Solfatara di Pomezia
Solfatara di Pomezia – Riserva Naturale di Decima Malafede
Solfatara di Pomezia – Riserva Naturale di Decima Malafede
Solfatara di Pomezia – Riserva Naturale di Decima Malafede
Solfatara di Pomezia – Riserva Naturale di Decima Malafede
Solfatara di Pomezia – Riserva Naturale di Decima Malafede
Solfatara di Pomezia – Riserva Naturale di Decima Malafede
La Solfatara di Pomezia, che le carte e i geologi chiamano Solforata, è un campo di emissioni gassose e di specchi d'acqua colorati nella zona industriale di Santa Palomba, all'estremità meridionale della Riserva naturale di Decima Malafede, sul confine amministrativo fra Roma e Pomezia. Il riferimento stradale è via della Solforata, che si stacca dalla via Laurentina poco prima del ponte omonimo; l'area è compresa fra la Laurentina e la via Ardeatina, a una ventina di chilometri dal Grande Raccordo Anulare. Non c'è biglietteria, non c'è orario di apertura, non c'è custode: l'ingresso non costa nulla perché nessuno lo sorveglia, e questa è la cosa più importante che si debba sapere prima di partire. I terreni sono in buona parte privati, l'area della vecchia cava non è recintata in modo continuo e le esalazioni di idrogeno solforato non sono segnalate da cartelli. Chi arriva fin qui deve considerarsi solo, in un luogo che le pubblicazioni scientifiche classificano come sito di rischio naturale, non come attrazione turistica attrezzata. La visita seria si fa con una escursione guidata: RomaNatura, che gestisce la riserva, e le associazioni naturalistiche del territorio organizzano uscite a calendario, e quello è il modo corretto di vedere la Solfatara di Pomezia senza mettersi nei guai né violare proprietà altrui. Mezzi pubblici: la stazione di Pomezia Santa Palomba, sulla linea regionale fra Roma Termini e Nettuno, è la più vicina, ma fra la stazione e l'imbocco dei sentieri restano chilometri di strade industriali senza marciapiede, quindi il treno da solo non basta.
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✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Il contesto ambientale è quello della grande Riserva naturale di Decima Malafede, istituita dalla Regione Lazio nel 1997 e affidata all'ente RomaNatura: oltre seimila ettari, la più estesa delle aree protette del Comune di Roma, con i lembi di bosco planiziale più grandi della campagna romana. La Solfatara di Pomezia ne occupa l'angolo sud orientale, quello che guarda verso la via dei Castelli Romani e verso la Tenuta di Castelporziano. Attorno, capannoni, piazzali, centri di stoccaggio rifiuti. Dentro, un paesaggio che non somiglia a niente altro nel Lazio.

Dove si trova la Solfatara di Pomezia e come ci si arriva
L'indirizzo, il toponimo e il paesaggio intorno alla Solfatara di Pomezia
Il nome ufficiale dei documenti è Solforata, ed è il nome del fosso che raccoglie le acque solfuree e le porta verso il bacino di Ardea. Solfatara è la forma corrente, quella che usano i romani e gli escursionisti, e nella pratica indica la stessa cosa: il campo di emissioni fra via della Solforata, la via Laurentina e la via Ardeatina. Amministrativamente il cuore del fenomeno ricade nel territorio di Roma Capitale, nella zona di Castel di Leva, mentre la frazione di Solforata e la zona industriale di Santa Palomba appartengono al Comune di Pomezia: è per questo che la stessa area viene chiamata in due modi a seconda di chi scrive. Il paesaggio che si attraversa arrivandoci è brutalmente industriale, e conviene saperlo per non restare delusi: rotatorie, magazzini della logistica, autoarticolati. Poi la strada si stringe, il fondo diventa sterrato, e dopo qualche centinaio di metri comincia un mondo diverso.
Come arrivare alla Solfatara di Pomezia in auto
In auto si esce dal Raccordo verso sud sulla via Laurentina e si prosegue oltre il bivio per Trigoria, fino all'altezza del ponte della Solforata. Da via della Solforata si lascia il mezzo a bordo strada: parcheggi non ce ne sono, e nei giorni feriali il traffico pesante rende pericolosa la sosta sui tornanti, quindi il rettilineo della Laurentina è la scelta meno rischiosa. La stessa cautela vale per il ritorno: si riprende la carreggiata in un punto dove i camion viaggiano spediti. La mia opinione da professionista è netta: se vi capita di venire in un giorno lavorativo, rimandate. Il sabato pomeriggio e la domenica mattina la zona industriale è quasi deserta e la differenza in sicurezza stradale è enorme.
Come arrivare alla Solfatara di Pomezia con i mezzi pubblici
La ferrovia regionale fra Roma Termini e Nettuno ferma a Pomezia Santa Palomba, ed è l'appoggio più comodo per chi non guida. Dalla stazione, però, il collegamento verso via della Solforata è affidato al servizio su gomma locale e agli orari feriali dei lavoratori dei capannoni: gli orari cambiano spesso e vanno controllati sui canali dell'azienda di trasporto il giorno stesso. Chi arriva in treno faccia i conti con un tratto a piedi lungo strade senza marciapiede, con visibilità scarsa in curva. In bicicletta la questione è diversa: il percorso interno è battuto dai biker, e dalla Laurentina l'accesso su due ruote funziona meglio che a piedi.
Quanto costa visitare la Solfatara di Pomezia
Nulla, e proprio in questo consiste il problema. Non esistono biglietto intero, ridotto, prenotazione obbligatoria, centro visite o punto informazioni dedicato al sito. Le uniche visite con un costo sono quelle guidate organizzate dalle associazioni escursionistiche e dall'ente gestore, che di norma applicano una quota di partecipazione modesta e comprendono l'accompagnamento di una guida ambientale abilitata. Il calendario delle uscite si trova sui canali ufficiali di RomaNatura e della riserva. Per chi vuole capire davvero quello che vede, quella quota è il miglior investimento possibile: qui la differenza fra guardare e capire la fa qualcuno che conosce la chimica del posto.
Sicurezza alla Solfatara di Pomezia: che cosa si respira
Idrogeno solforato e anidride carbonica, i due gas che contano
La letteratura scientifica sul fosso della Solforata è chiara su un punto: i gas dominanti sono anidride carbonica e idrogeno solforato, ed è documentato che le concentrazioni raggiungano valori elevati, in un'area che non è recintata e nella quale la pericolosità delle esalazioni non risulta segnalata. L'idrogeno solforato ha l'odore di uovo marcio che si avverte già a centinaia di metri di distanza, ma ha una proprietà infida: a concentrazioni alte anestetizza il nervo olfattivo, cioè smette di essere percepito proprio quando diventa più pericoloso. L'anidride carbonica non ha odore affatto ed è più pesante dell'aria. Le due cose insieme spiegano la regola d'oro del posto: non si scende mai nelle depressioni chiuse, nelle buche, nei fossi stretti e nelle cavità, perché è lì che il gas si accumula e sostituisce l'aria respirabile. In giornate senza vento, con l'aria ferma e umida, la prudenza va raddoppiata.
Il terreno, i fanghi e i ruderi della vecchia miniera
Il secondo rischio è meccanico. Le sponde degli stagni sono costituite da fanghi e da materiale di riporto della cava, con croste superficiali che sembrano solide e cedono sotto il peso di una persona. Chi si avvicina all'acqua per la fotografia perfetta sprofonda fino al ginocchio in una poltiglia acida che rovina scarpe e vestiti nel giro di un'ora e che, nei casi peggiori, intrappola. Restano poi gli scheletri arrugginiti degli impianti estrattivi, lamiere, tralicci, spezzoni di ferro affioranti: ferite da taglio e tetano sono un rischio concreto, non una formula prudenziale. Aggiungete pareti di cava verticali, senza parapetti, sopra i punti panoramici.
Le regole che do sempre a chi accompagno alla Solfatara di Pomezia
Mai da soli. Mai con i bambini piccoli. Mai con il cane libero, perché un animale che beve in quelle pozze o che infila il muso in una fumarola rischia molto più di noi, essendo più basso, e i gas pesanti ristagnano a pochi centimetri dal suolo. Scarpe alte e chiuse, pantaloni lunghi, acqua pulita per sciacquare gli occhi se bruciano. Nessuno tocca l'acqua, nessuno la assaggia, nessuno raccoglie i cristalli gialli sulle sponde. Se compare mal di testa, nausea, irritazione agli occhi o alla gola, ci si allontana subito risalendo verso l'alto e verso il vento, perché in quel modo ci si allontana anche dal gas. E si rispettano recinzioni, sbarre e cartelli di divieto: dove il terreno è privato o l'accesso è interdetto, si torna indietro. È una raccomandazione pratica prima ancora che legale.
Che cosa è davvero la Solfatara di Pomezia: la geologia
Il Vulcano Laziale, le faglie e il bacino di Ardea
Il fenomeno si colloca sul bordo nordoccidentale del bacino plio pleistocenico di Ardea, in un settore governato da un sistema di faglie dirette che mettono in comunicazione il sottosuolo profondo con la superficie. Il motore è il Vulcano Laziale, l'apparato dei Colli Albani la cui ultima attività eruttiva è geologicamente recente e che resta un sistema vivo dal punto di vista dei fluidi: non erutta lava, ma continua a respirare gas. Le stesse manifestazioni si ritrovano in altri punti del margine albano, dalla zona di Ciampino ai laghetti di Cava dei Selci, e sulla costa a Tor Caldara, fra Anzio e Lavinio, dove le sorgenti solfuree affiorano in mezzo alla macchia mediterranea. La Solforata è la manifestazione più spettacolare dell'intero gruppo, ed è anche la meno protetta.
Perché l'acqua della Solfatara di Pomezia è rossa, bianca e verde
I colori non sono un vezzo del paesaggio: sono chimica. L'acqua che ristagna nelle vecchie escavazioni è fortemente acida, perché l'idrogeno solforato ossidandosi produce acido solforico; in quell'ambiente il ferro presente nelle rocce e nei materiali di riporto passa in soluzione e poi precipita sotto forma di ossidi e di solfati idrati, che tingono di ruggine sponde e fondali. Dove prevalgono le particelle di zolfo elementare e i solfati in sospensione, l'acqua diventa lattea e opaca, come una tinta bianca stemperata. Le sfumature verdi dipendono dalla combinazione fra torbidità, profondità e microrganismi capaci di vivere in ambienti estremi. La tonalità cambia con la stagione, con le piogge che diluiscono, con l'evaporazione estiva che concentra: chi torna a distanza di mesi trova colori diversi, ed è uno dei motivi per cui questo luogo non si esaurisce in una visita sola.
La Solfatara di Pomezia come laboratorio a cielo aperto
Negli ultimi anni il sito ha attirato l'interesse dei ricercatori per una ragione che sembra fantascienza e non lo è: l'associazione di minerali che si forma in ambienti solfatarici molto acidi somiglia a quella osservata sulla superficie di Marte, dove i solfati di ferro raccontano un passato di acque acide. Studiare come i microrganismi sopravvivono in acque con acidità estrema, a due passi da un capannone della logistica, serve a capire quanto in là possa spingersi la vita. La divulgazione locale ha riportato anche stime sulla quantità di idrogeno solforato liberata ogni giorno dalle polle maggiori, dell'ordine di alcune decine o centinaia di chilogrammi: cifre che vanno prese per quello che sono, ordini di grandezza, ma che rendono l'idea di quanto sia attivo il sistema. Il dato che nessuno discute è la reattività dell'acqua, tanto acida da aggredire rapidamente il metallo lasciato in loco.
I laghi della Solfatara di Pomezia, uno per uno
Gli specchi d'acqua sono quattro, con due pozze minori che compaiono e scompaiono a seconda delle piogge. Nell'antichità, prima che l'escavazione mineraria rimaneggiasse tutto, i bacini costituivano con il primo un unico grande lago: l'aspetto attuale è il risultato combinato della geologia e delle ruspe. Ogni bacino ha un carattere suo, e l'ordine in cui li si incontra lungo il sentiero è quasi sempre lo stesso.
Il Lago Bianco della Solfatara di Pomezia
È il primo che si annuncia, e lo fa con l'odore. Scendendo nella conca lo si trova sulla sinistra, mentre sulla destra restano due laghetti minori. La superficie è una distesa lattiginosa punteggiata da innumerevoli bocche gassose: numerose polle d'acqua lo fanno friggere di continuo, con un brulichio di bolle che risalgono dal fondo e che in giornate fredde alzano sbuffi di vapore. Le sponde appaiono imbiancate, come se fosse nevicato in agosto. È il punto in cui la sensazione di trovarsi altrove è più forte, e paradossalmente è anche il punto in cui l'aria è meno respirabile: il Lago Bianco è il cuore pulsante delle emissioni, e va guardato dal bordo alto della conca, non dalla riva.
Il Lago Rosso della Solfatara di Pomezia
Proseguendo sulla carrareccia che corre poco sopra i due laghetti si arriva al Lago Rosso, il più grande e il più fotografato, nato dall'escavazione di materiale ferroso sul fondo di una cava di dimensioni notevoli. Le acque sono immobili, immerse in un silenzio che si sente addosso, interrotte dagli scheletri arrugginiti degli antichi impianti estrattivi abbandonati sulle sponde. Sul colore bisogna essere onesti: il rosso acceso delle fotografie che circolano da anni era legato anche alla presenza di alghe che si sono progressivamente ridotte, e oggi la tinta è spesso più smorzata, aranciata o color mattone, con punte più intense in certe stagioni. Chi arriva aspettandosi il rosso sangue delle immagini più spettacolari può restare deluso. Chi arriva per il paesaggio nel suo insieme, no.
Il Lago Verde e il lago degli Innamorati
Gli itinerari escursionistici che percorrono l'anello completo censiscono anche uno stagno verde e un bacino che la tradizione locale chiama lago degli Innamorati, nome che in alcune descrizioni viene attribuito allo stesso specchio rosso. È una di quelle toponomastiche orali che cambiano di bocca in bocca e che non hanno una fonte ufficiale: le riporto perché le sentirete usare sul posto, senza spacciarle per denominazioni cartografiche. Il bacino verde è il più schivo, spesso ridotto a una pozza in estate.
Le due pozze minori e i punti panoramici a picco
Se si prosegue sotto le pareti dell'enorme cava si raggiungono altri due punti panoramici a strapiombo sul lago: sono i belvedere naturali da cui si abbraccia l'intera conca, e oltre quelli non è possibile andare. Il vuoto sotto i piedi non è protetto da nulla. Chi soffre di vertigini si fermi prima; chi fotografa non indietreggi guardando nel mirino.

La miniera di zolfo: che cosa resta degli impianti alla Solfatara di Pomezia
Un giacimento sfruttato fino a pochi decenni fa
Qui non si estraeva un minerale raro: si raccoglieva lo zolfo che il sottosuolo regalava in superficie, insieme a materiali ferrosi. L'attività mineraria ha rimodellato l'intero anfiteatro, scavando la grande cava che ospita il Lago Rosso e accumulando le colline di materiale di riporto che oggi si costeggiano lungo il sentiero. La coltivazione è proseguita fino a epoca recente, in un arco che le fonti locali collocano nella seconda metà del Novecento; la data esatta della chiusura definitiva va verificata sui documenti dell'ente gestore, perché le ricostruzioni pubblicate non concordano. Quel che si vede sul terreno parla da solo: basamenti in calcestruzzo, tubazioni contorte, tralicci piegati, vasche di decantazione. Un'archeologia industriale senza targhe, senza recinzioni, senza un pannello che la spieghi.
Il paesaggio industriale intorno alla Solfatara di Pomezia
La miniera è finita, l'industria no. Il fronte dei capannoni di Santa Palomba è arrivato fino alle soglie dell'area protetta, e negli anni la zona è stata al centro di progetti pesanti: un impianto di trattamento dell'organico di dimensioni imponenti fu proposto in prossimità del ponte della Solforata e venne fermato nel 2017 da una valutazione di impatto ambientale negativa, motivata anche dal contrasto con la pianificazione regionale e con il vincolo paesaggistico sulla campagna romana meridionale. Altre partite sugli impianti di rifiuti si sono giocate negli anni successivi. Racconto questa cronaca per una ragione precisa: chi cammina fra i laghi colorati non guarda soltanto un fenomeno naturale, guarda un pezzo di territorio conteso, e capirlo cambia lo sguardo.
Tor Tignosa, la torre che domina la Solfatara di Pomezia
Il rudere sul poggio
Sulla sommità del poggio che domina i laghi si trovano i resti di Tor Tignosa, torre di età medievale censita fra i monumenti della zona di Castel di Leva, lungo via della Solfatara. Appartiene alla famiglia numerosa delle torri della campagna romana, quelle costruzioni in muratura che fra XII e XIV secolo presidiavano i casali, le strade e i confini delle grandi tenute, spesso costruite riutilizzando materiali di edifici romani. Dell'elevato resta poco, e proprio per questo il consiglio è di trattarla come un punto panoramico prima che come un monumento. Salire in cima al colle è la parte più gratificante dell'intero percorso: il paesaggio cambia di colpo, si torna nella campagna romana vera, o almeno in quel che ne resta, con il profilo dei Colli Albani a est e la fascia costiera a ovest.
Un panorama che vale la salita
Dal promontorio si abbraccia l'intera conca delle solfatare, con gli specchi d'acqua incastonati in un anfiteatro di terra bruciata, e subito oltre il verde compatto della riserva. È il posto dove porto sempre chi accompagno per ultimo, alla fine del giro, quando l'odore di zolfo è rimasto indietro e l'aria è pulita. La mia opinione: Tor Tignosa da sola non giustifica il viaggio, ma senza la salita a Tor Tignosa la visita alla Solfatara di Pomezia resta monca.
Albunea, l'antro del Fauno e l'Eneide alla Solfatara di Pomezia
I versi del settimo libro
La tradizione erudita identifica questo luogo con l'Albunea virgiliana. Nel settimo libro dell'Eneide, ai versi 81 e seguenti, Virgilio racconta che Latino, re degli Aborigeni, cioè degli antichi abitanti del Lazio, si recò a consultare l'oracolo del padre Fauno presso un bosco sacro dove una fonte emanava esalazioni mefitiche. L'identificazione topografica con la Solforata è antica e largamente accolta dagli studiosi del Latium Vetus, ma resta un'ipotesi fondata su indizi ambientali e non un dato documentato da iscrizioni: lo dico con franchezza, perché la differenza fra tradizione e documento è quello che separa una guida da un dépliant. Gli elementi a favore sono forti: una sorgente solfurea attiva, una cavità, un contesto boschivo, la vicinanza ai luoghi della leggenda delle origini latine.
Come funzionava l'oracolo: l'incubazione
Il rito descritto dalle fonti antiche è quello dell'incubazione. I fedeli devoti al culto di Fauno, dopo aver sacrificato animali alla divinità, si distendevano sulle pelli delle vittime nell'antro, entrando in contatto con i vapori che salivano dalle acque, e soltanto dopo essere caduti in un sonno profondo ricevevano in sogno la risposta del dio. Letto con occhi moderni, il meccanismo si spiega da sé: l'idrogeno solforato e l'anidride carbonica in ambiente chiuso alterano la coscienza e producono stordimento e allucinazioni prima di diventare letali. La sacralità del posto nasce da una sua proprietà fisica, e questo lo rende ancora più interessante.
La profezia a re Latino e la selva Albunea
Grazie a quella rivelazione onirica Latino apprese le sorti della sua stirpe: la figlia Lavinia sarebbe andata in sposa a un genero straniero, e il sangue latino si sarebbe mescolato con quello del pio Enea in fuga dall'Oriente. Da quella unione, nel racconto che Roma costruì di se stessa, discendono Lavinium, Alba Longa e infine la città sul Tevere. Sempre Virgilio narra che la grotta era sormontata da un bosco sacro, un lucus, la leggendaria selva Albunea, di cui oggi non resta traccia riconoscibile sul terreno. Sul sito si segnala ancora la presenza di una sorgente di acqua solfurea attiva identificata con la cavità del dio: una grotta esiste, ed è stata esplorata dagli speleologi urbani, ma entrarvi è pericoloso quanto inutile, perché il gas si accumula proprio lì dentro.
Il paesaggio sacro del Latium Vetus intorno alla Solfatara di Pomezia
Per via delle condizioni ambientali fuori dal comune, intorno alle solfatare si è sviluppato sin dall'antichità un corpus di miti e di leggende che ne hanno determinato una vocazione a paesaggio sacro, profondamente legata alla storia ancestrale del mito delle origini del Lazio antico. Le sorgenti solfuree erano considerate sedi di divinità connesse con il mondo degli inferi e con la profezia, in tutto il Mediterraneo: lo stesso schema si ritrova nei santuari oracolari greci e nelle acque mefitiche dell'Italia centrale. Il territorio qui intorno è denso di memorie latine: Ardea, capitale dei Rutuli e regno di Turno, il rivale di Enea, è pochi chilometri più a sud, e la fascia costiera fra Torvaianica e Anzio conserva i luoghi dello sbarco troiano nella geografia mitica.
La Riserva di Decima Malafede intorno alla Solfatara di Pomezia
Seimila ettari di campagna romana
La riserva nasce con la legge regionale del 1997 che istituì il sistema delle aree protette gestite da RomaNatura, e con i suoi oltre seimila ettari è la più estesa fra quelle romane. Conserva i lembi di foresta planiziale più grandi della campagna romana, uno degli ultimi esempi di bosco di pianura del bacino del Mediterraneo: cerrete, querceti misti, sugherete, valloni umidi lungo i fossi. Uno studio del WWF vi ha censito oltre ottocento specie vegetali. Sul versante faunistico compaiono l'istrice, il tasso, la volpe, i rapaci notturni come il barbagianni e, nelle radure aperte, i gruccioni, che nidificano nelle pareti di terra scoscese come quelle lasciate dalle cave.
Una frequentazione umana di duecentocinquantamila anni
Il dato che di solito sorprende chi accompagno è un altro: le tracce di presenza umana nel comprensorio risalgono a circa duecentocinquantamila anni fa, e questo fa della riserva un archivio del popolamento del basso Lazio molto prima dei Latini, dei Rutuli e di Roma. La Solfatara di Pomezia va guardata dentro questa cornice lunga: un punto del paesaggio che gli uomini hanno riconosciuto come diverso, e quindi sacro, e poi come utile, e quindi scavato, per millenni.
Il percorso: come si cammina alla Solfatara di Pomezia
Dall'ingresso alla conca
Dal punto in cui si lascia la strada si passa accanto a una sbarra e si prosegue verso destra, costeggiando le colline di materiale di riporto della vecchia cava. Il sentiero corre su terreni bruciati dallo zolfo, con chiazze gialle e croste polverose, e su depositi minerari che nulla hanno di naturale nell'aspetto. L'odore cresce a ogni curva e anticipa l'arrivo al Lago Bianco: è una sorta di bussola olfattiva, ed è il motivo per cui anche senza segnaletica difficilmente ci si perde. Dalla conca si risale verso la carrareccia alta, si costeggia il Lago Rosso, si raggiungono i due belvedere sotto le pareti della cava. Poi si torna verso i laghetti minori e da lì parte la salita al colle di Tor Tignosa.
Il ritorno e i terreni privati
La via del ritorno è la stessa dell'andata. La tentazione di accorciare tagliando per i campi è forte e va respinta: quelli sono terreni privati a vocazione agricola e pastorale, e il rischio concreto è di incontrare greggi con cani da guardia al seguito, che fanno il loro mestiere e non distinguono l'escursionista curioso dal predatore. Il percorso è frequentato anche dai biker, e il fondo lo consente: chi cammina tenga presente che può arrivare qualcuno in discesa a velocità sostenuta.
Durata, difficoltà e attrezzatura per la Solfatara di Pomezia
Le uscite guidate che battono l'anello completo, con i quattro specchi d'acqua e la salita alla torre, si svolgono di norma nell'arco di un paio d'ore di cammino effettivo, su dislivelli modesti. La difficoltà tecnica è bassa, quella ambientale no. Servono scarpe da trekking con suola scolpita, perché i fanghi secchi diventano scivolosi appena piove; servono pantaloni lunghi per i rovi; serve acqua, perché in estate la conca riflette il calore come un forno e non c'è ombra. Guidare un gruppo qui richiede esperienza specifica: chi organizza escursioni professionali per gruppi e aziende, come TourLeaderPro con i suoi accompagnatori turistici, sa che un luogo senza recinzioni impone un rapporto fra accompagnatore e partecipanti molto più stretto del solito.

Una curiosità su Solfatara di Pomezia
Nell'estate del 2019 le strade sterrate intorno ai laghi furono chiuse da un servizio di sicurezza privato e sulle sponde comparvero due villaggi che non erano mai esistiti. La stampa locale del litorale documentò che la produzione di No Time to Die, l'ultimo film di Daniel Craig nei panni di James Bond, aveva scelto la Solfatara di Pomezia come set, allestendo scenografie in riva agli specchi mineralizzati. Il set fu blindato, senza conferme ufficiali da parte della produzione, in un riserbo che è prassi per quel franchise. Chi conosce il posto capisce subito perché la scelta abbia senso: un fondo di cava con acque impossibili, vapori che salgono dal terreno e relitti industriali arrugginiti è esattamente il tipo di paesaggio che una produzione internazionale cerca e che di norma deve ricostruire in studio con mezzi enormi.
La curiosità vera, però, è un'altra e riguarda il rovesciamento dei ruoli. Per venticinque secoli questo luogo è stato raccontato come la soglia fra il mondo dei vivi e quello degli dèi sotterranei, l'ingresso oracolare dove si andava a farsi dire il futuro. Nel Novecento è diventato una miniera, cioè un posto da cui si estrae materia. Nel ventunesimo secolo è tornato a essere un luogo di immaginazione, ma per il cinema commerciale globale. Tre funzioni diverse, tre epoche, un unico anfiteatro di zolfo che non ha mai smesso di esalare. Chi passa oggi accanto al Lago Bianco cammina dentro una stratificazione simbolica che poche località del Lazio possono vantare, e non se ne accorge perché nessun cartello glielo dice. Aggiungo una nota per i cinefili: la memoria filmata di questo luogo è più antica del 2019, perché il paesaggio della Solforata fu ripreso già negli anni Settanta nei documentari dedicati alla campagna romana, quando i laghi avevano colori diversi da quelli di oggi e la miniera era ancora in attività.
Una cosa che non ti dice nessuno su Solfatara di Pomezia
Nessuna guida lo scrive, quindi lo scrivo io: il naso non è un rilevatore affidabile, ed è questa la cosa che non si sente mai dire. L'idrogeno solforato si annuncia con l'odore di uovo marcio a concentrazioni basse, ma sopra una certa soglia paralizza i recettori olfattivi e smette di essere percepito. Tradotto in comportamento: se durante la visita l'odore cala all'improvviso, la spiegazione più prudente non è che il gas sia diminuito, ma che ci si sia avvicinati troppo a una bocca attiva. In quel caso non si indaga, non si fa una fotografia in più: si risale e ci si allontana verso l'aperto, possibilmente controvento. Il secondo gas, l'anidride carbonica, non ha odore alcuno ed è più pesante dell'aria, quindi occupa le depressioni e le cavità: la buca apparentemente innocua a due metri dal sentiero può contenere aria irrespirabile mentre a un metro sopra la testa si respira benissimo.
Ne discende la seconda informazione poco diffusa, che riguarda i cani e i bambini. Un animale di media taglia e un bambino piccolo hanno le vie respiratorie a pochi decimetri dal suolo, cioè esattamente nello strato dove i gas pesanti ristagnano quando l'aria è ferma. Nei siti di degassamento dei Colli Albani questa dinamica è nota agli addetti ai lavori da decenni, e in altre località della stessa area vulcanica ha prodotto incidenti ad animali. La letteratura tecnica sulla Solforata registra che il sito non è recintato e che la pericolosità delle esalazioni non risulta segnalata: sono parole di una pubblicazione scientifica, non allarmismo di un escursionista. Chi porta con sé un cane lo tenga al guinzaglio corto e lontano dall'acqua; chi ha figli piccoli scelga un'altra meta nella stessa riserva, che di sentieri sicuri ne offre molti.
Il consiglio che ti do per visitare Solfatara di Pomezia
Il consiglio è uno e non ammette sfumature: prenotate una uscita guidata invece di improvvisare. Non per prudenza burocratica, ma perché qui la guida cambia materialmente l'esperienza. Una guida ambientale sa dove il gas si accumula in base al vento del giorno, sa quali sponde reggono il peso e quali no, sa riconoscere i minerali che colorano l'acqua e sa raccontare il rito dell'incubazione stando davanti alla cavità giusta. Da soli si vedono tre pozze strane e un po' di ferraglia; accompagnati si legge un sistema geologico e venticinque secoli di storia culturale. Il calendario delle escursioni si trova sui canali di RomaNatura e delle associazioni escursionistiche del litorale, e le quote di partecipazione sono modeste.
Il secondo consiglio riguarda il momento. La stagione giusta va da novembre a marzo: la vegetazione è bassa, il terreno è compatto, il freddo rende visibili i vapori che salgono dalle polle e i colori dell'acqua si leggono meglio con la luce radente. L'estate è la scelta peggiore in assoluto, perché la conca priva di ombra diventa un forno, l'aria stagnante concentra le esalazioni e i fanghi asciutti si sbriciolano sotto le scarpe. Andate la mattina presto, quando la luce arriva bassa da est e il vapore è ancora denso. Evitate i giorni feriali per il traffico pesante sulla Laurentina e sulle strade della zona industriale.
Il terzo consiglio è di abbinare la Solfatara di Pomezia a un'altra tappa nella stessa riserva o sul litorale, perché il giro dei laghi da solo occupa mezza giornata scarsa e la zona offre molto. Chi prepara un itinerario più largo nel Lazio meridionale trova indicazioni utili sulle gite in giornata raccontate da ItalyPlanner, pensate per chi arriva dall'estero e ragiona per spostamenti brevi da Roma. E se viaggiate con un gruppo organizzato, valutate un accompagnatore professionista: la pagina dei servizi su Roma di TourLeaderPro spiega come funziona l'accompagnamento per comitive e aziende.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti ripetono che la Solforata è l'Albunea di Virgilio. Quasi nessuno aggiunge la conseguenza che ne discende, e cioè che l'intero mito delle origini di Roma passa per un fenomeno geochimico ancora attivo. È risaputo che Latino ricevette qui il responso sul destino della figlia Lavinia; si cita molto meno il fatto che quel responso, nel racconto virgiliano, è l'innesco della guerra con Turno e dunque della fondazione di Lavinium e, a catena, di Alba Longa e di Roma. In altri termini: la genealogia che gli imperatori giulio claudii rivendicavano, quella che passa per Enea e Venere, ha il suo snodo narrativo in una fonte solfurea della campagna pomezina. Quando Augusto faceva scolpire il proprio albero genealogico, il filo passava di qui.
Il secondo fatto noto e poco citato riguarda il valore ambientale del degassamento. I siti di emissione dei Colli Albani non sono curiosità pittoresche: sono la prova che il Vulcano Laziale è un sistema vulcanico quiescente e non estinto, monitorato dagli enti di ricerca proprio attraverso i gas che libera. La Solfatara di Pomezia, con le sue polle che friggono, è uno dei punti in cui quel respiro profondo arriva in superficie in modo più evidente. Se ne parla come di un posto strano da fotografare; sarebbe più corretto parlarne come di una finestra su un apparato vulcanico che abbiamo sotto casa, alle porte di Albano Laziale e di Castel Gandolfo. Il terzo elemento risaputo e sottovalutato è la doppia denominazione: Solfatara e Solforata indicano lo stesso luogo, e la confusione dei nomi è uno dei motivi per cui il sito compare a metà nelle liste ufficiali e quasi mai nella cartellonistica.
La foto giusta da fare a Solfatara di Pomezia
La fotografia che tutti cercano è il campo lungo sul Lago Rosso dal bordo alto della cava, con i relitti degli impianti minerari in primo piano e la parete di terra rossastra a chiudere l'inquadratura. Funziona, ma è la fotografia prevedibile. Quella che consiglio io è diversa e si fa al Lago Bianco, in una mattina fredda e senza vento: ci si mette in controluce con il sole basso alle spalle dell'acqua e si espone per le alte luci, in modo che i pennacchi di vapore che salgono dalle polle diventino colonne luminose contro il fondo scuro della conca. Serve un teleobiettivo medio, intorno ai centotrenta o duecento millimetri, per comprimere i piani e fare emergere il brulichio delle bolle sulla superficie lattiginosa. Il risultato è un'immagine che sembra presa su un altro pianeta, ed è la ragione per cui i ricercatori parlano di analogo marziano.
Tre avvertenze tecniche che nessuno dice. La prima: l'atmosfera acida è nemica delle attrezzature, e il vapore solfureo si deposita sulle lenti e aggredisce i contatti metallici, quindi conviene cambiare ottica lontano dalle polle e pulire tutto a fine giornata. La seconda: il treppiede sulle sponde fangose sprofonda e si sporca in modo irrecuperabile, meglio appoggiarsi su terreno asciutto e alzare la sensibilità. La terza riguarda il buon senso: la foto migliore alla Solfatara di Pomezia non è quella scattata dalla riva, ma quella scattata dall'alto, e l'alto è anche l'unico posto dove l'aria è pulita. Per il ritratto di paesaggio con la torre, invece, salite a Tor Tignosa nell'ora dorata del tardo pomeriggio: da lassù entrano nella stessa inquadratura i laghi colorati, la macchia della riserva e, con aria tersa, il profilo dei Colli Albani.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è letterario e fondativo: la consultazione oracolare di re Latino narrata da Virgilio nel settimo libro dell'Eneide. Non è un fatto storico nel senso in cui lo è una battaglia, ma è un avvenimento nella storia della cultura, perché fissa per sempre questo luogo dentro il racconto delle origini latine. Va accompagnato da un secondo elemento, questa volta archeologico e territoriale: la fascia fra la Solforata, Lavinium e Ardea è una delle aree in cui si concentrano le testimonianze del Latium Vetus, la regione dei Latini fra il Tevere e il Circeo, e la frequentazione umana del comprensorio risale a circa duecentocinquantamila anni fa.
Il secondo blocco di avvenimenti riguarda lo sfruttamento minerario. Nel Novecento il giacimento di zolfo fu coltivato industrialmente, la grande cava venne scavata e l'anfiteatro attuale prese forma: i laghi che oggi chiamiamo Rosso, Bianco e Verde sono in larga parte il risultato di quell'escavazione, riempita poi dalle acque meteoriche e dalle sorgenti solfuree. Quando la miniera chiuse, gli impianti furono abbandonati sul posto, e la loro decomposizione lenta in un ambiente acido è essa stessa un processo che dura da decenni.
Il terzo avvenimento è amministrativo e ha cambiato il destino dell'area: nel 1997 la Regione Lazio istituì il sistema delle aree naturali protette gestite da RomaNatura, e la Solforata rientrò nei confini della Riserva di Decima Malafede. Da quel momento il regime giuridico del luogo è quello di un'area protetta, anche se sul terreno la tutela è rimasta per lungo tempo teorica.
Il quarto avvenimento è una battaglia ambientale vinta. Nel dicembre del 2017 il bollettino regionale pubblicò la valutazione di impatto ambientale negativa che fermò il progetto di un grande impianto per il trattamento della frazione organica dei rifiuti previsto in prossimità del ponte della Solforata, sulla Laurentina: il pronunciamento richiamava il contrasto con la pianificazione regionale sui rifiuti e con la tutela paesaggistica della campagna romana meridionale. Le associazioni del territorio, che si battevano da anni, considerarono quel provvedimento uno spartiacque. Il quinto avvenimento è quello del 2019, con il set di No Time to Die allestito sulle rive dei laghi mineralizzati, che portò per qualche settimana una troupe internazionale in un luogo che nella cartellonistica pubblica non esiste. Cinque episodi, tre millenni, un solo campo di zolfo.
Chi è passato da Solfatara di Pomezia
Il primo nome è quello di Virgilio, e non in senso figurato: il poeta mantovano che scrisse l'Eneide fra il 29 e il 19 avanti Cristo descrisse un ambiente con una precisione che difficilmente si spiega senza una conoscenza diretta o senza una tradizione locale solidissima, e la selva Albunea con la sua fonte mefitica entrò così nella letteratura europea. Dietro di lui, nella galleria dei personaggi, c'è re Latino, figura mitica degli Aborigeni, e il dio Fauno, la divinità oracolare a cui il luogo era consacrato. Sono presenze letterarie, e come tali le presento: nessuna iscrizione le documenta sul posto.
Gli autori antichi che si occuparono di fenomeni naturali conoscevano queste acque: la tradizione erudita locale ricorda che le sorgenti solfuree del territorio pometino comparivano nelle descrizioni naturalistiche di epoca romana, a cominciare da Plinio il Vecchio, grande catalogatore delle mirabilia d'Italia. Anche qui la prudenza è d'obbligo: il riferimento circola nella pubblicistica locale, e il passo esatto va verificato sull'edizione critica prima di attribuirlo con certezza a questo specifico sito.
Nel Novecento sono passati di qui i minatori, ed è una categoria che merita di stare in questo capitolo quanto i poeti: uomini che hanno lavorato in un ambiente saturo di idrogeno solforato, con mezzi elementari, per estrarre zolfo a venti chilometri dal centro di Roma. Della loro fatica restano solo i basamenti e le tubazioni. Negli anni Settanta il documentarista Folco Quilici, uno dei grandi divulgatori italiani della natura e del mare, riprese la Solfatara quando la miniera era ancora attiva: quelle immagini circolano ancora e mostrano un paesaggio dai colori diversi dagli attuali.
Nel 2019 sono arrivati Daniel Craig e la troupe di No Time to Die, con la produzione che ricostruì due villaggi sulle rive degli specchi mineralizzati. Ed è passata, con costanza maggiore di tutti, una piccola folla di escursionisti, speleologi urbani, fotografi, geologi e ricercatori che hanno documentato il posto quando nessuno lo tutelava. Se oggi la Solfatara di Pomezia è conosciuta, il merito è quasi interamente loro.

Cosa vedere vicino alla Solfatara di Pomezia
Nel raggio di mezz'ora di auto
La Solfatara di Pomezia si combina bene con il litorale e con la campagna a sud di Roma. Verso il mare, Ardea conserva l'acropoli dei Rutuli e ospita il museo dedicato a Giacomo Manzù, una delle raccolte d'arte del Novecento meno frequentate del Lazio e, a mio parere, una delle più belle. Più a sud, fra Lavinio e Anzio, la riserva di Tor Caldara ripropone il fenomeno solfureo in versione costiera e protetta, con passerelle e sentieri segnalati: per chi resta impressionato dalla Solforata è il complemento naturale, e per chi ha bambini è l'alternativa sicura. Sul mare, Torvaianica offre la spiaggia e la sosta per il pranzo.
Verso i Colli Albani e verso Roma
Risalendo verso l'interno si entra nel Parco dei Castelli Romani, con il lago di Albano e Nemi, cioè con i crateri dello stesso apparato vulcanico che alimenta le emissioni della Solforata: vedere prima il gas e poi i laghi di caldera aiuta a capire la geologia in modo immediato. Verso Roma, la Tenuta di Castelporziano conserva il bosco costiero originario, mentre il Parco dell'Appia Antica e gli scavi di Ostia Antica chiudono il quadrante meridionale. Chi organizza un soggiorno più lungo e vuole leggere gli stessi luoghi in inglese trova un inquadramento generale nella guida alle cose migliori da fare a Roma di ItalyPlanner, utile per incastrare una mezza giornata di natura in un programma cittadino.
Quando andare alla Solfatara di Pomezia
Inverno e inizio primavera. Da novembre a marzo il terreno regge, la vegetazione non ostacola il passaggio, l'aria fredda rende visibili i vapori e la luce bassa esalta i colori dell'acqua. Aprile e maggio vanno bene se non ha piovuto nei giorni precedenti, perché i fanghi bagnati diventano insidiosi. L'estate la sconsiglio senza mezzi termini: caldo, assenza totale di ombra, aria ferma che concentra le esalazioni, terreno polveroso. In autunno, dopo le prime piogge, i bacini si riempiono e i colori tornano intensi: ottobre e novembre sono forse il momento migliore in assoluto, con la campagna romana ancora calda di luce e la conca già rinfrescata. Quanto all'orario, la mattina presto batte qualunque altra fascia: aria più mossa, vapori più fotogenici, zona industriale silenziosa. In tutte le stagioni, il vento è un alleato, perché disperde i gas: le giornate di scirocco umido e immobile sono le peggiori.
Solfatara di Pomezia con i bambini, con il cane e in sedia a rotelle
Sono tre domande che mi vengono poste di continuo e meritano risposte nette. Con i bambini: no, non nella conca. I gas pesanti ristagnano al suolo, le sponde cedono, i ruderi metallici tagliano e le pareti di cava sono senza protezioni. Se la famiglia vuole vedere un fenomeno solfureo in sicurezza, Tor Caldara ad Anzio offre lo stesso spettacolo con sentieri attrezzati e sorveglianza. Con il cane: sconsigliato, e se proprio, al guinzaglio corto, lontano dall'acqua e dalle bocche gassose, con l'accortezza di non farlo bere in nessuna pozza. Sono presenti anche greggi con cani da guardia nei terreni privati circostanti. In sedia a rotelle: il sito non è accessibile, i sentieri sono sterrati, sconnessi, in pendenza e senza alcun servizio; non esistono parcheggi riservati, servizi igienici o punti di sosta. All'interno della Riserva di Decima Malafede esistono percorsi più agevoli e attrezzati, ed è a quelli che rimando chi ha esigenze di accessibilità.
Domande veloci su Solfatara di Pomezia
Quanto costa entrare alla Solfatara di Pomezia?
Non esiste un biglietto: l'area non è attrezzata né sorvegliata e non ha una biglietteria. Hanno un costo soltanto le escursioni guidate organizzate dall'ente gestore e dalle associazioni, con quote di partecipazione contenute.
Serve prenotare per visitare la Solfatara di Pomezia?
Per l'accesso libero no, perché non c'è nessuno a cui prenotarsi. Per le uscite guidate sì, e la prenotazione si fa attraverso i canali di chi organizza l'escursione. Consiglio senza esitazione la seconda strada.
La Solfatara di Pomezia è pericolosa?
Sì, e va detto chiaramente. Le emissioni di idrogeno solforato e anidride carbonica raggiungono concentrazioni elevate, il sito non è recintato e la pericolosità delle esalazioni non è segnalata. A questo si aggiungono sponde fangose instabili, pareti di cava senza parapetti e resti metallici arrugginiti.
Si può respirare l'aria della Solfatara di Pomezia senza rischi?
All'aperto, sui tratti alti e ventilati, la permanenza breve è generalmente tollerata. Il rischio cresce rapidamente nelle conche, nelle buche e vicino alle bocche gassose, dove i gas si accumulano. Se compaiono mal di testa, nausea o bruciore agli occhi ci si allontana subito verso l'alto.
L'accesso alla Solfatara di Pomezia è vietato?
Il sito ricade in un'area naturale protetta e in parte su terreni privati. Dove esistono recinzioni, sbarre, cancelli o cartelli di divieto, l'accesso non è consentito e va rispettato. Le regole della riserva e quelle della proprietà privata vanno verificate prima di muoversi, e la visita guidata risolve il problema alla radice.
Quanto dura la visita alla Solfatara di Pomezia?
L'anello con i principali specchi d'acqua e la salita a Tor Tignosa impegna indicativamente un paio d'ore di cammino, a cui aggiungere le soste per la fotografia. Mezza giornata è la misura giusta.
Che difficoltà ha il percorso della Solfatara di Pomezia?
Tecnicamente facile, con dislivelli modesti su sterrati e carrarecce. La difficoltà reale è ambientale: fondo fangoso o polveroso, assenza di segnaletica, gas, nessun servizio.
Perché il lago è rosso alla Solfatara di Pomezia?
Per la chimica del ferro in acque fortemente acide, che precipita in ossidi e solfati colorando fondali e sponde, con un contributo storico di alghe che si sono progressivamente ridotte. La tonalità varia con la stagione e oggi è spesso meno accesa che nelle fotografie più diffuse.
Perché il lago bianco sembra ghiacciato?
Perché lo zolfo elementare e i solfati in sospensione rendono l'acqua lattiginosa e imbiancano le rive. Le bolle continue di idrogeno solforato che risalgono dal fondo completano l'effetto.
Quanti laghi ci sono alla Solfatara di Pomezia?
Quattro bacini principali, più due pozze minori che compaiono e scompaiono con le piogge. Nell'antichità, prima delle escavazioni minerarie, formavano un unico specchio d'acqua più ampio.
Si può fare il bagno nei laghi della Solfatara di Pomezia?
No, in nessun caso. L'acqua è acida e satura di composti solforati, le sponde cedono e il fondo è melmoso. Non è una questione di regolamento, è una questione di incolumità.
Si possono fare le fotografie alla Solfatara di Pomezia?
Sì, non esistono restrizioni. Conviene però proteggere l'attrezzatura dai vapori acidi e scattare dai bordi alti invece che dalle rive.
Come si arriva alla Solfatara di Pomezia con i mezzi pubblici?
La stazione più vicina è Pomezia Santa Palomba, sulla linea regionale Roma Termini Nettuno. Dalla stazione restano diversi chilometri di strade industriali senza marciapiede, quindi serve un appoggio su gomma o un passaggio.
Dove si parcheggia alla Solfatara di Pomezia?
Non esistono parcheggi. Si lascia l'auto a bordo strada, preferibilmente sui rettilinei della Laurentina e mai in curva sui tornanti di via della Solforata, dove transitano mezzi pesanti.
La Solfatara di Pomezia è adatta ai bambini?
No. I gas più pesanti dell'aria ristagnano a pochi centimetri dal suolo, le sponde sono instabili e le pareti di cava non hanno protezioni. Per le famiglie esistono alternative sicure nella stessa area geografica.
Si può portare il cane alla Solfatara di Pomezia?
È sconsigliato. Un animale respira vicino al terreno, dove i gas si concentrano, e rischia di bere nelle pozze acide. Nei terreni privati circostanti si incontrano inoltre greggi con cani da guardia.
Che differenza c'è fra la Solfatara di Pomezia e Tor Caldara?
Il fenomeno geologico è parente, le condizioni di visita sono opposte. Tor Caldara, fra Anzio e Lavinio, è una riserva attrezzata con sentieri segnalati e passerelle; la Solforata è un'area mineraria dismessa senza tutele attive. Per una visita in sicurezza consiglio Tor Caldara, per capire la potenza del fenomeno la Solforata.
La Solfatara di Pomezia è l'Albunea di Virgilio?
L'identificazione è tradizionale e largamente accolta, basata sulla corrispondenza fra la descrizione del settimo libro dell'Eneide e le caratteristiche ambientali del sito. Resta un'ipotesi topografica, non un fatto documentato da iscrizioni.
Si può entrare nella grotta del Fauno alla Solfatara di Pomezia?
Sconsigliato in modo assoluto. Gli ambienti chiusi sono esattamente i luoghi in cui l'anidride carbonica e l'idrogeno solforato si accumulano fino a rendere l'aria irrespirabile.
James Bond è stato girato davvero alla Solfatara di Pomezia?
La stampa locale documentò nell'agosto del 2019 l'allestimento di un set di No Time to Die sulle rive dei laghi, con due villaggi ricostruiti, in assenza di conferme ufficiali della produzione.
Quando è il periodo migliore per visitare la Solfatara di Pomezia?
Da novembre a marzo, e in particolare le mattine fredde e ventilate, quando i vapori sono visibili e il terreno è compatto. L'estate è il periodo peggiore.
La Solfatara di Pomezia è accessibile in sedia a rotelle?
No. I sentieri sono sterrati, sconnessi e in pendenza, e non esiste alcun servizio di accoglienza, sosta o assistenza.
Torno alla Solfatara di Pomezia una o due volte l'anno, sempre d'inverno, sempre di mattina, e ogni volta mi convinco di una cosa: è il luogo del Lazio che meglio smonta l'idea che intorno a Roma non ci sia più niente da scoprire. Qui il paesaggio non è bello nel senso consueto, è potente; non è curato, è vivo. Il mio auspicio da professionista è che arrivino finalmente una recinzione dove serve, una cartellonistica onesta sul rischio e un percorso attrezzato che permetta di guardare i laghi senza mettere in gioco la salute. Fino ad allora, il modo giusto di conoscerlo è camminarci insieme a chi lo conosce, tenersi alti sui bordi, lasciare che sia il vapore a venire verso di voi. E portarsi via soltanto fotografie, perché qui anche le pietre gialle che sembrano souvenir sono zolfo, e lo zolfo appartiene al posto.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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