Basilica dei Santi Pietro e Paolo all’EUR

La Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR è aperta e attiva: parrocchia della diocesi di Roma affidata ai Frati Minori Conventuali dell'Alma Provincia Romana, celebra messe tutti i giorni e non risulta alcuna chiusura per restauro. Nessuna parte dell'edificio è a pagamento: non c'è biglietteria, non c'è salita alla cupola, non c'è cripta con ingresso separato. Si entra e basta, con il contegno che si deve a una chiesa parrocchiale in piena attività.

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Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

Bus hop-on hop-off

Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Indirizzo: Piazzale dei Santi Pietro e Paolo 8, 00144 Roma, quartiere Europa. Telefono della parrocchia: 06 5926166. Posta elettronica dell'ufficio parrocchiale: ufficioparrocchiale@santipietroepaoloroma.it. Sito della parrocchia: santipietroepaoloroma.it. Le messe feriali sono alle 7:00, alle 8:30 e la sera; l'orario serale cambia con la stagione, 18:00 nel periodo invernale e 18:30 nei mesi caldi. La domenica e nelle solennità si celebra alle 8:00, alle 9:00, alle 10:30, alle 12:00, alle 18:00 e alle 19:00. Gli orari dell'ufficio parrocchiale e le variazioni estive conviene concordarli per telefono prima di presentarsi.

Come ci si arriva: metropolitana linea B, fermate EUR Fermi o EUR Palasport, entrambe su viale America; da lì si risale a piedi verso il punto più alto del quartiere, dove la cupola compare da ogni angolo e fa da bussola. In autobus, la linea 30 Express (Laurentina - Clodio) ferma a Colombo/Europa, sulla via Cristoforo Colombo all'incrocio con viale Europa: da quella fermata il piazzale della basilica è in fondo al viale, in salita. Chi arriva in automobile trova il piazzale antistante la chiesa, che nei giorni di matrimoni e funerali si riempie in fretta. La scalinata monumentale che scende su viale Europa è la via d'accesso più bella, ed è anche la più faticosa: chi ha problemi di deambulazione conviene che raggiunga direttamente il piazzale superiore.

Un chiarimento che a Roma serve sempre: qui non valgono né la MIC card né la Roma Pass. Sono strumenti pensati per i musei civici e per i circuiti museali, e una chiesa non è un museo. L'ingresso alla Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR è libero perché è un luogo di culto, non perché qualcuno abbia deciso una promozione. Vale la pena impararlo una volta per tutte, perché evita discussioni inutili sul sagrato.

Il quartiere intorno è quello dell'Esposizione Universale di Roma, l'E42 mai inaugurata: la basilica ne è la testa religiosa, il Palazzo della Civiltà Italiana ne è la testa laica, e tra i due corre l'asse su cui l'intero quartiere è stato disegnato.

Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR, esterno visto da sud
Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR, esterno visto da SUD

Come arrivare alla Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR senza perdere tempo

Con la metropolitana fino alla Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

La linea B è la più comoda, e ha con questo quartiere un legame che pochi conoscono. Le stazioni EUR Fermi ed EUR Palasport furono inaugurate il 9 febbraio 1955 con i nomi di Esposizione Est ed Esposizione Ovest: erano le fermate pensate per portare il pubblico a un'esposizione universale che non si tenne mai. La prima corsa fu inaugurata dal presidente della Repubblica Luigi Einaudi e dal cardinale vicario Clemente Micara. Pochi mesi dopo, lo stesso Micara aprì al culto la basilica sulla collina. Metropolitana e chiesa sono figlie dello stesso anno, e dello stesso tentativo di trasformare un cantiere abbandonato in una città.

Da EUR Fermi si esce su piazza della Stazione Enrico Fermi e si prende viale America; da EUR Palasport si esce direttamente sotto il livello stradale di viale America, a due passi dal parco Centrale del Lago. In entrambi i casi la direzione è la stessa: si punta verso ovest e si sale. La cupola è visibile da quasi ogni incrocio, e questo rende quasi impossibile sbagliare strada. Se preferite un riferimento a terra, imboccate viale Europa e percorretelo fino in fondo: il viale nasce proprio dal piazzale della basilica e prosegue in direzione opposta fino al Piazzale degli Archivi, dove ha sede l'Archivio Centrale dello Stato.

Con l'autobus e a piedi

La linea 30 Express collega Laurentina a Clodio attraversando mezza città e ferma su via Cristoforo Colombo all'altezza di viale Europa, alla fermata Colombo/Europa. Da lì si risale il viale a piedi. È una camminata in salita, con i palazzi degli anni Trenta e Cinquanta ai lati e la cupola che cresce davanti man mano che ci si avvicina: se avete tempo e gambe, è il modo giusto di arrivare, perché la basilica è stata progettata proprio per essere vista così, da sotto, in fondo a una prospettiva.

Il consiglio da professionista è di non arrivare mai dall'alto in automobile la prima volta. Parcheggiare sul piazzale e scendere dall'auto a venti metri dal portale toglie all'edificio esattamente ciò per cui è stato costruito: la distanza. Foschini e i suoi collaboratori hanno lavorato su una scalea monumentale e su un basamento; guardare la chiesa senza salire quei gradini equivale a leggere l'ultima pagina di un romanzo.

In automobile, in bicicletta, con i mezzi propri

Il quartiere Europa è uno dei pochi angoli di Roma dove la circolazione automobilistica funziona ancora come i progettisti l'avevano immaginata: strade larghe, isolati regolari, incroci ad angolo retto. Trovare posto intorno al piazzale è possibile fuori dagli orari di punta e fuori dai giorni di celebrazioni particolari. In bicicletta la salita finale si fa sentire, ma il fondo stradale è buono e il traffico, la domenica mattina, è quasi nullo. Chi arriva a piedi dal parco Centrale del Lago metta in conto un dislivello reale: la basilica occupa il punto più elevato dell'area, e questo non è un modo di dire ma il dato che ha determinato la scelta del sito.

Ingresso, orari e regole alla Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

Quanto costa entrare nella Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

Niente. L'ingresso alla Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR è libero e gratuito, come in quasi tutte le chiese di Roma. Non esiste un biglietto, non esiste una prenotazione, non esiste un percorso a pagamento. Chi vi propone un ticket per entrare vi racconta una favola. Le offerte sono facoltative e finiscono nelle cassette per la manutenzione e per le opere della parrocchia; nessuno vi fermerà all'ingresso.

MIC card, Roma Pass e gli altri titoli: qui non servono

La MIC card è la tessera dei musei civici del Comune di Roma. La Roma Pass è un pacchetto turistico che comprende musei e trasporti. Nessuno dei due strumenti ha effetto su una chiesa: le chiese non appartengono al circuito museale, non hanno tornelli, non emettono biglietti. Il fraintendimento nasce dal fatto che a Roma alcuni luoghi religiosi hanno spazi museali annessi a pagamento, e allora la confusione diventa comprensibile. Qui il caso non si pone: la Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR non ha cripta visitabile a pagamento, non ha tesoro, non ha scavi archeologici, non ha salita alla cupola e non ha campanile percorribile. Anzi, un campanile non ce l'ha proprio: l'edificio ne è privo, e questa è una delle sue stranezze più vistose.

La differenza fra spazi liberi e spazi a pagamento nelle chiese di Roma

Poiché la domanda torna sempre, conviene fissare il principio generale. A Roma l'aula liturgica, cioè la chiesa vera e propria con le sue navate e le sue cappelle, è quasi sempre gratuita. Diventano a pagamento, quando esistono, gli spazi che richiedono personale dedicato e manutenzione straordinaria: le cupole con salita panoramica, le cripte archeologiche, i tesori con oreficerie e reliquiari, gli scavi sotto il piano di calpestio, i campanili, i chiostri musealizzati. Alla basilica dell'EUR nessuna di queste voci esiste. Se cercate un confronto pratico, la Basilica di San Pietro in Vaticano è gratuita nella navata e a pagamento per la cupola: è il modello che confonde tutti, e che qui non si applica.

Il rispetto dovuto: silenzio, abbigliamento, funzioni

Questa è una parrocchia viva, non un contenitore di opere d'arte. Nel giro di una mattinata vi capiterà di incrociare un funerale, un battesimo, la catechesi dei ragazzi, un gruppo di anziani in preghiera. Regole semplici e non negoziabili: spalle e ginocchia coperte, cappello via, telefono in silenzioso, voce bassa. Durante le celebrazioni non si gira per la chiesa fotografando: ci si siede in fondo, oppure si esce e si torna dopo. Il flash è da evitare sempre, e non per sola educazione: davanti a un mosaico moderno restituisce colori falsi. Se volete guardare le cappelle con calma, scegliete la fascia di metà mattina fra una messa e l'altra, oppure il primo pomeriggio.

Aggiungo una cosa che ripeto sempre ai gruppi che accompagno: davanti a una chiesa costruita nel Novecento la tentazione di comportarsi come in un museo di architettura è forte. Resistetegli. Le persone inginocchiate nella cappella dell'Immacolata non sono comparse.

Gli orari delle messe alla Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

Nei giorni feriali le messe sono al mattino presto, alle 7:00 e alle 8:30, e poi la sera. L'orario serale segue la stagione: 18:00 nel periodo invernale, 18:30 quando le giornate si allungano. La domenica il ritmo si infittisce, con celebrazioni alle 8:00, alle 9:00, alle 10:30, alle 12:00, alle 18:00 e alle 19:00. La messa delle 10:30 e quella delle 12:00 sono le più frequentate dalle famiglie del quartiere; se cercate silenzio, puntate su quelle del primo mattino. Nei mesi di luglio e agosto il calendario si alleggerisce e gli orari possono cambiare: una telefonata alla parrocchia risolve la questione in trenta secondi.

La solennità dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno, è il giorno dell'anno in cui questa chiesa dà il meglio di sé, ed è anche il giorno in cui risulta più affollata. Ne parlo diffusamente più avanti, perché merita un capitolo suo.

L'E42: da dove nasce la Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

Un'esposizione universale che non si è mai tenuta

Per capire questa chiesa bisogna capire il cantiere in cui è nata. L'ente autonomo incaricato di organizzare l'Esposizione Universale del 1942 fu costituito il 26 dicembre 1936; il 26 aprile 1937 Mussolini piantò un pino nel punto centrale dell'area prescelta, a sud della città, con l'idea dichiarata di spingere Roma verso il mare. L'acronimo E42 indicava l'anno previsto per l'inaugurazione, che avrebbe coinciso con il ventennale del regime. Il primo progetto, su una superficie di circa quattro chilometri quadrati, fu presentato nel 1938; il piano definitivo arrivò nel 1939.

Vittorio Cini, commissario generale dell'ente, sottopose a Mussolini una lista di architetti. La direzione andò a Marcello Piacentini, che rappresentava la linea monumentale e accademica; accanto a lui fu chiamato Giuseppe Pagano, esponente del fronte razionalista, insieme a Luigi Piccinato, Luigi Vietti ed Ettore Rossi. La convivenza fra le due anime non fu pacifica, e il quartiere che vediamo oggi porta i segni di quel compromesso: assi ortogonali di impianto romano imperiale, volumi stereometrici, rivestimenti in travertino e tufo, e allo stesso tempo strutture in cemento armato di grande arditezza tecnica.

Perché una chiesa dentro un'esposizione universale

La domanda è legittima: che cosa ci fa una basilica in una fiera mondiale. La risposta è politica prima che liturgica. I Patti Lateranensi erano stati firmati nel 1929, e la nuova città a sud di Roma doveva mostrare al mondo che Stato e Chiesa avevano trovato un assetto stabile. Da un lato il Palazzo della Civiltà Italiana, con i suoi cinquantaquattro archi per facciata e l'iscrizione sull'attico dedicata al popolo di poeti, artisti, eroi, santi, pensatori, scienziati, navigatori e trasmigratori; dall'altro, all'estremità opposta dell'asse, una cupola cristiana. Due monumenti, due discorsi, un'unica scenografia.

Questa è la lettura corrente, e va presentata per quello che è: una lettura. I documenti attestano le date, i progetti, i finanziamenti e le committenze; il significato politico dell'accostamento è interpretazione storiografica, per quanto largamente condivisa. La storiografia sull'E42 discute da decenni quanto pesò la volontà di rappresentazione e quanto pesarono invece le esigenze pratiche di un quartiere destinato a diventare residenziale dopo l'esposizione. Un quartiere abitato ha bisogno di una parrocchia, e questo basterebbe già a spiegare la chiesa.

La collina, il Tevere e il sito della Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

Il sito prescelto è il punto più elevato dell'area. La tradizione locale vuole che lì preesistesse un oratorio dell'Arciconfraternita dei Pellegrini dedicato ai due apostoli, e che quel precedente abbia orientato la scelta. Va riportato per quello che è, una convinzione tramandata e non un documento d'archivio. Quel che è certo è che la posizione domina il Tevere da un lato e il futuro laghetto artificiale dall'altro, e che una cupola collocata lì si vede da chilometri di distanza. I progettisti lo sapevano benissimo.

Arnaldo Foschini e la squadra che ha disegnato la Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

Chi era Arnaldo Foschini

Arnaldo Foschini nacque a Roma il 26 settembre 1884 e vi morì il 24 marzo 1968. Figlio di un ingegnere emiliano, dopo il liceo classico si iscrisse nel 1902 all'istituto di belle arti di Roma, dove ebbe come maestri Guglielmo Calderini e Pio Piacentini; si diplomò nel 1909. Nel 1914 vinse il concorso di professore aggiunto di composizione architettonica, nel 1926 divenne ordinario, nel 1927 ottenne la cattedra di composizione architettonica. Fu preside della facoltà di architettura dal 1945 al 1953, presidente dell'Accademia nazionale di San Luca nel 1951 e 1952, presidente del Consiglio nazionale degli architetti dal 1952 al 1954, e poi presidente della gestione INA-Casa durante i due settenni del piano Fanfani, oltre che presidente dell'ISES fino al 1966.

Il curriculum spiega molte cose. Foschini non era un ribelle: era un uomo di istituzioni, che lavorò fianco a fianco con Marcello Piacentini alla Città Universitaria, dove firmò i propilei e alcuni degli edifici principali degli anni Trenta. La chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo fu realizzata, nella sostanza strutturale, fra il 1937 e il 1941, e inaugurata soltanto nel 1955. Nel dopoguerra Foschini progettò anche la chiesa dell'Immacolata in via Laurentina, fra il 1955 e il 1958. Un architetto che attraversa il regime, la guerra e la ricostruzione senza mai uscire dalle stanze in cui si decide.

Gli altri progettisti e gli ingegneri

Foschini ebbe la responsabilità generale fino al 1941, assistito da Alfredo Energici, Vittorio Grassi, Nello Ena, Tullio Rossi e Costantino Vetriani. Il testo che circola sulla parrocchia ricorda anche il contributo degli ingegneri Alfredo Foschini e Aristide Giannelli per il calcolo delle strutture. Tullio Rossi è un nome che vale la pena fissare: è l'architetto che nel dopoguerra progetterà decine di chiese romane per il Piano delle borgate voluto dal cardinale vicario, e che di fatto ha dato forma all'edilizia sacra della periferia della capitale. Vittorio Grassi fu pittore, decoratore e disegnatore di francobolli oltre che architetto. Non un gruppo di specialisti dell'architettura sacra, dunque, ma una squadra di professionisti abituati alle grandi commesse pubbliche.

Perché la Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR ha la pianta a croce greca

Il progetto approvato prevede una pianta centrale a croce greca, con un cubo centrale e quattro avancorpi che formano i bracci. Nell'edilizia sacra italiana di quegli anni la croce latina, con la navata longitudinale, era la norma quasi assoluta: la croce greca rappresenta qui una scelta atipica, che avvicina la chiesa alle grandi architetture centrali del passato più che alle chiese parrocchiali contemporanee. La conseguenza pratica è evidente appena si entra: non c'è un cammino da percorrere verso l'altare, c'è uno spazio unico sotto una calotta. Il fedele non avanza: si colloca sotto la cupola. È una scelta liturgicamente moderna adottata quindici anni prima del Concilio Vaticano II, e questo è uno degli aspetti più interessanti dell'edificio.

Il cantiere della Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR, 1938-1955

Il progetto approvato e i primi lavori

Il progetto fu approvato nel settembre del 1938 e i lavori iniziarono nell'aprile del 1939. La struttura salì con rapidità notevole per un edificio di quelle dimensioni: la carcassa muraria risultava completata entro il settembre del 1940 e la cupola era eretta entro i primi mesi del 1941. Le due statue colossali degli apostoli furono collocate agli inizi del 1942. Chi conosce i tempi dei cantieri romani capisce da solo che dietro c'era una macchina organizzativa con mezzi straordinari e una scadenza politica.

La guerra ferma tutto

Poi la scadenza saltò. L'esposizione universale non si tenne, i lavori rallentarono e furono sospesi dopo un bombardamento che interessò alcune strutture nel 1943. Il quartiere restò un altopiano di scheletri in travertino, con la cupola già chiusa che spuntava sopra il pianoro come un faro. È l'immagine che le fotografie storiche restituiscono meglio di qualunque descrizione: una chiesa finita fuori, vuota dentro, in mezzo al nulla.

Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR, foto storiche
Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR, foto storiche

Il 10 settembre 1943 alla Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

Il capitolo più duro della storia di questo edificio non riguarda l'arte. Dopo l'annuncio dell'armistizio, fra l'8 e il 10 settembre 1943, la zona sud di Roma divenne il fronte della difesa della città. Il primo colpo d'arma da fuoco fu sparato alle 22:10 dell'8 settembre nella zona sud, dal caposaldo numero 5, dalla batteria del capitano Villoresi. Quel caposaldo era collocato all'altezza della chiesa dell'Esposizione, la cui cupola solitaria svettava sul crinale del pianoro: una posizione cruciale per i tedeschi, che da lì controllavano l'accesso alla città da sud.

Sul terreno si trovarono il primo e il secondo reggimento Granatieri di Sardegna, un battaglione di riserva comandato dal maggiore Costa, il reparto corazzato del reggimento Montebello della divisione Ariete, carabinieri, bersaglieri, uomini della Polizia Africa Italiana e il ventunesimo battaglione mortai da 81. Di fronte, paracadutisti germanici, unità SS, carri armati e autoblindo. La mattina del 9 settembre il battaglione Costa intervenne e alle 10:30 il caposaldo numero 5 fu interamente riconquistato dai granatieri del secondo battaglione e dai semoventi del Montebello. Nel pomeriggio una tregua fu violata dai tedeschi, che attaccarono con i carri il comando di reggimento alla Montagnola.

Le difese del cantiere dell'E42 erano state indebolite in partenza: l'Alto Commissario dell'esposizione ne aveva fatto sospendere l'allestimento, preoccupato dei gravissimi danni che ne avrebbe riportato la zona. Un dettaglio che dice tutto sul clima di quei giorni. Dopo i combattimenti, sulla scarpata della chiesa furono rinvenute e ricoperte di terra nove salme irriconoscibili di militari italiani; ai piedi della scalinata caddero quattro granatieri rimasti ignoti, i cui corpi, semispogliati, erano stati privati delle piastrine di riconoscimento. La testimonianza del granatiere Frantellizzi ricorda quattro ufficiali perduti, alcuni decorati di medaglia d'oro alla memoria, e un numero imprecisato di granatieri morti e feriti.

Quando salite quella scalinata, sappiate su che cosa camminate. Non c'è nessuna targa che ve lo dica, e questa è una delle poche cose che a Roma continuano a farmi arrabbiare.

1953: la ripresa e i furti nel cantiere

I lavori ripresero nel 1953. Al momento della riapertura del cantiere si scoprì che erano state sottratte grandi quantità di materiale da costruzione: in dieci anni di abbandono, in una città affamata, il cantiere era stato smontato pezzo per pezzo. Nel dicembre del 1952 i Frati Minori Conventuali avevano preso possesso dell'edificio, e furono loro a seguire la fase di completamento degli interni.

1955-1967: apertura, parrocchia, consacrazione, basilica

La chiesa fu aperta al culto il 3 luglio 1955, con il cardinale vicario Clemente Micara. L'8 dicembre 1958 fu eretta a parrocchia. Il 5 febbraio 1965 Paolo VI istituì il titolo cardinalizio dei Santi Pietro e Paolo a Via Ostiense, e il primo titolare, dal 22 febbraio 1965, fu il cardinale croato Franjo Šeper, arcivescovo di Zagabria e poi prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Fu proprio Šeper, nel giugno del 1966, a dedicare solennemente la chiesa. L'anno successivo, nel 1967, l'edificio ottenne da Paolo VI la dignità di basilica minore. Dopo Šeper il titolo passò al filippino Ricardo Vidal, dal 25 maggio 1985 al 2017, e dal 28 giugno 2018 al peruviano Pedro Barreto.

Nel 2007 l'edificio fu sottoposto a importanti interventi di restauro e conservazione, resi necessari anche da problemi di natura strutturale.

Che cosa si vede da fuori della Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

La cordonata monumentale e il piazzale della Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

Dal piazzale della chiesa parte la cordonata che scende su viale Europa, una scalea monumentale con rampe in marmo e pini domestici ai lati. Non è un semplice collegamento fra due quote: è un dispositivo scenografico. Salendo, i gradini regolano il passo e obbligano a guardare in alto; l'edificio si scopre poco per volta, prima le statue, poi il portico, poi la calotta. Arrivati in cima, il piazzale è vasto e quasi vuoto, e questa vastità appartiene al progetto: nessun edificio contiguo, nessuna quinta stradale, solo cielo intorno al volume.

È qui che si misura la differenza fra la Roma storica e la Roma dell'E42. Le chiese barocche del centro sono incastrate fra i palazzi, si rivelano all'improvviso girando un angolo, giocano sull'effetto sorpresa. La Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR non ha sorprese da offrire: si annuncia da lontano, cresce mentre le si va incontro, e quando ci si arriva è esattamente quello che sembrava. Chi ama il Barocco spesso trova questa franchezza fredda. Io la trovo onesta.

Il cubo, i quattro avancorpi e il rivestimento

La composizione è elementare e per questo efficace: un cubo centrale, quattro grandi piloni addossati alle facce che formano i bracci della croce greca, terrazze sopra gli avancorpi, quinte laterali a portico. Il rivestimento esterno è in travertino, la pietra romana per eccellenza, affiancata dal Chiampo paglierino di Vicenza; la struttura portante è in cemento armato. La superficie è a conci regolari, senza modanature, senza cornicioni aggettanti, senza ornamenti: la decorazione è affidata interamente alla scultura, concentrata nei punti focali.

Guardate i giunti della pietra. La qualità del taglio e della posa è altissima, ed è uno dei motivi per cui l'edificio ha attraversato ottant'anni di intemperie senza sfaldarsi. È il tipo di dettaglio che si apprezza solo avvicinandosi al muro e passandoci accanto lentamente, e che quasi nessuno guarda.

La cupola della Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

La cupola emisferica in cemento armato poggia su un tamburo cilindrico con otto rientranze rettangolari che ospitano finestre circolari. Il diametro misura circa 32 metri. Per collocarla nella gerarchia romana: è la quarta cupola di Roma per dimensioni dopo il Pantheon, San Pietro in Vaticano e San Giovanni Bosco, e la terza per altezza dopo San Pietro e Sant'Andrea della Valle. Il primato assoluto resta al Vaticano; questa cupola gioca in una categoria immediatamente successiva, che per una chiesa parrocchiale è già un fatto notevole.

La copertura è realizzata con elementi esagonali di ardesia grigia. L'idea iniziale era diversa: il progetto prevedeva una calotta di colore giallo oro, che avrebbe acceso il pianoro come una lanterna. La soluzione fu abbandonata per difficoltà esecutive durante i lavori, e si scelse il grigio, che si accorda meglio con il travertino e con il cemento. Vale la pena provare a immaginare l'alternativa: una cupola dorata sopra l'EUR avrebbe cambiato il carattere dell'intero quartiere, e probabilmente ne avrebbe fatto un oggetto molto più fotografato e molto meno serio.

Le due statue colossali degli apostoli davanti alla Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

Alla sommità della scalinata monumentale, ai lati del portico, vegliano le due statue colossali dei patroni di Roma: San Pietro a destra, opera di Domenico Ponzi, e San Paolo a sinistra, di Francesco Nagni. Le due sculture appartengono alla stagione iniziale del cantiere, con la collocazione avviata agli inizi del 1942, e furono definite nella fase di completamento del dopoguerra: al San Paolo di Nagni si riferisce la data del 1943, al San Pietro di Ponzi quella del 1957.

Andate a vederle da vicino, e poi allontanatevi di trenta metri. Sono calibrate per la distanza lunga: da sotto sembrano sproporzionate, da metà scalinata trovano il loro equilibrio. È lo stesso principio che regola le statue sul colonnato vaticano, e dimostra che i due scultori avevano studiato il mestiere.

Il portale di bronzo di Giovanni Prini alla Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

Il portale d'ingresso è il pezzo forte della facciata. Realizzato in bronzo e diviso in dieci formelle con episodi della vita dei due apostoli, è opera di Giovanni Prini, ed è uno dei pezzi che attraversano l'intera vicenda del cantiere, dai modelli dei primi anni Quaranta alla messa in opera del dopoguerra. Prini nacque a Genova il 14 giugno 1877 e morì a Roma il 9 settembre 1958; si formò all'Accademia di Belle Arti di Genova e si affermò come interprete della figura infantile, autore di gruppi di bambini di grande malinconia, prima di aprirsi a temi sociali. Il suo linguaggio abituale è un lirismo delicato, venato di dolcezza malinconica: qualità che in un portale di bronzo destinato a un edificio monumentale non ci si aspetterebbe, e che invece si riconoscono nella misura delle figure e nella pacatezza delle scene.

Le formelle si guardano stando in piedi, senza fretta, partendo dall'alto a sinistra. È il punto della basilica in cui l'arte del Novecento italiano si mostra al livello più alto, e quasi tutti ci passano davanti spingendo la porta senza alzare gli occhi.

L'altorilievo della consegna delle chiavi

Nella nicchia della facciata è collocato un grande altorilievo che rappresenta Cristo nell'atto di consegnare le chiavi a San Pietro, sempre di Giovanni Prini. Il tema è quello fondativo del primato petrino, e la scelta di collocarlo sull'asse principale non ha bisogno di spiegazioni. La resa è piana, quasi didascalica, priva di enfasi: un modo di scolpire che rifiuta il pathos e punta sulla leggibilità a distanza.

I rilievi dei nicchioni: il martirio dei due apostoli

Nel nicchione di destra è collocato l'altorilievo in travertino con la Crocifissione di San Pietro, opera di Alessandro Monteleone; in quello di sinistra la Decollazione di San Paolo di Carlo Pini; sul fronte la Conversione di San Paolo di Venanzo Crocetti. I tre episodi raccontano il destino romano dei due apostoli: Pietro crocifisso, secondo la tradizione a testa in giù, nell'area vaticana; Paolo decapitato, secondo la tradizione, alle Tre Fontane, dove sorge l'Abbazia delle Tre Fontane, a poca distanza da qui in direzione Laurentina. La geografia del martirio racchiude questo quartiere da due lati, e la basilica sorge esattamente in mezzo.

Venanzo Crocetti merita un inciso. Nato a Giulianova il 3 agosto 1913 e morto a Roma il 3 febbraio 2003, arrivò a Roma nel 1928 per lavorare e studiare la sera, senza percorso accademico regolare. Nel 1965 completò la Porta dei Sacramenti della Basilica di San Pietro in Vaticano, inaugurata da Paolo VI il 12 settembre di quell'anno. Uno scultore che ha firmato una delle porte di San Pietro ha lasciato qui, all'EUR, opere della sua giovinezza: il rilievo in marmo della Conversione di Saulo sulla facciata laterale porta la data del 1941, quando l'autore aveva ventotto anni.

La Conversione di Saulo sul fianco della Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

Sulla facciata laterale spicca l'altorilievo in marmo con la Conversione di Saulo, scolpito da Venanzo Crocetti nel 1941. È il momento della caduta da cavallo sulla via di Damasco, il rovesciamento che trasforma il persecutore in apostolo. Poche opere raccontano meglio la logica di questa chiesa: sulla fronte il primato di Pietro, sul fianco la conversione di Paolo, cioè istituzione e rottura, continuità e scandalo. Chi gira intorno all'edificio, e sono pochissimi, se la trova davanti quasi per caso.

L'angelo sulla lanterna e le figure della facciata

All'esterno, sulla cuspide della lanterna, è collocato un angelo in bronzo di Carmelo Abate. Al centro della facciata, ai lati della croce, altri due grandi angeli, opera di Federico Papi, il cui nome ricorre anche nella forma Federigo. Sono i pezzi meno accessibili all'osservazione ravvicinata, e servono un teleobiettivo o un binocolo: dal piazzale si distinguono le sagome, non i dettagli. L'angelo sulla lanterna, che nessuno guarda mai, è a tutti gli effetti il punto più alto della chiesa.

Le pareti dei nicchioni e i motivi di Francesco Coccia

Le pareti dei nicchioni e delle cappelle interne furono decorate da Francesco Coccia con motivi geometrici e simbolici, riferiti al 1940. Coccia nacque a Palestrina nel 1902 e morì a Crans-Montana nel 1981; studiò all'Accademia di Belle Arti di Roma e frequentò il gruppo di Villa Strohl Fern. Nel 1944 fu nominato commissario straordinario della Quadriennale di Roma e nel 1948 organizzò la quinta edizione, ribattezzata Rassegna nazionale delle arti figurative. La sua opera più nota resta il gruppo scultoreo del Mausoleo delle Fosse Ardeatine: lo stesso artista che decora questa basilica ha firmato il monumento alla strage del 24 marzo 1944. Tenere insieme le due cose aiuta a capire quanto sia stretto, nell'Italia del Novecento, il filo che lega la committenza del regime e la memoria delle sue vittime.

Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR, ingresso
Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR, ingresso

Dentro la Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR: la visita ambiente per ambiente

L'ingresso e la prima percezione dello spazio

Si spinge il portale e si entra in un ambiente circolare da cui si aprono quattro bracci. Non c'è navata, non c'è colonnato, non c'è penombra. La luce arriva dall'alto, dalle finestre circolari del tamburo, e cade sul pavimento in marmi colorati. Il primo effetto è di spaesamento: chi entra aspettandosi una chiesa romana trova invece un unico volume compatto, dominato dal vuoto della calotta. Il secondo effetto, che arriva dopo un minuto, è di quiete. Lo spazio non spinge da nessuna parte, e questo rallenta chi vi cammina dentro.

Concedetevi trenta secondi fermi appena oltre la soglia, prima di muovervi. È l'unico modo per registrare la proporzione fra il diametro e l'altezza, che poi, girando, si perde. Chi entra camminando non capisce questa chiesa.

La cupola della Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR vista da dentro

La calotta è cassettonata con un motivo a croce e riquadri in stucco che si ripete concentricamente fino all'oculo. Il bianco della volta contrasta con le pitture variopinte delle cappelle e con il pavimento in marmo colorato: un gioco cromatico voluto, che concentra la luce in alto e i colori in basso. Dal cornicione del tamburo pende un enorme corona di luci a sedici lati, un apparecchio illuminante che regge il confronto con lo spazio senza affollarlo.

Il consiglio pratico: mettetevi esattamente al centro, sotto la chiave, e guardate su. Poi spostatevi di dieci metri e riguardate. Il disegno dei cassettoni cambia completamente di significato, perché la prospettiva concentrica funziona da un punto solo. È il tipo di verifica che si fa anche al Pantheon, e qui, senza folla intorno, riesce meglio.

Cupola della Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR vista dall'interno
Cupola Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR vista dall'interno

Gli Evangelisti sul tamburo della Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

Sul tamburo della cupola sono collocati quattro altorilievi marmorei con gli Evangelisti. San Luca e San Marco furono creati da Francesco Coccia, San Giovanni e San Matteo da Enrico Castelli. La collocazione ai quattro punti del tamburo riprende una tradizione antichissima, quella dei pennacchi con i simboli degli evangelisti nelle chiese a pianta centrale bizantine e paleocristiane: qui il riferimento è tradotto in un linguaggio scultoreo novecentesco, con volumi netti e panneggi semplificati.

Sono difficili da guardare senza torcicollo, e la luce che li illumina cambia molto secondo l'ora. Nel pomeriggio, con il sole basso che entra dalle finestre a occidente, i rilievi guadagnano profondità e diventano leggibili anche a occhio nudo. Al mattino restano piatti.

L'altare maggiore e il Cristo dei Selva

Sopra l'altare maggiore, sullo sfondo dell'abside, domina la figura del Cristo, nota come Cristo nel tappeto di Grazia e anche come Cristo trionfatore, datata al 1966 e realizzata in marmo da Attilio Selva. Attilio Selva nacque a Trieste nel 1888 e morì a Roma nel 1970; studiò alla Scuola Industriale di Trieste, lavorò come scalpellino a Milano, fu accolto nell'atelier di Leonardo Bistolfi a Torino e vinse il Premio di Roma nel 1907. Precursore del ritorno all'ordine, orientato al Novecento italiano e a una monumentalità di ascendenza michelangiolesca, aveva già firmato la Fontana delle Cariatidi di piazza dei Quiriti, il monumento a Guido Baccelli e alcune statue dello Stadio dei Marmi al Foro Italico.

La figura è inserita in un mosaico che rappresenta il Martirio e la glorificazione degli apostoli Pietro e Paolo, opera del figlio Sergio Selva. Padre e figlio che lavorano insieme allo stesso fondale absidale sono una consuetudine di bottega antica applicata a un cantiere del dopoguerra, ed è un dettaglio che rende questo insieme meno freddo di quanto la fotografia lasci pensare. Il mosaico è la superficie che raccoglie e rilancia la luce dell'aula: senza di esso l'abside sarebbe un fondo cieco.

Il Crocifisso di bronzo di Giuseppe Graziosi

Il Crocifisso in bronzo, riferito al 1942, è opera del modenese Giuseppe Graziosi. Nato a Savignano sul Panaro il 25 gennaio 1879 e morto a Firenze il 2 luglio 1942, Graziosi era figlio di mezzadri: gli studi gli furono pagati da Arsenio Crespellani e dalla moglie Emilia, e si formò fra Modena, Firenze, Roma e Parigi. Scultore, pittore, incisore e fotografo, aveva ottenuto una medaglia di bronzo a Parigi nel 1900 con Il fonditore e un premio all'Esposizione di San Francisco del 1915 con Susanna, e lavorava a una Via Crucis dal 1920.

Se le date sono corrette, questo Crocifisso appartiene all'ultimo anno di vita dell'artista. Guardatelo pensando a un uomo di sessantatré anni che ha attraversato il naturalismo di fine Ottocento, il Novecento e la retorica monumentale degli anni Trenta, e che qui torna a una scultura essenziale. È l'opera più sobria dell'intera chiesa, e per me la più bella.

Gli amboni di bronzo di Duilio Cambellotti nella Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

I due amboni gettati in bronzo, con altorilievi che narrano gli episodi principali della predicazione di San Pietro e di San Paolo, sono opera di Duilio Cambellotti, e sono la ragione per cui vale la pena venire fin quassù anche solo per mezz'ora. Cambellotti nacque a Roma il 10 maggio 1876 e vi morì il 31 gennaio 1960. Si definiva un irregolare e un autodidatta: nel 1954 dichiarò di non avere frequentato scuole né avuto maestri, pur avendo frequentato l'Accademia di Belle Arti di Roma fra il 1893 e il 1897 studiando incisione e cesello con Alessandro Morani e Raffaello Ojetti, senza mai diplomarsi.

La sua biografia è quella di un artista totale: xilografo, incisore, ceramista, autore di vetrate, scenografo. Nel 1905, con Giovanni Cena, Giacomo Balla e Sibilla Aleramo, fondò le scuole per i contadini ai margini delle paludi pontine. Dal 1914 al 1939, e poi dal 1947, firmò gli allestimenti degli spettacoli classici al Teatro Greco di Siracusa per l'Istituto Nazionale del Dramma Antico, cominciando con l'apparato scenografico dell'Agamennone di Eschilo. Le sue vetrate si ammirano alla Casina delle Civette di Villa Torlonia, che chi ama il Liberty romano conosce a memoria.

Negli amboni dell'EUR ritrovate quella mano: il segno grafico che diventa rilievo, le figure allungate, la narrazione che corre in fasce. Sono opere tarde, di un uomo ormai settantenne, e conservano intatta la nettezza del disegno. Se dovessi indicare un solo pezzo da guardare in questa chiesa, indicherei questi due.

La cappella dell'Immacolata Concezione e il mosaico di Bruno Saetti

Nella cappella di sinistra, dedicata all'Immacolata Concezione, è collocato un mosaico di Bruno Saetti che rappresenta la Madonna con il Bambino circondata da una corona di angeli. Saetti nacque a Bologna il 21 novembre 1902 e vi morì il 10 luglio 1984. Completò gli studi all'Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1924, fu ammesso alla Biennale di Venezia del 1928 con il Giudizio di Paride e partecipò complessivamente a quattordici edizioni, con una personale nel 1938 e riconoscimenti negli anni Cinquanta. Aveva vinto il Premio Baruzzi nel 1929 con Bagnanti.

Saetti rifiutò i linguaggi delle avanguardie e si attestò su un realismo espressionista, dipingendo nudi femminili, maternità, paesaggi e figure simboliche come gli angeli. Dal 1935, dopo un viaggio a Pompei, si specializzò nella tecnica dell'affresco, e passò poi al mosaico. Il suo lavoro romano più noto restano gli affreschi della basilica di Sant'Eugenio. Nella cappella dell'EUR il colore è più caldo del resto della chiesa, e il contrasto con il bianco della calotta è esattamente quello che i progettisti avevano cercato.

Nella stessa cappella è collocata una statua dell'Immacolata Concezione datata al 1958 e riferita alla bottega altoatesina di Ferdinand Stuflesser, una delle grandi manifatture di scultura sacra della Val Gardena, che ha fornito arredi e statue a migliaia di chiese in tutto il mondo.

La cappella di San Francesco d'Assisi e il mosaico di János Hajnal

Nella cappella di destra, dedicata a San Francesco d'Assisi, si ammira una pala in mosaico raffigurante San Francesco insieme ad alcuni santi dell'ordine francescano. L'autore è János Hajnal, detto in Italia Giovanni, nato a Budapest il 27 agosto 1913 e morto a Roma il 9 ottobre 2010. Diplomato all'Accademia di Budapest, frequentò poi le Accademie di Francoforte, Stoccolma e Roma; a diciotto anni compì a piedi il viaggio da Budapest a Firenze. Si trasferì definitivamente in Italia nel 1948 e ottenne la cittadinanza italiana per meriti artistici nel 1958.

Hajnal è uno dei maggiori autori italiani di vetrate istoriate e mosaici del secondo Novecento: sue sono le vetrate del Duomo di Milano realizzate fra il 1953 e il 1955 e poi fra il 1988 e il 1989, le vetrate dell'Aula Paolo VI in Vaticano del 1971, il rosone della basilica di Santa Maria Maggiore del 1995 e le vetrate delle chiese romane di San Leone, Santa Maria Goretti, Sant'Angela Merici e Santa Brigida. La presenza francescana nella cappella non è casuale: la basilica è affidata ai Frati Minori Conventuali, e la scelta iconografica dichiara chi custodisce l'edificio.

La cappella di Sant'Antonio e le opere in cotto

A destra dell'ingresso si trova la cappella di Sant'Antonio. Restaurata nel 1978, fu arricchita con le opere in cotto del pittore Franco Petruzzi. È un ambiente minore rispetto alle due cappelle maggiori, e proprio per questo interessante: mostra la stratificazione di una chiesa parrocchiale che continua a essere adattata dalla comunità che la usa. Il cotto è un materiale povero, caldo, tattile, agli antipodi del marmo e del travertino del resto dell'edificio.

Il fonte battesimale e il Battesimo di Gesù

Sul lato destro si apre il fonte battesimale, arricchito da mosaici e da marmi, opera del pittore Sergio Selva. Il gruppo in bronzo poggiato sulla vasca, raffigurante il Battesimo di Gesù, è di Andrea Spadini, riferito al 1940. Spadini nacque a Roma il 2 luglio 1912 e vi morì il 4 settembre 1983. Era figlio del pittore Armando Spadini, studiò a Firenze presso Libero Andreotti, fu assistente di Arturo Martini all'Istituto d'Arte di Monza, e a Roma frequentò la Scuola d'Arte della Medaglia con Giuseppe Romagnoli e la Scuola Libera del Nudo, in un ambiente segnato da Mario Mafai e da Scipione.

La critica ne ha sottolineato la giocosità, l'umorismo e un dinamismo di ascendenza berniniana, oltre al recupero della grande tradizione della ceramica settecentesca. Nel 1943 partecipò alla difesa di Porta San Paolo. Della sua vicenda dirò altro nel capitolo delle curiosità, perché contiene un dettaglio che di solito lascia i miei gruppi a bocca aperta.

L'organo a canne della Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

Nel transetto sinistro, a pavimento alla sinistra dell'altare, si trova l'organo a canne. Fu costruito nel 1960 da Libero Rino Pinchi e ampliato nel 1990 da Carlo Soracco. La trasmissione è elettrica con sistema multiplo; lo strumento dispone di venticinque registri, dei quali sei reali, distribuiti su due manuali e pedale. Il sistema multiplo, per chi non ha pratica di organaria, significa che poche file di canne vengono utilizzate a più altezze per generare molti registri: una soluzione economica e compatta, adottata largamente nelle chiese italiane del dopoguerra e discussa dagli organari puristi.

L'acustica di uno spazio a pianta centrale con calotta emisferica è generosa e infida allo stesso tempo: il riverbero è lungo, i suoni gravi si impastano, le voci parlate perdono definizione. Se vi capita di assistere a una celebrazione con l'organo in funzione, sedetevi verso il fondo di un braccio e non al centro: la calotta concentra il suono e al centro si sente peggio.

La sacrestia e i bozzetti

Nella sacrestia sono raccolte varie opere di un certo interesse e alcuni bozzetti delle opere realizzate nella basilica. Non è un ambiente aperto alla visita libera: chiedete in parrocchia, con garbo e fuori dagli orari di celebrazione. I bozzetti sono materiale prezioso perché documentano il passaggio dall'idea all'esecuzione in un cantiere durato quindici anni e interrotto da una guerra, e permettono di confrontare quanto fu progettato prima del 1943 con quanto fu realizzato dopo il 1953.

I marmi, il pavimento e il colore

Il pavimento in marmo colorato è uno degli elementi meno commentati e più efficaci dell'interno. Insieme alle pitture delle cappelle costruisce la fascia bassa cromatica che regge il bianco della volta. Camminateci sopra guardando in basso per una decina di metri, seguendo il disegno: la geometria del pavimento riprende quella della pianta e aiuta a capire dove finisce il cerchio e dove cominciano i bracci. È un espediente antico, usato nelle basiliche romane con i pavimenti cosmateschi, qui riproposto con materiali e disegni del Novecento.

Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR vista dall'interno
Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR vista dall'interno

Leggere l'architettura del ventennio senza tifoserie

Che cosa dicono i documenti e che cosa dicono le interpretazioni

Su questo edificio si può dire qualcosa di verificabile e qualcosa di opinabile, e conviene tenere separate le due cose. Verificabile: la committenza è l'ente autonomo dell'Esposizione Universale del 1942, il progetto è del 1938, i lavori cominciano nel 1939, si interrompono nel 1943 e riprendono nel 1953, l'edificio apre al culto nel 1955. Verificabile: gli artisti coinvolti sono figure di primo piano del sistema artistico italiano di quegli anni, molti dei quali continueranno a lavorare senza soluzione di continuità anche nella Repubblica. Opinabile: che la chiesa e il Palazzo della Civiltà Italiana costituiscano insieme la messa in scena di un patto fra regime e Chiesa dopo i Patti Lateranensi del 1929. Questa lettura è largamente accolta dagli studi ed è ragionevole, ma resta una lettura.

Nel merito architettonico, l'edificio appartiene a quella linea di monumentalismo semplificato che in Italia si è chiamata in molti modi e che ha prodotto risultati diseguali. Qui il risultato regge, per tre ragioni concrete: la scelta della pianta centrale, insolita e coraggiosa; la qualità del rivestimento lapideo; la decisione di affidare l'ornato a scultori veri anziché a decoratori. Regge molto meno l'idea che la monumentalità basti a fare architettura sacra: chi entra cercando raccoglimento trova uno spazio che parla di ordine più che di mistero.

Una posizione personale, dichiarata come tale

Accompagno gruppi da vent'anni e ho imparato che davanti alle architetture del ventennio si formano subito due schieramenti. Il primo vuole demolire tutto per ragioni morali, il secondo si commuove per ragioni estetiche e dimentica il contesto. Sono entrambe posizioni comode. La posizione scomoda, e a mio parere l'unica utile, è guardare l'edificio come un documento: dice che cosa un potere voleva mostrare di sé, con quali mezzi e con quali artisti, e dice anche che quella retorica non è sopravvissuta alla guerra, tanto che la chiesa fu finita da un'altra Italia, con altri soldi e altri committenti. Un edificio a cavallo di due epoche vale più di mille dibattiti.

Una curiosità su Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

Lo scultore che ha modellato il gruppo bronzeo del Battesimo di Gesù sulla vasca battesimale di questa basilica è lo stesso che ha firmato uno degli oggetti più amati di New York. Andrea Spadini, romano, classe 1912, realizzò fra il 1964 e il 1965 l'orologio musicale con sculture in bronzo dello zoo di Central Park, a Manhattan: quello con gli animali che girano in tondo suonando gli strumenti a ogni mezz'ora, davanti al quale si fermano ogni giorno centinaia di bambini. Fra il fonte battesimale dell'EUR e la Sixty-fourth Street corre lo stesso scalpello.

La cosa diventa più gustosa se si tiene conto di come la critica ha descritto Spadini: giocosità, umorismo, un dinamismo che risale alla scultura barocca di Bernini, e un recupero dichiarato della grande tradizione della ceramica settecentesca. Non è il profilo che ci si aspetta dall'autore di un gruppo battesimale in una chiesa monumentale. Eppure è proprio quella leggerezza a rendere il Battesimo di Gesù di questa basilica meno solenne e più umano di quanto l'architettura intorno lascerebbe prevedere. Guardatelo con l'orologio di Central Park in mente: la mano è riconoscibile.

Aggiungo un secondo dettaglio, meno noto di quanto meriti. La cupola che vedete grigia doveva essere gialla oro. Il progetto originario prevedeva una calotta dorata, e l'idea fu abbandonata per difficoltà esecutive durante i lavori; si scelse allora un grigio più neutro, capace di accordarsi con il travertino e con il cemento del resto della fabbrica. Provate a rifare mentalmente la scena: un pianoro di edifici bianchi e squadrati, e in cima una cupola d'oro visibile dal Tevere e dalla via Ostiense. Il quartiere avrebbe avuto un'altra identità, e questa chiesa sarebbe diventata la cartolina di Roma sud. La rinuncia al giallo oro è una delle decisioni meno raccontate e più determinanti dell'intera vicenda.

Terza curiosità, per i pignoli: nel 1953, alla riapertura del cantiere fermo da dieci anni, si scoprì che grandi quantità di materiale da costruzione erano state sottratte. Il cantiere della basilica, abbandonato in mezzo alla campagna in una città affamata, era stato lentamente smontato. Ogni volta che qualcuno mi dice che l'EUR è un quartiere senza storia, racconto questo episodio.

Una cosa che non ti dice nessuno su Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

Questa basilica non ha il campanile. Non è nascosto, non è crollato, non è stato demolito: non è mai esistito. Per una chiesa parrocchiale italiana è un'anomalia clamorosa, e nessuna guida la segnala. Il progetto affida tutta la verticalità alla cupola e alla lanterna con l'angelo di bronzo, rinunciando all'elemento che da mille anni segnala una chiesa nel paesaggio urbano. Se ci pensate, la scelta ha una logica ferrea: in un quartiere progettato per essere visto da lontano e in prospettiva, la calotta emisferica funziona meglio di una torre, e una torre avrebbe rotto la simmetria della croce greca. Ma il risultato è che questa chiesa non suona le campane da un campanile come tutte le altre, e questo cambia il modo in cui il quartiere la percepisce.

Seconda cosa che quasi nessuno dice: la basilica fu aperta al culto nel 1955 e dedicata solennemente soltanto nel giugno del 1966, undici anni dopo. Le due cose non coincidono affatto. Una chiesa può essere aperta, avere una parrocchia, celebrare battesimi e funerali, e restare per anni non consacrata: la dedicazione è un rito solenne che richiede il vescovo e che si celebra quando l'edificio è considerato compiuto. Undici anni di scarto significano che nel 1955 il cantiere degli interni era tutt'altro che finito, e infatti il Cristo di Attilio Selva sull'abside porta la data del 1966, cioè l'anno stesso della dedicazione. La chiesa fu dedicata quando l'abside fu pronta.

Terza cosa. Il titolo cardinalizio che le è collegato non porta il nome dell'EUR ma quello della via Ostiense: si chiama titolo dei Santi Pietro e Paolo a Via Ostiense, e fu istituito da Paolo VI il 5 febbraio 1965. Chi cerca il titolo con la parola EUR non lo trova, e questo genera confusione persino fra gli addetti ai lavori. Il primo cardinale titolare fu il croato Franjo Šeper, che nel 1968 sarebbe diventato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede succedendo ad Alfredo Ottaviani: uno degli uomini più influenti della Chiesa postconciliare aveva come chiesa titolare questa cupola all'EUR.

Quarta, e chiudo. La distanza fra questa chiesa e la Basilica di San Paolo fuori le mura è breve, e il legame è più stretto di quanto si creda: il titolo cardinalizio prende il nome dalla stessa via che porta alla tomba di Paolo, e i rilievi della facciata raccontano il martirio dei due apostoli avvenuto, secondo la tradizione, a pochi chilometri da qui in due direzioni opposte. Questa collina è a metà strada fra il luogo dove Pietro fu crocifisso e il luogo dove Paolo fu decapitato. La geografia della basilica è un fatto teologico prima che urbanistico.

Il consiglio che ti do per visitare Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

Andateci di pomeriggio, verso le quattro d'inverno o le sei d'estate, e arrivateci a piedi dal basso salendo la cordonata di viale Europa. Il motivo è la luce. La facciata principale prende il sole nella seconda metà della giornata, e i rilievi in travertino dei nicchioni, che al mattino restano piatti, con il sole radente acquistano profondità e diventano finalmente leggibili. Dentro, le finestre circolari del tamburo lavorano allo stesso modo: nel pomeriggio la calotta si accende in modo diseguale, e i cassettoni in stucco proiettano ombre che al mattino non esistono.

Secondo consiglio: controllate il calendario delle celebrazioni prima di partire. Una chiesa parrocchiale attiva è occupata da messe, matrimoni, funerali, catechesi e prove del coro molto più spesso di quanto un turista immagini. La fascia migliore per una visita tranquilla è la metà mattina fra la messa delle 8:30 e mezzogiorno, oppure il primo pomeriggio prima della messa serale. Il sabato pomeriggio, nella stagione dei matrimoni, questa basilica è una delle più richieste di Roma sud: la scalinata monumentale è una scenografia perfetta per le fotografie di nozze, e se capitate in quel momento troverete un piazzale pieno di ospiti e nessuna possibilità di guardare l'interno con calma.

Terzo consiglio, e riguarda il metodo. Non trattate questo edificio come una tappa di dieci minuti. Servono quaranta minuti buoni: dieci per la salita e l'esterno, cinque per il portale di Prini, venti per l'interno, cinque per il giro intorno alla fabbrica che quasi nessuno fa e che è l'unico modo per vedere la Conversione di Saulo di Crocetti sul fianco. Il giro esterno completo è la parte che consiglio con più convinzione, perché mostra la logica dei quattro avancorpi e permette di capire la pianta a croce greca camminandoci intorno, cosa che dall'interno risulta molto più difficile.

Quarto: abbinatela a qualcos'altro nella stessa uscita. Da sola non riempie una mattinata, e il quartiere intorno offre parecchio. Una combinazione che funziona bene è basilica, laghetto dell'EUR e Museo delle Civiltà, con pranzo in zona viale Europa. Un'altra, per chi ha la macchina, è basilica e Abbazia delle Tre Fontane, cioè il luogo del martirio di Paolo secondo la tradizione: il collegamento tematico è forte e la distanza minima.

Quinto e ultimo: portate un binocolo leggero, o almeno un teleobiettivo. L'angelo di Carmelo Abate sulla lanterna, gli angeli di Federico Papi ai lati della croce sulla facciata e i quattro Evangelisti sul tamburo interno sono collocati tutti a distanze che l'occhio nudo non copre. Senza uno strumento ottico vi perdete una parte consistente dell'apparato scultoreo, e ve ne accorgerete solo guardando le fotografie a casa.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che l'EUR sia nato per un'esposizione universale mai celebrata lo sanno in molti. Che il pianoro sia stato un campo di battaglia lo sanno in pochi, e quasi nessuno collega le due cose. Fra l'8 e il 10 settembre 1943, dopo l'annuncio dell'armistizio, la difesa di Roma si giocò a sud, sulla direttrice che dal Ponte della Magliana e dalle vie consolari puntava al centro. Il caposaldo numero 5 era collocato all'altezza della chiesa dell'Esposizione, la cui cupola solitaria svettava sul crinale del pianoro: una posizione cruciale, perché chi teneva quella quota controllava l'accesso alla città.

Il primo colpo d'arma da fuoco della zona sud fu sparato alle 22:10 dell'8 settembre dalla batteria del capitano Villoresi. Nella notte e nella mattina seguenti si alternarono attacchi e contrattacchi: il battaglione di riserva del maggiore Costa intervenne, e alle 10:30 del 9 settembre il caposaldo numero 5 fu interamente riconquistato dai granatieri del secondo battaglione e dai semoventi del reggimento Montebello della divisione Ariete. Nel pomeriggio una tregua concordata fu violata, e i carri tedeschi attaccarono il comando di reggimento alla Montagnola. Sul terreno operarono il primo e il secondo reggimento Granatieri di Sardegna, carabinieri, bersaglieri, uomini della Polizia Africa Italiana e il ventunesimo battaglione mortai da 81, contro paracadutisti germanici e unità SS.

Le difese del cantiere dell'esposizione erano state indebolite in anticipo per una ragione che oggi suona surreale: l'Alto Commissario dell'E42 ne aveva fatto sospendere l'allestimento, preoccupato dei gravissimi danni che ne avrebbe riportato la zona. Si temeva per gli edifici mentre si stava perdendo la città.

Dopo i combattimenti, sulla scarpata della chiesa furono rinvenute e ricoperte di terra nove salme irriconoscibili di militari italiani. Ai piedi della scalinata caddero quattro granatieri rimasti ignoti, i cui corpi, semispogliati, erano stati privati delle piastrine di riconoscimento. Il granatiere Frantellizzi, testimone di quei giorni, ricordò la perdita di quattro ufficiali, alcuni dei quali decorati con medaglia d'oro alla memoria, e un numero imprecisato di granatieri morti e feriti.

Il fatto è documentato, e questo lo distingue dalle molte leggende che circolano sull'EUR. Eppure viene citato di rado, perché non entra nel racconto abituale del quartiere, che oscilla fra la retorica dell'architettura e il cinema degli anni Sessanta. Quando accompagno un gruppo su quella scalinata, mi fermo a metà e lo dico. Il silenzio che segue vale più di qualunque commento sull'ordine dei volumi.

La foto giusta da fare a Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

La fotografia che questa basilica chiede è una sola, e non è quella frontale dal piazzale. Scendete la cordonata fino a viale Europa, giratevi, e inquadrate da laggiù con un obiettivo moderatamente grandangolare, tenendo la scalinata come linea di fuga centrale e la cupola in alto. È la vista per cui l'edificio è stato progettato: base larga, salita, culmine. Se scattate dal piazzale non ottenete altro che un muro di travertino, perché da vicino il volume schiaccia la prospettiva e la cupola sparisce dietro l'avancorpo.

L'ora giusta è il tardo pomeriggio, quando il sole illumina la fronte da destra e il travertino passa dal bianco al miele. D'estate conviene aspettare l'ultima mezz'ora prima del tramonto; d'inverno bastano le tre e mezza. Chi ama i cieli drammatici tenga d'occhio i temporali di fine estate: sopra un pianoro senza ostacoli le nuvole arrivano da lontano e la cupola grigia contro un fronte scuro è un'immagine di forza notevole.

La seconda fotografia da portare a casa è interna e verticale. Mettetevi al centro esatto sotto la calotta, appoggiate lo smartphone o la fotocamera a terra rivolti verso l'alto e scattate: la simmetria dei cassettoni a croce e riquadri converge verso l'oculo e produce un'immagine geometrica pulita, che con la luce naturale del pomeriggio guadagna profondità. Fate attenzione a due cose: non stendetevi sul pavimento, perché siete in una chiesa e la cosa è irrispettosa, e non usate il flash, che sui mosaici e sugli stucchi restituisce colori falsi.

La terza è un dettaglio. Il portale di bronzo di Giovanni Prini, con le sue dieci formelle, va fotografato di taglio, con la luce radente, non frontalmente: il bronzo frontale appiattisce, la luce laterale scolpisce i rilievi e li rende leggibili. Riempite l'inquadratura con due o tre formelle, non con l'intero battente.

Un'ultima indicazione sui luoghi da cui la cupola si vede bene, per chi cerca l'inquadratura larga: la basilica occupa il punto più elevato dell'area e la calotta emerge da parecchi punti del quartiere, in particolare risalendo viale Europa e dai bordi del parco Centrale del Lago. Sono viste che raccontano il rapporto fra la chiesa e la città che le è cresciuta intorno, e valgono più di dieci primi piani. E per favore, evitate il drone: sopra un'area urbana servono autorizzazioni, e il fastidio arrecato a chi prega non vale un video di quindici secondi.

Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR, foto storiche
Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR, foto storiche

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

26 dicembre 1936: nasce l'ente autonomo incaricato di organizzare l'Esposizione Universale del 1942. Il 26 aprile 1937 Mussolini pianta un pino nel punto centrale dell'area, con l'obiettivo dichiarato di spingere Roma verso il mare. Da quel gesto discende tutto il resto, compresa la chiesa.

Settembre 1938: viene approvato il progetto della basilica, firmato da Arnaldo Foschini con Alfredo Energici, Vittorio Grassi, Nello Ena, Tullio Rossi e Costantino Vetriani. Aprile 1939: cominciano i lavori. Settembre 1940: la carcassa muraria è completata. Primi mesi del 1941: la cupola è eretta. Inizi del 1942: vengono collocate le due statue colossali degli apostoli.

1943: un bombardamento interessa alcune strutture e i lavori si fermano. Fra l'8 e il 10 settembre dello stesso anno il pianoro diventa campo di battaglia nella difesa di Roma, con il caposaldo numero 5 collocato all'altezza della chiesa; sulla scarpata dell'edificio saranno poi rinvenute nove salme irriconoscibili di militari italiani, e ai piedi della scalinata cadranno quattro granatieri rimasti ignoti.

Dicembre 1952: i Frati Minori Conventuali prendono possesso dell'edificio. 1953: i lavori riprendono, e si scopre che dal cantiere erano state sottratte grandi quantità di materiale da costruzione.

9 febbraio 1955: entra in servizio la linea B della metropolitana, con le stazioni Esposizione Est ed Esposizione Ovest, inaugurata dal presidente Luigi Einaudi e dal cardinale vicario Clemente Micara. 3 luglio 1955: la chiesa è aperta al culto, sempre con Micara. Il quartiere fantasma comincia a diventare abitabile.

8 dicembre 1958: la chiesa è eretta a parrocchia. È la data che trasforma un monumento in una comunità.

1960: Roma ospita i Giochi della XVII Olimpiade e l'EUR viene portato quasi a compimento, con il Palazzo dello Sport di Pier Luigi Nervi e Marcello Piacentini e il Velodromo. La chiesa, finita cinque anni prima, si trova per la prima volta dentro una città funzionante anziché in un cantiere.

5 febbraio 1965: Paolo VI istituisce il titolo cardinalizio dei Santi Pietro e Paolo a Via Ostiense. Il 22 febbraio successivo il primo titolare è il cardinale Franjo Šeper.

Giugno 1966: la chiesa viene solennemente dedicata dal cardinale titolare Šeper. 1967: Paolo VI la eleva alla dignità di basilica minore.

22 marzo 1981: Giovanni Paolo II compie la visita pastorale alla parrocchia romana dei Santi Pietro e Paolo, nell'ambito del programma di visite alle parrocchie della sua diocesi che segnò tutto il suo pontificato.

2007: la basilica è sottoposta a importanti interventi di restauro e conservazione, resi necessari anche da problemi di natura strutturale. È il momento in cui l'edificio, arrivato a settant'anni dal progetto, comincia a essere trattato come patrimonio anziché come costruzione recente.

Ottobre 2025: padre Luca Atzeni inizia il suo ministero come parroco della comunità. La basilica continua a essere quello per cui è stata eretta a parrocchia nel 1958: una chiesa dove la gente del quartiere si sposa, battezza i figli e saluta i morti.

Chi è passato da Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

Il primo nome è quello di Clemente Micara, cardinale vicario di Roma, che nel luglio del 1955 aprì al culto la chiesa e che pochi mesi prima, il 9 febbraio dello stesso anno, aveva inaugurato insieme al presidente Luigi Einaudi la linea B della metropolitana. Due inaugurazioni nello stesso anno, la ferrovia sotterranea e la basilica sulla collina, entrambe pensate per un'esposizione che non si era tenuta e riconvertite a servizio di una città reale. Micara è stato uno degli uomini che hanno gestito il passaggio della Chiesa romana dal dopoguerra al Concilio, e il suo nome ricorre in decine di prime pietre della periferia romana.

Il secondo nome è quello di Franjo Šeper, arcivescovo di Zagabria, primo cardinale titolare della chiesa dal 22 febbraio 1965 e celebrante della dedicazione solenne nel giugno del 1966. Nel 1968 divenne prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, incarico che tenne fino al 1981: è la figura che ha guidato l'ex Sant'Uffizio nella stagione più delicata del postconcilio. Il fatto che la sua chiesa titolare fosse una basilica di periferia costruita da un ente fascista è una di quelle ironie che la storia produce senza volerlo.

Terzo nome: Paolo VI, che istituì il titolo cardinalizio il 5 febbraio 1965 ed elevò la chiesa a basilica minore nel 1967. Papa Montini ebbe con l'arte del proprio tempo un rapporto attivo e polemico, e la scelta di dare dignità basilicale a un edificio del Novecento non è affatto neutra.

Quarto nome, e il più significativo per la comunità: Giovanni Paolo II, che il 22 marzo 1981 compì la visita pastorale alla parrocchia romana dei Santi Pietro e Paolo. Papa Wojtyła visitò in ventisette anni la grandissima parte delle parrocchie di Roma, e per una comunità di quartiere quella giornata resta il fatto più importante della propria storia. Meno di due mesi dopo, il 13 maggio 1981, sarebbe stato colpito in piazza San Pietro.

Poi i cardinali titolari successivi: il filippino Ricardo Vidal, arcivescovo di Cebu, titolare dal 25 maggio 1985 al 2017, e il peruviano Pedro Barreto, dal 28 giugno 2018. Nessuno dei due ha legami con il quartiere, ma è il modo in cui la Chiesa romana lega le sue periferie al collegio cardinalizio, e questa basilica è a tutti gli effetti una chiesa titolare del mondo intero.

Infine gli artisti, che sono passati di qui lasciando le opere della loro maturità o della loro giovinezza: Arnaldo Foschini, futuro preside della facoltà di architettura di Roma e presidente dell'Accademia di San Luca; Giovanni Prini, arrivato da Genova e diventato uno degli scultori più delicati del primo Novecento italiano; Duilio Cambellotti, l'autodidatta delle vetrate e delle scenografie di Siracusa; Venanzo Crocetti, che a ventotto anni firmava qui la Conversione di Saulo e a cinquantadue avrebbe firmato la Porta dei Sacramenti in Vaticano; Bruno Saetti, quattordici volte alla Biennale di Venezia; János Hajnal, ungherese di Budapest naturalizzato italiano per meriti artistici, autore del rosone di Santa Maria Maggiore; Francesco Coccia, che avrebbe scolpito il gruppo delle Fosse Ardeatine; Andrea Spadini, l'uomo dell'orologio dello zoo di Central Park; Giuseppe Graziosi, figlio di mezzadri modenesi, al suo ultimo anno di vita.

Non è un elenco di celebrità da rotocalco. È l'elenco di chi ha fatto la scultura e il mosaico in Italia fra le due guerre e nel dopoguerra, concentrato in un solo edificio di periferia. Poche chiese romane del Novecento possono dire altrettanto.

Il 29 giugno alla Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR: la festa dei patroni

Che cosa si celebra

La solennità dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno, commemora il martirio a Roma dei due apostoli. È una festa di origine cristiana antichissima, e la data è tradizionalmente riferita all'anniversario della loro morte oppure alla traslazione delle reliquie. Per una chiesa intitolata a entrambi, è il giorno dell'anno: il titolare doppio significa che la festa patronale coincide con la festa dei patroni della città.

Nella liturgia romana la solennità porta con sé alcune consuetudini che vale la pena conoscere. La sera del 28 giugno il pontefice benedice i palli destinati ai nuovi arcivescovi metropoliti. La mattina del 29 giugno, sul cancello della basilica Vaticana, viene esposta la nassa del pescatore, simbolo dell'umile mestiere di Pietro. Nella basilica Lateranense si espongono i reliquiari che secondo la tradizione contengono le teste dei due apostoli. Si visita la prigione tradizionalmente collegata alla detenzione di Pietro, presso San Pietro in Carcere. Ai Vespri e alle Lodi si canta l'inno Decora lux aeternitatis auream.

Perché a Roma il 29 giugno è diverso

Fino al 1976 il 29 giugno fu giorno festivo su tutto il territorio nazionale; la festività fu abolita a livello nazionale a partire dal 1977, ma resta festa locale a Roma in quanto celebrazione patronale, oltre che in altre località italiane. Per chi vive in città significa negozi chiusi, uffici pubblici fermi e un ritmo da domenica in mezzo alla settimana. Per chi visita Roma significa musei con orari particolari e un carico turistico diverso dal solito: informatevi prima, perché è il classico giorno in cui si arriva davanti a una porta chiusa.

Come si vive la festa alla Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

In una parrocchia intitolata ai due apostoli, il 29 giugno le celebrazioni si moltiplicano e la chiesa si riempie. Se il vostro interesse è artistico, quello è il giorno peggiore per una visita attenta: troverete la comunità in festa, e sarebbe fuori luogo aggirarsi fra i banchi con la fotocamera. Se invece il vostro interesse è capire che cosa significa una chiesa viva, non c'è occasione migliore. Scegliete voi, ma sappiate che le due cose non vanno insieme.

La Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR con i bambini

Funziona meglio di quanto si creda, e per una ragione controintuitiva: lo spazio a pianta centrale è immediatamente comprensibile anche a un bambino di sei anni. Non c'è un percorso da seguire, non ci sono cappelle laterali in fila da spiegare una per una, non ci sono nomi da imparare a memoria. C'è un grande cerchio con una cupola sopra, quattro bracci e due cappelle. Un bambino lo capisce in trenta secondi e poi ha voglia di guardare in alto, che è esattamente quello che serve.

Il gioco che consiglio ai genitori è la caccia agli animali e ai simboli: i quattro Evangelisti sul tamburo, con i loro attributi tradizionali, sono una traccia perfetta. Chi trova il leone di Marco, chi il toro di Luca, chi l'aquila di Giovanni, chi l'angelo di Matteo. Poi si esce e si cerca l'angelo di bronzo sulla lanterna, che dal piazzale è un puntino: serve il binocolo, e questo trasforma la ricerca in una piccola impresa. Le formelle del portale di Prini, dieci scene con due protagonisti, si prestano a farsi raccontare come una storia a fumetti.

Attenzione a due cose pratiche. La scalinata monumentale con i passeggini è impraticabile: arrivate direttamente al piazzale superiore. E ricordate ai bambini che si parla piano, che non si corre e che qualcuno intorno sta pregando davvero: le regole vanno spiegate prima di entrare, non dopo il primo richiamo. Dopo la visita, il laghetto dell'EUR e l'EUR Social Park offrono lo spazio aperto che serve a smaltire l'energia accumulata in chiesa.

Accessibilità della Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

La questione va affrontata con onestà. La scalinata monumentale che collega viale Europa al piazzale è una barriera architettonica pura e semplice: chi si muove in sedia a rotelle, chi ha difficoltà motorie o chi spinge un passeggino deve raggiungere direttamente il piazzale superiore, che è a livello e permette l'avvicinamento all'ingresso senza dislivelli significativi. Il piazzale, essendo ampio e poco trafficato, consente anche di scendere dall'auto in prossimità del portale.

All'interno la situazione è favorevole: la pianta centrale su un unico livello, senza gradini fra un ambiente e l'altro e senza cripta da raggiungere, rende la percorrenza semplice. Uno spazio circolare privo di navate e di colonnati è, dal punto di vista dell'accessibilità, molto più comodo di una basilica storica. Le cappelle laterali sono raggiungibili senza scalini.

Per i dettagli specifici, dalla presenza di un ingresso alternativo alla disponibilità di servizi igienici accessibili, conviene una telefonata preventiva all'ufficio parrocchiale allo 06 5926166. In una parrocchia i frati e i volontari conoscono l'edificio meglio di qualunque scheda, e nella mia esperienza si mostrano collaborativi con chi chiama prima.

Quando andare alla Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR e quando evitarla

Le stagioni migliori sono la primavera e l'autunno, per una ragione che riguarda il quartiere più che la chiesa: l'EUR è un pianoro senza ombra, con piazzali enormi e poca vegetazione lungo i percorsi, e ad agosto a mezzogiorno la salita da viale Europa è una prova di resistenza. In inverno, invece, il quartiere ha una bellezza asciutta che gli si addice: cielo terso, luce bassa, travertino che vira al grigio.

Le ore da evitare sono quelle delle celebrazioni, se cercate una visita attenta, e i sabati pomeriggio da aprile a ottobre, quando i matrimoni si susseguono. Il 29 giugno, come detto, è una giornata straordinaria per capire la comunità e pessima per guardare le opere. Le domeniche mattina fra le 10 e le 13 sono le più affollate della settimana.

La finestra ideale, se devo indicarne una sola: un giorno feriale, verso le 16 in inverno o le 17:30 in estate, con la luce che entra dal tamburo e la chiesa quasi vuota. Arrivate a piedi dal basso, prendetevi il tempo della salita, ed entrate senza fretta. In quaranta minuti avrete visto tutto quello che c'è da vedere, e con calma.

Cosa c'è intorno alla Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

Nel raggio di dieci minuti a piedi dalla Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

Scendendo viale Europa si attraversa il cuore commerciale del quartiere, con i portici e le vetrine che ne hanno fatto per decenni la passeggiata delle domeniche di Roma sud. Lungo il viale si incontrano le Torri Ligini e il Museo storico della comunicazione, e proseguendo si arriva al Nuovo Centro Congressi progettato da Massimiliano Fuksas e infine al Piazzale degli Archivi, sede dell'Archivio Centrale dello Stato. In dieci minuti si attraversa mezzo secolo di architettura italiana, dal monumentalismo degli anni Trenta al vetro e acciaio del Duemila.

Nel raggio di venti minuti

Il Palazzo della Civiltà Italiana, alto sessanta metri su una base di cinquantatré, con cinquantaquattro archi per facciata, ventotto statue allegoriche nelle arcate a terra e quattro gruppi equestri dei Dioscuri agli angoli del basamento, è il termine opposto dell'asse su cui sorge la basilica. Fu progettato nel 1937 da Giovanni Guerrini, Ernesto Lapadula e Mario Romano, la costruzione partì nel luglio del 1938, l'inaugurazione parziale avvenne nel 1940 e i lavori si fermarono nel 1943, come per la chiesa. Dal 2013 l'edificio è concesso in locazione a una casa di moda, che vi mantiene uno spazio espositivo aperto al pubblico.

Poco oltre si trovano il Palazzo dei Congressi, il Palazzo dello Sport di Pier Luigi Nervi e Marcello Piacentini costruito per i Giochi del 1960, il laghetto dell'EUR con il suo parco, e il Museo delle Civiltà, che riunisce le collezioni preistoriche, etnografiche e di arti e tradizioni popolari dello Stato.

Poco più lontano, ma tematicamente vicino

In direzione Laurentina si raggiunge l'Abbazia delle Tre Fontane, il luogo che la tradizione indica come teatro della decapitazione di San Paolo. In direzione opposta, lungo la via Ostiense, la Basilica di San Paolo fuori le mura custodisce la tomba dell'apostolo, e più avanti la Piramide Cestia segna l'ingresso antico alla città. Chi vuole completare il percorso petrino ha a disposizione San Pietro in Vincoli con il Mosè di Michelangelo e le catene della tradizione, e San Pietro in Montorio con il Tempietto del Bramante sul Gianicolo, che è a sua volta una costruzione a pianta centrale eretta dove la tradizione colloca la crocifissione dell'apostolo. Il confronto fra il Tempietto e questa cupola dell'EUR, a quattro secoli di distanza, dice moltissimo su come cambia il modo di celebrare lo stesso martirio.

Domande veloci su Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

Quanto costa entrare nella Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR?

Niente. L'ingresso è libero e gratuito, come in quasi tutte le chiese di Roma. Non esiste biglietteria e non esiste prenotazione. Le offerte sono facoltative.

La MIC card vale per la Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR?

No. La MIC card è la tessera dei musei civici del Comune di Roma e non ha alcun effetto sulle chiese, che non appartengono al circuito museale. Del resto qui non serve, perché si entra gratis.

La Roma Pass serve per visitare la Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR?

No. La Roma Pass comprende musei e trasporti pubblici, e una chiesa non è un museo. Vi tornerà utile per arrivare fin qui in metropolitana, non per entrare.

Ci sono spazi a pagamento dentro la Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR?

No. Non c'è salita alla cupola, non c'è cripta con ingresso separato, non c'è tesoro, non ci sono scavi archeologici e non c'è campanile percorribile. Tutto quello che si visita è gratuito.

Si può salire sulla cupola della Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR?

No, non è prevista alcuna salita per i visitatori. Chi cerca una cupola percorribile a Roma deve rivolgersi alla Basilica di San Pietro in Vaticano, dove però la salita è a pagamento.

Quali sono gli orari delle messe alla Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR?

Nei giorni feriali alle 7:00, alle 8:30 e la sera, con orario serale che passa dalle 18:00 del periodo invernale alle 18:30 dei mesi caldi. La domenica alle 8:00, alle 9:00, alle 10:30, alle 12:00, alle 18:00 e alle 19:00. In luglio e agosto il calendario può variare.

Qual è l'indirizzo esatto della Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR?

Piazzale dei Santi Pietro e Paolo 8, 00144 Roma, quartiere Europa. Il telefono della parrocchia è 06 5926166 e la posta elettronica dell'ufficio parrocchiale è ufficioparrocchiale@santipietroepaoloroma.it.

Come si arriva con i mezzi pubblici?

Metropolitana linea B, fermate EUR Fermi o EUR Palasport, entrambe su viale America, e poi a piedi verso il punto più alto del quartiere. In autobus, la linea 30 Express ferma a Colombo/Europa, all'incrocio fra via Cristoforo Colombo e viale Europa.

Quanto tempo serve per visitare la Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR?

Quaranta minuti sono la misura giusta: dieci per la salita e l'esterno, cinque per il portale di bronzo, venti per l'interno e cinque per il giro completo intorno all'edificio, che quasi nessuno fa e che è la parte più istruttiva.

Serve prenotare?

No, non serve alcuna prenotazione. Conviene però evitare gli orari delle celebrazioni se si vuole guardare le opere con calma, e telefonare in parrocchia se si accompagna un gruppo numeroso.

Si possono fare fotografie dentro la basilica?

Sì, con discrezione e senza flash, e mai durante le celebrazioni. Ci si comporta come in qualunque luogo di culto attivo: silenzio, rispetto per chi prega, nessun treppiede ingombrante fra i banchi.

Come ci si veste per entrare?

Spalle e ginocchia coperte, cappello tolto. È la regola comune a tutte le chiese di Roma e qui vale come altrove, anche d'estate e anche se il turismo intorno è scarso.

La Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR è accessibile in sedia a rotelle?

L'interno sì, perché è su un unico livello senza gradini fra gli ambienti. La scalinata monumentale che sale da viale Europa non lo è: bisogna raggiungere direttamente il piazzale superiore, che è in piano.

Chi officia nella Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR?

La basilica è parrocchia della diocesi di Roma affidata alla cura dei Frati Minori Conventuali dell'Alma Provincia Romana. Il parroco ha iniziato il suo ministero nell'ottobre del 2025 ed è padre Luca Atzeni.

Perché si chiama basilica se è una chiesa parrocchiale?

Perché nel 1967 Paolo VI le ha conferito il titolo di basilica minore, un riconoscimento onorifico che il papa attribuisce a chiese di particolare importanza. Il titolo non modifica la natura parrocchiale dell'edificio.

Chi ha progettato la Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR?

Arnaldo Foschini, con Alfredo Energici, Vittorio Grassi, Nello Ena, Tullio Rossi e Costantino Vetriani. Il progetto fu approvato nel settembre del 1938 e i lavori cominciarono nell'aprile del 1939.

Quanto è grande la cupola della Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR?

Il diametro misura circa 32 metri. È la quarta cupola di Roma per dimensioni, dopo il Pantheon, San Pietro e San Giovanni Bosco, e la terza per altezza dopo San Pietro e Sant'Andrea della Valle.

Perché la cupola è grigia?

Perché il progetto originario, che la prevedeva di colore giallo oro, fu abbandonato per difficoltà esecutive durante i lavori. Si scelse allora un grigio più neutro, realizzato con elementi esagonali di ardesia, che si accorda con il travertino del rivestimento.

La Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR ha un campanile?

No, e questa è una delle sue particolarità meno note. Tutta la verticalità dell'edificio è affidata alla cupola e alla lanterna sormontata dall'angelo di bronzo di Carmelo Abate.

Quali opere d'arte conviene guardare per prime?

I due amboni di bronzo di Duilio Cambellotti, il portale a dieci formelle di Giovanni Prini, il Crocifisso di Giuseppe Graziosi, il mosaico absidale dei Selva e le due pale musive delle cappelle, di Bruno Saetti e di János Hajnal.

Che rapporto c'è fra la basilica e il Palazzo della Civiltà Italiana?

I due edifici occupano le estremità opposte dell'asse principale del quartiere e si guardano a distanza. La lettura storiografica corrente vi riconosce la messa in scena del rapporto fra Stato e Chiesa dopo i Patti Lateranensi del 1929.

La Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR è chiusa per restauro?

No. L'ultimo intervento importante di restauro e conservazione risale al 2007 e la chiesa è regolarmente aperta al culto, con messe quotidiane.

Si celebrano matrimoni nella Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR?

Sì, ed è una delle chiese più richieste di Roma sud per le nozze, soprattutto per la scenografia della scalinata monumentale. Per questo il sabato pomeriggio, nella bella stagione, è il momento peggiore per una visita tranquilla.

La basilica è adatta ai bambini?

Molto. La pianta centrale è immediatamente comprensibile, i quattro Evangelisti sul tamburo si prestano a una caccia ai simboli e le dieci formelle del portale si raccontano come una storia illustrata. Evitate solo la scalinata con il passeggino.

Che differenza c'è fra questa basilica e la Basilica di San Pietro in Vaticano?

Sono due mondi. San Pietro è la basilica papale sulla tomba dell'apostolo, con secoli di stratificazione e una cupola michelangiolesca a pagamento; questa è una parrocchia del Novecento a pianta centrale, gratuita in ogni sua parte, costruita in quindici anni fra un regime e una repubblica. Il legame non è architettonico ma tematico: il martirio dei due apostoli.

Vale la pena arrivare fino all'EUR solo per questa chiesa?

Da sola no, sinceramente. Abbinata al Palazzo della Civiltà Italiana, al laghetto e al Museo delle Civiltà diventa una mezza giornata di grande interesse, soprattutto per chi vuole capire la Roma del Novecento anziché ripetere il giro dei fori.

Quando è la festa della basilica?

Il 29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo, che a Roma è anche la festa dei patroni della città e resta giorno festivo locale. È il giorno più bello per vedere la comunità e il peggiore per guardare le opere in silenzio.

Il mio giudizio sulla Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

Ho portato qui gruppi che si aspettavano una chiesa di periferia e sono usciti dicendo che era la cosa più interessante della giornata. Il motivo non è la bellezza, che è discutibile e discussa, ma la densità: in un solo edificio ci sono la storia dell'E42, la difesa di Roma del settembre 1943, il passaggio dal regime alla Repubblica, la migliore scultura italiana fra le due guerre e una pianta centrale che anticipa di quindici anni le scelte liturgiche del Concilio. Poche chiese romane raccontano tante cose insieme.

Il mio consiglio finale è di venirci con la testa sgombra da giudizi preconfezionati sull'architettura del ventennio, e con quaranta minuti veri a disposizione. Salite dal basso, guardate il portale prima di spingerlo, fermatevi al centro sotto la calotta, cercate gli amboni di Cambellotti e uscite facendo il giro completo dell'edificio. E se incontrate una messa in corso, sedetevi in fondo e restate cinque minuti: capirete più cose così che leggendo dieci pagine di storia dell'architettura.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Telefono065926166
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