Villa Borghese

Villa Borghese occupa circa ottanta ettari fra il quartiere Pinciano e il rione Campo Marzio, e si entra gratuitamente: il parco è pubblico, aperto tutti i giorni, senza biglietto e senza tornelli. Gli indirizzi utili sono tre. Il Casino nobile, che ospita la Galleria Borghese, è in piazzale Scipione Borghese 5, 00197 Roma: aperto da martedì a domenica dalle 9.00 alle 19.00, ultimo ingresso alle 17.45, chiuso il 25 dicembre e il 1 gennaio, prenotazione obbligatoria per tutti i biglietti, intero 16 euro, ridotto 2 euro per i cittadini europei fra i 18 e i 25 anni, gratuito sotto i 18, più 2 euro di diritto di prenotazione. Il Bioparco è in viale del Giardino Zoologico 20. Il Museo Pietro Canonica è in viale Pietro Canonica 2, a Piazza di Siena, e il Museo Carlo Bilotti nell'Aranciera, con ingressi da via Fiorello La Guardia 6 e viale dell'Aranciera 4. La metropolitana A serve il parco da due lati: fermata Spagna, con l'uscita di Villa Borghese che sbuca direttamente dentro i giardini, e fermata Flaminio, a fianco dell'ingresso monumentale di piazzale Flaminio. Da Porta Pinciana passano i bus 61, 63, 83, 160 e 490; il capolinea di piazzale San Paolo del Brasile, in cima a via Veneto, è servito dal 52, dal 53, dal 63, dal 83 e dal 910. Per i musei di viale delle Belle Arti conviene il tram 3 o il tram 19, fermata Galleria Arte Moderna. Il parcheggio interrato si imbocca da piazzale San Paolo del Brasile e da viale del Muro Torto ed è a pagamento.

🖼️✦ Ingresso riservato

Galleria Borghese: ingresso riservato

Bernini e Caravaggio in due ore, con l'ingresso a fascia oraria. Poi il parco di Villa Borghese è lì fuori.

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Per il quadro generale delle aree verdi della città potete partire dalla pagina dei parchi di Roma, e dalla pagina dei musei per le istituzioni che il parco ospita.

Villa Borghese
Villa Borghese

Che cos'è davvero Villa Borghese

Conviene chiarire subito un equivoco che rovina mezze giornate. Villa Borghese non è un museo con un parco intorno: è un parco con dentro sette istituzioni culturali diverse, ciascuna con orari propri, biglietti propri, code proprie e regole proprie. Chi arriva convinto di comprare un ticket unico e girare tutto resta fermo all'ingresso a leggere cartelli. La parola villa, del resto, in romano antico e nel linguaggio catastale indica la tenuta intera: il casino signorile, i giardini, i boschetti, le fabbriche minori. Il Casino nobile di Scipione Borghese è soltanto uno degli edifici, il più prezioso, il più ristretto negli accessi.

Il parco si legge meglio se lo si divide in tre fasce. La fascia meridionale è il Pincio, il colle affacciato su piazza del Popolo, con la terrazza panoramica, l'orologio ad acqua e i viali ottocenteschi popolati di busti. La fascia centrale è quella aristocratica settecentesca: Piazza di Siena, il Giardino del Lago, i templi neoclassici, la Casina dell'Orologio, l'Aranciera. La fascia settentrionale, verso viale delle Belle Arti e via Ulisse Aldrovandi, è quella novecentesca e scientifica, con la Galleria Nazionale, il Bioparco, il Museo di Zoologia e, appena fuori, il Museo Etrusco di Villa Giulia. Tenere a mente questa tripartizione evita di attraversare il parco quattro volte in un pomeriggio.

I nove ingressi di Villa Borghese

Gli ingressi ufficiali sono nove, e la scelta dell'ingresso decide la giornata. Due si aprono su via Antonio Raimondi, due su via di Porta Pinciana, gli altri sono piazzale San Paolo del Brasile, piazzale Flaminio, piazzale Cervantes, piazzale Pablo Picasso, la scalinata di Trinità dei Monti, le rampe del Pincio da piazza del Popolo e l'uscita della stazione Spagna della metropolitana A.

Entrare a Villa Borghese da Porta Pinciana

È l'ingresso dei romani che vengono da via Veneto e dal centro alto. Si passa sotto la porta aureliana e si è immediatamente su viale del Museo Borghese, il rettilineo alberato che punta al Casino nobile. Chi ha prenotato la Galleria Borghese deve usare questo ingresso: dal varco al portone della biglietteria si cammina dieci minuti buoni, in leggera salita, e calcolarne cinque è l'errore che fa perdere il turno. La porta stessa merita un'occhiata: è una delle aperture delle Mura aureliane, rimaneggiata da Onorio all'inizio del V secolo, e divide il rione Campo Marzio dal quartiere Pinciano, cioè divide la Roma storica dalla Roma umbertina.

Entrare a Villa Borghese dal Pincio e da piazza del Popolo

Le rampe disegnate da Giuseppe Valadier salgono da piazza del Popolo con una serie di tornanti larghi, praticabili anche con il passeggino, e sbucano sulla Terrazza del Pincio. È l'ingresso scenografico, quello che ripaga la salita con il panorama su piazza del Popolo, su via del Corso e sulla cupola di San Pietro. Chi ha poco fiato ha un'alternativa onesta: la metropolitana A fino a Flaminio e poi l'ascensore, oppure la fermata Spagna con l'uscita Villa Borghese, che scarica il viaggiatore a quota parco senza un gradino.

Entrare a Villa Borghese da piazzale Flaminio e da piazzale Cervantes

L'ingresso monumentale di piazzale Flaminio è quello più comodo per il Globe Theatre, per il laghetto e per il Giardino del Lago. Piazzale Cervantes e piazzale Pablo Picasso servono invece la parte alta e il versante di viale delle Belle Arti: sono gli accessi giusti per la Galleria Nazionale, per il Bioparco e per Villa Giulia. Chi arriva in bicicletta trova qui le pendenze meno cattive.

Una curiosità su Villa Borghese

Sul terreno di Villa Borghese gli archeologi hanno riconosciuto la posizione degli horti luculliani, i giardini che Lucio Licinio Lucullo impiantò sul Pincio dopo il ritorno dall'Oriente, negli anni Sessanta del I secolo avanti Cristo. Lucullo aveva vinto Mitridate, aveva visto i parchi reali dell'Asia Minore e portò a Roma un'idea di giardino che i romani non avevano: terrazzamenti, peschiere, essenze importate, una scenografia costruita per stupire gli ospiti a tavola. La fama dei suoi banchetti è passata nella lingua, e l'aggettivo luculliano lo usiamo ancora oggi senza sapere che nasce su questa collina.

La curiosità vera, però, è un'altra, ed è che quei giardini furono un luogo di morte politica. Messalina, moglie dell'imperatore Claudio, li desiderò a tal punto da far condannare il proprietario Valerio Asiatico, che fu costretto al suicidio; poco dopo, nel 48 dopo Cristo, Messalina venne uccisa proprio in quegli horti, ormai suoi, per ordine del marito. La sequenza è raccontata da Tacito negli Annali ed è uno dei passi più feroci della storiografia latina. Chi passeggia oggi fra i pini del Pincio cammina, con ogni probabilità, sopra il luogo di quel delitto.

La continuità del sito non è un'invenzione romantica dell'Ottocento: è un dato topografico. Il Pincio fu, per secoli, il collis hortorum, il colle dei giardini, l'unica altura romana dedicata quasi interamente al verde privato di lusso. Quando il cardinale Scipione Borghese, nel primo Seicento, comincia a comprare vigne su questo versante, non sceglie a caso: sceglie l'area che la tradizione antiquaria già identificava con il giardino più celebre dell'antichità. Comprare qui significava comprare un titolo, non solo un terreno. Il cardinale voleva, per sua stessa dichiarazione, la villa di delizie più vasta che Roma avesse visto dall'età imperiale, e per ottenerla mise insieme decine di appezzamenti di vigneti in due decenni di acquisti pazienti, qualche volta di acquisizioni poco eleganti.

Vale la pena aggiungere una postilla che spiega perché Villa Borghese abbia questa forma irregolare, con il perimetro che entra e esce, i muri che si interrompono, i viali che cambiano direzione senza logica apparente. Quella forma è il calco dei confini delle vigne acquistate una a una. Il parco che vediamo non è il frutto di un disegno steso su un foglio bianco, è la somma di un secolo e mezzo di compravendite. Guardare la mappa con questa chiave la rende improvvisamente leggibile.

Mappa Villa Borghese
Mappa Villa Borghese

La storia di Villa Borghese dal 1580 al cardinale Scipione

Il nucleo della tenuta era già dei Borghese nel 1580, quando la famiglia senese si era da poco trapiantata a Roma. La svolta arriva nel 1605, con l'elezione al soglio pontificio di Camillo Borghese, che prende il nome di Paolo V. Il nipote Scipione Caffarelli, adottato nel casato e creato cardinale, diventa in pochi mesi uno degli uomini più ricchi d'Europa: cumula benefici ecclesiastici, vicecancellerie, legazioni, e riversa quel denaro in due imprese parallele, la collezione di scultura e pittura e la costruzione della villa suburbana.

Flaminio Ponzio, Giovanni Vasanzio e il cantiere del Casino nobile

Nel 1606 il cardinale affida il progetto degli edifici a Flaminio Ponzio, lombardo di Viggiù, architetto di fiducia di Paolo V e autore della cappella Paolina in Santa Maria Maggiore. Ponzio muore nel 1613 e il cantiere passa al fiammingo Jan van Santen, italianizzato in Giovanni Vasanzio, ebanista di formazione, che porta nella facciata del Casino nobile un gusto decorativo nordico: rilievi antichi incastonati nell'intonaco, statue nelle nicchie, una superficie che funziona come una vetrina. Il giardiniere è Domenico Savini da Montepulciano; fra gli artisti che intervengono nel complesso compaiono Pietro Bernini e il figlio Gianlorenzo, che di Scipione diventerà il protetto assoluto. La villa si considera completata nel 1633.

Il disegno seicentesco è rigidamente geometrico: tre recinti concentrici, il giardino formale vicino al Casino, poi il boschetto di lecci e pini, poi il parco di caccia con daini e struzzi. Attorno al Casino si aprono i giardini segreti, cinti da muri, dedicati ai melangoli e ai fiori rari a bulbo; poco distante l'Uccelliera e la Meridiana chiudono il sistema delle fabbriche di delizia. Quella struttura è ancora leggibile, a patto di sapere dove guardare: i muri bassi che sembrano divisioni casuali sono i limiti dei recinti originali.

Il riassetto di Marcantonio IV e il Giardino del Lago

Nel 1766 il principe Marcantonio IV Borghese, nato nel 1730 e morto nel 1809, apre la seconda grande stagione. Fa rimodernare il Casino nobile, trasforma il Casino dei giuochi d'acqua nell'Aranciera e soprattutto riscrive il parco. Gli architetti sono Antonio Asprucci e il figlio Mario; il risultato più celebre è il Giardino del Lago, un bacino artificiale con un isolotto, boschetti, ponticelli e templi neoclassici disseminati come quinte teatrali. Fra il 1785 e il 1792 gli Asprucci, affiancati dal pittore Cristoforo Unterperger, costruiscono sull'isola il Tempio di Esculapio; poco lontano sorgono il Tempio di Diana e il Tempio di Antonino e Faustina.

In questa fase entra nel cantiere il paesaggista scozzese Jacob More, pittore di paesaggio formatosi a Edimburgo e attivo a Roma dal 1773, che lavora al disegno del Giardino del Lago portando la lezione inglese del parco naturalistico: masse arboree irregolari, specchi d'acqua dai bordi sinuosi, punti di vista costruiti come quadri. È il momento in cui Villa Borghese smette di essere un giardino italiano di impianto seicentesco e diventa, in una parte consistente della sua estensione, un parco di paesaggio.

Camillo Borghese, Luigi Canina e l'ampliamento ottocentesco

All'inizio del XIX secolo il principe Camillo Borghese, marito di Paolina Bonaparte, amplia la tenuta acquistando terreni verso porta del Popolo e porta Pinciana. Il progetto di integrazione è affidato a Luigi Canina, archeologo e architetto piemontese, che disegna il propileo egizio di viale Fiorello La Guardia e l'arco di ingresso di piazzale Flaminio, oltre al finto arco di Settimio Severo del Giardino del Lago. Canina lavora con l'ossessione erudita del suo tempo: le fabbriche nuove devono sembrare rovine antiche, e il parco deve funzionare come un museo all'aperto di stili. Nel corso del secolo gran parte del giardino formale si converte al gusto inglese, e la villa si apre di fatto al passeggio festivo dei romani, con feste popolari, canti e balli.

Dal principe alla città: l'acquisto pubblico del 1901 e il 1903

Qui si gioca il destino del parco, ed è la pagina che i romani dovrebbero conoscere meglio. Alla fine dell'Ottocento la febbre edilizia della capitale divora le grandi ville patrizie una dopo l'altra: Villa Ludovisi, confinante, viene lottizzata e sopra i suoi giardini nasce il quartiere omonimo, quello di via Veneto. Villa Borghese rischia la stessa fine. Lo Stato italiano la acquista nel 1901 per tre milioni di lire dell'epoca, cifra che le stime correnti collocano intorno ai dieci milioni di euro attuali, e nel 1903 la cede al Comune di Roma perché sia stabilmente aperta al pubblico. Il nome ufficiale diventa Villa comunale Umberto I già Borghese, in omaggio al re assassinato a Monza tre anni prima.

I romani non l'hanno mai chiamata così, nemmeno per un giorno. Villa Borghese è rimasta Villa Borghese, e la targa ufficiale è sopravvissuta soltanto negli atti amministrativi. È un caso raro di toponimo popolare che vince su un atto di governo, e dice molto sul rapporto della città con questo spazio: i romani lo consideravano già loro prima che lo diventasse per legge, perché ci passeggiavano da un secolo.

L'opinione, a costo di sembrare tranchant: l'acquisto del 1901 è la migliore operazione di urbanistica fatta a Roma dopo l'Unità. Senza quella firma oggi al posto dei pini ci sarebbero seicento palazzine, la città non avrebbe grande parco in centro e la Galleria Borghese sarebbe stata smembrata come tante collezioni gentilizie. Quando qualcuno sostiene che lo Stato non sappia comprare bene, questa è la controprova.

Una cosa che non ti dice nessuno su Villa Borghese

Nessuno lo dice, ma la Galleria Borghese non funziona come gli altri musei di Roma: si entra a turni orari rigidi, e il biglietto non dà diritto a restare quanto si vuole. L'ingresso avviene ogni ora, ogni turno dura circa due ore e il numero massimo di persone ammesse per fascia è di centottanta. Alla fine del turno il personale invita a uscire, senza margini di trattativa. Chi arriva con quaranta minuti di ritardo perché ha sottovalutato la passeggiata da Porta Pinciana non recupera il tempo perso: lo perde e basta. La prenotazione è obbligatoria per ogni tipologia di biglietto, compresi quelli gratuiti, e chi ha diritto alla gratuità deve presentare il documento che la giustifica.

La seconda informazione che circola poco riguarda i turni serali. L'ultimo ingresso della giornata, alle 17.45, ha un prezzo ridotto rispetto all'intero, perché il tempo di visita residuo è più breve. Per chi conosce già la collezione e vuole tornare a vedere tre sale sole, è la soluzione migliore: si paga meno, il museo è più vuoto, la luce che entra dalle finestre del piano nobile nelle ore basse del pomeriggio è di gran lunga la più bella della giornata sui marmi di Bernini.

Terza cosa, e riguarda il parco, non il museo: Villa Borghese non ha un orario di chiusura uniforme e non ha cancelli che si chiudono ovunque. Alcuni settori recintati, come i giardini attorno al Casino nobile o le aree gestite da concessionari, hanno orari propri; i viali principali restano percorribili. Di notte, però, il parco non è illuminato in modo omogeneo, e la zona del Galoppatoio e dei viali interni verso il Muro Torto è meglio evitarla dopo il tramonto. È un consiglio che a Roma si dà da trent'anni e che continua a valere.

Quarta: dentro il perimetro esistono bagni pubblici, ma sono pochi rispetto all'estensione. I punti sicuri sono i musei stessi, la Casa del Cinema e i chioschi di ristoro attorno al laghetto e a viale Goethe. Chi gira con i bambini faccia il conto prima di allontanarsi verso il versante di via Pinciana.

Il Casino Borghese e la Galleria Borghese

Il Casino nobile è il cuore collezionistico di Villa Borghese e uno dei quattro o cinque musei più intensi d'Italia per numero di capolavori per metro quadrato. Scipione Borghese lo concepì come una macchina espositiva: la facciata incastonata di rilievi antichi annunciava dall'esterno la natura dell'edificio, e all'interno le sale furono pensate per accogliere sculture antiche e moderne in dialogo. Il riallestimento settecentesco di Marcantonio IV, con Antonio Asprucci come regista, diede alle sale i cicli decorativi che ancora vediamo, ciascuno accordato all'opera principale che la stanza ospita.

Le sculture di Bernini alla Galleria Borghese

Il gruppo berniniano è la ragione principale per cui si prenota con settimane di anticipo. L'Enea, Anchise e Ascanio, scolpito attorno al 1618 e 1619 dal Bernini giovanissimo con la collaborazione del padre Pietro, mostra ancora un'impostazione verticale di tradizione manierista. Il Ratto di Proserpina, del 1621 e 1622, è il punto di rottura: le dita di Plutone affondano nella coscia della dea e il marmo si comporta come carne, un effetto che nessuno prima aveva ottenuto a quella scala. Il David, del 1623 e 1624, sceglie l'istante della torsione anziché la calma prima del lancio, e il volto con il labbro morso è, secondo una tradizione antica riferita dai biografi, un autoritratto. Apollo e Dafne, del 1622 e 1625, è la prova di virtuosismo assoluta: le dita che diventano rami, la corteccia che sale lungo la gamba, le foglie di alloro traforate fino allo spessore di un guscio d'uovo. Un avvertimento pratico: quest'opera va girata intorno in senso antiorario, partendo dal lato di Apollo, perché fu pensata per essere vista in sequenza e non frontalmente.

La Paolina Borghese di Antonio Canova

Al piano terra, in una sala propria, riposa la Paolina Borghese come Venere vincitrice, scolpita da Antonio Canova fra il 1805 e il 1808. La modella è Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone e moglie di Camillo Borghese; il marmo la ritrae semidistesa su un triclinio, con la mela di Paride in mano, in una posa che nel 1808 provocò scandalo e conversazione in mezza Europa. Il triclinio nasconde un meccanismo che permetteva di ruotare la statua per osservarla a lume di candela, dettaglio che spiega la finitura uniforme su ogni lato. Canova trattò la superficie con una patina che la rendeva meno gelida del marmo puro, e ancora oggi la differenza di resa rispetto a un marmo lucidato a specchio si coglie a occhio nudo.

I Caravaggio della Galleria Borghese

Scipione Borghese fu il più tenace collezionista di Caravaggio del suo tempo, e non sempre con metodi limpidi: alcune tele arrivarono per sequestro, altre per pressione sui proprietari. Nelle sale si incontrano il Ragazzo con canestro di frutta, la Madonna dei Palafrenieri, il San Girolamo, il San Giovanni Battista, il Davide con la testa di Golia e il Bacchino malato. Il Davide con la testa di Golia, degli ultimi anni del pittore, è la tela su cui vale la pena fermarsi il doppio del tempo: la testa mozzata è, per una tradizione critica consolidata, un autoritratto del Merisi, e il quadro funziona come una richiesta di grazia rivolta proprio al cardinale, che a Roma poteva ottenerla. La Madonna dei Palafrenieri fu rifiutata dalla basilica vaticana per cui era stata dipinta e finì qui in pochi mesi.

Tiziano, Raffaello e la pinacoteca del piano superiore

Al piano nobile la pinacoteca custodisce l'Amor sacro e Amor profano di Tiziano, dipinto attorno al 1514 per le nozze di Niccolò Aurelio, una delle allegorie più discusse della storia dell'arte; la Deposizione di Raffaello, firmata e datata 1507, commissionata da Atalanta Baglioni per la chiesa di San Francesco al Prato a Perugia e portata a Roma nel 1608 con un'operazione che a Perugia bruciano ancora; la Dama con liocorno, sempre di Raffaello; opere di Correggio, di Domenichino, di Rubens, del Perugino, di Antonello da Messina e di Lorenzo Lotto. Il consiglio del mestiere è di rovesciare l'itinerario: salire subito al primo piano quando il turno comincia, visitare la pinacoteca con le sale semivuote, e scendere alle sculture nella seconda ora, quando il gruppo che è entrato con voi si è disperso.

Per orari, prezzi aggiornati e disponibilità dei turni la pagina da consultare è quella della Galleria Borghese, e in ogni caso il sito ufficiale del museo, che gestisce direttamente la biglietteria autorizzata.

I Giardini Segreti di Villa Borghese

Attorno al Casino nobile si aprono quattro giardini cinti da muri, realizzati nel primo decennio del Seicento per volontà del cardinale Scipione: sono i Giardini Segreti, e segreti nel lessico dell'epoca significa riservati, chiusi, destinati al padrone e ai suoi ospiti. Erano coltivati a melangoli, cioè aranci amari, e a fiori rari da bulbo, in un momento in cui il tulipano e il giacinto valevano cifre che oggi paiono deliranti. Il giardino dei fiori rari e quello dei melangoli affiancano l'Uccelliera e la Meridiana; gli altri due completano il sistema sul lato opposto.

Il restauro condotto negli ultimi anni ha riportato le aiuole al disegno documentato dagli inventari seicenteschi, con le specie coltivate ricostruite sulla base delle liste d'epoca. L'accesso non è libero come il resto del parco: si visitano in occasioni programmate, con percorsi guidati, e il calendario va verificato sul sito del museo. Chi riesce a entrare trova la cosa più vicina all'esperienza di un ospite di Scipione: un rettangolo di verde chiuso, silenzioso, con l'Uccelliera che ronza di uccelli e il muro che taglia fuori il rumore del parco. La pagina di riferimento è quella dei Giardini Segreti di Villa Borghese.

Il Museo Pietro Canonica a Villa Borghese

Nella Fortezzuola, l'edificio che in origine era il ricovero degli struzzi e dei pavoni della tenuta e che nell'Ottocento venne rimaneggiato in forme neomedievali, si trova il Museo Pietro Canonica, in viale Pietro Canonica 2, a fianco di Piazza di Siena. Canonica, scultore piemontese nato a Moncalieri nel 1869 e morto a Roma nel 1959, ottenne l'edificio in concessione dal Comune nel 1926 e vi lavorò fino alla morte, lasciando alla città le opere, i bozzetti, gli arredi e l'appartamento privato.

Il museo è uno dei più sinceri di Roma, perché mostra il lavoro e non solo il risultato: si attraversano le sale con i gessi e i modelli, lo studio con gli attrezzi, e poi le stanze private con i mobili, i quadri e il pianoforte, perché Canonica fu anche compositore e scrisse opere liriche. Gli orari sono da martedì a domenica dalle 10.00 alle 16.00 nel periodo invernale, con ultimo ingresso alle 15.15, mentre nel periodo dell'ora legale il sabato e la domenica si prosegue fino alle 19.00; chiuso il lunedì, il 1 maggio e il 25 dicembre. Il biglietto intero è 7,50 euro e il ridotto 6 euro; esiste un cumulativo con il Museo Carlo Bilotti a 11 euro intero e 7,50 ridotto. I residenti a Roma e nella Città metropolitana entrano gratuitamente con un documento, e lo stesso vale per i possessori della MIC card. Il riferimento è la pagina del Museo Pietro Canonica.

Il Museo Carlo Bilotti nell'Aranciera di Villa Borghese

L'Aranciera, che nel Settecento era il Casino dei giuochi d'acqua e che Marcantonio IV fece trasformare in serra per gli agrumi, ospita oggi il Museo Carlo Bilotti, con ingressi da via Fiorello La Guardia 6 e da viale dell'Aranciera 4. Carlo Bilotti, imprenditore calabrese naturalizzato statunitense e collezionista, donò alla città un nucleo di opere che comprende un gruppo consistente di dipinti e sculture di Giorgio de Chirico, oltre a lavori di Andy Warhol, Larry Rivers e Giacomo Manzù.

Gli orari sono da martedì a venerdì dalle 10.00 alle 16.00 e il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 19.00, con ultimo ingresso quarantacinque minuti prima della chiusura; chiuso il lunedì, il 1 maggio e il 25 dicembre. Intero 7,50 euro, ridotto 6 euro, gratuito per i residenti a Roma e nella Città metropolitana muniti di documento e per i titolari della MIC card. L'edificio è piccolo e si visita in quaranta minuti; la sala dei de Chirico degli anni Sessanta e Settanta, quelli della cosiddetta neometafisica, è il motivo per cui vale la deviazione. Dettagli sulla pagina del Museo Carlo Bilotti.

La Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea

Sul margine settentrionale di Villa Borghese, in viale delle Belle Arti 131, il Palazzo delle Belle Arti disegnato da Cesare Bazzani fu costruito per l'Esposizione internazionale del 1911, quella che celebrava il primo cinquantenario dell'Unità d'Italia. Da allora ospita la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, la raccolta pubblica più importante d'Italia per l'arte dell'Ottocento e del Novecento: Canova e Hayez, i Macchiaioli, Medardo Rosso, Boccioni, Balla, Modigliani, De Chirico, Morandi, Burri, Fontana, Pollock, Cézanne, Klimt, Van Gogh, Mondrian, oltre a un nucleo consistente di arte contemporanea.

Apre da martedì a domenica dalle 9.00 alle 19.00, con ultimo ingresso quarantacinque minuti prima della chiusura, e resta chiusa il 25 dicembre. Il biglietto intero è 17 euro, il ridotto è 2 euro per i cittadini dell'Unione europea fra i 18 e i 25 anni; esiste un abbonamento annuale a partire da 50 euro e una tariffa di gruppo a 15 euro a persona per comitive di dieci. Da settembre a metà dicembre il museo apre anche il giovedì sera dalle 19.00 alle 23.00 con un biglietto serale a 10 euro, ed è una delle occasioni migliori dell'anno per vedere le sale quasi vuote. Ci si arriva con il tram 3 o il tram 19; l'ingresso accessibile è su via Antonio Gramsci 71, con ascensori e servoscala. Le fotografie senza flash sono permesse, mentre i servizi professionali richiedono autorizzazione scritta, e le borse più grandi di 25 per 30 per 12 centimetri vanno depositate. La pagina dedicata è quella della Galleria Nazionale.

Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Ai piedi del colle, fuori dal perimetro attuale del parco ma storicamente legata a esso, sorge Villa Giulia, in piazzale di Villa Giulia 9. Fu costruita fra il 1551 e il 1555 come residenza suburbana di papa Giulio III, con il concorso di Jacopo Barozzi da Vignola, Bartolomeo Ammannati e Giorgio Vasari, e la consulenza di Michelangelo: il ninfeo su tre livelli, con la fontana alimentata dall'Acqua Vergine, è uno degli spazi manieristi più raffinati di Roma, e da solo giustifica il biglietto.

Dal 1889 la villa ospita il Museo Nazionale Etrusco, la raccolta di riferimento mondiale per la civiltà etrusca e per le culture dell'Italia preromana. Qui si conservano il Sarcofago degli Sposi da Cerveteri, in terracotta policroma della fine del VI secolo avanti Cristo, l'Apollo di Veio attribuito alla bottega di Vulca, la Cista Ficoroni con l'iscrizione latina arcaica di Novios Plautios, le lamine d'oro di Pyrgi con il testo bilingue in etrusco e fenicio. Gli orari sono da martedì a domenica dalle 8.30 alle 19.30, con ultimo ingresso alle 18.30; chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il 1 gennaio. Intero 13 euro, ridotto 2 euro. Si arriva con i tram 2, 3 e 19 o con la metropolitana A fino a Flaminio e una quindicina di minuti a piedi. La pagina è quella del Museo Etrusco di Villa Giulia. Poco distante, Villa Medici, sede dell'Accademia di Francia, restò a lungo legata alla tenuta Borghese e oggi si visita con percorsi guidati propri: il riferimento è la pagina di Villa Medici.

Il Bioparco di Roma dentro Villa Borghese

Il giardino zoologico di Roma aprì nel 1911, su progetto di Carl Hagenbeck, l'impresario amburghese che aveva inventato il recinto senza sbarre con i fossati, e dal 1998 ha cambiato natura e nome diventando Bioparco: parco di conservazione, con programmi europei di riproduzione delle specie minacciate e attività didattiche. L'ingresso è in viale del Giardino Zoologico 20, sul versante di via Aldrovandi.

Gli orari cambiano con la stagione e con il calendario: la fascia più larga va dalle 9.30 alle 18.00 nella stagione centrale, con prolungamento fino alle 19.00 nei fine settimana e nei festivi della primavera e dell'estate, e riduzione pomeridiana nei mesi invernali. L'ultimo ingresso è sempre sessanta minuti prima della chiusura, e la vendita online si chiude due ore prima. Il Bioparco resta chiuso soltanto il 25 dicembre e si riserva di non aprire o di anticipare la chiusura in caso di maltempo. Le tariffe online seguono un sistema dinamico che varia con la data, quindi il prezzo del giorno va letto sul sito ufficiale; la biglietteria in loco applica invece un prezzo fisso. Entrano gratuitamente i bambini alti meno di un metro; il ridotto si applica ai bambini oltre il metro fino a dieci anni e agli over 65; le persone con invalidità al cento per cento entrano gratuitamente con un accompagnatore, mentre per invalidità inferiori la tariffa è di 11 euro. È attiva una promozione che permette, per ogni adulto pagante, l'ingresso di un bambino fra i cento e i centocinquanta centimetri a 1 euro. Tutto il resto è sulla pagina del Bioparco di Roma.

Un'opinione controcorrente: il Bioparco non è il posto giusto per una visita di un'ora infilata in coda ad altro. O ci si dedica una mattina intera, arrivando all'apertura quando gli animali sono attivi, oppure si rinvia. Alle tre del pomeriggio d'agosto si vedono soprattutto animali che dormono all'ombra, e la delusione dei bambini è garantita.

Il Museo Civico di Zoologia

A fianco del Bioparco, con ingresso da via Ulisse Aldrovandi 18, il Museo Civico di Zoologia conserva collezioni scientifiche di enorme valore: scheletri di cetacei, il celebre elefante, gli erbari faunistici, la sala della biodiversità. È un museo che i romani sottovalutano e che invece regge benissimo il confronto con analoghe istituzioni europee, soprattutto per la parte didattica rivolta alle scuole. Per orari e tariffe conviene consultare il sito istituzionale del museo o il call center dei musei civici. La pagina di riferimento è quella del Museo Civico di Zoologia.

Il consiglio che ti do per visitare Villa Borghese

Il consiglio è uno solo, e va contro il modo in cui quasi tutti affrontano questo parco: non provate a fare Villa Borghese in una volta. Ottanta ettari con sette istituzioni culturali non si esauriscono in un pomeriggio, e il tentativo produce sempre lo stesso risultato, cioè una camminata di otto chilometri con due musei visti male e nessuno visto bene. Dividete in tre giornate tematiche e il parco vi restituirà il triplo.

La prima giornata è quella della Galleria Borghese. Si prenota il turno delle 9.00, si entra da Porta Pinciana con venti minuti di anticipo, si salgono subito le scale al piano nobile per la pinacoteca e si scende alle sculture nella seconda ora. All'uscita, verso le 11.00, il parco è ancora fresco: si cammina fino ai Giardini Segreti, si prosegue per il Museo Pietro Canonica e per Piazza di Siena, si chiude con un panino ai chioschi di viale dei Cavalli Marini. Costo della giornata, biglietto e prenotazione compresi, sotto i venticinque euro.

La seconda giornata è quella del Pincio e dell'acqua. Si sale dalle rampe del Valadier a metà mattina, si guarda il panorama quando la luce è ancora laterale, si percorre viale dell'Orologio fino all'idrocronometro, si scende al Giardino del Lago, si noleggia una barca al laghetto e si pranza tardi. Nel pomeriggio, il Museo Carlo Bilotti nell'Aranciera e, se restano energie, la Casa del Cinema.

La terza giornata è quella del versante nord: Bioparco all'apertura, Museo Civico di Zoologia subito dopo, pranzo veloce, e nel pomeriggio la Galleria Nazionale oppure Villa Giulia, mai entrambe. Fra le due, se dovete scegliere e avete già visto molta arte antica a Roma, andate alla Galleria Nazionale: è il museo che spiega cosa è successo in Italia dopo il 1800, e a Roma è l'unico posto dove lo si capisce davvero.

Due avvertenze concrete. La prima: le scarpe. I viali sono in terra battuta e ghiaia, le pendenze fra il Pincio e piazzale Flaminio sono reali, e chi viene con suole lisce scivola sulle discese di ghiaia dopo la pioggia. La seconda: l'acqua. Le fontanelle ci sono ma non sono fitte, e in luglio il tratto fra Piazza di Siena e il Bioparco è un forno. Una borraccia da un litro risolve la giornata.

Villa Borghese
Villa Borghese

Il laghetto di Villa Borghese e il Tempio di Esculapio

Il Giardino del Lago è il capolavoro paesaggistico della villa e il luogo che più di ogni altro definisce l'immagine di Villa Borghese nel mondo. Il bacino artificiale fu scavato nel riassetto avviato nel 1766 da Marcantonio IV Borghese; al centro, su un'isola raggiungibile da un ponticello, gli Asprucci con Cristoforo Unterperger costruirono fra il 1785 e il 1792 il Tempio di Esculapio, un tempietto neoclassico di ordine ionico, prostilo, con quattro colonne davanti alla cella e un frontone triangolare decorato a stucco con l'arrivo del dio a Roma.

La statua di Esculapio custodita nella cella proviene, secondo la tradizione collezionistica documentata, dagli scavi presso il Mausoleo di Augusto. L'idea iniziale era di costruire soltanto una quinta architettonica su cui esporla; il progetto crebbe fino al tempio isolato che vediamo. Sull'architrave corre la dedica in greco ad Asclepio Salvatore. Il tempietto non si visita: l'isola è chiusa al pubblico, e il ponte in legno con la ringhiera metallica serve alla manutenzione. Il punto migliore da cui guardarlo è la sponda opposta, all'altezza del finto arco di Settimio Severo disegnato da Luigi Canina.

Andare in barca sul laghetto di Villa Borghese

Il noleggio delle barche a remi funziona sul laghetto con gestione in concessione, e resta uno dei pochi divertimenti di Roma centro che costi pochi euro. Il giro dura venti minuti, le barche portano quattro persone, e i remi li maneggia chi vuole. Non è un'esperienza sportiva: è l'unico modo per vedere il Tempio di Esculapio dall'acqua, cioè dal punto di vista per cui fu progettato. Il servizio dipende dal meteo e dalla stagione, quindi conviene verificare l'apertura prima di programmarci un pomeriggio. La pagina di approfondimento sul monumento è quella del Tempio di Esculapio.

Il Giardino del Lago e le sue architetture

Attorno al bacino il disegno settecentesco distribuisce una serie di fabbriche di scena. Il Tempio di Diana, circolare, corona un'altura poco distante; il Tempio di Antonino e Faustina riprende il modello del tempio del Foro Romano; il portale attribuito a Giovanni Battista Piranesi, con la sua decorazione di elementi antichi, chiude uno degli assi visivi. La Fontana dei Cavalli Marini, realizzata nel 1791 nell'ambito del riassetto diretto da Antonio Asprucci, è il punto di incontro più usato dai romani per darsi appuntamento dentro il parco: quattro ippocampi che sorreggono la vasca, in mezzo a un incrocio di viali.

L'Orologio ad Acqua di Villa Borghese

Su viale dell'Orologio, sopra una scogliera artificiale in mezzo a una piccola vasca, funziona da centocinquant'anni uno degli oggetti più singolari di Roma: l'idrocronometro del Pincio, comunemente detto Orologio ad Acqua. Lo ideò nel 1867 il padre domenicano Giovan Battista Embriaco, ligure, studioso di meccanica applicata, che quell'anno presentò il modello all'Esposizione universale di Parigi. Il pezzo non venne mai tolto dall'imballaggio, e la beffa parigina è la ragione per cui oggi l'orologio è a Roma.

L'esemplare che vediamo fu installato nel 1873 dai fratelli Granaglia di Torino. L'architetto comunale Gioacchino Ersoch progettò la torretta in ferro e la collocò sulla scogliera artificiale, con il ponticello di legno per raggiungerla. Il meccanismo è ingegnoso e si osserva a occhio nudo: un getto d'acqua riempie alternativamente due vaschette a forma di foglia, che oscillano come i piatti di una bilancia; il movimento si trasmette alle lancette attraverso una serie di aste. L'acqua carica anche la suoneria, grazie a un recipiente sospeso che si riempie ogni quarto d'ora. Dal 2004 la manutenzione è affidata alla scuola di formazione professionale del Centro ELIS.

Vale la pena fermarsi cinque minuti e guardare il ciclo completo delle vaschette. È l'unico monumento di Roma che si capisce interamente stando fermi davanti: nessuna guida può spiegarlo meglio di quanto lo spieghi il congegno stesso mentre lavora.

Il Pincio, la Terrazza e il legame con piazza del Popolo

Il giardino del Pincio, che corrisponde al colle omonimo, occupa il settore meridionale della villa ed è il pezzo più urbano dell'insieme. Giuseppe Valadier lo sistemò negli anni fra il 1809 e il 1814, nel quadro del piano napoleonico per piazza del Popolo, collegando la piazza al colle con le rampe a tornanti che ancora usiamo. La Terrazza del Pincio, intitolata a Napoleone I, è il balcone da cui Roma si guarda meglio: sotto c'è l'obelisco Flaminio della piazza, davanti le cupole gemelle di Santa Maria in Montesanto e Santa Maria dei Miracoli, in fondo il Vaticano.

Lungo i viali del Pincio corre il pantheon all'aperto voluto dopo l'Unità: centinaia di erme marmoree con i busti di italiani illustri, da Dante a Garibaldi, collocate a partire dal 1851 su iniziativa del governo pontificio e poi ampliate dal Comune. Molte hanno il naso rotto, qualcuna è stata sostituita più volte, e girare leggendo i cartigli è un esercizio di storia patria che diverte più di quanto si pensi. Per il contesto ci sono la pagina del Pincio e quella di piazza del Popolo. Sull'altro versante, la scalinata di Trinità dei Monti porta dentro il parco chi arriva da piazza di Spagna, mentre l'accesso da via Veneto e Porta Pinciana è quello dei quartieri alti.

Opinione netta sul tramonto: la Terrazza del Pincio al tramonto è bellissima e sovraffollata, e negli ultimi anni l'accalcarsi sul parapetto ha reso la fotografia praticamente impossibile. Chi vuole la stessa luce con un decimo delle persone si sposti di duecento metri, sul belvedere di viale del Belvedere all'altezza della Casina Valadier: la piazza si vede di scorcio, ma il cielo è lo stesso e si respira.

Piazza di Siena e il concorso ippico

Piazza di Siena è l'ippodromo ovale in terra battuta che gli Asprucci ricavarono nel riassetto settecentesco, con il nome che ricorda le origini senesi della famiglia Borghese e la forma che allude, lontanamente, alla piazza del Palio. Undicimila metri quadrati circondati da pini domestici, con la Fortezzuola su un lato e la Casina dell'Orologio poco oltre.

Dal 1922 vi si tiene il Concorso ippico internazionale ufficiale di Roma, uno degli appuntamenti più antichi del salto ostacoli mondiale. Nel 2026 si è disputata la novantatreesima edizione, dal 27 al 31 maggio, con il Gran Premio Roma la domenica conclusiva; l'ingresso al pubblico è gratuito. Nei giorni del concorso il parco cambia faccia: tribune, camion dei cavalli, transenne, e le Frecce Tricolori che chiudono la manifestazione sopra i pini. Chi ha in programma una visita tranquilla a fine maggio tenga conto che quel settore della villa è precluso per circa due settimane fra allestimento e smontaggio.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che la collezione Borghese è una delle più ricche del mondo. Quasi nessuno ricorda che è anche una collezione mutilata, e che la mutilazione ha un nome e una data. Nel 1807 il principe Camillo Borghese vendette al cognato Napoleone Bonaparte un nucleo enorme di sculture antiche della raccolta di famiglia: oltre duecento pezzi, fra cui il Gladiatore Borghese, l'Ermafrodito dormiente, l'Ara Borghese, i vasi monumentali. La cifra pattuita fu di tredici milioni di franchi, pagati solo in parte e in gran parte compensati con beni in Piemonte. Quelle sculture partirono per Parigi e oggi costituiscono uno dei nuclei fondanti del dipartimento di antichità del Louvre.

La vendita fu tutt'altro che spontanea. Camillo era genero acquisito dell'imperatore, e il rapporto di forza non ammetteva trattative vere; i contemporanei romani la lessero come una spoliazione mascherata da contratto, e il papa protestò invano. Il risultato è che la Galleria Borghese, per quanto sia straordinaria, è quello che è rimasto dopo che un terzo delle antichità era uscito dalla porta. Quando si attraversano le sale e si nota che la scultura antica sembra sproporzionata rispetto alla fama del cardinale collezionista, la spiegazione è questa.

C'è un secondo dettaglio poco ricordato, ed è che il riassetto settecentesco di Marcantonio IV non fu un semplice ammodernamento: fu un rifacimento totale degli interni che cancellò l'allestimento seicentesco di Scipione. Le sale che ammiriamo, con gli stucchi, i marmi policromi e i cicli pittorici accordati a ciascun capolavoro, sono opera degli anni Settanta e Ottanta del Settecento sotto la direzione di Antonio Asprucci. Il Bernini che oggi vediamo al centro di una sala progettata intorno a lui non era, all'origine, collocato così: l'idea di costruire l'architettura attorno alla scultura è un'invenzione neoclassica, e chiunque ami la Galleria Borghese ama, senza saperlo, il gusto del Settecento tanto quanto quello del Seicento.

Gigi Proietti Globe Theatre Silvano Toti
Gigi Proietti Globe Theatre Silvano Toti

Il Gigi Proietti Globe Theatre Silvano Toti

Nel settore di viale Pietro Canonica, fra Piazza di Siena e il Galoppatoio, sorge la ricostruzione filologica del teatro elisabettiano londinese. La struttura fu realizzata dal Comune di Roma sulla base di un'idea di Gigi Proietti e grazie al finanziamento della Fondazione Silvano Toti, creata dalla famiglia Toti in memoria dell'imprenditore e mecenate da cui il teatro prese il nome. L'inaugurazione avvenne nel 2003 con Romeo e Giulietta, diretto da Proietti in persona, e coincise con il centenario dell'apertura di Villa Borghese come parco cittadino: un gemellaggio ideale con Londra, sede del Globe originale.

Proietti ne fu direttore artistico per diciassette anni, dall'inaugurazione fino alla morte, avvenuta il 2 novembre 2020, giorno del suo ottantesimo compleanno. Da allora al nome Silvano Toti Globe Theatre è stato aggiunto il suo, e la stagione shakespeariana estiva è diventata a Roma un appuntamento che regge da oltre vent'anni.

Com'è fatto il Globe Theatre di Villa Borghese

L'edificio è circolare e riprende le proporzioni dell'originale londinese: palcoscenico coperto che si protende verso la platea scoperta, palchi su tre livelli tutto intorno, collegati fra loro da passerelle. È interamente costruito in legno di rovere proveniente da foreste gestite e riforestate. L'altezza è di 10 metri, il diametro interno di 23 metri, quello esterno di 33 metri, la circonferenza esterna di 100 metri; il tetto è rivestito di scandole di rame. La pavimentazione della platea è in blocchi di tufo posati a secco, che restituiscono la sensazione della terra battuta. In piedi, nella platea, entrano fino a 415 spettatori; la capienza complessiva è di 1206 posti.

Il consiglio di chi ci è stato molte volte: la platea in piedi costa meno e regala la prospettiva giusta, quella per cui il teatro elisabettiano fu inventato, con gli attori che scendono fra il pubblico. Due ore e mezza in piedi, però, sono due ore e mezza in piedi: chi ha problemi di schiena prenda un palco del primo ordine, di lato, che offre il miglior compromesso fra visuale e comodità. Portate una felpa anche a luglio, perché dopo mezzanotte, sotto i pini, la temperatura scende. Gli spettacoli si esauriscono spesso, quindi conviene comprare in prevendita sui canali autorizzati indicati dal teatro. La pagina dedicata è quella del Gigi Proietti Globe Theatre.

Gigi Proietti Globe Theatre Silvano Toti
Gigi Proietti Globe Theatre Silvano Toti

La Casa del Cinema e il Cinema dei Piccoli

La Casina delle Rose, edificio ottocentesco rimasto per oltre venticinque anni in stato di abbandono, fu restaurata integralmente e dal 2001 ospita la Casa del Cinema, in largo Marcello Mastroianni 1. È uno spazio pubblico dedicato al cinema e alla cultura cinematografica, con più sale di proiezione, un bar bistrot, un'aula studio aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00 e un calendario fitto di rassegne, retrospettive e festival. L'ingresso alla struttura è gratuito, e molte proiezioni lo sono a loro volta: è uno dei posti dove Roma restituisce qualcosa senza chiedere niente. Il riferimento è la pagina della Casa del Cinema.

A pochi passi c'è il Cinema dei Piccoli, che nel 2005 è entrato nel Guinness dei primati come il più piccolo edificio al mondo adibito a proiezioni cinematografiche. Fu aperto nel 1934 da Alfredo Annibali con il nome di Casa di Topolino; la sala misura 71,52 metri quadrati e conta 63 posti. Nel pomeriggio programma film per bambini, la sera cinema d'autore per adulti. Portarci un bambino di cinque anni alla sua prima proiezione in sala è, a Roma, la cosa più vicina a un rito di passaggio.

La Casina di Raffaello e Villa Borghese con i bambini

In viale della Casina di Raffaello 19 funziona la ludoteca comunale dedicata ai bambini fra i quattro e gli undici anni: laboratori creativi, letture animate, spazi di gioco libero, su due piani serviti da due ascensori per chi ha difficoltà motorie. Gli orari seguono tre calendari stagionali: in inverno, da novembre a febbraio, da martedì a venerdì dalle 10.00 alle 15.30 e il sabato, la domenica e i festivi dalle 10.00 alle 18.00; in primavera e in autunno da martedì a venerdì dalle 10.00 alle 18.00 e nei fine settimana fino alle 19.00; nei mesi centrali dell'estate da lunedì a venerdì dalle 8.30 alle 17.30 e il sabato dalle 10.00 alle 15.00. Chiuso il lunedì, tranne che nel periodo estivo. I laboratori per famiglie costano 8 euro, quelli per le scuole 6 euro, le letture animate 6 euro e quelle tematiche 3,50 euro; l'ingresso è gratuito per le persone con disabilità e per un accompagnatore. Tutte le informazioni sono sulla pagina della Casina di Raffaello.

Il resto dell'offerta per bambini dentro Villa Borghese è considerevole e poco pubblicizzata: aree gioco attrezzate su viale Madama Letizia e su viale Goethe, giostre a cavalli, il trenino turistico che parte da viale Goethe. Una giornata con bambini piccoli, qui, si costruisce senza spendere quasi nulla.

La foto giusta da fare a Villa Borghese

La fotografia che tutti tentano a Villa Borghese è il Tempio di Esculapio riflesso nel laghetto, e tutti la sbagliano nello stesso modo: la scattano a mezzogiorno, dalla sponda sbagliata, con il sole alto che appiattisce le colonne e increspa l'acqua. La versione giusta si fa nella prima mezz'ora dopo l'apertura del parco in una mattina d'autunno senza vento, dalla sponda sud est, cioè quella verso il finto arco di Settimio Severo. Con l'aria ferma l'acqua diventa uno specchio e il tempio si raddoppia esattamente; la luce radente accende il frontone di stucco e lascia in ombra il fondo del boschetto, così che il tempietto si stacca. Inquadrate in orizzontale, tenendo la linea d'acqua a metà esatta del fotogramma: la simmetria è il soggetto, e qualunque taglio creativo la indebolisce.

La seconda foto che vale il viaggio è dalla barca. Dal centro del laghetto, remando piano, il tempio si allinea con i pini alle spalle e sparisce la sponda con i turisti; è l'unico punto di vista da cui il Giardino del Lago appare come gli Asprucci lo avevano progettato, cioè come un quadro. Serve mano ferma e una posa breve, perché la barca oscilla sempre.

Chi cerca invece la cartolina panoramica vada alla Terrazza del Pincio, ma non al tramonto. L'ora corretta è quella che i fotografi chiamano ora blu, i venti minuti dopo il calare del sole, quando le luci di piazza del Popolo si accendono e il cielo conserva ancora colore: l'obelisco Flaminio resta leggibile, le cupole gemelle si staccano scure, la folla del tramonto si è già dispersa. Appoggiate la macchina sul parapetto e scattate a un secondo di posa.

Un'ultima, meno ovvia: l'Orologio ad Acqua fotografato dal ponticello, in controluce, con il getto che cade nelle vaschette. In macro, con la luce che attraversa l'acqua, il congegno si legge meglio che in qualunque disegno tecnico. Ed è l'unica immagine di Villa Borghese che nessun altro avrà scattato quel giorno.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è antico e cruento. Negli horti che occupavano questo colle, nel 48 dopo Cristo, fu uccisa Valeria Messalina, terza moglie dell'imperatore Claudio, dopo il matrimonio pubblico con Gaio Silio che Tacito racconta negli Annali come un colpo di stato mascherato da festa nuziale. Lo stesso Tacito riferisce che quei giardini erano stati strappati poco prima a Valerio Asiatico, spinto al suicidio perché Messalina li desiderava. Due morti violente per un giardino: il Pincio comincia così.

Il secondo è del 1633 e ha la forma di una festa. Completata la villa, il cardinale Scipione la aprì per ricevimenti che la Roma barocca commentò per decenni: caccia simulata nel parco di daini e struzzi, giochi d'acqua nel casino che oggi è l'Aranciera, concerti nell'Uccelliera. La villa di delizie funzionava come uno strumento politico: chi vi era invitato contava, chi non lo era lo capiva.

Il terzo è del 1807 ed è la vendita napoleonica delle antichità Borghese al Louvre, più di duecento sculture uscite da Roma per tredici milioni di franchi. È l'operazione che ha determinato l'assetto attuale della collezione e che i romani, all'epoca, giudicarono uno scandalo nazionale prima ancora che esistesse la nazione.

Il quarto è del 1901 e del 1903: l'acquisto da parte dello Stato per tre milioni di lire e il passaggio al Comune di Roma, che fecero di una proprietà privata il parco pubblico che conosciamo, salvandolo dalla lottizzazione che in quegli stessi mesi stava divorando la confinante Villa Ludovisi.

Il quinto è del 1911, ed è l'Esposizione internazionale per il cinquantenario dell'Unità. Lungo viale delle Belle Arti sorsero i padiglioni delle nazioni e il Palazzo delle Belle Arti di Cesare Bazzani, destinato a diventare la Galleria Nazionale; nello stesso anno aprì il giardino zoologico progettato da Carl Hagenbeck. In pochi mesi il margine settentrionale del parco passò da bosco a quartiere museale, e la fisionomia che ha oggi risale tutta a quell'anno.

Il sesto è del 1922 e dura ancora: la prima edizione del Concorso ippico internazionale di Piazza di Siena, che da allora ha attraversato il fascismo, la guerra, la ricostruzione e le Olimpiadi del 1960, quando l'ovale ospitò le prove di equitazione dei Giochi.

Il settimo è del 2003: l'inaugurazione del Silvano Toti Globe Theatre, nell'anno del centenario dell'apertura al pubblico del parco. Che Roma, per festeggiare cento anni di parco comunale, si regalasse un teatro elisabettiano in legno di rovere resta una delle scelte più insolite e più riuscite della sua politica culturale recente.

L'ottavo è del 2 novembre 2020, la morte di Gigi Proietti nel giorno del suo ottantesimo compleanno, e la successiva intitolazione del teatro alla sua memoria. Chi era a Roma quel giorno ricorda che la notizia arrivò in un autunno già difficile e che, per una città che di attori ne ha avuti molti, quella perdita venne vissuta come una faccenda di famiglia.

Chi è passato da Villa Borghese

La lista è lunga e comincia dai proprietari. Scipione Borghese, cardinale nepote di Paolo V, che qui venne quasi ogni settimana per quasi trent'anni e che di questa villa fece il proprio ritratto pubblico. Gianlorenzo Bernini, che vi lavorò giovanissimo e che al cardinale deve la carriera: i quattro gruppi scultorei che ancora oggi riempiono le sale furono consegnati fra il 1619 e il 1625, quando l'artista aveva fra i ventuno e i ventisette anni. Antonio Canova, che nel primo Ottocento scolpì per Camillo Borghese il ritratto di Paolina.

Poi vengono i viaggiatori del Grand Tour. Johann Wolfgang Goethe soggiornò a Roma fra il 1786 e il 1788 e nel Viaggio in Italia annota le passeggiate sul Pincio e nelle ville patrizie; il monumento che gli è dedicato dentro il parco, su viale Goethe, fu donato dall'imperatore Guglielmo II nel 1904 e il viale porta il suo nome. Lord Byron, che a Roma passò nell'aprile del 1817 e che nel quarto canto del Childe Harold lasciò alcune delle pagine più citate sulla città, è ricordato da un busto nel parco. Stendhal, che nelle Passeggiate romane descrive la villa come il luogo in cui i romani andavano a prendere aria, e Henry James, che ne fece uno sfondo ricorrente dei suoi romanzi romani.

Ci sono i musicisti. Ottorino Respighi dedicò al parco il primo movimento dei Pini di Roma, composto nel 1924: I pini di Villa Borghese, con i bambini che giocano a soldati fra i pini e le loro grida imitate dagli ottoni. È probabilmente il ritratto sonoro più famoso di un giardino europeo, e chiunque abbia ascoltato quel brano riconosce il parco al primo ascolto.

Ci sono i registi e gli attori. Vittorio De Sica girò qui scene di Ladri di biciclette, e il parco compare in decine di film italiani del dopoguerra, perché era a portata di camion da Cinecittà e perché offriva insieme bosco, lago e architettura. Gigi Proietti, come si è detto, ne fece la propria casa d'estate per diciassette stagioni. Marcello Mastroianni ha oggi il largo che porta il suo nome davanti alla Casa del Cinema.

E ci sono i sovrani e i capi di Stato, che al concorso ippico di Piazza di Siena hanno assistito dalla tribuna d'onore quasi ogni anno dal 1922: la famiglia reale fino al 1946, i presidenti della Repubblica dopo. Per chi accompagna gruppi, raccontare Villa Borghese significa raccontare quattro secoli di persone che sono venute qui a farsi vedere. Il parco è sempre stato, prima di tutto, un palcoscenico.

Muoversi dentro Villa Borghese: bici, risciò e trenino

Il parco è grande, e chi non vuole camminare ha alternative concrete. I punti di noleggio di biciclette e risciò sono su viale Goethe e su viale dell'Uccelliera; i risciò a quattro posti con il tettuccio sono il mezzo preferito dalle famiglie e si guidano a pedali, quindi la salita verso il Pincio richiede gambe. Il trenino turistico parte da viale Goethe e percorre un circuito che tocca i punti principali: per chi ha poco tempo o bambini stanchi è una soluzione onesta. Le barche si noleggiano al laghetto del Giardino del Lago.

I posteggi taxi utili sono in via Mercadante, in via Veneto, in via Pinciana e in piazza del Popolo. Il parcheggio interrato a pagamento si imbocca da piazzale San Paolo del Brasile e da viale del Muro Torto; a piazzale Firdousi c'è sosta a pagamento su strada. Chi arriva in auto da fuori Roma faccia attenzione: l'area è in zona a traffico limitato in diverse fasce orarie, e il parcheggio interrato è la scelta prudente.

Accessibilità, cani e servizi a Villa Borghese

I viali principali sono pianeggianti e in gran parte percorribili con sedia a rotelle e passeggino, con il fondo in terra battuta compattata che diventa faticoso dopo la pioggia. Le pendenze serie sono soltanto due, quella delle rampe del Pincio verso piazza del Popolo e quella fra piazzale Flaminio e la parte alta. La Galleria Borghese, la Galleria Nazionale, il Museo Canonica e il Museo Bilotti dispongono di percorsi accessibili; per la Galleria Nazionale l'ingresso senza barriere è su via Antonio Gramsci 71. I cani sono ammessi al guinzaglio nei viali, e l'area della Valle dei Platani, accessibile da viale delle Belle Arti, è quella attrezzata per farli correre. I punti di ristoro affidabili sono la Casa del Cinema, la Casina del Lago, i chioschi lungo viale dei Cavalli Marini e il bar del Bioparco.

Quando andare a Villa Borghese e quando evitarla

Il periodo migliore in assoluto va da metà ottobre a fine novembre. I pini restano verdi, i lecci pure, ma i platani e gli aceri virano, la luce si abbassa, il laghetto smette di essere increspato e le scolaresche si diradano dopo la prima settimana di novembre. Il secondo periodo buono è marzo, con i melangoli dei Giardini Segreti e i prati ancora pieni d'acqua.

Da evitare: le domeniche di maggio, quando il parco è pieno e i musei comunali gratuiti per i residenti attirano code; l'ultima settimana di maggio e la prima di giugno, per l'allestimento e lo smontaggio di Piazza di Siena; e naturalmente i pomeriggi di luglio e agosto fra mezzogiorno e le cinque, quando il caldo sotto i pini è meno feroce che altrove in città ma resta insostenibile. Il ferragosto romano, invece, è un'occasione: il parco si svuota, i musei aprono, e chi accetta di camminare alle nove di mattina si ritrova Villa Borghese quasi per sé.

Una nota sul meteo che pochi considerano: dopo un temporale forte il Comune può chiudere i viali per il rischio di caduta rami, e in questo parco i pini domestici sono alti e vecchi. Se il giorno prima c'è stato vento sopra i sessanta chilometri orari, verificate prima di partire.

Domande frequenti su Villa Borghese

Quanto costa entrare a Villa Borghese?

Entrare a Villa Borghese non costa nulla: il parco è pubblico e l'ingresso è libero da tutti e nove gli accessi. Si paga solo per le istituzioni interne, come la Galleria Borghese, che costa 16 euro di intero più 2 euro di prenotazione, o la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, che costa 17 euro di intero.

Serve prenotare per visitare la Galleria Borghese dentro Villa Borghese?

Sì, per la Galleria Borghese dentro Villa Borghese la prenotazione è sempre obbligatoria, per qualunque tipo di biglietto, compresi quelli a ingresso gratuito. L'ingresso avviene a turni orari rigidi di circa due ore, con un massimo di centottanta persone per fascia, e senza prenotazione non si entra.

Villa Borghese è adatta a una visita con i bambini?

Sì, Villa Borghese offre diverse proposte per famiglie, come la Casina di Raffaello, ludoteca comunale in viale della Casina di Raffaello 19 dedicata ai bambini fra i quattro e gli undici anni, con laboratori creativi, letture animate e spazi di gioco libero su due piani serviti da ascensori.

Come ci si muove dentro Villa Borghese senza camminare troppo?

Dentro Villa Borghese si possono noleggiare biciclette e risciò nei punti di noleggio su viale Goethe e su viale dell'Uccelliera: i risciò a quattro posti con tettuccio, a pedali, sono il mezzo preferito dalle famiglie. È disponibile anche un trenino turistico che parte da viale Goethe e percorre un circuito toccando i punti principali del parco.

Quanti ingressi ha Villa Borghese e quale conviene scegliere?

Villa Borghese ha nove ingressi ufficiali: due su via Antonio Raimondi, due su via di Porta Pinciana, e poi piazzale San Paolo del Brasile, piazzale Flaminio, piazzale Cervantes, piazzale Pablo Picasso, la scalinata di Trinità dei Monti, le rampe del Pincio da piazza del Popolo e l'uscita della stazione Spagna della metropolitana A. La scelta dell'ingresso condiziona molto il percorso della visita.

Qual è il periodo migliore per visitare Villa Borghese?

Il periodo migliore in assoluto per visitare Villa Borghese va da metà ottobre a fine novembre, quando i platani e gli aceri virano di colore, la luce si abbassa e le scolaresche si diradano. Il secondo periodo consigliato è marzo, con i melangoli dei Giardini Segreti in fiore. Sono da evitare le domeniche di maggio, quando il parco è molto affollato.

Cosa comprende il Bioparco di Roma dentro Villa Borghese?

Il Bioparco di Roma, dentro Villa Borghese, con ingresso in viale del Giardino Zoologico 20, aprì nel 1911 su progetto di Carl Hagenbeck e dal 1998 ha cambiato natura diventando un parco di conservazione, con programmi europei di riproduzione delle specie minacciate e attività didattiche per le scuole.

Cosa c'è intorno a Villa Borghese

A dieci minuti a piedi da Porta Pinciana comincia via Veneto, con i palazzi liberty costruiti sui terreni di Villa Ludovisi e la memoria della dolce vita; scendendo si arriva a piazza Barberini. Dalle rampe del Pincio si è in tre minuti a piazza del Popolo, con le chiese gemelle e Santa Maria del Popolo, dove ci sono due Caravaggio che completano bene la giornata Borghese. Dalla scalinata di Trinità dei Monti si scende a piazza di Spagna. Verso nord, oltre viale delle Belle Arti, si entra nel quartiere Flaminio, con l'Auditorium Parco della Musica e il MAXXI a venti minuti a piedi.

Per chi organizza un itinerario romano più ampio, le guide in inglese sulle trenta cose da vedere in città sono su ItalyPlanner, e chi ha soltanto tre giorni trova un percorso ragionato nella guida Rome itinerary 3 days. Per una visita accompagnata da guide e accompagnatori turistici abilitati, il riferimento professionale è TourLeaderPro, che lavora anche su gruppi aziendali e piccoli gruppi privati: le richieste si inoltrano dalla pagina contatti.

Quanto costa una giornata a Villa Borghese

Il parco è gratuito, e questo va ripetuto perché molti viaggiatori arrivano convinti del contrario. Le voci di spesa riguardano soltanto le istituzioni interne. La Galleria Borghese costa 16 euro di intero più 2 euro di prenotazione, con ridotto a 2 euro per la fascia 18 e 25 anni dell'Unione europea e gratuità sotto i 18 anni. La Galleria Nazionale costa 17 euro di intero e 2 euro di ridotto europeo, con serale del giovedì a 10 euro fra settembre e metà dicembre. Villa Giulia costa 13 euro di intero e 2 euro di ridotto. Il Museo Canonica e il Museo Bilotti costano 7,50 euro di intero e 6 euro di ridotto ciascuno, oppure 11 euro con il cumulativo. Il Bioparco applica prezzi dinamici online e un prezzo fisso in biglietteria.

Chi vive o studia a Roma ha una scorciatoia che vale più di qualunque sconto: i musei del sistema comunale, cioè Canonica e Bilotti dentro il parco, sono gratuiti per i residenti a Roma e nella Città metropolitana con un documento, e la MIC card estende la gratuità a tutto il sistema dei Musei di Roma Capitale per dodici mesi al prezzo di 5 euro. Per un romano curioso è l'acquisto con il miglior rapporto fra spesa e ritorno che la città offra.

Mic card - 12 mesi nei Musei di Roma Capitale a solo 5 euro - valida solo per studenti e residenti a Roma
MIC card, dodici mesi nei Musei di Roma Capitale a 5 euro, per studenti e residenti a Roma

Domande veloci su Villa Borghese

Quanto costa entrare a Villa Borghese?

Niente. Il parco è pubblico e l'ingresso è libero da tutti e nove gli accessi. Si paga soltanto per i musei interni, per il Bioparco e per gli spettacoli del Globe Theatre.

Serve prenotare per la Galleria Borghese?

Sì, sempre e per qualunque tipo di biglietto, compresi quelli a ingresso gratuito. Senza prenotazione non si entra, e i turni delle giornate di punta si esauriscono con settimane di anticipo.

Quanto dura la visita alla Galleria Borghese?

Il turno dura circa due ore, e allo scadere il personale invita a uscire. L'ultimo ingresso della giornata, alle 17.45, ha una durata inferiore e un prezzo ridotto.

Quanti ingressi ha Villa Borghese?

Nove: due su via Antonio Raimondi, due su via di Porta Pinciana, poi piazzale San Paolo del Brasile, piazzale Flaminio, piazzale Cervantes, piazzale Pablo Picasso, la scalinata di Trinità dei Monti, le rampe del Pincio da piazza del Popolo e l'uscita della stazione Spagna della metropolitana A.

Qual è la metropolitana più vicina a Villa Borghese?

La linea A. La fermata Spagna ha un'uscita che porta direttamente dentro il parco, mentre la fermata Flaminio serve l'ingresso monumentale di piazzale Flaminio e le rampe del Pincio.

Quanto è grande Villa Borghese?

Circa ottanta ettari, fra i parchi pubblici più estesi di Roma dopo l'Appia antica, Villa Doria Pamphilj, Villa Ada e il Parco della Caffarella. Si estende soprattutto sul quartiere Pinciano e in parte minore sul rione Campo Marzio, divisi dalle Mura aureliane.

Villa Borghese è adatta ai bambini?

Molto. Ci sono la Casina di Raffaello per la fascia dai quattro agli undici anni, il Bioparco, il Museo Civico di Zoologia, il Cinema dei Piccoli, le aree gioco di viale Madama Letizia e viale Goethe, le giostre, il trenino e le barche sul laghetto.

Si possono noleggiare le biciclette a Villa Borghese?

Sì, sui viali Goethe e dell'Uccelliera si noleggiano biciclette e risciò a quattro posti. La salita verso il Pincio con il risciò carico richiede un po' di fiato.

Si può andare in barca sul laghetto di Villa Borghese?

Sì, il noleggio delle barche a remi funziona al Giardino del Lago con orari stagionali e dipendenti dal meteo. È l'unico modo per vedere il Tempio di Esculapio dal punto di vista per cui fu progettato.

Si può visitare il Tempio di Esculapio da vicino?

No. L'isolotto e il ponte in legno non sono aperti al pubblico. Lo si osserva dalla sponda o dalla barca.

Dove si trova l'Orologio ad Acqua di Villa Borghese?

Su viale dell'Orologio, in una piccola vasca con scogliera artificiale, a poca distanza dalla Terrazza del Pincio. Fu ideato da Giovan Battista Embriaco nel 1867 e installato nel 1873.

Villa Borghese è accessibile in sedia a rotelle?

I viali principali sì, con fondo in terra battuta compattata che diventa faticoso dopo la pioggia. Le rampe del Pincio verso piazza del Popolo hanno pendenze importanti. I musei interni dispongono di percorsi accessibili; per la Galleria Nazionale l'ingresso senza barriere è su via Antonio Gramsci 71.

Si entra gratis nei musei di Villa Borghese la prima domenica del mese?

Le gratuità e le domeniche a ingresso libero seguono calendari diversi fra i musei statali e quelli comunali, e cambiano di anno in anno: la data va verificata sul sito di ciascun museo prima di partire.

Che differenza c'è fra Villa Borghese e Galleria Borghese?

Villa Borghese è il parco pubblico gratuito di ottanta ettari. La Galleria Borghese è il museo statale ospitato nel Casino nobile, a pagamento e su prenotazione obbligatoria. Confonderle è l'errore più comune di chi arriva per la prima volta.

Si possono fare fotografie dentro i musei di Villa Borghese?

Alla Galleria Nazionale le fotografie senza flash sono permesse e i servizi professionali richiedono autorizzazione scritta. Per gli altri musei le regole variano, e vanno lette all'ingresso.

Ci sono bagni pubblici a Villa Borghese?

Sì, ma sono pochi rispetto all'estensione del parco. I punti sicuri sono i musei, la Casa del Cinema e i chioschi attorno al laghetto e a viale Goethe.

Si possono portare i cani a Villa Borghese?

Sì, al guinzaglio lungo i viali. L'area attrezzata dove lasciarli liberi è la Valle dei Platani, accessibile da viale delle Belle Arti.

Dove si parcheggia vicino a Villa Borghese?

Nel parcheggio interrato a pagamento con ingressi da piazzale San Paolo del Brasile e da viale del Muro Torto, oppure su strada a pagamento a piazzale Firdousi. Attenzione alle fasce di zona a traffico limitato.

Quando si tiene il concorso ippico di Piazza di Siena?

Alla fine di maggio. Nel 2026 la novantatreesima edizione si è svolta dal 27 al 31 maggio, con il Gran Premio Roma nell'ultima giornata e ingresso gratuito per il pubblico.

Quanto costa il Globe Theatre di Villa Borghese?

I prezzi variano per settore e per spettacolo: la platea in piedi è la soluzione più economica, i palchi costano di più. I biglietti si acquistano in prevendita attraverso i canali autorizzati indicati dal teatro, e gli spettacoli si esauriscono spesso.

Qual è il cinema più piccolo del mondo a Villa Borghese?

Il Cinema dei Piccoli, aperto nel 1934 come Casa di Topolino: 71,52 metri quadrati e 63 posti, riconosciuto dal Guinness dei primati nel 2005.

Quanto tempo serve per visitare Villa Borghese?

Per una passeggiata dal Pincio al laghetto bastano due ore. Per il parco con uno dei musei serve mezza giornata. Per vedere davvero quello che Villa Borghese contiene servono tre giornate distinte.

Qual è il periodo migliore per visitare Villa Borghese?

Da metà ottobre a fine novembre, per il colore e per la luce bassa, e il mese di marzo. Da evitare i pomeriggi centrali di luglio e agosto e i giorni di allestimento di Piazza di Siena a fine maggio.

Villa Borghese è sicura la sera?

I viali principali e le zone attorno ai locali e ai teatri sono frequentati fino a tardi nelle sere di spettacolo. L'illuminazione però non è omogenea, e i settori interni verso il Galoppatoio e il Muro Torto è meglio evitarli dopo il tramonto.

Come si chiamava ufficialmente Villa Borghese dopo l'acquisto pubblico?

Villa comunale Umberto I già Borghese, nome deliberato dopo il passaggio al Comune di Roma nel 1903. Nessun romano l'ha mai usato.

Quali musei ci sono dentro Villa Borghese?

La Galleria Borghese nel Casino nobile, il Museo Pietro Canonica nella Fortezzuola, il Museo Carlo Bilotti nell'Aranciera, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, il Museo Civico di Zoologia, il Bioparco e, appena fuori dal perimetro, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

Il mio consiglio finale su Villa Borghese

Dopo vent'anni di gruppi accompagnati qui dentro, il consiglio che do sempre è di entrare da Porta Pinciana alle nove del mattino, con il caffè già bevuto, e camminare per mezz'ora senza obiettivi prima di aprire qualunque biglietteria. Villa Borghese si capisce con le gambe, non con l'elenco delle cose da vedere: il disegno degli Asprucci funziona per sequenze di scorci, e se si corre da un museo all'altro quelle sequenze non si vedono mai. Prendetevi il tempo di perdere una svolta e di arrivare a una fontana che non cercavate. Il resto, con i biglietti prenotati e le scarpe giuste, viene da sé.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoVilla Borghese - Piazzale Napoleone I, 00197 Roma RM, Italia
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