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Posta Fibreno (FR)

Posta Fibreno è un comune di poco più di mille abitanti in provincia di Frosinone, appoggiato a 430 metri di quota su un colle che domina il lago omonimo, e il motivo per cui ci si va è la Riserva Naturale Regionale Lago di Posta Fibreno, istituita con legge regionale del 29 gennaio 1983, n. 10, pubblicata il 28 febbraio successivo, 345 ettari che coprono quasi metà del territorio comunale e che l'ente gestore, il Comune di Posta Fibreno, amministra dalla sede di Contrada Carpello, 03030 Posta Fibreno (FR). I recapiti della Riserva sono 0776 888021, 0776 887184 e 331 6728772, la posta elettronica riservapostafibreno@regione.lazio.it. I sentieri natura che scendono al lago si percorrono liberamente e senza biglietto; il Museo Naturalistico Etnografico di Piazza Cesare Battisti 4 e le visite guidate si aprono invece su prenotazione, ai numeri 0776 8887276 e 331 6728772. Il centro visita "Il mulino ad acqua", che è anche la sede operativa della Riserva, è in via San Venditto 2-22, telefono 0776 8887276. Si arriva da Roma in un'ora e tre quarti circa di autostrada A1 fino a Ferentino o Frosinone e poi superstrada verso Sora; da Sora sono poco più di dieci chilometri. Per orari stagionali, aperture del museo e stato dei sentieri conviene una telefonata alla Riserva prima di mettersi in macchina.

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Chi cerca altre mete nel Lazio meridionale trova nella pagina dedicata al Lago di Posta Fibreno l'approfondimento sul bacino e sulle sue acque, mentre il contesto montano più ampio è quello del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, che comincia poche curve più a nord.

Posta Fibreno (FR)
Posta Fibreno (FR)

Dove si trova Posta Fibreno (FR) e come ci si arriva

Posta Fibreno occupa l'angolo nord-orientale della provincia di Frosinone, sul limite fra la piana del Liri e le pendici meridionali dei Monti della Marsica. Amministrativamente è Lazio; geograficamente e culturalmente è già Val di Comino, quel comprensorio di borghi che si dispone a ventaglio sotto le montagne del parco nazionale. Il borgo antico è in alto, sul colle; l'abitato moderno e le contrade agricole, Carpello e San Venditto in testa, sono in basso, a filo d'acqua. Questa doppia quota spiega quasi tutto di Posta Fibreno: il paese guarda il lago dall'alto come si guarda un cortile di casa, e il lago restituisce al paese una temperatura, una nebbia mattutina e una fauna che nel resto della Ciociaria non si incontrano.

In auto da Roma a Posta Fibreno (FR)

La via ordinaria è l'autostrada A1 in direzione Napoli, uscita Ferentino oppure Frosinone, poi la superstrada Frosinone-Sora fino al capolinea, e da Sora la strada per Vicalvi e la Val di Comino. Dal Grande Raccordo Anulare si contano all'incirca centotrenta chilometri e, con traffico ordinario, un'ora e tre quarti. La seconda via, più lenta e molto più bella, è la Casilina fino ad Anagni e poi la risalita interna per Alatri, Veroli e Sora: si aggiunge quasi un'ora, ma si attraversano paesi che meritano una sosta. Una terza possibilità, per chi arriva da nord o dall'Abruzzo, è la A24 e poi la discesa su Avezzano e la Val Roveto, con ingresso in Val di Comino da Sora: è il percorso che fa capire meglio da dove vengono le acque del lago, perché lo si compie letteralmente sopra la falda che poi riaffiora a Posta Fibreno.

Da Sora, da Frosinone e dalla Val di Comino

Da Sora sono dieci o dodici chilometri a seconda dell'itinerario, venti minuti scarsi. Da Frosinone si contano una cinquantina di chilometri di superstrada. Chi viene da Atina, da Alvito o da San Donato Val di Comino percorre la strada di fondovalle della Comino e sale a Posta Fibreno in pochi minuti. Da Vicalvi, il castello che vigila sulla valle dalla rupe di fronte, ci sono meno di cinque chilometri, e vale la pena farli nell'ordine giusto: prima il castello, per capire la geografia dall'alto, poi il lago.

Con i mezzi pubblici

Il collegamento ferroviario utile è la linea per Sora e Avezzano, con cambio a Roccasecca o a Cassino a seconda della corsa; da Sora si prosegue con i pullman di linea del bacino ciociaro, che servono Posta Fibreno e i paesi della Val di Comino con frequenze pensate per studenti e pendolari, quindi fitte al mattino presto e nel primo pomeriggio, rade la domenica. Orari e coincidenze vanno verificati sui canali ufficiali del vettore prima di partire. Detto francamente: senza automobile Posta Fibreno si raggiunge, ma si visita male, perché i sentieri partono da tre imbocchi diversi distanti fra loro e il museo apre su appuntamento.

Dove parcheggiare a Posta Fibreno

I due punti di appoggio sono Piazza San Venditto, in basso vicino al vecchio mulino, e Piazza Carpello, sul lato opposto della riserva. Dal primo partono il sentiero Taurino, il Puzzillo, il Lago Chiaro, il Benessere e il sentiero della Dolina la Prece; dal secondo il Catannovo. Nei fine settimana di agosto, quando il paese celebra la festa del Crocifisso del Lago, entrambi si riempiono presto: conviene arrivare prima delle dieci o dopo le diciassette.

La Riserva Naturale Regionale Lago di Posta Fibreno

Trecentoquarantacinque ettari non sono molti in assoluto. Sono moltissimi se si considera che dentro quel perimetro convivono un lago di trenta ettari, un canneto di cinquanta, un fiume, un torrente, un sistema di doline carsiche, i coltivi di fondovalle e i versanti collinari terrazzati della sponda nord-orientale. La Riserva protegge una macchina idraulica, non un panorama: il bacino funziona come un enorme affioramento sorgivo, alimentato dalle acque che cadono sulle montagne della Marsica e sull'alta valle del Sangro, scendono nel carso per decine di chilometri e riemergono qui, a 289 metri sul livello del mare, alla temperatura costante di dieci o undici gradi tutto l'anno.

Istituzione, superficie ed ente gestore della Riserva di Posta Fibreno

L'atto istitutivo è la legge regionale del Lazio del 29 gennaio 1983, numero 10, pubblicata sul bollettino ufficiale il 28 febbraio dello stesso anno. La gestione è affidata al Comune di Posta Fibreno, caso non frequente nel sistema delle aree protette laziali, dove prevalgono gli enti parco autonomi: qui il municipio amministra direttamente il proprio bene più importante, con un ufficio guardiaparco, un laboratorio territoriale, un museo, un incubatoio ittico e un centro visita. L'area è inoltre classificata come Zona di Protezione Speciale per l'avifauna, riconoscimento che dipende dal ruolo del lago come scalo migratorio e come luogo di svernamento.

Perché il lago di Posta Fibreno non somiglia agli altri laghi del Lazio

I laghi laziali che si conoscono sono vulcanici: Bracciano, Vico, Albano, Nemi, Bolsena. Sono crateri riempiti d'acqua, profondi, con termoclini stagionali e acque che d'estate si scaldano in superficie. Posta Fibreno è l'opposto esatto. È basso, con una profondità media di due metri e mezzo, allungato, senza immissari superficiali, alimentato dal fondo e dalle rive da una selva di polle, e con un ricambio tanto rapido che gli studiosi lo accostano a un ambiente lotico, cioè di acqua corrente, più che a un ambiente lentico di acqua ferma. Un fiume travestito da lago: è la definizione più onesta che se ne possa dare, ed è la ragione per cui ci vivono i salmonidi, che pretendono acqua fredda e ossigenata e nei laghi caldi del Lazio non sopravvivrebbero un'estate.

I numeri del bacino

La superficie dello specchio d'acqua è di circa 0,287 chilometri quadrati, il perimetro misura 5.163 metri, la lunghezza massima 1.096 metri, la larghezza massima 570 metri e quella media 261. La profondità massima, quindici metri, si registra in una fossa in località Carpello che i paesani chiamano Codigliane; la media, appunto, due metri e mezzo. Le sorgenti immettono nel sistema qualcosa come sei metri cubi d'acqua al secondo, e l'unico emissario è il fiume Fibreno. La forma allungata e stretta, addossata alle colline della sponda nord-orientale, è quella che dall'alto suggerisce un boomerang e che spiega perché il lago non abbia mai avuto vocazione balneare: non c'è una vera spiaggia, ci sono rive vegetate e passerelle.

Riserva Naturale Lago di Posta Fibreno
Riserva Naturale Lago di Posta Fibreno

Una curiosità su Posta Fibreno (FR)

Il lago che oggi si vede non è il lago che c'era. Fino a circa mille anni fa in questa piana esistevano due specchi d'acqua distinti, chiamati Giuliano e Taurino, separati da una fascia di terreno paludoso e torboso. Furono le opere di bonifica agricola condotte intorno all'anno Mille a unificarli in un unico bacino, e di quella geografia scomparsa resta oggi il nome del primo sentiero natura che si incontra scendendo da Piazza San Venditto: il Taurino, appunto, cinquecento metri di passerella in legno lungo la sponda destra, inaugurata nella primavera del 2014. Camminarci sopra significa camminare sul confine di un lago che non esiste più.

La curiosità si allunga indietro nel tempo. Il documento più antico che nomina questi specchi d'acqua risale al 970 dopo Cristo: Ildeprando, conte di Sora e di Vicalvi, donava all'abbazia di Montecassino l'intera metà dei laghi Torino e Giuliano. Un lago, nel decimo secolo, era un bene economico di primo livello: significava pesce nei giorni di magro, e i monaci cassinesi lo sapevano meglio di chiunque. Da quella donazione discende una lunghissima continuità di gestione della pesca che arriva fino alle peschiere di età moderna e, in linea retta, fino all'incubatoio ittico che ancora oggi produce avannotti di trota per il ripopolamento del lago e del fiume.

C'è poi un dettaglio che sfugge anche a molti abitanti della Ciociaria: fino al 1957 Posta Fibreno non era un comune autonomo. Il lago e l'abitato appartenevano a Vicalvi, il castello che si vede dalla riva opposta, e l'autonomia municipale è quindi più giovane della Repubblica. Un comune nato quasi ieri che amministra un bene naturale documentato da oltre mille anni: la sproporzione è una delle cose che rendono questo posto interessante.

La Rota, l'isola galleggiante del lago di Posta Fibreno

È il motivo per cui la maggior parte dei visitatori arriva fin qui, e per una volta l'attrazione principale merita davvero la fama. Nel lago di Posta Fibreno esiste un'isola che si sposta. I paesani la chiamano la Rota, la ruota, per la forma circolare e per il movimento lento con cui ruota su sé stessa e deriva da una parte all'altra dello specchio d'acqua a seconda del vento e della portata delle sorgenti vicine.

Com'è fatta la Rota

Non è terra. È un blocco galleggiante di torba, rizomi e radici intrecciate, di circa trenta metri di diametro, con una forma conica rovesciata, la punta rivolta verso il basso. La spiegazione più accreditata del suo distacco chiama in causa un'anomala corrente sotterranea che avrebbe sollevato una porzione del fondo torboso da una profondità di quasi nove metri, staccandola dal letto del lago e lasciandola risalire in superficie, dove la vegetazione ha continuato a crescere e a compattarla. Sopra ci crescono canne, carici e arbusti igrofili, e dall'esterno sembra una macchia di canneto come tante: finché non si torna il giorno dopo e la macchia è altrove.

Da dove si vede l'isola galleggiante di Posta Fibreno

Due punti di osservazione, molto diversi fra loro. Il primo è il capanno che chiude il sentiero natura "Puzzillo": seicento metri di passerella dentro il canneto, trenta minuti di cammino, dislivello di dieci metri, difficoltà turistica, e alla fine una finestra di legno che inquadra l'isola e gli uccelli acquatici da vicino, all'altezza dell'acqua. Il secondo è dall'alto, lungo il sentiero della Dolina la Prece, che sale dal lago al centro storico guadagnando centotrentatré metri di quota: da lassù la Rota si legge nella sua interezza, si capisce la forma circolare e si misura a occhio quanto si è spostata rispetto alla volta precedente. Il sentiero della Prece, però, ha fondo sconnesso e in alcuni tratti scivoloso, non è adatto a passeggini né a chi ha difficoltà motorie, e a oggi risulta interdetto per una frana: prima di contarci, una telefonata alla Riserva.

Un fenomeno raro, non unico

Le isole galleggianti non sono un'esclusiva di Posta Fibreno: se ne conoscono in alcuni laghi torbosi europei e in qualche bacino italiano. Quello che rende la Rota un caso di studio è la combinazione fra le sue dimensioni, la stabilità nel tempo e il contesto in cui si muove, cioè un lago sorgivo a temperatura costante che non gela e non si scalda. L'isola non è un ornamento: è la parte visibile di un fondale di torba che continua a fermentare e a produrre gas, e che ogni tanto, si presume, potrebbe restituire altre zolle galleggianti.

La Rota, isola galleggiante nel Lago di Posta Fibreno
La Rota, isola galleggiante nel Lago di Posta Fibreno

Una cosa che non ti dice nessuno su Posta Fibreno (FR)

Nel lago di Posta Fibreno vive un pesce che non esiste da nessun'altra parte al mondo. Si chiama carpione del Fibreno, è un salmonide, e la sua area di distribuzione coincide con questo bacino e con le grotte carsiche sommerse che comunicano con le sue acque. Non è una sottospecie locale di qualcosa: è una specie a sé, nata dall'isolamento di una popolazione di salmonidi in un ambiente freddo e costante che ha funzionato come un laboratorio evolutivo chiuso per millenni. Chi arriva qui per l'isola galleggiante e se ne va senza sapere del carpione ha visto la copertina e ha saltato il libro.

La ragione per cui quasi nessuno lo racconta è semplice e un po' malinconica: il carpione è elusivo, vive in profondità e nelle cavità sommerse, e nessun visitatore lo vedrà mai dalla passerella. Non si presta alla fotografia, non ha un capanno dedicato, non finisce sui manifesti. Eppure è il vero motivo per cui questa riserva esiste e per cui la Regione ha finanziato un incubatoio ittico in un paese di mille abitanti. Accanto al carpione vive la trota macrostigma, che in Italia peninsulare sopravvive quasi soltanto qui e in Sardegna, e che l'Unione europea classifica come specie prioritaria: l'incubatoio di Piazzale San Venditto ne cura la riproduzione artificiale per il miglioramento genetico del ceppo e per il ripopolamento del lago e del fiume.

C'è un corollario pratico che riguarda chi visita. La qualità di queste acque non è un vanto turistico, è una condizione di sopravvivenza per specie che altrove sono già scomparse. Questo spiega perché la Riserva regoli con severità l'accesso alle rive, la navigazione e la pesca, e perché le passerelle di legno corrano sopra il canneto invece che dentro: non si tratta di burocrazia ambientale, si tratta di non spegnere l'unico posto al mondo dove un certo pesce continua a nascere. Le norme di comportamento dell'area protetta sono pubblicate dall'ente gestore e vanno lette prima di scendere in riva.

Le acque, le sorgenti e la temperatura del lago di Posta Fibreno

Il bacino imbrifero che alimenta Posta Fibreno non è quello che si vede. Le montagne che circondano il lago raccolgono pioggia e neve, certo, ma la massa d'acqua che riemerge qui viene da molto più lontano: dall'alta valle del Sangro, in Abruzzo, e dai massicci carsici della Marsica. L'acqua entra nella roccia calcarea a quote comprese fra i mille e i duemila metri, viaggia per anni dentro il sistema di fratture e condotti del carso, e riaffiora alla base del versante con una portata complessiva dell'ordine dei sei metri cubi al secondo. Non c'è nessun fiume che entra nel lago: entra la montagna, dal basso.

La temperatura costante

Dieci, undici gradi. D'inverno e d'agosto. È il dato che spiega tutto il resto: la trasparenza, perché l'acqua fredda ospita meno alghe in sospensione; la penetrazione della luce fino a profondità notevoli, che permette alla vegetazione sommersa di crescere anche sul fondo; la catena alimentare fitta che ne consegue, con predatori di vertice come l'airone cenerino, il falco di palude e la volpe; e naturalmente la sopravvivenza dei salmonidi. Chi mette una mano in acqua a Ferragosto capisce in due secondi perché qui non si fa il bagno per piacere.

La trasparenza e i fondali

I fondali del lago hanno un andamento ondulato e una copertura vegetale sommersa che in alcuni punti sembra un prato. Sono da sempre un richiamo per i subacquei, e il paese ha costruito intorno a questa vocazione una parte della propria identità estiva, con una festa del sub che accompagna quella del Crocifisso. L'immersione in un lago sorgivo a undici gradi non è un'esperienza da improvvisare: richiede attrezzatura adeguata, brevetto e il rispetto delle prescrizioni dell'ente gestore, che regola gli accessi. Chi non fa immersioni ottiene un quinto dello stesso spettacolo semplicemente affacciandosi dalla passerella del sentiero Benessere, dove l'acqua è così limpida che le pietre del fondo sembrano a venti centimetri.

Le doline e il carso in superficie

Il carso non lavora soltanto sott'acqua. Sul versante che sale verso il paese si aprono alcune doline, cioè conche di crollo e dissoluzione del calcare: la Prece, lungo il sentiero omonimo, e più in alto Fossa Canini e Valle Risa, che si incontrano percorrendo il Catannovo. Sono forme che raccontano al visitatore quello che non può vedere, cioè il vuoto sotterraneo dentro cui l'acqua ha viaggiato prima di riemergere nel lago. Guardare una dolina e poi guardare una polla sorgiva, nello stesso pomeriggio, è il modo più rapido per capire questo territorio.

Il fiume Fibreno

Il Fibreno nasce dove il lago finisce: la sua asta principale si forma dalla confluenza delle acque del bacino con quelle del torrente Carpello, e da lì scende verso il Liri con un percorso di circa undici chilometri. Le sponde, che nel primo tratto si allargano fino a una ventina di metri, accompagnano un corso inizialmente regolare che più a valle si fa tortuoso, fra coltivi, filari di pioppi e vecchi opifici. Il bacino idrografico del Fibreno appartiene al bacino nazionale Liri-Garigliano e copre 96,4 chilometri quadrati; la portata resta dell'ordine dei sei metri cubi al secondo, e la qualità biologica delle acque risulta nel complesso buona, senza alterazioni rilevanti dell'ambiente acquatico.

Le peschiere del Fibreno

Nel punto in cui il torrente Carpello, il lago e il fiume si incontrano, sulla sponda sinistra, sopravvivono due antiche costruzioni che servivano da peschiere. Non erano allevamenti nel senso moderno: erano vasche di sosta, dove i pescatori trattenevano le trote che non avevano ancora deposto completamente le uova, per restituirle al ciclo riproduttivo invece di portarle al mercato. Una forma di gestione della risorsa ittica di antica sapienza contadina, che anticipa di secoli il concetto di taglia minima e di fermo pesca, e che ha una linea di discendenza diretta con l'incubatoio novecentesco.

Dal lago al Liri, e il ricordo di Cicerone

Il Fibreno è un fiume breve con una citazione letteraria lunghissima. Marco Tullio Cicerone, che era di Arpino, ambienta nel secondo libro del De Legibus una conversazione proprio su questo corso d'acqua: Attico propone di cambiare posto e di trasferirsi "in insula quae est in Fibreno", nell'isola che si trova nel Fibreno, e poco dopo il testo descrive l'arrivo, "Ventum in insulam est. Hac vero nihil est amoenius", si giunse all'isola, e nulla è più ameno di questa, spiegando che il fiume si fende "quasi rostro", come contro un rostro di nave, dividendosi in due rami uguali che poi tornano a confluire. Cicerone aggiunge che il Fibreno, gettandosi nel Liri, perde il proprio nome più oscuro come chi entra in una famiglia patrizia. Attenzione a non confondere i luoghi: l'isola di cui parla Cicerone non è la Rota, è l'isoletta fluviale nel tratto arpinate del Fibreno, presso la villa di famiglia, e quella pagina rimane il primo grande ritratto letterario di queste acque.

Lago di Posta Fibreno (FR)
Lago di Posta Fibreno (FR)

I pesci della Riserva di Posta Fibreno

Il carpione del Fibreno

Un salmonide endemico esclusivo, presente in questo lago e nelle grotte carsiche sommerse collegate alle sue acque, e in nessun altro luogo del pianeta. La sua esistenza dipende interamente dalla costanza termica e dall'ossigenazione del bacino: qualunque alterazione significativa del regime sorgivo, della temperatura o della qualità chimica sarebbe, per questa specie, definitiva. È il tipo di patrimonio che non si rifà: si conserva o si perde.

La trota macrostigma

Salmo trutta macrostigma è la trota mediterranea, forma ancestrale che l'Unione europea considera specie prioritaria e che in Italia si conserva quasi soltanto in Sardegna e, nella penisola, in pochissime stazioni fra cui questa. Riconoscerla dalla trota fario di ripopolamento richiede occhio: macchie parr persistenti anche negli adulti, livrea più contrastata, taglia contenuta. Il valore non è estetico ma genetico, perché rappresenta una linea evolutiva che decenni di immissioni di ceppi atlantici hanno quasi cancellato dai fiumi italiani.

L'incubatoio ittico di Piazzale San Venditto

Costruito negli anni Venti del Novecento e più volte rinnovato, l'incubatoio ittico della Riserva è in Piazzale San Venditto e risponde allo 0776 888021. Qui si pratica la riproduzione artificiale della trota macrostigma, con finalità di miglioramento genetico del ceppo locale e di ripopolamento del lago e del fiume. Da febbraio a maggio è una meta frequentatissima dalle scolaresche, perché permette di osservare le fasi del ciclo vitale dei pesci che in natura restano invisibili: le uova occhiate, la schiusa, gli avannotti con il sacco vitellino, i primi giovanili. Per i bambini è l'unica parte della visita che non richiede silenzio e pazienza, e funziona sempre.

Le altre specie ittiche

Accanto ai due salmonidi vivono lo spinarello, piccolo pesce corazzato dai comportamenti riproduttivi complessi, e il vairone, ciprinide di acque correnti fredde. Nel popolamento acquatico compaiono anche il granchio di fiume, indicatore di buona qualità, e due presenze aliene che pesano sull'equilibrio del sistema: la nutria e, dal 2002, il gambero rosso della Louisiana, che scava le rive e compete con le specie autoctone.

Gli uccelli del lago di Posta Fibreno

La classificazione come Zona di Protezione Speciale non è un timbro amministrativo: dipende da quello che si posa qui durante le migrazioni e da quello che ci passa l'inverno. Nei passi stagionali sostano ardeidi protetti come la garzetta e l'airone bianco maggiore; nei mesi freddi arrivano gli anatidi, il moriglione, l'alzavola e il mestolone, che sfruttano un bacino che non gela mai. Tutto l'anno restano il germano reale, la folaga e la gallinella d'acqua, con i nidi galleggianti delle folaghe visibili dalla passerella del Taurino a pochi metri di distanza. Il cormorano occupa i posatoi della sponda sud-occidentale, dove al mattino si asciuga le ali con la posa a croce che lo rende inconfondibile anche da lontano. L'airone cenerino presidia i margini del canneto, immobile per minuti interi, e il falco di palude compare in volo basso sopra le canne, con l'ala tenuta a V che lo distingue da qualunque altro rapace di questi ambienti.

Quando e come osservarli

Le prime due ore dopo l'alba e l'ultima prima del tramonto valgono tutto il resto della giornata messo insieme. Il capanno del Puzzillo è il posto giusto, e un binocolo otto per quarantadue è l'attrezzo giusto: più ingrandimento serve a poco, perché le distanze sono corte e la luce dentro il canneto è scarsa. Regola di comportamento che nessun cartello scrive abbastanza chiaramente: gli uccelli non reagiscono alla presenza, reagiscono al movimento e alla voce. Chi entra nel capanno, si siede e tace per dieci minuti vede il triplo di chi entra, guarda e va via.

La flora della Riserva di Posta Fibreno

Il popolamento vegetale del lago è, con parola giusta, peculiare. Contiene un contingente di specie a gravitazione boreale, relitti dell'ultimo periodo postglaciale che qui hanno trovato un microclima freddo e stabile capace di conservarli mentre il resto dell'Italia centrale si riscaldava. Il caso più citato è quello dello sfagno palustre, il muschio delle torbiere nordiche, che a Posta Fibreno tocca le sue popolazioni più meridionali, accompagnato da grandi estensioni lacustri di carice panocchiata. Un pezzo di nord Europa sopravvissuto a quarantuno gradi e mezzo di latitudine.

Il canneto

Lungo il perimetro del bacino si sviluppa un canneto di circa cinquanta ettari, formato dalla canna palustre e accompagnato da tifa, marrubio, canapa acquatica, menta acquatica e mentastro. Cinquanta ettari di canneto attorno a trenta ettari di lago: la proporzione dice da sola che qui l'acqua libera è la minoranza e che il vero habitat è la fascia di transizione. Le passerelle di legno del Puzzillo e del Lago Chiaro attraversano proprio questa fascia, e in giugno l'odore di menta pestata che sale dal fondo è la cosa che si ricorda più a lungo.

Alberi, licheni e orchidee

Le essenze arboree dominanti sono i salici, il salice comune e il salice da ceste, e il pioppo; vicino alle abitazioni compare il salice piangente, di impianto ornamentale. Il sentiero del Lago Chiaro attraversa noccioli e saliconi, con un sottobosco umido di canapa acquatica, iris d'acqua, menta acquatica e crescione. Un'indagine condotta nell'area protetta ha censito settantasette specie di licheni, dato che conferma indirettamente la qualità dell'aria. In primavera i prati e i margini boschivi della riserva regalano una fioritura di orchidee spontanee che il Comune valorizza con iniziative dedicate: è il periodo in cui vale la pena camminare guardando in basso invece che verso il lago.

Gli altri animali della Riserva

Fra i mammiferi si segnalano la volpe, il tasso, lo scoiattolo e il riccio, e soprattutto dieci specie di chirotteri, cioè pipistrelli, numero altissimo per un'area di questa estensione e conseguenza diretta della combinazione fra cavità carsiche, edifici storici e una produzione di insetti acquatici fuori scala. Gli invertebrati sono il capitolo più sorprendente: circa ventisette specie di libellule, che fanno del lago uno dei siti odonatologici più ricchi del Lazio, e un tricottero endemico, Apatania volscorum, che vive esclusivamente in questa riserva e a cui il sentiero Benessere dedica il proprio tratto sorgivo. Una specie che non esiste altrove, larga pochi millimetri, e che nessun visitatore fotograferà mai: ma sapere di camminarci accanto cambia il modo in cui si guarda l'acqua.

I sentieri natura della Riserva di Posta Fibreno

Sei percorsi segnalati, tutti brevi, quasi tutti di difficoltà turistica, pensati per essere combinati in una mezza giornata. Nessuno richiede attrezzatura alpinistica; due richiedono scarpe serie.

Sentiero natura "Taurino"

Via Carpello 56. Mezzo chilometro, quindici minuti, difficoltà T, dislivello nullo. Si raggiunge da Piazza San Venditto percorrendo un centinaio di metri lungo la riva. Il tracciato è una passerella in legno di circa cinquecento metri sulla sponda destra del lago, accessibile alle famiglie con passeggino. Da qui si osservano da vicino la vegetazione ripariale e gli uccelli acquatici, folaghe con i loro nidi galleggianti, gallinelle d'acqua, germani reali, libellule, visti da un punto di vista raso acqua che è la vera qualità del percorso. Aperto nella primavera del 2014, deve il nome a uno dei due laghi storici, il Taurino e il Giuliano, che le bonifiche agricole unificarono intorno all'anno Mille. Panchine all'imbocco, nessuna lungo il tracciato, nessun apparato tattile o sonoro per ipovedenti.

Sentiero natura "Puzzillo"

Parte in località Sorgentina, ben segnalata: si segue il Fosso Cerreto, si piega a sinistra e si entra nel canneto. Seicento metri, trenta minuti, dislivello dieci metri, difficoltà T. Il percorso corre in gran parte su passerelle di legno attraverso la piana del Fibreno e il canneto che copre la sponda non edificata. Il terreno pianeggiante lo rende praticabile con il passeggino, mentre mancano ausili per ipovedenti. In fondo si trova il capanno di osservazione, che è il punto migliore della riserva per guardare l'isola galleggiante e le specie che sostano e nidificano nell'area protetta. Parcheggio in via San Venditto presso il vecchio mulino oppure in Piazza San Venditto; l'attigua area Orto delle Mole offre panche e tavoli di legno per la sosta.

Sentiero natura "Lago Chiaro"

Imbocco in via San Venditto, oltre l'area pic-nic Orto delle Mole. Trecento metri, quindici minuti, difficoltà T. Un primo tratto sterrato costeggia il Fosso Cerreto, poi il percorso diventa passerella di legno e si affaccia sullo specchio d'acqua. È il sentiero più breve e il più adatto a un primo contatto con il lago: noccioli e saliconi sopra la testa, canapa acquatica, iris d'acqua, menta acquatica e crescione a filo d'acqua, folaghe, germani e gallinelle in vista continua. La Riserva mette a disposizione una guida fotografica in pdf e una traccia kml per orientarsi.

Sentiero natura "Dolina la Prece"

Il più impegnativo dei sei. Parte nei pressi di Piazza San Venditto, misura circa seicentocinquanta metri per seicento metri di sviluppo dichiarato, trenta minuti, con un dislivello in salita di centotrentatré metri e difficoltà E. Collega il lago al centro storico del paese, e a metà percorso incontra la dolina carsica detta la Prece. Il fondo è sconnesso e in alcuni punti scivoloso, il tracciato non è adatto a famiglie con passeggino né a persone con disabilità motorie, e mancano indicazioni per ipovedenti. In compenso offre la vista dall'alto sul lago, sulla piana del Fibreno e sull'isola galleggiante. Risulta chiuso a causa di un movimento franoso: la Riserva comunica gli aggiornamenti sui propri canali, e prima di salire conviene chiedere.

Sentiero natura "Catannovo"

Si parcheggia in via Carpello, si prosegue a piedi fino a Piazza Carpello e si seguono i cartelli in salita. Novecento metri, quarantacinque minuti, novantadue metri di dislivello positivo e novantatré di negativo, difficoltà T ma fondo di sterrata sconnessa, quindi inadatto a passeggini e a chi ha problemi di deambulazione. Il percorso attraversa due doline, Fossa Canini e Valle Risa, i terrazzamenti agricoli storici del versante, le macere di pietra a secco e gli antichi ricoveri dei pastori usati come stalle. Un capanno di legno con panche, verso la fine, apre il panorama sul lago e sulle zone umide circostanti. È il sentiero che racconta il lavoro dell'uomo su questa montagna, ed è quello che i visitatori saltano più spesso: sbagliando.

Sentiero natura Benessere

Si scende qualche gradino in località La Dova, a San Venditto. Trecento metri, cinque minuti, cinque metri di dislivello, difficoltà T. Realizzato con tecniche di ingegneria naturalistica, permette di camminare e sedersi accanto alle acque gelide e cristalline del Fibreno, nel tratto dove l'endemismo Apatania volscorum trova il proprio habitat. È il percorso più corto e il più contemplativo: cinque minuti di cammino e mezz'ora di sosta, se si è nello spirito giusto.

Il consiglio che ti do per visitare Posta Fibreno (FR)

Il consiglio è di rovesciare l'ordine con cui quasi tutti affrontano questa riserva. Il visitatore medio arriva verso mezzogiorno, parcheggia a San Venditto, percorre il Taurino in un quarto d'ora, fotografa l'acqua, cerca invano l'isola galleggiante dal punto sbagliato e se ne va deluso in un'ora. Il modo giusto è un altro. Si arriva presto, con la luce radente e il vapore sull'acqua; si comincia dal Puzzillo, che porta al capanno e all'osservazione dell'isola e degli uccelli nel momento in cui sono attivi; si risale poi al paese, anche in automobile se la Prece è interdetta, per vedere il lago dall'alto e capire la forma del bacino; si scende infine per il Taurino e il Lago Chiaro, che con il sole alto restituiscono la trasparenza dei fondali meglio di qualunque altra ora.

Secondo consiglio, meno romantico e più decisivo: telefonare. Il museo, il mulino, il laboratorio territoriale e l'incubatoio non hanno orari continuati da museo cittadino, aprono in occasione delle iniziative della Riserva oppure su prenotazione ai numeri 0776 8887276 e 331 6728772. Presentarsi senza avvisare significa quasi certamente trovare porte chiuse e ridurre la visita alla sola parte all'aperto. Una telefonata due o tre giorni prima trasforma una gita di un'ora in una giornata piena, e spesso consente di agganciarsi a una visita guidata già programmata per un gruppo scolastico.

Terzo, l'abbigliamento. Anche ad agosto, lungo l'acqua, la temperatura percepita all'alba è di parecchi gradi inferiore a quella del fondovalle; a novembre le passerelle sono umide e il legno bagnato è sdrucciolevole. Scarpe con suola scolpita, una giacca leggera anche d'estate, e per il Catannovo e la Prece calzature vere da escursione. Chi arriva in sandali fa mezza riserva. L'opinione netta, allora, è questa: Posta Fibreno non è una sosta di passaggio verso il Parco Nazionale, è una destinazione che regge mezza giornata piena, e trattarla come una fermata fotografica è il modo più sicuro per non capirla.

Il centro visita "Il mulino ad acqua"

Via San Venditto 2-22, telefono 0776 8887276, posta elettronica riservapostafibreno@regione.lazio.it. È la sede operativa della Riserva e, per chi visita, la porta di ingresso più sensata. L'edificio originario fu costruito nel 1810 in località Sorgentina come mulino per la macinazione dei cereali, sfruttando il salto d'acqua che il Fibreno offriva subito a valle delle polle. Fra il 1905 e il 1908 la struttura venne ampliata e vi fu aggiunta una piccola centrale idroelettrica che, dopo la seconda guerra mondiale, alimentò per un periodo l'illuminazione pubblica dei comuni vicini. Nei primi anni Duemila gli edifici sono stati restaurati e i macchinari originali, turbine e generatori compresi, riportati in condizioni di funzionamento.

Il valore del posto è che mette in fila due cose che di solito si raccontano separate: l'acqua come ecosistema e l'acqua come energia. Nello stesso perimetro si capisce perché qui nascano i salmonidi e perché qui, prima che la corrente arrivasse dalla rete nazionale, un paese di montagna avesse la luce elettrica mentre paesi ben più grandi non ce l'avevano. La macchina idraulica che alimenta il lago è la stessa che ha fatto girare la macina e poi la turbina.

Il Museo Naturalistico Etnografico di Posta Fibreno

Piazza Cesare Battisti 4, 03030 Posta Fibreno, telefono 0776 888021. Allestito nel 1998 nei locali restaurati dell'ex scuola elementare, conserva la memoria materiale del paese e si articola in quattro sale tematiche. La visita richiede prenotazione ai numeri 0776 8887276 e 331 6728772; il museo apre in occasione delle iniziative organizzate dalla Riserva oppure su visita guidata concordata.

Sala prima: l'ecosistema del lago

La sala d'ingresso ricostruisce l'ecosistema lacustre ed espone materiali fossili e una sequenza di fotografie stagionali della Riserva. È la stanza che serve a orientare lo sguardo prima di uscire sui sentieri: chi la salta poi guarda il canneto senza sapere che cosa sta guardando.

Sala seconda: agricoltura e pesca

Attrezzi del lavoro agricolo e della pesca tradizionale, con al centro la "nauè", l'imbarcazione del lago, di foggia italica antica, costruita interamente in legno e capace di trasportare tre o quattro quintali di carico. La sala racconta un'economia di sussistenza in cui il lago non era paesaggio ma dispensa e strada, e l'artigianato locale la conseguenza pratica di quella condizione.

Sala terza: la casa

Una cucina tradizionale di Posta Fibreno ricostruita con arredi e suppellettili d'epoca. Sono gli oggetti che in ogni museo etnografico rischiano di sembrare uguali a quelli di tutti gli altri, e che qui acquistano senso perché il lago e le sue trote entravano in quelle pentole.

Sala quarta: il territorio e la biodiversità

Un plastico del territorio comunale e una serie di pannelli luminosi restituiscono la diversità ecologica dell'area protetta, dalla piana umida ai versanti terrazzati. È la sala in cui i bambini si fermano più a lungo, perché il plastico permette finalmente di vedere insieme il lago, il fiume, le doline e il paese.

Il Laboratorio Territoriale della Riserva

Via Fontana Carbone 16, anch'esso ricavato da un vecchio edificio scolastico e realizzato con un finanziamento dell'Assessorato all'Ambiente della Regione Lazio. È un laboratorio chimico-naturalistico vero, non una sala didattica generica, e offre foresteria a ricercatori e tirocinanti. Propone visite guidate per famiglie, scuole e gruppi organizzati e partecipa al Programma GENS della Regione Lazio. Nella sala conferenze, che ospita una ventina di persone, si proietta il video tridimensionale "Il mondo di Gabriella", in cui una trota animata accompagna lo spettatore attraverso la biodiversità della riserva: pensato per le classi della primaria, funziona benissimo anche con gli adulti che di ecologia lacustre non sanno nulla. Telefoni 0776 8887276, 0776 888021 e 331 6728772.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che questo lago sia freddo e limpido lo sanno tutti quelli che ci sono stati. Quello che quasi nessuno collega a quel dato è la storia della sua proprietà, che spiega perché oggi esista una riserva e non un villaggio turistico. Nel Seicento i duchi Gallio, famiglia comasca arrivata qui per via feudale, trasformarono il lago in un luogo di delizie riservato a ospiti e notabili: battute di pesca, peschiere private, una residenza affacciata sull'acqua. Nello stesso secolo, e questa è la parte che si racconta meno, i cittadini di Posta Fibreno costituirono la propria Universitas civium e il primo parlamento cittadino, cioè un organismo di autogoverno comunitario che negoziava con il feudatario l'uso delle acque, dei pascoli e dei boschi.

Due poteri paralleli sullo stesso specchio d'acqua, uno signorile e uno comunitario, entrambi interessati a non depauperare la risorsa. Il risultato di quella tensione è un lago arrivato al Novecento senza essere stato prosciugato per guadagnare seminativo, come accadde a decine di specchi d'acqua dell'Italia centrale, e senza essere stato circondato di edilizia. Quando nel 1983 la Regione Lazio istituì la Riserva, non dovette recuperare un ambiente compromesso: dovette confermare per legge un equilibrio che quattro secoli di contrattazione locale avevano già costruito.

C'è un corollario amministrativo altrettanto poco citato. L'ente gestore dell'area protetta è il Comune stesso, non un ente parco sovracomunale. Significa che le decisioni sulla riserva le prende l'amministrazione dei mille abitanti che ci vivono, con tutti i vantaggi di prossimità e tutti i limiti di risorse che ne conseguono. Chi visita e trova un sentiero chiuso per frana o un museo aperto solo su prenotazione sta osservando esattamente questo: un patrimonio di rilevanza europea gestito con il bilancio di un piccolo comune di montagna.

Il borgo di Posta Fibreno: che cosa vedere

La chiesa di Santa Maria Assunta

È la chiesa principale del paese, fondata dai Benedettini nel tredicesimo secolo, e il legame con Montecassino non è un dettaglio decorativo: discende dalla stessa rete monastica che dal 970 controllava le acque di questi laghi. Le ristrutturazioni successive le hanno dato l'aspetto settecentesco attuale, a tre navate, con un'alta cupola che dal fondovalle segnala il borgo da chilometri di distanza. Chi arriva dal lago la incontra alla fine della salita, ed è il modo migliore per chiudere il percorso della Prece quando il sentiero è praticabile.

Villa Gallio

A sud del lago. Il cardinale comasco Tolomeo Gallio, fra i molti possedimenti che accumulò in questo territorio, entrò in possesso alla fine del sedicesimo secolo di un casino rustico che fece trasformare in una sontuosa residenza di svago. Quando ai primi del Seicento il feudo fu elevato a Ducato del Regno di Napoli, l'edificio, dotato anche di una propria peschiera, continuò per tutto il secolo a essere abbellito con affreschi e stucchi per volontà degli eredi. È la traduzione architettonica della storia raccontata poco sopra: il lago come giardino privato di una famiglia cardinalizia lombarda, a trecento chilometri da Como.

Il vecchio mulino e l'Orto delle Mole

Il mulino del 1810 e il piazzale di San Venditto formano il centro di gravità della visita. Accanto, l'area attrezzata Orto delle Mole offre panche e tavoli di legno all'ombra, ed è il posto giusto per un pranzo al sacco fra un sentiero e l'altro. Il nome conserva la memoria delle macine, le mole, che qui giravano.

Le contrade e il paesaggio agrario

Carpello, San Venditto, Sorgentina, La Dova: i toponimi delle contrade scandiscono la parte bassa del comune e corrispondono ciascuno a un modo diverso di usare l'acqua, il mulino, la sorgente, la peschiera, il guado. Sui versanti, i terrazzamenti e le macere di pietra a secco che si incontrano lungo il Catannovo raccontano la parte asciutta della stessa economia, con i ricoveri dei pastori riutilizzati come stalle.

Il crocifisso sommerso e la Festa del Crocifisso del Lago

Dal 1975, in località Codigliane, nel punto di massima profondità del bacino, riposa sul fondo una croce collocata a protezione del lago e di chi lo frequenta. L'opera, in acciaio e platino, è dello scultore Pino Bonavenia, oggi scomparso. Ogni anno, nel primo fine settimana di agosto, i subacquei la riportano in superficie. Il sabato sera la croce viene condotta in processione sulle acque, lungo un percorso segnato da fiaccole, accompagnata da un corteo di barche e canoe; la mattina seguente, terminata la messa celebrata sulla riva, viene ricollocata dai sub nella sua posizione originaria.

È la manifestazione che raccoglie il paese e mezza Val di Comino, ed è anche l'occasione in cui il rapporto fra Posta Fibreno e la subacquea diventa evidente: la festa del Crocifisso e la festa del sub sono, di fatto, la stessa cosa vista da due prospettive. Chi vuole vederla deve mettere in conto un paese pieno, parcheggi saturi e un lago che, per una notte, si illumina di fiaccole. Chi cerca invece silenzio e uccelli faccia il contrario e scelga qualunque altro fine settimana dell'anno.

crocifisso sommerso nel Lago di Posta Fibreno
crocifisso sommerso nel Lago di Posta Fibreno

La foto giusta da fare a Posta Fibreno (FR)

La fotografia che tutti tentano è quella dell'isola galleggiante dalla riva, e quasi sempre fallisce: a filo d'acqua la Rota si confonde con il canneto retrostante e l'immagine risulta una banda verde indistinta. La foto giusta è un'altra, ed è doppia. La prima si fa dall'alto, dal versante che sale al centro storico, quando la Rota si stacca come un disco scuro dentro il grigio azzurro dell'acqua e la forma allungata del bacino entra tutta nell'inquadratura: serve un teleobiettivo moderato, un ottanta o un centotrenta millimetri equivalenti, e la luce del mattino, perché il pomeriggio il versante di fronte va in controluce.

La seconda è quella che quasi nessuno fa, ed è la migliore: il primo piano dell'acqua sorgiva lungo il sentiero Benessere o nel tratto iniziale del Lago Chiaro. Dieci gradi costanti e trasparenza assoluta significano che, con un filtro polarizzatore, si fotografano i ciottoli e le alghe del fondo come se non ci fosse acqua in mezzo, con le increspature delle polle che deformano la superficie. Diaframma intorno a f/8, tempo lungo se si vuole la seta sul filo di corrente, appoggio stabile perché sulle passerelle il treppiede alto vibra a ogni passo altrui.

Terza indicazione, stagionale. Nelle mattine fredde di dicembre e gennaio il lago, che non gela mai, produce nebbie di evaporazione che salgono in colonne sopra la superficie mentre le rive sono brinate. È il fenomeno fotografico più spettacolare di Posta Fibreno e coincide con l'unico periodo dell'anno in cui la riserva è completamente vuota di visitatori. Sveglia alle sei, termos, e una sola raccomandazione: il capanno del Puzzillo prima delle otto, perché alle nove il sole ha già sciolto la scena.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo fatto documentato è del 970 dopo Cristo, e riguarda la proprietà dell'acqua: Ildeprando, conte di Sora e di Vicalvi, dona all'abbazia di Montecassino l'intera metà dei laghi Torino e Giuliano. È l'atto che fa entrare questo angolo di Val di Comino nella grande storia monastica del Mezzogiorno e che, in termini pratici, consegna la gestione della pesca a un'istituzione capace di amministrarla su tempi lunghi.

Il secondo avvenimento non ha una data e cambiò la geografia: le bonifiche agricole condotte intorno all'anno Mille prosciugarono la fascia paludosa che separava i due bacini e li fusero in un unico lago. Chi cammina oggi sulla passerella del Taurino percorre il margine di quell'operazione, e il nome del sentiero è l'ultimo documento sopravvissuto di un lago cancellato.

Il terzo è il passaggio, nel Medioevo, di figure che il territorio ricorda con orgoglio, a cominciare da Francesco d'Assisi, e l'affermazione della nobile casata dei della Posta, che proprio da questo luogo prese il nome. Un cognome nato da un toponimo è, per uno storico locale, la prova più solida che il posto contava.

Il quarto avvenimento è secentesco e doppio: i duchi Gallio di Como trasformano il lago in luogo di delizie per ospiti e notabili, e negli stessi anni i cittadini danno vita all'Universitas civium e al primo parlamento cittadino. Feudalità e autogoverno crescono insieme, e dal loro attrito nasce l'equilibrio d'uso che ha conservato il bacino.

Il quinto è industriale: fra il 1905 e il 1908 il mulino del 1810 viene ampliato e dotato di una piccola centrale idroelettrica, che dopo la seconda guerra mondiale arriva ad alimentare l'illuminazione pubblica dei comuni vicini. Negli anni Venti del Novecento nasce l'incubatoio ittico. Il lago passa dall'essere dispensa a essere infrastruttura.

Il sesto è amministrativo: nel 1957 Posta Fibreno si separa da Vicalvi e diventa comune autonomo. Il settimo è del 1975, quando la croce di Pino Bonavenia viene calata sul fondo di Codigliane, dando origine alla festa che ancora oggi scandisce l'estate del paese. L'ottavo è del 29 gennaio 1983, con la legge regionale numero 10 che istituisce la Riserva Naturale Regionale Lago di Posta Fibreno e mette sotto tutela trecentoquarantacinque ettari. Il nono, silenzioso e negativo, è del 2002: la comparsa del gambero rosso della Louisiana nelle acque della riserva, cioè l'arrivo di una specie aliena che nessuna legge regionale può rispedire indietro.

Chi è passato da Posta Fibreno (FR)

Il personaggio che più di ogni altro ha legato il proprio nome a queste acque non mise probabilmente mai piede sulla riva del lago, ma scrisse del fiume che ne esce come nessuno avrebbe più fatto. Marco Tullio Cicerone, nato ad Arpino nel 106 avanti Cristo, ambienta l'inizio del secondo libro del De Legibus lungo il Fibreno, nel tratto arpinate. Il dialogo comincia con Attico che propone di spostarsi "in insula quae est in Fibreno", nell'isola che si trova nel Fibreno; poco dopo il testo registra l'arrivo, "Ventum in insulam est. Hac vero nihil est amoenius", e descrive il fiume che si fende "quasi rostro", come su un rostro di nave, dividendosi in due bracci uguali che tornano subito a unirsi. Cicerone annota che il Fibreno, precipitando nel Liri, perde il proprio nome più oscuro come chi entra in una famiglia patrizia, e rivendica quella terra con una frase che ad Arpino si cita ancora: "haec est mea et huius fratris mei germana patria", questa è la vera patria mia e di mio fratello.

Nel Medioevo, la tradizione locale registra il passaggio di Francesco d'Assisi lungo queste vie di valle, e la documentazione dell'area protetta lo ricorda fra le figure che fecero del borgo un crocevia. Sempre dal toponimo prese nome la casata nobiliare dei della Posta, che di qui ebbe origine.

Il Cinquecento e il Seicento portano il cardinale Tolomeo Gallio, uno degli uomini più influenti della Curia romana del suo tempo, che acquisì vasti possedimenti in questo territorio e fece della residenza affacciata sul lago una villa di svago; i suoi eredi, i duchi Gallio, continuarono ad abbellirla per tutto il secolo e a trattare il lago come una riserva di caccia e pesca signorile. Prima ancora, nel decimo secolo, era passato di qui il potere dei conti di Sora e di Vicalvi, e con Ildeprando il nome di questi laghi entrò negli archivi di Montecassino.

Nel Novecento la figura che ha lasciato il segno più visibile è lo scultore Pino Bonavenia, autore della croce in acciaio e platino che dal 1975 riposa sul fondo del lago. E poi ci sono i passaggi che non hanno un nome proprio: generazioni di mugnai, pescatori di trote, costruttori di nauè, e dagli anni Settanta in poi le squadre di subacquei che hanno fatto di questo piccolo bacino uno dei siti di immersione in acque interne più frequentati dell'Italia centrale.

Che cosa vedere intorno a Posta Fibreno (FR)

Posta Fibreno non regge da sola un fine settimana, ma è il perno perfetto di un itinerario di due giorni in Val di Comino e nella valle del Liri. Le distanze sono corte, le strade strette e panoramiche, e ogni paese aggiunge un tassello.

Vicalvi, il castello che guarda il lago

Meno di cinque chilometri. Vicalvi è il comune a cui Posta Fibreno appartenne fino al 1957 e il suo castello, arroccato sulla rupe, offre la lettura dall'alto dell'intera piana del Fibreno. Andarci prima di scendere al lago cambia la percezione di tutto il resto: da lassù si capisce dove finisce il carso e dove comincia la torbiera.

Campoli Appennino, il tartufo e gli orsi

Campoli Appennino è a 6,6 chilometri ed è conosciuto per la Fiera del Tartufo Bianco che si tiene in novembre e per la frequentazione dell'orso bruno marsicano nelle faggete circostanti, alle porte del parco nazionale. Il paese si affaccia su una vasta dolina coltivata, e il confronto con le doline in miniatura del Catannovo è istruttivo.

San Donato Val di Comino e Alvito

San Donato Val di Comino è uno dei borghi più integri della valle e una delle porte laziali del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise; Alvito, con il castello e il palazzo ducale, conserva la memoria del feudo che governò questa parte di valle. Insieme compongono la giornata successiva a quella del lago.

Atina e la piana del Melfa

Atina presidia l'altro versante della Val di Comino, con le sue mura poligonali e un centro storico che vale la deviazione. È anche il punto da cui si scende verso la valle del Melfa e le gole che la incidono.

Arpino, Sora e Isola del Liri

Arpino è la patria di Cicerone e conserva sull'acropoli di Civitavecchia le mura poligonali e l'arco a sesto acuto, oltre a ospitare ogni anno il Certamen Ciceronianum Arpinas, la gara internazionale di traduzione dal latino che il Comune organizza insieme al centro di studi umanistici. Sora è la città di riferimento della valle e il nodo dei collegamenti; Isola del Liri è il paese con la cascata che precipita in centro abitato, spettacolo raro in Italia e complemento idrologico perfetto alla giornata sul Fibreno, perché il Fibreno finisce esattamente in quel fiume.

Aquino e Montecassino

Aquino, patria di Tommaso d'Aquino e sito romano di primo piano, e l'Abbazia di Montecassino, che dal 970 compare negli atti relativi a questi laghi, chiudono il quadro storico verso sud. Chi ha due giorni pieni faccia lago e Val di Comino il primo, Arpino e la valle del Liri il secondo.

Quando andare a Posta Fibreno (FR)

Aprile e maggio sono il periodo migliore in assoluto: acqua alta, canneto ancora basso e trasparente, uccelli in attività riproduttiva, orchidee in fiore sui prati, temperature miti e nessuna folla. Giugno è ottimo al mattino presto. Luglio e agosto hanno il vantaggio del fresco lungo l'acqua e lo svantaggio del paese affollato nel primo fine settimana di agosto, quando si celebra il Crocifisso del Lago. Settembre e ottobre restituiscono luce bassa e colori caldi sui versanti terrazzati. Dicembre e gennaio, per chi non teme il freddo, offrono le nebbie di evaporazione all'alba e una riserva praticamente deserta. L'unico periodo francamente sconsigliabile è quello successivo alle piogge prolungate, quando le passerelle sono viscide e i sentieri in salita, Prece e Catannovo, diventano sdrucciolevoli.

Posta Fibreno (FR) con i bambini

Funziona, e funziona meglio di molti musei cittadini, a due condizioni. La prima è prenotare l'incubatoio ittico fra febbraio e maggio, perché vedere le uova occhiate e gli avannotti è l'unica esperienza della giornata che produce un effetto immediato su un bambino di otto anni. La seconda è scegliere i sentieri giusti: Taurino, Puzzillo, Lago Chiaro e Benessere sono tutti su passerella, pianeggianti, brevi e praticabili anche con il passeggino, mentre Prece e Catannovo hanno fondo sconnesso e vanno lasciati perdere con i piccoli. Il plastico della quarta sala del museo e il video "Il mondo di Gabriella" nel laboratorio territoriale completano il quadro. Mezza giornata è la misura giusta: dopo tre ore la soglia di attenzione crolla e il capanno di osservazione diventa controproducente, perché richiede immobilità e silenzio.

Accessibilità della Riserva di Posta Fibreno

Le passerelle in legno del Taurino e del Puzzillo sono pianeggianti e la documentazione dell'ente le indica adatte alle famiglie con bambini in passeggino; lo stesso vale per il Lago Chiaro e per il Benessere, che è lungo trecento metri con cinque metri di dislivello, pur con qualche gradino iniziale in località La Dova. Il sentiero della Dolina la Prece è esplicitamente dichiarato non accessibile a persone con disabilità motorie, e il Catannovo, che corre su sterrata dal fondo sconnesso, nemmeno. Nessuno dei percorsi dispone di apparati tattili o sonori per persone con disabilità visiva. Chi ha esigenze specifiche faccia bene a chiamare l'ente gestore prima della visita, perché lo stato delle passerelle cambia con le stagioni e con le manutenzioni.

Regole di comportamento nella Riserva

Si cammina sui sentieri segnalati e sulle passerelle, senza scendere nel canneto. I cani vanno tenuti al guinzaglio. Non si raccolgono piante né si disturba la fauna, e nel periodo riproduttivo il capanno di osservazione va usato in silenzio. Balneazione, navigazione, pesca e immersioni sono soggette alle prescrizioni dell'ente gestore, che pubblica l'atto istitutivo e le norme di comportamento fra i propri documenti ufficiali: chi progetta un'immersione o una battuta di pesca deve informarsi preventivamente presso il Comune di Posta Fibreno. Non è pignoleria: in un lago dove vive una specie endemica esclusiva al mondo, ogni comportamento sbagliato pesa più che altrove.

Domande frequenti su Posta Fibreno (FR)

Quanto dista Posta Fibreno da Roma e come si arriva?

Posta Fibreno (FR) dista circa centotrenta chilometri da Roma, un'ora e tre quarti in automobile percorrendo l'autostrada A1 fino a Ferentino o Frosinone e poi la superstrada per Sora. Il borgo si trova nell'angolo nord-orientale della provincia di Frosinone, al confine con la piana del Liri, geograficamente e culturalmente già parte della Val di Comino.

Si paga un biglietto per entrare nella Riserva di Posta Fibreno?

I sentieri natura della Riserva di Posta Fibreno si percorrono liberamente e senza biglietto. Museo, mulino ad acqua, laboratorio territoriale e incubatoio ittico si visitano invece su prenotazione, ai numeri della Riserva 0776 8887276 e 331 6728772, e non secondo un ingresso libero.

Che cos'è la Rota, l'isola galleggiante di Posta Fibreno?

La Rota è un'isola del lago di Posta Fibreno che si sposta davvero: i paesani la chiamano così, la ruota, per la forma circolare e per il movimento lento con cui gira su se stessa e deriva da una parte all'altra dello specchio d'acqua a seconda del vento e della portata delle sorgenti vicine. È il motivo per cui la maggior parte dei visitatori arriva fin qui, ed è un'attrazione che merita davvero la sua fama.

Nel lago di Posta Fibreno vive davvero un pesce che non esiste altrove?

Sì: nel lago di Posta Fibreno vive il carpione del Fibreno, un salmonide endemico che non è una sottospecie locale ma una specie a sé, la cui area di distribuzione coincide esclusivamente con questo bacino e con le grotte carsiche sommerse collegate alle sue acque. La sua sopravvivenza dipende interamente dalla costanza termica e dall'ossigenazione del lago.

Posta Fibreno è adatta a una gita con i bambini?

Sì, Posta Fibreno funziona molto bene con i bambini, meglio di molti musei cittadini, a due condizioni: prenotare l'incubatoio ittico fra febbraio e maggio per vedere le uova occhiate e gli avannotti, e scegliere i sentieri giusti, come Taurino, Puzzillo, Lago Chiaro e Benessere, tutti su passerella, pianeggianti, brevi e praticabili anche con il passeggino.

La Riserva di Posta Fibreno è accessibile con la sedia a rotelle?

In gran parte sì: le passerelle in legno del Taurino e del Puzzillo sono pianeggianti e indicate come adatte alle famiglie con bambini in passeggino, così come il Lago Chiaro e il Benessere, quest'ultimo lungo trecento metri con cinque metri di dislivello, pur con qualche gradino iniziale in località La Dova. Il sentiero della Dolina la Prece è invece dichiarato esplicitamente non accessibile a persone con disabilità motoria.

Quando è il periodo migliore per visitare Posta Fibreno?

Aprile e maggio sono il periodo migliore in assoluto per Posta Fibreno: acqua alta, canneto ancora basso e trasparente, uccelli in attività riproduttiva, orchidee in fiore sui prati, temperature miti e nessuna folla. Anche giugno al mattino presto è ottimo, mentre luglio e agosto offrono il fresco lungo l'acqua ma un paese più affollato, soprattutto nel primo fine settimana di agosto, quando si celebra il Crocifisso del Lago.

Visite guidate, gruppi e viaggi organizzati

La Riserva propone visite guidate e attività didattiche su prenotazione ai numeri 0776 8887276 e 331 6728772, e mette a disposizione anche una serie di tour virtuali dedicati al museo, al mulino ad acqua, all'isola galleggiante con la dolina la Prece e al lago, utili per preparare la visita o per chi non può raggiungere il posto. Chi organizza un gruppo, una gita scolastica o un'uscita aziendale in Val di Comino e ha bisogno di un professionista che tenga insieme trasferimenti, tempi e ingressi, può rivolgersi al servizio di accompagnamento turistico della rete TourLeaderPro, che si occupa anche di organizzazione di viaggi di gruppo in Italia. Per i visitatori di lingua inglese che stanno costruendo un itinerario italiano, le pagine di ItalyPlanner dedicate alle montagne e alla natura in Italia e alle gite di un giorno inquadrano bene il tipo di escursione che una giornata a Posta Fibreno rappresenta.

Domande veloci su Posta Fibreno (FR)

Quanto dista Posta Fibreno da Roma?

Circa centotrenta chilometri, un'ora e tre quarti in automobile per l'autostrada A1 fino a Ferentino o Frosinone e poi la superstrada per Sora.

Si paga un biglietto per entrare nella Riserva di Posta Fibreno?

I sentieri natura si percorrono liberamente. Museo, mulino, laboratorio territoriale e incubatoio si visitano su prenotazione ai numeri della Riserva, 0776 8887276 e 331 6728772.

Quanto è grande la Riserva Naturale Lago di Posta Fibreno?

Trecentoquarantacinque ettari, quasi metà del territorio comunale, di cui circa trenta occupati dallo specchio d'acqua.

Quando è stata istituita la Riserva?

Con la legge regionale del Lazio del 29 gennaio 1983, numero 10, pubblicata il 28 febbraio 1983.

Chi gestisce la Riserva di Posta Fibreno?

Il Comune di Posta Fibreno, con sede della Riserva in Contrada Carpello, 03030 Posta Fibreno (FR).

Che cos'è la Rota?

È l'isola galleggiante del lago: un blocco di torba, rizomi e radici di circa trenta metri di diametro e forma conica rovesciata, che si sposta con il vento e con le variazioni di portata delle sorgenti.

Da dove si vede l'isola galleggiante di Posta Fibreno?

Dal capanno di osservazione che chiude il sentiero natura "Puzzillo", a filo d'acqua, e dall'alto lungo il sentiero della Dolina la Prece, quando è aperto.

Quanto è profondo il lago di Posta Fibreno?

La profondità media è di due metri e mezzo, la massima di quindici metri, in una fossa in località Carpello chiamata Codigliane.

Che temperatura ha l'acqua del lago?

Dieci o undici gradi, costanti tutto l'anno, perché il bacino è alimentato da sorgenti carsiche profonde.

Si può fare il bagno nel lago di Posta Fibreno?

La balneazione è soggetta alle prescrizioni dell'ente gestore e va verificata presso il Comune. In ogni caso l'acqua resta sugli undici gradi anche ad agosto.

Si può pescare nel lago di Posta Fibreno?

La pesca è regolata dalle norme dell'area protetta: bisogna informarsi preventivamente presso l'ente gestore, anche in ragione della presenza di specie di grande valore conservazionistico.

Si può fare immersione subacquea?

Il lago ha una tradizione subacquea consolidata e una festa del sub in agosto, ma le immersioni seguono le regole dell'area protetta e richiedono brevetto e attrezzatura adeguata alle acque fredde.

Quanti sentieri ci sono nella Riserva di Posta Fibreno?

Sei: Taurino, Puzzillo, Lago Chiaro, Dolina la Prece, Catannovo e Benessere.

Qual è il sentiero più facile?

Il Benessere, trecento metri in cinque minuti, e il Lago Chiaro, trecento metri in un quarto d'ora. Entrambi di difficoltà turistica.

I sentieri sono adatti ai passeggini?

Taurino, Puzzillo e Lago Chiaro corrono su passerelle in legno pianeggianti e sono indicati come praticabili con il passeggino. Prece e Catannovo no.

Quanto tempo serve per visitare Posta Fibreno?

Mezza giornata per i sentieri principali e un punto di osservazione; una giornata piena se si aggiungono museo, mulino e incubatoio su prenotazione.

Che pesci vivono nel lago di Posta Fibreno?

Il carpione del Fibreno, endemico esclusivo di questo bacino, la trota macrostigma, lo spinarello e il vairone, oltre al granchio di fiume.

Che uccelli si osservano al lago di Posta Fibreno?

Germano reale, folaga e gallinella d'acqua tutto l'anno; airone cenerino e cormorano di frequente; garzetta e airone bianco maggiore nei passi; moriglione, alzavola e mestolone d'inverno; falco di palude sul canneto.

Qual è il periodo migliore per andare?

Aprile e maggio. In alternativa le albe di dicembre e gennaio, quando il lago fuma di nebbia e non c'è nessuno.

Posta Fibreno è adatta ai bambini?

Sì, a patto di scegliere i sentieri su passerella e di prenotare l'incubatoio ittico fra febbraio e maggio, quando si vedono uova e avannotti.

Che cos'è il crocifisso sommerso del lago?

Una croce in acciaio e platino dello scultore Pino Bonavenia, collocata sul fondo in località Codigliane dal 1975 e riportata in superficie ogni primo fine settimana di agosto per la processione sulle acque.

Che cosa si visita nel Museo Naturalistico Etnografico?

Quattro sale: l'ecosistema del lago con i fossili, gli attrezzi agricoli e da pesca con la nauè, la cucina tradizionale ricostruita, il plastico del territorio con i pannelli sulla biodiversità.

Che cos'è la nauè?

L'imbarcazione tradizionale del lago, di foggia italica antica, interamente in legno, capace di trasportare tre o quattro quintali di carico.

Che cosa si vede nel centro visita "Il mulino ad acqua"?

Il mulino del 1810 con i macchinari restaurati e funzionanti, compresi turbine e generatori della piccola centrale idroelettrica aggiunta fra il 1905 e il 1908.

Posta Fibreno è sempre stata un comune autonomo?

No: fino al 1957 il lago e l'abitato facevano parte del comune di Vicalvi.

Che rapporto c'è fra Cicerone e il Fibreno?

Cicerone, nato ad Arpino, ambienta l'inizio del secondo libro del De Legibus sull'isola fluviale del Fibreno nel tratto arpinate, e descrive il fiume che si divide in due rami e poi si getta nel Liri.

Il lago di Posta Fibreno gela d'inverno?

No. L'alimentazione sorgiva mantiene l'acqua sui dieci o undici gradi, e nelle mattine fredde produce nebbie di evaporazione sopra la superficie.

Ci sono aree per il pranzo al sacco?

Sì, l'area attrezzata Orto delle Mole, accanto a via San Venditto, con panche e tavoli di legno.

Dove si parcheggia a Posta Fibreno?

In Piazza San Venditto, presso il vecchio mulino, per quasi tutti i sentieri, e in Piazza Carpello per il Catannovo.

Si può arrivare a Posta Fibreno con i mezzi pubblici?

Con il treno fino a Sora e poi autobus di linea verso la Val di Comino. Gli orari vanno verificati sui canali ufficiali del vettore, e senza automobile la visita risulta comunque più scomoda.

Ho accompagnato gruppi in posti molto più celebri di questo e ho visto meno facce sorprese. Posta Fibreno chiede una cosa sola, che è anche la più difficile da concedere in una gita fuori porta: fermarsi. Venti minuti seduti sulla passerella del Benessere, o dentro il capanno del Puzzillo senza parlare, valgono tutto il resto della giornata. Se avete un'ora sola, tornate un altro giorno con mezza giornata: il lago non scappa, l'isola invece sì, e quello è esattamente il punto.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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