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GAM 100 — un secolo di Galleria d’Arte Moderna di Roma (1925-2025)

La Galleria d'Arte Moderna di Roma compie cento anni e li racconta con "GAM 100. Un secolo di Galleria comunale 1925-2025", aperta dal 20 dicembre 2025 all'11 ottobre 2026 nella sede di via Francesco Crispi 24. Oltre cento opere scelte fra le più di tremila della collezione capitolina, dentro un ex convento di clausura a due passi da via Veneto e da piazza Barberini, in uno dei musei meno frequentati e più belli del centro di Roma.

Galleria d Arte Moderna, Roma
La Galleria d'Arte Moderna di Roma, in via Francesco Crispi 24. L'edificio è l'ex convento delle Carmelitane Scalze di San Giuseppe a Capo le Case, un monastero di clausura di fine Cinquecento passato al Comune di Roma nel 1879 e trasformato in sede museale dalla Sovrintendenza Capitolina nei primi anni Novanta. Foto: Sailko, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons.

Che cos'è GAM 100 e dove si tiene

GAM 100 è la mostra con cui Roma Capitale festeggia il centenario della propria galleria d'arte moderna. Il titolo completo, quello che si legge sui pannelli e sul catalogo, è "GAM 100. Un secolo di Galleria comunale 1925-2025", e la sede è la Galleria d'Arte Moderna di via Francesco Crispi 24, nel rione Colonna, a metà strada fra piazza Barberini e la scalinata di Trinità dei Monti. La mostra occupa gli spazi espositivi del museo e si intreccia con la collezione permanente: non è un padiglione a parte, è la casa stessa della collezione che si riordina e si racconta.

La formula è quella dell'anniversario fatto bene. Invece di limitarsi a mettere in fila i pezzi più noti, la Galleria ha scelto di usare le opere per ripercorrere la propria storia istituzionale, che è una storia sorprendentemente accidentata: cento anni di traslochi, chiusure, cambi di nome, depositi, riaperture e ripensamenti. Il risultato è una mostra doppia. Da una parte c'è l'arte italiana fra Otto e Novecento, con nomi che chiunque abbia sfogliato un manuale riconosce al volo. Dall'altra c'è il racconto di come quelle opere siano arrivate fino a qui, attraverso una serie di sedi che comprende il Campidoglio, il Palazzo delle Esposizioni, Palazzo Braschi, un ex stabilimento della Birra Peroni e infine un convento di carmelitane scalze.

Chi conosce già la Galleria d'Arte Moderna di Roma sa che il museo si visita in un paio d'ore senza affanno, con sale raccolte e una luce che cambia molto a seconda dell'ora del giorno. Chi non ci è mai entrato, e sono tanti, trova qui l'occasione migliore degli ultimi anni: per il centenario il percorso è stato pensato come una sintesi, non come un'antologia esaustiva, e questo lo rende leggibile anche a chi non ha una preparazione specialistica.

La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con organizzazione di Zètema Progetto Cultura. La cura è di Ilaria Miarelli Mariani e Arianna Angelelli, con Paola Lagonigro, Ilaria Arcangeli, Antonio Ferrara e Vanda Lisanti. Il catalogo è pubblicato da Silvana Editoriale. Sono dettagli che al visitatore medio dicono poco, ma servono a inquadrare il tipo di operazione: una mostra costruita internamente, con i conservatori del museo, sui materiali del museo, senza prestiti spettacolari da fuori. È il motivo per cui funziona come ritratto di famiglia.

Le date, e a che punto siamo adesso

L'apertura risale al 20 dicembre 2025, con inaugurazione alle 14.00, e la chiusura è fissata per l'11 ottobre 2026. Significa che la mostra risulta in corso e che il tempo rimasto si misura ormai in settimane, non in mesi. Chi legge queste righe a settembre del 2026 ha davanti l'ultimo tratto di una esposizione che è durata quasi dieci mesi, e questa circostanza cambia parecchie cose pratiche.

La prima è la pressione sulle sale. Le mostre lunghe seguono quasi sempre la stessa curva: molta gente nelle prime settimane, un lungo altopiano tranquillo nel mezzo, e un ritorno di affluenza nelle ultime due o tre settimane, quando chi aveva rimandato si accorge che la finestra si sta chiudendo. La GAM non è un museo da code chilometriche, e anche nel finale la situazione resta gestibile, ma il sabato pomeriggio di inizio ottobre sarà prevedibilmente diverso dal martedì mattina di metà settembre.

La seconda è che a fine giugno 2026 il percorso espositivo è stato rinnovato. Dal 24 giugno l'allestimento si è arricchito di una nuova selezione di venticinque fra dipinti e sculture, che in parte hanno sostituito lavori già esposti e in parte si sono aggiunti a quelli presenti. Chi ha visitato la mostra a gennaio e torna adesso non rivede esattamente la stessa cosa, e questo è un punto che vale la pena sottolineare perché raramente accade con le esposizioni temporanee.

La terza riguarda gli orari. Il museo apre dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 19.00, con ultimo ingresso mezz'ora prima della chiusura. Il lunedì è giorno di chiusura, e lo sono anche il 25 dicembre e il 1° maggio, date che nel calendario residuo della mostra non ricadono. Nessuna apertura serale straordinaria risulta fra le informazioni pubblicate: chi immagina una visita dopo cena resterà deluso, e conviene organizzarsi per il pomeriggio.

I cento anni della Galleria d'Arte Moderna di Roma

La data di nascita è il 28 ottobre 1925, quando nelle sale di Palazzo Caffarelli, in Campidoglio, viene aperta al pubblico per la prima volta la raccolta d'arte moderna del Comune di Roma. L'allestimento è curato da Settimo Bocconi e le opere esposte sono centotrentasette, oltre agli acquerelli della serie "Roma pittoresca" di Ettore Roesler Franz. Quella prima selezione racconta già la vocazione della collezione: il legame stretto con Roma e con i fenomeni artistici che attraversano la città.

Le radici però vanno più indietro. Il punto di partenza è il 1883, quando apre su via Nazionale il Palazzo delle Esposizioni con l'Esposizione Internazionale di Belle Arti. È l'occasione per il Comune di Roma di fare i suoi primi acquisti d'arte contemporanea: fra questi la "Cleopatra" di Girolamo Masini e appunto gli acquerelli di Roesler Franz, che nel 1930 saranno però trasferiti altrove e costituiranno il primo nucleo delle collezioni del Museo di Roma. Da quel momento l'amministrazione capitolina porta avanti una politica di acquisti continua, con un doppio obiettivo dichiarato: promuovere le arti e incoraggiarne la produzione da un lato, dotare la capitale di una raccolta all'altezza del suo nuovo prestigio dall'altro.

Le occasioni di crescita arrivano dalle grandi rassegne romane. Le mostre della Secessione Romana, fra il 1913 e il 1916, e le Biennali di Roma del 1921, del 1923 e del 1925 alimentano la collezione con acquisti mirati. Nel primo allestimento del 1925 compaiono opere legate al movimento "In arte libertas" e al gruppo dei XXV della Campagna Romana, insieme a dipinti come "Il dubbio" di Giacomo Balla, "I civettari" di Vittorio Grassi e "Violette" di Enrico Lionne.

Poi comincia la parte complicata. Dopo una chiusura di qualche anno la raccolta riapre nell'ottobre del 1931 con un nome diverso, Galleria Mussolini, e con un allestimento curato da Antonio Muñoz, sempre a Palazzo Caffarelli. Il nuovo museo deve molto alla nascita della Quadriennale, voluta anch'essa dal Governatorato: nelle diverse edizioni ospitate al Palazzo delle Esposizioni fra il 1931 e il 1943 la collezione si arricchisce di numerose acquisizioni, fra cui "Il Pastore" di Arturo Martini, vincitore della rassegna, e opere di Massimo Campigli, Carlo Carrà, Giorgio de Chirico, Renato Guttuso, Giorgio Morandi, Scipione e Gino Severini. Per dare la misura della politica culturale di quegli anni basta un numero: le opere acquistate per la Galleria comunale nelle sole Quadriennali sono trecentoquarantotto.

Nel 1938 arriva la frattura. Una convenzione fra il ministro dell'Educazione Giuseppe Bottai e il governatore di Roma Piero Colonna sancisce la soppressione della Galleria Mussolini e dispone il deposito temporaneo delle opere presso la Regia Galleria Nazionale d'Arte Moderna a Valle Giulia. La politica di acquisti non si ferma, neanche durante la guerra, ma il museo come istituzione visibile smette di esistere. Nel 1944 la Commissione Storia e Arte stabilisce una nuova denominazione, Galleria Comunale d'Arte Ottocentesca e Contemporanea, mantenendo la sede a Palazzo Caffarelli.

Il dopoguerra è una lunga trattativa per riavere indietro le opere depositate presso la Galleria Nazionale. Nel 1950 il Comune decide di trasferire la collezione da Palazzo Caffarelli a Palazzo Braschi, nuova sede del Museo di Roma. Il museo apre nel 1952, con allestimento curato da Carlo Pietrangeli, e le opere della Galleria comunale trovano posto nelle sale degli ultimi due piani. Nel 1963 Pietrangeli ottiene la restituzione di un ulteriore nucleo e trasferisce parte delle collezioni al Palazzo delle Esposizioni, inaugurando una selezione nata come temporanea che però rimane esposta fino al 1972. In quell'anno l'inaugurazione della decima Quadriennale impone un nuovo disallestimento: le opere finiscono nei depositi, dove restano fino al 1981, per poi essere spostate nei magazzini di Palazzo Braschi e in altri locali comunali.

Negli anni Ottanta si accende il dibattito pubblico sulla necessità di una collocazione permanente. Nel 1989 viene individuato l'ex stabilimento della Birra Peroni come sede definitiva e, poiché i lavori richiedono tempi lunghi, si indica come sede provvisoria l'ex convento di San Giuseppe a Capo le Case, in via Francesco Crispi. Nel 1995, sotto la direzione di Giovanna Bonasegale, apre lì la Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea. Nel 1999 la collezione trasloca nella rinnovata sede dell'ex Birreria Peroni, ma all'inizio del nuovo millennio si decide di destinare quello spazio esclusivamente all'arte contemporanea: nel 2002 apre il MACRO e in via Crispi partono i lavori di adeguamento. La collocazione definitiva arriva nel 2011, quando la Galleria d'Arte Moderna riapre al pubblico con la mostra "Luoghi, figure, nature morte. Opere della Galleria d'Arte Moderna di Roma Capitale".

Una curiosità su GAM 100 — un secolo di Galleria d’Arte Moderna di Roma (1925-2025)

Il museo che ospita la mostra sul proprio secolo di vita ha abitato l'edificio attuale per meno di trent'anni, e per giunta a intermittenza. Il convento di via Crispi era nato come soluzione provvisoria, un ripiego in attesa che fossero pronti i lavori nell'ex stabilimento della Birra Peroni. La sede definitiva, quella scelta nel 1989, era un'altra. Poi le cose sono andate come vanno spesso a Roma: il provvisorio è diventato permanente, la sede definitiva ha cambiato destinazione ed è diventata un museo diverso, e il ripiego si è rivelato la collocazione migliore possibile.

C'è di più, e riguarda i numeri. La collezione conta oggi oltre tremila opere fra dipinti, sculture, disegni e opere grafiche, che documentano movimenti e tendenze artistiche di più di due secoli, dal XIX al XXI. Le opere selezionate per GAM 100 sono poco più di cento. Significa che la mostra del centenario mette in vista meno del quattro per cento di quello che il museo possiede. Il resto vive nei depositi, che non sono un magazzino polveroso ma una struttura conservativa vera e propria, con un archivio della collezione e una sala della grafica dedicata alle opere su carta.

Questa sproporzione fra quello che si vede e quello che esiste è la chiave di lettura più onesta dell'intera operazione. Il riallestimento di giugno 2026, con venticinque opere nuove entrate in percorso, nasce esattamente da qui: l'obiettivo dichiarato è far scoprire la ricchezza dei depositi, aprendo prospettive diverse su una storia complessa. Una mostra che nel corso della propria durata cambia una parte significativa dei pezzi esposti è una rarità, e dice qualcosa sulla quantità di materiale disponibile.

Ultima curiosità, e riguarda il nome. Fra il 1931 e il 1938 questa collezione si è chiamata Galleria Mussolini. Il fatto che la mostra del centenario lo dichiari apertamente, invece di scivolarci sopra, è una scelta di metodo che merita di essere notata: la storia di un museo pubblico italiano attraversa il fascismo e non si può raccontare saltando il capitolo.

Che cosa si vede in mostra

Il percorso attraversa un secolo abbondante di arte italiana ed europea con un ordine cronologico che parte dal secondo Ottocento. Dalle sale iniziali si passa alle avanguardie, con il Futurismo in primo piano; poi la Secessione, la Scuola romana, Novecento e il Ritorno all'ordine; e infine il secondo dopoguerra, con i nuovi canoni dell'Astrazione, dell'Informale e della Neoavanguardia. È un itinerario che ricalca la struttura dei manuali, e questo non è un difetto: per una collezione nata da acquisti pubblici fatti alle grandi rassegne romane, la sequenza dei movimenti coincide con la sequenza delle acquisizioni.

Fra gli autori presenti la Galleria segnala Giacomo Balla, Carlo Carrà, Mario Sironi, Fortunato Depero, Antonio Donghi, Renato Guttuso, Giorgio de Chirico e Antonietta Raphaël Mafai, precisando che si tratta soltanto di alcuni nomi. Chi segue l'arte italiana del Novecento riconosce in questo elenco una costellazione precisa: il futurismo romano di Balla e quello più tardo e decorativo di Depero, il realismo magico di Donghi, la stagione metafisica e post-metafisica di de Chirico e Carrà, il peso di Sironi negli anni fra le due guerre, la Scuola romana con la figura centrale di Raphaël Mafai, il realismo impegnato di Guttuso nel dopoguerra.

Una precisazione necessaria. Molte delle opere in mostra sono di artisti del Novecento le cui creazioni possono essere ancora protette dal diritto d'autore, e descriverle nel dettaglio non sarebbe corretto né particolarmente utile. Quello che conta dirti è come si legge il percorso, non come è fatto ogni singolo quadro. La logica è semplice: ogni sezione mette in relazione due piani, quello della storia dell'arte e quello della storia del museo. Accanto alle opere il visitatore trova il racconto delle sedi, delle date e degli avvenimenti che hanno riguardato l'istituzione, dall'inaugurazione del 1925 a Palazzo Caffarelli alla riapertura del 1931, dalla prima Quadriennale del 1931 alla rinascita a Palazzo Braschi nel 1952, dalla parentesi al Palazzo delle Esposizioni fra 1963 e 1972 fino alla doppia inaugurazione del 1995 e del 2011 nella sede attuale.

Il riallestimento del 24 giugno 2026

Dal 24 giugno 2026 il percorso si è rinnovato con venticinque fra dipinti e sculture. Alcune opere hanno sostituito lavori già esposti, altre si sono aggiunte. Accanto ai nomi già presenti in percorso, come Balla, Casorati e Sironi, sono entrati altri autori di rilievo, fra cui Giuseppe De Nittis, Mario Mafai e Gino Severini, insieme a figure meno note ma centrali per capire come si è formata la raccolta.

La rotazione tocca tutte e tre le sezioni del percorso. Nella prima, quella che copre la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, sono entrate opere di Giuseppe De Nittis, Alessandro Pigna, Augusto Bompiani, Giuseppe Carosi, Lorenzo Lorenzetti, Franco Gentilini e Gino Severini, oltre a un gruppo di ceramiche dipinte. Nella seconda, che copre gli anni fra il 1938 e il 1963, compaiono lavori di Mario Mafai, Umberto Bottazzi, Nino Caffè, Ada Salvadori, Onorato Carlandi e Maria Immacolata Zaffuto. Nella terza, dal 1963 al contemporaneo, sono arrivate opere di Pompeo Fabri, Pippo Rizzo, Nicola Rubino, Luigi Montanarini, Primo Conti, Maria Cortini Viviani e Arrigo Taggi.

Leggendo questi elenchi si nota una cosa che vale la pena dire chiaramente. Accanto ai nomi da manuale ci sono artisti che il pubblico generalista non conosce e che nelle storie dell'arte compaiono in nota, se compaiono. È una scelta curatoriale precisa e generosa: una collezione municipale nata dagli acquisti alle rassegne cittadine è fatta soprattutto di questi autori, e mostrarli significa raccontare la verità su come funzionava il mercato dell'arte pubblica a Roma. Le sale con i nomi celebri attirano, quelle con i nomi dimenticati spiegano.

Una cosa che non ti dice nessuno su GAM 100 — un secolo di Galleria d’Arte Moderna di Roma (1925-2025)

La cosa che nessuno dice è che questo museo, per la posizione che occupa, dovrebbe essere pieno tutto l'anno e invece non lo è quasi mai. Si trova a duecento metri da via Veneto, a trecento da piazza Barberini, a poco più di cinquecento dalla scalinata di Trinità dei Monti, dentro il quadrante di Roma più battuto dal turismo internazionale dopo il Colosseo e San Pietro. Eppure la maggior parte delle persone che passano ogni giorno sotto le sue finestre non ha idea che esista.

Il motivo è geografico e un po' crudele. Via Francesco Crispi corre in salita, parallela e nascosta rispetto agli assi principali, e la facciata del museo si inserisce in un tessuto urbano fittissimo dove nulla annuncia la presenza di una istituzione culturale. Non c'è una piazza davanti, non c'è un colonnato, non c'è una scalinata monumentale. C'è un portone in un muro, in una strada che sembra soltanto un raccordo fra via Sistina e il Tritone. Perfino chi cerca il museo con il telefono in mano lo supera almeno una volta.

La seconda cosa poco detta riguarda il rapporto fra questo museo e la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Valle Giulia. Sono due istituzioni diverse, con proprietà diverse, e la confusione fra le due è costante. La Galleria Nazionale appartiene allo Stato e si trova a Valle Giulia, dentro il verde di Villa Borghese. La Galleria d'Arte Moderna di via Crispi appartiene al Comune di Roma. Le due collezioni hanno anche una storia intrecciata, e non in modo amichevole: dal 1938 al dopoguerra una parte consistente delle opere comunali è rimasta depositata proprio a Valle Giulia, e recuperarle ha richiesto decenni di trattative. Quando qualcuno a Roma dice "vado alla galleria d'arte moderna" conviene sempre chiedere quale.

La terza riguarda il pubblico. Nelle mattine feriali, e in particolare il martedì e il mercoledì, capita con una certa frequenza di attraversare due o tre sale senza incontrare nessuno. In un museo del centro di Roma, nel 2026, questa è una condizione quasi irreale, e per chi guarda opere d'arte è la condizione migliore che esista. Vale il viaggio anche solo per quello.

La sede di via Francesco Crispi: l'ex convento delle Carmelitane Scalze

L'edificio che ospita la Galleria è un antico monastero di clausura risalente alla fine del XVI secolo, adiacente alla chiesa di San Giuseppe a Capo le Case. Era la sede dell'ordine delle Carmelitane Scalze e risulta già documentato nel 1600 nella zona allora chiamata "alle fratte", un nome che segnala quanto quella parte di città fosse ancora marginale rispetto all'abitato: fratte, cioè macchia, terreno incolto. Chi oggi guarda quel quadrante fitto di palazzi ottocenteschi e alberghi fatica a immaginarlo come periferia, ma per secoli lo è stato.

La facciata conclude la salita di via Capo le Case e si incastra in un tessuto urbano denso. Dalle finestre del museo si aprono vedute sulla città e soprattutto sulle forme barocche del campanile di Sant'Andrea delle Fratte, opera di Francesco Borromini: uno di quegli scorci che valgono da soli una sosta alla finestra, e che nessuna guida segnala perché per vederlo bisogna aver già pagato il biglietto. Il complesso è stato rimaneggiato più volte e nel Settecento ha raggiunto la sua configurazione più ampia e definitiva, comprendendo il chiostro tuttora esistente ed estendendosi fino alla retrostante via Zucchelli.

Il passaggio di proprietà è del 1879: il convento entra nel patrimonio del Comune di Roma dopo il trasferimento della comunità monastica nel Collegio di San Pietro in Montorio. Nei decenni successivi l'edificio viene destinato a usi diversi e finisce in una fase di progressivo degrado, la traiettoria classica degli immobili ecclesiastici incamerati dopo l'Unità. Il recupero arriva soltanto con il piano realizzato dalla Sovrintendenza Capitolina nei primi anni Novanta, che trasforma una parte del complesso in sede museale conservando alcuni elementi tipici della tipologia monastica, a partire dal chiostro e dalle antiche coperture.

Questa storia si legge camminando. Le sale della Galleria hanno proporzioni che non sono quelle di un museo pensato come museo: corridoi stretti, stanze di dimensioni contenute, passaggi bassi, una scansione degli ambienti che nasce da celle e refettori. Per certi versi è un limite, e infatti alcune parti del complesso restano difficili da rendere pienamente accessibili. Per altri versi è il punto di forza dell'esperienza: guardare un dipinto futurista dentro una stanza che era una cella di clausura produce un cortocircuito che nessun allestimento saprebbe inventare.

Il consiglio che ti do per visitare GAM 100 — un secolo di Galleria d’Arte Moderna di Roma (1925-2025)

Vai di martedì mattina, appena dopo l'apertura delle 10.00, e concediti almeno due ore piene. Sono tre indicazioni che sembrano banali e che invece cambiano radicalmente la qualità della visita.

Il martedì perché è il giorno successivo alla chiusura del lunedì, il che significa sale appena riordinate e personale fresco, e perché è statisticamente il giorno meno frequentato della settimana in tutti i musei civici romani. L'apertura perché la luce che entra dalle finestre di un edificio storico non è la stessa alle dieci del mattino e alle cinque del pomeriggio, e in un museo dove parte dell'illuminazione è naturale questo conta parecchio. Le due ore perché il percorso di GAM 100, sommato alla possibilità di affacciarsi sul chiostro e di percorrere i tre piani dell'edificio, non si esaurisce nei quaranta minuti che la maggior parte dei visitatori dedica a un museo di medie dimensioni.

Il secondo consiglio riguarda il biglietto. Se sei residente a Roma Capitale o nell'area metropolitana, dal mese di febbraio 2026 l'ingresso al museo è gratuito esibendo la carta d'identità in cassa. È un cambiamento importante e ancora poco conosciuto: molti romani continuano a credere di dover pagare. Se non sei residente e hai in programma più di due musei civici in pochi giorni, la MIC card va valutata seriamente, perché con quella la Galleria è gratuita.

Il terzo consiglio è di ordine mentale. Non affrontare questa mostra come una gara a riconoscere i nomi famosi. Entra nella prima sala, leggi il pannello che spiega la storia dell'istituzione e poi cammina tenendo in mente due domande: chi ha comprato questa opera, e in quale anno. Il percorso fornisce le risposte, e quando cominci a leggere le sale in questo modo il centenario smette di essere una formula e diventa una storia con protagonisti, decisioni sbagliate, colpi di fortuna e una quantità sorprendente di trasferimenti. È una mostra che premia chi la legge come una biografia.

Quarto e ultimo: le audioguide della mostra sono disponibili in biglietteria in italiano e in inglese al costo di 4,00 euro. Per un percorso che intreccia storia dell'arte e storia istituzionale sono una spesa ragionevole, soprattutto per chi visita da solo e non ha un rapporto quotidiano con il Novecento italiano.

Il chiostro, il giardino e il dipinto di suor Eufrasia della Croce

Nel corso del 2025, proprio in occasione del centenario, le indagini condotte negli ambienti storici dell'edificio hanno permesso di riportare alla luce un dipinto murale seicentesco attribuito a suor Eufrasia della Croce, al secolo Flavia Benedetti, vissuta fra il 1597 e il 1676, monaca del convento di San Giuseppe a Capo le Case e figura significativa nel panorama artistico femminile romano del Seicento.

È la coincidenza più bella dell'intero anniversario: un museo che festeggia cento anni di arte moderna scopre, dentro i propri muri, un'opera di quattrocento anni fa dipinta da una donna che quelle stanze le abitava in clausura. Le pittrici attive a Roma nel Seicento sono poche e documentate male, e ogni recupero di questo tipo aggiunge una tessera a un quadro frammentario.

C'è poi il chiostro, con il piccolo giardino interno che ne occupa il centro. È uno spazio appartato e silenzioso in una delle zone più rumorose del centro storico, e conserva il carattere raccolto del complesso monastico originario. Sulle pareti del chiostro-giardino si trova un intervento artistico contemporaneo site specific realizzato dal duo StenLex in collaborazione con la Wunderkammern Gallery, intitolato "Rinascita": una serie di stencil poster che dialoga con lo stendardo urbano collocato sulla facciata del Padiglione Piacentini, adiacente all'ingresso della Galleria.

StenLex sono considerati i pionieri dello stencil poster, una tecnica che consiste nell'incollare a parete un poster come fosse carta da parati, dipingerlo e poi lasciare che gli agenti atmosferici distruggano la matrice di carta facendo emergere il dipinto sottostante: la matrice si consuma e l'opera diventa irripetibile, il che rovescia la logica stessa dello stencil, nato per essere riproducibile. Il duo si è formato sui muri romani dal 2001 e nel 2017 ha partecipato alla mostra "Cross the Streets" al MACRO.

Il cortocircuito è evidente e voluto: street art contemporanea sulle pareti di un chiostro di carmelitane scalze, dentro un museo che celebra un secolo di collezionismo pubblico. Chi visita GAM 100 e non si affaccia sul chiostro si perde la parte dell'edificio che spiega meglio di ogni pannello che cosa significhi far convivere epoche diverse nello stesso muro.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che la Galleria d'Arte Moderna di Roma sia un museo comunale lo sanno tutti. Quello che quasi nessuno collega è la conseguenza concreta: questa collezione non è stata costruita da un mecenate, né da una famiglia nobiliare, né da un lascito privato. È stata costruita, opera dopo opera, con delibere di giunta e capitoli di bilancio, comprando alle mostre che si tenevano in città.

Il dato che rende la cosa palpabile è quello delle Quadriennali: trecentoquarantotto opere acquistate per la Galleria comunale nelle edizioni fra il 1931 e il 1943. Non è un numero simbolico, è una politica industriale della cultura. Il Comune andava alla rassegna, guardava, sceglieva e pagava, anno dopo anno, decennio dopo decennio, dalle prime acquisizioni del 1883 al Palazzo delle Esposizioni fino ad arrivare a più di tremila pezzi.

Questa origine spiega tre caratteristiche della raccolta che il visitatore percepisce anche senza conoscerne la storia. La prima è la fortissima presenza romana: artisti attivi a Roma, soggetti romani, movimenti nati a Roma, dalla Campagna Romana dei XXV alla Secessione, dalla Scuola romana agli sviluppi del dopoguerra. La seconda è l'assenza quasi totale di opere straniere di primo piano, perché il Comune comprava dove esponeva, e dove esponeva erano soprattutto italiani. La terza è la coesistenza fra capolavori e opere minori, che in una collezione privata sarebbe un difetto e qui è un documento: mostra che cosa una amministrazione pubblica riteneva degno di essere comprato in un dato momento storico.

C'è un ultimo aspetto poco citato. Gli acquerelli della "Roma pittoresca" di Ettore Roesler Franz, fra i primissimi acquisti del Comune nel 1883, nel 1930 sono stati trasferiti e hanno costituito il primo nucleo del Museo di Roma. Significa che la collezione d'arte moderna capitolina è, letteralmente, la madre di un altro museo civico romano. I musei, come le famiglie, si dividono e si ramificano, e i cataloghi raramente lo raccontano.

Biglietti e accesso

Le tariffe pubblicate dal museo sono di 14,50 euro per il biglietto intero e 10,00 euro per il ridotto. L'ingresso risulta gratuito per i residenti a Roma Capitale e nell'area metropolitana, che dal mese di febbraio 2026 accedono senza pagare esibendo in cassa la carta d'identità; in assenza del requisito di residenza si paga l'intero o il ridotto previsto per i non residenti.

Il preacquisto si fa online oppure presso la biglietteria del museo, in quest'ultimo caso soltanto per i giorni successivi e soltanto con carta di credito, con un diritto di prevendita di 1,00 euro. L'acquisto per il giorno stesso si fa direttamente in biglietteria, in contanti o con carta, senza diritto di prevendita. I biglietti preacquistati online o tramite il call center 060608 non sono rimborsabili né modificabili: è una condizione rigida e conviene tenerne conto prima di bloccare una data, perché un cambio di programma non si recupera.

La MIC card rende il museo gratuito. È la tessera annuale del sistema dei Musei in Comune di Roma Capitale e per chi vive in città, o per chi passa a Roma più volte in un anno, è la soluzione più razionale. Esiste anche la Roma Pass, pensata per i turisti, con condizioni proprie. Per i gruppi, da 5 a 25 persone più la guida, l'accesso avviene esclusivamente tramite prenotazione gratuita allo 060608 con preacquisto di almeno cinque biglietti; i restanti si saldano sul posto. Il servizio di prenotazione per gruppi fino a venticinque partecipanti consente di presentarsi direttamente alla cassa senza attendere in biglietteria.

Per le scuole la prenotazione è richiesta anche per il solo ingresso ed è gratuita, e il biglietto è gratuito dietro presentazione su carta intestata dell'elenco nominativo di alunni e accompagnatori firmato dal dirigente scolastico, con una gratuità per un accompagnatore ogni dieci alunni. Il museo segnala inoltre che in occasione di alcune mostre anche le categorie aventi diritto a gratuità possono dover acquistare un biglietto ridottissimo di 2,00 euro, applicabile solo quando indicato nelle tariffe in corso.

Il numero da chiamare per informazioni, prenotazioni e preacquisto è lo 060608, attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19. Il museo raccomanda di consultare sempre la pagina degli avvisi prima di programmare la visita, perché chiusure straordinarie di singole sale o variazioni temporanee di orario vengono pubblicate lì e non altrove.

Orari, e come si organizza la visita

Il museo apre dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 19.00. L'ultimo ingresso è consentito mezz'ora prima della chiusura, quindi alle 18.30. Il lunedì è chiuso, come il 25 dicembre e il 1° maggio. Nelle date particolari del calendario il museo ha applicato orari ridotti: il 24 e il 31 dicembre l'apertura è stata dalle 10.00 alle 14.00 e il 1° gennaio dalle 11.00 alle 20.00, indicazioni utili a chi programma visite in corrispondenza delle festività.

Nove ore di apertura continuata consentono una certa libertà nell'organizzare la giornata, ma le fasce non sono equivalenti. Fra le 10.00 e le 11.30 le sale sono quasi sempre semivuote; fra le 11.30 e le 13.30 arriva il flusso maggiore, comprese le visite guidate prenotate; dopo le 15.00 la situazione si alleggerisce di nuovo, e l'ultima ora e mezza è la seconda finestra migliore della giornata.

Per il tempo di visita, la stima realistica è questa. Un passaggio veloce sul solo percorso della mostra richiede quaranta minuti. Una visita normale, leggendo i pannelli principali e fermandosi davanti alle opere che colpiscono, richiede un'ora e mezza. Una visita completa, che comprenda i tre piani dell'edificio, l'affaccio sul chiostro e una sosta davanti alle finestre che guardano verso Sant'Andrea delle Fratte, richiede due ore e mezza. Chi arriva alle 17.00 pensando di cavarsela in un'ora si troverà a correre nell'ultima sezione.

Accessibilità

La Galleria d'Arte Moderna gestisce l'accesso per le persone con disabilità motoria da un ingresso dedicato in via Zucchelli 7, raggiungibile da via Sistina. I visitatori singoli sono invitati a comunicare il proprio arrivo telefonando ai numeri 064742848, 064742904 e 064742909. Presso quella porta di accesso si trovano due posti auto riservati e un citofono, e il custode provvede all'accoglienza.

All'interno il museo mette a disposizione una carrozzina che può essere richiesta al personale e offre sedute lungo il percorso espositivo. La situazione varia da piano a piano. Al primo piano sono disponibili ascensori e i passaggi fra le sale sono dotati di pedane mobili con portata di 150 chili; la biblioteca è raggiungibile tramite una rampa metallica e l'area ristoro con distributori automatici risulta accessibile. Il secondo piano è indicato come totalmente accessibile. Il terzo piano è accessibile con una larghezza di passaggio fra le sale di 86 centimetri e ospita il bagno attrezzato per persone con disabilità motoria.

C'è una limitazione dichiarata apertamente, ed è corretto riportarla: la Sala della grafica e il corridoio che vi conduce non sono accessibili, per le caratteristiche architettoniche dell'edificio. In un ex convento di clausura del Cinquecento questo genere di vincolo è quasi inevitabile, e il museo sceglie di dirlo invece di lasciarlo scoprire sul posto, che è l'approccio giusto.

Per i visitatori sordi, in prossimità dell'ingresso si trova una postazione video in LIS dedicata alla storia del museo. Il calendario degli appuntamenti comprende inoltre visite alla mostra con interpretariato in lingua dei segni, proposte periodicamente nell'ambito dei programmi per i possessori della MIC card. Su richiesta sono disponibili anche visite guidate tattili e sensoriali, proposte dal museo con il titolo "L'arte a portata di mano: esplorazioni tattili". I contenuti delle audiodescrizioni legate alla mostra sono pubblicati sulla pagina dedicata all'accessibilità della mostra stessa.

Una nota pratica per chi accompagna una persona con difficoltà motorie: la telefonata preventiva ai numeri indicati fa davvero la differenza, perché l'ingresso di via Zucchelli non è presidiato in modo continuativo come quello principale e l'accoglienza viene organizzata su chiamata. Arrivare senza preavviso significa attendere, e in una strada stretta e in pendenza l'attesa è scomoda.

La foto giusta da fare a GAM 100 — un secolo di Galleria d’Arte Moderna di Roma (1925-2025)

La fotografia che vale la pena portare a casa da questa visita non è quella di un quadro. È quella dalla finestra, con il campanile di Sant'Andrea delle Fratte che spunta fra i tetti.

Borromini costruì quel campanile a metà Seicento ed è uno dei pezzi più strani della sua produzione: un tamburo circolare, colonne accoppiate, un coronamento di teste angeliche e una corona di fiamme rovesciate, una invenzione che dal livello della strada non si riesce quasi mai a leggere per intero perché le case la nascondono. Dalle finestre alte del museo, invece, il campanile si vede in modo pulito, staccato contro il cielo, con i tetti del rione Colonna che gli fanno da base. È una veduta che la Galleria stessa segnala fra le caratteristiche del proprio edificio, e che nessuna guida turistica indica perché per ottenerla bisogna entrare in un museo che quasi nessuno visita.

La seconda fotografia possibile è quella del chiostro con gli interventi di StenLex sulle pareti. Qui il soggetto è il contrasto: geometrie astratte contemporanee su un muro conventuale, il giardino nel mezzo, la quiete di uno spazio chiuso dentro il centro rumoroso. Inquadratura frontale, verticale, con una porzione di cielo in alto per dare respiro.

Sulle riprese all'interno delle sale espositive vale una regola generale: le condizioni per fotografare le opere possono variare in base ai diritti d'autore e alle prescrizioni sui prestiti, e il museo dispone di una procedura dedicata per l'autorizzazione alle riprese fotografiche. La risposta certa te la dà il personale in sala, e chiederla prima di scattare evita discussioni inutili. Il flash, in ogni caso, non va usato mai: danneggia le opere e produce fotografie peggiori di quelle che otterresti senza.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Questo edificio e questa collezione hanno alle spalle una sequenza di date che merita di essere letta tutta insieme, perché vista in fila racconta una storia italiana esemplare.

Fine del XVI secolo. Viene costruito il monastero di clausura delle Carmelitane Scalze accanto alla chiesa di San Giuseppe a Capo le Case. Nel 1600 il convento risulta già documentato nella zona detta "alle fratte".

Seicento. Fra le monache del convento vive Flavia Benedetti, in religione suor Eufrasia della Croce, nata nel 1597 e morta nel 1676, che dipinge sui muri dell'edificio. La sua opera murale verrà riportata alla luce soltanto nel 2025.

1879. Il convento passa al Comune di Roma dopo il trasferimento della comunità monastica al Collegio di San Pietro in Montorio.

1883. Apre su via Nazionale il Palazzo delle Esposizioni con l'Esposizione Internazionale di Belle Arti. Il Comune di Roma fa i suoi primi acquisti d'arte, fra cui la "Cleopatra" di Girolamo Masini e gli acquerelli della serie "Roma pittoresca" di Ettore Roesler Franz.

28 ottobre 1925. La collezione viene aperta al pubblico per la prima volta a Palazzo Caffarelli in Campidoglio, con allestimento di Settimo Bocconi, come parte del più ampio Museo Mussolini. Le opere esposte sono centotrentasette, oltre agli acquerelli di Roesler Franz. È la data di nascita della Galleria.

Ottobre 1931. Dopo alcuni anni di chiusura la collezione riapre con la denominazione Galleria Mussolini e un allestimento curato da Antonio Muñoz, sempre a Palazzo Caffarelli. Nello stesso anno si tiene al Palazzo delle Esposizioni la prima Quadriennale.

1931-1943. Attraverso le edizioni della Quadriennale la collezione si arricchisce di numerose acquisizioni, fra cui "Il Pastore" di Arturo Martini, vincitore della rassegna, e opere di Campigli, Carrà, de Chirico, Guttuso, Morandi, Scipione e Severini. Il totale delle opere acquistate per la Galleria nelle Quadriennali arriva a trecentoquarantotto.

1938. Una convenzione fra il ministro dell'Educazione Giuseppe Bottai e il governatore di Roma Piero Colonna sancisce la soppressione della Galleria Mussolini e dispone il deposito temporaneo delle opere presso la Regia Galleria Nazionale d'Arte Moderna a Valle Giulia.

1944. La Commissione Storia e Arte stabilisce la nuova denominazione Galleria Comunale d'Arte Ottocentesca e Contemporanea, mantenendo la sede a Palazzo Caffarelli.

1950-1952. Il Comune trasferisce la collezione da Palazzo Caffarelli a Palazzo Braschi, nuova sede del Museo di Roma, che apre nel 1952 con allestimento di Carlo Pietrangeli. Le opere della Galleria trovano posto negli ultimi due piani.

1963-1972. Pietrangeli ottiene la restituzione di un ulteriore nucleo dalla Galleria Nazionale e trasferisce parte delle collezioni al Palazzo delle Esposizioni. La mostra, nata come temporanea, resta esposta fino al 1972, quando l'inaugurazione della decima Quadriennale impone un nuovo disallestimento.

1989. Viene individuato l'ex stabilimento della Birra Peroni come sede definitiva; come sede provvisoria si indica l'ex convento di San Giuseppe a Capo le Case in via Francesco Crispi.

1995. Apre in via Crispi la Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea, sotto la direzione di Giovanna Bonasegale.

1999. La Galleria si trasferisce nella rinnovata sede dell'ex Birreria Peroni.

2002. Quella sede viene destinata esclusivamente all'arte contemporanea e apre il MACRO. In via Crispi partono i lavori di adeguamento a sede museale.

2011. La Galleria d'Arte Moderna trova in via Crispi la collocazione definitiva e riapre al pubblico con la mostra "Luoghi, figure, nature morte. Opere della Galleria d'Arte Moderna di Roma Capitale".

2025. Per il centenario viene riportato alla luce il dipinto murale seicentesco di suor Eufrasia della Croce.

20 dicembre 2025. Apre "GAM 100. Un secolo di Galleria comunale 1925-2025".

24 giugno 2026. Il percorso espositivo si rinnova con venticinque nuove opere fra dipinti e sculture.

11 ottobre 2026. Data di chiusura della mostra.

Chi è passato da GAM 100 — un secolo di Galleria d’Arte Moderna di Roma (1925-2025)

Le persone che hanno lasciato un segno in questa storia si dividono in tre categorie: gli artisti, i funzionari e le monache. È una divisione insolita per un museo, e qui è letterale.

Gli artisti presenti in collezione e segnalati dalla Galleria fra quelli esposti comprendono Giacomo Balla, Carlo Carrà, Mario Sironi, Fortunato Depero, Antonio Donghi, Renato Guttuso, Giorgio de Chirico e Antonietta Raphaël Mafai. Alla lista, con il riallestimento di giugno 2026, si sono aggiunti Giuseppe De Nittis, Mario Mafai e Gino Severini, accanto a Felice Casorati e a nomi meno noti al grande pubblico ma centrali per la formazione della raccolta, fra cui Alessandro Pigna, Augusto Bompiani, Giuseppe Carosi, Lorenzo Lorenzetti, Franco Gentilini, Umberto Bottazzi, Nino Caffè, Ada Salvadori, Onorato Carlandi, Maria Immacolata Zaffuto, Pompeo Fabri, Pippo Rizzo, Nicola Rubino, Luigi Montanarini, Primo Conti, Maria Cortini Viviani e Arrigo Taggi. Nelle prime sale del 1925 comparivano opere di Vittorio Grassi ed Enrico Lionne, e fra gli acquisti storici figurano Arturo Martini, Massimo Campigli, Giorgio Morandi e Scipione.

Vale la pena notare quante donne compaiano in questi elenchi: Antonietta Raphaël Mafai, Ada Salvadori, Maria Immacolata Zaffuto, Maria Cortini Viviani. Per una collezione formata attraverso acquisti pubblici lungo l'intero Novecento la presenza femminile non è mai stata proporzionata, e ogni riallestimento che la aumenta è un fatto storiografico prima ancora che espositivo. La Galleria ha dedicato al tema anche appuntamenti specifici nel programma di eventi collegato alla mostra.

I funzionari sono l'altra metà del racconto. Settimo Bocconi cura il primo allestimento del 1925. Antonio Muñoz firma quello del 1931. Carlo Pietrangeli guida il museo attraverso il dopoguerra, ottiene la restituzione delle opere depositate e le sistema prima a Palazzo Braschi nel 1952 e poi al Palazzo delle Esposizioni nel 1963. Giovanna Bonasegale porta la Galleria nella sede di via Crispi nel 1995. Sono nomi che il pubblico non conosce e che hanno fatto materialmente esistere questa collezione, spesso trattando con lo Stato per riavere indietro quello che era stato depositato altrove. Sul versante politico compaiono Giuseppe Bottai e Piero Colonna, firmatari nel 1938 della convenzione che sopprime la Galleria: anche questo fa parte del racconto.

La mostra del centenario è curata da Ilaria Miarelli Mariani e Arianna Angelelli, con Paola Lagonigro, Ilaria Arcangeli, Antonio Ferrara e Vanda Lisanti.

E poi ci sono le monache. Le Carmelitane Scalze hanno abitato questo edificio dalla fine del Cinquecento fino al 1879, tre secoli di vita in clausura dentro le stesse stanze che oggi ospitano quadri futuristi. Fra loro Flavia Benedetti, suor Eufrasia della Croce, che nel Seicento dipingeva su questi muri e il cui lavoro è tornato visibile nell'anno del centenario. Un museo che festeggia cento anni dentro un edificio che ne ha più di quattrocento fa un conto che non torna, e proprio per questo vale la pena farlo.

Come ci si arriva

L'indirizzo è via Francesco Crispi 24, 00187 Roma. È una strada in salita che collega la zona del Tritone all'altezza di via Capo le Case con via Sistina, nel rione Colonna, in pieno centro storico.

Il riferimento più comodo per chi usa la metropolitana è la stazione Barberini della linea A, da cui il museo si raggiunge a piedi in pochi minuti percorrendo via Sistina oppure salendo da via del Tritone. Anche la stazione Spagna della stessa linea funziona bene per chi arriva da nord, con un percorso leggermente più lungo. Chi si muove in autobus ha a disposizione le linee che transitano su via del Tritone e in piazza Barberini, entrambi nodi serviti da parecchi passaggi: gli orari e i percorsi delle linee cambiano con una certa frequenza e conviene verificarli sul momento con una applicazione di trasporto pubblico.

L'automobile è sconsigliata senza mezzi termini. La zona ricade nell'area a traffico limitato del centro storico, il parcheggio su strada è praticamente inesistente e le rimesse private della zona applicano tariffe orarie importanti. L'unica eccezione riguarda i visitatori con disabilità motoria, per i quali esistono due posti auto riservati presso l'ingresso dedicato di via Zucchelli 7, con citofono e accoglienza a cura del custode.

Per chi arriva a piedi dal centro, le distanze sono tutte brevi. Dalla scalinata di Trinità dei Monti servono cinque o sei minuti scendendo per via Sistina. Da piazza Barberini ne servono altrettanti. Dalla Fontana di Trevi il percorso a piedi è di circa dieci minuti, in salita nella parte finale. Da piazza di Spagna ne bastano otto, con la sola scomodità del dislivello.

Un'avvertenza sull'orientamento, perché è il punto in cui la maggior parte dei visitatori perde tempo. Via Francesco Crispi non segnala il museo a distanza: la facciata si inserisce in una cortina continua di edifici e l'ingresso è un portone. Chi arriva da via Sistina cerchi il numero civico 24 senza fidarsi del colpo d'occhio.

Cosa c'è intorno: via Veneto, Barberini, Trevi

La posizione della Galleria consente di costruire una giornata intera senza mai prendere un mezzo, e questa è forse la ragione migliore per inserirla in un programma di visita invece di considerarla una tappa isolata.

Salendo verso nord si arriva a via Veneto, la strada curva che sale da piazza Barberini a Porta Pinciana e che per un ventennio, fra gli anni Cinquanta e Sessanta, è stata il centro della vita mondana internazionale a Roma. Oggi è una passeggiata di alberghi storici, ambasciate e caffè, con una qualità architettonica primo Novecento che si apprezza più guardando in alto che a livello dei tavolini. Il collegamento con la Galleria è tutt'altro che casuale: gli anni in cui via Veneto era il cuore della Dolce Vita sono gli stessi in cui la collezione comunale girava fra depositi e sedi provvisorie, e camminare dall'una all'altra significa attraversare due facce della stessa Roma.

Scendendo si arriva a piazza Barberini, dominata dalla Fontana del Tritone di Gian Lorenzo Bernini, un tritone inginocchiato su quattro delfini che soffia in una conchiglia, opera degli anni Quaranta del Seicento. Poco più in là, all'imbocco di via Veneto, si trova la Fontana delle Api, dello stesso autore. Da lì si sale a Palazzo Barberini, il palazzo seicentesco che ospita la Galleria Nazionale di Arte Antica, con la scala elicoidale di Borromini e la volta affrescata da Pietro da Cortona. L'accostamento fra i due musei in una sola giornata è impegnativo ma sensato: arte antica di livello internazionale la mattina, arte moderna comunale il pomeriggio, e nel mezzo il contrasto fra un palazzo nobiliare e un convento di clausura.

Sempre su via Veneto, all'altezza del numero 27, si trova la chiesa di Santa Maria della Concezione con il Museo dei Frati Cappuccini e la cripta ossario, uno dei luoghi più particolari del centro di Roma, dove le ossa di migliaia di frati compongono decorazioni parietali. Chi ha appena visto un secolo di pittura moderna e poi entra lì dentro ottiene un contrasto che non si dimentica.

Verso sud-ovest, a dieci minuti di cammino, si trova la Fontana di Trevi, con tutto quello che comporta in termini di folla. Il consiglio pratico è di invertire l'ordine rispetto a quello che fanno tutti: Trevi presto la mattina, quando la piazza è ancora gestibile, e la Galleria dopo, quando il centro si riempie. A pochi passi dalla fontana si apre la salita verso il Quirinale, con Palazzo del Quirinale e le Scuderie del Quirinale, che ospitano regolarmente grandi mostre.

Verso nord, oltre Trinità dei Monti, comincia la salita al Pincio e da lì si entra in Villa Borghese, dove si trovano il Museo Carlo Bilotti all'Aranciera e la Galleria Borghese. Per chi volesse costruire un itinerario dedicato all'arte del Novecento romano, la combinazione fra la Galleria d'Arte Moderna di via Crispi, il Museo Bilotti e il MACRO copre tre facce diverse della stessa storia, incluso quell'ex stabilimento della Birra Peroni che per tre anni ha ospitato proprio la collezione comunale.

Domande veloci

La mostra è ancora aperta? Sì. GAM 100 ha aperto il 20 dicembre 2025 e chiude l'11 ottobre 2026. Chi legge nel settembre 2026 ha ancora tempo, ma non molto.

Quanto costa? Le tariffe pubblicate sono 14,50 euro per l'intero e 10,00 euro per il ridotto. Dal febbraio 2026 l'ingresso è gratuito per i residenti a Roma Capitale e nell'area metropolitana con esibizione della carta d'identità. Con la MIC card il museo è gratuito.

Serve prenotare? Per i visitatori singoli la prenotazione avviene soltanto tramite preacquisto online del biglietto. Per i gruppi da 5 a 25 persone la prenotazione allo 060608 è obbligatoria e gratuita, con preacquisto di almeno cinque biglietti. In generale, per un museo di queste dimensioni e con questa affluenza, il preacquisto non è indispensabile nelle fasce tranquille.

Quante opere sono esposte? Oltre cento, selezionate fra le più di tremila della collezione. Dal 24 giugno 2026 venticinque fra dipinti e sculture sono entrate in percorso, in parte sostituendo opere già esposte.

Ci sono audioguide? Sì, disponibili in biglietteria in italiano e in inglese al costo di 4,00 euro, fornite già igienizzate.

Il museo è accessibile in sedia a ruote? In larga parte sì, con ingresso dedicato in via Zucchelli 7, ascensori, pedane mobili, carrozzina a disposizione e bagno attrezzato al terzo piano. La Sala della grafica e il relativo corridoio non sono accessibili.

È la stessa cosa della Galleria Nazionale d'Arte Moderna? No. Quella si trova a Valle Giulia, appartiene allo Stato ed è un'altra istituzione. Questa è comunale e si trova in via Francesco Crispi 24.

Vale la pena se non si conosce l'arte del Novecento? Sì, e forse anche di più. Il percorso è costruito come un racconto cronologico con una seconda linea narrativa sulla storia del museo, e questa struttura fornisce a chi non ha basi un filo a cui aggrapparsi. Le dimensioni contenute evitano la stanchezza da grande mostra.

Prima di uscire di casa

Tre cose valgono più delle altre. La prima: controlla la pagina degli avvisi del museo il giorno stesso, perché chiusure straordinarie di singole sale e variazioni temporanee di orario vengono pubblicate lì e possono cambiare l'organizzazione della visita. La seconda: se sei residente a Roma Capitale o nell'area metropolitana, porta la carta d'identità e non comprare il biglietto online, perché dal febbraio 2026 l'ingresso risulta gratuito esibendo il documento in cassa e il preacquisto online non è rimborsabile. La terza: calcola almeno due ore e arriva entro le 17.00, perché l'ultimo ingresso è alle 18.30 ma una visita compressa nell'ultima mezz'ora non rende giustizia né alla mostra né all'edificio.

Aggiungo una quarta, che vale per chi ha già visto il museo in passato. Il riallestimento del 24 giugno 2026 ha portato in sala venticinque opere che prima erano nei depositi, e la finestra per vederle si chiude l'11 ottobre. Dopo quella data l'allestimento torna a essere quello della collezione permanente, che è bellissimo ma diverso, e le venticinque opere tornano da dove sono venute.

Per orari aggiornati, tariffe, condizioni di gratuità, calendario degli appuntamenti e informazioni sull'accessibilità, la fonte da consultare resta il sito ufficiale della Galleria d'Arte Moderna di Roma, che pubblica la pagina dedicata alla mostra e la sezione avvisi. Il numero per informazioni e prenotazioni è lo 060608, attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19.

Domande frequenti su GAM 100, un secolo di Galleria d'Arte Moderna di Roma (1925-2025)

Dove si tiene la mostra GAM 100?

La mostra GAM 100, dal titolo completo "GAM 100. Un secolo di Galleria comunale 1925-2025", si tiene alla Galleria d'Arte Moderna di via Francesco Crispi 24, nel rione Colonna, a metà strada fra piazza Barberini e la scalinata di Trinità dei Monti, a Roma.

La mostra GAM 100 è ancora aperta?

Sì, la mostra GAM 100 ha aperto il 20 dicembre 2025 e chiude l'11 ottobre 2026: chi legge a settembre 2026 ha ancora tempo per visitarla, ma si tratta ormai dell'ultimo tratto di un'esposizione durata quasi dieci mesi.

Quanto costa il biglietto per GAM 100?

Le tariffe pubblicate dal museo per GAM 100 sono 14,50 euro per l'intero e 10,00 euro per il ridotto. Dal febbraio 2026 l'ingresso è gratuito per i residenti a Roma Capitale e nell'area metropolitana con esibizione della carta d'identità, e con la MIC card il museo è gratuito.

Che cosa si vede in mostra a GAM 100?

GAM 100 attraversa un secolo abbondante di arte italiana ed europea in ordine cronologico, dal secondo Ottocento alle avanguardie con il Futurismo, la Secessione, la Scuola romana, il Novecento e il secondo dopoguerra con Astrazione, Informale e Neoavanguardia. Fra gli artisti in collezione figurano Balla, Carrà, Sironi, Depero, de Chirico e Antonietta Raphaël Mafai.

Quali sono gli orari della Galleria d'Arte Moderna?

La Galleria d'Arte Moderna, sede di GAM 100, apre dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 19.00, con ultimo ingresso mezz'ora prima della chiusura, quindi alle 18.30. Il museo è chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il 1° maggio.

Come si arriva alla Galleria d'Arte Moderna?

La Galleria d'Arte Moderna, sede di GAM 100, si trova in via Francesco Crispi 24, 00187 Roma. Il riferimento più comodo per la metropolitana è la stazione Barberini della linea A, da cui il museo si raggiunge a piedi in pochi minuti percorrendo via Sistina o salendo da via del Tritone.

Il museo è accessibile a chi ha disabilità motorie?

Sì, la Galleria d'Arte Moderna gestisce l'accesso per le persone con disabilità motoria da un ingresso dedicato in via Zucchelli 7, raggiungibile da via Sistina, dove si trovano due posti auto riservati e un citofono; i visitatori singoli sono invitati a telefonare per comunicare il proprio arrivo.

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Data Evento20 Dicembre 2025 10:00 — 11 Ottobre 2026
IndirizzoVia Francesco Crispi 24, 00187 Roma Roma Città
CategorieEventiMostre

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