Lago di Martignano (RM)

Il Lago di Martignano occupa una conca vulcanica a circa trentacinque chilometri da Roma, fra i territori comunali di Roma, Anguillara Sabazia e Campagnano di Roma, dentro il perimetro del Parco naturale regionale del complesso lacuale Bracciano-Martignano. Alla riva non si arriva in automobile: l’ultimo tratto di strada è chiuso al traffico privato e il collegamento lo garantisce una navetta. Il parcheggio autorizzato per la stagione estiva 2026 è quello indicato dal Comune di Anguillara Sabazia in via di Ponte Valle Trave, all’incrocio con via dei Caputi; da lì la navetta scende al lago. Le tariffe pubblicate dal Comune per il 2026: cinque euro al giorno per l’automobile dei non residenti (tre euro per la mezza giornata), tre euro per la moto, sette euro per il caravan, con riduzione a tre e due euro per i residenti; sosta gratuita per le persone con disabilità munite di contrassegno e per le donne in gravidanza. La navetta costa due euro a persona andata e ritorno ed è gratuita per i minori di quattordici anni, per gli over sessantacinque, per le persone con disabilità e per i cani, ammessi al massimo due per corsa con guinzaglio e museruola. Il Comune dichiara tempi di attesa non superiori a mezz’ora. Orari della stagione 2026: dal primo giugno al 20 settembre tutti i giorni dalle 8 alle 20 (con partenza alle 9 nei giorni infrasettimanali fino al 15 giugno), il 30 e 31 maggio e poi dal 21 settembre al 31 ottobre soltanto venerdì, sabato e domenica dalle 9 alle 19. Fuori stagione, dal primo novembre al 31 marzo, il servizio diventa una navetta a chiamata gestita dalla Cooperativa La Clessidra (telefono 393 9375274): stesso prezzo di due euro, prenotazione con almeno cinque giorni di anticipo e un minimo di quattro passeggeri. L’ingresso alla riva è libero, non esiste biglietto d’ingresso al lago, e non esiste nemmeno un servizio di salvamento: chi entra in acqua lo fa sotto la propria responsabilità. L’ente gestore del parco ha sede a Bracciano, in via Aurelio Saffi 4/A, e risponde allo 06 99801176.

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Chi vuole inquadrare il Lago di Martignano dentro il sistema di laghi e borghi a nord della capitale può partire dalla pagina del Lago di Bracciano, che del Martignano è il fratello maggiore e vicinissimo.

parco naturale regionale di Bracciano-Martignano
Parco naturale regionale Lago di Bracciano -Lago di Martignano

Come si arriva al Lago di Martignano

La geografia del posto è ingannevole. Sulla carta il Lago di Martignano è a un’ora scarsa dal Grande Raccordo Anulare; nella realtà l’ultima parte del tragitto cambia natura e diventa una faccenda di strade bianche, cancelli agricoli e divieti. Conviene capirlo prima di partire, perché è qui che ogni estate si accumulano le multe.

In automobile da Roma verso il Lago di Martignano

Dalla capitale si imbocca la via Cassia in direzione nord e si prosegue verso Anguillara Sabazia, seguendo poi le indicazioni per il lago. Chi esce dalla Cassia bis, la Veientana, può scendere dalla parte di Cesano e raggiungere lo stesso quadrante. In entrambi i casi la meta non è la riva: è l’area di sosta autorizzata, qualche chilometro più a monte. Il navigatore satellitare, se gli si chiede semplicemente il lago, tende a proporre l’ultima carrareccia, ed è esattamente la strada che non si deve prendere.

Il parcheggio e la navetta per il Lago di Martignano

L’area di sosta indicata dal Comune di Anguillara Sabazia per la stagione 2026 è in via di Ponte Valle Trave, dove incrocia via dei Caputi. È uno spiazzo sterrato, ampio, senza ombra degna di questo nome: chi arriva a mezzogiorno di agosto ritrova l’abitacolo a temperatura da forno. Il pagamento avviene sul posto e il tagliando vale per l’intera giornata o per la mezza, a scelta. La navetta parte dallo stesso piazzale e percorre in pochi minuti il dislivello che separa l’altopiano dalla riva. Due euro a testa, andata e ritorno, e la gratuità per bambini, anziani, persone con disabilità e cani. Va tenuto a mente un dettaglio pratico che nessuno scrive sui cartelli: l’ultima corsa di ritorno coincide con la chiusura del servizio, e la salita a piedi dalla riva al parcheggio, con il sole ancora alto e le borse frigo in mano, è una fatica seria.

Perché la strada finale del Lago di Martignano è chiusa alle automobili

La limitazione non è un capriccio comunale. Il bacino appartiene a un’area protetta regionale e la sponda non possiede una strada perimetrale: se si aprisse il transito, in una domenica di luglio il prato arriverebbe a ospitare centinaia di vetture parcheggiate sull’erba, con il carico di rifiuti e di compattamento del suolo che ne consegue. La zona è sorvegliata con continuità, e i controlli congiunti fra guardiaparco, polizia locale e carabinieri forestali sono ormai una costante delle estati recenti. Tentare il passaggio con l’automobile significa esporsi a una doppia sanzione, per l’accesso e per la sosta irregolare. La mia opinione, dopo anni di gruppi accompagnati da queste parti, è netta: la navetta è il motivo per cui il Lago di Martignano somiglia ancora a un lago e non a un parcheggio con vista.

Con i mezzi pubblici e in bicicletta

Il trasporto pubblico non arriva alla riva. La stazione ferroviaria utile della zona è quella di Anguillara sulla linea per Viterbo, ma dalla stazione al parcheggio del lago restano parecchi chilometri di saliscendi, e il collegamento su gomma non è pensato per i bagnanti. Chi non dispone di un’automobile risolve realisticamente con un taxi locale o con un noleggio con conducente fino al piazzale, oppure inserendo il Lago di Martignano in una giornata organizzata che comprenda anche Trevignano Romano e il versante nord del bacino maggiore. In bicicletta il discorso cambia in meglio: la ciclabile non esiste, ma le strade bianche dell’altopiano sono un terreno eccellente per la gravel, e la discesa finale verso il lago si affronta senza problemi. Attenzione al ritorno, che è tutto in salita.

Il Lago di Martignano in cifre

I numeri di un lago raccontano più di molte descrizioni. Quelli del Lago di Martignano dicono di un bacino piccolo, profondo e chiuso, cioè di un ambiente fragile.

Superficie, profondità e perimetro del Lago di Martignano

Lo specchio d’acqua misura 2,44 chilometri quadrati. Il bacino è lungo 2,015 chilometri e largo 1,545, con un perimetro lacustre di circa sei chilometri: la distanza giusta per un giro a piedi che occupa una mattinata senza ambizioni alpinistiche. Il piano dell’acqua è a 205 metri sul livello del mare e la profondità massima si aggira sui sessanta metri. Sessanta metri in un lago largo poco più di un chilometro e mezzo significano pareti sommerse ripide: pochi passi dalla riva e il fondo scompare. Chi nuota lo avverte subito nella temperatura, che cambia di colpo.

Un lago senza emissari

Il Lago di Martignano è endoreico. Riceve alcuni piccoli immissari, per lo più stagionali, e non ha alcun emissario: l’acqua esce soltanto per evaporazione e per infiltrazione. È la ragione tecnica per cui il livello reagisce alle annate secche con un ritardo lungo e con un recupero lentissimo, e per cui l’ente parco monitora la quota delle acque insieme a quella del Lago di Bracciano, con serie storiche che risalgono al 1921 e che sono consultabili attraverso il servizio di monitoraggio delle acque del parco. Un dettaglio che sorprende quasi tutti: il bacino maggiore è a due chilometri appena, eppure i due laghi non sono idrologicamente collegati. Sono due sistemi separati che condividono soltanto la stessa origine vulcanica.

I comuni del Lago di Martignano

Le sponde sono ripartite fra tre amministrazioni: Roma Capitale, Anguillara Sabazia e Campagnano di Roma. Questa tripartizione spiega perché le informazioni pratiche sul Lago di Martignano risultino spesso frammentarie: il parcheggio e la navetta dipendono da Anguillara, la tutela ambientale dall’ente parco regionale, la vigilanza da più corpi insieme. Sul lago non esiste alcun centro abitato. Ci sono poche case rurali e tre agriturismi, e attività agricole in buona parte condotte con metodo biologico; nessuna strada corre lungo il perimetro. È questa assenza, più di ogni vincolo scritto, ad avere conservato il paesaggio.

Come è nato il Lago di Martignano

Il paesaggio dell’alto Lazio a nord di Roma è un paesaggio di crateri riempiti d’acqua. Chi guarda la carta geologica smette di stupirsi dei laghi rotondi.

Il distretto vulcanico Sabatino

Il Lago di Martignano si formò oltre centotrentamila anni fa in una conca scavata dalle eruzioni del vulcano Sabatino, lo stesso apparato che ha generato la caldera molto più ampia del bacino di Bracciano. Non si tratta di un cratere singolo e regolare: il distretto Sabatino ha funzionato per centinaia di migliaia di anni con bocche eruttive multiple, colate piroclastiche e collassi, e ogni depressione che oggi ospita acqua corrisponde a una di quelle fasi. La roccia che si calpesta scendendo alla riva è tufo, e il tufo è il materiale con cui Roma antica ha costruito mezza città. Guardare il Lago di Martignano sapendo questo cambia la percezione del posto: quella conca tranquilla è la cicatrice raffreddata di una macchina geologica enorme.

Gli otto terrazzi del Lago di Martignano

Sulle sponde sono leggibili otto terrazzi, gradini pianeggianti che segnano antiche linee di riva. Il primo si trova a 234 metri sul livello del mare, l’ultimo a circa venticinque centimetri sopra la quota attuale dell’acqua. Documentano le oscillazioni del livello negli ultimi duemila anni. Sono difficili da notare se non si sa cosa cercare, e assolutamente evidenti quando qualcuno li indica: una guida che accompagna gruppi qui dedica sempre cinque minuti a farli vedere, perché è il modo più economico per spiegare a un profano che cosa significhi tempo geologico.

Quanto è sceso il livello del Lago di Martignano

All’origine il bacino era più esteso e la superficie dell’acqua raggiungeva probabilmente i 330 metri sul livello del mare. I rilevamenti geologici indicano che in epoca romana la quota si aggirasse intorno ai 250 metri, per poi calare gradualmente nei secoli. Le prime misurazioni ufficiali risalgono al diciannovesimo secolo e registrano 207 metri, dato confermato ancora nel 1969; nel 1993 la quota risultava scesa a 203 metri. La lettura d’insieme è chiara e va detta senza drammatizzare: il Lago di Martignano è un bacino chiuso che nell’ultimo secolo ha perso metri di colonna d’acqua, e la sua salute dipende dalle precipitazioni e dai prelievi molto più di quanto dipenda dal numero di bagnanti di una domenica d’agosto. I dati aggiornati anno per anno li pubblica l’ente parco.

Il Lago di Martignano nell’antichità romana

Qui la storia del posto smette di essere una storia di provincia e diventa storia di Roma. Il Lago di Martignano ha alimentato uno degli acquedotti imperiali, e lo ha fatto per un motivo che oggi suona quasi incredibile: servivano battaglie navali in città.

Il lacus Alsietinus e Sesto Giulio Frontino

Il nome antico del Lago di Martignano è lacus Alsietinus. La fonte che lo tramanda è una sola, e di qualità eccellente: Sesto Giulio Frontino, curator aquarum di Roma sotto Nerva e Traiano, autore del trattato sugli acquedotti della città. Frontino ricollega il nome del lago a un Aleseo, secondo una spiegazione etimologica che va presa per quello che è, cioè una tradizione erudita antica e non una dimostrazione linguistica moderna. Colpisce che un bacino così vicino all’Urbe compaia in pratica in un autore soltanto: il Lago di Martignano, già nell’antichità, era un luogo appartato.

L’acquedotto Alsietino

L’Aqua Alsietina, chiamata anche Augusta, venne costruita per volontà di Augusto intorno al 2 avanti Cristo e captava le acque proprio dal lacus Alsietinus. Frontino ne indica una lunghezza di 22.172 passus, circa trentatré chilometri, dei quali soltanto un breve tratto finale, dell’ordine di trecentocinquanta passus, procedeva su arcate: tutto il resto correva sotto terra, scendendo poi ripidamente dalla dorsale del Gianicolo verso il Trastevere. Il giudizio di Frontino sulla qualità di quell’acqua è spietato e resta uno dei passaggi più citati del suo trattato: non era acqua da bere. La destinazione non lo richiedeva. Dell’Alsietina si conosce una sola testimonianza epigrafica, una lastra iscritta rinvenuta nel 1887, e tracce del condotto affiorarono già nel Settecento.

La naumachia di Augusto e il Lago di Martignano

Lo scopo dell’acquedotto era riempire il bacino artificiale della naumachia, l’invaso in cui si mettevano in scena battaglie navali per il pubblico romano. Augusto stesso ne lasciò memoria fra le proprie imprese. Il sito è collocato dalla topografia storica nell’area del Trastevere che corrisponde all’odierna piazza San Cosimato, dove ancora oggi si visitano i chiostri di San Cosimato. L’acqua eccedente serviva a irrigare le proprietà private della riva destra del Tevere, e in caso di necessità la conduttura fungeva da riserva d’emergenza. Vale la pena fermarsi un istante su questa catena di fatti: il Lago di Martignano, uno specchio d’acqua silenzioso dove oggi si va a nuotare, è stato per secoli il serbatoio di uno spettacolo di massa a trentatré chilometri di distanza. Di tutte le cose che si possono raccontare su questo lago, questa è la mia preferita.

I laghi scomparsi intorno al Lago di Martignano

Il Lago di Martignano è l’unico sopravvissuto di un piccolo sistema lacustre. A poca distanza esistevano altri due bacini, entrambi cancellati dall’uomo.

Il lago di Stracciacappe

Il lacus Papyrianus, noto in età moderna come lago di Stracciacappe, occupava una conca vicinissima. Il prosciugamento cominciò nel 1828 per iniziativa di papa Leone XII, secondo la logica bonificatrice dello Stato pontificio: togliere l’acqua stagnante, ridurre la malaria, guadagnare terra coltivabile. Oggi la depressione è riconoscibile come una piana chiusa fra i rilievi, e chi percorre le strade bianche fra Campagnano e il Lago di Martignano ci passa accanto senza sospettare che fino a due secoli fa ci fosse un lago.

Il lago di Baccano

Il lago di Baccano, in un cratere attraversato dalla via Cassia, venne prosciugato nel 1715 per iniziativa del principe Augusto Chigi. Anche in questo caso la conca è ancora perfettamente leggibile nel paesaggio, oggi occupata da campi. Il confronto è istruttivo: due bacini su tre sono spariti nell’arco di un secolo e mezzo, per decisione di un papa e di un principe. Il Lago di Martignano si è salvato perché troppo profondo per essere convenientemente svuotato. La conservazione, a volte, è una questione di batimetria.

Una curiosità su Lago di Martignano (RM)

La curiosità vera sul Lago di Martignano non riguarda il panorama: riguarda un’anatra. Il bacino è un sito di svernamento per il fistione turco, un anatide dal capo color ruggine e dal becco rosso corallo, specie rara e protetta, che in Italia conta popolazioni assai ridotte. È uno dei motivi per cui l’area è inserita nella rete Natura 2000 come Zona di Protezione Speciale, e per cui l’ente parco insiste con tanta durezza sui divieti di bivacco lungo la riva nei mesi freddi. Detto altrimenti: il periodo in cui il Lago di Martignano appare più vuoto e meno interessante al turista, cioè l’inverno, è esattamente il periodo in cui il lago lavora di più dal punto di vista naturalistico.

Ne discende una seconda curiosità, di ordine acustico. Chi arriva al Lago di Martignano in una mattina di gennaio, con la navetta a chiamata prenotata cinque giorni prima e quattro persone al minimo per farla partire, trova un silenzio che a trenta chilometri da Roma non è facile incontrare. Nessuna strada perimetrale significa nessun rumore di motori riflesso dall’acqua. Il suono dominante è quello degli uccelli acquatici che si alzano in volo, e il rumore di fondo della città semplicemente non esiste. È il momento dell’anno in cui il Lago di Martignano somiglia di più a quello che doveva essere quando Frontino ne scriveva il nome.

Terza curiosità, per chi ama i dettagli toponomastici: il nome moderno non deriva dall’antico. Lacus Alsietinus e Martignano non hanno alcun rapporto etimologico fra loro; il nome attuale compare nella documentazione medievale e la sua origine resta discussa fra gli studiosi di toponomastica laziale. Il salto fra le due denominazioni è la prova più semplice di una frattura reale: fra l’acquedotto di Augusto e il lago che conosciamo oggi passano secoli in cui di questo specchio d’acqua nessuno scrive più nulla.

Il parco, le regole e i divieti al Lago di Martignano

Il Parco naturale regionale del complesso lacuale Bracciano-Martignano nasce con la legge regionale del Lazio numero 36 del 25 novembre 1999. Comprende i due bacini e i territori di nove comuni, fra cui Anguillara Sabazia, Bracciano, Trevignano Romano, Campagnano di Roma, Manziana, Oriolo Romano, Bassano Romano e Monterosi. Il Lago di Martignano ne rappresenta la porzione più delicata, perché è la più piccola, la meno urbanizzata e la più esposta all’uso ricreativo concentrato nei fine settimana estivi.

Che cosa è vietato al Lago di Martignano

Le regole non sono molte e sono tutte comprensibili. Nell’area protetta sono vietati il campeggio e il bivacco non autorizzati, l’accensione di fuochi, l’abbandono di rifiuti, la circolazione fuoristrada dei veicoli a motore, la pesca senza licenza e l’uso di detersivi nelle acque del lago. Nessuno di questi divieti è formale: sono le sei cose che in un bacino chiuso, senza emissario, producono danni misurabili e lenti da riassorbire. Il sapone che finisce in un lago endoreico non se ne va a valle, perché una valle non c’è.

I controlli dei guardiaparco al Lago di Martignano

La vigilanza è reale e documentata. Nel luglio 2025 un controllo congiunto ha prodotto una quindicina di verbali per campeggio non autorizzato e circolazione fuoristrada; a fine agosto dello stesso anno un intervento all’alba di guardiaparco e polizia locale di Anguillara Sabazia si è chiuso con una decina di verbali per campeggio abusivo, sei per fuoristrada e il sequestro di tende e materiali. Operazioni analoghe si sono ripetute nelle estati successive. Il materiale sequestrato si riottiene alla sede dell’ente parco pagando la sanzione. Chi arriva al Lago di Martignano con l’intenzione di piantare una tenda e passare la notte sulla riva trova quindi una situazione molto diversa da quella che circola nei racconti di quindici anni fa. Non è una zona franca, e da tempo non lo è più.

Una precisazione che evita malintesi: fare il bagno, stendere un telo, pranzare al sacco e portare via i propri rifiuti sono attività perfettamente lecite. Il Lago di Martignano non è chiuso al pubblico; è chiuso alle automobili, ai fuochi e al pernottamento improvvisato. La differenza è tutta lì.

Una cosa che non ti dice nessuno su Lago di Martignano (RM)

Nessuno lo scrive, eppure cambia la giornata: al Lago di Martignano il vento si alza quasi ogni pomeriggio, e si alza sempre dalla stessa direzione. La conca è aperta verso occidente e nelle giornate limpide, fra le due e le quattro del pomeriggio, la brisa di lago passa da niente a una ventina di nodi nel giro di mezz’ora. Chi è arrivato in canoa la mattina con acqua di vetro si ritrova a pagaiare controvento al ritorno, e chi ha lasciato un materassino gonfiabile incustodito lo vede partire verso il centro del bacino. Su un lago profondo sessanta metri e senza servizio di salvamento, questo dettaglio meteorologico vale molto più di qualunque consiglio sul panorama.

La seconda cosa che non viene detta riguarda il fondale. Il Lago di Martignano digrada rapidamente: pochi metri dalla battigia e si perde il contatto, con un gradiente termico che a inizio stagione si sente in modo brusco. Le famiglie con bambini piccoli tendono a dare per scontato che un lago sia più sicuro del mare perché non ci sono onde. In termini di batimetria è vero il contrario, e conviene saperlo prima di lasciare che i bambini si allontanino dalla riva.

Terza cosa, di ordine pratico. Il Lago di Martignano non ha sabbia. Ha una riva di ghiaia grossa e ciottoli, in certi tratti mescolata a erba. Le calzature da scoglio risolvono in tre minuti un problema che rovina intere giornate, e chi porta solo le infradito lo scopre al primo ingresso in acqua. Aggiungo un’ultima informazione che i più esperti conoscono e i più danno per scontata: sulla riva l’ombra naturale è scarsa e concentrata in pochi punti, che al mattino presto risultano già occupati. Un ombrellone con base solida, capace di reggere la brisa del pomeriggio, è l’attrezzatura che distingue chi conosce il posto da chi lo vede per la prima volta.

La giornata tipo al Lago di Martignano

Il Lago di Martignano si presta a una gita di poche ore e a una giornata intera, purché la si organizzi rispettando due vincoli: gli orari della navetta e l’assenza di servizi sulla riva.

Il bagno al Lago di Martignano

La balneazione si pratica liberamente lungo la sponda accessibile. Non esistono stabilimenti nel senso costiero del termine, non esiste un servizio di salvataggio e la sorveglianza non è organizzata come su una spiaggia attrezzata. La qualità delle acque destinate alla balneazione nel Lazio è classificata ogni anno dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale, che pubblica i risultati del monitoraggio stagionale sulle aree sottoposte a controllo: è la sede giusta per chi vuole un dato aggiornato prima di partire. Sul posto vale la regola elementare di ogni lago vulcanico profondo: acqua fredda sotto il primo metro, nessun bagnino, distanza dalla riva commisurata alle proprie capacità.

Canoa, kayak e sport d’acqua al Lago di Martignano

Il Lago di Martignano è terreno d’elezione per la canoa, il kayak e la tavola a pagaia. Sei chilometri di perimetro consentono un giro completo in un paio d’ore a ritmo tranquillo, con l’unica accortezza di partire presto per rientrare prima della brisa pomeridiana. L’assenza di traffico a motore rende l’acqua piatta e pulita, e il punto di vista dal pelo dell’acqua restituisce i terrazzi delle sponde meglio di qualunque sentiero. Chi confronta con il bacino vicino se ne accorge subito: sul Lago di Bracciano si divide lo specchio d’acqua con la vela e il motore, qui no.

Il giro a piedi del Lago di Martignano

Il perimetro si cammina, ma non è un anello segnalato e continuo: alcuni tratti attraversano proprietà agricole e vanno rispettati come tali. Il percorso più sensato combina la sponda accessibile con le strade bianche dell’altopiano, con dislivelli modesti e un panorama che nelle giornate terse arriva a comprendere entrambi i laghi. Le mappe dei sentieri ufficiali sono pubblicate dall’ente parco. Il consiglio da accompagnatore è di calcolare largo sui tempi: la superficie sterrata e il sole pieno rallentano più di quanto suggerisca il profilo altimetrico.

Mangiare al Lago di Martignano

Sulla riva non ci sono ristoranti. Gli agriturismi presenti nell’area, pochi e di piccole dimensioni, lavorano prevalentemente su prenotazione e alcuni dispongono di propri accessi privati al lago. Il pranzo al sacco resta la soluzione più praticata, con l’obbligo morale, e regolamentare, di riportare a casa ogni rifiuto: al Lago di Martignano non esiste un servizio di raccolta sulla sponda, e i sacchetti lasciati accanto a un albero restano lì. Chi preferisce un pasto seduto trova le trattorie di Anguillara Sabazia e di Trevignano Romano a pochi chilometri, con il vantaggio di due borghi che meritano comunque una sosta.

Il consiglio che ti do per visitare Lago di Martignano (RM)

Il consiglio è uno solo e riguarda l’orologio: al Lago di Martignano si arriva presto o non ci si arriva affatto. Nella stagione piena la navetta apre alle otto e il piazzale di via di Ponte Valle Trave, nelle domeniche di luglio e agosto, satura entro la metà della mattina. Chi si presenta alle undici trova coda alla sbarra, coda alla navetta e la riva già occupata nei pochi tratti ombreggiati. Chi arriva alle otto e mezza scende al lago con il bacino ancora immobile, fa il bagno nell’acqua più limpida della giornata, occupa un posto decente e verso le due, quando comincia il vento e arriva il picco di presenze, risale in tutta calma. La differenza fra le due giornate è enorme, e non costa un euro in più.

Il secondo consiglio riguarda la stagione. Il periodo migliore per conoscere davvero il Lago di Martignano non è agosto: sono la seconda metà di maggio e la prima metà di settembre. In quelle settimane il servizio funziona nei fine settimana, l’acqua è ancora o già praticabile, la luce è obliqua e la riva quasi deserta. Il 30 e il 31 maggio e poi dal 21 settembre al 31 ottobre la navetta opera venerdì, sabato e domenica dalle nove alle diciannove: sono le finestre che consiglio a chi vuole fotografare il lago o camminarne il perimetro senza incrociare nessuno.

Terzo consiglio, il più impopolare: non portate al Lago di Martignano più di quello che siete disposti a riportare su a piedi. La navetta ha una capienza e una frequenza, non è un servizio di facchinaggio. Borse frigo enormi, gazebo, casse acustiche e tavolini pieghevoli sono esattamente l’attrezzatura che trasforma una riva protetta in un’area di sosta. Una sacca, un telo, acqua a sufficienza e le scarpette da scoglio bastano, e il lago ringrazia. Chi desidera una giornata costruita su misura, con i tempi calcolati sulla navetta e una guida che racconti la geologia e l’acquedotto mentre si cammina, può rivolgersi agli accompagnatori turistici professionali di TourLeaderPro, che lavorano abitualmente su questo quadrante a nord di Roma.

Fauna e flora del Lago di Martignano

L’interesse naturalistico del bacino è la ragione giuridica della sua tutela, e vale la pena conoscerlo anche per chi viene soltanto a nuotare.

Gli uccelli acquatici del Lago di Martignano

Oltre al fistione turco, che qui sverna, le acque e i canneti ospitano folaghe, svassi maggiori, aironi, gallinelle d’acqua e una fauna di passo che varia con le stagioni. L’area rientra fra i siti della rete Natura 2000 come Zona di Protezione Speciale, lo strumento europeo pensato proprio per l’avifauna. Chi porta un binocolo lo usa meglio all’alba e al tramonto, dalle sponde meno frequentate, restando fermo: gli uccelli acquatici tollerano la presenza umana statica e si allontanano da quella in movimento.

I boschi intorno al Lago di Martignano

Le pendici della conca alternano querceti, macchia mediterranea e coltivi. L’ente parco tutela nel proprio territorio ambienti forestali di rilievo, fra i quali la faggeta di Monte Raschio, inserita nel riconoscimento internazionale delle faggete vetuste europee: un dato che colloca questo comprensorio molto sopra la media dei parchi periurbani italiani. Chi vuole vedere che cosa significa un bosco di faggi a bassa quota può spostarsi alla faggeta di Oriolo Romano o al bosco Macchia Grande di Manziana, entrambi dentro il perimetro del parco.

Le attività agricole intorno al Lago di Martignano

Sul lago si affacciano aziende agricole multifunzionali, in buona parte condotte con metodo biologico. Non è un dettaglio folcloristico: in un bacino chiuso, la scelta di non usare determinati prodotti nei campi che drenano verso l’acqua incide direttamente sulla qualità del lago. Tre agriturismi operano nell’area e alcuni consentono l’accesso alla riva attraverso le proprie proprietà, con modalità e condizioni che vanno chieste direttamente a loro.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il Lago di Martignano sia il fratello minore del Lago di Bracciano lo ripetono tutti. Quello che quasi nessuno aggiunge è la conseguenza pratica di quella parentela mancata: i due laghi non comunicano, quindi non si compensano. Quando il bacino maggiore soffre una stagione secca, il Martignano soffre per conto proprio, con dinamiche diverse e tempi diversi, perché la sua conca è più piccola, più profonda in rapporto alla superficie e priva di emissario. È la ragione per cui il monitoraggio dell’ente parco tratta i due specchi d’acqua come due pazienti distinti, con serie storiche separate che partono dal 1921.

Il secondo fatto risaputo e poco spiegato riguarda la vicinanza a Roma. Trentacinque chilometri in linea d’aria sono pochissimi, e la domanda che si pone ogni visitatore è come abbia fatto un posto simile a non essere edificato. La risposta non è l’area protetta, che arriva soltanto nel 1999: è la conformazione. Nessuna strada perimetrale, sponde ripide, proprietà agricole storicamente accorpate e nessun nucleo abitato preesistente attorno al quale una lottizzazione potesse appoggiarsi. Il vincolo regionale ha poi consolidato una situazione che la geografia aveva già preparato. Il confronto con i laghi dei Castelli romani è impietoso e istruttivo: intorno al Lago di Albano e a Nemi il costruito arriva quasi ovunque fino alla riva.

Terzo fatto, di cui si parla ancora meno: la stagione del Lago di Martignano non coincide con l’estate. L’attivazione del servizio navetta dal 30 maggio al 31 ottobre, e la sua versione a chiamata da novembre a marzo, disegnano un calendario che il pubblico ignora quasi del tutto. In ottobre il lago è accessibile nei fine settimana, i colori dei querceti sono al meglio e il piazzale di via di Ponte Valle Trave è semivuoto.

Lago di Martignano
Lago di Martignano

Il Lago di Martignano con i bambini e l’accessibilità

La navetta è gratuita per i minori di quattordici anni e per le persone con disabilità, e la sosta nel parcheggio non si paga per chi esibisce il contrassegno. Sono agevolazioni concrete, che rendono il Lago di Martignano una meta economicamente sostenibile per una famiglia. Sul versante opposto vanno messi i limiti: la riva è di ciottoli, l’ombra è poca, il fondale precipita rapidamente e non esiste assistenza in acqua. Con bambini piccoli conviene scegliere le ore del mattino, portare calzature adatte e non contare su servizi igienici e punti ristoro che sulla sponda non ci sono. Per chi si muove in carrozzina, il tratto finale servito dalla navetta e l’accesso alla riva presentano fondo naturale e pendenze: conviene informarsi preventivamente presso il Comune di Anguillara Sabazia sulle condizioni del giorno.

La foto giusta da fare a Lago di Martignano (RM)

La fotografia che vale il viaggio non è quella scattata dalla riva. Dalla battigia il Lago di Martignano restituisce un’immagine piatta, un mezzo cerchio d’acqua con la vegetazione dietro, e assomiglia a qualunque altro lago. La fotografia giusta si fa in discesa, dal bordo dell’altopiano lungo la strada che la navetta percorre, guardando verso occidente: da lì la conca si legge per intero, il perimetro chiuso appare evidente e nelle giornate limpide si allineano in un unico fotogramma il Lago di Martignano in primo piano e la distesa del Lago di Bracciano sullo sfondo. È l’inquadratura che spiega in un colpo solo la geologia del distretto Sabatino, e nessuna didascalia la rimpiazza.

Le condizioni: luce del tardo pomeriggio, perché il sole tramonta oltre il bacino maggiore e l’acqua prende una tonalità metallica che a mezzogiorno non esiste. Serve un obiettivo moderatamente grandangolare, intorno ai ventiquattro o ventotto millimetri equivalenti, per tenere insieme i due specchi d’acqua senza deformare il profilo delle colline. Un polarizzatore aiuta a togliere il velo di riflesso dalla superficie e a far uscire il verde dei querceti. Se il cielo è vuoto, conviene abbassare la linea dell’orizzonte e dare spazio all’acqua; se ci sono cumuli, vale il contrario.

La seconda fotografia da portare a casa è ravvicinata e riguarda i terrazzi. Con luce radente, al mattino presto o all’imbrunire, i gradini delle antiche linee di riva prendono rilievo e diventano leggibili anche in un’immagine. È una fotografia che nessuno fa e che racconta il Lago di Martignano molto meglio di un tramonto. Terza possibilità, per chi dispone di una canoa: l’inquadratura dal pelo dell’acqua verso le sponde, all’alba, quando il bacino è uno specchio. Ricordo soltanto che l’uso di droni in area protetta è soggetto ad autorizzazione, e che le regole del parco vanno verificate presso l’ente prima di far alzare qualunque cosa.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è del 2 avanti Cristo, ed è il più importante di tutti: le acque del lacus Alsietinus vengono captate per ordine di Augusto e incanalate verso Roma. La costruzione dell’Aqua Alsietina trasforma uno specchio d’acqua periferico in una risorsa di Stato. Ventiduemilacentosettantadue passus di condotto, quasi interamente sotterranei, portano alla riva destra del Tevere un’acqua che Frontino giudicherà inadatta al consumo umano ma perfettamente sufficiente a riempire l’invaso della naumachia. È la prima volta che il Lago di Martignano entra nella storia scritta di Roma, e per molti secoli sarà anche l’ultima.

Il secondo avvenimento è del 1715: il principe Augusto Chigi fa prosciugare il vicino lago di Baccano. Il terzo è del 1828, quando papa Leone XII avvia il prosciugamento di Stracciacappe. Nel giro di poco più di un secolo il piccolo sistema lacustre dell’altopiano perde due bacini su tre. Sono decisioni prese con le migliori intenzioni del tempo, bonifica sanitaria e terra da coltivare, e hanno cancellato due paesaggi. Il Lago di Martignano sopravvive per ragioni tecniche più che per scelta: svuotare una conca profonda sessanta metri e priva di emissario era un’impresa che non conveniva a nessuno.

Il quarto avvenimento è amministrativo e recente, ma pesa quanto gli altri: la legge regionale 36 del 25 novembre 1999 istituisce il Parco naturale regionale del complesso lacuale Bracciano-Martignano. Da quel momento il regime di accesso alla riva cambia, la circolazione privata viene ristretta e nasce l’impianto di regole che oggi il visitatore incontra sotto forma di sbarra, parcheggio e navetta. Il quinto capitolo, ancora aperto, è quello delle operazioni di vigilanza degli anni recenti: i blitz anti bivacco del 2023, i controlli congiunti del luglio e dell’agosto 2025 con decine di verbali e sequestri di tende, gli interventi ripetuti nelle estati successive. Sono cronaca minuta, ma raccontano il passaggio di questo lago da terra di nessuno a bene sorvegliato.

Un sesto filone, meno solenne, è quello cinematografico. Le sponde del Lago di Martignano hanno ospitato riprese fin dagli anni settanta, dallo sceneggiato televisivo dedicato a Pinocchio diretto da Luigi Comencini nel 1971 fino a produzioni più recenti, fra cui lungometraggi degli anni novanta e serie televisive del decennio successivo. Il motivo è sempre lo stesso: a mezz’ora dagli studi romani esiste uno specchio d’acqua senza case, senza pali della luce e senza strade asfaltate nell’inquadratura. Per una troupe è una fortuna rara.

Chi è passato da Lago di Martignano (RM)

Il primo nome è quello di Augusto, anche se il principe non venne certo a fare il bagno. Il Lago di Martignano entra nel suo programma edilizio come serbatoio, e la naumachia trasteverina che ne riceveva l’acqua figura fra le imprese che l’imperatore volle ricordate. Il secondo nome è quello di Sesto Giulio Frontino, il funzionario che intorno al 97 dopo Cristo mise ordine nell’amministrazione delle acque di Roma e scrisse il trattato grazie al quale conosciamo il nome antico di questo lago. Senza Frontino, del lacus Alsietinus non sapremmo praticamente nulla.

Il terzo nome appartiene alla storia moderna: papa Leone XII, che nel 1828 avviò il prosciugamento di Stracciacappe, e con lui il principe Augusto Chigi, autore un secolo prima dell’operazione analoga su Baccano. Sono i due uomini che hanno ridisegnato l’altopiano, e il Lago di Martignano è quello che resta delle loro decisioni.

Poi ci sono i registi. Luigi Comencini girò da queste parti alcune scene del suo Pinocchio televisivo nel 1971, quando il lago era ancora raggiungibile in automobile e praticamente sconosciuto ai romani; negli anni novanta Tinto Brass scelse queste sponde per un film ambientato in una campagna senza tempo; negli anni duemila una serie poliziesca di grande ascolto vi ambientò parte di una stagione. Il Lago di Martignano è uno di quei luoghi che gli italiani hanno visto decine di volte in televisione senza saperne il nome.

Infine, un passaggio collettivo che merita più attenzione dei nomi celebri: quello dei romani. Dagli anni settanta il lago è stato la meta di generazioni di gite fuori porta, di campeggi improvvisati e di estati passate sulla ghiaia. Quella frequentazione ha lasciato affetto e anche danni, e la regolamentazione attuale nasce esattamente da lì. Chi torna al Lago di Martignano dopo trent’anni trova più regole e un lago in condizioni migliori: è un baratto che consiglio di accettare senza nostalgie.

Cosa vedere intorno al Lago di Martignano

Una giornata al Lago di Martignano si completa bene con una o due soste nel raggio di venti minuti d’automobile, e il quadrante è ricchissimo.

I borghi sul lago vicino

Il capoluogo del comprensorio è Bracciano, dominato dalla mole del castello Odescalchi, uno dei manieri rinascimentali meglio conservati del Lazio. Sulla sponda opposta, Trevignano Romano allinea il lungolago più gradevole del bacino sotto i resti della rocca. Anguillara Sabazia, il comune che gestisce parcheggio e navetta del Lago di Martignano, si affaccia con il proprio promontorio e conserva un centro storico compatto che si visita in un’ora.

Natura e archeologia a due passi dal Lago di Martignano

Verso sud si apre il parco di Veio, con le sue forre e i resti della città etrusca, e poco distante le cascate di Monte Gelato, altro set cinematografico storico. A nord-ovest la caldara di Manziana mostra il vulcanismo residuo del distretto sotto forma di fumarole e acque sulfuree, mentre le pantane di Trevignano completano il quadro degli ambienti umidi del parco. Chi vuole allungare verso la Tuscia trova Sutri con il suo anfiteatro scavato nel tufo e, più a nord, il lago di Vico. Sul versante della costa, le necropoli di Cerveteri e il borgo abbandonato di Monterano valgono da soli una seconda uscita.

Quando andare al Lago di Martignano

Da metà giugno a metà settembre il Lago di Martignano è una meta balneare a tutti gli effetti e sconta l’affollamento del fine settimana. Il martedì e il mercoledì di luglio la riva è invece quasi vuota, e la navetta viaggia senza attese. Maggio e settembre offrono il compromesso migliore fra temperatura dell’acqua e tranquillità. Ottobre è per camminatori e fotografi: servizio attivo solo nei fine settimana fino al 31, colori pieni, luce bassa. Da novembre a marzo il lago si visita con la navetta a chiamata, che richiede prenotazione anticipata e un gruppo minimo di quattro persone; è la stagione degli uccelli acquatici e del silenzio, ed è quella che preferisco.

Quanto costa una giornata al Lago di Martignano

Il conto è breve. Per due adulti con un’automobile: cinque euro di parcheggio per l’intera giornata, quattro euro di navetta complessivi, zero euro di ingresso alla riva. Nove euro in tutto, ai quali si aggiunge soltanto il carburante. Con due bambini sotto i quattordici anni il totale non cambia, perché la navetta per loro è gratuita. Una famiglia di quattro persone passa dunque una giornata intera al Lago di Martignano con meno di dieci euro di spesa vincolata: è, a mio giudizio, il miglior rapporto fra qualità del paesaggio e costo di accesso in tutta la provincia di Roma. Chi soggiorna a Roma e ragiona in inglese sulle uscite fuori città può orientarsi con la sezione dedicata alle day trips from Italian cities di ItalyPlanner, che inquadra bene tempi e mezzi delle gite di una giornata.

Domande veloci su Lago di Martignano (RM)

Si può arrivare in automobile fino alla riva del Lago di Martignano?

No. L’ultimo tratto è chiuso al traffico privato e sorvegliato. Si lascia l’automobile nel parcheggio autorizzato e si prosegue con la navetta.

Quanto costa il parcheggio del Lago di Martignano?

Secondo le tariffe pubblicate dal Comune di Anguillara Sabazia per la stagione 2026: cinque euro al giorno per l’automobile dei non residenti, tre euro per la mezza giornata; tre euro per la moto e sette per il caravan. I residenti pagano tre e due euro. È gratuito per le persone con disabilità munite di contrassegno e per le donne in gravidanza.

Quanto costa la navetta del Lago di Martignano?

Due euro a persona, andata e ritorno. Gratuita per i minori di quattordici anni, per gli over sessantacinque, per le persone con disabilità e per i cani.

Dove si trova il parcheggio del Lago di Martignano?

In via di Ponte Valle Trave, all’incrocio con via dei Caputi, sul territorio di Anguillara Sabazia. È l’area indicata dal Comune per la stagione 2026.

Quali sono gli orari della navetta per il Lago di Martignano?

Dal primo giugno al 20 settembre tutti i giorni dalle 8 alle 20, con avvio alle 9 nei giorni infrasettimanali fino al 15 giugno. Il 30 e 31 maggio e dal 21 settembre al 31 ottobre solo venerdì, sabato e domenica dalle 9 alle 19.

Il Lago di Martignano è accessibile d’inverno?

Sì, con la navetta a chiamata attiva dal primo novembre al 31 marzo: due euro a persona, prenotazione con almeno cinque giorni di anticipo, minimo quattro passeggeri, al numero 393 9375274 della Cooperativa La Clessidra.

Si paga un biglietto d’ingresso al Lago di Martignano?

No. L’accesso alla riva è libero. Si pagano soltanto il parcheggio e la navetta.

Si può fare il bagno nel Lago di Martignano?

Sì, la balneazione si pratica liberamente lungo la sponda accessibile. Non esiste servizio di salvamento e l’acqua diventa profonda a breve distanza dalla riva. La classificazione stagionale delle acque di balneazione del Lazio è pubblicata dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale.

Si può campeggiare al Lago di Martignano?

No. Campeggio e bivacco non autorizzati sono vietati nell’area protetta e i controlli degli ultimi anni si sono chiusi con decine di verbali e con il sequestro delle tende.

Si possono accendere fuochi o usare barbecue al Lago di Martignano?

No. L’accensione di fuochi è vietata nel parco. Il pranzo al sacco è consentito, la griglia no.

I cani sono ammessi al Lago di Martignano?

Sì. Viaggiano gratis sulla navetta, al massimo due per corsa, con guinzaglio e museruola.

C’è la sabbia al Lago di Martignano?

No. La riva è di ghiaia e ciottoli, in alcuni tratti erbosa. Le calzature da scoglio sono molto utili.

Ci sono bar, ristoranti o bagni sulla riva del Lago di Martignano?

I servizi sulla sponda sono minimi e non vanno dati per scontati. In zona operano alcuni agriturismi, per lo più su prenotazione; le trattorie più vicine sono ad Anguillara Sabazia e a Trevignano Romano.

Quanto è profondo il Lago di Martignano?

La profondità massima è di circa sessanta metri, su una superficie di 2,44 chilometri quadrati.

Quanto dista il Lago di Martignano da Roma?

Circa trentacinque chilometri dal centro della capitale, poco meno di un’ora di automobile in condizioni normali di traffico.

Si può fare il giro del Lago di Martignano a piedi?

Il perimetro misura circa sei chilometri, ma non esiste un anello continuo e segnalato: alcuni tratti attraversano proprietà agricole. I percorsi ufficiali sono pubblicati dall’ente parco.

Si può andare in canoa o in kayak sul Lago di Martignano?

Sì, ed è uno degli usi migliori del bacino, favorito dall’assenza di natanti a motore. Conviene uscire la mattina presto per evitare il vento pomeridiano.

Il Lago di Martignano è adatto ai bambini?

Sì, con attenzione: fondale che digrada rapidamente, acqua fredda, nessun bagnino, riva di ciottoli e poca ombra. La navetta è gratuita sotto i quattordici anni.

Il Lago di Martignano è raggiungibile con i mezzi pubblici?

Non direttamente. La stazione ferroviaria di riferimento è Anguillara, sulla linea per Viterbo, ma dalla stazione al parcheggio del lago restano diversi chilometri non serviti da un collegamento pensato per i visitatori.

Che differenza c’è fra il Lago di Martignano e il Lago di Bracciano?

Il bacino di Bracciano è molto più grande, circondato da tre paesi e percorso da natanti; il Lago di Martignano è piccolo, senza centri abitati sulle sponde, senza strada perimetrale e accessibile solo con la navetta. I due laghi distano due chilometri e non sono collegati fra loro dal punto di vista idrologico.

Perché il Lago di Martignano si chiamava lacus Alsietinus?

È il nome con cui lo cita Frontino, che ne collegava l’origine a un Aleseo. Da quel bacino Augusto fece derivare l’acquedotto Alsietino intorno al 2 avanti Cristo.

Si può pescare nel Lago di Martignano?

La pesca senza licenza è fra le violazioni contestate nei controlli del parco. Chi intende pescare deve essere in regola con le autorizzazioni previste e informarsi presso l’ente gestore.

Quanto tempo serve per visitare il Lago di Martignano?

Mezza giornata basta per un bagno e una passeggiata breve. Una giornata intera consente il giro delle sponde accessibili, una uscita in canoa e una sosta in uno dei borghi vicini.

Qual è il periodo migliore per andare al Lago di Martignano?

La seconda metà di maggio e la prima metà di settembre per il bagno con poca gente; ottobre per camminare e fotografare; l’inverno, con la navetta a chiamata, per gli uccelli acquatici e il silenzio.

Il mio giudizio sul Lago di Martignano

Accompagno gruppi in questa provincia da molti anni e il Lago di Martignano resta il posto che consiglio con più convinzione a chi ha una giornata sola e vuole capire come è fatta la campagna a nord di Roma. Non offre monumenti, non ha un centro storico, non ha un museo. Offre una cosa che nel Lazio costiero è ormai introvabile: uno specchio d’acqua senza costruito sulla riva. La sbarra che tanti maledicono arrivando è la ragione per cui quel paesaggio esiste ancora. Andateci presto, portate poco, riportate su tutto, e concedetevi cinque minuti seduti sulla ghiaia a pensare che quell’acqua, duemila anni fa, serviva a far galleggiare navi da guerra in mezzo a Trastevere. Per chi prepara un itinerario più ampio fra Roma e i laghi, le guide in inglese sulle cose migliori da fare a Roma aiutano a incastrare la gita nel resto del viaggio, mentre chi organizza l’uscita per un gruppo o per un’azienda trova in TourLeaderPro il supporto per le esperienze private e su misura nei dintorni della capitale.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoLago di Martignano (RM) - Lago di Martignano
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