Olly allo Stadio Olimpico di Roma — Tour Stadi 2027
Lunedì 28 giugno 2027, alle 21:00, Olly canta allo Stadio Olimpico di Roma, dentro il complesso del Foro Italico, per una delle date del suo Tour Stadi 2027. Il cantautore genovese arriva all’appuntamento romano dopo una rincorsa che negli ultimi quattro anni lo ha portato dai club ai palazzetti e dai palazzetti agli stadi, e lo fa nell’impianto che in Italia, per dimensione e per storia, resta il secondo per capienza e il primo per carico simbolico.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Quando scrivo queste righe mancano più di nove mesi alla data. Vuol dire che quasi tutto quello che riguarda la serata in sé, la scaletta, gli eventuali ospiti, l’ordine dei brani, la conformazione del palco, i prezzi definitivi dei vari settori, non esiste ancora in forma pubblica e verificabile, e chiunque lo racconti in anticipo lo sta immaginando. Quello che invece esiste già, e che vale la pena conoscere adesso, è tutto il resto: chi è l’artista che sale su quel palco e da dove viene la sua popolarità, che cosa è davvero lo Stadio Olimpico al di là della partita della domenica, come funziona una serata da decine di migliaia di persone in un quartiere che non nasce per contenerle, e che cosa esiste attorno a quel pezzo di città nelle ore prima e dopo.
Accompagno gruppi a Roma da parecchi anni e il Foro Italico è uno di quei posti che continuo a trovare sottovalutati da chi viene per un concerto e sopravvalutati da chi ci passa solo per lo sport. È un complesso che meriterebbe una visita a sé stante, in pieno giorno, con la luce giusta sui mosaici: e la sera di un concerto, arrivando con il margine necessario, quella visita la si può quasi fare senza pagare niente e senza perdere un minuto della musica. Le pagine che seguono servono a questo, a far arrivare chi legge preparato su tre piani diversi, quello musicale, quello architettonico e storico, e quello pratico.
Che cosa succede il 28 giugno 2027
La data si colloca a fine giugno, in un lunedì, in un periodo dell’anno in cui Roma ha già cambiato ritmo da un paio di settimane. Le scuole sono chiuse da metà giugno, la città ha adottato gli orari lunghi, il tramonto arriva verso le 20:45 e la luce vera si spegne solo dopo le 21:30. Un concerto che comincia alle 21:00 in una serata del genere ha una caratteristica che a Roma si vede solo in questa finestra di stagione: la prima parte si svolge con il cielo ancora chiaro sopra la copertura in teflon, e il buio arriva quando lo spettacolo è già in corso.
Perché un lunedì cambia le cose
Un concerto di lunedì sera funziona diversamente rispetto a uno del sabato, e chi organizza la giornata farebbe bene a tenerne conto. Il traffico del rientro serale nei quartieri a nord del centro si sovrappone all’afflusso verso il Foro Italico, e la coda che si forma sui lungotevere della sponda destra e attorno a Ponte Milvio nelle serate feriali risulta più consistente di quella del fine settimana. Al contrario, la città dopo il concerto è più vuota: chi esce dallo stadio verso mezzanotte trova strade più scorrevoli e locali meno affollati di quanto troverebbe uscendo un sabato.
Per chi arriva da fuori Roma il lunedì presenta un vantaggio concreto sul fronte degli alloggi e uno svantaggio sul fronte dei collegamenti di ritorno. Le sistemazioni in città costano generalmente meno nella notte fra lunedì e martedì rispetto al fine settimana, mentre i treni e i voli di rientro in tarda serata sono meno numerosi. Chi conta di ripartire la notte stessa dovrebbe verificare gli orari reali prima di comprare il biglietto del concerto, perché fra la fine di uno spettacolo allo stadio e l’arrivo effettivo a Termini o a Fiumicino passa più tempo di quanto la mappa suggerisca.
Che cosa si sa e che cosa no
Conviene mettere in fila con onestà le cose accertate e quelle che restano aperte. Accertati sono il luogo, lo Stadio Olimpico di Roma nel complesso del Foro Italico, la data, lunedì 28 giugno 2027, l’orario di inizio annunciato, le 21:00, e la cornice, una tournée negli stadi. Tutto il resto appartiene alla categoria delle informazioni che l’organizzazione pubblica quando le ha, e che vanno cercate lì: la disposizione dei settori per quella serata specifica, la posizione del palco, l’orario di apertura dei cancelli, il nome di chi eventualmente apre la serata, le condizioni di accesso e il regolamento sugli oggetti ammessi.
Un’avvertenza che vale per ogni concerto negli stadi italiani: la capienza commerciale di una serata musicale non coincide quasi mai con la capienza omologata per lo sport, perché il campo viene in parte occupato dal palco e dalle strutture di servizio, e in parte aperto al pubblico in piedi. Il numero finale dipende dal progetto di quella produzione, e nessuno può anticiparlo con nove mesi di margine.
Chi è Olly
Federico Olivieri nasce a Genova il 5 maggio 2001 e cresce nel quartiere della Foce, in una famiglia di giuristi: il padre avvocato, la madre giudice. È un dettaglio biografico che torna spesso nelle sue interviste, e non per vezzo: la scelta della musica, in quel contesto, è stata una deviazione dichiarata rispetto a un percorso già tracciato. Dopo la maturità scientifica al liceo Cassini si è laureato in economia e management d’impresa all’Università degli Studi di Milano, mentre già pubblicava dischi. Prima ancora, da ragazzo, aveva studiato musica e canto al Conservatorio Niccolò Paganini della sua città.
Dagli esordi genovesi alla prima notorietà
Il punto di partenza pubblico non è un talent televisivo ma un collettivo, i Madmut Branco, e una scena cittadina, quella genovese, che negli ultimi quindici anni ha prodotto una quantità sproporzionata di artisti rispetto alle dimensioni della città. Il salto di visibilità arriva nel 2021, quando pubblica su Instagram una reinterpretazione de La notte di Arisa: la cover funziona a tal punto sulla piattaforma da diventare un singolo vero e proprio, La notte (RMX), inciso in collaborazione con Arisa stessa. Nella primavera dello stesso anno arriva il primo contratto discografico, e in luglio viene indicato come artista del mese dal programma MTV New Generation con il brano Lego, uscito il 28 maggio.
Il 2022 è l’anno dei passaggi intermedi: l’esibizione al Goa-Boa Festival, l’apertura di un concerto di Blanco al Porto Antico di Genova, e soprattutto la partecipazione a Sanremo Giovani con L’anima balla, che chiude al secondo posto e apre la porta del Festival maggiore. Il 16 dicembre esce l’EP Il mondo gira.
I due Sanremo
Nel febbraio 2023 partecipa al settantatreesimo Festival di Sanremo con Polvere e si classifica al ventiquattresimo posto. Un piazzamento basso, che però non corrisponde affatto a un insuccesso: il brano viene poi certificato disco di platino, e il primo album in studio, Gira, il mondo gira, pubblicato il 10 febbraio e realizzato con il produttore Juli, raggiunge la tredicesima posizione della classifica FIMI e la certificazione di doppio platino. In aprile arriva il primo tour indoor, Il mondo gira tour, tre date fra Perugia, Roma e Milano, tutte esaurite.
Due anni dopo, nel febbraio 2025, torna in gara al settantacinquesimo Festival con Balorda nostalgia e vince. Il 14 febbraio, nella serata dedicata alle cover, sceglie Il pescatore di Fabrizio De André e la canta insieme a Goran Bregović e alla sua Wedding and Funeral Orchestra, chiudendo quarto in quella specifica classifica. Il 16 febbraio viene proclamato vincitore della manifestazione. Sei giorni più tardi comunica ufficialmente la rinuncia al diritto di rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest di quell’anno: la possibilità passa a Lucio Corsi, secondo classificato al Festival. Balorda nostalgia diventa la seconda canzone dell’artista ad arrivare in vetta alla classifica dei singoli e la prima a essere certificata quadruplo platino.
Il percorso discografico
Fra i due Festival si colloca la costruzione vera del repertorio. Il 3 novembre 2023 esce A squarciagola. L’8 marzo 2024 è la volta di Devastante, realizzato con Juli, sesto nella classifica dei singoli e triplo platino. In giugno arriva Ho voglia di te, con Emma e Juli, ventesimo in classifica e disco di platino. Il 6 settembre 2024 esce Per due come noi, con Angelina Mango e Juli, che raggiunge la vetta della hit parade e viene certificato triplo platino.
Il 25 ottobre 2024 arriva il secondo album, Tutta vita, che debutta al primo posto della classifica FIMI e accumula negli anni successivi nove dischi di platino, superando la soglia delle 450.000 unità. Il 6 dicembre esce Quei ricordi là, quarto estratto, quindicesimo in classifica e disco di platino. Dopo la vittoria sanremese la corsa prosegue: il 23 maggio 2025 esce a sorpresa Depresso fortunato, già presentato in anteprima il 4 maggio durante un concerto a Torino, e il 29 agosto Questa domenica, che debutta in vetta e viene certificato doppio platino. Il 26 settembre 2025 arriva la riedizione del secondo LP, intitolata Tutta vita (sempre), che aggiunge ai singoli più recenti altri cinque brani inediti.
Il salto negli stadi
La progressione dei luoghi racconta la carriera meglio di qualunque classifica. Dal 28 novembre al 22 dicembre 2024 la prima parte della tournée Lo rifarò, lo rifaremo passa per i club italiani, tutti esauriti. Il 2 e il 4 settembre 2025 arrivano due serate all’Ippodromo Snai San Siro di Milano, intitolate Grande festa, anch’esse esaurite. Fra il 4 e il 17 ottobre 2025 e poi fra il 7 e il 30 marzo 2026 tocca ai palazzetti, ancora con il tutto esaurito.
Il passaggio agli stadi avviene nel giugno 2026, e comincia da casa: 18, 20 e 21 giugno allo stadio Luigi Ferraris di Genova, tre date, tre sold out. Il dato che circola in quell’occasione è significativo: l’impianto genovese non ospitava un concerto di quel tenore dal 2004, quando ci aveva suonato Vasco Rossi. A quelle tre serate si aggiungono altre date, fra cui Roma e Caserta. Il 10 luglio 2026, insieme a Juli, esce il primo album dal vivo, Tutta vita - Live (Stadio Luigi Ferraris), che ripercorre la scaletta delle notti genovesi. Il 1º settembre 2026 arriva il premio Power Hits Top album per Tutta vita, nell’ambito della decima edizione di Power Hits Estate.
Detto altrimenti: il ritorno all’Olimpico del giugno 2027 non è un debutto negli stadi, ma la seconda estate consecutiva in quella dimensione. È una differenza che conta, perché un artista al secondo anno di stadi arriva con un impianto tecnico e una gestione della scena che al primo anno nessuno possiede.
Che cosa canta, e come
Sul piano sonoro il riferimento dichiarato non è il cantautorato italiano classico ma il rhythm and blues contemporaneo e l’area urban, con innesti pop e hip hop. Fra i nomi che l’artista ha indicato come influenze figurano i Fugees, Post Malone, Young Thug e Roddy Ricch sul versante internazionale, Marracash e Tedua su quello italiano. Il sodalizio con il produttore Juli attraversa praticamente tutta la discografia e ne spiega la coerenza timbrica: non un cantante più un produttore a chiamata, ma una coppia di lavoro stabile.
C’è poi un episodio che dice qualcosa sul suo rapporto con i testi e che conviene raccontare senza giri di parole. Il brano Mai e poi mai, scritto quando l’autore aveva diciassette anni, conteneva una rima che associava il non poter avere una persona all’idea di ucciderla. Dopo l’omicidio di Giulia Cecchettin, durante un concerto al Fabrique di Milano, quel verso è stato cantato modificato, sostituendo l’immagine violenta con una formula di rinuncia. In una successiva intervista al Corriere della Sera l’artista ha spiegato di non voler rinnegare la persona che quel testo lo aveva scritto, ma di avere maturato l’idea che cantarlo in quel modo fosse sbagliato. È un passaggio che a un concerto non si vede, e che però spiega parecchio del rapporto fra un repertorio scritto in adolescenza e un pubblico enorme che lo canta a memoria.
Una curiosità su Olly allo Stadio Olimpico di Roma — Tour Stadi 2027
La curiosità riguarda il terreno su cui il pubblico si troverà quella sera, e non in senso figurato. Lo stadio sorge su una zona che era paludosa, soggetta al ristagno delle acque che scendevano dalle pendici di Monte Mario. Per costruirci sopra, alla fine degli anni Venti, il piano di calpestio venne sopraelevato di quattro metri riportando circa due milioni di metri cubi di terra di scavo. Due milioni di metri cubi: è il volume di un cubo di centoventicinque metri di lato. Quella terra arrivava dagli sbancamenti che in quegli stessi anni stavano riscrivendo il centro di Roma.
Il risultato è che chi salta a tempo sul prato dell’Olimpico durante un concerto lo fa su una piattaforma artificiale, costruita per sottrarre un acquitrino all’acqua. Il Tevere scorre a poche decine di metri, sul lato opposto rispetto a Monte Mario, e la quota dello stadio rispetto al fiume non è casuale. È una di quelle cose che cambiano il modo di guardare un luogo: l’Olimpico non si trova in una conca naturale, come verrebbe da pensare vedendo la collina alle spalle, ma su un rialzo costruito a mano.
Una seconda curiosità, di contorno
Il primo nome dello stadio non aveva niente di sportivo né di olimpico: si chiamava stadio dei Cipressi, per via degli alberi che segnavano l’area. Poi, con la ricostruzione del dopoguerra, divenne stadio dei Centomila, dalla capienza che si voleva raggiungere. Il nome attuale arriva soltanto dopo il 1955, quando il Comitato Olimpico Internazionale assegnò a Roma i Giochi del 1960. Tre nomi in trent’anni per lo stesso pezzo di terreno, ciascuno figlio di un’epoca diversa.
Lo Stadio Olimpico come edificio
Quello che si vede oggi è un impianto quasi interamente ricostruito fra il 1988 e il 1990 in vista del campionato mondiale di calcio. La demolizione del 1989 non lasciò praticamente nulla in piedi della struttura del 1953: l’unica porzione sopravvissuta è una parte della facciata esterna della tribuna Tevere. Le due curve vennero avvicinate di nove metri al campo di gioco, e la tribuna Monte Mario fu ampliata fino a inglobare il centro stampa costruito in occasione dei mondiali di atletica del 1987.
La copertura in teflon
La parte più interessante dal punto di vista ingegneristico è il tetto, e vale la pena guardarlo con attenzione appena entrati. Il sostegno si compone di un anello esterno, una trave reticolare a profilo triangolare che corre lungo tutto il perimetro superiore a ventinove metri dal piano stradale, appoggiata su sedici piloni: dodici d’acciaio e quattro in cemento armato, questi ultimi cavi perché contengono le scale montanti. All’interno corre un secondo anello, composto da dodici funi d’acciaio da ottantasette millimetri di diametro. Fra i due anelli si tende una struttura radiale di settantotto coppie di funi, quelle superiori portanti e quelle inferiori stabilizzanti, per uno sbalzo complessivo di quarantacinque metri. A queste funi sono appese le opere metalliche che reggono la copertura vera e propria, realizzata in teflon e fibra di vetro.
La progettazione della copertura fu affidata a uno studio di ingegneria bolognese, e la sola copertura costò circa centosessanta miliardi di lire dell’epoca. Il risultato pratico, per chi assiste a un concerto, è duplice. Da un lato quella membrana bianca riflette la luce degli impianti e restituisce alla platea una luminosità diffusa che nessuno stadio scoperto possiede. Dall’altro modifica il comportamento del suono: il volume d’aria racchiuso fra le gradinate e il tetto produce riverbero, e i tecnici del suono che lavorano all’Olimpico lo sanno bene, perché è il motivo per cui la resa acustica nei settori alti differisce sensibilmente da quella del prato.
Come è diviso lo stadio
All’interno l’Olimpico è a gradinata unica, senza anelli sovrapposti, e si divide in tre classi di settori. Le Tribune sono due, Tevere e Monte Mario, e corrispondono ai lati lunghi. Le Curve sono la Nord e la Sud, e corrispondono ai lati corti. I Distinti sono quattro e occupano gli angoli fra curve e tribune: Nord lato Tevere, Nord lato Monte Mario, Sud lato Tevere, Sud lato Monte Mario. È una geografia che chi frequenta il calcio romano conosce a memoria e che chi arriva per un concerto incontra per la prima volta, spesso mentre cerca il proprio ingresso con il biglietto in mano e la fila che avanza.
Gli ingressi agli spalti sono trentatré in tutto, distribuiti in modo disomogeneo: due per ciascun settore dei Distinti, quattro per ciascuna Curva, sette per la Tribuna Tevere e dieci per la Tribuna Monte Mario. I quattro pilastri in cemento armato di cui sopra, quelli che contengono le scale, permettono di raggiungere il livello più alto delle gradinate. La capienza omologata dopo i lavori del 2008 si attesta sui 70.634 posti, seconda in Italia. La massima affluenza mai certificata in una partita risale al campionato 1973-74, con 78.886 spettatori: numeri di un’epoca in cui i criteri di sicurezza erano altri.
Il Foro Italico intorno allo stadio
Chi arriva per il concerto e resta dentro il perimetro delle transenne si perde la parte più interessante del posto. Il complesso sportivo del Foro Italico fu progettato nel 1927 da Enrico Del Debbio e realizzato a partire dal 1928, con un completamento che proseguì fra il 1956 e il 1968. Il nome originario era Foro Mussolini; nell’agosto del 1943, subito dopo la caduta del regime, il CONI ribattezzò il complesso Foro Italico.
Il piazzale mosaicato e l’obelisco
L’ingresso principale si apre a sud-est, in asse con il ponte Duca d’Aosta. Da lì parte un ampio viale interamente mosaicato a tessere bianche e nere, originariamente denominato piazzale dell’Impero e oggi viale del Foro Italico. Camminarci sopra è un’esperienza che vale i dieci minuti che richiede: i mosaici raccontano, con un linguaggio figurativo esplicito, la visione sportiva e militare che il regime voleva proiettare su quel luogo. In testa al viale si erge un obelisco di marmo di Carrara alto diciassette metri e mezzo, base esclusa, intitolato a Mussolini.
Su quell’obelisco e sulle iscrizioni che porta il dibattito pubblico italiano torna periodicamente. Nell’aprile 2015 una proposta di rimuovere le scritte incontrò obiezioni consistenti da parte di storici e periti architettonici e non ebbe seguito. Più di recente la discussione si è spostata dalla rimozione alla ricontestualizzazione, sul modello di quanto è stato fatto con monumenti analoghi altrove in Italia: l’idea che un’estetica di quel tipo, lasciata senza commento, continui a occupare lo spazio pubblico senza contraddittorio. Chi attraversa il piazzale prima di un concerto pop farebbe bene a sapere che cosa ha sotto i piedi, perché il contrasto fra la cosa e l’uso che se ne fa oggi è parte di quello che rende Roma quello che è.
Gli edifici del complesso
Attorno allo stadio si dispone una collezione di architetture degli anni Trenta che in qualunque altra città sarebbe un itinerario segnalato. Il Palazzo H, opera di Del Debbio fra il 1928 e il 1932, nacque come sede dell’accademia di educazione fisica e dal 1951 ospita il CONI. Il Palazzo delle Terme, di Costantino Costantini fra il 1930 e il 1936, comprende le piscine coperte e, al suo interno, due realtà che esistono ancora: l’ex accademia di musica, dal 1995 sede dell’Auditorium Rai del Foro Italico, e l’ex istituto superiore di educazione fisica, diventato nel 2008 Università degli Studi di Roma Foro Italico. L’Accademia di scherma, firmata da Luigi Moretti fra il 1934 e il 1936, resta uno degli esempi più citati dell’architettura razionalista italiana.
Lo Stadio dei Marmi
A pochi passi dall’Olimpico si trova lo Stadio dei Marmi, inaugurato nel 1932 insieme alle prime opere del complesso. È un anello di gradinate basse circondato da statue di atleti in marmo, donate dalle diverse province italiane e realizzate quindi da autori differenti: la statua dedicata al lancio del giavellotto arrivò dalla provincia di Perugia, quella dedicata al pallone col bracciale dalla provincia di Forlì. È un posto che si attraversa in cinque minuti e che, nella luce obliqua di un tardo pomeriggio di giugno, restituisce uno degli scorci più fotografabili di Roma nord.
Una cosa che non ti dice nessuno su Olly allo Stadio Olimpico di Roma — Tour Stadi 2027
La cosa che non trovi scritta quasi da nessuna parte riguarda il terreno di gioco, e ha conseguenze molto concrete su come viene costruita una serata come questa. L’Olimpico non è uno stadio pensato per i concerti: è un impianto polivalente con una pista di atletica attorno al campo, che ospita il Golden Gala dal 1980 e gli europei e i mondiali di atletica quando toccano a Roma. Quella pista, e il prato che contiene, sono superfici che richiedono protezione e che limitano fortemente quanto si può fare.
Perché il palco non va dove vorresti
La conseguenza è che la disposizione del pubblico in un concerto all’Olimpico non è libera. Nei primi anni dopo la ricostruzione del 1990, quando gli spettacoli musicali arrivarono all’impianto, il pubblico veniva ammesso soltanto in curva Sud, con il palco costruito davanti: il resto dello stadio restava vuoto. La configurazione con il campo aperto al pubblico, quella che oggi diamo per scontata, richiede una protezione integrale del manto erboso e viene concessa a condizioni precise.
C’è un episodio che spiega la questione meglio di qualunque descrizione tecnica. Il 6 giugno 1998 Claudio Baglioni tenne all’Olimpico una delle due tappe romane del tour Da me a te: per quella serata furono venduti 82.000 biglietti, cui si aggiunsero circa 8.000 ingressi omaggio, per un totale intorno alle 90.000 presenze, la maggiore affluenza di sempre per un concerto in Italia. Il record fu possibile perché l’allora presidente del CONI, Mario Pescante, autorizzò in via del tutto eccezionale l’installazione dentro lo stadio di un maxipalco a forma di stella, lungo centododici metri e largo settantadue. La ragione dell’eccezione non fu artistica ma agronomica: il prato sarebbe stato sostituito proprio quell’estate, e quindi il danno al terreno non contava più. Senza quella coincidenza, quel numero non sarebbe mai esistito.
Che cosa significa per chi compra il biglietto
Due conseguenze pratiche. La prima: il numero di posti realmente messi in vendita per un concerto all’Olimpico è sempre inferiore alla capienza sportiva, perché una parte delle gradinate si trova alle spalle del palco e viene esclusa, e perché il campo ospita strutture che rubano superficie. La seconda, più utile: la qualità di quello che si vede varia moltissimo da settore a settore, e non in modo proporzionale al prezzo. Un posto nei Distinti dalla parte giusta rispetto al palco può offrire una visione frontale completa, mentre un posto in tribuna vicino a una delle estremità può risultare angolato. Prima di scegliere conviene guardare la piantina specifica pubblicata per quella serata, non quella del calcio.
La pista, che nessuno considera
Ultimo dettaglio, spesso ignorato: fra la prima fila degli spalti e il bordo del campo corre la pista di atletica, larga nove corsie. Sono metri che in uno stadio di solo calcio non esistono. Significa che chi siede nella prima fila delle gradinate all’Olimpico è più lontano dal palco di quanto sarebbe nello stesso settore di uno stadio all’inglese. Non è un difetto, è una caratteristica: l’impianto nasce come stadio olimpico, con la pista al centro del progetto, e quella distanza fa parte del disegno del 1953 prima ancora che della ricostruzione del 1990.
Il consiglio che ti do per visitare Olly allo Stadio Olimpico di Roma — Tour Stadi 2027
Il consiglio è uno solo e vale più di tutti gli altri messi insieme: arriva al Foro Italico almeno due ore e mezza prima dell’orario di inizio, e usa quel tempo per stare fuori, non per stare in coda. Non lo dico per scaramanzia organizzativa. Lo dico perché il Foro Italico di fine giugno, alle sette di sera, con il sole basso sul marmo e la collina di Monte Mario verde alle spalle, è uno dei posti più belli e meno frequentati di Roma, e perché quelle due ore e mezza si trasformano altrimenti in un’attesa in piedi sull’asfalto caldo.
Come si costruisce il pomeriggio
Un percorso che funziona sempre parte da Ponte Milvio verso le sei del pomeriggio. È uno dei ponti più antichi ancora in uso della città, con una storia che passa per la battaglia del 312, e nel pomeriggio è attraversato da un flusso di persone che non ha niente a che vedere con il concerto. Da lì si scende lungo il Tevere sulla sponda destra, si costeggia il complesso, si entra dal viale mosaicato, si fa il giro dello Stadio dei Marmi, si passa davanti al Palazzo H e al complesso natatorio, e ci si ritrova ai cancelli dell’Olimpico avendo camminato poco più di due chilometri e avendo visto qualcosa.
Chi vuole un percorso più lungo può cominciare ancora prima dall’altra sponda, dal quartiere Flaminio, passando dal MAXXI e dall’Auditorium Parco della Musica, attraversando poi il Ponte della Musica che collega direttamente il Flaminio al Foro Italico. È un itinerario che in un chilometro e mezzo mette in fila architettura contemporanea e architettura degli anni Trenta, e che al ritorno, dopo il concerto, offre l’alternativa di uscire dalla parte opposta rispetto al flusso principale.
Che cosa portare e che cosa lasciare a casa
Roma a fine giugno alle nove di sera si trova ancora intorno ai ventisei o ventotto gradi, e dentro uno stadio pieno la percezione sale. La prima regola è l’acqua: la disidratazione è il motivo per cui gli operatori sanitari intervengono nei concerti estivi molto più spesso che per qualunque altra causa. Nei grandi impianti le bottiglie con il tappo non passano i controlli, mentre esistono punti di distribuzione all’interno: la cosa sensata è arrivare idratati e bere appena entrati, non aspettare la sete.
Seconda regola: viaggiare leggeri. Ogni oggetto in più significa un controllo più lungo all’ingresso, per sé e per chi segue in coda. Zaini di dimensioni rilevanti e borse voluminose in genere non sono ammessi, e i depositi nei pressi di uno stadio nelle sere di concerto sono pochi e si riempiono subito. Terza regola: scarpe chiuse e comode. Chi compra il posto sul prato passerà diverse ore in piedi su una superficie protetta da pannelli, e chi sta sugli spalti farà comunque parecchie scale.
Il momento di uscire
Alla fine di un concerto da decine di migliaia di persone il deflusso dal Foro Italico impegna un’ora abbondante, e la strozzatura è geografica prima che organizzativa: il complesso è chiuso fra il fiume e la collina, e i ponti disponibili sono pochi. Chi ha un treno o un volo dovrebbe mettere in conto questo tempo. Chi invece non ha vincoli farebbe bene a fare l’opposto di quello che fanno tutti: restare venti minuti dentro o appena fuori, lasciar defluire la massa, e incamminarsi con calma verso Ponte Milvio, dove nelle sere d’estate la vita continua fino a tardi.
Come si arriva al Foro Italico
La prima cosa da sapere è che allo Stadio Olimpico non arriva la metropolitana. Nessuna delle linee romane tocca il Foro Italico, e questo determina tutto il resto. Il complesso si trova sulla sponda destra del Tevere, ai piedi di Monte Mario, in un’area che confina con i quartieri Della Vittoria e Tor di Quinto e che guarda, dall’altra parte del fiume, il quartiere Flaminio subito dopo Ponte Milvio.
Con i mezzi pubblici
Lo schema che funziona è sempre lo stesso: si arriva con la metropolitana fino a una stazione della linea A nella zona nord-occidentale del centro, e da lì si prosegue in superficie con bus o tram fino a uno dei nodi vicini al Foro Italico. I punti di arrivo da tenere presenti sono piazzale Maresciallo Giardino, sul lato dello stadio, e piazza Mancini, sull’altra sponda, a cui si arriva dal centro con il tram che parte dalla zona di Flaminio. Da piazza Mancini si attraversa a piedi il ponte Duca d’Aosta e ci si trova direttamente in testa al viale mosaicato.
Nelle serate di grande evento il servizio viene rinforzato e talvolta integrato con collegamenti dedicati, e gli orari di chiusura delle linee metropolitane possono essere prolungati. Sono informazioni che l’azienda di trasporto pubblica nei giorni immediatamente precedenti: nessuna previsione fatta con nove mesi di anticipo avrebbe valore, e conviene controllarle nella settimana del concerto invece che fidarsi di quello che valeva l’anno prima.
In auto e in taxi
Arrivare in auto è possibile ma raramente conveniente. Nelle sere di evento la viabilità attorno al Foro Italico viene modificata, i lungotevere della sponda destra vengono parzialmente chiusi e i parcheggi disponibili si esauriscono con largo anticipo. Chi decide comunque di guidare farebbe bene a puntare su un’area più lontana, verso Monte Mario o verso la zona di Ponte Milvio, e a coprire a piedi l’ultimo chilometro. Per il taxi vale un consiglio empirico: all’uscita non si trova, perché la domanda si concentra tutta nello stesso quarto d’ora e le auto non possono avvicinarsi. Camminare fino a un’arteria libera e chiamarlo da lì funziona meglio che aspettare davanti ai cancelli.
Come funziona un concerto negli stadi
Chi non ha mai visto un concerto in uno stadio arriva spesso con aspettative costruite sui palazzetti, e le due esperienze hanno poco in comune. Vale la pena mettere in fila le differenze prima di comprare il biglietto, perché alcune sono strutturali e nessuna produzione può eliminarle.
La distanza e gli schermi
In uno stadio la maggioranza del pubblico vede l’artista come una figura piccola e lo segue sui maxischermi. Non è un difetto della serata: è la condizione base. La regia video di un concerto negli stadi è un elemento dello spettacolo tanto quanto la musica, e le produzioni serie ci investono quanto investono nelle luci. Chi arriva pensando di vedere i dettagli del volto dalla curva resterà deluso; chi arriva sapendo che vedrà una scena grande e un racconto per immagini si godrà quello che c’è.
Il prato
Il posto sul campo è quello che tutti vogliono e che non sempre conviene. Su un prato da concerto si resta in piedi per ore, spesso senza poter uscire e rientrare agevolmente, e la visibilità dipende in modo brutale da quanto si arriva presto e da chi si ha davanti. Per un pubblico giovane e abituato è la scelta giusta e non esistono alternative. Per chi porta bambini, per chi ha problemi di deambulazione, per chi semplicemente vuole vedere tutta la scena, un posto numerato in tribuna dalla parte frontale è una scelta più sensata, e spesso costa meno.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto risaputo è che lo Stadio Olimpico ospita concerti. Quello che si cita raramente è quando ha cominciato, e chi ci ha suonato per primo. La risposta sorprende quasi tutti: i primi artisti in assoluto a esibirsi nell’impianto, in un evento congiunto del luglio 1991, furono Miles Davis e Pat Metheny. Non una band rock, non un cantautore italiano: due nomi del jazz, su un palco costruito davanti alla curva Sud, davanti a circa ventimila persone.
Il primo italiano a salire su quel palco fu Zucchero, nel giugno 1993, nel corso del tour de L’Urlo, davanti a diecimila spettatori. Dieci anni prima dell’epoca in cui riempire uno stadio è diventato il traguardo obbligato di ogni carriera pop italiana, l’Olimpico ospitava concerti da diecimila o ventimila persone in un impianto che ne conteneva settanta.
Perché non prima del 1991
La ragione è tecnica e sta tutta nella ricostruzione del 1990. Prima di quell’intervento l’impianto era in larghissima parte scoperto, eccezion fatta per la tribuna sul lato verso Monte Mario, e la sua conformazione non lo rendeva adatto a produzioni musicali di grande scala. Fu la ricostruzione integrale in vista del mondiale, con la copertura in teflon, le nuove strutture di servizio e la nuova impiantistica, a trasformare l’Olimpico in un luogo utilizzabile anche per la musica. Detto altrimenti: il calendario dei concerti romani negli stadi comincia con Italia 90, e non un giorno prima.
Biglietti e accesso
Con oltre nove mesi di anticipo qualunque cifra sui prezzi sarebbe inventata, e qualunque affermazione sulla disponibilità sarebbe superata nel giro di poche settimane. Quello che si può dire riguarda il metodo, che negli anni non cambia.
Dove si comprano
I titoli di ingresso per un concerto negli stadi italiani si acquistano attraverso i canali ufficiali indicati dall’organizzazione, e nei punti vendita fisici autorizzati. I canali di rivendita non autorizzati rappresentano un rischio concreto e non teorico: un titolo non valido si scopre al tornello, quando ormai non c’è più niente da fare. In Italia la normativa sulla nominatività dei biglietti per gli eventi di grande capienza ha modificato le procedure di cambio nominativo: chi compra oggi un biglietto per una data lontana farebbe bene a verificare subito quali sono le condizioni per intestarlo a un’altra persona, perché farlo a ridosso della data è generalmente più complicato.
I controlli all’ingresso
I filtraggi per un evento da decine di migliaia di persone cominciano molto lontano dai tornelli, con varchi successivi. Il primo controllo verifica in genere il possesso di un titolo valido, gli ultimi verificano il contenuto delle borse e la corrispondenza del biglietto. Il tempo complessivo fra il primo varco e il proprio posto, in una serata piena, difficilmente scende sotto i quaranta minuti. Chi arriva alle nove meno un quarto per un concerto che comincia alle nove entra a spettacolo iniziato: è aritmetica, non pessimismo.
Accessibilità
Lo Stadio Olimpico dispone di postazioni riservate agli spettatori con disabilità e ai loro accompagnatori, in numero limitato e collocate in settori specifici. Per gli eventi musicali la collocazione e il numero di queste postazioni dipendono dalla configurazione della serata, perché il palco modifica la geometria dell’impianto. La procedura corretta è sempre la stessa: contattare l’organizzazione con largo anticipo, prima dell’apertura generale delle vendite quando possibile, perché i posti dedicati si esauriscono rapidamente e non vengono riaperti.
Un paio di note pratiche che valgono per il Foro Italico e che nelle pagine ufficiali non compaiono. I percorsi esterni sono in larga parte pianeggianti e pavimentati, ma il viale mosaicato ha una superficie a tessere che risulta irregolare al passaggio di una sedia a ruote, e i tratti in porfido nelle aree di servizio sono scomodi. La distanza fra i punti in cui un veicolo può fermarsi nelle sere di evento e gli ingressi dello stadio è consistente, perché la viabilità viene chiusa: chi ha difficoltà di deambulazione dovrebbe chiedere in anticipo all’organizzazione quale varco utilizzare e quale percorso è previsto, invece di scoprirlo sul posto.
Per chi ha necessità legate all’udito vale la pena ricordare che un concerto negli stadi produce livelli di pressione sonora elevati e prolungati. I tappi auricolari a filtro, quelli che abbassano il volume senza distorcere le frequenze, sono un accessorio da pochi euro che cambia radicalmente la serata, e non solo per chi ha problemi: chiunque porti bambini a un concerto negli stadi dovrebbe farne uso, perché l’esposizione di un orecchio infantile a quei livelli per tre ore non è una questione di comfort ma di salute.
La foto giusta da fare a Olly allo Stadio Olimpico di Roma — Tour Stadi 2027
La foto giusta non è quella del palco. La foto del palco la faranno in settantamila, verrà mossa, e fra sei mesi nessuno saprà distinguere la propria da quella di chiunque altro. La foto giusta si fa prima di entrare, e sono in realtà tre, in tre punti diversi, tutte raggiungibili nell’ora e mezza che precede l’apertura dei cancelli.
La prima: il viale mosaicato con l’obelisco
Ci si mette in fondo al viale del Foro Italico, dal lato del ponte Duca d’Aosta, e si inquadra la prospettiva con l’obelisco in asse e il mosaico bianco e nero che fugge verso il fondo. A fine giugno, verso le otto di sera, la luce arriva radente da ovest e fa risaltare il rilievo delle tessere, che a mezzogiorno risulta invece appiattito. Se si abbassa l’obiettivo fino quasi al livello del suolo la prospettiva si allunga e il marmo dell’obelisco prende un colore caldo che di giorno non ha. È la fotografia che racconta dove sei davvero, ed è molto più interessante di una figura lontana su un palco.
La seconda: lo Stadio dei Marmi in controluce
Le statue dello Stadio dei Marmi, nel tardo pomeriggio, si stagliano contro il cielo e contro il verde di Monte Mario. La fotografia che funziona non è quella frontale della singola statua, che risulta didascalica, ma quella presa dal basso dell’anello, con più figure allineate lungo la gradinata e il cielo dietro. Conviene arrivarci fra le sette e le otto, quando il sole è abbastanza basso da creare contrasto ma non ancora sparito dietro la collina.
La terza: la copertura dall’interno
Una volta dentro, prima che si spenga la luce naturale, vale la pena girare l’obiettivo verso l’alto e inquadrare l’intradosso della copertura in teflon con il disegno delle funi radiali che convergono. È una struttura che dal basso sembra leggera e che regge uno sbalzo di quarantacinque metri. Con il cielo ancora chiaro nel foro centrale e le luci dello stadio già accese si ottiene un’immagine che nessuno pensa mai di scattare e che è di gran lunga la più caratterizzante dell’Olimpico.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Poche arene al mondo hanno una densità di eventi paragonabile a quella dell’Olimpico, e conviene metterli in ordine, perché l’elenco spiega perché a un artista italiano suonare qui significa qualcosa di diverso dal suonare altrove.
Le origini e la ricostruzione
I lavori del complesso iniziarono nel 1928 sotto la direzione di Enrico Del Debbio, commissionati dall’Opera Nazionale Balilla. Il 28 ottobre 1932, per il decennale del regime, figurava fra gli impianti ultimati lo stadio dei Cipressi, progettato per centomila spettatori e realizzato con terrazzamenti sul lato di Monte Mario e riporti di terreno sugli altri lati. L’inaugurazione ufficiale avvenne il 4 novembre successivo con un saggio ginnico giovanile. Dal 1933 Luigi Moretti ne rielaborò la conformazione, aggiungendo tribune in muratura anche sul lato del Tevere; il 9 maggio 1937 l’impianto ristrutturato fu inaugurato con una capienza di sessantamila spettatori.
La guerra bloccò le espansioni previste, e dopo la liberazione di Roma nel 1944 lo stadio fu occupato dalle truppe alleate, che vi organizzarono manifestazioni sportive fra militari. Il recupero avvenne fra il 1949 e il 1953 per opera di Cesare Valle, Carlo Roccatelli e, dopo la morte di quest’ultimo, Annibale Vitellozzi, con un progetto dichiaratamente in discontinuità rispetto all’impianto originale. Il 17 maggio 1953 lo stadio dei Centomila fu inaugurato con un evento doppio: l’arrivo di una tappa del Giro d’Italia e un incontro internazionale di calcio fra Italia e Ungheria. L’anno successivo ospitò la finale di Coppa Europa di rugby fra Italia e Francia. Dal 1953, salvo brevi interruzioni, è il campo interno di Lazio e Roma.
Le Olimpiadi del 1960
Il 25 agosto 1960 lo stadio ospitò la cerimonia d’apertura dei Giochi della XVII Olimpiade, e nei giorni successivi fu teatro di una serie di primati che restano fra i più citati nella storia dell’atletica. La statunitense Wilma Rudolph vinse tre ori: i 100 metri con il tempo di undici secondi netti, i 200 metri, dopo aver stabilito il record olimpico nelle batterie con 23 secondi e 2, e la staffetta 4x100 con il record mondiale di 44 secondi e 4 insieme a Martha Hudson, Lucinda Williams e Barbara Jones.
Sulla stessa pista Livio Berruti vinse la prima medaglia d’oro della velocità italiana, battendo il record mondiale dei 200 metri sia in semifinale sia in finale con il tempo di 20 secondi e 5. La sua connazionale Giusy Leone, terza nei 100 metri dietro Wilma Rudolph, fu la prima donna italiana a conquistare una medaglia nello sprint. Fra gli altri primati mondiali stabiliti in quei giorni figurano quello dello statunitense Otis Davis sui 400 metri con 44 secondi e 9, e quello dell’australiano Herb Elliott sui 1500 metri, vinti in 3 minuti 35 secondi e 6. Nell’ultima giornata l’Olimpico ospitò anche la prova di salto ostacoli a squadre dell’equitazione, prima della cerimonia di chiusura.
Le notti del calcio
Il 7 giugno 1964 l’Olimpico ospitò il primo e finora unico spareggio nella storia del campionato italiano a girone unico per l’assegnazione dello scudetto: Bologna e Inter erano arrivate a pari punti, e all’epoca non esisteva alcun criterio alternativo. Vinse il Bologna per due a zero, con un’autorete di Giacinto Facchetti su tiro di Romano Fogli e un gol di Harald Nielsen.
L’8 giugno 1968 si giocò qui la finale del campionato europeo fra Italia e Jugoslavia: uno a uno, con gol di Dragan Dzajic pareggiato a dieci minuti dalla fine da Angelo Domenghini, supplementari inutili e ripetizione quarantotto ore più tardi, vinta dall’Italia per due a zero con reti di Gigi Riva e Pietro Anastasi. Nel 1973 lo stadio fu sede della Coppa Intercontinentale in gara unica fra Juventus e Independiente. Nel 1977 e nel 1984 ospitò la finale di Coppa dei Campioni, nel 1996 e nel 2009 quella di Champions League. Nel 1980 fu la sede della finale del campionato europeo, e il 1990 arrivò la finale del campionato mondiale. Nel 1991 il ritorno della finale di Coppa UEFA fra Roma e Inter. Dal 2008 l’Olimpico è la sede fissa della finale di Coppa Italia, e nel 2021 ha ospitato un girone e un quarto di finale del campionato europeo disputato senza un Paese organizzatore.
L’atletica e il rugby
Oltre alle Olimpiadi, l’Olimpico ha ospitato gli europei di atletica leggera del 1974 e del 2024, i mondiali del 1987 e i Giochi universitari del 1975. Dal 1980 accoglie ogni anno il Golden Gala, oggi intitolato a Pietro Mennea e dal 2010 tappa romana della Diamond League. La prima edizione, il 5 agosto 1980, subito dopo le Olimpiadi di Mosca, registrò settantaquattromila spettatori, di cui cinquantaquattromila paganti: a metà serata fu deciso di aprire gli ingressi delle curve e di lasciar entrare chi chiedeva di assistere.
Dal 2012 lo stadio è il campo interno della nazionale italiana di rugby nel Sei Nazioni. Il primo incontro, l’11 febbraio 2012 contro l’Inghilterra, si giocò su un terreno quasi ghiacciato dopo una nevicata su Roma, e finì diciannove a quindici per gli ospiti. Fra il 1954 e il 2025 la nazionale maggiore ha disputato qui quarantaquattro incontri.
Le pagine nere
Sarebbe disonesto elencare soltanto le vittorie. L’Olimpico è anche lo sfondo di due episodi gravissimi. Nel 1979 il lancio di un razzo con un’arma artigianale provocò la morte di uno spettatore, Vincenzo Paparelli, colpito mentre si trovava sugli spalti. Nel 1994 un attentato eversivo di matrice mafiosa, fallito per ragioni tecniche, avrebbe potuto causare un numero imprecisato di vittime fra civili e forze dell’ordine durante una partita. Due date che a Roma nessuno ha dimenticato, e che fanno parte della biografia del luogo quanto le finali e i record.
Chi è passato da Olly allo Stadio Olimpico di Roma — Tour Stadi 2027
Chi sale sul palco dell’Olimpico il 28 giugno 2027 entra in un elenco che comincia nel 1991 e che nel frattempo si è fatto lungo. Vale la pena conoscerlo, perché aiuta a capire la scala della cosa.
Gli italiani
L’artista che si è esibito qui più volte di chiunque altro è Vasco Rossi: ventitré volte fra il 1991 e il giugno 2023. Alle sue spalle Ligabue, con tredici presenze fra il 1996 e il 2023. Il primo italiano in assoluto fu Zucchero nel giugno 1993. Il record assoluto di pubblico appartiene invece a Claudio Baglioni, con il concerto del 6 giugno 1998 e le circa novantamila presenze di cui si è detto: un numero che, per le ragioni tecniche già spiegate, difficilmente verrà raggiunto di nuovo.
Gli stranieri
I primi in assoluto, come detto, furono Miles Davis e Pat Metheny nel luglio 1991. Fra gli internazionali i più assidui sono i Depeche Mode, cinque volte fra il 2006 e il 2023, nelle occasioni più recenti con il Global Spirit Tour e il Memento Mori World Tour. Subito dietro, a quota quattro, gli U2, fra il 2005 e il Joshua Tree Tour del 2017. Nel 1996 il Live Rock Festival portò qui David Bowie e Tina Turner. Nel 2005 arrivarono i R.E.M. con l’Around the Sun Tour.
E gli altri appuntamenti del 2027
L’estate romana del 2027 all’Olimpico non si esaurisce con questa data. Fra gli appuntamenti annunciati nello stesso impianto figurano Vasco Rossi, Laura Pausini, Achille Lauro e i Pinguini Tattici Nucleari.
Che cosa c’è intorno
Il Foro Italico non si trova in una zona di passaggio turistico, e questo è insieme un limite e un vantaggio: niente code, niente prezzi da centro storico, ma anche pochissimi servizi concentrati.
Ponte Milvio e dintorni
Il polo di vita più vicino è Ponte Milvio, a poco più di un chilometro. La piazza e le strade attorno costituiscono uno dei punti di ritrovo serali di Roma nord, con una concentrazione di locali che funziona bene per il prima e ancora meglio per il dopo. Attraversarlo a piedi la sera, con il Tevere sotto e le luci sull’acqua, resta una delle cose gratuite più belle della città.
La sponda opposta
Attraversando il ponte Duca d’Aosta o il Ponte della Musica si entra nel quartiere Flaminio, che offre il MAXXI, l’Auditorium Parco della Musica e, scendendo lungo via Flaminia, il Museo Etrusco di Villa Giulia e infine Piazza del Popolo. Chi arriva a Roma nel pomeriggio e vuole riempire le ore prima del concerto trova qui un itinerario completo senza spostarsi di più di tre chilometri.
Domande veloci
Quando si tiene il concerto?
Lunedì 28 giugno 2027, con inizio annunciato alle 21:00.
Dove esattamente?
Allo Stadio Olimpico di Roma, dentro il complesso del Foro Italico, ai piedi di Monte Mario sulla sponda destra del Tevere.
Qual è la scaletta?
Non esiste una scaletta pubblicata, e a più di nove mesi dalla data non può esistere. Chi la pubblica la sta ipotizzando.
Quanto costano i biglietti?
I prezzi variano per settore e vengono stabiliti e pubblicati dall’organizzazione: nessuna cifra indicativa sarebbe attendibile con questo anticipo.
Quanta gente entra allo Stadio Olimpico?
La capienza omologata per lo sport si attesta sui 70.634 posti. Per un concerto il numero effettivo è inferiore, perché il palco e le strutture di servizio occupano parte del campo e escludono alcuni settori.
Chi è Olly, in breve?
Federico Olivieri, cantautore genovese nato nel 2001, vincitore del Festival di Sanremo 2025 con Balorda nostalgia e già in gara nel 2023 con Polvere.
È il suo primo concerto in uno stadio?
No. La prima stagione negli stadi risale al giugno 2026, con tre serate esaurite allo stadio Luigi Ferraris di Genova e altre date, fra cui Roma e Caserta.
Come ci si arriva con i mezzi?
Non c’è metropolitana al Foro Italico. Si arriva con la linea A fino alla zona nord-occidentale del centro e si prosegue in superficie fino a piazzale Maresciallo Giardino oppure fino a piazza Mancini, da cui si attraversa a piedi il ponte Duca d’Aosta.
Conviene venire in auto?
Raramente. Nelle sere di evento la viabilità attorno al complesso viene modificata e i parcheggi si esauriscono presto. Meglio fermarsi più lontano e coprire a piedi l’ultimo tratto.
A che ora conviene arrivare?
Due ore e mezza prima è un margine che permette di camminare nel complesso e di entrare senza fretta. Chi si presenta un quarto d’ora prima dell’inizio entra a spettacolo iniziato.
Qual è il settore migliore?
Dipende dalla configurazione della serata. In generale i settori centrali frontali rispetto al palco offrono la resa visiva e acustica migliore, mentre le posizioni molto laterali risentono della distanza e delle riflessioni della copertura.
Il posto sul prato è una buona idea?
Per chi è giovane, abituato e disposto ad arrivare molto presto, sì. Per chi porta bambini, ha difficoltà motorie o vuole vedere l’intera scena, un posto numerato frontale è una scelta più sensata.
Ci sono posti per chi usa la sedia a ruote?
Sì, in numero limitato e in settori dedicati, con collocazione che dipende dalla configurazione della serata. La richiesta va fatta all’organizzazione con largo anticipo.
A che ora finisce?
La fine effettiva di un concerto negli stadi in estate arriva generalmente oltre le undici e mezza, e per essere davvero fuori dall’area serve un’altra ora.
Vale la pena venire da fuori Roma?
Per chi ha un rapporto con quel repertorio, sì: una data negli stadi non è un concerto qualunque, e giugno a Roma offre giornate lunghe e sere tiepide. A patto di trattare la giornata come una giornata romana intera, e non come un trasferimento verso un cancello.
Dopo anni passati ad accompagnare gruppi per Roma, la cosa che mi sento di dire su una serata come questa è che il contenitore conta quanto il contenuto. Un cantautore ventiseienne cresciuto alla Foce di Genova che canta su un prato costruito bonificando un acquitrino, sotto una tensostruttura in teflon progettata per un mondiale di calcio, in mezzo a un complesso di marmo bianco costruito da un regime che voleva impressionare il mondo, a duecento metri da un ponte su cui si combatté una battaglia nel 312. Nessuno di questi elementi è stato messo lì per fare atmosfera, e proprio per questo l’atmosfera funziona. La sola cosa richiesta a chi viene è la più banale: verificare per tempo settore, orario e condizioni di accesso presso chi organizza, arrivare con il margine per guardarsi intorno, bere acqua, e poi cantare.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private, Aziendali e V.I.P. Chi desidera una passeggiata guidata nel Foro Italico e nel quartiere Flaminio, fra architettura degli anni Trenta e architettura contemporanea, accompagnato da una guida abilitata, scrive dalla pagina contatti di TourLeaderPro. Per agenzie e operatori che costruiscono programmi serali e musicali su Roma è attivo un servizio di consulenza nell’area riservata ai tour operator.
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