Lariano (RM)
Lariano si trova sulla provinciale che sale da Velletri verso i Monti Lepini, a una trentina di chilometri da Roma, e il municipio è in Via Santa Eurosia 1, nel centro del paese. Il comune conta poco più di tredicimila abitanti, il CAP è 00076, il centro abitato si sviluppa intorno ai 350 metri sul livello del mare e la quota massima del territorio è il Maschio d'Ariano, 891 metri. Non si paga alcun biglietto: è un paese, si entra e basta, e il parcheggio è gratuito quasi ovunque tranne nei giorni di sagra, quando il Comune apre aree dedicate lungo Via Sausset-les-Pins e Via G. Mechelli. In auto da Roma si prende la Via Appia fino a Velletri e poi si sale, oppure si esce a Valmontone dall'autostrada A1 e si scende verso Artena; in treno si arriva a Velletri con la linea FL4 e si prosegue con l'autobus Cotral che termina corsa a Lariano, Piazza Brass. La stagione forte è settembre, quando la Sagra del Fungo Porcino riempie il paese, ma il pane si compra tutto l'anno e i forni aprono presto la mattina.
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✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Chi arriva a Lariano per la prima volta di solito ci arriva per due motivi: il pane e i funghi. Sono due buoni motivi, e nessuno dei due è un'invenzione turistica. Ma il paese merita qualche ora in più di una sosta gastronomica, perché il bosco che lo circonda nasconde i ruderi di una delle fortezze più contese del Lazio medievale e un villaggio scavato nel tufo che quasi nessuno visita. Tutto il territorio ricade dentro il Parco dei Castelli Romani, e questo spiega perché il castagneto arrivi fin sopra le ultime case.
Dove si trova Lariano (RM) e come ci si arriva da Roma
Geograficamente Lariano occupa il versante orientale del complesso vulcanico dei Colli Albani, alle pendici della catena dell'Artemisio, al margine meridionale del cratere. Confina con Velletri a ovest, con Artena a est, con Rocca di Papa e Rocca Priora a nord, con Cori a sud. È una posizione di cerniera: da qui si vede contemporaneamente la conca dei Castelli e l'inizio della pianura pontina, e chi guida verso sud si accorge di colpo che il paesaggio cambia.
In auto verso Lariano (RM)
La strada più semplice è la Via Appia Nuova, la statale 7, fino a Velletri, poi la salita verso il paese seguendo le indicazioni per Lariano e Artena. Da Roma sud si contano circa quaranta minuti senza traffico e un'ora abbondante nelle ore di punta, perché il tratto fra Albano e Velletri è uno dei più congestionati del sud del Lazio. La variante autostradale passa per la A1 con uscita Valmontone, poi Artena e infine la provinciale che entra a Lariano da est: è meno breve sulla carta, spesso più rapida nei fine settimana. La terza opzione, la più bella, è la strada dei Castelli: Frascati, Rocca di Papa, la Via dei Laghi, poi giù verso Velletri. Ci si mette più tempo, si vede il lago di Albano e si attraversa il bosco: se avete l'auto e una mezza giornata, è la scelta giusta.
Con i mezzi pubblici: treno e autobus per Lariano (RM)
Lariano non ha più una stazione attiva. Il nodo è Velletri, capolinea della linea regionale FL4 che parte da Roma Termini: il viaggio dura circa un'ora e i treni sono frequenti anche la domenica. Dal piazzale della stazione di Velletri parte l'autobus Cotral che risale a Lariano e termina corsa a Piazza Brass, nel centro del paese; il percorso conta una manciata di fermate e in condizioni normali si esaurisce in una ventina di minuti. Gli orari cambiano fra periodo scolastico ed estivo, e la domenica le corse si diradano parecchio: conviene controllare il quadro orario aggiornato sul sito del vettore prima di partire, soprattutto per il ritorno serale, perché l'ultima corsa utile verso Velletri è più presto di quanto si immagini.
Quanto tempo serve per vedere Lariano (RM)
Mezza giornata basta per il paese: il giro del centro, la chiesa, il forno, una passeggiata sul belvedere. Una giornata intera serve se si sale al Maschio d'Ariano, e in quel caso il calcolo è diverso, perché il sentiero completo dal fondovalle impegna circa quattro ore fra andata e ritorno. Il mio consiglio, da chi accompagna gruppi da vent'anni su queste strade: abbinate Lariano a Velletri nella stessa uscita. I due paesi hanno una storia comune e conflittuale, e capire l'uno senza l'altro è come leggere metà di una lettera.
I numeri di Lariano (RM)
Il comune di Lariano appartiene alla Città metropolitana di Roma Capitale, il prefisso telefonico è 06, la popolazione supera i tredicimila abitanti e la densità è alta per un comune montano perché il costruito si concentra tutto nella conca, mentre il resto del territorio è bosco. Il clima è mite con inverni piovosi, le precipitazioni annue si aggirano sui 1200 millimetri e d'estate la colonnina può toccare i trentacinque gradi nel fondovalle, ma in quota si respira. La patrona è Sant'Eurosia. Il gemellaggio più antico, dal 1980, è con Sausset-les-Pins in Provenza, e non è un dettaglio decorativo: la via che porta il nome del comune francese è quella dove d'estate si parcheggia per la sagra.

Il pane casereccio di Lariano (RM)
Il pane di Lariano è il prodotto che ha portato il nome del paese in mezzo Lazio, ed è riconosciuto fra i prodotti agroalimentari tradizionali della Regione Lazio. Non è una denominazione europea: è un riconoscimento regionale che certifica una tradizione produttiva consolidata, e la differenza conta, perché chi vi dice che sia un marchio comunitario vi sta raccontando una cosa che non è. La forma classica è una pagnotta grande, scura fuori e dentro, con una crosta spessa che scricchiola sotto il coltello e una mollica compatta di colore ambrato.
Come si fa il pane di Lariano (RM)
Gli ingredienti dichiarati sono quattro: farina integrale di grano tenero, farina di tipo 00, lievito naturale, acqua e sale. Il lievito madre è la chiave dell'intera faccenda. Viene rinnovato di giorno in giorno nei forni di famiglia, e la lievitazione lunga spiega sia l'acidità leggera che si sente al palato sia la durata del pane, che a differenza della rosetta romana regge diversi giorni senza diventare immangiabile. L'impasto viene lavorato con metodi che i panificatori del paese dichiarano immutati da oltre due secoli, con una fase di riposo lunga e una formatura a mano che lascia la pagnotta volutamente irregolare.
Perché il forno a legna di castagno cambia il risultato
La cottura avviene in forni a legna alimentati con fascine di castagno, e questo è il punto in cui geografia e cucina coincidono. Il castagneto copre buona parte dei versanti dell'Artemisio, la legna è a chilometro zero da secoli, e il castagno ha una combustione che produce una fiamma vivace e poi una brace lunga: la pagnotta prende in pochi minuti la crosta scura e poi cuoce piano nel calore residuo della volta. Chi ha assaggiato lo stesso impasto cotto in un forno elettrico se ne accorge subito. Manca l'aroma affumicato leggero, e la crosta viene più sottile.
Come si mangia il pane di Lariano (RM) e quanto dura
Questo pane regge i sapori forti. Va con le carni, con i salumi stagionati, con i pecorini maturi, con la minestra di fagioli. Fresco, la sua destinazione naturale è la bruschetta: fetta spessa, abbrustolita sulla brace, aglio strofinato e olio nuovo. Dal secondo giorno migliora nelle zuppe, e al quarto si gratta per la panzanella o si impiega nelle polpette. Un'opinione netta, dopo molte colazioni fatte qui: comprate la pagnotta intera e non il mezzo chilo affettato. La pagnotta grande si asciuga più lentamente, e il pane di Lariano affettato in anticipo perde metà del suo senso in ventiquattro ore.
Dove si compra il pane a Lariano (RM)
I forni del paese sono diversi e quasi tutti a conduzione familiare, distribuiti fra il centro e le vie di accesso. Aprono molto presto, e la regola locale è semplice: il pane migliore è quello della prima infornata del mattino. Nei giorni di festa e durante le sagre le pagnotte finiscono prima di mezzogiorno. Diffidate dei banchi che vendono pane di Lariano fuori dal comune senza indicare il forno di provenienza: il nome viene usato con larghezza, e non tutto ciò che porta quell'etichetta esce davvero da un forno a legna larianese.

Il fungo porcino e le sagre di Lariano (RM)
Lariano è, insieme a Velletri, la capitale laziale del porcino. Il motivo è ecologico prima che gastronomico: il castagneto ceduo dell'Artemisio, su suolo vulcanico profondo e con 1200 millimetri di pioggia l'anno, è l'ambiente ideale per il Boletus, che fruttifica in due ondate, una tarda primaverile e una autunnale, più abbondante. Da questo dipende il calendario delle feste.
La Sagra del Fungo Porcino di Lariano (RM)
Nel 2026 la Sagra del Fungo Porcino si è tenuta dal 10 al 13 settembre, con gli stand in Piazza dell'Anfiteatro, a due passi da Piazza Sant'Eurosia. Le serate si aprivano alle ventuno con i concerti: giovedì il tributo a Ultimo dei Sogni Appesi, venerdì il tributo a Claudio Baglioni di Tutti Qui Live, sabato Zucchero e Derivati, domenica lo spettacolo multiartista Tali e Quali. Gli stand gastronomici funzionavano tutte le sere nei quattro giorni, con servizio anche a pranzo il sabato e la domenica. Il listino ufficiale della manifestazione indicava il panino con i porcini a 6 euro, il primo piatto con bevanda a 10 euro, il menu completo con pasta, panino e vino o acqua a 14 euro, la pizza ai porcini a 10 euro; era prevista un'offerta senza glutine. Il parcheggio gratuito era attivo dal 10 al 15 settembre lungo Via Sausset-les-Pins e Via G. Mechelli, e i negozi del paese restavano aperti fino a mezzanotte il 12 e il 13. Il sabato mattina, alle otto, partiva da Piazza Martiri della Libertà una camminata guidata nel bosco organizzata dalla Pro Loco insieme ai gruppi escursionistici locali. Per le edizioni future le date e i prezzi vanno riscontrati sulle comunicazioni ufficiali del Comune e della Pro Loco, perché cambiano di anno in anno.
La Sagra della Bruschetta con il pane di Lariano (RM)
La seconda festa per notorietà è quella della bruschetta, che celebra l'incontro fra il pane locale e l'olio dei Castelli. È una sagra di maggio, legata alle giornate lunghe e alla fine della potatura. La formula è quella classica delle feste di paese: fette abbrustolite sulla brace davanti a tutti, aglio, olio, sale, e le varianti con il pomodoro o con i funghi sott'olio. Vale la pena andarci per una ragione tecnica: è l'unico contesto in cui si vede il pane di Lariano trattato come materia prima e non come accompagnamento, e la differenza fra una bruschetta fatta con quel pane e una qualsiasi si capisce in un morso.
Le altre feste dell'anno a Lariano (RM)
Il calendario larianese prevede inoltre la Sagra della Pizza e della Birra in estate, la Festa dei prodotti tipici locali e del Pane di Lariano nella stagione calda, e la Festa della Polenta in pieno inverno, quando il freddo della conca giustifica un piatto che altrove sarebbe fuori luogo. Buona parte degli eventi si svolge nel piazzale dell'Anfiteatro Comunale, che è il vero salotto pubblico del paese. Le date precise variano ogni anno e vengono pubblicate dal Comune e dalla Pro Loco: prima di mettersi in strada conviene verificarle.
Come si mangia alle sagre di Lariano (RM) senza sbagliare
Consiglio pratico da professionista: alle sagre di Lariano si arriva presto. Non alle nove di sera, quando la fila agli stand è lunga e i tavoli sono occupati, ma alle diciannove e trenta, appena aprono. Si mangia con calma, si finisce in tempo per il concerto e si torna all'auto senza attraversare la folla. Secondo punto: il piatto giusto è quello semplice. Le fettuccine ai porcini valgono la trasferta, la pizza ai porcini è onesta, mentre le preparazioni più elaborate degli stand tendono a coprire il fungo invece di esaltarlo. Terzo punto, meno gradevole ma vero: nelle stesse settimane anche Velletri organizza la sua manifestazione dedicata al porcino, con un calendario più lungo. Sono due eventi distinti, con due organizzazioni diverse e due atmosfere diverse. Quella di Lariano è più piccola, più di paese, e a mio parere più autentica.

Una curiosità su Lariano (RM)
Il nome di Lariano nasce da un errore di grammatica popolare durato secoli. Sul monte sopra il paese, in età romana, esistevano una o più ville della gens Arria, e il toponimo latino che ne derivò fu Arianum, cioè il fondo degli Arrii. Quando nel Medioevo il castello divenne il riferimento del territorio, la gente del posto non diceva Arianum, diceva l'Arianum, con l'articolo. Poi l'articolo si saldò al nome, l'apostrofo sparì dalla pronuncia e dalla scrittura, e ne uscì Lariano. È un fenomeno che i linguisti chiamano concrezione dell'articolo, lo stesso che ha trasformato la Puglia in Lecce da Lupiae in altri contesti e che in italiano ha prodotto parole come lonza o lusignolo nella lingua antica.
La curiosità vera, però, è un'altra: il fenomeno si è verificato due volte, in due direzioni opposte, sullo stesso territorio. Il monte che domina il paese si chiama Maschio d'Ariano, e lì l'articolo non si è saldato, perché la preposizione lo teneva staccato. Così oggi il paese si chiama Lariano con la elle, e la montagna che gli ha dato il nome si chiama Ariano senza. Due forme della stessa parola, a duecento metri di dislivello l'una dall'altra, congelate in due stadi diversi della stessa evoluzione. Chi guida un gruppo qui e riesce a raccontare questa cosa davanti alla vista del Maschio ottiene sempre la stessa reazione: la gente guarda la montagna in un altro modo.
Aggiungo un particolare che quasi nessuno cita. La tradizione locale, riportata da più di una fonte erudita, colloca nel 328 avanti Cristo il momento in cui il castello detto dell'Algido avrebbe assunto il nome di Ariano. È una data che va presa per quello che è, cioè una tradizione, non un fatto documentato: nessuna fonte antica superstite la conferma, e il primo documento che nomina Lariano risale al 1140. Ma il fatto che la memoria del paese abbia sentito il bisogno di darsi una data così alta dice molto su quanto Lariano tenga alle proprie radici romane.
Il Maschio d'Ariano, la montagna che ha dato il nome a Lariano (RM)
Sopra il paese si alza la catena dell'Artemisio, il bordo esterno del cratere del Vulcano Laziale, che disegna un ferro di cavallo attorno alla conca. Il punto più alto di quella catena è il Maschio d'Ariano, 891 metri, e la cima è segnata da una croce metallica. Poco sotto, il Colle del Vescovo raggiunge i 775 metri. Da lassù, nelle giornate limpide, lo sguardo prende contemporaneamente la pianura pontina, il profilo dei Monti Lepini e, verso nord, l'intera conca dei Castelli con i laghi.
Il monte Algido degli antichi
Per i Romani questo rilievo era il mons Algidus, l'Algido, e il nome dice già il clima: algidus in latino significa gelido. Era un luogo sacro. Quinto Orazio Flacco, nel Carme secolare composto per i ludi saeculares del 17 avanti Cristo, invoca Diana e nomina l'Algido fra i monti a lei cari: la montagna sopra Lariano entra così nella poesia ufficiale dell'età di Augusto. La tradizione erudita successiva ha collocato quassù un tempio della dea, ma di quel santuario non esistono resti identificati con certezza, e sul punto conviene essere prudenti: ciò che è documentato è il carattere sacro del monte nella percezione degli antichi, non un edificio.
La ragione per cui l'Algido compare tanto spesso nelle fonti è strategica. Dal valico che il monte domina passava la direttrice che collegava Roma con la Campania, e chi teneva il passo controllava il traffico. Tito Livio, nella sua storia di Roma, racconta che qui Romani ed Equi si affrontarono a più riprese per circa due secoli: l'Algido è uno dei nomi ricorrenti della guerra arcaica del Lazio, al pari di Corioli e di Preneste, l'odierna Palestrina.
I ruderi del castello sul Maschio d'Ariano
Di quello che fu la fortezza più contesa dei Colli Albani resta poco: lembi di muratura, tracce di taglio nella roccia, un balcone naturale che si affaccia sul vuoto. La demolizione fu voluta e completa, e chi arriva in cima aspettandosi una rocca resta deluso. Chi invece sa cosa cerca legge nel terreno il perimetro, riconosce i tagli artificiali nel tufo e capisce perché quel punto valesse una guerra: da lì si vedono a occhio nudo entrambe le vie di penetrazione verso Roma, e nel Quattrocento questo significava potere.
Il villaggio rupestre sotto la cima
La cosa più straordinaria del Maschio non è in cima, è appena sotto. Scendendo sul versante che guarda la Fonte Donzella si incontrano sette nuclei di abitazioni scavate nel tufo. Il primo nucleo comprende cinque dimore con planimetrie articolate e corridoi che penetrano nella roccia fino a sette metri. All'interno si riconoscono nicchie per le lucerne, canne fumarie, ripostigli, ambienti di vita. Non è un cimitero e non è un rifugio provvisorio: è un insediamento stabile scavato nella pietra, e si visita in silenzio, perché non c'è custode, non c'è biglietteria e non c'è nessuno a spiegarvelo. Sul versante si segnalano anche sepolture riferite all'età del ferro, segno che la frequentazione del monte precede di molto sia i Romani sia i castellani medievali.
Il sentiero per il Maschio d'Ariano
Si sale dal versante di Velletri. Il percorso classico parte dalla zona del cimitero, segue Via del Cigliolo e Via Fontana Marcaccio fino alla Fontana Marcaccio, a quota 630 metri, poi prende la strada bianca di Via Monte Artemisio che coincide con il sentiero 523 del Parco. Dopo una ventina di minuti si incontra il Rifugio Monte Artemisio; proseguendo per circa un'ora si arriva alla Valletta del Lupo, dove il sentiero 523a piega a sinistra e risale una trincea stretta scavata nel tufo che porta direttamente ai ruderi. Il giro completo, villaggio rupestre compreso, impegna circa quattro ore. Esiste anche una versione breve, di circa cinque chilometri e due ore e mezza, con partenza dalla Casa del Parco Rifugio Forestale dell'Artemisio, classificata fra il turistico e l'escursionistico: è quella che il Parco utilizza per le escursioni guidate dai guardaparco, a numero chiuso e su prenotazione.
Un avvertimento che nessun depliant vi darà. Il bosco dell'Artemisio in autunno è pieno di cercatori di funghi, e i sentieri secondari sono un labirinto di tracce identiche fra loro. Se non conoscete la zona, restate sul 523 e sul 523a, che sono segnati, e non improvvisate scorciatoie: la copertura telefonica in alcuni valloni è nulla e il buio in mezzo al castagneto arriva prima di quanto l'orologio suggerisca.

Una cosa che non ti dice nessuno su Lariano (RM)
Lariano è un comune giovanissimo. È nato il 28 agosto 1967, con un decreto del Presidente della Repubblica, il numero 825, che sancì il distacco da Velletri. Prima di quella data Lariano non esisteva come ente: era una frazione, e le sue pratiche si facevano in municipio a Velletri, a sette chilometri di distanza. Chi visita il paese dà per scontato che sia sempre stato lì con il suo campanile e il suo sindaco, e invece l'autonomia amministrativa è più recente della televisione a colori in Italia.
La parte che non si racconta quasi mai è quanto sia costata. Il comitato per l'autonomia comunale si costituì nel 1957: dieci anni esatti di battaglia amministrativa prima del decreto. E il decreto non chiuse la vicenda. Dopo il 1967 alcuni cittadini di Velletri presentarono ricorso al Consiglio di Stato per ottenere l'annullamento della costituzione del nuovo comune, e per un periodo l'esistenza stessa di Lariano rimase appesa a un giudizio. L'ultimo atto burocratico della separazione, l'aggiornamento catastale che ha staccato definitivamente le particelle larianesi da quelle veliterne, è arrivato decenni dopo. Ogni 28 agosto il paese celebra l'anniversario dell'autonomia, e nel 2026 era il cinquantanovesimo.
Perché questo cambia il modo di guardare il paese? Perché spiega l'identità larianese, che a un visitatore distratto sembra campanilismo e invece è memoria storica precisa. Lariano fu comune autonomo nel Medioevo, con un castello, un sindaco e una popolazione probabilmente superiore a quella di Marino e di Rocca di Papa. Perse tutto nel Quattrocento, quando la fortezza venne rasa al suolo e il territorio donato a Velletri come premio di guerra. Quindi il 1967 non è, per i larianesi, la nascita di un comune nuovo: è la restituzione di qualcosa che era stato tolto con la forza cinque secoli prima. Detto in paese, questa frase la sentirete pronunciare con una certa intensità.
La storia di Lariano (RM)
La vicenda storica di Lariano è quella di un punto strategico conteso, e si legge meglio se la si divide in quattro tempi: il fondo romano, il castello medievale, la distruzione, il paese contadino.
Le ville romane e il nome di Lariano (RM)
Il territorio, per posizione e clima, attirò presto l'aristocrazia romana, che vi costruì ville di campagna. Reperti provenienti da questa zona sono confluiti nelle collezioni dei Musei Vaticani e nel museo civico di Velletri. Fra quelle proprietà, una o più appartenevano alla gens Arria, e da lì Arianum, poi Larianum. Il monte sopra di esse era già celebre da secoli come Algido.
Lariano (RM) nel Medioevo: la rocca praetiosa
Il primo documento che nomina Lariano è del 1140. La tradizione locale attribuisce a un Demetrio, figlio di Melosio, la ricostruzione del castello nel X secolo, per dare rifugio sicuro alle popolazioni durante le incursioni saracene che nell'846 avevano colpito Roma: anche questa è una notizia di tradizione erudita, che va distinta dalla documentazione d'archivio. Quello che è certo è il ruolo della rocca nei due secoli successivi. Il castello controllava da un lato la direttrice appia e dall'altro la direttrice anagnina, e questa doppia vista lo rese oggetto delle mire delle famiglie più potenti del Lazio: i Conti di Tuscolo, gli Annibaldi, i Savelli e soprattutto i Colonna.
La Chiesa romana rivendicò il dominio diretto sulla rocca nel conclave tenuto a Viterbo nel 1269, dove il castello di Lariano fu definito praetiosa, cioè prezioso: un aggettivo che in un atto pontificio equivale a una dichiarazione di interesse strategico. I territori erano passati sotto dipendenza della Chiesa già in età precedente, sotto papa Alessandro III. Nel 1200 papa Innocenzo III giudicò il luogo tanto sicuro da farvi rifugiare il visconte di Campiglia, prigioniero dei romani durante la guerra contro Viterbo. Nel 1235 papa Gregorio IX incluse la rocca fra le Castellanie della Chiesa, e papa Clemente IV ne affidò la custodia a un cavaliere templare, fra Raimondo.
Alla morte di Clemente IV, il 29 novembre 1268, con il soglio pontificio vacante, Ricciardello Annibaldi occupò di sorpresa il castello dopo scorrerie nel territorio. Le milizie di Velletri, sollecitate dal Collegio dei cardinali riunito a Viterbo, tentarono più volte di riprenderlo in nome della Chiesa, e fallirono. Ci riuscirono invece i Colonna. Alla fine del Trecento la fortezza era di Niccolò Colonna, che la tenne finché l'antipapa Clemente VII non la consegnò a Giordano Orsini; i Colonna la recuperarono e la mantennero fino al 1412, anno in cui Teobaldo Annibaldi riuscì a riconquistarla.
La distruzione del castello di Lariano (RM)
Il punto di rottura arriva nel Quattrocento. Nel 1417 il cardinale Oddone Colonna sale al soglio pontificio come Martino V, e nel 1427 assegna il castello in vicariato al nipote, il cardinale Prospero Colonna. Martino V muore nel 1431; il successore, Eugenio IV, revoca in blocco i privilegi concessi dal predecessore alla propria famiglia. I Colonna si ribellano, e la rivolta costringe il papa a fuggire da Roma in barca lungo il Tevere, riparando prima a Firenze e poi a Bologna. Eugenio IV risponde con la scomunica, che comporta la confisca dei beni: fra questi, il castello di Lariano con i territori annessi.
Scoppia la guerra. Ottomila fanti pontifici riconquistano alla Chiesa Albano Laziale, Castel Gandolfo, Civita, Zagarolo e perfino Palestrina, feudo principale dei Colonna. Lariano no. Il papa manda allora quattromila fanti ad assediare la rocca, e a questi si aggiungono ottocento soldati veliterni guidati da Paolo Annibaldi della Molara. L'attacco è in massa; i difensori si asserragliano armati nella chiesa di San Silvestro. La resistenza dura ancora qualche tempo, finché i larianesi, sfiniti e senza speranza di soccorso da altre casate, capitolano. Il 26 ottobre 1436 escono dal castello in segno di resa Nardo Di Stefano e Cola di Nardo, sindaci.
La fortezza viene incendiata e rasa al suolo, e il territorio donato da Eugenio IV a Velletri in riconoscenza dell'aiuto militare. Ma la partita non si chiude. Nel 1447 papa Niccolò V restituisce il possesso al cardinale Prospero Colonna; nel 1458 la località è nelle mani dei fratelli Prospero e Odoardo Colonna, e Odoardo la vende alla sorella Vittoria, che nello stesso anno la cede a Pio II. È Pio II a disporre l'abbattimento definitivo della rocca, che Prospero stava facendo ricostruire, e nel 1463 lo stesso papa, dichiarando avvenuta la demolizione, riconosce il possesso a Vittoria Colonna e ai suoi parenti. Nel 1493 Alessandro VI sancisce infine il possesso delle rovine alla città di Velletri. Gli eredi Colonna continuarono a rivendicare il suolo della fortezza, e la Santa Sede chiuse la vertenza con una spartizione del territorio fra Velletri e la famiglia, fissando il confine sulla cima del Maschio. Chi cammina oggi sul crinale attraversa, senza accorgersene, una linea tracciata da un arbitrato pontificio.
Dopo la rocca: briganti e contadini a Lariano (RM)
Dopo la distruzione, la popolazione si divise. Si è supposto che gli uomini d'arme accettassero il trasferimento a Velletri per continuare il mestiere delle armi, mentre i contadini rimasero dove erano nati. Il centro attuale nacque da capanne addossate al versante sotto il Maschio, che diventarono un vero centro agricolo fra la fine del Seicento e i primi del Settecento. Nei secoli successivi i ruderi in quota ebbero una seconda vita come rifugio di briganti: fra questi si ricorda il famoso Gasperone, uno dei nomi più noti del brigantaggio dello Stato Pontificio. Il bosco che oggi si percorre per diletto era, allora, il luogo che nessuno attraversava di notte.
La ferrovia che passava da Lariano (RM)
Un capitolo dimenticato è quello ferroviario. La linea Velletri-Segni faceva parte del progetto ottocentesco dello Stato Pontificio per collegare Roma a Ceprano e poi a Napoli: la concessione andò alla società che gestiva la Pio Latina, e il 27 gennaio 1862 i binari raggiunsero Segni, con l'estensione a Ceprano entro dicembre dello stesso anno. Il tracciato toccava Lariano, che ebbe la sua stazione. Fu una linea a binario semplice, mai elettrificata, con la sede predisposta per un raddoppio che non venne mai realizzato. Dal 1892, con l'attivazione della variante fra Ciampino e Segni, la Velletri-Segni fu declassata a linea locale. Il servizio viaggiatori cessò il 20 febbraio 1957, sostituito da autocorse; il traffico merci proseguì ancora, sul tronco Velletri-Lariano, fino al 1966, ed era in buona parte legato alle spedizioni di legname di castagno destinato ai pali telegrafici. Il fabbricato della stazione di Lariano è ancora in piedi, con i colori e le scritte dell'epoca: è una delle cose più fotogeniche del paese e non compare su nessuna cartolina.
Il 1967 e la Lariano (RM) di oggi
Il resto è storia recente: il decreto del 28 agosto 1967, il ricorso al Consiglio di Stato, la costruzione del municipio, la crescita demografica che ha portato il comune oltre i tredicimila abitanti. La biblioteca comunale è stata istituita nel 2007 e fa parte del consorzio del sistema bibliotecario dei Castelli Romani. Il dialetto larianese, molto vicino al velletrano, si sente sempre meno fra i giovani. La squadra di calcio locale, l'Atletico Lariano, porta nel nome l'anno 1963, cioè quattro anni prima che il comune esistesse: un dettaglio che vale più di molte pagine sull'identità di questo posto.
Il consiglio che ti do per visitare Lariano (RM)
Il consiglio è uno solo, e va contro il modo in cui quasi tutti visitano questo paese: non venite a Lariano di domenica pomeriggio in settembre. Venite un martedì mattina di ottobre. Vi spiego perché, con numeri alla mano.
Nelle giornate di sagra il paese riceve in poche ore un numero di visitatori superiore a quello dei suoi residenti. La provinciale che sale da Velletri è a una corsia per senso di marcia, e il risultato è una coda che parte dal bivio e arriva in centro. Gli stand sono affollati, i forni hanno esaurito il pane entro mezzogiorno, il bosco è pieno di gente e i sentieri sono percorsi da chi cerca funghi. Si mangia bene e ci si diverte, ma di Lariano non si vede nulla: si vede una festa, che potrebbe svolgersi ovunque.
Un martedì mattina di metà ottobre il quadro cambia. Il pane esce dal forno alle sette, c'è ancora la prima infornata alle nove, si parcheggia davanti alla chiesa, il bar della piazza serve una colazione che costa la metà di Roma. Alle dieci si parte per il Maschio: la temperatura in quota è perfetta, il castagneto ha il colore giusto, l'aria dopo le prime piogge è tersa e dal balcone di roccia si vedono i Lepini fino al mare. Si rientra alle due, si pranza in una trattoria dove non serve prenotare, e nel pomeriggio si scende a Velletri per il museo civico. È una giornata piena, costa poco e restituisce il paese vero.
Secondo consiglio, minore ma utile: portate un contenitore rigido. Se comprate il pane e volete portarlo a casa intatto, la pagnotta grande in una busta di plastica suda e la crosta si ammoscia. Un sacchetto di carta dentro una borsa di tela funziona meglio. E se salite in quota, calzature con suola scolpita: il tufo bagnato del sentiero 523a è viscido come il sapone. Per gruppi organizzati e visite accompagnate nel Lazio ci si può rivolgere a professionisti abilitati come quelli di TourLeaderPro, che lavorano regolarmente su questi itinerari.
Le chiese di Lariano (RM)
Lariano non ha un patrimonio ecclesiastico monumentale, e chi arriva cercando affreschi medievali sbaglia indirizzo: il paese, ricordiamolo, è nato come aggregato di capanne contadine dopo la distruzione della rocca, e le sue chiese raccontano una devozione rurale, non una committenza aristocratica. Questo però non le rende meno interessanti, perché sono documenti di una religiosità legata al lavoro dei campi.
La parrocchia di Santa Maria Intemerata a Lariano (RM)
La chiesa parrocchiale è in Piazza Sant'Eurosia 5, appartiene alla diocesi suburbicaria di Velletri-Segni e serve l'intera popolazione del comune. La dedicazione risale al 5 maggio 1950, quindi l'edificio attuale è novecentesco. La facciata presenta un piccolo portico che richiama le chiese paleocristiane, una scelta di gusto coerente con l'architettura sacra italiana di quegli anni; all'interno, la navata centrale è scandita da grandi vetrate con i volti degli apostoli, che nelle ore centrali della giornata proiettano colore sul pavimento. La festa titolare di Santa Maria Intemerata cade l'ultima domenica di maggio. Gli orari delle celebrazioni cambiano fra periodo estivo e invernale, e vanno riscontrati sul sito della parrocchia o su quello della diocesi.
La Madonna del Buon Consiglio
La seconda chiesa del paese è dedicata alla Madonna del Buon Consiglio e fu edificata nel 1785 per rispondere alle esigenze della popolazione contadina, che viveva sparsa sui poderi e faticava a raggiungere il centro. La data è significativa: siamo in pieno Settecento, il centro agricolo si è consolidato da meno di un secolo, e una comunità che costruisce la propria seconda chiesa è una comunità che sta crescendo. Oggi è un santuario collegato alla parrocchia, con una celebrazione domenicale propria.
Sant'Eurosia, la patrona di Lariano (RM)
La patrona di Lariano è una santa boema morta in Spagna, e già questo basterebbe a incuriosire. Secondo la tradizione agiografica, Eurosia nacque intorno all'864 con il nome di Dobroslava, figlia di un duca di Boemia, e fu allevata alla corte del duca Boriboj e della duchessa Ludmilla, ricevendo il battesimo nell'877 fra i primi cristiani del suo paese. Promessa sposa a un principe aragonese, durante il viaggio verso la Spagna nell'880 cadde prigioniera di un capo moro; rifiutò di abiurare la fede e di sposarlo, e fu martirizzata a circa sedici anni. L'iconografia la mostra con le mani recise.
Come sia arrivato in un paese dei Castelli Romani il culto di una martire pirenaica è questione aperta: le ipotesi più ricorrenti chiamano in causa i Colonna, con i loro rapporti spagnoli, oppure soldati iberici di passaggio nel Settecento. Quello che è chiaro è il motivo per cui ha attecchito. Eurosia è invocata contro la grandine e le tempeste, e un paese di contadini e vignaioli aggrappato al versante di una montagna, dove una grandinata di giugno cancella il raccolto dell'anno, non poteva scegliere protettrice più adatta. La festa patronale si celebra a fine maggio, e un tempo la ricorrenza tornava anche l'ultima domenica di ottobre; il calendario diocesano indica il 25 giugno come giorno della santa. Alle celebrazioni si accompagnavano corse degli asini, albero della cuccagna, fuochi d'artificio e visitatori dai paesi vicini: la festa di Sant'Eurosia era, per generazioni, il giorno più importante dell'anno larianese.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che i Castelli Romani sono terra di vino e che Genzano e Lariano sono terra di pane. Quasi nessuno collega le due cose alla vera causa, che è geologica: il suolo. I Colli Albani sono un vulcano spento, e il vulcano ha lasciato tre cose che spiegano l'intera economia di questi paesi.
La prima è il tufo. Roccia tenera, si scava con attrezzi semplici: ecco perché sul Maschio d'Ariano esistono sette nuclei di abitazioni rupestri, ecco perché il sentiero sale dentro una trincea intagliata nella pietra, ecco perché in tutta l'area ci sono cantine ipogee. Dove il tufo affiora, l'uomo scava invece di costruire, e lo fa da millenni.
La seconda è la fertilità. I suoli vulcanici sono ricchi di potassio e fosforo, trattengono l'acqua e drenano il superfluo: la vite ci prospera, e la stessa combinazione fa crescere un castagneto vigoroso. Il castagno, a sua volta, produce due cose che a Lariano contano: la legna da fascina e il micelio ideale per il porcino. Tutta la gastronomia locale discende da lì.
La terza è l'acqua. Il complesso vulcanico funziona come una spugna: l'acqua piovana penetra nei materiali porosi, scende fino agli strati impermeabili e riemerge in sorgenti lungo i versanti. Le fonti che i sentieri incontrano, dalla Fontana Marcaccio alla Fonte Donzella, non sono episodi pittoreschi: sono il motivo per cui un insediamento in quota era possibile e per cui un castello poteva reggere un assedio. Nel 1436 la rocca cedette per fame e per mancanza di soccorsi, non per sete.
Il fatto poco citato, in sostanza, è questo: l'eruzione che ha formato il Vulcano Laziale centinaia di migliaia di anni fa determina ancora oggi che cosa mangiate a pranzo a Lariano. Il pane cotto con la legna di castagno, il fungo raccolto sotto quel castagno, il vino dei Castelli: tre prodotti, una sola causa.
I boschi di Lariano (RM) e il Parco dei Castelli Romani
Il Parco Regionale dei Castelli Romani è stato istituito con la legge regionale numero 2 del 13 gennaio 1984 e tutela circa 15.000 ettari distribuiti su sedici comuni: Albano Laziale, Ariccia, Castel Gandolfo, Ciampino, Frascati, Genzano di Roma, Grottaferrata, Lanuvio, Lariano, Marino, Monte Compatri, Monte Porzio Catone, Nemi, Rocca di Papa, Rocca Priora e Velletri, per un bacino di circa 350.000 residenti. Quasi tutto il territorio comunale di Lariano ricade nel perimetro dell'area protetta.
Il castagneto sopra Lariano (RM)
La formazione dominante è il castagneto, governato a ceduo, cioè tagliato a turno per ricavarne pali e fascine. È un bosco lavorato, non una foresta vergine, e si vede: i polloni crescono a ciuffi dalle vecchie ceppaie, le piste di esbosco tagliano i versanti. Accanto al castagno compaiono il faggio nelle esposizioni fresche di quota, i boschi misti, le cerrete e un sottobosco mediterraneo con viburno, ligustro e corbezzolo. Chi sale in novembre trova il terreno coperto di ricci: la raccolta delle castagne, dove consentita, è un'altra delle economie storiche del paese.
Gli animali dell'Artemisio
La fauna del parco comprende istrice, tasso e scoiattolo fra i mammiferi, poiana, sparviero e falco pellegrino fra i rapaci, germano reale e airone cenerino sugli specchi d'acqua, e fra i rettili la rara testuggine di Hermann. Il dato più significativo degli ultimi anni è il ritorno del lupo nell'area protetta. Non è un pericolo per chi cammina, è un indicatore ecologico: un predatore all'apice torna solo dove la catena alimentare regge. Il toponimo Valletta del Lupo, che il sentiero attraversa, esisteva molto prima di questo ritorno.
Raccogliere funghi intorno a Lariano (RM)
La raccolta dei funghi epigei nel Lazio è regolata: servono un'autorizzazione e il rispetto dei limiti giornalieri di quantità, e all'interno del parco valgono prescrizioni ulteriori. Le modalità per ottenere il tesserino e i quantitativi ammessi vanno verificati presso il Comune e l'Ente Parco prima di uscire con il cestino. Una raccomandazione che vale più di ogni regolamento: il porcino ha sosia velenosi, e nessuna app di riconoscimento fotografico è affidabile. Se non avete esperienza, comprate i funghi dai banchi autorizzati e lasciate perdere il bosco.
La Via Francigena del sud e Lariano (RM)
Nei pressi passa una variante della Via Francigena del sud, il ramo che dai Castelli scende verso la Campania e la Puglia sulle tracce dell'antica direttrice verso il Meridione. È un itinerario per camminatori con esperienza, non una passeggiata domenicale: le tappe sono lunghe, l'ospitalità va organizzata in anticipo e la segnaletica nei tratti boscosi è discontinua. Chi la percorre attraversa esattamente lo stesso valico che gli eserciti romani e le milizie pontificie si sono contesi per venti secoli.

La foto giusta da fare a Lariano (RM)
La fotografia che vale il viaggio non è in paese. È dal balcone di roccia sotto i ruderi del Maschio d'Ariano, a 891 metri, e si scatta guardando a sud. In primo piano il bordo tagliato del tufo, poi il castagneto che precipita, poi la pianura pontina che si apre come un tavolo, e sul fondo la muraglia dei Monti Lepini. Nelle giornate di tramontana, dopo una perturbazione, si distingue la linea del mare e il profilo del Circeo. È una fotografia che spiega in un'immagine sola perché qui sia sorto un castello: si vede tutto, e chi si vede da qui non può arrivare di sorpresa.
Le condizioni giuste: fine ottobre o novembre, poche ore dopo la pioggia, con il cielo lavato. La luce migliore è quella del tardo pomeriggio, quando il sole radente scolpisce i crinali dei Lepini e il castagneto va sul rame. Attenzione all'orario di rientro, però: in quella stagione fa buio verso le cinque e mezza, e scendere il 523a al buio è sconsigliato. Se dovete scegliere fra la luce perfetta e il rientro con la luce, scegliete il rientro.
La seconda fotografia, per chi non sale, è il fabbricato della vecchia stazione ferroviaria, con i colori e le scritte originali ancora leggibili. È un soggetto da luce piatta, meglio in giornata coperta, e restituisce un pezzo di Italia ottocentesca sopravvissuto per distrazione. La terza, la più facile, è la fila delle pagnotte appena sfornate su un tavolo di legno: fotografatele in controluce laterale davanti alla bocca del forno, senza flash, e vedrete la crosta.
Un'avvertenza sulla fotografia in paese: Lariano non è un borgo cartolina. Le case sono in gran parte del secondo Novecento, le facciate sono intonacate di recente, non troverete vicoli medievali perché il medioevo qui è stato demolito per decreto papale. Se cercate quel tipo di immagine, la trovate a Artena, a mezz'ora di strada. Meglio saperlo prima che dopo.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è del 458 avanti Cristo, o del 457 secondo altre cronologie, e riguarda il monte sopra il paese. Il console Lucio Minucio Esquilino Augurino si era fatto accerchiare sull'Algido dagli Equi comandati da Gracco Clelio. Cinque cavalieri riuscirono a forzare il blocco e portarono a Roma la notizia; il Senato nominò dittatore Lucio Quinzio Cincinnato, che secondo la tradizione fu chiamato mentre arava il proprio campo. Cincinnato radunò un esercito, marciò di notte verso il monte e circondò a sua volta gli assedianti con una palizzata; gli assediati, sentendo il clamore dei loro, contrattaccarono, e gli Equi, presi fra due fuochi, dovettero arrendersi al termine di una battaglia notturna e rumorosissima. Cincinnato celebrò il trionfo e depose la dittatura sedici giorni dopo averla assunta, su un mandato che ne prevedeva sei mesi. È l'episodio fondativo di un'intera etica politica romana, e la fonte principale è Tito Livio. Va detto con onestà che l'identificazione dell'Algido con il Maschio di Lariano, pur essendo quella corrente, non è una certezza archeologica: il monte Algido delle fonti non è stato localizzato con prova documentaria definitiva, ed è una questione ancora discussa.
Il secondo avvenimento è del 29 novembre 1268 e dei mesi successivi. Con il papato vacante dopo la morte di Clemente IV, Ricciardello Annibaldi si impadronì della rocca con un colpo di mano. Ne seguì una campagna militare condotta dalle milizie di Velletri per conto del Collegio cardinalizio riunito a Viterbo, campagna che fallì. È in quel contesto che, nel conclave viterbese del 1269, il castello di Lariano viene definito praetiosa in un atto ufficiale della Chiesa: un caso raro di aggettivo di valore attribuito a una fortezza in un documento pontificio.
Il terzo avvenimento è del 26 ottobre 1436, ed è la fine del Lariano medievale. Dopo un assedio condotto da quattromila fanti pontifici rinforzati da ottocento veliterni, con gli ultimi difensori asserragliati nella chiesa di San Silvestro, i sindaci Nardo Di Stefano e Cola di Nardo uscirono dal castello in segno di resa. La fortezza fu incendiata e demolita. Non fu una battaglia decisiva per la storia d'Italia, ma fu decisiva per questo territorio: cancellò un comune e ne creò le condizioni per la rinascita cinque secoli dopo.
Il quarto avvenimento è del maggio e giugno 1944 e riguarda ancora la montagna. La catena dell'Artemisio si trovava sulla Linea Caesar, l'ultimo sbarramento tedesco davanti a Roma, che correva dal Tirreno all'Adriatico e che i tedeschi presidiavano con due divisioni di fanteria, la quarta divisione paracadutisti ed elementi della divisione corazzata Hermann Goering. Nell'ambito dell'operazione alleata che portò allo sfondamento, il generale statunitense Fred Walker individuò grazie alla ricognizione aerea un varco non presidiato lungo l'Artemisio, e per quel varco le truppe americane aggirarono le difese tedesche concentrate sulle strade principali. I combattimenti si svolsero fra il 23 maggio e il 2 giugno 1944; il bombardamento del 22 maggio causò a Velletri oltre trecento vittime civili, e il centro storico veliterno fu devastato. La liberazione di Roma arrivò il 4 giugno. Il crinale che oggi si percorre in scarpe da trekking è stato, per dieci giorni, il cardine della campagna d'Italia.
Il quinto avvenimento non ha una data di battaglia, ma è forse quello che ha cambiato di più la vita quotidiana del paese: il 28 agosto 1967, il decreto del Presidente della Repubblica numero 825 che istituì il Comune di Lariano staccandolo da Velletri, dopo dieci anni di lavoro del comitato per l'autonomia e prima di un contenzioso davanti al Consiglio di Stato.
Chi è passato da Lariano (RM)
Cominciamo dal più illustre in senso letterario: Quinto Orazio Flacco. Non risulta che abbia messo piede sul monte, ma lo ha nominato, ed è una nomina di rango. Nel Carme secolare, l'inno commissionato da Augusto per i ludi saeculares del 17 avanti Cristo e cantato da un coro di fanciulli sul Palatino, Orazio invoca Diana e richiama l'Algido fra i luoghi della dea. Grazie a quei versi la montagna sopra Lariano è entrata nella liturgia poetica ufficiale dell'impero. Chi guarda la vetta dalla piazza del paese guarda un monte che ha un posto nella letteratura latina.
Il secondo è Tito Livio, che di questi luoghi ha scritto la cronaca. Nella sua storia di Roma i due secoli di scontri fra Romani ed Equi hanno nell'Algido il loro teatro ricorrente, e a lui si deve il racconto dell'episodio di Cincinnato. Attraverso Livio, chiunque abbia studiato latino al liceo ha incontrato questa montagna senza sapere dove fosse.
Poi vengono i papi, e sono molti. Alessandro III, sotto il quale i territori passarono in dipendenza della Chiesa. Innocenzo III, che nel 1200 scelse la rocca come prigione sicura per il visconte di Campiglia. Gregorio IX, che nel 1235 la iscrisse fra le Castellanie della Chiesa. Clemente IV, che ne affidò la custodia al cavaliere templare fra Raimondo. Martino V, cioè Oddone Colonna, che nel 1427 la assegnò in vicariato al nipote. Eugenio IV, che la scomunicò insieme ai suoi padroni e la fece radere al suolo. Niccolò V, che nel 1447 la restituì ai Colonna. Pio II, che nel 1458 ne ordinò l'abbattimento definitivo e nel 1463 ne certificò la demolizione. Alessandro VI, che nel 1493 assegnò le rovine a Velletri. Nove pontefici che si sono occupati personalmente di una fortezza su una montagna di 891 metri: pochi luoghi del Lazio possono vantare un'attenzione papale così insistita.
Fra i laici, le grandi casate: i Conti di Tuscolo, gli Annibaldi con Ricciardello e con Teobaldo che riconquistò il castello nel 1412, i Savelli, gli Orsini con Giordano, e soprattutto i Colonna, da Niccolò alla fine del Trecento fino a Prospero, Odoardo e Vittoria nel Quattrocento. La stessa Vittoria Colonna che compare negli atti del 1458 e del 1463 è un nome che ricorre, e va detto per chiarezza che non si tratta della poetessa amica di Michelangelo, vissuta un secolo dopo e appartenente a un altro ramo della famiglia: l'omonimia inganna spesso.
C'è infine il personaggio meno rispettabile e più popolare: Gasperone, il brigante che nell'Ottocento fece dei ruderi del castello uno dei propri rifugi. Antonio Gasbarrone, questo il suo nome, è la figura più nota del brigantaggio pontificio, e la sua presenza fra queste rovine appartiene alla memoria orale del territorio prima che ai documenti. E ci sono, nel giugno del 1944, i soldati americani della Quinta Armata che salirono per il varco dell'Artemisio: nessuno di loro sapeva di percorrere il passo di Cincinnato.
Cosa c'è intorno a Lariano (RM)
Velletri, la sorella maggiore
Velletri è a sette chilometri ed è la chiave per capire Lariano. Città antica, capoluogo dei Volsci, sede diocesana suburbicaria, ha un museo civico archeologico dove sono confluiti materiali del territorio. Fu Velletri a ricevere in dono le rovine della rocca nel 1436, e da Velletri Lariano si è separata nel 1967. Visitare l'una dopo l'altra nella stessa giornata è il modo più intelligente di impiegare il tempo da queste parti.
I laghi e i paesi del cratere
A venti minuti di strada verso nord si entra nella parte vulcanica dei Castelli: Nemi con il suo lago e le fragoline, Genzano di Roma con l'infiorata e con il suo pane, rivale storico di quello larianese, Ariccia con il ponte e con la porchetta, Albano Laziale con i resti dei Castra Albana, Castel Gandolfo affacciato sul lago di Albano, Marino con la sagra dell'uva. Verso l'alto, Rocca di Papa e Rocca Priora, i due paesi più alti del gruppo.
Verso i Lepini e la Valle del Sacco
A est e a sud il paesaggio cambia: Artena con il suo centro storico verticale chiuso alle auto, Segni con le mura poligonali e la Porta Saracena, Cori con il tempio di Ercole. Sono tre luoghi che gli itinerari standard dei Castelli ignorano e che valgono, ciascuno, una mezza giornata. Chi organizza un viaggio a Roma e vuole inserire una giornata fuori città può leggere anche le guide in inglese dedicate alla capitale e ai suoi dintorni su ItalyPlanner.
Lariano (RM) con i bambini
Il paese funziona bene con i bambini per ragioni pratiche: si parcheggia, si cammina in piano nel centro, il piazzale dell'Anfiteatro è uno spazio aperto dove possono correre, e nei giorni di festa gli stand hanno porzioni e prezzi adatti anche alle famiglie numerose. La salita al Maschio d'Ariano è un'altra faccenda: nella versione lunga dal fondovalle è impegnativa per bambini sotto i dieci anni, mentre la variante breve dal Rifugio Forestale, circa cinque chilometri fra andata e ritorno, è alla portata di un bambino abituato a camminare. Portate acqua, perché in quota le fonti non sono sempre attive, e un cambio, perché il sottobosco umido sporca. Il villaggio rupestre piace moltissimo ai ragazzini, che lo trovano un posto da esplorare: proprio per questo tenerli a vista è necessario, perché le cavità sono profonde e non protette da nulla.
Quando andare a Lariano (RM) e quando evitare
Da metà settembre a fine novembre è la stagione migliore, per il bosco, per i funghi, per la luce e per la temperatura. Marzo, aprile e maggio funzionano altrettanto bene per le camminate, con il vantaggio della fioritura del sottobosco e lo svantaggio del fango sui sentieri. Luglio e agosto nel fondovalle sono caldi, con punte che sfiorano i trentacinque gradi e oltre, e la salita conviene farla al mattino presto. Dicembre e gennaio sono per chi ama il paese vuoto: si viene per il pane, per la polenta, per una trattoria calda, non per i panorami, perché la nuvolosità sull'Artemisio in quei mesi è frequente.
Da evitare, se cercate il paese e non la festa: i quattro giorni della Sagra del Fungo Porcino e i fine settimana di ottobre con bel tempo, quando la strada verso il bosco è una processione di automobili di cercatori. Da evitare anche il giorno successivo a un temporale importante, perché il 523a nel tratto scavato nel tufo diventa una scivolata continua.
Quanto si spende a Lariano (RM)
Lariano è uno dei posti meno cari della cintura romana. Non ci sono biglietti da pagare: il paese è libero, il bosco è libero, i ruderi sono liberi. Il parcheggio è gratuito, tranne nelle aree gestite nei giorni di manifestazione, che comunque durante la sagra del 2026 sono state indicate come gratuite. Alla Sagra del Fungo Porcino il listino ufficiale del 2026 andava dai 6 euro del panino ai 14 euro del menu completo. Nelle trattorie del paese un pranzo completo resta su cifre da paese, e il pane si compra a peso in forno. La spesa vera, se volete portare a casa qualcosa, sono i porcini secchi e il pane: nei giorni di festa i banchi sono molti e i prezzi variano parecchio, quindi fate un giro completo prima di comprare al primo banco.
Domande veloci su Lariano (RM)
Quanto dista Lariano (RM) da Roma?
Circa trenta chilometri dalla capitale. In auto si percorrono in quaranta minuti scarsi senza traffico dalla zona sud di Roma, in un'ora abbondante nelle ore di punta. Con i mezzi pubblici si conta un'ora di treno fino a Velletri più una ventina di minuti di autobus.
Come si arriva a Lariano (RM) senza auto?
Treno regionale della linea FL4 da Roma Termini fino a Velletri, poi autobus Cotral dal piazzale della stazione fino a Piazza Brass, nel centro di Lariano. Gli orari variano fra periodo scolastico ed estivo e la domenica le corse sono ridotte: controllate il quadro orario del vettore, soprattutto per il rientro.
Si paga un biglietto per visitare Lariano (RM)?
No. Lariano è un comune, non un sito a pagamento. Sono gratuiti anche l'accesso al bosco e la salita ai ruderi del Maschio d'Ariano.
Quanto tempo serve per visitare Lariano (RM)?
Mezza giornata per il paese, una giornata intera se si aggiunge la salita al Maschio d'Ariano. Il sentiero completo dal fondovalle impegna circa quattro ore fra andata e ritorno, la variante breve dal Rifugio Forestale circa due ore e mezza.
Che cos'è il pane di Lariano (RM)?
Una pagnotta di farina integrale e farina di tipo 00, lievito naturale, acqua e sale, cotta in forno a legna con fascine di castagno. È riconosciuto fra i prodotti agroalimentari tradizionali della Regione Lazio.
Il pane di Lariano (RM) è DOP o IGP?
No. Il riconoscimento è quello regionale di prodotto agroalimentare tradizionale del Lazio, non una denominazione europea. Chi lo presenta come DOP usa un'etichetta impropria.
Quanto dura il pane di Lariano (RM)?
Grazie alla lievitazione naturale lunga e alla pezzatura grande regge diversi giorni. Va tenuto in un sacchetto di carta e non nella plastica, e dal secondo giorno rende meglio nelle zuppe e nelle bruschette che da solo.
Dove si compra il pane a Lariano (RM)?
Nei forni del paese, quasi tutti a conduzione familiare e distribuiti fra il centro e le vie di accesso. Aprono molto presto: la prima infornata del mattino è la migliore, e nei giorni di festa il pane finisce entro mezzogiorno.
Quando si svolge la Sagra del Fungo Porcino di Lariano (RM)?
A settembre. Nel 2026 si è tenuta dal 10 al 13 settembre in Piazza dell'Anfiteatro. Le date cambiano ogni anno e vengono comunicate dal Comune e dalla Pro Loco.
Quanto costa mangiare alla sagra di Lariano (RM)?
Il listino ufficiale del 2026 indicava 6 euro il panino con i porcini, 10 euro il primo piatto con bevanda, 14 euro il menu completo con pasta, panino e vino o acqua, 10 euro la pizza ai porcini. Era prevista anche un'offerta senza glutine.
Alla sagra di Lariano (RM) si mangia anche a pranzo?
Nell'edizione 2026 gli stand erano aperti tutte le sere dei quattro giorni, mentre il servizio a pranzo era previsto solo il sabato e la domenica.
Dove si parcheggia a Lariano (RM) durante la sagra?
Nell'edizione 2026 il Comune ha reso disponibili aree di parcheggio gratuito dal 10 al 15 settembre lungo Via Sausset-les-Pins e Via G. Mechelli. Fuori dai giorni di festa si parcheggia senza difficoltà in centro.
Che differenza c'è fra la sagra di Lariano (RM) e la festa del porcino di Velletri?
Sono due manifestazioni distinte, con organizzazioni diverse, nello stesso periodo. Quella di Velletri è più lunga e con un cartellone musicale più ampio, quella di Lariano è più raccolta e più legata al paese. Chi cerca l'atmosfera di comunità va a Lariano, chi cerca i grandi concerti va a Velletri.
Che cos'è il Maschio d'Ariano?
È la cima più alta della catena dell'Artemisio, 891 metri, che domina Lariano. Corrisponde al monte Algido delle fonti antiche e ospita i ruderi del castello medievale distrutto nel Quattrocento.
Si può salire ai ruderi del castello di Lariano (RM)?
Sì, a piedi. Il percorso classico parte dal versante di Velletri e sale lungo il sentiero 523 del Parco, con la deviazione finale sul 523a che risale una trincea scavata nel tufo. Non ci sono biglietti, custodi né servizi in quota.
Che cosa resta del castello di Lariano (RM)?
Poco: lembi di muratura, tagli nella roccia, un affaccio panoramico. La demolizione ordinata dal papato nel Quattrocento fu completa e ripetuta, e nel 1463 Pio II ne certificò l'avvenuto abbattimento.
Il villaggio rupestre di Lariano (RM) si visita?
Si raggiunge a piedi scendendo dalla cima verso la Fonte Donzella. Si tratta di sette nuclei di abitazioni scavate nel tufo, con nicchie per le lucerne, canne fumarie e corridoi profondi fino a sette metri. Non è un sito attrezzato: non ci sono percorsi protetti né illuminazione, e le cavità vanno affrontate con prudenza.
Lariano (RM) è adatta ai bambini?
Sì per il paese e per la variante breve del sentiero. La salita lunga al Maschio d'Ariano è impegnativa sotto i dieci anni. Nel villaggio rupestre i bambini vanno tenuti a vista, perché le cavità sono profonde e non delimitate.
Si possono raccogliere i funghi nei boschi di Lariano (RM)?
La raccolta nel Lazio è soggetta ad autorizzazione e a limiti di quantità, e dentro il parco valgono prescrizioni ulteriori. Informatevi presso il Comune e l'Ente Parco prima di uscire. Senza esperienza micologica, meglio comprare i funghi dai banchi autorizzati.
Chi è la patrona di Lariano (RM)?
Sant'Eurosia, martire di origine boema uccisa in Spagna secondo la tradizione agiografica, invocata contro la grandine e le tempeste. La festa del paese si celebra a fine maggio; il calendario diocesano indica il 25 giugno come giorno della santa.
Quando è nato il comune di Lariano (RM)?
Il 28 agosto 1967, con il decreto del Presidente della Repubblica numero 825 che ne sancì il distacco da Velletri, dopo dieci anni di lavoro del comitato per l'autonomia. Ogni anno il paese celebra quella data.
Lariano (RM) ha una stazione ferroviaria?
Non più attiva. La linea Velletri-Segni, che raggiunse Segni il 27 gennaio 1862, toccava Lariano con una propria stazione; il servizio viaggiatori cessò nel febbraio 1957 e il traffico merci sul tronco Velletri-Lariano proseguì fino al 1966. Il fabbricato è ancora in piedi con i colori e le scritte dell'epoca.
Lariano (RM) fa parte del Parco dei Castelli Romani?
Sì. Il Parco Regionale dei Castelli Romani, istituito con la legge regionale numero 2 del 13 gennaio 1984, tutela circa 15.000 ettari su sedici comuni, e quasi tutto il territorio di Lariano ricade nel perimetro protetto.
Che cosa si vede dalla cima sopra Lariano (RM)?
La pianura pontina, la catena dei Monti Lepini, la conca dei Castelli Romani verso nord e, nelle giornate limpide, la linea del mare con il promontorio del Circeo.
Che cosa si può abbinare a una visita a Lariano (RM)?
Velletri nella stessa giornata, per la storia condivisa e per il museo civico. In alternativa Artena, Segni e Cori verso i Lepini, oppure i paesi del cratere con i laghi. Per una giornata fuori Roma organizzata con un professionista si può contattare TourLeaderPro.
Ci sono visite guidate nel bosco di Lariano (RM)?
L'Ente Parco organizza escursioni condotte dai guardaparco lungo l'itinerario che porta al Maschio d'Ariano, a numero chiuso e su prenotazione. Durante la sagra la Pro Loco e i gruppi escursionistici locali propongono camminate mattutine nel bosco.
Qual è il periodo migliore per visitare Lariano (RM)?
Da metà settembre a fine novembre per il bosco e la luce, la primavera per le camminate. Luglio e agosto sono caldi nel fondovalle, l'inverno è per chi vuole il paese vuoto, il pane e la polenta.
Dove si trova esattamente Lariano (RM)?
Nella Città metropolitana di Roma Capitale, alle pendici della catena dell'Artemisio, al margine meridionale dei Colli Albani, fra Velletri a ovest, Artena a est, Rocca di Papa e Rocca Priora a nord e Cori a sud. Il CAP è 00076.
Si trovano guide in inglese su Roma e dintorni?
Sì: gli itinerari in lingua inglese sulla capitale, utili anche per chi vuole aggiungere una giornata fuori porta, sono raccolti su ItalyPlanner.
Vengo a Lariano da molti anni e ogni volta torno con la stessa impressione: è un paese che non recita. Non ha un centro storico da cartolina perché il suo centro storico fu demolito per ordine di un papa, non ha un museo perché i suoi reperti sono altrove, non ha una via dello shopping. Ha una montagna con sopra dei sassi che sono stati contesi da nove pontefici, un bosco che produce due delle cose più buone del Lazio, e un pane che dopo tre giorni è ancora pane. Se cercate il pittoresco, andate altrove. Se volete capire come si viveva e si combatteva su questo bordo di cratere, salite al Maschio in una mattina di ottobre, restate dieci minuti in silenzio sul balcone di roccia, e poi scendete a comprare la pagnotta. Non serve altro.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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