Laura Pausini allo Stadio Olimpico di Roma — Io Canto World Tour 2027
Sabato 3 luglio 2027, con inizio annunciato alle 21:00, Laura Pausini canta allo Stadio Olimpico di Roma, dentro il complesso del Foro Italico, per la tappa romana del suo Io canto World Tour. È la data che chiude la parte italiana negli stadi di una tournée cominciata a Pamplona nel marzo 2026 e destinata a finire soltanto il 30 novembre 2027 a Zagabria: venti mesi di calendario, quattro tappe distinte, un giro che tocca Sud America, Nord America ed Europa. Roma arriva verso la fine di quel percorso, ed è un dettaglio che conta più di quanto sembri.
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✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Quando scrivo queste righe mancano quasi dieci mesi alla serata. Significa che tutto quello che riguarda lo spettacolo in sé, l’ordine dei brani, la forma del palco, gli eventuali ospiti sul palco romano, i prezzi definitivi dei settori, non esiste ancora in forma pubblica e verificabile per quella data specifica, e chi lo racconta in anticipo lo sta immaginando. Quello che esiste già, e che conviene conoscere adesso, è tutto il resto: chi è l’artista che sale su quel palco e da dove viene una carriera lunga più di trent’anni, che cosa è davvero lo Stadio Olimpico al di là della domenica di campionato, come funziona una serata da decine di migliaia di persone in un pezzo di città che non nasce per contenerle, e che cosa c’è attorno a quel complesso nelle ore prima e dopo il concerto.
Accompagno gruppi a Roma da molti anni e il Foro Italico continua a essere uno dei posti che chi arriva per la musica attraversa senza guardarlo. Si entra dal varco più vicino, si fa la coda, si canta, si esce, e di un complesso di marmo bianco progettato per impressionare il mondo non resta niente. Eppure quel complesso è lì, aperto, gratuito, attraversabile a piedi nelle ore che precedono l’apertura dei cancelli, e in una sera di inizio luglio con la luce lunga è uno degli scorci più belli della città. Le pagine che seguono servono a far arrivare chi legge preparato su tre piani diversi: quello musicale, quello architettonico e storico, e quello pratico.
Che cosa succede il 3 luglio 2027
La data cade di sabato, nella prima settimana piena di luglio, in un momento dell’anno in cui Roma ha già cambiato completamente ritmo. Le scuole sono chiuse da metà giugno, il centro storico ha adottato gli orari lunghi, i dehors funzionano fino a tardi e la città si svuota di romani nei fine settimana mentre si riempie di visitatori. Il sole tramonta intorno alle 20:50 e la luce vera resiste fin quasi alle 21:30: un concerto che comincia alle 21:00 in una serata del genere ha una caratteristica che si vede soltanto in questa finestra di stagione, cioè la prima parte dello spettacolo che si svolge con il cielo ancora chiaro sopra la copertura in teflon, e il buio che arriva a spettacolo avviato.
Perché un sabato di inizio luglio cambia le cose
Un concerto di sabato sera funziona in modo diverso rispetto a uno infrasettimanale, e chi organizza la giornata farebbe bene a tenerne conto. Il vantaggio è evidente: non c’è il traffico del rientro serale dai luoghi di lavoro, e chi arriva da fuori Roma ha tutta la giornata a disposizione senza dover chiedere un permesso. Lo svantaggio è altrettanto concreto: il sabato è il giorno in cui Roma raggiunge il massimo carico turistico, gli alloggi costano di più, i treni sono più pieni e prenotare qualunque cosa in centro nel pomeriggio richiede anticipo.
L’ultima delle date italiane negli stadi
La tappa romana non è una data qualunque del calendario. La terza parte della tournée, quella dedicata agli stadi, comincia il 27 febbraio 2027 a San Paolo del Brasile, prosegue in Italia dal 2 giugno a Lignano Sabbiadoro e tocca poi Messina il 12 giugno, Bari il 19 e Pescara il 26, per chiudersi il 3 luglio proprio a Roma. Cinque stadi italiani in poco più di un mese, con la Capitale come punto finale.
Questo ha due conseguenze pratiche. La prima è che quando lo spettacolo arriva all’Olimpico la produzione ha già montato e smontato la stessa struttura quattro volte in cinque settimane, ed è quindi rodata: chi ha frequentato tour negli stadi sa che la differenza fra la prima e l’ultima data di una serie non riguarda la voce ma la precisione della macchina attorno. La seconda è che la data di chiusura di una tappa italiana ha storicamente una carica emotiva particolare, perché è l’ultima occasione della stagione e chi lavora dietro le quinte lo sa quanto il pubblico.
Che cosa è accertato e che cosa no
Conviene mettere in fila con onestà le cose stabilite e quelle che restano aperte. Accertati sono il luogo, lo Stadio Olimpico di Roma dentro il complesso del Foro Italico, la data, sabato 3 luglio 2027, l’orario di inizio annunciato, le 21:00, e la cornice, cioè una tappa negli stadi di una tournée mondiale legata a un album di reinterpretazioni. Tutto il resto appartiene alla categoria delle informazioni che l’organizzazione pubblica quando le ha, e che vanno cercate lì: la disposizione dei settori per quella serata specifica, la posizione esatta del palco, l’orario di apertura dei cancelli, la presenza o meno di un’apertura, le condizioni di accesso e il regolamento sugli oggetti ammessi.
Un’avvertenza che vale per ogni concerto negli stadi italiani: la capienza commerciale di una serata musicale non coincide quasi mai con la capienza omologata per lo sport, perché una parte del campo viene occupata dal palco e dalle strutture di servizio, una parte delle gradinate finisce alle spalle della scena e viene esclusa, e il resto del prato viene aperto al pubblico in piedi su pannelli di protezione. Il numero finale dipende dal progetto di quella produzione, e con dieci mesi di margine nessuno può anticiparlo seriamente.
Chi è Laura Pausini
Per capire che cosa significhi una data negli stadi per questa artista bisogna partire da lontano, perché la sua è una delle carriere italiane più lunghe e meno interrotte degli ultimi trent’anni, e perché il repertorio che il pubblico romano canterà a memoria quella sera si è formato per strati successivi a partire dal 1993.
Solarolo, il pianobar, i primi concorsi
Nasce a Faenza il 16 maggio 1974 e cresce a Solarolo, in Romagna. È la primogenita di Fabrizio Pausini, cantante di pianobar che lavorava in duo con Renzo Casadio, e di Gianna Ballardini, maestra d’asilo; ha una sorella minore, Silvia, nata nel gennaio 1977. Da ragazzina comincia ad affiancare il padre nelle serate lungo la riviera romagnola, e fra il 1987 e il 1992 con lui registra tre demo. È una gavetta letterale, fatta di repertorio altrui cantato davanti a tavoli occupati da gente che mangia: un tirocinio che torna con precisione nei due album di cover che ha pubblicato a distanza di vent’anni l’uno dall’altro.
Nel 1991 supera le selezioni del Festival di Castrocaro ma non accede alla finale; l’anno dopo vince un concorso televisivo che le avrebbe aperto le porte del Festival di Sanremo 1992, dove però non verrà chiamata. Il punto di svolta arriva comunque da lì: grazie ai suoi primi produttori ottiene un contratto e la possibilità di lavorare a un progetto discografico.
Sanremo 1993 e i due anni che cambiano tutto
Il successo arriva nel 1993 con la vittoria al Festival di Sanremo nella sezione Novità con La solitudine: 7464 voti contro i 7209 di Gerardina Trovato, un margine sottile per un esito che ha poi definito un ventennio di musica italiana. Il 18 maggio 1993 esce il primo album, intitolato semplicemente Laura Pausini, registrato in fretta e in gran parte di notte per permetterle di continuare ad andare a scuola e conseguire la maturità. In estate arriva la prima tournée, ventotto piazze italiane.
Nel 1994 torna al Festival, questa volta fra i Campioni, con Strani amori, e chiude al terzo posto pur essendo data per favorita alla vigilia. Il 26 febbraio esce il secondo album, Laura. È in questo momento che accade la cosa che distingue la sua carriera da quasi tutte le altre carriere pop italiane della stessa generazione: invece di consolidare il mercato interno si allontana dall’Italia per circa due anni e si mette a costruire il mercato estero. Il 22 novembre 1994 pubblica il primo disco in lingua spagnola, un’antologia dei primi due album italiani. Nel 1995 esordisce anche nel mercato inglese, e da lì raggiunge Spagna e America Latina.
Gli album degli anni Novanta e i primi tour mondiali
Il terzo disco, Le cose che vivi, esce il 12 settembre 1996 ed è il primo in cui compare anche come autrice dei testi, spesso in coppia con Cheope. Contiene Il mondo che vorrei, scritta interamente da lei per l’UNICEF, e il singolo di lancio Incancellabile, il cui videoclip viene girato in Islanda. Il 1º marzo 1997 parte dalla Svizzera il primo tour mondiale, che tocca Parigi, Lisbona, Rotterdam, Madrid, Bruxelles, Montecarlo e poi l’America Latina.
Il tentativo americano e il Grammy
Nel novembre 2002 pubblica From the Inside, il primo disco concepito per il mercato nordamericano e cantato in inglese. Non va come sperato, e a una serie di disaccordi con la casa discografica statunitense segue la decisione di interrompere la promozione e di rifiutare la proposta di un secondo disco in inglese: è uno dei pochi passaggi in cui la sua carriera incontra un muro, e vale la pena ricordarlo perché la narrazione corrente tende a raccontarla come una progressione senza intoppi. La risposta arriva da un’altra direzione. Il 22 ottobre 2004 pubblica Resta in ascolto, che in versione spagnola si intitola Escucha. Tre brani del disco portano firme importanti: Madonna cede Like a Flower, composta inizialmente per un suo album del 1998; Vasco Rossi e Gaetano Curreri firmano insieme Benedetta passione; Biagio Antonacci scrive Vivimi. L’8 febbraio 2006, allo Staples Center di Los Angeles, con Escucha diventa la prima donna italiana a ricevere un Grammy Award, nella categoria del miglior album pop latino.
Nel mezzo, il 2 luglio 2005, è al Circo Massimo di Roma per il Live 8. È la prima delle sue grandi apparizioni romane all’aperto, e non sarà l’ultima.
Il primo Io canto e il record di San Siro
Il 10 novembre 2006 pubblica Io canto, un album composto interamente da reinterpretazioni di canzoni italiane. Esce in quarantasette Paesi e in Italia è il disco più venduto dell’anno. Non è un’operazione di comodo: sono brani legati alla sua gavetta nei pianobar o a momenti precisi della sua vita, e contiene fra gli altri i duetti con Tiziano Ferro e con Juanes.
Il 2 giugno 2007 diventa la prima artista donna a esibirsi allo stadio Giuseppe Meazza di Milano. Prima di lei erano stati previsti concerti di Madonna nel 1987 e di Céline Dion, ma entrambi furono annullati. La serata registra il tutto esaurito con settantamila biglietti venduti, e viene poi pubblicata come disco e DVD dal vivo. È il punto in cui entra nel gruppo ristretto degli artisti italiani capaci di riempire uno stadio, e la scala in cui si muove da allora non è più cambiata.
Gli anni dieci, la maternità, i vent’anni di carriera
Il 6 novembre 2015 esce Simili, e nel 2016 la tournée relativa torna negli stadi italiani a giugno per poi passare ai palazzetti in America e in Europa. Il 16 marzo 2018 pubblica Fatti sentire, e la tournée che ne segue, cinquantadue date fra luglio e novembre, parte proprio da Roma con una doppia data al Circo Massimo, il 21 e il 22 luglio 2018. Nel 2019 arriva il tour negli stadi condiviso con Biagio Antonacci, undici impianti italiani fra giugno e agosto, che nel complesso supera le 311.000 presenze.
Il Golden Globe, la candidatura all’Oscar, il docufilm
Il 23 ottobre 2020 pubblica in cinque lingue l’EP Io sì (Seen), colonna sonora del film La vita davanti a sé, con Sophia Loren, diretto da Edoardo Ponti. Nel 2021 quel brano le vale un Satellite Award, un Nastro d’argento e un Golden Globe nella categoria della miglior canzone originale, oltre a una candidatura ai premi Oscar e una al David di Donatello. Per quelle due occasioni si esibisce il 25 aprile sulla terrazza dell’Academy Museum of Motion Pictures di Los Angeles e l’11 maggio al Teatro dell’Opera di Roma.
I trent’anni di carriera e Anime parallele
Il 27 ottobre 2023 pubblica Anime parallele, sedici tracce, e il 14 novembre riceve dalla Latin Recording Academy il riconoscimento di Persona del Año, assegnato ogni anno a un artista per i risultati nell’industria musicale latina e per l’impegno umanitario: è la terza donna a riceverlo, dopo Gloria Estefan e Shakira. La tournée che segue, fra giugno 2023 e dicembre 2024, conta settantotto date e comincia con tre serate in piazza San Marco a Venezia e due in plaza de España a Siviglia. L’incasso delle date veneziane viene devoluto alle popolazioni colpite dall’alluvione dell’Emilia-Romagna del maggio 2023.
Il 2026: le Olimpiadi invernali, Sanremo, Io canto 2
Gli ultimi due anni sono quelli in cui la sua presenza pubblica ha raggiunto la massima densità. Il 14 giugno 2025 esce Desire, inciso con Robbie Williams, scelto come inno ufficiale della Coppa del mondo per club ed eseguito dal vivo nella cerimonia di apertura e nella finale del 13 luglio al MetLife Stadium di New York. Il 7 settembre 2025 inaugura a Solarolo, nella sua casa natale, il Laura Pausini Museum, primo museo italiano dedicato a un’artista donna: costumi di scena, premi, fotografie, strumenti, documenti.
Il 6 febbraio 2026 canta Il Canto degli Italiani alla cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina. Lo stesso giorno esce Io canto 2, il secondo album di reinterpretazioni a vent’anni esatti dal primo: diciassette brani nell’edizione normale, ventuno nella deluxe, ventiquattro nella digitale, con i duetti con Annalisa, con Lucio Dalla in forma virtuale e con Achille Lauro. Fra il 24 e il 28 febbraio 2026 conduce il Festival di Sanremo insieme a Carlo Conti, tornando come padrona di casa sul palco da cui era partita trentatré anni prima. Il 19 luglio 2026 è fra i protagonisti della finale dei Mondiali di calcio, dove esegue Desire con Robbie Williams e Nicole Scherzinger.
La versione in lingua spagnola dell’album, Yo canto 2, pubblicata il 13 marzo 2026, non è la traduzione di quella italiana: presenta una selezione autonoma, con brani provenienti dal repertorio spagnolo e latinoamericano, dall’Europa al Messico, da Cuba e Porto Rico fino a Colombia, Venezuela, Perù, Cile e Argentina. È un dettaglio che sembra da specialisti e che invece ha conseguenze dirette sullo spettacolo, come racconto più avanti.
Una curiosità su Laura Pausini allo Stadio Olimpico di Roma — Io Canto World Tour 2027
La curiosità riguarda il suolo su cui il pubblico si troverà quella sera, e non in senso metaforico. L’area in cui sorge lo stadio era una zona umida, soggetta al ristagno delle acque che scendevano dalle pendici di Monte Mario e che non trovavano sfogo verso il fiume. Per poterci costruire, alla fine degli anni Venti, si decise di sollevare l’intero piano di calpestio di quattro metri, riportando sul posto circa due milioni di metri cubi di terra di scavo. Due milioni di metri cubi corrispondono al volume di un cubo di centoventicinque metri di lato: un piccolo rilievo artificiale, costruito a mano, per sottrarre all’acqua un acquitrino.
Quella terra non veniva da lontano. Arrivava dagli sbancamenti che negli stessi anni stavano riscrivendo il centro di Roma, dalle demolizioni che aprivano strade nuove dentro il tessuto medievale e rinascimentale della città. In altre parole, sotto il prato su cui decine di migliaia di persone canteranno il 3 luglio 2027 c’è, letteralmente, una parte della Roma che non esiste più.
È una di quelle cose che cambiano il modo di guardare un luogo. Vedendo la collina verde alle spalle dello stadio verrebbe da pensare a una conca naturale, a un catino scavato nel terreno. Non è così: l’Olimpico si trova su un rialzo costruito, a poche decine di metri dal Tevere, e la sua quota rispetto al fiume è il risultato di una decisione ingegneristica e non della geografia.
Una seconda curiosità, di contorno
Il nome dello stadio è cambiato due volte prima di diventare quello attuale, e nessuno dei due precedenti aveva a che vedere con lo sport olimpico. Il primo era stadio dei Cipressi, dagli alberi che segnavano l’area. Il secondo, adottato con la ricostruzione del dopoguerra, era stadio dei Centomila, dalla capienza che si voleva raggiungere. Il nome che porta oggi arriva soltanto dopo il 1955, quando il Comitato Olimpico Internazionale assegnò a Roma i Giochi del 1960. Tre nomi in poco più di trent’anni per lo stesso pezzo di terreno, ciascuno figlio di un’epoca diversa e di un’idea diversa di che cosa quel luogo dovesse rappresentare.
Lo Stadio Olimpico come costruzione
Quello che si vede oggi è un impianto quasi interamente ricostruito fra il 1988 e il 1990 in vista del campionato mondiale di calcio. La demolizione del 1989 non lasciò in piedi quasi nulla della struttura del 1953: l’unica porzione sopravvissuta è una parte della facciata esterna della tribuna Tevere. Le due curve vennero avvicinate di nove metri al campo di gioco, e la tribuna Monte Mario fu ampliata fino a inglobare il centro stampa realizzato in occasione dei campionati mondiali di atletica del 1987.
La copertura in teflon, che nessuno guarda
La parte più interessante dell’impianto dal punto di vista tecnico è il tetto, e vale la pena alzare gli occhi appena entrati, prima che si spenga la luce naturale. Il sistema di sostegno si compone di un anello esterno, una trave reticolare a profilo triangolare che corre lungo tutto il perimetro superiore a ventinove metri dal piano stradale, appoggiata su sedici piloni: dodici d’acciaio e quattro in cemento armato, questi ultimi cavi al loro interno perché contengono le scale montanti. Più all’interno corre un secondo anello, formato da dodici funi d’acciaio da ottantasette millimetri di diametro. Fra i due anelli si tende una struttura radiale di settantotto coppie di funi, quelle superiori portanti e quelle inferiori stabilizzanti, per uno sbalzo complessivo di quarantacinque metri. Alle funi sono appese le opere metalliche che sorreggono la copertura vera e propria, realizzata in teflon e fibra di vetro.
La sola copertura costò all’epoca circa centosessanta miliardi di lire. Per chi assiste a un concerto il risultato pratico è duplice, e va conosciuto prima di scegliere il posto. Da un lato quella membrana bianca riflette la luce degli impianti e restituisce alla platea una luminosità diffusa che nessuno stadio scoperto possiede: nelle riprese televisive e nelle fotografie fatte dall’interno si vede benissimo. Dall’altro modifica il comportamento del suono, perché il volume d’aria racchiuso fra le gradinate e il tetto produce riverbero. I tecnici che lavorano abitualmente all’Olimpico lo sanno, ed è il motivo per cui la resa acustica nei settori alti e laterali differisce in modo percepibile da quella del prato e dei settori frontali.
Come è diviso l’impianto
All’interno l’Olimpico è a gradinata unica, senza anelli sovrapposti, e si divide in tre classi di settori. Le Tribune sono due, Tevere e Monte Mario, e corrispondono ai lati lunghi. Le Curve sono la Nord e la Sud, e corrispondono ai lati corti. I Distinti sono quattro e occupano gli angoli fra le curve e le tribune: Nord lato Tevere, Nord lato Monte Mario, Sud lato Tevere, Sud lato Monte Mario. È una geografia che chi frequenta il calcio romano conosce a memoria e che chi arriva per un concerto incontra per la prima volta, spesso mentre cerca il proprio ingresso con il biglietto in mano e la fila che avanza alle spalle.
Gli ingressi agli spalti sono trentatré in tutto, distribuiti in modo disomogeneo: due per ciascun settore dei Distinti, quattro per ciascuna Curva, sette per la Tribuna Tevere e dieci per la Tribuna Monte Mario. I quattro piloni in cemento armato di cui sopra, quelli cavi, permettono di raggiungere con le scale il livello più alto delle gradinate. La capienza omologata dopo i lavori del 2008 si attesta sui 70.634 posti, seconda in Italia. La massima affluenza mai certificata per una partita risale al campionato 1973-74, con 78.886 spettatori: numeri di un’epoca in cui i criteri di sicurezza erano completamente diversi.
Il Foro Italico attorno allo stadio
Chi arriva per il concerto e resta dentro il perimetro delle transenne perde la parte più interessante del posto, e la perde gratuitamente, perché quasi tutto quello che vale la pena vedere si attraversa liberamente. Il complesso sportivo del Foro Italico fu progettato nel 1927 da Enrico Del Debbio e realizzato a partire dal 1928, con un completamento che proseguì poi fra il 1956 e il 1968. Il nome originario era Foro Mussolini; nell’agosto del 1943, subito dopo la caduta del regime, il CONI ribattezzò il complesso Foro Italico.
Il viale mosaicato e l’obelisco
L’ingresso principale si apre a sud-est, in asse con il ponte Duca d’Aosta. Da lì parte un ampio viale interamente rivestito di mosaico a tessere bianche e nere, originariamente chiamato piazzale dell’Impero e oggi viale del Foro Italico. Percorrerlo a piedi richiede dieci minuti e vale ognuno di quei minuti: i mosaici raccontano, con un linguaggio figurativo del tutto esplicito, la visione sportiva e militare che il regime voleva proiettare sul luogo. In testa al viale si erge un obelisco di marmo di Carrara alto diciassette metri e mezzo, base esclusa, intitolato a Mussolini.
Lo Stadio dei Marmi
A pochi passi dall’Olimpico si trova lo Stadio dei Marmi, inaugurato nel 1932 insieme alle prime opere del complesso. È un anello di gradinate basse circondato da statue di atleti in marmo, donate dalle diverse province italiane e realizzate quindi da autori differenti: la statua dedicata al lancio del giavellotto arrivò dalla provincia di Perugia, quella dedicata al pallone col bracciale dalla provincia di Forlì. Lo si attraversa in cinque minuti e, nella luce obliqua di un tardo pomeriggio di luglio, restituisce uno degli scorci più fotografabili di tutta Roma nord.
Una cosa che non ti dice nessuno su Laura Pausini allo Stadio Olimpico di Roma — Io Canto World Tour 2027
La prima cosa che quasi nessuno racconta riguarda il terreno di gioco e ha conseguenze molto concrete su come viene costruita una serata come questa. L’Olimpico non è uno stadio pensato per i concerti: è un impianto polivalente con una pista di atletica attorno al campo, che ospita il Golden Gala dal 1980 e i grandi appuntamenti dell’atletica quando toccano a Roma. Quella pista, e il prato che racchiude, sono superfici che richiedono protezione e che limitano in modo severo quanto si può fare dentro l’anello.
Perché il palco non va dove vorresti
La conseguenza è che la disposizione del pubblico in un concerto all’Olimpico non è libera. Nei primi anni dopo la ricostruzione del 1990, quando gli spettacoli musicali cominciarono ad arrivare nell’impianto, il pubblico veniva ammesso soltanto in curva Sud, con il palco costruito davanti: il resto dello stadio restava vuoto. La configurazione con il campo aperto agli spettatori, quella che oggi diamo per scontata, richiede una protezione integrale del manto erboso e viene concessa a condizioni precise.
C’è un episodio che spiega la faccenda meglio di qualunque descrizione tecnica. Il 6 giugno 1998 Claudio Baglioni tenne all’Olimpico una delle due tappe romane del tour Da me a te: per quella serata furono venduti 82.000 biglietti, cui si aggiunsero circa 8.000 ingressi omaggio, per un totale intorno alle 90.000 presenze, la maggiore affluenza di sempre per un concerto in Italia. Il record fu possibile perché l’allora presidente del CONI, Mario Pescante, autorizzò in via del tutto eccezionale l’installazione dentro lo stadio di un maxipalco a forma di stella, lungo centododici metri e largo settantadue. La ragione dell’eccezione non fu artistica ma agronomica: il prato sarebbe stato sostituito proprio quell’estate, e quindi il danno al terreno non contava più. Senza quella coincidenza quel numero non sarebbe mai esistito, e nessuno lo ha più avvicinato.
La pista, che nessuno considera
Un dettaglio che sfugge quasi sempre a chi compra il biglietto: fra la prima fila degli spalti e il bordo del campo corre la pista di atletica, larga nove corsie. Sono metri che in uno stadio di solo calcio semplicemente non esistono. Significa che chi siede nella prima fila delle gradinate all’Olimpico è più lontano dal palco di quanto sarebbe nello stesso settore di uno stadio all’inglese. Non è un difetto, è una caratteristica costitutiva: l’impianto nasce come stadio olimpico, con la pista al centro del progetto, e quella distanza fa parte del disegno del 1953 prima ancora che della ricostruzione del 1990.
La seconda cosa: lo spettacolo italiano è un altro spettacolo
Qui arriva il punto che riguarda specificamente questa tournée e che nelle presentazioni generiche non compare mai. Il tour è diviso in quattro tappe, e la prima, quella spagnola del 2026, è costruita attorno alla versione in lingua spagnola dell’album. Quella versione, a differenza di quanto era accaduto con il primo Io canto del 2006, non traduce le canzoni italiane: propone una selezione completamente diversa, pescata nel repertorio spagnolo e latinoamericano. La conseguenza dichiarata è che tracklist, scenografie, proiezioni e costumi della tappa spagnola sono diversi da quelli dello spettacolo in italiano portato in scena nel 2026 e nel 2027.
In pratica, sotto lo stesso titolo convivono due spettacoli distinti. Chi ha visto immagini o video circolati dalla tappa spagnola della primavera 2026 e si aspetta di ritrovare la stessa scena e lo stesso percorso all’Olimpico farà bene a riconsiderare l’aspettativa. E chi confronta le versioni discografiche italiana e spagnola scoprirà che si tratta, di fatto, di due album diversi che condividono soltanto l’idea di partenza. È una scelta produttiva rara e costosa, e vale la pena saperlo prima di entrare.
Che cosa significa per chi compra il biglietto
Due conseguenze pratiche, da tenere presenti quando si sceglie il settore. La prima: il numero di posti realmente messi in vendita per un concerto all’Olimpico è sempre inferiore alla capienza sportiva, perché una parte delle gradinate finisce alle spalle del palco e viene esclusa, e perché il campo ospita strutture che sottraggono superficie. La seconda, più utile: la qualità di quello che si vede varia moltissimo da settore a settore, e non in modo proporzionale al prezzo. Un posto nei Distinti dalla parte giusta rispetto al palco può offrire una visione frontale completa, mentre un posto in tribuna vicino a una delle estremità può risultare fortemente angolato. Prima di scegliere conviene guardare la piantina pubblicata per quella serata specifica, non quella del calcio, che circola molto di più ed è irrilevante.
Il consiglio che ti do per visitare Laura Pausini allo Stadio Olimpico di Roma — Io Canto World Tour 2027
Il consiglio è uno solo e vale più di tutti gli altri messi insieme: arriva al Foro Italico almeno due ore e mezza prima dell’orario di inizio, e usa quel tempo per stare fuori, non per stare in coda. Non lo dico per prudenza organizzativa. Lo dico perché il Foro Italico all’inizio di luglio, alle sette di sera, con il sole ancora alto sul marmo bianco e la massa verde di Monte Mario alle spalle, è uno dei posti più belli e meno frequentati di Roma, e perché quelle due ore e mezza si trasformano altrimenti in un’attesa immobile sull’asfalto caldo davanti a un cancello chiuso.
Come si costruisce il pomeriggio
Un percorso che funziona sempre parte da Ponte Milvio verso le sei del pomeriggio. È uno dei ponti più antichi ancora in uso della città, con una storia che passa per la battaglia del 312, e nel tardo pomeriggio è attraversato da un flusso di persone che non ha niente a che vedere con il concerto. Da lì si scende lungo il Tevere sulla sponda destra, si costeggia il complesso sportivo, si entra dal viale mosaicato, si fa il giro dello Stadio dei Marmi, si passa davanti al Palazzo H e al complesso delle piscine, e ci si ritrova ai cancelli dell’Olimpico avendo camminato poco più di due chilometri e avendo visto qualcosa.
Chi vuole un percorso più lungo può cominciare ancora prima dall’altra sponda, dal quartiere Flaminio, passando dal MAXXI e dall’Auditorium Parco della Musica, per poi attraversare il Ponte della Musica, che collega direttamente il Flaminio al Foro Italico. È un itinerario che in un chilometro e mezzo mette in fila architettura contemporanea e architettura degli anni Trenta, e che dopo il concerto offre l’alternativa di uscire dalla parte opposta rispetto al flusso principale.
Che cosa portare e che cosa lasciare a casa
Roma ai primi di luglio, alle nove di sera, si trova ancora intorno ai ventotto gradi, e dentro uno stadio pieno la percezione sale sensibilmente per effetto della densità di persone e del calore accumulato dal cemento durante il giorno. La prima regola è l’acqua: la disidratazione è la ragione per cui gli operatori sanitari intervengono nei concerti estivi molto più spesso che per qualunque altra causa, e nella quasi totalità dei casi riguarda persone che non avevano bevuto abbastanza prima di entrare. Nei grandi impianti le bottiglie con il tappo non superano i controlli, mentre all’interno esistono punti di distribuzione: la cosa sensata è arrivare già idratati e bere appena entrati, senza aspettare la sete.
Seconda regola: viaggiare leggeri. Ogni oggetto in più significa un controllo più lungo all’ingresso, per sé e per chi segue in fila. Zaini di dimensioni rilevanti e borse voluminose in genere non sono ammessi, e i depositi nei pressi di uno stadio nelle sere di concerto sono pochi e si riempiono subito. Terza regola: scarpe chiuse e comode. Chi compra il posto sul prato passerà diverse ore in piedi su una superficie protetta da pannelli, che non è morbida e non perdona; chi resta sugli spalti farà comunque parecchie rampe di scale, all’andata e al ritorno, spesso in mezzo alla folla.
Il momento di uscire
Alla fine di un concerto da decine di migliaia di persone il deflusso dal Foro Italico impegna un’ora abbondante, e la strozzatura è geografica prima che organizzativa: il complesso è chiuso fra il fiume e la collina, e i ponti disponibili sono pochi. Chi ha un treno o un volo dovrebbe calcolare questo tempo prima di comprare il biglietto di ritorno. Chi invece non ha vincoli farebbe bene a fare l’opposto di quello che fanno tutti: restare venti minuti fermi dentro o appena fuori, lasciar defluire la massa, e incamminarsi con calma verso Ponte Milvio, dove nelle sere d’estate la vita continua fino a tardi e dove si trova da bere e da mangiare anche dopo mezzanotte.
Come si arriva al Foro Italico
La prima cosa da sapere è che allo Stadio Olimpico non arriva la metropolitana. Nessuna delle linee romane tocca il Foro Italico, e questo determina tutto il resto della logistica. Il complesso si trova sulla sponda destra del Tevere, ai piedi di Monte Mario, in un’area che confina con i quartieri Della Vittoria e Tor di Quinto e che guarda, dall’altra parte del fiume, il quartiere Flaminio subito a valle di Ponte Milvio.
Con i mezzi pubblici
Lo schema che funziona è sempre lo stesso: si arriva con la metropolitana fino a una stazione della linea A nella zona nord-occidentale del centro, e da lì si prosegue in superficie con bus o tram fino a uno dei nodi vicini al complesso. I punti di arrivo da tenere presenti sono piazzale Maresciallo Giardino, sul lato dello stadio, e piazza Mancini, sull’altra sponda, raggiungibile dal centro con il tram che parte dalla zona del Flaminio. Da piazza Mancini si attraversa a piedi il ponte Duca d’Aosta e ci si trova direttamente in testa al viale mosaicato, che è anche il modo più bello di arrivare.
In auto, in taxi, in bicicletta
Arrivare in auto è possibile ma raramente conveniente. Nelle sere di evento la viabilità attorno al Foro Italico viene modificata, i lungotevere della sponda destra vengono parzialmente chiusi e i parcheggi disponibili si esauriscono con largo anticipo. Chi decide comunque di guidare farebbe bene a puntare a un’area più lontana, verso Monte Mario o verso la zona di Ponte Milvio, e a coprire a piedi l’ultimo chilometro. Per il taxi vale un consiglio empirico che non fallisce mai: all’uscita non si trova, perché la domanda si concentra tutta nello stesso quarto d’ora e le auto non riescono ad avvicinarsi. Camminare venti minuti fino a un’arteria libera e chiamarlo da lì funziona meglio che aspettare davanti ai cancelli.
Come funziona un concerto negli stadi
Chi non ha mai visto un concerto in uno stadio arriva spesso con aspettative costruite sui palazzetti, e le due esperienze hanno poco in comune. Vale la pena mettere in fila le differenze prima di comprare il biglietto, perché alcune sono strutturali e nessuna produzione, per quanto curata, può eliminarle.
La voce e il repertorio
Una nota che riguarda questa artista in particolare. Buona parte del suo repertorio è costruito su brani melodici a voce scoperta, con dinamiche ampie e passaggi in cui il volume scende molto. In un palazzetto quei momenti funzionano perché l’ambiente è controllato; in uno stadio da decine di migliaia di persone dipendono dal silenzio del pubblico, e il pubblico italiano nei concerti estivi tende a cantare sopra tutto. È una dinamica che conosce chiunque abbia assistito a una serata del genere, e vale la pena saperlo per godersi i passaggi bassi invece di lamentarsene.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto risaputo è che lo Stadio Olimpico ospita concerti. Quello che si cita raramente è quando ha cominciato, e chi ci ha suonato per primo. La risposta sorprende quasi tutti: i primi artisti in assoluto a esibirsi nell’impianto, in un evento congiunto del luglio 1991, furono Miles Davis e Pat Metheny. Non una band rock, non un cantautore italiano: due nomi del jazz, su un palco costruito davanti alla curva Sud, davanti a circa ventimila persone.
Il primo italiano a salire su quel palco fu Zucchero, nel giugno 1993, davanti a diecimila spettatori. Vale la pena fermarsi un attimo su quella cifra. Nel 1993, lo stesso anno in cui a Sanremo vinceva La solitudine, un concerto all’Olimpico poteva contare diecimila persone in un impianto che ne conteneva settanta. L’idea che riempire uno stadio sia il traguardo obbligato di ogni carriera pop italiana è molto più recente di quanto si creda, ed è cresciuta parallelamente alla generazione di artisti che ha esordito proprio in quegli anni.
Perché non prima del 1991
La ragione è tecnica e sta tutta dentro la ricostruzione del 1990. Prima di quell’intervento l’impianto era in larghissima parte scoperto, eccezion fatta per la tribuna sul lato di Monte Mario, e la sua conformazione non lo rendeva adatto a produzioni musicali di grande scala. Fu la ricostruzione integrale in vista del mondiale, con la copertura in teflon, le nuove strutture di servizio e la nuova impiantistica, a trasformare l’Olimpico in un luogo utilizzabile anche per la musica. Detto in altro modo: il calendario dei concerti romani in questo stadio comincia con Italia 90, e non un giorno prima.
Biglietti e accesso
Con quasi dieci mesi di anticipo qualunque cifra sui prezzi sarebbe inventata, e qualunque affermazione sulla disponibilità residua sarebbe superata nel giro di poche settimane. Quello che si può dire riguarda il metodo, che negli anni non cambia.
Dove si comprano
I titoli di ingresso per un concerto negli stadi italiani si acquistano attraverso i canali ufficiali indicati dall’organizzazione e nei punti vendita fisici autorizzati. I canali di rivendita non autorizzati rappresentano un rischio concreto e non teorico: un titolo non valido si scopre al tornello, quando non c’è più niente da fare e si è a mille chilometri da casa. In Italia la normativa sulla nominatività dei biglietti per gli eventi di grande capienza ha modificato le procedure di cambio nominativo: chi compra oggi un biglietto per una data lontana farebbe bene a verificare subito quali sono le condizioni per intestarlo a un’altra persona, perché farlo a ridosso della data è generalmente più complicato e in certi casi impossibile.
I controlli all’ingresso
I filtraggi per un evento da decine di migliaia di persone cominciano molto lontano dai tornelli, con varchi successivi. Il primo controllo verifica in genere il possesso di un titolo valido, gli ultimi verificano il contenuto delle borse e la corrispondenza del biglietto con il documento. Il tempo complessivo fra il primo varco e il proprio posto, in una serata piena, difficilmente scende sotto i quaranta minuti. Chi arriva alle nove meno un quarto per un concerto che comincia alle nove entra a spettacolo iniziato: è aritmetica, non pessimismo, e il primo brano di una serata come questa non è quello che conviene perdere.
Accessibilità
Lo Stadio Olimpico dispone di postazioni riservate agli spettatori con disabilità e ai loro accompagnatori, in numero limitato e collocate in settori specifici. Per gli eventi musicali la collocazione e il numero di queste postazioni dipendono dalla configurazione della serata, perché il palco modifica la geometria dell’impianto e chiude alcune direzioni di vista. La procedura corretta è sempre la stessa: contattare l’organizzazione con largo anticipo, prima dell’apertura generale delle vendite quando possibile, perché i posti dedicati si esauriscono rapidamente e non vengono riaperti.
Un paio di note pratiche che valgono per il Foro Italico e che nelle pagine ufficiali non compaiono mai. I percorsi esterni sono in larga parte pianeggianti e pavimentati, ma il viale mosaicato ha una superficie a tessere che risulta irregolare al passaggio di una sedia a ruote, e i tratti in porfido nelle aree di servizio sono scomodi. La distanza fra i punti in cui un veicolo può fermarsi nelle sere di evento e gli ingressi dello stadio è consistente, perché la viabilità viene chiusa a monte: chi ha difficoltà di deambulazione dovrebbe chiedere in anticipo all’organizzazione quale varco utilizzare e quale percorso è previsto, invece di scoprirlo sul posto con il caldo addosso.
Per chi ha necessità legate all’udito vale la pena ricordare che un concerto negli stadi produce livelli di pressione sonora elevati e prolungati. I tappi auricolari a filtro, quelli che abbassano il volume senza distorcere le frequenze, sono un accessorio da pochi euro che cambia radicalmente la serata, e non solo per chi ha problemi: chiunque porti bambini a un concerto negli stadi dovrebbe farne uso, perché l’esposizione di un orecchio infantile a quei livelli per tre ore non è una questione di comfort ma di salute. Considerato che il pubblico di questa artista comprende regolarmente famiglie intere, è un consiglio che qui vale doppio.
La foto giusta da fare a Laura Pausini allo Stadio Olimpico di Roma — Io Canto World Tour 2027
La foto giusta non è quella del palco. La foto del palco la faranno in decine di migliaia, verrà mossa, e fra sei mesi nessuno saprà distinguere la propria da quella di chiunque altro. La foto giusta si fa prima di entrare, e sono in realtà tre, in tre punti diversi, tutte raggiungibili nell’ora e mezza che precede l’apertura dei cancelli.
La prima: il viale mosaicato con l’obelisco
Ci si mette in fondo al viale del Foro Italico, dal lato del ponte Duca d’Aosta, e si inquadra la prospettiva con l’obelisco in asse e il mosaico bianco e nero che fugge verso il fondo. Ai primi di luglio, verso le otto di sera, la luce arriva radente da ovest e fa risaltare il rilievo delle tessere, che a mezzogiorno risulta invece appiattito. Abbassando l’obiettivo fin quasi al livello del suolo la prospettiva si allunga e il marmo dell’obelisco prende un colore caldo che di giorno non ha. È la fotografia che racconta dove sei davvero.
La seconda: lo Stadio dei Marmi in controluce
Le statue dello Stadio dei Marmi, nel tardo pomeriggio, si stagliano contro il cielo e contro il verde di Monte Mario. L’inquadratura che funziona non è quella frontale della singola statua, che risulta didascalica, ma quella presa dal basso dell’anello, con più figure allineate lungo la gradinata e il cielo dietro. Conviene arrivarci fra le sette e le otto, quando il sole è abbastanza basso da creare contrasto ma non ancora scomparso dietro la collina.
La terza: la copertura vista da dentro
Una volta entrati, prima che si spenga la luce naturale, vale la pena girare l’obiettivo verso l’alto e inquadrare l’intradosso della copertura in teflon con il disegno delle funi radiali che convergono verso il centro. È una struttura che dal basso sembra leggera e che regge uno sbalzo di quarantacinque metri. Con il cielo ancora chiaro nel foro centrale e le luci dello stadio già accese si ottiene un’immagine che quasi nessuno pensa mai di scattare e che è di gran lunga la più caratterizzante dell’Olimpico.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Poche arene al mondo hanno una densità di eventi paragonabile a quella dell’Olimpico, e conviene metterli in ordine, perché l’elenco spiega da solo perché per un artista italiano suonare qui significhi qualcosa di diverso dal suonare altrove.
Le origini e le due ricostruzioni
I lavori del complesso iniziarono nel 1928 sotto la direzione di Enrico Del Debbio, commissionati dall’Opera Nazionale Balilla. Il 28 ottobre 1932, per il decennale del regime, figurava fra gli impianti ultimati lo stadio dei Cipressi, progettato per centomila spettatori e realizzato con terrazzamenti sul lato di Monte Mario e riporti di terreno sugli altri lati. L’inaugurazione ufficiale avvenne il 4 novembre successivo con un saggio ginnico giovanile. Dal 1933 Luigi Moretti ne rielaborò la conformazione aggiungendo tribune in muratura anche sul lato del Tevere, e il 9 maggio 1937 l’impianto ristrutturato fu inaugurato con una capienza di sessantamila spettatori.
Le Olimpiadi del 1960
Il 25 agosto 1960 lo stadio ospitò la cerimonia d’apertura dei Giochi della XVII Olimpiade, e nei giorni successivi fu teatro di una serie di primati che restano fra i più citati nella storia dell’atletica. La statunitense Wilma Rudolph vinse tre ori: i 100 metri con il tempo di undici secondi netti, i 200 metri, dopo aver stabilito il record olimpico nelle batterie con 23 secondi e 2, e la staffetta 4x100 con il record mondiale di 44 secondi e 4 insieme a Martha Hudson, Lucinda Williams e Barbara Jones.
Le notti del calcio, l’atletica, il rugby
Oltre alle Olimpiadi, l’impianto ha ospitato gli europei di atletica leggera del 1974 e del 2024 e i mondiali del 1987. Dal 1980 accoglie ogni anno il Golden Gala, oggi intitolato a Pietro Mennea e dal 2010 tappa romana della Diamond League. La prima edizione, il 5 agosto 1980, subito dopo le Olimpiadi di Mosca, registrò settantaquattromila spettatori, di cui cinquantaquattromila paganti: a metà serata fu deciso di aprire gli ingressi delle curve e di lasciar entrare chi chiedeva di assistere. Dal 2012 lo stadio è il campo interno della nazionale italiana di rugby nel Sei Nazioni.
Le pagine nere
Sarebbe disonesto elencare soltanto le vittorie. L’Olimpico è anche lo sfondo di due episodi gravissimi. Nel 1979 il lancio di un razzo con un’arma artigianale provocò la morte di uno spettatore, Vincenzo Paparelli, colpito mentre si trovava sugli spalti. Nel 1994 un attentato eversivo di matrice mafiosa, fallito per ragioni tecniche, avrebbe potuto causare un numero imprecisato di vittime fra civili e forze dell’ordine durante una partita. Due date che a Roma nessuno ha dimenticato, e che fanno parte della biografia del luogo quanto le finali e i record.
Chi è passato da Laura Pausini allo Stadio Olimpico di Roma — Io Canto World Tour 2027
Chi sale sul palco dell’Olimpico il 3 luglio 2027 entra in un elenco che comincia nel 1991 e che nel frattempo si è fatto lungo. Vale la pena conoscerlo, perché aiuta a capire la scala della cosa.
Gli italiani
L’artista che si è esibito qui più volte di chiunque altro è Vasco Rossi: ventitré volte fra il 1991 e il giugno 2023. Alle sue spalle Ligabue, con tredici presenze fra il 1996 e il 2023. Il primo italiano in assoluto fu Zucchero nel giugno 1993. Il record assoluto di pubblico appartiene a Claudio Baglioni, con il concerto del 6 giugno 1998 e le circa novantamila presenze di cui si è detto: un numero che, per le ragioni tecniche già spiegate, difficilmente verrà raggiunto di nuovo.
Gli stranieri
I primi in assoluto, come detto, furono Miles Davis e Pat Metheny nel luglio 1991. Fra gli internazionali i più assidui sono i Depeche Mode, cinque volte fra il 2006 e il 2023. Subito dietro, a quota quattro, gli U2, fra il 2005 e il Joshua Tree Tour del 2017. Nel 1996 un festival portò qui David Bowie e Tina Turner. Nel 2005 arrivarono i R.E.M. con l’Around the Sun Tour.
E gli altri appuntamenti del 2027
L’estate romana del 2027 all’Olimpico non si esaurisce con questa data. Fra gli appuntamenti annunciati nello stesso impianto figurano Vasco Rossi, Olly, Achille Lauro e i Pinguini Tattici Nucleari. Chi segue la discografia recente noterà che con Achille Lauro esiste già un precedente in studio, il duetto inciso per Io canto 2.
Che cosa c’è intorno
Il Foro Italico non si trova in una zona di passaggio turistico, e questo è insieme un limite e un vantaggio: niente code, niente prezzi da centro storico, ma anche pochissimi servizi concentrati. Il polo di vita più vicino è Ponte Milvio, a poco più di un chilometro: la piazza e le strade attorno costituiscono uno dei punti di ritrovo serali di Roma nord, e funzionano bene per il prima e ancora meglio per il dopo.
Attraversando il ponte Duca d’Aosta o il Ponte della Musica si entra nel quartiere Flaminio, che offre il MAXXI, l’Auditorium Parco della Musica e, scendendo lungo via Flaminia, il Museo Etrusco di Villa Giulia e infine Piazza del Popolo. Chi arriva a Roma nel pomeriggio e vuole riempire le ore prima del concerto trova qui un itinerario completo senza spostarsi di più di tre chilometri.
Domande veloci
Quando si tiene il concerto?
Sabato 3 luglio 2027, con inizio annunciato alle 21:00.
Dove esattamente?
Allo Stadio Olimpico di Roma, dentro il complesso del Foro Italico, ai piedi di Monte Mario sulla sponda destra del Tevere.
Qual è la scaletta?
Non esiste una scaletta pubblicata per la data romana, e a quasi dieci mesi di distanza non può esistere. Chi la pubblica la sta ipotizzando.
Quanto costano i biglietti?
I prezzi variano per settore e vengono stabiliti e pubblicati dall’organizzazione: nessuna cifra indicativa sarebbe attendibile con questo anticipo.
Quanta gente entra allo Stadio Olimpico?
La capienza omologata per lo sport si attesta sui 70.634 posti. Per un concerto il numero effettivo è inferiore, perché il palco e le strutture di servizio occupano parte del campo ed escludono alcuni settori.
Chi è Laura Pausini, in breve?
Cantautrice romagnola nata a Faenza nel 1974, in carriera dalla vittoria a Sanremo fra le Novità nel 1993, prima donna italiana a vincere un Grammy Award e vincitrice di un Golden Globe per la miglior canzone originale nel 2021.
Di che tour fa parte la data?
Della tournée mondiale legata all’album di reinterpretazioni Io canto 2, partita da Pamplona nel marzo 2026 e destinata a chiudersi a Zagabria il 30 novembre 2027. La data romana chiude la parte italiana negli stadi.
Come ci si arriva con i mezzi?
Non c’è metropolitana al Foro Italico. Si arriva con la linea A fino alla zona nord-occidentale del centro e si prosegue in superficie fino a piazzale Maresciallo Giardino oppure fino a piazza Mancini, da cui si attraversa a piedi il ponte Duca d’Aosta.
A che ora conviene arrivare?
Due ore e mezza prima è un margine che permette di camminare nel complesso e di entrare senza fretta. Chi si presenta un quarto d’ora prima dell’inizio entra a spettacolo iniziato.
Vale la pena venire da fuori Roma?
Per chi ha un rapporto con quel repertorio, sì: una data negli stadi non è un concerto qualunque, e i primi giorni di luglio a Roma offrono giornate lunghissime e sere tiepide. A patto di trattare la giornata come una giornata romana intera e non come un trasferimento verso un cancello.
Dopo anni passati ad accompagnare gruppi per Roma, la cosa che mi sento di dire su una serata come questa è che il contenitore conta quanto il contenuto. Una cantante partita dai pianobar della riviera romagnola che canta su un prato costruito bonificando un acquitrino, sotto una tensostruttura in teflon progettata per un mondiale di calcio, in mezzo a un complesso di marmo bianco voluto da un regime che intendeva impressionare il mondo, a duecento metri da un ponte su cui si combatté una battaglia nel 312. Nessuno di questi elementi è stato messo lì per fare atmosfera, e proprio per questo l’atmosfera funziona. La sola cosa richiesta a chi viene è la più banale: verificare per tempo settore, orario e condizioni di accesso presso chi organizza, arrivare con il margine per guardarsi intorno, bere acqua, e poi cantare.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private, Aziendali e V.I.P. Chi desidera una passeggiata guidata nel Foro Italico e nel quartiere Flaminio, fra architettura degli anni Trenta e architettura contemporanea, accompagnato da una guida abilitata, scrive dalla pagina contatti di TourLeaderPro. Per agenzie e operatori che costruiscono programmi serali e musicali su Roma è attivo un servizio di consulenza nell’area riservata ai tour operator.
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