Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano
Il Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano occupa il Palazzo Aldobrandini, in via della Torre Antica, nel punto più alto del centro storico di Carpineto Romano (RM), codice postale 00032; negli indirizzari comunali la sede compare come via della Torre Antica 1. Gli orari indicati dal circuito museale dei Lepini sono da martedì a domenica, 10.00-12.00 e 16.30-19.30, con il lunedì di chiusura: per i gruppi si organizzano visite guidate in orari straordinari previo accordo. La tariffa d'ingresso non è pubblicata in forma stabile e va chiesta direttamente al museo. I recapiti sono 06 9717434 e 06 97180028, fax 06 9710035, posta elettronica musei.carpineto@gmail.com e museolareggia@carpinetoromano.it. Il museo è comunale e rientra nell'Organizzazione Museale Regionale del Lazio. Prima di partire conviene una telefonata: si tratta di un museo di paese, con un presidio di personale ridotto, e in bassa stagione gli orari possono variare.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Carpineto Romano è a 550 metri di quota, adagiata su due colli alle pendici del Monte Capreo, a una sessantina di chilometri a sud est di Roma. In automobile si arriva dalla Carpinetana, la strada regionale 609 che risale i Lepini dalla piana di Colleferro; con il trasporto pubblico si prende il treno fino alla stazione di Colleferro, sulla linea Roma-Cassino, e da lì l'autolinea Cotral che sale al capolinea di Carpineto San Sebastiano, oppure il Cotral diretto dal terminal di Roma Anagnina, capolinea della metropolitana A. Il centro storico è pedonale e ripido: si parcheggia in basso e si sale a piedi. Se volete inquadrare il contesto prima di partire, la pagina sui Monti Lepini e quella su Carpineto Romano raccontano la montagna intorno al museo.

Perché il Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano si chiama così
Il nome è un prestito letterario, e questo spiega la piccola vertigine che coglie il visitatore quando cerca i Volsci fra le vetrine e trova invece pastori, telai, campane e passaporti. Il titolo viene da un'opera erudita del Settecento di Antonio Ricchi, di Cori, intitolata La Reggia de' Volsci, ove si tratta dell'origine delle città terre e castella del Regno de' Volsci nel Lazio, ristampata in anastatica nel 2006 da Arnaldo Forni in quattrocentodieci pagine. Ricchi apparteneva a quella generazione di antiquari locali che, con la genealogia in una mano e Livio nell'altra, cercava per ogni borgo dei Lepini una fondazione antichissima e possibilmente regale.
Il museo si è appropriato di quel titolo con piena consapevolezza. Non promette una collezione archeologica volsca: promette la riappropriazione di uno spazio ducale, il palazzo dei signori Aldobrandini, restituito alla comunità che per tre secoli lo ha guardato dal basso. È un'operazione di museologia culta, e l'ho sempre trovata una delle più intelligenti fra quelle tentate nei musei civici del Lazio meridionale. Chi arriva convinto di trovare corredi funerari preromani resterà deluso; chi arriva per capire come si costruisce l'identità di una cittadina di montagna uscirà arricchito. Il volume che accompagnò l'apertura, La Reggia dei Volsci. Museo della città di Carpineto Romano a Palazzo Aldobrandini, curato da Franca Fedeli Bernardini per Arbor Sapientiae nel 2006, resta il riferimento bibliografico principale.
Palazzo Aldobrandini, la sede del Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano
Il palazzo è una delle emergenze architettoniche maggiori del borgo e si innalza nella zona più elevata del centro storico, su una roccia precipite. Non nacque come residenza di piacere: nacque come fortificazione, e i segni medievali sono ancora leggibili nella torre campanaria, che le fonti locali datano al secolo XIII, e nei contrafforti difensivi che assecondano la roccia invece di combatterla. Gli Aldobrandini, arrivati alla fine del Cinquecento, non rasero al suolo il castello: lo vestirono da palazzo. È un modo di procedere tipico dell'aristocrazia papale del primo Seicento, che preferiva il travestimento alla demolizione perché il travestimento costava meno e diceva la stessa cosa.
Il giardino barocco e il teatro all'aperto del Museo la Reggia dei Volsci
Intorno all'edificio corre un giardino barocco con un teatro all'aperto, che d'estate diventa il vero atrio del museo. Il rapporto fra l'edificio e il vuoto è la parte più riuscita del complesso: la roccia scende, il giardino si allarga, il panorama sui Lepini si apre di colpo. Chi visita in luglio o in agosto trova spesso il giardino usato per concerti e rassegne del cartellone estivo comunale, e la combinazione fra il palazzo illuminato e la montagna dietro vale il viaggio quanto le vetrine.
Tre piani e seicento metri quadrati
La Reggia dei Volsci si sviluppa su tre piani per oltre seicento metri quadrati. Al piano inferiore un ambiente di ristorazione convive con alcune sale espositive; il piano nobile ospita il percorso principale e la biblioteca centralizzata delle venticinque comunità lepine, che raccoglie circa tremilacinquecento opere storico-letterarie sui Monti Lepini. È una densità di funzioni insolita per un museo di questa scala, e in parte spiega gli orari spezzati in due fasce: il personale è lo stesso che apre e chiude tutto.
Gli Aldobrandini e il ducato di Carpineto
Alla fine del Cinquecento il feudo fu acquistato dal cardinale Pietro Aldobrandini, nato nel 1571 e morto a Roma nel 1621, nipote di papa Clemente VIII e creato cardinale nel concistoro del 17 settembre 1593. Era camerlengo di Santa Romana Chiesa dal 1599 e arcivescovo metropolita di Ravenna dal 1604: uno degli uomini più potenti della Roma di inizio Seicento, collezionista, protettore di poeti e musicisti, fra i quali Giovan Battista Marino e Girolamo Frescobaldi. Prima degli Aldobrandini, Carpineto era passata per le mani dei Caetani, la famiglia del pontefice anagnino Bonifacio VIII, che ne acquisirono il feudo nel 1299; le prime tracce scritte del centro risalgono al 1077.
Donna Olimpia Aldobrandini e il "bello stato"
Il ducato che dà senso al museo si costruisce nel Seicento. Donna Olimpia Aldobrandini, nata a Roma il 20 aprile 1623 e morta a Roma il 18 dicembre 1681, figlia di Giovan Giorgio Aldobrandini e di Ippolita Ludovisi, terza principessa di Meldola e Sarsina e seconda principessa di Rossano, fece di Carpineto e delle terre vicine il suo "bello stato". Del ducato facevano parte le comunità lepine di Gavignano, Montelanico, Gorga e Maenza. Olimpia sposò nel 1638 Paolo Borghese, rimasta vedova nel 1646 si risposò nel 1647 con Camillo Pamphilj: la sua dote portò nella famiglia Pamphilj una collezione di dipinti che è il nucleo dell'attuale Galleria Doria Pamphilj. Il vestito che il museo espone come oggetto guida della sezione del Pallio è la ricostruzione del suo abito, ed è il modo più elegante di dire ai carpinetani che quella signora, di cui a Roma si ammirano i quadri, era anche la loro duchessa.
Gli Statuti del 1556
Fra gli oggetti guida del percorso ci sono gli statuti comunitari del 1556, e non è un dettaglio da eruditi. Quel corpo di norme regola ancora oggi, almeno nella forma, il rituale del sorteggio del Palio della Carriera. Un documento del Cinquecento che sopravvive dentro una festa contemporanea è esattamente il tipo di continuità che i musei del territorio dovrebbero mostrare e quasi mai riescono a mostrare.
La visita sala per sala al Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano
Il percorso è organizzato in nove sezioni, ciascuna costruita intorno a un oggetto guida, corredato da schede, gigantografie, ipertesti e audioguide. È un impianto museografico di scuola demoetnoantropologica, molto italiano e molto anni Duemila: l'oggetto singolo funziona da porta d'ingresso a un discorso più ampio. Funziona bene se si accetta la regola del gioco e si dedica a ogni sezione il tempo che chiede. Con un'ora si esce con un'impressione; con due ore e mezza si esce avendo capito una comunità.
Sezione I: lo spazio
L'oggetto guida è il plastico di Carpineto, affiancato da fotografie Alinari. Si racconta la morfologia del territorio, la distinzione fra spazio urbano e spazio rurale e, soprattutto, la conflittualità fra quartieri e fra comunità vicine. Quest'ultimo punto è il più onesto dell'intera sezione: nei Lepini la rivalità fra rioni e fra paesi confinanti non è folclore, è storia amministrativa fatta di usi civici, confini di pascolo e diritti di legnatico. Le fotografie Alinari servono a misurare la distanza fra il paese di oggi e quello di un secolo fa, e la misura è impietosa. Guardate il rapporto fra costruito e boschi: è cambiato tutto.
Sezione II: il tempo mitico
Il tempo di festa e il tempo di carestia. L'oggetto guida è la campana dell'abbazia di Valvisciolo, che il museo riferisce al secolo XIII, insieme agli orologi pubblici. Valvisciolo è l'abbazia fra Sermoneta, Ninfa e Latina Scalo, occupata e restaurata dai templari nel Duecento e passata ai cistercensi dopo lo scioglimento dell'ordine nel Trecento: la presenza a Carpineto di materiali provenienti da quel complesso non è casuale, tanto che anche la chiesa di Sant'Agostino conserva una lunetta medievale proveniente da Santo Stefano di Valvisciolo. La sezione articola i miti della fondazione urbana, il tempo segnato fra la vita e la morte, i ludi dell'infanzia e la calendarizzazione dell'anno agricolo. Una campana e un quadrante di orologio comunale bastano a raccontare come una comunità sia passata dal tempo del campanile al tempo dell'orario di lavoro. È il capitolo che i visitatori attraversano più in fretta ed è quello che meriterebbe più attenzione. Approfondisce il tema chi ha già visto il Museo della città e del territorio di Cori, costruito con una logica affine.
Sezione III: i mestieri e l'habitat territoriale
Oggetto guida: gli strumenti dell'agricoltura. Si passa in rassegna i prodotti del bosco, la produzione agraria e le attività agropastorali presso uno stazzo ricostruito. Carpineto ha ottantasei chilometri quadrati di territorio comunale, gran parte dei quali boschi e pascoli d'altura, e la sezione lo rende evidente: la ricchezza non veniva dal seminativo, veniva dalla montagna. Il faggio, il carbone, la legna, la transumanza. Chi cerca il confronto con la pianura ai piedi dei monti lo trova al Museo della Terra Pontina, dove la storia raccontata è quella opposta, dell'acqua e della bonifica.
Sezione IV: economia e società
Oggetti guida: gli strumenti dell'artigianato. Qui si entra dentro le mura e si guardano i mestieri urbani e le botteghe artigianali, quella economia intra moenia che nei paesi dei Lepini è sempre stata la controparte cittadina del lavoro agropastorale. Fabbri, calzolai, falegnami, sarti: un tessuto che a Carpineto è sopravvissuto fino agli anni Sessanta del Novecento e poi si è dissolto in due decenni. La sequenza fra la sezione III e la sezione IV è la spina dorsale concettuale del museo, e l'allestimento la rispetta.
Sezione V: il Rinascimento e il "bello stato degli Aldobrandini"
Gli oggetti guida dichiarati sono gli statuti comunitari del 1556 e il San Francesco in meditazione attribuito a Caravaggio, già nel complesso francescano di Carpineto. La sezione ricostruisce il secolo barocco attraverso immagini e affreschi. Sul dipinto occorre una precisazione, perché è la domanda che i visitatori fanno più spesso e la risposta non è quella che si aspettano: il quadro originale non è a Carpineto. Ne parlo nel capitolo dedicato più avanti. Quello che la sezione racconta benissimo è il resto: come una famiglia cardinalizia romana trasformi un castello di montagna in capitale di un piccolo stato, con statuti, magistrature, feste e una corte in miniatura.
Sezione VI: il Pallio
Oggetto guida: l'abito di Donna Olimpia Aldobrandini. La sezione è dedicata alla glorificazione dell'artigianato femminile attraverso la ricostruzione dei costumi barocchi degli Aldobrandini e alla rievocazione storica del Pallio della Carriera. Sono abiti rifatti, non originali, e il museo non lo nasconde: il valore è nel lavoro di sartoria delle donne del paese, che ogni anno rifanno, riparano e completano il guardaroba del corteo. È la sezione dove il museo smette di essere un deposito e diventa il laboratorio di una comunità viva. Detto senza giri di parole: è la parte del percorso che i visitatori ricordano meglio, e ha un motivo.
Sezione VII: religiosità e confraternite
Oggetti guida: pianete e sacconi di confraternita. Si documentano gli aspetti della religiosità istituzionale con oggetti e vasellame sacro appartenuti alle chiese e alle confraternite di Carpineto. I sacconi, le vesti bianche o colorate dei confratelli, sono l'elemento più immediato: chi li ha visti addosso a qualcuno durante una processione della Settimana Santa capisce subito che non sono costumi, sono divise di appartenenza. Molti pezzi arrivano da donazioni di chiese, conventi e archivi comunali, oltre che di privati.
Sezione VIII: società e magistero
Oggetto guida: l'abito di Leone XIII. La sezione racconta la trasformazione sociale e urbanistica di Carpineto sotto il pontificato del suo concittadino più illustre. È il momento in cui un paese di montagna scopre di avere un canale diretto con il Vaticano, e lo si legge nelle opere pubbliche, nelle chiese ricostruite, nelle statue. La chiesa di San Leone Magno, neoclassica a tre navate, fu costruita nel 1882 su progetto di Francesco Fontana, quattro anni dopo l'elezione: la cronologia parla da sola.
Sezione IX: l'emigrazione
Oggetto guida: le gigantografie degli emigrati. Foto, immagini e oggetti appartenuti agli emigrati carpinetani nel mondo. In uno spazio breve sono concentrate le esperienze dolorose, le speranze e le delusioni di un dramma umano che investì intere generazioni. Gli accorgimenti tecnologici dell'allestimento sono notevoli e sono la ragione principale per cui questo museo merita il viaggio: un abbassamento artificiale della temperatura percepita introduce alla lettura dei pannelli dedicati agli uomini e alle donne che partirono, con i loro passaporti e con gli oggetti rari della quotidianità appartenuti a loro. Una ricerca archivistica raccoglie in un memory book la dispersione dei carpinetani nel mondo.
La stanza segreta del Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano
Alla fine della sezione sull'emigrazione c'è una porticina stretta, con la gigantografia di una nave in partenza. Si spinge, e la stretta della porta è deliberata: riproduce il controllatissimo accesso alla libertà americana e al lavoro, il collo di bottiglia di Ellis Island. Oltre la porta appare un vicolo newyorkese ricostruito, con il cotto scuro dei palazzi, le botteghe carpinetane, le scale antincendio sulle facciate e la statua della Libertà. È una sintesi efficace della storia e del lavoro carpinetano nel mondo. Ho visto adulti fermarsi lì dentro senza dire niente per parecchi minuti. Nessun pannello ottiene quel risultato: lo ottiene la porta stretta.
Il Caravaggio di Carpineto Romano: dove si trova davvero
Questa è la storia che vale da sola la visita al paese. Nella chiesa di San Pietro di Carpineto Romano, complesso dei Francescani Riformati eretto fra il 1610 e il 1629, esisteva un San Francesco in meditazione, olio su tela di centoventitré centimetri per novantadue e mezzo. Per secoli nessuno lo guardò con attenzione. Negli anni Sessanta del Novecento la critica se ne accorse: gli studi lo collegarono al cardinale Pietro Aldobrandini, che lo avrebbe commissionato intorno al 1606, dopo l'omicidio Tomassoni e la fuga di Caravaggio da Roma, per donarlo nel 1609 alla chiesa carpinetana.
Il punto delicato è che di questo dipinto esistono due versioni: quella di Carpineto e quella conservata nella chiesa dei Cappuccini in via Veneto a Roma, oggi visibile nel Museo dei Frati Cappuccini. Le indagini diagnostiche hanno spostato l'ago verso Carpineto: nella tela carpinetana i raggi X rivelano pentimenti evidenti, cioè ripensamenti dell'autore in corso d'opera, mentre nella versione dei Cappuccini non ce ne sono. Una tela con pentimenti è di norma l'originale; una tela senza pentimenti è di norma una copia, per quanto eseguita sotto la supervisione dell'artista e con interventi del maestro. Nel giugno e nel luglio del 2017 la Galleria Nazionale d'Arte Antica mise le due versioni a confronto nella rassegna dedicata al Caravaggio nel patrimonio del Fondo Edifici di Culto, insieme alle due Flagellazioni.
Oggi il dipinto di Carpineto resta di proprietà del Fondo Edifici di Culto ed è in deposito presso la Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini, a Roma. A Carpineto è tornato in prestito il 4 settembre 2010, quando a Palazzo Aldobrandini fu inaugurata una mostra curata da Rossella Vodret dentro le celebrazioni per il quarto centenario della morte del pittore. Chi sale a Carpineto sperando di trovarsi davanti l'originale farà bene a sapere prima come stanno le cose. Il museo racconta il quadro, ne spiega la vicenda, lo tiene al centro della sezione dedicata al secolo barocco: l'opera, però, si guarda a Roma.
La biblioteca dei venticinque comuni dentro il Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano
Al piano nobile, accanto alle sale espositive, c'è la biblioteca centralizzata delle venticinque comunità lepine, con circa tremilacinquecento opere storico-letterarie dedicate ai Monti Lepini. Per chi studia il territorio è una risorsa seria e poco frequentata: raccogliere in un unico luogo la bibliografia dispersa fra venticinque comuni di tre province è un servizio che nessun'altra istituzione locale offre. Chi voglia consultarla deve prendere accordi preventivi, perché la sala non ha un orario indipendente da quello del museo.
Il fondo copre le tre province su cui i Lepini si distendono, Roma, Latina e Frosinone, e questa è la sua ragion d'essere: la catena è una sola, i confini amministrativi la tagliano in tre, e la bibliografia locale finisce per riflettere quel taglio invece del massiccio. Statuti comunali, monografie parrocchiali, atti di convegni, memorie di erudizione ottocentesca, studi di storia agraria: materiale che nelle biblioteche romane arriva a spizzichi e che qui è raccolto per intero. Chi lavora su usi civici, transumanza, brigantaggio postunitario o architettura religiosa lepina troverà in una mattinata quello che altrove costa settimane di caccia. La collocazione al piano nobile, dentro il percorso espositivo, è una scelta precisa: il museo dichiara che l'esposizione e lo studio sono la stessa attività, condotta in due modi diversi.
Le due sezioni in allestimento: brigantaggio e musica
Il progetto museale prevede due sezioni ulteriori, annunciate da tempo e non ancora aperte: una dedicata al brigantaggio, l'altra alla musica a Carpineto, con strumenti e manoscritti musicali. Sono i due temi che nei Lepini hanno più materiale disponibile e meno trattazione museale seria. Il brigantaggio postunitario in queste montagne fu un fenomeno di massa, non un aneddoto pittoresco, e meriterebbe un allestimento senza sconti; la tradizione bandistica e organaria dei paesi lepini è un patrimonio che si sta perdendo alla velocità con cui muoiono gli ultimi che sapevano suonare. Chi visita oggi non le troverà: conviene chiedere allo sportello a che punto siano.
Sul brigantaggio aggiungo una considerazione da guida, perché il tema è delicato e nei Lepini si presta a due letture opposte. Da un lato la vulgata romantica del bandito gentiluomo, che nelle sagre di paese funziona benissimo e non spiega niente; dall'altro la realtà documentaria di una guerra civile combattuta nei boschi fra il 1861 e il 1870, con repressione militare, delazioni, famiglie spezzate e paesi che pagarono due volte, prima ai briganti e poi allo Stato. Un museo che ha avuto il coraggio di raccontare l'emigrazione senza consolazione ha gli strumenti per raccontare anche questo senza sconti. Sulla musica il materiale è diverso e altrettanto ricco: manoscritti, strumenti, la memoria delle bande e degli organi delle chiese carpinetane, un patrimonio che si conserva solo se qualcuno lo cataloga adesso.
Simulacrum e i Cimeli di Leone XIII, le due mostre collegate
Al museo sono collegate due mostre permanenti, che completano il percorso e si trovano a pochi passi. Simulacrum, nella chiesa di San Giacomo, offre uno spaccato dell'arte sacra della zona. I Cimeli di Leone XIII, nella chiesa di San Nicola, propongono un itinerario nelle memorie del pontefice carpinetano. Entrambe seguono di norma le aperture del museo, ma non hanno un presidio autonomo: la prassi è chiedere alla Reggia dei Volsci, che coordina gli accessi. Considerate almeno quaranta minuti in più per vederle entrambe con calma.
La logica di questo sistema a tre poli merita una parola, perché è più intelligente di quanto sembri. Gli oggetti sacri esposti nella settima sezione del museo, le pianete e i sacconi delle confraternite, sono stati staccati dal loro contesto liturgico e portati in vetrina; Simulacrum, restando dentro una chiesa, restituisce l'altra metà del discorso, cioè l'arte sacra nel luogo per cui è stata pensata. I Cimeli di Leone XIII, dal canto loro, completano la sezione ottava: al museo l'abito e la lettura sociale del pontificato, a San Nicola le memorie personali dell'uomo. Il visitatore che si ferma alla sola Reggia dei Volsci porta a casa metà del progetto. È un difetto di comunicazione, non di allestimento: nessun cartello lungo il percorso lo spiega con chiarezza, e conviene chiederlo al personale.
Leone XIII, il carpinetano che diventò papa
Vincenzo Gioacchino Raffaele Luigi Pecci nacque a Carpineto Romano il 2 marzo 1810, in Palazzo Pecci, da Domenico Lodovico Pecci, vissuto fra il 1767 e il 1836, e da Anna Francesca Prosperi Buzi, morta nel 1824. Era uno di sette fratelli; il fratello Giuseppe sarebbe stato a sua volta creato cardinale. Studiò a Viterbo, poi al Collegio Romano fra il 1824 e il 1832, si laureò in diritto canonico e civile alla Sapienza nel 1835 e frequentò l'Accademia dei Nobili Ecclesiastici fra il 1832 e il 1837. Fu eletto papa il 20 febbraio 1878 e incoronato il 3 marzo dello stesso anno; morì a Roma il 20 luglio 1903, dopo venticinque anni, cinque mesi e cinque giorni di pontificato, uno dei più lunghi della storia della Chiesa.
Il legame con il paese non si interruppe mai. Nel 1901 fece porre una croce commemorativa sul Monte Capreo, la montagna che sovrasta Carpineto; e i compaesani gli mandavano a Roma il latte di capra dei pascoli lepini, dettaglio domestico che dice più di molte biografie. La sezione ottava del museo, quella con il suo abito, è la traduzione museale di questa storia: un paese che si guarda allo specchio attraverso il suo uomo più celebre. L'enciclica del 1891, la Rerum novarum, è il testo che ha reso Leone XIII il pontefice della dottrina sociale cattolica, e non è casuale che venga da un uomo cresciuto in una comunità di pastori e contadini.
Il Palio della Carriera raccontato al Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano
La sezione sesta prepara alla festa, e la festa spiega la sezione sesta. Il Palio della Carriera è la rievocazione storica di Carpineto: il rituale del sorteggio è codificato negli Statuti del 1556, il corteo storico attraversa le vie del paese in notturna e la corsa dei cavalli fra i rioni si disputa al campo sportivo. La manifestazione si distribuisce fra la seconda metà di agosto e i primi giorni di settembre, con le hostarie aldobrandine aperte nei rioni per una decina di sere: nell'edizione del 2023, per dare un ordine di grandezza, il calendario andava dal 18 agosto al 3 settembre, con il corteo il 27 agosto alle ventuno e la corsa il 3 settembre alle sedici. Le date cambiano di anno in anno e vanno verificate sul calendario comunale prima di programmare il viaggio.
Il mio consiglio da professionista è netto: se potete scegliere, visitate il museo nei giorni del Palio. Gli abiti che nelle vetrine sembrano oggetti di sartoria, per strada tornano a essere quello che sono, cioè segni di appartenenza a un rione. Il museo, in quei giorni, smette di essere un contenitore e diventa la didascalia della città.
Una curiosità su Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano
La curiosità sta in una parola: reggia. Un museo civico di un paese di poco più di quattromila abitanti si intitola a una reggia che non è mai esistita, e lo fa citando un libro settecentesco che parlava d'altro. Antonio Ricchi era di Cori e la sua Reggia de' Volsci trattava dell'origine delle città, delle terre e delle castella del regno dei Volsci nel Lazio: un'opera di antiquaria regionale, non una monografia su Carpineto. Adottando quel titolo, il museo ha compiuto un gesto doppio. Da un lato si è iscritto in una tradizione erudita lepina che parte dal Settecento e arriva alle ricerche demoetnoantropologiche contemporanee; dall'altro ha rivendicato per una comunità di pastori e contadini una dignità di corte.
C'è una seconda piega, più sottile. Il palazzo che ospita il museo era davvero la sede di una signoria: gli Aldobrandini vi tennero il loro "bello stato" dalla fine del Cinquecento agli inizi dell'Ottocento. La reggia del titolo, dunque, non è quella dei Volsci ma quella dei duchi, e il museo se la riprende in nome dei sudditi. Chi conosce la storia dei musei civici italiani sa quanto raramente questa operazione riesca senza scivolare nella retorica. Qui riesce, e riesce perché le nove sezioni parlano di lavoro, di boschi, di telai e di passaporti, non di stemmi. Il titolo è aristocratico, il contenuto è popolare: quella tensione è il vero soggetto del museo.
Una cosa che non ti dice nessuno su Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano
Il Caravaggio non c'è. Le guide sintetiche, i portali turistici e le schede riassuntive elencano fra gli oggetti guida della quinta sezione il San Francesco in meditazione, e il visitatore ne deduce che salendo a Carpineto se lo troverà davanti. Non è così: la tela è di proprietà del Fondo Edifici di Culto ed è in deposito presso la Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini, a Roma, dove il pubblico la incontra nel percorso della collezione. A Carpineto è tornata per un'esposizione temporanea inaugurata il 4 settembre 2010 a Palazzo Aldobrandini, curata da Rossella Vodret nell'anno del quarto centenario della morte del pittore, e nel 2017 è stata confrontata con la sua replica dei Cappuccini in una mostra a Palazzo Barberini.
Questa non è una critica al museo, che il quadro lo racconta correttamente e ne fa il perno del suo capitolo barocco. È un'informazione pratica che vale un viaggio male impostato. Chi vuole vedere il dipinto e visitare il museo deve mettere in conto due tappe distinte, una a Roma e una sui Lepini, e il collegamento fra le due è proprio la storia del cardinale Pietro Aldobrandini. La seconda cosa che quasi nessuno dice riguarda il piano inferiore: alcune sale espositive convivono con un ambiente di ristorazione, e la circolazione può risultare confusa se si arriva quando il locale è in servizio. Chiedete all'ingresso da quale piano conviene cominciare quel giorno: la risposta cambia a seconda dell'ora.
Il consiglio che ti do per visitare Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano
Telefonate prima. Lo scrivo per primo perché è il consiglio che salva la giornata: 06 9717434 oppure 06 97180028. Gli orari di riferimento sono da martedì a domenica, 10.00-12.00 e 16.30-19.30, con chiusura il lunedì, ma un museo comunale di montagna con personale ridotto vive di variazioni stagionali, e la fascia mattutina di due ore è stretta. Se siete un gruppo, chiedete l'apertura straordinaria: il museo la concede su accordo preventivo, e con una guida della casa il percorso cambia di qualità.
Secondo consiglio: non fate del museo il motivo unico del viaggio. Carpineto è a un'ora e mezza da Roma fra treno e autolinea, o poco più in automobile lungo la Carpinetana; il museo si visita bene in due ore. Costruite una giornata intera. La mattina il museo, il pranzo in paese, il pomeriggio la chiesa di San Pietro con il chiostro di Francesco Serbucci del 1685 e le ventotto lunette con le Storie di San Francesco, la collegiata del Sacro Cuore costruita fra il 1750 e il 1772 su progetto di Domenico Schiera, e la fontana di Michele Tripisciano del 1890.
Terzo consiglio, il più importante per chi porta gente: cominciate dalla sezione nona, quella sull'emigrazione, e poi tornate indietro. So che contraddice il percorso previsto, ma la stanza segreta con il vicolo newyorkese è il colpo emotivo del museo, e usarla come apertura invece che come chiusura fa leggere tutto il resto con altri occhi. Le vetrine degli attrezzi agricoli, dopo, non sono più vetrine di attrezzi agricoli: sono l'inventario di quello che quelle persone si sono lasciate alle spalle.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Carpineto Romano sia la patria di Leone XIII lo sanno tutti, ed è scritto ovunque. Quello che quasi nessuno dice è quanto quel pontificato abbia materialmente ricostruito il paese, e quanto di quella ricostruzione si veda ancora oggi camminando dal museo verso il basso. La chiesa di San Leone Magno fu edificata nel 1882, quattro anni dopo l'elezione, su progetto di Francesco Fontana, in forme neoclassiche a pianta basilicale con tre navate. Nella chiesa di San Pietro fu collocata nel 1891 una statua di Leone XIII di Giuseppe Luchetti, e i pennacchi della cupola furono decorati nel 1884 da Marco Adami e Virginio Monti. Nel convento del Carmelo di Sant'Anna, con la chiesa di San Giovanni, Virginio Monti affrescò l'abside nel 1889 e Tomasz Oskar Sosnowski scolpì una Pietà marmorea.
Nel giro di vent'anni un borgo lepino si dotò di un apparato artistico che nessun comune di quella scala avrebbe potuto permettersi. La spiegazione è banale e va detta: avere un compaesano sul soglio pontificio significava accesso a committenze, ad artisti della cerchia romana, a fondi. Il museo lo racconta nella sezione ottava, quella intitolata "Società e magistero", ma il lettore attento capisce che la vera sala di quella sezione è il paese fuori. Aggiungo un dettaglio che chiude il cerchio: nel 1901, due anni prima di morire, Leone XIII fece porre una croce commemorativa sul Monte Capreo, sopra Carpineto. Volle lasciare un segno visibile da tutta la valle. Ci riuscì.
La foto giusta da fare a Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano
La fotografia che funziona non è quella delle vetrine. È quella che tiene insieme il palazzo e la roccia. Uscite dall'ingresso, scendete di una ventina di metri lungo la via che gira intorno alla base dell'edificio e cercate il punto in cui i contrafforti difensivi si innestano sullo sperone precipite: da lì, con un grandangolo moderato, si inquadra in un solo scatto la stratigrafia dell'intero complesso, la fortificazione medievale in basso, la torre campanaria del secolo XIII e il rivestimento residenziale seicentesco degli Aldobrandini. È la fotografia che spiega il museo prima ancora di entrarci.
Il momento buono è il tardo pomeriggio, quando il sole batte da ovest e la roccia prende un tono caldo mentre la muratura resta ancora leggibile. A mezzogiorno il contrasto appiattisce tutto e la pietra calcarea dei Lepini diventa una macchia bianca senza dettaglio. Se avete un'ora sola, andate d'estate verso le diciannove, che coincide anche con la seconda fascia di apertura.
Il secondo scatto da portare a casa è dal giardino barocco verso i monti: il teatro all'aperto in primo piano e la catena lepina sullo sfondo, con il Monte Capreo alla vostra destra. Dentro, se il personale lo consente, la stanza segreta della sezione nona regala un fotogramma unico, la porticina stretta con la gigantografia della nave e, oltre, il cotto scuro del vicolo newyorkese: chiedete sempre prima, perché le regole sulle riprese cambiano da museo a museo e in molti allestimenti demoetnoantropologici il flash è vietato per la conservazione dei tessuti.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il 1077 restituisce le prime tracce scritte dell'esistenza di Carpineto. Nel 1299 il feudo passò ai Caetani, la famiglia del pontefice anagnino Bonifacio VIII, e da lì entrò nel gioco delle grandi casate papali. Nel 1556 la comunità si diede gli statuti che ancora oggi regolano, nella forma, il sorteggio del Palio della Carriera. Alla fine del Cinquecento il cardinale Pietro Aldobrandini, nipote di Clemente VIII e camerlengo di Santa Romana Chiesa dal 1599, acquistò il feudo: il castello medievale cominciò a diventare palazzo.
Fra il 1610 e il 1629 fu eretto il complesso di San Pietro dei Francescani Riformati, destinato a custodire il dipinto che il cardinale aveva commissionato intorno al 1606 e destinato alla chiesa carpinetana nel 1609. Nel Seicento Donna Olimpia Aldobrandini costruì il "bello stato" accorpando Gavignano, Montelanico, Gorga e Maenza. Il 2 marzo 1810 nacque in Palazzo Pecci Vincenzo Gioacchino Pecci; il 20 febbraio 1878 fu eletto papa con il nome di Leone XIII, e il paese cambiò volto: 1882 la chiesa di San Leone Magno, 1884 i pennacchi della cupola di San Pietro, 1889 l'abside di San Giovanni, 1890 la fontana del Tripisciano, 1891 la statua del pontefice, 1901 la croce sul Monte Capreo. Il 20 luglio 1903 Leone XIII morì a Roma.
Negli anni Sessanta del Novecento la critica riconobbe nel San Francesco in meditazione della chiesa di San Pietro un originale caravaggesco, e la notizia proiettò Carpineto nella bibliografia internazionale. Nel 2006 aprì il museo a Palazzo Aldobrandini, accompagnato dal volume curato da Franca Fedeli Bernardini. Il 4 settembre 2010 il dipinto tornò per una mostra nel palazzo stesso, curata da Rossella Vodret. Fra il 22 giugno e il 16 luglio 2017 la Galleria Nazionale d'Arte Antica confrontò a Palazzo Barberini le due versioni del San Francesco e le due Flagellazioni del patrimonio del Fondo Edifici di Culto.
Chi è passato da Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano
Il palazzo ha ospitato, prima di ospitare il museo, la famiglia che governava Carpineto. Pietro Aldobrandini, cardinale dal 1593, camerlengo, arcivescovo di Ravenna, collezionista e protettore di Giovan Battista Marino e di Girolamo Frescobaldi, è il primo nome della lista: comprò il feudo, ridisegnò il castello, commissionò a Caravaggio il dipinto che ancora oggi porta il nome di Carpineto nei cataloghi. Donna Olimpia Aldobrandini, che di Carpineto fece il centro del suo "bello stato", è il secondo: il suo abito ricostruito è l'oggetto guida della sezione del Pallio, e la sua eredità di dipinti costituisce il nucleo della Galleria Doria Pamphilj a Roma.
Il terzo nome è quello di Vincenzo Gioacchino Pecci, papa Leone XIII, nato a poche decine di metri da qui, in Palazzo Pecci, il 2 marzo 1810. Il museo conserva un suo abito e gli dedica un'intera sezione; la chiesa di San Nicola ospita i suoi cimeli. Fra i moderni, il museo porta la firma di Franca Fedeli Bernardini, la museologa che ne curò il volume di apertura nel 2006 e che ha guidato la stagione dei musei demoetnoantropologici del Lazio.
Nel settembre del 2010 salì a Palazzo Aldobrandini Rossella Vodret, allora alla guida della soprintendenza romana, per inaugurare qui la mostra sul San Francesco in meditazione: un pomeriggio in cui il palazzo ducale ospitò, per una volta e in casa propria, il quadro che gli era stato tolto. Aggiungo i visitatori senza nome: gli emigrati carpinetani e i loro discendenti, che dagli Stati Uniti e dal Sud America tornano al paese e vengono qui a cercare il cognome di famiglia nel memory book della sezione nona. Sono i visitatori che questo museo aspetta da sempre.
Cosa vedere intorno al Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano
Il centro storico di Carpineto si gira a piedi in un pomeriggio. La chiesa di Santa Maria del Popolo, con fasi dal XII secolo al 1483 e lavori finanziati da papa Sisto IV, conserva nella cappella di San Rocco un dossale in pietra del 1485 e, nell'abside, un'Incoronazione della Vergine di fine Quattrocento; alcuni affreschi sono attribuiti a Melozzo da Forlì e ad Antoniazzo Romano, e la prudenza impone di trattarli come attribuzioni, non come certezze. La chiesa di Sant'Agostino, di impianto duecentesco, custodisce un rilievo marmoreo di Sant'Antonio Abate del XV secolo, una pala d'altare di Tito Troja del 1888, lo stemma del cardinale Annibaldo de Ceccano e la lunetta medievale proveniente da Santo Stefano di Valvisciolo. Nella chiesa di San Pietro si conserva una tela con le Stimmate di San Francesco attribuita a Simon Vouet e databile intorno al 1615.
Fuori dal paese comincia la montagna vera. Carpineto confina con Bassiano, Gorga, Maenza, Montelanico, Norma, Roccagorga, Sezze e Supino, e la vetta più alta dei Lepini, la Semprevisa, supera i millecinquecento metri. In mezza giornata di macchina si arriva a Segni con le sue mura poligonali, a Cori con il tempio di Ercole, a Norma affacciata sulla pianura pontina, a Sermoneta con il castello Caetani e al Giardino di Ninfa. Scendendo verso sud si raggiungono Sezze e Priverno, dove i musei di Priverno raccontano la città romana di Privernum. Verso l'interno, Anagni chiude il cerchio dei Caetani e di Bonifacio VIII. Chi vuole misurare quanto questo museo debba alla museografia demoetnoantropologica italiana può confrontarlo con il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari Lamberto Loria all'EUR.
Il Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano con i bambini
Funziona, e funziona meglio di molti musei archeologici blasonati. Il motivo è semplice: gli oggetti sono riconoscibili. Un aratro, un telaio, una campana, una scarpa da lavoro, un passaporto con la fotografia incollata. I bambini fra i sei e i dodici anni reagiscono bene alla sezione terza e alla sezione quarta, dove gli attrezzi hanno una funzione visibile, e reagiscono benissimo alla stanza segreta della sezione nona, che per loro è una porta magica prima ancora di essere Ellis Island.
Il consiglio operativo è tenere la visita sotto l'ora e un quarto e chiuderla nel giardino, dove possono correre. Le due fasce orarie, mattutina e pomeridiana, aiutano a incastrare la visita fra il pranzo e il rientro. Con i più piccoli attenzione alle scale: il palazzo si sviluppa su tre livelli con collegamenti di edificio storico, non di museo costruito ex novo, e i passeggini ingombranti sono un problema.
Accessibilità e servizi al Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano
Il museo occupa un edificio storico su tre piani, in cima a un centro storico ripido, e questo definisce già il quadro. Chi ha problemi di mobilità deve informarsi prima, telefonando ai numeri del museo, su quali livelli siano raggiungibili e con quali percorsi: la situazione degli edifici storici lepini varia molto e va verificata caso per caso. Anche il parcheggio va programmato, perché il tratto finale della salita è stretto.
Sui servizi, il piano inferiore ospita un ambiente di ristorazione insieme ad alcune sale espositive, ed è la soluzione più comoda per una sosta. Guardaroba e deposito bagagli non sono garantiti: arrivate leggeri. L'apparato di supporto alla visita comprende schede, gigantografie, ipertesti e audioguide, previsti dal progetto museografico originario; la disponibilità effettiva degli apparati elettronici va chiesta all'ingresso.
Quando andare al Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano
Da maggio a ottobre, senza dubbi. A 550 metri di quota l'estate lepina è respirabile anche quando Roma non lo è, e la seconda fascia di apertura, dalle 16.30 alle 19.30, coincide con le ore migliori per girare il paese. L'ultima decade di agosto e i primi giorni di settembre sono il periodo del Palio della Carriera, e chi ama le rievocazioni storiche vere trova qui una delle poche del Lazio in cui il rituale poggia su un documento cinquecentesco.
In inverno la visita resta possibile ma richiede più cautela: le due fasce orarie sono strette, le giornate corte, la Carpinetana in caso di neve può dare problemi nel tratto alto. Il periodo che sconsiglio è la prima settimana di gennaio, quando molte istituzioni comunali dei Lepini riducono l'attività. Il lunedì, in ogni stagione, il museo è chiuso.
Domande veloci su Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano
Dove si trova il Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano
In via della Torre Antica, dentro il Palazzo Aldobrandini, nella zona più alta del centro storico di Carpineto Romano (RM), codice postale 00032. Negli indirizzari comunali compare il civico 1.
Quali sono gli orari del Museo la Reggia dei Volsci
Gli orari indicati dal circuito museale dei Monti Lepini sono da martedì a domenica, 10.00-12.00 e 16.30-19.30. Il lunedì è giorno di chiusura. Trattandosi di un museo comunale con personale ridotto, conviene confermare per telefono prima di partire.
Quanto costa il biglietto del Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano
La tariffa non risulta pubblicata in forma stabile sui canali istituzionali. Va chiesta direttamente al museo ai numeri 06 9717434 e 06 97180028 o all'indirizzo musei.carpineto@gmail.com.
Serve prenotare per visitare il Museo la Reggia dei Volsci
Per il singolo visitatore non è richiesta prenotazione negli orari di apertura. Per i gruppi il museo organizza visite guidate anche in orari straordinari, previo accordo: in quel caso la richiesta va inoltrata con anticipo.
Come si arriva a Carpineto Romano da Roma
In automobile lungo la strada regionale 609 Carpinetana, che sale dalla piana di Colleferro. Con il trasporto pubblico, treno fino alla stazione di Colleferro sulla linea Roma-Cassino e autolinea Cotral fino al capolinea di Carpineto San Sebastiano, oppure autolinea Cotral diretta dal terminal di Roma Anagnina, capolinea della metropolitana A.
Quanto dura la visita al Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano
Con nove sezioni e oltre seicento metri quadrati distribuiti su tre piani, un'ora dà un'impressione, due ore e mezza danno una visita completa. Con i bambini conviene stare intorno all'ora e un quarto.
Il Caravaggio è esposto al Museo la Reggia dei Volsci
No. Il San Francesco in meditazione proveniente dalla chiesa di San Pietro di Carpineto è di proprietà del Fondo Edifici di Culto ed è in deposito presso la Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini, a Roma. Il museo carpinetano ne racconta la vicenda nella quinta sezione.
Quante sezioni ha il Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano
Nove: lo spazio, il tempo mitico, i mestieri e l'habitat territoriale, economia e società, il Rinascimento e il "bello stato degli Aldobrandini", il Pallio, religiosità e confraternite, società e magistero, emigrazione. Due ulteriori sezioni, sul brigantaggio e sulla musica a Carpineto, risultano in allestimento.
Perché il museo si chiama Reggia dei Volsci
Il titolo riprende un'opera erudita settecentesca di Antonio Ricchi di Cori, La Reggia de' Volsci, e allude alla riappropriazione dello spazio ducale degli Aldobrandini da parte della comunità. Non indica una collezione di archeologia volsca.
Che cos'è la stanza segreta del Museo la Reggia dei Volsci
È l'ambiente conclusivo della sezione sull'emigrazione: si accede spingendo una porticina stretta con la gigantografia di una nave in partenza e si entra in un vicolo newyorkese ricostruito, con il cotto scuro, le botteghe carpinetane, le scale antincendio e la statua della Libertà. La strettoia richiama il controllo all'ingresso di Ellis Island.
Il Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano è adatto ai bambini
Sì. Gli oggetti sono riconoscibili e narrativi, e la stanza segreta della sezione nona funziona come un piccolo teatro. Attenzione alle scale dell'edificio storico e all'ingombro dei passeggini.
Si possono fare fotografie al Museo la Reggia dei Volsci
Le regole vanno chieste all'ingresso. Nei musei con tessuti e abiti storici il flash è di norma vietato per ragioni di conservazione.
Il museo è accessibile alle persone con disabilità motoria
Il museo occupa un palazzo storico su tre livelli in cima a un centro storico ripido. Le condizioni di accesso ai singoli piani vanno verificate telefonicamente prima della visita.
C'è un ristorante al Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano
Il piano inferiore del palazzo ospita un ambiente di ristorazione insieme ad alcune sale espositive: è la sosta più comoda durante la visita.
Che cosa sono Simulacrum e i Cimeli di Leone XIII
Sono le due mostre permanenti collegate al museo: Simulacrum, nella chiesa di San Giacomo, dedicata all'arte sacra della zona, e i Cimeli di Leone XIII, nella chiesa di San Nicola, con un itinerario nelle memorie del pontefice. Gli accessi si concordano con il museo.
Si può consultare la biblioteca dei Monti Lepini
La biblioteca centralizzata delle venticinque comunità lepine, con circa tremilacinquecento opere storico-letterarie, è al piano nobile. La consultazione va concordata, perché la sala non ha un orario indipendente da quello del museo.
Chi gestisce il Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano
È un museo comunale, inserito nell'Organizzazione Museale Regionale del Lazio e nella rete dei sistemi museali dei Monti Lepini.
Quando si svolge il Palio della Carriera a Carpineto Romano
Fra la seconda metà di agosto e i primi giorni di settembre, con il corteo storico in notturna e la corsa dei cavalli al campo sportivo. Le date variano ogni anno e vanno verificate sul calendario comunale.
Che rapporto c'è fra il museo e papa Leone XIII
Vincenzo Gioacchino Pecci nacque a Carpineto Romano il 2 marzo 1810 e fu eletto papa il 20 febbraio 1878. L'ottava sezione del museo, che ha per oggetto guida un suo abito, racconta la trasformazione sociale e urbanistica del paese durante il suo pontificato.
Il Museo la Reggia dei Volsci a Carpineto Romano è un museo archeologico
No. È un museo della città e del territorio, di impianto demoetnoantropologico e storico-artistico, dedicato alla comunità agropastorale dei Lepini centrali e alla vicenda del ducato aldobrandino.
Che cosa vedere a Carpineto Romano oltre al museo
La chiesa di San Pietro con il chiostro di Francesco Serbucci del 1685, la collegiata del Sacro Cuore costruita fra il 1750 e il 1772, Santa Maria del Popolo con il dossale del 1485, Sant'Agostino di impianto duecentesco, San Leone Magno del 1882 e la fontana di Michele Tripisciano del 1890.
Quanto dista Carpineto Romano da Roma
Una sessantina di chilometri in direzione sud est, sui Monti Lepini, a 550 metri di quota alle pendici del Monte Capreo.
Il Museo la Reggia dei Volsci è aperto il lunedì
No, il lunedì è il giorno di chiusura settimanale indicato dal circuito museale dei Lepini.
Che cos'è la campana esposta nella seconda sezione
È la campana che il museo riferisce all'abbazia di Valvisciolo e data al secolo XIII, e funziona da oggetto guida della sezione dedicata al tempo, insieme agli orologi pubblici.
Chiudo con un giudizio secco, di quelli che si formano dopo avere accompagnato molti gruppi in molti musei civici del Lazio. La Reggia dei Volsci è uno dei tre o quattro musei territoriali della regione che valgono davvero il viaggio, e lo è per una ragione sola: ha scelto un punto di vista e lo ha tenuto fino in fondo, dal plastico della prima sala alla porticina della stanza segreta. Non cerca di essere una pinacoteca, non finge un'archeologia che non possiede, non si nasconde dietro il nome di Caravaggio. Racconta come si vive, si lavora e si parte da una montagna. Andateci in un pomeriggio d'estate, con calma, e uscite prima del tramonto per guardare il palazzo dalla roccia.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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