Museo dell’Osservatorio di Monte Porzio Catone

Il Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone si trova in Via Frascati 33, 00078 Monte Porzio Catone, in provincia di Roma, una ventina di chilometri a sud est della capitale, sulle pendici del Tuscolo. Si visita soltanto su prenotazione: non esiste un ingresso libero con orario continuato, e chi si presenta al cancello senza aver prenotato resta fuori. Il calendario mensile delle aperture per i visitatori singoli viene pubblicato online dalla gestione dei servizi museali; le visite guidate individuali partono dall'AstroLAB. Il biglietto intero costa 10 euro, il ridotto A 8 euro (giovani fra i 18 e i 25 anni, insegnanti, convenzionati), il ridotto B 5 euro (dai 6 ai 18 anni fuori dalle visite scolastiche); l'ingresso è gratuito per i bambini sotto i 5 anni, per il personale e gli associati INAF, per i giornalisti accreditati, per i soci ICOM e per le persone con disabilità con il loro accompagnatore. Le visite guidate per gruppi e classi, fino a venti persone, vanno da 150 a 300 euro a gruppo secondo l'itinerario scelto: solo AstroLAB, AstroLAB più la cupola del telescopio MPT, oppure il percorso completo con l'Osservatorio. Le prenotazioni si fanno per posta elettronica agli indirizzi inaf.oar@sistemamuseo.it e prenotazioni.cultura@orologionetwork.it; le scuole e i gruppi che vogliono la visita condotta dai ricercatori scrivono invece a dd.oaroma@inaf.it. Il centralino dell'Osservatorio risponde allo 06 9428641. In auto si esce dall'A1 al casello di Monte Porzio Catone; con i mezzi pubblici si arriva alla stazione Anagnina della metropolitana A e si prende un autobus Cotral in direzione Rocca Priora. Dentro il comprensorio c'è un parcheggio, e i servizi sono accessibili alle persone con disabilità. Il sito ufficiale dell'ente è quello dell'INAF Osservatorio Astronomico di Roma.

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Tour a piedi✦ Il classico

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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Food tour✦ Vieni affamato

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Chi arriva quassù convinto di trovare un museo di provincia con quattro vetrine polverose fa un errore di valutazione che gli rovina la giornata, perché arriva con un'ora scarsa a disposizione e ne servono tre. Questo è il museo di un istituto di ricerca vivo, dove i ricercatori che vi accompagnano in sala hanno appena finito di analizzare dati arrivati dall'Arizona o dalle Canarie, ed è anche il luogo dove finì una delle vicende diplomatiche più grottesche del Novecento italiano: un osservatorio astronomico costruito per essere visto, non per vedere. Se volete inquadrarlo nel suo territorio, vale la pena leggere prima la pagina dedicata al Parco dei Castelli Romani, il sistema di colli vulcanici in cui questo edificio bianco si è incastrato nel 1939.

Il Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone, edificio principale dell'INAF Osservatorio Astronomico di Roma
Osservatorio di Monte Porzio Catone - OAR - Osservatorio Astronomico di Roma

Come arrivare al Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

Monte Porzio Catone è un comune di poco più di ottomila abitanti a 451 metri di quota, confinante con Frascati, Grottaferrata, Monte Compatri e con il territorio di Roma. L'Osservatorio non è nel centro storico: occupa un pianoro isolato sul versante che guarda la città, in una posizione che dalla strada sottostante si intuisce per via delle sostruzioni antiche affioranti, chiamate per secoli le Cappellette. È un dettaglio che conviene tenere a mente quando si imposta il navigatore, perché il civico di Via Frascati corre lungo il tratto che collega i due paesi e il cancello dell'istituto arriva quasi di sorpresa.

In auto verso il Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

L'indicazione ufficiale della struttura è secca: autostrada A1, uscita Monte Porzio Catone, poi si sale. Da Roma sud si impiega, con traffico normale, poco più di mezz'ora dal Grande Raccordo Anulare. In alternativa si sale per la Via Tuscolana fino a Frascati e da lì si prosegue verso Monte Porzio: è un percorso più lento e molto più bello, fra vigne, muri di tufo e ville tardocinquecentesche. Il parcheggio è dentro il comprensorio ed è compreso nella visita, il che nei Castelli Romani non è affatto scontato: chi ha provato a parcheggiare a Frascati in una domenica di ottobre sa di che cosa parlo. Un avvertimento serio: le ultime centinaia di metri sono in salita con curve strette, e d'inverno, dopo una gelata notturna, il fondo può essere insidioso. Le serate osservative si tengono al buio, quindi il rientro avviene su strade non illuminate e piene di cinghiali. Andate piano.

Con i mezzi pubblici fino a Monte Porzio Catone

La combinazione indicata dalla gestione dei servizi museali è metropolitana linea A fino ad Anagnina, poi autobus Cotral in direzione Rocca Priora. Da Anagnina il pullman impiega una quarantina di minuti e la fermata utile è lungo la Via Frascati. In treno si arriva invece a Frascati con la linea FL4 in partenza da Roma Termini, con fermate a Tuscolana, Casilina, Capannelle e Ciampino, corse cadenzate a frequenza oraria sul ramo per Frascati e biglietto di corsa semplice a 2,10 euro; dalla stazione di Frascati servono poi un autobus locale o un taxi per coprire gli ultimi chilometri in salita. Attenzione a un punto pratico che manda in confusione parecchie persone: la vecchia stazione di Monte Porzio Catone, inaugurata il 12 giugno 1916, apparteneva alla diramazione San Cesareo-Frascati della ferrovia Roma-Fiuggi-Alatri-Frosinone, una linea che non esiste più. Se il navigatore vi propone quella stazione come punto di arrivo, vi manda a un rudere. Va aggiunto che il ramo dei Castelli della FL4 subisce con regolarità sospensioni estive per lavori sui binari, con bus sostitutivi che partono e arrivano ad Anagnina invece che a Termini: prima di impostare un viaggio in treno conviene controllare lo stato della linea.

A piedi e in bicicletta verso il Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

C'è una minoranza di visitatori che sale a piedi da Frascati per la strada vecchia. Sono circa tre chilometri e mezzo con un dislivello che si sente nelle gambe, e in estate, verso le due del pomeriggio, è una pessima idea. In primavera, invece, è una delle camminate più belle dei Colli Albani, con il panorama che si apre progressivamente sulla piana e la cupola metallica che compare e scompare dietro i lecci. Chi arriva in bicicletta trovi posto per legarla vicino all'AstroLAB, ma tenga presente che dopo una serata osservativa la discesa notturna verso Frascati, senza illuminazione, è un rischio che io personalmente non correrei.

Biglietti, prenotazioni e orari del Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

La regola che governa tutto è una sola: prenotazione obbligatoria. L'Osservatorio non è un museo civico con biglietteria aperta e orario fisso, è una sede di ricerca del più grande ente astronomico italiano che apre le proprie strutture divulgative in giornate programmate. Il calendario mensile delle aperture per i visitatori singoli viene diffuso online dalla società che gestisce i servizi al pubblico, e le visite individuali partono dall'AstroLAB. Chi vuole andarci in un giorno preciso deve scrivere e attendere conferma, non presentarsi e sperare.

Le tariffe del Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone per i visitatori singoli

Il biglietto intero è di 10 euro. Il ridotto A, 8 euro, riguarda i giovani fra i 18 e i 25 anni, gli insegnanti e i titolari di convenzioni. Il ridotto B, 5 euro, vale per la fascia dai 6 ai 18 anni al di fuori delle visite scolastiche. Sono gratuiti i bambini sotto i 5 anni, il personale e gli associati dell'INAF, i giornalisti, i soci ICOM, le persone con disabilità e chi le accompagna. Dieci euro per tre ore di visita condotta da personale competente, con l'accesso a un teatro olografico e a un telescopio, sono un prezzo onesto: nella stessa città ci sono mostre temporanee che ne chiedono diciotto per quaranta minuti di pannelli.

Gruppi, scuole e visite didattiche al Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

Per i gruppi e le classi, fino a venti persone, la tariffa è a corpo e non a testa, e oscilla fra 150 e 300 euro secondo il pacchetto: il solo AstroLAB, l'AstroLAB con la cupola del telescopio MPT, oppure il percorso completo che include gli ambienti dell'Osservatorio. Le visite in lingua straniera costano di più. Il percorso didattico condotto direttamente dai ricercatori dell'INAF, riservato alle scuole di ogni ordine e grado, ha invece una tariffa dichiarata di 200 euro a classe, dura circa tre ore, prevede un massimo di venticinque studenti per turno e due turni per mattina. Chi organizza deve inviare, entro venti giorni dalla data, il modulo di conferma firmato dal dirigente scolastico e compilare il modulo online per la fatturazione elettronica. A questa visita si può aggiungere un'ora di percorso archeologico nell'area della villa romana interna al comprensorio, con un supplemento da concordare con il gruppo archeologico che se ne occupa.

Perché al Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone si prenota e basta

Il motivo è tecnico prima ancora che organizzativo. Le sale della mostra storica sono ricavate dentro l'edificio principale, dove si lavora: corridoi, uffici, biblioteca. L'AstroLAB è un laboratorio didattico, non una galleria. Il telescopio MPT richiede che qualcuno lo apra, lo punti e lo spieghi. Nulla di tutto questo funziona con un flusso libero di visitatori. La conseguenza pratica per voi è che i posti sono pochi e finiscono presto, soprattutto per le serate osservative, e che scrivere con due giorni di anticipo per un sabato di luna nuova significa quasi sempre restare a casa. Il mio consiglio da professionista è di muoversi con tre o quattro settimane di margine e di chiedere esplicitamente, nella mail, se nella data prescelta è prevista l'apertura della cupola.

Che cosa si visita al Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

Il comprensorio non è un edificio solo. Le strutture di Monte Porzio Catone sviluppano circa 8.750 metri quadrati di superficie coperta e all'incirca 75.000 metri quadrati di superficie scoperta, e comprendono l'Edificio Principale, la foresteria, due alloggi per i custodi, l'AstroLAB, la Cupola degli Scozzesi che ospita il LightLAB, e la cupola del Monte Porzio Telescope. Le ultime tre sono interamente dedicate alla divulgazione scientifica, alla quale sono destinate anche alcune aree dell'Edificio Principale: le sale museali, la sala conferenze intitolata a Gratton e la biblioteca. È utile avere in testa questa mappa prima di arrivare, perché la visita si snoda fra costruzioni diverse, all'aperto, e in inverno il vento del Tuscolo non perdona.

L'Edificio Principale del Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

Il grande corpo bianco che si vede da mezza Roma dispone di un piano seminterrato, di un piano terra, di un primo e di un secondo piano. Fu concepito in pieno stile razionalista dell'architettura monumentale del ventennio, rivestito in travertino chiaro proprio perché risaltasse a distanza sul verde del Tuscolo, con due aquile all'ingresso. Chiunque abbia una minima dimestichezza con l'architettura pubblica italiana degli anni Trenta riconosce il linguaggio al primo sguardo: simmetria assiale, superfici lisce, volumi netti, nessuna concessione decorativa che non sia araldica. Sopra il corpo centrale si alza la grande cupola metallica, ed è qui che nasce l'equivoco di tutti i visitatori: quella cupola non ha mai ospitato un telescopio. Ospita la biblioteca.

La Sala Kircher del Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone e le tavole sciateriche

Dentro l'Edificio Principale sono custoditi alcuni fra gli strumenti ottocenteschi della collezione del Museo Astronomico e Copernicano dell'Osservatorio, il patrimonio che racconta la vicenda dei due principali osservatori romani dell'Ottocento, quello del Campidoglio e quello del Collegio Romano. La prima sala è dedicata ad Athanasius Kircher, il gesuita tedesco arrivato al Collegio Romano nel 1635, uomo di curiosità smisurata e di metodo discutibile, che si occupò di geroglifici egizi, di lingue orientali, di astronomia, di fisica e di magnetismo, e che mise insieme il famoso Museo del Mondo, la raccolta che avrebbe preso il suo nome.

Il pezzo che vale il viaggio sono le tavole sciateriche: quattro lastre di ardesia realizzate da Kircher o per suo conto nel 1636, ciascuna di circa un metro quadrato e con uno spessore di circa tre centimetri, incise e dipinte a olio con simboli zodiacali e figure umane. Sono orologi solari, ma sono molto di più: portano calendari astronomici ed ecclesiastici, dati planetari, contenuti di astrologia medica. Fra queste, la Sciatericon totius motus primi mobilis combina il calendario gregoriano con le fasi lunari. Gli gnomoni originali, gli stili che proiettavano l'ombra, sono tutti perduti: restano i fori che ne segnavano la posizione. Erano collocate sulla terrazza del Collegio Romano, dove Kircher insegnava astronomia, matematica e gnomonica, e servivano da strumento didattico per gli studenti. Furono individuate e messe in salvo nel 1994 da Giuseppe Monaco, allora curatore del museo. Guardatele da vicino: la superficie è graffiata, il pigmento è consumato, e in quelle abrasioni c'è la mano di quattro secoli di allievi.

La Sala di Padre Secchi al Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

La seconda sala è dedicata ad Angelo Secchi, nato a Reggio Emilia il 28 giugno 1818, ammesso nel 1833 al noviziato della Compagnia di Gesù a Sant'Andrea al Quirinale, chiamato nel 1849 alla direzione dell'osservatorio del Collegio Romano e morto il 26 febbraio 1878 a cinquantanove anni. Nel 1852 ottenne di trasferire l'osservatorio in locali ricavati sulla crociera della chiesa di Sant'Ignazio, e vi collocò un telescopio equatoriale Merz da 25 centimetri di apertura. Con quello strumento, e con un prisma obiettivo montato davanti alla lente, cominciò nel 1863 a osservare sistematicamente gli spettri delle stelle.

Il risultato è uno dei momenti fondativi dell'astrofisica. Applicando alle stelle il metodo dell'analisi spettrale messo a punto da Gustav Kirchhoff e Robert Bunsen, Secchi pubblicò nel 1867 una classificazione in tre classi spettrali, alla quale nel 1869 ne aggiunse una quarta. Prima di lui le stelle erano punti di luce da catalogare per posizione e luminosità; dopo di lui divennero corpi fisici di cui si poteva conoscere la composizione. Nella stessa vita fece anche altro: fra il 1854 e il 1855 rifece la misura della base geodetica sulla via Appia, nel 1859 costruì il meteorografo, una stazione automatica per la registrazione dei parametri meteorologici, e fra il 1875 e il 1877 raccolse i suoi studi solari nell'opera Le Soleil. Il telescopio a montatura equatoriale esposto in questa sala è il suo. La mia opinione netta, e la ripeto ogni volta che accompagno un gruppo: il pubblico italiano conosce a memoria Galileo e ignora quasi del tutto Secchi, che è il padre dell'astrofisica moderna e lavorava a mille metri dal Pantheon.

L'AstroLAB, il laboratorio interattivo del Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

L'AstroLAB è uno dei laboratori educativi del parco astronomico. Nasce per le scuole di ogni ordine e grado e si apre al pubblico generico in occasioni programmate, i cosiddetti tour del parco. Il percorso è diviso in tappe, e ogni tappa corrisponde a una sala dell'edificio: si affrontano i temi principali dell'astrofisica contemporanea con dispositivi multimediali che rendono interattivo l'intero itinerario. L'obiettivo dichiarato, e mi pare il modo più onesto di formulare una missione divulgativa, è far capire che i fenomeni celesti non sono il frutto di poteri sovrannaturali ma di leggi fisiche.

Su questo punto conviene essere schietti. Un laboratorio interattivo funziona o non funziona in base a chi lo conduce, e qui lo conducono ricercatori e dottorandi dell'istituto, non animatori con un copione. Il livello si adatta all'interlocutore, e questo significa che a una classe di quinta elementare e a un gruppo di adulti curiosi vengono raccontate cose diverse. Se andate con figli piccoli, ditelo in fase di prenotazione: cambia la visita.

Holostage, il teatro olografico del Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

Il percorso dell'AstroLAB si chiude con l'installazione che ha reso questo museo una singolarità nel panorama europeo. Holostage fu inaugurato il 15 marzo 2022 ed è la prima installazione dedicata alla divulgazione scientifica, e in particolare astrofisica, che sfrutta il principio dell'olografia. La realizzazione è legata al progetto SUSA e all'esperienza di Naumachia, un network europeo che si occupa di hardware e software olografici. Il progetto SUSA riunisce l'Università di Roma Tor Vergata, il CNR, l'ENEA, l'INAF e l'INFN, insieme a Roma Capitale con il Municipio VI e al Comune di Frascati, con responsabile scientifico Maria Prezioso, docente di geografia economica.

Che cosa si vede. Ologrammi interattivi, animazioni di galassie, simulazioni di supernove, rappresentazioni di buchi neri, in un'esperienza costruita per essere immersiva e realistica. Lucio Angelo Antonelli, allora direttore dell'Osservatorio Astronomico di Roma, la presentò come un passo ulteriore per trasferire al grande pubblico, e soprattutto ai più giovani, le conoscenze della scienza moderna. Il mio giudizio, dopo averla vista funzionare con gruppi diversi: sui ragazzi fra i dieci e i sedici anni l'effetto è enorme, sugli adulti con qualche nozione di astrofisica un po' meno, perché l'olografia impressiona ma non aggiunge informazione. Vale comunque i minuti che occupa, e resta il fatto oggettivo che un'installazione del genere, dedicata alla scienza, non esisteva prima da nessuna parte.

La grande cupola metallica dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone vista dal comprensorio
Osservatorio di Monte Porzio Catone - OAR - Osservatorio Astronomico di Roma

Il LightLAB e la Cupola degli Scozzesi del Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

Il LightLAB è un laboratorio interattivo dedicato alla luce, ospitato nella costruzione minore che nel comprensorio tutti chiamano la Cupola degli Scozzesi. È pensato per le scuole secondarie di primo grado e per gli istituti superiori, ed è condotto da laureandi e laureati in fisica. Si parte dai fenomeni più semplici della luce e si arriva alle leggi dell'ottica: per ciascun fenomeno esaminato gli studenti eseguono un esperimento diverso, verificando con le mani quello che hanno appena sentito a parole. La parola d'ordine dichiarata per accedere al LightLAB è sperimentare. Il punto di arrivo del percorso è la comprensione di come funziona un telescopio, cioè dello strumento che permette di ricavare informazioni fisiche da corpi che nessuno potrà mai toccare.

Il nome della cupola merita una riga. La tradizione interna dell'istituto lo lega al telescopio dell'Università di Edimburgo che vi fu installato e che rimase in funzione per pochi anni, l'unico strumento realmente operativo che questo osservatorio abbia mai avuto sul posto. È un dettaglio che dice tutto della storia del luogo: la cupola grande, quella progettata per il telescopio monumentale, non ne ha mai ospitato uno; quella piccola, di servizio, sì.

Il telescopio MPT del Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

Il Monte Porzio Telescope, sigla MPT, è il telescopio didattico dell'istituto, in funzione per attività divulgative e formative dal 2000. Si tratta di un rifrattore apocromatico da 199 millimetri di diametro con focale di 1800 millimetri, montato su una colonna elevatrice capace di garantire un errore inferiore ai dieci micron. Non è un telescopio da ricerca e nessuno lo spaccia per tale: è uno strumento eccellente per mostrare al pubblico i pianeti e gli oggetti del catalogo Messier, e per l'osservazione solare, grazie a un filtro H-alfa con banda passante di tre angstrom raffreddato a effetto Peltier.

Quel filtro è la ragione per cui vale la pena prenotare anche una visita diurna e non solo una serata. Con l'H-alfa il Sole smette di essere un disco bianco e diventa un oggetto vivo: si vedono le protuberanze sul bordo, i filamenti scuri sulla superficie, la granulazione della cromosfera. Ai gruppi che accompagno dico sempre la stessa cosa, e nessuno mi ha mai dato torto: la prima volta che si guarda il Sole in H-alfa non si dimentica. Lo usano gli studenti durante le visite didattiche, il pubblico durante le serate organizzate dal gruppo DivA, e sono i ricercatori dell'Osservatorio a guidare le osservazioni.

La biblioteca sotto la grande cupola dell'Osservatorio

Ecco il paradosso architettonico più bello d'Italia. La grande cupola metallica che sovrasta l'edificio, quella che da Roma si scambia per l'alloggiamento di un telescopio gigantesco, ospita la biblioteca dell'Osservatorio. Non per un ripiego improvvisato, ma perché il telescopio per cui quella cupola era stata costruita non è mai arrivato, e perché nel frattempo era diventato evidente a chiunque che da lì, con Roma accesa a venti chilometri, non si sarebbe potuto osservare granché. Il volume che doveva contenere l'ottica contiene la carta. Se durante la visita vi capita di entrarci, alzate lo sguardo: la calotta interna è la stessa che i tecnici della Zeiss avevano progettato per ruotare su un anello di cuscinetti.

Il parco astronomico del Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone e l'area archeologica

Il comprensorio è un parco vero, con lecci, pini e prati, e sotto quei prati c'è una villa romana. Il sito, noto come villa di Matidia Augusta, occupa parte dell'area dell'Osservatorio, fra Monte Porzio Catone e Frascati, ed era visibile da secoli grazie alle alte sostruzioni che dalla strada sottostante venivano chiamate le Cappellette. Gli scavi hanno riportato in luce ambienti in opera reticolata, due sale, una probabile vasca, un grande ambiente rettangolare porticato di cui restano le basi delle colonne, e soprattutto i grandi ipogei sotto la platea, in parte comunicanti con piccoli vani di servizio anch'essi sotterranei.

I materiali recuperati raccontano una frequentazione lunga: ceramica a vernice nera, sigillata, ceramica comune, anfore, pareti sottili, balsamari, intonaci dipinti con figure di uccelli, frammenti di mosaico, terrecotte architettoniche, chiodi, fistule plumbee, frammenti di marmo, tegole bollate. L'analisi indica più fasi di utilizzo e di ricostruzione dell'intero complesso a partire dalla prima età imperiale, probabilmente sopra strutture di epoca repubblicana. Gli scavi furono condotti nel 1999 sotto la direzione della dottoressa Vincenza Iorio, con la partecipazione di gruppi archeologici volontari, e proseguirono fino al 2006. L'attribuzione a Matidia, nipote di Traiano e suocera di Adriano, appartiene alla tradizione erudita locale e non è un dato epigrafico incontrovertibile: fatevela raccontare in loco, e diffidate di chi ve la vende come certezza. La visita archeologica si aggiunge a quella astronomica con circa un'ora in più e un supplemento da concordare con il gruppo archeologico che la conduce.

Una curiosità su Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

Questo osservatorio esiste perché Adolf Hitler voleva una statua. Detta così sembra una boutade da guida, e invece è la ricostruzione che emerge dalle fonti storiche e dagli studi presentati all'Osservatorio stesso.

La statua è il Discobolo Lancellotti, la replica marmorea di età antonina del celebre bronzo di Mirone, oggi al Museo Nazionale Romano e visibile a Palazzo Massimo alle Terme. Nel clima ideologico degli anni Trenta quel corpo teso nell'attimo prima del lancio era diventato, per la propaganda tedesca, l'immagine perfetta dell'ideale di razza vagheggiato dal regime; Leni Riefenstahl lo aveva utilizzato nelle riprese delle Olimpiadi di Berlino del 1936. Hitler tentò di comprarlo dalla famiglia Lancellotti a qualunque prezzo, per farne il simbolo dei Giochi. Gli fu opposto un rifiuto cortese e fermo, fondato su una norma di legge del 1909 che vietava l'alienazione delle antichità e delle belle arti.

Nel maggio del 1938, durante la visita ufficiale in Italia, la faccenda si sbloccò con uno scambio. Il testo del documento con cui il dono venne formalizzato è di una solennità che oggi fa impressione: nella sua qualità di Führer, Hitler pregava Benito Mussolini di gradire in dono un telescopio Zeiss e insieme l'intero arredamento per un osservatorio astronomico. L'Italia avrebbe ceduto il Discobolo alla Germania; la Germania avrebbe regalato a Roma un osservatorio modernissimo, visibile da tutta la città a riprova dell'alleanza fra i due regimi. Mussolini accettò, il Discobolo partì rapidamente per Berlino, e sulle pendici del Tuscolo, sul rilievo chiamato Monte Ciuffo, cominciò il cantiere di un edificio destinato a essere guardato più che a guardare.

La curiosità che il lettore non trova nel primo risultato di una ricerca è questa: l'osservatorio fu una delle pochissime opere pubbliche portate avanti durante la guerra, e nel 1942 l'area fu perfino protetta da un vincolo di rispetto istituito con decreto regio, per impedire che costruzioni vicine ne compromettessero la vista. Si tutelava il panorama di un telescopio che non sarebbe mai arrivato.

La storia del Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

1938 e 1939, il progetto e la prima pietra dell'Osservatorio

L'Osservatorio Astronomico di Roma come istituzione unificata nasce nel 1923 dalla fusione delle due antiche specole cittadine, quella del Collegio Romano e quella del Campidoglio; la seconda fu chiusa il 13 agosto 1937 e demolita subito dopo. La nuova sede fu inaugurata il 28 ottobre 1938 nell'antica Villa Mellini, sul promontorio di Monte Mario, con Giuseppe Armellini primo direttore. Quasi contemporaneamente prese forma il progetto di un secondo osservatorio a Monte Porzio Catone, concepito per ospitare il grande rifrattore promesso. La prima pietra fu posata nel 1939, e il sito scelto fu il Monte Ciuffo, sulle pendici del Tuscolo, per una ragione che oggi suona surreale: doveva essere visibile da Roma.

Gli strumenti Zeiss che non arrivarono mai

La commessa, definita sulle indicazioni di una commissione di astronomi italiani, comprendeva tre strumenti maggiori: un rifrattore da 65 centimetri, pari a 26 pollici, un doppio astrografo da 40 centimetri e un telescopio Schmidt da 1 metro, oltre a tre cupole e alla strumentazione ausiliaria. L'anno successivo si aggiunse la richiesta di un coronografo, lo strumento appena inventato dal francese Bernard Lyot che consentiva di studiare la corona solare senza attendere un'eclisse. La Zeiss avviò contemporaneamente la produzione delle cupole metalliche mobili a Jena.

La propaganda del regime annunciava che quello di Roma sarebbe diventato il più grande telescopio d'Europa e forse del mondo. Bastava saper leggere un annuario per sapere che non era vero: dal 1917 negli Stati Uniti funzionava il riflettore di Mount Wilson, con uno specchio da 2,5 metri di diametro, e un rifrattore da 65 centimetri era, come concetto ottico, uno strumento già superato. I telescopi non raggiunsero mai l'Italia. Le ricerche presentate dalla studiosa Natalia Ptitsyna dell'Accademia Russa delle Scienze, in un seminario tenuto all'Osservatorio di Roma il 24 novembre 2016, indicano che il governo tedesco non completò mai il pagamento alla Zeiss e che gli strumenti restarono in fabbrica.

1943, le cupole smontate e rispedite a Jena

Nel 1943 l'edificio era completato e le cupole, fabbricate a Jena, erano state trasferite a Roma e montate. Poi arrivò l'8 settembre, l'inizio della Resistenza e l'occupazione tedesca della città. Un reparto del Genio della Wehrmacht smontò la cupola più grande e più costosa, quella destinata al rifrattore da 65 centimetri, e la rispedì in Germania; secondo la ricostruzione presentata da Ptitsyna l'asportazione riguardò le cupole installate, restituite alla fabbrica Zeiss dopo l'armistizio. Dell'Osservatorio di Roma non si sentì più parlare fino alla fine della guerra.

Il dopoguerra, il ritorno del Discobolo e l'assegnazione del 1948

Nel 1946 l'Italia recuperò il Discobolo Lancellotti insieme a molte delle opere d'arte sottratte durante l'occupazione, e anche la grande cupola dell'Osservatorio tornò in Italia e fu rimontata al suo posto. I telescopi, invece, erano definitivamente perduti. Durante l'occupazione dell'Unione Sovietica i nazisti avevano distrutto sistematicamente gli osservatori astronomici sovietici che erano riusciti a raggiungere; quando l'Armata Rossa arrivò a Jena, tutti gli strumenti presenti nello stabilimento Zeiss furono requisiti come riparazione dei danni di guerra e destinati a sostituire quelli distrutti. Nel 1948 l'edificio di Monte Porzio Catone fu assegnato all'Osservatorio Astronomico di Roma. Nel 1965 fu inaugurata la stazione osservativa di Campo Imperatore, a 2200 metri sul Gran Sasso d'Italia, che dal 2017 è passata sotto l'Osservatorio Astronomico d'Abruzzo.

1988, i ricercatori salgono a Monte Porzio

Dal 1988 i ricercatori dell'Osservatorio Astronomico di Roma svolgono la loro attività nella sede di Monte Porzio Catone, che offre una struttura ottimale dal punto di vista logistico e organizzativo. Nella sede di Monte Mario, a Roma, l'ente coordina l'attività divulgativa del Museo Astronomico e Copernicano e della Torre Solare, mentre l'edificio principale è riservato alla sede centrale dell'INAF, l'Istituto Nazionale di Astrofisica. Chi vuole completare il quadro può leggere la pagina dedicata all'Osservatorio di Monte Mario: le due sedi sono due capitoli della stessa storia, e visitarle a distanza di poche settimane l'una dall'altra è l'itinerario che consiglio sempre a chi si appassiona alla vicenda.

Una cosa che non ti dice nessuno su Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

Da qui non si osserva. Mai stato possibile, mai stato sensato. E questo è il fatto che nessuna brochure scriverà mai in copertina.

Chiunque abbia anche solo una minima conoscenza di astronomia capisce immediatamente, guardando la posizione dell'edificio, che una struttura del genere non può essere sede di attività osservativa di ricerca: è completamente abbagliata dalle luci di Roma. L'inquinamento luminoso della capitale, a venti chilometri di distanza e senza alcuna barriera orografica di rilievo, cancella dal cielo tutto ciò che è debole. Un telescopio da 65 centimetri collocato lassù avrebbe potuto fare fotometria su stelle brillanti e poco altro. La dimensione della cupola dimostra che era prevista l'installazione di uno strumento imponente in una posizione nella quale sarebbe stato inevitabilmente inutilizzabile per lo scopo fondamentale di una struttura di questo tipo: osservare il cielo.

Il seguito è la parte che rende la faccenda interessante invece che soltanto ridicola. Privato del telescopio, l'Osservatorio di Roma prese un'altra strada e diventò uno degli istituti scientificamente più produttivi al mondo, prima come sede di studi teorici di prima grandezza, poi anche di ricerca osservativa condotta con strumenti sempre più grandi collocati nei luoghi più bui del pianeta o direttamente nello spazio. Gli astronomi che lavorano dentro quell'edificio bianco raccolgono i loro dati dal Large Binocular Telescope di Mount Graham in Arizona, dal Telescopio Nazionale Galileo alle Canarie, dalla stazione di Campo Imperatore e da numerosi altri telescopi terrestri e spaziali. La sede italiana più visibile della ricerca astronomica nazionale è, letteralmente, cieca. E funziona benissimo.

C'è una seconda cosa che non vi dirà nessuno, e riguarda il modo in cui la visita va usata. Nelle serate divulgative il telescopio che vi mostreranno è l'MPT, un rifrattore da 199 millimetri: buono per la Luna, per Giove, per Saturno, per gli ammassi più luminosi. Se arrivate aspettandovi la nebulosa in fotografia profonda che avete visto sui giornali, rimarrete delusi. Se arrivate sapendo che state guardando dentro un tubo ottico dalla stessa collina dove un dittatore voleva il telescopio più grande del mondo, la serata cambia completamente di segno.

I misteri irrisolti del Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

La storia, fin qui, è documentata. Restano però almeno quattro domande alle quali nessuno ha ancora dato una risposta definitiva, e sono la parte che rende questa collina interessante per uno storico della scienza e non solo per un appassionato di cielo.

Perché gli astronomi accettarono un sito impossibile

Se furono ragioni di propaganda a spingere il regime a costruire l'osservatorio dove non avrebbe mai potuto funzionare, resta da capire perché gli astronomi italiani non si opposero. La spiegazione la diede il professor Bianchi, allora direttore dell'Osservatorio di Roma, a Livio Gratton, prima suo collaboratore e poi uno degli artefici della rinascita dell'astronomia italiana. Gratton la riferisce nelle sue memorie pubblicate sulla rivista Coelum: il piano di Bianchi era di assecondare Mussolini e Hitler per far arrivare comunque i telescopi in Italia e poi, dopo qualche anno, trasferirli in un sito più opportuno, lontano dalle luci della capitale. Molto probabilmente il sito che aveva in mente era Campo Imperatore, sul Gran Sasso, dove dopo la guerra fu effettivamente costruita la prima stazione osservativa dell'Osservatorio di Roma. Un calcolo lucido e cinico, che sarebbe anche potuto riuscire.

Due parole su Gratton, perché la sala conferenze dell'Osservatorio porta il suo nome e vale la pena sapere chi era. Nato a Trieste il 30 luglio 1910 e morto a Roma il 15 gennaio 1991, si laureò in fisica a Roma nel 1930 avendo studiato con Enrico Fermi e Tullio Levi-Civita; fu assistente all'Osservatorio di Merate dal 1934 al 1939, lavorò allo Yerkes Observatory nel Wisconsin fra il 1947 e il 1948, poi all'Osservatorio di La Plata in Argentina dal 1948 al 1957 e come direttore dell'Osservatorio di Córdoba dal 1957 al 1960; rientrato in Italia, insegnò astrofisica a Bologna e dal 1962 al 1980 a Roma. Fondò e diresse il Laboratorio, poi Istituto, di Astrofisica Spaziale del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Frascati, che divenne il centro di astrofisica più attivo del Paese, fu vicepresidente dell'Unione Astronomica Internazionale fra il 1967 e il 1973 e presidente della Società Astronomica Italiana fra il 1975 e il 1979. Introdusse in Italia la cosmologia relativistica e l'astronomia a raggi X e firmò oltre centocinquanta lavori. Il suo nome, oggi, è legato anche a un parco astronomico divulgativo dei Castelli Romani.

Perché un rifrattore e non un riflettore

Seconda domanda, tecnica e senza risposta. Perché gli astronomi italiani chiesero alla Germania un rifrattore da 65 centimetri, cioè uno strumento a lente concettualmente sorpassato, quando a parità di costo avrebbero potuto chiedere un riflettore molto più grande, del tipo che negli Stati Uniti, in Francia e in Unione Sovietica stava già dando risultati fondamentali? Un rifrattore soffre di aberrazione cromatica, pesa enormemente, ha una lunghezza focale ingombrante e non è scalabile oltre certi diametri: nel 1938 questo lo sapevano tutti. Nessuno, fino a oggi, ha spiegato quella scelta in modo convincente. Le ipotesi in circolazione, tutte da verificare, vanno dal prestigio simbolico del grande rifrattore ottocentesco alla disponibilità immediata di quel prodotto nel catalogo Zeiss.

Perché i tedeschi sprecarono risorse per smontare una cupola

Terza domanda. Nel 1943, in una fase della guerra in Italia che di risorse ne lasciava pochissime, perché un reparto del Genio impiegò tempo, mezzi e trasporti per smontare e rispedire in Germania una cupola metallica del tutto inutile ai fini bellici? La spiegazione più accreditata è la stessa che rende conto della distruzione del patrimonio culturale nei Paesi occupati: secondo la logica aberrante del nazismo solo i tedeschi, e in misura minore i loro alleati, erano davvero uomini; gli altri erano subumani e in quanto tali non avevano diritto di accedere alla scienza e alla cultura. Gli italiani, dopo l'8 settembre, erano passati dalla prima alla seconda categoria. Non è una spiegazione tecnica: è una spiegazione ideologica, e resta la migliore che abbiamo.

Perché proprio un osservatorio in cambio del Discobolo

Quarta domanda, la più sfuggente. L'astronomia non era una scienza particolarmente sviluppata nell'Italia fra le due guerre né particolarmente cara al regime, che si interessava assai di più alla chimica e all'industria bellica. Perché dunque chiedere un osservatorio e non un impianto industriale? E se la proposta veniva da Hitler, perché Mussolini accettò?

Gratton riporta che, posta la domanda a Bianchi, si sentì rispondere che Hitler, durante la sua prima visita in Italia nel 1934, in occasione di una gita a Castel Gandolfo con Mussolini, era stato incuriosito dalla cupola dell'Osservatorio Vaticano sopra il palazzo papale e aveva chiesto di visitarla, ottenendo il rifiuto motivato dal fatto che non si trattava di territorio italiano. Da lì la promessa di donare all'Italia un osservatorio che avrebbe fatto sfigurare quello pontificio. La spiegazione, però, non regge: non risulta che nella visita del 1934 Hitler sia mai stato a Castel Gandolfo. In un seminario tenuto all'Osservatorio di Roma è stata avanzata l'ipotesi che il suggerimento fosse partito dalla stessa Zeiss, interessata a procurarsi una commessa sostanziosa. Dati i legami dell'industria tedesca con il regime la cosa è possibile, ma resterebbe da spiegare come la Zeiss potesse sapere in anticipo dell'intenzione di scambiare un'opera d'arte italiana con una struttura scientifica tedesca, e attraverso quale canale avesse contattato i vertici del Reich. L'ultimo mistero di Monte Porzio, per ora, resta aperto.

Il consiglio che ti do per visitare Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

Prenotate una serata osservativa, non una visita diurna, e prenotatela con almeno tre settimane di anticipo scegliendo una data vicina alla luna nuova o al primo quarto. Questo è il consiglio principale e lo motivo punto per punto.

Primo: la parte museale, cioè le sale storiche con le tavole sciateriche di Kircher e il telescopio di Secchi, è compresa nei percorsi completi ed è quella che dà il senso storico al luogo, ma da sola dura poco. È la combinazione fra le sale, l'AstroLAB, l'Holostage e la cupola del telescopio a giustificare il viaggio.

Secondo: la luna piena è il nemico dell'osservazione. Un cielo con la Luna alta e piena azzera il contrasto e vi lascia con i pianeti e poco altro. Il primo quarto, invece, è il compromesso perfetto, perché la Luna tramonta a metà serata e prima di tramontare vi regala il terminatore, la linea fra luce e ombra dove i crateri hanno le ombre lunghe e sembrano scavati con lo scalpello. Se dovete portare qualcuno che non ha mai guardato in un telescopio, portatelo al primo quarto e mostrategli la Luna per primo: è l'unico oggetto che non delude mai nessuno.

Terzo, e riguarda l'abbigliamento. Siamo a 451 metri di quota su un pianoro esposto, in una struttura dove si passa da un edificio all'altro all'aperto e dove la cupola del telescopio, per necessità tecnica, è fredda quanto l'aria esterna. Ad aprile, alle undici di sera, quassù ci sono spesso otto gradi in meno che a Piazza Venezia. Portate una giacca vera, non un maglioncino, e scarpe chiuse: i prati sono in pendenza e con l'umidità della sera scivolano.

Quarto: se avete bambini fra i sei e i dodici anni, chiedete in fase di prenotazione una visita che includa l'AstroLAB e l'osservazione solare in H-alfa, e mettete in conto che una serata che finisce a mezzanotte, per un bambino di sei anni, è una serata sbagliata. L'osservazione del Sole al telescopio è la stessa emozione, di pomeriggio, senza il crollo psicologico delle undici.

Quinto, e ve lo dico da professionista che accompagna gruppi: non aggiungete altro al programma della giornata. Chi arriva qui alle quindici dopo aver fatto Villa Aldobrandini la mattina e conta di scendere a cena a Frascati alle venti non gode di nulla. Questa è mezza giornata piena, e se è una serata è una serata intera.

La scienza che si fa oggi al Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

Vale la pena capire che cosa succede dentro le stanze dove non entrate, perché è quello che rende la visita diversa da un museo tradizionale. L'attività scientifica della sede copre tutte le macro aree tematiche dell'INAF: cosmologia e astrofisica extragalattica, astrofisica relativistica e particellare, fisica solare, formazione stellare, stelle e popolazioni stellari, Sole e sistema solare, tecnologie avanzate e strumentazione.

Come sono cambiate le aree di ricerca

La composizione interna è cambiata parecchio in quarant'anni, ed è un indicatore fedele di come è cambiata l'astrofisica mondiale. Negli anni Ottanta e Novanta l'area che coinvolgeva più ricercatori, e che risultava più produttiva, era l'astrofisica stellare, con una presenza importante di studiosi attivi in astrofisica extragalattica e in astrofisica solare. Dalla metà degli anni Novanta si aggiunsero gruppi di astrofisica relativistica e di astrofisica del sistema solare. Oggi la macro area che assorbe la maggioranza dei ricercatori è l'astrofisica extragalattica e cosmologia. In pratica: si è passati dallo studio delle singole stelle allo studio dell'universo nel suo complesso, e questo edificio ha seguito la corrente.

Dal Tuscolo all'Arizona: il Large Binocular Telescope

Il Large Binocular Telescope sorge su Mount Graham, nelle Pinaleno Mountains dell'Arizona sudorientale, a 3.221 metri di quota, e monta due specchi da 8,4 metri di diametro sulla stessa montatura. La proprietà è divisa fra i partner: l'Arizona con il 25 per cento, la Germania con il 25 per cento, l'Italia attraverso l'INAF con il 25 per cento, e il restante 25 per cento distribuito fra la Research Corporation for Science Advancement, la Ohio State University e altre università statunitensi. Il telescopio fu dedicato nell'ottobre 2004, vide la prima luce con un solo specchio primario il 12 ottobre 2005, ricevette il secondo specchio nel gennaio 2006 e osservò con entrambi gli specchi insieme fra l'11 e il 12 gennaio 2008. Un quarto di quello strumento è italiano, e parte del tempo italiano viene usato da ricercatori che lavorano su questa collina.

Il Telescopio Nazionale Galileo e Campo Imperatore

Il secondo canale osservativo è il Telescopio Nazionale Galileo, l'infrastruttura italiana alle isole Canarie. Il terzo è la stazione di Campo Imperatore, a 2200 metri sul Gran Sasso, dove operano un telescopio Schmidt da 60 centimetri di apertura e il telescopio infrarosso AZT24 con specchio da 1,1 metri, arrivato dalla Russia negli anni Novanta grazie a un negoziato condotto da Roberto Buonanno, allora direttore dell'Osservatorio di Roma, e da Vittorio Castellani, direttore dell'Osservatorio di Teramo. La camera infrarossa che vi è montata lavora raffreddata a temperature dell'ordine di duecento gradi sotto zero. La stazione, gestita per decenni dall'osservatorio romano, dal 2017 fa capo all'Osservatorio Astronomico d'Abruzzo. C'è una simmetria che a me diverte molto: un telescopio russo salito sul Gran Sasso mezzo secolo dopo che i telescopi destinati a questa collina finirono in Unione Sovietica.

Chi dirige oggi l'istituto

La direzione dell'Osservatorio Astronomico di Roma è affidata a Ilaria Ermolli, nominata con decreto del presidente dell'INAF del 15 febbraio 2021. È una fisica solare, e la cosa ha un che di appropriato per una sede che possiede un filtro H-alfa e nessun telescopio notturno da ricerca.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

I telescopi che non arrivarono mai a Monte Porzio Catone esistono ancora, funzionano, e in Russia si chiamano ancora oggi i telescopi di Mussolini.

Il grande rifrattore da 65 centimetri finì a Pulkovo, il celebre osservatorio alle porte di San Pietroburgo, e viene tuttora impiegato per studi su asteroidi e comete. Non è un cimelio in vetrina: è uno strumento in servizio, con più di ottant'anni sulle spalle, che continua a produrre misure di posizione. Lo Schmidt da un metro andò a Byurakan, in Armenia, e lì la vicenda diventa scientificamente importante: con quello strumento l'astronomo Benjamin Markarian condusse la sua celebre survey di galassie con eccesso di emissione nell'ultravioletto, il catalogo che porta il suo nome e che è diventato uno dei riferimenti classici per lo studio dei nuclei galattici attivi. Gli altri strumenti della commessa furono distribuiti fra osservatori sovietici minori.

Prendetevi un minuto per misurare l'ironia. L'Osservatorio di Roma, oggi, ha come area di ricerca dominante l'astrofisica extragalattica; e il telescopio che gli era stato promesso e che non ricevette mai è servito, in un altro Paese, a compilare una delle survey fondative dello studio delle galassie attive. Le galassie di Markarian sono nella bibliografia di chiunque lavori su quei temi, compresi i ricercatori che salgono ogni mattina su questa collina.

Il fatto è risaputo fra gli addetti ai lavori e viene citato pochissimo nella divulgazione italiana, dove la storia si ferma di solito alla battuta sull'osservatorio che non vede le stelle. La parte interessante viene dopo la battuta.

Il comprensorio dell'Osservatorio Astronomico di Roma a Monte Porzio Catone visto dal parco
Osservatorio di Monte Porzio Catone - OAR - Osservatorio Astronomico di Roma

La foto giusta da fare a Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

La fotografia che tutti scattano è la cupola metallica inquadrata dal basso, da vicino, con il cielo dietro. È una foto che non dice niente, perché la cupola isolata potrebbe essere quella di qualsiasi osservatorio del mondo. La foto giusta, invece, è quella che racconta il paradosso del luogo: l'edificio bianco in primo piano e Roma sullo sfondo.

Si costruisce così. Cercate un punto del parco rivolto a nord ovest, dove il pianoro si apre sulla piana; mettete l'edificio principale con la sua cupola sulla sinistra o sulla destra del fotogramma, mai al centro; e lasciate che l'orizzonte con la città occupi il terzo inferiore dell'inquadratura. Il momento perfetto è l'ora blu, i venti o venticinque minuti dopo il tramonto, quando il cielo è ancora azzurro profondo e le luci di Roma si sono appena accese. In quell'unico scatto avete il travertino chiaro che il regime voleva far vedere alla capitale, la cupola che non ha mai contenuto un telescopio, e la ragione precisa per cui non poteva contenerne uno: il bagliore urbano che sale dalla pianura. Nessuna didascalia serve a spiegare questa immagine.

Indicazioni tecniche, per chi le vuole. Un obiettivo intorno ai 35 millimetri equivalenti tiene insieme edificio e panorama senza deformare la cupola; il treppiede serve, perché all'ora blu si scende sotto il trentesimo di secondo; e conviene esporre per le luci della città e recuperare le ombre dell'edificio in post produzione, non il contrario, perché un travertino bianco bruciato non si recupera. Se invece siete lì di giorno, la seconda foto che consiglio è un dettaglio ravvicinato delle tavole sciateriche di Kircher, dove si vedano insieme le linee orarie incise, i simboli zodiacali dipinti e i fori vuoti degli gnomoni perduti: un'immagine che vale un capitolo di storia della scienza. Le fotografie personali senza flash e senza treppiede ingombrante sono normalmente ammesse durante le visite, ma la regola la dà l'accompagnatore all'ingresso della sala, e nella cupola del telescopio, di sera, le luci bianche degli schermi sono la cosa più impopolare che possiate accendere.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Questa collina non ha ospitato battaglie, ma ha ospitato una sequenza di episodi che valgono un libro.

Maggio 1938, il dono. Durante la visita ufficiale di Hitler in Italia viene formalizzato lo scambio: il Discobolo Lancellotti alla Germania, un telescopio Zeiss e l'intero arredamento di un osservatorio astronomico all'Italia. È l'atto di nascita dell'edificio.

1939, la prima pietra. Sul Monte Ciuffo, sulle pendici del Tuscolo, comincia il cantiere. La costruzione prosegue nonostante lo scoppio della Seconda guerra mondiale e risulta una delle poche opere pubbliche portate avanti durante il conflitto.

1942, il vincolo. Un decreto regio istituisce un vincolo di rispetto sull'area per proteggere l'orizzonte dell'osservatorio da costruzioni vicine.

1943, l'arrivo delle cupole e la loro partenza. L'edificio è completato e le cupole, fabbricate a Jena, vengono trasferite a Roma e montate. Dopo l'8 settembre un reparto del Genio della Wehrmacht smonta la cupola maggiore e la rispedisce in Germania.

1946, il ritorno. L'Italia recupera il Discobolo insieme alle opere d'arte sottratte durante l'occupazione, e la grande cupola torna a Monte Porzio e viene rimontata. I telescopi, requisiti dall'Armata Rossa nello stabilimento Zeiss di Jena come riparazione dei danni di guerra, prendono la strada dell'Unione Sovietica.

1948, l'assegnazione. L'edificio di Monte Porzio Catone viene assegnato all'Osservatorio Astronomico di Roma, che da quel momento ha due sedi.

1988, il trasferimento della ricerca. I ricercatori dell'Osservatorio cominciano a lavorare stabilmente quassù. La sede diventa il centro operativo dell'istituto, e Monte Mario si specializza nella divulgazione storica e nell'amministrazione.

1994, il salvataggio delle tavole di Kircher. Giuseppe Monaco, curatore del museo, individua e preserva le quattro tavole sciateriche del 1636, che erano state realizzate per la terrazza del Collegio Romano.

1999 e anni successivi, gli scavi. Le indagini archeologiche nell'area della villa romana interna al comprensorio, dirette dalla dottoressa Vincenza Iorio con la collaborazione di gruppi archeologici volontari, riportano in luce gli ipogei, gli ambienti in opera reticolata e i materiali che documentano più fasi edilizie dalla prima età imperiale. Le campagne proseguono fino al 2006.

2000, il telescopio didattico. Entra in funzione il Monte Porzio Telescope, dedicato alle attività divulgative e formative. È lo strumento che ancora oggi il pubblico usa nelle serate.

15 marzo 2022, l'inaugurazione di Holostage. Nel museo AstroLAB viene inaugurata la prima installazione olografica al mondo dedicata alla divulgazione scientifica, nata dal progetto SUSA e dall'esperienza del network Naumachia.

Le serate sotto le stelle e la Notte dei Ricercatori. Da anni l'istituto apre gratuitamente i propri spazi in occasione di serate divulgative estive e della Notte Europea dei Ricercatori: si visitano l'edificio principale e l'AstroLAB, si tengono laboratori per bambini alla Cupola degli Scozzesi, si accompagna il pubblico nell'area archeologica con guide volontarie, e in chiusura si osserva al telescopio, condizioni meteo permettendo. Nell'edizione estiva del 2026, il 24 luglio, il programma prevedeva l'apertura dei cancelli alle 18.30, la visita libera degli spazi fino alle 21, una conferenza spettacolo alle 21 e l'osservazione al telescopio dalle 22.30 a mezzanotte, con ingresso gratuito e iscrizione obbligatoria entro il giorno precedente. Chi vuole entrare senza pagare il biglietto tenga d'occhio queste occasioni: sono le serate in cui il comprensorio si vede quasi tutto.

Chi è passato da Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

Il capitolo dei personaggi, qui, va costruito con onestà. Nessuno mi ha mai mostrato un documento che attesti la presenza fisica di Hitler o di Mussolini su questo pianoro, e non lo scriverò per far scena. I nomi che sono passati davvero da questa istituzione sono altri, e sono più interessanti.

Athanasius Kircher (1602 circa - 1680) non mise mai piede a Monte Porzio, ma le sue quattro tavole di ardesia del 1636 sì, e con esse un pezzo del Collegio Romano dove il gesuita insegnava astronomia, matematica e gnomonica dal 1635. Il suo Museo del Mondo, la raccolta enciclopedica che mescolava reperti, macchine e curiosità, è l'antenato diretto della collezione di cui queste lastre fanno parte. Se cercate il momento in cui la scienza romana passa dalla Wunderkammer al museo scientifico, quelle quattro tavole sono un ottimo punto di osservazione.

Angelo Secchi (Reggio Emilia, 28 giugno 1818 - Roma, 26 febbraio 1878) è l'altro grande assente presente. Il telescopio equatoriale esposto nella sala a lui dedicata è lo strumento con cui l'astrofisica ha cominciato a esistere: fu lui, dal 1863, ad applicare sistematicamente il prisma obiettivo alle stelle e a pubblicare nel 1867 la classificazione in tre classi spettrali, ampliata a quattro nel 1869. Gesuita, direttore dell'osservatorio del Collegio Romano dal 1849, trasferì la specola nel 1852 sulla crociera della chiesa di Sant'Ignazio. Le sue collezioni sono confluite nel patrimonio dell'Osservatorio Astronomico di Roma e una parte è custodita quassù.

Giuseppe Armellini fu il primo direttore dell'Osservatorio Astronomico di Roma nella sede inaugurata il 28 ottobre 1938 a Villa Mellini, cioè l'istituzione che a Monte Porzio Catone avrebbe trovato la sua seconda casa dieci anni dopo.

Livio Gratton (Trieste, 30 luglio 1910 - Roma, 15 gennaio 1991) è il testimone che ci ha lasciato il racconto della trattativa, raccolto dal direttore Bianchi e pubblicato nelle sue memorie. Allievo di Fermi e di Levi-Civita, direttore dell'Osservatorio di Córdoba, fondatore dell'Istituto di Astrofisica Spaziale del CNR a Frascati, vicepresidente dell'Unione Astronomica Internazionale, è il personaggio che tiene insieme la vicenda del 1938 e l'astrofisica italiana del dopoguerra. La sala conferenze dell'Osservatorio porta il suo nome.

Roberto Buonanno, direttore dell'Osservatorio di Roma, e Vittorio Castellani, direttore dell'Osservatorio di Teramo, sono i due astronomi che nei primi anni Duemila negoziarono con la Russia il trasferimento in Italia del telescopio infrarosso AZT24 poi installato a Campo Imperatore.

Natalia Ptitsyna, dell'Accademia Russa delle Scienze, tenne il 24 novembre 2016 all'Osservatorio di Roma il seminario sulla nascita e la sorte dei telescopi Mussolini, che ha ricostruito con documentazione russa la parte della vicenda rimasta oscura in Italia per settant'anni.

Lucio Angelo Antonelli, direttore dell'Osservatorio all'epoca dell'inaugurazione dell'Holostage nel marzo 2022, e Ilaria Ermolli, che dirige oggi l'istituto, sono i due nomi della fase contemporanea. E poi ci sono le centinaia di ricercatori, dottorandi, tecnici e studenti che ogni anno attraversano questi corridoi: che è, alla fine, l'unica lista di passaggi che conti davvero in un istituto di ricerca.

Il Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone con i bambini

Funziona, ma bisogna scegliere il formato giusto. L'AstroLAB è costruito su un percorso a tappe con dispositivi multimediali interattivi, e per un bambino fra gli otto e i tredici anni è il tipo di museo che si ricorda, perché non si guarda soltanto: si tocca, si prova, si sbaglia. L'Holostage, con le sue galassie e le sue supernove sospese nell'aria, è la parte che i ragazzini raccontano a scuola il giorno dopo.

L'età giusta per il Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

Sotto i sei anni l'ingresso è gratuito, ma la visita completa, tre ore fra edifici diversi e concetti astratti, è oltre la soglia di attenzione. Dai sei ai dieci anni consiglio la formula diurna con l'osservazione solare in H-alfa: si vede qualcosa di spettacolare in pochi minuti, senza il crollo delle undici di sera. Dagli undici in su la serata osservativa diventa la scelta migliore, e se il ragazzo o la ragazza hanno una curiosità scientifica vera, la parte sui telescopi Zeiss e sulla guerra li aggancia meglio di qualsiasi laboratorio.

Che cosa portare

Acqua, una giacca calda anche a maggio, scarpe chiuse, e nessuna aspettativa fotografica: le immagini che si vedono all'oculare non si riproducono con un telefono, e insistere rovina la serata a tutti. Nelle occasioni di apertura gratuita, come le serate estive e la Notte Europea dei Ricercatori, sono spesso previsti laboratori dedicati ai più piccoli alla Cupola degli Scozzesi.

Accessibilità e servizi al Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

La struttura dichiara servizi accessibili alle persone con disabilità e servizi igienici disponibili, e il parcheggio è interno al comprensorio. L'ingresso è gratuito per la persona con disabilità e per il suo accompagnatore. Va detto con franchezza che il comprensorio è un parco in pendenza con più edifici e percorsi esterni, e che l'accesso alla cupola del telescopio comporta in genere una scala: chi ha esigenze specifiche faccia bene a indicarle nella mail di prenotazione, perché il percorso può essere adattato solo se lo si sa in anticipo. Non esiste un servizio di guardaroba: si entra con quello che si ha addosso, quindi zaini leggeri.

Quando andare al Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

La stagione migliore per una serata è quella che va da aprile a metà giugno e poi da metà settembre a fine ottobre. In luglio e agosto il cielo dei Castelli soffre di foschia e di umidità e le notti si accorciano; in inverno il cielo è spesso il più trasparente dell'anno, ma quassù, alle nove di sera di gennaio, si patisce davvero il freddo, e le serate saltano più facilmente per nuvolosità. Per le visite diurne va bene tutto l'anno, con una preferenza per le mattinate limpide subito dopo una perturbazione, quando l'aria è pulita e il Sole in H-alfa dà il meglio.

Le fasi lunari e il meteo

Ripeto il criterio perché è quello che decide la qualità della vostra serata: luna nuova per il cielo profondo, primo quarto per il compromesso migliore, luna piena da evitare. Il meteo va controllato il giorno stesso: le osservazioni si tengono condizioni permettendo, e una serata annullata per nuvole è una possibilità reale, non un imprevisto raro. Chiedete in fase di prenotazione quale sia la politica in caso di cielo coperto, perché il programma al chiuso viene comunque garantito nella maggior parte dei casi.

Le occasioni gratuite al Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

Due volte l'anno, con buona regolarità, l'istituto apre le porte senza biglietto: la serata estiva sotto le stelle e la Notte Europea dei Ricercatori a fine settembre. Sono le occasioni in cui si vede il comprensorio quasi per intero, area archeologica compresa, ma sono anche le più affollate, con iscrizione obbligatoria e posti che si esauriscono in poche ore. Il mio parere, senza diplomazia: se volete capire il luogo, prenotate una visita a pagamento in un giorno normale; se volete la festa, andate alla serata gratuita e mettete in conto la fila al telescopio.

Che cosa vedere intorno al Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

Il comprensorio è a cavallo fra due paesi e nel raggio di pochi chilometri c'è una delle concentrazioni di ville, abbazie e crateri più dense d'Italia. Ecco come organizzo di solito la giornata.

Il paese di Monte Porzio Catone

Il centro storico di Monte Porzio Catone è piccolo, in salita, con una piazza panoramica che guarda verso la piana e la chiesa di San Gregorio Magno eretta nel 1666 su progetto di Carlo Rainaldi, uno dei protagonisti del barocco romano. Nel territorio comunale ricadono anche l'eremo tuscolano fondato nel 1607 e Villa Mondragone, la grande residenza cardinalizia cinquecentesca. Le frazioni portano nomi che raccontano il paesaggio: Camaldoli, Fontana Candida, Monte Ciuffo, Selve di Mondragone, Villa Vecchia.

Frascati e Grottaferrata

Frascati è a pochi minuti e offre la sequenza classica delle ville tuscolane, il Duomo e le cantine; Grottaferrata conserva l'Abbazia greca di San Nilo, fondata nel 1004, uno dei pochissimi monasteri di rito bizantino ancora attivi in Italia. Se dovessi scegliere un abbinamento per una giornata intera, prenderei l'Osservatorio al mattino e l'abbazia nel pomeriggio: l'una è la scienza del Novecento, l'altra è il Medioevo greco a venti chilometri dal Colosseo, e il contrasto è formativo.

Gli altri Castelli

Verso l'interno c'è Monte Compatri, che confina con Monte Porzio; sull'altro versante del vulcano laziale si arriva a Rocca di Papa, dove si trova il Museo Geofisico, la scelta naturale per chi ha apprezzato la parte scientifica della giornata, e poi Marino, il Lago di Albano e Nemi. Tutto il sistema di colli è raccontato nella pagina del Parco dei Castelli Romani, e chi vuole chiudere il cerchio sull'astronomia romana ha l'altra sede dell'istituto, l'Osservatorio di Monte Mario, con la Torre Solare e il Museo Astronomico e Copernicano.

Domande veloci su Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone

Quanto costa il biglietto del Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone?

Il biglietto intero costa 10 euro. Il ridotto A è di 8 euro per i giovani fra 18 e 25 anni, gli insegnanti e i convenzionati; il ridotto B è di 5 euro dai 6 ai 18 anni al di fuori delle visite scolastiche. L'ingresso è gratuito sotto i 5 anni, per il personale e gli associati INAF, per i giornalisti, per i soci ICOM e per le persone con disabilità con il loro accompagnatore.

Serve prenotare per visitare il Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone?

Sì, la prenotazione è obbligatoria e non ci sono eccezioni. Le visite guidate individuali seguono un calendario mensile pubblicato online e partono dall'AstroLAB. Si prenota scrivendo a inaf.oar@sistemamuseo.it oppure a prenotazioni.cultura@orologionetwork.it.

Qual è l'indirizzo esatto del Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone?

Via Frascati 33, 00078 Monte Porzio Catone, provincia di Roma. L'ingresso al comprensorio è su quella strada, nel tratto che collega Monte Porzio Catone a Frascati.

Quanto dura la visita al Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone?

La visita completa dura circa tre ore. Il percorso didattico per le scuole ha la stessa durata, alla quale si può aggiungere un'ora per la parte archeologica nell'area della villa romana. Le serate osservative si prolungano fino a tarda sera.

Si osserva davvero il cielo dal Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone?

Sì, con il telescopio didattico MPT, un rifrattore apocromatico da 199 millimetri, adatto ai pianeti, alla Luna e agli oggetti del catalogo Messier. Non si tratta di osservazione scientifica di ricerca: le luci di Roma rendono il sito inadatto allo scopo, e i dati della ricerca arrivano da telescopi collocati altrove.

Si può osservare il Sole?

Sì. L'MPT è dotato di un filtro H-alfa con banda passante di tre angstrom raffreddato a effetto Peltier, che permette osservazioni solari di buona qualità: protuberanze, filamenti, dettagli della cromosfera.

Che cosa è l'AstroLAB?

È il laboratorio interattivo di astronomia del parco. Il percorso è diviso in tappe, una per ogni sala dell'edificio, e affronta i temi principali dell'astrofisica con dispositivi multimediali. È pensato per le scuole di ogni ordine e grado e si apre al pubblico generico nelle giornate programmate.

Che cosa è l'Holostage?

È il teatro olografico inaugurato il 15 marzo 2022 dentro l'AstroLAB, la prima installazione al mondo che applica il principio dell'olografia alla divulgazione scientifica e astrofisica. Nasce dal progetto SUSA e dall'esperienza del network europeo Naumachia.

C'è un planetario al Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone?

La sede non offre un planetario tradizionale a cupola con proiettore stellare. L'esperienza immersiva è affidata all'Holostage, che lavora con ologrammi e animazioni, e all'osservazione diretta al telescopio.

Il Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone è aperto al pubblico?

Sì, ma solo su prenotazione e in date programmate. Non esiste un orario continuato di apertura come in un museo civico.

Come ci si arriva con i mezzi pubblici?

Metropolitana linea A fino ad Anagnina, poi autobus Cotral in direzione Rocca Priora con fermata lungo la Via Frascati. In alternativa, treno FL4 da Roma Termini fino a Frascati e ultimo tratto in autobus locale o taxi.

Si arriva in treno a Monte Porzio Catone?

No. La stazione che portava quel nome, inaugurata il 12 giugno 1916, apparteneva alla diramazione San Cesareo-Frascati della ferrovia Roma-Fiuggi-Alatri-Frosinone, che non è più in esercizio. La stazione utile oggi è Frascati, sulla linea FL4.

C'è parcheggio al Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone?

Sì, il parcheggio è interno al comprensorio ed è a disposizione dei visitatori.

È accessibile alle persone con disabilità?

La struttura dichiara servizi accessibili e servizi igienici disponibili, e l'ingresso è gratuito per la persona con disabilità e per l'accompagnatore. Trattandosi di un parco in pendenza con più edifici, conviene segnalare le proprie esigenze già nella mail di prenotazione.

Si possono fare fotografie al Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone?

Le fotografie personali senza flash sono normalmente consentite, ma la regola operativa la dà l'accompagnatore prima di entrare in sala. Durante le osservazioni serali gli schermi luminosi e i flash sono da spegnere: rovinano l'adattamento al buio di tutto il gruppo.

È adatto ai bambini?

Molto, dagli otto anni in su. Sotto i sei anni l'ingresso è gratuito ma la durata della visita è impegnativa. Per i più piccoli consiglio la formula diurna con l'osservazione del Sole al telescopio.

Quanto costa una visita per una scuola?

Il percorso didattico condotto dai ricercatori INAF costa 200 euro a classe, dura circa tre ore, prevede un massimo di venticinque studenti e due turni per mattina. Le visite guidate per gruppi e classi gestite dai servizi museali vanno da 150 a 300 euro a gruppo fino a venti persone, secondo il pacchetto scelto.

Che differenza c'è fra Monte Porzio Catone e l'Osservatorio di Monte Mario?

Sono due sedi dello stesso ente. A Monte Porzio Catone c'è il centro della ricerca, con l'AstroLAB, il LightLAB, il telescopio didattico e le sale storiche; a Monte Mario, dentro Villa Mellini, si trovano la Torre Solare, alta 34 metri, e il Museo Astronomico e Copernicano, mentre l'edificio principale ospita la sede centrale dell'INAF.

Che cosa si vede nelle sale museali del Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone?

Alcuni fra gli strumenti ottocenteschi della collezione del Museo Astronomico e Copernicano, distribuiti in una sala dedicata ad Athanasius Kircher, con le quattro tavole sciateriche in ardesia del 1636, e in una sala dedicata ad Angelo Secchi, con il suo telescopio a montatura equatoriale e il prisma obiettivo con cui nacque la classificazione spettrale delle stelle.

C'è davvero una villa romana dentro il comprensorio?

Sì. È il complesso noto come villa di Matidia Augusta, con ambienti in opera reticolata, un grande ambiente porticato e imponenti ipogei sotto la platea. Gli scavi, avviati nel 1999 e proseguiti fino al 2006, hanno documentato più fasi edilizie a partire dalla prima età imperiale. La visita archeologica si aggiunge a quella astronomica con un supplemento da concordare.

Perché l'osservatorio fu costruito in un posto dove non si vedono le stelle?

Perché doveva essere visto da Roma. Il sito fu scelto per ragioni di propaganda: l'edificio bianco sul Tuscolo doveva testimoniare a tutta la città l'alleanza fra i due regimi. Gli astronomi accettarono contando di trasferire in seguito gli strumenti in un sito adatto, probabilmente sul Gran Sasso.

Che fine hanno fatto i telescopi promessi?

Non arrivarono mai in Italia. Requisiti dall'Armata Rossa nello stabilimento Zeiss di Jena come riparazione dei danni di guerra, furono distribuiti fra osservatori sovietici: il rifrattore da 65 centimetri a Pulkovo, dove è tuttora impiegato per lo studio di asteroidi e comete, lo Schmidt da un metro a Byurakan, dove servì a Benjamin Markarian per la sua survey di galassie attive.

Che cosa c'è dentro la grande cupola?

La biblioteca dell'Osservatorio. La cupola era stata costruita per il rifrattore da 65 centimetri che non arrivò mai, e oggi ospita libri e riviste scientifiche.

Ci sono giornate a ingresso gratuito al Museo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone?

Sì, in occasione delle serate divulgative estive e della Notte Europea dei Ricercatori a fine settembre, con iscrizione obbligatoria e posti limitati. In quelle occasioni si visitano l'edificio principale, l'AstroLAB e l'area archeologica, e si osserva al telescopio se il cielo lo consente.

Quanto è grande il comprensorio?

Le strutture di Monte Porzio Catone sviluppano circa 8.750 metri quadrati di superficie coperta e circa 75.000 metri quadrati di superficie scoperta, e comprendono l'Edificio Principale, la foresteria, gli alloggi dei custodi, l'AstroLAB, la Cupola degli Scozzesi con il LightLAB e la cupola del telescopio MPT.

Si può visitare la biblioteca?

La biblioteca è una struttura di servizio della ricerca e non fa parte del percorso museale ordinario. In alcune aperture speciali gli spazi dell'edificio principale sono accessibili al pubblico: conviene chiederlo esplicitamente in fase di prenotazione.

Quanto tempo prima conviene prenotare?

Tre o quattro settimane per una serata osservativa, meno per una visita diurna infrasettimanale. Le serate in prossimità della luna nuova e le aperture gratuite si esauriscono con largo anticipo.

Ho accompagnato gruppi in decine di musei scientifici italiani e questo resta, per me, il più istruttivo di tutti, per una ragione che con l'astronomia c'entra solo di lato: è l'unico posto dove si tocca con mano che cosa succede quando la politica decide dove va messa la scienza. Un edificio perfetto, in una posizione perfetta per essere ammirato e pessima per lavorare, costruito in cambio di una statua, svuotato da una guerra, e poi diventato lo stesso una delle sedi più produttive dell'astrofisica europea grazie a persone che hanno smesso di guardare il cielo dalla finestra e hanno cominciato a guardarlo dall'Arizona. Salite quassù una sera di aprile, guardate Saturno all'oculare, poi voltatevi verso il bagliore arancione della capitale. Capirete tutto senza bisogno che ve lo spieghi nessuno.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoMuseo dell'Osservatorio di Monte Porzio Catone - Viale Frascati, 33, 00040 Monte Porzio Catone RM, Italia
TagsINAFIstituto Nazionale di AstrofisicaMonte Porzio CatoneMonteporzio CatoneMuseoOAROsservatorio Astronomico di RomaOsservatorio Astronomico di Roma (OAR)osservatorio di Monte Porzio Catone

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