Paolo Jannacci e band, Jannacci arrenditi! La città ascolta all’Auditorium Parco della Musica — 3 novembre 2026
In breve. Dossier pratico. Martedì 3 novembre 2026, alle 20, Paolo Jannacci porta nella Sala Petrassi dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone "Jannacci arrenditi!
Dossier pratico. Martedì 3 novembre 2026, alle 20, Paolo Jannacci porta nella Sala Petrassi dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone "Jannacci arrenditi! La città ascolta", il suo nuovo spettacolo teatrale dedicato al rapporto con la città, con la sua storica band: Stefano Bagnoli alla batteria e percussioni, Marco Ricci al basso elettrico, Daniele Moretto alla tromba, al flicorno e ai cori. I dialoghi e i monologhi sono scritti insieme all'autore e amico Paolo Re. L'Auditorium è in viale Pietro de Coubertin 30, 00196 Roma. Il sito ufficiale indica biglietti a partire da 28,50 euro, senza pubblicare le altre fasce; si acquistano online dal canale di vendita indicato nella pagina dell'evento e alla biglietteria del complesso, aperta secondo le FAQ ufficiali tutti i giorni dalle 11 alle 20 e fino alle 21.30 nelle sere di spettacolo. Per informazioni c'è l'indirizzo info@musicaperroma.it. Le FAQ indicano gli autobus 910, 53, 982 e 168, il tram 2 da piazzale Flaminio e piazza Mancini, la metro A fino a Flaminio con proseguimento in tram e la ferrovia Roma-Nord fino a piazza Euclide; ci sono due parcheggi a pagamento. Per il percorso preciso conviene usare il calcolatore ATAC. L'accesso alla sala apre 30 minuti prima e chiude 5 minuti prima dell'inizio. La durata non è pubblicata.

Jannacci arrenditi! La città ascolta: di che cosa parla
La presentazione ufficiale descrive uno spettacolo teatrale sul nostro rapporto con la città. Una città come tante, si legge, ci racconta storie che alla fine sono sempre le nostre, in continua evoluzione. Il tema non è dunque una città precisa, Milano o Roma, ma l'esperienza urbana in generale: le strade, gli incontri, i conflitti e le piccole felicità di chi vive in mezzo agli altri.
Le canzoni sono la spina dorsale dello spettacolo. Secondo il testo ufficiale parlano di amori, sia fondanti sia a volte surreali; di uomini in guerra; di riflessioni sul nostro modo di ridere; della società e del modo in cui conviviamo con gli altri. La città, conclude la presentazione, racchiude tutto questo: donne e uomini che vivono, amano, soffrono, ridono e cercano di essere migliori. Con una chiusa ironica, "o forse no", che dice già molto del tono della serata.
Canzoni e parola
Il formato è quello del teatro-canzone: brani musicali alternati a dialoghi e monologhi, scritti da Paolo Jannacci insieme a Paolo Re. È una forma che in Italia ha una lunga tradizione e che, nella storia della famiglia Jannacci, ha radici profonde: Enzo Jannacci lavorò per anni tra cabaret, teatro e canzone, con Dario Fo e con Giorgio Gaber.
Il repertorio
Per raccontare la città Paolo Jannacci usa brani originali e canzoni di tre autori: Paolo Conte, Luigi Tenco e, ovviamente, Enzo Jannacci. La presentazione non pubblica la scaletta. I tre nomi tracciano però una mappa precisa: Paolo Conte, che per Enzo Jannacci scrisse e con lui cantò; Luigi Tenco, protagonista della scena dei cantautori genovesi dei primi anni Sessanta; ed Enzo Jannacci stesso, cantautore e medico milanese.
La band
Sul palco Paolo Jannacci, pianista e cantante, è accompagnato dalla sua storica band: Stefano Bagnoli alla batteria e alle percussioni, Marco Ricci al basso elettrico, Daniele Moretto alla tromba, al flicorno e ai cori. Paolo Jannacci, del resto, ha una lunga attività jazzistica in trio, duo e quartetto.
Paolo Jannacci, musicista prima che figlio d'arte
Paolo Jannacci è nato a Milano il 5 settembre 1972. Ha cominciato a studiare musica a sei anni con Lina Marzotto Pollini e Davide Tai, poi strumento e armonia con il padre Enzo, con Paolo Tomelleri e con Ilario Nicotra. È musicista professionista dal 1988; nel 1990 si è diplomato al liceo linguistico internazionale di Milano e dal 2008 ha seguito corsi di perfezionamento al Conservatorio di Como con Carlo Morena. Insegna musica d'insieme al CPM di Milano.
Accanto al padre
Dal 1991 al 2010 ha curato le produzioni discografiche del padre, compresa la direzione artistica. Ha partecipato a dischi come I soliti accordi del 1994, Quando un musicista ride del 1998, Come gli aeroplani del 2001, L'uomo a metà del 2003, Milano 3.6.2005, The best del 2006 e L'artista del 2013. Nel 2023 ha preso parte al docufilm Enzo Jannacci, Vengo anch'io. Secondo la voce enciclopedica su Enzo Jannacci, il figlio ebbe un ruolo sostanziale nella fase in cui la voce del padre si fece più armoniosa e musicale.
Sanremo e i premi
Nel 2020 ha partecipato per la prima volta al Festival di Sanremo con Voglio parlarti adesso, classificandosi sedicesimo; nel 2024 è tornato come ospite della terza serata con Stefano Massini, presentando l'inedito L'uomo nel lampo, dedicato alle morti sul lavoro. Ha ricevuto le Targhe Tenco 2002 e 2003 per la migliore canzone, con Lettera da lontano e L'uomo a metà, la Targa Tenco 2005 per il miglior album in dialetto con Milano 3-6-2005 e la Targa Tenco 2020 per la migliore opera prima con Canterò, oltre al Premio Lunezia 2012 e al Premio Nazionale Cultura della Pace 2024.
Cinema, televisione e libri
Ha scritto colonne sonore per film e documentari, ottenendo nomination al Nastro d'argento e al David di Donatello per canzoni originali; ha vinto il premio Onda/DiMeglio al BAFF 2008 per la colonna sonora di Voglio la Luna. Ha recitato in film e serie, tra cui South Kensington, La febbre e Io, noi e Gaber. Ha pubblicato due libri, Aspettando al semaforo con Mondadori nel 2011 ed Ecco tutto qui con Hoepli nel 2023.
Enzo Jannacci, l'eredità sul palco
Il titolo dello spettacolo, con il cognome in apertura, chiama in causa una storia familiare. Enzo Jannacci, nato a Milano il 3 giugno 1935 e morto il 29 marzo 2013, è stato cantautore, cabarettista, pianista, attore, sceneggiatore e medico. Nel 1969 si laureò in medicina, si specializzò in chirurgia lavorando anche nell'équipe di Christiaan Barnard in Sudafrica e per tutta la vita esercitò come cardiologo e medico di famiglia accanto alla musica.
Dal rock and roll al cabaret
È ricordato tra i pionieri del rock and roll italiano insieme ad Adriano Celentano, Luigi Tenco, Little Tony e Giorgio Gaber, con cui formò alla fine degli anni Cinquanta il duo I Due Corsari. Come jazzista suonò con Stan Getz, Gerry Mulligan, Chet Baker e Franco Cerri. Al Derby Club di Milano conobbe Dario Fo e Cochi e Renato; con Fo realizzò a metà degli anni Sessanta il recital 22 canzoni, da cui nacque quello che la voce enciclopedica indica come il primo album dal vivo italiano.
Le canzoni
Il suo primo album, La Milano di Enzo Jannacci, uscito nel dicembre 1964, conteneva El portava i scarp del tennis, il ritratto di un senzatetto milanese. Vengo anch'io. No, tu no arrivò al primo posto dell'hit parade, mentre Ho visto un re, cantata con Fo, divenne uno dei brani simbolo del Sessantotto. Il suo album Quelli che... è al novantasettesimo posto nella lista dei cento migliori album italiani di Rolling Stone, ed è uno degli artisti con più riconoscimenti del Club Tenco.
Paolo Conte e Luigi Tenco nel racconto
La scelta di Conte e Tenco non è casuale: sono due amici e compagni di strada di Enzo Jannacci. Paolo Conte scrisse per lui Messico e nuvole, che spicca in uno dei due album pubblicati da Jannacci tra il 1970 e il 1972, e con lui realizzò Sudamerica e soprattutto Bartali, il tributo al ciclista; fu Conte a invitarlo a tornare sul palco alla fine degli anni Settanta, in una delle sue serate al Teatro Pier Lombardo di Milano. Nel 2006 Bartali fu reinciso in duetto da Jannacci e Conte, in una raccolta curata da Paolo.
Tenco e i limoni
Luigi Tenco, che Jannacci conosceva personalmente, reincise nel 1961 una sua canzone d'amore, Passaggio a livello, valorizzandolo anche come autore. Nel 1987, nel brano Parlare con i limoni, Jannacci inserì una citazione di Tenco e della sua canzone Il tempo dei limoni. Paolo Jannacci, riportando in scena queste canzoni, ricostruisce un ambiente musicale che conosce dall'interno.
Paolo Re, coautore
I dialoghi e i monologhi sono scritti insieme a Paolo Re, che la presentazione ufficiale definisce autore e amico di Jannacci. Le fonti lette non riportano altre informazioni sulla sua biografia; il suo nome compare come coautore della parte teatrale dello spettacolo.
Il teatro-canzone, una forma milanese
Lo spettacolo appartiene a una forma che ha una storia precisa nella cultura milanese del dopoguerra, dal cabaret del Derby Club alle collaborazioni di Jannacci con Dario Fo e Giorgio Gaber. La voce enciclopedica ricorda che nel 1962 il regista Filippo Crivelli scritturò Enzo Jannacci per Milanin Milanon al Teatro Gerolamo, e che nel 1991 Jannacci interpretò, con Gaber, Felice Andreasi e Paolo Rossi, Aspettando Godot di Samuel Beckett.
Ridere della società
Una delle tracce indicate dalla presentazione riguarda le riflessioni sul nostro modo di ridere. È un tema centrale nell'opera di Enzo Jannacci, che univa comicità surreale e attenzione agli emarginati: il critico Gianfranco Manfredi, citato nella voce enciclopedica, ha letto Vengo anch'io. No, tu no come il ritratto di chi viene escluso dal gruppo e deriso. Lo spettacolo di Paolo riprende questa linea in chiave contemporanea, con la chiusa ironica della presentazione, "o forse no", che sembra scritta nello stesso spirito: guardare la città con affetto, senza illusioni e senza rinunciare a ridere.
La città nelle canzoni di Enzo Jannacci
Il tema scelto da Paolo per il suo spettacolo, la città, è anche il tema di una parte importante dell'opera del padre. Nel 1962, per lo spettacolo Milanin Milanon, Enzo Jannacci compose una delle sue prime canzoni in dialetto milanese, Andava a Rogoredo; il suo primo album, La Milano di Enzo Jannacci, era formato interamente da brani in dialetto. Le sue canzoni raccontano spesso individui poveri, emarginati, patetici, un tema che la voce enciclopedica indica come centrale lungo tutta la sua carriera.
Il lavoro, la fabbrica, gli amici
Con il giornalista Beppe Viola, scomparso il 17 ottobre 1982, Jannacci scrisse canzoni come Rido, Secondo te... Che gusto c'è?, Saxophone e Vincenzina e la fabbrica. Nel 1991 l'album Guarda la fotografia comprendeva Il gruista e La strana famiglia, cantata con Gaber. Sono canzoni di città nel senso più pieno: di lavoro, di periferia, di relazioni difficili. Paolo Jannacci, che nel 2024 ha dedicato un brano alle morti sul lavoro, raccoglie questa eredità.
Sanremo, padre e figlio
La storia della famiglia Jannacci passa più volte per il Festival di Sanremo. Enzo vi partecipò per la prima volta nel 1989 con Se me lo dicevi prima, dedicata alla lotta contro la droga; nel 1991 tornò con La fotografia, in coppia con Ute Lemper, vincendo il premio della Critica; nel 1994 presentò con Paolo Rossi I soliti accordi, un brano insolitamente dissacrante, arrangiato da Giorgio Cocilovo e dallo stesso Paolo Jannacci; nel 1998 vinse di nuovo il premio della Critica per il miglior testo con Quando un musicista ride.
Il debutto di Paolo
Paolo Jannacci è arrivato all'Ariston da protagonista solo nel 2020, con Voglio parlarti adesso, classificandosi sedicesimo; lo stesso anno la Targa Tenco per la migliore opera prima a Canterò ha riconosciuto il suo percorso di cantautore autonomo. Nel 2024, ospite della terza serata con Stefano Massini, ha presentato L'uomo nel lampo. Lo spettacolo romano arriva dunque da un artista che ha costruito una voce propria accanto a quella del padre.
Il medico che cantava
Un aspetto della biografia di Enzo Jannacci spiega bene lo sguardo sulla città che lo spettacolo eredita. La voce enciclopedica racconta che la scelta della medicina fu influenzata dal padre, che voleva che il figlio imparasse che cosa fosse la sofferenza e stesse vicino alla gente. Jannacci esercitò come cardiologo e medico di famiglia fino alla pensione, si dichiarò sostenitore della sanità pubblica e limitò sempre il numero dei suoi pazienti per poterli seguire bene; tra i primi ci furono gli amici Teo Teocoli, Massimo Boldi e Renato Pozzetto.
Il cinema
Jannacci scrisse anche colonne sonore, a partire da Romanzo popolare di Mario Monicelli nel 1974 e da Pasqualino Settebellezze di Lina Wertmüller nel 1975, e recitò in diversi film, da La vita agra di Carlo Lizzani a Le coppie di Monicelli. Paolo ha proseguito su questa strada con colonne sonore per film e documentari e con le nomination al Nastro d'argento e al David di Donatello.
Gaber, i Due Corsari e un'amicizia lunga una vita
Nel racconto di una città, accanto a Conte e Tenco, c'è anche un'altra presenza della storia di famiglia: Giorgio Gaber. Alla fine del 1958 Enzo Jannacci e Gaber formarono il duo I Due Corsari, che esordì nel 1959 con alcuni 45 giri per la Dischi Ricordi; tra i loro titoli più noti figurano Birra, Fetta di limone e Tintarella di luna. Nel febbraio 1961 Gaber portò al Festival di Sanremo una canzone scritta da Jannacci, Benzina e cerini. Nel 1984 i due reincisero insieme quattro vecchie canzoni nel mini album Ja-Ga Brothers, pubblicato il 21 luglio.
Un ritratto in un film
Paolo Jannacci ha recitato in Io, noi e Gaber, del 2023, il film dedicato a Giorgio Gaber: un altro filo che lega la nuova generazione alla rete di artisti milanesi da cui viene il repertorio di questo spettacolo. Le canzoni di Gaber non sono indicate nella presentazione ufficiale, ma la sua figura fa parte della stessa storia.
Informazioni pratiche
Biglietti
Il sito dell'Auditorium indica biglietti a partire da 28,50 euro, senza dettagliare le fasce. Si acquistano online attraverso il canale indicato nella pagina dell'evento su auditorium.com, alla biglietteria del complesso, aperta tutti i giorni dalle 11 alle 20 e fino alle 21.30 nelle sere di spettacolo, e per telefono a un numero a pagamento segnalato nelle FAQ. Il regolamento della biglietteria è pubblicato sul sito.
Mezzi e parcheggi
Le FAQ indicano gli autobus 910 (Termini/piazza Mancini), 53 (piazza Mancini/largo Chigi), 982 (viale XVII Olimpiade/stazione Quattro Venti) e 168 (largo Maresciallo Diaz/stazione Tiburtina), il tram 2 da piazzale Flaminio e piazza Mancini, la metro A fino a Flaminio e la ferrovia Roma-Nord fino a piazza Euclide. I parcheggi a pagamento sono due, a raso e multipiano, con accesso da viale Pietro de Coubertin e viale Maresciallo Pilsudski.
Ingresso e accessibilità
L'accesso alla sala apre 30 minuti prima e chiude 5 minuti prima dell'inizio; a spettacolo iniziato si entra solo se l'organizzatore lo consente, eventualmente in un posto diverso. Per i posti in carrozzina, limitati, le FAQ indicano il numero 06 8024 1281, tutti i giorni dalle 11 alle 18; le riduzioni per persone con disabilità e accompagnatori si ritirano alla biglietteria centrale.
L'Auditorium e la Sala Petrassi
L'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone è il complesso progettato da Renzo Piano e aperto nel 2002, tra il Villaggio Olimpico, Villa Glori e il viadotto di corso di Francia. Le tre sale da concerto hanno una base in mattone e un rivestimento esterno in listelli di piombo, e sono disposte attorno alla cavea all'aperto intitolata a Luciano Berio, che accoglie circa 3.000 spettatori. La Sala Petrassi, con 673 posti secondo il sito ufficiale, è la più piccola e la più adatta al teatro musicale.
Una sala per il teatro-canzone
La Petrassi, ricorda la voce enciclopedica, è dedicata soprattutto a lirica, jazz, teatro, danza e proiezioni, e ha una fossa d'orchestra e pareti laterali mobili per le esigenze sceniche. Per uno spettacolo che alterna canzoni con band e monologhi è la scelta naturale: abbastanza grande per un concerto, abbastanza raccolta per la parola.
Una curiosità sull'Auditorium Parco della Musica
L'Auditorium è stato incluso nel Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi, il progetto nazionale promosso dal Ministero della Cultura per documentare le opere più significative dell'architettura contemporanea italiana. La scheda ministeriale lo attribuisce al Renzo Piano Building Workshop, con riferimento al periodo 1994-2002, e gli riconosce tutti e sette i criteri previsti dalla metodologia del Censimento.
Due su settantanove
Secondo la voce enciclopedica, nella tipologia "Edifici per la promozione culturale" il Censimento comprende 79 architetture, e soltanto due soddisfano tutti e sette i criteri: l'Auditorium Parco della Musica e la ristrutturazione del Lingotto di Torino, entrambe del Renzo Piano Building Workshop. La stessa fonte precisa che non si tratta di una classifica, ma della rispondenza a tutti i parametri della ricognizione.
Una cosa che non ti dice nessuno sull'Auditorium Parco della Musica
L'Auditorium ha avuto per anni una propria radio. Il 16 marzo 2010 ha preso il via Radio Parco della Musica, web-radio ufficiale ascoltabile dal sito, che trasmetteva in esclusiva i grandi concerti del complesso. Il 4 ottobre 2011 ha debuttato Auditorium TV, il canale video ufficiale, con filmati d'archivio, interviste agli artisti, incursioni dietro le quinte e un format chiamato "I Cinque Comandamenti".
Un archivio di concerti
Questi strumenti hanno contribuito a creare un archivio di immagini e registrazioni dei concerti passati dall'Auditorium. Per chi vuole conoscere meglio uno spettacolo prima di comprare il biglietto, i canali ufficiali del complesso sono un buon punto di partenza.
Il consiglio che ti do per visitare l'Auditorium Parco della Musica
Il mio consiglio è di arrivare con un'ora di anticipo e di fare un giro nei Giardini Claudio Abbado, che il sito ufficiale descrive con un orto urbano e un'area giochi, e nel parco che collega l'Auditorium a Villa Glori e a viale Tiziano. A inizio novembre alle 19 è già buio, ma il complesso illuminato e la cavea vuota hanno un fascino particolare. Poi un caffè o una cena veloce nei locali interni, e in sala con mezz'ora di margine.
Il tram, ancora una volta
Per uno spettacolo alle 20 di martedì, con il traffico dell'ora di punta, il tram 2 da piazzale Flaminio è la scelta più affidabile. Il parcheggio interno è a pagamento, e la voce enciclopedica osserva che molti automobilisti finiscono per cercare posto nel vicino Villaggio Olimpico.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che l'Auditorium ospiti la Festa del Cinema di Roma lo sanno tutti: succede dal 2006. Meno citato è il fatto che il complesso è anche la sede principale dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, una delle più antiche istituzioni musicali del mondo, nata come congregazione di musici e diventata fondazione nel 1998. Dal 2003 l'Auditorium ospita la sua stagione sinfonica, la Bibliomediateca e il Museo degli strumenti musicali.
Una programmazione senza confini
Accanto all'Accademia, la Fondazione Musica per Roma programma concerti rock, pop, jazz, di musica contemporanea, lirica, elettronica ed etnica, rassegne di teatro, danza, circo, letteratura e poesia, mostre, festival della scienza e del libro e le stagioni di orchestre residenti dedicate al jazz, alla musica contemporanea e a quella popolare. Uno spettacolo di teatro-canzone come quello di Paolo Jannacci si inserisce in questa varietà.
La foto giusta da fare all'Auditorium Parco della Musica
Per una foto diversa dalla classica veduta d'insieme, avvicinati a una delle sale e inquadra il dettaglio del rivestimento: la base in mattone e, sopra, i listelli di piombo che coprono le superfici curve. Da vicino si capisce come Renzo Piano abbia costruito volumi così grandi con un materiale che cambia colore con la luce e con il tempo. Di sera, con l'illuminazione artificiale, il contrasto tra mattone caldo e piombo grigio è ancora più netto.
La cavea dall'alto
L'altra immagine da portare a casa è la cavea Luciano Berio vista dalla terrazza: un anfiteatro all'aperto da circa 3.000 posti, vuoto in una sera di novembre, circondato dalle tre sale. Ricorda che l'Auditorium vive anche d'estate, all'aperto.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
L'area del Villaggio Olimpico fu scelta dal consiglio comunale nel 1992, dopo un lungo dibattito; secondo la voce enciclopedica non tutti la consideravano ideale, per le dimensioni, la conformazione del terreno e la distanza dalla metropolitana, la cui stazione più vicina è a piazzale Flaminio. Il concorso internazionale fu bandito nel 1993 e vinto da Renzo Piano il 27 luglio 1994. Uno dei parcheggi fu completato nell'inverno del 1998; tra il 1999 e il 2000 il Comune affidò i lavori a nuove imprese dopo i problemi con quelle della prima gara.
Dalla prima sala all'intitolazione
Il 21 aprile 2002 si aprirono le prime sale e il 21 dicembre dello stesso anno la Sala Santa Cecilia, con un concerto dell'Orchestra dell'Accademia diretta da Chung Myung-whun. All'inizio del 2003 il complesso era ultimato e operava a pieno regime. Nel 2020, dopo la scomparsa del maestro, il consiglio comunale approvò l'intitolazione dell'Auditorium a Ennio Morricone.
Chi è passato dall'Auditorium Parco della Musica
Dalla sua apertura l'Auditorium ha accolto la stagione dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, i suoi direttori e solisti, le orchestre residenti, i protagonisti del jazz, del pop e del rock italiano e internazionale, scrittori, registi e attori della Festa del Cinema. Tra i nomi legati alla storia del complesso ci sono Renzo Piano, il compositore Goffredo Petrassi, presente all'inaugurazione, Giuseppe Sinopoli, che si batté per la nuova sala, e Luciano Berio, a cui è intitolata la cavea.
La canzone d'autore
Le sale dell'Auditorium sono da anni una delle case romane della canzone d'autore. Il 3 novembre 2026 tocca a Paolo Jannacci, che porta in Petrassi le canzoni del padre, di Paolo Conte e di Luigi Tenco insieme alle sue, nella stessa stagione in cui la redazione ha segnalato all'Auditorium concerti di altri cantautori italiani.
Nei dintorni dell'Auditorium
La sede è raccontata nella scheda sull'Auditorium Parco della Musica. Il quartiere è descritto nella guida al Flaminio, dove si trovano il Ponte Flaminio e l'obelisco Flaminio; a breve distanza c'è il MAXXI.
Altri cantautori all'Auditorium
Per chi ama la canzone d'autore, la redazione ha segnalato all'Auditorium anche Fabio Concato con Altro di me, Sergio Caputo, Luca Barbarossa con il Pepita Live Club e Simone Avincola.
Domande frequenti su Jannacci arrenditi! di Paolo Jannacci
Quando va in scena lo spettacolo?
Martedì 3 novembre 2026 alle 20, nella Sala Petrassi dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in viale Pietro de Coubertin 30. L'accesso alla sala apre mezz'ora prima e chiude cinque minuti prima dell'inizio. La durata non è pubblicata. Conviene arrivare con anticipo, anche per il traffico dell'ora di punta sulla Flaminia in un giorno feriale.
Quanto costano i biglietti?
Il sito dell'Auditorium indica un prezzo a partire da 28,50 euro, senza elencare le altre fasce. I biglietti si acquistano online dal canale indicato nella pagina dell'evento su auditorium.com e alla biglietteria del complesso, aperta tutti i giorni dalle 11 alle 20 e fino alle 21.30 nelle sere di spettacolo. Le FAQ descrivono le riduzioni per persone con disabilità e accompagnatori.
È un concerto o uno spettacolo teatrale?
Entrambe le cose. La presentazione lo definisce il nuovo spettacolo teatrale di Paolo Jannacci: le canzoni sono la spina dorsale, ma si alternano a dialoghi e monologhi scritti con l'autore Paolo Re. Il tema è il rapporto con la città, raccontato attraverso amori, guerre, risate e convivenza. Sul palco c'è la band di Jannacci al completo.
Che canzoni si ascoltano?
Brani originali di Paolo Jannacci e canzoni di Paolo Conte, Luigi Tenco ed Enzo Jannacci. La scaletta non è pubblicata. Conte e Tenco sono due compagni di strada di Enzo: Conte scrisse per lui Messico e nuvole e firmò con lui Bartali, Tenco reincise la sua Passaggio a livello. Lo spettacolo ricostruisce quella rete di amicizie musicali.
Chi suona con Paolo Jannacci?
La sua storica band: Stefano Bagnoli alla batteria e alle percussioni, Marco Ricci al basso elettrico e Daniele Moretto alla tromba, al flicorno e ai cori. Paolo Jannacci, pianista e cantante, ha una lunga esperienza jazz con trio, duo e quartetto e ha curato per vent'anni le produzioni discografiche del padre.
Bisogna conoscere Enzo Jannacci per apprezzarlo?
No, ma aiuta. Lo spettacolo parla di temi universali, la città, l'amore, il modo di ridere, e usa canzoni che molti conoscono anche senza sapere chi le ha scritte. Chi vuole prepararsi può riascoltare Vengo anch'io. No, tu no, El portava i scarp del tennis, Ho visto un re e Messico e nuvole, oltre a Voglio parlarti adesso, il brano di Paolo a Sanremo 2020.
Come si arriva all'Auditorium?
Con gli autobus 910, 53, 982 e 168, con il tram 2 da piazzale Flaminio o piazza Mancini, con la metro A fino a Flaminio e poi il tram, o con la ferrovia Roma-Nord fino a piazza Euclide, secondo le FAQ ufficiali. I due parcheggi a pagamento hanno accesso da viale Pietro de Coubertin e viale Maresciallo Pilsudski. Per l'itinerario dal proprio indirizzo conviene usare il calcolatore ATAC.
Che cosa significa il titolo?
La presentazione ufficiale non spiega il titolo "Jannacci arrenditi!", che mette il cognome di famiglia in apertura con un tono ironico, quasi da intimazione. Il sottotitolo, "La città ascolta", richiama il tema dello spettacolo, cioè il rapporto tra chi canta e la città che lo circonda. Più che cercare un significato preciso, conviene lasciarsi sorprendere dal modo in cui il titolo prenderà senso sul palco.
Il consiglio finale su Jannacci arrenditi! di Paolo Jannacci
Jannacci arrenditi! è una serata per chi ama la canzone d'autore raccontata dal palco, con l'ironia e la tenerezza che il cognome Jannacci porta con sé. Compra il biglietto per tempo, arriva in tram con un po' di anticipo per passeggiare tra le sale di Renzo Piano, e preparati a una sera in cui le canzoni di Conte, Tenco ed Enzo Jannacci diventano il racconto di una città qualunque, che poi è sempre la nostra. Se esci canticchiando "vengo anch'io", nessuno ti dirà di no.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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