Riserva Naturale della Marcigliana

La Riserva Naturale della Marcigliana ha un solo ingresso pubblico e liberamente accessibile: via di Tor San Giovanni 301, 00139 Roma, dove sorge il Casale Lucernari, sede della Casa del Parco. L'ingresso non si paga, non serve prenotare per una passeggiata libera e da qui parte il percorso ad anello del Sentiero Natura, circa tre chilometri per due ore di cammino comodo. Il recapito telefonico della riserva indicato da RomaNatura, l'ente regionale che la gestisce, è 06.87121687; la sede centrale dell'ente si trova a Villa Mazzanti, via Gomenizza 81. Le escursioni guidate con i guardiaparco si prenotano per posta elettronica all'indirizzo escursioni.romanatura@regione.lazio.it. Ci si arriva in automobile dalla via Salaria o dalla via di Settebagni, uscendo dal Grande Raccordo Anulare a nord: la riserva comincia subito fuori dal Raccordo. Con il treno, la stazione utile è Settebagni sulla linea regionale FL1, quella che collega Orte e Fara Sabina a Fiumicino Aeroporto, aperta nel 1900 e servita con frequenza di quindici minuti nei giorni feriali; dalla stazione all'ingresso restano però alcuni chilometri di strada di campagna, quindi conviene mettere in conto la bicicletta o un passaggio in auto. Le fasce orarie in cui il cancello del Casale Lucernari è presidiato cambiano con la stagione e con le attività didattiche in corso: una telefonata al numero della riserva prima di partire evita di trovare la Casa del Parco chiusa.

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

Bus hop-on hop-off

Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →

Vale la pena dirlo subito, perché è la chiave di tutto: la Riserva Naturale della Marcigliana non è un parco urbano con i vialetti e le panchine. È il pezzo di Agro Romano meglio conservato che sia rimasto dentro i confini del Comune di Roma, quattromilaseicentonovantasei ettari per tre quarti coltivati, e si visita come si visita la campagna, con le scarpe giuste e la cartina in tasca. Chi ci arriva aspettandosi un giardino se ne va deluso. Chi ci arriva sapendo di andare in campagna torna a casa con una giornata che a Roma, dentro il Raccordo, non si trova da nessun'altra parte. Per orientarsi nel sistema delle aree protette romane conviene partire dalla pagina delle attrazioni turistiche di Roma e dintorni.

Riserva Naturale della Marcigliana
Riserva Naturale della Marcigliana

Dove si trova la Riserva Naturale della Marcigliana

La riserva occupa l'angolo nord-orientale del territorio comunale di Roma, tutto fuori dal Grande Raccordo Anulare, e ricade per intero nel Municipio III Monte Sacro. Il perimetro si legge bene sulla carta: a ovest il confine è la via Salaria e, poco più in là, il nastro dell'autostrada A1 Roma-Firenze; a nord i confini comunali con Monterotondo, Fonte Nuova e Guidonia Montecelio; a est la via Nomentana; a sud il Grande Raccordo Anulare. Dentro questo quadrilatero irregolare corrono due strade che i romani della zona conoscono bene, via della Marcigliana e via della Cesarina, e una terza, via di Tor San Giovanni, che porta all'unico ingresso pubblico.

La descrizione che ne dà RomaNatura è più naturalistica e altrettanto precisa: la riserva si estende su una serie di alture delimitate a ovest dal corso del Tevere, a sud dal fosso della Bufalotta e a nord dal Rio del Casale. Le due letture non si contraddicono, guardano la stessa cosa da due punti di vista. La prima è amministrativa e segue le strade; la seconda è geografica e segue l'acqua. Se dovete spiegare a qualcuno dove andate, usate la prima. Se dovete capire il paesaggio che avete davanti, usate la seconda.

Il confine settentrionale e i comuni vicini

Il margine nord della Riserva Naturale della Marcigliana tocca tre comuni della città metropolitana: Monterotondo, Fonte Nuova e Guidonia Montecelio. Il Rio del Casale segna il limite del Comune di Roma e, di fatto, il punto in cui la campagna protetta finisce e ricomincia il tessuto edilizio di prima cintura. È un confine che si sente camminando: da una parte i seminativi e i casali, dall'altra le lottizzazioni degli anni Settanta e Ottanta. Chi vuole proseguire verso nord trova a pochi chilometri un'altra area protetta con lo stesso spirito agricolo, la Riserva Naturale di Nomentum, tra Mentana e Fonte Nuova.

Come arrivare alla Riserva Naturale della Marcigliana in automobile

L'automobile resta il mezzo più sensato, e lo dico senza entusiasmo. Dal Raccordo si esce all'altezza della Salaria o della Nomentana e si imbocca via di Tor San Giovanni fino al civico 301; in alternativa si sale da via di Settebagni. Chi arriva dal centro può prendere la via Salaria e uscire dopo il Raccordo. Uno spiazzo per lasciare l'auto davanti al Casale Lucernari c'è, non è grande e nei fine settimana di primavera si riempie prima delle dieci. Nelle giornate di pioggia le strade bianche interne diventano fangose: con un'utilitaria bassa, meglio fermarsi all'asfalto e proseguire a piedi.

Come arrivare alla Riserva Naturale della Marcigliana con i mezzi pubblici

Qui bisogna essere onesti sul livello di servizio. La Marcigliana è servita male dal trasporto pubblico, come tutto l'Agro Romano oltre il Raccordo. La soluzione migliore resta il treno regionale FL1 fino alla stazione di Settebagni, che nei giorni feriali passa ogni quarto d'ora ed è raggiungibile da Tiburtina, Ostiense e Trastevere senza cambi; dalla stazione, però, l'ingresso della riserva non è a portata di passo tranquillo. Le linee di superficie che risalgono la Salaria e la Nomentana lasciano comunque distanze da coprire a piedi lungo strade senza marciapiede, che è la ragione per cui sconsiglio di improvvisare: chi non ha l'auto faccia il tragitto finale in bicicletta, caricandola sul regionale, oppure si aggreghi a una delle escursioni organizzate dai guardiaparco, che partono direttamente dalla Casa del Parco.

La Riserva Naturale della Marcigliana in bicicletta

La bicicletta è il mezzo che questa riserva merita. Le carrarecce sono larghe, i dislivelli sono dolci, le colline non superano quote impegnative e la rete di strade poderali permette anelli di quindici o venti chilometri senza mai incrociare traffico serio. Una gravel o una mountain bike da escursione bastano e avanzano; con le ruote sottili si soffre sul tufo sciolto. Attenzione a due cose: le carrarecce attraversano proprietà private, quindi si resta sui tracciati aperti al pubblico, e d'estate l'ombra è pochissima, perché il bosco copre una frazione minima della superficie. Partire all'alba non è vezzo da fotografi, è buonsenso.

I numeri della Riserva Naturale della Marcigliana

Quattromilaseicentonovantasei ettari. È il dato che RomaNatura e il portale regionale delle aree protette riportano concordi, e fa della Marcigliana la seconda riserva del sistema romano per estensione, dietro alla sola Decima-Malafede che tocca i 6.145 ettari. Per avere un metro di paragone: la Riserva di Monte Mario misura poco più di duecento ettari, l'Insugherata ne conta 697, la Riserva Naturale Valle dell'Aniene arriva a 620. La Marcigliana da sola vale quasi un terzo dei circa quattordicimila ettari terrestri che RomaNatura amministra.

Il secondo numero che conta è la vocazione d'uso: il 75 per cento della superficie è agricola. Non è un residuo, è la sostanza della riserva. Qui non si è protetto un bosco relitto, si è protetto un sistema produttivo antico, fatto di seminativi, pascoli, casali e strade poderali, che altrove intorno a Roma è stato mangiato dall'edilizia in trent'anni. Il terzo numero, meno confortante, riguarda il bosco: la copertura forestale originaria sopravvive su una percentuale minima del territorio, concentrata sui versanti più ripidi che l'aratro non è mai riuscito a raggiungere.

Quando è nata la Riserva Naturale della Marcigliana

La riserva è stata istituita con la legge regionale del Lazio numero 29 del 6 ottobre 1997, pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione il 10 novembre 1997. È la stessa legge che ha dato vita all'intero sistema delle aree protette dentro il Comune di Roma e all'ente che le gestisce, RomaNatura. Prima di quella data la Marcigliana era campagna sotto pressione, con la caccia praticata regolarmente e il fronte edilizio che risaliva dalla Bufalotta. La legge del 1997 non ha fermato tutto, ma ha cambiato il segno: la fauna è tornata, i tombaroli hanno trovato vita più difficile, e le grandi tenute hanno smesso di essere terreno di attesa per future lottizzazioni.

Che cosa gestisce RomaNatura oltre alla Riserva Naturale della Marcigliana

L'ente regionale RomaNatura, con sede a Villa Mazzanti, amministra un sistema di aree protette che pochi romani conoscono per intero: le riserve di Decima-Malafede, Tenuta dei Massimi, Valle dei Casali, Tenuta di Acquafredda, Laurentino-Acqua Acetosa, i parchi urbani del Pineto e di Aguzzano, i monumenti naturali del Parco della Cellulosa e di Mazzalupetto-Quarto degli Ebrei, e perfino un'area marina protetta, le Secche di Tor Paterno. La Marcigliana è la più agricola di tutte, e quella dove il rapporto fra tutela e proprietà privata resta il nodo più delicato.

Riserva Naturale della Marcigliana
Riserva Naturale della Marcigliana

La geomorfologia della Riserva Naturale della Marcigliana

Il comprensorio delle grandi tenute della Marcigliana e di Tor San Giovanni si legge come due paesaggi affiancati che non si assomigliano affatto. A ovest la piana del Tevere, larga e pianeggiante; a est i rilievi collinari che salgono dalla piana e formano il vero corpo della riserva. Chi cammina qui passa dall'uno all'altro in poche centinaia di metri e se ne accorge dai piedi prima che dagli occhi.

La piana alluvionale del Tevere

La pianura tiberina è di formazione alluvionale continentale: sabbie, argille e ghiaie deposte dal fiume, con intercalazioni palustri e lacustri che raccontano fasi di impaludamento antiche. È terreno fertile, pesante, e infatti è quasi interamente sfruttato per l'agricoltura. Non è la parte più bella della riserva e non è quella che si va a cercare: è però quella che spiega perché qui, da tremila anni, la gente ha continuato a seminare.

Le colline tufacee, il cuore della Riserva Naturale della Marcigliana

La zona collinare è delimitata a ovest dalla piana, a sud dal Fosso della Bufalotta e a nord dal Rio del Casale, che segna anche il limite del Comune di Roma. Sono colline basse e arrotondate, di quelle che non impressionano in fotografia e che a percorrerle a piedi si rivelano tutt'altro che monotone. Sul fronte verso il Tevere il profilo si fa frastagliato e ripido, con frange incise che precipitano verso la pianura, anche se pareti verticali vere e proprie sono rare.

La litologia dominante è vulcanica. Affiorano rocce piroclastiche legate all'attività dell'apparato vulcanico Sabatino, cioè agli stessi eventi eruttivi che hanno costruito i pianori tufacei di tutto il settore settentrionale del suburbio romano. Il tufo è la ragione della forma del paesaggio: è tenero abbastanza da lasciarsi incidere dai torrenti in solchi stretti e profondi, e compatto abbastanza da tenere in piedi le pareti di quei solchi. Da questa combinazione nasce l'elemento che rende la Riserva Naturale della Marcigliana diversa da qualunque parco cittadino.

Le forre della Riserva Naturale della Marcigliana

Le chiamano forre, e sono le incisioni profonde che i fossi hanno scavato nei ripiani di tufo. Pareti ripide, fondovalle stretti e pianeggianti, una luce diversa da quella dei campi appena sopra, e in testata alle valli piccoli salti d'acqua e cascatelle. Sono microclimi: nel fondo di una forra la temperatura estiva scende di parecchi gradi rispetto al seminativo esposto duecento metri più in alto, e l'umidità resta alta anche in agosto. È dentro le forre che si è salvata la vegetazione forestale originaria, perché l'uomo ha coltivato e pascolato le dolci colline fertili e ha lasciato perdere i versanti ripidi e inaccessibili. La tutela, in questo caso, l'ha fatta la pendenza prima della legge.

Il paesaggio della Campagna Romana

Quello che si vede alla Marcigliana è il modello di paesaggio che i pittori dell'Ottocento chiamavano Campagna Romana e che oggi sopravvive a frammenti: pascoli, macchie, ripiani tufacei incisi da forre, valli dolci percorse da ruscelli, fossi ricchi d'acqua tutto l'anno. Camille Corot e i vedutisti stranieri che soggiornarono a Roma nell'Ottocento hanno dipinto esattamente questa combinazione di orizzonti lunghi, alberi isolati e torri in rovina. La ragione per cui la Riserva Naturale della Marcigliana merita una giornata è che quel quadro, qui, esiste ancora fisicamente, fuori dai musei.

Riserva Naturale della Marcigliana
Riserva Naturale della Marcigliana

La flora della Riserva Naturale della Marcigliana

La vegetazione della riserva si distribuisce secondo una logica che si impara in mezz'ora di cammino: sulle colline basse e arrotondate il seminativo estensivo e il pascolo, nelle valli e sui versanti la macchia e il querceto misto laziale. Roverella e cerro occupano le zone più alte e assolate; farnia e farnetto le parti più umide e fresche. Gli aceri e gli olmi accompagnano le querce nelle formazioni miste. Il dato che stringe il cuore è che di quella copertura forestale originaria sopravvive oggi una frazione minima, aggrappata ai versanti più acclivi.

Il cerro, l'albero simbolo della Riserva Naturale della Marcigliana

L'elemento arboreo più importante dell'area è il cerro, Quercus cerris. I suoi boschetti occupano alcune vallette e i versanti meno ripidi, e formano popolamenti che mostrano un grado di maturità ecologica non banale per un'area così antropizzata. Il cerro si riconosce d'inverno dalla corteccia profondamente fessurata con il fondo dei solchi rossiccio e, in stagione, dalle ghiande con la cupola ricoperta di squame lunghe e ricurve, quasi arruffate. È una quercia che tollera i suoli argillosi e i ristagni meglio della roverella, e proprio per questo qui vince lei.

La forra del Fosso Formicola

Se dovessi indicare un solo punto della riserva a chi ha tempo per uno soltanto, indicherei l'ambiente di forra del Fosso Formicola. C'è un salto d'acqua di circa otto metri e una vegetazione chiusa, fitta, che segue il corso del torrente passo per passo: nocciolo (Corylus avellana), sambuco (Sambucus nigra) e fico (Ficus carica) formano una galleria che in luglio regala un fresco quasi implausibile a quindici chilometri dal Colosseo. È il sito di maggior valore naturalistico dell'intera area protetta, e va trattato con rispetto: si cammina sul sentiero, non si scende nell'alveo, non si raccoglie nulla.

I salici bianchi dei fondovalle

Dove i torrenti non hanno inciso forre profonde ma scorrono lungo vallette ampie e dai pendii dolci, la vegetazione cambia padrone e si insedia il salice bianco (Salix alba), albero tipico delle pianure alluvionali e dei suoli poco drenati. Le sue chiome argentate, mosse dal vento, segnano da lontano il percorso dell'acqua: chi cammina alla Marcigliana impara presto a leggere il paesaggio così, seguendo i salici per capire dove passa un fosso senza doverlo vedere.

Il leccio sugli orli delle forre

C'è un dettaglio ecologico che ai visitatori attenti dà molta soddisfazione. Sugli orli delle forre, esattamente là dove le pareti sub-verticali si raccordano ai pianori ondulati soprastanti, compare il leccio (Quercus ilex). Sembra fuori posto, perché il leccio è pianta mediterranea da terreni asciutti e qui siamo a due passi dall'acqua. La spiegazione è nella pendenza: sul ciglio, per la forte acclività, l'acqua non riesce a raccogliersi né a infiltrarsi, scivola via, e il leccio trova un ambiente relativamente arido dove affondare le radici. È una fascia di vegetazione larga pochi metri, e racconta più di molte pagine di manuale.

L'olmo campestre e il mantello del bosco

Tipiche dell'area sono anche le piccole macchie a olmo campestre (Ulmus minor), che spesso si incontra isolato in mezzo ai pascoli, superstite di siepi smantellate. L'olmo ha una funzione precisa nella dinamica del bosco a cerro: forma la vegetazione cosiddetta di mantello, la cerniera fra il prato e il bosco vero e proprio, necessaria perché la cerreta possa espandersi e ricolonizzare terreno.

Di questa cerniera fanno parte anche arbusti che chiunque abbia camminato in campagna conosce: biancospino, rovo, prugnolo, berretto del prete, rosa selvatica comune. Consociati formano una vegetazione densissima che arriva a due metri di altezza, intricata e inattraversabile. Ed è qui che il paesaggio protetto e l'agricoltura entrano in conflitto: quella macchia, per l'agricoltore, rende improduttivo il terreno, e viene spesso sradicata, nonostante sia il meccanismo che tiene in vita il bosco. È una delle tensioni non risolte della Riserva Naturale della Marcigliana, e non ha una soluzione semplice.

I prati e la rotazione colturale

L'ambiente di prato è il più diversificato e ricco di specie dell'intera riserva, e cambia aspetto da un appezzamento all'altro secondo le condizioni ecologiche e, soprattutto, secondo la pratica colturale della rotazione. Un anno un campo è luminoso di scarlina, veccie, trifogli, crisantemi selvatici e orchidee; l'anno dopo lo stesso campo assume aspetto di prateria, dominato dalle graminacee, fra cui il falso grano e l'orzo bulboso, e dalle leguminose. Le famiglie meglio rappresentate sono le composite: margherite, cardi, fiordalisi.

La conseguenza pratica per chi visita è che la Marcigliana non è mai due volte uguale. Tornare nello stesso punto a distanza di due anni può significare trovare un paesaggio floristico completamente diverso, e questo è uno dei motivi per cui vale la pena farne una meta ricorrente invece che una gita unica.

Le presenze floristiche da cercare

Fra le specie rilevate nell'area meritano attenzione l'agrifoglio e il pungitopo, entrambi legati agli ambienti freschi e ombrosi, la malva selvatica dei bordi strada, e soprattutto il giaggiolo acquatico, iridacea che in primavera colora di giallo le aree umide della riserva. Chi arriva in aprile o nella prima metà di maggio, e sa dove guardare lungo i fossi, trova macchie gialle che nessuna guida fotografa mai. Le orchidee spontanee dei prati, quando escono, vanno lasciate dove sono: si fotografano e si superano, non si raccolgono.

Riserva Naturale della Marcigliana
Riserva Naturale della Marcigliana

La fauna della Riserva Naturale della Marcigliana

Prima dell'istituzione della riserva la fauna era sotto doppia pressione: l'urbanizzazione che risaliva dalla Bufalotta e l'attività venatoria praticata su tutta l'area. Dal 1997 la situazione si è ribaltata, e oggi la Marcigliana ospita una comunità animale che, per una zona compresa nel Comune di Roma, ha dell'incredibile.

I mammiferi della Riserva Naturale della Marcigliana

Le presenze rilevanti sono la volpe, la faina, la donnola, il tasso, l'istrice e la lepre italica, Lepus corsicanus, specie autoctona della Campagna Romana geneticamente distinta dalla lepre europea e per questo di valore conservazionistico alto. Ci sono poi i moscardini, minuscoli roditori che costruiscono nidi sferici nella macchia arbustiva e si nutrono di frutti e semi: la loro presenza è un buon indicatore, perché il moscardino ha bisogno proprio di quel mantello di rovi e biancospini che gli agricoltori tolgono.

Istrice e tasso trovano il loro ambiente ideale nelle zone medio umide dei cespuglieti e delle forre, dentro le macchie arbustive: vegetazione attiva tutto l'anno e difficoltà di ispezione da parte dell'uomo sono esattamente quello che serve loro per scavare tane e riprodursi indisturbati. L'istrice è notturno e si vede pochissimo; molto più facile trovarne gli aculei caduti lungo i sentieri, che sono un ottimo souvenir a costo zero e senza danno per nessuno.

I daini della Riserva Naturale della Marcigliana

Nella riserva vive una piccola colonia di daini, stimata fra i quindici e i venti esemplari. È il grande animale che tutti sperano di incontrare e che quasi nessuno incontra andando alle undici del mattino. I daini si muovono all'alba e al tramonto, restano ai margini del bosco e attraversano i seminativi solo quando non c'è nessuno. Chi vuole provarci deve essere sul posto con la prima luce, muoversi controvento e stare fermo: il daino sente prima di vedere. Un binocolo otto per quaranta cambia completamente la giornata.

Anfibi e ambienti umidi

Nelle zone più umide si osservano raganelle, rospo comune, rospo smeraldino, rana greca e, la più preziosa di tutte, la salamandrina dagli occhiali, endemismo appenninico legato ai piccoli corsi d'acqua e alle aree forestali fresche. È un anfibio piccolo, nero sopra e vivacemente colorato sul ventre, che si trova sotto i sassi lungo i rii: se vi capita di sollevarne uno, rimettetelo esattamente com'era, perché il microhabitat sotto la pietra è tutto il suo mondo.

I rapaci e l'avifauna

Fra i rapaci figurano il nibbio bruno, lo sparviero, il barbagianni, la civetta, il gufo comune e l'allocco. Si aggiunge la poiana, che nidifica nei lembi boscati e caccia roditori sui campi aperti volteggiando in cerchi lenti: nelle giornate di termiche primaverili è il primo animale che si vede alla Marcigliana, e spesso l'unico che si vede a occhio nudo. Il gheppio ha una preferenza che sembra scritta apposta per questo paesaggio: nidifica nelle torri medievali, e la Marcigliana di torri ne ha diverse. Sulle stesse torri nidificano anche le taccole, corvidi grigi e neri che a fine giornata rientrano in gruppo con un vociare inconfondibile.

Pesci, crostacei e rettili

Nei corsi d'acqua della riserva vivono lo spinarello e il granchio di fiume, Potamon fluviatile, notoriamente indicatore di buona qualità delle acque: trovarlo dentro il territorio comunale di Roma è una notizia. Fra i rettili sono documentati il biacco, il saettone, l'orbettino, la luscengola, la vipera comune e una discreta varietà di sauri, fra cui il ramarro. Sulla vipera due parole pratiche: è presente, è schiva, e le probabilità di incontrarla scendono a zero se si cammina sui sentieri e non si mettono le mani sotto i sassi. Scarpe alte e bastone che precede il passo nell'erba alta risolvono la questione.

Riserva Naturale della Marcigliana
Riserva Naturale della Marcigliana

Crustumerium, la città latina dentro la Riserva Naturale della Marcigliana

C'è una ragione per cui gli archeologi tengono alla Marcigliana quanto i naturalisti, e ha un nome: Crustumerium. In quest'area sorgeva una città latina munita di una cinta difensiva imponente, posta a controllo di un percorso viario antichissimo che collegava l'Etruria alla Campania passando per la valle del Tevere. Non è un sito minore: è uno dei pochissimi insediamenti del Lazio arcaico che l'espansione edilizia moderna non ha toccato, e proprio per questo la sua conservazione è considerata eccezionale.

Chi erano i Crustumini

Le fonti antiche collocano Crustumerium nel Latium vetus, sul Tevere fra Fidene ed Ereto, e la descrivono come centro latino. La tradizione riportata da Tito Livio e da Dionigi di Alicarnasso la vuole fondata prima di Roma da genti provenienti da Alba Longa. L'archeologia mostra un insediamento formatosi fra il X e il IX secolo avanti Cristo, con la fase di massimo splendore nel VII e nel VI secolo, quando la città controllava un territorio agricolo fertile che le fonti chiamano ager Crustuminus. Gli abitanti erano detti Crustumini, e dal loro nome prese poi denominazione una delle tribù territoriali romane, la tribù Crustumina.

Crustumerium e il ratto delle Sabine

Il nome di Crustumerium compare in uno degli episodi più celebri della leggenda romana delle origini. Nel racconto liviano, dopo il ratto delle Sabine le comunità colpite reagirono e fra queste ci furono i Crustumini, che secondo la tradizione Romolo sconfisse. Va detto con la cautela che il caso richiede: siamo nel terreno della tradizione letteraria, non della cronaca documentata. Quello che l'archeologia conferma è che Crustumerium esisteva davvero in quel periodo, che era una comunità strutturata e che il suo rapporto con Roma fu di lunga durata e conflittuale.

La fine della città e la conquista romana

La conquista romana della città è collocata dalle fonti nel 499 avanti Cristo, sotto i consoli Gaio Veturio Gemino Cicurino e Tito Ebuzio Elva. Non fu una fine improvvisa: nel 494 e nel 468 le fonti registrano ancora movimenti sabini e saccheggi nella campagna crustumina, segno che l'area restò a lungo terra di frontiera contesa. Il declino definitivo arriva nel corso del V secolo e si compie con l'espansione romana successiva alla presa di Veio, all'inizio del IV secolo avanti Cristo. Da allora Crustumerium sparisce come città e resta come nome di un territorio, di una tribù e di una qualità di pere che gli autori latini di agricoltura citano ancora secoli dopo.

Il sepolcreto di Monte Del Bufalo

Il settore archeologico più importante è la necropoli. Un appezzamento demaniale di poco meno di sessanta ettari lungo via della Marcigliana corrisponde al principale sepolcreto della città, quello di Monte Del Bufalo, che prende nome dalla famiglia Del Bufalo, storica proprietaria del fondo. Gli scavi sistematici della Soprintendenza sono cominciati nel 1982; dal 1987 l'indagine si è concentrata sulle aree funerarie di Monte Del Bufalo, Sasso Bianco e Cisterna Grande. Le sepolture messe in luce sono circa duecento, e coprono l'arco cronologico dell'età del ferro e dell'orientalizzante.

La tomba che tutti citano è la numero 9, scavata nel 1987: conteneva circa centoventi oggetti fra ceramica e bronzo, un corredo di rango che dice molto sulla ricchezza dell'aristocrazia crustumina del VII secolo. Ai lavori italiani si sono affiancate missioni straniere: l'Istituto di Archeologia dell'Università di Groningen ha scavato per anni a Monte Del Bufalo, mentre le ricerche a Cisterna Grande hanno visto la partecipazione di studiosi britannici. Il risultato è che Crustumerium è oggi uno dei siti latini arcaici meglio studiati, con una letteratura scientifica sproporzionata rispetto alla sua notorietà presso il pubblico.

I tombaroli e il danno che non si ripara

La parte amara della storia è che, nei decenni precedenti la tutela, gli scavatori clandestini hanno saccheggiato migliaia di sepolture. Non è un'iperbole giornalistica, è la stima che compare nella documentazione ufficiale del sito. Ogni tomba svuotata di notte perde per sempre il dato che agli archeologi serve davvero, cioè la relazione fra gli oggetti, la loro posizione e il corpo: un vaso strappato al suo contesto vale come oggetto e vale zero come documento. Nel 1998 lo Stato ha acquisito i due settori di necropoli di Monte Del Bufalo e Cisterna Grande, circa cinquantotto ettari, e l'intero comparto archeologico, che si estende su alcune centinaia di ettari, è oggi soggetto a un provvedimento di stretta tutela.

Visitare Crustumerium oggi

Il Parco Archeologico di Crustumerium ha indirizzo su via della Marcigliana, 00138 Roma, ed è compreso nel perimetro della Riserva Naturale della Marcigliana. Non ha però un'apertura ordinaria: il calendario pubblicato dal Ministero della cultura riporta il sito come chiuso in tutti i giorni della settimana, e l'accesso avviene in occasione di aperture straordinarie, giornate a tema e visite guidate organizzate. Il comparto insediativo vero e proprio, cioè il pianoro dove sorgeva l'abitato antico, è tuttora proprietà privata: si è mantenuto per generazioni nelle mani della famiglia Grazioli, e questo spiega perché una parte dei resti di età romana sparsi nella riserva non sia visitabile. Chi vuole vedere Crustumerium deve seguire il calendario delle aperture della Soprintendenza e di RomaNatura, oppure accontentarsi di leggere il pianoro da fuori, cosa che a occhio allenato dice comunque parecchio.

I casali e le torri della Riserva Naturale della Marcigliana

Il sistema paesistico storico delle grandi tenute, la Marcigliana e Tor San Giovanni, è quello che dà alla riserva la sua fisionomia. Sono tenute enormi, articolate in casali spesso costruiti sopra nuclei di ville romane e in torri medievali che punteggiano i pianori. Il risultato è un continuum storico raro: sullo stesso rilievo si leggono il muro romano, la torre del Duecento, il casale settecentesco e la stalla del Novecento. Dentro la Riserva Naturale della Marcigliana sono sparsi resti di età romana, in buona parte non visitabili proprio perché gran parte del territorio è di proprietà privata.

Tor San Giovanni e la tenuta Capitignano

Un vasto settore della riserva corrisponde all'antica tenuta Capitignano, che prese poi il nome di Tor San Giovanni quando divenne proprietà dell'Ospedale di San Giovanni. Oggi quel settore appartiene al Comune di Roma ed è la ragione per cui l'ingresso pubblico della riserva è proprio lì. Lungo il tratto settentrionale di via di Tor San Giovanni sorge il casale di Tor San Giovanni, edificio medievale con torre: è uno dei manufatti più antichi visibili nell'area, e la torre è esattamente il tipo di struttura su cui il gheppio nidifica.

Il Casale Lucernari, Casa del Parco della Riserva Naturale della Marcigliana

Il Casale Lucernari, in via di Tor San Giovanni 301, è la Casa del Parco: punto informativo, base dei guardiaparco, sede delle attività di educazione ambientale e punto di partenza del Sentiero Natura. È il posto dove chiedere che cosa è fiorito questa settimana e dove il fango è peggiore, informazione che nessun sito web vi darà mai con la stessa precisione.

I fondi storici della Marcigliana

Il catalogo dei fondi che compongono la riserva è lungo e vale la pena scorrerlo perché è, in sostanza, la mappa toponomastica dell'Agro Romano settentrionale: Torre Madonna, Fonte di Papa, Massa, Ciampiglia Barberini, Ciampiglia Del Bufalo, Santa Colomba, Valle Ornara, Casal della Donna, Capitignano, Olevano, Cesarina, Capobianco, Sant'Agata e Coazzo. Di quest'ultimo è visibile il casale presso l'incrocio di via della Cesarina con la Nomentana, ed è uno dei pochi che si possono osservare comodamente da strada pubblica. I nomi raccontano da soli la storia della proprietà: le grandi famiglie baronali romane, i Barberini e i Del Bufalo, e gli enti ecclesiastici e ospedalieri che per secoli hanno posseduto la campagna intorno a Roma.

L'ex orfanotrofio femminile

Dentro il perimetro della riserva si trova anche l'ex orfanotrofio femminile di Roma, costruito per iniziativa del senatore Carlo Scotti nel 1933 e chiuso agli inizi degli anni Ottanta. La struttura giace in stato di abbandono totale. Non è un rudere pittoresco, è un edificio novecentesco che si sta sfarinando, e va guardato da fuori: entrare in un fabbricato dismesso non è un'avventura, è un rischio inutile. È anche un promemoria che le riserve naturali ereditano la storia recente insieme a quella antica, e che la storia recente pesa.

La Salaria e la Nomentana, le due strade che chiudono la Riserva Naturale della Marcigliana

La riserva è stretta fra due consolari, e non è un dettaglio topografico: sono due delle strade più antiche d'Italia, e la Marcigliana esiste come territorio proprio perché ci passavano in mezzo.

La via Salaria

La Salaria deve il nome al sale. Serviva a portarlo dai luoghi di produzione sul mare verso l'interno, e il sale in antico non era un condimento ma il mezzo con cui si conservavano gli alimenti, quindi una merce strategica. Gli antichi Sabini la tracciarono nel II millennio avanti Cristo per collegare i loro insediamenti alle saline, tirreniche e adriatiche: era già un sistema unitario da mare a mare prima che Roma esistesse. Dopo la conquista romana della Sabina, nel 290 avanti Cristo per opera di Manio Curio Dentato, la strada fu lastricata, dotata di ponti in pietra e allargata nei passaggi più angusti, come le gole del Velino e del Tronto. Nel 1928 quel tracciato è diventato la Strada Statale 4. Guidare oggi sulla Salaria fuori dal Raccordo, con la riserva a destra, significa percorrere un itinerario in uso continuo da quattromila anni.

La via Nomentana

La Nomentana, che chiude la riserva a est, in origine si chiamava via Ficulensis perché arrivava soltanto a Ficulea; prese il nome attuale quando fu prolungata fino a Nomentum, la città antica che sorgeva dove oggi è Mentana. Partiva dalla Porta Collina delle mura serviane e puntava a nord-est. Il particolare che interessa chi visita la Riserva Naturale della Marcigliana è che resti dell'antica via Nomentana di età romana sono stati individuati proprio nell'area della Marcigliana, all'altezza del dodicesimo chilometro della strada moderna. Camminando nei campi si passa quindi sopra e accanto a un tracciato che ha duemilacinquecento anni, e questo è forse il modo migliore per capire perché Crustumerium fosse dove era.

Il Sentiero Natura della Riserva Naturale della Marcigliana

Il percorso attrezzato della riserva è il Sentiero Natura, anello di circa tre chilometri che parte dalla Casa del Parco in via di Tor San Giovanni 301 e vi ritorna. Il tempo di percorrenza indicato è di circa due ore, che a prima vista sembrano tante per tre chilometri: sono calcolate con le soste di osservazione, ed è giusto così, perché camminare qui a passo di marcia non ha senso. Il tracciato è adatto a tutti e non presenta difficoltà particolari, ma le calzature chiuse e robuste sono fortemente consigliate: l'erba bagnata e il fondo fangoso dopo le piogge sono la norma da ottobre ad aprile.

Che cosa si incontra lungo il Sentiero Natura

L'anello attraversa i tre ambienti che fanno la riserva: il seminativo aperto con la vista lunga sulle colline, il margine di macchia dove si concentrano gli avvistamenti di fauna, e il tratto di valle dove la vegetazione si chiude. È un buon compendio in miniatura, e per chi arriva la prima volta è il percorso giusto. I guardiaparco di RomaNatura accompagnano periodicamente gruppi lungo questo tracciato, spiegando flora, fauna e storia della riserva: le uscite si prenotano per posta elettronica e sono il modo migliore per entrare in aree che da soli non si raggiungono.

Che cosa portare

Scarpe da trekking o comunque scarpe alte e chiuse, acqua in quantità perché fontanelle lungo il percorso non se ne trovano, cappello e protezione solare da maggio a settembre, abbigliamento comodo a strati. Aggiungo tre cose che nessuno mette nell'elenco ufficiale e che alla Marcigliana servono davvero: un binocolo, perché è un posto da osservazione a distanza e non da avvistamenti ravvicinati; un repellente per zanzare e zecche, perché l'erba alta ne ha; e la cartina scaricata offline sul telefono, perché il segnale in alcuni fondovalle è debole.

Gli accessi alla Riserva Naturale della Marcigliana

Questo è il punto su cui si sbaglia più spesso, e merita chiarezza. L'accesso pubblico, aperto a chiunque, è uno solo: via di Tor San Giovanni 301, la Casa del Parco. Gli altri accessi segnalati sulle carte, e cioè via Nomentana all'incrocio con via della Cesarina, via Salaria con via della Marcigliana, via Salaria con via di Vallericca, via della Marcigliana con via della Bufalotta e via di Settebagni, introducono in proprietà private. Il passaggio va chiesto alla proprietà, e il comportamento va tenuto corretto, educato e rispettoso dell'ambiente, delle persone e dei beni.

Detto senza giri: una riserva naturale che per tre quarti è terreno agricolo privato funziona solo se chi entra si comporta da ospite. Cancelli richiusi come li si è trovati, cani al guinzaglio dove pascolano gli animali, niente fuoristrada nei seminativi, niente droni sopra le greggi, rifiuti riportati a casa. La Marcigliana ha resistito a mezzo secolo di pressione edilizia grazie ai proprietari che hanno continuato a coltivarla: trattarla come un parco pubblico con licenza di calpestare è il modo più rapido per far chiudere anche i passaggi che oggi sono tollerati.

Quando visitare la Riserva Naturale della Marcigliana

La stagione giusta è la primavera, e non è un'ovvietà: fra la fine di marzo e la metà di maggio i prati sono nel momento di massima fioritura, i giaggioli acquatici colorano le aree umide, le termiche mettono in cielo poiane e nibbi, e il verde dei seminativi non è ancora bruciato. Il secondo momento buono è l'autunno, da metà ottobre a fine novembre, quando i cerri virano e le prime piogge ridanno acqua ai fossi.

L'estate va gestita. Il bosco copre pochissimo, l'ombra è quasi assente sui pianori e in luglio e agosto camminare alle undici del mattino è un errore. Chi ci va d'estate deve partire con la prima luce, alle sette o alle otto, chiudere entro le dieci e mezza, e cercare i fondovalle e le forre, dove la temperatura scende sensibilmente. L'inverno ha il suo fascino, con le foschie basse sulla piana del Tevere che sono la cosa più vicina ai dipinti ottocenteschi che vedrete, ma dopo le piogge le strade bianche diventano impraticabili anche a piedi.

Le ore migliori

Alba e tramonto, senza discussione. È quando la fauna si muove, quando la luce radente disegna le colline e quando la Riserva Naturale della Marcigliana smette di sembrare un campo qualunque e diventa il paesaggio che è. A mezzogiorno, con il sole a picco, questo posto è visivamente piatto e non rende nulla. Se avete due ore sole, sceglietele in fondo alla giornata.

La Riserva Naturale della Marcigliana con i bambini

Funziona bene, a patto di scegliere il formato giusto. Il Sentiero Natura da tre chilometri è alla portata di un bambino dai sei anni in su e regge anche con i più piccoli se si accetta di impiegarci il doppio del tempo. Il passeggino, invece, non è il mezzo adatto: il fondo è sterrato e irregolare, meglio lo zaino porta-bambino. Le attività di educazione ambientale organizzate dai guardiaparco alla Casa del Parco sono la porta d'ingresso migliore per le famiglie, perché trasformano un campo in una caccia al tesoro di tracce, penne e impronte.

Il consiglio che do sempre ai genitori è di dare a ogni bambino un compito preciso prima di partire: trovare un aculeo di istrice, riconoscere tre alberi diversi, contare quante poiane si vedono. Un bambino con una missione cammina il doppio senza lamentarsi. E portate cibo e acqua da casa: dentro la riserva non ci sono bar, chioschi né distributori, e questa è una delle poche aree protette romane dove non si trova nulla nel raggio di parecchi chilometri.

Che cosa vedere intorno alla Riserva Naturale della Marcigliana

La riserva si presta a essere combinata con altre mete del quadrante nord-orientale. A pochi chilometri, oltre il confine comunale, c'è Monterotondo, con il centro storico e il palazzo baronale, e poco oltre la Riserva Naturale di Nomentum, che conserva un altro lembo della stessa campagna. Verso ovest, dall'altra parte del Tevere e della Cassia, il grande Parco di Veio racconta il rovescio etrusco della stessa storia di frontiera: Crustumerium guardava proprio Veio dall'altra sponda.

Chi resta dentro Roma può costruire una giornata sul filo dell'Agro Romano protetto: la Cervelletta con il suo casale fortificato, la Tenuta del Cavaliere, il Parco delle Valli lungo l'Aniene. Per un contrasto radicale, l'Villa Ada a un capo della Salaria mostra come la stessa campagna sia diventata parco urbano, mentre il Parco degli Acquedotti e il Parco dell'Appia Antica, sul lato opposto della città, offrono la versione monumentale dello stesso paesaggio agrario.

Una curiosità su Riserva Naturale della Marcigliana

La curiosità più bella di questa riserva non riguarda un animale né una rovina: riguarda una pera. Gli autori latini che si occuparono di agricoltura e di campagna citano ripetutamente le crustumia pira, le pere crustumine, come una delle varietà più pregiate che si coltivassero nel Lazio antico. Il nome viene esattamente da qui, dall'ager Crustuminus, il territorio agricolo della città latina che sorgeva dentro il perimetro dell'attuale Riserva Naturale della Marcigliana. Crustumerium come città sparì nel corso del V secolo avanti Cristo, inghiottita dall'espansione romana; il suo nome invece continuò a circolare per secoli, attaccato a un frutto, dentro i trattati e le poesie didascaliche che i romani colti leggevano.

Vale la pena fermarsi un attimo su questo cortocircuito, perché dice qualcosa di profondo sul posto. Un centro urbano fortificato, con cinta difensiva, aristocrazie e necropoli monumentali, viene cancellato dalla storia politica e sopravvive come marchio agricolo. È lo stesso destino che ha avuto il territorio: la Marcigliana non è arrivata fino a noi perché qualcuno l'abbia difesa in nome dell'archeologia o della bellezza, ma perché ha continuato a produrre grano, foraggio e latte. La sua vocazione agricola, che oggi copre il 75 per cento dei 4.696 ettari, è la ragione per cui esiste ancora. Il paesaggio si è salvato lavorando.

C'è poi un secondo strato di curiosità, per chi ama i nomi. Dalla stessa radice deriva la tribù Crustumina, una delle tribù territoriali in cui era ripartito il corpo civico romano: cittadini che, secoli dopo la scomparsa della città, continuavano a essere registrati con il nome di un luogo che nessuno di loro aveva mai visto abitato. Ogni volta che percorro via della Marcigliana penso che il toponimo che leggiamo sul cartello stradale contemporaneo sia la coda lunghissima di quella vicenda, arrivata fino al navigatore satellitare senza mai interrompersi.

Una cosa che non ti dice nessuno su Riserva Naturale della Marcigliana

Nessuno vi dirà, prima di partire, che la Riserva Naturale della Marcigliana non si visita davvero come si visita un parco: si visita per gran parte da fuori. Su 4.696 ettari, l'unico ingresso pubblico e liberamente accessibile è quello di via di Tor San Giovanni 301. Tutti gli altri accessi che compaiono sulle carte, quelli su via Nomentana all'incrocio con via della Cesarina, su via Salaria con via della Marcigliana e con via di Vallericca, su via della Marcigliana all'incrocio con la Bufalotta, e su via di Settebagni, introducono in proprietà private. Non sono cancelli chiusi per dispetto: sono aziende agricole in attività, dove il passaggio va chiesto alla proprietà.

La conseguenza pratica è che chi arriva convinto di poter camminare liberamente per migliaia di ettari trova invece un anello di tre chilometri, il Sentiero Natura, e una rete di strade poderali il cui statuto va verificato caso per caso. Non è una critica alla riserva, è la sua natura: un'area protetta costruita sopra una struttura fondiaria privata secolare, dove la tutela ambientale convive con il diritto di proprietà e con il lavoro di chi coltiva. Il modello è diverso da quello dei parchi demaniali, e va conosciuto prima, non scoperto davanti a un cancello.

La seconda cosa che nessuno dice riguarda l'archeologia. Il Parco Archeologico di Crustumerium ha un indirizzo ufficiale su via della Marcigliana, ma il calendario ministeriale lo riporta chiuso tutti i giorni: si entra in occasione di aperture straordinarie e visite organizzate, non presentandosi al cancello. Il pianoro dell'abitato antico, poi, è proprietà privata della famiglia Grazioli. Sapendolo, si organizza la giornata in modo diverso e non si resta delusi: si punta al Sentiero Natura, al paesaggio e ai casali, e si tiene d'occhio il calendario delle aperture per tornare quando l'area archeologica è visitabile. Chi programma un itinerario di gruppo in questa zona farebbe bene ad appoggiarsi a professionisti che conoscono i calendari e le proprietà, come la rete di accompagnatori certificati di TourLeaderPro.

Il consiglio che ti do per visitare Riserva Naturale della Marcigliana

Il consiglio è uno e lo do senza attenuanti: andateci all'alba, in primavera, e portate un binocolo. Tutto il resto viene dopo. La Riserva Naturale della Marcigliana è un paesaggio di orizzonti lunghi e di fauna schiva, due cose che a mezzogiorno non funzionano. Alle sette del mattino di un sabato di aprile trovate la luce radente che scolpisce le colline tufacee, la foschia bassa sulla piana del Tevere, i daini ancora fuori dal bosco e le poiane che cominciano a girare appena l'aria si scalda. Alle undici trovate un campo verde e piatto, e ve ne andate chiedendovi perché ci siete venuti.

Secondo consiglio, pratico. Fate del Casale Lucernari la vostra base e non improvvisate itinerari sulle mappe satellitari: quelle strade bianche che vedete dall'alto attraversano aziende agricole. Il Sentiero Natura da tre chilometri, percorso con calma in due ore, con soste vere di osservazione, vale molto più di dieci chilometri di sterrato tirato via. E se potete, agganciatevi a un'escursione dei guardiaparco: si prenotano gratuitamente per posta elettronica, e accompagnano in aree che da soli non raggiungereste.

Terzo, e qui vado controcorrente rispetto a quello che si legge in giro: non venite alla Marcigliana per l'archeologia. Venitevi per il paesaggio agrario, che è la cosa straordinaria e disponibile tutti i giorni dell'anno, e considerate Crustumerium un premio eventuale legato al calendario delle aperture. Chi rovescia le priorità torna a casa scontento. Chi arriva per la campagna e trova anche l'archeologia aperta, invece, fa la giornata migliore dell'anno. Aggiungo una cosa sulle attrezzature: scarpe alte sempre, anche in agosto, per l'erba e per i rettili; e acqua abbondante, perché in tutta la riserva non esiste un punto di ristoro.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che la Marcigliana sia grande lo sanno tutti. Quanto sia grande, quasi nessuno lo mette in prospettiva. I 4.696 ettari della riserva la rendono la seconda area protetta del sistema RomaNatura per estensione, seconda solo a Decima-Malafede con i suoi 6.145 ettari, e le assegnano da sola circa un terzo dei quattordicimila ettari terrestri che l'ente amministra dentro e intorno al Comune di Roma. Detto in termini più immediati: la Riserva Naturale della Marcigliana è più grande di ventitré volte la Riserva di Monte Mario, e supera di sei volte l'Insugherata, che pure è considerata un'area vasta.

Il fatto poco citato, però, non è la dimensione: è che questa dimensione appartiene quasi tutta all'agricoltura. Il 75 per cento della superficie è coltivato o pascolato. La copertura forestale originaria sopravvive su una percentuale minima, e soltanto sui versanti troppo ripidi per essere arati. Significa che la Marcigliana non è un bosco protetto con dei campi attorno, ma esattamente il contrario: è un sistema agricolo protetto in quanto tale, con lembi di bosco residuo. Chi ragiona con la categoria mentale del parco naturale non capisce che cosa sta guardando.

Questo cambia anche il modo in cui va valutata la sua conservazione. Il rischio per la Marcigliana non è l'incendio o il taglio abusivo del bosco: è l'abbandono dell'attività agricola, che porta con sé il degrado dei casali, la chiusura delle strade poderali e la pressione per cambi di destinazione d'uso. Le grandi tenute della Marcigliana e di Tor San Giovanni, con i loro casali costruiti sopra nuclei di ville romane e le torri medievali che formano un continuum storico raro, si mantengono in piedi finché qualcuno le usa. La Regione Lazio ha lavorato negli anni recenti sul piano di assetto della riserva, lo strumento che regola usi e trasformazioni: è un documento tecnico che nessun turista leggerà mai, e che decide molto più del futuro di questo paesaggio di qualunque cartello informativo.

La foto giusta da fare a Riserva Naturale della Marcigliana

La foto giusta alla Marcigliana non è il primo piano di un fiore né lo scatto rubato al daino, che quasi certamente non farete. È la veduta lunga: colline arrotondate in sequenza, una torre o un casale isolato che dà la scala, il grano o il seminativo in primo piano e la foschia sulla piana del Tevere sul fondo. È l'inquadratura che i vedutisti dell'Ottocento hanno costruito centinaia di volte davanti a questo stesso paesaggio, e alla Riserva Naturale della Marcigliana si può ancora fare senza che entri nel campo un capannone.

Tecnicamente serve poco e serve preciso. Un teleobiettivo medio, fra gli ottanta e i duecento millimetri, che comprima i piani e faccia sembrare le colline più vicine fra loro: il grandangolo qui è un errore, perché allontana tutto e appiattisce. Luce radente, quindi prima ora del mattino o ultima del pomeriggio. Punto di ripresa in leggera altura, sui pianori tufacei, con la valle davanti. E pazienza: aspettare che una nuvola apra una finestra di luce su una sola collina, lasciando le altre in ombra, vale mezz'ora di attesa e trasforma una fotografia banale.

Il secondo scatto, quello che quasi nessuno fa, è dentro la forra. Scendendo nell'ambiente del Fosso Formicola si passa dalla luce piatta dei campi alla penombra verde della galleria di noccioli, sambuchi e fichi, con il salto d'acqua di circa otto metri come soggetto. Qui serve il treppiede e un tempo lungo, uno o due secondi, per rendere setoso il filo d'acqua, e serve misurare l'esposizione sulle foglie e non sul cielo. Ultima raccomandazione, che è di etica prima che di tecnica: niente droni sopra le greggi e sopra i casali abitati. È territorio agricolo in attività e in gran parte proprietà privata; l'inquadratura non vale il disturbo.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Poche aree verdi romane hanno una cronologia lunga come questa. Il primo fatto documentato è la nascita stessa di un insediamento: fra il X e il IX secolo avanti Cristo si forma sul pianoro l'abitato che le fonti chiamano Crustumerium, in posizione di controllo su un percorso di collegamento fra l'Etruria e la Campania. Nel VII e nel VI secolo la città vive la sua stagione migliore, con una cinta difensiva imponente e aristocrazie capaci di corredi funerari ricchissimi.

Le guerre di frontiera

Il 499 avanti Cristo è la data della conquista romana, avvenuta secondo le fonti sotto i consoli Gaio Veturio Gemino Cicurino e Tito Ebuzio Elva. Non chiude la partita: nel 494 e ancora nel 468 le fonti registrano movimenti sabini e saccheggi nella campagna crustumina. Questo settore resta terra di confine finché l'espansione romana, dopo la presa di Veio all'inizio del IV secolo, non sposta definitivamente le frontiere più a nord. Da quel momento la città si spegne e il territorio diventa ager, campagna produttiva di Roma. È la trasformazione decisiva, quella che ha determinato duemilacinquecento anni di storia successiva del paesaggio.

La villa, il latifondo, la torre

In età romana l'area si riempie di ville rustiche ed edifici agricoli destinati all'allevamento e alla coltivazione di vite, olivo, alberi da frutto e cereali. Nel medioevo la struttura fondiaria si consolida nel sistema del latifondo, e sopra i nuclei delle ville romane crescono i casali; le torri di avvistamento e di difesa punteggiano i pianori, e alcune sono ancora in piedi, come quella del casale di Tor San Giovanni sul tratto settentrionale dell'omonima via. La tenuta di Capitignano passa all'Ospedale di San Giovanni e da quel passaggio di proprietà prende il nome con cui la conosciamo. È una vicenda che si ripete identica in tutto l'Agro Romano, e che qui si può ancora leggere sul terreno perché nessuno l'ha cancellata con il cemento.

Il Novecento

Nel 1933 il senatore Carlo Scotti fa costruire dentro quest'area l'orfanotrofio femminile di Roma, chiuso poi agli inizi degli anni Ottanta e oggi in stato di abbandono totale. Nel 1982 la Soprintendenza avvia gli scavi sistematici a Crustumerium, e dal 1987 concentra l'indagine sulle necropoli di Monte Del Bufalo, Sasso Bianco e Cisterna Grande: sempre nel 1987 viene scavata la celebre tomba 9, con il suo corredo di circa centoventi oggetti fra ceramica e bronzo. Negli stessi decenni, sull'altro versante, gli scavatori clandestini saccheggiano migliaia di sepolture, causando una perdita di conoscenza che nessun recupero successivo potrà colmare.

La svolta della tutela

Il 6 ottobre 1997 la legge regionale del Lazio numero 29 istituisce la Riserva Naturale della Marcigliana insieme all'intero sistema delle aree protette del Comune di Roma e all'ente RomaNatura; la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale è del 10 novembre dello stesso anno. L'anno successivo, nel 1998, lo Stato acquisisce i due settori di necropoli di Monte Del Bufalo e Cisterna Grande, circa cinquantotto ettari. Con la legge finisce la caccia e comincia il ritorno della fauna: la lepre italica, l'istrice, il tasso e la piccola colonia di daini che oggi conta fra i quindici e i venti capi. Non è retorica, è un cambio di regime giuridico che ha prodotto effetti biologici misurabili in una generazione.

Chi è passato da Riserva Naturale della Marcigliana

La lista comincia con nomi che appartengono alla tradizione più che alla cronaca. I Crustumini, latini di questo pianoro, compaiono nel racconto liviano del ratto delle Sabine fra le comunità che reagirono a Roma e che Romolo sconfisse: siamo nel campo della tradizione letteraria, e come tale va presa. Storicamente accertata, invece, è la presenza dei due consoli del 499 avanti Cristo, Gaio Veturio Gemino Cicurino e Tito Ebuzio Elva, ai quali le fonti attribuiscono la conquista della città.

I Sabini e i mercanti di sale

Da questo territorio, o meglio ai suoi bordi, sono passati per millenni i Sabini che avevano tracciato la via Salaria nel II millennio avanti Cristo per portare il sale dal mare all'interno. Dopo la conquista romana della Sabina nel 290 avanti Cristo per opera di Manio Curio Dentato, la strada fu lastricata e dotata di ponti in pietra: chiunque salisse da Roma verso la Sabina, l'Umbria o l'Adriatico, per quaranta generazioni, ha costeggiato le colline che oggi formano la Riserva Naturale della Marcigliana. Lo stesso vale sul lato opposto per la via Nomentana, che portava a Nomentum, l'odierna Mentana, e i cui resti di età romana sono stati individuati proprio nell'area della Marcigliana all'altezza del dodicesimo chilometro.

Le famiglie della campagna romana

I nomi dei fondi conservano il passaggio delle grandi casate e degli enti che possedettero questa campagna: i Barberini e i Del Bufalo, che hanno lasciato il proprio cognome a Ciampiglia Barberini, a Ciampiglia Del Bufalo e alla stessa località di Monte Del Bufalo dove si trova il sepolcreto di Crustumerium; l'Ospedale di San Giovanni, proprietario della tenuta di Capitignano poi detta Tor San Giovanni; la famiglia Grazioli, alla quale appartiene tuttora il comparto insediativo dell'antica città. Sono nomi che dalla toponomastica sono passati alle carte catastali e da queste ai cartelli stradali di oggi.

Gli archeologi

Fra chi è passato di qui in tempi recenti ci sono gli studiosi che hanno costruito quello che sappiamo di Crustumerium: gli archeologi della Soprintendenza dal 1982, i ricercatori dell'Istituto di Archeologia dell'Università di Groningen che hanno scavato per anni a Monte Del Bufalo, gli studiosi britannici impegnati a Cisterna Grande. Il risultato del loro lavoro è che una città latina di cui il grande pubblico non ha mai sentito parlare possiede oggi una bibliografia scientifica internazionale di prim'ordine. Aggiungo il senatore Carlo Scotti, che nel 1933 volle qui l'orfanotrofio femminile, e i guardiaparco di RomaNatura, che dal 1997 accompagnano gruppi lungo il Sentiero Natura e sono, in senso proprio, gli ultimi custodi di questo pezzo di Agro Romano. Chi arriva dall'estero e vuole inquadrare Roma prima di spingersi in campagna trova un buon punto di partenza nella guida in inglese best things to do in Rome.

Domande veloci su Riserva Naturale della Marcigliana

Quanto costa entrare alla Riserva Naturale della Marcigliana

Nulla. L'accesso all'area protetta dall'ingresso pubblico di via di Tor San Giovanni 301 è libero e gratuito, e le escursioni guidate organizzate dai guardiaparco di RomaNatura si prenotano per posta elettronica senza biglietto d'ingresso.

Dove si trova l'ingresso della Riserva Naturale della Marcigliana

L'unico ingresso pubblico e accessibile a tutti è in via di Tor San Giovanni 301, 00139 Roma, presso il Casale Lucernari, sede della Casa del Parco. Gli altri accessi segnalati sulle carte introducono in proprietà private.

Quanto è grande la Riserva Naturale della Marcigliana

Si estende su 4.696 ettari, di cui circa il 75 per cento a uso agricolo. È la seconda area protetta del sistema RomaNatura per superficie, dopo Decima-Malafede.

Quando è stata istituita la Riserva Naturale della Marcigliana

Con la legge regionale del Lazio numero 29 del 6 ottobre 1997, pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione il 10 novembre 1997. La gestione è affidata all'ente regionale RomaNatura.

In quale municipio ricade la Riserva Naturale della Marcigliana

Nel Municipio III Monte Sacro, nel quadrante nord-orientale del Comune di Roma, interamente fuori dal Grande Raccordo Anulare.

Quanto dura il Sentiero Natura della Riserva Naturale della Marcigliana

L'anello misura circa tre chilometri e il tempo indicato è di circa due ore, calcolate con le soste di osservazione. Non presenta difficoltà particolari ed è adatto a tutti, ma le calzature robuste sono consigliate.

Serve prenotare per visitare la Riserva Naturale della Marcigliana

Per una passeggiata autonoma dall'ingresso pubblico non serve. Per le escursioni guidate dai guardiaparco la prenotazione è richiesta e si effettua per posta elettronica all'indirizzo escursioni.romanatura@regione.lazio.it.

Si può andare in bicicletta nella Riserva Naturale della Marcigliana

Sì, ed è uno dei modi migliori per percorrerla. Servono gomme adatte allo sterrato: le strade poderali sono larghe e i dislivelli dolci, ma il fondo è tufaceo e dopo le piogge diventa fangoso. Ci si mantiene sui tracciati aperti al pubblico.

Si può portare il cane alla Riserva Naturale della Marcigliana

Il cane va tenuto al guinzaglio. Non è una formalità: buona parte della riserva è terreno agricolo con greggi e mandrie al pascolo, e un cane libero in mezzo agli animali crea un problema serio all'azienda e a voi.

C'è un bar o un punto ristoro dentro la Riserva Naturale della Marcigliana

No. Non ci sono bar, chioschi, distributori né fontanelle lungo il Sentiero Natura. Acqua e cibo si portano da casa, in quantità superiore a quella che vi sembra necessaria.

La Riserva Naturale della Marcigliana è adatta ai bambini

Sì. Il Sentiero Natura è alla portata di un bambino dai sei anni in su e regge anche con i più piccoli, purché si metta in conto il doppio del tempo. Il passeggino non è adatto al fondo sterrato: meglio lo zaino porta-bambino.

La Riserva Naturale della Marcigliana è accessibile in sedia a rotelle

Il fondo dei percorsi è naturale, sterrato e irregolare, e in più punti in pendenza: non è un contesto attrezzato per la sedia a rotelle. Chi ha esigenze specifiche di accessibilità faccia riferimento alla Casa del Parco per capire quale tratto sia percorribile in condizioni di terreno asciutto.

Si possono fare foto alla Riserva Naturale della Marcigliana

Sì, la fotografia amatoriale è libera. I droni, invece, vanno lasciati a casa: si sorvola territorio agricolo in attività, in gran parte privato, con animali al pascolo e casali abitati.

Ci sono animali pericolosi nella Riserva Naturale della Marcigliana

La vipera comune è presente, come in tutta la campagna laziale. Restando sui sentieri, indossando scarpe alte e non mettendo le mani sotto pietre e cataste di legna, il rischio è trascurabile. Molto più concreto è il fastidio di zanzare e zecche nell'erba alta.

Si possono vedere i daini alla Riserva Naturale della Marcigliana

La colonia esiste e conta fra i quindici e i venti esemplari, ma gli avvistamenti richiedono orari giusti e fortuna. All'alba, ai margini del bosco, con un binocolo e stando fermi controvento, le probabilità salgono parecchio. A metà mattina sono praticamente nulle.

Si può visitare Crustumerium dentro la Riserva Naturale della Marcigliana

Il Parco Archeologico di Crustumerium, con indirizzo su via della Marcigliana, non ha un'apertura ordinaria: il calendario del Ministero della cultura riporta il sito come chiuso in tutti i giorni della settimana. Si entra in occasione di aperture straordinarie e visite organizzate. Il pianoro dell'abitato antico è proprietà privata.

Quanto tempo serve per visitare la Riserva Naturale della Marcigliana

Mezza giornata è la misura giusta per il Sentiero Natura più una sosta lunga di osservazione. Una giornata intera se si aggiunge un anello in bicicletta o una visita guidata. Chi ha solo due ore le scelga a fine giornata.

Qual è il periodo migliore per la Riserva Naturale della Marcigliana

Dalla fine di marzo alla metà di maggio, per le fioriture dei prati e per i giaggioli acquatici nelle aree umide. Buono anche l'autunno da metà ottobre. L'estate si affronta solo all'alba, perché l'ombra è quasi assente.

Che differenza c'è fra la Riserva Naturale della Marcigliana e le altre riserve romane

La Marcigliana è la più agricola e la meno urbanizzata del sistema. Le riserve interne alla città, come Monte Mario o la Valle dell'Aniene, sono lembi di natura circondati dall'edificato; qui il rapporto si rovescia, e il visitatore attraversa un paesaggio produttivo continuo di migliaia di ettari.

Come si arriva alla Riserva Naturale della Marcigliana senza automobile

La soluzione più affidabile è il treno regionale FL1 fino alla stazione di Settebagni, che nei feriali passa ogni quarto d'ora, portando con sé la bicicletta per l'ultimo tratto. A piedi dalla stazione la distanza è notevole e il percorso corre su strade prive di marciapiede.

Ci sono resti romani visibili nella Riserva Naturale della Marcigliana

Resti di età romana sono sparsi in tutto il territorio, ma in gran parte non sono visitabili perché ricadono in proprietà private. Sono stati individuati anche tratti dell'antica via Nomentana, all'altezza del dodicesimo chilometro della strada moderna.

La Riserva Naturale della Marcigliana si può abbinare ad altre visite

Sì, e conviene. Verso nord si raggiungono Monterotondo e la Riserva Naturale di Nomentum, verso ovest il Parco di Veio. Chi arriva a Roma per pochi giorni e vuole capire come si organizzano queste uscite fuori città trova indicazioni pratiche nella guida in inglese sui day trips in Italy.

Ci sono visite guidate alla Riserva Naturale della Marcigliana

RomaNatura organizza periodicamente escursioni gratuite condotte dai guardiaparco lungo il Sentiero Natura, con prenotazione obbligatoria via posta elettronica. Per gruppi organizzati, aziende e itinerari su misura nel quadrante nord di Roma ci si può rivolgere ai professionisti di TourLeaderPro a Roma.

Un'ultima cosa, e la dico da chi accompagna gruppi da molti anni. La Riserva Naturale della Marcigliana non regala niente al visitatore distratto: chi arriva a metà mattina, fa duecento metri di sterrato e riparte, ha ragione a dire che non c'è nulla da vedere. Chi invece accetta le sue regole, cioè l'alba, il silenzio, il binocolo e il rispetto per chi ci lavora, trova l'ultimo pezzo di Campagna Romana rimasto vivo dentro i confini della città, con una città latina sepolta sotto i campi e una manciata di torri medievali che tengono su l'orizzonte. Andateci in aprile, presto, e non ditelo a troppa gente.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

RiassuntoRiserva Naturale della Marcigliana - Via di Tor S. Giovanni, 301, 00139 Roma RM, Italia
TagsParco della MarciglianaParco naturaleRiserva della MarciglianaRiserva naturaleRiserva Naturale della Marcigliana

Contact Information

IndirizzoVia di Tor S. Giovanni, 301, 00139 Roma RM, Italia 139
🎫✦ Più attrazioni

Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto

Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono
🚌✦ Sali e scendi

Bus hop-on hop-off: giro di Roma

Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono
🛏️✦ Hotel

Dove dormire a Roma: confronta gli hotel

Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.

★★★★★✓ Tante strutture con cancellazione flessibilePrezzi al checkout
Cerca hotel a Roma →
🚐✦ Transfer

Transfer dall aeroporto al centro

Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.

★★★★★✓ Prezzo concordato in anticipoAutista che ti aspetta in aeroporto
🚗✦ Auto

Noleggio auto a Roma e dintorni

Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.

★★★★★✓ Confronto tra più fornitoriRitiro in aeroporto o in città
Confronta i noleggi →
✈️✦ Voli

Voli per Roma: cerca le tariffe

Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.

★★★★★✓ Voli diretti low costAndata e ritorno o solo andata
Cerca voli per Roma →
🔎✦ Voli

Confronta tutte le compagnie per Roma

Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.

★★★★★✓ Confronto tra piu compagnieDate flessibili
Confronta i voli →