Boschetto delle Faete – Rocca di Papa
Il Boschetto delle Faete è l'area attrezzata e il percorso ad anello che il Parco Regionale dei Castelli Romani ha ricavato sul versante boscoso di Rocca di Papa, sopra il centro abitato, con partenza e arrivo alla piazza alta del paese. L'anello misura circa sette chilometri, si percorre interamente dentro il bosco, e nel suo punto più alto tocca il Maschio delle Faete, 956 metri sul livello del mare, la cima più elevata dei Colli Albani. Il sentiero è tracciato, in più tratti recintato da staccionate basse in legno, e accompagnato da cartelli e pannelli che spiegano il castagneto, il sottobosco, gli arbusti e i fiori. Si parte da piazza Giuseppe Di Vittorio, a Rocca di Papa; il municipio ha sede in viale Enrico Ferri 65 e l'Ente Parco in via Cesare Battisti 5, telefono 06 9479931. L'ingresso al Boschetto delle Faete è libero e gratuito, non serve prenotare, non c'è biglietteria: è un bosco pubblico dentro un'area naturale protetta regionale. Da Roma si arriva in poco più di mezzora dal Grande Raccordo Anulare per la via dei Laghi, circa quaranta chilometri dal centro. Il dislivello complessivo dell'anello si aggira sui trecento metri, distribuiti su salite mai brutali ma continue: servono scarpe chiuse con suola scolpita, acqua, e quattro o cinque ore comode se si vuole guardare qualcosa invece di camminare a testa bassa.
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✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
Metto subito le mani avanti su un punto che genera molte delusioni: il Boschetto delle Faete è pensato per le famiglie e per le scuole, ma non è una pista asfaltata. Il passeggino, sul tracciato completo, non passa. Passa nel primo tratto attrezzato, quello vicino all'abitato, dove il fondo è battuto e ci sono le panchine; oltre, il sentiero si stringe, diventa sassoso, attraversa versanti diversi con pendenze che cambiano di continuo. Con i bambini piccoli si fa il pezzo didattico e si torna indietro. Con bambini dai sette anni in su si fa l'anello intero, mettendo in conto una sosta lunga sotto i castagni.
Dove si trova il Boschetto delle Faete e come ci si arriva
Rocca di Papa occupa il fianco interno del grande cratere del Vulcano Laziale, arrampicata fra i 680 e i 780 metri di quota nel suo nucleo abitato, con il punto più alto del centro intorno ai 779 metri. Il Boschetto delle Faete comincia dove finiscono le case, nella parte alta del paese, e sale verso la cresta che congiunge Monte Cavo al Maschio delle Faete. È questa collocazione a spiegare tutto il resto: il clima fresco anche a luglio, la faggeta a quote che altrove non la reggerebbero, il panorama doppio sul mare e sull'Appennino.
In auto da Roma verso il Boschetto delle Faete
La via più comoda è la via dei Laghi, la strada statale 217, che si imbocca dall'Appia dopo Ciampino e sale con curve larghe fino al bivio per Rocca di Papa. In alternativa si prende la via Appia fino ad Albano e si sale per i tornanti. Dal Grande Raccordo Anulare, senza traffico, sono circa trentacinque o quaranta minuti. La strada è aperta tutto l'anno, ma in gennaio e febbraio la neve a questa quota non è un evento raro: prima di partire in inverno conviene controllare le ordinanze comunali sulle catene a bordo.
Con i mezzi pubblici fino a Rocca di Papa
Il vettore extraurbano del Lazio è Cotral. Gli orari si cercano sul sito ufficiale dell'azienda inserendo fermata di partenza e fermata di arrivo, e il numero verde per il servizio clienti è 800 174 471. Il consiglio pratico: la corsa in autobus verso i Castelli Romani ha frequenze buone nei giorni feriali e molto più rade la domenica, che poi è il giorno in cui la gente vorrebbe camminare. Chi arriva in autobus arrivi presto e pianifichi il ritorno prima di partire, non dopo la merenda.
Dove si parcheggia per il Boschetto delle Faete
Il parcheggio nella parte alta di Rocca di Papa, intorno a piazza Di Vittorio e lungo la via Comunale di Monte Cavo, esiste ma è limitato e la domenica di primavera si riempie entro le dieci del mattino. Chi arriva tardi lascia l'auto più in basso, nella zona dei Campi d'Annibale o lungo la carrozzabile, e mette in conto venti minuti di salita in più. Non è un dramma: quella salita è già bosco.

Che cos'è davvero il Boschetto delle Faete
Il Boschetto delle Faete nasce come area attrezzata a fini didattici, cioè come un pezzo di bosco che l'Ente Parco ha scelto di raccontare invece di limitarsi a tutelarlo. La differenza si vede camminando. Lungo il percorso ci sono strutture in legno, bacheche, capannini e pannelli informativi che riproducono l'habitat tipico del bosco di castagno, con approfondimenti tematici sui fiori e sugli arbusti del sottobosco. Non sono cartelli generici: parlano di quel versante, di quelle specie, di quello che si ha davanti agli occhi in quel momento.
L'area attrezzata del Boschetto delle Faete
La parte attrezzata è la prima che si incontra salendo dal paese. Fondo battuto, staccionate basse, panchine distribuite lungo il tracciato per una sosta breve. Le staccionate hanno una funzione doppia: tengono i bambini sul sentiero e tengono i piedi fuori dal sottobosco, che in un castagneto è la parte fragile. Le panchine sono in legno e non sono molte: nelle giornate affollate si trova posto, ma senza garanzie.
La Locanda delle Api e le cassette nido
Dentro il Boschetto delle Faete sono state realizzate una Locanda delle Api e una serie di cassette nido per micro mammiferi e piccoli uccelli. La Locanda delle Api è un bee hotel, una struttura cava che offre rifugio agli apoidei selvatici, quelli solitari che non fanno alveare e che impollinano gran parte della flora spontanea. Le cassette nido servono ai passeriformi che nidificano in cavità e ai piccoli mammiferi arboricoli. Sono installazioni piccole, facili da mancare se si cammina distratti, e sono il pezzo più intelligente di tutto l'allestimento: dicono ai bambini che il bosco è abitato, e lo dicono senza una parola.
Il Laboratorio del legno e della montagna del Vivaro
Le strutture in legno del Boschetto delle Faete non arrivano da un catalogo. Le hanno prodotte gli operai del Parco nel Laboratorio del legno e della montagna della Casa del Parco, in località Vivaro, insieme a tre tirocinanti che hanno svolto presso l'Ente un percorso di studio. Lo ha dichiarato Stefano Cresta, dirigente dell'area ambientale dell'Ente. È un dettaglio che vale la pena raccontare ai ragazzi: il pannello che stanno leggendo lo ha tagliato e montato una persona che lavora nel parco, a pochi chilometri da lì.
Il percorso didattico per le scuole
L'obiettivo dichiarato dell'Ente è un percorso didattico strutturato, utile in primo luogo agli studenti delle scuole di Rocca di Papa e poi a quelli degli altri comuni del Parco. Il presidente dell'Ente, Gianluigi Peduto, ha collegato il Boschetto delle Faete al Sentiero natura didattico di Villa Barattolo, di cui riprende l'impostazione, e ha indicato la doppia finalità del progetto: una passeggiata di svago dentro la natura del posto e uno strumento di sensibilizzazione sul valore di un'area naturale protetta che ha molto da offrire se adeguatamente tutelata. Nella stessa dichiarazione il presidente ha ringraziato chi ha lavorato alla riqualificazione dell'area, in particolare i ragazzi del percorso formativo, il personale dell'Ente e il Comune di Rocca di Papa, sottolineando l'impegno del Parco nella formazione dei più giovani come futuri alleati di uno sviluppo sostenibile del territorio.
Perché il Boschetto delle Faete funziona anche per gli adulti
Qui esprimo un'opinione netta. Le aree didattiche pensate per le scuole sono quasi sempre noiose per chi ha superato i quindici anni: cartelli con i disegnini, nozioni di seconda mano, percorsi di quattrocento metri. Il Boschetto delle Faete sfugge alla regola perché il pezzo attrezzato è solo l'inizio di un anello vero, che sale in cresta e tocca la cima più alta dei Colli Albani. Si comincia leggendo la scheda del sottobosco e si finisce a 956 metri con il Circeo all'orizzonte. È una progressione rara e vale il viaggio.
Il Circuito delle Faete passo per passo
Quello che segue è il tracciato classico dell'anello, nell'ordine in cui lo si incontra partendo dal paese. Conviene leggerlo prima e non durante: il sentiero è segnato, ma i bivi sono parecchi e la segnaletica del Parco usa numeri, non nomi.
Da piazza Di Vittorio all'incrocio con la Via Sacra
Si parte da piazza Di Vittorio, a Rocca di Papa, e si prende la via Comunale di Monte Cavo. È asfalto, in salita, fra gli ultimi orti e le ultime case. Si cammina finché non si incrocia il basolato della Via Sacra nei pressi di un'edicola votiva dedicata a Santa Rita. L'edicola è il riferimento buono: piccola, intonacata, facile da riconoscere. Da lì in poi si cambia epoca.
Il belvedere sopra il Boschetto delle Faete
Proseguendo in salita si raggiunge il belvedere, e il panorama che si apre è la ragione per cui vale la pena alzarsi presto. Si vedono l'apparato dell'Artemisio, il promontorio del Circeo, il Mar Tirreno e le isole Pontine. Di fronte, contemporaneamente, i due laghi vulcanici: il lago Albano e il lago di Nemi. Vederli insieme, dallo stesso punto, non riesce da quasi nessun altro belvedere dei Castelli Romani: è il vantaggio di essere sulla cresta interna della caldera.
Il bivio con la carrozzabile di Monte Cavo
Si prosegue fino a incrociare la carrozzabile per Monte Cavo. Si volta a destra e si cammina su asfalto per 650 metri, il tratto meno gradevole dell'anello: la strada è stretta, le auto salgono verso le antenne, e conviene tenersi larghi. Dopo quei 650 metri si lascia l'asfalto e ci si inoltra sul sentiero che parte sulla sinistra.
La cresta dei Monti delle Faete
Il sentiero percorre la cresta dei Monti delle Faete e punta al Maschio. Si sviluppa su un tracciato stretto, con numerosi passaggi da un versante all'altro e conseguenti cambi di vegetazione: cambia l'esposizione, cambia l'umidità, cambia la pianta. Ginestra, leccio e timo serpillo convivono con aceri, castagni e faggi sullo stesso piano altitudinale, separati soltanto dal lato della montagna su cui si trovano. Chi cammina con un occhio alla botanica qui ha il tratto più istruttivo di tutti i Castelli Romani: in venti minuti si attraversano tre mondi vegetali diversi senza guadagnare cento metri di quota.
La cima del Maschio delle Faete
Si arriva nei pressi della sommità del Maschio delle Faete, 956 metri sul livello del mare, massima elevazione dei Colli Albani. Metto in guardia: la cima non è un cocuzzolo spoglio con la croce e il libro di vetta. È una sommità boscosa, e la vista migliore si ha poco prima e poco dopo, negli squarci fra gli alberi. Chi si aspetta un balcone panoramico a trecentosessanta gradi resta deluso; chi si aspetta un bosco fitto su una cima vulcanica trova esattamente quello.
Il sentiero 516 verso gli Orti di Barbarossa
In cima si incrocia il sentiero 516, che conduce in località Orti di Barbarossa e via dei Corsi. È una variante utile da conoscere per due motivi: accorcia il rientro in caso di tempo in peggioramento e apre un secondo anello per chi torna una seconda volta. Per il Circuito delle Faete classico, però, non si prende.
La discesa verso i Campi d'Annibale
Si prosegue lungo il sentiero posto sulla destra e si affronta la discesa, che attraversa tratti di bosco misto e castagneti fino alla carrabile dei Campi d'Annibale, in località Madonnella. Questo è il tratto in cui il castagneto si mostra per quello che è: un bosco governato dall'uomo da secoli, con ceppaie larghe, polloni rifatti, tracce di taglio ordinato. Non è una foresta primaria e non lo è mai stata.
Madonnella, il sentiero 517 e il Vivaro
A Madonnella si incrocia il sentiero 517, che termina in località Vivaro presso il centro federale equestre. Il Vivaro è il pianoro dei Pratoni, l'altopiano che si distende a sud della cresta: prati aperti, cavalli, e la Casa del Parco con il laboratorio del legno da cui arrivano le strutture del Boschetto delle Faete. Anche qui: variante utile, non parte dell'anello.
La Forcella, il raccordo 509a e Colle Jano
Duecento metri più avanti si raggiunge la località la Forcella. Si volta a destra e, al bivio con il raccordo 509a, si sale a sinistra fino alla cima di Colle Jano. Il nome merita una nota: Jano rimanda a Giano, e i toponimi di questo tipo sui Colli Albani sono spesso la traccia superstite di un culto prelatino. Traccia, non prova: la filologia toponomastica è un terreno dove si scivola in fretta.
Valle dei Caprai e il rientro a Rocca di Papa
Da Colle Jano il percorso scende, a tratti piuttosto ripido, dentro un bosco di castagno, fino all'area di sosta di Valle dei Caprai. È il posto giusto per l'ultima pausa: si è quasi arrivati e si è ancora dentro il bosco. Si prosegue poi sul sentiero fino a una sbarra sulla sinistra; superata la sbarra si è di nuovo nel centro abitato di Rocca di Papa, a pochi minuti dal punto di partenza.
Quanto tempo serve per il Circuito delle Faete
Sette chilometri sembrano pochi e ingannano. Il tracciato cambia fondo di continuo, la discesa da Colle Jano è ripida, e il tratto di cresta obbliga a guardare dove si mettono i piedi. Un camminatore allenato chiude l'anello in due ore e mezza. Una famiglia con bambini ci mette quattro ore e mezza, soste comprese, e fa bene. Chi programma l'uscita alle quindici di novembre resta al buio nel bosco: in inverno si parte la mattina, senza discutere.

La Via Sacra che attraversa il Boschetto delle Faete
Il motivo per cui questo anello vale più di altri percorsi simili dei Castelli Romani ha un nome preciso: la Via Sacra. Il sentiero la incrocia poco sopra il paese e la costeggia per un tratto. È un'arteria romana realizzata nel VII secolo avanti Cristo, pavimentata con basoli di pietra lavica nera, e conservata ancora oggi in condizioni che non hanno confronti in tutto il Lazio. Si cammina su un lastricato di duemilasettecento anni, all'aperto, senza biglietto e senza transenne.
Com'è fatto un basolo della Via Sacra
Vale la pena fermarsi a guardare le pietre invece di calpestarle distrattamente. La parte superiore dei lastroni è un poligono levigato, incastrato ai vicini senza malta; il lato inferiore è a forma di cuneo e affonda nel massicciato. È la ragione per cui la strada regge da millenni: ogni pietra lavora come un dente, e il peso che la schiaccia la incastra più a fondo invece di spostarla. La pietra è leucitite, la lava dei Colli Albani, la stessa con cui i Romani lastricarono l'Appia.
Il basolato e la manutenzione moderna
Il tratto visibile lungo il Circuito delle Faete alterna pezzi integri a pezzi rimaneggiati. Alcuni basoli sono in posto dall'antichità, altri sono stati ricollocati in interventi successivi. Distinguere a occhio nudo è difficile e non lo faccio con leggerezza; la regola pratica per il camminatore è un'altra, ed è di rispetto: non si smuovono i basoli, non si spostano per fare la foto, non si portano via schegge. Sembra ovvio, non lo è.
Dove portava la Via Sacra
La strada saliva dalla base del monte fino alla sommità di Monte Cavo, per circa sei chilometri, e serviva alle processioni religiose e alle celebrazioni trionfali. In cima c'era il Tempio di Iuppiter Latiaris, il tempio di Giove Laziale, il santuario federale dei popoli latini. Lungo quella salita passavano Latini, Equi e Volsci diretti al santuario per pregare e rendere auspici alla divinità.
Il Tempio di Giove Laziale sopra il Boschetto delle Faete
Il santuario sulla vetta di Monte Cavo era il punto di riferimento religioso dell'intera area latina prima che Roma diventasse Roma. La tradizione antica ne attribuisce l'istituzione come tempio comune ai Latini, agli Ernici e ai Volsci a Tarquinio Prisco; sotto Tarquinio il Superbo, nel 534 avanti Cristo, raggiunse il massimo splendore come sede delle Feriae Latinae. Qui la distinzione fra dato documentato e tradizione letteraria va tenuta ferma: le fonti sono tarde e ricostruiscono a posteriori, mentre l'archeologia della vetta è stata compromessa dalle costruzioni successive.
Le Feriae Latinae
Le Feriae Latinae erano una festa mobile, senza data fissa, celebrata generalmente in primavera e dedicata a Giove Laziale. Nata probabilmente prima della fondazione di Roma, riuniva i rappresentanti delle città della Lega Latina; il vecchio racconto locale parla di quarantasette popoli latini convenuti per celebrare in modo solenne il patto di amicizia. Il rito prevedeva una processione con offerte di agnelli, formaggi e latte, poi il sacrificio di un toro candido le cui carni venivano divise fra i rappresentanti delle città, e infine un grande falò acceso sulla cima di Monte Cavo. Durante la festa i conflitti venivano sospesi, come alle Olimpiadi greche. Quando Roma assunse la guida della Lega, furono i consoli romani a fissare ogni anno la data della celebrazione.
I trionfi minori sul monte
Il Tempio di Giove era anche il luogo delle celebrazioni dei comandanti vittoriosi e degli imperatori, che vi salivano per omaggiare la divinità al ritorno dalle imprese militari. Nella prassi romana il monte ospitava il trionfo che il Senato non aveva concesso in città: chi non otteneva la processione sul Campidoglio poteva celebrarla quassù. Un premio di consolazione con vista sul Tirreno, che dice molto su quanto contasse quel santuario nella gerarchia sacra del Lazio.
La fine del santuario e l'eremo di San Pietro
Nel 391 dopo Cristo la celebrazione dei riti pagani fu proibita. Il Tempio andò distrutto e sui suoi resti venne costruito un eremo dedicato a San Pietro, fondato secondo la tradizione da un eremita dalmata. L'eremo divenne convento nel 1727, affidato ai Passionisti, e nell'Ottocento fu trasformato in albergo. Del tempio antico, oggi, in superficie non resta praticamente nulla: quello che resta davvero è la strada che ci portava, e la strada la si incontra lungo il Circuito delle Faete.
Il Maschio delle Faete, la vetta dei Colli Albani
Il Maschio delle Faete raggiunge 956 metri sul livello del mare ed è la cima più alta del gruppo dei Monti delle Faete e dell'intero complesso dei Colli Albani. Si trova nel territorio comunale di Rocca di Papa ed è visibile da Roma: quando dalla città si guarda verso sud est e si vede il profilo doppio dei Castelli Romani, la gobba di sinistra è il Maschio, quella con le antenne è Monte Cavo. La montagna è completamente coperta dalla vegetazione, con boschi di castagno e di quercia che salgono fino in vetta.
La geologia del Maschio delle Faete
Il Maschio delle Faete non è una montagna qualunque: è un apparato vulcanico dentro un altro apparato vulcanico. Il Vulcano Laziale ha attraversato tre fasi. La prima si chiude intorno a 360.000 anni fa e costruisce l'edificio principale con esplosioni imponenti e colate piroclastiche. La seconda, intorno a 280.000 anni fa, genera un apparato minore proprio nel punto in cui oggi si trova il Maschio delle Faete, all'interno del vulcano originario. La terza, fra 200.000 e 19.000 anni fa, è idromagmatica: magma e acque sotterranee che si incontrano, esplosioni freatomagmatiche, e la nascita dei crateri che avrebbero ospitato i laghi. Sulla datazione delle ultime manifestazioni eruttive le ricerche non concordano: una lettura tradizionale le spinge fino a circa cinquemila anni fa, studi più recenti le collocano intorno a trentaseimila anni fa. Il vulcano è classificato come quiescente, con emissioni gassose e sismicità moderata.
La caldera Tuscolano Artemisia
Il bordo del cratere antico disegna un ferro di cavallo che va da Monte Tuscolo a Monte Artemisio e supera in più punti i 700 metri di quota. La cresta che unisce il Maschio delle Faete a Monte Cavo ha costituito il bordo di una grande caldera vulcanica. Camminare sul Circuito delle Faete significa camminare su quel bordo, con il cratere interno a sud, cioè i Campi d'Annibale, e i Pratoni del Vivaro che si aprono poco oltre. Nessun cartello lo spiega con questa chiarezza, e invece è la chiave di lettura di tutto il paesaggio che si attraversa.
Il panorama dal Maschio delle Faete
Il Maschio delle Faete è uno dei punti di osservazione migliori su Roma, alla pari con Monte Cavo. Nelle giornate di tramontana, quando l'aria si asciuga, si distinguono il Circeo, il Tirreno, la sagoma delle isole Pontine e, verso l'interno, la catena dei Lepini e dei Simbruini. La finestra buona è la mattina presto in autunno e in inverno. D'estate la foschia mangia tutto entro le dieci.
Monte Cavo visto dal Boschetto delle Faete
Monte Cavo, 950 metri, è la seconda cima dei Colli Albani e il vicino ingombrante del Maschio delle Faete. È un cono vulcanico, visibile da Roma, e oggi ospita un polo trasmissivo radiotelevisivo che serve la capitale e buona parte del Lazio. Le antenne hanno alimentato negli anni polemiche sull'inquinamento elettromagnetico e sulla dignità di un luogo che per secoli è stato il santuario federale dei Latini. Chi percorre il Circuito delle Faete lo vede continuamente, da angolazioni diverse, e prima o poi si chiede come mai la cima sacra sia diventata un traliccio.
Salire a Monte Cavo dopo il Boschetto delle Faete
Chi ha ancora gambe e tempo può aggiungere Monte Cavo alla giornata, salendo dalla carrozzabile o dai tratti superstiti della Via Sacra. Non è un percorso lungo, ma si somma ai sette chilometri dell'anello e va valutato prima, non a metà pomeriggio. L'accesso alla sommità e alle aree occupate dagli impianti è regolato: si rispetta la segnaletica in loco e non si scavalca nulla.
Il bosco del Boschetto delle Faete: castagni, faggi, sottobosco
Il nome Faete rimanda al faggio, e la faggeta di questo versante dei Colli Albani è una delle ragioni scientifiche per cui il Parco protegge l'area. Il faggio, alle nostre latitudini, di norma vuole quote superiori ai mille metri: qui scende molto più in basso grazie all'umidità e all'inversione termica delle conche vulcaniche. È un fenomeno noto come faggeta depressa, e i Colli Albani ne conservano esempi significativi.
Il castagneto del Boschetto delle Faete
Il castagno domina gran parte del percorso e domina, più in generale, i boschi del Parco dei Castelli Romani. Non è vegetazione spontanea in senso stretto: è un bosco coltivato da secoli, per il frutto e per il legno, che ha sostituito in larga misura il querceto originario. Si riconosce dalle ceppaie enormi, dai polloni che ripartono a raggiera dopo il taglio, dalla luce che filtra diversa rispetto a un bosco misto. In ottobre il sottobosco si riempie di ricci e la tentazione di raccogliere è forte: la raccolta dei frutti nel bosco è regolata e in molti tratti i castagneti sono proprietà privata. Si guarda, non si riempie lo zaino.
I faggi e le specie di versante
Sulla cresta, dove il sentiero passa da un versante all'altro, la vegetazione cambia in poche decine di metri. Sul lato fresco e ombroso compaiono faggi e aceri; sul lato caldo ed esposto a sud arrivano il leccio, la ginestra e il timo serpillo, specie da macchia mediterranea che in teoria non dovrebbero trovarsi alla stessa quota di una faggeta. Trovarle sullo stesso piano altitudinale, separate solo dall'esposizione, è la lezione di ecologia più chiara che il Circuito delle Faete offre.
Fiori e arbusti del sottobosco
I pannelli del Boschetto delle Faete dedicano spazio ai fiori e agli arbusti del sottobosco, ed è la parte che i visitatori saltano più spesso. In primavera il castagneto si accende di ciclamini, anemoni, pungitopo in bacca, e il fondo del bosco cambia colore ogni tre settimane. Il momento migliore per la fioritura è fra aprile e la prima metà di maggio. Chi viene in agosto trova verde uniforme e nient'altro.
La fauna del Parco intorno al Boschetto delle Faete
La fauna del Parco Regionale dei Castelli Romani comprende il lupo, la volpe, il tasso, la martora, l'istrice, il riccio, la lepre e il cinghiale; fra gli uccelli, la poiana e il falco pellegrino, il picchio verde e il picchio rosso maggiore, l'allocco, la civetta, il gufo comune, il barbagianni e numerosi passeriformi. Il moscardino, il piccolo roditore dei noccioleti, viene usato dall'Ente come indicatore dello stato di salute del bosco. Realismo: di questi animali, camminando in pieno giorno con i bambini che parlano, si vedono un picchio, forse una poiana in volo e le tracce del cinghiale. Il resto lo si sa esserci.
Il cinghiale e le regole di buon senso
Il cinghiale nei Castelli Romani è abbondante e abituato all'uomo. Le regole sono tre e sono semplici: non lo si avvicina, non lo si alimenta, e se si incontra una femmina con i piccoli si arretra lentamente senza mettersi in mezzo. Il cane va tenuto al guinzaglio, sempre, e non è un vezzo da regolamento: un cane libero che insegue un cinghiale torna indietro con il cinghiale dietro.

Il Parco Regionale dei Castelli Romani
Il Parco Regionale dei Castelli Romani è stato istituito nel 1984 con legge regionale e si estende su circa 15.000 ettari. Comprende i territori di Albano Laziale, Ariccia, Castel Gandolfo, Frascati, Genzano di Roma, Grottaferrata, Lanuvio, Lariano, Marino, Monte Compatri, Monte Porzio Catone, Nemi, Rocca di Papa, Rocca Priora, Velletri e Pomezia. La sede dell'Ente è a Rocca di Papa, in via Cesare Battisti 5, telefono 06 9479931. All'interno del perimetro ricadono il lago Albano, detto anche lago di Castel Gandolfo, e il lago di Nemi, i due specchi d'acqua craterici superstiti del Vulcano Laziale.
Cosa fa l'Ente Parco intorno al Boschetto delle Faete
L'Ente gestisce la rete dei sentieri, la cartografia ufficiale, i programmi di educazione ambientale e le attività di studio su flora, fauna e geologia. Organizza escursioni e laboratori, in parte gratuiti, e conduce campagne contro il bracconaggio. Il calendario delle iniziative si consulta sul sito ufficiale dell'Ente: cambia di stagione in stagione e non ha senso cristallizzarlo in una pagina.
La segnaletica dei sentieri del Parco
I sentieri del Parco sono numerati, e i numeri che si incontrano lungo il Circuito delle Faete sono il 516 verso gli Orti di Barbarossa, il 517 verso il Vivaro e il raccordo 509a prima di Colle Jano. La segnaletica sul terreno è fatta di numeri e segnavia, non di nomi di località: chi cerca cartelli con scritto Boschetto delle Faete lungo la cresta non li trova. Conviene scaricare la mappa ufficiale del Parco prima di partire e memorizzare i tre numeri.
Cosa si può e cosa non si può fare nel Parco
Dentro un'area naturale protetta regionale valgono regole precise: non si accendono fuochi, non si campeggia liberamente, non si raccolgono piante, non si abbandonano rifiuti, i cani vanno al guinzaglio e i mezzi a motore restano sulle strade aperte al traffico. Il fuoco, in particolare, è il tema serio: un castagneto asciugato da un agosto senza pioggia brucia in fretta e non torna in una generazione.
Rocca di Papa, il borgo sotto il Boschetto delle Faete
Rocca di Papa conta circa diciottomila abitanti e si arrampica sul versante del Vulcano Laziale con una pendenza che, a piedi, si sente tutta. Il primo documento che la nomina risale al 1181, sotto il pontificato di Lucio III. Nel 1328 subì l'assedio dell'imperatore Ludovico il Bavaro; nel 1427 passò ai Colonna, che la tennero fino al 1870; nel 1855 i cittadini proclamarono una repubblica effimera contro l'autorità pontificia. Il terremoto del 26 agosto 1806 fece vittime e danni pesanti, e resta il grande trauma della memoria locale.
Il quartiere medievale
La parte alta del paese conserva l'impianto medievale: vicoli stretti, scalinate, case addossate. Piazza Vecchia risale al Trecento, al tempo dell'occupazione bavarese, ed è il punto in cui il borgo si legge meglio. Mezzora prima o dopo la camminata al Boschetto delle Faete basta per attraversarlo, e vale la pena spenderla: si capisce perché la gente si sia insediata proprio lì, su uno sperone difendibile con l'acqua vicina.
Le chiese di Rocca di Papa
La parrocchiale è Santa Maria Assunta, completata nel 1827. Il santuario della Madonna del Tufo è documentato dal 1592 e resta il luogo devozionale più sentito del paese. Il convento di Santa Maria ad Nives di Palazzolo ha origini che risalgono all'XI secolo e si affaccia sul lago Albano da una terrazza naturale che pochi conoscono. Gli orari di apertura degli edifici di culto variano e vanno controllati prima sul posto.
Il Palazzo Comunale
Il Palazzo Comunale fu costruito negli anni Trenta del Novecento lungo il corso della Costituente e ospitò a lungo anche aule scolastiche. Gli uffici comunali oggi hanno sede in viale Enrico Ferri 65. È un edificio di regime, riconoscibile nelle proporzioni e nei materiali, e racconta una fase della storia del paese che il quartiere medievale non racconta.
I Campi d'Annibale
I Campi d'Annibale sono l'altopiano che si apre alle spalle del centro abitato, dentro quello che anticamente era il cratere principale del Vulcano Laziale. Il fondo è composto da materiali piroclastici e la piana è chiusa fra Monte Cavo e il Maschio delle Faete, che si fronteggiano da vicino. Sul nome esistono due spiegazioni: la tradizione vuole che Annibale si sia accampato qui durante la marcia su Roma; l'ipotesi alternativa, più prudente, lo fa derivare dalla famiglia feudale degli Annibaldi della Molara. La seconda spiegazione è quella che gli storici prendono sul serio, la prima è quella che si racconta ai turisti. Le metto tutte e due, indicando quale è cosa.
Il Museo Geofisico di Rocca di Papa
Il Museo Geofisico di Rocca di Papa occupa l'edificio dell'Osservatorio Geodinamico costruito nel 1886, e conserva strumenti sismici storici insieme a exhibit dedicati alle scienze della Terra. La collocazione non è casuale: i Colli Albani sono un vulcano quiescente e sismicamente attivo, e un osservatorio geodinamico qui fu una scelta scientifica ragionata, non un capriccio ottocentesco. Per orari, aperture e visite guidate conviene rivolgersi direttamente all'istituzione che lo gestisce: le aperture sono legate a calendari e prenotazioni che cambiano nel corso dell'anno. Per una giornata completa, il museo è il complemento naturale del Boschetto delle Faete: prima si cammina sul vulcano, poi si va a vedere gli strumenti che lo ascoltano.
Il Boschetto delle Faete con i bambini
Il Boschetto delle Faete è nato per i più piccoli e questa vocazione si vede. Ma va usata con criterio, perché fra il pezzo attrezzato e l'anello completo c'è una differenza enorme.
Fino a cinque anni
Si fa il tratto didattico attrezzato, si leggono i pannelli, si cercano le cassette nido e la Locanda delle Api, si occupa una panchina e si torna indietro. Un'ora e mezza piena, senza forzare. Il passeggino regge sul fondo battuto iniziale e poi diventa un peso da portare a braccia: il marsupio o lo zaino porta bimbo risolvono meglio.
Dai sei ai dieci anni
L'anello completo è alla portata, a patto di partire presto e di spezzarlo con soste vere. Il gioco che funziona sempre è il conteggio dei cambi di bosco lungo la cresta: castagno, faggio, leccio, di nuovo castagno. I bambini lo notano prima degli adulti, se qualcuno gli dice di guardare.
Dagli undici anni in su
A questa età il Circuito delle Faete diventa una camminata vera e si può caricare di contenuto: la Via Sacra, il santuario federale, la caldera, il trionfo negato dal Senato. La storia raccontata camminando entra meglio di quella letta in classe, e questo percorso ne offre più di quanta se ne trovi in mezza giornata al museo.
Quando andare al Boschetto delle Faete
Primavera
Fra aprile e la prima metà di maggio il sottobosco fiorisce, la luce filtra ancora fra i rami non completamente chiusi, e le temperature sono ideali. È la stagione migliore, senza discussione. Prezzo da pagare: la domenica il parcheggio si satura presto.
Estate
Il vantaggio del Boschetto delle Faete d'estate è il fresco: a 900 metri, sotto copertura arborea continua, si cammina anche in luglio quando a Roma non si respira. Lo svantaggio è la foschia, che chiude il panorama entro metà mattina. Si parte alle sette e si finisce prima di pranzo.
Autunno
Ottobre e novembre sono la stagione del castagneto: colori, ricci, funghi che spuntano ovunque e che non si toccano senza autorizzazione. L'aria dopo una perturbazione è la più limpida dell'anno e il panorama dal crinale arriva fino alle Pontine. Attenzione alle giornate corte: dopo le sedici nel bosco si fa buio prima che altrove.
Inverno
Con il freddo il bosco si spoglia e si vede meglio la struttura del terreno, i muretti, i tracciati antichi. La neve a Rocca di Papa cade qualche giorno l'anno e trasforma il percorso in qualcosa di memorabile, ma anche di più impegnativo: fondo scivoloso, segnavia coperti, discesa da Colle Jano insidiosa. Se non si ha esperienza sulla neve, si aspetta il disgelo.
Attrezzatura e sicurezza sul Circuito delle Faete
Scarpe da trekking o almeno scarpe chiuse con suola scolpita: le sneakers lisce sulla discesa di Colle Jano sono il modo più rapido per rovinarsi la giornata. Acqua a sufficienza, perché lungo l'anello non ci sono fontanili affidabili. Uno strato in più nello zaino: fra il paese e la cresta il termometro scende di parecchi gradi e il vento sul crinale è quasi sempre presente. Telefono carico e mappa scaricata offline, perché il segnale nel bosco va e viene. Nessuno di questi consigli è originale; tutti vengono ignorati da metà delle persone che incontro sul sentiero.
Accessibilità del Boschetto delle Faete
Il tratto attrezzato iniziale è il più accessibile e consente una passeggiata breve su fondo battuto. L'anello completo non è percorribile in carrozzina né con passeggino, per pendenza, larghezza del sentiero e fondo. Chi ha necessità particolari valuti in anticipo la sola area attrezzata, oppure contatti l'Ente Parco per indicazioni aggiornate sui tracciati facilitati.
Cosa fare in caso di maltempo
Un temporale estivo sulla cresta dei Monti delle Faete non è uno scherzo: si è in quota, allo scoperto nei passaggi di crinale, con alberi alti intorno. Alla prima avvisaglia si scende, si evitano le creste e gli alberi isolati, e si rientra verso il paese. Il sentiero 516 e il 517 servono anche a questo: conoscere le vie di fuga prima di averne bisogno.
Dove mangiare e cosa c'è intorno al Boschetto delle Faete
Rocca di Papa ha trattorie e forni nel centro storico e lungo le vie principali, e la tradizione dei Castelli Romani qui è quella che ci si aspetta: porchetta, fraschette, vino dei colli. Il panino preparato prima di salire resta la soluzione più pratica per la camminata, perché lungo l'anello non c'è ristoro. Il pranzo vero si fa dopo, in paese, quando le gambe hanno finito il lavoro.
Gli altri Castelli Romani a mezzora di auto
Nel raggio di venti chilometri si concentra uno dei territori più densi del Lazio. Nemi con il suo lago e le fragole, Castel Gandolfo affacciato sul lago Albano, Ariccia con il ponte monumentale e le fraschette, Genzano di Roma con l'infiorata di giugno, Albano Laziale con i resti dei Castra Albana, Marino con la sagra dell'uva, Frascati con le ville tuscolane, Grottaferrata con l'abbazia greca, Monte Porzio Catone e Monte Compatri sul versante tuscolano. Il consiglio da professionista: non se ne visitano tre in un giorno. Se ne sceglie uno e lo si fa bene, dopo la camminata.
Il Parco dell'Appia Antica come confronto
Chi cerca un'altra camminata su basolato romano, senza allontanarsi da Roma, trova nel Parco dell'Appia Antica il termine di paragone naturale. Le due esperienze sono complementari: l'Appia è pianura, monumenti e folla; il Circuito delle Faete è quota, bosco e silenzio. Chi vuole capire come funzionava una strada romana le percorre entrambe.
Accompagnatori e guide sul territorio
Domande frequenti su Boschetto delle Faete, Rocca di Papa
Quanto costa visitare il Boschetto delle Faete?
Il Boschetto delle Faete, a Rocca di Papa, non ha alcun costo di ingresso: è un'area boscata pubblica dentro il Parco Regionale dei Castelli Romani, senza biglietteria e senza obbligo di prenotazione. Le uniche spese di una giornata sono il trasporto e l'eventuale pranzo in paese.
Quanto è lungo il Circuito delle Faete?
Il Circuito delle Faete, l'anello classico del Boschetto delle Faete, misura circa sette chilometri, con partenza e ritorno alla piazza alta di Rocca di Papa. Il percorso è segnato dall'Ente Parco con numeri, non con nomi, e presenta diversi bivi che conviene studiare prima di partire.
Come si arriva al Boschetto delle Faete?
Il punto di partenza del Boschetto delle Faete è piazza Di Vittorio, a Rocca di Papa, da dove si imbocca la via Comunale di Monte Cavo, asfaltata e in salita fra le ultime case del paese. Da lì il sentiero incrocia poco sopra la Via Sacra e prosegue verso la cresta che unisce Monte Cavo al Maschio delle Faete.
Dalla cima del Maschio delle Faete si vede il panorama?
No, dalla cima del Maschio delle Faete, a 956 metri, il bosco copre la vetta fino in punta e non c'è un belvedere a trecentosessanta gradi. Il panorama sul Circuito delle Faete si trova altrove lungo il percorso, non sulla cima più alta dei Colli Albani.
Il Boschetto delle Faete è adatto ai bambini?
Sì, il Boschetto delle Faete è nato con una vocazione didattica per i più piccoli, con strutture in legno, bacheche e pannelli informativi lungo il tratto attrezzato. Fino a cinque anni conviene limitarsi al tratto didattico, un'ora e mezza piena senza forzare; per l'anello completo servono gambe più allenate.
Dove si mangia vicino al Boschetto delle Faete?
Rocca di Papa, il paese da cui parte il Boschetto delle Faete, ha trattorie e forni nel centro storico e lungo le vie principali, con porchetta, fraschette e vino dei Castelli Romani. Lungo l'anello non c'è ristoro, quindi conviene portare un panino e riservare il pranzo vero al paese, dopo la camminata.
Che scarpe servono per il Circuito delle Faete?
Per percorrere il Circuito delle Faete servono scarpe da trekking o almeno scarpe chiuse con suola scolpita, perché la discesa di Colle Jano su fondo di foglie e sassi è insidiosa con calzature lisce. Conviene portare anche acqua a sufficienza, dato che lungo l'anello non ci sono fontanili affidabili.
Quando andare al Boschetto delle Faete?
La primavera, fra aprile e la prima metà di maggio, è la stagione migliore per il Boschetto delle Faete: il sottobosco fiorisce, la luce filtra fra i rami non ancora completamente chiusi e le temperature sono ideali. L'unico svantaggio è che la domenica il parcheggio si satura presto.
Il Parco organizza escursioni guidate con i propri operatori, e sul territorio lavorano guide e accompagnatori turistici autorizzati che coprono i Castelli Romani. Per gruppi organizzati, uscite aziendali o visite private, il network di professionisti di TourLeaderPro raccoglie accompagnatori abilitati che operano su Roma e sull'area dei Colli Albani. Chi organizza un programma su più giorni con base a Roma trova indicazioni operative anche nella sezione dedicata alla capitale di TourLeaderPro.
Per chi viaggia dall'estero
Agli amici stranieri che mi chiedono una giornata fuori Roma senza treno e senza folla indico sempre i Castelli Romani. Le guide in inglese dedicate alle escursioni di un giorno dalla capitale sono su ItalyPlanner, mentre la panoramica sulle cose da vedere in città, utile per incastrare la gita nel programma, è nella guida di Roma di ItalyPlanner.
Una curiosità su Boschetto delle Faete – Rocca di Papa
La curiosità vera di questo posto non è la Via Sacra e non è la cima: è il faggio. Il toponimo Faete deriva dal faggio, e il faggio in Italia centrale vive normalmente sopra i mille metri di quota. Qui, sui Monti delle Faete, scende molto più in basso e convive alla stessa altitudine con il leccio, la ginestra e il timo serpillo, che sono specie da macchia mediterranea. La ragione è la forma del terreno. Le conche vulcaniche dei Colli Albani generano inversione termica: l'aria fredda ristagna sul fondo del cratere, l'umidità resta alta, e il faggio trova condizioni che altrove troverebbe duecento o trecento metri più in su. Gli ecologi chiamano il fenomeno faggeta depressa e ne studiano da decenni i lembi superstiti sull'Appennino laziale. Camminando sulla cresta del Circuito delle Faete si attraversa questa anomalia più volte in pochi minuti: si passa dal versante fresco, dove il faggio domina e il sottobosco è rado, al versante caldo, dove compaiono il leccio e gli arbusti aromatici, e poi di nuovo indietro. Sono gli stessi metri di quota, la stessa montagna, lo stesso giorno. Cambia soltanto il lato verso cui guarda il pendio. Non esiste un cartello che lo spieghi in questi termini, e questa è la cosa che mi dispiace di più dell'allestimento: c'è un laboratorio di ecologia a cielo aperto lungo il sentiero, e quasi nessuno lo nota. Se dovete portare a casa una sola nozione da questa camminata, portate questa: sui Colli Albani l'altitudine conta meno dell'esposizione, e il paesaggio vegetale si legge girando la testa, non guardando l'altimetro.
Una cosa che non ti dice nessuno su Boschetto delle Faete – Rocca di Papa
Nessuno ve lo dice, quindi lo dico io: la cima del Maschio delle Faete non ha panorama. È la vetta più alta dei Colli Albani, 956 metri, e il bosco la copre fino in punta. Chi sale convinto di trovare un belvedere a trecentosessanta gradi con il cartello della quota arriva lassù e si guarda intorno cercando qualcosa che non c'è. Il panorama, su questo anello, si trova altrove: al belvedere che si incontra salendo dal paese, prima del bivio con la carrozzabile di Monte Cavo, e negli squarci fra gli alberi lungo la cresta. Quel belvedere, e non la cima, è il punto in cui si vedono l'Artemisio, il Circeo, il Tirreno, le isole Pontine e i due laghi craterici insieme. La seconda cosa che nessuno dice riguarda i numeri dei sentieri. La segnaletica del Parco sul terreno è numerica: 516, 517, raccordo 509a. Chi cerca frecce con scritto Boschetto delle Faete o Maschio delle Faete lungo la cresta le cerca invano, e ai bivi si ferma indeciso. Portatevi i tre numeri scritti, o la mappa ufficiale del Parco scaricata sul telefono prima di partire, perché nel bosco il segnale non è affidabile. La terza cosa, la più pratica: lungo l'anello non c'è acqua. Nessun fontanile su cui contare, nessun chiosco, nessun bar. L'acqua si carica in paese e basta per tutti, compresi i bambini che ne chiedono il doppio quando fa caldo.
Il consiglio che ti do per visitare Boschetto delle Faete – Rocca di Papa
Percorrete l'anello in senso antiorario, cioè come l'ho descritto: prima la salita su asfalto e la Via Sacra, poi la cresta, poi la discesa da Colle Jano verso Valle dei Caprai. Il motivo è tecnico. Quella discesa è ripida e su fondo di foglie e sassi: farla in salita, come capita a chi imbocca l'anello al contrario, significa arrivare in cresta già cotti, con il pezzo migliore da percorrere stanchi. Al contrario, affrontarla in discesa alla fine costa un po' di attenzione alle ginocchia e nulla più. Secondo consiglio: partite entro le otto e mezza, in qualunque stagione. La luce del mattino sulla cresta è quella che fa vedere il Circeo, il parcheggio in paese a quell'ora è ancora libero, e il bosco prima delle nove appartiene a chi cammina invece che a chi grida. Terzo: dedicate venti minuti alla Via Sacra invece di attraversarla. Sedetevi sul bordo del basolato, guardate come sono incastrati i poligoni, cercate il punto in cui il lastricato antico si interrompe e riprende. Vale più di tre pannelli letti in piedi. Quarto, e lo dico da professionista che accompagna gruppi: non aggiungete Monte Cavo alla giornata se avete bambini o se siete partiti tardi. Sette chilometri di anello sono già una giornata piena e onesta. L'ambizione di sommare le due cime produce ritorni al buio, e il buio in un castagneto arriva prima di quanto chiunque si aspetti.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Si sa che il Boschetto delle Faete attraversa un vulcano. Quello che si cita raramente è che il vulcano è dentro un altro vulcano, e che questa camminata ne percorre il bordo. Il Vulcano Laziale ha costruito la sua struttura principale in una prima fase conclusa intorno a 360.000 anni fa, con esplosioni e colate piroclastiche di dimensioni enormi. Poi, intorno a 280.000 anni fa, dentro quell'edificio se ne è formato uno più piccolo: l'apparato che oggi chiamiamo Maschio delle Faete. La terza fase, fra 200.000 e 19.000 anni fa, è stata idromagmatica, con il magma che incontrava le acque sotterranee e scavava i crateri che avrebbero ospitato i laghi Albano e di Nemi. Il bordo del cratere antico disegna un ferro di cavallo da Monte Tuscolo a Monte Artemisio, con quote che superano i 700 metri. La cresta che unisce Monte Cavo al Maschio delle Faete, quella su cui passa il sentiero, era il bordo di una grande caldera. E i Campi d'Annibale, la piana che si apre alle spalle del paese, occupano il cratere principale ormai spento. Il secondo fatto poco citato riguarda il presente: il Vulcano Laziale è classificato come quiescente, non estinto, e continua a manifestare emissioni gassose e sismicità moderata. Non è un allarme, è una precisazione scientifica che spiega perché nel 1886, a Rocca di Papa, qualcuno abbia ritenuto sensato costruire un osservatorio geodinamico. Sulle ultime eruzioni le ricerche discutono: una lettura tradizionale le porta fino a circa cinquemila anni fa, studi successivi le collocano intorno a trentaseimila. La questione è aperta e si scrive così, senza sceglierne una per comodità narrativa.
La foto giusta da fare a Boschetto delle Faete – Rocca di Papa
La foto giusta non è la cima e non è il selfie con il cartello. È il basolato della Via Sacra ripreso al mattino, con la luce radente che entra fra i castagni e disegna i bordi dei poligoni. Vi serve una condizione precisa: sole basso e alberi ancora senza foglie, quindi fra novembre e marzo, entro le nove e mezza. In quelle ore la pietra lavica nera prende un riflesso che a mezzogiorno sparisce del tutto, e i giunti fra un basolo e l'altro diventano un disegno leggibile. Mettetevi bassi, quasi a terra, con la strada che fugge in diagonale verso il bosco: la prospettiva schiacciata restituisce l'idea di una via che sale, che è esattamente quello che la Via Sacra faceva. La seconda foto da portare a casa è dal belvedere, e ha una regola sola: aspettare la tramontana. Nelle giornate di vento da nord l'aria si asciuga e nello stesso fotogramma entrano il lago Albano, il lago di Nemi, la piana pontina e il profilo del Circeo. Serve un teleobiettivo moderato, intorno ai settanta o cento millimetri equivalenti, per comprimere i piani e far sembrare il Circeo vicino quanto in realtà appare all'occhio quando l'aria è limpida. Terza foto, quella che nessuno scatta e che invece racconta il posto meglio delle altre: il dettaglio della Locanda delle Api, con i fori nel legno e, con un po' di fortuna, un'ape solitaria che ci entra. Piccola, poco spettacolare, vera. Evitate invece la foto sotto la chioma dei castagni a mezzogiorno d'estate: il contrasto fra macchie di luce e ombra profonda non lo recupera nessun sensore.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è la costruzione stessa della Via Sacra, nel VII secolo avanti Cristo: una strada basolata di circa sei chilometri dalla base del monte alla vetta, realizzata quando Roma era un villaggio e il santuario federale dei Latini era il centro religioso della regione. Il secondo è l'istituzione del Tempio di Iuppiter Latiaris come santuario comune dei Latini, degli Ernici e dei Volsci, che la tradizione antica attribuisce a Tarquinio Prisco. Il terzo è il massimo splendore del santuario sotto Tarquinio il Superbo, nel 534 avanti Cristo, come sede delle Feriae Latinae: la festa mobile di primavera in cui i rappresentanti delle città latine salivano in processione con offerte di agnelli, formaggi e latte, sacrificavano un toro candido e ne dividevano le carni, e accendevano un grande falò sulla cima. Durante le Feriae le guerre venivano sospese, come alle Olimpiadi greche. Quando Roma prese la guida della Lega, furono i consoli romani a fissarne ogni anno la data. Il quarto avvenimento è la fine: nel 391 dopo Cristo la proibizione dei culti pagani, la distruzione del tempio, e la costruzione sui suoi resti di un eremo dedicato a San Pietro. Il quinto porta al medioevo del paese: nel 1181 la prima menzione documentaria di Rocca di Papa sotto Lucio III; nel 1328 l'assedio dell'imperatore Ludovico il Bavaro; nel 1427 il passaggio ai Colonna, che tennero il feudo fino al 1870; nel 1855 la repubblica effimera proclamata dai cittadini contro l'autorità pontificia. Il sesto è il terremoto del 26 agosto 1806, con vittime e danni gravi, il fatto che più di ogni altro ha segnato la memoria collettiva locale e che aiuta a capire perché nel 1886 sia sorto qui l'Osservatorio Geodinamico. Il settimo appartiene al nostro tempo ed è la riqualificazione del Boschetto delle Faete da parte dell'Ente Parco, con le strutture in legno prodotte al Vivaro e la trasformazione di un versante boscoso in un percorso didattico aperto a tutti.
Chi è passato da Boschetto delle Faete – Rocca di Papa
Da questi versanti sono passate più persone importanti di quante ne siano transitate per molti musei romani, e quasi tutte a piedi. Per secoli ci sono saliti i rappresentanti delle città della Lega Latina, insieme a Latini, Equi e Volsci diretti al santuario di Giove Laziale: erano processioni annuali, con animali al seguito, lungo lo stesso basolato che si incontra oggi poco sopra Rocca di Papa. Ci sono saliti i consoli romani appena entrati in carica, tenuti a sacrificare sul monte prima di occuparsi d'altro, e i comandanti vittoriosi che il Senato non aveva ritenuto degni del trionfo sul Campidoglio: a loro restava la celebrazione quassù, il trionfo minore, una consolazione con vista sul Tirreno. La tradizione locale, che riporto come tradizione e non come fatto, vuole che Annibale si sia accampato sulla piana alle spalle del paese durante la marcia su Roma, e da quell'accampamento farebbe derivare il nome dei Campi d'Annibale; l'ipotesi storiograficamente più solida lega invece il toponimo alla famiglia feudale degli Annibaldi della Molara. Nel medioevo è passato di qui l'imperatore Ludovico il Bavaro, che nel 1328 assediò Rocca di Papa, e dal 1427 i Colonna, signori del feudo per oltre quattro secoli. Sulla vetta vicina, un eremita dalmata fondò l'eremo su cui nel 1727 sorse il convento dei Passionisti; quando la struttura fu trasformata in albergo, nell'Ottocento e nel Novecento, vi soggiornarono ospiti di rango, fra cui il re Edoardo VIII e la scrittrice svedese Amelie Posse. Oggi ci passano le scolaresche di Rocca di Papa e degli altri comuni del Parco, i tirocinanti che hanno costruito i pannelli al Laboratorio del legno del Vivaro, e le famiglie che la domenica mattina cercano un bosco a mezzora dal Grande Raccordo Anulare. La compagnia è cambiata; la strada, sotto i piedi, è la stessa.
Domande veloci su Boschetto delle Faete – Rocca di Papa
Quanto costa visitare il Boschetto delle Faete?
Niente. Il Boschetto delle Faete è un'area boscata pubblica dentro il Parco Regionale dei Castelli Romani: l'accesso è libero e gratuito, non esiste biglietteria e non serve prenotare.
Quanto è lungo il percorso del Boschetto delle Faete?
L'anello completo, il cosiddetto Circuito delle Faete, misura circa sette chilometri, con partenza e ritorno alla piazza alta di Rocca di Papa.
Quanto tempo serve per fare il Circuito delle Faete?
Due ore e mezza per un camminatore allenato, quattro o cinque ore per una famiglia con bambini, soste comprese. Il fondo cambia di continuo e la discesa finale richiede attenzione, quindi i sette chilometri valgono più dei sette chilometri in piano.
Il Boschetto delle Faete si fa con il passeggino?
Solo il primo tratto attrezzato, quello vicino all'abitato, dove il fondo è battuto. Sull'anello completo il passeggino non passa: sentiero stretto, pendenze e fondo sassoso. Meglio marsupio o zaino porta bimbo.
Quanto dista il Boschetto delle Faete da Roma?
Circa quaranta chilometri dal centro di Roma e poco più di mezzora dal Grande Raccordo Anulare, percorrendo la via dei Laghi.
Come si arriva al Boschetto delle Faete con i mezzi pubblici?
Con gli autobus extraurbani Cotral fino a Rocca di Papa, poi a piedi verso la parte alta del paese. Gli orari si consultano sul sito ufficiale dell'azienda inserendo fermata di partenza e di arrivo; il numero verde è 800 174 471.
Dove si parte esattamente?
Da piazza Di Vittorio, a Rocca di Papa. Da lì si imbocca la via Comunale di Monte Cavo fino a incrociare il basolato della Via Sacra, vicino a un'edicola votiva dedicata a Santa Rita.
Quanto è alto il Maschio delle Faete?
956 metri sul livello del mare. È la cima più alta dei Monti delle Faete e dell'intero complesso dei Colli Albani.
Dal Maschio delle Faete si vede il panorama?
Dalla cima no, perché è coperta dal bosco. Il panorama si apre dal belvedere che si incontra salendo dal paese e negli squarci lungo la cresta: Artemisio, Circeo, Tirreno, isole Pontine e i laghi Albano e di Nemi.
Che differenza c'è fra il Maschio delle Faete e Monte Cavo?
Il Maschio delle Faete, 956 metri, è la cima più alta ed è boscosa fino in vetta. Monte Cavo, 950 metri, è la seconda cima, ospitava il Tempio di Giove Laziale e oggi è occupata dagli impianti trasmissivi radiotelevisivi.
Il Boschetto delle Faete è adatto ai bambini?
Sì, ed è nato proprio per loro: pannelli didattici, cassette nido, la Locanda delle Api, panchine e staccionate. Fino a cinque anni si fa il tratto attrezzato, dai sei o sette anni si affronta l'anello intero.
Si può portare il cane al Boschetto delle Faete?
Sì, al guinzaglio. Dentro un'area naturale protetta il guinzaglio è obbligatorio e in un bosco frequentato dai cinghiali è anche la cosa più sensata da fare.
C'è acqua lungo il percorso?
No. Lungo l'anello non ci sono fontanili affidabili né punti di ristoro: l'acqua si carica in paese prima di partire.
Serve attrezzatura da trekking?
Servono scarpe chiuse con suola scolpita, acqua, uno strato in più per il vento di cresta e la mappa scaricata offline. Non serve nulla di tecnico oltre a questo.
Qual è il periodo migliore per il Boschetto delle Faete?
Aprile e la prima metà di maggio per le fioriture del sottobosco, ottobre e novembre per i colori del castagneto e per l'aria limpida. D'estate si va presto, per il fresco del bosco e prima che la foschia chiuda il panorama.
Si può andare d'inverno?
Sì, e il bosco spoglio lascia leggere meglio il terreno. Con la neve, che a Rocca di Papa cade qualche giorno l'anno, il percorso diventa più impegnativo: fondo scivoloso, segnavia coperti e discesa da Colle Jano insidiosa.
Che sentieri si incrociano lungo il Circuito delle Faete?
Il 516 verso gli Orti di Barbarossa e via dei Corsi, il 517 che scende al Vivaro presso il centro federale equestre, e il raccordo 509a prima della salita a Colle Jano.
Che cos'è la Via Sacra che si incontra lungo il percorso?
Una strada romana del VII secolo avanti Cristo, basolata in pietra lavica nera, che saliva per circa sei chilometri fino al santuario di Giove Laziale sulla vetta di Monte Cavo. È conservata in ottimo stato e la si incontra poco sopra Rocca di Papa.
Si possono raccogliere castagne o funghi?
La raccolta nei boschi è regolata e molti castagneti sono proprietà privata. Senza le autorizzazioni previste non si raccoglie nulla.
Il Boschetto delle Faete è accessibile in carrozzina?
Il tratto attrezzato iniziale, su fondo battuto, consente una passeggiata breve. L'anello completo non è percorribile in carrozzina per pendenza, larghezza e fondo del sentiero.
Che cosa sono i Campi d'Annibale?
L'altopiano alle spalle di Rocca di Papa, dentro quello che era il cratere principale del Vulcano Laziale, chiuso fra Monte Cavo e il Maschio delle Faete. Il nome deriva secondo la tradizione dall'accampamento di Annibale, secondo l'ipotesi storicamente più solida dalla famiglia feudale degli Annibaldi.
Si può abbinare la visita al Museo Geofisico di Rocca di Papa?
Sì, ed è l'abbinamento più sensato della giornata. Il museo occupa l'Osservatorio Geodinamico del 1886 e conserva strumenti sismici storici: si cammina sul vulcano al mattino e nel pomeriggio si vedono gli strumenti che lo ascoltano. Orari e modalità di visita vanno chiesti direttamente all'istituzione che lo gestisce.
Ci sono bar o ristoranti lungo il sentiero?
No. Si mangia al sacco lungo il percorso e si pranza dopo, nelle trattorie del centro di Rocca di Papa.
Quanti sono i comuni del Parco dei Castelli Romani?
Il Parco, istituito nel 1984 con legge regionale, si estende su circa 15.000 ettari e comprende i territori di Albano Laziale, Ariccia, Castel Gandolfo, Frascati, Genzano di Roma, Grottaferrata, Lanuvio, Lariano, Marino, Monte Compatri, Monte Porzio Catone, Nemi, Rocca di Papa, Rocca Priora, Velletri e Pomezia.
Di tutte le camminate che propongo a chi mi chiede un fuoriporta da Roma senza pretese alpinistiche, il Circuito delle Faete resta la mia prima scelta, e non per il dislivello. È l'unica in cui, nello stesso pomeriggio, si mettono i piedi su un basolato di duemilasettecento anni, si attraversa il bordo di una caldera, si vedono due laghi vulcanici in un colpo solo e si torna in paese a mangiare. Andateci di mattina presto, portatevi l'acqua, e sulla Via Sacra fermatevi più di quanto avevate previsto.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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