Museo di Roma – Palazzo Braschi

Il Museo di Roma - Palazzo Braschi ha due indirizzi e un solo ingresso che conta: Piazza di San Pantaleo 10 e Piazza Navona 2, 00186 Roma, rione Parione, con la mole del palazzo incastrata fra Corso Vittorio Emanuele II e l'angolo sud di Piazza Navona. Ci si arriva con gli autobus di Corso Vittorio Emanuele II, che fermano a Sant'Andrea della Valle o all'altezza del Museo Barracco, a settanta metri dal portone; il tram 8 e i mezzi di Largo di Torre Argentina lasciano a otto minuti a piedi; la metropolitana qui non arriva, ed è bene saperlo prima di programmare la giornata. Il biglietto del solo museo costa 7,50 euro intero e 6,00 euro ridotto; l'acquisto online aggiunge 1,00 euro di prevendita e non è rimborsabile né modificabile. I residenti a Roma e nella Città metropolitana entrano gratuitamente esibendo un documento; la MIC card, cinque euro l'anno per residenti, domiciliati e studenti universitari, apre tutto il sistema civico per dodici mesi. Il museo apre da martedì a domenica, indicativamente dalle 10 alle 19, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura; il lunedì è chiuso, così come il primo gennaio, il primo maggio e il venticinque dicembre, mentre il ventiquattro e il trentuno dicembre l'orario si accorcia. Le mostre temporanee del primo piano hanno biglietteria e condizioni proprie, che non seguono quelle della collezione permanente. Il numero unico per informazioni e prenotazioni è 060608. Orari e tariffe delle esposizioni in calendario vanno confermati sul sito ufficiale del museo prima di uscire di casa.

Confronta le esperienze a Roma

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour a piedi✦ Il classico

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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Questa guida fa parte della raccolta dei musei di Roma di EstateRomana: se state costruendo un itinerario di più giorni, quella pagina è il punto da cui partire.

Museo di Roma - Palazzo Braschi
Museo di Roma - Palazzo Braschi

Dove si trova il Museo di Roma - Palazzo Braschi e come ci si arriva

Palazzo Braschi occupa un isolato intero di forma trapezoidale. Non è un dettaglio da eruditi: significa che l'edificio ha facce diverse su quattro fronti urbani, e che a seconda di dove arrivate lo vedete come tre palazzi differenti. Il fronte principale, quello con i due portoni monumentali, guarda Piazza di San Pantaleo, cioè lo slargo su Corso Vittorio Emanuele II. Un secondo accesso ad arco si apre su via della Cuccagna, il vicolo che scende verso il fianco meridionale di Piazza Navona, e un terzo affaccia direttamente sulla piazza. L'ingresso del pubblico, con biglietteria e controlli, è quello di piazza San Pantaleo.

In autobus fino al Museo di Roma - Palazzo Braschi

Corso Vittorio Emanuele II è uno degli assi di superficie più serviti del centro storico, e la fermata utile è quella di Sant'Andrea della Valle, davanti alla basilica con la seconda cupola più alta di Roma. Da lì al portone del museo si cammina meno di un minuto: si passa davanti alla facciata del Museo Barracco, si supera la chiesa di San Pantaleo e si è arrivati. Le linee che percorrono il Corso collegano la stazione Termini, il Vaticano, il Gianicolo e Trastevere; i numeri cambiano nel tempo e conviene controllarli il giorno stesso sull'app dei trasporti pubblici, perché su questa direttrice le deviazioni per manifestazioni ed eventi religiosi sono frequenti.

In metropolitana e in tram verso Palazzo Braschi

Va detto senza mezzi termini: la metropolitana di Roma evita accuratamente il quadrante compreso fra il Pantheon, Piazza Navona e Campo de' Fiori. Non c'è una fermata comoda, non ci sarà per anni, e chi arriva con la linea A deve scendere a Barberini o a Spagna e mettere in conto venti minuti di cammino, oppure cambiare mezzo. Il tram 8, che arriva a Largo di Torre Argentina dal lato di Trastevere e prosegue verso Piazza Venezia, è l'alternativa più sensata per chi viene da sud del fiume: da Largo Argentina si prende via dei Barbieri o si costeggia il Corso e in otto minuti si è davanti al palazzo.

A piedi e in auto

A piedi il museo è a cinque minuti dalla fontana dei Quattro Fiumi, a sette da Campo de' Fiori, a dodici dal Pantheon, a un quarto d'ora da Castel Sant'Angelo passando per via dei Coronari. In automobile, semplicemente, non ci si viene: l'intera area è zona a traffico limitato con varchi elettronici attivi quasi tutto il giorno, i posti auto non esistono e il parcheggio più vicino sensato è quello del Gianicolo o di Villa Borghese. Chi arriva con il taxi si faccia lasciare in Corso Vittorio Emanuele II e non in Piazza Navona, dove il taxi non può entrare.

Biglietti, gratuità e MIC card al Museo di Roma - Palazzo Braschi

La struttura tariffaria del Museo di Roma - Palazzo Braschi merita due minuti di attenzione, perché è cambiata e perché distingue fra due prodotti diversi: la collezione permanente ai piani alti e le mostre temporanee al primo piano.

Quanto costa il Museo di Roma - Palazzo Braschi

Il sito ufficiale del museo indica per la sola collezione permanente 7,50 euro di biglietto intero e 6,00 euro di ridotto. Il preacquisto online comporta un diritto di prevendita di un euro, e il titolo acquistato per via telematica non è rimborsabile né modificabile: una regola dura, che consiglio di prendere alla lettera prima di fissare una data. Si compra anche al botteghino del museo e attraverso il call center 060608, che risponde tutti i giorni con orario esteso. Per i gruppi da cinque a venticinque persone la prenotazione è obbligatoria e gratuita, con un minimo di cinque biglietti acquistati in anticipo e il saldo dei restanti in loco.

Chi entra gratis al Museo di Roma - Palazzo Braschi

Da febbraio 2026 i residenti a Roma e nella Città metropolitana entrano gratuitamente nella collezione permanente, esibendo alla biglietteria un documento di identità. È la novità più rilevante degli ultimi anni per il pubblico romano, e cambia il modo di usare questo museo: non è più la visita da programmare una volta nella vita, è il posto dove si entra mezz'ora perché si passava di lì. Entrano gratuitamente anche i minori di sei anni, le persone con disabilità con un accompagnatore, le guide e gli interpreti turistici dell'Unione Europea, i soci ICOM e ICOMOS, i giornalisti con tesserino valido, gli studenti dei corsi europei di architettura e conservazione dei beni culturali. La prima domenica di ogni mese l'ingresso è gratuito per tutti.

La MIC card e chi conviene davvero

La MIC card costa cinque euro e vale dodici mesi dall'attivazione. È riservata ai residenti, ai domiciliati temporanei e agli studenti delle università pubbliche e private di Roma, e dà accesso al sistema dei musei civici. Con la gratuità introdotta per i residenti la carta perde una parte della sua ragione d'essere sul singolo museo, ma resta lo strumento giusto per chi vive a Roma senza esservi residente: fuorisede, dottorandi, professionisti in trasferta lunga. Cinque euro per un anno di musei civici è, per distacco, il miglior rapporto fra prezzo e cultura che questa città offra. Chi vive a Roma e non l'ha mai fatta sta buttando via un'occasione.

Riduzioni e mostre temporanee

Il ridotto spetta ai non residenti fra sei e venticinque anni, agli insegnanti di ruolo della scuola statale e ai gruppi di almeno venti persone; il mercoledì, nelle ultime ore di apertura, i non residenti hanno una riduzione del cinquanta per cento. Le scolaresche entrano gratuitamente presentando l'elenco nominativo di alunni e insegnanti su carta intestata della scuola, con un docente gratuito ogni dieci studenti. Attenzione a un punto che genera equivoci alla cassa: gratuità e riduzioni della collezione permanente non si applicano alle mostre del primo piano del Museo di Roma, che hanno un biglietto proprio, né agli spazi espositivi dell'Ara Pacis, di Villa Caffarelli e del Planetario. Se venite per una mostra, il conto è un altro.

Museo di Roma - Palazzo Braschi
Museo di Roma - Palazzo Braschi

Il palazzo di Pio VI: come nasce Palazzo Braschi

Per capire questo edificio bisogna capire un meccanismo che a Roma ha funzionato per tre secoli e che qui si esaurisce. Nel 1775 sale al soglio pontificio Giannangelo Braschi, cesenate, con il nome di Pio VI. Come i suoi predecessori, ha una famiglia, e come i suoi predecessori la sistema. Il nipote Luigi Braschi Onesti riceve titoli, cariche, rendite ed esenzioni con una generosità che perfino la Roma dell'epoca, abituata a tutto, giudica smodata. Con quel denaro il nipote costruisce il palazzo che ancora oggi porta il suo nome.

La demolizione del palazzo Orsini

Il terreno non era vuoto. Dove oggi si alza Palazzo Braschi c'era il palazzo Orsini a Pasquino, edificio quattrocentesco che era stato dei Santobuono e prima ancora dei Della Rovere, e che nel Cinquecento aveva ospitato personaggi di primo piano della corte pontificia. Nel 1791 quel palazzo viene comprato e abbattuto. Chi passa oggi in via di San Pantaleo non ha nessun indizio di quello che c'era prima, se non la statua parlante che era addossata all'angolo del vecchio edificio e che è rimasta al suo posto: Pasquino, appunto, l'unico testimone superstite.

Cosimo Morelli, l'architetto imolese

L'incarico va a Cosimo Morelli (1732-1812), architetto di Imola, uomo della Romagna pontificia come il papa che lo sceglie. Morelli aveva costruito teatri, cattedrali e palazzi nelle Legazioni, e a Roma arriva già maturo. Il progetto che consegna non è un esercizio di neoclassicismo alla moda: Morelli guarda ai modelli cinquecenteschi romani, al rapporto fra mattone e travertino, al bugnato alto alla base e agli angoli, e costruisce un edificio che sembra più antico di quello che è. È una scelta consapevole e, a mio parere, è la ragione per cui il palazzo regge bene il confronto con i vicini rinascimentali senza sembrare un intruso. Chi cerca qui la rivoluzione del gusto neoclassico rimarrà deluso; chi cerca l'ultima grande dichiarazione della tradizione romana la trova intera.

Un cantiere interrotto dalla storia

I lavori partono nel 1791 e vanno avanti fino al 1798, quando l'occupazione francese di Roma ferma tutto. Pio VI viene deportato e muore in esilio a Valence nel 1799. Il cantiere resta fermo quattro anni e riprende nel 1802, sotto un altro pontificato e in un mondo cambiato. Nel 1804 lo scalone monumentale è finito, e con ogni probabilità anche la cappella del primo piano, che la critica attribuisce a Giuseppe Valadier (1762-1839). Le difficoltà economiche del duca Luigi Braschi Onesti impediscono di portare a termine tutte le decorazioni: alla sua morte, nel 1816, diverse sale sono ancora incompiute. Il palazzo che vediamo è quindi un progetto rimasto in parte allo stato di intenzione, e questa incompiutezza si legge ancora oggi salendo ai piani alti.

L'ultimo palazzo del nepotismo pontificio

Palazzo Braschi ha un primato che nessun altro edificio romano può rivendicare: è l'ultimo grande palazzo costruito a Roma con i meccanismi del nepotismo papale. Dopo di lui la Rivoluzione francese, l'occupazione, la Restaurazione e infine la fine del potere temporale chiudono per sempre quella stagione. Guardare questa facciata sapendo che è la conclusione di una serie che comprende i Farnese, i Borghese, i Barberini, i Pamphilj e i Chigi cambia completamente il modo di guardarla. Non è un palazzo tardo: è un epilogo.

Lo scalone monumentale di Palazzo Braschi

Se dovessi indicare una sola ragione per entrare in questo museo anche avendo venti minuti, indicherei lo scalone. Non è un modo di dire da depliant: è un'opera che sta ai vertici assoluti dell'architettura civile romana e che il grande pubblico non conosce.

Le diciotto colonne di granito rosso di Palazzo Braschi

Lo scalone si sviluppa su due rampe scandite da diciotto colonne di granito rosso. Quelle colonne hanno una biografia lunghissima. Prima di arrivare qui erano in un chiostro dell'Ospedale di Santo Spirito in Sassia, e prima ancora appartenevano a un portico fatto costruire dall'imperatore Caligola sulle rive del Tevere. Fra la prima messa in opera, nel primo secolo dopo Cristo, e la collocazione attuale corrono diciassette secoli e almeno due riusi. È il reimpiego romano nella sua forma più pura: nessuno buttava via un fusto di granito d'Egitto, mai. Segnalo un punto perché circola spesso la versione sbagliata: la provenienza documentata dal museo indica il portico di Caligola tramite Santo Spirito, non il Portico di Ottavia con cui a volte si fa confusione.

Luigi Acquisti e l'Iliade in stucco

Le pareti dello scalone sono modellate dai rilievi in stucco di Luigi Acquisti (1745-1823), scultore bolognese formato nel clima del neoclassicismo emiliano. Il programma iconografico è interamente omerico: il mito di Achille e le storie dell'Iliade. Achille tra le figlie di Licomede, l'ira, il duello, il riscatto del corpo di Ettore. Non è decorazione generica; è un ciclo, e ha un senso preciso. Il committente, nipote di un papa, si fa raccontare in casa la storia dell'eroe greco per eccellenza. Vale la pena salire lentamente, fermarsi a ogni pianerottolo e leggere i pannelli uno per uno: sono tra le migliori sculture in stucco del neoclassicismo romano e nessuno li guarda mai perché tutti hanno fretta di arrivare alla biglietteria.

Valadier e l'ultima grande scala barocca

Morelli progetta lo scalone, ma la realizzazione avviene con la collaborazione di Giuseppe Valadier, che nella Roma di quegli anni è l'architetto più influente. Il catalogo dei beni culturali definisce questa scala l'ultima grande scala barocca alle soglie dell'Ottocento, ed è una formula esatta: lo spazio è concepito ancora per stupire chi sale, con la scenografia della luce e delle colonne, ma il vocabolario decorativo è già quello nuovo. Da qualche anno l'impianto di illuminazione è stato completamente rifatto, e la differenza si vede: le colonne di granito riprendono il colore che avevano perso sotto le vecchie lampade.

Museo di Roma - Palazzo Braschi
Museo di Roma - Palazzo Braschi

L'architettura esterna del Museo di Roma - Palazzo Braschi

Prima di entrare, girate intorno all'edificio. Ci vogliono sei minuti e vi risparmiano mezz'ora di didascalie.

Le facciate, il bugnato e gli stemmi di Palazzo Braschi

Morelli lavora sul contrasto fra il laterizio e il travertino, con un bugnato alto alla base e sugli spigoli che dà all'edificio la solidità di una fortezza urbana. Salite con lo sguardo fino al cornicione: nelle metope sono scolpite le stelle e i gigli dello stemma Braschi. Sono la firma araldica della famiglia, ripetuta lungo tutto il perimetro. Più in basso, alle finestre del piano terra, cercate le teste di leone con una pigna in bocca: sono l'emblema degli Onesti, il ramo materno, e chi le nota per la prima volta di solito si ferma a contarle. È il modo settecentesco di scrivere il proprio nome sulla pietra, senza scriverlo.

L'atrio del Museo di Roma e la carrozza Chigi

L'atrio d'ingresso, riallestito con il nuovo progetto museografico, ospita una carrozza settecentesca della famiglia Chigi. Si tratta di una portantina di gala del 1776, commissionata da Sigismondo Chigi: legno intagliato, dorature, vetri, un oggetto costruito per essere visto da fuori mentre attraversava le strade di Roma. Metterla all'ingresso è stata una scelta intelligente, perché è esattamente il tipo di oggetto che questo museo racconta meglio di chiunque altro: non l'arte sublime, ma il modo in cui una città si è rappresentata a se stessa.

Il cortile di Palazzo Braschi

Il cortile centrale è la parte più severa dell'edificio, e per anni è stato uno spazio di servizio. Chi ha la fortuna di attraversarlo in una giornata limpida capisce come funzionava la macchina del palazzo: gli appartamenti nobili ai piani alti, i servizi e i magazzini in basso, la scala di rappresentanza come unico percorso cerimoniale. Il resto della circolazione avveniva su scale secondarie che il visitatore non vede mai.

Le sale affrescate: Liborio Coccetti e la decorazione degli appartamenti

Una cosa che il visitatore distratto perde completamente è che parecchie sale del museo sono a loro volta opere d'arte. Non sono contenitori neutri: sono ambienti decorati, e in diversi casi la decorazione vale quanto quello che vi è esposto dentro.

Chi era Liborio Coccetti, il pittore di Palazzo Braschi

Liborio Coccetti (1739-1816), pittore di Foligno attivo a Roma, decora i tre appartamenti nobili di Palazzo Braschi fra gli ultimissimi anni del Settecento e il primo decennio dell'Ottocento. Lavora a tempera, con un repertorio di grottesche, finte architetture e paesaggi che deriva dalla riscoperta della domus aurea e dalle logge vaticane, filtrato attraverso il gusto tardo settecentesco. È un artista che gli storici dell'arte conoscono benissimo e che il grande pubblico ignora del tutto. Qui ha lasciato il suo lavoro più esteso.

Le sale di Proserpina, Apollo, Cefalo e Procri

I cicli che si riconoscono meglio sono quelli della sala di Proserpina, della sala di Apollo e della sala dedicata alla vicenda di Cefalo e Procri, la coppia infelice delle Metamorfosi ovidiane. C'è poi la sala con le Storie Romane, dove il repertorio si sposta dalla mitologia greca alla storia della città. Il consiglio che do sempre è semplice: in ciascuna di queste stanze, prima di guardare le vetrine, alzate la testa e fate il giro del soffitto. Poi guardate le opere. Il rapporto fra il contenitore e il contenuto cambia completamente.

La cappella del primo piano di Palazzo Braschi

Al primo piano si trova la cappella, ultimata verosimilmente entro il 1804 e attribuita dalla critica a Giuseppe Valadier. L'attribuzione va presa per quello che è: una proposta largamente accolta, non una firma sul contratto. La cappella privata era il segno di uno status preciso, il diritto di far celebrare messa in casa propria, e la sua presenza in un palazzo cardinalizio o principesco non era mai un dettaglio devozionale ma un fatto giuridico.

Da Ministero dell'Interno a Federazione fascista: Palazzo Braschi nel Novecento

La parte più sorprendente della storia di questo edificio non è settecentesca. È novecentesca, ed è una storia che a Roma si racconta poco.

La vendita allo Stato italiano

Nel 1871, con Roma capitale da pochi mesi, gli eredi Braschi vendono il palazzo allo Stato italiano. Il nuovo proprietario lo adibisce a sede del Ministero dell'Interno e della Presidenza del Consiglio: per mezzo secolo, chi entrava da piazza San Pantaleo entrava nella macchina amministrativa centrale del Regno. Nel 1923 il Ministero trasloca al Viminale, nel palazzo costruito apposta, e Palazzo Braschi resta vuoto.

La Federazione provinciale del Partito Nazionale Fascista

Il vuoto dura poco. L'edificio diventa sede della Federazione provinciale romana del Partito Nazionale Fascista, e per vent'anni è uno dei centri di potere più concreti della città: non il palcoscenico dei discorsi, che era altrove, ma l'ufficio dove si decidevano tessere, raccomandazioni, assunzioni, epurazioni. Nel palazzo passa temporaneamente anche il mosaico della cosiddetta Madonna del fascio, poi trasferito a Predappio. Dopo l'8 settembre 1943 la sede passa al Partito Fascista Repubblicano e ospita il quartier generale della Guardia Armata di Palazzo Braschi, una formazione che nella Roma occupata si guadagnò una fama pessima. Sono pagine che il museo non nasconde e che nessuna targa in facciata riassume: chi vuole capire cosa è stata Roma fra il 1943 e il 1944 deve sapere che questo indirizzo era uno degli indirizzi.

Trecento famiglie dentro Palazzo Braschi

Finita la guerra, il palazzo abbandonato viene occupato. Fino al 1949 vi alloggiano circa trecento famiglie di sfollati e senzatetto: cucine improvvisate, fuochi accesi negli ambienti di rappresentanza, tramezzi tirati su nelle sale affrescate. Il danno è enorme. Gli affreschi anneriscono, i pavimenti si rovinano, arredi e materiali vengono asportati. È la pagina più dura della storia dell'edificio, e insieme la più umana: mentre l'Italia usciva dalla guerra, l'ultimo palazzo del nepotismo papale serviva da rifugio a chi non aveva un tetto. Chi visita le sale restaurate oggi cammina su pavimenti che hanno visto entrambe le cose.

Museo di Roma - Palazzo Braschi
Museo di Roma - Palazzo Braschi

Come nasce il Museo di Roma: dal Pastificio Pantanella a Palazzo Braschi

Il museo e il palazzo hanno due storie separate che si incontrano solo nel 1952. Vale la pena tenerle distinte, perché spiegano perché questo museo è fatto così.

21 aprile 1930, Natale di Roma

Il Museo di Roma viene inaugurato il 21 aprile 1930, giorno del Natale di Roma, negli spazi dell'ex Pastificio Pantanella in piazza della Bocca della Verità. Lo fonda e lo dirige Antonio Munoz, direttore delle Antichità e Belle Arti del Governatorato, uno degli uomini che hanno riscritto materialmente il volto di Roma in quegli anni, con gli sventramenti e le liberazioni dei monumenti antichi. Il museo nasce dentro un programma di propaganda culturale preciso.

Accanto al Museo dell'Impero

Nella stessa sede si trovava già il Museo dell'Impero, fondato nel 1926. La divisione dei compiti era chiara: l'Antiquarium e il Museo dell'Impero celebravano il mito della romanità antica, di cui il regime si proclamava erede legittimo, mentre al Museo di Roma toccava colmare la distanza fra quell'epoca e il presente, ricostruendo un'epopea della Roma medievale e moderna. Detto altrimenti: serviva una linea continua fra Augusto e il regime, e questo museo doveva fornirne i secoli intermedi. Capire questa origine è indispensabile per leggere correttamente le collezioni, che furono formate con quel criterio e che oggi si guardano con occhi molto diversi.

Il trasferimento del 1952 a Palazzo Braschi

Nel 1952 il Museo di Roma si trasferisce a Palazzo Braschi. È l'incontro fra un contenitore appena liberato dagli occupanti e una collezione che cercava casa. Sulla data esatta del passaggio di proprietà dallo Stato all'amministrazione comunale le fonti non concordano del tutto, e nel dubbio conviene attenersi al fatto certo: dal 1952 il palazzo è la sede del museo civico che racconta la città.

Il Gabinetto delle Stampe e l'Archivio Fotografico

All'inizio degli anni Settanta la crescita straordinaria delle raccolte di grafica e di fotografia impone una riorganizzazione: nascono il Gabinetto delle Stampe e l'Archivio Fotografico Comunale come strutture autonome. Nel 1994 vengono riassorbiti nel Museo di Roma. Da quel momento la vocazione storico documentaria delle origini si trasforma progressivamente in una vocazione di valorizzazione artistica, e il museo comincia a comportarsi come una pinacoteca oltre che come un archivio della città.

Chiusura, restauro e riapertura

Nel 1987 l'edificio viene chiuso per inagibilità. Seguono anni di lavori complessi e costosi, con una riapertura parziale nel 2002 che lascia fuori i piani superiori. Il capitolo si chiude il 28 marzo 2017, quando viene inaugurato il nuovo allestimento delle sale museali: un percorso tematico anziché cronologico, distribuito sul secondo e sul terzo piano, con il primo piano destinato alle mostre temporanee. Trent'anni fra la chiusura e il completamento. È un dato che dice molto sul modo in cui in Italia si restaura.

Il nuovo allestimento del Museo di Roma - Palazzo Braschi

Il progetto del 2017 ha ribaltato l'impostazione. Il criterio non è più cronologico ma tematico, e il visitatore non è più un ricevente di informazioni ma il centro della narrazione: l'idea dichiarata è che Palazzo Braschi rispecchi e rifletta la storia di Roma fra il diciassettesimo e il ventesimo secolo attraverso una lettura trasversale di fenomeni sociali e culturali. In pratica, invece di partire dal Seicento e finire al Novecento, si attraversano temi: la città rappresentata, le famiglie e i loro palazzi, le feste, il gusto per l'esotico, gli arredi, il ritratto, la fotografia.

Perché il percorso tematico funziona qui

Con centoventimila oggetti in deposito, un percorso cronologico avrebbe prodotto la solita infilata di sale che il visitatore attraversa senza ricordare nulla. Il percorso tematico consente invece di mettere accanto una veduta dipinta e una fotografia dello stesso luogo a un secolo di distanza, un abito e il ritratto di chi lo indossava, un modello di carrozza e la stampa che la mostra in corteo. È un museo che si legge per accostamenti, e chi lo visita cercando i capolavori uno per uno ne esce insoddisfatto. Il mio giudizio è netto: questo non è un museo di capolavori, e chi ci entra pensando alla Galleria Borghese sbaglia indirizzo. È un museo di documenti visivi, ed è il migliore del suo genere in Italia.

Quante sale e come sono distribuite

Il percorso della collezione permanente occupa una quindicina di sale al secondo piano e un gruppo più ridotto, intorno alla mezza dozzina, al terzo. Il primo piano è riservato alle esposizioni temporanee e ha un ingresso e un biglietto propri. L'atrio e lo scalone si attraversano comunque, e sono gratuiti fino alla biglietteria: chi ha davvero solo dieci minuti può entrare, salire lo scalone e uscire, e avrà comunque visto una delle cose migliori del centro storico.

La visita sala per sala al secondo piano del Museo di Roma

Descrivo il piano nobile del museo per come si presenta al visitatore. Gli allestimenti si aggiornano e alcune sale ruotano i pezzi esposti, soprattutto le opere su carta, che per ragioni di conservazione non possono restare alla luce oltre certi periodi.

Le famiglie romane e i loro palazzi al Museo di Roma

Una parte consistente del secondo piano è organizzata intorno alle grandi famiglie romane e ai loro interni: Barberini, Rospigliosi, Torlonia, Chigi. Non si tratta di una galleria di ritratti nobiliari, ma della ricostruzione di come si viveva dentro un palazzo romano fra Sei e Ottocento: gli arazzi, i mobili intarsiati, i tavoli in pietre dure, gli specchi, i medaglieri, le cassettiere, i basamenti scolpiti per reggere i busti. Fra gli arazzi si segnala quello con le api dello stemma Barberini, emblema che a Roma si incontra ovunque, dal baldacchino di San Pietro alle fontane, e che qui si ritrova tessuto in un ambiente domestico. È la dimostrazione fisica di quanto un simbolo familiare potesse saturare la vita quotidiana di una casata.

La sala cinese di Palazzo Braschi e il gusto per l'esotico

Fra le sale più memorabili c'è quella dedicata all'esotismo e alle arti decorative, comunemente chiamata la sala cinese o la chinoiserie, realizzata intorno alla metà dell'Ottocento. La moda della decorazione a soggetto cinese attraversa tutta l'Europa fra Settecento e Ottocento, e i palazzi romani non fanno eccezione: paraventi, lacche, carte dipinte, mobili che imitano modelli orientali visti attraverso le stampe. È una stanza che sorprende chi si aspettava soltanto vedute di Roma, e che documenta un aspetto poco raccontato dell'aristocrazia papalina: la sua curiosità per un mondo che non aveva mai visto.

L'alcova Torlonia e le Muse

Nel percorso è inserita la ricostruzione dell'alcova proveniente da palazzo Torlonia, con gli affreschi raffiguranti le Muse. Un'alcova era la nicchia del letto negli appartamenti nobili, uno spazio scenografico dentro la camera, spesso separato da colonne o da un arco. Quello che si vede qui è un ambiente smontato e rimontato, salvato da una demolizione, e va guardato come un pezzo di archeologia dell'abitare ottocentesco. È anche uno dei punti dove i visitatori si fermano più a lungo, perché capiscono immediatamente cosa hanno davanti senza bisogno di leggere il cartellino.

Le vedute di Roma al Museo di Roma - Palazzo Braschi

Il cuore documentario del Museo di Roma - Palazzo Braschi è la collezione di vedute: dipinti, acquerelli, tempere e stampe che raffigurano la città prima delle grandi trasformazioni. Sono le immagini di una Roma che non c'è più: il porto di Ripetta, i mercati sotto i portici, il Tevere senza muraglioni, i vicoli demoliti per aprire Corso Vittorio Emanuele II e via Nazionale, il Ghetto prima dello sventramento. Chi guarda queste opere accanto alla topografia attuale capisce quanto il centro storico che oggi chiamiamo intatto sia in realtà il risultato di demolizioni pesantissime, avvenute fra il 1870 e il 1940. È esattamente per questo che il museo esiste, ed è esattamente questo che nessun altro museo romano fa.

Le feste, i cortei e la Roma cerimoniale

Una sezione documenta le feste e le cerimonie pubbliche: le possessi papali, i cortei, i fuochi d'artificio di Castel Sant'Angelo, la Girandola, gli apparati effimeri costruiti in legno e stucco per una sola sera e poi smontati. Di quegli apparati non resta nulla se non le incisioni e i disegni conservati qui. È una delle collezioni più importanti al mondo su un tema che l'Italia ha inventato: la festa barocca come strumento politico. Guardate le stampe con attenzione, perché contengono un livello di dettaglio urbano che nessuna descrizione scritta restituisce.

Ritratti, sculture e la collezione Braschi

Nel museo si conservano sculture antiche provenienti dalla collezione Braschi, oltre a una nutrita serie di ritratti scolpiti: papi soprattutto, e in misura minore busti di nobili. Sul piano della qualità artistica sono opere disuguali; sul piano documentario sono preziosissime, perché restituiscono i volti di una classe dirigente che ha governato Roma per secoli. Fra i dipinti la collezione comprende opere riferite a maestri di primo piano, con la collezione Rospigliosi fra i nuclei di provenienza; le attribuzioni, come sempre in queste raccolte formate per aggregazione, hanno gradi di certezza diversi e i cartellini le riportano con la prudenza dovuta.

Bartolomeo Pinelli al Museo di Roma - Palazzo Braschi

Bartolomeo Pinelli (1781-1835), romano di Trastevere, è l'artista che ha fissato per sempre l'immagine della Roma popolare ottocentesca: i briganti, i pifferari, le donne di Ciociaria, le osterie, le scene di costume. Disegnatore e incisore prolifico fino all'inverosimile, vendeva le sue serie ai viaggiatori del Grand Tour, che se le portavano a casa come oggi si comprano le cartoline. Il Museo di Roma ne conserva un fondo cospicuo. Una precisazione che faccio sempre ai gruppi: Pinelli non documenta Roma, la mette in scena. Le sue figure sono costruite per il mercato straniero e vanno lette come tali. Il che non toglie nulla alla loro forza grafica, che è notevolissima.

Museo di Roma - Palazzo Braschi
Museo di Roma - Palazzo Braschi

Il terzo piano del Museo di Roma - Palazzo Braschi

Il terzo piano è la parte che quasi nessuno raggiunge, e questa è una delle ragioni per cui lo consiglio. Chi arriva stanco al secondo piano si ferma lì; chi sale trova sale meno affollate e materiali di grande interesse.

I mosaici della basilica costantiniana di San Pietro

Fra i pezzi più notevoli conservati nel museo ci sono frammenti di mosaico provenienti dalla basilica costantiniana di San Pietro, cioè dall'edificio del quarto secolo demolito fra Quattrocento e Cinquecento per far posto alla basilica attuale. Di quella chiesa immensa, in piedi per oltre mille anni, restano pochissime tracce materiali sparse fra Vaticano e musei romani. Avere davanti un frammento di quei mosaici significa avere davanti l'unica San Pietro che il Medioevo abbia conosciuto. Vale il biglietto da solo, e nessuno ne parla.

Il Gabinetto delle Stampe e l'Archivio Fotografico Comunale

Al terzo piano hanno sede il Gabinetto delle Stampe e l'Archivio Fotografico Comunale, due istituzioni che costituiscono la memoria visiva della città. Le raccolte comprendono incisioni, disegni, matrici, e un patrimonio fotografico che copre dalla metà dell'Ottocento in avanti: le fotografie degli sventramenti, dei cantieri, delle alluvioni, delle strade prima e dopo. La consultazione dei fondi è riservata a studiosi con procedure proprie, ma una selezione entra regolarmente nel percorso espositivo e nelle mostre. Per chi si occupa di storia urbana questo è uno dei giacimenti più ricchi d'Europa.

La fotografia storica al Museo di Roma - Palazzo Braschi

La sezione fotografica è quella che colpisce di più i visitatori giovani. Vedere piazza Navona senza automobili, il Tevere prima dei muraglioni, i quartieri demoliti attorno all'Altare della Patria, la campagna che iniziava dove oggi c'è la periferia consolidata, produce un effetto immediato che nessun testo ottiene. Chi ha un interesse per la Roma sparita trovi qui il suo piano.

Le vedute del Novecento

Il terzo piano ospita anche opere che portano il racconto dentro il Novecento: la città del ventennio, il dopoguerra, gli anni della ricostruzione. È la parte cronologicamente più vicina a noi e, paradossalmente, quella che genera più stupore, perché il Novecento romano è rimosso dal racconto turistico corrente.

Le carrozze, gli abiti e gli oggetti del Museo di Roma - Palazzo Braschi

Fra le raccolte che rendono unico questo museo ci sono quelle che nessun museo d'arte accetterebbe di conservare.

Le carrozze e le portantine di Palazzo Braschi

La collezione di veicoli storici comprende carrozze e portantine di gala fra Settecento e Ottocento. Il pezzo che si incontra per primo, all'ingresso, è la portantina Chigi del 1776 commissionata da Sigismondo Chigi. Questi oggetti erano l'equivalente settecentesco dell'automobile di rappresentanza: costavano quanto una casa, si mostravano in pubblico e comunicavano rango. Il loro stato di conservazione è un problema tecnico serio, perché legno, tessuti, cuoio, vetro e dorature invecchiano a velocità diverse dentro lo stesso oggetto.

Gli abiti e i costumi del Museo di Roma

Il museo conserva una raccolta di abiti che copre dal Seicento al Novecento: abiti di corte, livree, costumi cerimoniali, capi civili. I tessuti sono materiali fragilissimi, sensibili alla luce e all'umidità, e per questo la loro esposizione è necessariamente a rotazione e per periodi limitati. Se trovate una sezione di abiti aperta durante la vostra visita, consideratelo un colpo di fortuna e guardatela con calma: la storia del costume romano si racconta quasi soltanto qui.

Ceramiche, medaglie, arredi

Completano il quadro le ceramiche, i medaglieri, le monete, gli specchi e i mobili di pregio, con una concentrazione fra Settecento e Ottocento. Sono le collezioni che il museo ha ereditato dalle donazioni e dagli acquisti novecenteschi e che documentano il gusto delle case romane. Chi ha un debole per le arti applicate ci passa dentro un'ora senza accorgersene.

Le mostre temporanee al Museo di Roma - Palazzo Braschi

Il primo piano di Palazzo Braschi è una delle sedi espositive più attive di Roma, e per una fetta consistente del pubblico è l'unica ragione per cui si conosce questo indirizzo. Le mostre hanno biglietteria autonoma e non seguono le gratuità della collezione permanente.

Cosa è in corso e cosa arriva

In questa stagione il museo ospita la mostra dedicata a Ettore Scola, dal titolo Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati, aperta dal 2 maggio al 13 settembre 2026: un percorso documentario sulla vita personale e artistica del regista, con materiali che intrecciano il cinema italiano e la città. Dal 6 ottobre 2026 all'11 aprile 2027 è annunciata una grande monografica su Keith Haring, una delle figure più riconoscibili del secondo Novecento. Nelle salette del piano terra si susseguono progetti più brevi, spesso dedicati a giovani artisti e a collaborazioni con l'Accademia di Belle Arti. Il calendario cambia di continuo: chi organizza la visita intorno a un titolo controlli le date sul sito ufficiale prima di partire.

Il Museo di Roma - Palazzo Braschi per chi non vede

Per tutto il 2026 è attivo un programma di visite guidate tattili e sensoriali, intitolato Il Museo di Roma e il suo racconto in-tatto, pensato per visitatori ciechi e ipovedenti. È il tipo di iniziativa che si annuncia molto e si realizza poco: qui è calendarizzata sull'intero anno, e va prenotata attraverso i canali del museo.

Il rapporto fra mostre e collezione

Do un'opinione che non è popolare fra gli addetti ai lavori: la macchina delle grandi mostre ha oscurato la collezione permanente. Molti romani sono stati a Palazzo Braschi tre o quattro volte e non hanno mai messo piede al secondo piano, perché sono sempre entrati per una mostra e ne sono usciti dopo. Con la gratuità per i residenti questo equilibrio può cambiare, e sarebbe una buona notizia. La collezione vale più di metà delle mostre che ospita.

Museo di Roma - Palazzo Braschi
Museo di Roma - Palazzo Braschi

Il Museo di Roma - Palazzo Braschi e il Museo di Roma in Trastevere

Uno degli equivoci più frequenti riguarda i due musei che portano quasi lo stesso nome. Il Museo di Roma in Trastevere, in piazza Sant'Egidio, è la sede distaccata, ospitata nell'ex convento delle Carmelitane. Non è un doppione: ha una vocazione diversa, dedicata alle tradizioni popolari, alla fotografia e alle mostre.

Gli acquerelli di Ettore Roesler Franz e il Museo di Roma

La confusione più comune riguarda gli acquerelli della Roma sparita di Ettore Roesler Franz (1845-1907), pittore romano di famiglia originaria del nord Europa, che fra il 1878 e il 1896 dipinse a memoria e dal vero le parti della città che stavano venendo demolite. Sono cronache visive di una precisione topografica quasi documentaria, e sono il modo migliore per capire cosa Roma abbia perso in trent'anni. Chi li cerca deve sapere che il ciclo si vede al Museo di Roma in Trastevere, non a Palazzo Braschi: molti visitatori arrivano qui apposta e restano delusi. Le due sedi appartengono allo stesso museo e alle stesse collezioni, ma la topografia della visita è diversa e vale la pena verificarla prima di incamminarsi.

Come combinare le due sedi

Se avete una giornata, l'accostamento funziona benissimo: Palazzo Braschi la mattina, pranzo lungo il fiume, e nel pomeriggio Trastevere, con il museo di piazza Sant'Egidio e poi le chiese del rione. Dalla piazza San Pantaleo a piazza Sant'Egidio si cammina in venti minuti attraversando ponte Sisto. È uno degli itinerari più coerenti che si possano costruire nel centro di Roma, perché racconta la stessa città da due angolature complementari.

Pasquino, la statua parlante sotto le finestre di Palazzo Braschi

Sull'angolo nord occidentale del palazzo, dove si apre la piccola piazza che porta il suo nome, c'è Pasquino. È un torso marmoreo mutilo, di età ellenistica o copia romana da originale greco, identificato dalla critica con un gruppo di Menelao che sorregge il corpo di Patroclo. Fu rinvenuto nella zona e collocato qui nel 1501 per iniziativa del cardinale Oliviero Carafa.

Perché Pasquino parla sotto Palazzo Braschi

Da allora ai piedi della statua i romani attaccano biglietti anonimi con versi satirici contro il potere: sono le pasquinate, e il termine è entrato nel vocabolario di mezza Europa. Il meccanismo era semplice e geniale: attaccare uno scritto a una statua permetteva di dire cose per cui un uomo sarebbe finito in carcere, senza esporre nessuno. Pasquino ha dialogato per secoli con le altre statue parlanti di Roma, il Babuino, Marforio, Madama Lucrezia, l'Abate Luigi, il Facchino. Le carte incollate ci sono ancora oggi: cambiate le vittime, il metodo è identico.

La coincidenza che vale un capitolo

Il fatto che il museo civico della città si trovi nell'edificio ai cui piedi si è esercitata per cinquecento anni la satira anonima romana è una coincidenza perfetta, e nessuno la sottolinea abbastanza. Prima di entrare, fermatevi trenta secondi davanti al torso e leggete quello che c'è attaccato oggi. Poi entrate. Il museo che racconta come Roma ha rappresentato se stessa comincia esattamente lì.

Come si visita il Museo di Roma - Palazzo Braschi: durata e percorso

Do i numeri veri, quelli che uso quando organizzo una giornata per un gruppo.

Quanto tempo serve al Museo di Roma - Palazzo Braschi

Per la sola collezione permanente, secondo e terzo piano, servono novanta minuti a passo normale. Chi legge tutti i cartellini e si ferma sulle stampe arriva tranquillamente a due ore e mezza. Chi ha poco tempo può fare una visita rapida di quaranta minuti concentrandosi su scalone, atrio, sale affrescate e sezione delle vedute. Se aggiungete una mostra al primo piano, calcolate almeno un'ora in più: le grandi monografiche di questa sede sono dense e generano code interne.

Il percorso che consiglio dentro Palazzo Braschi

Entrate, prendete il biglietto, ma non salite subito con l'ascensore. Fate lo scalone a piedi, tutto, fermandovi sui rilievi di Acquisti. Arrivate al secondo piano e percorretelo in senso orario, lasciando per ultima la sezione delle vedute, che è quella che si guarda meglio quando si è già capito il contesto. Salite poi al terzo piano, che è meno affollato e dove i mosaici di San Pietro e la fotografia storica chiudono il cerchio. Scendete infine al primo piano per l'eventuale mostra. Fatto in questo ordine, il museo ha un senso narrativo; fatto al contrario, sembra un magazzino.

Guide, audioguide e videoguide

Il museo propone visite guidate a pagamento in più lingue e videoguide acquistabili tramite le applicazioni per iOS e Android. Il mio consiglio da professionista è semplice: in questo museo la guida cambia la visita più che altrove, perché il materiale esposto è fatto di documenti che senza contesto risultano muti. Una veduta del porto di Ripetta senza qualcuno che vi spieghi dov'era e perché non c'è più è soltanto un quadro grigio.

Bookshop, guardaroba e servizi

Il museo dispone dei servizi standard delle sedi civiche capitoline, con bookshop e deposito per zaini e ombrelli all'ingresso. Le regole sui bagagli voluminosi sono quelle abituali dei musei civici: gli zaini grandi vanno lasciati. Le condizioni operative dei singoli servizi possono variare e sono indicate negli avvisi del sito ufficiale.

Il Museo di Roma - Palazzo Braschi con i bambini

Rispondo alla domanda che mi fanno sempre: sì, ma con criterio. Non è un museo pensato per i bambini piccoli e non ha percorsi interattivi come certi musei scientifici. Ha però tre carte che funzionano quasi sempre.

Le tre cose di Palazzo Braschi che conquistano i bambini

La prima è lo scalone. Diciotto colonne, luce dall'alto, guerrieri di stucco: si sale come in un film e i bambini lo percepiscono immediatamente. Fate loro cercare Achille nei rilievi. La seconda è la carrozza: un veicolo dorato del Settecento davanti al quale ogni bambino si ferma da solo, senza che nessuno glielo chieda. La terza sono le fotografie storiche e le vedute: mostrare la fotografia di un luogo che hanno visto stamattina, com'era centocinquanta anni fa, è un esperimento che riesce sempre. Chiedete loro di trovare le differenze. Funziona meglio di qualunque laboratorio.

Regole pratiche per le famiglie

I minori di sei anni non pagano. Il passeggino entra ed esiste l'ascensore per raggiungere i piani. La durata sostenibile con bambini fra i sei e i dieci anni è di circa un'ora: oltre, si perde tutto quello che si è guadagnato. Il palazzo ha pochi spazi dove sedersi, quindi conviene organizzare una pausa fuori, e Piazza Navona con le fontane è a due minuti. Non ci sono aree gioco e non c'è un percorso didattico permanente per i più piccoli, ma il museo organizza attività educative periodiche, il cui calendario si trova sul sito ufficiale.

Accessibilità del Museo di Roma - Palazzo Braschi

L'edificio è un palazzo storico e questo pone limiti oggettivi, ma il museo è fra i più attrezzati del sistema civico.

Sedie a rotelle e ascensori

L'ingresso di piazza San Pantaleo è accessibile e l'ascensore consente di raggiungere i piani espositivi senza affrontare lo scalone. Le persone con disabilità entrano gratuitamente con un accompagnatore. Alcuni passaggi interni fra sale di un palazzo settecentesco hanno soglie e cambi di quota: chi ha esigenze specifiche fa bene a segnalarle al numero 060608 al momento della prenotazione, così il personale predispone il percorso migliore.

Visitatori ciechi e ipovedenti

Il programma di visite tattili e sensoriali attivo per tutto il 2026 è la risposta più concreta del museo su questo fronte. Le visite si prenotano in anticipo e sono condotte da personale formato. È una delle offerte più serie della città su questo tema e merita di essere conosciuta molto di più di quanto lo sia.

Quando andare al Museo di Roma - Palazzo Braschi

Il museo apre da martedì a domenica, con orario indicativo dalle 10 alle 19 e ultimo ingresso un'ora prima. Il lunedì è chiuso, come quasi tutti i musei civici romani, e chi arriva in città di lunedì deve riorganizzare la giornata su altre mete.

Le ore migliori per il Museo di Roma - Palazzo Braschi

La collezione permanente non ha mai code serie, il che è una fortuna e un'ingiustizia insieme. Le mostre del primo piano, invece, generano attese vere nei fine settimana e nelle ultime settimane prima della chiusura. Il momento migliore in assoluto è il martedì o il mercoledì mattina fra le 10 e le 11.30: sale vuote, luce buona dalle finestre sul cortile, personale disponibile a rispondere. Il momento peggiore è la prima domenica del mese, quando la gratuità generalizzata porta dentro molte più persone del solito. Se ci andate quella domenica, arrivate all'apertura.

Le stagioni

D'estate questo museo è un rifugio: ambienti freschi, ombra, a cento metri da una piazza che a mezzogiorno di luglio è impraticabile. In inverno è l'alternativa giusta a una giornata di pioggia nel centro storico, perché si combina con Sant'Andrea della Valle, il Museo Barracco e i portici di Corso Vittorio senza mai restare troppo a lungo all'aperto. Nei ponti e nei periodi di grande afflusso turistico resta comunque uno degli indirizzi meno affollati del centro.

Le chiusure del Museo di Roma - Palazzo Braschi da tenere presenti

Il museo osserva le chiusure del primo gennaio, del primo maggio e del venticinque dicembre; il ventiquattro e il trentuno dicembre l'orario si riduce alla sola mattinata. Prima di programmare una visita in un giorno festivo o in coincidenza di eventi cittadini, la pagina degli avvisi del sito ufficiale è il riferimento da consultare.

Cosa c'è intorno al Museo di Roma - Palazzo Braschi

Questo indirizzo è uno dei migliori punti di partenza del centro storico. Nel raggio di dieci minuti a piedi c'è più materia di quanta se ne trovi in certe città intere.

Piazza Navona e lo stadio di Domiziano

Il palazzo affaccia direttamente su Piazza Navona, che conserva la forma dello stadio di Domiziano perché è costruita letteralmente dentro di esso. Al centro della piazza c'è la fontana dei Quattro Fiumi del Bernini, e all'estremità settentrionale si scende ai sotterranei dello stadio, dove si vedono le strutture originali dell'impianto del primo secolo. Trenta metri sotto la pavimentazione della piazza corre l'arena dove correvano gli atleti greci.

Sant'Andrea della Valle e il Museo Barracco

Attraversando Corso Vittorio si arriva alla basilica di Sant'Andrea della Valle, con la cupola più alta di Roma dopo San Pietro e il primo atto della Tosca di Puccini ambientato nella cappella Attavanti. A cento metri, nella Piccola Farnesina, il Museo Barracco raccoglie sculture antiche egizie, assire, greche e romane in un palazzetto cinquecentesco: è piccolo, si visita in un'ora ed è uno dei musei meno frequentati del centro.

Campo de' Fiori e il quartiere rinascimentale

Cinque minuti a sud si apre Campo de' Fiori, con il mercato la mattina e la statua di Giordano Bruno al centro. Il reticolo di vicoli fra la piazza e il Tevere è quello della Roma rinascimentale delle corporazioni: via dei Cappellari, via dei Baullari, via del Pellegrino. Camminarci significa vedere una struttura urbana che non è cambiata dal Cinquecento.

Gli altri musei della zona

A dieci minuti verso nord c'è Palazzo Altemps con la scultura antica del Museo Nazionale Romano, e sul lato occidentale di Piazza Navona il Museo Napoleonico, un appartamento ottocentesco intatto che quasi nessuno visita e che merita mezz'ora. Poco distante, San Luigi dei Francesi custodisce i tre Caravaggio della cappella Contarelli, gratis. Se avete ancora energia, Sant'Ivo alla Sapienza del Borromini è a un quarto d'ora ed è aperta con orari ridottissimi, quindi controllate prima.

Un itinerario di mezza giornata intorno a Palazzo Braschi

L'accostamento che funziona meglio, e che propongo sempre a chi ha quattro ore: apertura al Museo di Roma - Palazzo Braschi, uscita verso Piazza Navona e i sotterranei dello stadio, San Luigi dei Francesi per i Caravaggio, pranzo veloce dalle parti di Campo de' Fiori, e chiusura al Museo Barracco. Quattro luoghi diversissimi, nessuno spostamento superiore ai sette minuti, e una comprensione della città che nessun giro panoramico in autobus può dare.

Una curiosità su Museo di Roma - Palazzo Braschi

La curiosità che racconto sempre e che spiazza tutti riguarda le diciotto colonne di granito rosso dello scalone. Non sono state tagliate per il palazzo. Non sono state comprate da una cava. Arrivano qui alla fine di un viaggio di diciassette secoli. Il granito rosso è egiziano, estratto ad Assuan, portato via nave fino a Ostia e risalito lungo il Tevere. Il primo committente fu l'imperatore Caligola, che le fece mettere in opera in un portico costruito sulle rive del fiume nella prima metà del primo secolo dopo Cristo. Quando quel portico sparì, i fusti finirono reimpiegati in un chiostro dell'Ospedale di Santo Spirito in Sassia, dove restarono per secoli a reggere le arcate di un ospedale medievale. Alla fine del Settecento vennero smontati di nuovo e trasportati qui, a sostenere la scala di rappresentanza del nipote di un papa.

Tre committenti, tre epoche, tre funzioni completamente diverse per lo stesso pezzo di pietra: un imperatore che aveva fama di dissoluto, una istituzione assistenziale della cristianità, un duca del nepotismo pontificio. Questo è il modo in cui Roma ha realmente lavorato per duemila anni, e le colonne dello scalone lo dicono meglio di qualunque libro. Aggiungo una nota di precisione, perché su questo punto circola un errore diffuso: la provenienza indicata dalla documentazione del museo è il portico di Caligola attraverso il chiostro di Santo Spirito, non il Portico di Ottavia, che compare talvolta in racconti orali e in guide poco accurate. Sono due monumenti diversi e due storie diverse.

C'è un dettaglio in più che consiglio di verificare con i propri occhi. Guardate i fusti da vicino, all'altezza della mano. Il granito ha venature e inclusioni differenti da colonna a colonna, perché i blocchi provengono da punti diversi della cava e perché due millenni di storia li hanno trattati in modo disuguale. Alcuni hanno segni di lavorazione antichi, altri mostrano riprese moderne. Non sono diciotto pezzi identici: sono diciotto oggetti con biografie separate messi in fila per fare una sola scenografia. Ed è esattamente così che è fatta questa città.

Una cosa che non ti dice nessuno su Museo di Roma - Palazzo Braschi

Quello che non vi dice nessuno è che l'atrio e lo scalone di Palazzo Braschi si possono attraversare senza biglietto. La biglietteria non è sul portone: si entra, si è dentro il palazzo, si vede la portantina Chigi, si sale la prima rampa dello scalone e solo dopo si incontra il controllo. Significa che chiunque passi per Piazza San Pantaleo può concedersi cinque minuti dentro uno degli spazi architettonici più belli della città senza spendere nulla. Lo faccio regolarmente quando accompagno un gruppo in una giornata piena e non ho il tempo per la visita completa: entro, salgo la rampa, spiego le colonne e i rilievi di Acquisti, e usciamo. Nessuno mi ha mai detto niente, perché non c'è niente da dire: è un ingresso pubblico.

La seconda cosa che nessuno dice riguarda il terzo piano. Le persone che comprano il biglietto lo consumano quasi tutte al secondo piano, arrivano stanche in fondo al percorso e scendono senza salire l'ultima rampa. Risultato: al terzo piano si trovano quasi sempre due o tre persone in totale, e lì ci sono i frammenti dei mosaici della basilica costantiniana di San Pietro e la fotografia storica della città. Avete pagato per quelle sale quanto per le altre. Salite.

La terza riguarda un errore di aspettativa che vedo commettere ogni settimana. Molti visitatori arrivano qui convinti di trovare gli acquerelli della Roma sparita di Roesler Franz, perché hanno letto che appartengono alle collezioni del Museo di Roma. È vero che appartengono a queste collezioni, ma il ciclo si vede nell'altra sede, quella di Trastevere. Chi ci tiene deve programmare la giornata di conseguenza, e verificare prima quali sale siano visitabili nel periodo scelto: le opere su carta ruotano per ragioni di conservazione e nessun museo serio le lascia esposte alla luce tutto l'anno.

Il consiglio che ti do per visitare Museo di Roma - Palazzo Braschi

Il consiglio più utile che posso dare è di rovesciare l'ordine mentale con cui la gente affronta questo museo. Non venite qui per vedere dei quadri. Venite qui per vedere dei luoghi che non esistono più. Cambia tutto.

In pratica funziona così. Prima di entrare fate cinque minuti di passeggiata mirata: fermatevi su Corso Vittorio Emanuele II e guardate la larghezza della strada, poi infilatevi in uno dei vicoli laterali che scendono verso Campo de' Fiori. La differenza fra i due spazi è violenta. Quel corso è stato aperto fra il 1876 e il 1888 demolendo interi isolati del tessuto medievale e rinascimentale; i vicoli che gli restano ai lati sono quello che c'era prima. Tenete in testa quell'immagine, entrate, e andate a cercare nella sezione delle vedute le rappresentazioni di quella stessa zona prima dello sventramento. In quel momento il museo si accende e capite perché esiste.

Secondo consiglio operativo: prendetevi un'ora e mezza, non quaranta minuti. È un museo di lettura, non di colpo d'occhio, e le sue opere richiedono di essere confrontate fra loro. Terzo: se siete romani, andateci gratis e andateci spesso, mezz'ora alla volta, invece di una maratona sola. Il museo funziona benissimo a piccole dosi ripetute e malissimo a dose unica. Quarto, e qui sono diretto: se avete un solo giorno a Roma ed è la vostra prima volta, questo non è il museo da cui cominciare. Andate ai Musei Capitolini, al Pantheon, al Colosseo. Palazzo Braschi è un museo da seconda o terza visita, quando Roma l'avete già vista e volete capire come è diventata quello che è. Preso al momento giusto ripaga più di molti nomi celebri; preso al momento sbagliato vi sembrerà una infilata di quadri scuri.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Palazzo Braschi sia stato sede della Federazione fascista lo si legge in molte schede. Quello che si cita di rado è che questo edificio fu, in senso letterale, il luogo dove il fascismo romano teneva la sua contabilità quotidiana: non il balcone dei discorsi, che era a Palazzo Venezia, ma l'ufficio dove si distribuivano le tessere di partito e con esse i posti di lavoro, le licenze, le pensioni, le raccomandazioni. Chi voleva lavorare a Roma passava di qui. Dopo l'8 settembre 1943, con la città occupata dai tedeschi, il palazzo divenne sede del Partito Fascista Repubblicano e ospitò il quartier generale di una guardia armata che prese il nome dall'edificio stesso, la Guardia Armata di Palazzo Braschi. Nella Roma dei nove mesi di occupazione quel nome significava qualcosa di molto preciso, e non era una cosa buona.

Ancora meno citato è ciò che accadde subito dopo. Fra il 1945 e il 1949 il palazzo vuoto fu occupato da circa trecento famiglie di sfollati. Si cucinava e ci si scaldava con fuochi accesi negli ambienti di rappresentanza; gli affreschi di Coccetti annerirono, i pavimenti si sfondarono, arredi e materiali sparirono. Le stesse sale che avevano ospitato la burocrazia del regime diventarono in pochi mesi un ricovero per chi la guerra l'aveva persa in tutti i modi possibili. È una successione di eventi che nessun cartello in facciata racconta e che, secondo me, andrebbe raccontata all'ingresso, perché spiega meglio di qualunque testo il rapporto fra questa città e il suo Novecento.

Il fatto risaputo, infine, che nessuno collega mai al resto: la chiusura per inagibilità del 1987 e la riapertura completa arrivata solo nel 2017 non sono un caso di malaburocrazia, sono la conseguenza diretta di quello che era successo nei quarant'anni precedenti. Il palazzo fu chiuso perché i danni della guerra e dell'occupazione non erano mai stati sanati davvero. Trent'anni di cantiere per rimediare a cinque anni di abbandono: è un tasso di cambio che vale la pena tenere a mente ogni volta che si parla di tutela.

La foto giusta da fare a Museo di Roma - Palazzo Braschi

La foto giusta si fa sullo scalone, e si fa gratis, perché come detto la biglietteria è oltre. La posizione esatta è sul primo pianerottolo: mettetevi al centro, appoggiate la schiena alla parete e inquadrate verso l'alto tenendo due colonne di granito ai lati del fotogramma, in modo che facciano da cornice, con la rampa che sale in diagonale e i rilievi in stucco di Acquisti a chiudere il campo. Il nuovo impianto di illuminazione lavora a favore: il granito rosso riprende colore e gli stucchi bianchi staccano nettamente. Con il telefono, attivate la modalità grandangolare e scendete di mezzo passo, perché lo spazio è più alto che largo e la tentazione di arretrare troppo porta a inquadrare il soffitto e basta.

La luce migliore è a metà mattina, fra le dieci e mezza e mezzogiorno, quando il taglio che arriva dall'alto è abbastanza forte da modellare i fusti senza bruciarli. Nel primo pomeriggio la luce si appiattisce e la foto perde profondità. Evitate il flash, che spegne la texture del granito e appiattisce gli stucchi.

La seconda foto che consiglio è completamente diversa e si fa fuori, dall'angolo di Piazza di Pasquino. Da lì si inquadra il torso mutilo della statua in primo piano, con i bigliettini attaccati, e alle sue spalle lo spigolo bugnato di Palazzo Braschi che sale fuori campo. È un'immagine che racconta in un colpo solo il potere e la sua satira, ed è molto più interessante dell'ennesima fontana del Bernini fotografata da mezza Piazza Navona. La fate al tramonto, quando il travertino dell'angolo prende una luce calda e la piazzetta è in ombra: il contrasto fa tutto il lavoro. Ultima annotazione pratica: dentro il museo le regole sulle riprese possono variare da mostra a mostra, e nelle esposizioni temporanee il divieto di fotografare è frequente per ragioni di diritti. Sulla collezione permanente e sullo scalone, di norma, non ci sono problemi con lo scatto senza flash e senza treppiede.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è una demolizione. Nel 1791 il palazzo Orsini a Pasquino, edificio quattrocentesco con una lunga storia di proprietari illustri, viene abbattuto per fare posto alla nuova costruzione. Non era rovina: era un palazzo funzionante. Fu comprato e raso al suolo perché il nipote del papa voleva quell'area. È un episodio che dice molto sulla Roma di fine Settecento e sulla facilità con cui, con il potere giusto, si cancellava un pezzo di città.

Il secondo è il 1798. Le truppe francesi occupano Roma, viene proclamata la Repubblica Romana, il cantiere di Palazzo Braschi si ferma e Pio VI viene deportato: morirà a Valence nel 1799, prigioniero. Il palazzo costruito per celebrare il suo pontificato resta a metà, scoperchiato dalla storia esattamente mentre la storia cancellava il mondo che l'aveva voluto. Nello stesso torno di anni molte opere d'arte romane prendono la strada della Francia e in gran parte non tornano più.

Il terzo è il 1871. Roma è capitale da pochi mesi e gli eredi Braschi vendono il palazzo allo Stato italiano, che vi insedia il Ministero dell'Interno e la Presidenza del Consiglio. Un palazzo nato dal nepotismo papale diventa il centro amministrativo dello Stato che al papato ha tolto il potere temporale. Difficile immaginare un passaggio di consegne più eloquente.

Il quarto è il 1923, quando il Ministero trasloca al Viminale e l'edificio passa alla Federazione provinciale del Partito Nazionale Fascista. Da lì in avanti, per vent'anni, questo indirizzo è uno dei centri del potere reale a Roma. La sequenza si chiude fra il 1943 e il 1944 con la sede del Partito Fascista Repubblicano e la guardia armata che prende il nome dal palazzo.

Il quinto è l'occupazione del dopoguerra, fino al 1949, con le trecento famiglie di sfollati e i danni gravissimi agli affreschi e ai pavimenti. Il sesto è il 1952, l'arrivo del Museo di Roma dopo ventidue anni al Pastificio Pantanella. Il settimo è la chiusura del 1987 per inagibilità, il lungo restauro e la riapertura parziale del 2002. L'ottavo è il 28 marzo 2017, con l'inaugurazione del nuovo allestimento tematico. Il nono, per il pubblico romano, è febbraio 2026, quando la gratuità per i residenti ha cambiato il modo in cui la città può usare questo museo. Nove date in duecentotrentacinque anni, e ognuna corrisponde a un rovesciamento completo della funzione dell'edificio. Non conosco altro palazzo a Roma con una curva così.

Chi è passato da Museo di Roma - Palazzo Braschi

Il primo nome è quello del committente involontario: Pio VI, al secolo Giannangelo Braschi, cesenate, papa dal 1775 al 1799, l'uomo che pagò questo palazzo attraverso i privilegi concessi al nipote e che morì prigioniero in Francia senza vederlo finito. Il secondo è Luigi Braschi Onesti, il nipote, primo duca di Nemi, che qui ha abitato e che qui è morto nel 1816 lasciando le decorazioni incompiute.

Poi ci sono i costruttori. Cosimo Morelli, l'architetto imolese che disegnò tutto. Giuseppe Valadier, che collaborò allo scalone e a cui si attribuisce la cappella del primo piano, e che negli stessi anni stava ridisegnando Piazza del Popolo e il Pincio, cioè il volto neoclassico di Roma. Luigi Acquisti, lo scultore bolognese dei rilievi omerici. Liborio Coccetti, il pittore folignate che decorò a tempera gli appartamenti nobili. Sono quattro nomi che il grande pubblico non conosce e che hanno costruito uno degli interni più riusciti della città.

Nel palazzo, quando era sede del Ministero dell'Interno e della Presidenza del Consiglio fra il 1871 e il 1923, sono passati i ministri e i presidenti del Consiglio del Regno d'Italia: cinquant'anni di storia politica italiana hanno avuto qui uno dei loro uffici. Poi, dal 1923, i gerarchi della federazione romana del partito fascista, e fra il 1943 e il 1944 gli uomini del Partito Fascista Repubblicano.

C'è anche chi vi è passato senza scegliere: le trecento famiglie di sfollati che fra il 1945 e il 1949 hanno vissuto qui dentro. Non sappiamo i loro nomi, non c'è una lapide, ma sono i protagonisti del capitolo più denso di questa storia.

Poi ci sono quelli che hanno fatto il museo: Antonio Munoz, che fondò e diresse il Museo di Roma dal 1930, figura centrale e controversa della politica dei beni culturali del ventennio; i direttori e i conservatori che hanno tenuto insieme le collezioni durante i decenni di chiusura; i restauratori che hanno recuperato gli affreschi anneriti dai fuochi.

Infine ci sono quelli che vi sono passati in effigie e in opera. Bartolomeo Pinelli, trasteverino, con i suoi briganti e i suoi pifferai. Le famiglie Barberini, Rospigliosi, Torlonia e Chigi, presenti con arredi, arazzi, alcove e carrozze. E, in un certo senso, tutti i romani anonimi delle vedute e delle fotografie: i barcaroli di Ripetta, i venditori dei mercati, gli abitanti dei vicoli demoliti. Sono loro il vero soggetto di questo museo, e sono l'unica categoria di persone che qui ha davvero il posto d'onore.

Museo di Roma, Palazzo Braschi
Museo di Roma, Palazzo Braschi. Foto: Lalupa, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

Domande veloci su Museo di Roma - Palazzo Braschi

Dove si trova esattamente il Museo di Roma - Palazzo Braschi?

Piazza di San Pantaleo 10 e Piazza Navona 2, 00186 Roma, rione Parione, fra Corso Vittorio Emanuele II e l'angolo meridionale di Piazza Navona. L'ingresso del pubblico è su piazza San Pantaleo.

Quanto costa il biglietto del Museo di Roma - Palazzo Braschi?

Il sito ufficiale indica 7,50 euro di intero e 6,00 euro di ridotto per la sola collezione permanente. L'acquisto online aggiunge un euro di prevendita. Le mostre temporanee del primo piano hanno biglietti propri.

I residenti a Roma entrano gratis al Museo di Roma - Palazzo Braschi?

Sì. Da febbraio 2026 i residenti a Roma e nella Città metropolitana entrano gratuitamente nella collezione permanente esibendo un documento di identità alla biglietteria.

Quanto costa la MIC card e a chi serve?

Cinque euro, valida dodici mesi dall'attivazione, riservata a residenti, domiciliati temporanei e studenti delle università pubbliche e private di Roma. Dà accesso al sistema dei musei civici.

Quali sono gli orari del Museo di Roma - Palazzo Braschi?

Da martedì a domenica, indicativamente dalle 10 alle 19, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura. Il lunedì è giorno di chiusura.

Quando è chiuso il Museo di Roma - Palazzo Braschi?

Tutti i lunedì, il primo gennaio, il primo maggio e il venticinque dicembre. Il ventiquattro e il trentuno dicembre l'apertura è ridotta alla mattinata.

Si entra gratis la prima domenica del mese?

Sì, la prima domenica di ogni mese l'ingresso alla collezione permanente è gratuito per tutti. È anche il giorno più affollato: conviene presentarsi all'apertura.

Quanto dura la visita al Museo di Roma - Palazzo Braschi?

Novanta minuti per la collezione permanente a passo normale, fino a due ore e mezza per chi legge tutto. Con una mostra al primo piano calcolate almeno un'ora in più.

Serve prenotare per il Museo di Roma - Palazzo Braschi?

Per i singoli non è necessario. Per i gruppi da cinque a venticinque persone la prenotazione è obbligatoria e gratuita al numero 060608, con almeno cinque biglietti preacquistati.

Il Museo di Roma - Palazzo Braschi è accessibile in sedia a rotelle?

L'ingresso di piazza San Pantaleo è accessibile e un ascensore raggiunge i piani espositivi. Le persone con disabilità entrano gratuitamente con un accompagnatore. Per esigenze specifiche conviene segnalarle al 060608 prima della visita.

Si possono fare fotografie dentro il Museo di Roma - Palazzo Braschi?

Sulla collezione permanente e sullo scalone di norma sì, senza flash e senza treppiede. Nelle mostre temporanee il divieto è frequente per ragioni di diritti: le regole si leggono all'ingresso della singola esposizione.

Si può vedere lo scalone di Palazzo Braschi senza pagare?

Sì. Atrio e prima parte dello scalone si trovano prima della biglietteria, quindi sono accessibili a chiunque entri dal portone di piazza San Pantaleo.

Il Museo di Roma - Palazzo Braschi è adatto ai bambini?

Con qualche accorgimento sì. Lo scalone, la carrozza settecentesca e il confronto fra fotografie storiche e luoghi attuali funzionano benissimo. La durata sostenibile fra i sei e i dieci anni è di circa un'ora. Sotto i sei anni l'ingresso è gratuito.

Che differenza c'è fra il Museo di Roma e il Museo di Roma in Trastevere?

Sono due sedi dello stesso museo civico. Palazzo Braschi ospita la collezione principale sulla città fra Seicento e Novecento; la sede di piazza Sant'Egidio, a Trastevere, è dedicata alle tradizioni popolari, alla fotografia e alle mostre.

Dove si vedono gli acquerelli di Roesler Franz?

Al Museo di Roma in Trastevere, non a Palazzo Braschi. Il ciclo della Roma sparita appartiene alle collezioni del Museo di Roma ma si espone nella sede trasteverina.

Che mostra c'è adesso al Museo di Roma - Palazzo Braschi?

In questa stagione è aperta Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati, dal 2 maggio al 13 settembre 2026. Dal 6 ottobre 2026 all'11 aprile 2027 è annunciata una monografica su Keith Haring. Il calendario cambia spesso: le date si confermano sul sito ufficiale.

Le gratuità valgono anche per le mostre?

No. Gratuità e riduzioni della collezione permanente non si applicano alle mostre del primo piano del Museo di Roma, né agli spazi dell'Ara Pacis, di Villa Caffarelli e del Planetario.

Come si arriva al Museo di Roma - Palazzo Braschi con i mezzi pubblici?

Con gli autobus di Corso Vittorio Emanuele II, fermata Sant'Andrea della Valle, a settanta metri. Il tram 8 e i mezzi di Largo di Torre Argentina lasciano a otto minuti a piedi. Non esiste una fermata di metropolitana vicina.

Si arriva in automobile al Museo di Roma - Palazzo Braschi?

No. L'area è zona a traffico limitato con varchi elettronici e non ci sono parcheggi. Il taxi va fatto fermare su Corso Vittorio Emanuele II.

Quanto si aspetta in coda al Museo di Roma - Palazzo Braschi?

Per la collezione permanente praticamente nulla, in qualunque giorno. Per le grandi mostre del primo piano le attese diventano reali nei fine settimana e nelle ultime settimane di apertura.

Qual è il momento migliore per visitare il Museo di Roma - Palazzo Braschi?

Martedì o mercoledì mattina fra le 10 e le 11.30. Sale vuote, luce buona, personale disponibile. Il momento peggiore è la prima domenica del mese nel pieno del pomeriggio.

Ci sono visite guidate e audioguide?

Il museo propone visite guidate a pagamento in più lingue e videoguide acquistabili attraverso le applicazioni per iOS e Android. Le visite tattili e sensoriali per ciechi e ipovedenti sono in calendario per tutto il 2026 e si prenotano in anticipo.

C'è il guardaroba al Museo di Roma - Palazzo Braschi?

All'ingresso è previsto un deposito per zaini e ombrelli, secondo le regole abituali dei musei civici sui bagagli voluminosi. Le condizioni dei servizi possono variare e sono riportate negli avvisi del sito ufficiale.

Quante sale ha il Museo di Roma - Palazzo Braschi?

La collezione permanente occupa una quindicina di sale al secondo piano e un gruppo più ridotto al terzo. Il primo piano è riservato alle esposizioni temporanee.

Che cosa vale la pena vedere assolutamente?

Lo scalone monumentale con le diciotto colonne di granito e i rilievi di Acquisti, le sale affrescate da Coccetti, la sezione delle vedute della Roma scomparsa, la portantina Chigi nell'atrio e, al terzo piano, i frammenti di mosaico dalla basilica costantiniana di San Pietro.

Chi era Pasquino e dove si trova rispetto a Palazzo Braschi?

È la statua parlante addossata all'angolo del palazzo, nella piazzetta omonima: un torso antico collocato lì nel 1501, ai cui piedi da cinque secoli i romani attaccano biglietti satirici contro il potere.

Il Museo di Roma - Palazzo Braschi si può abbinare ad altre visite?

Perfettamente. Piazza Navona e i sotterranei dello stadio di Domiziano, Sant'Andrea della Valle, il Museo Barracco, San Luigi dei Francesi, Palazzo Altemps e Campo de' Fiori sono tutti entro dieci minuti a piedi.

È un museo che vale il biglietto?

Sì, a patto di sapere cosa si va a vedere. Non è una pinacoteca di capolavori: è l'archivio visivo di come Roma si è rappresentata e di quanto ha demolito di se stessa. A quel prezzo, per chi vuole capire la città, non ha rivali.

Se dovessi mettere questo museo in una frase sola, direi che è il posto dove Roma tiene le prove di quello che ha buttato via. Ci porto i gruppi verso la fine di un itinerario, mai all'inizio, perché funziona come una chiave: quando hai già camminato per il centro e poi vedi come era quel centro prima degli sventramenti, la città ti si riordina in testa in modo diverso e definitivo. E se siete romani e non ci siete mai entrati, adesso costa zero ed è a dieci minuti da dove prendete il caffè. Non ho altre scuse da offrirvi.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoMuseo di Roma - Palazzo Braschi - Piazza di San Pantaleo, 10, Piazza Navona, 2, 00186 Roma RM, Italia
TagsMuseoMuseo di RomaPalazzo Braschipiazza navona

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IndirizzoPiazza di San Pantaleo, 10, Piazza Navona, 2, 00186 Roma RM, Italia 186
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