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BATU di Artefactos Bascos al Mattatoio — dal 30 ottobre al 1 novembre 2026

In breve. Dossier pratico. BATU, performance partecipativa della compagnia Artefactos Bascos, va in scena al Mattatoio di Roma per la sezione kids + family del Romaeuropa Festival 2026 con cinque repliche: venerdì 30 ottobre alle 17, sabato 31…

Dossier pratico. BATU, performance partecipativa della compagnia Artefactos Bascos, va in scena al Mattatoio di Roma per la sezione kids + family del Romaeuropa Festival 2026 con cinque repliche: venerdì 30 ottobre alle 17, sabato 31 ottobre alle 10.30 e alle 15.30, domenica 1 novembre alle 10.30 e alle 15.30. Dura 55 minuti ed è pensata per bambini dai 3 agli 8 anni; a spettacolo iniziato non è consentito entrare. Il Mattatoio è in piazza Orazio Giustiniani 4, 00153 Roma, nel rione Testaccio; la scheda di vendita collegata dal sito del festival colloca le repliche nella Pelanda, Studio 1. Il festival indica un prezzo di 10 euro per i bambini e 15 euro per gli adulti, con lo spettacolo inserito nella fascia Passepartout 1. I biglietti si comprano online dal link presente sulla pagina ufficiale dello spettacolo su romaeuropa.net oppure tramite la biglietteria del festival, raggiungibile al numero 06 4555 3050 e su WhatsApp al +39 334 3488894, il lunedì dalle 14 alle 18 e dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18. Secondo il sito del Mattatoio, la sede si raggiunge con la metro B (fermata Piramide), con il tram 3 (fermata Marmorata/Galvani), con l'autobus 719 (fermata Galvani/Zabaglia) e con le linee 170 e 781 (fermata Largo Marzi); per il percorso preciso conviene usare il calcolatore ATAC.

Foto ufficiale di BATU di Artefactos Bascos, Romaeuropa Festival, di Hussam Adin Hazimeh
Foto di Hussam Adin Hazimeh, dalla pagina dello spettacolo sul sito ufficiale del Romaeuropa Festival

BATU: un rettangolo da cui nasce un mondo

In lingua basca, spiega la presentazione del festival, batu significa unire, mettere insieme, raccogliere. La parola è anche il programma della performance: Artefactos Bascos propone ai bambini un'esperienza collettiva in cui lo spazio si trasforma poco a poco in un grande gioco visivo e creativo. Il punto di partenza è volutamente minimo, un semplice rettangolo. Da lì si esplora, si compone, si immagina, e lo spettacolo diventa un'azione condivisa più che una storia da guardare seduti.

Le azioni elencate dal festival sono concrete e quasi artigianali: dipingere, piegare, incollare, assemblare, costruire. Linee, forme, percorsi e incastri danno vita a una costruzione che cresce durante l'ora di spettacolo. Il gioco, secondo la presentazione ufficiale, incontra le arti visive, e ogni incontro genera mondi nuovi. In altre parole, nessuna replica sarà uguale all'altra, perché il risultato dipende da chi partecipa.

Uno spettacolo da fare, non da guardare

La definizione scelta è "performance partecipativa". Significa che i bambini non sono spettatori ma coautori: entrano nello spazio, toccano i materiali, aggiungono il proprio segno. Per un pubblico tra i 3 e gli 8 anni è una forma molto diversa dal teatro tradizionale, in cui si chiede di restare fermi e in silenzio. Qui il movimento e la curiosità sono la materia stessa dell'esperienza.

Gesto, materia, scoperta

Il festival riassume BATU con tre parole: gesto, materia e scoperta. Il gesto è quello del bambino che dipinge o piega; la materia è fatta di carta, colore, superfici da assemblare; la scoperta è il momento in cui una forma inattesa nasce dalla somma dei contributi. È un'idea di arte che mette al centro il processo più che il prodotto finale.

I crediti

Ieltxu Ortueta firma creazione, performance e spazio; il suono originale è di Gil Fuser; la produzione è di Artefactos Bascos. Il passaggio romano avviene con il sostegno della Fondazione Roma, come indicato dalla pagina del festival. Non sono elencati altri interpreti: è Ortueta stesso a condurre i bambini dentro il gioco.

Artefactos Bascos e Ieltxu Ortueta

Artefactos Bascos è una piattaforma di creazione multidisciplinare per l'infanzia, fondata nel 2016 dall'artista basco Ieltxu Ortueta, che vive e lavora in Brasile. Il festival la descrive come un progetto che opera all'incrocio tra arti visive, performance e linguaggio grafico, con opere interattive e partecipative basate sulla creazione collettiva. Il principio che guida il lavoro è dichiarato senza giri di parole: ogni bambino è un artista.

Dieci anni di ricerca sulla prima infanzia

Nel 2026 la compagnia compie dieci anni di ricerca e produzione dedicate alla primissima infanzia. Fa parte di reti internazionali del settore come VINCULAR, SMALL SIZE e CBTIJ/ASSITEJ Brasile, e i suoi lavori sono stati presentati in Europa, in Palestina e nel continente americano. Per una compagnia che lavora con bambini molto piccoli è un percorso ampio, che testimonia una pratica costruita nel tempo in contesti culturali diversi.

Le creazioni

Il festival elenca cinque titoli della compagnia: FLOU! del 2016, anno di fondazione; CAMPO del 2019; BATU del 2023; e due lavori del 2025, n u b e e m u m b l u, scritti con le lettere spaziate come lo stesso B A T U. La grafia spaziata non è un vezzo tipografico: suggerisce una parola che si compone pezzo per pezzo, proprio come le costruzioni che nascono durante lo spettacolo.

Perché un bambino dovrebbe partecipare

Le performance partecipative per la prima infanzia sono un filone importante del teatro contemporaneo per ragazzi. Il presupposto è che un bambino di tre o quattro anni impari soprattutto attraverso le mani e il movimento, e che lo spazio teatrale possa diventare un ambiente da esplorare. BATU si colloca in questa linea: non c'è un racconto da capire, ma un ambiente da trasformare insieme agli altri.

L'esperienza collettiva

Il festival insiste sulla dimensione collettiva: l'esperienza è fatta di gesto, materia e scoperta condivisi. Per molti bambini può essere la prima occasione di costruire qualcosa insieme a coetanei sconosciuti, con regole minime e senza competizione. Per gli adulti che accompagnano è un'occasione per osservare come i bambini collaborano, si imitano, si contendono un materiale e poi trovano un accordo.

Arte visiva e performance

A differenza di molti spettacoli per bambini, BATU non nasce dal teatro di parola ma dalle arti visive. Ortueta lavora con il linguaggio grafico: linee, superfici, colori. Il risultato è a metà tra un laboratorio d'arte e una performance, e lo spazio finale, costruito da tutti, è una sorta di opera collettiva temporanea.

Romaeuropa Festival e la sezione kids + family

Il Romaeuropa Festival nasce nel 1986 per iniziativa dell'Associazione degli Amici di Villa Medici, divenuta nel 1990 Fondazione Romaeuropa, ed è oggi una delle principali manifestazioni italiane dedicate a teatro, danza, musica e arti performative contemporanee. Accanto alla programmazione per adulti, il festival dedica una sezione al pubblico dei bambini e delle famiglie, contrassegnata nel sito come kids + family.

Lo stesso weekend al Mattatoio

Nelle stesse giornate di BATU il festival programma al Mattatoio un altro lavoro per ragazzi, Copiar della compagnia catalana Animal Religion, dedicato a bambini dagli 8 anni in su, con repliche il 30 ottobre alle 18, il 31 ottobre e il 1 novembre alle 12.30 e alle 18. Per famiglie con figli di età diverse è un'occasione per passare una giornata intera nello stesso luogo, alternando i due spettacoli.

Il Mattatoio come casa del festival

Il Mattatoio è uno degli spazi che il festival usa con maggiore continuità per gli spettacoli di danza, teatro e performance. Gli ampi spazi della Pelanda, nati come capannoni industriali, si prestano a performance che richiedono superfici libere e configurazioni non tradizionali, come quella di BATU, dove il pubblico non siede in platea ma entra nello spazio scenico.

L'Emporium e il porto che diede forma al rione

Prima del Mattatoio, prima delle case operaie, quest'area era il porto della città. L'Emporium funzionava fin dall'epoca romana come punto d'approdo delle merci e delle materie prime, soprattutto marmi, grano e vino, che arrivavano via mare a Ostia e risalivano il Tevere su chiatte trainate dai bufali; solo nel 1842 i bufali furono sostituiti da rimorchiatori a vapore. Il nome di via Marmorata, la strada che porta dal porto di Ripa a Porta San Paolo e che oggi si percorre per raggiungere il Mattatoio dalla metro, ricorda proprio i marmi scaricati qui.

Una cava a cielo aperto

I marmi importati da tutto il Mediterraneo continuarono ad arrivare fino alla fine dell'Impero. Nella decadenza di Roma molti rimasero inutilizzati, in grandi quantità, e per secoli la zona fu una sorta di cava a cielo aperto di blocchi semilavorati, a disposizione di chi volesse prenderli. È un altro esempio, come le anfore del monte, di materiali che passano da una funzione all'altra.

Il carnevale sul Monte dei Cocci

Il monte che sovrasta il Mattatoio ha avuto anche una lunga vita festiva. Nei secoli XIII e XIV vi si correva un palio, da cui il nome medievale di Mons de Palio. In epoca medievale vi si celebrava il carnevale, con giochi spesso cruenti: tauromachie e la popolarissima ruzzica de li porci, in cui carretti con maiali vivi venivano spinti giù dalla collina. Nel Quattrocento papa Paolo II trasferì il carnevale in via Lata, l'attuale via del Corso, e il monte divenne il punto d'arrivo della Via Crucis del Venerdì Santo, a simboleggiare il Golgota: una croce è ancora oggi piantata sulla cima.

Il monte nella letteratura

Il Monte Testaccio compare anche in una novella di Miguel de Cervantes, Il dottor Vetrata, compresa nelle Novelle esemplari pubblicate nel 1613. Che un luogo legato alla macellazione e alle feste popolari sia oggi la sede di uno spettacolo in cui bambini di tre anni costruiscono mondi di carta è il tipo di contrasto che rende Testaccio uno dei rioni più stratificati di Roma.

Come si svolge l'ora di BATU

Le fonti ufficiali non descrivono passo per passo la performance, ed è giusto non inventare una scaletta. Quello che si sa basta per prepararsi: si parte da un rettangolo, cioè da una superficie o da una forma semplice, e attraverso azioni manuali si costruisce progressivamente qualcosa di condiviso, accompagnati dal suono originale di Gil Fuser. La durata di 55 minuti è calibrata sulla capacità di attenzione dei bambini piccoli, che raramente riescono a restare concentrati più a lungo.

Il ruolo dell'artista

Ieltxu Ortueta firma insieme creazione, performance e spazio: è dunque l'autore dell'ambiente in cui i bambini entrano e la persona che li accompagna dentro il gioco. In questo tipo di lavori l'artista non dirige come un insegnante, ma propone, osserva e rilancia, lasciando che le scelte dei bambini orientino il risultato.

Dopo lo spettacolo

Una costruzione collettiva lascia spesso nei bambini la voglia di continuare. A casa bastano un foglio grande, colla, forbici dalla punta arrotondata e qualche colore per riprendere il gioco: partire da un rettangolo e aggiungere pezzi a turno, come suggerisce il titolo, è un modo semplice per far durare l'esperienza oltre l'ora passata al Mattatoio.

Informazioni pratiche per le famiglie

Date, orari ed età

Le repliche sono cinque: venerdì 30 ottobre alle 17, sabato 31 ottobre alle 10.30 e alle 15.30, domenica 1 novembre alle 10.30 e alle 15.30. La durata è di 55 minuti e la fascia d'età indicata va dai 3 agli 8 anni. Il festival precisa che l'ingresso non è consentito a spettacolo iniziato: con bambini piccoli conviene arrivare con largo anticipo.

Biglietti

Il festival indica 10 euro per i bambini e 15 euro per gli adulti. Si acquistano online dal link presente sulla pagina dello spettacolo su romaeuropa.net, oppure contattando la biglietteria del festival al telefono 06 4555 3050 o su WhatsApp al +39 334 3488894, il lunedì dalle 14 alle 18 e dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18. Lo spettacolo rientra nella fascia Passepartout 1 delle formule del festival.

Come arrivare

Il sito del Mattatoio indica la metro B con fermata Piramide, il tram 3 con fermata Marmorata/Galvani, l'autobus 719 con fermata Galvani/Zabaglia e le linee 170 e 781 con fermata Largo Marzi. Da Piramide si cammina attraverso Testaccio per una decina di isolati. Il percorso migliore dal proprio punto di partenza si calcola con il calcolatore ATAC.

Che cosa portare

Il festival non pubblica indicazioni sull'abbigliamento. Trattandosi di un'esperienza in cui si dipinge, si piega e si incolla, è ragionevole vestire i bambini con abiti comodi che non temano qualche macchia. Per qualsiasi dubbio sulle modalità di partecipazione degli adulti conviene rivolgersi alla biglietteria del festival.

Il Mattatoio di Testaccio e la Pelanda

Il Mattatoio è un grande complesso di padiglioni costruito tra il 1888 e il 1891 su progetto dell'architetto Gioacchino Ersoch, alle pendici del Monte dei Cocci, per la macellazione e la distribuzione delle carni destinate alla città. È considerato uno dei principali esempi di archeologia industriale di Roma. Copre circa 25.000 metri quadrati ed è delimitato da via Beniamino Franklin, dal lungotevere Testaccio, da via Aldo Manuzio e da viale del Campo Boario.

La Pelanda

La Pelanda è uno spazio di circa 5.000 metri quadrati ricavato nell'area un tempo dedicata alla lavorazione dei suini. Il corpo principale è una grande navata con una ciminiera a tronco di cono e attrezzature metalliche originali; il restauro ha conservato le strutture della cosiddetta Galleria delle Vasche. Oggi è uno spazio aperto e modulare, attraversabile dal pubblico, con grandi vetrate, foyer e sale teatrali, adatto a danza, teatro di ricerca, musica, installazioni e laboratori.

La gestione oggi

Fino al 2017 il complesso era gestito dai Musei in Comune della Sovrintendenza Capitolina; dal 2018 al 2025 una parte importante è stata affidata all'Azienda Speciale Palaexpo. Il sito ufficiale indica che gli spazi sono ora assegnati alla Fondazione Mattatoio di Roma, Città delle arti, con l'obiettivo di farne un polo di ricerca e produzione artistica e culturale.

Una curiosità sul Mattatoio

Il Mattatoio di Testaccio non fu il primo impianto di macellazione progettato da Ersoch. L'architetto aveva già lavorato alla precedente area di macellazione dietro piazza del Popolo, voluta da papa Leone XII. Quando nel 1888 ricevette l'incarico per Testaccio, adottò come linee guida la funzionalità e l'igiene, disponendo le diverse lavorazioni secondo un disegno geometrico e razionale. Per smaltire gli scarti l'ingegnere Filippo Laccetti ideò un sistema che li convogliava nel vicino Tevere.

Un quartiere nato per gli operai

L'area su cui sorse il Mattatoio era stata destinata, con un piano approvato nel 1872, a nuove residenze operaie. Il primo piano regolatore di Roma capitale, nel 1873, aveva previsto che lo sviluppo industriale della città si concentrasse nella zona Ostiense, pianeggiante e servita dal fiume, dal porto di Ripa e dalla ferrovia. Testaccio nacque così come rione residenziale per i lavoratori del Mattatoio, dei mercati generali e delle fabbriche vicine.

Una cosa che non ti dice nessuno sul Mattatoio

La storia recente del Mattatoio è legata anche alla cultura notturna e ai movimenti per i diritti. Qui nacque Muccassassina, la serata di autofinanziamento del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, che deve il suo nome ironico proprio al luogo; e dal 2002 il complesso ospitò le prime tre edizioni del Gay Village, nell'ambito dell'Estate romana. Nello stesso anno vi si insediò il centro sociale Villaggio Globale.

Spazi che cambiano funzione

Le stalle dove un tempo sostavano gli animali, chiamate remessini, sono due grandi ambienti che la scheda di Turismo Roma descrive come in via di trasformazione in spazi di ristorazione. È il destino di tutto il complesso: luoghi nati per una funzione molto dura, la macellazione, riconvertiti in spazi per l'arte, lo studio e lo spettacolo, anche per i bambini.

Il consiglio che ti do per visitare il Mattatoio

Il mio consiglio è di scegliere, se possibile, la replica del mattino, alle 10.30 del sabato o della domenica, e di trasformare la mattinata in una passeggiata a Testaccio. Si arriva con la metro a Piramide, si attraversa il rione lungo via Marmorata e si raggiunge il Mattatoio con calma, tenendo conto che a spettacolo iniziato non si entra. Dopo i 55 minuti di BATU, il quartiere offre mercato, giardini e trattorie per completare la giornata.

Con bambini di età diverse

Se in famiglia ci sono un bambino piccolo e uno più grande, il weekend del 31 ottobre e del 1 novembre è l'occasione per abbinare BATU, per i 3-8 anni, a Copiar, per gli over 8, nello stesso complesso. Gli orari sono stati pensati dal festival in modo da non sovrapporsi del tutto: per esempio, la mattina BATU alle 10.30 e Copiar alle 12.30.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il Mattatoio sorge ai piedi del Monte Testaccio, la collina artificiale formata dai cocci di anfore. Lo sanno quasi tutti, ma pochi ricordano le cifre: il monte è alto circa 36 metri, occupa circa 20.000 metri quadrati e, secondo le stime riportate dalla voce enciclopedica dedicata, è composto dai frammenti di oltre 53 milioni di anfore, per lo più olearie, accumulate in modo ordinato in circa due secoli, dall'età augustea fino alla metà del III secolo. Le fonti non concordano sul numero: la voce sul rione parla di circa 25 milioni.

Una discarica organizzata

Le anfore arrivavano dal vicino porto fluviale dell'Emporium. Una volta svuotate non potevano essere riusate per altri alimenti, perché non erano smaltate all'interno: venivano rotte e i cocci disposti a gradoni, cosparsi di calce per attenuare gli odori. La presenza di una rampa per i carri fa pensare a una discarica gestita da funzionari, tutt'altro che improvvisata. È una storia perfetta da raccontare ai bambini dopo uno spettacolo in cui si costruisce mettendo insieme frammenti.

La foto giusta da fare al Mattatoio

All'interno della Pelanda il dettaglio più fotogenico è la ciminiera a tronco di cono che svetta sulla grande navata, insieme alle strutture metalliche che il restauro ha conservato. Con i bambini, però, la foto migliore è quella dello spazio di BATU a fine spettacolo, quando il rettangolo iniziale si è trasformato nella costruzione collettiva: un'immagine che documenta un'opera destinata a sparire alla replica successiva. Prima di scattare, è buona regola chiedere al personale se le foto sono consentite durante o dopo la performance.

Fuori, il profilo dei padiglioni

Dall'esterno, i padiglioni ottocenteschi del Mattatoio raccontano, secondo il sito ufficiale, il passaggio dal classicismo alla modernità. Fotografarli dal lato di piazza Orazio Giustiniani, con il Monte dei Cocci sullo sfondo, unisce in un'unica inquadratura la Roma industriale e quella antica.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il Mattatoio fu dismesso nel 1975, quando Roma aveva ormai raggiunto i tre milioni di abitanti, e sostituito da un nuovo impianto in viale Palmiro Togliatti, a Tor Sapienza. Seguirono anni di abbandono e di usi spontanei. Nel 2000 i padiglioni lungo via Aldo Manuzio e via Beniamino Franklin divennero aule della Facoltà di Architettura di Roma Tre; nel 2002 due padiglioni, il 9a e il 9b, furono assegnati al MACRO per le mostre di arte contemporanea. Il 29 settembre 2007 fu inaugurata su via del Campo Boario la sede permanente della Città dell'Altra Economia.

Il restauro e la Pelanda

Il progetto di restauro nacque all'inizio degli anni Duemila da un'idea di Zoneattive; il cantiere aprì nel 2006 e si chiuse nel 2010, riqualificando i padiglioni dei serbatoi dell'acqua, della Pelanda e della macellazione dei suini. La Pelanda fu inaugurata il 18 febbraio 2010; il 12 marzo dello stesso anno Roma Tre aprì il padiglione 15A, sul lato del lungotevere. Nel 2013 si completò la trasformazione di altri padiglioni per il Dipartimento di Architettura.

Chi è passato dal Mattatoio

Dal Mattatoio sono passati, prima di tutto, i lavoratori della carne che per quasi novant'anni hanno rifornito la città. Poi, dopo la chiusura, una lunga serie di comunità diverse: gli attivisti del Villaggio Globale, i promotori di Muccassassina e del Gay Village, gli studenti di Architettura di Roma Tre e dell'Accademia di Belle Arti, che ha qui una sua sezione, i curatori e gli artisti del MACRO, i produttori e i consumatori della Città dell'Altra Economia.

Il festival e gli artisti internazionali

Negli ultimi anni la Pelanda e gli altri spazi del Mattatoio sono diventati una delle sedi abituali del Romaeuropa Festival, che vi porta compagnie di teatro e danza da tutto il mondo. Nell'autunno 2026 arrivano, tra gli altri, Artefactos Bascos dal Paese Basco e dal Brasile e Animal Religion dalla Catalogna, insieme alle produzioni per adulti in calendario nelle stesse settimane.

Testaccio intorno al Mattatoio

Il rione Testaccio prende nome dal monte dei cocci, in latino mons testaceus. Fu scorporato nel 1921 dal vasto rione Ripa e ha il suo simbolo nell'anfora d'oro su campo rosso. Lo spazio tra il monte e le mura era in passato di uso pubblico, chiamato i prati del popolo romano, ed era meta tradizionale delle gite di Pasquetta e delle ottobrate, le feste autunnali in cui i romani raggiungevano le osterie scavate nel monte per bere il vino dei Castelli.

Le grotte del monte

Per secoli i romani sfruttarono le proprietà isolanti dell'argilla per scavare alle pendici del monte grotte in cui la temperatura resta tutto l'anno intorno ai 10 gradi. Furono cantine, dispense e stalle, poi osterie, ristoranti e locali notturni. Passeggiando dopo lo spettacolo lungo via di Monte Testaccio si vedono ancora gli ingressi di questi locali, molti dei quali hanno trasformato le grotte in sale.

Il rione e il calcio

Testaccio, rione popolare per eccellenza, è ricordato anche come la culla della A.S. Roma, che vi ebbe il suo primo campo. Il mercato rionale, storicamente in piazza Testaccio, si è trasferito nel 2012 nel nuovo spazio in fondo a via Galvani, a pochi passi dal Mattatoio.

Nei dintorni del Mattatoio

Il complesso è descritto nella scheda dedicata all'ex Mattatoio di Testaccio, mentre per le mostre nei padiglioni vale la pagina sul MACRO. Per una passeggiata nel rione c'è la guida su Testaccio e cosa vedere, che comprende il Nuovo Mercato di Testaccio, comodo per un pranzo dopo la replica del mattino. A breve distanza si trovano la Piramide Cestia e il Cimitero acattolico.

Altre idee per famiglie

Il programma completo è raccontato nella scheda sul Romaeuropa Festival 2026. Per altre attività con i bambini in città, la redazione ha raccolto idee nella pagina Roma con i bambini e nella scheda su Explora, il museo dei bambini di Roma.

Domande frequenti su BATU di Artefactos Bascos

Quando e a che ora si svolge BATU?

Le repliche sono cinque, tutte al Mattatoio: venerdì 30 ottobre 2026 alle 17, sabato 31 ottobre alle 10.30 e alle 15.30, domenica 1 novembre alle 10.30 e alle 15.30. Lo spettacolo dura 55 minuti. Il festival precisa che l'ingresso non è consentito a spettacolo iniziato, quindi con bambini piccoli conviene arrivare con un buon anticipo e prevedere il tempo per trovare l'ingresso giusto all'interno del complesso.

Per quale età è adatto?

La fascia indicata dal Romaeuropa Festival va dai 3 agli 8 anni. È una performance partecipativa, in cui i bambini dipingono, piegano, incollano e costruiscono insieme all'artista Ieltxu Ortueta, quindi richiede un'età in cui il bambino possa muoversi e manipolare materiali con una certa autonomia. Per i ragazzi più grandi, dagli 8 anni in su, nello stesso weekend il festival propone Copiar di Animal Religion.

Quanto costano i biglietti?

Il festival indica 10 euro per i bambini e 15 euro per gli adulti. I biglietti si acquistano dal link presente sulla pagina dello spettacolo su romaeuropa.net, oppure tramite la biglietteria del festival al numero 06 4555 3050 o su WhatsApp al +39 334 3488894, il lunedì dalle 14 alle 18 e dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18.

Dove si svolge esattamente?

Al Mattatoio di Roma, in piazza Orazio Giustiniani 4, nel rione Testaccio. La pagina del festival indica genericamente il Mattatoio; la scheda di vendita collegata specifica la Pelanda, Studio 1. Il complesso è grande e ha più padiglioni, quindi conviene arrivare in anticipo e seguire le indicazioni del personale del festival per raggiungere la sala corretta.

Che cosa significa la parola BATU?

Secondo la presentazione del Romaeuropa Festival, batu in basco significa unire, mettere insieme, raccogliere. Il titolo descrive esattamente ciò che accade durante la performance: partendo da un semplice rettangolo, i partecipanti uniscono linee, forme e materiali fino a costruire un grande gioco visivo collettivo. Lo stesso nome della compagnia, Artefactos Bascos, richiama le origini basche del suo fondatore.

Chi è Ieltxu Ortueta?

È l'artista basco che nel 2016 ha fondato Artefactos Bascos, piattaforma di creazione per l'infanzia tra arti visive, performance e linguaggio grafico. Vive e lavora in Brasile. Per BATU firma creazione, performance e spazio, con il suono originale di Gil Fuser. La compagnia fa parte delle reti VINCULAR, SMALL SIZE e CBTIJ/ASSITEJ Brasile e ha presentato i suoi lavori in Europa, in Palestina e nelle Americhe.

Come si arriva al Mattatoio?

Il sito del Mattatoio indica la metro B, fermata Piramide; il tram 3, fermata Marmorata/Galvani; l'autobus 719, fermata Galvani/Zabaglia; le linee 170 e 781, fermata Largo Marzi. Da Piramide il percorso a piedi attraversa il rione Testaccio. Per l'itinerario preciso dal proprio indirizzo e per gli orari del fine settimana conviene usare il calcolatore ATAC.

Gli adulti partecipano?

Il biglietto per adulti è previsto, quindi gli accompagnatori entrano con i bambini. Le fonti del festival non specificano se gli adulti prendano parte attivamente alle azioni o assistano dal bordo dello spazio. Per chiarire questo aspetto, utile soprattutto con i bambini di tre o quattro anni che possono avere bisogno di vicinanza, conviene chiedere alla biglietteria al momento dell'acquisto.

Il consiglio finale su BATU di Artefactos Bascos

BATU è una proposta rara: un'ora in cui i bambini non guardano un'opera, ma la costruiscono, dentro uno degli spazi industriali più affascinanti di Roma. Compra i biglietti in anticipo, scegli la replica più adatta ai ritmi di tuo figlio, vestilo comodo e arriva presto, perché a performance iniziata non si entra. Poi lascia che la mattinata continui a Testaccio, tra il mercato, il Monte dei Cocci e le storie di anfore rotte e rimesse in ordine: è lo stesso principio di BATU, mettere insieme frammenti per costruire qualcosa di nuovo.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento30 Ottobre 2026 17:00 — 1 Novembre 2026
IndirizzoPiazza Orazio Giustiniani 4, 00153 Roma Testaccio, Roma, Roma Città