Max Pezzali al Palazzo dello Sport di Roma — Max Forever, le date invernali 2027

Otto sere di gennaio 2027, un palasport rotondo costruito per le Olimpiadi del 1960 e un pubblico che in larghissima parte ha passato i quaranta: le date romane di Max Pezzali al Palazzo dello Sport dell’Eur sono, prima ancora che un concerto, un fatto di demografia. Il tour Max Forever lascia gli stadi e rientra al coperto, e a Roma lo fa moltiplicando le serate invece di cercare una capienza più grande. Sedici, diciassette, diciannove, venti, ventidue, ventitré, venticinque e ventisei gennaio, con inizio annunciato per le ventuno.

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Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

Bus hop-on hop-off

Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Che cosa sono le date romane di gennaio 2027

Si tratta di una serie di concerti di Max Pezzali al Palazzo dello Sport di Roma, distribuiti lungo la seconda metà di gennaio 2027 e raccolti sotto il titolo Max Forever, lo stesso con cui il cantante ha girato gli stadi italiani a partire dal giugno del 2024. L’indirizzo è Piazzale dello Sport 1, nel quartiere Eur, nella parte meridionale di Roma. L’impianto che sui documenti compare come Palazzo dello Sport è quello che in città chiamano tutti Palaeur, e quella parola vale come indirizzo quanto il numero civico.

Le date annunciate sono otto: sabato 16, domenica 17, martedì 19, mercoledì 20, venerdì 22, sabato 23, lunedì 25 e martedì 26 gennaio 2027, con orario di inizio indicato alle ventuno. La distribuzione non è casuale e merita di essere letta per quello che è: due fine settimana pieni, con i giorni infrasettimanali incastrati in mezzo e una pausa di un giorno ogni due o tre serate. È lo schema classico delle residenze nei palasport, pensato per dare riposo alla voce e tempo di recupero alla struttura, che fra una sera e l’altra deve comunque pulire, ricaricare, rifare i controlli e rimettere in ordine dodicimila posti.

Conviene mettere subito in chiaro il perimetro di quello che si legge qui sotto, perché è il modo più rapido per non far perdere tempo a nessuno. Non risulta pubblicata una scaletta ufficiale delle serate romane. Non risultano annunciati ospiti. Non risulta comunicata la formazione dei musicisti che accompagneranno il cantante sul palco. Non vengono riportati prezzi, fasce di prezzo o indicazioni sulla disponibilità dei posti, e nemmeno indicazioni su quali settori siano esauriti e quali no. Sono informazioni che gli uffici stampa rilasciano tardi, a volte mai, e che nella maggioranza dei casi si scoprono soltanto quando le luci di sala si abbassano. Chi cerca certezze su quali brani verranno cantati, su chi eventualmente salirà a fare un duetto o su quante persone ci saranno in band, non le troverà qui per la ragione più semplice del mondo: al momento non esistono in una forma che si possa considerare verificabile.

Quello che invece si può raccontare con precisione è tutto il resto, ed è parecchio. Che tipo di artista è Max Pezzali e perché il suo repertorio funziona in modo particolare in una sala chiusa. Che edificio è il Palaeur, chi lo ha progettato, come è fatto dentro e che cosa comporta la sua geometria per chi ascolta musica amplificata. Come ci si arriva senza restare imbottigliati sulla Cristoforo Colombo, dove si parcheggia, quanto ci mette la metropolitana e che cosa succede all’uscita quando migliaia di persone puntano contemporaneamente verso lo stesso tornello. E che cosa si può fare nelle due ore prima dello spettacolo, perché l’Eur è uno dei pochi quartieri romani dove l’attesa può diventare un pezzo di visita invece che un vuoto da riempire al bar.

C’è poi una differenza sostanziale rispetto alle stagioni precedenti, e vale la pena segnalarla perché cambia la fisionomia della serata. Max Forever nella sua versione da stadio era uno spettacolo all’aperto, estivo, con il pubblico sparso su un prato e un impianto luci che poteva contare sul buio pieno soltanto dopo le dieci di sera. La versione invernale nei palasport è un’altra cosa: spazio chiuso, buio totale dal primo minuto, distanze più corte fra palco e ultima fila, riverbero controllato e una regia che può lavorare sul dettaglio invece che sulla scala. Chi ha visto il tour negli stadi e pensa di rivedere la stessa cosa in formato ridotto parte da un presupposto sbagliato: le due situazioni chiedono allestimenti diversi e producono sensazioni diverse.

Il gennaio romano, infine, ha caratteristiche che conviene conoscere in anticipo. È il mese più freddo dell’anno in città, con minime che nelle notti serene scendono regolarmente sotto i cinque gradi e una umidità che all’Eur, quartiere aperto e ventilato, si sente più che nel centro storico. All’uscita dal concerto, verso le undici e mezza, la differenza fra la temperatura interna della sala e quella del piazzale può superare i quindici gradi, e i duecento metri che separano l’impianto dalla metropolitana si percorrono sudati. Non è un dettaglio da poco: una giacca vera, e non una felpa, fa la differenza fra tornare a casa contenti e tornare a casa con il mal di gola.

Una curiosità su Max Pezzali al Palazzo dello Sport di Roma — Max Forever, le date invernali 2027

La curiosità riguarda il nome del gruppo da cui tutto è cominciato, e sorprende ancora oggi una parte del pubblico che quelle canzoni le conosce a memoria. Gli 883 non devono il loro nome a un anno, a un numero civico, a una via o a una data. Lo devono a una motocicletta: la cilindrata in centimetri cubi del modello base della Harley-Davidson, la Sportster. Il suggerimento di adottare una sigla numerica arrivò nell’orbita di Claudio Cecchetto, il produttore che negli anni Ottanta e Novanta ha costruito buona parte del pop italiano di consumo, e il duo lo accettò dopo aver provato ad affacciarsi con un altro nome.

Perché la cosa è curiosa e non semplicemente aneddotica: perché racconta con esattezza il cortocircuito su cui si regge tutta l’operazione. Due ragazzi di Pavia, cresciuti in una città di provincia della Lombardia, che prendono il nome dalla motocicletta più americana che esista, per cantare canzoni ambientate in un’Italia di bar, di piazze, di sabati sera identici l’uno all’altro. L’immaginario è dichiaratamente d’importazione, le storie sono ferocemente locali, e la tensione fra le due cose è esattamente quello che ha funzionato. Non c’è nessun altro modo di spiegare perché quelle canzoni continuino a riempire un palasport trentacinque anni dopo.

C’è un secondo livello della curiosità, ancora meno noto. Prima di chiamarsi 883, Pezzali e Mauro Repetto si erano presentati in televisione con la sigla “I Pop”, nel 1989, dentro un programma televisivo legato a Jovanotti. Era il periodo in cui la scena italiana veniva rimodellata dal marketing radiofonico e televisivo, e in cui un nome poteva decidere il destino di un progetto più delle canzoni che conteneva. Il passaggio da “I Pop” a “883” è uno di quei momenti in cui una decisione apparentemente superficiale finisce per definire un’identità intera.

Ultimo elemento, quello che di solito stupisce di più: i due si erano conosciuti a scuola, al liceo scientifico di Pavia, nel settembre del 1984. Fra quell’incontro e il primo disco passano otto anni. Otto anni di provini, di cassette, di rifiuti, di serate senza pubblico. La narrazione corrente tende a presentare gli 883 come un fenomeno esploso all’improvviso, arrivato dal nulla nel 1992 e capace di vendere centinaia di migliaia di copie in pochi mesi. La preparazione, però, era durata quasi un decennio. Chi entra al Palaeur nel gennaio del 2027 assiste al capitolo più recente di una storia cominciata in un’aula scolastica quando i telefoni avevano ancora il filo.

Chi è Max Pezzali

Massimo Pezzali nasce a Pavia il 14 novembre 1967. La biografia artistica comincia nel settembre del 1984, quando incontra Mauro Repetto fra i banchi del liceo scientifico Niccolò Copernico della sua città. I due cominciano a scrivere insieme, con una divisione dei compiti che rimarrà stabile per tutta la durata del sodalizio: Pezzali alla voce e alla scrittura musicale, Repetto come autore di testi, spalla visiva e presenza scenica. Nel 1989 compaiono in televisione con il nome “I Pop”, dentro un programma legato a Jovanotti, e nel giro di poco adottano la sigla 883.

Il debutto discografico arriva nel 1992 con l’album “Hanno ucciso l’Uomo Ragno”, che nella sua corsa supera le seicentocinquantamila copie vendute. È un numero che oggi, con il mercato ridisegnato dallo streaming, risulta difficile persino da immaginare, e che all’epoca collocò immediatamente il duo fuori dalla categoria delle promesse. L’anno successivo, nel 1993, esce “Nord sud ovest est”, che fa ancora meglio e arriva a un milione e trecentocinquantamila copie. In due anni gli 883 diventano il fenomeno discografico più rilevante della loro generazione, con un pubblico che li segue senza alcuna mediazione critica e una stampa specializzata che per anni li tratterà con sufficienza.

Il 1994 è l’anno della frattura. Dopo la pubblicazione di una raccolta di remix, Mauro Repetto lascia il gruppo. La ricostruzione più accreditata colloca la decisione a ridosso della Pasqua di quell’anno, con Repetto che comunica all’amico la volontà di andarsene per inseguire ambizioni diverse, legate al mondo delle immagini più che a quello della musica. Pezzali prosegue da solo mantenendo la sigla 883, che da quel momento diventa di fatto un progetto individuale affiancato da musicisti che si avvicendano nel tempo. È una transizione che in molte carriere avrebbe segnato l’inizio della discesa; in questo caso il pubblico resta, e resta in modo sorprendentemente stabile.

La sigla 883 accompagna i dischi fino ai primi anni Duemila. Nel 2002 arriva una raccolta intitolata “Love/Life”, e nell’anno successivo Pezzali abbandona definitivamente il nome del gruppo per procedere sotto il proprio. Il primo album a firma solista, “Il mondo insieme a te”, esce nel 2004. Seguono “Time Out” nel 2007, “Terraferma” nel 2011, “Astronave Max” nel 2015 e “Qualcosa di nuovo” nel 2020. È una produzione regolare, distribuita su vent’anni, che non ha mai cercato la svolta improvvisa né il cambio di pubblico e che ha accompagnato la crescita anagrafica dei suoi ascoltatori invece di rincorrerne di nuovi.

Il capitolo più interessante degli ultimi anni è quello del ritorno di Repetto. Nel luglio del 2022 i due tornano sullo stesso palco a Bibione, e da lì seguono altre apparizioni comuni, fra cui i concerti di San Siro del 15 e 16 luglio 2022, originariamente programmati per il biennio precedente e rinviati, e una partecipazione televisiva nel formato dell’Arena Suzuki. Vale la pena essere precisi su questo punto, perché intorno alla reunion si è costruita una mitologia che a volte eccede i fatti: si tratta di apparizioni condivise, non di una ricostituzione stabile del duo, e il progetto discografico continua a essere a nome del solo Pezzali.

Sul piano dei concerti, il percorso recente è chiaro. Fra il 26 novembre 2022 e il 13 maggio 2023 gira i palasport italiani con il tour intitolato Max30, che celebra i trent’anni dal primo disco. Il 9 giugno 2024 parte da Trieste, dallo stadio Nereo Rocco, la versione da stadio di Max Forever. La tappa romana del gennaio 2027 al Palazzo dello Sport rappresenta quindi il rientro al coperto dello stesso titolo, dopo una stagione all’aperto. È un movimento che in Italia fanno in pochi, perché di solito la direzione è opposta: dai palasport si punta agli stadi e non si torna indietro.

Nel frattempo, nell’autunno del 2024, è arrivata la serie televisiva dedicata alla nascita degli 883, prodotta per Sky, che ha riportato la storia del duo davanti a un pubblico più giovane di quello dei dischi originali e di cui è stata confermata una seconda stagione. L’effetto sul pubblico dei concerti è misurabile e lo si vede nelle sale: accanto agli adulti che quelle canzoni le hanno comprate in cassetta ci sono ragazzi che le hanno incontrate attraverso una fiction. È uno dei pochi casi recenti in cui un prodotto televisivo ha allargato in modo verificabile la platea di un repertorio, e spiega in parte perché a Roma siano state programmate otto serate invece di due.

Un’ultima nota sul tipo di artista. Pezzali non è un cantante di tecnica, e non ha mai preteso di esserlo: la voce ha un’estensione contenuta, un timbro riconoscibile e nasale, un fraseggio che resta vicino al parlato. Quello che ha, e che pochi hanno, è un catalogo di canzoni che il pubblico conosce parola per parola. In un palasport questo produce un fenomeno acustico particolare, che nessun impianto di amplificazione può replicare: diecimila persone che cantano insieme coprono la voce dal palco e diventano loro stesse lo strumento principale della serata. Chi va a sentire una prestazione vocale sta cercando la cosa sbagliata; chi va a cantare trova esattamente quello per cui è venuto.

Una cosa che non ti dice nessuno su Max Pezzali al Palazzo dello Sport di Roma — Max Forever, le date invernali 2027

Nessuno lo dice, ma in una serie di otto serate consecutive nello stesso palasport non tutte le sere sono uguali, e la differenza non dipende dall’artista. Dipende dal pubblico. Le date del sabato e della domenica raccolgono chi viene da fuori Roma, chi organizza la serata come gita, chi arriva in gruppo e comincia a cantare nel parcheggio. Le date infrasettimanali, il martedì e il mercoledì, raccolgono quasi soltanto romani che il giorno dopo lavorano: il clima è più raccolto, il deflusso più rapido, l’età media leggermente più alta e il volume del coro dal parterre percettibilmente inferiore. Chi ha la possibilità di scegliere fra le otto date sta scegliendo, senza saperlo, fra due serate diverse.

La seconda cosa che non viene detta riguarda la posizione all’interno della sala. La configurazione da concerto del Palaeur prevede un parterre davanti al palco e due anelli di gradinate. Il parterre, a seconda dell’allestimento, può essere in piedi oppure numerato con le sedie, e sono due esperienze molto diverse. Per un concerto costruito sul canto collettivo, il parterre in piedi è il posto giusto quanto a energia, ma ha la visibilità peggiore per chi non supera il metro e settanta e, dopo due ore in piedi su un pavimento rigido, presenta un conto fisico che a cinquant’anni si sente. Il primo anello centrale, che quasi nessuno considera un posto prestigioso, è spesso il punto in cui il missaggio arriva meglio, perché è più o meno lì che il fonico punta i sistemi.

Terza cosa non detta, ed è la più pratica: l’orario stampato sul titolo di ingresso e l’orario in cui parte il primo brano quasi mai coincidono. Fra apertura dei cancelli, eventuale set di apertura e ultime regolazioni, lo scarto può arrivare tranquillamente alla mezz’ora. Non è cattiva organizzazione, è la prassi consolidata dei palasport italiani, che tiene conto del fatto che una fetta consistente del pubblico arriva in ritardo. Saperlo serve soprattutto a chi deve calcolare l’ultima corsa della metropolitana o un treno regionale, perché la fine reale dello spettacolo cade più tardi di quella teorica, ed è quella che va messa in conto.

La quarta, e la più utile in assoluto: al Palaeur il collo di bottiglia dell’uscita non si trova dentro l’impianto, sono i duecento metri fra il piazzale e l’ingresso della stazione della metropolitana. Migliaia di persone che convergono contemporaneamente su un accesso sotterraneo producono una coda che nelle serate piene supera abbondantemente i venti minuti. A gennaio, con il freddo, quella coda è la parte peggiore della giornata. Chi rimane seduto sui gradoni cinque minuti in più, invece di alzarsi all’ultimo accordo, trova il piazzale già dimezzato e recupera quel tempo con gli interessi.

Il Palazzo dello Sport all’Eur come spazio

Il Palazzo dello Sport venne progettato nel 1956 e costruito fra il 1958 e il 1960, con inaugurazione il 3 giugno 1960, poche settimane prima dell’apertura dei Giochi della XVII Olimpiade. La firma è doppia e racconta un pezzo di storia italiana: Marcello Piacentini per l’architettura, Pier Luigi Nervi per la consulenza strutturale. Il primo era l’architetto che aveva disegnato buona parte della Roma monumentale del ventennio ed era ancora attivissimo nel dopoguerra; il secondo era l’ingegnere che in quegli stessi anni stava diventando il nome italiano più esportato al mondo nel campo delle costruzioni in cemento armato.

La pianta è circolare e la copertura è una cupola in cemento armato che si avvicina ai cento metri di diametro. Le gradinate sono disposte su due ordini per un totale che si aggira intorno ai dodicimila posti, con una precisazione che vale per ogni serata musicale: nei concerti il numero cambia in funzione dell’allestimento, perché un palco di testa, un palco centrale, un parterre in piedi o uno seduto producono configurazioni e capienze diverse. Il numero che vale è quello della singola data, e lo conosce soltanto chi gestisce la vendita.

Per gennaio 2027 la questione della capienza ha un peso specifico particolare. Otto serate in una sala che, nella configurazione da concerto, si colloca intorno alla decina di migliaia di persone significano un bacino complessivo che nessun singolo stadio romano potrebbe assorbire in una sola notte. Programmare otto date invece di una in uno spazio più grande è una scelta precisa, e ha conseguenze sulla qualità di ciò che si vede: la distanza massima fra il palco e l’ultima fila di un palasport rotondo è una frazione di quella di uno stadio, e il volto sul palco resta riconoscibile anche senza guardare gli schermi.

La posizione dell’edificio nel quartiere non è casuale. Il Palazzo dello Sport chiude prospetticamente uno degli assi dell’Eur e dialoga con i volumi razionalisti progettati vent’anni prima per l’Esposizione Universale che non si celebrò mai. Chi ci arriva a piedi dalla direzione giusta vede la sagoma bassa e tonda staccarsi come contrappunto dai parallelepipedi squadrati che la circondano, ed è un effetto studiato. L’Eur è uno dei pochissimi pezzi di Roma progettati per intero prima di essere costruiti, e il palasport è l’elemento che chiude quel disegno sul lato meridionale.

L’impianto ha attraversato una ristrutturazione importante a cavallo fra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, al termine della quale ha portato a lungo una denominazione commerciale legata a uno sponsor, quella di PalaLottomatica, rimasta in uso per circa vent’anni e che una parte dei romani continua ad adoperare per abitudine anche adesso che l’insegna è cambiata. Le denominazioni di questo tipo si avvicendano nel tempo e non sempre il nome sopra l’ingresso corrisponde a quello che si ricorda dall’ultima volta. L’unico riferimento che non cambia mai è l’indirizzo, Piazzale dello Sport 1, e conviene cercare quello sulle mappe invece del nome commerciale del momento.

Sul piano dell’esperienza il Palaeur invecchia meglio di quanto si sospetterebbe da fuori. I corridoi anulari interni sono larghi, i servizi igienici si trovano su entrambi i livelli, i punti ristoro funzionano con la logica classica del palasport italiano, cioè code lunghissime nella pausa fra l’eventuale supporto e l’artista principale e nessuna coda durante lo spettacolo. Chi vuole bere o mangiare qualcosa lo faccia appena entrato, oppure rinunci: non esiste una terza possibilità che non comporti perdere tre canzoni.

Una nota sull’acustica, perché è la questione che interessa di più in una serata come questa. Una calotta di quelle dimensioni si comporta come un riflettore: rimanda il suono verso il centro della sala anziché disperderlo. Per un impianto nato per il basket e il pugilato era un pregio, perché significava che il rumore dell’arena arrivava ovunque. Per la musica amplificata è una complicazione che i service audio affrontano ogni volta da capo, con sistemi a diffusione controllata, materiali fonoassorbenti appesi in quota e una progettazione del palco che tiene conto della geometria della volta. Nei concerti costruiti sul volume e sul canto collettivo, come questo, il riverbero si nota meno che altrove, perché il suono del pubblico riempie esattamente le frequenze che la cupola tende a impastare.

Come si arriva a Piazzale dello Sport

La soluzione migliore, di gran lunga, è la metropolitana. La linea B ha una fermata che si chiama Eur Palasport, e il nome dice già tutto: si esce dalla stazione e l’impianto si trova a poche centinaia di metri, con un percorso pianeggiante, illuminato e senza attraversamenti pericolosi. Dalla stazione Termini il viaggio richiede all’incirca venticinque minuti, con una accortezza da tenere presente: la linea B si sdoppia, e occorre prendere i treni diretti verso Laurentina, non quelli verso Rebibbia. È un errore che a Roma commettono tutti almeno una volta, e costa un quarto d’ora.

Le fermate utili sono in realtà due. Eur Palasport è la più vicina. Eur Fermi, quella immediatamente precedente arrivando dal centro, si raggiunge con una camminata di dieci o dodici minuti e nelle serate di grande affluenza rappresenta una valida alternativa all’uscita, quando l’ingresso di Eur Palasport diventa un imbuto. Chi ha la pazienza di camminare esce dal concerto, punta verso nord lungo viale dell’Umanesimo o viale Europa e prende il treno a Fermi trovando spesso il vagone semivuoto. È il trucco che conoscono i frequentatori abituali dei concerti al Palaeur, e a gennaio vale doppio, perché camminare a passo svelto nel freddo è comunque meglio che restare fermi in coda.

Una avvertenza specifica per le date del 25 e del 26 gennaio, che cadono di lunedì e martedì, e per quelle del 19 e del 20, martedì e mercoledì. Nei giorni feriali l’orario di chiusura del servizio metropolitano a Roma è anticipato rispetto al fine settimana, e la differenza fra l’ultima corsa del venerdì e quella del martedì può superare l’ora. Chi conta sulla metropolitana per il ritorno, e non abita lungo la linea B, controlli l’orario dell’ultima corsa del giorno esatto del proprio concerto prima di uscire di casa. Un concerto che finisce a mezzanotte e un servizio che chiude prima sono una combinazione che ogni anno lascia a piedi qualche centinaio di persone.

In automobile la faccenda è meno lineare. L’Eur si raggiunge dalla Cristoforo Colombo, dalla via Laurentina e dal Grande Raccordo Anulare in uscita a sud, e nelle sere di concerto il traffico si concentra nell’ultimo chilometro. I parcheggi esistono, alcuni a pagamento nelle immediate vicinanze dell’impianto, altri liberi nelle strade laterali del quartiere, che sono larghe, regolari e offrono più spazio di qualunque altra zona di Roma. Il problema non è entrare, è uscire: dopo un concerto pieno il piazzale si svuota lentamente e possono servire venti o trenta minuti soltanto per immettersi sulla viabilità principale. Chi ha un treno o un aereo da prendere consideri la metropolitana anche avendo l’automobile sotto casa.

Il consiglio che ti do per visitare Max Pezzali al Palazzo dello Sport di Roma — Max Forever, le date invernali 2027

Il consiglio principale è sulla scelta della data, ed è il più sottovalutato. Con otto serate disponibili fra il 16 e il 26 gennaio, chi acquista senza pensarci prende quella del sabato perché il sabato è comodo. Il sabato, però, è anche la sera in cui l’impianto è più pieno, i trasporti più congestionati, l’età media del parterre più bassa e il tempo di uscita più lungo. Le serate del martedì e del mercoledì, in un tour che tiene la stessa struttura per otto sere consecutive, offrono lo stesso spettacolo in condizioni sensibilmente migliori. Chi non ha vincoli lavorativi rigidi dovrebbe guardare prima al 19, al 20 e al 25 gennaio.

Il secondo consiglio riguarda l’orario di arrivo, e vale per qualunque serata al Palaeur ma a gennaio vale doppio. I controlli agli ingressi richiedono tempo, le file si formano all’aperto, e all’aperto a gennaio a Roma, dopo il tramonto, la temperatura scende in fretta. Arrivare novanta minuti prima dell’orario indicato significa entrare con calma, avere tempo per il guardaroba o per il bar, trovare il posto senza cercare al buio. Arrivare quindici minuti prima significa restare in fila fuori mentre dentro comincia lo spettacolo. La differenza fra le due cose è interamente sotto il controllo di chi partecipa.

Terzo consiglio, sulla posizione. Chi viene per cantare scelga il parterre o il primo anello vicino al palco e non ci pensi oltre. Chi viene con ragazzi sotto i dodici anni, o con genitori sopra i settanta, scelga le gradinate numerate del primo anello: si sta seduti, si vede tutto, si esce prima e non esiste il rischio di restare schiacciati nel movimento del parterre. Un concerto di questo repertorio è una delle poche occasioni in cui tre generazioni della stessa famiglia conoscono le stesse canzoni, e vale la pena organizzare la serata in modo che nessuno dei tre la subisca.

Quarto, e riguarda il dopo. Le otto date cadono in un mese in cui l’Eur, di sera, chiude presto. Non è un quartiere di vita notturna, è un quartiere di uffici con qualche ristorante e pochi locali, e a mezzanotte e mezza le opzioni sono limitate. Chi vuole prolungare la serata faccia il ragionamento prima: cena presto in zona, oppure mette in conto di rientrare verso il centro o verso Testaccio, che dall’Eur si raggiunge in una ventina di minuti con la stessa linea B. Improvvisare all’uscita, a gennaio, con il freddo e con le saracinesche abbassate, non produce risultati.

Come funzionano i concerti al Palazzo dello Sport

La meccanica di una serata musicale al Palaeur segue uno schema che si ripete con poche variazioni. Nel pomeriggio l’impianto è chiuso e dentro si lavora: prove del suono, verifiche delle luci, allestimento dei banchi merchandising nei corridoi anulari, posizionamento del personale di sala. I cancelli esterni aprono in genere un paio d’ore prima dell’orario indicato per l’inizio, e da quel momento comincia il filtraggio verso l’interno. Fra l’apertura e il primo brano passa quindi un intervallo lungo, durante il quale la sala si riempie progressivamente e il pubblico si distribuisce fra bar, servizi e banchi.

Gli ingressi sono distribuiti lungo il perimetro circolare dell’edificio e ciascuno serve un settore o un gruppo di settori. Questo significa che il varco indicato sul titolo di ingresso non è un suggerimento: entrare dal varco sbagliato comporta quasi sempre un giro completo all’esterno dell’edificio, che sono diverse centinaia di metri, spesso in coda e al freddo. Controllare la lettera o il numero del settore prima di mettersi in fila è il gesto che risparmia più tempo in assoluto, e che una parte consistente del pubblico continua a non fare.

I controlli di sicurezza prevedono verifica del titolo di ingresso e controllo delle borse. Le regole su che cosa si può portare dentro cambiano da evento a evento e vengono pubblicate dall’organizzatore nei giorni precedenti; le costanti, valide praticamente ovunque in Italia, riguardano contenitori di vetro, lattine, oggetti appuntiti, ombrelli con il puntale rigido e zaini oltre una certa dimensione. Le bottiglie di plastica vengono spesso ammesse senza tappo. Chi arriva con uno zaino grande, in una sera senza deposito bagagli disponibile, rischia di doverlo lasciare fuori, ed è una situazione che si risolve male.

Sul palco, la struttura di una serata come questa prevede quasi sempre due momenti. Il primo è l’eventuale set di apertura, che può esserci o non esserci e che di norma dura fra i venti e i quaranta minuti. Il secondo è lo spettacolo principale, che nei palasport italiani si colloca tipicamente fra le due ore e le due ore e un quarto, bis compresi. Fra i due c’è una pausa tecnica durante la quale il palco viene riconfigurato ed è il momento di massima pressione su bar e servizi. Chi vuole evitare le code faccia tutto prima dell’apertura del primo set.

Sulla fine dello spettacolo, infine, vale una regola che al Palaeur è più vera che altrove: il deflusso è la parte peggiore della serata e si gestisce soltanto con la pazienza. L’impianto si svuota attraverso le rampe e le scalinate esterne, il piazzale raccoglie tutti insieme e la metropolitana assorbe con i suoi tempi. Nelle serate piene servono fra i venti e i quaranta minuti perché il piazzale torni percorribile. Chi ha figli piccoli, difficoltà motorie o semplicemente poca voglia di stare in mezzo alla folla dovrebbe programmare di uscire con calma, non di uscire per primo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto risaputo è che il Palazzo dello Sport nacque per le Olimpiadi del 1960 e che ospitò il torneo di pallacanestro e quello di pugilato. Lo sanno in molti, compare in qualunque descrizione dell’edificio, e viene ripetuto ogni volta che se ne parla. Quello che quasi nessuno cita è la conseguenza pratica di quella origine sul modo in cui oggi si ascolta musica là dentro. Un impianto disegnato per il pugilato ha il suo punto focale al centro geometrico della sala, non su un lato. Le gradinate sono orientate verso il centro, non verso un fondo. Il risultato è che nei concerti con palco di testa, che sono la stragrande maggioranza, una porzione dei posti risulta strutturalmente laterale rispetto al palco.

Questo spiega una cosa che il pubblico attribuisce di solito alla sfortuna. I settori dietro e ai lati del palco vengono normalmente esclusi dalla vendita o venduti come visibilità limitata, e i settori immediatamente adiacenti restano in vendita pur avendo una angolazione severa. Non è una scelta commerciale opportunistica: è la geometria dell’edificio che non coincide con la geometria dello spettacolo. Sapere in anticipo che il Palaeur è un impianto pensato per il centro, e non per un lato, aiuta a leggere la piantina dei settori con occhi diversi e a capire perché due posti alla stessa distanza dal palco possono valere in modo molto diverso.

C’è un secondo fatto altrettanto noto e altrettanto poco approfondito: la cupola. Tutti sanno che il tetto è una calotta di cemento e che porta la firma di Nervi. Meno spesso viene detto che quella calotta è anche il motivo per cui in questo impianto i pannelli fonoassorbenti e i sistemi di diffusione vengono appesi e ricalibrati per ogni produzione. Non esiste una configurazione audio permanente che vada bene per tutto: il basket, il volley, un concerto rock e un concerto acustico chiedono soluzioni diverse. Ogni service che entra al Palaeur riparte in sostanza da capo, e questo è uno dei motivi per cui la qualità del suono in questa sala varia molto da serata a serata e da produzione a produzione.

Biglietti e accesso

Le otto date romane di gennaio 2027 vengono vendute attraverso i canali ufficiali dell’organizzatore e dell’impianto. Non vengono riportati qui prezzi, fasce, disponibilità residue o indicazioni su quali settori risultino esauriti: sono dati che cambiano di giorno in giorno e che hanno senso soltanto se letti in tempo reale sulla piattaforma ufficiale di vendita. Qualunque cifra riportata in una pagina descrittiva sarebbe vecchia il giorno dopo, e sarebbe peggio che non riportarla affatto.

Vale invece la pena essere espliciti su un punto che riguarda la sicurezza di chi acquista. Per le serate ad alta richiesta compaiono regolarmente canali di rivendita non autorizzati, con prezzi gonfiati e titoli che alla verifica risultano non validi. La normativa italiana vieta la rivendita di titoli di ingresso a prezzo maggiorato da parte di soggetti non autorizzati, e i sistemi di controllo agli ingressi dei palasport leggono il codice del titolo e rilevano i duplicati. Un titolo acquistato fuori dai canali ufficiali può semplicemente non aprire il tornello, e a quel punto non esiste rimedio davanti all’ingresso.

Molti eventi di questo tipo prevedono la nominatività del titolo di ingresso, cioè il nome e il cognome della persona stampati sul biglietto e un documento richiesto all’ingresso. Dove la nominatività è prevista, esiste anche una procedura ufficiale di cambio nominativo, gestita dalla piattaforma di vendita entro una scadenza stabilita, che serve proprio a permettere di regalare o cedere un titolo senza problemi. Chi acquista per un gruppo di amici e poi ha una defezione dovrebbe conoscere quella procedura e i suoi termini fin dal momento dell’acquisto, non la sera prima.

Sull’accesso fisico: i controlli richiedono tempo e sono la ragione principale per cui conviene arrivare largamente in anticipo. Documento a portata di mano, titolo di ingresso già aperto sullo schermo del telefono con la luminosità alzata, borse ridotte al minimo. Il lettore ottico fatica con gli schermi scuri e con le protezioni antiriflesso, e ogni titolo che non viene letto al primo tentativo blocca la fila dietro. In una serata da diecimila persone, moltiplicata per otto sere, questi dettagli fanno la differenza fra una coda scorrevole e una coda ferma.

Accessibilità

Il Palazzo dello Sport dispone di postazioni riservate alle persone con disabilità e agli accompagnatori, con accesso da varchi dedicati e percorsi che evitano le scalinate esterne. La procedura di prenotazione di questi posti è distinta da quella dei titoli ordinari e si effettua di norma attraverso un canale specifico indicato dall’organizzatore per ciascun evento, con anticipo e con documentazione. Non è una formalità che si possa risolvere la sera stessa all’ingresso, e per una serie di otto date con richiesta elevata la disponibilità di queste postazioni si esaurisce presto.

L’area riservata in un palasport a pianta circolare ha caratteristiche che vale la pena conoscere. Le postazioni si trovano tipicamente su piani rialzati con visuale libera, che è un vantaggio rispetto al parterre, dove la visibilità per una persona seduta viene annullata dal pubblico in piedi. La distanza dal palco può essere maggiore, ma la qualità della visione risulta in genere migliore, e la vicinanza ai servizi accessibili e ai varchi di uscita riduce sensibilmente i tempi di deflusso a fine serata.

Sul fronte dei trasporti, la stazione Eur Palasport della linea B dispone di ascensori, ma il funzionamento degli impianti di risalita della metropolitana romana non è sempre garantito e le interruzioni non vengono annunciate con anticipo. Chi dipende dall’ascensore per raggiungere la banchina dovrebbe verificare lo stato del servizio nella giornata stessa e considerare un piano alternativo. I parcheggi riservati esistono nelle immediate vicinanze dell’impianto, e per le serate di concerto sono il sistema più affidabile, a condizione di arrivare presto, perché il numero di posti è limitato e non si prenota.

Va detto con chiarezza anche quello che riguarda il rumore. Un concerto in un palasport con diecimila persone che cantano produce livelli sonori elevati e prolungati, con picchi che si concentrano nei ritornelli. Per chi ha sensibilità uditive particolari, per chi porta apparecchi acustici e per i bambini piccoli, i tappi auricolari con attenuazione lineare sono una precauzione sensata e non compromettono l’ascolto: abbassano il volume complessivo mantenendo l’equilibrio delle frequenze. Sono piccoli, costano poco e in una serata come questa cambiano l’esperienza in meglio invece che in peggio.

La foto giusta da fare a Max Pezzali al Palazzo dello Sport di Roma — Max Forever, le date invernali 2027

La foto giusta non si fa dentro. Si fa fuori, prima di entrare, e il punto è la scalinata esterna del Palazzo dello Sport vista di tre quarti, con la curva della copertura che taglia il cielo e le luci dell’ingresso accese. A gennaio il buio arriva presto e alle sette di sera si ha esattamente la condizione migliore: cielo ancora blu profondo e non nero, luci artificiali già accese, contrasto fra i due che nessuna ora del giorno estivo può riprodurre. È la finestra di venti minuti che i fotografi chiamano ora blu, e a gennaio all’Eur cade proprio mentre il pubblico comincia ad arrivare.

Il secondo punto, meno ovvio e molto più romano, si trova a un quarto d’ora di cammino verso nord: il Palazzo della Civiltà Italiana, che tutti chiamano Colosseo Quadrato, illuminato di sera. Le sue arcate producono una geometria ripetitiva che funziona benissimo in fotografia e che dà immediatamente il senso del quartiere. Una immagine scattata lì, prima di scendere verso il palasport, racconta dove ci si trova molto meglio di un primo piano del palco fatto con il telefono da quaranta metri di distanza.

Terzo punto: il laghetto dell’Eur, che d’inverno ha una qualità che d’estate non ha. L’acqua ferma riflette le luci degli edifici circostanti, la nebbia leggera delle sere umide di gennaio ammorbidisce i contorni, e i cipressi sul bordo danno una profondità che in una fotografia notturna si legge bene. Non è il tipo di immagine che si associa a una serata in un palasport, ed è esattamente per questo che vale: chiunque avrà la fotografia del palco, pochissimi avranno quella del laghetto alle sette di sera di gennaio.

Dentro la sala, invece, la regola è la restrizione. I telefoni in un palasport fanno fotografie mediocri del palco e ottime fotografie del pubblico. Il soggetto migliore non è l’artista a quaranta metri, sono le diecimila persone intorno con le braccia alzate e la sala illuminata dalle luci di taglio. Una inquadratura larga fatta dall’alto del secondo anello, che comprende la curva delle gradinate e il palco piccolo in fondo, restituisce la scala dell’evento e regge nel tempo. Un primo piano sgranato e mosso del cantante, no.

Due avvertenze pratiche. La prima: le riprese video prolungate e l’uso di attrezzature fotografiche professionali sono di norma vietati e le regole vengono stabilite dall’organizzatore per ciascun evento, quindi conviene verificarle prima di presentarsi con un obiettivo lungo. La seconda, che riguarda la cortesia più della normativa: uno schermo acceso a braccio teso davanti alla faccia di chi si trova nella fila successiva rovina la serata a una persona per intero. Chi vuole riprendere lo faccia per qualche decina di secondi e poi abbassi il telefono. In una sala dove si canta tutti insieme, il telefono è l’unico oggetto che separa invece di unire.

Cosa si trova intorno all’Eur

L’Eur è il quartiere più anomalo di Roma e il più frainteso. Nasce come sede dell’Esposizione Universale prevista per il 1942, che la guerra impedisce di celebrare, e resta per anni un cantiere interrotto prima di essere completato e trasformato in quartiere direzionale negli anni Cinquanta e Sessanta. Il risultato è un pezzo di città con una coerenza formale che a Roma non esiste da nessun’altra parte: assi rettilinei, prospettive chiuse da edifici monumentali, marmo travertino, spazi larghi, silenzio. Chi arriva con due ore di anticipo prima del concerto ha il tempo per attraversarlo tutto.

Il Colosseo Quadrato è l’edificio che tutti riconoscono, anche chi non sa come si chiama. Il nome ufficiale è Palazzo della Civiltà Italiana, e le sue sei file di nove arcate sono diventate negli anni un simbolo del razionalismo italiano e uno dei soggetti più fotografati della città dopo quelli del centro storico. Si trova a una ventina di minuti a piedi dal palasport, in leggera salita, ed è la prima tappa logica per chi vuole trasformare l’attesa in una passeggiata invece che in una sosta al bar.

Il laghetto dell’Eur è il centro verde del quartiere, con un percorso pedonale che ne segue il perimetro e una passerella che lo attraversa. Intorno ci sono prati, cipressi e alcuni punti di ristoro. D’inverno è poco frequentato e questo lo rende, di sera, uno dei posti più tranquilli dell’intera città. Poco distante si trova anche l’Eur Social Park, l’area attrezzata che ospita attività e manifestazioni durante l’anno.

Sull’acqua e sul tempo libero il quartiere ha due presenze storiche. La Piscina delle Rose, impianto natatorio realizzato in occasione dei Giochi del 1960, è uno degli spazi sportivi che hanno accompagnato la vita dell’Eur per decenni. E il Centro Congressi progettato da Massimiliano Fuksas, che tutti chiamano la Nuvola, è l’aggiunta contemporanea più discussa e più visibile: un volume di vetro che contiene una struttura sospesa, costruito a pochi minuti a piedi dal palasport e visibile dalla strada anche soltanto passando.

Sul fronte del cibo l’Eur non è il quartiere dei ristoranti memorabili, ed è giusto dirlo. È un quartiere di uffici, con una ristorazione tarata sulla pausa pranzo e con una offerta serale limitata, concentrata intorno a viale Europa e alle strade adiacenti. Chi vuole cenare bene prima del concerto ha due alternative sensate: mangiare presto in zona accettando che si tratti di un pasto funzionale, oppure cenare altrove e arrivare già sazio. La seconda opzione è realistica perché la linea B collega l’Eur in una ventina di minuti a zone con una offerta ben diversa.

Fra queste, la più comoda è Testaccio, sulla stessa linea. Il Nuovo Mercato Testaccio funziona di giorno e non di sera, ma il quartiere intorno ha una densità di trattorie e di locali che all’Eur non esiste, e la distanza in metropolitana è breve. È la soluzione classica di chi conosce Roma e va a un concerto al Palaeur: si cena a Testaccio, si prende la B, si arriva al palasport con quaranta minuti di margine e si torna indietro sulla stessa linea. Per le serate del fine settimana, con il servizio prolungato, il piano funziona anche al ritorno.

Per chi si trova in città nei giorni delle date e vuole vedere il quartiere con la luce del giorno, l’Eur d’inverno ha una qualità che d’estate perde completamente. Il sole basso di gennaio taglia le facciate di travertino con ombre lunghe e nette, i viali sono vuoti nel fine settimana e la scala monumentale degli edifici si legge senza il filtro della folla. Il quartiere ospita nel corso dell’anno anche manifestazioni all’aperto come il Ninfeo Village, che d’estate ne cambiano completamente il carattere: il contrasto fra le due stagioni, per chi frequenta la zona, è notevole.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è quello per cui l’edificio esiste. Il 3 giugno 1960 il Palazzo dello Sport viene inaugurato, poche settimane prima dell’apertura dei Giochi della XVII Olimpiade. Durante le Olimpiadi romane ospita il torneo di pallacanestro e quello di pugilato, due discipline che in quella edizione producono pagine di storia sportiva rilevanti. È il momento in cui Roma si presenta al mondo con una serie di impianti firmati da alcuni dei migliori progettisti italiani dell’epoca, e il palasport dell’Eur è fra i più riusciti.

Il secondo avvenimento cambia il significato dell’edificio. Nel 1970 i Rolling Stones suonano al Palazzo dello Sport, e con quel concerto l’impianto entra nel circuito dei grandi eventi musicali internazionali. Non era stato costruito per la musica, ma la combinazione di capienza, copertura e collegamento metropolitano lo rende negli anni successivi la sala di riferimento per i concerti al coperto a Roma, ruolo che mantiene sostanzialmente fino a oggi malgrado la concorrenza di altri spazi.

Il terzo riguarda lo sport internazionale, che nel corso dei decenni torna qui con regolarità. Il Palaeur ospita i campionati mondiali di pallavolo nel 1978 e di nuovo nel 2010, i campionati europei di pallavolo nel 2005 e nel 2023, e i campionati europei di pallacanestro nel 1991. È una continuità rara per un impianto italiano di quell’età, e testimonia che la struttura ha continuato a rispondere agli standard internazionali per oltre sessant’anni.

Il quarto avvenimento è la ristrutturazione a cavallo fra gli anni Novanta e Duemila, che riporta l’impianto agli standard contemporanei e lo consegna alla sua fase attuale. La riapertura dello spazio rinnovato viene segnata nel 2003 da un concerto di Carlos Santana, ed è in quel periodo che l’edificio assume la denominazione commerciale legata allo sponsor, PalaLottomatica, che accompagnerà il palasport per una ventina d’anni nel linguaggio dei romani e nelle locandine.

Il quinto avvenimento è di natura diversa e riguarda proprio il tipo di serata di cui si parla qui. Negli ultimi anni il Palaeur si è progressivamente trasformato da sala per singoli concerti a sala per residenze: non più una data per artista, ma serie di tre, quattro, sei, otto serate consecutive dello stesso spettacolo. È un cambiamento del modello economico dei concerti italiani che al Palazzo dello Sport si legge con particolare chiarezza, e le otto date di gennaio 2027 ne sono uno degli esempi più estesi mai programmati in questo impianto.

Chi è passato da Max Pezzali al Palazzo dello Sport di Roma — Max Forever, le date invernali 2027

Il Palazzo dello Sport ha ospitato musica dal vivo per oltre mezzo secolo, con un salto di qualità nel 1970, quando i Rolling Stones vi suonarono portando per la prima volta in quella sala un evento di scala internazionale. Al termine della ristrutturazione, nel 2003, fu Carlos Santana a inaugurare lo spazio rinnovato. Sono i due nomi documentati che segnano le due epoche dell’impianto, quella originale e quella contemporanea, e da soli raccontano la distanza fra il palasport olimpico e la sala da concerto attuale.

Nella fase più recente il calendario della sala si legge come un campionario della musica italiana di consumo, con una alternanza fra nomi storici e artisti delle generazioni più giovani. Fra le date in programma o appena trascorse nella stagione che precede quella di Pezzali compaiono Giorgia, i Pooh, Gigi D’Alessio e Marco Masini: un blocco di artisti che, come Pezzali, hanno un pubblico cresciuto insieme a loro e che riempiono un palasport sulla forza di un catalogo consolidato più che di un disco nuovo.

Accanto a questi, lo stesso impianto accoglie nomi che raccolgono una platea completamente diversa per età e per linguaggio: Shiva, Nayt, Irama, Anna e Lucio Corsi. La convivenza nello stesso calendario di un pubblico che ha comprato le cassette negli anni Novanta e di uno che ascolta soltanto in streaming è una delle caratteristiche più interessanti di questa sala, e spiega perché il Palaeur resti la struttura al coperto più utilizzata della città.

Per chi ragiona in termini di stagione e non di singola serata, va tenuto presente che il 2027 romano si annuncia particolarmente denso anche all’aperto. Allo Stadio Olimpico sono annunciati fra gli altri Vasco Rossi, Laura Pausini, i Pinguini Tattici Nucleari, Olly e Achille Lauro. Le date invernali al Palaeur e quelle estive all’Olimpico formano insieme il calendario romano dell’anno, e Pezzali, che dagli stadi è appena rientrato al coperto, si trova in mezzo ai due mondi.

Domande veloci

Quante sono le date romane e quando cadono? Otto, tutte al Palazzo dello Sport dell’Eur: 16, 17, 19, 20, 22, 23, 25 e 26 gennaio 2027, con inizio annunciato per le ventuno. Le prime due cadono di sabato e domenica, le altre sono distribuite fra giorni feriali e fine settimana lungo la seconda metà del mese.

Le otto serate sono identiche? Nelle residenze di questo tipo lo spettacolo resta sostanzialmente lo stesso da una sera all’altra. Le differenze reali riguardano il pubblico, che cambia composizione fra fine settimana e giorni feriali, e la logistica, che nelle sere infrasettimanali risulta più scorrevole. Non risultano annunciate scalette diverse per date diverse.

Qual è la scaletta? Non risulta pubblicata una scaletta ufficiale. Qualunque elenco circolante prima delle date va considerato una ipotesi e non una informazione verificata.

Ci saranno ospiti? Non risultano ospiti annunciati per le serate romane. Vale lo stesso discorso della scaletta: finché l’organizzatore non comunica nulla, non c’è nulla da riportare.

Come ci si arriva? Metropolitana linea B, fermata Eur Palasport, direzione Laurentina. Da Termini il viaggio richiede circa venticinque minuti. La fermata precedente, Eur Fermi, si trova a dieci o dodici minuti a piedi ed è spesso preferibile per il ritorno.

Conviene andare in automobile? Solo se non esistono alternative. I parcheggi ci sono, ma l’uscita dal piazzale dopo un concerto pieno richiede venti o trenta minuti prima ancora di immettersi sulla viabilità principale.

Che capienza ha il Palaeur? La struttura conta due ordini di gradinate per circa dodicimila posti, ma nelle configurazioni da concerto il numero disponibile varia in funzione dell’allestimento del palco e del parterre.

Meglio il parterre o le gradinate? Il parterre per chi vuole cantare in piedi e stare vicino al palco; il primo anello centrale per chi vuole il suono migliore; le gradinate numerate per chi viene con bambini o con persone anziane.

Quanto costano i biglietti? Prezzi e disponibilità cambiano di continuo e vanno letti sui canali ufficiali di vendita. Nessuna cifra riportata in una pagina descrittiva resterebbe valida abbastanza a lungo da essere utile.

Il biglietto è nominativo? Per eventi di questa dimensione la nominatività è frequente. Dove prevista, esiste una procedura ufficiale di cambio nominativo con una scadenza: conviene informarsi al momento dell’acquisto.

Ci sono posti per persone con disabilità? Sì, con postazioni riservate e accompagnatore, prenotabili attraverso un canale dedicato indicato dall’organizzatore. La disponibilità è limitata e si esaurisce presto.

Che cosa si può vedere prima del concerto? Il Colosseo Quadrato, il laghetto dell’Eur, la Nuvola di Fuksas e la sequenza di edifici razionalisti lungo gli assi del quartiere. Due ore bastano per farne una passeggiata completa.

Chi era Mauro Repetto? Il coautore e cofondatore degli 883 insieme a Pezzali, conosciuto al liceo di Pavia nel 1984. Lasciò il gruppo nel 1994; è tornato ad apparire sullo stesso palco con Pezzali a partire dal luglio 2022. Il progetto discografico resta a nome del solo Pezzali.

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Data Evento16 Gennaio 2027 21:00 — 26 Gennaio 2027
IndirizzoPalazzo dello Sport, Piazzale Pier Luigi Nervi 1, 00144 Roma Eur, Roma, Roma Città
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