Riserva Naturale di Nomentum
La Riserva Naturale di Nomentum è un'area protetta regionale di 827 ettari fra i comuni di Mentana e Fonte Nuova, a nord est di Roma, gestita dalla Città metropolitana di Roma Capitale. L'ingresso è libero e la riserva non ha cancelli né biglietteria: si entra dai sentieri e dalle strade vicinali. Il centro visita, chiamato Welcome Area, si trova sulla via Nomentana al chilometro 21+200, civico 320, sul territorio di Mentana; i recapiti dell'ufficio aree protette della Città metropolitana sono il numero 06 6766 7258 e 06 6766 7260 e l'indirizzo direttoreareeprotette@cittametropolitanaroma.it. Gli orari di apertura della Welcome Area cambiano con la stagione e con il calendario delle attività didattiche: vanno verificati sul portale ufficiale delle aree protette del Lazio prima di partire. La rete escursionistica è segnata dal Club Alpino Italiano e comprende il sentiero 491 di Collelungo con le sue varianti 491A, 491B e 491C e il sentiero 492, l'anello di Macchia Mancini. Da Roma si arriva in mezz'ora scarsa fuori dalle ore di punta, per la via Nomentana o per l'uscita 12 del Grande Raccordo Anulare.
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✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
Chi vuole allargare lo sguardo alle altre mete verdi del territorio romano trova una mappa d'insieme nella pagina delle attrazioni turistiche di questo sito.
Dove si trova la Riserva Naturale di Nomentum e come ci si arriva
La riserva occupa la fascia collinare compresa fra la via Nomentana e la via Palombarese, in quel tratto di campagna che segna il passaggio fra l'agro romano e la Sabina tiberina. È un'area protetta di frontiera, in tutti i sensi: geografico, perché qui finisce la periferia continua di Roma e comincia la campagna; ecologico, perché il territorio è la cerniera fra il mondo mediterraneo e quello temperato appenninico; amministrativo, perché la superficie si divide fra due comuni giovani e in fortissima espansione edilizia.
In auto verso la Riserva Naturale di Nomentum
La strada più semplice è la via Nomentana. Si esce da Roma a Porta Pia, si attraversano i quartieri Nomentano, Trieste e Monte Sacro, si supera il Grande Raccordo Anulare e si prosegue verso Colleverde, Tor Lupara e Mentana. Chi parte dal quadrante sud o ovest della città fa prima a prendere il Raccordo e a uscire alla 12, in direzione via Nomentana. Il riferimento da impostare nel navigatore è la Welcome Area al chilometro 21+200 della Nomentana: da lì si imbocca la viabilità minore verso i boschi. Un avvertimento pratico che vale più di molti consigli: la via Nomentana fra il Raccordo e Tor Lupara è una delle arterie più congestionate del quadrante nord est, e nelle ore di punta feriali il tempo di percorrenza raddoppia. Partite presto, o partite di domenica mattina.
Con i mezzi pubblici fino alla Riserva Naturale di Nomentum
Il collegamento urbano arriva fino a Tor Lupara, frazione di Fonte Nuova: la linea 337 dell'azienda di trasporto capitolina risale la Nomentana dal quadrante di Monte Sacro. Oltre Tor Lupara, per Mentana e per Monterotondo, il servizio è extraurbano e fa capo alla concessionaria regionale che copre la provincia; le corse sono più rade nei giorni festivi, cioè proprio quando avreste voglia di camminare. Chi arriva in treno può considerare la stazione di Monterotondo Scalo sulla linea per Orte e proseguire in autobus o in taxi: sono pochi chilometri, ma senza auto vanno organizzati. In ogni caso, verificate orari e corse sui siti ufficiali dei vettori il giorno prima: qui la mobilità pubblica è pensata per i pendolari, non per gli escursionisti.
Parcheggio e punti di partenza della Riserva Naturale di Nomentum
Non esiste un parcheggio attrezzato della riserva. Si lascia l'auto lungo le strade vicinali, negli slarghi in terra battuta all'imbocco dei sentieri, oppure nel centro di Mentana per chi vuole unire la passeggiata nel bosco alla visita del paese. Due regole di buon senso: non ostruite mai gli accessi ai fondi agricoli, perché qui i trattori passano davvero, e dopo giorni di pioggia evitate gli slarghi in terra, che sulle argille di questa zona diventano trappole per le ruote motrici. Il fondo argilloso è la firma geologica di Nomentum e si fa sentire sotto le scarpe come sotto gli pneumatici.
I numeri della Riserva Naturale di Nomentum
La scheda ufficiale del portale delle aree protette del Lazio classifica Nomentum come riserva naturale regionale, ambito territoriale di Roma, estensione 827 ettari, ente di gestione Città metropolitana di Roma Capitale, comuni interessati Mentana e Fonte Nuova. L'istituzione risale al 1997, nel quadro della legge regionale che riordinò il sistema delle aree naturali protette del Lazio. Ottocentoventisette ettari sono poco più di otto chilometri quadrati: una superficie che a occhio sembra modesta, e che invece contiene una varietà di ambienti sproporzionata alle sue dimensioni.
Il perimetro non è compatto. Nomentum è una riserva a mosaico, fatta di frammenti boschivi separati da oliveti, seminativi, vigne residue e lottizzazioni. Questa frammentazione è insieme il suo limite e la sua ragione d'essere: senza il vincolo, quei frammenti sarebbero già stati inghiottiti dall'espansione edilizia che dagli anni Cinquanta ha risalito la Nomentana e la Palombarese. Chi cammina qui non trova la wilderness: trova un paesaggio agrario storico difeso a fatica, che è una cosa diversa e per certi versi più interessante.
La quota oscilla fra i 60 e i 200 metri sul livello del mare. Sono colline basse, tondeggianti, incise da fossi che scendono verso il Tevere e verso l'Aniene. Il dislivello complessivo di una escursione tipo raramente supera i 150 metri: è terreno per gambe normali, non per alpinisti.

I boschi della Riserva Naturale di Nomentum, uno per uno
Il territorio protetto si legge meglio se lo si scompone nei suoi nuclei boschivi, ciascuno con un carattere proprio. Sono nomi che sulle carte compaiono in ordine sparso e che vale la pena imparare, perché è così che li chiamano i cacciatori, i contadini e le guardie del parco.
Bosco Valle Cavallara
Occupa una valle stretta fra la Nomentana e la Palombarese, dove il fosso ha inciso i depositi argillosi e ha creato un microclima fresco che regge anche nelle estati peggiori. È il settore in cui la cerreta si mostra nella forma più matura, con esemplari di cerro di buona taglia e un sottobosco fitto di pungitopo. In primavera il fondovalle si copre di anemoni. Se avete una sola mattina e volete capire che cosa era la copertura forestale di questa parte del Lazio prima delle bonifiche e dei disboscamenti, venite qui.
Bosco Mancini
Prende il nome dal fosso Mancini, uno dei corsi d'acqua minori che drenano il versante. È il bosco attorno al quale gira il sentiero 492, l'anello di Macchia Mancini, e per questo è il più frequentato dagli escursionisti della domenica. Il fondo è più umido, le sponde del fosso portano olmi e rovi, e nei punti di ristagno compaiono salici e pioppi neri. La densità di uccelli qui è la più alta della riserva: in un'ora di silenzio, con un binocolo mediocre, si mettono insieme una dozzina di specie senza sforzo.
Bosco Santa Lucia
Deve il nome alla località omonima, che oggi è una delle due frazioni principali di Fonte Nuova. È il settore più esposto alla pressione urbana, e si vede: il margine del bosco confina con capannoni e strade di lottizzazione. Proprio per questo è un caso di studio istruttivo sul valore di un vincolo. Senza la riserva, di Santa Lucia resterebbe il nome su un cartello stradale.
Bosco Spallette e Bosco Pascolaretto
Si trovano fra la via Nomentana, Quarto Conca e Selva dei Cavalieri, località di Fonte Nuova. Sono due lembi di cerreta alternati a pascoli e a coltivi, dove la transizione fra bosco e campagna aperta è più graduale e più leggibile. Il toponimo Pascolaretto racconta da solo la vocazione storica del posto: pascolo, non selva chiusa. È qui che si coglie meglio la natura ibrida della riserva, che protegge un paesaggio costruito da secoli di lavoro contadino tanto quanto una vegetazione spontanea.
Parco Trentani e il fosso omonimo
Diviso fra i territori di Mentana e Fonte Nuova, il Parco Trentani è l'area verde più direttamente fruibile dagli abitanti, quella in cui la riserva funziona anche da parco urbano di quartiere. Il fosso Trentani ha inciso una valletta con sedimenti alluvionali limo argillosi, e lungo le sue sponde si è insediata una vegetazione igrofila che in questa zona è merce rara. Chi arriva con bambini piccoli e non vuole affrontare un sentiero vero trova qui il compromesso migliore.
Macchia Trentani, Macchia Mancini e i toponimi della campagna
Nella toponomastica locale la parola macchia indica il lembo di bosco residuo dentro la campagna coltivata, e i cognomi che l'accompagnano sono quelli delle famiglie che possedevano il fondo. Macchia Trentani, Macchia Mancini, Valle Cavallara: non sono nomi decorativi, sono catasto. Leggerli in questo modo cambia il modo in cui si guarda il paesaggio, perché rivela che ogni frammento di bosco è sopravvissuto per una ragione precisa, quasi sempre economica.
Monte Pizzuto e l'area agricola
Il settore di Monte Pizzuto è agricolo, con oliveti e seminativi che salgono sui dossi. Sembra la parte meno interessante della riserva e invece è quella che spiega tutto il resto: la matrice del territorio è agraria, il bosco è l'eccezione. Gli oliveti di questo tratto di Sabina meridionale hanno impianti vecchi, con esemplari da centinaia di anni, e in autunno la raccolta si fa ancora con le reti stese a mano.
Monte d'Oro e i Casali di Mentana
All'interno del perimetro rientrano l'area archeologica di Monte d'Oro, cioè la collina di Montedoro dove affiorano i resti dell'antica Nomentum, e una parte della località Casali di Mentana. Il centro storico di Mentana è compreso anch'esso nel perimetro dell'area protetta, cosa piuttosto rara per una riserva regionale e che spiega perché qui il confine fra visita naturalistica e visita storica è del tutto artificiale.
Il Bosco della Gattaceca e il rapporto con la riserva vicina
Fra Monterotondo e Castelchiodato si estende il complesso boschivo della Gattaceca, che costituisce una riserva naturale regionale a sé, la Macchia di Gattaceca e Macchia del Barco, gestita dallo stesso ente e servita dalla stessa Welcome Area. Le due aree protette vanno considerate insieme: chi visita Nomentum e ignora la Gattaceca perde la parte più chiusa e più fresca del comprensorio, con le sue doline e i suoi inghiottitoi carsici. La riserva confina inoltre con il Parco dell'Inviolata, sul versante di Guidonia, e con il territorio di Monterotondo.
La Welcome Area della Riserva Naturale di Nomentum
Il centro visita della Riserva Naturale di Nomentum si chiama Welcome Area ed è la porta ufficiale del parco: si trova sulla via Nomentana al chilometro 21+200, civico 320. La struttura funziona come punto di riferimento per l'educazione ambientale, ospita incontri con le scuole, con le associazioni e con i cittadini, e propone percorsi formativi sulla gestione degli ecosistemi e sulla tutela della biodiversità. Serve tanto Nomentum quanto la vicina riserva di Macchia di Gattaceca e Macchia del Barco.
Un'osservazione da professionista: le Welcome Area delle riserve gestite dalla Città metropolitana non hanno orari continuativi da museo. Aprono in funzione delle attività programmate, dei laboratori e degli eventi stagionali, e chiudono quando il personale è impegnato sul territorio. Chi programma una visita con un gruppo, una classe o una comitiva deve telefonare o scrivere in anticipo agli uffici delle aree protette e concordare la data. Presentarsi senza preavviso e trovare il cancello chiuso è l'errore più comune di chi arriva qui la prima volta.
Le attività didattiche nella Riserva Naturale di Nomentum
Il calendario della riserva ruota attorno a due appuntamenti fissi e a molte iniziative estemporanee. La Festa di Primavera cade attorno alla fine di aprile e riempie i prati e i sentieri di famiglie; le camminate guidate del programma escursionistico si concentrano invece fra ottobre e novembre, quando il bosco cambia colore e la temperatura consente di camminare per ore. L'ente promuove anche bandi di servizio civile universale legati alla gestione delle aree protette, segno che una parte della manutenzione dei sentieri si regge sul volontariato e sui giovani in servizio. Le date esatte cambiano ogni anno e vanno lette sul portale ufficiale delle aree protette del Lazio.
Geologia e morfologia della Riserva Naturale di Nomentum
La geologia di questo territorio è la ragione profonda della sua biodiversità, e capirla in cinque minuti rende la passeggiata tre volte più interessante.
Il substrato sedimentario
Nell'area affiorano prevalentemente terreni sedimentari del ciclo marino plio pleistocenico. Il litotipo principale è costituito da sabbie e argille, che poggiano sulla formazione pliocenica delle argille azzurre, localizzata soltanto nella parte meridionale dell'area protetta. Tradotto: qui c'era il mare, poi si è ritirato lasciando fondali che il tempo ha trasformato in colline. Le argille azzurre sono lo stesso materiale che in tutta l'Italia centrale genera i calanchi e le frane, e che qui, rivestito di bosco, resta stabile.
I tufi e l'eredità dei vulcani
Sono presenti limitati affioramenti residuali di natura vulcanica, costituiti da tufi stratificati varicolori de La Storta e del Vulcano Laziale. Sono i lembi più esterni delle grandi coltri piroclastiche che hanno costruito la campagna romana: qui arrivarono le ultime lingue di materiale, e per questo se ne trovano solo tracce. Il tufo, dove c'è, ha condizionato l'insediamento umano, perché è la pietra con cui si costruivano le mura e si scavavano le cantine.
I fossi e i sedimenti alluvionali
All'interno delle valli dei fossi Trentani, Ormetta e Mancini si trovano sedimenti alluvionali a carattere limo argilloso. Sono le fasce più umide e più fertili, dove l'acqua ristagna e dove la vegetazione cambia in modo netto nel giro di pochi metri. L'insieme delle comunità vegetali forestali ed erbacee legate al reticolo idrografico e al substrato alluvionale è riconducibile agli ambienti che si sono evoluti lungo il corso del Tevere, dei suoi meandri e dei suoi affluenti: Nomentum, in questo senso, è un pezzo di valle del Tevere risalito sulle colline.
Una zona di transizione bioclimatica
Il valore ecologico dell'area si riassume in una parola sola: transizione. Questo territorio rappresenta una zona di passaggio bioclimatico, geomorfologico e ambientale fra l'ultimo lembo appenninico e il fronte più esterno dell'agro romano, cioè il limite fra la regione mediterranea e quella temperata. Le variazioni del quadro complessivo sono consistenti anche su distanze brevi, e il risultato è un sistema ecologico di grande valore, con specie faunistiche e floristiche di entrambi i mondi e un quadro fitoclimatico variegato. È il motivo per cui in ottocento ettari si contano più specie che in aree protette molto più vaste ma omogenee.
La flora della Riserva Naturale di Nomentum
La copertura vegetale è fatta di frammenti di bosco a latifoglie decidue che si alternano a oliveti, seminativi, coltivi e zone urbanizzate. Non è una foresta continua, e chi si aspetta una foresta resta deluso; chi sa leggere un mosaico agrario trova invece pane per i denti.
La cerreta, il bosco dominante della Riserva Naturale di Nomentum
Il bosco deciduo e mesofilo è rappresentato in prevalenza dalla cerreta, formazione caratteristica dell'Appennino meridionale. L'albero dominante è il cerro, Quercus cerris, riconoscibile per la corteccia profondamente fessurata e per le ghiande con la cupola irsuta, quasi spettinata. Accanto al cerro crescono il farnetto, Quercus frainetto, quercia dalle foglie grandi e dai lobi profondi che è una delle presenze più meridionali del Lazio; la roverella, Quercus pubescens, che occupa i versanti più asciutti; l'orniello, Fraxinus ornus, il frassino da manna; il carpino orientale, Carpinus orientalis; l'acero oppio, Acer campestre; e il corniolo, Cornus mas, che a fine inverno fiorisce di giallo prima di mettere le foglie ed è uno dei primi segnali di ripresa del bosco.
La cerreta è un bosco di ceduo secolare, cioè un bosco tagliato a turno e ricresciuto dalle ceppaie per generazioni. Si vede dalla forma dei tronchi, spesso multipli e partenti dallo stesso ceppo. Non è un difetto: è la storia economica del posto scritta nel legno.
Il sottobosco e le fioriture della Riserva Naturale di Nomentum
Il sottobosco è ricco e caratterizzato da specie arbustive fra cui il pungitopo, Ruscus aculeatus, e il biancospino, Crataegus monogyna. Fra le rampicanti si trovano la smilace, Smilax aspera, e l'edera, Hedera helix. Le fioriture primaverili sono la cosa più bella della riserva e sono dominate dall'anemone dell'Appennino, Anemone apennina, con i suoi fiori azzurri che coprono il terreno a chiazze, e dal ciclamino primaverile, Cyclamen repandum. In autunno tocca al ciclamino napoletano, Cyclamen hederifolium, fiorire prima ancora di emettere le foglie.
Opinione netta: il momento migliore per visitare la Riserva Naturale di Nomentum non è l'estate, è la seconda metà di marzo e la prima di aprile, quando gli anemoni sono al massimo. Chi viene ad agosto trova polvere, zanzare lungo i fossi e un bosco chiuso e muto.
Le zone umide e la vegetazione igrofila
Le zone umide e i fossi hanno un valore naturalistico superiore alla loro estensione. Lungo questi corsi d'acqua si sono depositati sedimenti alluvionali limo argillosi e si è sviluppata una estesa vegetazione igrofila. In prossimità delle linee di impluvio crescono l'olmo campestre, Ulmus minor, l'olmo montano, Ulmus glabra, e il rovo comune, Rubus ulmifolius; dove l'acqua si accumula compaiono il fico, Ficus carica, e il sambuco, Sambucus nigra. Dove il ristagno è maggiore si trovano individui isolati o piccoli raggruppamenti di salice bianco, Salix alba, e di pioppo nero, Populus nigra.
Lo storace, la pianta che merita il viaggio
Nella riserva è presente lo storace, Styrax officinalis, un arbusto che può raggiungere le dimensioni di un alberello, con fiori bianchi intensamente profumati e proprietà mellifere. Lo storace ha una distribuzione italiana ristrettissima e concentrata proprio nel Lazio, dove sopravvive in poche stazioni; la resina che se ne ricava fu usata per secoli come incenso e in farmacopea. Se fiorisce, il profumo si sente prima di vedere la pianta. Vale da solo una mattina di maggio.

La fauna della Riserva Naturale di Nomentum
Dal punto di vista faunistico la riserva ospita molte specie di piccoli mammiferi e oltre cinquanta specie di uccelli. Il numero, per un'area di ottocento ettari incastrata fra due comuni in espansione, è alto e si spiega con la varietà degli ambienti.
Gli uccelli della Riserva Naturale di Nomentum
Fra i rappresentanti dell'avifauna si contano il picchio rosso maggiore, Dendrocopos major, e il picchio verde, Picus viridis, la cui risata sonora è il suono che accompagna ogni camminata nella cerreta; l'allocco, Strix aluco, rapace notturno che nidifica nelle cavità degli alberi vecchi; il cuculo, Cuculus canorus, che arriva ad aprile; lo scricciolo, Troglodytes troglodytes, minuscolo e vocalissimo nel sottobosco; la civetta, Athene noctua, legata ai casali e agli oliveti; l'assiolo, Otus scops, il cui fischio monotono nelle notti di maggio è uno dei suoni più caratteristici della campagna romana; la poiana, Buteo buteo, che si vede rotare sulle radure; l'upupa, Upupa epops, con la sua cresta inconfondibile; e il gheppio, Falco tinnunculus, che caccia in volo fermo sui coltivi.
La presenza dei picchi non è un dettaglio ornitologico: indica che nel bosco esistono alberi maturi e legno morto in piedi, cioè che la gestione forestale ha lasciato qualcosa da mangiare agli insetti xilofagi. Un bosco troppo pulito è un bosco povero.
Anfibi e rettili della Riserva Naturale di Nomentum
La notevole presenza di acqua in alcuni punti rende la zona adatta a ospitare varie specie di rettili e anfibi. L'erpetofauna comprende, fra gli anfibi, la rana verde, il rospo comune, Bufo bufo, e il rospo smeraldino. Fra i rettili si trovano il ramarro occidentale, Lacerta bilineata, con il maschio dalla gola azzurra in primavera; la lucertola muraiola, Podarcis muralis; e il biacco, Hierophis viridiflavus, il serpente nero e giallo che scappa rumorosamente fra le foglie secche e che è del tutto innocuo per l'uomo.
La salamandrina dagli occhiali, il gioiello della Riserva Naturale di Nomentum
Lungo i corsi d'acqua della riserva è stata rinvenuta la Salamandrina dagli occhiali settentrionale, Salamandrina perspicillata, un raro endemismo appenninico. Questo anfibio esiste soltanto in Italia, in nessun altro Paese al mondo, e il suo nome viene dalla macchia chiara a forma di occhiali che porta sul capo; il ventre è rosso acceso e la coda, se l'animale viene disturbato, si solleva a mostrare quel colore come segnale di avvertimento. La sua presenza è un indicatore di qualità delle acque: la salamandrina non tollera fossi inquinati. Trovarla a mezz'ora da Roma, in un territorio circondato da lottizzazioni, dice molto sul motivo per cui questa riserva esiste.
I mammiferi
Nella riserva sono presenti l'istrice, Hystrix cristata, il più grande roditore europeo, che lascia gli aculei caduti lungo i sentieri e scava tane profonde sui versanti argillosi; il riccio, Erinaceus europaeus; la volpe, Vulpes vulpes, che qui frequenta anche i margini urbani; e il tasso, Meles meles, animale notturno e schivo, la cui presenza si deduce dalle piste battute e dai grandi ingressi delle tane. Chi vuole vedere qualcosa deve accettare due condizioni: uscire all'alba e stare zitto.
I sentieri della Riserva Naturale di Nomentum
La rete escursionistica della riserva è censita e segnata dal Club Alpino Italiano, con i numeri che si ritrovano sui segnavia bianchi e rossi. Sono percorsi brevi, di difficoltà turistica o escursionistica facile, adatti a chi cammina normalmente e a famiglie con bambini abituati.
Sentiero CAI 491, il Sentiero di Collelungo
È l'itinerario principale della Riserva Naturale di Nomentum e prende il nome dalla località di Collelungo. Attraversa la parte più continua della cerreta e tocca il fontanile di Collelungo, uno dei manufatti rurali più interessanti del comprensorio. Il fondo è in terra battuta e dopo le piogge diventa scivoloso sulle argille: scarponcini, non scarpe da ginnastica.
Sentieri CAI 491A e 491B
Il 491A è una variante che si innesta sull'incrocio del sentiero 491 e serve a raccordare il percorso principale alla viabilità minore. Il 491B collega il fontanile di Collelungo alla località Romitorio, ai Casali di Mentana: è il tratto che unisce la parte boschiva a quella storica, perché il Romitorio è uno dei punti in cui sono stati rinvenuti reperti dell'antica Nomentum. Chi vuole un percorso con dentro tanto bosco quanto archeologia prende questo.
Sentiero CAI 491C, l'Anello di Collelungo
La variante ad anello consente di tornare al punto di partenza senza rifare la stessa strada, cosa che in una riserva frammentata non è scontata. È la scelta giusta per una mattinata con un solo mezzo a disposizione e nessuna voglia di navette.
Sentiero CAI 492, l'Anello di Macchia Mancini
Il secondo anello della riserva gira attorno al Bosco Mancini e ha una variante segnata 492A. È il percorso più umido e più fresco, quello che segue le sponde del fosso e attraversa le fasce di vegetazione igrofila: in estate è l'unico che si cammini con piacere anche a metà mattina. Anche qui, dopo giorni di pioggia il fondo diventa impegnativo.
Regole di comportamento nella Riserva Naturale di Nomentum
Valgono le regole di ogni riserva naturale regionale: si resta sui sentieri, non si raccolgono fiori né funghi senza autorizzazione, non si accendono fuochi, i cani vanno tenuti al guinzaglio, non si abbandonano rifiuti. Aggiungo una raccomandazione che nasce dall'esperienza sul campo: gran parte della superficie è di proprietà privata e coltivata. Il vincolo naturalistico non è un diritto di passaggio ovunque. Rispettare recinzioni e cancelli non è una formalità, è la condizione perché fra dieci anni si possa ancora camminare qui.

Nomentum, la città antica che dà il nome alla Riserva Naturale di Nomentum
La riserva prende il nome dalla città latino sabina di Nomentum, i cui resti si trovano in località Montedoro, al chilometro 21,500 della via Nomentana. È il motivo per cui un'area protetta regionale porta un nome latino invece che il nome di una montagna o di un fiume.
Le origini contese di Nomentum
Sull'origine della città le fonti antiche non concordano. Dionigi di Alicarnasso la descrive come una colonia di Alba Longa, quindi come città latina impiantata in territorio sabino; Plinio il Vecchio la considera invece senz'altro sabina. La contraddizione fra i due autori non è un errore di trasmissione: riflette la posizione reale di Nomentum, esattamente sulla linea di contatto fra il mondo latino e quello sabino, come oggi la riserva si trova sulla linea di contatto fra due regioni bioclimatiche. La geografia si ripete.
Nomentum contro Roma
La città si ribellò a Roma dopo la morte di Anco Marzio e fu costretta ad arrendersi a Tarquinio Prisco. Partecipò poi alla Lega Latina e fu coinvolta nella sconfitta della battaglia del lago Regillo. La sottomissione definitiva arrivò nel 338 avanti Cristo, con la dissoluzione della Lega Latina che chiuse per sempre la questione dell'autonomia delle città del Lazio. Da quel momento Nomentum divenne municipio romano e fu inserita nella quarta regione augustea, la Sabina et Samnium.
Il vino di Nomentum e le Aquae Labanae
La fortuna della città si costruì su due risorse. La prima fu il vino: Nomentum prosperò come centro vinicolo, e il vino nomentano compare nella letteratura latina come prodotto di qualità media ma di larga diffusione, quello che si beveva a Roma senza fare troppe cerimonie. La seconda fu la stazione termale delle Aquae Labanae, presso l'odierna località di Grotta Marozza, sfruttata per le sue acque sulfuree. Una città di provincia con il vino e le terme a trenta chilometri dalla capitale del mondo: si capisce perché ci venissero a stare.
Seneca e Marziale, i proprietari illustri
Nel territorio nomentano possedettero ville sia Seneca sia Marziale. Per il poeta di Bilbilis il podere nomentano è un tema ricorrente nei suoi versi, il rifugio piccolo e modesto contrapposto alla vita di città. Sono le due presenze letterarie che legano questo pezzo di campagna alla grande cultura latina, e sono la ragione per cui il nome Nomentum sopravvive nei manuali anche se della città non resta quasi nulla in piedi.
I resti archeologici di Nomentum
Di Nomentum restano avanzi di mura in blocchi di tufo databili al quarto secolo avanti Cristo sulla collina di Montedoro, strutture in laterizio presso l'attuale tracciato della via Nomentana e reperti individuati nella zona del Romitorio di Casali. L'antico tracciato della strada romana e parti del basolato sono ancora visibili. Sono resti modesti, che non reggono il confronto con i grandi parchi archeologici del Lazio: chi arriva aspettandosi un sito monumentale resta deluso. Chi invece cammina sul basolato sapendo che di lì passavano i carri del vino verso Porta Collina fa un'esperienza diversa.
La fine di Nomentum
Nel 408 dopo Cristo la città era ancora sede vescovile. Dopo l'occupazione longobarda del 741 l'insediamento cominciò a spostarsi in posizione più difendibile, dando origine all'odierna Mentana. L'ultimo riferimento certo al nome antico risale all'anno 800, quando qui si incontrarono papa Leone III e Carlo Magno, il 23 novembre, poche settimane prima dell'incoronazione imperiale in San Pietro. Una delle scene decisive della storia europea ebbe come sfondo questa campagna.
La via Nomentana, la strada che attraversa la Riserva Naturale di Nomentum
La strada consolare che dà accesso alla riserva si chiamava in origine via Ficulensis, perché arrivava soltanto a Ficulea; cambiò nome quando fu prolungata fino a Nomentum. Parte da Porta Pia, attraversa i quartieri Nomentano, Salario, Trieste, Monte Sacro, Monte Sacro Alto e Talenti, supera il Grande Raccordo Anulare su un viadotto e prosegue per Colleverde di Guidonia, Tor Lupara, Mentana e Monterotondo, dove confluisce nella via Salaria a Monterotondo Scalo. La variante detta Nomentana bis si innesta al chilometro 18,600.
Resti dell'antico basolato romano si trovano già al chilometro 12, dentro il territorio comunale di Roma. Percorrere la Nomentana da Porta Pia fino alla riserva significa risalire in trenta chilometri duemilacinquecento anni di storia urbana: il quartiere umbertino, le ville liberty, i palazzi degli anni Trenta, le borgate del dopoguerra, le lottizzazioni degli anni Ottanta e infine la campagna. Nessun'altra consolare romana offre una sezione stratigrafica così leggibile.
Chi vuole aggiungere una sosta romana prima di uscire dal Raccordo trova a poca distanza, sulla parallela via Salaria, le catacombe di Priscilla, e fra le due consolari il grande parco di Villa Ada.
Mentana, il paese dentro la Riserva Naturale di Nomentum
L'abitato di Mentana si sviluppò a partire dall'ottavo secolo, dopo l'abbandono dell'antica Nomentum seguito alle vicende longobarde e completato fra la fine del decimo e l'inizio dell'undicesimo secolo. Il paese passò, con il pontificato di Gregorio settimo fra il 1073 e il 1085, in possesso dei monaci di San Paolo; poi alla famiglia Capocci intorno al tredicesimo secolo, agli Orsini nel quindicesimo, ai Peretti alla fine del sedicesimo e infine ai Borghese. Nella storia del castello compaiono anche i Crescenzi, la grande famiglia baronale romana del basso medioevo. Oggi il comune conta circa ventiduemilaseicento abitanti e ha come frazioni Mentana centro, Casali e Castelchiodato.
Il Castello Baronale di Mentana
Il Castello Baronale domina il nucleo antico e conserva la struttura difensiva medievale, rimaneggiata nei secoli dalle famiglie che si succedettero nel possesso. La sua posizione, sull'alto di una collina a forma di promontorio, spiega da sola perché gli abitanti dell'antica Nomentum abbiano deciso di trasferirsi quassù: dal castello si controlla tutta la piana verso Monterotondo e verso la valle del Tevere. Fu questa stessa posizione, otto secoli dopo, a decidere l'esito di una battaglia.
Palazzo Borghese e il museo delle maschere
Palazzo Borghese, che i principi costruirono e ampliarono a partire dal Seicento, ha subito nel tempo dissesti strutturali e successivi restauri. Dal 1997 ospita il Museo delle maschere teatrali e del teatro dei burattini, una raccolta poco frequentata e sorprendente per un paese di questa dimensione: maschere della commedia dell'arte, burattini, marionette, materiali di scena. È una di quelle collezioni che nessuno si aspetta di trovare a mezz'ora dal Grande Raccordo Anulare, e che da sola giustifica una deviazione dal bosco. Orari e modalità di visita vanno chiesti al comune di Mentana o al polo culturale cittadino.
La chiesa di San Nicola e Palazzo Crescenzio
Nel centro storico si trovano la chiesa di San Nicola, nella versione antica su via Terzo Novembre vicino al nucleo storico, e Palazzo Crescenzio, che ospita la biblioteca comunale. Una seconda chiesa dedicata allo stesso santo, più recente, si trova su un incrocio importante del paese: chi cerca l'edificio storico deve puntare al centro, non alla chiesa nuova. Il dettaglio sembra pedante e invece è il classico equivoco che fa perdere venti minuti.
Villa Santucci e i Casali di Mentana
In località Casali si trova Villa Santucci, che conserva sui muri i segni dei proiettili della battaglia del 1867. Il casale, allora indicato come Vigna Santucci, fu uno dei punti chiave dello scontro e cadde in mano alle truppe pontificie. Vedere quei fori nell'intonaco, in un pomeriggio di sole, mentre attorno la campagna è la stessa di allora, è l'esperienza storica più forte che questo territorio possa offrire. Vale più di dieci vetrine di museo.
La battaglia di Mentana e il museo garibaldino
Nella piana a sud est di Mentana, nei pressi del Conventino, il 3 novembre 1867 si combatté lo scontro fra i volontari garibaldini e le truppe franco pontificie. È il fatto storico che ha reso il nome di Mentana noto in tutta Europa, e la ragione per cui questo territorio compare nei manuali scolastici.
Come andò il 3 novembre 1867
Garibaldi aveva raccolto attorno a sé fra i cinquemila e gli ottomila volontari, un numero già ridotto dalle diserzioni seguite al proclama reale del 27 ottobre. Contro di lui si mossero circa tremila soldati pontifici agli ordini del generale Ermanno Kanzler e un contingente francese di circa duemilacinquecento uomini, di cui duemila effettivamente impegnati sul campo, comandato dal generale Pierre Louis Charles de Failly con la brigata del generale de Polhes. Le truppe franco pontificie partirono da Roma nella notte fra il 2 e il 3 novembre in direzione di Monterotondo, che i garibaldini occupavano dal 26 ottobre. Gli scontri cominciarono a sud di Mentana con gli avamposti; i pontifici presero Vigna Santucci; Garibaldi schierò le sue forze attorno al paese murato. A quel punto il corpo francese attaccò le camicie rosse sul fianco sinistro e sfondò le linee.
Il fucile Chassepot e la leggenda dei prodigi
La fanteria francese era equipaggiata con il fucile Chassepot modello 1866, arma a retrocarica con otturatore e cartuccia di cartone che consentiva circa dodici colpi al minuto contro i tre o quattro dei fucili ad avancarica. Il rapporto del generale de Failly, con la frase sui prodigi compiuti dai fucili Chassepot, divenne uno dei documenti più odiati del Risorgimento italiano. La storiografia successiva ha però ridimensionato quel giudizio, e già un reduce garibaldino, Mombello, osservava che in un terreno frastagliato di piccoli poggi e di avvallamenti la lunga portata vale molto meno della giustezza del tiro. Chi cammina oggi in quella piana capisce a colpo d'occhio che l'obiezione era fondata.
I numeri e le conseguenze
Le perdite furono di 32 morti e 140 feriti fra i franco pontifici, e di 150 morti, 220 feriti e circa 1.700 prigionieri fra i garibaldini. La sconfitta garantì allo Stato Pontificio tre anni ulteriori di vita e consentì a Pio nono di convocare il Concilio Vaticano primo. Sul piano politico allontanò definitivamente Napoleone terzo dal movimento nazionale italiano. Solo nel 1870, dopo il crollo francese a Sedan, l'esercito italiano poté entrare a Roma il 20 settembre. Un dettaglio che gli storici della fotografia conoscono bene: Mentana è la prima battaglia combattuta in Italia della quale si conservino immagini fotografiche.
L'Ara Ossario e il Museo Nazionale
L'Ara Ossario di Mentana fu inaugurata nel 1877 e chiusa nel 1937 dalla Società delle Patrie Battaglie, che vi raccolse i caduti del 1867 deceduti ovunque. Il Museo Nazionale della Campagna dell'Agro Romano per la Liberazione di Roma conserva cimeli, armi, documenti e materiali della campagna garibaldina; nel 2005 fu ampliato con una sezione che riporta l'elenco completo dei caduti e i loro luoghi di provenienza. Fra i volontari caduti figuravano uomini provenienti da oltre duecento comuni italiani e da Paesi stranieri, dall'Ungheria alla Russia: una brigata internazionale prima che l'espressione esistesse. Orari e biglietti del museo vanno verificati presso l'amministrazione comunale prima della visita.

Fonte Nuova, l'altro comune della Riserva Naturale di Nomentum
Fonte Nuova è un comune giovanissimo: fu istituito il 15 ottobre 2001, in attuazione di una legge regionale del 1999, staccando la località di Tor Lupara da Mentana e quella di Santa Lucia da Guidonia Montecelio. Oggi conta oltre trentaduemila abitanti e ha una quota massima intorno ai 150 metri. Il territorio è attraversato dal fosso di Pratolungo, affluente minore dell'Aniene.
Tor Lupara e Santa Lucia
Tor Lupara, che ospita la sede comunale, si trova più in alto e si è sviluppata dagli anni Cinquanta lungo la via Nomentana e la via Palombarese. Santa Lucia, a quota inferiore, concentra il polo industriale e commerciale ed è servita dalla via delle Molette e dalla Palombarese. Il nome Tor Lupara viene da una delle torri di avvistamento della campagna, e da quella torre prende nome tutta l'area.
I resti romani di Fonte Nuova
Nel territorio di Fonte Nuova continuano a emergere resti di ville e di tombe romane, alcuni individuati in tempi recenti: due tombe rupestri a Quarto Conca, una villa romana nei pressi del capolinea della linea 337, una cisterna romana a Salvatoretto. Lungo la via Nomentana esistono strutture chiamate localmente Botteghe oscure, che potrebbero appartenere a un impianto difensivo di età romana. È il tipico caso in cui l'archeologia di superficie di una periferia in crescita restituisce più di quanto la periferia stessa sappia.
Le architetture rurali della Riserva Naturale di Nomentum
Un capitolo che quasi nessuno racconta è quello dei manufatti della civiltà contadina, che nella Riserva Naturale di Nomentum sono numerosi e in gran parte ignorati dai visitatori.
Fontanili, abbeveratoi e lavatoi
Il territorio conserva numerosi fontanili, abbeveratoi e lavatoi, alcuni segnalati anche dalla sentieristica, come il fontanile di Collelungo sul percorso 491. Sono strutture in muratura e travertino, spesso con vasche multiple: la prima per l'acqua da bere, la seconda per abbeverare gli animali, la terza per lavare i panni. La gerarchia delle vasche era il sistema idrico di un intero paese prima dell'acquedotto, e leggerla sul posto vale una lezione di storia dell'economia. Molti sono in stato di abbandono, alcuni sono stati recuperati.
Le torri di avvistamento
Nella campagna sopravvivono numerose torri costruite a difesa delle antiche aziende agricole, in un'epoca in cui l'agro romano era terra insicura e le incursioni erano una minaccia concreta. Tor Lupara è la più nota perché ha dato il nome a un intero centro abitato. Sono torri modeste, in tufo e laterizio, ma disegnano una rete di controllo visivo che si ricostruisce ancora oggi salendo sui dossi e guardandosi attorno.
Gli oliveti e i coltivi storici
Gli oliveti che occupano i versanti fra un bosco e l'altro non sono un contorno: sono la ragione per cui il paesaggio ha questa forma. La coltura dell'olivo su queste colline argillose risale a secoli e ha modellato terrazzamenti, muretti e sentieri di servizio che oggi usiamo come percorsi escursionistici. Camminare fra gli olivi di Monte Pizzuto in una mattina di novembre, durante la raccolta, è una delle esperienze più oneste che il territorio a nord di Roma sappia offrire.
Come si visita davvero la Riserva Naturale di Nomentum
Chi arriva qui con le aspettative sbagliate torna a casa scontento. Vale la pena dire con chiarezza che cosa aspettarsi.
Quanto dura la visita alla Riserva Naturale di Nomentum
Un anello come il 492 di Macchia Mancini si cammina in due o tre ore con calma. Il 491 di Collelungo, con la variante verso il Romitorio, porta la mattinata a quattro ore abbondanti. Aggiungendo il centro storico di Mentana e il museo garibaldino si costruisce una giornata piena, che è il modo migliore di usare questo territorio: mezza giornata nel bosco, mezza giornata fra le pietre.
Quando andare e quando evitare la Riserva Naturale di Nomentum
Marzo e aprile per le fioriture, ottobre e novembre per i colori e per la raccolta delle olive. Maggio va bene se cercate lo storace in fiore. Luglio e agosto sono il periodo peggiore: caldo, polvere, bosco muto, zanzare lungo i fossi. Nelle giornate immediatamente successive a una pioggia forte i sentieri sulle argille diventano scivolosi e faticosi, e il consiglio è di aspettare due giorni di sole. La domenica mattina i percorsi principali sono frequentati da famiglie e da gruppi locali: se cercate silenzio, venite in un giorno feriale.
Che cosa portare
Scarponcini con suola scolpita, acqua a sufficienza perché lungo i percorsi non ci sono punti di ristoro, un binocolo leggero, repellente per zanzare nella stagione umida e una carta dei sentieri scaricata prima, dato che la copertura telefonica nei fondovalle è discontinua. Nel periodo della caccia, informarsi presso l'ente gestore su quali settori siano interessati e su quali no.
La Riserva Naturale di Nomentum con i bambini
Il Parco Trentani e i tratti più pianeggianti dei sentieri sono adatti anche a bambini di cinque o sei anni. Le fioriture primaverili, gli aculei di istrice da raccogliere lungo i sentieri e la ricerca delle tracce sono materiale didattico gratuito e migliore di qualunque laboratorio a pagamento. Le attività organizzate della Welcome Area, quando ci sono, sono pensate proprio per le scuole. Sconsigliati i percorsi lungo i fossi con passeggini: il fondo non lo consente.
Accessibilità della Riserva Naturale di Nomentum
La riserva non dispone di percorsi attrezzati per persone con disabilità motoria: i sentieri sono in terra battuta, con tratti sconnessi e pendenze irregolari. Le aree verdi urbane del Parco Trentani offrono tratti più praticabili. Chi ha esigenze specifiche faccia bene a contattare in anticipo l'ufficio aree protette della Città metropolitana e a farsi indicare i settori percorribili nella stagione in corso.
Cani, bici e cavalli
I cani sono ammessi al guinzaglio: la presenza di fauna selvatica e di greggi lo rende obbligatorio nella sostanza prima ancora che nel regolamento. La mountain bike è praticabile su strade sterrate e piste forestali, con l'accortezza di non impegnare i sentieri più stretti e di rallentare in prossimità dei camminatori. Nel comprensorio operano maneggi che organizzano uscite a cavallo lungo la viabilità rurale.
Che cosa vedere intorno alla Riserva Naturale di Nomentum
La riserva si trova al centro di una rete di aree protette e di luoghi storici che consente di costruire itinerari di più giorni senza mai allontanarsi troppo da Roma.
Le altre aree protette del quadrante nord est
A sud ovest, verso la città, si estende il parco della Marcigliana, che protegge un altro lembo di agro romano fra la Salaria e la Nomentana. Verso l'interno della città si scende lungo la riserva naturale della Valle dell'Aniene, il corridoio fluviale che collega questa campagna al centro di Roma, e più a ovest si trova la riserva di Monte Mario. Verso Tivoli il paesaggio cambia e diventa calcareo con la riserva naturale di Monte Catillo. Chi vuole vedere un ambiente completamente diverso, vulcanico e forrato, punti alla riserva di Monterano.
La Sabina e i suoi borghi
Risalendo verso nord si entra nella Sabina vera, quella dell'olio e dei borghi in pietra: Fara in Sabina è la meta più logica per una seconda giornata, e sull'orizzonte occidentale si staglia il profilo isolato del monte Soratte, la montagna che Orazio guardava innevata.
Tivoli e le ville imperiali
A una ventina di chilometri verso est si arriva a Tivoli e alla Villa Adriana: chi ha un fine settimana intero può alternare la campagna nomentana e i due grandi complessi monumentali tiburtini, ottenendo un contrasto che spiega meglio di qualunque libro come funzionava il territorio suburbano di Roma antica.
Una curiosità su Riserva Naturale di Nomentum
La curiosità più bella di questa riserva è che il suo nome viene da una città che i Romani stessi consideravano straniera, e che nessuna delle due fonti antiche principali riesce ad attribuire con certezza. Dionigi di Alicarnasso, greco di Alicarnasso trapiantato a Roma sotto Augusto, sostiene che Nomentum fosse una colonia di Alba Longa, quindi una città latina piantata dentro il territorio sabino. Plinio il Vecchio, un secolo dopo, la elenca senza esitazioni fra le città sabine. Non si tratta di una svista di uno dei due: si tratta della fotografia esatta di un luogo di confine, dove le identità si sovrapponevano.
La cosa che rende questo dettaglio più di un'erudizione è che lo stesso identico fenomeno si ripete oggi, alla scala della biologia. Il territorio della Riserva Naturale di Nomentum è classificato dagli ecologi come zona di transizione bioclimatica, geomorfologica e ambientale fra l'ultimo lembo appenninico e il fronte più esterno dell'agro romano: cioè il limite fra la regione mediterranea e quella temperata. Le specie che ci si trovano appartengono agli uni e agli altri mondi. Il cerro e il farnetto sono alberi appenninici; la smilace e il pungitopo sono mediterranei. Convivono negli stessi ottocento ettari perché qui il confine passa davvero, e passa da almeno tremila anni.
Chi cammina lungo il sentiero 491 attraversa quindi due frontiere sovrapposte: una politica, cancellata nel 338 avanti Cristo con la dissoluzione della Lega Latina, e una climatica, ancora perfettamente attiva. Poche aree protette del Lazio raccontano una coincidenza così pulita fra geografia umana e geografia naturale. È la ragione per cui vale la pena venire fin qui invece di accontentarsi di un parco cittadino.
Una cosa che non ti dice nessuno su Riserva Naturale di Nomentum
La cosa che nessuno dice è che la Riserva Naturale di Nomentum non è un bosco protetto: è una campagna coltivata protetta, e la differenza cambia completamente il modo in cui va visitata. La superficie vincolata è fatta di frammenti boschivi immersi in oliveti, seminativi, coltivi e zone urbanizzate. Gran parte dei terreni è di proprietà privata e continua a essere lavorata. Non esiste un cancello, non esiste una biglietteria, non esiste un percorso obbligato: esiste una rete di strade vicinali, servitù di passaggio, sentieri segnati dal Club Alpino e margini di campi.
La conseguenza pratica è che qui il visitatore ha molte più responsabilità che in un parco recintato. Un cancello aperto va richiuso, perché al di là ci possono essere animali al pascolo. Una rete tesa attraverso un sentiero non è un dispetto, è un confine di proprietà. I frutti degli alberi, olive comprese, appartengono a qualcuno. Sembrano ovvietà e invece sono la prima causa di attrito fra escursionisti e residenti in tutte le riserve dell'agro romano.
La seconda conseguenza è di metodo. In una riserva a mosaico non si cammina come in una foresta: si cammina come in un archivio, leggendo i segni. Un filare di olivi vecchi indica una proprietà antica; un fontanile indica un percorso di transumanza o una via d'acqua; un lembo di cerreta sopravvissuto indica quasi sempre un versante troppo ripido o troppo argilloso per essere arato. La Riserva Naturale di Nomentum si capisce chiedendosi, davanti a ogni cosa, perché sia rimasta lì. La risposta è quasi sempre economica, e quasi sempre interessante.
Terza cosa che non si dice: il valore ecologico di questa riserva non dipende dagli ettari, dipende dalla connessione. Ottocentoventisette ettari da soli non salvano nessuna popolazione animale. Salvano invece la continuità fra la Gattaceca, l'Inviolata, la Marcigliana e il corridoio dell'Aniene, cioè una rete che permette a volpi, tassi e istrici di muoversi in un territorio altrimenti tagliato da strade e lottizzazioni. Nomentum è un nodo, non un'isola.
Il consiglio che ti do per visitare Riserva Naturale di Nomentum
Il consiglio è uno solo e va contro l'istinto di chi cerca una passeggiata: non venite qui per camminare tanto, venite per camminare piano. La Riserva Naturale di Nomentum ha dislivelli minimi e distanze modeste; se la trattate come un allenamento, in due ore avete finito e non avete visto niente. Se invece la trattate come un percorso di lettura del paesaggio, otto chilometri vi occupano una mattinata intera e tornate a casa con qualcosa in testa.
In concreto: partite all'alba, non a metà mattina. La differenza fra le sette e le dieci, in una riserva dove la fauna è abbondante ma schiva, è la differenza fra vedere qualcosa e vedere niente. All'alba di primavera nel Bosco Mancini si sentono in successione il picchio verde, il cuculo, lo scricciolo e, se siete fortunati, l'allocco che chiude il turno di notte. Alle dieci sentirete i cani dei casali e i motori sulla Palombarese.
Secondo elemento del consiglio: combinate sempre bosco e paese. Chi fa soltanto il sentiero perde la metà del senso di questo territorio, perché qui la storia e la natura sono lo stesso oggetto. L'itinerario che propongo ai gruppi è questo: anello di Macchia Mancini al mattino presto, pranzo a Mentana, pomeriggio fra Castello Baronale, Palazzo Borghese e il museo garibaldino, e chiusura a Villa Santucci per vedere i fori dei proiettili sull'intonaco. Chi ha ancora energia scende in serata verso il basolato della Nomentana antica.
Terzo: telefonate prima. La Welcome Area e le attività guidate seguono un calendario, non un orario continuativo. Cinque minuti di telefonata all'ufficio aree protette della Città metropolitana valgono più di qualunque ricerca online, e spesso permettono di agganciare una escursione guidata già programmata, che è il modo migliore per vedere i settori meno accessibili. Chi organizza uscite per gruppi o per aziende può appoggiarsi ai professionisti certificati di TourLeaderPro a Roma, che lavorano abitualmente sui territori suburbani.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che a Mentana nel 1867 si sia combattuta una battaglia lo sanno tutti, o quasi. Quello che si cita raramente è che Mentana è la prima battaglia combattuta in Italia della quale si conservino immagini fotografiche. Non dipinti, non incisioni: fotografie. Il campo, i morti, i prigionieri, i luoghi. Nel 1867 la tecnica fotografica richiedeva ancora tempi di posa lunghi e attrezzature ingombranti, il che significa che nessuna immagine mostra il combattimento in corso; mostrano il dopo, che è quasi sempre più eloquente.
Il secondo fatto poco citato riguarda la composizione dell'esercito garibaldino. I volontari caduti provenivano da oltre duecento comuni italiani e da Paesi stranieri, fra cui l'Ungheria e la Russia. Nel 2005 il Museo Nazionale della Campagna dell'Agro Romano per la Liberazione di Roma è stato ampliato con una sezione che riporta l'elenco completo dei caduti e i loro luoghi di provenienza: leggere quell'elenco è un'esperienza diversa dal leggere una cifra complessiva. Ogni riga è un paese, spesso minuscolo, spesso lontanissimo da qui.
Terzo fatto trascurato: la sconfitta di Mentana non fu soltanto una sconfitta militare italiana, fu una vittoria politica costosissima per la Francia. Il rapporto del generale de Failly sui prodigi compiuti dai fucili Chassepot produsse in Italia un'ondata di ostilità antifrancese che nel 1870, quando la Francia si trovò sola contro la Prussia, si tradusse in una totale mancanza di solidarietà. Tre anni dopo Mentana, Sedan; venti giorni dopo Sedan, Porta Pia. La catena causale è più stretta di quanto i manuali lascino intendere, e passa da questa campagna.
La foto giusta da fare a Riserva Naturale di Nomentum
La fotografia che conviene portarsi a casa dalla Riserva Naturale di Nomentum non è quella del bosco. I boschi cedui fotografati dall'interno danno quasi sempre immagini confuse, con tronchi sottili e luce sporca. La foto giusta si fa dal margine, guardando fuori: si sale su uno dei dossi di Monte Pizzuto o dei coltivi attorno a Collelungo, ci si mette con il bosco alle spalle e si inquadra la sequenza olivi, seminativi, macchia, e sullo sfondo il profilo di Mentana sul suo promontorio. In una sola immagine c'è tutto il senso della riserva: il mosaico, il paesaggio agrario, il paese fortificato.
La luce migliore è quella della prima mattina in autunno, quando le nebbie basse riempiono i fondovalle dei fossi e lasciano emergere soltanto le cime degli alberi e il castello. Il fenomeno dura poco, mezz'ora al massimo dopo l'alba, e richiede di essere già in posizione: è la ragione principale per cui insisto sulle partenze all'alba. In primavera funziona invece la macro: il tappeto azzurro degli anemoni dell'Appennino e i ciclamini nel sottobosco reggono benissimo anche uno scatto da telefono, purché ci si abbassi a terra e non si fotografi dall'alto in piedi, che è l'errore che rovina il novanta per cento delle foto di fiori.
Terza opzione, la più narrativa: i muri di Villa Santucci con i segni dei proiettili del 1867, in luce radente di tardo pomeriggio, quando le ombre rendono leggibili i fori nell'intonaco. Una fotografia storica vera, che non ha bisogno di didascalie. Ricordate che la villa è proprietà privata: si fotografa da fuori, dalla strada, senza entrare e senza usare droni. Sul sorvolo con apparecchi a pilotaggio remoto, dentro un'area naturale protetta, valgono limitazioni specifiche che vanno verificate con l'ente gestore prima di alzare qualunque cosa da terra.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Pochi territori suburbani di Roma hanno una densità di avvenimenti storici paragonabile a quella della Riserva Naturale di Nomentum, e quasi tutti hanno a che fare con il fatto che di qui si passava per entrare o per uscire dalla città.
La ribellione contro Roma e la sottomissione. Dopo la morte di Anco Marzio, Nomentum si ribellò e dovette arrendersi a Tarquinio Prisco. Fu poi coinvolta nella Lega Latina e nella sconfitta della battaglia del lago Regillo, e la sottomissione definitiva arrivò nel 338 avanti Cristo, l'anno in cui Roma sciolse la Lega e riorganizzò tutto il Lazio. Nomentum divenne municipio e fu iscritta alla quarta regione augustea.
L'incontro fra Carlo Magno e papa Leone terzo, 23 novembre 800. L'ultima menzione dell'antico nome Nomentum è legata a uno degli appuntamenti decisivi della storia europea: qui il re dei Franchi e il pontefice si incontrarono poche settimane prima dell'incoronazione imperiale che avrebbe rifondato l'idea di impero in Occidente. Il luogo esatto dell'incontro è oggetto di discussione fra gli studiosi, ma la fonte colloca l'episodio nel territorio nomentano.
La fine della città e la nascita di Mentana. Fra l'occupazione longobarda del 741 e i secoli successivi, l'abitato antico venne progressivamente abbandonato a favore della posizione difendibile sul promontorio: la data tradizionalmente indicata per la distruzione definitiva del sito antico è il 1059, in un quadro di incursioni normanne. Il trasferimento si completò fra la fine del decimo e l'inizio dell'undicesimo secolo.
Il passaggio di mano fra le grandi famiglie. Con Gregorio settimo, fra il 1073 e il 1085, Mentana passò ai monaci di San Paolo; poi ai Capocci nel tredicesimo secolo, agli Orsini nel quindicesimo, ai Peretti alla fine del sedicesimo, infine ai Borghese. Ogni passaggio ha lasciato un segno costruito, dal castello al palazzo principesco.
La battaglia del 3 novembre 1867. Lo scontro fra i volontari garibaldini e le truppe franco pontificie, con la sconfitta dei primi, i 150 morti e i 1.700 prigionieri, e le conseguenze politiche che tennero in vita lo Stato Pontificio fino al 1870.
L'inaugurazione dell'Ara Ossario, 1877. Dieci anni dopo la battaglia, il monumento funerario venne inaugurato; nel 1937 la Società delle Patrie Battaglie lo chiuse dopo avervi raccolto i caduti del 1867 morti in ogni luogo.
L'istituzione della riserva, 1997. La legge regionale del 1997 sulle aree naturali protette del Lazio pose il vincolo su questi ottocentoventisette ettari, fermando l'espansione edilizia che dalla fine degli anni Cinquanta risaliva la Nomentana e la Palombarese. Senza quella decisione, oggi qui non ci sarebbe niente da visitare.
La nascita di Fonte Nuova, 15 ottobre 2001. Tor Lupara e Santa Lucia si staccarono da Mentana e da Guidonia Montecelio per formare un comune autonomo, che oggi supera i trentaduemila abitanti. La riserva si ritrovò così divisa fra due amministrazioni.
Chi è passato da Riserva Naturale di Nomentum
L'elenco dei personaggi che hanno attraversato questo territorio è sproporzionato rispetto alla sua fama attuale, e comincia molto presto.
Seneca. Il filosofo possedette una villa nel territorio nomentano. Per un uomo la cui opera ruota attorno al ritiro dalla vita pubblica e al valore dell'otium, la scelta di un podere a poche ore da Roma ma già in campagna vera è coerente fino all'ironia.
Marziale. Anche il poeta degli Epigrammi ebbe qui una proprietà, e ne parla nei suoi versi come del piccolo podere nomentano, contrapposto alla vita rumorosa e servile della capitale. È grazie a lui che il nome di questo pezzo di campagna è entrato nella letteratura latina e vi è rimasto.
Tarquinio Prisco. Il quinto re di Roma ricevette la resa di Nomentum: il primo nome della storia romana legato con certezza a questo luogo.
Carlo Magno e papa Leone terzo. Il 23 novembre dell'anno 800 il re dei Franchi e il pontefice si incontrarono nel territorio nomentano. Poche settimane dopo, a Roma, ci sarebbe stata l'incoronazione imperiale.
Gregorio settimo. Il papa della lotta per le investiture assegnò Mentana ai monaci di San Paolo, aprendo la lunga serie dei passaggi feudali.
Gli Orsini, i Peretti e i Borghese. Tre delle maggiori casate romane si sono succedute nel possesso del feudo, lasciando il castello, il palazzo e l'impianto urbano che si vedono ancora.
Giuseppe Garibaldi. Il 3 novembre 1867 comandò qui i suoi volontari nella battaglia che porta il nome di Mentana. È il personaggio che ha legato definitivamente questo territorio alla storia nazionale, e il museo che gli è dedicato conserva cimeli riferiti a lui e a Giuseppe Mazzini.
Ermanno Kanzler e Pierre Louis Charles de Failly. Il comandante delle truppe pontificie e quello del corpo di spedizione francese: due nomi che in Italia sono rimasti impopolari per generazioni, e che appartengono a questa campagna quanto quello di Garibaldi.
Giulio De Angelis. L'architetto romano attivo fra Otto e Novecento, noto per opere della Roma umbertina, firmò il progetto del museo nazionale dedicato alla campagna garibaldina. La sua presenza qui collega Mentana alla stagione costruttiva della capitale del Regno.
Domande veloci su Riserva Naturale di Nomentum
Quanto costa entrare nella Riserva Naturale di Nomentum?
Niente. La riserva è un'area protetta regionale ad accesso libero, senza recinzione perimetrale né biglietteria. Restano a pagamento, secondo le tariffe comunali, le visite ai musei di Mentana.
Dove si trova esattamente la Riserva Naturale di Nomentum?
Fra i comuni di Mentana e Fonte Nuova, nella Città metropolitana di Roma Capitale, a nord est della capitale, lungo l'asse della via Nomentana. Il centro visita è al chilometro 21+200 della Nomentana, civico 320.
Quanto è grande la Riserva Naturale di Nomentum?
La scheda ufficiale del portale regionale delle aree protette indica 827 ettari, poco più di otto chilometri quadrati.
Chi gestisce la Riserva Naturale di Nomentum?
La Città metropolitana di Roma Capitale, attraverso il proprio ufficio aree protette, che gestisce anche la vicina riserva di Macchia di Gattaceca e Macchia del Barco.
Quando è stata istituita la Riserva Naturale di Nomentum?
Nel 1997, nel quadro della legge regionale del Lazio sulle aree naturali protette.
Come si arriva alla Riserva Naturale di Nomentum da Roma senza auto?
Con il trasporto pubblico si raggiunge Tor Lupara di Fonte Nuova risalendo la via Nomentana dal quadrante di Monte Sacro con la linea urbana 337; per Mentana e Monterotondo il servizio è extraurbano. In alternativa si arriva in treno a Monterotondo Scalo e si prosegue in autobus o taxi. Orari e corse vanno verificati sui siti dei vettori.
Serve prenotare per visitare la Riserva Naturale di Nomentum?
Per camminare sui sentieri no. Per le attività della Welcome Area, per le visite di gruppo e per le uscite con le scolaresche sì: si contatta in anticipo l'ufficio aree protette della Città metropolitana.
Quali sono gli orari della Welcome Area della Riserva Naturale di Nomentum?
Non sono orari continuativi da museo: l'apertura segue il calendario delle attività e degli eventi. Vanno verificati sul portale ufficiale delle aree protette del Lazio o telefonando all'ente gestore.
Quanto dura la visita alla Riserva Naturale di Nomentum?
Da due o tre ore per un anello breve a una giornata intera se si aggiungono il centro storico di Mentana e il museo garibaldino.
Quali sono i sentieri della Riserva Naturale di Nomentum?
Il 491 Sentiero di Collelungo con le varianti 491A, 491B verso il Romitorio dei Casali di Mentana e 491C Anello di Collelungo, e il 492 Anello di Macchia Mancini con la variante 492A. La numerazione è quella del Club Alpino Italiano.
I sentieri della Riserva Naturale di Nomentum sono difficili?
No. I dislivelli sono contenuti e la difficoltà è turistica o escursionistica facile. L'unico fattore critico è il fondo argilloso, che dopo la pioggia diventa scivoloso.
Si possono portare i cani nella Riserva Naturale di Nomentum?
Sì, al guinzaglio. La presenza di fauna selvatica e di animali al pascolo lo rende necessario.
Si può andare in mountain bike nella Riserva Naturale di Nomentum?
Sulle strade sterrate e sulle piste forestali sì, con prudenza e rispetto per chi cammina. I sentieri più stretti e i tratti lungo i fossi è meglio lasciarli ai pedoni.
La Riserva Naturale di Nomentum è adatta ai bambini?
Sì, in particolare il Parco Trentani e i tratti pianeggianti. Sconsigliati i passeggini sui sentieri nei fondovalle.
La Riserva Naturale di Nomentum è accessibile in sedia a rotelle?
Non esistono percorsi attrezzati. Alcuni tratti delle aree verdi urbane sono più praticabili di altri: conviene chiedere all'ente gestore quali settori siano percorribili nella stagione in corso.
Qual è il periodo migliore per visitare la Riserva Naturale di Nomentum?
La seconda metà di marzo e la prima di aprile per gli anemoni e i ciclamini, maggio per la fioritura dello storace, ottobre e novembre per i colori e per la raccolta delle olive. Luglio e agosto sono il periodo meno interessante.
Che animali si possono vedere nella Riserva Naturale di Nomentum?
Oltre cinquanta specie di uccelli, fra cui picchio verde, picchio rosso maggiore, allocco, civetta, assiolo, poiana, upupa e gheppio; anfibi come il rospo comune e la rara salamandrina dagli occhiali settentrionale; rettili come il ramarro occidentale e il biacco; mammiferi come istrice, riccio, volpe e tasso.
Che cos'è la salamandrina dagli occhiali?
Un anfibio endemico italiano, presente lungo i corsi d'acqua della riserva, riconoscibile per la macchia chiara a forma di occhiali sul capo e per il ventre rosso. La sua presenza indica acque di buona qualità.
Che differenza c'è fra la Riserva Naturale di Nomentum e la Macchia di Gattaceca?
Sono due riserve naturali regionali distinte, gestite dallo stesso ente e servite dalla stessa Welcome Area. Nomentum protegge un mosaico di boschi e coltivi fra Mentana e Fonte Nuova; la Gattaceca, fra Monterotondo e Castelchiodato, conserva un bosco più continuo e fenomeni carsici.
Si possono raccogliere funghi o fiori nella Riserva Naturale di Nomentum?
La raccolta è soggetta alle norme delle aree naturali protette e alle disposizioni dell'ente gestore: senza autorizzazione, non si raccoglie.
Che cosa resta dell'antica Nomentum?
Avanzi di mura in tufo del quarto secolo avanti Cristo sulla collina di Montedoro, al chilometro 21,500 della via Nomentana, strutture in laterizio lungo la strada moderna, reperti nella zona del Romitorio di Casali e tratti dell'antico basolato.
Dove si trova il museo della battaglia di Mentana?
A Mentana, nel Museo Nazionale della Campagna dell'Agro Romano per la Liberazione di Roma, che conserva cimeli garibaldini e, dal 2005, l'elenco completo dei caduti del 1867. Orari e biglietti si verificano presso il comune.
Ci sono bar o punti di ristoro dentro la Riserva Naturale di Nomentum?
Lungo i sentieri no. Bar, forni e ristoranti si trovano a Mentana e a Tor Lupara: l'acqua e il pranzo al sacco vanno portati da casa.
Si può volare con un drone sulla Riserva Naturale di Nomentum?
Dentro un'area naturale protetta il sorvolo con apparecchi a pilotaggio remoto è soggetto a limitazioni: va verificato con l'ente gestore prima di ogni volo.
La Riserva Naturale di Nomentum si può visitare con una guida?
Sì. L'ente gestore organizza escursioni guidate in calendario, in particolare in primavera e in autunno, e nel territorio operano guide e accompagnatori professionisti per gruppi privati e aziendali.
Il mio giudizio sulla Riserva Naturale di Nomentum
Accompagno gruppi in questa parte di Lazio da anni e ho imparato a presentarla per quello che è, senza gonfiarla. La Riserva Naturale di Nomentum non compete con i grandi parchi del Lazio e non ha un panorama che tolga il fiato. Ha però tre cose che valgono il viaggio: una campagna storica ancora leggibile a mezz'ora dal Grande Raccordo Anulare, un paese con un castello e una battaglia che ha spostato la storia d'Europa, e una salamandrina rossa che sopravvive in un fosso a poche centinaia di metri da un capannone industriale. Se accettate di camminare piano e di guardare, questo posto ripaga. Se cercate lo spettacolo, andate altrove e non prendetevela con nessuno.
Un ultimo consiglio operativo, quello che do sempre: la prima volta venite di sabato mattina presto in aprile, con il binocolo e senza programma. Se il posto vi piace, torneranno anche le altre stagioni. Chi viaggia con un gruppo, una scolaresca o un incentive aziendale può farsi organizzare l'uscita da professionisti abilitati, per esempio attraverso il servizio di accompagnamento turistico di TourLeaderPro. Chi arriva dall'estero e vuole capire come incastrare una giornata di campagna romana in un itinerario cittadino trova materiale utile nelle guide inglesi su cosa fare a Roma e nella panoramica dedicata alla natura e alle montagne italiane.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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