Cerveteri (RM)
Cerveteri si raggiunge da Roma in poco più di mezz'ora di auto: quarantadue chilometri lungo l'Aurelia o la Roma-Civitavecchia, uscita Cerveteri-Ladispoli, e si è nel comune che custodisce una delle più grandi necropoli del mondo antico. La Necropoli della Banditaccia si trova in via della Necropoli, 00052 Cerveteri (RM); il Museo Archeologico Nazionale Cerite occupa il castello Ruspoli in piazza Santa Maria, nel centro storico. Entrambi appartengono al Parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia e seguono lo stesso calendario: chiusura il lunedì, apertura dal martedì alla domenica. Il museo osserva l'orario 9.00-19.30 tutto l'anno, con ultimo ingresso alle 18.30; la necropoli varia con la stagione, 9.00-19.30 nei mesi centrali, 9.00-18.30 nella fascia di passaggio autunnale e 9.00-17.00 nel semestre invernale, sempre con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura. Il biglietto cumulativo museo più necropoli costa 13 euro; il circuito che comprende anche i due siti di Tarquinia costa 21 euro; i cittadini dell'Unione europea fra i diciotto e i venticinque anni pagano 2 euro, i minorenni entrano gratis. Esiste un abbonamento annuale a 30 euro, ridotto a 20 per i residenti di Cerveteri e Tarquinia. La prenotazione non è obbligatoria. I recapiti sono 06 9940001 per la necropoli e 06 9941354 per il museo. Chi arriva con i mezzi pubblici prende il treno regionale della linea Roma-Civitavecchia fino a Marina di Cerveteri e prosegue con l'autobus di collegamento verso il centro: gli orari degli autobus vanno controllati sul sito del gestore, perché cambiano fra feriali e festivi.
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✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Questa è la premessa pratica. Quello che segue è il motivo per cui vale la pena di consumarla. Cerveteri non è un sito archeologico con un paese attaccato: è un paese di quasi trentottomila abitanti costruito sopra e accanto alla più grande città etrusca del Tirreno, con un centro storico medievale ancora intatto dentro le sue mura, otto frazioni sparse fra i Colli Ceriti e il mare, un litorale di sabbia scura per il ferro che contiene, una palude protetta piena di uccelli migratori e una rete di forre boscose dove scorre il Vaccina. In una sola giornata si passa dal VII secolo avanti Cristo alla trattoria del corso, e la transizione è meno brusca di quanto sembri.

Come arrivare a Cerveteri (RM) e come muoversi
In auto da Roma la strada più comoda è l'autostrada A12 Roma-Civitavecchia, uscita Cerveteri-Ladispoli, poi tre chilometri verso l'interno. Chi non vuole pagare il pedaggio prende la via Aurelia e sale al bivio per Cerveteri. Dal Grande Raccordo Anulare, uscendo all'altezza di Aurelia, si è in paese in poco più di mezz'ora se non si incappa nel traffico del rientro domenicale, che sull'Aurelia è una condanna nota. La necropoli ha un parcheggio proprio all'ingresso, gratuito e ampio; il centro storico invece si gira solo a piedi, e conviene lasciare l'auto negli stalli sotto le mura.
In treno si scende a Marina di Cerveteri sulla linea regionale FL5 Roma Termini-Civitavecchia. La stazione è sul mare, a sette chilometri dal centro storico: il collegamento avviene con autobus locale, e la corsa non è frequentissima. Il mio consiglio, per chi arriva senza auto, è di calcolare il ritorno prima dell'andata. La Banditaccia si trova a due chilometri dal paese, in salita: a piedi si fa, ma d'estate alle due del pomeriggio è una prova di carattere che sconsiglio.
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Cerveteri (RM): che cosa vedere e in quanto tempo
La visita completa di Cerveteri richiede una giornata piena. La necropoli da sola si mangia due ore abbondanti se si entra in tutte le tombe aperte, tre se si cammina fino alla parte alta del recinto; il museo nel castello Ruspoli ne chiede un'altra, e non è un museo che si liquida in venti minuti perché contiene due vasi greci che da soli valgono il viaggio. Restano il centro storico, che si gira in un'ora, e le frazioni, che ne chiedono almeno un'altra a testa. Chi ha mezza giornata scelga necropoli e museo e rinunci al resto; chi ha una giornata intera aggiunga Ceri nel pomeriggio, quando la luce taglia la rupe di tufo di traverso. La sequenza che consiglio da anni è museo prima e necropoli dopo: i corredi visti in vetrina rendono le camere vuote molto meno vuote.
La Necropoli della Banditaccia, il cuore di Cerveteri (RM)
La Necropoli della Banditaccia è la più estesa e la più importante fra le necropoli di Caere. Occupa circa venti ettari, di cui una decina aperti al pubblico, e conserva oltre ventimila tombe a camera scavate nel banco di tufo. Si sviluppò dal IX secolo avanti Cristo fino all'età ellenistico-romana: quasi novecento anni di sepolture nello stesso luogo, senza interruzioni. Il nome viene dai terreni che il Comune dava in affitto, le bandite, e non ha niente di funebre.
Quello che colpisce chi ci entra la prima volta non è la quantità delle tombe, ma il loro ordine. La Banditaccia non è un cimitero: è una città. Ha strade, incroci, piazzette, isolati. I tumuli maggiori si allineano lungo la via sepolcrale principale come palazzi lungo un corso, e le tombe a dado del VI secolo si dispongono in file regolari come case a schiera. L'UNESCO, quando iscrisse il sito nel 2004, usò proprio questa formula: tombe organizzate secondo un piano urbanistico, con strade, piccole piazze e quartieri. Non esiste altro posto al mondo dove l'architettura domestica etrusca, che era di legno e mattoni crudi e non è sopravvissuta da nessuna parte, si possa leggere così bene: perché i vivi costruirono per i morti le stesse case in cui abitavano, e le scavarono nella roccia.

Come è organizzata la necropoli di Cerveteri (RM)
Le tipologie di sepoltura si succedono per fasi e si riconoscono a occhio nudo. Le più antiche, di età villanoviana fra IX e VIII secolo, sono i pozzetti che accolgono le ceneri dentro un'urna e le fosse rettangolari per gli inumati: buchi nel tufo, niente di più. Dal VII secolo, con l'età orientalizzante e l'arrivo della ricchezza che veniva dal metallo e dal commercio con il Levante, compaiono i grandi tumuli: un tamburo circolare ricavato nel banco roccioso, rifinito con modanature, e sopra una calotta di terra. Dentro, una o più camere funerarie riproducono le stanze di una casa, con il tetto a doppio spiovente, il colmo, le travi, perfino le porte finte.
Nel VI secolo il modello cambia. Le tombe a dado, cubi di tufo allineati lungo vie ortogonali, sostituiscono il tumulo aristocratico: è il segno di una società che si allarga e si irreggimenta, dove la sepoltura monumentale del singolo capofamiglia lascia il posto a un tessuto più uniforme. Compaiono anche le tombe a caditoia, con l'accesso dall'alto. Dal IV secolo in avanti prevale l'ipogeo a un solo ambiente, con banchine addossate alle pareti su cui si deponevano i corpi: meno spettacolare, più capiente, adatto a famiglie numerose.
Il Tumulo Mengarelli e i grandi tumuli di Cerveteri (RM)
Il Tumulo Mengarelli porta il nome di Raniero Mengarelli, l'archeologo che fra il 1909 e il 1933 trasformò lo scavo della Banditaccia da caccia al tesoro in ricerca sistematica. Prima di lui si scavava per vendere: il marchese Giampietro Campana, nel 1845-46, ne cavò fra l'altro le lastre dipinte in terracotta che oggi sono al Louvre. Mengarelli invece scavò per capire, e nel 1927 individuò la grande via sepolcrale che oggi percorriamo tutti. Il tumulo che gli è stato intitolato è uno dei più grandi del recinto e mostra bene la struttura tipica: il tamburo di roccia, la cornice a modanature, l'accesso con dromos, le camere interne disposte come stanze intorno a un vestibolo.
Vale la pena di fermarsi sui dettagli architettonici, perché sono la ragione per cui questo posto è unico. Nelle camere del VII secolo si vedono i pilastri centrali che imitano quelli di legno, i letti funebri ricavati nella roccia con il cuscino già scolpito, i soffitti con il travetto centrale in rilievo, le finte finestre. Non sono decorazioni: sono la fotografia di una casa etrusca del VII secolo avanti Cristo, l'unica che possediamo.
La Tomba dei Rilievi, il capolavoro di Cerveteri (RM)
Se dovessi salvare una sola tomba di tutta l'Etruria, salverei questa. La Tomba dei Rilievi risale alla fine del IV secolo avanti Cristo, appartenne alla famiglia Matuna, che si firma nelle iscrizioni interne, e fu scoperta nel 1847. Si scende per un dromos a gradini ripidi e si arriva in una camera rettangolare di sette metri e settanta per sei e mezzo, alta due metri e sessanta, con dodici nicchie a forma di letto ricavate nelle pareti e complessivamente trentadue posti per i defunti. Il tetto a doppio spiovente è retto, apparentemente, da due capitelli di gusto ionico.
La particolarità non è l'architettura. È che tutta la camera è rivestita di rilievi in stucco dipinto che riproducono gli oggetti della vita quotidiana appesi alle pareti, come in una casa vera: sedie pieghevoli, elmi, scudi, corazze, spiedi, corni d'avorio, il lituo del sacerdote, utensili da cucina, animali domestici. Nessun'altra tomba etrusca fa questo. Le tombe di Tarquinia raccontano banchetti e danze con la pittura; questa racconta il possesso, la casa, il mestiere, con il rilievo. Sotto la nicchia centrale compaiono Cerbero e un demone infernale, e le due lesene che la fiancheggiano portano busti molto rovinati in cui si riconoscono probabilmente Aita e Phersipnai, il Plutone e la Persefone etruschi.
Un avvertimento onesto: la Tomba dei Rilievi non è sempre accessibile e in alcuni periodi si visita solo attraverso il vetro o in aperture straordinarie annunciate dal Parco archeologico. Chi ci tiene controlli la disponibilità prima di partire.
La Tomba dei Capitelli e le case di pietra
La Tomba dei Capitelli, del VI secolo avanti Cristo, deve il nome ai due capitelli eolici che coronano i pilastri della camera principale. È uno degli esempi migliori di quel travaso fra architettura dei vivi e architettura dei morti di cui parlavo: il vestibolo con il soffitto a spioventi, le due celle laterali, la cella di fondo, tutto ricalca la pianta di una casa a tre vani con atrio. Chi entra qui dopo aver visto una domus romana capisce in un istante da dove i Romani abbiano preso l'atrio: dagli Etruschi, e l'atrio si chiamava tuscanico proprio per quello.
La Tomba delle Cinque Sedie, la più misteriosa di Cerveteri (RM)
Scoperta nel 1865 dentro un tumulo di oltre venti metri di diametro, la Tomba delle Cinque Sedie risale al VII secolo avanti Cristo. Un breve dromos porta a due stanzette laterali e a una camera di fondo. Nella cella di sinistra la parete conserva cinque sedie scolpite nel tufo, e davanti a quelle sedie stavano cinque statuette in terracotta di dimensioni ridotte, tre delle quali si sono conservate: due si trovano oggi al British Museum di Londra, una ai Musei Capitolini di Roma.
Che cosa fossero, quelle statuette, è la domanda che rende celebre la tomba. L'interpretazione più seguita è che rappresentino gli antenati della famiglia, seduti a ricevere le offerte dei discendenti: davanti alle sedie sono stati trovati anche un altare, un tavolo e altri due seggi vuoti, verosimilmente destinati a chi celebrava il rito. Sarebbe, in questo caso, l'unico documento materiale di un culto domestico degli avi in Etruria, molto più antico dei Lari romani a cui somiglia. Resta un'ipotesi, per quanto solida.
La Tomba della Capanna e le altre tombe di Cerveteri (RM)
La Tomba della Capanna è fra le più antiche del recinto e riproduce nella roccia una capanna a pianta ovale con il tetto di frasche: è la casa dell'età del Ferro, la stessa che si vede nelle urne a capanna villanoviane. Nel percorso si incontrano anche la Tomba dell'Alcova, la Tomba dei Sarcofagi, la Tomba del Triclinio, la Tomba dei Tamsnie, la Tomba della Cornice, la Tomba dei Letti Funebri, la Tomba dei Vasi Greci. Ognuna aggiunge un pezzo: l'alcova con il letto matrimoniale sotto una nicchia coperta, i sarcofagi in nenfro ancora al loro posto, la cornice modanata che corre lungo la parete come in una stanza intonacata.
Non tutte sono aperte contemporaneamente. Le aperture ruotano per ragioni di conservazione e il Parco archeologico organizza periodicamente visite guidate alle tombe normalmente chiuse. Chi ha un interesse specifico per una tomba precisa faccia bene a informarsi prima.
La Via degli Inferi, la strada scavata di Cerveteri (RM)
La Via degli Inferi è un'arteria profondamente incassata nel tufo che collegava la città dei vivi, sul pianoro dove oggi sorge il paese, alla città dei morti della Banditaccia. Le pareti verticali arrivano in certi punti a diversi metri di altezza e conservano i segni degli attrezzi, i solchi dei carri, le nicchie votive. Ci si cammina dentro come dentro un corridoio a cielo aperto, con il bosco che si chiude sopra la testa. È il tratto più emozionante di tutta la visita e curiosamente quello che molti si perdono, perché resta fuori dal recinto principale e va cercato.
Il Museo Archeologico Nazionale Cerite di Cerveteri (RM)
Il museo occupa il castello Ruspoli, in piazza Santa Maria, nel punto più alto del centro storico. L'edificio è una rocca duecentesca costruita in muratura di tufo, lava e laterizi, con torri e tratti di mura etrusche del IV secolo avanti Cristo inglobati nelle fondazioni: il palazzo che i visitatori conoscono come Palazzo Ruspoli e la rocca sono in realtà un organismo unico, cresciuto per addizioni dal Medioevo al Settecento. Il complesso fu donato allo Stato dalla principessa Claudia Ruspoli, alla quale il museo è intitolato, e ospita da allora i materiali delle necropoli del territorio.
Il piano terra del Museo Cerite di Cerveteri (RM)
Il piano terra segue l'ordine cronologico ed è costruito sui corredi. Si comincia dalla necropoli del Sorbo, con i materiali fra IX e VII secolo avanti Cristo: urne a capanna, fibule, vasellame di impasto, bronzi. Si prosegue con i corredi della Banditaccia e di Monte Abatone, dove il bucchero domina la scena. Il bucchero è la ceramica nera lucida che gli Etruschi svilupparono proprio in questa zona nel VII secolo: nera in superficie e nel corpo, ottenuta cuocendo in atmosfera riducente, sottilissima nelle versioni migliori. A Cerveteri se ne vede la parabola completa, dal bucchero sottile al bucchero pesante e decadente del secolo successivo.
Ci sono poi le ceramiche di importazione, le anfore, i vasi funerari, i coperchi di sarcofago figurati, la ricostruzione di una sedia curule. Il percorso è scandito da vetrine tematiche che tengono insieme il corredo per tomba invece di smontarlo per tipologia: è una scelta espositiva che aiuta molto, perché restituisce l'idea di che cosa una famiglia ceretana ritenesse necessario portarsi appresso.
Il Cratere di Eufronio, il pezzo forte di Cerveteri (RM)
Al piano superiore c'è il motivo per cui gli archeologi di mezzo mondo vengono a Cerveteri. Il Cratere di Eufronio è un cratere attico a figure rosse realizzato intorno al 515 avanti Cristo, modellato dal ceramista Euxitheos e dipinto dal ceramografo Eufronio, che si firma. Misura circa quarantasei centimetri di altezza per cinquantacinque di diametro e conteneva quarantacinque litri di vino allungato. Sul lato principale è dipinta la morte di Sarpedonte, il figlio di Zeus caduto sotto Troia: Hypnos e Thanatos, il Sonno e la Morte, sollevano il corpo grondante sangue mentre Hermes, al centro, dirige l'operazione. È una delle scene più celebri della ceramica greca e uno dei momenti in cui la pittura vascolare smette di essere decorazione e diventa dramma.
La storia del vaso è quasi altrettanto nota. Scavato clandestinamente da una tomba del territorio di Cerveteri intorno al 1971, venduto per un milione di dollari, il cratere fu esposto dal 1972 al Metropolitan Museum di New York. Dopo anni di indagini italiane la proprietà fu restituita all'Italia nel 2006, il vaso rientrò nel gennaio 2008 e dal febbraio 2015 è esposto qui, a poche centinaia di metri dalla tomba da cui era stato strappato. Al Museo Cerite fa compagnia al cratere la kylix dello stesso Eufronio, tornata dal Getty Museum di Malibu. Il museo ospita anche una rara scultura in pietra del demone Charun.
Guardando il cratere conviene ricordare una cosa che nessuna didascalia dice abbastanza forte: quel vaso non è etrusco. È greco, ateniese, importato. Che sia finito in una tomba di Caere dice tutto sulla ricchezza e sui gusti dell'aristocrazia ceretana del VI secolo, che comprava il meglio del mercato mediterraneo e se lo portava sottoterra.
Perché le necropoli di Cerveteri (RM) sono patrimonio UNESCO
Nel 2004 l'UNESCO iscrisse nella Lista del Patrimonio Mondiale le necropoli etrusche di Cerveteri e Tarquinia, con i criteri primo, terzo e quarto. Il bene tutelato copre 326,93 ettari, con una zona cuscinetto di 4.932,11 ettari. La motivazione riconosce nei due complessi una testimonianza unica ed eccezionale della civiltà etrusca, la sola civiltà urbana dell'Italia preromana, e distingue con precisione i due contributi: la Banditaccia per l'architettura funeraria organizzata su un impianto urbanistico, i Monterozzi di Tarquinia per le circa duecento tombe dipinte, le più antiche delle quali risalgono al VII secolo avanti Cristo, su un totale di seimila sepolture.
La coppia non è casuale. Cerveteri conserva la forma delle case, Tarquinia i colori della vita: messe insieme, restituiscono un popolo. Chi ha tempo per un solo sito scelga in base a che cosa cerca, e sappia che sono due esperienze diverse. Con il biglietto del circuito, valido quattro mesi, si possono visitare tutti e quattro i luoghi del Parco senza fretta.

Le altre necropoli di Cerveteri (RM)
Le campagne di Cerveteri sono state per due secoli il terreno di caccia preferito dei tombaroli, e non solo di quelli. La Banditaccia è la più nota, ma il territorio ne conserva altre, alcune visitabili solo in occasioni particolari.
La necropoli del Sorbo e la Tomba Regolini-Galassi
Nella necropoli del Sorbo, nel 1836, il generale Vincenzo Galassi e Alessandro Regolini, arciprete di Cerveteri, trovarono intatta una tomba del VII secolo avanti Cristo nascosta dentro il tumulo di una sepoltura a incinerazione. Il corredo è fra i più ricchi dell'intera Etruria: gioielli d'oro lavorati a granulazione, argenterie, bronzi, ceramiche di ambito fenicio-cipriota, una fibula d'oro enorme ornata da cinque leoncini, e tre carri, una biga, un carro da trasporto passeggeri e uno da carico pesante. Tutto il complesso è oggi al Museo Gregoriano Etrusco, dentro i Musei Vaticani, dove occupa una sala intera. Vederlo cambia la percezione di che cosa fosse una famiglia principesca di Caere nel VII secolo.
Monte Abatone e le Greppe di Sant'Angelo
La necropoli di Monte Abatone, sul pianoro di fronte all'abitato antico, conserva fra le altre la Tomba Torlonia e il Tumulo Campana, quest'ultimo legato al nome del marchese che scavò qui a metà Ottocento. La necropoli delle Greppe di Sant'Angelo chiude il quadro. Sono aree che di norma non si visitano liberamente: si aprono per iniziative del Parco archeologico o di associazioni locali, e chi ci tiene deve seguire i canali ufficiali.
Il Sarcofago degli Sposi, il figlio più famoso di Cerveteri (RM)
Dalla Banditaccia proviene anche il Sarcofago degli Sposi, il capolavoro assoluto della coroplastica etrusca. Terracotta policroma, alto 140 centimetri e lungo 202, databile fra il 530 e il 520 avanti Cristo, fu rinvenuto nel 1881, acquisito nel 1893 e ricomposto da circa quattrocento frammenti. Rappresenta una coppia sdraiata sul letto del banchetto: l'uomo cinge con il braccio destro le spalle della donna, i due volti con il sorriso arcaico quasi si toccano. La donna occupa il primo piano, e questo per un greco del VI secolo sarebbe stato inconcepibile: nel simposio greco le mogli non entravano. Il Sarcofago degli Sposi si trova al Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma, e chi visita Cerveteri dovrebbe mettere in conto anche quella tappa, perché i due luoghi si spiegano a vicenda.

Il centro storico di Cerveteri (RM) e i suoi rioni
Il paese vecchio è racchiuso dentro una cinta muraria medievale ancora abbastanza integra e si organizza in rioni, che non sono una curiosità folkloristica ma la struttura sociale vera del posto: competono fra loro ogni anno alla Sagra dell'uva e del vino dei Colli Ceriti, e la rivalità è seria.
I rioni di Cerveteri (RM), uno per uno
La Boccetta è il rione più antico e comprende l'intero centro storico dentro le mura. La Garbatella si distende davanti al centro storico e include piazza Aldo Moro, il Parco della Legnara e i Giardini della Rimembranza. San Pietro occupa la parte alta di Cerveteri e prende il nome dalla propria piazza. La Casaccia comprende la zona del Cimitero Vecchio e del Granarone. La Fornace confina con i Giardini e ricorda nel nome una fabbrica di laterizi poi demolita. Madonna dei Canneti si sviluppa intorno all'omonima via. Fontana Morella è il rione più esteso: parte dalla biforcazione con via Settevene Palo, arriva al ponte sul Fosso del Marmo, comprende gran parte del Colle dell'Asino e il tratto di viale Manzoni fra largo Guido Rossa e l'incrocio con via Bonaventura. Tyrsenia occupa la parte bassa del paese, l'ingresso vero e proprio di Cerveteri. Cerenova Costantica corrisponde all'omonima località della frazione Marina di Cerveteri.
Le architetture civili di Cerveteri (RM)
Palazzo Ruspoli e la rocca formano un solo corpo di fabbrica, come si è detto, e ospitano il Museo Nazionale Cerite. Il Granarone è l'ex magazzino granario dei principi, un edificio di grande volume oggi destinato a funzioni pubbliche e culturali. Il palazzo comunale vecchio, le Case Grifoni e i vicoli che li collegano completano il tessuto: pietra locale, archi ribassati, scale esterne, un tessuto edilizio che non ha subito le devastazioni edilizie del dopoguerra proprio perché la crescita del paese è avvenuta fuori dalle mura.
Le architetture militari di Cerveteri (RM)
La cinta medievale e la Rocca Ruspoli sono la stessa struttura vista da due lati: una struttura turrita in buono stato di conservazione che ingloba il borgo storico. Percorrendo il perimetro esterno si leggono le fasi, dal basamento in blocchi al paramento medievale.
Discorso a parte per l'aeroporto militare di Furbara, storico campo di volo e antica scuola di acrobazia. Gabriele D'Annunzio, nel 1918, scriveva: "Andate al campo di Cervéteri. Vedrete un turbinio di voli umani...". Dal 2003 il sedime ospita il 17esimo Stormo Incursori dell'Aeronautica Militare. Non è visitabile, ma la sua storia spiega perché durante la seconda guerra mondiale il territorio comunale fosse considerato strategico.
Le chiese di Cerveteri (RM)
L'elenco delle chiese del comune è sorprendentemente lungo, perché comprende il centro, le otto frazioni, i casali e le cappelle rurali. Vale la pena scorrerlo per intero, perché racconta la geografia religiosa di un territorio agricolo esteso.
Santa Maria Maggiore e le chiese del centro di Cerveteri (RM)
La chiesa di Santa Maria Maggiore è la più importante del territorio ed è sede di arcipretura. È composta da due organismi incastrati: la chiesa antica, di impianto romanico databile intorno all'anno Mille, e la nuova del 1950, che si inserisce nella prima invece di sostituirla. Il risultato è un edificio che si legge come una stratigrafia.
La chiesa della Madonna dei Canneti è una piccola chiesa di campagna che segna il confine fra il centro storico e la parte nuova del paese: è un santuario settecentesco in forme romano-barocche. La chiesa della Pietà, detta in dialetto l'Ossara, è la cappella del cimitero vecchio. La chiesa di Sant'Antonio Abate, a tre navate, risale anch'essa intorno all'anno Mille. La chiesa di San Michele Arcangelo, dedicata al patrono, è del 1756. La chiesa di San Rocco non esiste più: sorgeva sull'omonima via e al suo posto è stato costruito un palazzo. La chiesa della Santissima Trinità è la seconda parrocchia del paese; ospitata per qualche tempo in un garage, ha ricevuto la sua nuova sede nello stesso luogo dove sorgeva la prima, consacrata il primo luglio 2012.
Le chiese delle frazioni di Cerveteri (RM)
Nella frazione di Ceri si trovano il Santuario della Vergine Immacolata, la Madonna di Ceri, la chiesa di San Sebastiano, la chiesa della Madonna di Carpineto e la chiesa del Buon Consiglio, che sorge sul palazzo Torlonia. Sempre a Ceri c'è la chiesa di San Felice, detta anche Madonna della Cava, dove la tradizione colloca il miracolo dei buoi. A Cerenova c'è la chiesa di San Francesco d'Assisi, ai Terzi quella di Sant'Eugenio, al Sasso la chiesa di Santa Croce, a Borgo San Martino la chiesa di San Martino, alle Due Casette la chiesa della Vergine Lauretana, a Valcanneto la chiesa del Sacro Cuore. Sulla via Aurelia, a Furbara, la chiesa di Sant'Antonino è inglobata nel casale Pallavicini, dentro la tenuta di Monte Tosto. Completano il quadro il Santuario di Sant'Antonio Abate al Monte Santo, la cappella di Sant'Antonio Abate alla valle della Mola, dedicata alla protezione degli animali, la chiesa della Madonna del piano allo svincolo per Cerenova, costruita dopo la bonifica e oggi sede delle tombe della famiglia Ruspoli, l'oratorio di San Michele, la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo a valle luterana e il Monastero della Maddalena.
Le chiese scomparse di Cerveteri (RM)
Alcune esistono solo nei documenti o in pochi resti. La chiesa di San Pietro è scomparsa e si è ipotizzato che i suoi resti si trovassero sotto la chiesa di San Michele Arcangelo, nell'omonimo rione. Della chiesa di San Paolo affiorano tre absidi dalle rovine del Casal dei Guitti. Un'altra chiesa di San Martino sorgeva davanti alla fontana del Mascherone e fu demolita nel 1881. La chiesa di Santa Maria della fonte si trovava accanto al lavatoio, con una cappella omonima di fianco alla fontana del Mascherone. La chiesa di San Michele Arcangelo oggi adibita a fienile è quella dove, secondo la leggenda, l'arcangelo suonò le campane per avvertire gli abitanti dell'arrivo dei Saraceni.

Ceri, il borgo medievale di Cerveteri (RM)
Ceri è la frazione che i romani conoscono meno e che li stupisce di più. Sorge su una rupe di tufo isolata, a pochi chilometri dal capoluogo, e vi si accede da una sola strada in salita: sotto c'è il parcheggio, sopra un pugno di case, una piazza, una chiesa, un castello. La rupe fu abitata già nell'età del bronzo; il borgo attuale nacque nel 1236, quando parte della popolazione di Caere Vetus si trasferì qui, e da quel momento i documenti distinguono Cere Novum da Cere Vetere. La bolla di papa Gregorio IX del 1236 è il documento che sancisce la separazione, ed è da quella coppia di nomi che deriva il moderno Cerveteri.
Il castello che presidia l'ingresso appartenne a varie famiglie, fra cui i Torlonia, che poi lo cedettero. Nella chiesa principale, durante un restauro del 1980, sono emersi affreschi di scuola romana del XII secolo con scene dell'Antico Testamento e storie della vita di san Silvestro: sono la ragione principale per salire fin qui, e sono di qualità notevole. Il mio consiglio è di andarci nel tardo pomeriggio e restare fino al tramonto: dal parcheggio sottostante la rupe si accende di arancione e la fotografia viene da sola.
Il mare di Cerveteri (RM) e le spiagge di sabbia nera
Il comune arriva al mare con Marina di Cerveteri e Cerenova. Le spiagge sono scure, quasi nere, perché la sabbia è ricca di ferro: è una caratteristica geologica di tutto il litorale fra Ladispoli e Santa Marinella, e chi arriva aspettandosi la sabbia bianca resta spiazzato. La costa è frequentata d'estate da villeggianti romani e da chi possiede la seconda casa; l'offerta ricettiva del territorio, fatta soprattutto di agriturismi e bed and breakfast, conferma che la vocazione economica prevalente di Cerveteri è turistica.
Poco più a nord si incontra la spiaggia di Santa Severa, con il castello sull'acqua, e più avanti ancora il porto di Civitavecchia. Un'osservazione da chi ci va da anni: il tratto di litorale ceretano non è il più bello del Lazio e non pretende di esserlo, ma nei giorni di libeccio di settembre, con il mare grosso e gli ombrelloni già smontati, ha una malinconia che vale il viaggio più di agosto.
La natura intorno a Cerveteri (RM)
Il territorio comunale contiene quattro aree protette riconosciute, fra zone di protezione speciale e zone speciali di conservazione: il Monumento naturale Palude di Torre Flavia, il Comprensorio Tolfetano-Cerite-Manziate, Monte Tosto e la Sughereta del Sasso. È una densità insolita per un comune del litorale romano.

Il Monumento naturale Palude di Torre Flavia
La Palude di Torre Flavia è una zona umida costiera fra Ladispoli e Cerenova, uno degli ultimi lembi di palude sopravvissuti alle bonifiche del litorale. È un punto di sosta per l'avifauna migratoria e ospita specie che nel resto del litorale sono scomparse; la torre costiera semidiroccata che le dà il nome, ormai isolata dall'erosione, è diventata il simbolo del posto. La visita si fa dai sentieri e dalle passerelle, con il binocolo, la mattina presto. Non è un parco giochi: è un ambiente fragile e va trattato come tale.
Le cascatelle del Fosso del Norcino e il Vaccina
Dalla Via degli Inferi parte un percorso di circa quattro chilometri che risale il Fosso Vaccina e raggiunge una serie di piccole cascate: sono le cascatelle del Fosso del Norcino, e il sentiero prosegue fino alle cascate di Castelgiuliano. Il Vaccina è il corso d'acqua che ha inciso il pianoro di Caere e ne ha determinato la forma: senza quelle forre, la città etrusca non avrebbe avuto le difese naturali che la resero sicura per secoli. Camminarci dentro in primavera, con l'acqua alta e il bosco chiuso sopra, è una delle escursioni più belle del Lazio settentrionale e una delle meno frequentate. Servono scarpe serie e un minimo di prudenza: il fondo è scivoloso e in caso di piogge il fosso si gonfia in fretta.

Il Comprensorio Tolfetano-Cerite-Manziate, Monte Tosto e la Sughereta del Sasso
Il Comprensorio Tolfetano-Cerite-Manziate è una zona di protezione speciale vastissima che tiene insieme i Monti della Tolfa, le campagne ceretane e il territorio di Manziana: è l'area di nidificazione di rapaci di grande interesse e uno dei pochi comprensori del Lazio dove il paesaggio agricolo tradizionale ha resistito. Monte Tosto e la Sughereta del Sasso sono zone speciali di conservazione più piccole: la seconda protegge una sughereta, formazione rara sul litorale laziale e legata a suoli acidi di origine vulcanica.
Pyrgi e i porti di Cerveteri (RM)
Caere non sarebbe stata Caere senza i suoi porti. Il principale era Pyrgi, oggi nel territorio di Santa Marinella, in località Santa Severa, ai piedi del castello di Santa Severa. Il sito è tutelato come monumento naturale su 67,17 ettari ed è scavato sistematicamente dall'Università La Sapienza dal 1957.
Qui sorgevano due templi, indicati dagli archeologi come Tempio A e Tempio B, dedicati alla dea Uni e a Thesan-Leukothea, e un santuario meridionale legato a culti ctoni per Cavatha e Suri. Dal Tempio B provengono le tre celebri lamine d'oro rinvenute nel 1964, due iscritte in etrusco e una in fenicio: sono la dedica del re di Caere Thefarie Velianas alla dea Uni, chiamata Astarte nel testo fenicio, e risalgono alla fine del VI secolo avanti Cristo. Il tempio si data intorno al 510. Le lamine si trovano oggi al Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma, insieme al frontone con il mito dei Sette contro Tebe che decorava il Tempio A.
Il valore di quei tre fogli d'oro è difficile da esagerare: sono il documento che prova l'alleanza politica e religiosa fra l'aristocrazia etrusca e il mondo punico nel momento in cui si giocava il controllo del Tirreno, e sono uno dei pochi testi bilingui che permettano di lavorare sulla lingua etrusca. Chi visita Cerveteri e poi va a Villa Giulia chiude il cerchio: il paese, il porto, il santuario, il tesoro.
La storia di Cerveteri (RM), da Agylla a Caere
Le antiche origini di Cerveteri (RM)
Cerveteri sorge dove sorgeva l'antica città che i Greci chiamavano Agylla e che gli Etruschi chiamarono Caere. Il nome moderno deriva da Caere Vetus, la denominazione usata dal XIII secolo per distinguerla da Caere Novum, l'attuale Ceri. Un altro toponimo antico è Cisra, la forma etrusca.
Le evidenze archeologiche fanno risalire la presenza umana sul pianoro alla prima età del Ferro, che nell'area mediterranea si colloca nel IX secolo avanti Cristo. La circostanza si accompagna alla quasi totale scomparsa dei centri abitati vicini di età del Bronzo, e questo suggerisce che la città sia nata per accentramento: gruppi che lasciano i villaggi sparsi e si concentrano su un pianoro difendibile, per ragioni economiche e di sicurezza. Gli insediamenti e le necropoli circostanti sono attestati per tutta l'età del Ferro e si saldano senza soluzione di continuità con quelli di età storica. La tradizione storiografica antica racconta invece che la città fosse stata fondata dai Pelasgi con il nome di Agylla e poi conquistata dagli Etruschi, che la ribattezzarono Caere: è una tradizione, non un dato archeologico, e va tenuta distinta.
Caere, il mare e la battaglia del Mare Sardo
Le vicende di Caere sono legate prima al conflitto fra città greche ed etrusche per il predominio commerciale nel Tirreno, poi allo scontro fra Etruschi e Roma. Fra il 541 e il 535 avanti Cristo Caere-Agylla combattè con le forze etrusche alleate dei Cartaginesi contro i Focei nello scontro navale noto come battaglia del Mare Sardo. Formalmente la vittoria fu dei Focei, ma il risultato strategico fu opposto: Etruschi e Cartaginesi bloccarono l'espansione greca nel Tirreno occidentale. Sono gli stessi anni delle lamine di Pyrgi, e i due fatti si spiegano l'uno con l'altro.
Caere e Roma
Nonostante il contrasto secolare con Roma per il predominio nell'Italia centrale, nel 387 avanti Cristo, quando i Galli di Brenno saccheggiarono Roma, Caere sostenne la città rivale. Prima diede rifugio alle vestali e ai fuggiaschi romani, poi attaccò in Sabina i Galli sulla via del ritorno, riuscendo a sottrarre loro il bottino depredato a Roma. È un episodio che vale la pena raccontare per intero, perché è all'origine del legame anomalo fra le due città: dopo la sottomissione delle città etrusche al dominio romano nel IV secolo, Caere entrò nel mondo romano come municipium sine suffragio, cioè con la cittadinanza ma senza diritto di voto. La formula latina "tabulae Caeritum", i registri dei cittadini senza voto, nacque proprio da qui.
Cerveteri (RM) dal Medioevo all'età moderna
Nonostante il decadimento generale delle città italiane dopo la caduta di Roma, Cere mantenne una certa importanza: si contano almeno otto vescovi, gli Episcopus Cerensis, l'ultimo dei quali, Benedetto, nel 1029. Fra l'VIII e l'XI secolo, secondo i documenti degli imperatori Ludovico il Pio, Ottone I ed Enrico II il Santo, Caere era governata direttamente dal papato. Poi perse peso: nel 1192, secondo il Liber Censuum della Chiesa Romana, Caere dipendeva ormai dal vescovato di Portus. Fra XII e XIII secolo parte della popolazione si trasferì a Cere Novum, distinta dalla vecchia Cere Vetere nella bolla del 1236 di papa Gregorio IX.
Nel XIII secolo il feudo fu dei Normanni Alberteschi, poi dei Corsi, che lo tennero fra la fine del Duecento e la metà del Quattrocento, poi dei Venturini, che lo cedettero agli Anguillara. Scomunicati questi ultimi da Paolo II, il feudo passò a Bartolomeo Giuppo, nipote di Sisto IV, che nel 1487 lo cedette a Franceschetto Cybo insieme a Monterano, Rota e Ischia. Poco dopo tutto passò agli Orsini, che lo tennero, salvo una breve parentesi farnesiana a metà Cinquecento, fino al 1674, quando furono costretti a vendere ai Ruspoli. Nel 1709 i Ruspoli ottennero il titolo di principe. Nei secoli successivi Cerveteri si ridimensionò a centro agricolo, e solo nel Novecento divenne centro turistico e archeologico.
Cerveteri (RM) nel Novecento
Durante la seconda guerra mondiale erano operativi nel territorio comunale due campi d'aviazione, l'aeroporto di Cerveteri e quello di Furbara, che nell'evolversi della campagna d'Italia furono presi in considerazione dagli Alleati come possibili basi per l'offensiva su Roma. Sul sito di Furbara, che era anche poligono di tiro aereo, prima dell'entrata in guerra Mussolini mostrò a Hitler l'efficienza dei velivoli italiani, nel corso di dimostrazioni militari che si tennero a Napoli per la Marina e appunto a Furbara per l'Aeronautica.
Nel 1949 Cerveteri ricevette dal comune di Civitavecchia la frazione di Ladispoli, che nel 1970 divenne comune autonomo. Nel 2004 arrivò l'iscrizione UNESCO. Oggi il comune conta circa trentottomila abitanti, con una quota di residenti stranieri intorno all'otto per cento, e continua a crescere: molti lavorano sul posto, molti altri sono pendolari verso Roma.
Tradizioni, eventi e folklore a Cerveteri (RM)
Il calendario delle feste ceretane è fitto e segue ancora il ciclo agricolo e liturgico. Le ricorrenze principali sono queste.
- 17 gennaio, festa di Sant'Antonio abate, con la benedizione degli animali.
- Terza settimana di aprile, Festa del Prodotto tipico ceretano.
- Venerdì Santo, rappresentazione storica della Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo.
- 8 maggio, festa patronale in onore di San Michele Arcangelo.
- Ultima domenica di maggio, Infiorata in onore della Madonna, festa della parrocchia di Santa Maria Maggiore.
- Solennità del Corpus Domini, Infiorata.
- Luglio e agosto, gli eventi dell'Estate Cerite.
- Agosto, Etruria Eco Festival.
- Ultima settimana di agosto, Sagra dell'uva e del vino dei Colli Ceriti.
- Prima domenica di dicembre, Festa dell'Olio Nuovo di Cerveteri.
La Sagra dell'uva e del vino dei Colli Ceriti è l'appuntamento che il paese sente di più. Il momento centrale è la sfilata dei carri allegorici, costruiti dai rioni in competizione fra loro, che si tiene a fine agosto. Chi vuole vedere Cerveteri come vive davvero, e non come si presenta ai turisti, venga in quei giorni. Le date esatte cambiano di anno in anno e vanno controllate sui canali ufficiali del Comune e del comitato organizzatore.

Che cosa si beve e si mangia a Cerveteri (RM)
Cerveteri dà il nome a una denominazione di origine controllata. La zona di produzione della DOC Cerveteri comprende l'intero territorio dei comuni di Cerveteri, Ladispoli, Santa Marinella e Civitavecchia, parte dei territori di Roma, Allumiere e Tolfa in provincia di Roma, e una porzione di Tarquinia in provincia di Viterbo. Il disciplinare prevede otto tipologie fra bianchi secchi, amabili e frizzanti, rossi secchi e amabili, rosati fermi e frizzanti e un Trebbiano in purezza. I bianchi si basano sul Trebbiano toscano, che qui si chiama Procanico, per almeno la metà dell'uvaggio, con Malvasia di Candia e altri vitigni a bacca bianca ammessi; i rossi su Sangiovese e Montepulciano per almeno il sessanta per cento, con Merlot ammesso.
Accanto al vino c'è l'olio, celebrato dalla Festa dell'Olio Nuovo di dicembre, e ci sono i prodotti dell'entroterra tolfetano, dove la pastorizia non è mai finita. La cucina è quella della campagna romana settentrionale, con la selvaggina e le paste all'uovo che compaiono nei menu degli agriturismi dei Colli Ceriti. Un'opinione netta: mangiare in centro a Cerveteri è comodo, ma il livello migliore lo si trova risalendo verso le colline, dove gli agriturismi cucinano quello che producono.
Cerveteri (RM) con i bambini
La Banditaccia è uno dei pochi siti archeologici che funziona davvero con i bambini, e il motivo è semplice: si entra dentro le cose. Un bambino di otto anni che scende nel dromos di un tumulo e si trova in una stanza scavata nella roccia con i letti di pietra non ha bisogno di spiegazioni. Il percorso è lungo ma pianeggiante nella parte centrale, il verde è abbondante, l'ombra pure. Meglio evitare le ore centrali di luglio e agosto e portare una torcia: dentro le camere la luce naturale arriva poco.
Il museo nel castello Ruspoli si difende bene con i più piccoli grazie agli apparati multimediali, ai touch screen narrati e alle proiezioni olografiche. Il consiglio pratico è di dividere la giornata: museo la mattina, quando l'attenzione è alta, necropoli nel pomeriggio, quando serve muoversi.
Accessibilità della necropoli e del museo di Cerveteri (RM)
Il percorso principale della necropoli è su sterrato battuto e presenta pendenze contenute nel primo tratto, ma le singole tombe si raggiungono scendendo scale ripide e strette, spesso senza corrimano: l'accesso alle camere non è possibile per chi ha difficoltà motorie serie. Il museo occupa un edificio storico su più livelli. Chi ha necessità specifiche contatti in anticipo il Parco archeologico ai recapiti indicati sul sito ufficiale, per sapere quali tombe e quali sale siano effettivamente raggiungibili nel periodo della visita.
Quando andare a Cerveteri (RM)
Aprile, maggio, ottobre. In primavera il prato fra i tumuli è verde e i fossi hanno acqua; in ottobre la luce bassa entra di taglio nei dromoi e le fotografie vengono meglio. Luglio e agosto sono la scelta peggiore: la necropoli è in gran parte esposta, il tufo restituisce calore e le camere diventano umide e afose. L'inverno funziona benissimo nelle giornate limpide, con l'avvertenza che alle 17 chiude tutto. Il lunedì non si va: è chiuso sia il museo sia la necropoli.
Una curiosità su Cerveteri (RM)
La curiosità migliore riguarda una parola latina che nessuno collega più a questo posto: le tabulae Caeritum. Dopo il 387 avanti Cristo, quando i Ceretani accolsero le vestali romane in fuga dai Galli e poi recuperarono il bottino sottratto ai barbari, Roma ricompensò Caere con un istituto giuridico nuovo, la civitas sine suffragio: i Ceretani divennero cittadini romani a tutti gli effetti, con obblighi militari e fiscali, ma senza diritto di voto nelle assemblee. Le liste in cui erano registrati presero il nome di tabulae Caeritum, i registri dei Ceretani. Col tempo la formula si rovesciò di segno: nell'età repubblicana matura, essere iscritti nelle tabulae Caeritum divenne una sanzione, la punizione comminata dai censori ai cittadini che avevano perso il diritto di voto per condotta indegna. Il nome di una città alleata era diventato sinonimo di degradazione civica.
C'è una seconda curiosità, più minuta ma altrettanto istruttiva, ed è il nome stesso della necropoli. Banditaccia non ha nulla a che vedere con briganti o banditi: deriva dalle bandite, i terreni che il Comune concedeva in affitto ai privati, e il suffisso peggiorativo dice quanto poco valessero quelle terre sassose prima che qualcuno si accorgesse di che cosa contenessero. Per secoli i contadini di Cerveteri hanno arato sopra ventimila tombe considerandole un fastidio. Le stesse pietre che oggi difendiamo con una convenzione internazionale erano, fino a due secoli fa, un ostacolo all'aratro.
Una cosa che non ti dice nessuno su Cerveteri (RM)
Che il pezzo più famoso di Cerveteri non è etrusco, e che il museo del paese ha dovuto aspettare quarant'anni per riaverlo. Il Cratere di Eufronio è un vaso attico dipinto ad Atene intorno al 515 avanti Cristo da un pittore greco per una clientela greca; è finito in una tomba ceretana perché l'aristocrazia di Caere comprava il meglio della produzione mediterranea. Nel 1971 fu scavato clandestinamente, portato fuori dall'Italia e venduto per un milione di dollari al Metropolitan Museum di New York, dove rimase esposto dal 1972. Le indagini italiane sul traffico di reperti hanno portato all'accordo del 2006, al rientro fisico del gennaio 2008 e infine, nel febbraio 2015, alla sua collocazione qui, nel Museo Cerite. Lo stesso è accaduto alla kylix di Eufronio, tornata dal Getty Museum.
La cosa che nessuno dice è la ragione della scelta finale. Il vaso poteva restare a Roma, dove il pubblico è cento volte più numeroso; è stato invece portato nel paese da cui era stato rubato, a poche centinaia di metri dalla tomba violata. È una decisione che vale come dichiarazione di principio: un reperto senza contesto è mezzo reperto, e il contesto di quel cratere è questa collina. Vale la pena tenerlo a mente mentre lo si guarda, perché cambia il modo in cui si guarda tutto il resto del museo. Aggiungo una nota pratica che nessuna guida scrive: il cratere è esposto in una sala di un museo piccolo, quasi sempre semivuota. Si può restare davanti alla morte di Sarpedonte per venti minuti da soli. A New York non succedeva.
Il consiglio che ti do per visitare Cerveteri (RM)
Il consiglio è uno solo, e va contro l'istinto di chiunque: comprate il biglietto cumulativo, visitate prima il museo e poi la necropoli, e non fate il contrario. Il motivo è che la Banditaccia, per quanto grandiosa, è vuota. Le tombe furono svuotate secoli fa, i corredi sono altrove, e chi entra nelle camere senza sapere che cosa contenessero vede stanze di pietra. Se invece si arriva dalla necropoli dopo aver passato un'ora davanti ai buccheri, alle fibule, ai coperchi di sarcofago e al cratere, ogni banchina scavata nel tufo si ripopola.
Secondo consiglio, sul tempo: non provate a fare Cerveteri e Tarquinia nella stessa giornata. Il biglietto del circuito dura quattro mesi apposta. Sono cinquanta chilometri l'una dall'altra, sono due esperienze diverse e farle di fila significa arrivare alla seconda senza attenzione residua. Terzo: portate acqua e una torcia elettrica vera, non quella del telefono. Quarto: fermatevi a cercare la Via degli Inferi, che è fuori dal recinto principale e che moltissimi visitatori saltano senza sapere di averla saltata; è il tratto più impressionante di tutto il sito. Quinto, e forse il più importante: rallentate. La Banditaccia va camminata, non attraversata. Chi ci arriva alle 15.30 pensando di cavarsela in un'ora fa un torto a se stesso.
Chi preferisce affidarsi a un professionista può rivolgersi a un accompagnatore certificato: il servizio di accompagnamento turistico di TourLeaderPro copre anche l'Etruria meridionale e i gruppi organizzati.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che la Banditaccia sia patrimonio dell'umanità lo sanno tutti. Quello che quasi nessuno cita è la ragione tecnica dell'iscrizione, che non è la bellezza delle tombe ma la loro pianta. L'UNESCO, nel 2004, riconobbe alle necropoli di Cerveteri e Tarquinia i criteri primo, terzo e quarto, e nella motivazione dedicata alla Banditaccia scrisse che le tombe sono organizzate secondo un impianto simile a quello di una città, con strade, piccole piazze e quartieri. Il bene iscritto copre 326,93 ettari, con una zona cuscinetto di 4.932,11 ettari: numeri che dicono quanto sia esteso il territorio tutelato oltre il recinto visitabile.
Il punto è questo. Le case degli Etruschi erano di legno, mattoni crudi e terracotta, e sono scomparse ovunque: non ne resta in piedi nemmeno una in tutta l'Etruria. Delle città etrusche conosciamo le mura, le fondazioni, i pozzi, poco altro. La Banditaccia è l'unico luogo dove l'architettura domestica etrusca sopravvive, perché è stata scavata nella roccia invece che costruita. Il tetto a doppio spiovente con il travetto in rilievo, il pilastro centrale, le porte finte, i letti con il cuscino, la cornice modanata lungo la parete: tutto questo è l'interno di una casa del VII secolo avanti Cristo, negativo di un edificio che non c'è più. Per questo la necropoli è un documento e non solo un monumento, e per questo l'iscrizione UNESCO cita l'urbanistica prima dell'arte.
La foto giusta da fare a Cerveteri (RM)
La fotografia che tutti fanno alla Banditaccia è il tumulo visto di fronte, con il tamburo di tufo e l'ingresso nero al centro. Viene sempre piatta, perché a mezzogiorno la luce cade dall'alto e il tamburo perde ogni rilievo. La fotografia giusta è un'altra: ci si mette dentro la via sepolcrale principale, con il sole basso alle spalle o di lato, e si inquadra la fuga dei tumuli allineati. Così si legge la cosa che rende unico questo posto, cioè l'allineamento urbano. Ora migliore, la prima o l'ultima del giorno; stagione migliore, ottobre o novembre, quando il sole non sale mai troppo.
Il secondo scatto da portare a casa è dentro la Via degli Inferi: pareti verticali di tufo, vegetazione che si chiude sopra, una figura umana nel fondo per dare la scala. Senza una persona nell'inquadratura la profondità non si capisce. Terzo soggetto, in paese: Ceri vista dal parcheggio sottostante, con la rupe di tufo che sale a picco e il borgo sul ciglio. Al tramonto la parete diventa arancione e la fotografia si fa da sola. Ultima raccomandazione, seria: dentro le tombe niente flash. Gli stucchi della Tomba dei Rilievi hanno duemilatrecento anni e la luce diretta ripetuta è uno dei fattori che li consumano. Si scatta a mano libera con sensibilità alta, e se non viene, pazienza.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo è militare e navale. Fra il 541 e il 535 avanti Cristo, nelle acque fra la Sardegna e la Corsica, la flotta di Caere-Agylla combattè insieme ai Cartaginesi contro i Focei nella battaglia del Mare Sardo. Sul campo vinsero i Focei, ma persero la guerra: dopo quello scontro l'espansione greca nel Tirreno occidentale si fermò. Caere ne uscì come potenza marittima riconosciuta, e pochi decenni dopo il suo re Thefarie Velianas fece incidere su tre lamine d'oro, in etrusco e in fenicio, la dedica del tempio di Pyrgi alla dea Uni-Astarte: la prova materiale di quell'alleanza.
Il secondo è del 387 avanti Cristo. Roma è presa e incendiata dai Galli di Brenno. Caere, che era stata per due secoli la rivale, accoglie le vestali in fuga con gli oggetti sacri e i cittadini romani scampati; poi attacca in Sabina i Galli sulla via del ritorno e li priva del bottino portato via da Roma. Da quel gesto nasce lo statuto anomalo di municipium sine suffragio e la formula delle tabulae Caeritum.
Il terzo è del 1836, ed è un colpo di fortuna archeologica. Nella necropoli del Sorbo il generale Vincenzo Galassi e l'arciprete Alessandro Regolini aprono una tomba del VII secolo rimasta intatta: oro lavorato a granulazione, argenterie, bronzi, ceramiche fenicio-cipriote, tre carri. Il corredo, oggi al Museo Gregoriano Etrusco in Vaticano, ridefinisce in un colpo solo la conoscenza dell'orientalizzante etrusco.
Il quarto è del 1927. Raniero Mengarelli, che scavava alla Banditaccia dal 1909, individua la grande via sepolcrale: la necropoli smette di essere un insieme di tombe e diventa una città leggibile. Il quinto è del luglio 2004, con l'iscrizione UNESCO. Il sesto è del febbraio 2015, quando il Cratere di Eufronio, rubato nel 1971 e venduto a New York, viene esposto nel museo del paese da cui era stato portato via.
Va aggiunto un capitolo meno nobile, ma storico anche quello. Nel 1881 fu rinvenuto alla Banditaccia il Sarcofago degli Sposi, ricomposto poi da circa quattrocento frammenti. E nel 1845-46 il marchese Giampietro Campana scavò qui le lastre dipinte in terracotta che finirono al Louvre. Cerveteri è anche la storia di quanto se ne è andato.
Chi è passato da Cerveteri (RM)
Il primo nome è quello di un re etrusco documentato da una fonte scritta di prima mano: Thefarie Velianas, che alla fine del VI secolo avanti Cristo regnava su Caere e fece incidere le lamine d'oro di Pyrgi. Non è un personaggio di tradizione: è un uomo che ha lasciato il proprio nome scritto in due lingue su tre fogli d'oro, oggi leggibili a Villa Giulia.
Da Cerveteri passarono, nel 387 avanti Cristo, le vestali romane in fuga dai Galli con gli arredi sacri della città: un episodio che le fonti latine ricordano perché fondò il rapporto privilegiato fra le due comunità.
Nell'Ottocento arrivarono gli scavatori. Giampietro Campana, marchese e banchiere, scavò qui nel 1845-46 prima di finire processato per peculato e di vedere la propria collezione dispersa fra Louvre, Ermitage e altri musei. Il generale Vincenzo Galassi e l'arciprete Alessandro Regolini aprirono nel 1836 la tomba che porta i loro nomi. Raniero Mengarelli lavorò alla Banditaccia dal 1909 al 1933 e fu il primo a scavare con metodo; Mario Moretti riprese le ricerche negli anni Sessanta del Novecento.
Fra i visitatori celebri va ricordato Gabriele D'Annunzio, che nel 1918 scriveva del campo di volo di Furbara: "Andate al campo di Cervéteri. Vedrete un turbinio di voli umani...". E nel maggio 1938, a Furbara, il regime fascista organizzò per Adolf Hitler una dimostrazione delle capacità dell'Aeronautica italiana, gemella di quella navale allestita a Napoli.
Il proprietario più longevo di questo territorio, infine, è una famiglia: i Ruspoli, che comprarono il feudo dagli Orsini nel 1674 e ne ebbero il titolo principesco nel 1709. Il castello che oggi ospita il museo porta ancora il loro nome, e il museo è intitolato alla principessa Claudia Ruspoli, che lo donò allo Stato.
Che cosa vedere nei dintorni di Cerveteri (RM)
Cerveteri è un ottimo campo base per l'Etruria meridionale. A nord, lungo la costa, si incontrano il castello di Santa Severa con il sito di Pyrgi, poi Civitavecchia e infine Tarquinia con la necropoli dei Monterozzi e il Museo Archeologico Nazionale nel palazzo Vitelleschi. Più a nord ancora si arriva a Vulci, terza grande città etrusca del comprensorio. Verso l'interno ci sono i Monti della Tolfa, il borgo fantasma di Monterano e il lago di Bracciano. Verso sud si scende su Ladispoli e, poco oltre, sul castello di San Martino.
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Domande veloci su Cerveteri (RM)
Quanto costa il biglietto per la Necropoli della Banditaccia di Cerveteri (RM)?
Il biglietto cumulativo che comprende museo e necropoli costa 13 euro. Il circuito che aggiunge i due siti di Tarquinia costa 21 euro. I cittadini dell'Unione europea fra 18 e 25 anni pagano 2 euro, i minorenni entrano gratuitamente. L'abbonamento annuale costa 30 euro, 20 per i residenti di Cerveteri e Tarquinia.
Quali sono gli orari della necropoli di Cerveteri (RM)?
La necropoli apre dal martedì alla domenica; l'orario varia con la stagione: 9.00-19.30 nei mesi centrali, 9.00-18.30 nella breve fascia autunnale di transizione, 9.00-17.00 nel periodo invernale, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura. Il museo osserva 9.00-19.30 tutto l'anno, ultimo ingresso alle 18.30.
Cerveteri (RM) è chiusa il lunedì?
Il lunedì sono chiusi sia la Necropoli della Banditaccia sia il Museo Archeologico Nazionale Cerite. Il paese ovviamente no, ma programmare la visita di lunedì significa rinunciare a entrambi i luoghi principali.
Serve prenotare per visitare Cerveteri (RM)?
Per la visita ordinaria non è necessaria la prenotazione. Serve invece per le visite guidate alle tombe normalmente chiuse e per le aperture straordinarie, che il Parco archeologico annuncia sui propri canali.
Quanto tempo ci vuole per visitare la necropoli di Cerveteri (RM)?
Due ore per il percorso principale entrando nelle tombe aperte, tre se si cammina anche nella parte alta del recinto e si cerca la Via degli Inferi. Il museo chiede un'altra ora abbondante.
Come si arriva a Cerveteri (RM) da Roma senza auto?
Con il treno regionale della linea Roma-Civitavecchia fino alla stazione di Marina di Cerveteri, poi con l'autobus locale verso il centro. La stazione è a circa sette chilometri dal centro storico e la necropoli è altri due chilometri oltre il paese, in salita. Gli orari degli autobus vanno verificati sui canali del gestore.
Quanto dista Cerveteri (RM) da Roma?
Circa quarantadue chilometri. In auto, senza traffico, si percorrono in poco più di mezz'ora dall'anello del Grande Raccordo Anulare.
Dove si trova il Cratere di Eufronio?
Al piano superiore del Museo Archeologico Nazionale Cerite, dentro il castello Ruspoli, in piazza Santa Maria a Cerveteri. Vi è esposto dal febbraio 2015.
Dove si trova il Sarcofago degli Sposi trovato a Cerveteri (RM)?
Al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma. Proviene dalla Necropoli della Banditaccia ed è databile fra il 530 e il 520 avanti Cristo.
Si possono fare fotografie nelle tombe di Cerveteri (RM)?
Le fotografie senza flash sono generalmente ammesse. Il flash è da evitare in ogni caso dentro le camere decorate, perché danneggia stucchi e superfici dipinte. Per usi professionali e per il treppiede occorre chiedere autorizzazione al Parco archeologico.
La necropoli di Cerveteri (RM) è accessibile in sedia a rotelle?
Il viale principale è su fondo battuto e in parte percorribile, ma le singole tombe si raggiungono per scale ripide e strette che non sono accessibili. Conviene contattare in anticipo il Parco archeologico per sapere quali punti siano raggiungibili nel periodo della visita.
Cerveteri (RM) è adatta ai bambini?
Molto. Si cammina all'aperto, si entra dentro le tombe, il percorso è in buona parte pianeggiante e ombreggiato. Portate una torcia e evitate le ore centrali dei mesi caldi.
Qual è la tomba più bella di Cerveteri (RM)?
La Tomba dei Rilievi, senza discussione: è l'unica tomba etrusca interamente rivestita di rilievi in stucco che riproducono gli oggetti della vita quotidiana. Non è sempre visitabile dall'interno, quindi va verificata la disponibilità prima di partire.
Che differenza c'è fra Cerveteri (RM) e Tarquinia?
Cerveteri conserva l'architettura: tombe scavate come case, con tetti, pilastri e letti di pietra. Tarquinia conserva la pittura: circa duecento tombe dipinte su seimila sepolture. Sono complementari e vanno viste in due giornate diverse.
Perché le necropoli di Cerveteri (RM) sono patrimonio UNESCO?
Perché documentano in modo unico la civiltà etrusca, la sola civiltà urbana dell'Italia preromana. L'iscrizione risale al 2004, con i criteri primo, terzo e quarto, e la motivazione insiste sull'impianto urbanistico della necropoli.
Quante tombe ci sono nella Necropoli della Banditaccia?
Oltre ventimila tombe a camera, su una superficie di circa venti ettari, di cui una decina aperti alla visita. La via sepolcrale principale supera i due chilometri.
Che cos'è la Via degli Inferi di Cerveteri (RM)?
Una strada profondamente incassata nel tufo che collegava la città dei vivi al pianoro della necropoli. Si percorre a piedi ed è il tratto più scenografico dell'intero sito, ma resta fuori dal recinto principale e molti visitatori non la vedono.
Dove si trovano i reperti della Tomba Regolini-Galassi?
Al Museo Gregoriano Etrusco, dentro i Musei Vaticani. La tomba fu aperta intatta nel 1836 nella necropoli del Sorbo.
Le spiagge di Cerveteri (RM) sono di sabbia nera?
Sì, la sabbia del litorale ceretano è scura perché ricca di ferro. La caratteristica accomuna tutto il tratto di costa fra Ladispoli e Santa Marinella.
Che vino si produce a Cerveteri (RM)?
La DOC Cerveteri prevede bianchi, rossi e rosati, oltre a un Trebbiano in purezza. I bianchi si basano sul Trebbiano toscano, qui chiamato Procanico, i rossi su Sangiovese e Montepulciano. La zona di produzione comprende anche Ladispoli, Santa Marinella, Civitavecchia e parti di Roma, Allumiere, Tolfa e Tarquinia.
Quando si tiene la Sagra dell'uva di Cerveteri (RM)?
Nell'ultima settimana di agosto, con la sfilata dei carri allegorici costruiti dai rioni. Le date esatte cambiano ogni anno e vanno verificate sui canali ufficiali.
Che cosa vedere a Cerveteri (RM) in mezza giornata?
Museo Cerite e Necropoli della Banditaccia, in quest'ordine. Tutto il resto, centro storico e frazioni comprese, richiede tempo aggiuntivo.
Vale la pena andare a Ceri?
Sì. È una rupe di tufo con un borgo minuscolo sopra, un castello e una chiesa con affreschi di scuola romana del XII secolo emersi in un restauro del 1980. Ci vuole meno di un'ora e cambia la giornata.
Quando conviene andare a Cerveteri (RM)?
Aprile, maggio e ottobre. In estate la necropoli è esposta al sole e le camere diventano afose; in inverno le giornate limpide sono ottime, con la chiusura anticipata alle 17.
Un'ultima parola, da chi ci accompagna gruppi da vent'anni. Cerveteri non impressiona al primo sguardo: non ha un tempio in piedi, non ha un anfiteatro, non ha una cartolina. Ha ventimila stanze scavate nella roccia e una collina che, se si cammina abbastanza piano, smette di essere un cimitero e diventa un quartiere. Il momento in cui succede arriva quasi sempre allo stesso punto, dentro la seconda o terza camera, quando ci si accorge che il soffitto ha il travetto e la stanza ha le finestre finte. Da lì in poi non si guardano più tombe: si guardano case. Prendetevi il tempo che serve perché quel momento arrivi, e non tornate a Roma prima del tramonto.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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