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Piazza del Popolo

Piazza del Popolo si apre all'estremità settentrionale di via del Corso, nel rione Campo Marzio, e occupa circa 16.000 metri quadrati di isola pedonale: nelle grandi occasioni la capienza autorizzata arriva a 65.000 persone. Si entra a piedi da qualunque lato e non si paga nulla, perché la piazza è spazio pubblico aperto giorno e notte. La fermata più comoda è Flaminio-Piazza del Popolo sulla linea A della metropolitana, aperta il 16 febbraio 1980 e collegata direttamente alla stazione di piazzale Flaminio della ferrovia Roma Nord: dal tornello all'obelisco si cammina meno di trecento metri, oltrepassando la Porta del Popolo. Sul piazzale Flaminio passano anche i tram 2 e 19 e diverse linee di superficie. In automobile non ci si arriva: l'area è pedonale e ricade nella zona a traffico limitato del centro storico, quindi conviene lasciare la macchina fuori e scendere in metropolitana. La basilica di Santa Maria del Popolo, il monumento che da solo giustifica il viaggio, ha indirizzo Piazza del Popolo 12 e il sito ufficiale della basilica indica l'apertura dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 18.30, il sabato dalle 10.30 alle 18.30, la domenica e nei giorni festivi dalle 16.30 alle 18.30; l'ingresso è gratuito, non serve prenotare, ma gli orari delle chiese romane cambiano con le celebrazioni e vanno ricontrollati sul sito della basilica prima di presentarsi. Per il resto: nessun biglietto, nessun tornello, nessuna chiusura settimanale.

Chi vuole inquadrare la zona nel suo insieme trova un buon punto di partenza nella pagina del Pincio, la terrazza che chiude la piazza a oriente, e nel calendario degli eventi che qui si tengono ogni anno.

Piazza del Popolo - vista dal Pincio
Piazza del Popolo – vista dal Pincio

Che cosa si vede fermandosi al centro di Piazza del Popolo

Il centro è il posto giusto per capire il meccanismo. Ai piedi dell'obelisco, con le spalle alla Porta del Popolo, si ha davanti il Tridente: tre strade rettilinee che partono dallo stesso punto e aprono la città a ventaglio verso sud. Al centro via del Corso, a sinistra via del Babuino che punta a piazza di Spagna, a destra via di Ripetta che scende verso il fiume. Le due chiese cosiddette gemelle fanno da cerniera fra le tre imboccature e producono l'illusione di una simmetria che, misurata, non esiste. Alle spalle la porta urbica; a sinistra il fianco lungo della basilica di Santa Maria del Popolo con il suo campanile; a destra il muro curvo dell'esedra verso il Tevere; a est la scarpata del Pincio con la terrazza panoramica.

La piazza si legge come una sequenza di interventi sovrapposti, non come un progetto unitario: un obelisco egizio del XIII secolo avanti Cristo, una porta cinquecentesca, una basilica medievale rifatta nel Quattrocento e poi nel Seicento, due chiese barocche, un impianto ellittico neoclassico e un raccordo ottocentesco verso il colle. Cinque epoche in trecento metri di diametro. Chi arriva pensando di trovare una piazza barocca resta spiazzato: l'involucro che dà a Piazza del Popolo la sua forma riconoscibile è neoclassico, e ha meno di duecento anni.

La forma ellittica e le due esedre

Fino al primo Ottocento la piazza era un trapezio modesto che si allargava verso il Tridente, chiuso dalle mura e da edifici disomogenei. La conformazione attuale, con l'ellisse centrale e le due grandi esedre curve che si fronteggiano, appartiene al cantiere di Giuseppe Valadier e ai completamenti successivi. Le esedre non sono muri ciechi: reggono statue, mascheroni, vasi e le due fontane monumentali, e servono da diaframma fra il piano della piazza e i due mondi che la comprimono, la scarpata del colle da un lato e la discesa verso il fiume dall'altro. È una soluzione di ingegneria travestita da scenografia, ed è il motivo per cui Piazza del Popolo funziona ancora oggi come contenitore di folle.

L'obelisco Flaminio, il pezzo più antico di Piazza del Popolo

Al centro sorge l'obelisco Flaminio, granito egiziano, il monumento più vecchio della piazza di quasi due millenni. Il fusto misura 25,90 metri; con il basamento e la croce che lo corona il monumento raggiunge i 36,50 metri. Fu tagliato e inciso per il tempio del Sole di Eliopoli, e i geroglifici portano i nomi dei faraoni della XIX dinastia: la fonte più aggiornata registra Seti I e suo figlio Ramesse II, mentre la lettura tradizionale che circola nelle guide accosta Ramesse II a Merenptah. Chi guarda il fusto da vicino vede che le facce non sono incise allo stesso modo: le colonne di geroglifici furono completate in fasi diverse.

Nel 10 avanti Cristo Ottaviano Augusto lo fece caricare su una nave e portare a Roma come trofeo della conquista dell'Egitto, e lo collocò sulla spina del Circo Massimo, dove restò per secoli a girare sotto le bighe. Poi il circo si interrò, l'obelisco cadde, e di lui si perse memoria. Fu ritrovato nel 1587 spezzato in tre pezzi. Papa Sisto V, che stava riscrivendo la mappa di Roma piantando obelischi come segnali stradali per i pellegrini, ne ordinò il recupero: Domenico Fontana lo ricompose e lo rialzò qui nel 1589. La croce in cima non è un ornamento: è la firma della cristianizzazione del monumento pagano, la stessa operazione che Fontana aveva compiuto tre anni prima davanti a San Pietro.

I quattro leoni ai piedi dell'obelisco Flaminio

I leoni in marmo accovacciati ai quattro spigoli del basamento, con il getto d'acqua che esce dalle fauci e cade in una vasca su una breve gradinata, non sono egizi e non sono seicenteschi: li mise Valadier nel 1823, in stile egittizzante, per accordare la base con l'origine del fusto. Prima di loro, al centro della piazza, dal 1573 c'era una fontana di Giacomo Della Porta, una delle diciotto commissionate da Gregorio XIII dopo il restauro dell'acquedotto Vergine; Domenico Fontana la spostò verso l'imbocco di via del Corso per fare posto all'obelisco, e Valadier la rimosse definitivamente da questa posizione nel primo Ottocento. Il mio consiglio, e non è un dettaglio da eruditi: sedersi sulla gradinata dei leoni all'ora del tramonto è la cosa più intelligente che si possa fare in questa piazza, perché è l'unico punto da cui si tengono insieme con lo sguardo la porta, le due chiese e la terrazza.

La Porta del Popolo, l'ingresso nord di Roma

Il fronte settentrionale della piazza è chiuso dalla Porta del Popolo, che nelle mura aureliane si chiamava Porta Flaminia perché da lì partiva la via consolare Flaminia. Per quindici secoli chiunque arrivasse a Roma da nord, pellegrino, mercante, ambasciatore o milord in Grand Tour, entrava in città esattamente da questo varco: la prima immagine di Roma era la piazza che stiamo descrivendo. Sapendolo, si capisce perché i papi ci abbiano investito così tanto denaro.

La facciata esterna: Nanni di Baccio Bigio per Pio IV

La faccia rivolta verso l'esterno fu rifatta fra il 1562 e il 1565 per volere di papa Pio IV. La commissione passò da Michelangelo, che delegò l'esecuzione a Nanni di Baccio Bigio: l'impianto cita l'arco di Tito, e le quattro colonne inserite nel prospetto provengono dalla basilica di San Pietro antica, riusate come si faceva allora senza troppi scrupoli filologici. Le statue dei santi Pietro e Paolo collocate fra le coppie di colonne sono di Francesco Mochi e arrivarono nel 1638, quindi tre quarti di secolo dopo l'architettura.

La facciata interna del Bernini e Cristina di Svezia

La faccia che guarda verso Piazza del Popolo è di Gian Lorenzo Bernini, 1655, e ha una ragione precisa. Papa Alessandro VII attendeva l'ingresso in città di Cristina di Svezia, la regina che aveva abdicato e si era convertita al cattolicesimo: un colpo propagandistico enorme per la Chiesa della Controriforma. Bernini ridisegnò il prospetto interno e il cornicione, e sull'attico corre l'iscrizione FELICI FAVSTOQVE INGRESSVI ANNO DOM MDCLV, per un ingresso felice e fausto. La regina passò sotto quell'arco il 23 dicembre 1655. In alto lo stemma dei Chigi, la famiglia del papa: il monte a sei cime sormontato dalla stella a otto raggi, un blasone che in questa piazza si incontra tre volte, perché torna anche dentro la basilica.

Le torri abbattute e i due fornici laterali

Fino al 1878 la porta aveva un solo fornice, il grande arco centrale, e due torri di fortificazione ai lati. Fra il 1878 e il 1879 le torri furono demolite e furono aperti i due passaggi laterali, più piccoli, completati entro il 1887: una decisione di traffico, presa dalla Roma capitale che doveva far passare carrozze e tram dove prima passava una fila alla volta. Nell'insieme la porta che vediamo è un manufatto stratificato: nucleo antico, pelle cinquecentesca fuori, pelle barocca dentro, ampliamenti ottocenteschi ai fianchi.

Santa Maria del Popolo, la basilica di Piazza del Popolo

A sinistra della porta, addossata alle mura, sorge la basilica di Santa Maria del Popolo. Dall'esterno è la costruzione più sobria della piazza e la si oltrepassa distrattamente. Dentro custodisce due Caravaggio, una cappella progettata da Raffaello, sculture di Bernini, affreschi del Pinturicchio, sepolcri di Andrea Sansovino e di Andrea Bregno, un coro di Bramante e vetrate francesi del Cinquecento. Nessun museo di Roma offre tanto a ingresso gratuito. Se dovessi indicare un solo interno da vedere in questa parte di città, non avrei esitazioni.

Dalla cappella di Pasquale II alla basilica rinascimentale

La tradizione fa risalire l'origine al 1099, quando papa Pasquale II fece erigere una cappella dopo aver eliminato il sepolcro che la memoria popolare assegnava a Nerone; la costruzione fu finanziata con una sottoscrizione più o meno volontaria del popolo romano, ed è la spiegazione più accreditata del nome. Nel 1227 Gregorio IX ampliò l'edificio e vi fece trasferire dalla cappella del Santissimo Salvatore in Laterano l'immagine mariana che ancora oggi si venera qui. Dal 1250 la chiesa è officiata dagli Agostiniani, prima quelli della Tuscia e dal 1472 quelli della Congregazione Lombarda: di quella stagione resta il campanile tardogotico di gusto lombardo, rivestito in cotto, con cuspide conica e pinnacoli agli angoli.

La ricostruzione decisiva avvenne sotto Sisto IV fra il 1472 e il 1477, e l'architetto documentato è Giovannino de' Dolci: l'attribuzione a Baccio Pontelli, ripetuta da Vasari in poi e ancora oggi in circolazione, va considerata superata. Fra Quattro e Cinquecento la basilica si riempie di cappelle gentilizie: è il momento in cui le grandi famiglie della curia comprano spazio sacro come si compra oggi un immobile di rappresentanza. Fra il 1655 e il 1660 Alessandro VII incaricò Bernini di rimodellare l'interno, e da quel cantiere viene l'impronta barocca che si vede adesso, compreso l'organo sorretto da angeli. La basilica ha attraversato un restauro generale concluso nel novembre 2024.

La Cappella Cerasi e i due Caravaggio

La cappella in fondo alla navata sinistra, a sinistra dell'altare maggiore, fu acquistata l'8 giugno 1600 da monsignor Tiberio Cerasi, tesoriere della Camera apostolica, che ne affidò l'ampliamento a Carlo Maderno. Nel settembre dello stesso anno Cerasi commissionò a Caravaggio i due laterali: la Crocifissione di san Pietro e la Conversione di san Paolo. La vicenda ha un risvolto che vale la pena conoscere prima di entrare. Caravaggio consegnò due prime versioni dipinte su tavole di cipresso, e quelle tavole non sono i quadri che si vedono oggi nella cappella, perché gli attuali sono su tela: le prime redazioni uscirono dalla chiesa e presero un'altra strada. Il committente morì nel maggio 1601 e non vide l'opera finita.

Davanti all'originale conviene guardare tre cose. Primo: la luce entra da fuori campo e non illumina la scena, la seleziona, lasciando nel buio tutto ciò che non serve al racconto. Secondo: nella Conversione il protagonista è a terra e occupa la parte bassa della tela, mentre lo spazio è preso dal cavallo, una scelta che ai contemporanei parve irriverente. Terzo: nella Crocifissione la croce viene issata capovolta da tre uomini di fatica dei quali non si vede il volto; sono schiene, piedi sporchi e sforzo fisico. Al centro della cappella, sull'altare, la pala con l'Assunzione della Vergine di Annibale Carracci: il confronto fra il classicismo bolognese di Carracci e il naturalismo di Caravaggio, montato dal committente nella stessa stanza, è il documento più eloquente della battaglia artistica del 1600. Chi ha visto la Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi ha già metà del discorso in tasca: qui trova l'altra metà.

La Cappella Chigi, Raffaello architetto

Sulla navata sinistra, la seconda cappella entrando, è la Cappella Chigi, e non è un'opera d'arte dentro una chiesa: è un piccolo edificio autonomo progettato da Raffaello Sanzio per il banchiere senese Agostino Chigi negli anni 1513-1514. Raffaello disegnò l'architettura a pianta centrale e i cartoni per i mosaici della cupola, eseguiti dal veneziano Luigi de Pace nel 1516: al centro Dio creatore, intorno le allegorie del Sole, della Luna e dei cinque pianeti allora conosciuti, cioè un cielo astrologico dentro una cappella cristiana, che per un banchiere del Rinascimento era perfettamente coerente.

Le due tombe piramidali dei Chigi occupano le pareti laterali: la piramide come segno di eternità, un'idea che a Roma aveva un precedente monumentale a portata di occhio. Delle quattro statue nelle nicchie, due sono di Lorenzetto su disegno raffaellesco, il Giona che esce dalla balena e l'Elia; le altre due sono di Gian Lorenzo Bernini, l'Abacuc con l'angelo e il Daniele con il leone, ed è qui il punto: la cappella rimase incompiuta per oltre un secolo e fu conclusa da Bernini fra il 1652 e il 1656 per il cardinale Fabio Chigi, discendente di Agostino, che di lì a poco sarebbe diventato papa Alessandro VII. Le due statue berniniane si guardano in diagonale attraverso lo spazio: l'angelo afferra Abacuc per i capelli e gli indica Daniele, e i due marmi si parlano scavalcando l'ambiente. Nel pavimento, il mosaico con lo scheletro alato e il motto sulla tomba di Fabio Chigi chiude il programma. Aggiungo una nota di realismo: questa cappella è diventata meta di pellegrinaggio letterario dopo un romanzo di larga circolazione, e nei fine settimana ci si trova gente che cerca simboli inesistenti. L'opera vera è più interessante della leggenda.

Le altre cappelle di Santa Maria del Popolo

La prima cappella a destra entrando, detta della Natività o Della Rovere, conserva il ciclo del Pinturicchio: il pittore umbro lavorò in questa basilica in più riprese, e alla sua bottega si devono anche gli affreschi della volta absidale eseguiti fra il 1508 e il 1510. La Cappella Cybo, sulla navata destra, fu rifatta nel Seicento su un impianto a croce greca ed è la più fastosa per marmi policromi. La Cappella Basso della Rovere conserva un pavimento in ceramica di Deruta quattrocentesca, un pezzo raro che quasi nessuno guarda perché è sotto i piedi. La Cappella Costa, di committenza portoghese, custodisce sculture quattrocentesche di ambito lombardo. La Cappella Mellini chiude la serie sul lato destro.

Il coro di Bramante, i sepolcri e le vetrate

Dietro l'altare maggiore si apre il coro voltato a botte, opera di Donato Bramante per Giulio II: è uno spazio che va guardato dal fondo della navata, perché è costruito per allungare prospetticamente la chiesa. Alle pareti del coro i due monumenti funebri dei cardinali Ascanio Sforza e Girolamo Basso della Rovere, scolpiti da Andrea Sansovino nel primo Cinquecento: sono fra i sepolcri rinascimentali più importanti di Roma, con il defunto disteso come se dormisse, non come se fosse morto. Andrea Bregno lasciò qui altre sculture, fra cui l'altare marmoreo della sacrestia. Le vetrate del coro, del 1509, sono di Guillaume de Marcillat, maestro vetraio francese: raffigurano episodi della vita di Maria e di Cristo e sono fra le pochissime vetrate cinquecentesche superstiti a Roma, città che ha sempre preferito il muro alla luce colorata.

Orari e regole di visita della basilica

L'ingresso è libero. Il sito della basilica indica l'apertura dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 18.30, il sabato con orario continuato dalle 10.30 alle 18.30, la domenica e i festivi dalle 16.30 alle 18.30. La basilica resta un luogo di culto: si entra con spalle e ginocchia coperte, si tiene la voce bassa, non si visita durante le celebrazioni. Le cappelle laterali sono chiuse da cancellate e vanno guardate dall'esterno; per i due Caravaggio esiste il consueto dispositivo a monete per l'illuminazione temporanea, e senza luce accesa le tele restano quasi illeggibili. Portate monete da un euro: è il consiglio più prosaico e più utile di tutta la pagina.

Piazza del Popolo - Roma
Piazza del Popolo – Roma

Le chiese gemelle di Piazza del Popolo: due edifici che gemelli non sono

Sul lato meridionale, ai due lati dell'imbocco di via del Corso, sorgono Santa Maria dei Miracoli e Santa Maria in Montesanto. Le chiamano tutti chiese gemelle e nelle fotografie lo sembrano: stesso pronao con colonne, stessa cupola, stesse statue sulla balaustra. Non lo sono. Il lotto orientale, verso via del Babuino, era più stretto di quello occidentale, e per ottenere due facciate percepite come identiche gli architetti hanno truccato le piante. È il trucco prospettico più elegante della Roma barocca, e chi lo conosce non guarda più queste due chiese allo stesso modo.

Santa Maria dei Miracoli, la chiesa a pianta circolare

La chiesa a destra guardandola dall'obelisco, fra via del Corso e via di Ripetta, ha pianta circolare. Fu iniziata nel 1675, quattordici anni dopo l'ordine papale, conclusa nel 1679 e consacrata e aperta al pubblico due anni dopo. Carlo Rainaldi ne firmò il progetto interno ed esterno; Carlo Fontana curò l'esecuzione dell'interno, il presbiterio e l'altare maggiore, e progettò e realizzò la cupola ottagonale rivestita di tegole di lavagna. Le colonne del pronao provengono da progetti berniniani per i campanili di San Pietro, mai portati a termine: materiale pensato per un'altra opera e riciclato qui. Sulla balaustra esterna si allineano dieci statue di santi, scolpite fra il 1676 e il 1677 da Filippo Carcani ed Ercole Ferrata. L'immagine mariana che dà il nome alla chiesa rimanda a un fatto del 20 giugno 1325, quando una donna invocò una Madonna dipinta sulle mura per salvare il figlio caduto nel Tevere. Il campanile si eleva su via del Corso, speculare a quello della chiesa vicina, ed è attribuito a Francesco Navone.

Santa Maria in Montesanto, la chiesa a pianta ellittica e la Messa degli Artisti

La chiesa a sinistra, fra via del Corso e via del Babuino, ha pianta ellittica, ed è il compenso geometrico al lotto più stretto: la cupola sembra uguale all'altra vista da fuori, ma l'invaso interno è schiacciato. Il cantiere iniziò nel 1662, si fermò alla morte di Alessandro VII nel 1667, riprese nel 1673 sotto la direzione di Carlo Fontana con la supervisione di Bernini, e la decorazione interna fu completata nel 1679. Il campanile, di Francesco Navone, fu terminato nel 1761. Il nome viene dalla piccola chiesa che l'edificio sostituì, appartenente ai frati Carmelitani della provincia di Monte Santo in Sicilia.

Dal 1953 la chiesa è sede della Messa degli Artisti, iniziativa ideata nel 1941 da monsignor Ennio Francia: da allora questa è la chiesa dei pittori, degli scultori, degli attori e dei musicisti romani, e i funerali di molti nomi del cinema italiano sono passati di qui. Chi arriva in Piazza del Popolo la domenica mattina e trova un capannello davanti al pronao di sinistra sappia che non è una coda turistica.

Il Tridente che nasce da Piazza del Popolo

Le tre strade che si dipartono dal lato sud formano il Tridente, l'impianto urbanistico che ha ordinato tutto il Campo Marzio settentrionale. Al centro via del Corso, l'antica via Lata, rettifilo di circa un chilometro e mezzo fino a piazza Venezia, la strada delle corse dei berberi durante il carnevale e oggi l'asse commerciale più battuto della città. A oriente via del Babuino, che collega Piazza del Popolo a piazza di Spagna e prende il nome dalla fontana con la figura di sileno che i romani giudicarono tanto brutta da chiamarla babbuino: è la via degli antiquari e delle gallerie. A occidente via di Ripetta, che scende verso il porto fluviale scomparso, passa accanto al Mausoleo di Augusto e all'Ara Pacis, ed è la meno turistica delle tre, quindi la più piacevole da percorrere a piedi.

Il Tridente non è un caso: converge esattamente sulla porta da cui entravano i forestieri, e serviva a smistarli verso i tre poli della città papale, il Vaticano, il centro degli alberghi e la zona delle basiliche. Chi guarda la piazza dall'alto capisce che Piazza del Popolo è un imbuto progettato per governare gli arrivi.

Giuseppe Valadier e la Piazza del Popolo che vediamo oggi

La responsabilità della forma attuale è di Giuseppe Valadier, architetto neoclassico romano, e la storia del suo cantiere è più tormentata di quanto lasci intuire il risultato. Già nel 1793 Valadier aveva presentato un progetto che prevedeva due caserme di cavalleria ai lati della piazza. Con l'occupazione francese, i napoleonici gli imposero un programma di pubblica villa e passeggiata che non teneva conto del dislivello fra il Pincio e la piazza sottostante: irrealizzabile. Un secondo progetto ripropose lo stesso difetto. L'incarico passò allora all'architetto Berthault; appena i francesi lasciarono Roma, Valadier riprese in mano il lavoro e lo portò a compimento.

Il risultato è l'ellisse centrale con la duplice esedra decorata di statue e fontane, protesa da un lato verso la terrazza del Pincio e dall'altro verso il Tevere. La fonte disponibile colloca fra il 1810 e il 1818 l'elaborazione del progetto per il giardino del Pincio, con l'approvazione del disegno della piazza nel giugno 1816. Le rampe alberate e carrozzabili che raccordano la piazza al colle furono terminate nel 1834. Vale la pena dirlo senza giri di parole: Valadier ha risolto un problema di quota, non ha decorato una piazza. Tutto quello che sembra scenografia è in realtà il modo di far salire una carrozza da un piano a quello superiore senza tornanti brutali.

Le fontane delle esedre: Nettuno e la dea Roma

Poco dopo i leoni dell'obelisco, Valadier realizzò le due fontane quasi gemelle al centro delle pareti curve che delimitano l'ellisse. La struttura è identica: una vasca ampia a livello stradale alla base di un muro lungo quanto il diametro della vasca, dove l'acqua tracima da un catino semicircolare a forma di conchiglia appoggiato al muro, riempito a sua volta dall'acqua che esce dalla parete in un catino più piccolo. In cima al muro, alle due estremità, una coppia di delfini con le code attorcigliate.

La differenza è solo nel gruppo statuario centrale. Nella fontana occidentale, sul lato del fiume, un gruppo di rocce sostiene la figura di Nettuno affiancata da due tritoni e da altrettanti delfini. In quella orientale, sul lato del colle, le rocce reggono la dea Roma con ai fianchi le personificazioni sedute del Tevere e dell'Aniene, e ai piedi della dea la lupa capitolina che allatta i gemelli. La lettura è politica: da una parte il mare e la potenza marittima, dall'altra la città e i suoi due fiumi. Chi passa distratto vede due fontane uguali; chi si ferma trenta secondi vede un discorso sull'identità di Roma.

La fontana del nicchione sotto la terrazza

Sulla rampa di raccordo fra Piazza del Popolo e il Pincio, praticamente dietro la dea Roma, Valadier costruì una fontana monumentale più imponente che riuscita. La struttura si compone di due architetture sovrapposte. Nella metà superiore tre grandi nicchie delimitate da colonne su alti pilastri, che sembrano reggere la balconata della terrazza; dentro le nicchie l'acqua precipita dall'alto a cascata. Nella metà inferiore, leggermente più avanzata, un muro con tre nicchie minori in asse con quelle superiori, ciascuna dotata di un piccolo catino di raccolta. Nel 1936 il grande nicchione sotto la terrazza ospitò l'inaugurazione della mostra del rinnovato acquedotto Vergine, ultimo intervento strutturale rilevante sull'insieme.

Gli ultimi ritocchi ottocenteschi

Dopo la breccia di Porta Pia e la costruzione del ponte Margherita, fra il 1886 e il 1891, fu ricavata una nuova via d'accesso alla piazza dietro l'esedra sul fiume, con giardinetti laterali, strade e scalette. In parallelo, come già detto, la porta perse le torri e guadagnò i fornici. Chi vuole misurare quanto sia recente l'immagine che oggi consideriamo eterna consideri questo: gran parte di ciò che si fotografa in Piazza del Popolo ha meno di duecento anni, e la parte più fotografata di tutte, la terrazza del Pincio, ne ha poco più di duecento.

Terrazza del Pincio - La salita da piazza del Popolo al Pincio
Terrazza del Pincio – La salita da piazza del Popolo al Pincio

Il Pincio, la terrazza che guarda Piazza del Popolo dall'alto

Il colle che chiude la piazza a oriente si eleva a 61 metri sul livello del mare e prende nome dai Pincii, la famiglia che ne occupò la parte settentrionale nel IV secolo. La terrazza panoramica fu dedicata a Napoleone, e il viale che la percorre, chiamato in origine viale del Pincio, dal 1945 porta il nome di Gabriele d'Annunzio. Ci si sale in tre modi: le rampe carrozzabili di Valadier che partono dall'esedra orientale, la scalinata che le taglia, oppure dall'alto entrando da Villa Borghese, che è la via comoda per chi ha problemi di ginocchia. Il dislivello dalla piazza alla balconata si copre in una decina di minuti di passo tranquillo.

I busti degli uomini illustri

Lungo i viali del Pincio si incontrano centinaia di erme marmoree con i busti di italiani celebri. L'idea nacque durante la Repubblica Romana del 1849, con uno stanziamento di diecimila lire destinato alle sculture. Il progetto fu ereditato dal governo pontificio: nel 1851 papa Pio IX fece collocare i busti, escludendo però i personaggi ostili al potere temporale della Chiesa, il che dice molto su come si costruisce un pantheon nazionale. Alla fine degli anni Sessanta del Novecento gli uomini e le donne rappresentati erano 228. Molte teste sono state decapitate, rubate o sostituite nel corso del tempo: chi passeggia noterà erme prive di busto e nasi rifatti. È un cimitero laico di volti, ed è gratuito.

La Casina Valadier

Sul Pincio, in piazza Bucarest, dentro il perimetro di Villa Borghese, si trova la Casina Valadier, il caffè del colle: un volume cubico con un'elegante esedra a colonne ioniche, ricavato dallo stesso Valadier fra il 1816 e il 1837 rielaborando un casale seicentesco, con interni neoclassici affrescati in stile pompeiano. Fu luogo di ritrovo elegante dal Regno d'Italia in poi, decadde nel Novecento fino a diventare abitazione del custode del parco, fu venduta e trasformata in ristorante nel 1920, occupata dai militari tedeschi durante la guerra, di nuovo alla moda nel dopoguerra e chiusa al pubblico nel 1990. Riaprì il 19 giugno 2004 dopo lavori di restauro. Dal 2024 funziona esclusivamente come sede di eventi e ricevimenti: chi sale sperando in un caffè al tavolino verifichi prima, perché la formula è cambiata.

La caserma dei Carabinieri di Piazza del Popolo

Sul lato orientale, addossato alla scarpata, l'edificio lungo e severo che quasi nessuno guarda ospita il Comando Regione Carabinieri Lazio, nella caserma intitolata a Giacomo Acqua. La sua storia riassume tre secoli di Roma in un solo immobile: nato come convento agostiniano, divenne caserma dei gendarmi pontifici, e nel 1870, con la fine del potere temporale, prima sede dei Reali Carabinieri dei Savoia. Sul fianco di questo edificio, a sinistra della Porta del Popolo, è murata la lapide che ricorda i due carbonari giustiziati nella piazza, posta nel 1909 su opera dello scultore Lorenzo Cozza.

Nerone, il sepolcro e le leggende di Piazza del Popolo

Alle pendici del Pincio, in prossimità della piazza, la tradizione colloca il sepolcro dei Domizi Enobarbi, la famiglia paterna di Nerone, e vi assegna le ceneri dell'imperatore. Nerone morì nel 68 dopo Cristo dopo essere stato dichiarato nemico pubblico dal Senato: fuggì da Roma e si tolse la vita, secondo il racconto antico con l'aiuto di un liberto, perché non ebbe il coraggio di portare a termine il gesto da solo. Alla sua memoria fu applicata la damnatio memoriae, la cancellazione sistematica del nome dalle iscrizioni e dai monumenti.

Sull'origine del nome della piazza le ipotesi restano aperte. Una linea etimologica fa derivare Popolo dal latino populus, che significa pioppo, e la tradizione racconta che dove oggi si apre la piazza crescesse un boschetto di pioppi pertinente al sepolcro imperiale. Un'altra spiegazione, più documentata, lega il nome alla sottoscrizione popolare che finanziò la cappella di Pasquale II. Nella pagina si trovano tutte e due perché nessuna delle due è dimostrata, e chi vi racconta la storia dei pioppi come fatto certo sta semplificando.

Streghe, noci e l'esorcismo del 1099

La leggenda medievale è ricca e vale la pena raccontarla per quello che è, cioè una leggenda. Sulla tomba dell'imperatore sarebbe cresciuto un albero di noce che ne segnava il punto esatto, considerato maledetto; il boschetto sarebbe stato luogo di ritrovo di fantasmi, streghe e demoni, con Nerone in persona fra le apparizioni, e la memoria popolare vi mescolava i seguaci notturni della Fonte di Anna Perenna, il santuario romano dedicato alla dea dell'anno che ha restituito tavolette di maledizione. Nel 1099 papa Pasquale II avrebbe avuto una visione della Vergine con l'ordine di abbattere l'albero, dissotterrare i resti dell'imperatore e bruciarli. Fatto questo, le streghe se ne andarono e sul luogo del sepolcro sorse la cappella che è all'origine della basilica: del popolo era la Madonna, del Popolo diventò la piazza.

Chi era Nerone

Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico regnò dal 54 al 68 dopo Cristo ed è passato alla storia come uno dei sovrani più famigerati dell'impero. La tradizione storiografica antica, da Tacito a Svetonio, gli attribuisce l'avvelenamento del fratellastro Britannico, figlio dell'imperatore Claudio, l'uccisione della madre Agrippina, il ripudio e l'esilio della prima moglie, la persecuzione dei senatori ostili. Va detto con onestà che quelle fonti sono ostili per parte presa, scritte da autori legati all'aristocrazia senatoria che Nerone aveva umiliato, e che la storiografia moderna ne ridimensiona diversi episodi. Svetonio racconta che Nerone cantò accompagnandosi con la cetra la notte del grande incendio del 64, e il sospetto popolare che avesse appiccato lui il fuoco fu deviato dall'imperatore sui cristiani, contro i quali si scatenò la prima persecuzione romana. In quel clima furono uccisi san Pietro e san Paolo. Dalla stessa vicenda nasce l'identificazione tardo antica di Nerone con l'Anticristo e la lettura del numero 666 come cifra ricavata dalla trascrizione ebraica del suo nome: un'interpretazione diffusa fra gli studiosi, non un dato acquisito.

Nerone
Nerone

Una curiosità su Piazza del Popolo

La curiosità che preferisco riguarda le due chiese gemelle, e riguarda una bugia costruita in muratura. Il progetto seicentesco doveva chiudere il fondo della piazza con due edifici percepiti come identici ai lati di via del Corso. Il problema era il terreno: il lotto orientale, stretto fra via del Corso e via del Babuino, era sensibilmente più angusto di quello occidentale fra via del Corso e via di Ripetta. Costruire due chiese davvero uguali era impossibile. La soluzione fu geniale e spudorata: si costruirono due edifici con piante diverse ma con prospetti e cupole calibrati per apparire uguali a chi li guarda dalla parte opposta della piazza. Santa Maria dei Miracoli ha pianta circolare, Santa Maria in Montesanto ha pianta ellittica; la cupola della seconda, allungata, vista di fronte si legge come una cupola circolare identica a quella della prima.

Il risultato è che milioni di fotografie in tutto il mondo documentano una simmetria che sul terreno non esiste. La verifica la può fare chiunque, gratis e in due minuti: si entra prima in una chiesa e poi nell'altra, si guarda in alto e si confronta la sagoma dell'invaso. Chi ha occhio se ne accorge subito; chi non ce l'ha, dopo il confronto ce l'ha. Aggiungo la seconda parte della curiosità, meno nota della prima: le colonne del pronao di Santa Maria dei Miracoli vengono da progetti di Bernini per i campanili di San Pietro, cantiere finito male e mai completato. Materiale di risulta di un fallimento celebre, riutilizzato per costruire l'illusione più riuscita di Piazza del Popolo. Nella storia dell'architettura romana ci sono poche ironie altrettanto perfette.

Una cosa che non ti dice nessuno su Piazza del Popolo

Questa piazza è stata per quasi tre secoli il patibolo pubblico di Roma, ed è un fatto che le guide commerciali evitano perché rovina l'atmosfera. Le esecuzioni capitali dello Stato Pontificio si tenevano in pochi luoghi fissi, e Piazza del Popolo era il principale insieme a Campo de' Fiori e alla zona del Velabro. Il boia che ha lasciato il nome nella memoria romana è Giovanni Battista Bugatti, detto Mastro Titta, nato a Senigallia il 6 marzo 1779 e morto a Roma il 18 giugno 1869: prese servizio a diciassette anni, il 22 marzo 1796, e restò in carica sessantotto anni, arrivando a circa 514 esecuzioni entro il 1864, con una media di sette all'anno. Teneva un registro personale, e lo teneva con precisione contabile.

Abitava in Borgo, dall'altra parte del Tevere rispetto ai luoghi di esecuzione, e per raggiungerli doveva attraversare ponte Sant'Angelo. Da qui il modo di dire romano: Mastro Titta passa il ponte, cioè oggi si giustizia. Un'intera città sapeva leggere la giornata dal passaggio di un uomo su un ponte.

Il metodo che dà i brividi è la mazzolatura, riservata ad alcuni condannati: una base di pietra su cui il boia obbligava il reo a posare il capo, e un mazzuolo calato sul cranio. La pratica era stata abolita in Italia durante la parentesi napoleonica e fu ripristinata proprio nello Stato Pontificio; Mastro Titta annota nelle sue memorie di avere mazzolato numerosi condannati. Il suo mantello rosso è conservato al Museo Criminologico di Roma. Chi attraversa oggi l'isola pedonale fra i tavolini e i gruppi in gita cammina su una superficie che ha visto quelle scene per generazioni, e a mio parere saperlo non guasta la visita: la rende adulta.

Il consiglio che ti do per visitare Piazza del Popolo

Il consiglio è di rovesciare l'ordine con cui quasi tutti affrontano Piazza del Popolo. La sequenza abituale è: arrivo dalla metropolitana, foto all'obelisco, salita al Pincio, discesa e via lungo il Corso a fare acquisti, il tutto in quaranta minuti, con la basilica saltata perché era chiusa nella pausa di pranzo. È un modo per non vedere niente.

La sequenza che consiglio, e che uso quando accompagno un gruppo, è questa. Si arriva verso le dieci del mattino di un giorno feriale, quando la basilica ha appena aperto e la piazza è ancora vuota. Prima Santa Maria del Popolo, con calma e con le monete per la luce delle cappelle: mettete in conto un'ora abbondante, perché fra Caravaggio, Cappella Chigi, coro di Bramante e sepolcri di Sansovino ci sono cinque secoli di storia dell'arte in cinquecento metri quadrati. Uscendo, la Porta del Popolo dai due lati: prima il fronte interno del Bernini, poi si oltrepassa l'arco e si guarda quello esterno cinquecentesco, per capire la differenza di linguaggio. Poi il centro della piazza e l'obelisco. Poi le due chiese gemelle, una dopo l'altra, per il confronto delle piante. Solo alla fine il Pincio, arrivandoci verso il tardo pomeriggio, quando la luce da ovest accende le facciate e la terrazza è nel momento migliore.

Due avvertenze pratiche che valgono più di molti consigli generici. La prima: le chiese romane chiudono a pranzo e la basilica non fa eccezione nei giorni feriali, quindi programmare la visita per le tredici significa trovare il portone accostato. La seconda: la domenica la basilica apre solo nel pomeriggio, e la piazza è nel suo momento più affollato. Se avete un solo giorno e volete vedere i Caravaggio, il giorno giusto è il sabato, con orario continuato dalle 10.30 alle 18.30. Detto da chi ha visto decine di gruppi arrivare davanti a un portone chiuso: l'orario di una chiesa è la variabile che rovina più visite a Roma.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che l'obelisco al centro di Piazza del Popolo sia egiziano lo sanno tutti. Quello che quasi nessuno considera è la sua carriera romana, e cioè che questo monolite è un oggetto riciclato tre volte da tre poteri diversi, ciascuno dei quali lo ha caricato di un significato opposto al precedente.

Prima vita: Eliopoli, tempio del Sole, XIII secolo avanti Cristo. Il fusto è un segno solare inciso con i nomi dei faraoni della XIX dinastia, e serve a un culto egiziano dentro un recinto sacro egiziano. Seconda vita: nel 10 avanti Cristo Ottaviano Augusto lo fa smontare, caricare su una nave da trasporto costruita apposta e portare a Roma, dove viene eretto sulla spina del Circo Massimo. Qui non è più un segno religioso: è un trofeo, la dimostrazione fisica che l'Egitto dei Tolomei è caduto e che il vincitore può spostare le montagne dei vinti. Le bighe gli girano intorno per secoli, con il pubblico che nemmeno lo guarda. Terza vita: il circo si interra, l'obelisco crolla e sparisce, viene ritrovato nel 1587 spezzato in tre pezzi, e nel 1589 Domenico Fontana lo rialza qui per Sisto V, con una croce in cima. Un simbolo solare pagano diventa il segnale stradale di un itinerario di pellegrinaggio cristiano.

Il dato tecnico che rende ancora più straordinaria la faccenda: il fusto misura 25,90 metri, con base e croce si arriva a 36,50 metri, e nel 1589 tutto questo è stato rimesso in piedi con argani, canapi e forza umana. Fontana aveva già fatto la stessa operazione tre anni prima in piazza San Pietro, e da quel cantiere trasse il manuale che rese l'impresa ripetibile. Piazza del Popolo custodisce quindi non solo un monumento egizio, ma la prova di un primato tecnico del tardo Rinascimento italiano che oggi si darebbe per scontato e che allora non lo era affatto.

La foto giusta da fare a Piazza del Popolo

Le fotografie che si portano a casa da questa piazza sono quasi sempre le stesse, e quasi sempre sbagliate. Dico come la penso: l'inquadratura dalla balaustra del Pincio con l'obelisco al centro e la cupola di San Pietro sullo sfondo è bellissima e la fanno diecimila persone al giorno, il che la rende una cartolina, non una fotografia. Se la volete, fatela, ma fatela nel momento giusto e poi cercatene un'altra.

Il momento giusto per la terrazza è il tramonto, perché il sole cala esattamente dietro la cupola di San Pietro e per venti minuti la piazza sotto passa dal grigio all'oro. In inverno succede presto, verso le cinque; in piena estate dopo le otto di sera. Andateci quaranta minuti prima, perché la balaustra centrale si riempie e il posto in prima fila non si negozia. Chi ha un treppiede lo lasci a casa: sulla balconata non c'è spazio e nelle sere affollate diventa un ostacolo per tutti.

Le tre inquadrature che consiglio davvero, e che quasi nessuno fa. La prima: dal centro della piazza, ai piedi dell'obelisco, con l'obiettivo puntato verso il Tridente, in modo da tenere in un solo fotogramma le due chiese gemelle e le tre imboccature; scattata al mattino presto, con la piazza vuota, è la fotografia che spiega l'urbanistica di Roma meglio di una piantina. La seconda: sotto la Porta del Popolo, in asse con l'arco, guardando verso l'interno della piazza, con l'obelisco incorniciato dal fornice berniniano; è la vista che avevano i viaggiatori del Grand Tour al momento dell'arrivo, ed è la fotografia più emozionante da fare qui se si conosce la storia. La terza, per chi ha pazienza: le rampe di Valadier viste dal basso in una giornata di pioggia leggera, quando il travertino bagnato riflette e gli alberi sono lucidi. Dentro la basilica il flash è vietato e va rispettato: le tele di Caravaggio si fotografano male comunque, e vale più guardarle.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il fatto più duro è quello del 23 novembre 1825, e conviene raccontarlo per intero perché è il motivo della lapide che quasi nessuno nota accanto alla Porta del Popolo. Quel giorno furono giustiziati in Piazza del Popolo due carbonari, Angelo Targhini, nato a Brescia nel 1799, e Leonida Montanari, nato a Cesena nel 1800. Targhini era figlio del cuoco di papa Pio VII e con ogni probabilità cuoco a sua volta; Montanari era chirurgo e medico condotto a Rocca di Papa. Erano stati condannati a morte per lesa maestà dopo un tentato omicidio ai danni di un infiltrato nella loro organizzazione, un certo Spontini. Il boia era Mastro Titta, che nelle sue memorie annota che i due salirono al patibolo con la maggior franchezza, rifiutarono di pentirsi e si dichiararono innocenti, carbonari e non credenti. Nel 1909, quando l'Italia unita poteva finalmente ricordarli, fu murata sul fianco della caserma dei carabinieri, a sinistra della porta, la lapide dello scultore Lorenzo Cozza.

Il 19 maggio 1817 in Piazza del Popolo si tenne una triplice decapitazione alla quale assistette Lord Byron, che ne scrisse al proprio editore: la pagina che ne ricavò è uno dei documenti più citati sul rapporto fra il viaggiatore romantico e la giustizia pontificia. Charles Dickens, in Italia trent'anni dopo, assistette a un'esecuzione eseguita da Bugatti l'8 marzo 1845 e la raccontò nelle sue pagine di viaggio italiane: la sua descrizione della folla, dei venditori ambulanti e dell'attesa festosa è una delle testimonianze più feroci mai scritte sul pubblico dei patiboli. Il pubblico delle esecuzioni romane era spettacolo di massa, con posti a pagamento alle finestre.

Altri fatti hanno un tono diverso. Il 23 dicembre 1655 l'ingresso solenne di Cristina di Svezia sotto l'arco appena ridisegnato da Bernini fu la più costosa operazione di immagine della Chiesa seicentesca. Nel 1589 l'innalzamento dell'obelisco richiamò una folla enorme e fu un evento tecnico prima che religioso. Fra il 1798 e il 1809 le due entrate delle truppe napoleoniche a Roma cambiarono il destino della piazza, perché è dall'occupazione francese che nasce il progetto Valadier. Nel 1936 il nicchione sotto la terrazza ospitò l'inaugurazione della mostra del rinnovato acquedotto Vergine. Nel Novecento e fino a oggi Piazza del Popolo è diventata il luogo dei comizi, dei concerti e delle manifestazioni sindacali di Roma: la capienza fino a 65.000 persone e la pedonalizzazione ne fanno il contenitore politico della città, e non c'è stagione che non la veda occupata da un palco.

Chi è passato da Piazza del Popolo

Per quindici secoli chi arrivava a Roma da nord entrava da qui, il che rende l'elenco praticamente infinito. Vale la pena isolare qualche nome documentato.

Cristina di Svezia, regina abdicataria e convertita, entrò sotto la Porta del Popolo il 23 dicembre 1655 in un corteo organizzato dalla Santa Sede, e per lei Bernini aveva ridisegnato il prospetto interno con l'iscrizione dell'ingresso felice e fausto. Johann Wolfgang von Goethe visse a Roma dal 3 settembre 1786 al 18 giugno 1788 in un appartamento di via del Corso 18, cioè a poche decine di metri dalla piazza, insieme all'amico pittore Johann Heinrich Wilhelm Tischbein: l'appartamento è oggi la Casa di Goethe, museo e centro culturale inaugurato il 30 maggio 1997 e unico museo tedesco all'estero, dove si conservano disegni originali di Tischbein. Chi arriva in Piazza del Popolo e imbocca via del Corso passa davanti a quel portone senza saperlo.

Martin Lutero, in virtù dell'appartenenza all'ordine agostiniano, fu ospite a Roma proprio del convento annesso a Santa Maria del Popolo durante il suo viaggio romano: il futuro riformatore dormì a pochi passi dalle cappelle che stiamo descrivendo, dettaglio che nella storia europea vale quanto un capitolo. Lord Byron fu qui il 19 maggio 1817 e Charles Dickens nel marzo 1845, entrambi in circostanze cupe.

Poi ci sono gli artisti che hanno lavorato in questo perimetro, e sono i nomi maggiori di quattro secoli: Bramante nel coro della basilica, Raffaello nella Cappella Chigi, Pinturicchio nelle volte, Andrea Bregno e Andrea Sansovino nei sepolcri, Guillaume de Marcillat nelle vetrate, Caravaggio e Annibale Carracci nella Cappella Cerasi, Carlo Maderno nell'ampliamento, Domenico Fontana all'obelisco, Nanni di Baccio Bigio e Francesco Mochi alla porta esterna, Gian Lorenzo Bernini alla porta interna e alle statue Chigi, Carlo Rainaldi e Carlo Fontana alle chiese gemelle, Giuseppe Valadier alla piazza e al Pincio. In pochi luoghi di Roma si concentra un elenco simile.

Nel Novecento la piazza è entrata nell'immaginario popolare per altre vie. Le si deve il titolo del brano di apertura dell'album di Claudio Baglioni del 1972 Questo piccolo grande amore, che si intitola come la piazza. Fra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila i gradini e i muretti furono luogo di ritrovo dei ragazzi dark romani, un fenomeno di costume che chi ha una certa età ricorda benissimo. Dalla piazza sono passati cortei, comizi, capodanni, concerti del primo maggio e finali di campionato: se esiste un luogo dove Roma si conta, è questo.

Domande frequenti su Piazza del Popolo

Quanto costa entrare a Piazza del Popolo?

Entrare a Piazza del Popolo non costa nulla: è una piazza pubblica pedonale aperta ventiquattro ore su ventiquattro, senza biglietto e senza orari. Sono gratuiti anche gli ingressi alla basilica di Santa Maria del Popolo e alle due chiese gemelle che si affacciano sul lato meridionale della piazza.

Serve prenotare per visitare Piazza del Popolo?

No, non serve prenotare per visitare Piazza del Popolo, né per la piazza né per le chiese che vi si affacciano. La prenotazione è invece necessaria per la Galleria Borghese, che si trova nel parco raggiungibile salendo al colle del Pincio, che chiude la piazza a est.

Quanto tempo ci vuole per visitare Piazza del Popolo?

Per la piazza in sé bastano venti minuti, perché è uno spazio aperto che si legge in fretta. Il tempo vero lo richiedono gli interni: un'ora abbondante per Santa Maria del Popolo se si vogliono guardare le cappelle una per una, venti minuti per le due chiese gemelle e quaranta minuti per la salita al Pincio con la sosta in terrazza, per un totale di circa tre ore.

Cosa si vede dentro la basilica di Santa Maria del Popolo?

La basilica di Santa Maria del Popolo, addossata alle mura a sinistra della Porta del Popolo, custodisce due dipinti di Caravaggio, una cappella progettata da Raffaello, sculture di Bernini, affreschi del Pinturicchio, i sepolcri di Andrea Sansovino e di Andrea Bregno, un coro di Bramante e vetrate francesi del Cinquecento. Dall'esterno è l'edificio più sobrio della piazza e per questo molti visitatori la oltrepassano senza entrare.

Quanto è alto l'obelisco di Piazza del Popolo?

L'obelisco Flaminio, al centro di Piazza del Popolo, ha un fusto in granito egiziano che misura 25,90 metri; con il basamento e la croce che lo corona il monumento raggiunge i 36,50 metri di altezza. È il monumento più antico della piazza, di quasi due millenni, ed era stato realizzato in origine per il tempio del Sole di Eliopoli.

Perché si chiamano chiese gemelle e non sono davvero identiche?

Le due chiese sul lato meridionale di Piazza del Popolo, Santa Maria dei Miracoli e Santa Maria in Montesanto, sono chiamate gemelle perché nelle fotografie sembrano identiche, con lo stesso pronao a colonne e la stessa cupola, ma in realtà non lo sono: il lotto orientale, verso via del Babuino, era più stretto di quello occidentale, e gli architetti dovettero ricorrere ad accorgimenti diversi per far apparire le due facciate uguali.

Cosa si vede intorno a Piazza del Popolo a piedi?

Da Piazza del Popolo, camminando pochi minuti, si raggiungono alcune delle cose migliori di Roma senza prendere mezzi. Lungo via del Babuino si arriva a piazza di Spagna e alla scalinata di Trinità dei Monti in circa dieci minuti, mentre lungo via di Ripetta si incontrano il Mausoleo di Augusto e il museo dell'Ara Pacis, entrambi a meno di un quarto d'ora.

Come si visita davvero Piazza del Popolo: durata, percorso, guida

Per la piazza in sé bastano venti minuti: è uno spazio aperto e si legge in fretta. Il tempo vero lo prendono gli interni. Contate un'ora abbondante per Santa Maria del Popolo se volete guardare le cappelle una per una, venti minuti per le due chiese gemelle, quaranta minuti per la salita al Pincio con la sosta in terrazza. Una visita completa e non affannata occupa quindi tre ore buone, e se si prosegue verso Villa Borghese diventa mezza giornata.

Sul serve o non serve una guida ho un'opinione netta: per la piazza no, per la basilica sì, o quantomeno un buon apparato di lettura. Davanti alla Cappella Cerasi la differenza fra chi sa che cosa guarda e chi no è totale, e vale la pena arrivarci preparati. Chi organizza gruppi, incentive aziendali o visite private nella Capitale trova un interlocutore professionale nei servizi per Roma di TourLeaderPro, che lavora con accompagnatori certificati.

Piazza del Popolo con i bambini

La piazza è uno dei posti più comodi del centro per chi ha bambini piccoli: è pianeggiante, interamente pedonale, senza traffico e con spazio per correre. I leoni dell'obelisco funzionano sempre, i delfini delle due fontane pure, e il passaggio dei cavalli della polizia a cavallo o delle carrozze è un attrattore garantito. Il passeggino gira senza problemi sul selciato, che è regolare e non sanpietrino sconnesso. La salita al Pincio con il passeggino si fa dalle rampe di Valadier, non dalla scalinata: sono in pendenza dolce e carrozzabili proprio per questo. Una volta in cima, i viali del Pincio e Villa Borghese offrono ombra, prati, il laghetto e il noleggio dei risciò. Nelle chiese chiedete ai bambini di parlare piano: sono luoghi di culto in funzione.

Accessibilità di Piazza del Popolo

Il piano della piazza è accessibile in sedia a rotelle senza ostacoli: superficie piana e continua, nessun gradino fra la porta e il Tridente. La basilica di Santa Maria del Popolo ha alcuni gradini all'ingresso e chi ha bisogno di assistenza faccia riferimento al personale della basilica. La salita al Pincio in sedia a rotelle è possibile dalle rampe carrozzabili, ma la pendenza è continua e richiede un accompagnatore; l'alternativa comoda è arrivare in cima dall'interno di Villa Borghese, dove i viali sono pianeggianti. Per la stazione della metropolitana Flaminio conviene verificare in anticipo la disponibilità degli impianti di risalita sul canale ufficiale del gestore del trasporto, perché la dotazione delle stazioni della linea A non è uniforme.

Quanto costa e come si risparmia

Piazza del Popolo non costa nulla. Non costa nulla la basilica, non costano nulla le due chiese gemelle, non costa nulla la terrazza del Pincio, non costa nulla passeggiare fra i busti. Le uniche spese sono le monete per l'illuminazione delle cappelle, il biglietto della metropolitana e quello che si sceglie di spendere ai tavolini della piazza, dove il caffè seduto costa quanto in ogni piazza monumentale di Roma, cioè parecchio. Chi vuole risparmiare beve al banco in una delle traverse: bastano venti metri di via di Ripetta per dimezzare il conto. Aggiungo che in una zona come questa il vero risparmio è di tempo: mezza giornata qui offre più arte gratuita di molti musei a pagamento.

Che cosa vedere intorno a Piazza del Popolo in dieci minuti a piedi

La posizione è il punto di forza. Da qui, camminando pochi minuti, si raggiungono alcune delle cose migliori di Roma senza mai prendere un mezzo. Lungo via del Babuino si arriva a piazza di Spagna e alla scalinata di Trinità dei Monti in circa dieci minuti. Lungo via di Ripetta si incontrano il Mausoleo di Augusto e il museo dell'Ara Pacis, entrambi a meno di un quarto d'ora. Salendo al Pincio e proseguendo si entra in Villa Borghese e, con prenotazione obbligatoria e fascia oraria, alla Galleria Borghese. Lungo via del Corso, verso sud, si va dritti fino a piazza Venezia, incrociando strada facendo le deviazioni per la Fontana di Trevi e per il Pantheon.

Quando andare e quando evitare Piazza del Popolo

Il momento migliore in assoluto è la mattina presto di un giorno feriale fuori stagione, fra novembre e febbraio, escluse le feste: la piazza è quasi vuota, la luce radente accende il travertino, e nelle chiese non c'è nessuno. Il secondo momento migliore è il tardo pomeriggio verso il tramonto, con la salita al Pincio. Da evitare: il pomeriggio del sabato e la domenica, quando il Corso scarica in piazza una folla continua; i giorni di manifestazione o di concerto, quando la piazza è transennata e l'obelisco resta dentro un recinto; il pieno agosto a mezzogiorno, perché qui l'ombra non esiste e sono ettari di pietra al sole. Chi organizza il viaggio da fuori Italia trova un inquadramento generale nelle guide inglesi di ItalyPlanner sulle cose da vedere a Roma e un itinerario già montato nella pagina dedicata ai tre giorni a Roma.

Domande veloci su Piazza del Popolo

Quanto costa entrare a Piazza del Popolo?

Nulla. Piazza del Popolo è un'isola pedonale pubblica, aperta ventiquattro ore su ventiquattro, senza biglietto e senza orari. Sono gratuiti anche gli ingressi alla basilica di Santa Maria del Popolo e alle due chiese gemelle.

Serve prenotare per visitare Piazza del Popolo?

No, né per la piazza né per le chiese. La prenotazione serve invece per la Galleria Borghese, che si raggiunge a piedi salendo al Pincio e attraversando il parco, e che lavora con ingressi a fascia oraria.

Come si arriva a Piazza del Popolo con la metropolitana?

Con la linea A, fermata Flaminio-Piazza del Popolo, aperta il 16 febbraio 1980 e collegata alla stazione di piazzale Flaminio della ferrovia Roma Nord. Dall'uscita si attraversa il piazzale, si oltrepassa la Porta del Popolo e si è in piazza in meno di cinque minuti.

Si può arrivare a Piazza del Popolo in automobile?

No. La piazza è pedonale e l'area ricade nella zona a traffico limitato del centro storico. Chi arriva in automobile deve parcheggiare fuori dalla fascia riservata e completare il percorso con la metropolitana o a piedi.

Quanto è grande Piazza del Popolo?

Circa 16.000 metri quadrati di isola pedonale, con una capienza autorizzata che nelle grandi occasioni arriva a 65.000 persone. È una delle piazze più capienti di Roma, e per questo ospita comizi e concerti.

Quanto è alto l'obelisco di Piazza del Popolo?

Il fusto misura 25,90 metri; con il basamento e la croce sommitale il monumento raggiunge i 36,50 metri. Fu portato a Roma nel 10 avanti Cristo per volere di Augusto e rialzato qui da Domenico Fontana nel 1589.

Perché si chiama Piazza del Popolo?

Le spiegazioni sono due e nessuna è dimostrata in modo definitivo. La prima lega il nome alla sottoscrizione del popolo romano che finanziò la cappella di Pasquale II nel 1099. La seconda fa derivare Popolo dal latino populus, che significa pioppo, con riferimento al boschetto che la tradizione colloca qui.

Quali quadri di Caravaggio si vedono a Piazza del Popolo?

Due, nella Cappella Cerasi della basilica di Santa Maria del Popolo: la Conversione di san Paolo e la Crocifissione di san Pietro, commissionate da Tiberio Cerasi nel settembre 1600. Sull'altare della stessa cappella la pala con l'Assunzione della Vergine di Annibale Carracci.

Quanto dura la visita alla basilica di Santa Maria del Popolo?

Una mezz'ora per vedere l'essenziale, un'ora abbondante per guardare le cappelle una per una, il coro di Bramante, i sepolcri di Sansovino e le vetrate di Guillaume de Marcillat.

Che orari ha la basilica di Santa Maria del Popolo?

Il sito ufficiale della basilica indica dal lunedì al venerdì 10.30-12.30 e 16.00-18.30, il sabato 10.30-18.30, la domenica e i festivi 16.30-18.30. Gli orari delle chiese romane variano con le celebrazioni e vanno ricontrollati sul sito della basilica di Santa Maria del Popolo prima della visita.

Si possono fare fotografie a Piazza del Popolo e nelle chiese?

All'aperto sì, senza limiti. Dentro le chiese si fotografa senza flash e senza treppiede, e non si fotografa durante le celebrazioni. I droni sul centro storico di Roma sono soggetti a divieti e autorizzazioni: non si fanno volare qui.

Piazza del Popolo è accessibile in sedia a rotelle?

Il piano della piazza sì, interamente: superficie regolare, nessun gradino, niente traffico. La basilica ha gradini all'ingresso. Per salire al Pincio si usano le rampe carrozzabili di Valadier, in pendenza continua, oppure si arriva in cima dall'interno di Villa Borghese, dove i viali sono pianeggianti.

Perché le due chiese di Piazza del Popolo si chiamano gemelle?

Per l'aspetto esterno, che è calibrato per apparire identico. In realtà Santa Maria dei Miracoli ha pianta circolare e Santa Maria in Montesanto pianta ellittica, perché i due lotti a disposizione avevano larghezze diverse. La simmetria è un effetto ottico progettato.

Qual è la differenza fra Santa Maria dei Miracoli e Santa Maria in Montesanto?

La prima, fra via del Corso e via di Ripetta, fu iniziata nel 1675, conclusa nel 1679 e aperta al pubblico due anni dopo, con cupola ottagonale di Carlo Fontana rivestita di tegole di lavagna. La seconda, fra via del Corso e via del Babuino, fu iniziata nel 1662, ripresa nel 1673 e completata nel 1679, ed è dal 1953 sede della Messa degli Artisti.

Che cos'è la Messa degli Artisti?

Una celebrazione dedicata al mondo dell'arte e dello spettacolo, ideata nel 1941 da monsignor Ennio Francia e ospitata dal 1953 in Santa Maria in Montesanto, che per questo i romani chiamano chiesa degli artisti.

A Piazza del Popolo si tenevano davvero le esecuzioni capitali?

Sì. Era uno dei luoghi principali delle esecuzioni pubbliche dello Stato Pontificio insieme a Campo de' Fiori e alla zona del Velabro. Il boia più noto fu Giovanni Battista Bugatti, detto Mastro Titta, in carica dal 1796 per sessantotto anni e autore di circa 514 esecuzioni entro il 1864.

Che cos'è la lapide accanto alla Porta del Popolo?

Ricorda Angelo Targhini e Leonida Montanari, i due carbonari giustiziati nella piazza il 23 novembre 1825. Fu murata nel 1909 sul fianco della caserma dei carabinieri, a sinistra della porta, ed è opera dello scultore Lorenzo Cozza.

Quanto tempo ci vuole per salire al Pincio da Piazza del Popolo?

Dieci minuti scarsi di passo tranquillo dalle rampe di Valadier o dalla scalinata dell'esedra orientale. Il colle è a 61 metri sul livello del mare e il dislivello dalla piazza è modesto.

La terrazza del Pincio si paga?

No, l'accesso è libero e la terrazza è aperta all'aperto senza cancelli negli orari del parco. Il momento migliore è il tramonto, quando il sole cala dietro la cupola di San Pietro.

È vero che Nerone è sepolto a Piazza del Popolo?

La tradizione colloca alle pendici del Pincio, in prossimità della piazza, il sepolcro dei Domizi Enobarbi, la famiglia paterna dell'imperatore, e vi assegna le sue ceneri. È una tradizione, non un dato archeologico accertato: il racconto medievale dell'esorcismo del 1099 nasce proprio da questa credenza.

Piazza del Popolo è adatta ai bambini?

Molto. È pianeggiante, pedonale e senza traffico, il passeggino gira bene, e a due passi ci sono i prati e il laghetto di Villa Borghese. I leoni dell'obelisco e i delfini delle fontane sono l'attrazione più efficace.

Quando conviene evitare Piazza del Popolo?

Il sabato pomeriggio e la domenica, per l'afflusso dal Corso; nei giorni di manifestazione o di concerto, quando l'area è transennata; a mezzogiorno d'agosto, perché la piazza non offre ombra.

Quanto tempo serve per vedere bene Piazza del Popolo e i suoi monumenti?

Tre ore abbondanti per piazza, basilica, chiese gemelle, porta e terrazza del Pincio. Mezza giornata se si prosegue dentro Villa Borghese.

Ci sono tour guidati di Piazza del Popolo?

Sì, e la zona è uno dei punti di partenza classici delle visite del centro storico. Chi cerca accompagnamento professionale per gruppi, aziende o visite private può rivolgersi a TourLeaderPro, che opera con accompagnatori certificati sul territorio romano.

Che cosa vedere vicino a Piazza del Popolo?

Piazza di Spagna e Trinità dei Monti lungo via del Babuino, il Mausoleo di Augusto e l'Ara Pacis lungo via di Ripetta, il Pincio e Villa Borghese salendo dall'esedra orientale, via del Corso verso piazza Venezia. Chi prepara il viaggio dall'estero trova le stesse informazioni in inglese su ItalyPlanner.com.

Il mio giudizio su Piazza del Popolo

Dopo anni di gruppi accompagnati qui dentro, la mia convinzione è semplice: Piazza del Popolo viene attraversata da quasi tutti e visitata da quasi nessuno. La gente scende dalla metropolitana, fotografa l'obelisco, sale al Pincio, scende, imbocca via del Corso e se ne va, e nel farlo passa a dieci metri da due Caravaggio, da una cappella disegnata da Raffaello e da un coro di Bramante senza entrare, perché il portone è discreto e la facciata non urla. Entrate in quella chiesa. Portate le monete per la luce. Andateci di mattina presto o il sabato, quando l'orario è continuato. E poi tornate al centro della piazza, mettetevi ai piedi dei leoni e guardate il Tridente: capirete in trenta secondi come è stata pensata l'intera Roma moderna, e vi sarà costato zero euro.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. A temperatura costante tutto l’anno, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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RiassuntoPiazza del Popolo è un luogo simbolo per tutti i romani: molte vicende della città, fatti, miti e leggende sono legate a questa piazza sin dai tempi antichi...
TagsPiazza del PopoloSanta Maria del Popoloterrazza del Pinciotomba di Nerone

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IndirizzoPiazza del Popolo, 00187 Roma RM Centro storico, Roma, Roma Città
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Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto

Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.

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Bus hop-on hop-off: giro di Roma

Sali e scendi dove vuoi. Sali e scendi dove vuoi: tra una tappa e l’altra ti siedi e guardi Roma dal piano di sopra.

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Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.

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