Scuderie del Quirinale
Le Scuderie del Quirinale si trovano in via XXIV Maggio 16, a Roma, sul lato meridionale della piazza del Quirinale, esattamente di fronte al Palazzo del Quirinale e accanto al Palazzo della Consulta. Sono un edificio settecentesco nato per ospitare i cavalli e le carrozze dei papi e trasformato alla fine del Novecento in una delle sedi espositive più importanti d’Italia. Appartengono, come il palazzo che guardano, al patrimonio della Presidenza della Repubblica, e questa è la ragione per cui il loro nome storico, Scuderie papali del Quirinale, è stato accorciato: l’aggettivo raccontava una proprietà che non esiste più dal 1870 e generava equivoci. Chi arriva qui non trova un museo con una collezione permanente, ma un contenitore che cambia pelle due o tre volte l’anno, con grandi mostre temporanee di richiamo internazionale che occupano circa millecinquecento metri quadrati distribuiti su due piani. La visita dura quanto dura la mostra che si sta vedendo, ma l’edificio in sé, con la sua scala elicoidale di vetro e la vetrata panoramica che chiude il percorso, vale il biglietto anche a prescindere da che cosa sia appeso alle pareti. Per orientarsi nella zona può essere utile leggere anche le pagine della Fontana di Trevi, della Galleria Colonna e del Palazzo delle Esposizioni, che si trovano tutte a pochi minuti a piedi e che con le Scuderie formano, di fatto, un unico itinerario.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

Dove si trovano le Scuderie del Quirinale e come ci si arriva davvero
L’indirizzo è via XXIV Maggio 16, nel rione Trevi, sul colle più alto dei sette di Roma. È un dettaglio che conta più di quanto sembri, perché il Quirinale è un colle vero, con una quota di una cinquantina di metri sul livello del mare, e qualunque percorso a piedi verso le Scuderie prevede una salita. Chi arriva dalla Fontana di Trevi, che risulta poche centinaia di metri più in basso, affronta una rampa di scale e una stradina in pendenza; chi arriva da piazza Venezia sale lungo via IV Novembre e poi via XXIV Maggio; chi arriva da via Nazionale ha la salita più dolce ma anche la più lunga. Nessuno di questi percorsi supera i dieci o dodici minuti di cammino, ma con quaranta gradi di luglio e le scarpe sbagliate si fanno sentire.
Con la metropolitana non esiste una fermata sotto le Scuderie. La linea A ha la stazione di Barberini a poco più di dieci minuti a piedi, in leggera discesa all’andata e in salita al ritorno, e la stazione di Repubblica a una quindicina di minuti. La linea B ha Cavour, sul versante dei Monti, a una distanza simile ma con un dislivello più impegnativo. Termini, che è il grande nodo di scambio della città, risulta a circa venti minuti di cammino lungo via Nazionale: è una passeggiata piana e commerciale, non particolarmente bella ma comoda, che passa davanti al Palazzo delle Esposizioni e permette di combinare le due sedi nella stessa giornata.
Con gli autobus la situazione è migliore di quanto si creda. Via Nazionale è percorsa da diverse linee di superficie che collegano Termini a piazza Venezia e al Vaticano, e la fermata più comoda è quella all’altezza di largo Magnanapoli o della salita che porta verso il Quirinale. Esiste inoltre almeno una linea di minibus elettrici che sale fino alla piazza del Quirinale e che risolve il problema del dislivello a chi fa fatica a camminare in salita. Le numerazioni delle linee romane cambiano con una certa disinvoltura, quindi conviene sempre controllare il percorso aggiornato sull’applicazione dell’azienda di trasporto o su una mappa in tempo reale prima di partire, invece di fidarsi di un numero letto da qualche parte.
In automobile il discorso è diverso e la risposta breve è: meglio di no. La zona risulta interna alla zona a traffico limitato del centro storico, con varchi elettronici attivi in fascia diurna nei giorni feriali e, in alcuni periodi, anche in fascia serale. La piazza del Quirinale, poi, è presidiata in permanenza per ragioni di sicurezza, il che significa che la sosta attorno alle Scuderie risulta di fatto inesistente. I parcheggi a pagamento più vicini si trovano lungo via Nazionale, nella zona di piazza della Repubblica e sotto il Gianicolo, tutti a una distanza che comporta comunque una camminata. Chi arriva da fuori Roma fa prima a lasciare la macchina in un parcheggio di scambio servito dalla metropolitana e a completare il percorso con i mezzi pubblici.
Che cosa sono davvero le Scuderie del Quirinale: una sede espositiva, non un museo
Qui si gioca il malinteso principale. Le Scuderie del Quirinale non hanno una collezione. Non possiedono quadri, non possiedono sculture, non hanno un allestimento permanente da visitare in qualunque momento dell’anno. Sono un contenitore, e come tutti i contenitori sono pieni oppure vuoti a seconda del momento. Quando ospitano una grande mostra, e succede per la maggior parte dell’anno, sono uno dei luoghi più frequentati della città. Quando una mostra chiude e la successiva deve ancora aprire, il portone resta serrato per settimane, il tempo di smontare un allestimento e costruirne un altro, e chi arriva senza avere controllato trova un edificio muto.
Questa natura di sede espositiva e non di museo determina tutto il resto: il prezzo del biglietto, che cambia da mostra a mostra, gli orari, che cambiano anch’essi, la presenza o l’assenza di audioguide e visite guidate, la durata consigliata della visita. Non esiste, e sarebbe sbagliato pretenderlo, un’informazione stabile e valida per sempre: esiste un funzionamento, che è sempre lo stesso, e un contenuto, che cambia. Chiunque prometta di dirvi che cosa vedrete alle Scuderie del Quirinale il mese prossimo o l’anno prossimo vi sta raccontando qualcosa che non può sapere. Il programma viene annunciato dalla sede stessa con qualche mese di anticipo, viene ripreso dalla stampa e finisce nel calendario delle mostre e degli eventi; l’unica fonte che conviene consultare prima di muoversi è il sito ufficiale, scuderiequirinale.it, dove trovate la mostra in corso, quella annunciata e l’archivio delle passate.
La superficie complessiva dell’edificio è di circa tremila metri quadrati, distribuiti su più livelli. Gli spazi espositivi veri e propri occupano il primo e il secondo piano, per un totale di circa millecinquecento metri quadrati: sono sale ampie, alte, con luce controllata, ricavate dentro i volumi che un tempo ospitavano le poste dei cavalli e i depositi dei finimenti. Al piano ammezzato si trova la caffetteria. Il piano terra ospita i servizi di accoglienza, la biglietteria, il guardaroba, la libreria e il negozio di oggettistica, oltre a spazi che di volta in volta vengono destinati a iniziative collaterali, conferenze, laboratori didattici e proiezioni legate alla mostra in corso.
L’edificio, la scala di Gae Aulenti e la vetrata sul belvedere
Il restauro che ha trasformato una vecchia autorimessa in una sede espositiva internazionale porta la firma di Gae Aulenti, architetta friulana fra le più note della sua generazione, la stessa che aveva convertito la stazione di Orsay a Parigi in museo e che aveva lavorato a Palazzo Grassi a Venezia. I lavori si svolsero fra il 1997 e il 1999 e furono conclusi in tempo per il Giubileo del 2000, che fu la ragione politica e finanziaria dell’intera operazione. Il risultato è uno dei rari casi romani in cui un intervento contemporaneo dentro un edificio storico non risulta né timido né prepotente.
La scelta progettuale più evidente riguarda i collegamenti verticali. Aulenti inserì nel corpo dell’edificio un vano scala rivestito di vetro che sale lungo tutta l’altezza e che permette, mentre si passa da un piano all’altro, di vedere fuori. Non è un dettaglio decorativo: è il modo con cui l’architetto ha risolto il problema di orientare il visitatore dentro un edificio profondo e chiuso, restituendogli a intervalli regolari il rapporto con la città. Il punto culminante è la grande vetrata che si affaccia verso il basso, sui tetti del centro storico, con le cupole in fila e il profilo di San Pietro all’orizzonte nelle giornate limpide. È il pezzo di architettura che quasi tutti fotografano e che quasi nessuno si aspetta prima di entrare.
Il resto dell’intervento è più discreto. Le sale espositive furono liberate dalle superfetazioni accumulate nel Novecento e riportate a volumi semplici, con pareti neutre e pavimenti continui, pensate per accogliere allestimenti sempre diversi senza imporre un carattere proprio. Gli impianti di climatizzazione, illuminazione e sicurezza furono portati agli standard richiesti dai prestiti internazionali, che è poi la condizione tecnica senza la quale nessun grande museo del mondo presta un quadro. È un lavoro invisibile al pubblico e decisivo: la ragione per cui alle Scuderie arrivano opere che difficilmente si vedono in giro è che l’edificio possiede i requisiti climatici e di sorveglianza per riceverle.
La facciata esterna, invece, non fu toccata nella sostanza. Il fronte su via XXIV Maggio conserva l’andamento settecentesco, con il grande portale centrale e la scansione regolare delle aperture. Il retro, verso il giardino Colonna, mostra la parte più interessante dal punto di vista archeologico e la meno visibile: l’edificio poggia sui resti del grande tempio romano dedicato a Serapide, e in alcuni punti la muratura antica affiora nel corpo di fabbrica moderno. Non è un dettaglio erudito: è la ragione per cui le Scuderie hanno la forma che hanno, perché il progetto settecentesco dovette adattarsi a strutture antiche troppo massicce per essere demolite.
Una curiosità su Scuderie del Quirinale
La curiosità riguarda il sottosuolo, e cioè la cosa che quasi nessuno guarda. Le Scuderie poggiano sui resti di un edificio romano di dimensioni impressionanti, il tempio dedicato a Serapide, divinità di origine egizia il cui culto si era diffuso in tutto l’impero. Il complesso, costruito in età severiana, occupava il fianco del Quirinale con una scalinata monumentale che collegava la sommità del colle alla valle sottostante, dove oggi corre via della Pilotta. Le fonti e i disegni rinascimentali descrivono colonne di dimensioni fuori scala anche per Roma, capitelli enormi, un fronte che doveva essere visibile da mezza città.
Di quel tempio è rimasto pochissimo in vista, ma il pochissimo che resta è spettacolare. Alcuni frammenti architettonici colossali sono ancora visibili nei giardini Colonna, sul retro, e altri elementi furono reimpiegati altrove nel corso dei secoli, secondo la solita abitudine romana di considerare le rovine una cava di materiali. Le strutture di fondazione, invece, sono rimaste dove erano, e sono quelle su cui il palazzo settecentesco fu materialmente appoggiato. Quando si dice che le Scuderie del Quirinale poggiano su un tempio antico non si usa una metafora: si descrive una situazione statica.
La curiosità dentro la curiosità è che questa continuità di quota ha attraversato tutta la storia del luogo. La scalinata del tempio serviva a superare il dislivello fra il colle e la valle; la rampa delle scuderie papali, secoli dopo, serviva a far salire e scendere cavalli e carrozze lungo lo stesso dislivello; la scala di vetro di Gae Aulenti, alla fine del Novecento, risolve ancora lo stesso problema, cioè portare le persone dal basso verso l’alto dentro un edificio costruito su un pendio. Tre epoche diverse, tre soluzioni tecniche diverse, un unico problema topografico che nessuno ha mai potuto eliminare. Chi visita le Scuderie salendo la scala panoramica sta ripetendo, senza saperlo, un gesto che qui si ripete da milleottocento anni.
Aggiungo un particolare che diverte sempre i gruppi che accompagno. Il nome storico completo del luogo era Scuderie papali del Quirinale, e con quel nome l’edificio fu conosciuto per quasi tre secoli. L’aggettivo fu eliminato quando la sede divenne espositiva, per evitare che il pubblico pensasse a una proprietà vaticana: dal 1870 il Quirinale non appartiene più alla Santa Sede, prima passò ai Savoia e poi, dal 1946, alla Presidenza della Repubblica. Una parola tolta da un’insegna per non raccontare una storia sbagliata è, in fondo, un esercizio di precisione storica che merita di essere segnalato.
La storia del palazzo: dalle scuderie papali al Giubileo del 2000
Il palazzo delle Scuderie del Quirinale fu costruito fra il 1722 e il 1732 su un terreno che apparteneva ai Colonna e faceva parte della villa annessa al loro palazzo sul versante del colle. La cessione di quel terreno alla corte pontificia è il primo atto della vicenda: senza di essa il progetto non sarebbe stato possibile, perché lo spazio disponibile sulla piazza era già tutto occupato. Il primo progetto si deve ad Alessandro Specchi, che lavorò su commissione di papa Innocenzo XIII e disegnò un edificio destinato a sostituire una struttura precedente realizzata da Carlo Fontana all’inizio del secolo, giudicata insufficiente per le necessità della corte.
La morte di Innocenzo XIII interruppe i lavori e cambiò le carte in tavola. Nel 1730 il nuovo papa, Clemente XII, affidò a Ferdinando Fuga il compito di ultimare l’opera. Fuga, che sarebbe diventato uno degli architetti più influenti della Roma del Settecento, portò a termine il cantiere entro il 1732 e lasciò la sua impronta soprattutto nella facciata e nell’organizzazione degli spazi interni. La sovrapposizione fra i due progetti, quello di Specchi e quello di Fuga, è uno dei temi classici della storia dell’architettura romana del periodo, ed è visibile a chi sa leggere le proporzioni del fronte principale.
Il risultato completò un disegno urbano di prim’ordine. Il palazzo delle Scuderie delimita, insieme al Palazzo del Quirinale e al Palazzo della Consulta, lo straordinario spazio urbano al centro del quale si trova la fontana con le statue dei Dioscuri, Castore e Polluce con i loro cavalli, e l’obelisco che fu rinvenuto nell’Ottocento nei pressi del Mausoleo di Augusto e qui trasportato per completare la composizione. Chi guarda quella piazza vede il prodotto di tre secoli di aggiustamenti successivi, non un progetto unitario: i gruppi scultorei sono antichi, la vasca proviene dal Foro Romano, l’obelisco da un monumento augusteo, e le architetture che li incorniciano sono barocche e tardobarocche. È uno dei migliori esempi romani di composizione per accumulo.
Le Scuderie, come si è detto, furono collocate a ridosso del muro che chiude il giardino Colonna e poggiano sui resti, in parte ancora visibili, del grandioso tempio di Serapide. L’edificio mantenne la sua funzione originaria di scuderia fino al 1938, e questo significa oltre due secoli di cavalli, carrozze, stallieri, selle e finimenti, prima al servizio dei papi e poi, dopo il 1870, della corte sabauda che aveva preso possesso del Quirinale trasformandolo in reggia. Il passaggio da una corte all’altra non modificò l’uso del fabbricato: i cavalli servivano a entrambe.
Nel 1938 l’edificio fu adattato ad autorimessa, che è il modo tecnico per dire che le automobili avevano sostituito i cavalli anche ai vertici dello Stato. Fu una trasformazione pesante, con la costruzione di rampe e soppalchi e la perdita di buona parte dell’assetto interno settecentesco. Per decenni il palazzo restò un garage di rappresentanza, praticamente invisibile alla città che gli passava davanti. Negli anni Ottanta arrivò una prima riconversione culturale, con l’allestimento di un museo delle Carrozze che raccoglieva i legni della vecchia scuderia: un’idea sensata sul piano filologico e poco fortunata sul piano del pubblico, che non arrivò mai in numeri significativi.
La svolta decisiva arrivò con il Giubileo. Fra il 1997 e il 1999 l’edificio venne completamente restaurato su progetto dell’architetta friulana Gae Aulenti, in tempo per il Giubileo del 2000, nel quadro del grande programma di opere pubbliche che in quegli anni rimise in ordine mezzo centro storico di Roma. Destinato a importante spazio espositivo, con una zona per le mostre di circa 1.500 m², fu inaugurato dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi e concesso al Comune di Roma, che ne affidò la gestione operativa alla propria azienda speciale.
Da allora la storia delle Scuderie è la storia delle sue mostre e dei suoi passaggi di gestione. Per circa un quindicennio la sede fu gestita dall’Azienda speciale Palaexpo, ente strumentale di Roma Capitale che si occupa anche del Palazzo delle Esposizioni, della Casa del Jazz, della Casa del Cinema, del MACRO e dell’ex Mattatoio di Testaccio. Nel 2016 le Scuderie passarono sotto la responsabilità del Ministero competente per i beni e le attività culturali, allora indicato con la sigla MiBACT e oggi denominato Ministero della cultura, con un affidamento operativo a una società di servizi del comparto pubblico. È un passaggio amministrativo che il visitatore non percepisce in alcun modo, ma che spiega perché i biglietti, le convenzioni e le gratuità delle Scuderie seguano regole diverse da quelle delle sedi comunali della stessa città.

Una cosa che non ti dice nessuno su Scuderie del Quirinale
Nessuno vi dirà che le Scuderie del Quirinale possono essere chiuse. Non chiuse per un giorno di riposo settimanale, che è normale: chiuse per settimane intere, anche per un mese e mezzo, fra una mostra e l’altra. È una conseguenza logica del fatto che la sede non ha una collezione permanente, ma è una conseguenza che non compare quasi mai nelle guide, nelle liste di cose da vedere a Roma e nemmeno negli itinerari preconfezionati che circolano in rete. Il risultato è che ogni anno un numero considerevole di persone sale il Quirinale, si presenta davanti al portone e lo trova sbarrato.
La seconda cosa che nessuno dice riguarda il rapporto fra la durata della visita e il prezzo. Una mostra alle Scuderie si vede in un’ora e mezza, due ore se si legge tutto, tre ore se si è appassionati e si torna indietro sui propri passi. Non è una sede che si visita in una giornata, e questo va messo in conto quando si costruisce un programma: chi arriva pensando di riempire il pomeriggio si ritrova fuori alle cinque con molto tempo a disposizione. La buona notizia è che la posizione risolve il problema da sola, perché nel raggio di dieci minuti a piedi ci sono abbastanza cose da vedere da riempire due giorni.
La terza riguarda l’affluenza, ed è la più utile in pratica. Le grandi mostre delle Scuderie hanno un andamento di pubblico estremamente prevedibile, con una curva che tutti gli addetti ai lavori conoscono: poche persone nelle prime due o tre settimane, quando la mostra ha appena aperto e la stampa non ha ancora fatto il suo effetto; affluenza crescente nel mese centrale; assalto nelle ultime tre settimane, quando scatta il meccanismo psicologico della scadenza e mezza città si ricorda improvvisamente di dover andare. Chi visita nei primi quindici giorni vede la stessa identica mostra che vedrà chi arriva alla fine, ma la vede con un terzo delle persone attorno. È il consiglio pratico che vale più di qualunque altro, e stranamente non lo scrive quasi nessuno.
La quinta, e chiudo, riguarda la libreria. Il bookshop delle Scuderie è uno dei migliori di Roma per l’editoria d’arte, e non solo per i cataloghi delle mostre in corso. Chi cerca volumi scientifici su pittura e scultura italiana trova qui una selezione che nelle librerie generaliste non esiste. Ci si può entrare senza biglietto, perché il negozio si trova al piano terra prima dei controlli, e questa è una delle poche cose che si possono fare alle Scuderie del Quirinale gratuitamente e anche senza vedere la mostra.
Il consiglio che ti do per visitare Scuderie del Quirinale
Il primo consiglio è banale e decisivo: controllate che ci sia una mostra aperta, e controllatelo sul sito ufficiale, non su una guida stampata o su una pagina di terzi che potrebbe non essere aggiornata. Bastano trenta secondi e vi risparmiano una salita inutile. Se la mostra c’è, prenotate. La prenotazione online, quando disponibile, non solo evita la coda ma in molti casi è l’unico modo per entrare nei fine settimana delle ultime settimane di apertura.
Il secondo consiglio riguarda l’orario. Se potete scegliere, andate all’apertura del mattino in un giorno feriale. Le Scuderie hanno sale non enormi e una mostra affollata diventa faticosa molto in fretta: davanti a un quadro importante si formano capannelli di venti persone e il piacere della visita si riduce a una serie di occhiate rubate fra le teste. La prima ora del mattino, nei giorni infrasettimanali e lontano dalla scadenza della mostra, offre condizioni completamente diverse. In alternativa funziona bene anche l’ultima ora prima della chiusura, con l’avvertenza che in quel caso bisogna muoversi con un certo ritmo.
Il terzo consiglio è di non sottovalutare la scala. Molti visitatori percorrono il vano scala di Gae Aulenti guardando il telefono e si perdono la parte migliore dell’edificio. Fermatevi alla vetrata, guardate fuori, datevi due minuti. Nelle giornate di cielo pulito, e a Roma dopo un temporale di tramontana capita spesso, la vista sui tetti del centro storico giustifica la salita a prescindere da tutto il resto.
Il quarto consiglio riguarda la combinazione con il resto della giornata. Le Scuderie si abbinano naturalmente con tre cose: con la Fontana di Trevi, che si raggiunge in cinque minuti in discesa e che va vista molto presto la mattina o molto tardi la sera se si vuole evitare la calca; con la Galleria Colonna, che si trova letteralmente dietro l’angolo e che ha aperture limitate a pochi giorni, quindi va verificata in anticipo; e con il Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale, che a sua volta programma grandi mostre e che permette di costruire una giornata interamente dedicata alle esposizioni temporanee.
Il quinto consiglio è sulle scarpe e sull’acqua, e non è una banalità. Il Quirinale è un colle e tutto qui intorno comporta salite, gradini e sampietrini. D’estate la salita da Trevi al Quirinale, fatta alle due del pomeriggio, è una delle più sgradevoli del centro. Ci sono fontanelle pubbliche nella zona, compresa una alla base della piazza, e conviene usarle. Un cappello, nei mesi caldi, non è un accessorio da turisti sprovveduti: la piazza del Quirinale è totalmente priva di ombra.
Il sesto e ultimo consiglio riguarda il cambio della guardia davanti al Palazzo del Quirinale. Si tiene con una certa regolarità e, nella versione solenne con la fanfara, attira parecchie persone sulla piazza. Chi vuole vederlo faccia due conti con gli orari, perché combinare il cambio della guardia con l’ingresso alla mostra è del tutto possibile, ma richiede di sapere in anticipo quando avviene: i giorni e gli orari variano secondo il periodo dell’anno e vanno verificati sul sito della Presidenza della Repubblica.
Come funzionano biglietti, orari e prenotazioni
Qui serve chiarezza, perché è il punto su cui circolano più informazioni sbagliate. Alle Scuderie del Quirinale non esiste un biglietto d’ingresso dell’edificio: esiste il biglietto della mostra in corso. Prezzo, riduzioni, gratuità, orari di apertura e giorni di chiusura sono definiti di volta in volta dall’organizzazione della singola esposizione e possono cambiare fra una mostra e l’altra. Qualunque cifra precisa citata in una pagina che non sia la biglietteria ufficiale rischia di essere vecchia, e una cifra vecchia è peggio di nessuna cifra.
Il funzionamento tipico, però, è stabile e lo si può descrivere. Esiste un biglietto intero e un biglietto ridotto, con le riduzioni che di norma riguardano le fasce di età giovani, gli studenti, i gruppi organizzati e alcune categorie convenzionate. Esistono gratuità di legge, che in Italia riguardano tipicamente i minori sotto una certa età, le persone con disabilità e il loro accompagnatore, le guide turistiche abilitate nell’esercizio della professione, i docenti in accompagnamento di scolaresche e alcune categorie di personale del ministero. Esiste quasi sempre un biglietto famiglia o una formula dedicata ai nuclei con bambini, e quasi sempre una tariffa speciale per le scuole con visita didattica su prenotazione.
La prenotazione merita un discorso a parte. Per le mostre di forte richiamo la prenotazione con fascia oraria è di fatto obbligatoria, e non perché lo imponga un regolamento ma perché senza di essa nei giorni di punta non si entra. Il sistema assegna uno slot di ingresso, per esempio le 11 e 30, con una tolleranza di pochi minuti; una volta dentro, il tempo di permanenza non è limitato salvo indicazione contraria. Alla prenotazione si applica di norma un diritto di prevendita, cioè un piccolo importo aggiuntivo per biglietto: è normale, lo applicano tutte le grandi sedi espositive italiane, e chi lo scopre solo alla cassa se ne lamenta sempre.
Sugli orari, il modello ricorrente prevede apertura mattutina e chiusura in prima serata, con prolungamento nei giorni di fine settimana e l’ultimo ingresso fissato circa un’ora prima della chiusura. Nelle settimane finali delle mostre di maggior successo capita che vengano annunciate aperture straordinarie, notturne o addirittura continuate: è successo più volte nella storia della sede e succederà ancora, ma sono decisioni prese all’ultimo e comunicate con pochi giorni di preavviso. L’unico modo per saperlo è seguire i canali ufficiali.
Un’avvertenza sull’acquisto. I biglietti si comprano alla biglietteria della sede oppure tramite il canale di prevendita ufficiale indicato dalla mostra stessa. Diffidate delle pagine che vendono ingressi a prezzi gonfiati presentandosi come servizi salta coda: per una sede come questa, che lavora su slot orari propri, il vantaggio è nullo e il sovrapprezzo reale. Se volete una visita accompagnata, la strada corretta è rivolgersi a una guida turistica abilitata o a un operatore che lavori con guide abilitate, che possono organizzare l’ingresso e il percorso commentato dentro la mostra.
Infine, le regole di comportamento. Nelle mostre alle Scuderie la fotografia è spesso vietata, oppure consentita solo senza flash, oppure vietata in determinate sale: dipende dai contratti di prestito delle opere, non da un capriccio della sede. Gli zaini e le borse di dimensioni superiori a un certo limite vanno lasciati al guardaroba, che di norma è gratuito. Ombrelli, bastoni da trekking e treppiedi non entrano. Sono regole standard per una sede che ospita prestiti internazionali e il personale le applica senza margini di trattativa, quindi conviene arrivare preparati invece di discutere all’ingresso.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto è questo: le Scuderie del Quirinale sono una delle due sedi che hanno cambiato il modo in cui in Italia si fanno le mostre. L’altra è il Vittoriano, con la sua Ala Brasini. Insieme, a partire dalla fine degli anni Novanta, hanno introdotto a Roma un modello che prima esisteva soprattutto all’estero: la grande mostra monografica come evento di massa, con campagna di comunicazione, prenotazione obbligatoria, catalogo, merchandising e un pubblico che si misura in centinaia di migliaia di persone.
Questo modello ha avuto effetti profondi e non tutti positivi, ed è per questo che se ne parla poco. Da un lato ha portato in Italia opere che il pubblico non avrebbe mai potuto vedere, ha finanziato ricerche, ha restituito visibilità ad artisti e periodi trascurati, ha creato professionalità nel settore. Dall’altro ha spostato risorse e attenzione dalle collezioni permanenti, che restano il patrimonio vero, verso l’evento temporaneo, con il rischio che un museo diventi interessante solo quando ospita qualcosa che sta per andarsene. Il dibattito fra gli addetti ai lavori su questo punto è vivace da vent’anni e non ha ancora prodotto una conclusione condivisa.
C’è poi un aspetto tecnico che vale la pena conoscere, perché spiega parecchie cose. Una grande mostra alle Scuderie richiede da due a quattro anni di lavoro preparatorio. I prestiti dei grandi musei internazionali si negoziano con molto anticipo, spesso in regime di reciprocità, cioè in cambio di prestiti in senso opposto; le assicurazioni sulle opere raggiungono cifre enormi e in molti casi intervengono garanzie pubbliche; i trasporti avvengono con procedure e scorte che nessuno vede. Quando una mostra costa quindici euro di biglietto, il biglietto copre soltanto una parte del costo complessivo: il resto viene da contributi pubblici, sponsor privati e proventi accessori.
La foto giusta da fare a Scuderie del Quirinale
La foto giusta non è la facciata. La facciata delle Scuderie è corretta, elegante e sostanzialmente fotogenica quanto un edificio settecentesco di servizio può essere, cioè poco: fronte lungo, aperture regolari, nessun elemento che catturi lo sguardo. Provate a fotografarla e otterrete un muro con dei manifesti sopra.
La foto giusta si fa dentro, sulla scala. Il vano vetrato di Gae Aulenti, ripreso dal basso mentre si sale, produce una geometria di piani inclinati, riflessi e trasparenze che funziona in qualunque condizione di luce. Se la mostra in corso consente la fotografia negli spazi comuni, e di solito la consente anche quando la vieta nelle sale espositive, è lì che conviene spendere i propri scatti. La verticale vale più dell’orizzontale, il grandangolo aiuta, il controluce va accettato invece che combattuto.
La seconda foto giusta si fa dalla grande vetrata panoramica, verso il basso e verso ovest. Da lì si vedono i tetti del centro storico in sequenza, le cupole che emergono dal tessuto edilizio e, nelle giornate limpide, la sagoma di San Pietro sullo sfondo. L’ora migliore è la fine del pomeriggio, quando la luce arriva radente da ovest e disegna i volumi invece di appiattirli. In pieno mezzogiorno estivo, con il sole a picco, la stessa vista risulta slavata e piena di foschia.
La terza foto, quella che quasi tutti dimenticano, si fa fuori, sulla piazza, voltando le spalle alle Scuderie. Dal parapetto che chiude piazza del Quirinale sul lato del belvedere si domina buona parte della città, e in una sola inquadratura entrano la balaustra, l’obelisco, i Dioscuri e la distesa di tetti fino al Gianicolo. È una delle vedute classiche di Roma, replicata da incisori e fotografi per tre secoli, e ha il vantaggio di essere completamente gratuita e sempre accessibile, anche quando le Scuderie sono chiuse.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è l’acquisizione del terreno dai Colonna e l’avvio del cantiere nel 1722, sotto Innocenzo XIII, con il progetto di Alessandro Specchi. È l’atto di nascita dell’edificio e segna anche il momento in cui la piazza del Quirinale assume la configurazione che ha conservato fino a oggi, chiusa su tre lati da tre architetture di scala coerente.
Il secondo è il passaggio del cantiere a Ferdinando Fuga nel 1730, sotto Clemente XII, e il completamento dell’opera nel 1732. Il decennio 1722 e 1732 comprende quindi due pontificati, due architetti e una sola fabbrica, il che è tutt’altro che raro nella Roma di quel secolo, dove la morte di un papa poteva bloccare o riorientare qualunque impresa edilizia.
Il terzo avvenimento è il 20 settembre 1870 e le sue conseguenze immediate. Con la presa di Roma il Quirinale cessa di essere residenza papale e diventa reggia del re d’Italia. Le scuderie continuano a funzionare come scuderie, ma cambiano padrone: i cavalli sono quelli dei Savoia, le carrozze sono quelle di corte, il personale viene riorganizzato. È il momento in cui l’aggettivo papali smette di corrispondere alla realtà, anche se il nome resterà in uso ancora per moltissimo tempo.
Il quarto è il 1938, con la trasformazione in autorimessa. Segna la fine di oltre due secoli di funzione equestre e l’inizio di un periodo di scarsa visibilità per l’edificio, che dal punto di vista urbano diventa un fondale silenzioso della piazza. Sul piano della conservazione è la fase più dannosa della storia del palazzo, perché l’adattamento a garage comporta interventi strutturali pesanti.
Il quinto avvenimento è il 2 giugno 1946 e il passaggio del Quirinale alla Presidenza della Repubblica. Il complesso, scuderie comprese, entra nel patrimonio destinato alla più alta carica dello Stato repubblicano, chiudendo un percorso che in settantasei anni ha visto tre diversi proprietari istituzionali.
Il sesto è l’allestimento del museo delle Carrozze negli anni Ottanta: un tentativo di restituire l’edificio alla città che, pur essendo coerente con la storia del luogo, non produsse un flusso di pubblico sufficiente a giustificare l’operazione. Vale la pena ricordarlo perché mostra che la fortuna di una sede culturale dipende molto meno dalla correttezza filologica del progetto e molto più dalla capacità di intercettare un pubblico.
Il settimo, e il più importante per la vita attuale del luogo, è il restauro di Gae Aulenti fra il 1997 e il 1999 e l’inaugurazione della nuova sede espositiva alla fine del 1999, in vista del Giubileo del 2000, con il Presidente Carlo Azeglio Ciampi. Da quel momento l’edificio smette di essere un contenitore di veicoli e diventa un contenitore di mostre, con tutto quello che ne consegue in termini di visibilità internazionale.
L’ottavo è la lunga stagione di gestione dell’Azienda speciale Palaexpo, che ha costruito la reputazione della sede con una successione di mostre monografiche di forte impatto, e il successivo passaggio, nel 2016, al ministero competente per la cultura. È il momento in cui le Scuderie escono dal perimetro comunale ed entrano in quello statale, con una programmazione che da allora si è mossa spesso sul terreno delle grandi ricorrenze e degli anniversari.
Il nono avvenimento è la mostra su Raffaello ospitata dal 2 giugno al 30 agosto 2020, una retrospettiva dedicata al lavoro di Raffaello Sanzio, curata da Marzia Faietti e Matteo Lafranconi, allestita in occasione del cinquecentenario della morte dell’artista. L’esposizione totalizzò circa 162.000 visitatori e nell’ultima settimana la sede rimase aperta ininterrottamente per 132 ore, permettendo l’accesso a un grande numero di persone nel pieno rispetto delle normative sanitarie allora in vigore. Il successo fu accompagnato da un’ampia partecipazione di pubblico giovane, nonostante l’assenza totale delle visite scolastiche.
Chi è passato da Scuderie del Quirinale
Cominciamo dai committenti. Papa Innocenzo XIII, al secolo Michelangelo dei Conti, avviò l’impresa; papa Clemente XII, Lorenzo Corsini, la portò a termine. Sono due pontificati brevi e poco celebri che hanno però lasciato su questa piazza un segno permanente. Prima di loro, Carlo Fontana aveva realizzato la struttura precedente, sostituita perché insufficiente, il che colloca fra i protagonisti della vicenda anche uno dei nomi maggiori del tardo barocco romano.
Poi gli architetti. Alessandro Specchi, autore del progetto originario, è lo stesso che aveva firmato il porto di Ripetta sul Tevere e che era coinvolto nella vicenda della scalinata di Trinità dei Monti. Ferdinando Fuga, che completò il cantiere, avrebbe poi realizzato a Roma opere di primo piano fra cui la facciata di Santa Maria Maggiore e il Palazzo della Consulta, che si trova proprio accanto alle Scuderie: sulla stessa piazza, quindi, la mano di Fuga compare due volte.
Gae Aulenti è il nome che conta per la fase contemporanea. Nata in Friuli e formatasi a Milano, è stata una delle poche donne a raggiungere una posizione di vertice nell’architettura italiana del secondo Novecento. Il suo lavoro sul riuso di edifici storici, dal Musée d’Orsay di Parigi al Palazzo Grassi di Venezia fino alle Scuderie romane, ha definito un metodo: inserire il nuovo in modo riconoscibile, senza mimetismi e senza cancellare la struttura antica. Chi percorre la scala vetrata delle Scuderie sta camminando dentro quel metodo.
Poi ci sono gli artisti, anche se in senso diverso: non sono passati di persona, sono passate le loro opere. Nel corso di oltre vent’anni le Scuderie hanno ospitato monografiche e rassegne dedicate ad alcuni dei nomi maggiori della storia dell’arte europea, dalla pittura antica all’arte del Novecento, oltre a mostre archeologiche e a esposizioni costruite attorno a temi storici e letterari. Elencarle tutte richiederebbe pagine e il rischio di sbagliare date sarebbe alto: l’archivio completo, con titoli, curatori e periodi, si trova sul sito ufficiale della sede ed è la fonte da usare per qualunque riferimento preciso.
Accessibilità, servizi e visita con bambini
Sull’accessibilità la notizia buona è che il restauro di fine anni Novanta ha dotato l’edificio di ascensori e di percorsi che consentono di raggiungere tutti i livelli espositivi senza usare le scale. Una sede che ospita prestiti internazionali e che riceve centinaia di migliaia di visitatori è tenuta a standard precisi, e in questo caso gli standard ci sono. Chi si muove in sedia a rotelle o ha difficoltà motorie può visitare le mostre; la raccomandazione, come sempre, è di segnalarlo al momento della prenotazione, perché il personale può indicare l’ingresso più comodo e organizzare l’accesso evitando i punti di maggiore affollamento.
Sui servizi: il piano terra ospita accoglienza, biglietteria, guardaroba, libreria e negozio; il piano ammezzato ospita la caffetteria; i servizi igienici sono presenti e includono di norma una postazione accessibile. Il guardaroba è utile e conviene usarlo, perché girare con lo zaino in sale affollate è scomodo per tutti e in molti casi non è nemmeno consentito. Non esiste un ristorante interno: chi vuole mangiare trova opzioni lungo via Nazionale e nella zona di Trevi, con l’avvertenza che il quadrante immediatamente attorno alla Fontana di Trevi è uno dei più turistici e meno interessanti di Roma per la ristorazione.
Con i bambini la valutazione dipende dall’età e dalla mostra. Sotto i sei anni una mostra di pittura antica è una prova di pazienza per tutti; dai sette o otto anni in su può funzionare benissimo, soprattutto se la sede ha attivato percorsi didattici, che alle Scuderie sono una tradizione consolidata. Molte esposizioni prevedono attività per famiglie nei fine settimana, laboratori e materiali pensati per i più piccoli: sono iniziative annunciate insieme alla mostra e con posti limitati, quindi vanno prenotate. Il passeggino di norma entra, ma nelle giornate di grande affluenza diventa ingombrante e il guardaroba è la soluzione più ragionevole.
Cosa c’è intorno alle Scuderie del Quirinale
La prima cosa che c’è intorno è la piazza stessa, ed è un monumento a tutti gli effetti. Il Palazzo del Quirinale, residenza del Presidente della Repubblica, si visita su prenotazione in giorni stabiliti e offre uno dei percorsi di rappresentanza più impressionanti d’Italia, con la Sala dei Corazzieri, la Cappella Paolina e gli appartamenti storici. La visita va prenotata con largo anticipo e i posti si esauriscono in fretta, quindi non è qualcosa che si improvvisa nello stesso pomeriggio della mostra. Al centro della piazza, la fontana dei Dioscuri con l’obelisco proveniente dall’area del Mausoleo di Augusto merita qualche minuto di attenzione, perché mette insieme pezzi di epoche lontanissime fra loro.
Scendendo verso ovest, in cinque minuti si arriva alla Fontana di Trevi, che resta il monumento più affollato del centro e va affrontato negli orari giusti, cioè molto presto o molto tardi. Sulla strada, per chi ha occhio, si incontra la Galleria Sciarra, un cortile liberty coperto da una vetrata e decorato con affreschi dedicati alle virtù femminili: è gratuito, quasi sempre accessibile in orario d’ufficio e completamente ignorato dalla folla che passa a cento metri di distanza.
Dietro le Scuderie, oltre il muro del giardino, si trova il complesso dei Colonna, la cui Galleria Colonna è una delle più sontuose gallerie private d’Europa, con la celebre sala grande e la palla di cannone conficcata nella scalinata a ricordo dell’assedio del 1849. L’apertura al pubblico è limitata a determinati giorni e va verificata in anticipo; chi riesce a farla coincidere con una mostra alle Scuderie costruisce una delle giornate romane più dense possibili in un raggio di trecento metri.
Verso nord, in direzione di via delle Quattro Fontane, si arriva in una decina di minuti a Palazzo Barberini, sede della Galleria Nazionale di Arte Antica, con la scala elicoidale del Borromini, quella rettangolare del Bernini e una collezione che comprende alcuni dei quadri più noti della pittura italiana. È la visita che consiglio a chi ha una mezza giornata libera dopo la mostra e vuole vedere una collezione permanente vera, e non un altro evento temporaneo.
Verso est, lungo via Nazionale, si incontra in pochi minuti il Palazzo delle Esposizioni, l’altra grande sede romana di mostre temporanee, con un’architettura ottocentesca monumentale e una programmazione che spazia dall’arte contemporanea alla fotografia al cinema. Proseguendo si arriva a piazza della Repubblica, alle Terme di Diocleziano e a Termini.
Verso sud, scendendo per via IV Novembre, si raggiungono in cinque minuti i Mercati di Traiano con il Museo dei Fori Imperiali, e subito dopo piazza Venezia con la Cordonata Capitolina e il Campidoglio. Il Vittoriano, con la sua Ala Brasini e la terrazza panoramica raggiungibile in ascensore, chiude questo itinerario in discesa.
Restano, nel raggio più stretto, due chiese che gli appassionati di architettura non possono saltare e che quasi nessun turista frettoloso vede: la chiesa di Sant’Andrea al Quirinale, capolavoro di Gian Lorenzo Bernini con la sua pianta ellittica trasversale, e quella di San Carlo alle Quattro Fontane, di Francesco Borromini, minuscola e geometricamente prodigiosa. Si trovano a poche decine di metri l’una dall’altra lungo via del Quirinale, hanno orari di apertura limitati e sono gratuite. Nel giro di duecento metri si può confrontare il modo in cui i due grandi rivali del barocco romano hanno risolto lo stesso problema, cioè costruire una chiesa piccola in uno spazio stretto: è una lezione di architettura che non si trova in nessun libro con la stessa evidenza.
Domande veloci su Scuderie del Quirinale
Le Scuderie del Quirinale si possono visitare sempre?
No. La sede apre in occasione delle mostre e resta chiusa negli intervalli fra un’esposizione e la successiva, che possono durare settimane. Prima di salire conviene sempre controllare il calendario sul sito ufficiale.
Quanto costa il biglietto?
Il prezzo cambia da mostra a mostra, perché non esiste un biglietto della sede ma solo quello della singola esposizione. Sono previsti di norma intero, ridotto, gratuità di legge e formule per famiglie e scuole, con un diritto di prevendita in caso di acquisto online.
Bisogna prenotare?
Per le mostre di grande richiamo sì, di fatto è indispensabile nei fine settimana e nelle ultime settimane di apertura. Nei periodi iniziali e nei giorni feriali si entra spesso anche senza prenotazione.
Quanto tempo serve per la visita?
Fra un’ora e mezza e due ore per una mostra media, fino a tre ore per chi legge tutte le didascalie e torna indietro sui propri passi. Non è una sede da giornata intera.
Si possono fare fotografie?
Dipende dalla mostra e dai contratti di prestito delle opere. Molto spesso la fotografia è vietata nelle sale espositive e consentita negli spazi comuni, scala vetrata compresa.
Le Scuderie del Quirinale sono la stessa cosa del Palazzo del Quirinale?
No. Il Palazzo del Quirinale è la residenza del Presidente della Repubblica e si visita su prenotazione con un percorso istituzionale proprio. Le Scuderie si trovano di fronte, sono una sede espositiva e hanno biglietti, orari e prenotazioni separati.
Sono accessibili alle persone con disabilità?
Sì, l’edificio dispone di ascensori e di percorsi che raggiungono i piani espositivi. La difficoltà maggiore è arrivare alla piazza, perché tutte le vie di accesso sono in salita: chi ha problemi di deambulazione faccia arrivare il taxi fino al portone.
Qual è il momento migliore per visitare una mostra alle Scuderie?
Le prime due o tre settimane dopo l’apertura, in un giorno feriale, appena aperto. La mostra è la stessa, le persone sono molte meno.
Come si arriva con la metropolitana?
Non esiste una fermata sotto la sede. Le più vicine sono Barberini e Repubblica sulla linea A e Cavour sulla linea B, tutte a una distanza fra i dieci e i quindici minuti a piedi, con dislivello.
Perché si chiamavano Scuderie papali?
Perché furono costruite nel Settecento per i cavalli e le carrozze della corte pontificia. L’aggettivo è stato eliminato quando la sede è diventata espositiva, per evitare equivoci sulla proprietà, che dal 1946 fa capo alla Presidenza della Repubblica.
È vero che l’edificio poggia su un tempio romano?
Sì. Sotto e dietro le Scuderie si trovano i resti del grande tempio di Serapide di età severiana; alcuni frammenti colossali sono ancora visibili nei giardini Colonna e le fondazioni antiche sostengono in parte la fabbrica settecentesca.
Il mio giudizio, dopo molti anni passati ad accompagnare gruppi su questo colle, è che le Scuderie del Quirinale siano il luogo dove Roma dimostra di saper fare una cosa che non le viene naturale: la mostra temporanea di livello internazionale, organizzata bene, dentro un edificio storico trattato con intelligenza. La città vive di stratificazione e di permanenza, e qui invece tutto è provvisorio per definizione, tranne l’architettura. Chi arriva senza controllare il calendario rischia di trovare un portone chiuso e di prendersela con la città; chi arriva preparato, in un giorno feriale, all’apertura, con due ore davanti e la giornata organizzata attorno alla mostra, esce convinto di avere fatto la cosa migliore possibile con il proprio tempo romano. La differenza fra le due esperienze non dipende dalla fortuna, dipende da trenta secondi di verifica prima di salire il colle.
Domande frequenti sulle Scuderie del Quirinale
Le Scuderie del Quirinale si possono visitare sempre?
No, le Scuderie del Quirinale aprono solo in occasione delle mostre e restano chiuse negli intervalli fra un'esposizione e la successiva, che possono durare settimane o anche un mese e mezzo. Prima di salire conviene sempre controllare il calendario sul sito ufficiale.
Quanto costa il biglietto per le Scuderie del Quirinale?
Il prezzo del biglietto per le Scuderie del Quirinale cambia da mostra a mostra, perché non esiste un biglietto della sede in sé ma solo quello della singola esposizione in corso. Prezzo, riduzioni, gratuità e orari sono definiti di volta in volta dall'organizzazione di ciascuna mostra.
Dove si trovano esattamente le Scuderie del Quirinale?
Le Scuderie del Quirinale si trovano in via XXIV Maggio 16, nel rione Trevi a Roma, sul colle più alto dei sette colli, con una quota di circa cinquanta metri sul livello del mare. Chi arriva a piedi dalla Fontana di Trevi, che si trova più in basso, deve affrontare una salita.
Le Scuderie del Quirinale sono un museo con collezione permanente?
No, le Scuderie del Quirinale non hanno una collezione permanente: sono una sede espositiva che ospita grandi mostre temporanee, non un museo con opere proprie da vedere in qualunque momento dell'anno. Per questo la visita ha senso solo quando è aperta una mostra.
Le Scuderie del Quirinale sono accessibili con la sedia a rotelle?
Sì, il restauro di fine anni Novanta ha dotato le Scuderie del Quirinale di ascensori e percorsi che permettono di raggiungere tutti i livelli espositivi senza usare le scale. Trattandosi di una sede che ospita prestiti internazionali e centinaia di migliaia di visitatori, gli standard di accessibilità sono garantiti.
Chi ha progettato la scala interna delle Scuderie del Quirinale?
La scala e il vano vetrato interni delle Scuderie del Quirinale portano la firma dell'architetta Gae Aulenti, che curò il restauro fra il 1997 e il 1999 per trasformare l'antica autorimessa in sede espositiva internazionale, completato in tempo per il Giubileo del 2000. Aulenti aveva già lavorato alla trasformazione della stazione di Orsay a Parigi in museo.
Cosa si vede vicino alle Scuderie del Quirinale?
Vicino alle Scuderie del Quirinale si trova il Palazzo del Quirinale, residenza del Presidente della Repubblica, visitabile su prenotazione in giorni stabiliti con un percorso che comprende la Sala dei Corazzieri e la Cappella Paolina. La piazza del Quirinale stessa, su cui si affacciano entrambi gli edifici, va considerata un monumento a tutti gli effetti.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P. Per una visita accompagnata alle grandi mostre romane, con guida turistica abilitata e ingresso organizzato, si parte dalla pagina contatti di TourLeaderPro; i tour operator che costruiscono programmi culturali sulla capitale trovano il servizio di consulenza nella sezione dedicata ai tour operator.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com. Chi vuole capire come organizzare i giorni in città trova il percorso completo nella guida su cosa vedere a Roma, mentre chi ragiona in escursioni fuori porta può partire dalla guida alle migliori gite di un giorno da Roma.
Contact Information
Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto
Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.
Bus hop-on hop-off: giro di Roma
Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.
Dove dormire a Roma: confronta gli hotel
Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.
Transfer dall aeroporto al centro
Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.
Noleggio auto a Roma e dintorni
Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.
Voli per Roma: cerca le tariffe
Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.
Confronta tutte le compagnie per Roma
Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.



