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Vanessa Wagner, Philip Glass: The Complete Piano Etudes all’Auditorium Parco della Musica — 15 novembre 2026

In breve. Dossier pratico. La pianista francese Vanessa Wagner esegue l'integrale dei venti Studi per pianoforte di Philip Glass, "The Complete Piano Etudes", domenica 15 novembre 2026 alle 15 nella Sala Petrassi dell'Auditorium Parco della…

Dossier pratico. La pianista francese Vanessa Wagner esegue l'integrale dei venti Studi per pianoforte di Philip Glass, "The Complete Piano Etudes", domenica 15 novembre 2026 alle 15 nella Sala Petrassi dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in Viale Pietro de Coubertin 30. Il concerto apre le "Philip Glass Afternoon Sessions" con cui il Romaeuropa Festival 2026 chiude la sua edizione e anticipa i festeggiamenti per i novant'anni del compositore. La durata indicata dal festival è di 180 minuti, circa tre ore. I biglietti costano da 20 a 25 euro e rientrano nella categoria Passepartout 2 del festival. Si comprano online dal canale indicato sulla pagina del concerto su romaeuropa.net oppure tramite il box office del Romaeuropa, al telefono 06 4555 3050 o su WhatsApp al +39 334 348 8894, il lunedì dalle 14 alle 18 e dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18. Per arrivare l'Auditorium indica la metro A fino a Flaminio e poi il tram 2, oppure gli autobus 910, 53, 982 e 168; per il percorso conviene usare il calcolatore ATAC.

La pianista Vanessa Wagner, interprete degli Studi per pianoforte di Philip Glass al Romaeuropa Festival
Ritratto di Vanessa Wagner dalla pagina del concerto del Romaeuropa Festival

Un pomeriggio intero dentro gli Studi di Philip Glass

Tre ore di pianoforte solo, venti brani, un unico autore. Il concerto di Vanessa Wagner è una prova di resistenza per l'interprete e un'esperienza di immersione per chi ascolta. La presentazione del Romaeuropa la descrive proprio così: un attraversamento di circa tre ore che è insieme ascolto, resistenza e immersione, in cui la pianista non affronta il ciclo come una semplice prova di virtuosismo ma come un paesaggio in continua trasformazione.

Ripetizione, variazione, sospensione e slittamento sono, secondo il festival, gli elementi che costruiscono in queste pagine una vera drammaturgia del tempo, dall'effetto ipnotico. Gli Studi condensano una delle forme più intime e insieme più architettoniche della scrittura di Glass, e ne restituiscono il pensiero musicale nella sua dimensione più nuda ed essenziale.

Le Philip Glass Afternoon Sessions

Philip Glass compirà novant'anni il 31 gennaio 2027. Il Romaeuropa ha scelto di anticipare la ricorrenza con un intero pomeriggio dedicato a lui nel giorno conclusivo del festival: alle 15 l'integrale degli Studi con Vanessa Wagner, alle 18 "Aguas da Amazonia" con il quartetto Third Coast Percussion, sempre nella Sala Petrassi. Il festival parla di un concerto-fiume che è insieme tributo e riattivazione, un modo per tornare al cuore di un'opera che continua a cambiare il nostro modo di ascoltare.

Un legame tra i due concerti

C'è un filo diretto tra i due appuntamenti. Nell'album "Aguas da Amazonia", registrato nel 1999 dal gruppo brasiliano Uakti, il brano intitolato al Rio delle Amazzoni è una versione dello Studio n. 2 del primo volume per pianoforte. Chi ascolta entrambi i concerti ritroverà dunque la stessa musica in due vesti completamente diverse.

Gli Studi per pianoforte: vent'anni di scrittura

Glass ha composto i venti Studi in un arco di circa vent'anni, tra il 1991 e il 2012. Il nucleo originario, sei brani, fu scritto nel 1994 per il cinquantesimo compleanno del direttore e pianista Dennis Russell Davies; quei pezzi furono poi rinumerati e oggi corrispondono agli Studi 2, 3, 4, 5, 9 e 10. Lo ricostruisce il programma di sala pubblicato dal Krannert Center dell'Università dell'Illinois per un'esecuzione integrale del febbraio 2026.

Una mappa di commissioni

Gli altri Studi nacquero da occasioni diverse. Lo Studio n. 6 fu commissionato nel 1994 dalla radio newyorkese WNYC per il programma di John Schaefer, con il titolo originale "Now So Long After That Time"; il n. 7 dal Sydney Festival nel 1996; i n. 12 e 13 dal pianista Bruce Levingston nel 2007, eseguiti per la prima volta all'Alice Tully Hall del Lincoln Center; il n. 17 per il venticinquesimo anniversario della Menil Collection di Houston, nel 2012. Gli ultimi tre, i n. 18, 19 e 20, furono commissionati dal Perth Festival per i settantacinque anni del compositore e presentati per la prima volta il 16 febbraio 2013.

Due libri

Il primo libro, gli Studi da 1 a 10, aveva due obiettivi: esplorare tempi, tessiture e tecniche pianistiche diverse, e servire allo stesso Glass come strumento per migliorare il proprio modo di suonare. Glass registrò i primi dieci nel 2003. Dopo un'interruzione di alcuni anni, il secondo libro aprì, nelle parole del compositore riportate dal Krannert Center, una serie di nuove avventure nell'armonia e nella struttura. L'edizione completa dei venti Studi in un unico volume è stata pubblicata nel 2012 dalla casa editrice Dunvagen.

Il Rio delle Amazzoni e lo Studio n. 2

Uno degli Studi ha avuto una seconda vita. "Aguas da Amazonia", scritto tra il 1993 e il 1999 come partitura per il Grupo Corpo, compagnia di danza di Belo Horizonte, fu registrato per la prima volta dal gruppo brasiliano Uakti, che Glass aveva conosciuto grazie a Paul Simon. Il brano dedicato al Rio delle Amazzoni è una versione dello Studio n. 2 del primo volume: lo stesso materiale che Vanessa Wagner suonerà alle 15 tornerà, trasformato, nel concerto delle 18.

Il lavoro più personale

Glass ha definito gli Studi il suo corpus di opere più personale. L'editore sottolinea che sono diventati parte della pratica quotidiana di molti pianisti, professionisti e dilettanti, come il compositore desiderava fin dall'inizio: sono pensati per chi ascolta e soprattutto per chi vuole impararli e suonarli.

Philip Glass, il compositore

Philip Glass è nato a Baltimora il 31 gennaio 1937, figlio di immigrati ebrei arrivati dalla Lituania. Il padre aveva un negozio di dischi ricco di musica moderna e classica, spesso invenduta, che il ragazzo imparò a conoscere molto presto. Da bambino studiò il flauto al Peabody Conservatory; a sedici anni si iscrisse all'Università di Chicago, dove studiò matematica e filosofia, poi frequentò la Juilliard School con Vincent Persichetti e William Bergsma. Nell'estate del 1960 studiò con Darius Milhaud.

Parigi, Nadia Boulanger e Ravi Shankar

Dal 1963 al 1965 Glass studiò composizione a Parigi con Nadia Boulanger, analizzando Bach, Mozart e Beethoven. Sempre in Francia lavorò con Ravi Shankar alla colonna sonora del film "Chappaqua", e nel 1966 viaggiò nel nord dell'India. Dalle proprietà ipnotiche dei ritmi indiani nacque il suo stile: tornato a casa, rinnegò i lavori precedenti e cominciò a comporre pezzi austeri, basati su ritmi ripetuti.

New York, i taxi e i traslochi

Alla fine degli anni Sessanta, ignorato dalle sale tradizionali, Glass suonava con i suoi compagni di studi, tra cui Steve Reich, nelle gallerie d'arte di New York. Per vivere faceva il tassista, gestiva con Reich una piccola ditta di traslochi e lavorava come assistente dello scultore Richard Serra. Fondò il Philip Glass Ensemble, con tastiere, fiati e voce, e nel 1971-1974 compose "Music in Twelve Parts", un'opera di quattro ore in cui culmina la sua fase minimalista più rigorosa.

Le opere e il cinema

Con Robert Wilson creò "Einstein on the Beach", eseguita per la prima volta nel 1976, prima di una trilogia di ritratti completata da "Satyagraha" su Gandhi, del 1980, e da "Akhnaten", del 1983-84. Per il cinema ha scritto, tra le altre, le musiche di "Koyaanisqatsi" di Godfrey Reggio, "Mishima" di Paul Schrader, "Kundun" di Martin Scorsese e "The Hours" di Stephen Daldry, candidata all'Oscar; in "The Truman Show" ha fatto anche una breve apparizione. Nel 2015 ha pubblicato l'autobiografia "Parole senza musica".

Glass e l'Italia

Il legame del compositore con il nostro Paese ha una data romana. Negli anni di "Akhnaten" Glass collaborò di nuovo con Robert Wilson a "the CIVIL warS", un'opera che debuttò proprio al Teatro dell'Opera di Roma. Anni dopo portò in tournée anche in Italia i concerti in cui il suo ensemble esegue dal vivo le musiche della trilogia Qatsi sulle immagini dei film; la prima esecuzione integrale di quei cine-concerti si tenne a Torino, al Lingotto, nel settembre 2005, per Settembre Musica.

Un compositore fra i più ascoltati

Wikipedia ricorda che nel 2007 il quotidiano inglese The Telegraph collocò Glass al nono posto di una classifica dei cento geni viventi. Al di là delle classifiche, la sua musica è entrata nel linguaggio comune attraverso il cinema e la danza, ed è per questo che una maratona di tre ore dedicata ai suoi Studi può attirare un pubblico che va ben oltre gli specialisti della musica contemporanea.

Il minimalismo e oltre

Glass è considerato tra i capofila del minimalismo musicale con Steve Reich, La Monte Young, Terry Riley e John Adams. Dagli anni Ottanta ha preso le distanze da quell'etichetta, mantenendo una scrittura fondata sulla ripetizione ma aprendosi alla tonalità, alla tradizione sinfonica e alle musiche extraeuropee. Gli Studi per pianoforte appartengono a questa fase più libera e lirica.

Vanessa Wagner, la pianista

Vanessa Wagner è nata a Rennes l'11 giugno 1973. Ha studiato al Conservatorio di Parigi nella classe di Dominique Merlet, ottenendo il primo premio a diciassette anni, e si è poi perfezionata con Jean-François Heisser. Su raccomandazione di Leon Fleisher è entrata nell'accademia di Cadenabbia, sul lago di Como, dove ha studiato con lo stesso Fleisher, con Fou Ts'ong, Karl Ulrich Schnabel, Murray Perahia e Alexis Weissenberg.

La Victoire de la Musique

Nel 1999 ha ricevuto la Victoire de la Musique, considerata l'equivalente francese dei Grammy, come rivelazione tra i solisti strumentali. La pagina del Romaeuropa la presenta come una delle pianiste più originali e autorevoli della scena francese contemporanea, capace di muoversi con naturalezza tra il repertorio classico e la musica di oggi.

Tra Debussy e l'elettronica

La sua discografia comprende Rachmaninov, Skrjabin, Mozart, Schumann, Debussy, Ravel e Schubert, ma anche un omaggio ad Aphex Twin. Dal 2014 ha avviato un dialogo con il compositore messicano di musica elettronica Murcof, nato in una rassegna al teatro des Bouffes du Nord di Parigi e proseguito con l'album "Statea" del 2016 per l'etichetta InFiné. Il festival ricorda anche la collaborazione con il musicista elettronico Rone e il suo ruolo alla direzione dei festival di Chambord e di Giverny.

Perché proprio lei

Per InFiné Wagner ha registrato musiche di compositori contemporanei di Glass e di autori più giovani. La sua doppia formazione, nella grande scuola pianistica europea e nella sperimentazione elettronica, la rende un'interprete particolarmente adatta a una musica che vive nello spazio tra la tradizione colta e la cultura del suono contemporaneo.

Il suo approccio, nelle parole del festival, rifiuta l'idea degli Studi come semplice palestra tecnica: ripetizione e variazione diventano gli strumenti di un racconto che si sviluppa nel tempo, e l'integrale ne diventa la forma più compiuta, perché permette di seguire l'evoluzione del ciclo dal primo all'ultimo brano.

Come affrontare un concerto di tre ore

Un'integrale degli Studi di Glass non è un recital tradizionale. La musica procede per piccoli spostamenti, e l'attenzione dell'ascoltatore cambia con il passare del tempo: dopo la prima mezz'ora, chi si lascia andare alla ripetizione scopre dettagli che all'inizio sfuggono. È un'esperienza più vicina a una lunga camminata che a uno spettacolo.

Qualche suggerimento pratico

Il festival indica una durata di 180 minuti ma non specifica se siano previsti intervalli. Conviene arrivare riposati, aver pranzato e scegliere, se possibile, un posto che permetta di stare comodi a lungo. Un posto vicino al corridoio è utile per chi teme di doversi alzare.

Ascoltare prima o arrivare vergini

Chi non conosce gli Studi può ascoltarne alcuni nella registrazione dello stesso Glass del 2003, dedicata ai primi dieci. Ma c'è anche un argomento per arrivare senza preparazione: l'integrale dal vivo è costruita proprio per far scoprire il ciclo come un percorso unico.

Glass e il pianoforte solo

Il pianoforte solo è arrivato relativamente tardi nel catalogo di Glass. Wikipedia ricorda che dalla fine degli anni Ottanta il compositore ha scritto sempre più spesso per questo strumento, a cominciare da un ciclo di cinque pezzi del 1988 per un adattamento teatrale de "La metamorfosi" di Kafka, per proseguire con il primo volume degli Studi. Gli Studi sono dunque il punto d'arrivo di un percorso in cui il pianoforte, strumento con cui Glass si esibiva fin dagli anni dell'Ensemble, diventa un laboratorio personale.

Le trascrizioni

Accanto alle composizioni originali, il catalogo comprende trascrizioni pianistiche di altre opere: la "Trilogy Sonata", che riunisce temi da "Einstein on the Beach", "Satyagraha" e "Akhnaten" nell'arrangiamento di Paul Barnes del 2001, e le musiche di "The Hours" trascritte per pianoforte da Michael Riesman e Nico Muhly nel 2003. Molti ascoltatori conoscono il Glass pianistico proprio attraverso queste pagine.

Glass, Beckett e il teatro

Il pianoforte di Glass è anche un pianoforte teatrale. Nel 1970 il compositore fu tra i fondatori della compagnia Mabou Mines, per cui scrisse musiche destinate ad adattamenti di Samuel Beckett come "The Lost Ones", "Cascando" e "Mercier and Camier". La scrittura per la scena, fatta di cicli e di attese, si riconosce anche negli Studi.

Il Romaeuropa Festival 2026

Il Romaeuropa Festival è nato nel 1986 per iniziativa dell'Associazione degli Amici di Villa Medici, diventata nel 1990 Fondazione Romaeuropa. L'edizione 2026, la quarantunesima, si è aperta l'8 settembre e si chiude proprio il 15 novembre, con oltre un centinaio di appuntamenti tra spettacoli, concerti, incontri e laboratori in luoghi come l'Auditorium Conciliazione, il Mattatoio, il Teatro Argentina, il Teatro Valle, Villa Medici e il MAXXI. La musica contemporanea è da sempre uno dei suoi assi portanti, accanto alla danza e al teatro.

Chi sostiene il festival

Il concerto è realizzato con il contributo del Ministero della Cultura, della Regione Lazio, del Comune di Roma, della Camera di Commercio di Roma e della Fondazione Roma, con il sostegno di Dance Reflections; il main media partner è la Rai.

Informazioni pratiche

I biglietti costano da 20 a 25 euro. La pagina del concerto indica la categoria Passepartout 2, senza spiegarne il contenuto: per sapere se il passepartout consente di seguire anche il concerto delle 18 conviene chiedere al box office del festival. Le FAQ dell'Auditorium ricordano che di norma si entra in sala da trenta minuti prima fino a cinque minuti prima dell'inizio, e che non è consentito l'accesso a concerto iniziato.

Come arrivare

Dalla stazione Flaminio della metro A si prende il tram 2 verso piazza Mancini, oppure il treno Roma-Nord fino a Piazza Euclide. Gli autobus 910, 53, 982 e 168 fermano davanti all'ingresso; secondo Wikipedia il 168 è una linea feriale, da verificare la domenica. L'Auditorium ha due parcheggi a pagamento, accessibili da viale Pietro de Coubertin e viale Maresciallo Pilsudski.

Accessibilità

Le prenotazioni per gli spettatori in sedia a rotelle si fanno al numero 06 8024 1281, tutti i giorni dalle 11 alle 18. Le FAQ prevedono, salvo disponibilità, riduzioni per le persone con disabilità e l'ingresso gratuito per l'accompagnatore quando necessario.

La giornata del 15 novembre all'Auditorium

Il concerto di Vanessa Wagner è il secondo dei quattro appuntamenti con cui il Romaeuropa chiude l'edizione 2026 all'Auditorium. Alle 11.30, nella Sala Santa Cecilia, ci sono i 100 Cellos di Giovanni Sollima ed Enrico Melozzi; alle 18, nella Sala Petrassi, il quartetto di Chicago Third Coast Percussion con "Aguas da Amazonia" di Glass; alle 20, nella Sala Santa Cecilia, il Classical Rave Party di Melozzi con l'Orchestra Notturna Clandestina.

Glass il giorno prima

Il pomeriggio di Glass non è l'unica occasione per ascoltare Third Coast Percussion a Roma: il 14 novembre lo stesso quartetto presenta con la produttrice Jlin lo spettacolo Vernacular.

Una curiosità sulla Sala Petrassi

La sala non è nata con il nome di Petrassi. All'epoca dell'inaugurazione dell'Auditorium era chiamata genericamente Sala Settecento, dal numero approssimativo dei suoi posti. Fu intitolata a Goffredo Petrassi dopo la sua morte, avvenuta nella sua casa romana il 3 marzo 2003, all'età di 98 anni. Wikipedia osserva che l'intenzione di dedicargli una delle sale era probabilmente già nell'animo degli amministratori capitolini: il maestro, nonostante l'età, aveva voluto assistere all'inaugurazione del complesso, e nella Sala Sinopoli aveva ascoltato la prima assoluta della sua Ouverture da concerto del 1931.

Quanti posti?

Sul numero esatto dei posti le fonti non concordano: Wikipedia indica 673 posti, mentre il Renzo Piano Building Workshop parla di 750 e alcune tavole del progetto riportano l'indicazione di 700. Il vecchio nome di Sala Settecento si colloca a metà strada.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Sala Petrassi

La Sala Petrassi è la più trasformabile delle tre. Secondo lo studio di Renzo Piano, ha un pavimento e un soffitto mobili e pareti regolabili, una soluzione che si ispira alla sala dell'IRCAM di Parigi, il celebre centro di ricerca musicale. Per le esigenze teatrali è stata realizzata anche una fossa d'orchestra, e le pareti laterali del palco possono avanzare per ridurne le dimensioni e ricavare spazi per l'ingresso degli attori. Per un pianoforte solo, la sala può raccogliersi intorno all'interprete.

Un legame con Berio

Il riferimento all'IRCAM non è casuale per un Auditorium che porta la firma di Luciano Berio come sovrintendente dell'Accademia di Santa Cecilia all'epoca dell'apertura: Berio aveva diretto, tra il 1974 e il 1980, la divisione elettroacustica dell'IRCAM su invito di Boulez.

Il consiglio che ti do per visitare la Sala Petrassi

Il mio consiglio è di arrivare all'Auditorium con almeno un'ora di anticipo e di pranzare negli spazi del complesso, dove secondo Wikipedia si trovano un bar, una caffetteria e un bar-ristorante. Tre ore di musica chiedono energie. Poi, prima di entrare, conviene fare un giro sulla terrazza che circonda le sale: dalla parte tra la Santa Cecilia e la Sinopoli si vedono i resti della villa romana scoperta durante i lavori.

Il posto giusto

In una sala di queste dimensioni, per un pianoforte solo, i posti centrali delle file intermedie offrono l'equilibrio migliore tra vicinanza all'interprete e resa acustica. Chi vuole vedere le mani della pianista sceglierà un posto sul lato sinistro della sala, guardando il palco.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

È noto che l'Auditorium porta dal 2020 il nome di Ennio Morricone. Meno ricordato è che Morricone fu allievo proprio di Goffredo Petrassi: si diplomò in composizione al Conservatorio di Santa Cecilia con lui il 6 luglio 1954. Morricone morì a Roma il 6 luglio 2020, esattamente sessantasei anni dopo quel diploma. Così, all'interno di un complesso intitolato all'allievo, una sala porta il nome del maestro. Tra gli altri allievi di Petrassi figurano Aldo Clementi, Peter Maxwell Davies e Cornelius Cardew.

Un maestro di molte generazioni

Petrassi insegnò composizione al Conservatorio di Santa Cecilia dal 1939 e tenne i corsi di perfezionamento dell'Accademia dal 1960 al 1978, scegliendo egli stesso come successore Franco Donatoni.

La foto giusta da fare alla Sala Petrassi

Prima dell'inizio, con le luci di sala ancora accese, la fotografia più evocativa è quella del pianoforte da concerto solo al centro del palco, in attesa. Per un concerto di tre ore dedicato a un solo strumento, è l'immagine che riassume la giornata.

All'uscita

Alla fine del concerto, intorno alle 18, a metà novembre è già buio: dalla cavea, il grande spazio all'aperto intorno a cui sono disposte le sale, si possono inquadrare i tre volumi delle sale. La Fondazione Renzo Piano li paragona a mandolini rovesciati.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia della Sala Petrassi è breve ma intrecciata con quella dei grandi nomi della musica romana del Novecento.

2002: la Sala Settecento

Con l'apertura dell'Auditorium la sala entrò in funzione con il nome provvisorio legato alla sua capienza. Il complesso era stato costruito tra il 1996 e il 2002, secondo la Fondazione Renzo Piano.

2003: il nome di Petrassi

Dopo la morte del compositore, il 3 marzo 2003, la sala gli fu intitolata. Lo stesso anno l'Accademia di Santa Cecilia trasferì all'Auditorium la sede stabile della sua stagione.

2020: l'Auditorium Ennio Morricone

Nel 2020 il consiglio comunale approvò l'intitolazione dell'intero complesso a Morricone, l'allievo più celebre di Petrassi, morto in luglio.

Chi è passato dalla Sala Petrassi

Secondo Wikipedia, il repertorio a cui si dedica la Sala Petrassi è costituito soprattutto da opera lirica, jazz, spettacoli di teatro e di danza e proiezioni di film. È una sala abituata ai generi più diversi, e un concerto di pianoforte contemporaneo vi trova uno spazio raccolto. Il primo nome della sua storia resta quello di Goffredo Petrassi, autore degli otto Concerti per orchestra composti fra il 1934 e il 1972, delle opere "Il Cordovano", su testo di Cervantes tradotto da Eugenio Montale, e "Morte dell'aria", su libretto del pittore Toti Scialoja, e dei balletti nati con il coreografo Aurel Milloss.

Petrassi, da Zagarolo a Santa Cecilia

Nato a Zagarolo il 16 luglio 1904, Petrassi si trasferì giovane a Roma, dove fu fanciullo cantore a San Salvatore in Lauro. A quindici anni lavorava come commesso in un negozio di articoli musicali, e fu lì che nacque la sua passione. Si diplomò in organo e composizione al Conservatorio di Santa Cecilia; nel 1934 Alfredo Casella diresse la sua "Partita" ad Amsterdam, e cominciò la carriera internazionale.

Onori e passioni

Nel corso della vita Petrassi fu socio di accademie come l'Akademie der Künste di Berlino e l'American Academy of Arts and Sciences di Boston, ricevette lauree honoris causa a Bologna e alla Sapienza e il Premio Internazionale Antonio Feltrinelli dell'Accademia dei Lincei. Fu anche un grande conoscitore di arti visive e collezionista di opere del Novecento.

Domande frequenti su Vanessa Wagner e gli Studi di Philip Glass

Quando suona Vanessa Wagner a Roma?

Domenica 15 novembre 2026 alle 15, nella Sala Petrassi dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in Viale Pietro de Coubertin 30. Il concerto fa parte delle Philip Glass Afternoon Sessions, il pomeriggio con cui il Romaeuropa Festival 2026 chiude la sua edizione e anticipa i novant'anni del compositore, che cadono il 31 gennaio 2027.

Quanto dura il concerto?

Il festival indica una durata di 180 minuti, cioè circa tre ore, per l'esecuzione integrale dei venti Studi per pianoforte di Philip Glass. La pagina non specifica se siano previsti intervalli. Considerando l'inizio alle 15, il concerto dovrebbe concludersi intorno alle 18, l'orario d'inizio dell'appuntamento successivo con Third Coast Percussion.

Quanto costa il biglietto?

I biglietti costano da 20 a 25 euro a seconda del settore e rientrano nella categoria Passepartout 2 del festival. Si acquistano online attraverso il sito del Romaeuropa oppure tramite il box office, al telefono 06 4555 3050 o su WhatsApp al +39 334 348 8894, negli orari indicati dal festival.

Che cosa sono gli Studi per pianoforte di Glass?

Sono venti brani per pianoforte solo composti tra il 1991 e il 2012, divisi in due libri da dieci. I primi nacquero nel 1994 per il cinquantesimo compleanno di Dennis Russell Davies, gli ultimi tre per il Perth Festival nel 2013. Glass li ha definiti il suo lavoro più personale e li ha pensati anche come strumento di studio per sé stesso.

Chi è Vanessa Wagner?

È una pianista francese nata a Rennes nel 1973, formata al Conservatorio di Parigi e all'accademia di Cadenabbia con maestri come Leon Fleisher e Murray Perahia. Ha vinto la Victoire de la Musique nel 1999, alterna il repertorio classico alla musica contemporanea e ha collaborato con musicisti elettronici come Murcof e Rone.

Si può assistere anche al concerto delle 18?

Sì, è un evento separato, con un proprio biglietto da 20 a 25 euro. Alle 18, nella stessa Sala Petrassi, Third Coast Percussion esegue "Aguas da Amazonia" di Glass a chiusura del pomeriggio. Per sapere se il passepartout del festival copre entrambi i concerti conviene informarsi presso il box office del Romaeuropa.

È un concerto adatto a chi non conosce la musica contemporanea?

Sì, a patto di accettarne la durata. La musica di Glass è tonale, costruita su ripetizioni e piccole variazioni, e si presta a un ascolto immersivo anche senza preparazione tecnica. Chi ha amato le sue colonne sonore, da The Hours a The Truman Show, troverà negli Studi lo stesso linguaggio in forma più intima.

Come si arriva all'Auditorium?

Con la metro A fino a Flaminio e poi il tram 2 verso piazza Mancini, oppure con il treno Roma-Nord fino a Piazza Euclide. Davanti all'ingresso fermano gli autobus 910, 53 e 982. Chi arriva in auto può usare i due parcheggi a pagamento accessibili da viale Pietro de Coubertin e viale Maresciallo Pilsudski.

Il consiglio finale su Vanessa Wagner e gli Studi di Philip Glass

Un'integrale degli Studi di Glass dal vivo è un evento raro, e ascoltarla in una giornata interamente dedicata al compositore, con il concerto di Third Coast Percussion subito dopo, ne aumenta il valore. Vanessa Wagner, con la sua formazione tra il grande pianismo europeo e la sperimentazione elettronica, è un'interprete ideale per un ciclo che chiede insieme rigore e abbandono. Il mio suggerimento è di prendersi l'intero pomeriggio: pranzo all'Auditorium, una passeggiata sulla terrazza, tre ore di pianoforte e poi le percussioni di Chicago. Per esplorare il quartiere ci sono le nostre pagine sul Flaminio, sul MAXXI e su Villa Glori; nello stesso complesso merita una sosta il Museo Aristaios, e per la musica sinfonica c'è la stagione dell'Accademia di Santa Cecilia. Il resto della programmazione è sulla nostra pagina dell'Auditorium Parco della Musica. Chi preferisce un ascolto più breve può comunque scegliere solo uno dei due concerti del pomeriggio: entrambi hanno senso anche da soli, e insieme raccontano due modi di intendere la stessa musica.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento15 Novembre 2026 15:00
IndirizzoAuditorium Parco della Musica Ennio Morricone, Sala Petrassi, Viale Pietro de Coubertin 30, 00196 Roma Flaminio, Roma, Roma Città