Teatro Sistina

Il Teatro Sistina è in via Sistina 129, a Roma, rione Colonna, sul tratto di strada che sale da piazza Barberini verso Trinità dei Monti: la fermata di riferimento è Barberini della metropolitana linea A, denominata per esteso Barberini-Fontana di Trevi e in servizio dal 16 febbraio 1980, da cui si arriva in tre minuti a piedi salendo verso destra; in alternativa si scende a Spagna, sempre linea A, e si percorre via Sistina in discesa da piazza Trinità dei Monti, che è la passeggiata più bella delle due. La sala conta circa 1600 posti, distribuiti fra platea e galleria, ed è larga ventotto metri e profonda trenta, senza una sola colonna a interrompere la vista. Il calendario degli spettacoli, i prezzi dei singoli settori, le formule di abbonamento e gli orari della biglietteria cambiano di stagione in stagione e vanno letti sul sito ufficiale del teatro prima di muoversi: il Sistina è un teatro di produzione con cartelloni lunghi e repliche quotidiane, e capita spesso che un titolo di richiamo esaurisca intere settimane con settimane di anticipo. Chi arriva in auto faccia i conti con una zona a traffico limitato e con parcheggi in struttura a pagamento nell'area di piazza Barberini e via Veneto: il consiglio pratico è lasciare la macchina e prendere la metropolitana.

Confronta le esperienze a Roma

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Udienza papale✦ Mercoledì

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

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L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Se stai costruendo un itinerario romano che tenga insieme monumenti e serate, il punto di partenza utile è la pagina delle attrazioni turistiche di Roma, dove il Sistina si incastra naturalmente con via Veneto, con la Fontana del Tritone e con piazza di Spagna.

Teatro Sistina
Teatro Sistina

Dove si trova il Teatro Sistina e come ci si arriva davvero

Roma ha il vizio di nascondere i suoi luoghi più frequentati dietro angoli che sembrano secondari. Il Teatro Sistina è uno di questi: chi lo cerca guardando in alto, aspettandosi una facciata monumentale con colonne e timpano, rischia di passargli davanti. La facciata è sobria, di gusto novecentesco, incastrata nel filo delle case di via Sistina; quello che si vede dalla strada è poco più di un ingresso ampio, le locandine e il flusso di gente che alle otto di sera si accalca sotto le luci. Il teatro vero è tutto dentro, e dentro è enorme.

L'indirizzo del Teatro Sistina e il rione che lo ospita

L'indirizzo è via Sistina 129. Siamo nel rione Colonna, il terzo rione di Roma, quello che prende il nome dalla Colonna di Marco Aurelio e che nei documenti medievali compare come Regio Columpne et sancte Marie in Aquiro, con riferimento alla chiesa di Santa Maria in Aquiro. Lo stemma del rione è una colonna bianca in campo rosso. Colonna confina con Ludovisi, Trevi, Pigna, Sant'Eustachio e Campo Marzio, e i suoi confini sono disegnati da strade che chiunque conosce: via del Corso, piazza Barberini, via del Pantheon. Val la pena ricordare che Ludovisi, il rione di via Veneto, è diventato autonomo soltanto nel 1921, ritagliato sull'area della villa dei Ludovisi lottizzata fra il 1886 e il 1906. Significa che il pezzo di città in cui il Sistina è nato ha assunto la fisionomia attuale in tempi recentissimi rispetto all'età di Roma: un secolo scarso.

Il Sistina, insomma, non è un teatro di quartiere periferico e non è nemmeno un teatro del centro monumentale antico. È un teatro della Roma umbertina e novecentesca, quella degli alberghi, dei caffè, delle sartorie e delle case di produzione cinematografica, cresciuta a cavallo fra il Quirinale e il Pincio. Questa collocazione spiega molte cose del suo pubblico e del suo repertorio.

Metro, autobus e la passeggiata migliore verso il Teatro Sistina

La metropolitana risolve quasi tutto. La stazione Barberini della linea A è entrata in servizio il 16 febbraio 1980, con il primo tronco della linea, e la sua denominazione completa è Barberini-Fontana di Trevi, scelta per orientare i passeggeri verso la fontana. Dall'uscita su piazza Barberini si imbocca via Sistina e in poche centinaia di metri si è davanti al teatro. È una salita leggera, niente di impegnativo, ma con le scarpe da sera si sente.

La seconda opzione è scendere a Spagna, sempre linea A, uscire verso piazza di Spagna, salire con l'ascensore o con la scalinata fino a piazza Trinità dei Monti e da lì percorrere via Sistina in discesa. Sono dieci minuti abbondanti in più, e li consiglio a chi arriva presto e ha voglia di guadagnarsi lo spettacolo: si passa davanti alla facciata di Trinità dei Monti con la vista aperta su mezza città, e si scende in una strada che nel Settecento ospitava mezza Europa in Grand Tour.

Gli autobus di superficie servono l'asse di via del Tritone e piazza Barberini, e la fermata di riferimento è quella della piazza: le linee cambiano con una certa frequenza, quindi conviene controllare il percorso aggiornato sull'app del trasporto pubblico romano il giorno stesso. Il taxi trova posteggio in piazza Barberini e in piazza di Spagna. In uscita, alle undici di sera con mille e seicento persone che defluiscono insieme, la fila per il taxi è lunga: chi ha il rientro lontano faccia il conto e prenda la metropolitana finché è aperta, oppure si sposti a piedi di due isolati prima di chiamare.

Arrivare in auto al Teatro Sistina: cosa aspettarsi

Il centro storico di Roma è soggetto a limitazioni del traffico con orari che variano fra giorni feriali, prefestivi e serali. Via Sistina non è una strada dove si parcheggia: è stretta, a senso unico, con carico e scarico degli alberghi. Le autorimesse a pagamento della zona di piazza Barberini e di via Veneto risolvono, a prezzi da centro di Roma. Chi arriva da fuori città e vuole risparmiare tempo e nervi lasci l'auto a un parcheggio di scambio sulla linea A e faccia gli ultimi chilometri in metropolitana. Lo dico da professionista che ha accompagnato gruppi per vent'anni: la sera di uno spettacolo, il tempo che si perde a cercare posto vale più del biglietto del parcheggio.

Il Teatro Sistina in cifre: la sala, la capienza, la biglietteria

Il numero che conta è uno: circa milleseicento posti. È una capienza che in Italia hanno pochissime sale di prosa e di musical, e che colloca il Sistina in una categoria a parte. Un teatro da milleseicento posti non può vivere di serate isolate: ha bisogno di titoli capaci di riempire per settimane, di produzioni proprie, di un pubblico che torni. Tutto quello che il Sistina è diventato discende da questa aritmetica.

La sala del Teatro Sistina: ventotto metri per trenta, senza colonne

La sala è larga ventotto metri e profonda trenta, ed è priva di colonne: la copertura scarica altrove, e il risultato è che da ogni ordine di posti il palcoscenico si vede intero. Chi ha frequentato i teatri all'italiana, con i palchi a ferro di cavallo e le colonnine che tagliano la visuale, capisce subito la differenza. Il Sistina è concepito come una grande sala unica, con platea ampia e galleria sospesa, secondo la logica della sala cinematografica moderna applicata al teatro. Non è un dettaglio tecnico: è la ragione per cui i grandi allestimenti di musical, con scenografie mobili e coreografie di massa, qui funzionano e in una sala settecentesca no.

La conseguenza acustica è duplice. Il volume unico e la profondità contenuta rispetto alla larghezza danno un suono pieno anche nelle ultime file; d'altra parte, una sala così vasta lavora quasi sempre con amplificazione, e la resa dipende molto dal disegno del suono della singola produzione. Nei musical con orchestra dal vivo la differenza fra una fila centrale di platea e un posto laterale di galleria si sente, e non poco.

Biglietti, abbonamenti e biglietteria del Teatro Sistina

I prezzi cambiano da titolo a titolo e da settore a settore, e la stessa produzione può avere tariffe diverse fra infrasettimanale e fine settimana. Le formule di abbonamento alla stagione, le riduzioni per gruppi, scuole e over, le eventuali promozioni last minute sono pubblicate sul sito ufficiale del teatro e alla biglietteria di via Sistina. L'acquisto online passa dal rivenditore autorizzato indicato dal teatro stesso sulle proprie pagine.

Un'avvertenza che vale oro e che nessuno dice: per i titoli di grande richiamo, il momento in cui si compra conta più del prezzo. I posti centrali di platea delle prime file utili spariscono nelle prime ore di apertura delle vendite, e quello che resta a due settimane dalla replica è quasi sempre laterale o alto. Se il teatro è il motivo del viaggio, la data si sceglie prima dell'albergo.

Orari, durata e regole di sala al Teatro Sistina

Gli orari di inizio variano: le serate infrasettimanali e del sabato partono in genere in prima serata, le domeniche e i festivi hanno spesso una recita pomeridiana. La durata dipende dal titolo, e un musical con intervallo supera facilmente le due ore e mezza complessive. Il consiglio pratico è arrivare venti minuti prima: il guardaroba, la scala della galleria e il flusso in ingresso di milleseicento persone non si comprimono in cinque minuti. Chi arriva a spettacolo iniziato viene fatto accomodare solo nei momenti opportuni, come in tutti i teatri seri, e rischia di guardare il primo quadro in piedi in fondo. Le riprese video e fotografiche durante la recita non sono ammesse: è una regola contrattuale legata ai diritti degli allestimenti, non un capriccio della maschera.

La nascita del Teatro Sistina: un cantiere del dopoguerra

Il Teatro Sistina è un edificio del dopoguerra, e questo spiega tutto il resto. Fu costruito fra il 1946 e il 1949 su progetto di Marcello Piacentini, l'architetto romano nato l'8 dicembre 1881 e morto il 18 maggio 1960, il nome più potente dell'architettura italiana del ventennio precedente. Piacentini aveva diretto il piano della Città Universitaria della Sapienza nel 1935, aveva sovrinteso all'architettura dell'Esposizione Universale del 1942 all'EUR fra il 1938 e il 1942, aveva elaborato con Attilio Spaccarelli il progetto di via della Conciliazione fra il 1936 e il 1950, con la demolizione della Spina di Borgo. Aveva anche una lunga pratica di sale per lo spettacolo: fra il 1915 e il 1917 aveva ristrutturato il cinema teatro Corso a piazza San Lorenzo in Lucina.

Marcello Piacentini e il disegno della sala del Teatro Sistina

Il Sistina è un'opera tarda di Piacentini, realizzata quando l'architetto, dopo una breve epurazione seguita alla caduta del fascismo, era già rientrato all'insegnamento universitario. La critica ha spesso giudicato stanca la sua produzione del dopoguerra. Il Sistina è però un caso a sé: qui il problema non era rappresentare un regime, era costruire una macchina da spettacolo che funzionasse. E funziona. La rinuncia alle colonne interne, la larghezza della sala, il rapporto fra platea e galleria, la sobrietà degli interni sono scelte di un professionista che sapeva esattamente come si guarda un palcoscenico.

La mia opinione, e non la nascondo: il Sistina è architettonicamente il più onesto degli edifici romani di Piacentini. Non pretende di essere monumentale, non impone una retorica, si mette al servizio di quello che accade sul palco. Vale la pena entrare dieci minuti prima e guardare la sala vuota dalla galleria, prima che si spengano le luci.

Cosa c'era prima del Teatro Sistina: Santa Francesca Romana a Strada Felice

L'edificio sorge sull'area della chiesa di Santa Francesca Romana a Strada Felice. È il tipo di sostituzione urbana che a Roma è successo mille volte in ventisei secoli, e che quasi nessuno degli spettatori conosce: sotto le poltrone del teatro più popolare della città c'è la memoria di un luogo di culto legato al nome antico della strada, quella Strada Felice voluta da Sisto V. Chi ama le stratificazioni romane trovi due minuti per pensarci mentre aspetta che si alzi il sipario.

28 dicembre 1949: il Teatro Sistina apre come cinema teatro

L'inaugurazione avvenne il 28 dicembre 1949, e il Sistina nacque come cinema teatro, non come teatro puro. Il primo titolo proiettato fu Le mura di Malapaga. Pochi giorni dopo cominciò la programmazione teatrale con Bada che ti mangio. Questa doppia natura iniziale è la chiave per capire l'edificio: la sala grande, la visibilità totale, l'assenza di palchi nascono da un progetto pensato anche per lo schermo. Il teatro si prese la sala nel giro di un decennio, ma la sala era stata disegnata per due mestieri.

Nel 1950, l'anno successivo all'apertura, il Sistina finì dentro un film. Nel finale di Totò cerca moglie, diretto da Carlo Ludovico Bragaglia con Totò, Ave Ninchi, Marisa Merlini e Aroldo Tieri, i protagonisti in fuga si rifugiano nel Palazzo Sistina appena costruito, dove viene proiettato il film stesso: vedono la locandina, entrano, e guardano il proprio finale sullo schermo. È un gioco metacinematografico raffinatissimo per una commedia popolare del 1950, ed è anche il documento visivo più antico dell'edificio in funzione. Chi ha voglia di una serata a tema recuperi il film prima di andare a teatro: riconoscere l'ingresso di via Sistina com'era settantacinque anni fa è un piccolo lusso.

Gli anni Cinquanta al Teatro Sistina: programmazione mista

Fra il 1950 e il 1960 il Sistina visse di programmazione mista, alternando cinema e palcoscenico. Nel 1950 andò in scena La Bisarca; nel 1952 fu la volta di Attanasio cavallo vanesio. Sono i titoli di un decennio in cui la rivista italiana stava mutando pelle e in cui una coppia di autori romani stava inventando qualcosa che non aveva ancora un nome preciso. Il teatro e quella coppia si stavano cercando.

Via Sistina, la strada di Sisto V che dà il nome al Teatro Sistina

Il teatro prende il nome dalla strada, e la strada prende il nome da un papa. Via Sistina fu aperta alla fine del Cinquecento per volontà di Sisto V, con la regia dell'architetto Domenico Fontana. Si chiamava strada Felice, dal nome di battesimo del pontefice, Felice Peretti. Il disegno era grandioso e per l'epoca quasi visionario: collegare il colle Pincio alla basilica di Santa Croce in Gerusalemme passando per Santa Maria Maggiore, con un rettifilo di oltre due chilometri. Roma, che fino ad allora era un groviglio medievale schiacciato nell'ansa del Tevere, cominciò con Sisto V a organizzarsi per assi, obelischi e punti di fuga.

Da strada Felice a via Sistina: come è cambiato il nome

Nel corso del Settecento quel lunghissimo rettifilo venne spezzato in tratti con nomi diversi, e solo il segmento finale verso Trinità dei Monti conservò l'intitolazione al fondatore, diventando via Sistina. Oggi la via unisce piazza Trinità dei Monti a piazza Barberini: poche centinaia di metri in pendenza, con negozi, alberghi storici e la mole discreta del teatro. Chi la percorre a piedi dall'alto capisce meglio la logica sistina della città: si guarda in fondo e si vede un punto preciso, non un vicolo che gira.

Lungo la strada si incontrano fabbriche notevoli, fra cui Palazzo Dotti, settecentesco, e la chiesa dei Santi Ildefonso e Tommaso da Villanova. Il Teatro Sistina si affaccia su questa fila, ed è l'unico edificio novecentesco di peso in un contesto sei e settecentesco.

I vicini illustri del Teatro Sistina: Piranesi, Thorvaldsen, Gogol

Sulle facciate di via Sistina si leggono lapidi che ricordano abitanti di primissimo rango. Giovanni Battista Piranesi, l'incisore veneziano che ha insegnato all'Europa a immaginare le rovine romane. Bertel Thorvaldsen, lo scultore danese che a Roma tenne per decenni uno degli studi più frequentati del neoclassicismo. Nikolaj Gogol', che in questa strada lavorò al suo capolavoro. Sono nomi che raccontano la vera identità della zona fra Sette e Ottocento: il quartiere degli stranieri colti, degli artisti, dei viaggiatori del Grand Tour che affittavano stanze a due passi da piazza di Spagna.

Quando entri al Teatro Sistina per vedere un musical, stai entrando in una strada che per due secoli è stata l'indirizzo internazionale dell'arte a Roma. Il teatro, con il suo repertorio tradotto in sedici lingue e portato in mezzo mondo, ha continuato quella vocazione con altri mezzi.

Garinei e Giovannini, i padroni di casa del Teatro Sistina

Non si può raccontare il Teatro Sistina senza raccontare due uomini. Pietro Garinei, nato nel 1919 e morto nel 2006, e Sandro Giovannini, nato nel 1915 e morto nel 1977, si conobbero nelle redazioni di giornali sportivi. Da quell'incontro nacque la commedia musicale italiana.

Cantachiaro, 1944: l'inizio

Il debutto della coppia fu Cantachiaro, nel 1944: una rivista satirica con musica jazz e con Anna Magnani. Roma era appena uscita dall'occupazione, il paese era in pezzi, e due giovanotti squattrinati con una fantasia sfrenata cominciarono a far ridere una città che aveva poco da ridere. Negli anni immediatamente successivi vennero decine di riviste, con allestimenti sempre più elaborati e con le grandi soubrette al centro della scena.

Dalla rivista alla commedia musicale: 1952-1954

Intorno al 1952 Garinei e Giovannini capirono che il gusto del pubblico stava cambiando e inventarono una forma nuova, che teneva insieme il musical americano e la tradizione italiana della rivista. La trilogia di passaggio è precisa e vale la pena impararla: Attanasio cavallo vanesio nel 1952, Alvaro piuttosto corsaro nel 1953, Tobia la candida spia nel 1954. Con Giove in doppiopetto, sempre nel 1954, il genere raggiunse la sua forma matura. Non erano più numeri staccati con una passerella finale: erano storie, con personaggi, con canzoni che nascevano dalla trama.

1960: Garinei e Giovannini prendono il Teatro Sistina

Nel 1960 la coppia rilevò il Teatro Sistina. Da quel momento il teatro smise di essere una sala in affitto e diventò una casa di produzione con una sala propria: si scriveva, si provava e si debuttava nello stesso indirizzo. La gestione congiunta durò fino alla morte di Giovannini, nel 1977; poi Pietro Garinei proseguì da solo fino al 2006. Quarantasei anni sotto lo stesso timone, in un mestiere dove le compagnie durano una stagione.

Il metodo di lavoro di Garinei e Giovannini

Lavoravano con una velocità che oggi farebbe impallidire qualunque produttore: capitava che gli attori firmassero il contratto prima che il copione fosse finito. Un collaboratore riassunse la cosa con una formula che circola ancora negli ambienti teatrali romani: gli spettacoli di G e G sono come i vestiti di Valentino, cuciti addosso al pubblico. Nel complesso la coppia firmò quarantanove lavori teatrali e realizzò ottantacinque tournée in oltre venti nazioni.

Ecco la mia opinione secca su questo capitolo: la commedia musicale italiana non è una versione minore del musical anglosassone, è un genere autonomo, e chi la liquida come teatro leggero non ha mai visto un secondo atto di Garinei e Giovannini reggersi su un tempo comico costruito al centesimo di secondo. Il Sistina è il luogo dove quella grammatica è stata scritta.

Teatro Sistina
Teatro Sistina

I titoli che hanno fatto la storia del Teatro Sistina

Qui si entra nel repertorio, e conviene procedere con ordine cronologico, perché ogni titolo ha cambiato qualcosa.

Rugantino, 15 dicembre 1962

Rugantino debuttò al Teatro Sistina il 15 dicembre 1962. Il testo è di Garinei e Giovannini con Pasquale Festa Campanile e Massimo Franciosa, le musiche di Armando Trovajoli, le scene e i costumi di Giulio Coltellacci, le coreografie di Dania Krupska. In scena Nino Manfredi nel ruolo del titolo, Aldo Fabrizi nei panni di Mastro Titta, il boia pontificio, e Lea Massari come Rosetta.

Il protagonista è un giovane spaccone, arrogante e allergico a qualunque fatica, che tira a campare con l'aiuto della complice Eusebia nella Roma papalina dell'Ottocento. Il finale, con la ghigliottina, ha una durezza che nessuno si aspetta da una commedia musicale: è il motivo per cui Rugantino non invecchia. E dentro c'è Roma nun fa la stupida stasera, la canzone che qualunque romano sa cantare senza averla mai imparata.

Dopo il trionfo romano lo spettacolo arrivò a Broadway nel febbraio 1964, al Mark Hellinger Theatre, dove per tre settimane il botteghino registrò il tutto esaurito. Dal 1962 al 2020 si contano nove edizioni: pochissimi titoli italiani hanno una vita scenica così lunga.

Il giorno della tartaruga, 26 ottobre 1964

Il giorno della tartaruga andò in scena al Sistina il 26 ottobre 1964, firmato da Garinei e Giovannini con testo e liriche di Massimo Franciosa e Luigi Magni. Protagonisti Renato Rascel, nel ruolo di Lorenzo, e Delia Scala, nel ruolo di Maria. La storia è quella di una lite coniugale che si dilata: il giorno del suo compleanno il geometra Lorenzo riceve un regalo insignificante invece di quello che aspettava, e da lì i due si rinfacciano tutto, arredamento, vacanze, soldi, parenti, ripercorrendo la loro intera vita insieme fino a quando un equivoco nascosto viene finalmente sciolto.

La trovata registica è memorabile: i due attori restano in scena per tutto lo spettacolo e si cambiano d'abito a vista, senza mai rientrare in camerino. Per il 1964 era un'idea di rara audacia in un teatro popolare, e regge ancora oggi.

Ciao Rudy, 7 gennaio 1966

Ciao Rudy debuttò al Teatro Sistina il 7 gennaio 1966. Garinei e Giovannini firmarono il testo con Luigi Magni, le musiche sono di Armando Trovajoli. La commedia racconta la vita di Rodolfo Valentino, il divo italoamericano, dall'arrivo in America da emigrante fino agli ultimi giorni, con al centro la ricerca di quattro palmi di terra in California. Nel ruolo del titolo, cantando e ballando, c'era Marcello Mastroianni; accanto a lui, fra gli altri, Raffaella Carrà, Paola Borboni e Ilaria Occhini.

Il successo fu grande, la tenitura breve: Mastroianni ruppe il contratto per andare a lavorare con Federico Fellini. Lo spettacolo tornò nel 1972 con Alberto Lionello nei panni di Valentino. È l'episodio che dice meglio di ogni altro che cosa fosse il Sistina in quegli anni: un teatro capace di portare sul palco, a cantare, il primo attore del cinema italiano.

Alleluja brava gente, 24 dicembre 1970

La vigilia di Natale del 1970 il Sistina inaugurò Alleluja brava gente, scritta da Garinei e Giovannini in collaborazione con Iaia Fiastri, con musiche di Domenico Modugno e Renato Rascel. In scena Renato Rascel e Gigi Proietti nei due ruoli principali, con Mariangela Melato.

La commedia racconta due simpatici truffatori alle soglie dell'anno Mille, che vendono rimedi falsi per l'eterna giovinezza. Quando le leggende apocalittiche sul millennio si diffondono, nessuno vuole più le loro pozioni; e la vicenda esplode quando Ademar, figlio di una prostituta siciliana che si spaccia per principe orientale, viene scambiato per il santo profetizzato, capace di fare miracoli. Da lì è tutta una escalation di inganni, resurrezioni e redenzioni. La battuta di Ademar che i romani citano ancora suona così: un omo senza uno sogno è come nu falcone che le ali ci tagghiarono e l'impennata verso l'oceano ci tolsero.

Aggiungi un posto a tavola, 8 dicembre 1974

È il titolo più celebre uscito da questo palcoscenico. Aggiungi un posto a tavola debuttò al Teatro Sistina l'8 dicembre 1974, dopo settanta giorni di prove. Autori Pietro Garinei e Sandro Giovannini con Iaia Fiastri, musiche di Armando Trovajoli, coreografie di Gino Landi, scene e costumi di Giulio Coltellacci. La fonte è il romanzo di David Forrest After me the Deluge, in italiano Dopo di me il diluvio.

Il cast originale è una fotografia dell'Italia di allora: Johnny Dorelli nel ruolo del giovane parroco, Paolo Panelli sindaco, Bice Valori nei panni di Consolazione, Daniela Goggi in quelli di Clementina. La storia del prete che riceve telefonate dall'alto e costruisce un'arca in un paese di montagna ha una tenuta comica formidabile e un fondo di dolcezza che spiega la longevità dello spettacolo.

Aggiungi un posto a tavola ha girato il mondo: Londra, Vienna, Lubecca, Madrid, Barcellona, Valencia, Buenos Aires, Santiago del Cile, Città del Messico, Caracas, San Paolo. E ha continuato a tornare: le edizioni principali si contano nel 1978, nel 1990, nel 2002 e 2003, dal 2009 al 2011, nel 2013 e 2014, dal 2017 al 2019, fra 2019 e 2020 e ancora nel 2024. Mezzo secolo di repliche.

Rinaldo in campo e i titoli nati fuori dal Teatro Sistina

Non tutti i capolavori di Garinei e Giovannini debuttarono in via Sistina. Rinaldo in campo andò in scena il 12 settembre 1961 al Teatro Alfieri di Torino, in occasione di Italia 61, l'anno del centenario dell'Unità. Musiche di Domenico Modugno, orchestrazioni con Nello Ciangherotti, coreografie di Herbert Ross, scene e costumi di Giulio Coltellacci. Protagonista lo stesso Modugno nei panni del brigante Rinaldo Dragonera, una specie di Robin Hood siciliano che ruba ai ricchi per aiutare i poveri e che, per amore di Angelica, finisce nelle file garibaldine contro i Borbone. Con lui Delia Scala, Paolo Panelli, e nella compagnia anche Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.

Lo spettacolo restò quattro mesi al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi e fu tradotto in russo e in serbo per gli allestimenti di Mosca e Belgrado. Tornò in scena nel 1987 e nel 2011: quest'ultima edizione, con la regia di Massimo Romeo Piparo, passò dal palcoscenico del Sistina.

Armando Trovajoli, il suono del Teatro Sistina

Se il Sistina ha un timbro, glielo ha dato lui. Armando Trovajoli, romano, nato il 2 settembre 1917 e morto nella sua casa di Roma il 1 marzo 2013 a novantacinque anni, studiò violino da bambino e si diplomò in pianoforte e composizione al Conservatorio di Santa Cecilia, completando gli studi nel 1948. Prima ancora era un jazzista vero: nel 1949 rappresentò l'Italia al Paris Jazz Festival, alla Salle Pleyel, accanto a Gorni Kramer e Gil Cuppini.

Per Garinei e Giovannini scrisse le musiche di Rugantino nel 1962, di Ciao Rudy e di Aggiungi un posto a tavola. Roma nun fa la stupida stasera divenne il suo terzo successo mondiale. Ricevette il David di Donatello speciale nel 2007 e il premio Federico Fellini 8 e mezzo al festival internazionale di Bari nel 2010. Il 30 maggio 2013 Roma gli ha intitolato il Ponte della Musica, al Flaminio, che oggi si chiama Ponte della Musica-Armando Trovajoli.

Un consiglio da guida: prima di andare a vedere un titolo storico al Sistina, ascoltate le partiture di Trovajoli. Sono jazz travestito da canzone popolare, con armonie che nessun autore di musical italiano ha più avuto il coraggio di usare.

Il Teatro Sistina dopo Garinei: le gestioni recenti

Alla morte di Pietro Garinei, nel 2006, il teatro affrontò il passaggio più delicato della sua storia. Fra il 2006 e il 2009 la guida fu di Gianmario Longoni insieme a Enzo Garinei, fratello di Pietro e attore legato alla casa; dal 2009 al 2013 la direzione restò a Longoni. Dal 2013 il direttore artistico è Massimo Romeo Piparo.

Il riconoscimento ministeriale e i Biglietti d'Oro

Dal marzo 2003 al 2015 il Teatro Sistina è stato riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali come Teatro Stabile della Commedia Musicale Italiana. È un riconoscimento unico nel panorama nazionale, e dice che cosa il Sistina rappresenti: non una sala che ospita musical, ma l'istituzione di riferimento di un genere italiano.

Nel 2008 il teatro conquistò due Biglietti d'Oro dell'AGIS: uno come sala con il maggior numero di spettatori, l'altro per il successo di Peter Pan il musical, con Manuel Frattini, che per due stagioni fu lo spettacolo più visto in Italia. Sono i numeri che hanno consolidato la reputazione del Sistina come primo teatro di produzione popolare del paese.

Massimo Romeo Piparo e il Teatro Sistina di oggi

Massimo Romeo Piparo è nato a Messina il 17 dicembre 1967. Ha studiato Lettere moderne all'Università di Messina, dove nell'anno accademico 2006-2007 ha anche insegnato tecniche della regia. Prima del Sistina aveva diretto il Teatro Greco di Tindari nel 1995, il Teatro Nazionale di Milano dal 2000 al 2004 e il Teatro Stabile di Messina dal 2005 al 2007. Dal luglio 2013 è il direttore artistico del Teatro Sistina.

La sua firma registica ha portato a Roma il grande repertorio internazionale con cast di rango: Jesus Christ Superstar con Ted Neeley, Yvonne Elliman e Barry Dennen, tre interpreti legati alla versione cinematografica del 1973; My Fair Lady con Luca Ward e Vittoria Belvedere; Billy Elliot nel 2015; The Full Monty nel 2012 e poi fra 2019 e 2020; Mamma Mia! fra 2017 e 2018 e di nuovo nel 2022; Evita con Malika Ayane; Cats fra il 2022 e il 2024, sempre con Malika Ayane. Ha ricevuto il Premio Flaiano per la regia teatrale nel 2014 e per il musical nel 2018.

Nel 2015 il Sistina ha messo in scena Il Marchese del Grillo, che in cinque settimane ha superato i cinquantamila spettatori. È il dato che meglio racconta la scala di questo teatro: numeri da grande evento, in una sala di via Sistina.

Accanto alla programmazione, la direzione ha sviluppato l'Accademia Sistina, la scuola di arti performative legata al teatro e rivolta ai ragazzi. Chi ha figli con la fissazione del palcoscenico chieda informazioni direttamente al teatro: i corsi, le età ammesse e le modalità di iscrizione cambiano di anno in anno.

La produzione continua del Teatro Sistina

Il Sistina non è un teatro che affitta la sala e aspetta. Produce. Nel corso degli anni ha realizzato riedizioni dei titoli storici della casa e allestimenti nuovi, tenendo insieme il repertorio di Garinei e Giovannini e i grandi titoli internazionali. La formula è quella di un cartellone lungo, con poche produzioni tenute in scena per settimane invece che con un titolo diverso ogni sera. In Italia lo fanno in pochissimi, perché richiede una struttura produttiva stabile e un pubblico che risponda.

Il teatro dei romani: perché il Teatro Sistina è diverso dagli altri

Due definizioni si sono attaccate a questo indirizzo e non se ne vanno più: teatro dei romani e scala della commedia musicale italiana. La prima è affettuosa e nasce dal basso, dal pubblico che ha riempito la sala per decenni; la seconda è ambiziosa e nasce dal confronto con il tempio milanese dell'opera. Sono entrambe vere.

Il Sistina ha una caratteristica che ai romani sembra ovvia e ai visitatori stranieri no: è un teatro popolare senza essere provinciale. La platea del sabato sera mette insieme famiglie, comitive, coppie anziane che vengono da quarant'anni e ragazzi che hanno scoperto il musical su internet. Non c'è la liturgia intimidatoria di certe sale liriche, e non c'è nemmeno la sciatteria del teatro di consumo. Si applaude a scena aperta, si ride forte, e alla fine si esce canticchiando.

Chi ancora oggi si avvia verso la stazione Termini fischiettando Arrivederci Roma, o chi improvvisa un Rugantino improbabile intonando Roma nun fa la stupida stasera per far colpo, sta continuando, senza saperlo, un repertorio nato su questo palcoscenico.

Come si vive una serata al Teatro Sistina

A che ora arrivare e dove aspettare

Il foyer del Sistina non è grandissimo per milleseicento persone. Con venti minuti di anticipo si ritira il biglietto, si lascia il cappotto e si trova il posto senza affanno; con cinque minuti si entra di corsa. Chi ha la galleria consideri che la salita richiede qualche minuto in più. In inverno la fila davanti al guardaroba, all'uscita, è il vero collo di bottiglia della serata: chi ha fretta di prendere l'ultima metropolitana valuti di tenere il cappotto in braccio.

Dove sedersi al Teatro Sistina: la mia opinione

Per un musical con orchestra e coreografie di gruppo, il posto migliore non è la prima fila: è il centro della platea fra la settima e la quindicesima fila, dove l'insieme si legge intero e il suono arriva bilanciato. La prima galleria centrale è un ottimo compromesso qualità prezzo, e per certi allestimenti con geometrie coreografiche complesse è addirittura superiore alla platea. I laterali estremi vanno bene per la prosa e meno per gli spettacoli con scenografie profonde. Detto senza diplomazia: se il budget è limitato, meglio una buona galleria centrale che una platea di lato.

Prima e dopo lo spettacolo, intorno al Teatro Sistina

La zona è piena di locali, con la variabilità di prezzo tipica del centro di Roma fra piazza Barberini e via Veneto. Una cena veloce prima delle otto è più semplice che trovare un tavolo alle undici di sera. Chi vuole allungare la serata salga a piazza Trinità dei Monti dopo lo spettacolo: la scalinata illuminata e mezza Roma sotto valgono la deviazione di dieci minuti, e alle undici di sera c'è meno gente che a mezzogiorno.

Il Teatro Sistina con i bambini e con i ragazzi

È uno dei pochi teatri romani dove portare un bambino non è una scommessa. I titoli di grande repertorio familiare, dai musical tratti da classici alle riedizioni delle commedie musicali storiche, tengono benissimo dai sette otto anni in su. Sotto i sei anni bisogna guardare il singolo titolo e la durata: due ore e mezza con intervallo sono tante per chi ha cinque anni.

Due accorgimenti pratici. Il primo: per i più piccoli conviene la platea, dove l'altezza delle spalle davanti è meno penalizzante rispetto alla galleria, e chiedere un rialzo se il teatro lo mette a disposizione. Il secondo: le recite pomeridiane della domenica sono la scelta più sensata con i bambini, sia per l'orario sia per la composizione del pubblico. Le regole sull'età minima di ammissione e sui biglietti ridotti per i più giovani cambiano da produzione a produzione e si verificano al momento dell'acquisto.

Accessibilità del Teatro Sistina

La sala è disposta su platea e galleria, e la galleria si raggiunge con le scale. Per gli spettatori con difficoltà motorie o in carrozzina, la platea è la soluzione, ma il numero di posti attrezzati è limitato e va richiesto in anticipo alla biglietteria, indicando le esigenze specifiche: è il modo più sicuro per farsi assegnare una collocazione adeguata e per sapere quale ingresso usare. Anche la stazione Barberini della metropolitana ha una configurazione con scale e scale mobili fra il livello stradale, l'atrio e le banchine: chi ha problemi di mobilità valuti l'arrivo in taxi direttamente in via Sistina. Le informazioni aggiornate sui servizi di accoglienza si chiedono al teatro prima dell'acquisto.

Cosa vedere intorno al Teatro Sistina in dieci minuti a piedi

Pochi teatri al mondo hanno un raggio di dieci minuti così denso. Vale la pena arrivare con un'ora di anticipo e trasformare l'attesa in una passeggiata.

Piazza Barberini e la Fontana del Tritone

Ai piedi di via Sistina si apre piazza Barberini con la fontana del Tritone, scolpita da Gian Lorenzo Bernini fra il 1642 e il 1643 su commissione di papa Urbano VIII Barberini. È in travertino: quattro delfini con le code intrecciate reggono una grande conchiglia bivalve aperta, e sopra il Tritone soffia in una conchiglia conica. Fra le code dei delfini sono incastonati gli stemmi papali con le tre api, insegna araldica dei Barberini. Il programma iconografico è un'esaltazione dinastica: le api per la provvidenza divina e per il trionfo della famiglia, i delfini per la beneficenza pontificia, il Tritone che annuncia la magnificenza del papa. La fontana ha avuto molti restauri, fra cui quelli del 1932, del 1987 e 1988, del 1990, del 1991 e 1992, del 1998 e infine quello del novembre 2013, che ha rimosso i depositi biologici e calcarei restituendo al travertino il colore originale e che ha suscitato più di una discussione sul metodo.

Da sapere che quest'area, fino al XIX secolo, era uno spazio sostanzialmente extraurbano, fra il colle Quirinale e gli Horti Sallustiani. La piazza monumentale che vediamo oggi è il risultato di una crescita recente della città.

Via Veneto, a due passi dal Teatro Sistina

Dalla piazza si dirama via Veneto, la strada della dolce vita felliniana, con i suoi alberghi e i suoi caffè storici. All'angolo con via Veneto si trova la Fontana delle Api, sempre di ambito berniniano e sempre con l'insegna dei Barberini. Chi ha mezz'ora prima dello spettacolo la percorra in salita fino a Porta Pinciana: è un pezzo di Roma novecentesca che si legge come un romanzo.

Palazzo Barberini e la Galleria Nazionale d'Arte Antica

Sull'altro lato della piazza sale Palazzo Barberini, che ospita parte della Galleria Nazionale d'Arte Antica. Non si visita in mezz'ora prima di uno spettacolo: è un museo da mezza giornata. Ma la scala elicoidale del Borromini e il soffitto di Pietro da Cortona sono a duecento metri dal foyer del teatro, e questa vicinanza dice tutto sulla stratificazione di questo pezzo di città.

Trinità dei Monti, piazza di Spagna e la Fontana di Trevi

Salendo verso l'alto, via Sistina finisce a Trinità dei Monti, con l'obelisco e la vista sulla scalinata che scende a piazza di Spagna e alla Fontana della Barcaccia. Dall'altra parte, scendendo per via del Tritone, in dieci minuti si arriva alla Fontana di Trevi, che dà il nome anche alla stazione della metropolitana. Poco oltre si aprono piazza Colonna, con la colonna che ha dato il nome al rione, e via del Corso. Sul Quirinale, a un quarto d'ora scarso, ci sono il Palazzo del Quirinale e le Scuderie del Quirinale con le loro grandi mostre.

Domande frequenti sul Teatro Sistina

Dove si trova il Teatro Sistina?

Il Teatro Sistina si trova in via Sistina 129, a Roma, nel rione Colonna, sul tratto di strada compreso fra piazza Barberini e piazza Trinità dei Monti. La facciata è sobria, di gusto novecentesco, incastrata nel filo delle case della via, e chi la cerca aspettandosi colonne e timpano rischia di passarle davanti.

Qual è la fermata della metro più vicina al Teatro Sistina?

La fermata della metro più vicina al Teatro Sistina è Barberini, sulla linea A, in servizio dal 16 febbraio 1980: da lì sono circa tre minuti a piedi in salita. In alternativa si può scendere a Spagna, sempre sulla linea A.

Quanti posti ha il Teatro Sistina?

Il Teatro Sistina ha circa milleseicento posti, una capienza che in Italia hanno pochissime sale di prosa e di musical. È una dimensione che colloca il teatro in una categoria a parte e che spiega perché ospiti produzioni proprie capaci di restare in cartellone per settimane.

Il Teatro Sistina è adatto ai bambini?

Il Teatro Sistina è uno dei pochi teatri romani dove portare un bambino non è una scommessa, soprattutto per i titoli di grande repertorio familiare, che tengono bene dai sette otto anni in su. Sotto i sei anni bisogna valutare il singolo titolo, perché due ore e mezza con intervallo sono tante per un bambino di cinque anni.

Il Teatro Sistina è accessibile in sedia a rotelle?

Al Teatro Sistina la platea è la soluzione più praticabile per chi ha difficoltà motorie o si muove in carrozzina, mentre la galleria si raggiunge solo con le scale. Il numero di posti attrezzati è limitato e va richiesto in anticipo alla biglietteria, indicando le esigenze specifiche.

A che ora bisogna arrivare al Teatro Sistina?

Al Teatro Sistina conviene arrivare con venti minuti di anticipo per ritirare il biglietto, lasciare il cappotto e trovare il posto senza affanno; con cinque minuti si entra di corsa. Chi ha un posto in galleria deve considerare qualche minuto in più per la salita.

Chi ha reso famoso il Teatro Sistina?

Il Teatro Sistina deve la sua fama a Pietro Garinei, nato nel 1919 e morto nel 2006, e Sandro Giovannini, nato nel 1915 e morto nel 1977, i due autori che inventarono la commedia musicale italiana proprio in questa sala. Dal 2013 la direzione artistica del teatro è di Massimo Romeo Piparo.

Qual è lo spettacolo più famoso nato al Teatro Sistina?

Lo spettacolo più famoso nato al Teatro Sistina è Rugantino, debuttato il 15 dicembre 1962 con Nino Manfredi protagonista, Aldo Fabrizi nel ruolo di Mastro Titta e Lea Massari in quello di Rosetta, testo di Garinei e Giovannini e musiche di Armando Trovajoli. Lo spettacolo arrivò poi anche a Broadway.

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Teatro Sistina
Teatro Sistina

Una curiosità su Teatro Sistina

La curiosità più bella riguarda un film e un gioco di specchi. Nel 1950, a pochi mesi dall'inaugurazione, il Teatro Sistina finì dentro il finale di Totò cerca moglie, commedia diretta da Carlo Ludovico Bragaglia con Totò, Ave Ninchi nel ruolo della zia Agata, Marisa Merlini e Aroldo Tieri. Nella sequenza conclusiva i protagonisti in fuga si rifugiano nel Palazzo Sistina appena costruito, dove viene proiettato proprio il film che il pubblico in sala sta guardando. Vedono la locandina all'ingresso, entrano incuriositi, e assistono al proprio finale: si vedono sposarsi sullo schermo.

È una vertigine metacinematografica degna di autori ben più blasonati, infilata dentro una commedia popolare italiana del 1950. E ha un effetto collaterale prezioso: chi oggi rivede quella scena ha davanti l'edificio nuovo di zecca, con l'ingresso di via Sistina come si presentava nel primo anno di vita, prima che diventasse quello che sarebbe diventato.

Ci si aggiunge una seconda curiosità, meno cinematografica e più romana. Il Teatro Sistina nacque come cinema teatro, non come teatro. Il primo titolo che passò su quello schermo il 28 dicembre 1949 fu Le mura di Malapaga; la prosa arrivò pochi giorni dopo con Bada che ti mangio. Per un decennio la sala visse in equilibrio fra le due vocazioni. La commedia musicale, che avrebbe reso celebre questo indirizzo in mezzo mondo, non era nei piani di nessuno: arrivò dopo, e si prese tutto.

Terza curiosità, per chi ama gli strati sotto gli strati: il teatro sorge sull'area della chiesa di Santa Francesca Romana a Strada Felice. Strada Felice era il nome originario di via Sistina, dal nome di battesimo di Sisto V, Felice Peretti. Sotto le poltrone del teatro più amato dai romani c'è dunque la memoria di una chiesa e di un progetto urbanistico di fine Cinquecento. Roma fa così: non cancella, sovrappone.

Una cosa che non ti dice nessuno su Teatro Sistina

Nessuno ti dice che il Teatro Sistina è, tecnicamente, un edificio di Marcello Piacentini. Il nome dell'architetto più discusso del Novecento italiano non compare quasi mai nelle presentazioni del teatro, che parlano di Garinei e Giovannini, di Rugantino e di musical. Eppure la sala fu costruita fra il 1946 e il 1949 su suo progetto, ed è una delle sue ultime opere romane: Piacentini era nato l'8 dicembre 1881 e sarebbe morto il 18 maggio 1960, l'anno esatto in cui Garinei e Giovannini rilevavano il teatro.

La cosa non è un dettaglio da eruditi, perché il progetto spiega perché al Sistina si veda bene da ogni posto. La sala è larga ventotto metri e profonda trenta, ed è priva di colonne: la scelta strutturale che permette la visione da ogni ordine di posti. Chi conosce i teatri all'italiana, dove le colonnine dei palchi tagliano la scena e dove esistono posti dichiaratamente a visibilità ridotta, capisce quanto pesi questa differenza. Il Sistina è pensato come un unico grande volume, con l'occhio della sala cinematografica moderna.

Il secondo dato che non viene mai raccontato è economico, e determina tutto il resto. Con circa milleseicento posti, il Sistina appartiene a una categoria di sale che in Italia si contano sulle dita. Una capienza simile impone una scelta produttiva precisa: pochi titoli per stagione, tenuti in scena per settimane, con investimenti da grande evento. Il Sistina non fa la rassegna di serate diverse ogni sera; fa la lunga tenitura. Quando il pubblico dice che al Sistina si vedono gli spettacoli grossi, sta descrivendo, senza saperlo, una conseguenza aritmetica del numero di poltrone.

Terzo elemento poco noto: dal marzo 2003 al 2015 il teatro ha avuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali il riconoscimento di Teatro Stabile della Commedia Musicale Italiana. È una qualifica che nessun'altra sala italiana ha avuto per quel genere. Significa che lo Stato, per dodici anni, ha riconosciuto formalmente che la commedia musicale italiana è un patrimonio culturale e che il suo indirizzo è via Sistina.

Il consiglio che ti do per visitare Teatro Sistina

Il primo consiglio riguarda il quando, e vale più di qualunque altra cosa: scegli la data prima di tutto il resto del viaggio. I titoli forti del cartellone esauriscono i settori centrali nelle prime ore di vendita, e chi si presenta a due settimane dalla replica trova quasi soltanto posti laterali o alti. Se il motivo del viaggio è lo spettacolo, la sequenza corretta è biglietto, poi albergo, poi treno o aereo.

Il secondo consiglio riguarda il dove sedersi, e qui mi espongo. Il posto migliore per un musical con orchestra e coreografie di insieme non è la prima fila di platea, dove si perde il disegno complessivo e si guarda l'orchestra dal basso: è il centro della platea fra la settima e la quindicesima fila. Il centro della prima galleria è il vero affare del Sistina, perché costa meno e restituisce l'intero impianto scenico. Fra una platea laterale e una galleria centrale allo stesso prezzo, scegli la galleria senza pensarci.

Terzo consiglio, sull'orario. Arriva venti minuti prima. Non è pedanteria: milleseicento persone, un foyer di dimensioni normali, un guardaroba e una scala per la galleria fanno una coda vera. Chi entra a spettacolo iniziato viene fatto accomodare solo negli intervalli utili e si perde il primo quadro, che nei musical è quasi sempre il numero che imposta tutto.

Quarto consiglio, per chi arriva da fuori Roma: usa la metropolitana linea A. Barberini è a tre minuti a piedi in salita; Spagna è a dieci minuti in discesa e regala la vista da Trinità dei Monti. L'auto in questa zona è un problema, fra limitazioni al traffico e autorimesse costose. Il mio suggerimento di sempre ai gruppi che accompagno è di lasciare i mezzi lontano e trattare l'avvicinamento a piedi come parte della serata.

Quinto e ultimo: prepara la serata. Se vai a vedere una riedizione di Rugantino o di Aggiungi un posto a tavola, ascolta prima le musiche di Armando Trovajoli. Se vai a un titolo internazionale, guardati la trama in cinque minuti. Il Sistina premia lo spettatore preparato, perché il piacere di riconoscere un tema musicale al suo ritorno nel secondo atto è metà del divertimento.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che Rugantino è nato al Teatro Sistina. Quasi nessuno ricorda che Rugantino è andato a Broadway. Lo spettacolo debuttò in via Sistina il 15 dicembre 1962, con Nino Manfredi protagonista, Aldo Fabrizi nel ruolo di Mastro Titta e Lea Massari in quello di Rosetta, testo di Garinei e Giovannini con Pasquale Festa Campanile e Massimo Franciosa, musiche di Armando Trovajoli, scene e costumi di Giulio Coltellacci, coreografie di Dania Krupska. Nel febbraio 1964 la compagnia arrivò a New York, al Mark Hellinger Theatre, e per tre settimane il botteghino registrò il tutto esaurito.

Il fatto meriterebbe di essere ripetuto più spesso, perché racconta una cosa che oggi diamo per persa: negli anni Sessanta un teatro romano esportava il proprio repertorio nella capitale mondiale del musical, in romanesco, con la ghigliottina nel finale. E non era un caso isolato. Rinaldo in campo, scritto da Garinei e Giovannini con le musiche di Domenico Modugno e debuttato il 12 settembre 1961 al Teatro Alfieri di Torino, restò quattro mesi al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi e fu tradotto in russo e in serbo per Mosca e Belgrado. Aggiungi un posto a tavola girò fra Londra, Vienna, Lubecca, Madrid, Barcellona, Valencia, Buenos Aires, Santiago del Cile, Città del Messico, Caracas e San Paolo.

Nel complesso Garinei e Giovannini hanno firmato quarantanove lavori teatrali e realizzato ottantacinque tournée in più di venti nazioni. La commedia musicale italiana è stata, per trent'anni, un prodotto culturale di esportazione. Il fatto è risaputo e viene citato di rado, forse perché non torna comodo a chi racconta il teatro italiano come una faccenda solo domestica.

Aggiungo l'opinione, senza sconti: la stagione internazionale della commedia musicale italiana si è chiusa non per mancanza di talento, ma perché è mancato chi mettesse insieme scrittura, musica e produzione sotto lo stesso tetto per quarant'anni di fila. Il Sistina era quel tetto.

La foto giusta da fare a Teatro Sistina

Comincio dalla foto sbagliata, perché è quella che fanno tutti: la facciata frontale, in pieno giorno, con il sole che appiattisce tutto e le auto in seconda fila davanti all'ingresso. Via Sistina è stretta e in pendenza, non c'è arretramento sufficiente per una frontale pulita, e il risultato è una foto senza aria.

La foto giusta al Teatro Sistina si fa all'imbrunire, dal lato opposto della strada, in obliquo, mettendo in inquadratura le locandine illuminate e il flusso di gente che entra. La luce delle insegne all'ora blu, quella mezz'ora in cui il cielo è ancora azzurro ma le luci artificiali sono già accese, tiene insieme le due esposizioni senza bruciare nulla. Se aspetti il buio pieno perdi il cielo e ti resta un rettangolo nero sopra l'ingresso. Metti a fuoco sulle locandine, tieni il sensore basso di sensibilità e appoggiati a un muro invece di alzare gli ISO.

La seconda inquadratura, quella che nessuno prova, si fa dall'alto della strada, scendendo da piazza Trinità dei Monti. Da lì via Sistina si legge in prospettiva, con il teatro sulla sinistra e la piazza Barberini in fondo, e la pendenza dà alla foto una profondità che dal basso non esiste. È il punto di vista sistino della strada, quello per cui l'asse fu tracciato.

La terza è la più bella e la più difficile: il pubblico che esce. Alle undici di sera, con le porte aperte e la sala che si svuota, la luce calda del foyer proietta sulla strada le sagome della gente che parla, ride e canticchia. Tempi lenti, appoggio fermo, e aspetti che qualcuno si fermi ad accendere una sigaretta sotto le locandine. Quella fotografia racconta che cosa sia davvero il teatro dei romani, molto meglio della facciata.

Dentro la sala, durante lo spettacolo, non si fotografa e non si riprende: è una regola legata ai diritti degli allestimenti e vale in ogni teatro serio del mondo. Se vuoi la sala nell'inquadratura, fotografala vuota prima dell'inizio, dalla galleria, con il sipario chiuso: ventotto metri di larghezza senza una colonna sono un soggetto architettonico notevole.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il 28 dicembre 1949 il Teatro Sistina apre come cinema teatro, con la proiezione di Le mura di Malapaga. Pochi giorni dopo il palcoscenico entra in funzione con Bada che ti mangio. È l'atto di nascita di un edificio che sarebbe diventato il teatro più popolare di Roma.

Nel 1950 la sala viene inglobata nel finale di Totò cerca moglie, con i protagonisti che si rifugiano nel Palazzo Sistina appena costruito e assistono al proprio epilogo sullo schermo. Nello stesso anno il palcoscenico ospita La Bisarca; nel 1952 arriva Attanasio cavallo vanesio, primo capitolo della trilogia con cui Garinei e Giovannini traghettano la rivista verso la commedia musicale.

Nel 1960 Garinei e Giovannini rilevano il teatro. Da quel momento il Sistina è insieme casa di produzione e sala: si scrive, si prova e si debutta allo stesso indirizzo. È l'avvenimento che cambia tutto.

Il 15 dicembre 1962 debutta Rugantino. Nel febbraio 1964 la compagnia è a Broadway, al Mark Hellinger Theatre, con tre settimane di tutto esaurito. Il 26 ottobre 1964 va in scena Il giorno della tartaruga con Renato Rascel e Delia Scala, che restano in palcoscenico per l'intera durata cambiandosi d'abito a vista. Il 7 gennaio 1966 tocca a Ciao Rudy, con Marcello Mastroianni che canta e balla nei panni di Rodolfo Valentino: un primo attore del cinema italiano prestato al musical, evento senza precedenti.

Il 24 dicembre 1970 il Sistina inaugura Alleluja brava gente, con Renato Rascel e Gigi Proietti e con Mariangela Melato, musiche di Domenico Modugno e dello stesso Rascel. L'8 dicembre 1974, dopo settanta giorni di prove, debutta Aggiungi un posto a tavola con Johnny Dorelli, Paolo Panelli, Bice Valori e Daniela Goggi: lo spettacolo che sarà replicato per mezzo secolo.

Nel 1977 muore Sandro Giovannini e Pietro Garinei prosegue da solo alla guida del teatro, fino alla propria scomparsa nel 2006. Nel marzo 2003 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali riconosce al Sistina la qualifica di Teatro Stabile della Commedia Musicale Italiana, che il teatro manterrà fino al 2015.

Nell'estate del 2008 il Sistina conquista due Biglietti d'Oro dell'AGIS: uno come teatro con il maggior numero di spettatori, l'altro per il successo di Peter Pan il musical con Manuel Frattini, per due stagioni lo spettacolo più visto in Italia. Fra il 2006 e il 2013 la direzione passa a Gianmario Longoni, prima con Enzo Garinei e poi da solo. Dal luglio 2013 il direttore artistico è Massimo Romeo Piparo. Nel 2015 Il Marchese del Grillo supera i cinquantamila spettatori in cinque settimane, un numero da grande evento per una sala di via Sistina.

Chi è passato da Teatro Sistina

L'elenco è lungo e vale la pena scorrerlo per generazioni, perché racconta l'intero spettacolo italiano del secondo Novecento.

Dalla parte degli autori, Pietro Garinei e Sandro Giovannini hanno abitato questo teatro dal 1960, e con loro sono passati i collaboratori che ne hanno definito il suono e l'aspetto: Armando Trovajoli alle musiche di Rugantino, Ciao Rudy e Aggiungi un posto a tavola, Domenico Modugno per Rinaldo in campo e Alleluja brava gente, Iaia Fiastri alla scrittura, Giulio Coltellacci alle scene e ai costumi, Gino Landi e Dania Krupska alle coreografie, Luigi Magni, Massimo Franciosa e Pasquale Festa Campanile ai testi.

Dalla parte degli interpreti, il Sistina ha visto Nino Manfredi diventare Rugantino nel dicembre 1962, con Aldo Fabrizi nel ruolo del boia Mastro Titta e Lea Massari in quello di Rosetta. Ha visto Renato Rascel e Delia Scala tenere il palcoscenico da soli per tutto Il giorno della tartaruga nel 1964. Ha visto Marcello Mastroianni cantare Rodolfo Valentino nel gennaio 1966, accanto a Raffaella Carrà, Paola Borboni e Ilaria Occhini. Ha visto Gigi Proietti e Mariangela Melato accanto a Rascel nel Natale del 1970. Ha visto Johnny Dorelli, Paolo Panelli, Bice Valori e Daniela Goggi inaugurare Aggiungi un posto a tavola nel dicembre 1974.

Nella stagione più recente sono passati da questo palcoscenico interpreti del repertorio internazionale che hanno legato il proprio nome a titoli precisi: Ted Neeley, Yvonne Elliman e Barry Dennen in Jesus Christ Superstar, Luca Ward e Vittoria Belvedere in My Fair Lady, Malika Ayane in Evita e poi in Cats, Manuel Frattini in Peter Pan il musical.

Enzo Biagi, che di questo teatro fu spettatore e cronista, scrisse una pagina che i romani ricordano ancora, elencando i nomi delle locandine di Garinei e Giovannini: il Quartetto Cetra con la grazia di Lucia Mannucci, le Bluebell, Wanda Osiris che dialogava con Alberto Sordi nella parte agra di un guitto da avanspettacolo, le gemelle Kessler, la coppia formata da Delia Scala e Walter Chiari, Marcello Mastroianni nella parte quasi ovvia di Rodolfo Valentino, Nino Manfredi, Paolo Panelli e Bice Valori. E ancora Renato Rascel, un corazziere piccolo piccolo che pareva nato dalle invenzioni di Chaplin e di Cechov, Johnny Dorelli strappato alla canzone, Gino Bramieri, l'Aldo Fabrizi di Rugantino, il Modugno di Rinaldo in campo, Enrico Montesano attore, ballerino, imitatore e narratore di storie. La conclusione di Biagi è la migliore epigrafe possibile per questo indirizzo: a tutti Garinei e Giovannini hanno offerto la grande occasione, non hanno mai sbagliato un copione o una regia, hanno sempre rispettato il pubblico, hanno segnato i nostri palcoscenici e anche il costume.

Sul fronte della direzione, oltre a Garinei e Giovannini, sono passati da qui Enzo Garinei e Gianmario Longoni fra il 2006 e il 2013, e dal luglio 2013 Massimo Romeo Piparo, che prima del Sistina aveva diretto il Teatro Greco di Tindari nel 1995, il Teatro Nazionale di Milano dal 2000 al 2004 e il Teatro Stabile di Messina dal 2005 al 2007, e che ha ricevuto il Premio Flaiano per la regia teatrale nel 2014 e per il musical nel 2018.

Il Teatro Sistina e gli altri teatri di Roma

Capire il Sistina significa anche capire che cosa non è. Roma ha un sistema teatrale ampio e ogni sala ha una vocazione riconoscibile, e chi programma una settimana in città farebbe bene a distribuire le serate invece di concentrarle.

Sistina e Teatro dell'Opera: due mondi diversi

Il Teatro dell'Opera di Roma è la casa del melodramma e del balletto, con orchestra e coro stabili e una liturgia della serata completamente diversa. Il Sistina è il teatro della commedia musicale e del musical, con amplificazione, coreografie e una relazione con il pubblico molto più diretta. Definire il Sistina la scala della commedia musicale italiana ha senso proprio nel confronto: stessa ambizione di eccellenza, repertorio opposto.

Sistina, Brancaccio e Olimpico: chi fa che cosa

Il Teatro Brancaccio, sull'Esquilino, alterna musical, concerti e grandi ospiti, con una programmazione più variabile. Il Teatro Olimpico, al Flaminio, è la sala della danza contemporanea, dei grandi spettacoli comici e delle produzioni internazionali di passaggio. Il Sistina si distingue per la lunga tenitura: pochi titoli, molte settimane, produzione propria. Se hai tre sere a Roma e vuoi capire la città dal palcoscenico, prendi una serata al Sistina, una all'Opera e una in una sala di prosa, e avrai visto tre Rome diverse.

Domande veloci su Teatro Sistina

Dove si trova il Teatro Sistina?

In via Sistina 129, a Roma, nel rione Colonna, sul tratto di strada fra piazza Barberini e piazza Trinità dei Monti.

Qual è la fermata della metro per il Teatro Sistina?

Barberini, sulla linea A, denominata per esteso Barberini-Fontana di Trevi e in servizio dal 16 febbraio 1980. Da lì sono tre minuti a piedi in salita. In alternativa si scende a Spagna, sempre linea A, e si arriva in una decina di minuti passando da Trinità dei Monti.

Quanti posti ha il Teatro Sistina?

Circa milleseicento, distribuiti fra platea e galleria.

Quanto costa il biglietto per il Teatro Sistina?

Il prezzo cambia da titolo a titolo, da settore a settore e fra infrasettimanale e fine settimana. Le tariffe aggiornate e le formule di abbonamento sono pubblicate sul sito ufficiale del teatro e disponibili alla biglietteria di via Sistina.

Come si comprano i biglietti del Teatro Sistina?

Alla biglietteria del teatro oppure online, attraverso il rivenditore autorizzato indicato dal teatro stesso sulle proprie pagine ufficiali.

Serve prenotare in anticipo al Teatro Sistina?

Per i titoli di richiamo sì, e con largo anticipo: i settori centrali di platea e prima galleria si esauriscono nelle prime ore di vendita. Per le repliche infrasettimanali di metà stagione si trova più facilmente.

Qual è il posto migliore al Teatro Sistina?

Per un musical, il centro della platea fra la settima e la quindicesima fila. Il centro della prima galleria è il miglior rapporto fra prezzo e visione. I laterali estremi vanno bene per la prosa, meno per gli allestimenti con scenografie profonde.

Si vede bene dalla galleria del Teatro Sistina?

Sì. La sala è larga ventotto metri e profonda trenta ed è priva di colonne, quindi il palcoscenico si vede intero da ogni ordine di posti. La galleria si raggiunge con le scale.

Quanto dura uno spettacolo al Teatro Sistina?

Dipende dal titolo. Un musical con intervallo supera facilmente le due ore e mezza complessive. La durata esatta della singola produzione è indicata dal teatro.

Si possono fare foto durante lo spettacolo al Teatro Sistina?

No. Riprese video e fotografie durante la recita non sono ammesse, per ragioni legate ai diritti degli allestimenti. Si può fotografare la sala prima dell'inizio e l'esterno del teatro.

Il Teatro Sistina è adatto ai bambini?

Molto, dai sette otto anni in su, soprattutto con i titoli di repertorio familiare. Sotto i sei anni va valutata la durata dello spettacolo. Le recite pomeridiane della domenica sono la scelta più comoda con i più piccoli.

Il Teatro Sistina è accessibile in sedia a rotelle?

La platea è il settore di riferimento per gli spettatori con difficoltà motorie, ma i posti attrezzati sono in numero limitato e vanno richiesti in anticipo alla biglietteria, che indica anche l'ingresso da usare.

C'è il guardaroba al Teatro Sistina?

Sì, ed è molto usato in inverno. All'uscita è il punto in cui si forma la coda più lunga: chi ha un treno o l'ultima metropolitana da prendere valuti di tenere il cappotto con sé.

Chi ha progettato il Teatro Sistina?

Marcello Piacentini, nato a Roma l'8 dicembre 1881 e morto il 18 maggio 1960. L'edificio fu costruito fra il 1946 e il 1949.

Quando è stato inaugurato il Teatro Sistina?

Il 28 dicembre 1949, come cinema teatro. Il primo film proiettato fu Le mura di Malapaga; la programmazione teatrale cominciò pochi giorni dopo con Bada che ti mangio.

Perché si chiama Teatro Sistina?

Dalla strada su cui si affaccia, via Sistina, aperta alla fine del Cinquecento per volontà di Sisto V con il progetto di Domenico Fontana e chiamata in origine strada Felice, dal nome di battesimo del papa, Felice Peretti.

Chi erano Garinei e Giovannini?

Pietro Garinei, 1919-2006, e Sandro Giovannini, 1915-1977, autori e registi che si conobbero nelle redazioni di giornali sportivi e inventarono la commedia musicale italiana. Rilevarono il Teatro Sistina nel 1960. Hanno firmato quarantanove lavori teatrali e ottantacinque tournée in oltre venti nazioni.

Quali sono gli spettacoli più famosi nati al Teatro Sistina?

Rugantino, debuttato il 15 dicembre 1962; Il giorno della tartaruga, il 26 ottobre 1964; Ciao Rudy, il 7 gennaio 1966; Alleluja brava gente, il 24 dicembre 1970; Aggiungi un posto a tavola, l'8 dicembre 1974.

Rugantino è davvero andato a Broadway?

Sì. Nel febbraio 1964, al Mark Hellinger Theatre di New York, dove per tre settimane il botteghino registrò il tutto esaurito.

Chi dirige oggi il Teatro Sistina?

Massimo Romeo Piparo, direttore artistico dal luglio 2013. Prima di lui la guida era stata di Gianmario Longoni, insieme a Enzo Garinei fra il 2006 e il 2009 e poi da solo fino al 2013.

Perché il Teatro Sistina è chiamato il teatro dei romani?

Per l'affetto di un pubblico che ha riempito la sala per decenni e che considera il repertorio nato qui una parte della propria identità cittadina. L'altra definizione ricorrente è scala della commedia musicale italiana.

Il Teatro Sistina ha un riconoscimento ufficiale?

Dal marzo 2003 al 2015 è stato riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali come Teatro Stabile della Commedia Musicale Italiana. Nel 2008 ha ottenuto due Biglietti d'Oro dell'AGIS.

Che differenza c'è fra il Teatro Sistina e il Teatro dell'Opera?

Il Teatro dell'Opera è la sala del melodramma e del balletto, con orchestra e coro stabili. Il Sistina è il teatro della commedia musicale e del musical, con lunghe teniture e produzione propria.

Si può visitare il Teatro Sistina fuori dagli spettacoli?

Il Sistina è una sala in attività, non un museo: l'accesso è legato alle recite e alle eventuali iniziative organizzate dal teatro. Informazioni su visite o aperture straordinarie si chiedono direttamente al teatro.

Cosa si può vedere vicino al Teatro Sistina?

In dieci minuti a piedi ci sono piazza Barberini con la fontana del Tritone di Bernini del 1642-1643, via Veneto, Palazzo Barberini con la Galleria Nazionale d'Arte Antica, Trinità dei Monti e piazza di Spagna, la Fontana di Trevi, piazza Colonna e via del Corso.

Dove parcheggiare vicino al Teatro Sistina?

Nelle autorimesse a pagamento della zona di piazza Barberini e via Veneto, tenendo conto delle limitazioni al traffico del centro storico. Per una serata a teatro la metropolitana resta la soluzione più comoda.

Il Teatro Sistina compare in qualche film?

Sì. Il finale di Totò cerca moglie, del 1950, per la regia di Carlo Ludovico Bragaglia, è ambientato nel Palazzo Sistina allora appena costruito, con i protagonisti che entrano in sala e assistono al proprio epilogo sullo schermo.

Il mio consiglio finale sul Teatro Sistina

Ho accompagnato gruppi a Roma per vent'anni e ho visto centinaia di visitatori uscire dal Colosseo con la faccia di chi ha spuntato una casella. Al Sistina succede il contrario: si entra senza aspettative e si esce cantando. Se hai una sera libera in città e ti trovi davanti alla scelta fra un altro monumento illuminato e una poltrona in via Sistina, prendi la poltrona. Roma la si capisce anche dal modo in cui ride di se stessa, e quel modo, dal 1960 in poi, è stato scritto qui dentro.

L'unica avvertenza è quella pratica di sempre: scegli la data prima di tutto il resto, punta al centro della platea o della prima galleria, arriva venti minuti prima. E se in cartellone trovi una riedizione di Rugantino o di Aggiungi un posto a tavola, non stare a pensarci: sono i due titoli che hanno insegnato a mezzo mondo che cosa sia la commedia musicale italiana, e li vedrai nella sala per cui sono stati scritti.

Per chi costruisce un itinerario romano più ampio, le trenta cose da fare a Roma raccolte da ItalyPlanner e l'itinerario di tre giorni della stessa redazione, disponibile alla pagina Rome in 3 days, aiutano a incastrare i monumenti diurni con le serate a teatro. Chi viaggia in gruppo o cerca un'assistenza professionale sul posto trova le formule dedicate nelle esperienze personalizzate per piccoli gruppi di TourLeaderPro.

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IndirizzoVia Sistina, 129, 00187 Roma RM Centro storico, Roma, Roma Città
CategorieSpettacoli
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