Palatino
Il Palatino si trova al centro dell'area archeologica compresa fra il Foro Romano, il Circo Massimo e il Colosseo, e l'ingresso storico è quello di via di San Gregorio 30, a Roma. Ci si arriva con la metro B, fermata Colosseo, e dal 16 dicembre 2025 anche con la metro C, che alla stazione Colosseo Fori Imperiali ha aperto il suo capolinea provvisorio e lo scambio con la linea B; in superficie servono la zona i bus 51, 75, 85, 87 e 118 e il tram 3. Il biglietto ordinario, quello che il Parco archeologico del Colosseo chiama Colosseo, Foro Romano, Palatino, costa 18,00 euro intero e 2,00 euro ridotto per i cittadini dell'Unione Europea fra i 18 e i 25 anni, con tariffa agevolata a 11,50 euro per chi possiede la Roma Pass e a 14,00 euro per gli aderenti al programma RAP; vale 24 ore, richiede la prenotazione di una fascia oraria per il solo Colosseo e comprende Foro Romano, Palatino, Domus Tiberiana e il Ninfeo della Pioggia, condizioni meteorologiche permettendo. Chi il Colosseo lo ha già visto compra il Forum Pass SUPER, 18,00 euro intero e 2,00 euro ridotto, valido un giorno per un solo accesso e senza fascia oraria. Nel 2026 il colle apre alle 9.00, con ultimo ingresso alle 18.15 e chiusura alle 19.15 dal 29 marzo al 30 settembre; dal 1 al 24 ottobre l'ultimo ingresso scala alle 17.30 e la chiusura alle 18.30; dal 25 ottobre al 28 febbraio 2027 l'ultimo ingresso è alle 15.30 e la chiusura alle 16.30. Chiusura totale il 25 dicembre 2026 e il 1 gennaio 2027. Ingresso gratuito la prima domenica di ogni mese, il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. Tutti i biglietti sono nominativi e ai varchi viene chiesto un documento di identità: la biglietteria ufficiale è quella online del Parco, e conviene comprare in anticipo.
Colosseo e Foro Romano + audioguida
D'estate conviene entrare la mattina presto o nel tardo pomeriggio: a mezzogiorno l'arena è un forno.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Il Palatino non è un museo con una porta e un percorso obbligato: è quaranta ettari scarsi di collina in cui Roma ha impilato milleduecento anni di edilizia, e poi ci ha piantato sopra un giardino rinascimentale. Fa parte della grande famiglia dei musei di Roma solo per convenzione amministrativa, perché in realtà è un quartiere fossile. Lo dico subito, senza girarci intorno: se avete una sola mattina a Roma e dovete scegliere fra il Colosseo e il Palatino, il Colosseo vi darà la fotografia, il Palatino vi darà la città. Dopo vent'anni che accompagno gruppi quassù continuo a pensare che sia il posto più sottovalutato dell'intera area archeologica, e il motivo è banale: la gente arriva stanca, in coda, e sale sul colle quando ha già consumato le gambe nel Foro. Al contrario si dovrebbe cominciare da qui.

Quale biglietto serve per il Palatino
La domanda che mi fanno più spesso, prima ancora di chiedere che cosa si vede, riguarda il biglietto. Il sistema del Parco archeologico del Colosseo è meno complicato di quanto sembri, ma va capito in un punto solo: il Palatino e il Foro Romano sono una cosa sola dal punto di vista tariffario, il Colosseo è un'altra. Tutto il resto discende da qui.
Il biglietto Colosseo, Foro Romano, Palatino
È il biglietto standard, quello che quasi tutti comprano. Costa 18,00 euro interi e 2,00 euro ridotti per i cittadini dell'Unione Europea fra i 18 e i 25 anni; sotto i 18 anni non si paga. Chi ha la Roma Pass lo paga 11,50 euro, chi aderisce al programma RAP lo paga 14,00 euro. Dura 24 ore e comprende il primo e il secondo ordine del Colosseo con le terrazze panoramiche, il museo del Colosseo, il Foro Romano con il suo museo, il Palatino, la Domus Tiberiana e il Ninfeo della Pioggia, quest'ultimo compatibilmente con il tempo atmosferico. La prenotazione con fascia oraria riguarda soltanto l'ingresso al Colosseo: l'area di Foro Romano e Palatino la potete visitare nelle 24 ore, prima o dopo, entrando dal varco che preferite. Attenzione a un dettaglio che manda in cortocircuito parecchie giornate: nel Colosseo la permanenza è contingentata, e il flusso è pensato per una visita di poco più di un'ora. Il tempo lungo, quello vero, ve lo dovete tenere per il colle.
Il Forum Pass SUPER, il biglietto giusto se il Colosseo lo avete già visto
Il Forum Pass SUPER costa 18,00 euro interi e 2,00 euro ridotti per i cittadini europei fra i 18 e i 25 anni, ed è gratuito sotto i 18. Vale un giorno, per un solo accesso, e non ha fascia oraria: entrate quando volete. Copre Foro Romano, Palatino e Fori Imperiali in un percorso unico che attraversa il Foro di Traiano, passa sotto via dei Fori Imperiali dentro le case antiche, prosegue nel Foro di Cesare e sbuca alla Curia. Comprende inoltre i siti a ingresso riservato che il Parco chiama SUPER, e il Museo Palatino. Il tragitto principale è privo di barriere architettoniche. La mia opinione, che vale quel che vale ma nasce da molte giornate passate a smistare gruppi: se avete due giorni a Roma e volete vedere bene questa zona, il Forum Pass SUPER è il biglietto più intelligente in commercio, perché vi toglie di dosso l'ansia dell'orario e vi apre proprio quello che il biglietto ordinario non apre, cioè le case dipinte. Il Colosseo lo fate in un altro momento, magari all'ultima ora del pomeriggio quando i gruppi organizzati sono già andati via.
Gli altri biglietti e le riduzioni sul Palatino
Il Parco vende anche formule dedicate al Colosseo, dall'Only Arena, che aggiunge l'accesso al piano dell'arena, alla Full Experience che unisce arena e sotterranei ed è valida due giorni consecutivi. Tutte comprendono comunque Foro Romano e Palatino, e tutte esistono in versione con o senza percorso didattico. Le tariffe di queste formule speciali cambiano più spesso di quelle ordinarie: controllatele sulla biglietteria ufficiale del Parco prima di comprare, perché la differenza fra un biglietto e l'altro può valere più di dieci euro a testa. Vale anche la pena ricordare che esiste una Membership Card annuale del Parco, pensata per chi a Roma ci vive o ci torna spesso: se contate di salire sul Palatino più di due volte in un anno, il conto torna quasi subito.
Quando si entra gratis sul Palatino
L'ingresso è gratuito la prima domenica di ogni mese, il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. Sono giornate in cui il biglietto gratuito si ritira di persona alla biglietteria di piazza del Colosseo, in ordine di arrivo, e vale solo per quel giorno; il Forum Pass SUPER, in quelle date, non è ammesso. Il 2 giugno c'è una particolarità che ogni anno coglie qualcuno di sorpresa: la mattina è occupata dalla parata ai Fori Imperiali, e l'area archeologica apre soltanto nel primo pomeriggio. Se avete in programma il Palatino gratis il 2 giugno, mettete in conto di entrare a metà giornata e non prima. La mia opinione sulle domeniche gratuite, per come le vedo io da dentro, è netta: sul Palatino funzionano meglio che altrove, perché il colle è grande e assorbe la folla, ma le case affrescate e il Museo Palatino, che hanno capienze contingentate, quel giorno diventano una lotteria. Se il vostro interesse principale sono la Casa di Livia e la Casa di Augusto, pagate il biglietto e andate in un giorno feriale.
Orari del Palatino, stagione per stagione
Il colle segue il calendario stagionale del Parco archeologico del Colosseo, che è tarato sulla luce e non sul comodo dei visitatori. Dal 29 marzo al 30 settembre 2026 si entra dalle 9.00, l'ultimo ingresso è alle 18.15 e la chiusura alle 19.15. Dal 1 al 24 ottobre l'ultimo ingresso arretra alle 17.30 e la chiusura alle 18.30. Dal 25 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027 l'ultimo ingresso è alle 15.30 e la chiusura alle 16.30. Il Colosseo apre mezz'ora prima, alle 8.30, ma questo per il colle non cambia nulla. Il 25 dicembre 2026 e il 1 gennaio 2027 tutto è chiuso.
Due avvertenze che nascono da errori visti succedere davanti a me. La prima riguarda l'inverno: dal 25 ottobre l'ultimo ingresso alle 15.30 significa che il Palatino, da novembre a febbraio, è una cosa da mattina e basta. Chi arriva alle tre del pomeriggio pensando di avere due ore davanti si ritrova con i custodi che cominciano a spingere verso l'uscita quando ha appena finito la salita. La seconda riguarda i siti a ingresso riservato: aprono più tardi del colle, verso le 9.30, e chiudono prima. Se puntate alla Casa di Livia o alla Casa di Augusto, entrate alle 9.00 dal varco basso, fate la salita mentre il colle è ancora vuoto e presentatevi davanti alla porta giusta all'apertura. È la mezz'ora meglio spesa di tutta la giornata.
Gli orari del Museo Palatino
Il Museo Palatino, che è l'Antiquarium del colle, ha un orario proprio, più stretto di quello dell'area archeologica, e una capienza contingentata che nelle giornate di punta produce piccole attese davanti alla porta. Il primo piano, quello delle sculture imperiali e delle pitture staccate, ha conosciuto negli ultimi anni chiusure temporanee per manutenzione, per cui la parte garantita è il piano terreno. Prima di programmare la visita al museo come punto forte della giornata, controllate orario e stato di apertura sul sito ufficiale del Parco. Il museo non si paga a parte: rientra nel biglietto dell'area archeologica.
Da dove si entra sul Palatino
I varchi dell'area di Foro Romano e Palatino sono cinque, e la scelta del varco decide la qualità della vostra mattina molto più di quanto immaginiate. Il primo è via di San Gregorio 30, l'ingresso storico, quello che vi mette direttamente ai piedi del colle. Il secondo è quello dell'Arco di Tito, in cima al Clivo Palatino, comodo per chi arriva dal Colosseo. Il terzo è largo della Salara Vecchia, sul lato di via dei Fori Imperiali. Il quarto è via del Tulliano, accanto al carcere Mamertino. Il quinto è via del Foro Romano. Tutti e cinque servono lo stesso biglietto e la stessa area.
Il consiglio operativo è uno solo, e lo ripeto ogni volta: entrate da via di San Gregorio. È il varco meno affollato perché è quello che i gruppi con la guida al seguito usano di meno, ha in genere la fila più corta, e soprattutto vi mette subito in salita. Sali, e in quattro minuti hai il colle tutto per te mentre il novanta per cento dei visitatori sciama nel Foro. Entrare da largo della Salara Vecchia significa invece infilarsi nella corrente principale, camminare un'ora nel Foro e affrontare la salita del Palatino con il fiato corto e il sole alto. Se dovessi ridurre a una sola riga tutto quello che so su questa visita, scriverei: dal basso verso l'alto la mattina, dall'alto verso il basso a mezzogiorno.
Come si arriva al Palatino, ora che c'è la metro C
Fino a poco tempo fa la risposta era semplice e un po' monotona: metro B, fermata Colosseo, e poi si cammina. Il 16 dicembre 2025 è cambiato qualcosa di serio. Quel giorno hanno aperto al pubblico le stazioni Porta Metronia e Colosseo Fori Imperiali della linea C, e quest'ultima è oggi il capolinea della tratta, con lo scambio diretto verso la linea B. La stazione, per inciso, è di gran lunga la più interessante della rete romana: nei tredici anni di cantiere gli scavi hanno restituito ambienti termali di una domus di età repubblicana, materiali votivi e statuaria minore, e una parte di quei reperti è stata musealizzata dentro la stazione stessa, con un allestimento che si attraversa senza biglietto mentre si va a prendere il treno. La linea corre dal lunedì al giovedì e la domenica con ultima corsa verso le 23.30, il venerdì e il sabato fino all'una e mezza di notte.
Restano ovviamente le linee di superficie: 51, 75, 85, 87 e 118, oltre al tram 3, che è il mezzo che io consiglio a chi arriva da Trastevere o dall'Aventino perché scarica proprio sul lato del Circo Massimo. Con la macchina, in teoria si può, in pratica no: siamo dentro la zona a traffico limitato, i pochi stalli intorno sono cari e presidiati, e ogni minuto passato a cercare parcheggio è un minuto tolto al colle. Chi arriva da fuori Roma faccia base su una stazione della metro e scenda a Colosseo: è la soluzione che funziona sempre.
Il Palatino prima di Roma
Qui comincia la parte che vale il biglietto. Sul Palatino, intorno al 1000 avanti Cristo, esisteva un villaggio di capanne. Non è una leggenda romantica: è un dato di scavo. Il colle presentava tutte le caratteristiche che servivano a un insediamento dell'età del Ferro nel Lazio, cioè un pianoro difendibile, sorgenti alle pendici, e il controllo visivo di un guado del Tevere, quello che poi diventerà l'Isola Tiberina. Intorno c'era acqua stagnante: la valle del Foro era una palude bonificata solo secoli dopo con la Cloaca Massima, e il Velabro, il pendio fra Palatino e Campidoglio, era un acquitrino. Il villaggio occupava poche decine di capanne su due alture, il Palatium vero e proprio e il Cermalus, entrambe comprese nell'elenco arcaico del Septimontium.
La tradizione letteraria, quella che i Romani si raccontavano e che Virgilio ha messo in versi nell'Eneide, faceva del Palatino il luogo di un insediamento arcadico guidato da Evandro e da suo figlio Pallante, arrivato in Italia prima della guerra di Troia, e vi ambientava l'incontro con Ercole e poi con Enea. Va presa per quello che è, cioè una costruzione mitica di età tardo repubblicana e augustea, non una cronaca. Quello che invece è documentato è che gli scavi novecenteschi hanno trovato, sul pendio occidentale, buche di palo e fondi di capanna dell'età del Ferro esattamente dove la tradizione collocava le origini della città. Il rapporto fra il mito e il terreno, sul Palatino, è più stretto che in qualunque altro luogo di Roma.

Perché si chiama Palatino
Le spiegazioni antiche sono tre, e nessuna delle tre è dimostrata. La prima chiama in causa Pales, divinità dei pastori e del bestiame, la cui festa, le Palilia o Parilia, cadeva il 21 aprile: cioè lo stesso giorno che la tradizione assegna alla fondazione di Roma. Non è una coincidenza casuale, è la coincidenza stessa che ha generato la spiegazione. La seconda deriva il nome da palus, la palude, perché il colle era circondato da acque stagnanti e si è persino ipotizzato che le prime capanne poggiassero su palafitte. La terza, che è quella linguisticamente più solida, fa risalire il nome a una radice che indica l'altura, la sporgenza, e che sopravvive nell'italiano pala nel senso di fianco di monte. Io propendo per la terza, e lo dico da divulgatore e non da linguista: è l'unica che non ha bisogno di una storia per funzionare. Le altre due sono etimologie a posteriori, costruite dai Romani stessi per dare un padre al nome del loro colle più sacro.
Il Lupercale, la Lupa e i Lupercalia
Ai piedi del Palatino, sul versante che guarda il Velabro, la tradizione collocava il Lupercale, la grotta dove la lupa avrebbe allattato Romolo e Remo. La grotta era il centro di un rito antichissimo, i Lupercalia, che si celebravano a febbraio: i sacerdoti detti Luperci, seminudi e cinti di pelli di capra appena sacrificata, correvano intorno al colle colpendo con strisce di quella stessa pelle chiunque incontrassero. Le donne si mettevano volontariamente lungo il percorso, perché il colpo era considerato propiziatorio per la fertilità. Non era una goliardata: era uno dei riti più arcaici e più duri del calendario romano, sopravvissuto fino al tardo impero.
Qui serve una distinzione che quasi nessuno fa, e che cambia il modo di guardare la cosa. Il rito è antichissimo; la storia dei gemelli allattati dalla lupa, nella forma in cui la conosciamo, è una spiegazione posteriore, cucita addosso a un rito di cui si era persa la ragione originaria. Le fonti antiche stesse, quando provano a spiegare i Lupercalia, si contraddicono e propongono soluzioni diverse. È il caso classico di un cerimoniale che sopravvive alla propria motivazione, e di una comunità che se ne inventa una nuova. Il Palatino è pieno di casi così: si continua a fare, e poi si trova il perché.
Il Palatino repubblicano, il quartiere della classe dirigente
Fra il quinto e il primo secolo avanti Cristo il Palatino diventa quello che oggi chiameremmo un indirizzo. Non era il quartiere più ricco per superficie, era il più prestigioso per posizione: si affacciava sul Foro, cioè sul luogo del potere, e ci si arrivava a piedi in due minuti. Chi contava abitava qui. L'elenco dei residenti noti è uno degli aspetti che rendono il colle affascinante anche per chi non ama l'archeologia: sono le persone che si leggono nei manuali, e abitavano tutte nel raggio di trecento metri.
Vi risiedettero Marco Valerio Massimo, console nel 505 avanti Cristo e primo abitante illustre di cui si conservi memoria; Gneo Ottavio, console nel 165; Tiberio Sempronio Gracco, padre dei due tribuni della plebe che avrebbero incendiato la politica romana; Marco Fulvio Flacco, console nel 125; Marco Livio Druso, tribuno della plebe nel 91. E poi la generazione della guerra civile: Cicerone e suo fratello Quinto, Tito Annio Milone, Publio Clodio Pulcro, Quinto Ortensio Ortalo, Marco Antonio, Tiberio Claudio Nerone padre del futuro imperatore Tiberio. Milone e Clodio, che si odiavano al punto che il primo fece uccidere il secondo sulla via Appia nel 52 avanti Cristo, erano vicini di casa. La casa di Cicerone, comprata a caro prezzo e demolita da Clodio durante il suo esilio, era su questo colle. Quando si cammina fra i muri repubblicani del versante nord, si cammina in un condominio di nemici mortali.
La Magna Mater e i culti del Palatino
Nel 204 avanti Cristo, nel pieno della seconda guerra punica, Roma fece arrivare dall'Asia Minore la pietra nera che rappresentava Cibele, la Magna Mater, dopo che i Libri Sibillini avevano promesso la vittoria a chi avesse portato la dea in città. Il tempio le fu costruito sul Palatino, sul versante sud occidentale, e dedicato nel 191. È il primo grande culto orientale accolto ufficialmente a Roma, con tutto quello che comportava: sacerdoti eunuchi, musica, processioni che ai Romani della vecchia scuola sembravano sconvenienti. Il podio del tempio, in blocchi di tufo, è ancora leggibile accanto alla Casa di Augusto, e le fondazioni raccontano almeno tre fasi, perché l'edificio bruciò e fu ricostruito più volte.
Accanto sorgeva il tempio della Vittoria, e poco distante quello della Vittoria Virgo. Sono i culti che spiegano perché Augusto scelse proprio questo settore del colle per la sua casa: non era un capriccio panoramico, era una scelta di vicinato religioso. Chi abita accanto agli dèi della vittoria e della madre degli dèi manda un messaggio politico preciso, e Augusto era un maestro in questo genere di messaggi.
La Casa dei Grifi
La Casa dei Grifi è il più antico edificio residenziale conservato del Palatino, di età tardo repubblicana, e prende il nome da due grifi in stucco che decorano una lunetta. Si trova a livello inferiore, inglobata nelle fondazioni della successiva Domus Flavia: quando i Flavi spianarono la sommità del colle per costruire il palazzo, le case più antiche furono interrate anziché demolite, e questo le ha salvate. Gli affreschi appartengono al secondo stile pompeiano, quello che finge architetture in prospettiva sulle pareti, e nella sala principale il pavimento è a mosaico policromo. Fu scoperta e scavata da Giacomo Boni, che sul Palatino lavorò dal 1907, e che la datava al secondo secolo avanti Cristo.
La Casa dei Grifi è uno dei siti a ingresso riservato: apre a rotazione e con capienze piccolissime, perché è un ambiente sotterraneo e stretto. Se vi capita aperta, entrate senza pensarci. È il posto in cui si capisce fisicamente che cosa significa la stratificazione romana: sopra la vostra testa c'è la sala del trono di Domiziano, sotto i vostri piedi il pavimento di un senatore della repubblica.
L'Aula Isiaca e la Loggia Mattei
L'Aula Isiaca è un ambiente di età augustea, decorato con un ciclo pittorico di soggetto egittizzante, situazione rara e preziosa: sistri, urei, loti, simboli del culto di Iside, dipinti in una casa aristocratica romana negli anni in cui l'Egitto era appena diventato provincia. Anche questa venne alla luce con gli scavi di Boni. Sopra di essa, e questa è la circostanza che rende il luogo memorabile, si trova la Loggia Mattei, una loggia cinquecentesca affrescata: la famiglia Mattei possedeva una vigna sul Palatino, e la loggia fa parte del casino di villa. Salendo pochi gradini si passa dalla pittura romana del primo secolo alla pittura di scuola raffaellesca del Cinquecento. Non conosco molti altri posti a Roma dove millecinquecento anni di storia della pittura si attraversino con una scala.
Il Palatino diventa il colle degli imperatori
Il passaggio dal quartiere aristocratico alla reggia è la storia politica più importante che questo colle abbia da raccontare, e si compie in un secolo e mezzo. Comincia nel 31 avanti Cristo, quando Ottaviano, nato sul Palatino, compra la casa dell'oratore Quinto Ortensio Ortalo e comincia ad allargarsi acquistando le proprietà confinanti. Finisce con Settimio Severo, che alla fine del secondo secolo dopo Cristo estende il palazzo fino al ciglio meridionale del colle, sopra il Circo Massimo, con una facciata alta come un palazzo di dieci piani. In mezzo ci sono Tiberio, Caligola, Nerone, i Flavi, Adriano.
La cosa che continuo a trovare geniale, e che spiego a tutti i gruppi, è la scelta iniziale di Augusto. Poteva costruirsi una reggia, ne aveva i mezzi e il potere. Scelse invece di abitare in una casa privata di dimensioni normali, con soffitti bassi e senza marmi pregiati, e di spendere il denaro nel tempio accanto. Il messaggio era: io sono un cittadino fra i cittadini, il lusso è per gli dèi. Svetonio racconta che dormì per quarant'anni nella stessa camera. È propaganda, certo, ma è propaganda costruita con l'architettura, e ha funzionato talmente bene che i suoi successori, quando cominciarono a costruire palazzi veri, dovettero comunque continuare a chiamare la loro residenza domus, casa.
La Casa di Augusto sul Palatino
La Casa di Augusto occupa il versante sud occidentale del colle ed è organizzata in due settori: l'ala privata, con ambienti piccoli e pavimenti a mosaico bianco e nero, e il settore di rappresentanza, con sale più ampie attorno a un cortile lastricato. La decorazione pittorica appartiene al secondo stile nella sua fase più matura e si data intorno al 30 avanti Cristo. Tre ambienti valgono il viaggio da soli. La Stanza delle maschere, dove le pareti simulano una scenografia teatrale con maschere sceniche e piccoli santuari rustici visti in prospettiva. La Stanza dei festoni di pino, con festoni di pino appesi fra pilastri dipinti, considerata fra le pitture di secondo stile più notevoli che si conservino. E lo studiolo, un vano minuscolo con pannelli a motivi vegetali e animali e un soffitto decorato a stucchi, tradizionalmente identificato con il luogo dove Augusto si ritirava a lavorare.
La casa fu riportata alla luce dagli scavi condotti su questo versante a partire dagli anni Sessanta del Novecento, che ne recuperarono le pitture sotto metri di terra di riporto. Oggi si visita con un allestimento a luce guidata: gli ambienti sono tenuti in penombra e si illuminano uno alla volta, perché i colori originali non reggerebbero un'esposizione continua. È un sito a ingresso riservato, chiuso il lunedì. Vi avverto di una cosa: la visita dura pochi minuti e le stanze sono piccole. Chi si aspetta una reggia rimane deluso; chi sa che cosa guarda esce con la sensazione di avere visto uno dei tre o quattro cicli pittorici più importanti dell'antichità.
Il tempio di Apollo Palatino e le due biblioteche
Accanto alla casa, Augusto fece costruire il tempio di Apollo Palatino, iniziato dopo il 36 avanti Cristo e dedicato nel 28, interamente in marmo di Luni. Era il primo grande tempio romano costruito in marmo bianco italico, e serviva a legare la vittoria di Azio al dio protettore del principe. Attorno al tempio correva un portico, e nel portico furono ospitate due biblioteche, una greca e una latina: la prima grande biblioteca pubblica del Palatino, il luogo dove si tenevano anche sedute del senato. Del complesso restano oggi il podio e i resti delle fondazioni, e serve un poco di immaginazione, ma la posizione si legge benissimo: il tempio dominava il Circo Massimo, ed era visibile da tutta la valle.
La Casa di Livia
La Casa di Livia è una domus del primo secolo avanti Cristo, con un atrio quadrangolare su cui si aprono quattro ambienti pavimentati a mosaico e affrescati intorno al 30 avanti Cristo. Al centro del fondo dell'atrio si trova il tablino, la sala di ricevimento, affiancato da due stanze simmetriche, le alae; a destra il triclinio, la sala da pranzo. L'attribuzione alla moglie di Augusto non è un'ipotesi romantica: nasce da una tubatura di piombo rinvenuta in casa e incisa con il nome Iulia Augusta, cioè il nome che Livia assunse dopo l'adozione nella gens Iulia. È una prova indiziaria forte, il tipo di prova che in archeologia vale più di dieci pagine di letteratura.
La casa ha riaperto al pubblico il 22 luglio 2024 dopo un restauro, con un allestimento che merita di essere raccontato. Si entra in semioscurità; poi gli ambienti si accendono a rotazione, dall'atrio al tablino al triclinio, mentre una voce narrante e un sistema di lightmapping ricostruiscono le storie mitologiche dipinte sulle pareti. Nel tablino si riconosce Polifemo che insegue Galatea; altrove compaiono Io sorvegliata da Argo e scene di paesaggio egittizzante. Il fondo rosso cinabro del triclinio è il colore più costoso della tavolozza antica, e questo dice da solo chi ci abitava. È un sito a ingresso riservato, chiuso il martedì.
Sarò franco su un punto che genera malumori: l'allestimento a luce guidata piace moltissimo a chi non ha mai visto pittura romana e irrita chi vorrebbe guardarsi le pareti con calma e la propria torcia. Io lo difendo. Quelle pitture sono sopravvissute duemila anni sottoterra e si trovano in un ambiente chiuso senza ventilazione naturale; la penombra non è scenografia, è conservazione. Andateci sapendo che avrete pochi minuti e che dovrete guardare dove vi indicano: in cambio vedrete colori che nella luce piena non si leggerebbero.
La Domus Tiberiana, il primo palazzo imperiale
La Domus Tiberiana occupa l'angolo nord occidentale del Palatino, quello che guarda il Foro Romano, e copre circa quattro ettari. Porta il nome di Tiberio per tradizione antica, ma gli scavi hanno chiarito che la gran parte delle strutture visibili è di età neroniana e flavia, con rifacimenti adrianei: il primo nucleo tiberiano esiste, ma è sepolto sotto quello che venne dopo. Fu il primo edificio residenziale imperiale concepito come palazzo unitario, e per secoli è rimasto il basamento su cui i Farnese hanno poi disteso il loro giardino. Letteralmente: gli Horti Farnesiani sono il tetto della Domus Tiberiana.
Il palazzo era chiuso al pubblico da quasi cinquant'anni per gravi problemi statici. Ha riaperto il 21 settembre 2023, dopo un lungo cantiere di consolidamento e restauro, con un percorso che entra dal clivo della Vittoria, la strada antica coperta che risaliva il colle, attraversa le arcate di sostruzione e gli ambienti di servizio, e sbuca verso la rampa di Domiziano e gli Horti Farnesiani. Lungo il tragitto è stato allestito un percorso museale in tredici ambienti, intitolato Imago imperii, che racconta la storia del monumento e la vita quotidiana del palazzo attraverso i materiali restituiti dagli scavi: fra i pezzi esposti c'è un telaio verticale ricostruito con sessantatré pesi originali rinvenuti nel 2010. Di sera un impianto di illuminazione rende le arcate leggibili da via dei Fori Imperiali.
Questa è, per distacco, la novità più importante degli ultimi vent'anni sul Palatino, e molte guide cartacee ancora non la contemplano. Chi visita il colle oggi ha accesso a una porzione che due generazioni di romani non hanno mai visto. L'ampiezza dell'apertura può variare in base ai lavori in corso: controllate sul sito del Parco che cosa è accessibile nel giorno della vostra visita.

Nerone sul Palatino: la Domus Transitoria
Prima dell'incendio del 64 dopo Cristo, Nerone aveva costruito la Domus Transitoria, così chiamata perché collegava le proprietà imperiali sul Palatino con gli horti di famiglia sull'Esquilino. L'incendio la distrusse, e sulle sue rovine nacque la Domus Aurea, il progetto smisurato che occupò una fetta enorme della città. Sotto la successiva Domus Flavia, però, sopravvivono ambienti della Domus Transitoria con pavimenti in opus sectile di marmi colorati, fontane a ninfeo e pitture di qualità altissima. Non sono attualmente visitabili in modo stabile: le pitture e i mosaici staccati sono esposti al Museo Palatino, al piano superiore.
La Domus Transitoria è il grande assente di quasi tutte le visite al Palatino, e la cosa mi dispiace perché è forse il complesso più raffinato dell'intero colle. Quando viene aperta in via straordinaria, di solito con prenotazione contingentata e in numeri piccolissimi, vale qualunque coda. Tenete d'occhio il calendario delle aperture speciali del Parco se avete la fortuna di essere a Roma con qualche giorno di margine.
La Domus Flavia e la Domus Augustana
Con Domiziano, negli anni fra l'81 e il 92 dopo Cristo, il Palatino smette di essere una collezione di case e diventa un palazzo unico. L'architetto fu Rabirio, uno dei pochi progettisti dell'antichità di cui conosciamo il nome. Il complesso si divide in due: la Domus Flavia, il settore di rappresentanza, e la Domus Augustana, il settore residenziale, disposto su due livelli e affacciato con un grande emiciclo verso il Circo Massimo.
Nella Domus Flavia si riconoscono ancora, a livello di fondazioni e pavimenti, i tre grandi ambienti di parata: l'aula regia, la sala del trono, dove l'imperatore riceveva; la basilica, dove amministrava la giustizia; il larario, il sacello domestico. Al centro un peristilio con una fontana ottagonale a labirinto, e sul lato opposto il triclinio, la sala dei banchetti, con due ninfei ovali ai lati che si vedevano attraverso grandi finestre mentre si mangiava distesi. Il pavimento del triclinio conserva ancora lastre di marmi colorati provenienti da tutto il Mediterraneo. Quando spiego questa sala ai gruppi dico sempre la stessa cosa: qui non si mangiava, qui si veniva ammessi. La differenza è tutta politica.
La Domus Augustana, più in basso, era la parte in cui l'imperatore viveva davvero. Si sviluppa attorno a due peristili sovrapposti, con un cortile inferiore che aveva al centro una vasca con un tempietto in miniatura. Da qui la vista sul Circo Massimo era diretta: l'imperatore poteva assistere alle corse dalla propria casa. Il palazzo di Domiziano restò la residenza ufficiale degli imperatori per oltre tre secoli, con adattamenti ma senza rifondazioni. È il caso più longevo di continuità di funzione che l'architettura romana ci abbia lasciato.
Lo Stadio Palatino
Lo Stadio Palatino è un rettangolo allungato di circa 160 metri per 48, con un lato corto curvo, che occupa tutto il fianco orientale della Domus Augustana. Fu costruito nell'ambito del cantiere di Rabirio, avviato dopo l'81 e concluso nel 92 dopo Cristo, e fu poi rimaneggiato in età adrianea nei portici e in età severiana nell'esedra. Sul lato orientale sporge una tribuna a emiciclo posta al livello superiore del portico e sorretta da tre ambienti aperti verso l'arena: il palco imperiale.
La forma inganna. Malgrado il nome moderno, difficilmente qui si tenevano gare pubbliche: le dimensioni sono inferiori a quelle di uno stadio da competizione, e l'ipotesi più accreditata lo interpreta come un enorme giardino architettonico e maneggio privato, un viridarium sul modello delle grandi ville dell'epoca, come quelli che Plinio il Giovane descrive nelle proprie lettere. Negli Atti dei martiri compare però un Hippodromus Palatii, indicato dalla tradizione come luogo del martirio di san Sebastiano: è una notizia agiografica, non una fonte archeologica, e va tenuta al suo posto. Il consiglio pratico: affacciatevi allo stadio dal lato lungo settentrionale, dove il dislivello vi restituisce l'intera figura in un colpo d'occhio. Da dentro, in mezzo all'erba, non si capisce niente.

La Domus Severiana e il Settizonio
Settimio Severo, fra il 193 e il 211 dopo Cristo, spinse il palazzo oltre il ciglio meridionale del colle, dove non c'era più terreno. Per farlo costruì una piattaforma artificiale su arcate sovrapposte, alta come un edificio moderno di molti piani, e vi appoggiò sopra la Domus Severiana con le sue terme. Le arcate sono ancora lì, e viste dal basso, dalla parte del Circo Massimo, sono l'immagine più impressionante che il Palatino offra: un muraglione di mattoni che continua il colle con l'ingegneria.
All'angolo sud orientale sorgeva il Settizonio, una facciata scenografica a più ordini di colonne, priva di funzione abitativa, costruita per essere vista da chi arrivava a Roma lungo la via Appia. Era propaganda architettonica pura: chi entrava in città da sud si trovava davanti una parete di marmo alta decine di metri, e capiva. Del Settizonio non resta praticamente nulla in piedi: gli ultimi resti furono demoliti alla fine del Cinquecento sotto Sisto V, e il materiale reimpiegato in vari cantieri romani. È una delle perdite più dolorose dell'archeologia romana, e si può ancora leggere nelle vedute cinquecentesche.
Il Criptoportico neroniano
Il Criptoportico neroniano è un corridoio semisotterraneo lungo 130 metri, realizzato in età neroniana, che collegava le proprietà imperiali fra loro e, in origine, il Palatino con la Domus Aurea; in un secondo momento vi fu aperto un braccio che univa il palazzo dei Flavi alla Domus Tiberiana. Prende luce da finestre a bocca di lupo aperte in alto, e conserva, nel tratto verso la Casa di Livia, la riproduzione di una decorazione a stucco con riquadri geometrici e amorini fra motivi vegetali; l'originale è conservato altrove per ragioni di tutela. Il pavimento aveva mosaici, in parte ancora leggibili.
È un sito a ingresso riservato, e vi do un consiglio stagionale che nessuno vi darà: d'estate, fra le undici e le due, il criptoportico è il punto più fresco dell'intero Palatino. Serviva anche a quello, del resto. Camminarci dentro, con la luce che entra a fasce dall'alto e il rumore della città che sparisce, è l'esperienza sensoriale più forte che il colle possa dare. Se avete il Forum Pass SUPER e dovete scegliere due soli siti riservati, io prenderei la Casa di Livia e questo.
Le Horrea Piperataria
Sulle pendici settentrionali, verso il Foro, si estendono le Horrea Piperataria, i magazzini delle spezie di età domizianea: qui arrivavano pepe, cannella e aromi dall'Oriente, merci che valevano quanto l'oro e che venivano stoccate sotto il controllo diretto del potere imperiale. Furono in gran parte sacrificate per far posto alla basilica di Massenzio. Gli scavi degli ultimi anni hanno restituito ambienti e strutture che oggi rientrano nei percorsi riservati, e che raccontano un aspetto del Palatino di cui non si parla mai: il colle non era solo residenza, era anche il vertice di una macchina commerciale che arrivava fino all'India.
Da Palatium a palazzo
Il nome del colle è entrato nel vocabolario di mezza Europa, e questo è il lascito più curioso del Palatino. Il meccanismo è semplice: Palatium indicava il colle; poi, per metonimia, la residenza imperiale che vi sorgeva; poi, per estensione, qualunque residenza sovrana; infine, come nome comune, qualunque grande edificio. Dall'italiano palazzo discendono il francese palais, lo spagnolo palacio, il portoghese palácio, l'inglese palace. Il tedesco Pfalz, che designa le residenze itineranti degli imperatori medievali, viene dalla stessa radice attraverso il latino tardo.
Il pensiero che mi diverte di più, e che regolarmente diverte anche i gruppi: chi dice Buckingham Palace pronuncia, senza saperlo, il nome di una collina romana di quaranta ettari. Nessuno degli altri sei colli ha lasciato un'eredità linguistica paragonabile. L'Aventino, il Celio, il Quirinale sono nomi di luogo; il Palatino è diventato un sostantivo comune in una decina di lingue.
Il Palatino cristiano e medievale
Fra il 375 e il 379 dopo Cristo le spoglie di san Cesario di Terracina furono traslate, con l'assistenza ufficiale di papa Damaso, dentro il palazzo imperiale: le fonti dicono intro Romanum Palatium, in optimo loco, imperiali cubicolo. Il luogo, riconosciuto nell'area poi occupata dalla Villa Mills, ospitò l'oratorio di San Cesareo in Palatio, il primo luogo di culto cristiano regolarmente costituito sul colle. Non era una chiesa qualunque: prese il posto del larario domestico degli imperatori pagani, con funzione di cappella palatina, e vi si esponevano le immagini degli imperatori eletti a Bisanzio. È il momento esatto in cui il cristianesimo entra nella casa del potere romano, e sceglie di entrarci sostituendo il sacrario di famiglia.
Il Palatino continuò a essere abitato ben oltre la fine dell'impero d'Occidente. Nell'ottavo secolo papa Giovanni VII vi mantenne la propria residenza, in un episodio isolato ma significativo: prima che il papato si stabilisse al Laterano e poi in Vaticano, ci fu un momento in cui il vescovo di Roma abitò dove avevano abitato i Cesari. Nel medioevo il colle si riempì di torri, fortificazioni e conventi, e la sommità tornò lentamente a essere campagna: vigne, orti, qualche casale. Fu quello, e non altro, il paesaggio che i Farnese trovarono quando arrivarono nel Cinquecento.
Gli Horti Farnesiani, il giardino sopra i palazzi
La parte del Palatino che sorprende di più i visitatori non è romana: è cinquecentesca. Sopra le rovine della Domus Tiberiana si stende un giardino terrazzato voluto dal cardinale Alessandro Farnese, nipote di papa Paolo III, che a partire dal 1537 cominciò ad acquistare una dopo l'altra le parcelle di vigna e di orto che ricoprivano il versante verso il Foro. L'operazione durò decenni e fu tutto tranne che casuale: occupare il colle delle origini di Roma e delle dinastie giulio claudia e flavia significava, per una famiglia arrivata al soglio pontificio da poco, comprarsi una genealogia. La sistemazione definitiva si compì entro il 1628.

Il giardino botanico dei Farnese
Gli Horti Farnesiani non erano soltanto un giardino di rappresentanza: erano una collezione botanica, fra le prime del genere in Europa, alimentata dalle navi che portavano semi e piante dalle Americhe e dall'Oriente. La testimonianza è un libro: nel 1625 Tobia Aldini, medico e botanico cesenate al servizio del cardinale Odoardo Farnese e responsabile del giardino, pubblicò l'Exactissima descriptio rariorum quarundam plantarum quae continentur Romae in horto Farnesiano, una descrizione delle piante rare coltivate quassù. Fra queste una nuova specie di acacia che da allora porta il nome della famiglia: l'Acacia farnesiana, la gaggia, arbusto messicano dai fiori gialli profumatissimi che dal Palatino si diffuse in tutto il Mediterraneo. Agavi e fichi d'India completavano l'esotismo americano del giardino.
Trovo che questa sia la storia più bella del colle, e la racconto sempre: il primo posto d'Europa dove è stata coltivata e descritta la gaggia è il tetto del palazzo di Domiziano. Chi oggi in Sicilia o in Liguria annusa un fiore di gaggia sta seguendo, senza saperlo, una linea che parte da un giardino romano del Seicento.
Le uccelliere farnesiane e il belvedere
Fra il 1612 e il 1626 Odoardo Farnese fece realizzare un ambiente a grotta, poi trasformato nel Ninfeo della Pioggia, e una terrazza che sfruttava come fondale scenico le rovine della Domus Tiberiana, con il Teatro del Fontanone. Sopra questa struttura sorgeva una prima uccelliera. Fra il 1627 e il 1635, in occasione delle nozze con Margherita de' Medici celebrate nel 1628, Odoardo aggiunse una seconda uccelliera simmetrica alla prima, collegando i due livelli del giardino con scale a doppia rampa e decorando il sistema con graffiti e stucchi di Giovanni Battista Magni. Dentro le uccelliere vivevano uccelli esotici, elemento di lusso che nel Seicento contava quanto una collezione di statue.
Fra le due uccelliere si apre il belvedere, e qui devo essere categorico: è il punto panoramico più bello dell'area archeologica di Roma, e non lo dice soltanto la mia esperienza personale, lo dice il fatto che ogni fotografo che sale quassù ci arriva e si ferma. Da lì il Foro Romano si legge per intero, dall'arco di Settimio Severo alla Curia, con la basilica di Massenzio a destra e il profilo del Vittoriano a chiudere lo sfondo. Nell'Ottocento gli inglesi del Grand Tour salivano quassù apposta, e nel 1787 Goethe descrisse questo giardino nel suo viaggio in Italia.

Il Ninfeo della Pioggia e il Teatro del Fontanone
Il Ninfeo della Pioggia è un ambiente a grotta decorato con statue, affreschi e giochi d'acqua, così chiamato perché l'acqua cadeva a velo dalla volta simulando un acquazzone: una macchina barocca di intrattenimento, pensata per stupire gli ospiti nella calura di luglio. Restaurato e riaperto negli anni recenti, oggi rientra fra gli ambienti compresi nel biglietto ordinario, ma la sua apertura dipende dalle condizioni atmosferiche e dal personale disponibile: quando lo trovate aperto, entrate subito, perché è uno dei pochi ambienti coperti del colle e ha una capienza minuscola.
Il Teatro del Fontanone è la quinta architettonica sottostante, con vasche, scaloni monumentali e nicchie, che raccorda il livello del Foro a quello del giardino. Vale la pena guardarlo dal basso, salendo, e non dall'alto: fu progettato per essere visto in salita, come una scenografia teatrale che si apre a chi arriva.
Dagli Horti allo Stato italiano
Dopo la metà del Seicento, quando Ranuccio II spostò definitivamente la corte a Parma, il giardino cominciò a decadere e si trasformò in un'azienda agricola, la Reale Azienda Farnesiana. L'eredità Farnese passò per via femminile a Elisabetta Farnese, moglie di Filippo V di Borbone, e quindi ai Borbone di Napoli. All'inizio dell'Ottocento l'amministrazione francese fece rimaneggiare le uccelliere in chiave neoclassica, intervento attribuito a Valadier.
Nel 1861 Napoleone III comprò gli Horti Farnesiani da Francesco II di Borbone e finanziò gli scavi di Pietro Rosa, che fu il primo a indagare sistematicamente il colle. Nel 1870, con Roma capitale, la proprietà passò allo Stato italiano. Il giardino restò poi chiuso al pubblico dal 1988, e un lungo cantiere di restauro avviato nel 2013, del costo di circa un milione e mezzo di euro, di cui 483.000 messi dal World Monuments Fund, lo ha restituito alla città entro il 2018. Chi sale oggi cammina in un giardino che due generazioni di romani hanno visto soltanto da fuori.
La tomba di Giacomo Boni
Al centro degli Horti Farnesiani c'è una tomba, e quasi nessuno la nota. Vi è sepolto Giacomo Boni, nato a Venezia il 25 aprile 1859 e morto a Roma il 10 luglio 1925, l'archeologo che ha inventato il modo moderno di scavare Roma. Veneziano, formatosi come architetto all'Accademia di Belle Arti fra il 1880 e il 1884 dopo avere lavorato giovanissimo al restauro di Palazzo Ducale, Boni portò nell'archeologia classica il metodo stratigrafico: scavare per strati e registrare tutto, invece di andare a caccia di oggetti belli. Fra il 1898 e il 1905 condusse gli scavi del Foro Romano, dove individuò il Lapis Niger, il sepolcreto arcaico e la Regia; dal 1907 lavorò sul Palatino, dove riportò alla luce la Casa dei Grifi e l'Aula Isiaca. Fu sepolto qui per decisione del governo.
Fermatevi un minuto davanti a quella lapide. È l'unico romano per adozione al quale sia stato concesso di riposare dentro l'area archeologica che aveva scavato, e la scelta del punto, il centro del giardino farnesiano sopra il palazzo degli imperatori, è tutto fuorché casuale.
Il Museo Palatino
Il Museo Palatino, che si continua a chiamare anche Antiquarium, occupa l'edificio dell'ex convento delle monache della Visitazione, costruito a partire dal 1868 sopra le strutture del palazzo imperiale e in parte demolito dal 1928 per far posto agli scavi. Si sviluppa su due piani e raccoglie quello che il colle ha restituito in un secolo e mezzo di indagini.

Il piano terreno del Museo Palatino
Il piano terreno racconta il colle dalle origini all'età repubblicana, e per il visitatore attento è la parte più preziosa, perché è quella che dà un senso a tutto il resto. Ci sono i materiali dell'età del Ferro provenienti dalle capanne del versante occidentale: frammenti di ceramica di impasto, vasi cinerari a forma di capanna, buche di palo restituite in sezione. Ci sono i reperti dei culti arcaici, e i materiali provenienti dalle case repubblicane, con intonaci dipinti, pavimenti e piccola scultura. La sequenza è cronologica e si legge in mezz'ora, ma vale la pena rallentare davanti ai vasi a capanna: sono la riproduzione in miniatura, fatta da chi ci abitava, delle abitazioni di cui poco lontano si vedono i buchi nel tufo.

Il primo piano del Museo Palatino
Il primo piano è dedicato all'età imperiale. Nella sala sesta si concentrano i materiali di età augustea, con le celebri lastre Campana in terracotta a rilievo che decoravano il tempio di Apollo, e i ritratti della prima famiglia imperiale. Nella sala settima sono esposti i mosaici e le pitture staccate dalla Domus Transitoria di Nerone, cioè proprio quel complesso che sul colle non si può visitare: chi vuole vedere Nerone sul Palatino deve venire qui. Prosegue poi una sezione che documenta il gusto artistico della corte da Augusto alla tarda antichità, con sculture, ritratti e copie di originali greci che arredavano il palazzo. Il primo piano ha però conosciuto negli ultimi tempi chiusure temporanee per manutenzione: verificate sul sito ufficiale del Parco che sia accessibile prima di programmare la salita.

La storia dell'Antiquarium del Palatino
La vicenda di questo museo è una piccola storia italiana, e la racconto perché spiega perché molte cose del Palatino oggi non sono sul Palatino. Il primo Antiquarium nacque nella seconda metà dell'Ottocento per volontà di Pietro Rosa, che scavava per conto di Napoleone III, e occupava il piano terra della Villa Mills, il villino neogotico che lo scozzese Charles Mills aveva ricavato intorno al 1830 da una villa cinquecentesca sulla sommità del colle. Nel 1882 Rodolfo Lanciani fece demolire Villa Mills per collegare fisicamente il Foro e il Palatino, e le collezioni furono trasferite al Museo delle Terme di Diocleziano, dove Gherardo Ghirardini le catalogò.
Negli anni Trenta del Novecento Alfonso Bartoli allestì una nuova sede utilizzando le parti superstiti della Villa Mills inglobate nell'edificio delle suore della Visitazione, e riportò sul colle una parte dei materiali. La seconda guerra mondiale impose il trasferimento delle opere in luoghi sicuri, e al ritorno si aprì un contenzioso di attribuzione: il Museo Nazionale Romano rivendicava i pezzi migliori. Il ministero della Pubblica Istruzione diede ragione al Museo Nazionale Romano, con una motivazione che oggi fa sorridere e allora fu presa sul serio, cioè che i visitatori del Palatino erano interessati più ai luoghi che al museo. Soltanto con la legge sul patrimonio archeologico di Roma del 1981 le sculture tornarono all'Antiquarium. Una parte del materiale palatino resta però distribuita fra Palazzo Massimo alle Terme, le Terme di Diocleziano e la Crypta Balbi. Dal 2016 l'Antiquarium fa parte del Parco archeologico del Colosseo.
Cosa si vede sul Palatino, nell'ordine in cui lo farei io
La segnaletica del colle è scarsa e le strutture si sovrappongono su quattro secoli: senza un ordine di lettura si finisce a fotografare muri di mattoni tutti uguali. Ecco quindi l'itinerario che uso davvero, con i tempi.
Si entra da via di San Gregorio 30 alle 9.00, appena aprono. Si sale il vialetto sul versante orientale e si arriva in cima in una decina di minuti, mentre il colle è ancora vuoto. Alle 9.30, all'apertura dei siti riservati, si è già davanti alla Casa di Augusto o alla Casa di Livia, a seconda del giorno della settimana: il lunedì è chiusa la prima, il martedì la seconda. Si prosegue con la Casa dei Grifi e l'Aula Isiaca con la Loggia Mattei, se aperte, e poi si scende nel Criptoportico neroniano. A questo punto sono le dieci e mezza e avete già visto quello che il novanta per cento dei visitatori del Palatino non vedrà mai.
Si passa allo Stadio Palatino, guardandolo dal lato lungo settentrionale, e si prosegue verso la Domus Augustana e la Domus Flavia, camminando lungo il peristilio e affacciandosi sull'emiciclo che guarda il Circo Massimo. Da lì si entra nella Domus Tiberiana, che assorbe tranquillamente quaranta minuti se il percorso museale è aperto per intero. Verso le 11.30 si sale agli Horti Farnesiani: è l'ora in cui il sole ha girato abbastanza da illuminare il Foro, e il belvedere fra le uccelliere rende il massimo. Il Museo Palatino lo tengo per ultimo, perché è al coperto e perché serve a mettere in ordine quello che si è appena visto. Si esce verso l'una dall'Arco di Tito, in discesa, attraversando il Foro Romano nel senso giusto.

Quanto tempo serve per il Palatino
Il solo colle, percorso con calma e con le case affrescate aperte, chiede due ore e mezza. Il Palatino con il Foro Romano chiede quattro ore. Il Palatino con il Foro e il Colosseo chiede la giornata intera, e a fine giornata avrete camminato su fondi irregolari per otto o nove chilometri: mettete in conto le pause, e non fate finta che il terreno sia un marciapiede.
Sarò brutale, perché è il consiglio che salva più visite: se avete tre ore in tutto e volete a ogni costo vedere il Colosseo, il Palatino lo salterete comunque, quindi tanto vale programmare un secondo ingresso in un altro giorno anziché correre. Se avete mezza giornata, tagliate il museo e lo stadio, non le case dipinte. Se avete due giorni, dedicate un giorno al Palatino e agli Horti e un giorno al Foro e al Colosseo: è la ripartizione che funziona meglio, perché ciascuna delle due parti ha il proprio ritmo e mescolarle produce soltanto stanchezza.
Il Palatino con i bambini
Il colle funziona con i bambini meglio del Foro, e molto meglio del Colosseo, per tre ragioni concrete: ci sono prati su cui si può sedere, c'è l'ombra dei pini, e ci sono ambienti al chiuso, cioè le case dipinte e il museo, dove ci si rinfresca. Lo stadio è il punto che li conquista sempre, perché la forma si riconosce a colpo d'occhio e permette di raccontare qualcosa di concreto. Il criptoportico piace perché è un tunnel.
Il passeggino, però, è un problema: gradini antichi, ghiaia, radici, rampe. Con un bambino piccolo il marsupio o lo zaino porta bambini funzionano molto meglio. Portate acqua, perché le fontanelle ci sono ma non sono ovunque, e portate un cappello: da giugno a settembre, dopo le undici, sul pianoro l'ombra è poca e il sole picchia senza ostacoli.
Accessibilità del Palatino
Il Parco dichiara l'area accessibile e mette a disposizione servizi igienici attrezzati, audioguide e un ascensore; il percorso dei Fori Imperiali collegato al Forum Pass SUPER è privo di barriere architettoniche. Detto questo, e lo dico con il rispetto che l'argomento merita, il Palatino resta un sito archeologico con dislivelli veri, pavimentazioni antiche, ghiaia e tratti in pendenza. Le condizioni di accesso variano a seconda del settore e dei cantieri in corso. Chi ha esigenze specifiche faccia bene a contattare in anticipo il Parco e a farsi indicare il varco e il percorso adatti alla propria situazione: la differenza fra una visita riuscita e una giornata storta, qui, la fa la scelta dell'itinerario.
Quando andare sul Palatino e quando evitarlo
I mesi migliori sono aprile, maggio e ottobre: temperatura giusta, luce lunga, prati verdi. Luglio e agosto si possono fare soltanto entrando all'apertura e uscendo entro l'una, perché dalle undici in poi il pianoro è esposto e non c'è modo di ripararsi se non nel criptoportico e nel museo. Novembre, dicembre e gennaio hanno un vantaggio che pochi sfruttano: il colle è quasi vuoto, la luce radente del mattino è magnifica, e il verde invernale romano è ancora verde. Lo svantaggio è l'orario, con l'ultimo ingresso alle 15.30.
Con la pioggia il Palatino resta aperto, ma le viste spariscono e il fondo diventa scivoloso in modo serio. Il mio consiglio, se piove forte, è spostare la visita e usare quel giorno per un museo al coperto. Se piove poco, invece, il colle bagnato ha un colore che non ha mai altrimenti, e i turisti si dimezzano: è uno dei pochi casi in cui il maltempo lavora a vostro favore.
Cose pratiche che quasi nessuno vi dice sul Palatino
I cani di piccola taglia, indicativamente fra i cinque e i dieci chili, sono ammessi nelle aree aperte di Foro Romano e Palatino purché restino nel trasportino, e non pagano; negli ambienti chiusi e al Colosseo non entrano. I gruppi accompagnati non possono superare le venticinque persone, guida compresa, e dalle nove persone in su l'uso dei radioguida è obbligatorio: se prenotate una visita privata, chiedetelo prima, perché senza radioguida il gruppo viene fermato.
Il passaggio che collega l'area del Parco ai Fori Imperiali è aperto tutti i giorni in orario diurno e permette di attraversare da un lato all'altro di via dei Fori Imperiali senza uscire; è la parte del percorso priva di barriere architettoniche. I biglietti sono tutti nominativi e ai varchi viene chiesto un documento: se comprate online per più persone, inserite i nomi giusti, perché il controllo viene fatto sul serio. Le fontanelle di acqua potabile sono presenti in vari punti del colle e sono l'unico modo sensato di bere quassù: portate una borraccia e riempitela, perché intorno all'area archeologica i prezzi delle bottigliette sono quelli che sono.
Una curiosità su Palatino
Per secoli, sull'angolo nord occidentale del colle, i Romani hanno tenuto in piedi una capanna. Non una capanna metaforica: una costruzione di paglia, canne e travi di legno, del tipo che si faceva nell'età del Ferro, mantenuta e rifatta identica generazione dopo generazione a poche decine di metri dalla casa di Augusto e dal tempio di Apollo in marmo di Luni. La chiamavano casa Romuli, la casa di Romolo, e la consideravano l'abitazione del fondatore. Quando bruciava, e bruciò più volte, la si ricostruiva uguale, con gli stessi materiali poveri.
Fermatevi un attimo su questa immagine, perché è più eloquente di qualunque monumento. La città più ricca del mondo antico, nel momento della sua massima potenza, custodiva al centro del proprio quartiere del potere una capanna di paglia, e ci spendeva denaro pubblico per tenerla in ordine. Era la sua carta d'identità: eravamo pastori, non ce lo dimentichiamo. È un gesto di autorappresentazione politica di una raffinatezza che pochi imperi hanno replicato.
La parte che rende la storia irresistibile è archeologica. Nel 1946, gli scavi condotti sul versante occidentale hanno individuato, esattamente nel punto dove le fonti antiche collocavano la casa Romuli, i fondi e le buche di palo di capanne dell'età del Ferro, databili intorno al nono e ottavo secolo avanti Cristo. Non significa che quella fosse davvero la casa di Romolo, personaggio che resta leggendario. Significa qualcosa di più interessante: che la memoria collettiva romana aveva conservato per otto secoli, senza scrittura e senza archeologi, la localizzazione corretta del primo villaggio. La tradizione, in questo caso, sapeva. Sul terreno si vedono ancora oggi i tagli nel tufo, allineati, uno accanto all'altro: sono il punto esatto in cui comincia Roma, e la maggior parte dei visitatori ci passa davanti senza guardarli, perché non c'è un muro da fotografare.
Una cosa che non ti dice nessuno su Palatino
Il 21 novembre 2007 il ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli e il soprintendente archeologo Angelo Bottini annunciarono al mondo che sotto la Casa di Augusto era stato individuato il Lupercale, la grotta della lupa. Durante le indagini per consolidare le strutture della casa era stato praticato un foro di trenta centimetri, e attraverso quel foro era stata calata una sonda laser scanner che a sette metri di profondità aveva restituito le immagini di una cavità decorata con mosaici, pomici e valve di conchiglie, con un'aquila bianca su fondo azzurro al centro della volta. Le fotografie fecero il giro dei giornali di mezzo mondo.
Quello che quasi nessuno racconta è come è finita. L'identificazione fu contestata quasi immediatamente da Adriano La Regina, che era stato soprintendente archeologo di Roma per oltre vent'anni: secondo lui non c'era alcuna certezza, e soprattutto il Lupercale, per come le fonti antiche lo collocano, dovrebbe trovarsi più a occidente, nella zona che guarda verso i templi della Magna Mater e della Vittoria. L'ipotesi alternativa, sostenuta da diversi studiosi, è che si tratti semplicemente di un ninfeo di una delle domus imperiali, magnifico ma non mitologico.
Da allora la questione è rimasta aperta e l'identificazione non è mai stata confermata ufficialmente. La cavità non è visitabile, non compare in nessun percorso del Parco e non è raggiungibile: è sotto le strutture della Casa di Augusto, sostanzialmente inaccessibile senza mettere a rischio quello che c'è sopra. Quindi, se un venditore di tour vi promette la visita al Lupercale, sappiate che vi sta vendendo qualcos'altro. Ve lo dico perché me lo chiedono almeno una volta al mese, e la delusione, quando la spiegazione arriva sul posto, è sempre peggiore.
Il consiglio che ti do per visitare Palatino
Arrivate al varco di via di San Gregorio 30 alle 9.00 in punto, non alle 9.30 e nemmeno alle dieci. Sembra un dettaglio da pignoli e invece è la decisione che determina tutto il resto della giornata. Alle nove il colle è vuoto e la salita si fa con le gambe fresche e il sole basso; alle dieci arrivano i primi gruppi organizzati e alle undici il pianoro è pieno. La differenza fra le due ipotesi non è di comodità, è di natura: nel primo caso vedete un paesaggio, nel secondo vedete una fila.
Il secondo pezzo del consiglio riguarda la direzione. Il Palatino si fa in salita all'inizio e il Foro Romano si tiene per la discesa finale, uscendo dall'Arco di Tito verso mezzogiorno o l'una. Quasi tutti fanno il contrario, entrano da largo della Salara Vecchia, consumano un'ora e mezza nel Foro e affrontano la salita già stanchi e con il sole a picco: è il motivo per cui tanta gente ricorda il Palatino come una faticaccia con dei muri. Il terzo pezzo riguarda gli orari interni: i siti a ingresso riservato aprono alle 9.30, quindi programmate di trovarvi davanti alla porta della Casa di Livia o della Casa di Augusto proprio in quel momento, prima che si formi il piccolo assembramento che poi vi costa venti minuti.
Il quarto pezzo è per gli Horti Farnesiani: salite verso le 11.30, perché prima di quell'ora il Foro Romano visto dal belvedere è ancora in ombra e la fotografia non tiene il contrasto. Il quinto è stagionale e vale la pena scriverlo in grande: dal 25 ottobre l'ultimo ingresso è alle 15.30, quindi da fine ottobre a fine febbraio il Palatino è una cosa da mattina, punto. Chi arriva dopo pranzo in inverno non ha il tempo materiale per farlo bene. Scarpe chiuse con suola scolpita, borraccia, cappello: il colle non è una montagna, ma non è nemmeno un giardino pubblico.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che Roma è stata fondata il 21 aprile del 753 avanti Cristo, e ogni anno la città celebra il Natale di Roma con cortei e rievocazioni. Molto meno spesso si aggiunge il pezzo che rende la data comprensibile: quel giorno non è stato scelto per il fondatore, è stato preso in prestito dal calendario dei pastori. Il 21 aprile era la festa delle Palilia, o Parilia, dedicata a Pales, la divinità che proteggeva le greggi, e si celebrava accendendo fuochi di paglia e facendovi saltare attraverso il bestiame per purificarlo. La fondazione della città fu agganciata a posteriori alla festa pastorale, non viceversa.
Il secondo pezzo poco citato riguarda il perimetro. La tradizione vuole che Romolo abbia tracciato con l'aratro il solco sacro, il pomerium, e che questo solco corresse attorno al Palatino: quella era la Roma quadrata, che di quadrato non aveva quasi nulla e prendeva il nome dalla forma più o meno romboidale del pianoro. Le fonti antiche descrivono il percorso partendo dal Foro Boario, ai piedi del colle sul lato del Tevere, e girando attorno alle pendici. La conseguenza pratica è che ogni volta che camminate lungo il ciglio del Palatino, dal lato del Circo Massimo o da quello del Foro, state costeggiando quello che i Romani consideravano il confine sacro della loro città delle origini.
Terzo pezzo, e forse il più trascurato: il Palatino non era un colle solo. Le fonti conservano il ricordo di due sommità distinte, il Palatium vero e proprio e il Cermalus, entrambe elencate fra i colli del Septimontium, la festa arcaica dei sette monti che nulla ha a che vedere con i sette colli canonici della Roma imperiale. La sella che le separava è stata cancellata dai riporti di età imperiale, e oggi il pianoro sembra uniforme. Camminandoci, se guardate le quote, qualcosa si intuisce ancora.
La foto giusta da fare a Palatino
Le foto che valgono, sul Palatino, sono due, e nessuna delle due riguarda un monumento. La prima si fa dal belvedere fra le due uccelliere farnesiane, affacciandosi sul Foro Romano: nell'inquadratura entrano l'arco di Settimio Severo, il tetto della Curia, le colonne del tempio di Saturno, la basilica di Massenzio sulla destra e, sul fondo, i Fori Imperiali con la sagoma del Vittoriano. È la fotografia che ha fatto il giro del mondo per due secoli, e che i vedutisti dipingevano da questo identico punto. L'ora giusta è la tarda mattinata, fra le undici e le undici e mezza: prima il Foro è ancora in ombra e i dettagli affogano, dopo le due il sole gira e vi arriva in faccia.
La seconda si fa dalla terrazza sopra lo Stadio Palatino, dal lato che guarda la Domus Severiana e il Circo Massimo. Qui in una sola inquadratura entrano le arcate severiane, la valle del Circo e, oltre, il verde dell'Aventino: è la fotografia che restituisce l'altezza vera del colle, cosa che dall'alto del Foro non si capisce. Il momento buono è il pomeriggio, con il sole che scende verso l'Aventino e taglia le arcate di lato.
Un consiglio tecnico da chi ne ha viste molte andare male. Sul Palatino lavorate di grandangolo e di insieme, non di teleobiettivo sui dettagli: i muri di laterizio, inquadrati da vicino, sono tutti identici e in una settimana non vi ricorderete più quale fosse quale. Quello che vi resterà è il rapporto fra il colle e la città sotto, cioè esattamente la ragione per cui gli imperatori si sono costruiti la casa quassù. Se avete un solo scatto a disposizione, mettete un pino in primo piano sul bordo dell'inquadratura: dà la scala e dà Roma. E se volete la fotografia difficile, quella che quasi nessuno fa, aspettate l'ultima mezz'ora prima della chiusura invernale, quando la luce radente entra dentro le arcate della Domus Severiana e le trasforma in una griglia d'ombra.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Intorno al 1000 avanti Cristo si insedia sul colle un villaggio di capanne, confermato dagli scavi: è il primo nucleo abitato di quella che diventerà Roma. Nel 505 avanti Cristo il console Marco Valerio Massimo vi risiede, primo abitante illustre di cui si conservi il nome. Nel 204 avanti Cristo, durante la seconda guerra punica, arriva dall'Asia Minore la pietra nera della Magna Mater e il suo tempio viene costruito sul Palatino, dedicato nel 191: è il primo culto orientale accolto ufficialmente dallo Stato romano. Nel 31 avanti Cristo Ottaviano compra la casa dell'oratore Quinto Ortensio Ortalo e comincia a costruirsi, un lotto alla volta, il quartier generale del principato. Nel 28 avanti Cristo dedica il tempio di Apollo Palatino, interamente in marmo di Luni, con le due biblioteche.
Nel 64 dopo Cristo il grande incendio distrugge la Domus Transitoria di Nerone, che risponde con la Domus Aurea. Fra l'81 e il 92 Domiziano fa costruire da Rabirio il palazzo imperiale, con Domus Flavia, Domus Augustana e Stadio Palatino: da quel momento e per tre secoli il Palatino è la residenza ufficiale dell'impero. Fra il 117 e il 138 Adriano rimaneggia ampiamente le strutture, compresa la Domus Tiberiana. Fra il 193 e il 211 Settimio Severo estende il palazzo verso il Circo Massimo con la Domus Severiana e costruisce il Settizonio. Fra il 375 e il 379 le spoglie di san Cesario di Terracina vengono traslate dentro il palazzo imperiale con l'assistenza di papa Damaso, e nasce l'oratorio di San Cesareo in Palatio. Nell'ottavo secolo papa Giovanni VII stabilisce sul colle la propria residenza.
Dal 1537 il cardinale Alessandro Farnese comincia ad acquistare le vigne del versante nord, e nasce il progetto degli Horti Farnesiani; entro il 1628, con le nozze di Odoardo Farnese e Margherita de' Medici, il giardino raggiunge la forma compiuta, con le due uccelliere. Nel 1625 Tobia Aldini pubblica la descrizione delle piante rare del giardino, fra cui l'acacia farnesiana. Intorno al 1830 lo scozzese Charles Mills trasforma una villa cinquecentesca nel villino neogotico di Villa Mills. Nel 1861 Napoleone III compra gli Horti e finanzia gli scavi di Pietro Rosa; nel 1870, con Roma capitale, tutto passa allo Stato italiano. Nel 1882 Rodolfo Lanciani fa demolire Villa Mills. Dal 1898 al 1905 Giacomo Boni scava il Foro Romano, e dal 1907 il Palatino; muore nel 1925 e viene sepolto negli Horti Farnesiani per decisione del governo.
Dal 1928 il convento della Visitazione viene demolito per fare posto agli scavi; negli anni Trenta Alfonso Bartoli allestisce il nuovo Antiquarium. Nel 1946 gli scavi individuano le capanne dell'età del Ferro nel punto della casa Romuli. Nel 1981 la legge sul patrimonio archeologico di Roma riporta le sculture all'Antiquarium. Nel 1988 gli Horti Farnesiani vengono chiusi al pubblico; il restauro avviato nel 2013 li restituisce entro il 2018. Nel 2007 viene annunciata, e subito contestata, l'individuazione del Lupercale. Nel 2016 nasce il Parco archeologico del Colosseo. Il 21 settembre 2023 riapre la Domus Tiberiana dopo quasi cinquant'anni. Il 22 luglio 2024 riapre la Casa di Livia con il nuovo allestimento. Il 16 dicembre 2025 entra in servizio la stazione Colosseo Fori Imperiali della metro C.
Chi è passato da Palatino
L'elenco delle persone che hanno abitato o frequentato questo colle è, senza esagerazione, l'indice di un manuale di storia. In età repubblicana vi risiedettero Marco Valerio Massimo, console nel 505 avanti Cristo; Gneo Ottavio, console nel 165; Tiberio Sempronio Gracco, padre dei due tribuni; Marco Fulvio Flacco, console nel 125; Marco Livio Druso, tribuno della plebe nel 91. Poi la generazione che ha fatto a pezzi la repubblica: Cicerone e suo fratello Quinto, Quinto Ortensio Ortalo, Marco Antonio, Tito Annio Milone e Publio Clodio Pulcro, che si odiavano da vicini di casa fino all'omicidio, e Tiberio Claudio Nerone, padre del futuro imperatore.
Con il principato il colle diventa l'indirizzo del mondo. Augusto vi nacque e vi visse; Livia vi ebbe la propria casa; poi Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone, i Flavi con Domiziano, Traiano, Adriano, Settimio Severo e i suoi successori. Per quattro secoli chiunque contasse qualcosa nel Mediterraneo, ambasciatori dei Parti, re clienti, senatori, generali, dovette salire quassù per essere ricevuto. Il cristianesimo entra nel palazzo con papa Damaso alla fine del quarto secolo, e nell'ottavo secolo papa Giovanni VII abita sul Palatino.
Nel Rinascimento arrivano i Farnese: il cardinale Alessandro, nipote di Paolo III, che comprò le vigne; gli architetti che disegnarono il giardino terrazzato; Odoardo Farnese, che lo completò e che nel 1628 sposò Margherita de' Medici, occasione delle uccelliere; Giovanni Battista Magni, autore degli stucchi e dei graffiti. Nel 1625 vi lavorava il medico e botanico Tobia Aldini. Nell'Ottocento il colle passa nelle mani di Charles Mills, che vi costruì il proprio villino neogotico, e di Napoleone III, che lo comprò per scavarlo.
Infine gli archeologi, che qui contano quanto gli imperatori: Pietro Rosa, che aprì gli scavi per conto dell'imperatore francese; Rodolfo Lanciani, che demolì Villa Mills nel 1882; Gherardo Ghirardini, che catalogò le collezioni; Alfonso Bartoli, che riportò le sculture sul colle negli anni Trenta; e soprattutto Giacomo Boni, che sul Palatino scavò dal 1907 la Casa dei Grifi e l'Aula Isiaca, e che dal 1925 riposa al centro degli Horti Farnesiani. Sul versante letterario, il colle è stata una stazione fissa del Grand Tour: Goethe, che visitò Roma fra il 1786 e il 1788, descrisse il giardino farnesiano nel proprio resoconto di viaggio, e generazioni di vedutisti e di incisori hanno lavorato dal belvedere fra le uccelliere.

Cosa c'è intorno al Palatino
Nello stesso biglietto rientrano il Foro Romano, il Colosseo e il Museo Palatino: sono le abbinate naturali, e vanno distribuite su due mezze giornate anziché ammassate in una. A pochi passi dal varco di via di San Gregorio ci sono l'Arco di Costantino, che si guarda gratuitamente dalla piazza, e il Circo Massimo, anch'esso libero, a una decina di minuti a piedi lungo il fianco meridionale del colle.
Sul lato del Velabro, ai piedi del Palatino verso il Tevere, si trovano i templi repubblicani del Foro Boario e la basilica di Santa Maria in Cosmedin con la Bocca della Verità: sono un abbinamento perfetto per il primo pomeriggio, quando il colle chiude in inverno. Da lì si sale sull'Aventino, che nel tardo pomeriggio dà il meglio, con il Giardino degli Aranci e la basilica di Santa Sabina.
Sul versante opposto, verso i Fori Imperiali, si vedono dall'alto i Mercati di Traiano con il Museo dei Fori Imperiali, che hanno biglietto separato, e si sale poi al Campidoglio per i Musei Capitolini. Sul Celio, dalla parte del Colosseo, si visitano le Case Romane del Celio e la basilica di San Clemente, che è la migliore lezione di stratigrafia romana che si possa avere al coperto. Chi vuole completare il discorso su Nerone prenoti la Domus Aurea, che si visita con caschetto e su prenotazione, e chi vuole ritrovare le sculture partite dal Palatino le cerchi a Palazzo Massimo alle Terme, alle Terme di Diocleziano e alla Crypta Balbi.
Domande veloci su Palatino
Quanto costa il biglietto del Palatino?
Il biglietto Colosseo, Foro Romano, Palatino costa 18,00 euro intero e 2,00 euro ridotto per i cittadini dell'Unione Europea fra i 18 e i 25 anni; è gratuito sotto i 18 anni. Chi ha la Roma Pass lo paga 11,50 euro, chi aderisce al programma RAP 14,00 euro. Le condizioni di riduzione si controllano sul sito ufficiale del Parco archeologico del Colosseo prima dell'acquisto.
Si può visitare il Palatino senza il Colosseo?
Sì, ed è quello che consiglio a chi il Colosseo lo ha già fatto o lo farà in un altro momento. Il biglietto si chiama Forum Pass SUPER, costa 18,00 euro intero e 2,00 euro ridotto, vale un giorno per un solo ingresso, non richiede la prenotazione di una fascia oraria e comprende Foro Romano, Palatino, Fori Imperiali, i siti a ingresso riservato e il Museo Palatino. Il Colosseo, invece, non lo comprende.
Che differenza c'è fra il biglietto da 18 euro con il Colosseo e il Forum Pass SUPER?
Costano uguale ma servono a due cose diverse. Il primo dura 24 ore, richiede la prenotazione di una fascia oraria per entrare al Colosseo e non apre i siti a ingresso riservato del Palatino. Il secondo dura un giorno, non ha fasce orarie, apre i siti riservati e i Fori Imperiali, ma non fa entrare al Colosseo. Se il vostro interesse principale sono le case dipinte del Palatino, il secondo è quello giusto.
Il biglietto del Palatino vale anche per il Foro Romano?
Sì. Palatino e Foro Romano sono la stessa area archeologica e lo stesso biglietto, con cinque varchi di ingresso a disposizione. Ci si passa dall'uno all'altro senza uscire, attraverso il Clivo Palatino accanto all'Arco di Tito.
Quanto dura la validità del biglietto?
Dipende dal tipo. Il biglietto Colosseo, Foro Romano, Palatino vale 24 ore. Il Forum Pass SUPER vale il giorno di utilizzo. Le formule Full Experience valgono due giorni consecutivi. Prima di comprare, controllate quale validità vi serve davvero: pagare per due giorni e usarne uno è lo spreco più comune che vedo fare.
A che ora apre il Palatino?
Alle 9.00. Il Colosseo apre mezz'ora prima, alle 8.30, e i siti a ingresso riservato del colle aprono verso le 9.30. Chi vuole il colle vuoto entra alle 9.00 dal varco di via di San Gregorio.
A che ora chiude il Palatino?
Nel 2026 si segue il calendario stagionale del Parco: dal 29 marzo al 30 settembre ultimo ingresso alle 18.15 e chiusura alle 19.15; dal 1 al 24 ottobre ultimo ingresso alle 17.30 e chiusura alle 18.30; dal 25 ottobre al 28 febbraio 2027 ultimo ingresso alle 15.30 e chiusura alle 16.30.
Quando è chiuso il Palatino?
Il 25 dicembre 2026 e il 1 gennaio 2027. Per il resto l'area archeologica apre tutti i giorni. Le chiusure che cambiano davvero la visita sono quelle interne: la Casa di Augusto è chiusa il lunedì, la Casa di Livia il martedì.
Serve prenotare per il Palatino?
Con il Forum Pass SUPER no, si entra quando si vuole nella giornata. Con il biglietto Colosseo, Foro Romano, Palatino sì, ma la prenotazione riguarda soltanto la fascia oraria di ingresso al Colosseo; la vendita si apre trenta giorni prima. In alta stagione comprare online in anticipo non è un consiglio, è una necessità.
La Casa di Augusto e la Casa di Livia sono comprese nel biglietto del Palatino?
Sono siti a ingresso riservato, compresi nel Forum Pass SUPER, nelle formule Full Experience e nella Membership Card del Parco, ma non nel biglietto ordinario da 24 ore. La Casa di Augusto è chiusa il lunedì, la Casa di Livia il martedì: se avete un solo giorno, verificate che cada nel giorno giusto.
Quali sono i siti a ingresso riservato sul Palatino?
Casa di Augusto, Casa di Livia, Casa dei Grifi, Aula Isiaca con Loggia Mattei, Criptoportico neroniano, Stadio Palatino e Horrea Piperataria. Le aperture ruotano e le capienze sono piccole: il calendario del giorno si trova sul sito del Parco e ai varchi.
La Domus Tiberiana si visita?
Sì. Ha riaperto il 21 settembre 2023 dopo quasi cinquant'anni di chiusura per problemi statici, con un percorso che risale il clivo della Vittoria e un allestimento museale in tredici ambienti intitolato Imago imperii. L'ampiezza dell'apertura può variare in base ai cantieri: controllate sul sito ufficiale prima di andare.
Il Criptoportico neroniano si può percorrere?
Sì, è uno dei siti a ingresso riservato. È un corridoio semisotterraneo di 130 metri sotto gli Horti Farnesiani, illuminato da finestre a bocca di lupo, con una decorazione a stucco riprodotta nel tratto verso la Casa di Livia. D'estate è il punto più fresco del colle.
Gli Horti Farnesiani sono compresi nel biglietto del Palatino?
Sì, fanno parte dell'area del colle e non richiedono alcun supplemento. Chiusi al pubblico dal 1988 e restaurati fra il 2013 e il 2018, comprendono le due uccelliere, il belvedere, il Ninfeo della Pioggia e il Teatro del Fontanone.
Quanto dura la visita al Palatino?
Il colle da solo, fatto con calma e con le case dipinte aperte, chiede due ore e mezza. Con il Foro Romano si arriva a quattro ore. Il Museo Palatino aggiunge circa un'ora. Con il Colosseo si va sulla giornata intera.
Il Museo Palatino si paga a parte?
No, rientra nel biglietto dell'area archeologica. Ha però un orario proprio, più stretto di quello del colle, e una capienza contingentata; il primo piano ha conosciuto chiusure temporanee per manutenzione. Verificate lo stato di apertura sul sito del Parco.
La Domus Transitoria si visita?
Di norma no: gli ambienti neroniani sotto la Domus Flavia non rientrano nel percorso ordinario e vengono aperti soltanto in occasioni speciali, con numeri piccolissimi. Le pitture e i mosaici staccati si vedono però al primo piano del Museo Palatino.
Come si arriva al Palatino con i mezzi pubblici?
Con la metro B, fermata Colosseo, e con la metro C, stazione Colosseo Fori Imperiali, attiva dal 16 dicembre 2025 e collegata in scambio con la linea B. In superficie servono la zona i bus 51, 75, 85, 87 e 118 e il tram 3. Il varco principale è in via di San Gregorio 30.
La metro C arriva al Palatino?
Arriva a pochi minuti a piedi. La stazione Colosseo Fori Imperiali ha aperto il 16 dicembre 2025 ed è oggi il capolinea della tratta. Dentro la stazione è visibile un allestimento con i reperti trovati durante lo scavo, fra cui gli ambienti termali di una domus di età repubblicana.
Si può arrivare al Palatino in macchina?
Tecnicamente sì, praticamente no. La zona è a traffico limitato, i posti auto intorno sono pochi e cari, e il tempo perso a cercarne uno è tempo tolto alla visita. Metro, tram o autobus, sempre.
Quando si entra gratis al Palatino?
La prima domenica di ogni mese, il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. Il biglietto gratuito si ritira di persona alla biglietteria di piazza del Colosseo, in ordine di arrivo, e vale solo per quel giorno.
Il 2 giugno il Palatino apre la mattina?
No. L'ingresso è gratuito, ma l'apertura è pomeridiana perché la mattina i Fori Imperiali sono occupati dalla parata. Programmate di entrare nel primo pomeriggio.
Il Forum Pass SUPER vale nelle domeniche gratuite?
No. Nelle giornate a ingresso libero serve il biglietto gratuito ritirato in biglietteria; il Forum Pass SUPER non è ammesso. È una delle poche regole che sorprende regolarmente anche i romani.
Il Palatino è accessibile a chi ha difficoltà motorie?
Il Parco dichiara l'area accessibile e mette a disposizione servizi igienici attrezzati, audioguide e un ascensore, e il percorso dei Fori Imperiali è privo di barriere architettoniche. Resta però un terreno archeologico con dislivelli e fondi irregolari: conviene contattare in anticipo il Parco e concordare varco e itinerario.
Si può entrare al Palatino con il cane?
Nelle aree aperte di Foro Romano e Palatino sono ammessi i cani di piccola taglia, indicativamente fra i cinque e i dieci chili, che devono restare nel trasportino; l'ingresso per loro è gratuito. Negli ambienti chiusi e al Colosseo non entrano.
Ci sono bagni, fontanelle e punti di ristoro sul Palatino?
Sì: servizi igienici, punto informazioni, ristoro e bookshop sono presenti nell'area. Le fontanelle di acqua potabile sono distribuite in vari punti del colle, e sono l'unico modo sensato di dissetarsi quassù.
Che differenza c'è fra il Palatino e il Foro Romano?
Il Foro Romano è la piazza pubblica in basso, il luogo della politica, dei templi e dei processi. Il Palatino è il colle sopra, il luogo delle case: prima dell'aristocrazia repubblicana, poi degli imperatori. Sono collegati, hanno lo stesso biglietto, e si passa dall'uno all'altro dal Clivo Palatino accanto all'Arco di Tito.
Da dove conviene entrare al Palatino?
Da via di San Gregorio 30. È il varco storico, di solito il meno affollato, e vi mette subito in salita: si guadagna il colle mentre gli altri si distribuiscono nel Foro. Gli altri varchi sono l'Arco di Tito, largo della Salara Vecchia, via del Tulliano e via del Foro Romano.
La salita sul Palatino è faticosa?
Non è una montagna, ma è una salita vera, con rampe e gradini antichi e fondo irregolare. Servono scarpe chiuse e comode. Il consiglio è farla all'inizio della visita, non dopo tre ore passate a camminare nel Foro.
Serve una guida per visitare il Palatino?
Non è obbligatoria e una buona audioguida basta, ma qui una guida rende più che al Colosseo: la segnaletica è scarsa e le strutture si sovrappongono su quattro secoli, quindi senza un filo narrativo il colle rischia di ridursi a una successione di muri. È il luogo dell'area archeologica in cui il racconto vale di più.
Quante persone può avere un gruppo sul Palatino?
Il limite è di venticinque persone, guida compresa, e dalle nove persone in su l'uso dei radioguida è obbligatorio. Sono regole applicate ai varchi, non raccomandazioni.
Il biglietto del Palatino è nominativo?
Sì, per tutte le tipologie, e ai varchi viene chiesto un documento di identità. Se comprate per più persone, inserite i nomi corretti al momento dell'acquisto.
Si può vedere il Lupercale sul Palatino?
No. La cavità individuata nel 2007 sotto la Casa di Augusto non è visitabile e non rientra in alcun percorso; la sua identificazione con il Lupercale, contestata fin da subito, non è mai stata confermata.
Dov'è la tomba di Giacomo Boni?
Al centro degli Horti Farnesiani, sul Palatino. L'archeologo, morto nel 1925, vi fu sepolto per decisione del governo, nel luogo dove aveva scavato.
Qual è il periodo migliore per visitare il Palatino?
Aprile, maggio e ottobre. In estate il pianoro è esposto e dopo le undici il sole è duro, quindi si entra all'apertura e si esce a mezzogiorno. In inverno il colle è bellissimo e quasi vuoto, ma l'ultimo ingresso alle 15.30 costringe a giocarsi la mattina.
Il Palatino si può visitare con la pioggia?
Resta aperto, ma il fondo diventa scivoloso e i panorami, che sono la ragione principale per salire, spariscono. Con pioggia forte conviene spostare la visita e dedicare quel giorno a un museo al coperto.
Il Palatino è adatto ai bambini?
Sì, e funziona meglio del Foro Romano: ci sono prati, ombra di pini e ambienti al chiuso come le case dipinte e il museo. Il passeggino però è scomodo per via di gradini e fondi irregolari: meglio il marsupio o lo zaino porta bambini.
Quanti chilometri si camminano sul Palatino?
Il solo colle, percorso per intero con i siti riservati, vale intorno ai due o tre chilometri, ma su ghiaia, rampe e gradini. Aggiungendo Foro Romano e Colosseo si arriva facilmente agli otto o nove chilometri di giornata: regolatevi con le scarpe e con le pause.
Perché il Palatino si chiama così?
Le spiegazioni antiche sono tre e nessuna è dimostrata: dalla dea Pales, protettrice dei pastori, la cui festa cadeva il 21 aprile; da palus, la palude che circondava il colle; da una radice che indica l'altura, che è la più solida sul piano linguistico. Dal nome del colle deriva la parola palazzo, e con essa il francese palais, lo spagnolo palacio e l'inglese palace.

L'ultima cosa che vi dico sul Palatino
Se dovessi ridurre tutto a un gesto, sarebbe questo: alle nove al varco di via di San Gregorio, Forum Pass SUPER in tasca se il Colosseo lo avete già visto, alle nove e mezza davanti alla porta della Casa di Livia mentre la luce entra dalle finestrelle e non c'è nessuno, alle undici e mezza seduti sul muretto del belvedere fra le due uccelliere farnesiane, che è il punto in cui Roma si guarda dall'alto senza spendere un euro in più. Poi giù dall'Arco di Tito, con calma.
E mentre scendete, fate una cosa sola. Fermatevi un secondo e pensate che state camminando sopra millecinquecento anni di case, e che sotto quelle case c'è una capanna di paglia che i Romani hanno rifatto uguale per secoli per non dimenticarsi da dove erano partiti. Il Palatino è esattamente questo: il posto dove il potere più grande del mondo antico ha voluto tenersi accanto la prova che era cominciato dal niente. Nessun'altra collina di Roma vi dirà una cosa altrettanto seria.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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