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Tempo perduto, tempo ritrovato al Teatro del Carcere di Rebibbia — 18 dicembre 2026

In breve. Tempo perduto, tempo ritrovato debutta venerdì 18 dicembre 2026 alle 16:00 al Teatro del Carcere di Rebibbia Nuovo Complesso, in via Raffaele Majetti 70, nel Municipio IV: in scena i detenuti attori del progetto, con la partecipazione…

Tempo perduto, tempo ritrovato debutta venerdì 18 dicembre 2026 alle 16:00 al Teatro del Carcere di Rebibbia Nuovo Complesso, in via Raffaele Majetti 70, nel Municipio IV: in scena i detenuti attori del progetto, con la partecipazione di Agnese Nano e la regia di Alessandro Marverti. Lo spettacolo è il punto d'arrivo del percorso curato da La Ribalta, Centro Studi Enrico Maria Salerno, diretto da Laura Andreini Salerno, dedicato quest'anno al tema della memoria e ispirato a Marcel Proust. L'ingresso è gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili, al massimo 50, con prenotazione obbligatoria da inviare entro e non oltre il 18 novembre 2026 all'indirizzo rebibbiafestival@gmail.com; per informazioni il Centro Studi risponde allo 06 9079216. Il carcere si raggiunge con la metro B, capolinea Rebibbia, e da lì con un breve tratto in autobus o a piedi: per il percorso preciso conviene usare il calcolatore di ATAC.

Il carcere di Rebibbia, che ospita il Teatro del Carcere di Rebibbia Nuovo Complesso
Il carcere di Rebibbia, che ospita il Teatro del Carcere di Rebibbia Nuovo Complesso Foto: Foto: Gramantieri, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Entrare in un carcere per vedere teatro è un'esperienza che cambia il modo di guardare la scena, e anche la città. A nostro giudizio, fra gli appuntamenti di dicembre a Roma, questo è quello che chiede più impegno e restituisce di più.

Tempo perduto, tempo ritrovato in breve: data, ora, sede, prenotazione

Venerdì 18 dicembre 2026 alle 16:00, Teatro del Carcere di Rebibbia N.C., via Raffaele Majetti 70: debutto aperto al pubblico, gratuito, massimo 50 posti, prenotazione entro il 18 novembre.

Una sola data per il pubblico esterno

Il calendario del progetto prevede prove aperte e cinque repliche all'interno del carcere, ma il debutto del 18 dicembre è l'appuntamento indicato come aperto al pubblico. Il 22 settembre c'è stata anche una performance aperta, Le opere e i giorni, legata alla residenza artistica del progetto; quella data è già passata.

La prenotazione, con un mese di anticipo

La scadenza è la cosa più importante da ricordare: la richiesta va inviata a rebibbiafestival@gmail.com entro e non oltre il 18 novembre 2026, un mese esatto prima dello spettacolo. Il limite serve all'organizzazione per gestire l'ingresso in un istituto penitenziario; chi scrive dopo quella data resta fuori.

Quanti posti

I posti per il pubblico esterno sono al massimo 50, assegnati fino a esaurimento. La sala, che il Centro Studi descrive come un teatro di 340 posti, accoglie anche il pubblico interno.

I contatti

La Ribalta, Centro Studi Enrico Maria Salerno: telefono 06 9079216, email rebibbiafestival@gmail.com, sito ufficiale enricomariasalerno.it. Le modalità di ingresso per il pubblico vengono comunicate da chi organizza a chi prenota.

Il programma può cambiare

Come per tutti gli appuntamenti del cartellone cittadino, il programma potrebbe subire variazioni. Vale la pena ricontrollare la pagina dell'evento nei giorni precedenti.

Che cosa è Tempo perduto, tempo ritrovato

Tempo perduto, tempo ritrovato è un progetto di laboratori artistici rivolti alla popolazione detenuta di Rebibbia Nuovo Complesso, attivo dal 15 luglio al 18 dicembre 2026, che si chiude con uno spettacolo aperto al pubblico della città.

Due laboratori e una residenza

Tra luglio e dicembre il progetto ha messo in moto due laboratori, intitolati Il Tempo Perduto e Tempo Ritrovato, e una residenza artistica, Le Opere e i Giorni. Il lavoro, secondo la presentazione, si articola in prove aperte e cinque repliche all'interno del carcere, fino al debutto aperto al pubblico.

Il tema: la memoria

Il filo del 2026 è la memoria, con un riferimento dichiarato a Marcel Proust. Per chi vive la detenzione, il tempo è la materia stessa della pena: il titolo mette insieme il tempo che si perde e quello che, attraverso il teatro, si prova a ritrovare.

In scena

Sul palco ci sono i detenuti attori del progetto, con la partecipazione dell'attrice Agnese Nano. La regia è di Alessandro Marverti, che compare fra i collaboratori del Centro Studi Enrico Maria Salerno.

Chi sostiene il progetto

Il progetto è realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura, Direzione Generale Spettacolo, ed è fra i vincitori dell'Avviso pubblico Lo spettacolo dal vivo fuori dal Centro, anno 2026, promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, in collaborazione con la SIAE.

Marcel Proust e il tempo ritrovato: la fonte di Tempo perduto, tempo ritrovato

Alla ricerca del tempo perduto, il romanzo di Marcel Proust pubblicato fra il 1913 e il 1927, è la fonte che dà il titolo e il tema al progetto di Rebibbia.

Sette volumi

L'opera è divisa, per ragioni editoriali, in sette volumi: Dalla parte di Swann (1913), All'ombra delle fanciulle in fiore (1919, premio Goncourt), I Guermantes (1920), Sodoma e Gomorra (1921 e 1922), La prigioniera (1923), La fuggitiva (1925) e Il tempo ritrovato (1927). Gli ultimi tre uscirono dopo la morte dell'autore.

Il romanzo della memoria

Nella Recherche spiccano il tema della memoria e della nostalgia, il ritrovamento di un'epoca e di un ambiente svaniti ma rivissuti nel ricordo. Il narratore, vero protagonista, scopre nell'ultimo volume il senso della vita nell'arte e nella letteratura: il passaggio dal tempo perduto al tempo ritrovato.

Un'opera cattedrale

Per la sua lunghezza, circa 9.609.000 caratteri in 3.724 pagine, il romanzo è entrato nel Guinness dei primati; per la sua struttura viene definito opera cattedrale. La prima edizione italiana uscì fra il 1946 e il 1951.

Perché Proust in carcere

Portare la Recherche fra persone recluse ribalta il punto di vista: la memoria diventa lo spazio di libertà che nessun muro può togliere. È un'intuizione drammaturgica forte e, a nostro giudizio, molto più rischiosa di un classico già collaudato.

La Ribalta, Centro Studi Enrico Maria Salerno: chi porta il teatro a Rebibbia

Il Centro Studi Enrico Maria Salerno è stato fondato nel 1994, alla scomparsa dell'attore, da Laura Andreini Salerno, vedova e collaboratrice artistica del maestro, che ne cura tuttora la direzione artistica.

Una struttura con vocazione sociale

Il Centro svolge attività di promozione culturale e di produzione teatrale e video cinematografica, con particolare attenzione alle problematiche sociali. Collabora con istituzioni teatrali, università ed enti pubblici e privati per progetti di formazione e di inserimento lavorativo di ex detenuti, attori e tecnici, nel mondo dello spettacolo.

L'archivio

Nel 2004 la Soprintendenza per i Beni Archivistici del Lazio ha riconosciuto l'Archivio Enrico Maria Salerno come archivio nazionale di particolare interesse storico. L'associazione è iscritta anche all'Albo delle imprese cinematografiche del Ministero.

I partner

Fra i partner istituzionali indicati dal Centro Studi ci sono il Ministero della Cultura, il Ministero della Giustizia, la Regione Lazio, il Comune di Roma, il Teatro di Roma, la Fondazione Cinema per Roma, le università Roma Tre e La Sapienza e il Coordinamento Nazionale Teatro e Carcere.

Enrico Maria Salerno

Il Centro porta il nome di Enrico Maria Salerno, nato a Milano il 18 settembre 1926 e morto a Roma il 28 febbraio 1994: attore, doppiatore, regista e conduttore televisivo, interprete di 102 spettacoli teatrali e di 92 film, tre dei quali diretti da lui. Il 2026 è l'anno del centenario della nascita.

Il Teatro Libero di Rebibbia: vent'anni di scena dietro le mura

Dal 2002 il Centro Studi, diretto da Laura Andreini Salerno e Fabio Cavalli, lavora alla promozione del teatro, del cinema e dell'editoria nella Casa Circondariale Roma Rebibbia Nuovo Complesso intitolata a Raffaele Cinotti.

I numeri del progetto

Secondo il Centro Studi, il progetto accoglie circa cento detenuti e ne ha coinvolti oltre seicento dall'inizio. Dal 2003 sono stati prodotti quaranta spettacoli con oltre trecento alzate di sipario, e il teatro ha accolto più di 45.000 spettatori, interni ed esterni.

Le compagnie

Nel carcere operano tre compagnie e una band. La Compagnia del reparto G12 Alta Sicurezza, guidata da Fabio Cavalli dal 2003, ha portato in scena Shakespeare (La tempesta, Amleto, Giulio Cesare), l'Inferno di Dante, Giordano Bruno, Eduardo, Pirandello, Tolstoj, Brecht. La Compagnia del reparto G8, diretta da Laura Andreini Salerno, ha debuttato nel 2008. L'Orchestra del reparto G9, diretta dal maestro Franco Moretti dell'Orchestra Popolare Romana, propone teatro musicale e concerti.

Fuori dalle mura

Il Teatro Libero si è aperto ai teatri della città, collaborando con l'Eliseo, il Teatro Quirino e l'Argentina. Dal 2010 un protocollo con alcuni teatri romani ha portato fuori spettacoli della compagnia G8 come La leggenda di Fitzcarraldo, Exodus, La festa e Viaggio all'isola di Sakhalin. Per celebrare i vent'anni del progetto, il Teatro Argentina ha ospitato un 22 dicembre lo spettacolo Dalla città dolente con i detenuti attori della compagnia di Rebibbia.

Il cinema

Con il cortometraggio Naufragio con spettatore, presentato alla 73ª Mostra del Cinema di Venezia nell'ambito del Premio MigrArti, Fabio Cavalli ha ricevuto la menzione speciale della giuria. Il teatro ospita anche la Festa del Cinema a Rebibbia, in collaborazione con la Fondazione Cinema per Roma.

Il Teatro del Carcere di Rebibbia, la sede di Tempo perduto, tempo ritrovato

Il Teatro di Rebibbia è una sala di 340 posti dentro il Nuovo Complesso, dotata di tecnologie di palcoscenico, proiezione cinematografica con maxischermo e collegamento in fibra ottica.

Una sala che trasmette in diretta

Il Centro Studi sottolinea un primato: la sala è collegata in banda larga, grazie all'intervento di Unidata, ed è in grado di trasmettere spettacoli in live streaming in alta definizione, unica al mondo da un carcere. Fra gli eventi trasmessi c'è stato un Dante in streaming.

Una vera stagione

Il teatro ospita una stagione: spettacoli prodotti con i detenuti attori, spettacoli esterni, film e video, concerti, workshop, incontri per giovani attori d'accademia, tirocinanti e master delle università romane, progetti che mettono sullo stesso palco studenti delle scuole del Lazio e detenuti.

Il Rebibbia Festival

Dal 2004 il carcere si è aperto alla città con il primo festival di spettacolo dal vivo di arte penitenziaria. Il teatro è anche sede del Festival dell'Arte Reclusa, finanziato da Roma Capitale, e del Rebibbia CityFest.

Formazione nel video

Sul set di Cesare deve morire, il Centro ha sperimentato la formazione dei detenuti nella ripresa audio e video; da allora il progetto prevede percorsi di formazione nella videoripresa, sostenuti anche dall'Otto per mille della Chiesa Valdese.

Il polo penitenziario di Rebibbia

Il polo penitenziario di Rebibbia è formato da quattro istituti indipendenti, tre maschili e uno femminile: considerato nel suo insieme, è il carcere con la maggiore capienza d'Italia, oltre 2.000 detenuti.

Il Nuovo Complesso

La Casa Circondariale Raffaele Cinotti, detta Nuovo Complesso, è la componente principale del polo, con una capienza regolamentare di 1.178 posti, 351 stanze singole e 319 multiple, su una superficie coperta di circa 27 ettari. Fu progettata negli anni Sessanta dall'architetto Sergio Lenci, costruita a partire dal 1965 e inaugurata nel 1971.

Gli altri istituti

Il primo nucleo del polo fu la casa penale, poi casa di reclusione, inaugurata nel 1946; negli anni Cinquanta seguì la casa circondariale femminile, oggi intitolata a Germana Stefanini. Il quarto istituto, la III Casa, fu inaugurato nel 1992.

Nella cultura

La scrittrice Goliarda Sapienza, detenuta a Rebibbia, pubblicò nel 1983 il romanzo autobiografico L'università di Rebibbia. Nel 2007 l'artista Fabio Mauri presentò alla galleria Il Ponte di Roma l'opera Rebibbia, una cassettiera proveniente dal carcere.

Rebibbia, il quartiere intorno al Teatro del Carcere

Rebibbia è un'area urbana del Municipio IV, nel quartiere Ponte Mammolo, sulla via Tiburtina prima del Casale di San Basilio, nella periferia nord est di Roma.

Il nome

Il nome richiama il cardinale Scipione Rebiba, proprietario di una grande tenuta che comprendeva l'attuale quartiere intorno a Ponte Mammolo. L'abitato cominciò a formarsi all'inizio del Novecento e crebbe soprattutto dagli anni Settanta, con case di pochi piani e piccoli giardini.

Pasolini a Rebibbia

A Rebibbia visse Pier Paolo Pasolini, come ricorda una targa in piazza Lino Ferriani, la piazzetta ristrutturata nel 2002. Sulla piazza si affaccia anche la chiesetta di Rebibbia, in via Tagliere, una cappella novecentesca semplicissima con una campana sul tetto.

Il casale e i sepolcri

In via di Ponte Mammolo 30, su una rupe alla destra dell'Aniene, c'è il Casale di Rebibbia, detto de La Vannina, documentato dal Cinquecento e visibile in una veduta di Giuseppe Vasi del 1754 accanto all'antico Ponte Mammolo. Lungo la via Tiburtina restano sepolcri di età imperiale e magazzini di età tardo repubblicana.

Nei dintorni

A poca distanza, sulla riva dell'Aniene, c'è il Museo di Casal de' Pazzi, con un alveo fluviale di circa 200.000 anni fa; lungo il fiume si estende la Riserva naturale Valle dell'Aniene.

Come arrivare al Teatro del Carcere di Rebibbia

La stazione di riferimento per il Teatro del Carcere di Rebibbia è Rebibbia, capolinea nord orientale della metro B, all'incrocio fra via Tiburtina e via di Rebibbia.

In metropolitana

La stazione Rebibbia della linea B fu inaugurata il 7 dicembre 1990 come capolinea della tratta da Termini e aperta al pubblico il giorno successivo. La fermata precedente è Ponte Mammolo. Via Raffaele Majetti è a nord della stazione, a poche centinaia di metri in linea d'aria.

In autobus

Davanti alla stazione c'è un nodo di interscambio con gli autobus ATAC. Per scegliere la linea giusta fino a via Majetti conviene usare il calcolatore di percorso di ATAC, impostando l'arrivo per le 15:30.

In auto

Via Raffaele Majetti è nel quartiere Ponte Mammolo, nel CAP 00156. Chi arriva in auto deve tenere conto dei tempi di ingresso in un istituto penitenziario: meglio arrivare con largo anticipo.

Accessibilità

La pagina dell'evento indica lo spettacolo come accessibile. La stazione Rebibbia della metro B è accessibile alle persone con disabilità motorie se accompagnate.

Come organizzare il pomeriggio di Tempo perduto, tempo ritrovato

Lo spettacolo comincia alle 16:00 di un venerdì: per chi lavora serve mezza giornata libera, e conviene organizzarsi con settimane di anticipo, visto che la prenotazione chiude il 18 novembre.

Arrivare presto

Entrare in un carcere non è come entrare in un teatro qualunque: le indicazioni per l'ingresso le comunica l'organizzazione a chi ha prenotato. Il consiglio è arrivare al cancello almeno mezz'ora prima e seguire alla lettera le indicazioni ricevute.

Che cosa aspettarsi

In sala ci sono spettatori interni ed esterni, come il Centro Studi ricorda contando oltre 45.000 presenze negli anni. È un teatro vero, e va vissuto come tale.

Dopo lo spettacolo

Tornando verso la metro B, la piazzetta di via Tagliere con la targa per Pasolini è un piccolo omaggio da fare prima di rientrare in centro.

Dove mangiare

Intorno alla via Tiburtina si trovano locali di quartiere; chi preferisce cenare in centro ha la metro B, che da Rebibbia porta direttamente a Termini.

Una curiosità su Tempo perduto, tempo ritrovato al Teatro del Carcere di Rebibbia — 18 dicembre 2026

La curiosità più sorprendente riguarda la tecnologia. Il Teatro del Carcere di Rebibbia, secondo il Centro Studi Enrico Maria Salerno, è collegato in fibra ottica e in banda larga con la rete, grazie all'intervento della società Unidata, ed è in grado di trasmettere spettacoli in live streaming in alta definizione: unico al mondo, rivendica il Centro, a poterlo fare da un carcere. Fra gli eventi trasmessi c'è stato un Dante in streaming in alta definizione. Dietro questo primato c'è un'idea precisa: il divario tecnologico che colpisce le persone recluse è un ostacolo in più al reinserimento, e la digitalizzazione del carcere diventa un'occasione di formazione. Sul set di Cesare deve morire i detenuti avevano già sperimentato interventi di formazione nella ripresa audio e video; con il cortometraggio Naufragio con spettatore, premiato a Venezia con una menzione speciale nel 2016, il rapporto con la macchina da presa è diventato sistematico. Oggi il Teatro Libero di Rebibbia prevede veri percorsi di formazione nella videoripresa. Chi entra il 18 dicembre per vedere Tempo perduto, tempo ritrovato si trova quindi in una sala che è insieme palcoscenico, cinema e piccolo studio televisivo, con un maxischermo e 340 posti. È un paradosso eloquente: il luogo più chiuso della città è uno dei più connessi.

Una cosa che non ti dice nessuno su Tempo perduto, tempo ritrovato al Teatro del Carcere di Rebibbia — 18 dicembre 2026

La cosa che nessuno dice è che lo spettacolo del 18 dicembre si decide il 18 novembre. La prenotazione, obbligatoria, va inviata a rebibbiafestival@gmail.com entro e non oltre quella data, e i posti per il pubblico esterno sono al massimo cinquanta. Chi scopre l'evento a dicembre, sfogliando i programmi delle feste, arriva tardi. Il motivo è intuibile: l'ingresso del pubblico in un istituto penitenziario va preparato con largo anticipo. Il secondo aspetto che pochi considerano è l'orario. Le 16:00 di un venerdì di dicembre non sono l'ora abituale del teatro, e vanno messe in agenda per tempo. Per chi lavora vuol dire chiedere un permesso; per uno studente, saltare una lezione. A nostro giudizio ne vale la pena. Il terzo aspetto è la natura del pubblico: il Teatro di Rebibbia conta spettatori interni ed esterni, e i cinquanta posti per chi viene da fuori sono una parte della sala. Non è un pubblico di abbonati, e chi è abituato alle platee dei teatri del centro deve mettere in conto un'atmosfera diversa. Infine: telefono spento durante lo spettacolo, per rispetto di chi è in scena, oltre che per le regole dell'istituto comunicate a chi prenota.

Il consiglio che ti do per visitare Tempo perduto, tempo ritrovato al Teatro del Carcere di Rebibbia — 18 dicembre 2026

Il consiglio è prepararsi con una lettura e con un film. La lettura è Proust, naturalmente: non serve affrontare le 3.724 pagine della Recherche, basta l'inizio di Dalla parte di Swann, oppure l'ultimo volume, Il tempo ritrovato, pubblicato nel 1927, in cui il narratore scopre nell'arte il senso della propria vita. Il film è Cesare deve morire dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani, girato proprio nel carcere di Rebibbia nel 2011 e premiato con l'Orso d'oro a Berlino nel 2012. Settantasei minuti che mostrano come nasce uno spettacolo con i detenuti attori, dai provini alla prima, e che aiutano a capire che cosa si vedrà. Il secondo consiglio è pratico: scrivete subito, già a ottobre, per prenotare, seguite le indicazioni che riceverete e conservate la risposta. Il terzo consiglio riguarda l'atteggiamento. Andate a vedere uno spettacolo, non una curiosità sociale. Gli attori in scena hanno lavorato per mesi, fra laboratori, residenza e repliche interne; meritano lo stesso rispetto, e la stessa severità di giudizio, che si riserva a una compagnia professionale. È il modo migliore per prenderli sul serio.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti ricordano che Cesare deve morire dei Taviani vinse l'Orso d'oro a Berlino nel 2012, riconoscimento che al cinema italiano mancava dal 1991, quando era andato a La casa del sorriso di Marco Ferreri. Meno spesso si cita chi c'era dietro. La sceneggiatura porta la firma dei due fratelli in collaborazione con Fabio Cavalli, il regista teatrale che guidava la compagnia dell'Alta Sicurezza; fra i produttori c'è Laura Andreini Salerno, e fra le case di produzione, accanto a Kaos Cinematografica e Rai Cinema, compare proprio La Ribalta, Centro Studi Enrico Maria Salerno: la stessa associazione che oggi firma Tempo perduto, tempo ritrovato. Il film raccontava la messa in scena del Giulio Cesare di Shakespeare da parte dei detenuti della sezione Alta Sicurezza, con Cosimo Rega nel ruolo di Cassio, Salvatore Striano in quello di Bruto e Giovanni Arcuri in quello di Cesare. I Taviani dichiararono che uno dei motivi per girarlo era aver sentito Shakespeare tradotto in napoletano, siciliano e pugliese. Il film vinse anche cinque David di Donatello, fra cui miglior film e miglior regia, e fu scelto come candidato italiano all'Oscar per il film straniero. Tutto questo è nato nella sala di via Majetti, dove il 18 dicembre si torna a recitare.

La foto giusta da fare a Tempo perduto, tempo ritrovato al Teatro del Carcere di Rebibbia — 18 dicembre 2026

Dentro il carcere la foto giusta è quella che non si fa. In un istituto penitenziario valgono regole precise, che l'organizzazione comunica a chi prenota: rispettarle è la prima condizione per entrare. C'è poi una ragione più profonda. Gli attori in scena sono persone detenute, con famiglie e storie che non appartengono al pubblico; il loro volto non è un soggetto da portare via. Le immagini ufficiali dello spettacolo, quando ci sono, le diffonde il Centro Studi. La foto giusta, allora, si fa fuori. La prima è alla stazione Rebibbia della metro B, dove nel dicembre 2014 il fumettista Zerocalcare ha dipinto un murale con un mammut sulla parete del piazzale. La seconda è in piazza Lino Ferriani, davanti alla targa che ricorda che Pier Paolo Pasolini visse a Rebibbia. La terza è alla luce del tramonto di dicembre, uscendo dallo spettacolo, sulla via Tiburtina: una periferia fatta di case basse e giardini, lontana dall'idea che molti hanno di questo nome. Tre immagini che raccontano il quartiere meglio di qualunque foto del muro di cinta.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia del polo penitenziario di Rebibbia comincia nel 1946, con l'inaugurazione della casa penale, poi divenuta casa di reclusione. Negli anni Cinquanta arriva la casa circondariale femminile, gestita all'inizio dalle suore vincenziane e dal 1979 dalle vigilatrici penitenziarie. Negli anni Sessanta l'architetto Sergio Lenci progetta il Nuovo Complesso, costruito dal 1965 e inaugurato nel 1971, poi intitolato a Raffaele Cinotti: è lì che si trova il teatro. Nel 1992 viene inaugurato il quarto istituto, la III Casa. La cronaca ricorda episodi clamorosi: il 23 novembre 1986 un'eliambulanza dirottata atterrò nel campo sportivo del carcere per un'evasione, e nel 1987 un tentativo di fuga attraverso un tunnel scavato per un mese fu scoperto a tre metri dalla meta. La storia che interessa il teatro è un'altra: nel 2002 il Centro Studi Enrico Maria Salerno avvia il lavoro nel Nuovo Complesso, nel 2003 debutta la compagnia dell'Alta Sicurezza, nel 2004 nasce il primo festival di spettacolo dal vivo di arte penitenziaria, nel 2008 debutta la compagnia G8. Nel 2011 i Taviani girano qui Cesare deve morire. Nello stesso anno il carcere riceve la visita di papa Benedetto XVI; nel 2024 quella di papa Francesco, nel carcere femminile.

Chi è passato da Tempo perduto, tempo ritrovato al Teatro del Carcere di Rebibbia — 18 dicembre 2026

Sul palcoscenico del Teatro di Rebibbia sono passati nomi importanti della cultura italiana. Il Centro Studi Enrico Maria Salerno ne ricorda molti, che hanno portato spettacoli, performance, incontri e dibattiti: Carlo Cecchi, Francesco Rosi, Luca De Filippo, Leo Gullotta, Nicola Piovani, Francesco Di Giacomo, Vincenzo Salemme, Umberto Orsini, Giovanni Marini, Alessandro Haber, Alessandro Gassman, Ninetto Davoli, Roman Vlad, Giancarlo De Cataldo, Ascanio Celestini, e naturalmente Paolo e Vittorio Taviani. Il polo penitenziario è stato visitato da papa Benedetto XVI nel 2011 e da papa Francesco nel 2024, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, da Marco Pannella e Rita Bernardini, dallo scrittore Erri De Luca, che vi ha tenuto lezioni di scrittura. Fra le detenute del passato c'è la scrittrice Goliarda Sapienza, che dalla sua esperienza trasse L'università di Rebibbia. Fra i detenuti attori, il più noto è Salvatore Striano, il Bruto di Cesare deve morire, oggi ricordato come attore. Il 18 dicembre passerà di qui Agnese Nano, che affianca i detenuti attori nello spettacolo diretto da Alessandro Marverti. E ci sarete voi, cinquanta spettatori al massimo: pochi, e per questo ciascuno conta.

Altri appuntamenti sul teatro in carcere a Roma

Il teatro nato a Rebibbia arriva anche nelle sale della città, e quest'autunno ci sono altre occasioni per incontrarlo.

Rebibbia: la Città invisibile

Allo Spazio Rossellini, il 12 ottobre 2026, va in scena Rebibbia: la Città invisibile, docu teatro ispirato a Italo Calvino con ex detenuti di Rebibbia e la regia di Laura Andreini e Francesca Di Giuseppe: è un evento diverso da Tempo perduto, tempo ritrovato, ma nasce dalla stessa storia.

I teatri che hanno ospitato Rebibbia

Il Teatro Libero di Rebibbia ha collaborato con l'Argentina, l'Eliseo e il Quirino. Per la programmazione dell'Argentina c'è la scheda sulla stagione 2026 2027 del Teatro di Roma.

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Domande frequenti su Tempo perduto, tempo ritrovato

Quando va in scena Tempo perduto, tempo ritrovato a Rebibbia?

Tempo perduto, tempo ritrovato debutta venerdì 18 dicembre 2026 alle 16:00 al Teatro del Carcere di Rebibbia Nuovo Complesso, in via Raffaele Majetti 70. È la data aperta al pubblico esterno; il progetto prevede anche prove aperte e repliche all'interno del carcere.

Come si prenota Tempo perduto, tempo ritrovato?

Per Tempo perduto, tempo ritrovato la prenotazione è obbligatoria e va inviata a rebibbiafestival@gmail.com entro e non oltre il 18 novembre 2026. Per informazioni si può chiamare La Ribalta, Centro Studi Enrico Maria Salerno, allo 06 9079216.

Quanto costa il biglietto di Tempo perduto, tempo ritrovato?

Tempo perduto, tempo ritrovato è a ingresso gratuito, fino a esaurimento dei posti disponibili, che per il pubblico esterno sono al massimo cinquanta. Senza prenotazione confermata non si entra.

Dove si trova il Teatro del Carcere di Rebibbia?

Il Teatro del Carcere di Rebibbia è all'interno della Casa Circondariale Rebibbia Nuovo Complesso, in via Raffaele Majetti 70, nel quartiere Ponte Mammolo, Municipio IV. La stazione di riferimento è Rebibbia, capolinea della metro B.

Chi recita in Tempo perduto, tempo ritrovato?

In Tempo perduto, tempo ritrovato recitano i detenuti attori del progetto di Rebibbia, con la partecipazione dell'attrice Agnese Nano. La regia è di Alessandro Marverti; il progetto è curato da La Ribalta, Centro Studi Enrico Maria Salerno, diretto da Laura Andreini Salerno.

Che cosa c'entra Proust con Tempo perduto, tempo ritrovato?

Tempo perduto, tempo ritrovato prende il titolo e il tema della memoria da Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust, il romanzo in sette volumi pubblicato fra il 1913 e il 1927, il cui ultimo volume si intitola Il tempo ritrovato.

Cesare deve morire è stato girato nel Teatro di Rebibbia?

Sì, il carcere di Rebibbia ha ospitato nel 2011 le riprese di Cesare deve morire dei fratelli Taviani, Orso d'oro a Berlino 2012, con i detenuti diretti da Fabio Cavalli. Il Centro Studi Enrico Maria Salerno, che cura Tempo perduto, tempo ritrovato, fu tra i coproduttori.

Lo spettacolo Tempo perduto, tempo ritrovato è accessibile?

La pagina ufficiale di Tempo perduto, tempo ritrovato indica l'evento come accessibile. Chi ha esigenze specifiche fa bene a segnalarle già nella mail di prenotazione, così che l'organizzazione possa predisporre l'ingresso.

Il consiglio finale su Tempo perduto, tempo ritrovato

Conviene scrivere subito, senza aspettare novembre: cinquanta posti e una scadenza a un mese dallo spettacolo non perdonano i ritardatari. Poi, a nostro giudizio, a Rebibbia si va con la stessa serietà con cui si andrebbe a una prima all'Argentina.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento18 Dicembre 2026 16:00
IndirizzoCasa Circondariale Rebibbia Nuovo Complesso, Via Raffaele Majetti 70, 00156 Roma Roma Città

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