamo una fonte letteraria di eccezionale acidità: Catullo. Il poeta veronese lo attacca in una serie di carmi durissimi, lo soprannomina con un nomignolo osceno e nel carme 29 gli rinfaccia di avere divorato in lussi le ricchezze predate nelle Gallie e in Britannia, tirando in causa Cesare come suo protettore. Nel carme 57 mette il patrono e il protetto sullo stesso piano, in una delle invettive più violente della poesia latina. Che poi la villa di Gianola sia proprio la sua è un’attribuzione tradizionale, sostenuta dalla coincidenza cronologica e dalla ricchezza dell’impianto, non un dato provato da un’iscrizione: vale la pena saperlo, perché fa la differenza fra archeologia e leggenda.

C’è un secondo appiglio letterario, meno noto e più elegante. Orazio, nella satira del viaggio a Brindisi, chiama Formia la città dei Mamurra: segno che a una generazione di distanza il nome della famiglia bastava da solo a identificare il luogo. Per un professionista che accompagna gruppi, quel verso è il modo migliore di far capire quanto peso avesse questa costa nella geografia mentale dei romani.

La cisterna maggiore

È il monumento più impressionante del Parco di Gianola e Monte di Scauri, e quello che i visitatori ricordano. Un serbatoio ipogeo capace di circa novecento metri cubi d’acqua, alimentato dalle numerose sorgenti dei vicini Monti Aurunci. Le murature mostrano opera reticolata e opera incerta eseguite con cura, e alla base dei pilastri si leggono ancora gli imbasamenti che reggevano le volte.

Novecento metri cubi, per una residenza privata, sono una cifra che va fatta digerire al visitatore. Significa una riserva pensata non per bere, ma per alimentare terme, giochi d’acqua, vasche, peschiere e giardini in un promontorio esposto al sole dove d’estate non piove per mesi. La villa romana di Gianola non era una casa con vista: era una macchina idraulica travestita da casa con vista.

La cisterna delle trentasei colonne

Il nome tradizionale dice trentasei, la conta dice trentadue: pilastri a sezione quadrata che sorreggono volte a crociera, per una capacità di circa duecentoventi metri cubi. Le pareti e il fondo erano impermeabilizzati integralmente con cocciopesto, la malta idraulica ottenuta impastando calce e frammenti di laterizio, tecnica che i romani usavano ovunque servisse tenere l’acqua senza perdite.

La discrepanza fra il nome e il numero non è un errore da correggere sul cartello: è il segno di una denominazione popolare consolidata da secoli, come tante nell’archeologia italiana. Dentro, l’effetto della selva di pilastri che si moltiplica nella penombra è quello di una cripta medievale, e l’acustica gioca scherzi: una parola detta a voce bassa in un angolo arriva pulita dall’altra parte.

La Grotta della Janara

Non una grotta naturale, ma un corridoio coperto a volta, scavato nella roccia e dotato di piccoli ambienti laterali di sosta, che collegava i livelli superiori della villa al complesso termale sottostante. Una scala coperta monumentale, in sostanza, pensata perché i padroni scendessero alle terme senza attraversare gli spazi di servizio e senza prendere il sole in testa.

Il nome popolare merita un’annotazione. Janara, nel Mezzogiorno, indica la strega notturna; l’etimologia più accreditata la fa risalire a Diana, la dea dei boschi e della luna, attraverso il termine ianara usato per le sue sacerdotesse. Un corridoio buio, romano, sotterraneo, che entra nella montagna: la fantasia popolare non aveva bisogno d’altro. Se l’area conservasse davvero memoria di un culto dianeo è un’ipotesi, non un fatto documentato, e come ipotesi va raccontata.

L’edificio ottagonale

Le indagini più recenti hanno restituito i resti di un edificio a pianta ottagonale che costituiva il fulcro architettonico dell’intera villa. Le piante centrali poligonali, nell’architettura romana residenziale, indicano sale di rappresentanza o ambienti di soggiorno di pregio, spesso cupolati e affacciati sul panorama: pensare a una sala da pranzo con vista sul golfo non è azzardato, anche se lo stato dei resti impone prudenza.

Le ferite della guerra sull’area archeologica

I resti della villa sono stati seriamente compromessi dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Non è un dettaglio marginale: questo promontorio si trovava a ridosso del fronte del Garigliano, e nell’inverno fra il 1943 e il 1944 la zona fu battuta pesantemente. Molto di quello che oggi appare come crollo naturale è invece il risultato di quei mesi. Quando accompagno un gruppo davanti alle murature spezzate, questa è la cosa che dico per prima: l’archeologia di Gianola ha due nemici, il tempo e il 1944, e il secondo ha fatto più danni del primo.

La fauna terrestre del Parco di Gianola e Monte di Scauri

Chi arriva aspettandosi mammiferi da fotografare resta deluso, e fa bene a saperlo prima. La fauna del parco è fatta di animali piccoli, discreti e quasi tutti a sangue freddo o alati. La ricchezza c’è, ma va cercata con pazienza e con gli occhi allenati.

Gli uccelli del Parco di Gianola e Monte di Scauri

La componente ornitologica è la più interessante. La sughereta e la macchia ospitano la comunità tipica dei boschi mediterranei costieri, e nei passi di primavera e autunno si aggiungono le specie migratrici che usano il promontorio come scalo. Le radure aperte e i costoni sul mare sono i punti migliori per osservare i rapaci in volo, soprattutto nelle ore centrali quando le correnti ascensionali si formano sopra la roccia calda. Un binocolo otto per quarantadue e un’ora di immobilità al margine del bosco rendono più di tre ore di cammino veloce.

Rettili e anfibi

Le lucertole muraiole sono ovunque, sui muretti a secco, sulle murature romane, sui lastroni di conglomerato scaldati dal sole. I serpenti ci sono, e vederli è normale: nella macchia mediterranea del Lazio meridionale si incontrano soprattutto colubri, innocui e velocissimi a sparire. La regola è semplice e vale in ogni area protetta: non li si tocca, non li si insegue, si lascia loro la via di fuga. Chi cammina con i bambini glielo spieghi prima, non dopo l’incontro.

Farfalle e insetti

Le fioriture di aprile e maggio richiamano una quantità notevole di lepidotteri, ed è forse lo spettacolo naturalistico più accessibile del Parco di Gianola e Monte di Scauri: non serve attrezzatura, non serve silenzio, basta fermarsi dieci minuti davanti a un cespuglio di cisto in fiore. Sulle sughere vecchie, in estate, si trovano le tracce dei coleotteri xilofagi, che nel legno morto trovano casa e che a loro volta alimentano i picchi.

Porticciolo romano - Gianola - Oasi blu del WWF -Formia - Riviera di Ulisse
Porticciolo romano – Gianola – Oasi blu del WWF -Formia – Riviera di Ulisse

Dove finisce la terra e comincia l’area marina protetta

Il confine fra le due anime del Parco di Gianola e Monte di Scauri corre sulla linea di battigia. A monte, i 292 ettari di promontorio con i sentieri, la sughereta e l’archeologia raccontati in questa guida. A valle, i 17 ettari di area marina protetta nella quale valgono il divieto di pesca e il divieto di navigazione con imbarcazioni a motore, e che dal 1988 porta il nome di oasi blu: quel tratto di mare, i suoi fondali, l’ippocampo che ne è diventato il simbolo, il porticciolo visto dall’acqua e le escursioni in apnea hanno la loro pagina dedicata, l’oasi blu di Gianola, ed è lì che conviene andare a leggere.

Il rapporto fra le due parti è di causa ed effetto, e va detto chiaramente perché quasi nessuno lo spiega: l’area marina è protetta bene perché alle sue spalle non c’è cemento. Un promontorio con la macchia intatta significa poco dilavamento, poche acque nere, poca torbidità. Se domani qualcuno costruisse sui 292 ettari a terra, il mare davanti cambierebbe in due stagioni.

Una curiosità su Parco di Gianola e Monte di Scauri (Riviera di Ulisse)

La curiosità vera di questo posto non è un monumento: è un numero. Novecento metri cubi d’acqua nella sola cisterna maggiore, più duecentoventi nella cisterna delle trentasei colonne, su un promontorio che non ha fiumi, non ha laghi e d’estate non vede pioggia per settimane. Come ci arrivava, quell’acqua?

La risposta è la parte più ingegneristica e meno raccontata del Parco di Gianola e Monte di Scauri: l’approvvigionamento veniva dalle numerose sorgenti dei Monti Aurunci, alle spalle della costa. Un sistema di captazione e adduzione portava l’acqua dal massiccio fino al promontorio, e le cisterne funzionavano da polmone di accumulo per l’intera residenza. In termini moderni, una villa privata del primo secolo avanti Cristo disponeva di un impianto idrico paragonabile a quello di un piccolo centro abitato.

C’è un corollario che colpisce ancora di più. Quell’acqua non serviva soltanto a bere, a lavarsi e a innaffiare. Serviva alle peschiere, cioè agli impianti di allevamento ittico che i romani dell’ultima repubblica costruivano lungo questa costa come segno di status: il pesce allevato in vasca, servito vivo ai convitati, era un lusso che Cicerone stesso derideva chiamando piscinarii i suoi colleghi senatori ossessionati dalle vasche. La villa di Gianola apparteneva pienamente a quel mondo, e le strutture sommerse davanti al porticciolo romano ne sono il residuo.

Guardare la cisterna maggiore sapendo questo cambia la visita. Non è un magazzino: è il cuore di una macchina economica e sociale, costruita da un uomo che aveva fatto fortuna al seguito di Cesare e voleva che tutta la costa lo sapesse.

Una cosa che non ti dice nessuno su Parco di Gianola e Monte di Scauri (Riviera di Ulisse)

Che il parco è, per metà, un monumento di guerra. Nessun cartello lo dice, nessuna guida commerciale lo racconta, e le persone camminano fra murature spezzate convinte che a spezzarle siano stati venti secoli di abbandono.

La verità è meno romantica. Fra il dicembre 1943 e il gennaio 1944 questo tratto di costa si trovò esattamente sull’ala tirrenica della linea difensiva tedesca che sbarrava la strada verso Roma lungo il Garigliano. La foce del fiume è a pochi chilometri dal Monte di Scauri; il fronte passò di qui, con bombardamenti navali e aerei, sbarramenti, mine e combattimenti casa per casa nell’abitato di Minturno e di Scauri. I resti della villa romana ne uscirono seriamente compromessi. Il paesaggio che oggi appare così quieto è un paesaggio ricostruito.

La seconda cosa che non viene detta riguarda il presente. Il Parco di Gianola e Monte di Scauri non ha una biglietteria, e questo fa credere che sia un’area libera e indifferenziata. Non è così: l’accesso ai sentieri è libero, ma l’area archeologica ha modalità di visita e aperture stabilite dall’Ente Parco, e le visite guidate ai monumenti si organizzano contattando gli uffici di Gaeta. Chi arriva di sabato mattina sperando di entrare nelle cisterne senza avere telefonato prima rischia di restare fuori dal cancello e di prendersela con il parco, che invece non ha colpa.

Terza cosa, e la più concreta: la spiaggia di Gianola d’estate è affollatissima, e il parco alle sue spalle è quasi vuoto. Nello stesso pomeriggio di agosto, a duecento metri di distanza, si trova una calca da centro commerciale e un sentiero nel bosco senza anima viva. È l’asimmetria più assurda della costa pontina meridionale.

Il consiglio che ti do per visitare Parco di Gianola e Monte di Scauri (Riviera di Ulisse)

Andateci ad aprile o a ottobre, e andateci di mattina. Non è un consiglio di comodo: è la differenza fra vedere il parco e attraversarlo.

Ad aprile la macchia è in fioritura piena, le ginestre e i cisti reggono i pendii sopra le scogliere, le orchidee spontanee sono nelle radure, i migratori riempiono la sughereta e la temperatura consente di camminare tre ore senza sudare una camicia. A ottobre il colore è diverso, più caldo, il mare è ancora praticabile, i turisti sono spariti e la luce radente del pomeriggio fa alle murature romane quello che l’illuminazione di un museo fa a una statua. Luglio e agosto, invece, mettono insieme il caldo peggiore, la folla peggiore e l’unica stagione in cui il parcheggio diventa un problema.

Secondo consiglio, pratico: scarpe chiuse con suola scolpita. Sembra pedanteria per un rilievo di centoventitré metri, ma il fondo alterna terra battuta, radici, gradini scavati e lastroni di conglomerato che dopo una notte di umidità scivolano come vetro. Ho visto più caviglie storte a Gianola che sugli Aurunci veri, per il semplice motivo che agli Aurunci la gente si prepara e qui no.

Terzo: acqua. Almeno un litro e mezzo a testa. Nel parco non esistono fontane funzionanti su cui contare, i sentieri di crinale non hanno punti di ristoro e le strutture dell’abitato sono fuori dal perimetro. Chi conta di comprare una bottiglia a metà percorso ha capito male dove va.

Quarto, e più importante di tutti: date al parco mezza giornata vera, non un’ora. L’errore classico è infilare Gianola fra una spiaggia e l’altra, farsi il sentiero di Mamurra di corsa e ripartire. L’itinerario archeologico, il crinale con la sughereta e uno degli affacci costieri, con le soste che meritano, occupano quattro ore piene. Chi accompagna gruppi e vuole costruire una giornata seria su questa costa trova nella rete di accompagnatori e guide autorizzate di TourLeaderPro i professionisti che lavorano stabilmente fra Formia, Gaeta e Minturno.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il nome Scauri viene da una famiglia romana, e quasi nessuno collega le due cose mentre guida sulla via Flacca leggendo il cartello del paese.

La tradizione erudita, consolidata da secoli e ripresa dalla toponomastica locale, riconduce il nome degli Aemilii Scauri, ramo della gens Aemilia, che in età repubblicana ebbe qui possedimenti e residenze costiere. Marco Emilio Scauro, console nel 115 avanti Cristo e principe del senato, fu uno degli uomini più potenti della sua generazione; il figlio omonimo, edile nel 58, è ricordato per avere allestito a Roma un teatro temporaneo di dimensioni e sfarzo inauditi. Che il toponimo derivi dai loro possedimenti in questo tratto di litorale è tradizione accettata, non un fatto provato da un’epigrafe rinvenuta sul posto: la distinzione va mantenuta, perché la costa laziale è piena di attribuzioni antiquarie diventate certezze per ripetizione.

Il fatto risaputo, dunque, è che tutta questa fascia costiera fra Formia e il Garigliano era una sorta di quartiere residenziale dell’aristocrazia romana tardorepubblicana. Cicerone aveva la sua villa a Formia e proprio lì fu raggiunto e ucciso dai sicari nel dicembre del 43 avanti Cristo. Mamurra aveva la sua a Gianola. Gli Scauri, secondo la tradizione, poco più a est. Tiberio, una generazione dopo, avrebbe scelto Sperlonga. Era la Riviera dei potenti, e i 292 ettari del Parco di Gianola e Monte di Scauri sono l’unico pezzo di quella riviera dove il paesaggio antico si legge ancora senza dover immaginare.

Meno citato ancora: il perché di tanta concentrazione. La ragione è la via Appia. La regina delle strade passava di qui diretta a Capua e poi a Brindisi, e una villa marittima su questo litorale permetteva a un senatore di lasciare Roma la mattina e dormire sul mare la sera, restando raggiungibile dalla posta pubblica. Le ville di Gianola e di Formia sono figlie di quella strada quanto del panorama.

La foto giusta da fare a Parco di Gianola e Monte di Scauri (Riviera di Ulisse)

La foto che quasi tutti fanno è il mare visto dai belvedere costieri: bella, banale, identica a diecimila altre del Golfo di Gaeta. La foto giusta, quella che nessuno fa e che racconta davvero il Parco di Gianola e Monte di Scauri, si scatta dentro la cisterna maggiore.

Serve la luce della mattina, fra le otto e le dieci a seconda della stagione, quando il sole basso entra dalle aperture superiori e taglia il buio in fasci netti. Ci si mette in un angolo, si appoggia la fotocamera o il telefono su un imbasamento di pilastro, si esclude il flash, si aumenta l’esposizione di uno stop rispetto a quanto suggerisce la macchina, e si inquadra la fuga dei pilastri verso il fondo lasciando entrare in alto il fascio di luce. Il risultato è un’immagine di architettura, con le tessiture dell’opera reticolata leggibili sulla parete, non la solita cartolina.

Seconda foto, se il tempo è limpido: dal crinale del Monte di Scauri al tardo pomeriggio, con le sughere in controluce in primo piano e la piana del Garigliano che si apre sul fondo verso il Massico. Il trucco è mettere un tronco contorto a sinistra o a destra dell’inquadratura come quinta: senza quello, il panorama diventa piatto e non si capisce che si è dentro un bosco a picco sul mare.

Terza, la meno scontata: il particolare del conglomerato. Una parete tagliata dal sentiero, luce laterale, macro o quasi macro, e si ottiene una texture di ciottoli cementati che spiega in un’immagine la geologia di tutto il promontorio. Nei gruppi la propongo sempre, e funziona: la gente si accorge della roccia solo quando la fotografa da vicino.

Una raccomandazione finale sul galateo: nell’area archeologica non si sale sulle murature per avere l’inquadratura migliore, e nella sughereta non si calpestano le radure fiorite per fotografare un’orchidea. Una fotografia non vale un danno permanente, e i droni in area protetta seguono regole proprie che vanno verificate con l’Ente Parco prima di alzarli in volo.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il promontorio di Gianola non ha ospitato battaglie celebri né incoronazioni, e chi cerca l’evento da manuale resta a mani vuote. Ha però attraversato, da spettatore molto vicino, alcuni dei passaggi più duri della storia del Lazio meridionale.

La costruzione della villa romana, primo secolo avanti Cristo

L’avvenimento fondativo è il cantiere stesso. Impiantare su un promontorio di conglomerato una residenza su tre livelli terrazzati, con cisterne da novecento e duecentoventi metri cubi, un corridoio scavato nella roccia per scendere alle terme, un edificio ottagonale di rappresentanza e un approdo attrezzato in basso, significò anni di lavoro, maestranze specializzate e una disponibilità di capitale enorme. La ricchezza che lo rese possibile, secondo la lettura antica, veniva dalle campagne di Cesare in Gallia e in Britannia. Catullo ne fece un caso politico in versi: la villa di Gianola è, in questo senso, il monumento più concreto di una polemica letteraria del primo secolo avanti Cristo.

La fine di Cicerone a Formia, dicembre del 43 avanti Cristo

A pochi chilometri da qui, nella sua villa formiana, Marco Tullio Cicerone fu raggiunto e ucciso dai sicari dei triumviri il 7 dicembre del 43 avanti Cristo. L’episodio non appartiene al territorio del parco, ma ne definisce il clima storico: in quegli stessi anni, su questa stessa costa, i protagonisti della fine della repubblica avevano case, vasche da pesce e nemici. Il lettore che percorre il sentiero di Mamurra cammina dentro quella stagione.

L’abbandono tardoantico e la rioccupazione

Come tutte le ville marittime del Tirreno centrale, anche quella di Gianola conobbe fra il terzo e il sesto secolo dopo Cristo l’abbandono progressivo, l’insicurezza costiera e lo spoglio dei materiali. Le strutture più solide, le cisterne, sopravvissero proprio perché erano ipogee e inutili da demolire. Nei secoli successivi il promontorio tornò a essere terra di pascolo e di bosco, e la sughereta che oggi ammiriamo è anche il prodotto di quel lungo disuso.

Il porticciolo del 1930

Intorno al 1930 il porticciolo romano fu ricostruito sulle strutture antiche destinate all’allevamento del pesce. È un intervento che oggi giudicheremmo invasivo e che allora rispondeva a una logica di riuso e di bonifica del litorale. Quel manufatto è il motivo per cui il nome porticciolo romano identifica un luogo che, nella parte visibile sopra l’acqua, romano non è più.

Il fronte del Garigliano, inverno 1943 e 1944

L’avvenimento più drammatico. La foce del Garigliano, a pochi chilometri dal Monte di Scauri, costituiva l’ala tirrenica dello schieramento difensivo tedesco che sbarrava la via verso Roma. Nell’inverno fra il 1943 e il 1944 la zona fu teatro di bombardamenti, sbarramenti e combattimenti; Minturno e Scauri furono duramente colpite. I resti della villa romana di Gianola ne uscirono seriamente compromessi, e alcune murature che oggi si vedono crollate devono il loro stato a quei mesi. È un capitolo che collega questo promontorio a tutta la vicenda della linea Gustav e dell’abbazia di Montecassino, distrutta nel febbraio del 1944 a una cinquantina di chilometri di distanza.

L’istituzione del parco e dell’oasi blu

Negli anni Ottanta la pressione edilizia sul litorale pontino meridionale aveva raggiunto il punto di rottura. L’istituzione dell’area protetta terrestre e, nel 1988, la nascita dell’oasi blu del WWF sul tratto di mare antistante fermarono la colata proprio all’ultimo promontorio libero. Con la legge regionale numero 29 del 6 ottobre 1997 la gestione passò all’Ente Parco Regionale Riviera di Ulisse, che riunì sotto un’unica amministrazione Gianola, Monte Orlando, il promontorio della Villa di Tiberio e le altre aree protette del comprensorio. Senza quei due atti, oggi qui ci sarebbero villette a schiera.

Chi è passato da Parco di Gianola e Monte di Scauri (Riviera di Ulisse)

Il nome più sicuro è quello che dà il titolo all’area archeologica. Mamurra, cavaliere di Formia, praefectus fabrum di Giulio Cesare nelle campagne di Spagna e di Gallia, è il personaggio storico legato a questo promontorio dalla tradizione e dalla cronologia della villa. Non abbiamo un’iscrizione che lo inchiodi a queste mura, e la prudenza impone di dirlo; abbiamo però un ritratto letterario di ferocia rara, quello che Catullo gli riservò nei suoi carmi, accusandolo di avere dissipato in lussi privati le ricchezze della conquista. Catullo non venne mai a Gianola, per quanto ne sappiamo, ma il suo veleno arriva fin qui e rende questa villa uno dei pochi siti archeologici italiani di cui possediamo, di fatto, la stroncatura contemporanea.

Giulio Cesare entra nella storia del luogo per via indiretta e proprio grazie a quei versi: come protettore di Mamurra, come fonte della sua fortuna, come bersaglio parallelo dell’invettiva. Che abbia messo piede sul promontorio è possibile ma non documentato, e come tale va trattato.

Orazio passò certamente da queste parti. La satira del viaggio a Brindisi, uno dei testi di viaggio più celebri dell’antichità, descrive la tappa nella città dei Mamurra, cioè Formia, sulla via che portava a sud: il poeta e i suoi compagni percorsero questa costa, dormirono qui, e ci hanno lasciato la prima guida di viaggio del Lazio meridionale.

Cicerone appartiene al paesaggio umano di questo tratto di litorale più di chiunque altro. La sua villa formiana, le sue lettere scritte dal Tirreno, la sua morte nel 43 avanti Cristo a pochi chilometri da qui fanno di lui il fantasma che accompagna ogni visita seria in zona. Nelle sue lettere deride i colleghi senatori ossessionati dalle peschiere: una battuta che davanti alle strutture sommerse di Gianola acquista un sapore particolare.

Gli Aemilii Scauri, secondo la tradizione, diedero il nome a Scauri e ne abitarono i possedimenti costieri: Marco Emilio Scauro console nel 115 avanti Cristo e princeps senatus, e il figlio omonimo famoso per lo sfarzo dei suoi allestimenti pubblici. Attribuzione tradizionale, non provata sul campo.

Tiberio, infine, non passò di qui ma poco più a ovest, nella sua villa con la grotta di Sperlonga: la sua presenza definisce il rango imperiale che questa costa raggiunse nel primo secolo dopo Cristo e spiega perché l’intero comprensorio porti oggi il nome di Riviera di Ulisse, dalle sculture omeriche rinvenute proprio in quella grotta.

Nel Novecento sono passati di qui migliaia di soldati di eserciti diversi, la maggior parte dei quali senza sapere nulla di Mamurra, e negli anni Ottanta i volontari e i naturalisti che si batterono per fermare le ruspe. Sono loro, alla fine, i personaggi ai quali il Parco di Gianola e Monte di Scauri deve di esistere ancora.

Porticciolo romano - Gianola - Oasi blu del WWF -Formia - Riviera di Ulisse -
Porticciolo romano – Gianola – Oasi blu del WWF -Formia – Riviera di Ulisse

Visitare il Parco di Gianola e Monte di Scauri con i bambini

Funziona, e funziona meglio di quanto ci si aspetti, a due condizioni. La prima è scegliere il percorso giusto: l’itinerario archeologico di Mamurra, breve, ombreggiato, con i due ambienti ipogei da esplorare, tiene i bambini attaccati per un’ora abbondante. Le cisterne, con la loro penombra e l’eco, sono il pezzo forte: nessun bambino resiste alla selva di pilastri.

La seconda condizione è la torcia. Una torcia frontale a testa trasforma la visita in una spedizione e risolve il problema pratico della scarsa illuminazione degli ambienti coperti. Il telefono va bene ma occupa una mano, e in un corridoio scavato nella roccia le mani servono.

Il crinale con la sughereta è adatto dai sette anni in su. Il sentiero CAI LH17, ripido e con gradini scavati, lo eviterei con i più piccoli e con i passeggini, che in questo parco non hanno alcuna possibilità. Il porta bebè da spalle, invece, va benissimo sull’itinerario archeologico e sul crinale.

Accessibilità del Parco di Gianola e Monte di Scauri

Il parco è un promontorio roccioso e i suoi sentieri, con gradini scavati, radici e lastroni, non sono percorribili in sedia a rotelle. Alcuni tratti pianeggianti nell’area di Gianola risultano più agevoli di altri, ma un percorso attrezzato e certificato accessibile, allo stato, non fa parte dell’offerta del parco: chi ha necessità di mobilità assistita faccia verificare la situazione aggiornata dei singoli tracciati direttamente all’Ente Parco Riviera di Ulisse, telefono 0771 743070, prima di programmare la visita. Vale anche per chi viaggia con difficoltà motorie lievi: il dislivello è modesto, il fondo no.

Quando andare al Parco di Gianola e Monte di Scauri e quando evitarlo

Da metà marzo a fine maggio è la stagione migliore in assoluto: fioriture, migrazioni, temperature ideali, nessuna folla. Settembre e ottobre valgono quasi altrettanto, con il vantaggio del mare ancora caldo e lo svantaggio di una macchia meno colorata. Novembre, dicembre, gennaio e febbraio sono perfettamente praticabili grazie al clima mediterraneo particolarmente mite di questo tratto di costa, e la luce invernale sui conglomerati è la più bella dell’anno; l’unico limite sono le giornate corte e il fondo bagnato dopo le piogge.

Da evitare: le domeniche di luglio e agosto, quando le spiagge di Gianola e Scauri intasano la viabilità e il parcheggio diventa una caccia al tesoro, e le ore centrali di qualunque giornata estiva sui percorsi di crinale e costieri, dove l’ombra scarseggia. Da evitare anche subito dopo le mareggiate invernali: i tratti costieri possono presentare frane e cedimenti, e la percorribilità va chiesta all’Ente Parco.

Cosa vedere intorno al Parco di Gianola e Monte di Scauri

Il parco regge mezza giornata, e la giornata si completa facilmente. Formia è a pochi chilometri e offre la cosiddetta tomba di Cicerone sulla via Appia, i resti della città romana e un lungomare che d’inverno è una passeggiata seria. Gaeta è a una quindicina di chilometri, con il parco urbano di Monte Orlando, la Montagna Spaccata, il mausoleo di Munazio Planco e il centro storico medievale: è la combinazione più ovvia e la più riuscita, perché i due parchi appartengono allo stesso ente e si leggono in sequenza.

Verso est, Minturno conserva l’area archeologica di Minturnae con il teatro romano e l’acquedotto, a una decina di chilometri dal parco. Verso ovest, Sperlonga e la villa di Tiberio con il museo delle sculture omeriche sono l’altra grande meta archeologica del comprensorio. Nell’entroterra, Itri e il suo castello aprono la strada verso il parco naturale dei Monti Aurunci, che è la montagna alle spalle di tutto questo. Dal porto di Formia partono i collegamenti per l’isola di Ponza.

Chi costruisce un itinerario in inglese per visitatori stranieri e cerca il modo di incastrare questa costa in un viaggio più ampio trova impostazioni già pronte nella pagina delle gite in giornata di ItalyPlanner, mentre le esperienze private e su misura nel Lazio, comprese quelle disegnate su misura per piccoli gruppi, sono il mestiere di TourLeaderPro.

Domande veloci su Parco di Gianola e Monte di Scauri (Riviera di Ulisse)

Quanto costa entrare al Parco di Gianola e Monte di Scauri?

L’accesso ai sentieri è libero e gratuito, non esiste una biglietteria. Le visite guidate all’area archeologica hanno modalità proprie e si concordano con l’Ente Parco Regionale Riviera di Ulisse, telefono 0771 743070.

Serve prenotare per visitare il Parco di Gianola e Monte di Scauri?

Per camminare sui sentieri no. Per entrare negli ambienti archeologici con una visita accompagnata sì, e conviene farlo con qualche giorno di anticipo, perché le aperture dipendono dalla disponibilità del personale e dalla stagione.

Quanto tempo serve per visitare il Parco di Gianola e Monte di Scauri?

Due ore per il solo itinerario archeologico di Mamurra con calma. Quattro ore per una visita completa che comprenda anche il crinale con la sughereta e un affaccio costiero. Una giornata intera se si vuole fare tutti e cinque i percorsi e scendere al mare.

Quanto è grande il parco?

Duecentonovantadue ettari di area terrestre più diciassette ettari di area marina protetta, per un totale di trecentonove ettari, sui territori comunali di Formia e Minturno.

Quanto è alto il Monte di Scauri?

Centoventitré metri sul livello del mare. È il rilievo più elevato del parco e il suo punto panoramico principale.

Il Parco di Gianola e Monte di Scauri è adatto ai bambini?

Sì, soprattutto sull’itinerario archeologico, che è breve, ombreggiato e ha due ambienti ipogei che i bambini adorano. Sconsigliato il sentiero CAI LH17 con i più piccoli. I passeggini non sono utilizzabili.

Si può andare con il cane?

Nelle aree protette regionali i cani sono generalmente ammessi al guinzaglio sui sentieri, con divieto di lasciarli liberi per la tutela della fauna nidificante. Le prescrizioni puntuali del regolamento vanno chieste all’Ente Parco prima della visita.

Si possono fare foto nel Parco di Gianola e Monte di Scauri?

Sì, la fotografia amatoriale è libera. Per i droni e per le riprese professionali servono autorizzazioni specifiche, che si richiedono all’Ente Parco.

Il parco è accessibile in sedia a rotelle?

No. Il fondo dei sentieri, fra gradini scavati nella roccia, radici e lastroni, non consente un percorso accessibile. Meglio verificare la situazione aggiornata con l’Ente Parco per eventuali tratti pianeggianti praticabili.

Che differenza c’è fra il Parco di Gianola e Monte di Scauri e l’oasi blu di Gianola?

Il parco è l’area protetta a terra, 292 ettari di promontorio con sentieri, sughereta e archeologia romana. L’oasi blu è il tratto di mare antistante, 17 ettari, nato nel 1988 come riserva del WWF e oggi in capo allo stesso Ente Parco: si racconta nella pagina dedicata all’oasi blu di Gianola.

Ci sono fontane o punti di ristoro dentro il parco?

Non si deve contare su nulla. Acqua e viveri vanno portati da casa o comprati nell’abitato prima di entrare.

Che scarpe servono?

Scarpe chiuse con suola scolpita. I sandali e le scarpe da spiaggia sono la causa più frequente di scivolate sui lastroni di conglomerato.

Si può fare il bagno?

Si scende al mare dai percorsi costieri e dal sentiero del porticciolo romano, ma si tratta di calette di ciottoli e scogliere, non di stabilimenti. Nell’area marina protetta valgono il divieto di pesca e quello di navigazione a motore.

Come si arriva al Parco di Gianola e Monte di Scauri in treno?

Con la linea Roma Napoli via Formia: stazione di Formia-Gaeta per il versante di Gianola, stazione di Minturno-Scauri per il Monte di Scauri. Dalle stazioni si prosegue con le autolinee locali o in taxi.

Quanto dista il parco da Roma?

Circa centocinquanta chilometri, due ore di automobile via A1 e Cassino oppure via Pontina e Flacca, poco più di un’ora e mezza in treno fino a Formia.

Quando è il periodo migliore per visitare il Parco di Gianola e Monte di Scauri?

Aprile e maggio per le fioriture e le migrazioni, settembre e ottobre per la luce e il mare ancora caldo. L’inverno è praticabilissimo grazie al clima mite; luglio e agosto sono i mesi peggiori per caldo e affollamento.

Si può visitare la villa di Mamurra dall’interno?

Gli ambienti ipogei, cioè le due cisterne e la Grotta della Janara, sono il cuore della visita archeologica. Le modalità e i giorni di accesso si verificano con l’Ente Parco: non sono garantiti tutti i giorni.

Perché la cisterna si chiama delle trentasei colonne se i pilastri sono trentadue?

Perché il nome è una denominazione popolare consolidata nel tempo, non una descrizione tecnica. I pilastri a sezione quadrata censiti sono trentadue e reggono volte a crociera, per una capacità di circa duecentoventi metri cubi.

C’è un centro visite?

Il riferimento operativo è la sede dell’Ente Parco Regionale Riviera di Ulisse in via della Breccia 5 a Gaeta, telefono 0771 743070, posta elettronica parcorivieradiulisse@regione.lazio.it. Da lì si ottengono informazioni su aperture, visite guidate e stato dei sentieri.

Il Parco di Gianola e Monte di Scauri si può abbinare a Gaeta in giornata?

Sì, ed è l’abbinamento migliore. Gianola la mattina, pranzo a Formia o a Gaeta, Monte Orlando e centro storico di Gaeta il pomeriggio. I due parchi appartengono allo stesso ente e si completano a vicenda.

Ci sono serpenti?

Sì, come in ogni macchia mediterranea del Lazio meridionale, e la maggior parte degli incontri riguarda colubri innocui. Non si toccano, non si inseguono, si lascia loro la via di fuga.

È possibile organizzare una visita guidata per un gruppo?

Sì, contattando l’Ente Parco per l’accesso ai monumenti e una guida o un accompagnatore turistico autorizzato per la conduzione del gruppo. Sulla costa fra Formia, Gaeta e Minturno operano professionisti abilitati della rete di TourLeaderPro.

Tornerei a Gianola solo per la mezz’ora che va dalle otto e mezza alle nove di una mattina di aprile, dentro la cisterna maggiore, quando la luce entra dall’alto e non c’è nessun altro. Il resto del parco è bello e merita le sue quattro ore; quella mezz’ora è il motivo per cui ci torno da anni e per cui, quando qualcuno mi chiede un posto del Lazio che non abbia ancora visto nessuno dei suoi amici, rispondo sempre allo stesso modo. Portate acqua, scarpe vere e la pazienza di fermarvi: questo promontorio non si concede a chi corre.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoIl parco regionale di Gianola e Monte di Scauri è un'area naturale protetta di 309 ettari situata all'estremo sud del Lazio.
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Indirizzo04023 Formia LT, Italia 4023
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