Murubutu all’Auditorium Parco della Musica, Sala Petrassi — 13 novembre 2026
In breve. Murubutu è in concerto venerdì 13 novembre 2026 alle 20:00 nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in viale Pietro de Coubertin 30, a Roma.
Murubutu è in concerto venerdì 13 novembre 2026 alle 20:00 nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in viale Pietro de Coubertin 30, a Roma. Il rapper e insegnante reggiano, autore di un rap di storie ispirato alla letteratura, porta in sala la sua scrittura narrativa. Secondo la sede i biglietti partono da 25 euro, ma il 23 ottobre 2026 la pagina evento della biglietteria online li indicava come non disponibili: controlla la disponibilità sulla pagina evento del sito ufficiale dell’Auditorium (auditorium.com) o alla biglietteria. Per il percorso fino a Flaminio usa il calcolatore di ATAC: il quadro delle linee cambia e conviene controllarlo il giorno prima.

Il concerto
La pagina ufficiale presenta Murubutu, al secolo Alessio Mariani, come un artista che si è avvicinato all’hip hop all’inizio degli anni Novanta e che è insegnante di filosofia e storia al liceo «Matilde di Canossa» di Reggio Emilia. Dal 2000 ha iniziato a riflettere sull’interazione fra i contenuti scolastici e il rap, con l’intento di fare del rap un mezzo espressivo per trasmettere contenuti culturali senza perdere la cura dello stile. Il risultato, dice la sede, è un nuovo sottogenere: il rap didattico.
Dal 2009, solo storytelling
Nel 2009 Murubutu ha avviato un progetto solista interamente dedicato allo storytelling, in cui sonorità hip hop classiche fanno da tappeto a testi con una forte curvatura cantautorale e accenti poetici. Fra i collaboratori la sede cita Caparezza, Dargen D’Amico, Rancore, Ghemon e Giuliano Palma.
Il jazz e la Moon Jazz Band
Il testo ufficiale aggiunge che il 2024 è stato anche l’anno in cui Murubutu ha deciso di rivisitare il suo repertorio in chiave jazz, accompagnato dal vivo per la prima volta dalla Moon Jazz Band. La pagina non dice se il concerto del 13 novembre sia con la Moon Jazz Band: il dato non è pubblicato.
Alessio Mariani, un professore sul palco
Murubutu è nato a Reggio Emilia il 27 luglio 1975. Il nome d’arte deriva da «marabutto», che nell’Africa subsahariana indica una figura sciamanica capace di guarire mali fisici e sociali con talismani e, soprattutto, con la parola. È laureato in filosofia all’Università di Parma e specializzato a Bologna; dal 2011, secondo la voce di Wikipedia, insegna filosofia e storia al liceo «Matilde di Canossa» di Reggio Emilia.
Prima breaker e writer
Si è avvicinato all’hip hop prima come breaker e writer, poi come MC. Ha cominciato la carriera nel 1991 a Reggio Emilia, quando con Depy MC, Mastrosuono e Muracaman ha fondato la Kattiveria Posse, il primo collettivo musicale reggiano legato al fenomeno delle posse.
Famiglia e dediche
È padre di un figlio e di una figlia. Al figlio sono dedicati il brano e l’album «Il giovane Mariani e altri racconti»; alla figlia la canzone «La bellissima Giulietta», dal titolo dell’album del 2011 «La bellissima Giulietta e il suo povero padre grafomane».
Il «letteraturap»
La musica di Murubutu è definita «rap d’ispirazione letteraria» o «letteraturap». Distingue l’artista nel panorama italiano perché unisce l’hip hop con letteratura, storia e filosofia. È un tratto che la sede traduce nella formula «rap didattico».
Rap che si avvicina alla canzone d’autore
Nei dischi da solista, scrive Wikipedia, emerge la volontà di proporre un rap che veicola messaggi vicini alla canzone d’autore, svincolandolo dal luogo comune che lo identifica come genere per soli adolescenti.
Un racconto per ogni brano
I titoli degli album usano la parola «racconti» ripetutamente: «Il giovane Mariani e altri racconti», «L’uomo che viaggiava nel vento e altri racconti di brezze e correnti», «Storie d’amore con pioggia e altri racconti di rovesci e temporali». L’idea è quella di una raccolta di novelle, in cui ogni brano è una storia con personaggi, ambienti e un finale.
La Kattiveria: dalla posse al collettivo
La storia di Murubutu comincia in gruppo. La Kattiveria Posse produsse il demo «Nati in Kattività» (1993) e l’EP «Scellerati nella prassi» (1998), e divenne nota per le esibizioni teatrali di political hip hop con costumi d’epoca e per i risultati in concorsi musicali regionali.
Il cambio di formazione
Alla fine del 1999 la line up cambiò radicalmente: entrarono DJ Gamon, U.G.O. e Il Tenente, e il gruppo diventò La Kattiveria. Oggi, secondo Wikipedia, comprende Murubutu, Il Tenente, U.G.O., Yanez Muraca e DJ Caster.
I dischi del collettivo
Con La Kattiveria ha realizzato «Dove vola l’avvoltoio» (2006), titolo che riprende il brano di Italo Calvino e Sergio Liberovici inciso da Pietro Buttarelli nel 1958, e «Sillabum Delirorum» (2008).
I dischi, uno per tema
Dal 2009 Murubutu ha costruito gli album intorno a un elemento centrale. Un elenco ragionato, con gli anni indicati da Wikipedia:
- 2009, «Il giovane Mariani e altri racconti»: il primo album da solista;
- 2011, «La bellissima Giulietta e il suo povero padre grafomane»;
- 2014, «Gli ammutinati del Bouncin’ ovvero mirabolanti avventure di uomini e mari»: il mare, per la prima volta come tema unico;
- 2016, «L’uomo che viaggiava nel vento e altri racconti di brezze e correnti»: il vento, in quindici brani;
- 2019, «Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli»: la notte;
- 2020, «Infernvm», con Claver Gold, liberamente ispirato alla «Divina Commedia»;
- 2022, «Storie d’amore con pioggia e altri racconti di rovesci e temporali»: la pioggia;
- 2025, «La vita segreta delle città»: la città intesa come organismo senziente.
Il mare, strumento di lettura
Per «Gli ammutinati del Bouncin’», uscito il 2 maggio 2014, Murubutu spiegò di voler parlare del mare anche come mezzo per leggere fenomeni complessi come i flussi migratori, la detenzione, la solitudine, l’aborto e la disabilità. Fu anche l’album del ritorno dell’etichetta hip hop Mandibola Records.
Calvino, Verga, Leopardi, Dante
Il rapporto con la letteratura non è solo un riferimento di titolo. Nel 2015 Murubutu partecipò con il duo sperimentale Uochi Toki al brano «Rest in Prose, Rest in Poetry», nell’album «Il limite valicabile»: nelle sue rime è dedicato a Giovanni Verga, in quelle di Napo a Giacomo Leopardi.
Dante e l’«Infernvm»
«Infernvm», realizzato nel 2020 con Claver Gold, è liberamente ispirato alla «Divina Commedia» e comprende collaborazioni tra cui Giuliano Palma ed En?gma. Il singolo «Paolo e Francesca» con Claver Gold e Giuliano Palma è del 2020.
Un omaggio a Calvino
Nel 2023 uscì il singolo «L’avventura di due sposi», che richiama Italo Calvino. Il titolo dell’album del 2006 della Kattiveria cita già il canto «Dove vola l’avvoltoio» scritto da Calvino con Sergio Liberovici.
Un aviatore
L’album del 2016 e la canzone omonima sono ispirati ad Angelo D’Arrigo, campione di deltaplano morto nel 2006.
Collaborazioni e fumetto
La pagina ufficiale elenca fra i partner Caparezza, Dargen D’Amico, Rancore, Ghemon e Giuliano Palma. Wikipedia aggiunge, per il disco del 2019, Mezzosangue, Willie Peyote e Dutch Nazari, e per quello del 2025 Dia, Elisa Aramonte, Davide Shorty, Alborosie, Danno ed Erica Mou.
Il fumetto
Nel 2020 ha collaborato alla realizzazione del romanzo a fumetti «Murubutu. RAPconti illustrati», edito da BeccoGiallo.
Due singoli recenti
Nel gennaio e nel febbraio 2025 sono usciti i singoli «Flaneur» e «La città degli angeli», che hanno anticipato l’album del marzo 2025.
L’hip hop in Italia: dalle origini alle posse
Per capire dove si colloca Murubutu conviene guardare la storia del genere. L’hip hop italiano nasce all’inizio degli anni Ottanta, con testi prima in inglese e poi in italiano. Il primo esperimento in italiano è attribuito ai Raptus di Bologna nel 1986.
Le posse
All’inizio degli anni Novanta le posse erano collettivi politico-sociali che usavano la musica per esprimere rivendicazioni, soprattutto nei centri sociali. Gli Onda Rossa Posse di Roma incisero nel 1990 il primo disco in vinile di rap italiano, con il singolo «Batti il tuo tempo»; da loro nacquero gli Assalti Frontali. Nel 1991 gli Isola Posse All Stars di Bologna incisero «Stop al panico».
I primi dischi di successo
Nel 1993 Frankie HI-NRG con «Verba Manent» fu il primo rapper italiano a pubblicare un disco in italiano distribuito da una major. Gli Articolo 31 pubblicarono «Strade di città» (1993), che superò le 90.000 copie, e «Così com’è» (1996), considerato l’album rap italiano più importante, con più di 600.000 copie.
Dopo il Duemila
Nel 2006 Fabri Fibra firmò con la Universal e nel 2010 «Tranne te» contribuì alla nascita di un fenomeno mainstream del rap.
Rap e jazz in sala
Il fatto che la sede presenti il concerto di Murubutu nella programmazione di un’istituzione musicale come l’Auditorium va letto insieme all’altra notizia del testo: nel 2024 il repertorio è stato rivisitato in chiave jazz.
Una scelta di sala
La Sala Petrassi è la sala dell’Auditorium dove si ascoltano soprattutto lirica, jazz, teatro, danza e cinema. Per un rap fatto di racconti, in cui conta la parola, un luogo con scala teatrale è una scelta coerente: 673 posti, un palco con pareti mobili e una platea abituata all’ascolto.
Una domanda aperta
La sede non indica la formazione sul palco, oltre al nome di Murubutu nella lista degli artisti. Chi vuole sapere se ci sarà la Moon Jazz Band dovrà controllare la pagina ufficiale più vicina alla data.
Una curiosità sulla Sala Petrassi
La sala che ospita Murubutu porta il nome di un compositore che mise in musica un poeta. Goffredo Petrassi, nato a Zagarolo il 16 luglio 1904, scrisse nel 1941 «Coro di morti» su testo di Giacomo Leopardi, presentato al Teatro La Fenice di Venezia.
Leopardi in sala e nel rap
Leopardi compare anche nel mondo del rap letterario: Napo degli Uochi Toki gli ha dedicato le sue rime nel brano «Rest in Prose, Rest in Poetry», in cui Murubutu rende omaggio a Verga. È una coincidenza che lega la sala al concerto.
Dalla Sala Settecento a Petrassi
La sala fu inaugurata come Sala Settecento, dal numero dei posti, e ricevette il nome del compositore dopo la sua morte, nel 2003.
Una cosa che non ti dice nessuno sulla Sala Petrassi
Chi cerca la Petrassi sul posto potrebbe aspettarsi un teatro ottocentesco. L’Auditorium è un complesso a volumi separati, con tre sale coperte di piombo disposte a raggiera intorno alla cavea. Le sale hanno dimensioni diverse e anche la Petrassi, la più piccola, ha il suo corpo autonomo.
Un teatro nel concerto
La sala ha una fossa d’orchestra e pareti laterali del palco semoventi. Per un concerto di racconti, in cui le parole sono al centro, questa struttura teatrale è un punto in più.
Prima di sederti
Il foyer comune alle sale ha bar, caffetteria e libreria. Se arrivi presto, la libreria è un buon posto dove passare dieci minuti prima di entrare.
Il consiglio che ti do per visitare la Sala Petrassi
Se segui Murubutu per i testi, scegli un posto da cui vedere bene il palco ma anche da cui ascoltare chiaramente: in un rap narrativo ogni parola conta. Evita di arrivare all’ultimo.
Preparati con un disco
Un buon punto di partenza è l’album del 2009 «Il giovane Mariani e altri racconti», il primo da solista, oppure «Tenebra è la notte», se ti piace un tema notturno. Se vuoi capire l’aspetto jazz, cerca le versioni dal vivo disponibili tramite i canali ufficiali dell’Auditorium.
Dopo il concerto
Il prezzo di partenza indicato dalla sede è 25 euro, ma al 23 ottobre 2026 sulla biglietteria online i posti risultavano non disponibili. Se ti piace il formato, puoi continuare con altri concerti: il programma generale dell’Auditorium è nella scheda Auditorium Parco della Musica.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Si sa che Murubutu è un insegnante; si sa meno che le sue canzoni sono usate nelle scuole. La voce di Wikipedia lo conferma: i suoi brani, di taglio letterario, entrano nelle aule.
Venerdì 13
La data del concerto è venerdì 13 novembre 2026: una coincidenza che non ha nulla a che fare con la programmazione, ma che l’artista, autore di racconti e di storie di buio e notte, avrebbe forse apprezzato come spunto narrativo.
Un’etichetta storica
Il ritorno della Mandibola Records con «Gli ammutinati del Bouncin’» nel 2014 e il successivo «L’uomo che viaggiava nel vento» per Mandibola e Irma Records (14 ottobre 2016) dicono quanto la sua musica sia legata a una scena indipendente.
La foto giusta da fare alla Sala Petrassi
Il soggetto più riconoscibile è l’esterno del complesso: volumi rivestiti da listelli di piombo su una base di mattone, disposti a raggiera attorno alla cavea. È l’immagine più usata per raccontare l’Auditorium.
Il terrazzo
Attorno agli edifici corre un vasto terrazzo praticabile. Dal terrazzo, fra la Sala Santa Cecilia e la Sala Sinopoli, si vedono i resti della villa romana scoperta durante la costruzione.
Dentro il museo
Sotto la cavea c’è un piccolo museo con i reperti. Chiedi alla sede quali parti sono visitabili nel giorno del concerto.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia dell’Auditorium comincia il 21 aprile 2002.
Le due inaugurazioni
Quel giorno si aprì la Sala Sinopoli. Il 21 dicembre 2002 fu aperto il resto del complesso e inaugurata la Sala Santa Cecilia con l’Orchestra dell’Accademia diretta da Chung Myung-whun.
2003 e 2006
Nel 2003 l’Auditorium divenne sede stabile della stagione dell’Accademia; nel 2006 ospitò la Festa del Cinema di Roma.
2020
Il consiglio comunale approvò l’intitolazione a Ennio Morricone, nato a Roma il 10 novembre 1928 e morto il 6 luglio 2020, allievo di Petrassi a Santa Cecilia.
Chi è passato dalla Sala Petrassi
Per l’Auditorium nel suo insieme, Wikipedia ricorda gli artisti la cui musica è stata registrata nel complesso: Keith Jarrett, Mark Knopfler, Vinicio Capossela, Tuxedomoon, William Parker.
Dischi dal vivo
Gli album dal vivo citati sono quelli di Fennesz e Sakamoto (2005), Enrico Rava e Joe Lovano (2014) e The National (2024).
Un grande vicino
Nell’Auditorium ha sede l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia: ne trovi la stagione 2026-2027 nella scheda Accademia di Santa Cecilia.
Nei dintorni: il Teatro Olimpico
In piazza Gentile da Fabriano, sul Lungotevere Flaminio all’altezza del Ponte della Musica, c’è il Teatro Olimpico. Funziona dal 1936 come cine-teatro e dal 1981 come Teatro Olimpico; l’isolato fu costruito nel 1935-36. Per anni fu soprattutto un cinema, con avanspettacolo negli intervalli.
Dopoguerra e Filarmonica
Dopo la guerra l’Accademia Filarmonica Romana lo prese in affitto per la propria stagione musicale. Il 4 marzo 1965, sotto la direzione di Pierre Boulez, vi si tenne un concerto con due prime: in Italia «Abramo e Isacco» di Stravinskij e in Europa «Elegia per Kennedy», sempre di Stravinskij.
Oggi
Ha 1.410 posti, di cui 966 in platea e 444 in galleria. Ha ospitato Marillion nel 1988, Lucio Dalla nel 1994 e Giorgio Gaber nel 1998. Su ER trovi la scheda del Teatro Olimpico.
Renzo Piano e il progetto dei tre scarabei
L’Auditorium fu progettato da Renzo Piano, vincitore del concorso a inviti del 1993. Il complesso sorge ai Parioli, su un’area compresa fra Villa Glori, il Villaggio Olimpico, il viadotto di corso di Francia e viale Maresciallo Pilsudski. L’area del Villaggio Olimpico fu scelta dal consiglio comunale nel 1992 dopo un lungo dibattito.
Tre sale in forma di scarabeo
I volumi principali sono le tre sale da concerto, in edifici di diverse dimensioni con una forma che richiama quella di uno scarabeo. Sono coperte con lastre di piombo e disposte a raggiera attorno a un teatro all’aperto, la cavea, che può accogliere circa 3.000 spettatori.
I resti romani che hanno cambiato il progetto
Durante i lavori vennero alla luce i resti di una villa romana. La scoperta comportò una sostanziale modifica del progetto originario: due dei tre scarabei furono spostati a ovest, fino a sfiorare il viadotto di corso di Francia che taglia in due il Villaggio Olimpico. Fra le conseguenze ci fu la chiusura al traffico di viale De Coubertin.
Con chi ha lavorato Piano
Per l’acustica collaborò Jürgen Reinhold dello studio Müller-BBM di Monaco di Baviera; per gli spazi esterni e la consulenza urbanistica l’architetto paesaggista Franco Zagari.
Un riconoscimento ministeriale
L’opera è inclusa nel Censimento delle architetture italiane dal 1945 a oggi promosso dal Ministero della cultura. La scheda la attribuisce al Renzo Piano Building Workshop, per il periodo 1994-2002, e le riconosce tutti e sette i criteri della metodologia. Nella tipologia degli edifici per la promozione culturale, che conta 79 opere, solo due li soddisfano tutti: l’Auditorium e la ristrutturazione del Lingotto di Torino.
Le sale e i numeri
Le sale hanno una base in mattone e una parte superiore rivestita con listelli di piombo. I posti dichiarati nella voce di Wikipedia sono questi:
- Sala Santa Cecilia: 2.756 posti;
- Sala Sinopoli: 1.133 posti;
- Sala Petrassi: 673 posti;
- cavea intitolata a Luciano Berio: 3.000 posti;
- Teatro Studio intitolato a Gianni Borgna: 308 posti.
La Santa Cecilia
Ha un soffitto formato da 26 gusci in legno di ciliegio americano, ciascuno con una superficie media di 180 metri quadrati. Il tempo di riverberazione è di 2,2 secondi.
La Sinopoli
Ha come prerogativa l’adattabilità dello spazio interno al numero di esecutori e all’acustica richiesta dall’evento, con una galleria su tre dei quattro lati.
La Petrassi
È la più piccola delle tre. Petrassi, morto nel 2003, volle assistere all’inaugurazione del complesso e ascoltò la prima assoluta in Sala Sinopoli della sua Ouverture da concerto per orchestra, composta nel 1931.
Un paragone internazionale
Nel 2014 i frequentatori totali del Parco della Musica furono stimati in più di 2 milioni: secondo la voce, la prima struttura culturale europea per visitatori e la seconda al mondo dopo il Lincoln Center di New York.
Chi fa vivere l’Auditorium
L’Auditorium è gestito dalla Fondazione Musica per Roma, nata il 19 luglio 2004 dalla trasformazione della società per azioni istituita nel 1999. I soci fondatori sono il Comune di Roma, che ha concesso l’immobile in uso per 99 anni, la Camera di Commercio, la Provincia di Roma e la Regione Lazio.
L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
È una delle più antiche istituzioni musicali al mondo. Dal 1998 è fondazione; ha un corpo accademico di 70 membri effettivi e 30 onorari. Dal 2003 l’Auditorium è la sede stabile della sua stagione concertistica, e ospita la Bibliomediateca e il Museo degli Strumenti Musicali.
Una programmazione larga
La Fondazione propone eventi multidisciplinari, concerti rock, pop, jazz, contemporanei, lirici, elettronici ed etnici, teatro, danza, circo, letteratura e poesia, mostre, incontri con gli autori e festival. Fra i prossimi appuntamenti c’è anche il cine-concerto di Blade Runner.
Radio e canale video
Dal 16 marzo 2010 trasmette Radio Parco della Musica; dal 4 ottobre 2011 esiste Auditorium TV, canale YouTube con interviste agli artisti e filmati d’archivio.
Le polemiche, senza giri di parole
Una voce onesta sull’Auditorium non salta le critiche, e Wikipedia le raccoglie.
Acustica e comfort
Nei primi mesi furono riscontrati problemi di acustica; il direttore Wolfgang Sawallisch disse: «Il nuovo Auditorium è impressionante, ma della sala non mi convincono il palcoscenico e l’acustica». In seguito furono fatte modifiche. Alla sala grande furono rivolte critiche su riscaldamento e accessibilità, con due soli ascensori per le gallerie.
Il parcheggio
I parcheggi interni sono considerati troppo cari, quindi le auto in sosta per i concerti invadono il Villaggio Olimpico. Meglio scegliere i mezzi pubblici.
Il cantiere
I lavori furono travagliati: il contratto con la ditta aggiudicataria fu risolto e fu indetta una nuova gara. I costi crebbero molto e la Corte dei conti mosse critiche.
L’organo che non c’è
Nelle sale non c’è un organo a canne. L’associazione Italia Nostra lanciò l’appello nel 2002 e il critico Paolo Isotta definì la Santa Cecilia «un salotto senza divano». Secondo la voce, Roma è l’unica capitale europea senza un organo a canne in una sala da concerto.
Nei dintorni: il Ponte della Musica
Il Ponte della Musica Armando Trovajoli, lungo 190 metri, con arco in acciaio sul Tevere, collega il Foro Italico all’area di Flaminio, dove si trovano l’Auditorium, il parco di Villa Glori, il MAXXI e il Teatro Olimpico. Fu inaugurato il 31 maggio 2011 e dal 2013 porta il nome del compositore Armando Trovajoli.
Dal ponte al Foro Italico
Se arrivi con anticipo, attraversare il ponte porta al Foro Italico, il complesso sportivo sull’altra riva del fiume. Il tragitto a piedi è un modo per prepararsi a una serata di ascolto.
Il MAXXI a due passi
Nella stessa area sorge il MAXXI, il museo delle arti del XXI secolo: un altro edificio di architettura contemporanea, a breve distanza dalla zona dell’Auditorium.
Prima o dopo il concerto
La serata comincia alle 20:00, quindi l’ora migliore per camminare nei dintorni è il tardo pomeriggio di novembre, con la luce bassa sul Tevere. Dopo il concerto, i mezzi pubblici sono l’opzione più comoda.
Informazioni pratiche
- Data e ora: venerdì 13 novembre 2026, ore 20:00.
- Luogo: Sala Petrassi, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, viale Pietro de Coubertin 30, 00196 Roma.
- Prezzo: da 25 euro, secondo la sede.
- Biglietti: pagina evento del sito ufficiale dell’Auditorium.
- Durata e intervallo: il dato non è pubblicato.
Come arrivare
La voce di Wikipedia indica che davanti all’ingresso fermano le linee 910, 982, 168 (solo feriali) e 53, e che la stazione della metropolitana più vicina è in piazzale Flaminio. Usa il calcolatore percorsi di ATAC per il tragitto aggiornato; il Ponte della Musica e il parco di Villa Glori sono nelle vicinanze.
Domande frequenti su Murubutu
Quando e dove è il concerto?
Venerdì 13 novembre 2026 alle 20:00, Sala Petrassi, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, viale Pietro de Coubertin 30, Roma.
Quanto costa?
I biglietti partono da 25 euro, secondo la sede.
Chi è Murubutu?
È il nome d’arte di Alessio Mariani, rapper di Reggio Emilia, insegnante di filosofia e storia, noto per un rap di storie di ispirazione letteraria.
Che cos’è il rap didattico?
È la definizione che la sede dà al suo lavoro: usare il rap per trasmettere contenuti culturali senza perdere la cura dello stile.
Ci sarà la Moon Jazz Band?
La pagina ufficiale ricorda che nel 2024 il repertorio è stato rivisitato in chiave jazz con la Moon Jazz Band, ma non dice se questa formazione sarà sul palco il 13 novembre.
Quali dischi ascoltare prima?
«Il giovane Mariani e altri racconti» (2009) per partire, «Tenebra è la notte» (2019) per il lato notturno, «Storie d’amore con pioggia» (2022) per il più recente a tema.
Quanti posti ha la Sala Petrassi?
La Sala Petrassi ha 673 posti. È la più piccola delle tre sale da concerto dell’Auditorium e fu chiamata inizialmente Sala Settecento, dal numero dei posti, prima di essere intitolata a Goffredo Petrassi dopo la sua morte nel 2003.
Chi ha progettato l’Auditorium?
Il progetto è di Renzo Piano, vincitore del concorso a inviti del 1993. Le tre sale a forma di scarabeo, rivestite di piombo, furono spostate in parte a ovest dopo il ritrovamento dei resti di una villa romana durante i lavori.
Si può arrivare con i mezzi pubblici?
Sì: davanti all’ingresso fermano diverse linee bus e la metro più vicina è in piazzale Flaminio. Verifica gli orari con il calcolatore ATAC.
Il consiglio finale su Murubutu
Vai con la curiosità di chi ascolta una storia. Murubutu scrive come racconta un narratore, e la Sala Petrassi, nata per lirica e teatro, è una cornice adatta per ascoltare parole. Se riesci, arriva con in testa un titolo: «Il giovane Mariani» è un buon inizio.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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