Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa (RI)
Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa
Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa
Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa
Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa
Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa
Riserva Naturale Regionale Montagne della DuchessaLa Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa (RI) ha sede in via della Boscareccia 2, a Corvaro di Borgorose (RI), CAP 02021, telefono 0746 306493, sito ufficiale riservaduchessa.it. L'ingresso all'area protetta è libero e gratuito, non ci sono biglietti né orari di apertura: si tratta di una riserva regionale di oltre 3.540 ettari, istituita con la legge regionale del Lazio 7 giugno 1990 numero 70 e gestita dal Comune di Borgorose. Ci si arriva dall'autostrada A24 Roma-Teramo, uscita Valle del Salto, proseguendo poi sulla strada statale 578 Salto Cicolana e sulle strade comunali che portano ai due accessi veri, Cartore e Valle Amara. Da Roma sono circa novanta chilometri di autostrada più venti di strade minori, un'ora e quaranta di guida quando il traffico è onesto. L'auto è indispensabile: non esiste un servizio di linea che porti fino ai piazzali di partenza dei sentieri. Il posteggio di Cartore è a quota 950 metri, quello di Valle Amara poco sopra i mille. Per le visite guidate, l'apertura del museo e lo stato dei sentieri conviene telefonare in anticipo alla sede della riserva, perché alcuni percorsi sono soggetti a ordinanze stagionali di chiusura.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
Chi arriva da Roma può abbinare la giornata ad altre mete del reatino: il Lago del Salto è a un quarto d'ora di macchina dallo svincolo, e l'elenco completo delle mete laziali è nella pagina delle attrazioni turistiche.

Dove si trova e come si arriva alla Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa
Il territorio protetto occupa il settore sud-orientale della provincia di Rieti, nell'area geografica del Cicolano, a ridosso del confine fra Lazio e Abruzzo. Amministrativamente il grosso della riserva ricade nel comune di Borgorose, che ne è anche l'ente gestore. Geograficamente, invece, la Duchessa è un pezzo di Appennino abruzzese finito dalla parte laziale dello spartiacque: le sue creste continuano senza soluzione di continuità nel massiccio del Velino, e la linea di confine regionale corre sul filo delle rocce, in qualche punto letteralmente sotto i piedi di chi cammina.
In auto dall'A24
La via maestra è l'A24 Roma-Teramo. Si esce a Valle del Salto e si seguono le indicazioni per Borgorose e Corvaro. Da qui si aprono due strade diverse, che non si incontrano più: una porta a Cartore, l'altra a Valle Amara. Non è un dettaglio da poco, perché sbagliare bivio significa ritrovarsi a un'ora di curve dall'attacco del sentiero che si voleva percorrere. Chi punta al Lago della Duchessa deve andare a Cartore. Chi punta ai rifugi di Fonte la Vena e al versante del Monte Morrone deve andare a Valle Amara.
Da Rieti, dall'Aquila e dal Cicolano
Da Rieti conviene scendere sulla Salaria e poi imboccare la Cicolana; il tempo di percorrenza è simile a quello da Roma, perché la strada è tutta di fondovalle e curve. Da L'Aquila si arriva in meno di un'ora passando per Magliano de' Marsi, e questo è l'itinerario che usano quasi tutti gli escursionisti abruzzesi, dato che il massiccio della Duchessa è la loro montagna di casa vista dall'altro lato. Chi viene da Antrodoco o dal versante del Terminillo ha invece davanti un'ora e mezza abbondante di strade provinciali.
Dove si lascia l'auto
A Cartore la strada finisce in un piazzale sterrato a fianco del borgo, quota 950 metri. È l'unico vero punto di appoggio dell'area protetta: ci sono l'area di sosta con i tavoli, la fontanella, alcune strutture ricettive e il cartello dei sentieri. I fuochi sono vietati, e non è una raccomandazione formale: in agosto queste faggete sono asciutte come esca. A Valle Amara si arriva invece per una strada che d'inverno resta spesso impraticabile, e che d'estate è il punto di partenza degli itinerari a cavallo e delle salite più lunghe verso il Morrone. Nella riserva non si campeggia liberamente: le forme di soggiorno consentite e le eventuali autorizzazioni si chiedono all'ente gestore.
Che cos'è davvero la Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa
Sulla carta è un'area protetta regionale di oltre 3.540 ettari, uno dei numeri più modesti fra le riserve laziali. Sul terreno è un'altra cosa: un massiccio calcareo che passa dai 944 metri di Cartore ai 2.239 metri del Costone, con un dislivello di milleduecento metri concentrato in pochissimi chilometri in linea d'aria. Chi conosce l'Appennino centrale sa che questa è la sua firma: pareti verticali che sembrano dolomitiche, pascoli sommitali sconfinati, faggete che si arrampicano fino a milleottocento metri e poi si arrendono di colpo.
I numeri della riserva
La rete escursionistica ufficiale misura circa 57 chilometri e collega Cartore alle creste di confine. Le cime che governano il paesaggio sono il Murolungo, 2.184 metri, e il Monte Morrone, 2.141 metri; poco più in là si vedono il Monte Cava, intorno ai duemila, e il Monte Velino, che con i suoi 2.486 metri è la sagoma che chiude ogni panorama verso oriente. Il fondovalle è a novecentocinquanta metri, la quota massima raggiungibile a piedi supera i 2.200. Le formazioni boschive coprono il 56 per cento dell'area protetta, il resto sono pascoli, rocce e ghiaioni.
Il confine con l'Abruzzo e le aree protette vicine
La Duchessa non è un'isola. Il suo margine orientale e meridionale coincide con il confine regionale e si salda al sistema di aree protette abruzzesi: il Parco Naturale Regionale Sirente-Velino e, poco più a nord, la Riserva Naturale Orientata Monte Velino, che è il luogo da cui provengono i grifoni e buona parte dei cervi che oggi si vedono in Duchessa. Più a sud, oltre la conca del Fucino, comincia il territorio del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, il serbatoio storico dell'orso bruno marsicano e del camoscio appenninico. La Duchessa è l'anello settentrionale di questa catena: troppo piccola per ospitare popolazioni stabili di grandi mammiferi, abbastanza ben conservata da funzionare da corridoio. Chi vuole vedere il camoscio appenninico deve scendere alla Camosciara, dove la specie è stabile e osservabile; qui invece si viene per il lupo, per il grifone e per il paesaggio.
Sul versante laziale la Duchessa dialoga con le altre aree protette del reatino: la Riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile nella piana di Rieti, il parco di Monte Navegna e Monte Cervia sui due laghi artificiali del Salto e del Turano, e più a sud i Monti Simbruini.

La geologia delle Montagne della Duchessa
Tutto qui è calcare, e il calcare spiega ogni cosa: la forma delle valli, l'assenza di corsi d'acqua superficiali, il modo in cui il lago si riempie e si svuota, perfino il colore della roccia al tramonto. I Monti della Duchessa costituiscono uno dei complessi idrogeologici più importanti d'Italia: la pioggia e la neve che cadono su queste creste non scorrono in superficie, si infiltrano e vanno ad alimentare il sistema di sorgenti del Peschiera, cioè l'acquedotto che disseta Roma. Quando aprite un rubinetto in centro a Roma, con ottima probabilità state bevendo acqua caduta su queste montagne.
Il carsismo, i valloni, gli inghiottitoi
Il paesaggio si organizza da nord a sud in una successione di vallate profonde e strette: la Valle Amara, il Vallone di Fua, il Vallone del Cieco, il Vallone di Teve. Sono forre incise, con i fianchi ripidi e i fondi asciutti per gran parte dell'anno. La caratteristica che colpisce di più chi arriva dalle Alpi è proprio questa: si cammina per ore in valli grandiose senza incontrare un torrente. L'acqua c'è, ma corre sotto, in un reticolo di condotti che nessuno ha mai cartografato per intero. In superficie restano le doline, gli inghiottitoi, le caverne. Lungo il percorso di Bocca di Teve si vede una colonna stalattitico-stalagmitica dentro una caverna, e presso Cartore si passa accanto al Cau, una dolina con un microclima tutto suo, un pozzo d'aria fredda dove la vegetazione cambia nel giro di dieci metri.
Le tracce dei ghiacciai
Ai piani carsici si sovrappongono le forme lasciate dall'ultima glaciazione. Il circo di Capo Bove è il caso più leggibile: una conca a cucchiaio scavata dal ghiaccio, con i suoi cordoni morenici ancora riconoscibili. La conca del Lago della Duchessa è dello stesso tipo, anche se l'origine dell'invaso è carsica. È una combinazione che nell'Appennino centrale si ripete altrove, dal Gran Sasso alla Maiella, ma qui è concentrata in uno spazio piccolo e quindi si capisce a colpo d'occhio. Chi ha voglia di leggere il paesaggio senza libri in mano trovi mezz'ora di tempo sul bordo del lago e guardi il profilo delle creste: la conca, le soglie, i gradini glaciali sono tutti lì.
Il Lago della Duchessa, il cuore della Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa
Il Lago della Duchessa è a 1.788 metri sul livello del mare, in una conca dominata dal Murolungo, 2.184 metri, e dal Monte Morrone, 2.141 metri. È uno dei laghi più alti dell'Appennino, e uno dei pochissimi laghi naturali del Lazio che non abbia origine vulcanica. Occupa circa quattro ettari, con un perimetro di poco meno di mille metri, ma i valori variano molto secondo l'andamento delle precipitazioni: in un'annata secca il perimetro si accorcia visibilmente e la riva si allontana dai segni lasciati l'anno prima.
Un lago carsico senza immissari
Il lago non ha sorgenti proprie e non ha un fiume che lo alimenti. Vive di neve fusa e di pioggia. Sulla riva nord-occidentale c'è un inghiottitoio carsico che nei periodi di piena drena l'acqua verso il sottosuolo, e in questo modo regola il livello. La forma è quella di un otto imperfetto, generata dall'unione di due doline: la si legge benissimo dall'alto, ed è il motivo per cui vale la pena di salire almeno un centinaio di metri sopra la riva prima di scattare la fotografia. In estate le acque si abbassano e la fascia periferica si copre di erbe e di ranuncoli; in primavera, quando la neve si scioglie, il lago si allarga e le sponde diventano fangose.
Il Murolungo e il Monte Morrone
Il Murolungo è la parete che chiude la conca a settentrione. Il nome dice tutto: un muro lungo, verticale, di calcare grigio, che al mattino resta in ombra e nel pomeriggio si accende. È una delle pareti più severe dell'Appennino laziale e ha una discreta storia alpinistica. Il Monte Morrone, dal lato opposto, ha un profilo più tondo, con pascoli fino quasi in cima, ed è la montagna dei pastori: da secoli le sue praterie sommitali ospitano il bestiame da giugno a ottobre. Attenzione a non confonderlo con l'altro Monte Morrone, quello sopra Sulmona, dove sorge l'eremo di Celestino V: sono due montagne diverse a settanta chilometri di distanza.
Il tritone crestato nel lago
Nell'acqua del Lago della Duchessa vive una popolazione consistente ma isolata di tritone crestato. È il dato faunistico più curioso della riserva: un anfibio che a queste quote, in un bacino privo di immissari e soggetto a variazioni forti di livello, non dovrebbe stare bene e invece prospera. Se vi affacciate sulla riva in una giornata calma di giugno e restate immobili per qualche minuto, li vedrete salire a pelo d'acqua per respirare. Non toccateli, non prelevate acqua, non fate entrare i cani nel lago: la popolazione è chiusa, e non ha nessun posto dove andare se qualcosa va storto.

I sentieri della Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa
La rete segnalata è stata rinumerata secondo lo standard CAI e oggi conta diciannove percorsi documentati fra sentieri numerati e tappe di cammini a lunga percorrenza. Le vecchie sigle a due cifre con lettera, quelle che si trovano ancora su qualche guida cartacea, sono state sostituite: il vecchio 2B è diventato il CAI 102, il vecchio 2C è la Valle della Cesa, il vecchio 1A è il CAI 103. Se avete in casa una carta di quindici anni fa, aggiornatela prima di partire.
CAI 102, la salita classica al Lago della Duchessa
È il percorso per cui la gente viene qui, e conviene sapere subito che non è una passeggiata. Parte da Cartore a 950 metri e arriva al lago a 1.788: quattro chilometri e mezzo di sviluppo, 872 metri di dislivello positivo, due ore e quaranta di salita per un camminatore allenato, difficoltà EE, cioè per escursionisti esperti. Il tracciato risale la Val di Fua e il Vallone del Cieco e passa accanto alle capanne dei pastori delle Caparnie. Poco fuori Cartore si incontra un cerro monumentale che da solo vale la sosta. L'acqua si trova alla fontanella di Cartore e a Le Caparnie, intorno ai 1.725 metri: in mezzo, nulla. Il rifugio Gigi Panei si incontra verso i 1.665 metri, ma la sua disponibilità dipende da determinazioni amministrative e va verificata prima di contarci come riparo. Quattro ore e mezza per l'andata e il ritorno sono un calcolo realistico solo se non ci si ferma; con le soste e il giro attorno al lago si arriva tranquillamente a sei.
CAI 101, l'anello basso di Cartore
Il rovescio della medaglia, e a mio parere il percorso più sottovalutato della riserva. È un anello che parte e torna all'ingresso del Ponte di Curolo: 9,7 chilometri, tre ore, appena 318 metri di dislivello, difficoltà E, quote fra gli 824 e i mille metri. Attraversa la valle di Cartore dentro il massiccio Duchessa-Velino e mette in fila cose che al lago non si vedono: le fioriture di orchidee di maggio, i querceti misti, la necropoli degli Arioli, il complesso italico-romano di Bocca di Teve, il Cau di Cartore con il suo microclima, la Fonte Vecchia di Cartore a 916 metri con i vecchi lavatoi. Ci sono due aree di sosta attrezzate con tavoli, a Parentone-Tricagli e a Cartore, e in entrambe è vietato accendere fuochi. Chi ha bambini o gambe stanche faccia questo e lasci perdere il lago.
CAI 602 e la Val di Teve
La Val di Teve è il vallone che corre lungo il confine regionale fra Lazio e Abruzzo, e il sentiero CAI 602 la percorre per 5,4 chilometri fra i 1.615 e i 980 metri, con ottanta metri di salita e 756 di discesa, due ore e venti, difficoltà E. È una discesa lunga dentro una successione vegetale che cambia in continuazione: si comincia fra prati, pascoli e ginepro nano, si passa in faggeta mista con acero e sorbo, e si finisce fra lecci e querceto termofilo a Bocca di Teve. Betulla, tiglio e ramno alpino compaiono a tratti, e sono presenze che in Appennino non si danno per scontate. Alla fine si arriva a Bocca di Teve, a 980 metri, che è il naturale spartiacque fra Lazio e Abruzzo, e alle mura poligonali attribuite ai Romani dopo il 304 avanti Cristo, con il basamento di un tempio italico e l'eremo di San Costanzo ricavato in grotta. Un avvertimento che vale il viaggio: il percorso resta chiuso da ottobre a maggio per rischio di frane e smottamenti, con ordinanza del sindaco di Magliano de' Marsi.
CAI 103, dal lago al Rifugio Sebastiani
Chi al lago arriva presto e ha ancora energia può proseguire verso il Rifugio Sebastiani: 4,8 chilometri, cinquecento metri di salita e duecentonove di discesa, circa due ore, difficoltà EE, quote fra 1.788 e 2.246 metri. È il traverso alto che collega il bacino della Duchessa al versante del Velino, ed è il tratto più aereo di tutta la riserva. Va detto con chiarezza che il tracciato non risulta ancora segnato sul terreno: la numerazione ufficiale c'è, la vernice sulle pietre no. Senza traccia GPS, nebbia in arrivo o neve residua, non è il posto dove improvvisare.
CAI 104 e CAI 105, il versante di Valle Amara
Il CAI 104 collega il Ponte di Valle Amara ai rifugi di Fonte la Vena: 6,4 chilometri, 792 metri di dislivello, circa due ore e quaranta, difficoltà T, quote fra 1.015 e 1.750 metri. Si cammina su strade bianche dentro una valle stretta fiancheggiata da querceti misti e faggete, si sale per la Fossa Conca e si arriva ai rifugi ai piedi del Monte Morrone, strutture costruite all'inizio degli anni Novanta che restano aperte come ricovero per buona parte dell'anno e che d'estate possono essere occupate dai pastori. Lungo il percorso si vedono i vecchi ricoveri in pietra a secco dei pastori, e nei periodi di fusione della neve si intuiscono le vie dell'acqua sotterranea. Il CAI 105 arriva agli stessi rifugi partendo dalla località Anguizzola, su via Valle Amara vicino a Corvaro: 5,9 chilometri, 1.023 metri di salita e 176 di discesa, tre ore e quaranta, difficoltà EE, quote fra 894 e 1.877 metri. Nasce dalla fusione dei vecchi tracciati 2D e 2E, attraversa il querceto misto di roverella e frassino, entra presto in faggeta, tocca i faggi maturi delle Prime Prata e i pascoli del Cardito, e in un passaggio roccioso apre un panorama quasi a trecentosessanta gradi sulla Valle Amara. Se dovessi scegliere un solo itinerario per capire come cambia il bosco con la quota, sceglierei questo.
La Valle della Cesa
L'ex CAI 2C parte dalla fontanella di Cartore e sale per quattro chilometri fino ai pascoli alti: 689 metri di salita, ottantacinque di discesa, due ore, difficoltà T, quote fra 1.080 e 1.750 metri, percorribile anche a cavallo. È la vecchia via dei pastori e degli abitanti di Cartore per raggiungere il Bosco di Cartore e Le Caparnie, con pendenze forti e tornanti stretti. Tocca il Vallone del Cieco e la Fonte Salomone a 1.836 metri, e attraversa pascoli utilizzati da giugno a ottobre. È il modo più onesto di arrivare in quota: la stessa strada che qui si faceva per lavoro, non per svago.
Il Cammino dei Briganti e il Cammino Naturale dei Parchi
Due cammini a lunga percorrenza attraversano la riserva. Il Cammino dei Briganti tocca la Duchessa con la terza e la quarta tappa: la terza va da Nesce a Cartore, diciassette chilometri, 405 metri di salita e 305 di discesa, difficoltà E. Il Cammino Naturale dei Parchi entra con la tredicesima, la quattordicesima e la quindicesima tappa, che collegano Pescorocchiano a Corvaro, Corvaro a Castiglione e Castiglione all'altopiano del Rascino. Chi non ha voglia di salire al lago ma vuole comunque camminare qui per due giorni trova in queste tappe la soluzione migliore, perché passano nei borghi e nei boschi bassi e permettono di dormire al coperto.
Cartore, il borgo che apre la Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa
Cartore è un piccolo insediamento rurale di origine duecentesca, e negli ultimi decenni si è svuotato quasi del tutto. Per anni il paese ha avuto un solo abitante stabile, Eusebio Di Carlo, e la sua presenza ostinata è diventata parte della storia del posto. Poi sono arrivati i restauri: prima la comunità montana, poi la riserva con il sostegno della Regione hanno recuperato le case, e oggi Cartore funziona come base attrezzata per visitare l'area protetta. Le pietre sono quelle vecchie, i tetti sono nuovi, e la differenza rispetto a vent'anni fa è enorme.
Il nome è la cosa più interessante. Deriva con ogni probabilità da Castoris, cioè da un santuario dedicato ai Dioscuri, Castore e Polluce, i figli di Giove. Dove fosse esattamente questo santuario non è dimostrato: le ipotesi lo collocano a Bocca di Teve, dove il basamento di un tempio italico c'è davvero, oppure dentro l'abitato stesso di Cartore. È un caso da manuale di come un toponimo sopravviva alla cosa che nominava: il tempio è sparito, il dio è sparito, il nome è ancora appeso alle case.
Corvaro, il tumulo e il Museo Archeologico del Cicolano
La sede della riserva è a Corvaro, e Corvaro custodisce l'emergenza archeologica più importante di tutto il comprensorio. Nel 1984, in località Montariolo, fu individuata una tomba a tumulo del VI secolo avanti Cristo, con un diametro di circa cinquanta metri. Gli scavi hanno restituito centinaia di sepolture: le fonti ufficiali dell'area protetta parlano di 254 tombe portate alla luce, il Museo Archeologico del Cicolano espone materiali da un tumulo monumentale che ne ha restituite 368 fra pre-romane e romane. Le più antiche sono del VI-V secolo avanti Cristo e appartengono con ogni probabilità a guerrieri. Al centro del tumulo grande è stato individuato un tumulo minore della prima età del ferro, fra la fine del IX e il VII secolo avanti Cristo: un monumento cresciuto per accumulo, secolo dopo secolo, attorno a un nucleo di sepolture originario.
Il Museo Archeologico del Cicolano è stato inaugurato a Corvaro nel 2016 ed è il posto giusto per capire che cosa si è camminato sopra durante l'escursione. Orari e giorni di apertura vanno verificati sul sito del museo o telefonando, perché sono soggetti a variazioni stagionali. Una necropoli analoga, più piccola, è stata individuata e parzialmente scavata dentro il territorio della riserva, e nella valle di Cartore c'è la necropoli degli Arioli, un cimitero a tumuli del VI-V secolo avanti Cristo che si incontra lungo l'anello CAI 101.

Gli Equi, i castelli e gli eremi delle Montagne della Duchessa
Il Cicolano è stato il territorio degli Equi, popolazione italica di lingua osco-umbra il cui dominio, in origine assai più vasto, fu circoscritto a questo settore dell'Appennino centrale dopo la conquista romana fra la fine del IV e gli inizi del III secolo avanti Cristo. In età romana i superstiti furono chiamati Aequiculi o Aequicoli, e il nome è sopravvissuto nella toponomastica locale. Le tracce del loro insediamento sono negli oppida di altura: Monte Frontino a 1.167 metri sopra Santo Stefano, Colle Civita a 951 metri sopra il cimitero di Spedino, Castelluccio a 932 metri sopra la località di Ville. La romanizzazione ha lasciato resti in località Colle Pezzuto e Campo di Mezzo, epigrafi sparse per il territorio e le mura poligonali di Bocca di Teve, posteriori al 304 avanti Cristo.
Nel medioevo il paesaggio cambia padrone. Il monachesimo benedettino, appoggiato prima dai longobardi e poi dai franchi, riorganizza le attività agricole e trova nel santuario di Santa Anatolia il centro di maggior rilievo. Le pendici si riempiono di romitori: l'eremo di San Costanzo a Bocca di Teve, ricavato dentro una grotta, e l'eremo di San Leonardo nel vallone di Fua. Dal IX secolo le incursioni saracene innescano l'incastellamento, e alla fine del X secolo nel Cicolano si contano una trentina di castelli. I più significativi sono quelli di Torano, di Castelmenardo e di Corvaro: quest'ultimo, costruito fra X e XI secolo, conserva mura ellissoidali, quattro torri circolari e l'ingresso principale di Porta Calata.
Nel territorio della riserva si trova anche il borgo di Santo Stefano, poche case raccolte attorno alla chiesa, raggiunto da una stradina asfaltata e preceduto da un terrazzo panoramico sul piano del Cammarone, con il Velino sullo sfondo. La chiesa nasce nel VII secolo come cappella rurale e diventa poi centro abbaziale; nel XIII secolo, scomparso il monastero, compare in una bolla di papa Anastasio IV come Santo Stefano di Cliviano. L'edificio attuale è della fine del Duecento, a navata unica, con il campanile a vela impostato sul tetto, e ricalca il modello romanico della vicina San Martino in Torano. Non lontano dal tumulo di Corvaro, in località Sant'Erasmo, era attiva un'area sacra con una sorgente alle cui acque si attribuivano proprietà taumaturgiche.
La flora della Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa
Le formazioni boschive occupano il 56 per cento dell'area protetta e si dispongono in fasce che seguono la quota, l'esposizione, la natura della roccia madre e il tipo di suolo. Sotto i milleduecento metri dominano i boschi misti di cerro, frassino, carpino, sorbo e acero, con una componente termofila che nei punti più caldi arriva al leccio. Salendo si entra nelle faggete, prima miste e poi pure, che fra i 1.650 e i 1.750 metri diventano monumentali. Sopra il limite del bosco cominciano gli arbusteti a ginepro nano e le praterie primarie d'alta quota, con ampie superfici rocciose.
Quante specie ci sono
Le fonti ufficiali dell'ente gestore indicano circa cinquecento specie di piante vascolari censite nella riserva, con almeno sessantasei di particolare interesse scientifico perché rare o endemiche. Altre rilevazioni promosse dalla riserva alzano parecchio il conto, arrivando a oltre mille entità distribuite in ottantuno famiglie: la differenza dipende dai criteri di censimento e dall'estensione dell'area considerata. In entrambi i casi si tratta di una ricchezza fuori scala per un'area protetta di questa dimensione.
Le specie che contano
Fra le presenze notevoli ci sono la peonia selvatica, la primula orecchia d'orso e la genziana appenninica, e poi un elenco di rarità che riempirebbe una pagina: Paeonia officinalis subsp. villosa, Matthiola italica, Dryopteris villarii, Saxifraga ascendens subsp. parnassica, Saxifraga exarata subsp. ampullacea, Amelanchier ovalis subsp. cretica, Fritillaria tenella, Nigritella rubra subsp. widderi, Corallorhiza trifida. Le orchidee si vedono soprattutto in maggio lungo l'anello basso di Cartore, e sono il motivo per cui vale la pena venire qui in una stagione che quasi nessuno considera.
L'Allium ducissae, l'aglio della Duchessa
Nel 2022, sulla rivista scientifica Plants, è stata descritta una specie nuova per la scienza: Allium ducissae Bartolucci, Iocchi e F. Conti. La ricerca, finanziata a fine 2020, è stata condotta da Fabrizio Bartolucci e Fabio Conti dell'Università di Camerino con Olga De Castro dell'Università di Napoli e con Marco Iocchi, e ha combinato analisi morfologiche, genetiche e cromosomiche per chiarire l'identità di una popolazione di Allium che nessuno era ancora riuscito a inquadrare. Il risultato è che si tratta di una specie endemica dell'Appennino centrale, presente al mondo soltanto nel massiccio Duchessa-Velino. Una pianta che esiste qui e in nessun altro posto del pianeta, descritta l'altro ieri: è la cosa più notevole che sia successa in questa riserva negli ultimi vent'anni, e quasi nessuno lo sa.

La fauna della Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa
Il primo censimento faunistico organico risale al 1993 e registrò 227 specie di insetti, nove di anfibi, dieci di rettili, novantasette di uccelli e trentotto di mammiferi. Delle novantasette specie di uccelli, ottantuno risultano nidificanti. Sono numeri che oggi vanno letti come una fotografia d'epoca, perché nel frattempo alcune presenze si sono consolidate e altre sono comparse.
Il lupo, l'orso, gli ungulati
Il lupo appenninico è presente stabilmente tutto l'anno, con almeno un branco. L'orso bruno marsicano, sottospecie endemica italiana, frequenta la riserva con una certa regolarità: dall'estate del 2005 le tracce sono state rilevate con elevata frequenza, e questo cambia il quadro rispetto all'idea di una presenza puramente occasionale. Resta il fatto che l'estensione limitata dell'area protetta non basta a un plantigrado adulto: la Duchessa è terreno di transito e di alimentazione lungo il corridoio che collega il Velino-Sirente al resto dell'Appennino centrale. Il cervo e il capriolo, estinti da decenni, sono stati reintrodotti negli anni Novanta, il primo grazie a un intervento del Corpo Forestale dello Stato nella limitrofa Riserva Naturale Monte Velino, il secondo per espansione spontanea delle popolazioni abruzzesi; oggi entrambi si sono distribuiti su tutto il territorio. Il cinghiale è ovunque, e si vede spesso.
I carnivori minori sono rappresentati dalla faina, dal tasso, dalla martora, ritenuta scomparsa e poi ritrovata in almeno due località, e dal gatto selvatico, che è la specie più difficile da avvistare di tutta la riserva. Fra i piccoli mammiferi ci sono lo scoiattolo, la donnola, il moscardino, il toporagno, il quercino e l'arvicola terrestre; nelle praterie di quota vive l'arvicola delle nevi, un relitto glaciale la cui distribuzione appenninica, dai Sibillini al Gran Sasso alla Maiella, si spiega solo con le vicende climatiche del Quaternario. Nelle grotte della riserva le ricerche recenti hanno accertato quattordici specie di chirotteri sulle trentasei italiane: un record, e un dato che dice molto sullo stato di conservazione delle cavità.
I rapaci e il grifone
L'aquila reale usa le praterie sommitali come territorio di caccia; nidifica sul vicino Velino e in Duchessa compare in volo di passaggio. Fra i diurni si osservano con facilità il gheppio, il falco pellegrino, il lanario, il falco lodolaio, la poiana, l'astore e lo sparviere. Fra i notturni ci sono il barbagianni, la civetta, l'allocco e il rarissimo gufo reale.
Il protagonista assoluto, però, è il grifone. La colonia deriva da un progetto di reintroduzione condotto dal Corpo Forestale dello Stato alle falde del Velino, nella Riserva Naturale Orientata Monte Velino: fra il 1994 e il 2002 furono liberati novantasette individui. Oggi la specie è stabilmente presente in Duchessa con numerose coppie riproduttive, e per chi sale sui sentieri alti l'avvistamento è quasi scontato. Un grifone adulto supera i due metri e mezzo di apertura alare e vola sfruttando le correnti ascensionali che si formano contro le pareti del Murolungo: se vi trovate sul filo di cresta a metà mattina, in una giornata di sole con vento leggero, ve li ritroverete sotto, non sopra. È una delle poche esperienze naturalistiche italiane che valgono davvero il viaggio.
Anfibi, rettili e uccelli del lago
Il tritone crestato vive stabilmente nel Lago della Duchessa con una popolazione consistente ma isolata. Fra i rettili la specie che conta è la vipera dell'Orsini, rarissima in Italia, che frequenta i pascoli steppici di alta quota e si nutre soprattutto di ortotteri; ci sono poi la vipera comune, il biacco e l'orbettino. Lungo le sponde del lago capita di incontrare anatidi migratori occasionali come il germano reale, la moretta e la marzaiola. Nelle boscaglie si vedono ghiandaie e picchi, e alle quote basse d'estate l'upupa. In quota resiste la coturnice, sopravvissuta alla forte pressione venatoria che precedette l'istituzione dell'area protetta: la sua presenza è uno degli indicatori migliori di quanto la riserva abbia funzionato.
Il clima e le stagioni alla Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa
L'escursione altimetrica, dagli ottocento ai più di 2.200 metri, produce climi diversi dentro pochi chilometri. Le temperature medie annue oscillano fra i quattro e i sette gradi nelle fasce più elevate e salgono a dieci-dodici gradi nelle aree di fondovalle; la media del mese più caldo è intorno ai ventiquattro gradi, quella del mese più freddo intorno ai sei. Le precipitazioni, secondo i dati della stazione meteorologica di Avezzano, seguono due regimi sovrapposti: uno di tipo mediterraneo, con i massimi in autunno e secondariamente in primavera, e uno di tipo continentale, con piogge ben distribuite fra inverno ed estate. La piovosità annua si attesta sui mille-milleduecento millimetri alle quote alte e sui settecento a fondovalle. Il trimestre estivo raccoglie circa un terzo del totale annuo, il che significa che qui l'aridità estiva prolungata non esiste, e che i temporali pomeridiani di luglio e agosto sono la norma, non l'eccezione.
Quando venire e quando evitare
La finestra buona per il lago va da fine giugno a metà ottobre. Prima di giugno la neve può ancora occupare il Vallone del Cieco e la conca, e serve attrezzatura invernale. Nevicate si registrano regolarmente anche in marzo e aprile. Da ottobre a maggio il percorso di Bocca di Teve è chiuso per rischio di frane. In luglio e agosto il problema non è il caldo, è il temporale: partite all'alba, siate al lago entro le dieci e cominciate a scendere prima delle due del pomeriggio. La stagione che consiglio davvero è la seconda metà di settembre, quando le faggete cambiano colore, i pastori sono ancora in quota, i temporali si sono diradati e non c'è più nessuno sui sentieri. D'inverno la Duchessa diventa terreno da scialpinismo, sci escursionismo e ciaspole, ma è ambiente severo: il rischio valanghe nel Vallone del Cieco è reale e non va sottovalutato.
Una curiosità su Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa (RI)
Il nome di queste montagne non nasce da un fatto geografico, ma da un omaggio cortigiano. La tradizione erudita locale lo fa risalire a Francesco De Marchi, ingegnere militare bolognese del Cinquecento, uomo di corte e alpinista ante litteram, che avrebbe battezzato il massiccio in onore di Margherita d'Austria, figlia naturale di Carlo V, duchessa di Parma e Piacenza e signora feudale di questi territori attraverso i possedimenti di Leonessa e di Cittaducale. De Marchi fu al servizio di Margherita e nel 1573 compì la prima salita documentata del Corno Grande del Gran Sasso: un uomo che le montagne dell'Appennino le conosceva davvero, non le nominava da lontano. Se la tradizione dice il vero, il toponimo sarebbe un pezzo di adulazione rinascimentale sopravvissuto per cinque secoli.
La cosa affascinante è il cortocircuito che ne è seguito. Il nome della duchessa è passato dalle montagne al lago, e dal lago è tornato indietro, fino a diventare l'etichetta con cui la riserva è conosciuta anche da chi non ha idea di chi fosse Margherita d'Austria. Nel frattempo il toponimo antico, quello vero, resiste in un'altra forma: Aequiculanus, gli Equi, la gente che qui viveva prima che qualcuno pensasse a mettere il nome di una duchessa su una cresta. Due strati di nomi sovrapposti, uno popolare e antichissimo, l'altro colto e di corte, e nessuno dei due che cancelli l'altro. È la storia dell'Appennino in miniatura. Aggiungo che la genealogia esatta dell'attribuzione a De Marchi va presa per quello che è, una tradizione locale ben radicata e non un documento notarile: chi vuole verificarla deve rivolgersi alla bibliografia storica del Cicolano, che la sede della riserva conserva.
Una cosa che non ti dice nessuno su Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa (RI)
Che il Lago della Duchessa si svuota. Non del tutto e non tutti gli anni, ma il livello oscilla parecchio, e l'immagine da cartolina che circola sui social è quella di giugno, con l'acqua al massimo e i ranuncoli sulle rive. Chi arriva a fine agosto di un'annata secca trova un bacino ridotto, con la fascia periferica trasformata in prato umido e l'inghiottitoio della riva nord-occidentale bene in vista. Non è degrado, non è colpa di nessuno: è il funzionamento normale di un lago carsico privo di immissari, alimentato solo dalle precipitazioni e drenato da un condotto sotterraneo. Il perimetro dichiarato, poco meno di mille metri, e la superficie di circa quattro ettari sono valori medi che variano di anno in anno.
La seconda cosa che nessuno dice riguarda l'acqua da bere. Su tutta la salita da Cartore al lago ci sono esattamente due punti d'acqua: la fontanella del borgo, a 950 metri, e la sorgente delle Caparnie, intorno ai 1.725. Fra i due, per ottocento metri di dislivello, non c'è nulla. In agosto ho visto gente arrivare in conca con mezzo litro a testa e doverlo razionare per la discesa. Due litri a persona sono il minimo, tre se si prosegue verso il Rifugio Sebastiani. E l'acqua del lago non si beve e non si tocca: è l'habitat di una popolazione isolata di tritone crestato, e ogni contaminazione conta.
La terza è la copertura telefonica. Nei valloni non c'è, e a tratti non c'è nemmeno in conca. Chi conta sul cellulare per orientarsi scarichi la mappa offline prima di partire dal piazzale, e lasci detto a qualcuno l'orario previsto di rientro. Il numero unico di emergenza è il 112.

Il consiglio che ti do per visitare Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa (RI)
Il consiglio è di rovesciare l'ordine con cui quasi tutti affrontano questa riserva. La maggioranza arriva, punta dritto al lago per il CAI 102, fa la fotografia, torna giù e riparte, e ha visto un decimo di quello che c'era da vedere. Io suggerisco invece due giornate, o almeno due visite in stagioni diverse.
La prima giornata è quella bassa: l'anello CAI 101 da Cartore, tre ore, poco dislivello, e dentro ci sono le orchidee, i querceti, il Cau con il suo microclima, la Fonte Vecchia con i lavatoi, la necropoli degli Arioli, il complesso italico-romano di Bocca di Teve. Si finisce all'area di sosta con i tavoli e si scende a Corvaro per il Museo Archeologico del Cicolano. È la giornata che spiega il territorio: chi ci ha vissuto, come, per quanto tempo.
La seconda giornata è quella alta, e va affrontata con la serietà che merita. Partenza da Cartore non oltre le sette del mattino, scarponi veri con caviglia alta, due litri d'acqua, giacca antipioggia anche in agosto, cappello, e la consapevolezza che 872 metri di dislivello in quattro chilometri e mezzo su un sentiero classificato EE non sono una passeggiata domenicale. Arrivati al lago, non fermatevi sulla riva: salite ancora un centinaio di metri sul versante del Morrone, perché è da lì che si vede la forma a otto del bacino e si capisce la geologia del posto. Poi tornate giù per la stessa via, senza inventarvi scorciatoie: le tracce di pecora sono ovunque e portano dove non volete andare.
Un'ultima raccomandazione: verificate lo stato dei percorsi prima di partire, telefonando alla riserva. Bocca di Teve è chiusa da ottobre a maggio, il CAI 103 verso il Rifugio Sebastiani non è ancora segnato sul terreno, e la disponibilità del rifugio Gigi Panei dipende da atti amministrativi che cambiano. Sono cinque minuti di telefonata che evitano una giornata sprecata.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che l'acqua di Roma nasce anche qui. Il complesso calcareo delle Montagne della Duchessa è uno dei sistemi idrogeologici più importanti d'Italia, e le precipitazioni che cadono su queste creste, non trovando corsi d'acqua superficiali, si infiltrano nella roccia e vanno ad alimentare le sorgenti del Peschiera, il grande acquedotto che rifornisce la capitale. Il legame fra Roma e questa montagna sperduta del Cicolano è più stretto di quanto immaginino i quattro milioni di persone che ogni giorno aprono un rubinetto in città.
Il fatto è risaputo fra gli idrogeologi e sconosciuto a quasi tutti gli altri, e ha conseguenze pratiche che meritano di essere dette. La prima è che la tutela di queste montagne non è un lusso ambientalista: è manutenzione dell'acquedotto. Ogni forma di inquinamento in quota, dai fuochi ai rifiuti abbandonati agli scarichi non controllati, entra direttamente in un sistema che finisce nei rubinetti romani, perché il calcare non filtra come farebbe un suolo profondo, trasmette. La seconda è che le portate di questi acquiferi dipendono dall'innevamento invernale, e gli inverni poveri di neve degli ultimi anni si vedono sulle sorgenti prima ancora che sul paesaggio. La terza è che l'intero massiccio è protetto anche come Sito di Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale della rete Natura 2000, e non solo dalla legge regionale del 1990: c'è una stratificazione di tutele che riflette esattamente questo doppio valore, ecologico e idrico.
Chi cammina qui, insomma, cammina sopra la riserva idrica di una capitale. Vale la pena tenerlo a mente mentre si decide dove buttare una bottiglia vuota.
La foto giusta da fare a Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa (RI)
La fotografia che tutti fanno è il lago dalla riva, in orizzontale, con il Murolungo alle spalle. Viene sempre uguale e non rende niente: dalla riva il bacino appare piatto, la parete risulta schiacciata e la conca si perde. La fotografia giusta si fa da cinquanta o cento metri più in alto, salendo sul versante del Monte Morrone lungo le tracce dei pascoli. Da lassù entra tutto: la forma a otto generata dalle due doline, la conca glaciale, il muro grigio del Murolungo che chiude a nord, e in fondo, se l'aria è pulita, la sagoma del Velino.
La luce migliore è quella del mattino presto, fra le otto e le dieci, quando il sole radente disegna i gradini della conca e l'acqua è ancora immobile. Il pomeriggio il Murolungo si accende di arancione ma il lago va in ombra, e serve una posa lunga o un cavalletto. Se venite in autunno inoltrato, la combinazione di faggeta rossa nel Vallone del Cieco e prati gialli in conca dà i colori più forti dell'anno.
C'è poi una fotografia meno ovvia e più difficile, che è quella dei grifoni. Servono pazienza e una posizione sul filo di cresta a metà mattina, quando le correnti ascensionali cominciano a lavorare contro le pareti: da lì gli uccelli passano sotto l'obiettivo, e si vede la sagoma intera contro il fondo scuro del bosco. Con un teleobiettivo modesto, dai duecento millimetri in su, si portano a casa immagini che nessun altro posto del Lazio permette. Un consiglio serio: non inseguiteli, non usate droni, non fischiate per farli girare. I droni nelle aree protette sono soggetti a restrizioni e disturbano nidificazioni che sono costate vent'anni di lavoro a chi le ha riportate qui.
Sul basso, infine, la fotografia migliore è quella di Cartore in controluce al tramonto, con le pietre recuperate e le montagne dietro. Racconta la cosa più vera di questa riserva: un borgo quasi morto che è tornato utile perché intorno gli hanno costruito un'area protetta.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il fatto che ha reso il Lago della Duchessa un nome noto in tutta Italia non ha niente a che vedere con la montagna. Il 18 aprile 1978, durante il sequestro di Aldo Moro, fu diffuso un comunicato attribuito alle Brigate Rosse, numerato come il settimo, secondo il quale il corpo del presidente della Democrazia Cristiana giaceva sui fondali del Lago della Duchessa. Era falso. Ne seguirono ore convulse e ricerche in quota, con la neve ancora sul terreno e il lago in parte ghiacciato; Aldo Moro fu ritrovato a Roma il 9 maggio 1978, in via Caetani. Per una generazione di italiani il nome di questo lago resta legato a quel comunicato, e chi sale quassù con quella memoria addosso trova un posto silenzioso che non ha nulla da spartire con la storia che gli è capitata addosso.
Molto più indietro nel tempo, l'avvenimento decisivo è la sconfitta degli Equi. Fra la fine del IV e gli inizi del III secolo avanti Cristo Roma sottomise questa popolazione italica e ne ridusse il territorio, in origine molto più vasto, a questo settore di Appennino: le mura poligonali di Bocca di Teve, posteriori al 304 avanti Cristo, sono il segno materiale di quel passaggio. Prima ancora, e per secoli, il tumulo di Corvaro accolse le sepolture della comunità locale: individuato nel 1984 in località Montariolo, con un diametro di circa cinquanta metri, ha restituito centinaia di tombe, le più antiche del VI-V secolo avanti Cristo, e al suo centro un tumulo minore che risale alla prima età del ferro, fra la fine del IX e il VII secolo avanti Cristo.
Nel medioevo il fatto strutturale è l'incastellamento: dal IX secolo le incursioni saracene spingono le comunità a fortificarsi, e alla fine del X secolo nel Cicolano si contano una trentina di castelli, fra cui quello di Corvaro con le sue mura ellissoidali e le quattro torri circolari. Nel Duecento la chiesa di Santo Stefano, ormai perduto il monastero, compare in una bolla di papa Anastasio IV con il nome di Santo Stefano di Cliviano.
Nel Novecento gli avvenimenti sono di segno opposto e altrettanto decisivi: lo spopolamento, che svuota Cartore fino a lasciarvi un solo abitante, e poi la legge regionale numero 70 del 7 giugno 1990, che istituisce la riserva e ferma la caccia in un'area dove la pressione venatoria aveva quasi cancellato la coturnice. Negli anni Novanta arrivano le reintroduzioni: il cervo, liberato dal Corpo Forestale dello Stato nella limitrofa Riserva Monte Velino, e soprattutto il grifone, con novantasette individui rilasciati fra il 1994 e il 2002 alle falde del Velino. Dall'estate del 2005 l'orso bruno marsicano ricomincia a lasciare tracce frequenti. Nel 2016 apre a Corvaro il Museo Archeologico del Cicolano. Nel 2022, infine, una rivista scientifica internazionale descrive Allium ducissae, specie nuova per la scienza ed endemica del massiccio: in poco più di trent'anni una montagna che stava morendo di abbandono è tornata a produrre notizie.
Chi è passato da Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa (RI)
Il primo nome è quello di Francesco De Marchi, ingegnere militare bolognese del Cinquecento al servizio di Margherita d'Austria. È l'uomo a cui la tradizione locale attribuisce il battesimo di queste montagne, ed è anche il protagonista della prima salita documentata del Corno Grande del Gran Sasso, nel 1573. Un tecnico di fortificazioni che saliva le cime per curiosità in un'epoca in cui la montagna era soltanto un ostacolo: se il nome di questo massiccio viene da lui, viene dall'unico uomo del suo secolo che avesse motivo di guardarlo dall'alto.
Margherita d'Austria, figlia naturale di Carlo V, duchessa di Parma e Piacenza, non risulta abbia mai messo piede sulle creste che portano il suo titolo, ma questi territori le appartennero come signora feudale attraverso i possedimenti di Leonessa e di Cittaducale. Il legame fra la duchessa e la montagna è tutto documentario e feudale, e forse è proprio per questo che il nome ha attecchito: era il modo di dire a chi apparteneva un pascolo.
Poi ci sono passati i pastori, e sono loro la vera popolazione storica di questo posto. Per secoli le praterie del Morrone e del Cardito hanno ospitato greggi da giugno a ottobre, e le tracce del loro passaggio sono ovunque: i ricoveri in pietra a secco lungo la Valle Amara, le capanne delle Caparnie a 1.725 metri, la Fonte Salomone, la Fonte Vecchia di Cartore con i lavatoi, il sentiero della Valle della Cesa che non è nato per il turismo ma per il lavoro. Ancora oggi i rifugi di Fonte la Vena, costruiti nei primi anni Novanta, d'estate possono essere occupati dai pastori.
Prima ancora sono passati i monaci. I benedettini, appoggiati dai longobardi e poi dai franchi, riorganizzarono l'economia della valle attorno al santuario di Santa Anatolia, e i romitori sulle pendici della Duchessa restano a testimoniare una scelta più radicale: l'eremo di San Costanzo a Bocca di Teve, ricavato dentro una grotta, e l'eremo di San Leonardo nel vallone di Fua. Chi passa oggi da Bocca di Teve cammina accanto a un basamento di tempio italico, a mura romane e a un eremo cristiano nel raggio di poche centinaia di metri: tre religioni sovrapposte sullo stesso spartiacque.
Nel 1978 sono passati i giornalisti, i carabinieri e i sommozzatori, portati quassù da un comunicato falso e da una neve che non voleva sciogliersi. Negli anni Novanta e Duemila sono passati gli uomini del Corpo Forestale dello Stato con le gabbie dei grifoni e dei cervi. Nel 2020 sono passati i botanici dell'Università di Camerino e dell'Università di Napoli, ed è da quel lavoro che è uscito Allium ducissae. E poi c'è Eusebio Di Carlo, l'ultimo abitante di Cartore, che non è passato affatto: è rimasto, quando tutti gli altri erano andati via, e il borgo che oggi funziona da porta della riserva è anche merito suo.
La Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa con i bambini
Diciamolo subito: la salita al Lago della Duchessa non è adatta ai bambini piccoli. Ottocentosettantadue metri di dislivello su un sentiero classificato EE, senza acqua per gran parte del percorso e con temporali pomeridiani frequenti d'estate, sono troppo per gambe sotto i dodici anni, e i portabimbi da spalla in quel tratto sono scomodi e poco sicuri.
La riserva però ha molto da offrire alle famiglie, purché si scelga la parte bassa. L'anello CAI 101 attorno a Cartore è quasi pianeggiante, dura tre ore con calma, e contiene abbastanza cose da tenere sveglia la curiosità: la dolina del Cau con la sua aria fredda, i lavatoi della Fonte Vecchia, le tombe a tumulo degli Arioli, le mura antiche di Bocca di Teve. Ci sono due aree di sosta con i tavoli, a Cartore e a Parentone-Tricagli, dove si mangia comodamente. Il Museo Archeologico del Cicolano a Corvaro completa la giornata al coperto, che è utile se il tempo cambia. Anche il tratto basso della Valle Amara, su strada bianca, è percorribile senza difficoltà.
Due raccomandazioni di sostanza. I cani vanno tenuti al guinzaglio sempre: qui ci sono lupi, ci sono greggi con i cani da guardiania, e un cane libero è un problema per tutti e tre. E si insegni ai ragazzi che l'acqua del lago non si tocca, perché ospita una popolazione isolata di tritone crestato che una sola bravata può compromettere.
Accessibilità, regole e sicurezza alla Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa
La riserva è un'area montana selvaggia e non offre percorsi attrezzati per persone con disabilità motoria. I tratti di strada bianca in Valle Amara e il piazzale di Cartore sono gli unici ambienti pianeggianti e regolari; il resto della rete è su sentiero di montagna, con fondo sassoso, gradini naturali e pendenze forti. Chi ha esigenze specifiche faccia bene a telefonare in anticipo alla sede della riserva per capire cosa sia effettivamente praticabile.
Le regole di base sono quelle di ogni area protetta e qui hanno ragioni concrete. Non si accendono fuochi, neanche nelle aree di sosta attrezzate. Non si raccolgono piante: sessantasei specie sono rare o endemiche e alcune esistono solo su questo massiccio. Non si campeggia liberamente; per le forme di soggiorno consentite ci si rivolge all'ente gestore. I rifiuti si riportano a valle, tutti. I cani vanno al guinzaglio. I droni sono soggetti a restrizioni e in ogni caso disturbano la nidificazione dei rapaci.
Sul fronte della sicurezza, i punti critici sono quattro. Il primo è l'acqua, che scarseggia. Il secondo sono i temporali estivi, prevedibili e violenti, che impongono di essere in discesa presto nel pomeriggio. Il terzo è la neve residua, che nel Vallone del Cieco e in conca può durare fino a giugno inoltrato e rende necessari ramponcini e piccozza. Il quarto è l'orientamento sul CAI 103 verso il Rifugio Sebastiani, che alla data delle informazioni ufficiali disponibili non risulta ancora segnato sul terreno. Il numero unico di emergenza è il 112. La copertura telefonica nei valloni è discontinua, quindi la mappa va scaricata offline e l'orario di rientro va comunicato a qualcuno prima di partire.
Cosa vedere intorno alla Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa
Il Cicolano è una terra che quasi nessuno visita, e questo è il suo pregio. A pochi chilometri dallo svincolo di Valle del Salto c'è il Lago del Salto, bacino artificiale dai contorni frastagliati, e poco oltre il Lago del Turano con i borghi affacciati sull'acqua, entrambi compresi nel parco di Monte Navegna e Monte Cervia. Verso Rieti si incontrano Cittaducale, città di fondazione angioina dall'impianto regolare, e più a nord Leonessa, che con la Duchessa condivide il legame feudale con Margherita d'Austria. Chi ha una giornata in più può spingersi ad Antrodoco, alle gole del Velino, o a Amatrice.
Dalla parte abruzzese, a meno di un'ora, ci sono L'Aquila e la conca del Fucino, e più a sud il territorio del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise con la Camosciara e Scanno. Verso il Gran Sasso, Campo Imperatore e Santo Stefano di Sessanio completano il quadro dell'Appennino centrale. Chi invece torna verso Roma può fermarsi ai Monti Simbruini o, uscendo a Tivoli, a Villa Adriana.
Sul piano dell'ospitalità, Cartore ha alcune strutture ricettive e di ristoro, e i paesi di Borgorose e Corvaro offrono il resto. La cucina è quella pastorale del Cicolano, con gli agnelli, i formaggi di pecora, le paste fatte in casa e i legumi di montagna. Chi organizza un'uscita di gruppo con guida può rivolgersi ai professionisti del turismo che lavorano su Roma e sul reatino: TourLeaderPro gestisce accompagnamento e logistica per gruppi, mentre chi cerca l'organizzazione di viaggi di gruppo in Italia trova sullo stesso sito il servizio dedicato. Per i visitatori stranieri, le guide in inglese dedicate alle montagne e alla natura italiana e la pagina sul Lazio di ItalyPlanner sono il punto di partenza più comodo.
Domande veloci su Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa (RI)
Quanto costa entrare nella Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa?
Niente. L'accesso all'area protetta è libero e gratuito, non esistono biglietti né tornelli. Si paga solo il posteggio dove eventualmente previsto e, se lo si visita, il biglietto del Museo Archeologico del Cicolano a Corvaro.
Quanto ci vuole per salire al Lago della Duchessa?
Dal sentiero CAI 102, che parte da Cartore a 950 metri, servono circa due ore e quaranta di salita per 4,5 chilometri e 872 metri di dislivello. Con le soste e il ritorno, la giornata è di cinque o sei ore.
Il sentiero per il Lago della Duchessa è difficile?
È classificato EE, cioè per escursionisti esperti. Non presenta passaggi di arrampicata, ma è ripido, lungo e su fondo sassoso. Serve allenamento, servono scarponi con caviglia alta e serve acqua.
Si può arrivare al Lago della Duchessa in auto?
No. La strada finisce a Cartore, a 950 metri, e da lì si sale solo a piedi. Non esistono impianti né strade carrozzabili fino alla conca.
Come si arriva alla Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa da Roma?
In auto: A24 Roma-Teramo, uscita Valle del Salto, poi strada statale 578 Salto Cicolana e strade comunali per Cartore o per Valle Amara. Circa un'ora e quaranta di viaggio.
Si arriva alle Montagne della Duchessa con i mezzi pubblici?
Non fino agli attacchi dei sentieri. I collegamenti di linea servono i centri abitati del comune di Borgorose, ma non i piazzali di Cartore e Valle Amara. L'auto è di fatto necessaria.
Quando è il periodo migliore per visitare la Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa?
Da fine giugno a metà ottobre per il lago e le quote alte. La seconda metà di settembre offre il miglior compromesso fra colori, temperature e assenza di folla. Maggio è ideale per l'anello basso di Cartore per via delle orchidee.
C'è acqua lungo il sentiero per il Lago della Duchessa?
Solo due punti: la fontanella di Cartore a 950 metri e la sorgente delle Caparnie intorno ai 1.725. In mezzo non c'è nulla. Portate almeno due litri a testa.
Si può fare il bagno nel Lago della Duchessa?
No, e non è una questione di temperatura. Il lago ospita una popolazione isolata di tritone crestato ed è un habitat protetto: non si entra in acqua, non si prelevano campioni, non ci si fanno entrare i cani.
Quanto è profondo il Lago della Duchessa?
È classificato come lago poco profondo. Le dimensioni variano con le precipitazioni: la superficie si aggira sui quattro ettari e il perimetro su poco meno di mille metri, ma i valori cambiano di anno in anno.
Si vedono i grifoni alle Montagne della Duchessa?
Sì, con buona probabilità. La colonia deriva dai novantasette individui liberati fra il 1994 e il 2002 alle falde del Velino ed è oggi stabilmente presente con numerose coppie riproduttive. Le occasioni migliori sono a metà mattina lungo le creste.
C'è l'orso nella Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa?
L'orso bruno marsicano frequenta la riserva e dall'estate del 2005 le sue tracce sono state rilevate con elevata frequenza. Non è però una presenza stabile: l'area è troppo piccola, e funziona come corridoio verso il Velino-Sirente.
Ci sono i lupi? È pericoloso camminare qui?
Il lupo appenninico è presente stabilmente con almeno un branco. Non rappresenta un pericolo per gli escursionisti. Il problema semmai è il cane lasciato libero, che può innescare conflitti con i lupi e con i cani da guardiania delle greggi.
Si può portare il cane alle Montagne della Duchessa?
Sì, tenuto al guinzaglio. In quota si incontrano greggi con cani da guardiania, e un cane sciolto crea problemi seri sia a loro sia alla fauna selvatica.
Si può campeggiare nella Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa?
Il campeggio libero non è consentito. Le forme di soggiorno ammesse e le eventuali autorizzazioni vanno richieste all'ente gestore, il Comune di Borgorose, tramite gli uffici della riserva.
Il rifugio sul sentiero del lago è aperto?
Il rifugio Gigi Panei, intorno ai 1.665 metri, ha una disponibilità che dipende da determinazioni amministrative e va verificata prima della partenza contattando la riserva. Non va considerato un riparo garantito.
Perché il Lago della Duchessa è legato al caso Moro?
Perché il 18 aprile 1978 un comunicato falso attribuito alle Brigate Rosse sostenne che il corpo di Aldo Moro giacesse nei fondali del lago. Fu un depistaggio: Moro fu ritrovato a Roma il 9 maggio 1978.
Da dove viene il nome Montagne della Duchessa?
La tradizione erudita locale lo riconduce all'ingegnere bolognese Francesco De Marchi, nel Cinquecento, in omaggio a Margherita d'Austria, duchessa di Parma e Piacenza e signora feudale di Leonessa e Cittaducale.
Quanto è grande la Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa?
Oltre 3.540 ettari, con quote che vanno dai 944 metri di Cartore ai 2.239 metri del Costone e una rete di sentieri di circa 57 chilometri.
Quando è stata istituita la Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa?
Con la legge regionale del Lazio numero 70 del 7 giugno 1990. L'ente gestore è il Comune di Borgorose e la sede è in via della Boscareccia 2 a Corvaro.
La riserva è accessibile in sedia a rotelle?
Non esistono percorsi attrezzati. Solo il piazzale di Cartore e i tratti iniziali di strada bianca in Valle Amara sono pianeggianti. Per situazioni specifiche conviene telefonare in anticipo alla sede.
Si può andare a cavallo nella Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa?
Sì, su alcuni percorsi. Il CAI 104 in Valle Amara e l'itinerario della Valle della Cesa sono indicati anche per l'escursionismo equestre.
Si scia alle Montagne della Duchessa?
Non ci sono impianti di risalita. L'area è frequentata d'inverno per lo scialpinismo, lo sci escursionismo e le ciaspolate, con tutte le cautele che l'ambiente alpino richiede, valanghe comprese.
Il sentiero di Bocca di Teve è sempre aperto?
No. Il percorso resta chiuso da ottobre a maggio per rischio di frane e smottamenti, con ordinanza del sindaco di Magliano de' Marsi.
Che differenza c'è fra la Riserva Montagne della Duchessa e il Parco Sirente-Velino?
Sono due aree protette contigue e di regioni diverse: la Duchessa è una riserva regionale laziale di oltre 3.540 ettari gestita dal Comune di Borgorose, il Sirente-Velino è un parco regionale abruzzese molto più esteso. I loro confini si toccano sullo spartiacque, e dal punto di vista ecologico formano un unico sistema.
C'è un centro visite o un museo?
Gli uffici della riserva sono a Corvaro, in via della Boscareccia 2, e il Museo Archeologico del Cicolano, inaugurato nel 2016, espone i materiali del tumulo di Corvaro. Orari e aperture vanno verificati prima della visita.
Il mio consiglio finale
Se avete una sola giornata e volete portarvi a casa qualcosa di questa montagna, io non salirei al lago. Lo dico da professionista che accompagna gruppi e che ha visto decine di persone arrivare in conca sfinite, scattare la fotografia e ripartire senza aver capito dove si trovavano. Salite invece l'anello basso di Cartore, prendetevi tre ore, guardate le orchidee di maggio, infilate la testa nella dolina del Cau, toccate i lavatoi della Fonte Vecchia, arrivate alle mura di Bocca di Teve e restate lì cinque minuti in silenzio, con l'Abruzzo da un lato e il Lazio dall'altro. Poi scendete a Corvaro, entrate nel museo e guardate quello che il tumulo ha restituito. A quel punto avrete capito la Duchessa, e il lago diventerà la ragione per tornarci con più tempo e con le gambe giuste. Le montagne che si capiscono si visitano due volte, quelle che si conquistano una sola.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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