Piazza di Spagna
Piazza di Spagna è a Roma, rione Campo Marzio, nel quadrilatero compreso fra via dei Condotti, via del Babuino e via Due Macelli: il civico di riferimento per la Keats-Shelley House è Piazza di Spagna 26, quello della chiesa in cima alla scalinata è Piazza Trinità dei Monti 3. Si arriva con la metropolitana linea A, fermata Spagna, che sbuca a pochi passi dalla fontana; la piazza è pedonale e non ci si arriva in automobile, perché tutta l'area ricade nella zona a traffico limitato del centro storico. L'ingresso in piazza è libero, gratuito, aperto ventiquattro ore su ventiquattro: non esiste biglietto, non esiste prenotazione, non esiste orario di chiusura. Si paga soltanto per entrare nella casa museo di John Keats, e in quel caso tariffe e orari vanno controllati sul sito ufficiale del museo prima di presentarsi al portone, perché il calendario cambia con le stagioni e con le festività. Chi arriva in autobus scenda alle fermate del Tritone o di Piazza del Popolo e faccia gli ultimi cinque minuti a piedi: le linee di superficie del centro vengono riorganizzate spesso, e l'unico dato che regge nel tempo è la metropolitana.
Un avvertimento che vale più di qualsiasi consiglio estetico: dal 2019 sulla scalinata di Trinità dei Monti non ci si può sedere. Il divieto è in vigore, i sorveglianti lo fanno rispettare con il fischietto, e la sanzione arriva a cifre che rovinano una giornata di viaggio. I dettagli sono più avanti, in un capitolo dedicato, perché è la prima cosa che un visitatore deve sapere e l'ultima che qualcuno gli dice.
Se volete inquadrare questo angolo di città dentro un itinerario più ampio, la pagina di Trinità dei Monti e quella del Pincio raccontano il seguito naturale della salita.
Come si arriva a Piazza di Spagna e quanto tempo serve
La fermata Spagna della metropolitana
La stazione Spagna della linea A è uno degli ingressi urbani più curiosi di Roma: un corridoio lungo scavato dentro la collina, con i tapis roulant che portano sotto il giardino di Villa Borghese e una seconda uscita verso viale del Muro Torto. Chi esce dal lato di via Due Macelli si ritrova in piazza in meno di un minuto, con la scalinata che compare di colpo sulla sinistra. Chi sbaglia uscita e prende quella del Muro Torto si ritrova invece in cima, sul Pincio, e paradossalmente ha fatto la scelta migliore: si arriva a Piazza di Spagna scendendo, con la vista che si apre a ogni rampa invece di doverla conquistare a fiato corto. Consiglio pratico: con anziani, bambini piccoli o passeggini, uscite sempre dal lato alto e scendete. I gradini in discesa sono larghi e comodi; in salita, d'estate, sono una prova.
A piedi verso Piazza di Spagna: le tre strade migliori
Da Piazza del Popolo si scende per via del Babuino, dritta, in dieci minuti buoni, con le vetrine degli antiquari e le gallerie d'arte che fanno da corridoio. Dalla Fontana di Trevi si risale per via del Tritone e si taglia su via Due Macelli, otto minuti. Dal Pantheon e da Piazza Navona il percorso più bello passa per via dei Condotti, e va fatto in questa direzione e non nell'altra, perché la scalinata si scopre in fondo alla via come una quinta di teatro che si apre. È l'effetto che gli architetti del Settecento avevano calcolato: quella prospettiva non è un caso fortunato, è progetto.
Quanto tempo serve e quanto costa
Per vedere la piazza bastano venti minuti. Per capirla ne servono novanta: la fontana, la salita lenta con le soste sulle terrazze, la chiesa in cima, il rientro dal lato della Colonna dell'Immacolata e del palazzo di Propaganda Fide. Se si aggiunge la casa museo di Keats il conto sale a due ore e mezza. La spesa è zero per la piazza, la scalinata, la fontana, la colonna e la chiesa; l'unico biglietto è quello del museo, e la cifra aggiornata la pubblica il museo stesso. Chi vuole un caffè al banco in zona lo paga come in qualsiasi bar del centro; chi si siede al tavolino in piazza paga il servizio, che qui è caro e dichiarato in listino. Guardare il listino prima di sedersi non è avarizia, è buona educazione verso il proprio portafoglio.
Le regole di oggi: perché sulla scalinata di Piazza di Spagna non ci si siede più
Che cosa è cambiato
Per due secoli e mezzo la scalinata è stata un divano pubblico. I modelli in costume ciociaro ci passavano le giornate in attesa di un pittore che li ingaggiasse, i viaggiatori del Grand Tour ci sedevano a disegnare, gli studenti degli anni Sessanta ci suonavano la chitarra, e ancora dieci anni fa il gradino occupato era il souvenir gratuito di ogni turista. Poi il travertino ha presentato il conto. Il Regolamento di polizia urbana approvato dal Campidoglio ha esteso alle fontane e ai monumenti di pregio una tutela rafforzata, e nel luglio del 2019 il divieto di sedersi sui gradini della scalinata di Trinità dei Monti è diventato operativo con controlli quotidiani.
Quanto si rischia davvero
Le cronache dell'epoca e la documentazione in lingua inglese sulla vicenda indicano una sanzione nell'ordine dei 250 euro per chi si siede e fino a 400 euro per chi sporca o danneggia i gradini. Gli importi vengono aggiornati nel tempo, quindi la cifra esatta va verificata nel testo vigente del regolamento comunale: quello che non cambia è che la multa esiste, viene elevata, e riguarda anche il gradino più basso, quello che sembra innocuo. Vietato sedersi, vietato sdraiarsi, vietato mangiare sui gradini, vietato salire con i trolley trascinati sul travertino. Vietato anche entrare in acqua nella Barcaccia, immergere i piedi, gettare monete: la fontana non è quella dei desideri, quella è la Fontana di Trevi.
Come ci si comporta in pratica
Si sale, ci si ferma in piedi sulle terrazze intermedie, che sono pianerottoli larghi e pensati proprio per la sosta, si guarda, si fotografa, si prosegue. Chi ha bisogno di sedersi trova le panchine del giardino del Pincio a tre minuti in cima, e la vista da lassù vale dieci volte quella dal quinto gradino. Il fischietto del sorvegliante è sgradevole, lo ammetto. Ma chi ha visto il travertino del 2015, scheggiato, unto, con le chewing gum incrostate a formare una mappa di macchie scure, capisce perché si è arrivati a questo punto. Il giudizio è netto: il divieto ha reso la scalinata più bella da guardare e più scomoda da vivere, e fra le due cose, per un monumento del 1725, ha ragione la prima.

La forma di Piazza di Spagna: due triangoli, un nome spagnolo
Perché si chiama Piazza di Spagna
Il nome non viene dalla scalinata, che è francese, né dalla fontana, che è papale. Viene dal Palazzo di Spagna, sede dell'ambasciata del Regno di Spagna presso la Santa Sede dal 1622: una delle rappresentanze diplomatiche più antiche del mondo ancora attive nella stessa sede. Nel Seicento il palazzo esercitava sul quartiere una giurisdizione di fatto, tanto che l'area circostante era chiamata il quartiere di Spagna e chi ci metteva piede rischiava di essere arruolato d'ufficio nell'esercito spagnolo. La leggenda urbana della coscrizione forzata è probabilmente esagerata, ma racconta bene il clima: due potenze cattoliche, la Spagna a sud della piazza e la Francia in cima alla collina con la chiesa e il convento di Trinità dei Monti, si fronteggiavano a duecento metri di distanza dentro lo Stato Pontificio. La scalinata nasce proprio da questo braccio di ferro.
Due triangoli con il vertice in comune
Vista dall'alto, Piazza di Spagna non è un rettangolo e neppure un ovale: è una figura a clessidra, due triangoli che si toccano in un punto, quello che i romani chiamano la strozzatura della Barcaccia. La parte a nord, verso via del Babuino, è la più larga e ariosa; la parte a sud, che tecnicamente si chiama Piazza Mignanelli, ospita la Colonna dell'Immacolata e il fianco del palazzo di Propaganda Fide. Chi dice Piazza di Spagna intende quasi sempre tutte e due. La forma ad ali di farfalla non nasce da un progetto unitario: è il risultato di secoli di case demolite, di allineamenti imposti, di proprietà comprate e rivendute, e della necessità di lasciare respiro davanti a un pendio ripido che per secoli fu un semplice costone di terra franosa coperto di orti e vigne.
Dal costone di terra al salotto di Roma
Fino al Cinquecento inoltrato questo era un margine di città. La svolta arriva nel XV e XVI secolo, quando la presenza delle ambasciate e il flusso dei pellegrini riempiono la zona di locande e di case affittate a stranieri: il quartiere diventa il ricettivo di Roma, l'antenato diretto dell'albergo moderno. Nell'Ottocento la trasformazione si compie: Piazza di Spagna è il centro romantico della città, il punto in cui inglesi, tedeschi, russi e americani si danno appuntamento, si scambiano indirizzi, cercano un modello per il quadro o un cocchiere per l'escursione. Da qui l'etichetta che ancora resiste, salotto di Roma. Non è una formula pubblicitaria: nell'Ottocento questa piazza funzionava davvero come una sala comune internazionale a cielo aperto.
La scalinata di Trinità dei Monti, la vera architettura di Piazza di Spagna
Il lascito di Étienne Gueffier e l'ambizione di Mazzarino
La storia comincia con un testamento. Étienne Gueffier, diplomatico francese presso la Santa Sede, morì nel 1660 lasciando una parte cospicua del proprio patrimonio perché si costruisse un collegamento decoroso fra la chiesa francese in cima al colle e la piazza sottostante. Il cardinale Mazzarino, che governava la Francia per conto di un Luigi XIV ancora giovanissimo, colse l'occasione e volle qualcosa di più di una scala: pretendeva un monumento equestre del Re Sole piantato in cima al pendio, dentro Roma, davanti agli occhi del papa. Il progetto sollevò un putiferio nella Roma pontificia, e la morte di Mazzarino nel 1661 lo seppellì. I soldi restarono fermi per sessant'anni. È una delle vicende più istruttive dell'urbanistica romana: un'opera che oggi tutti chiamano semplicemente la scalinata nacque da un conflitto di sovranità, e fu possibile solo quando entrambe le parti rinunciarono a metterci sopra il proprio simbolo.
Il concorso e la vittoria di Francesco De Sanctis
Il cantiere si sblocca negli anni Venti del Settecento. Il concorso del 1717 vide competere i migliori architetti romani; per lungo tempo la vittoria è stata attribuita ad Alessandro Specchi, autore di un progetto celebre e molto studiato, ma la ricostruzione storiografica ormai consolidata assegna a Francesco De Sanctis la paternità della soluzione realizzata. I lavori corrono fra il 1723 e il 1726, e l'inaugurazione avviene per mano di papa Benedetto XIII in occasione del Giubileo del 1725, con il cantiere ancora in parte aperto. Il ruolo del cardinale Pierre Guérin de Tencin, che nella tradizione locale viene indicato come committente, fu soprattutto quello di sbloccare politicamente la questione fra corona di Francia e Santa Sede. La distinzione conta: il denaro è del lascito Gueffier, la regia diplomatica è di De Tencin, il disegno è di De Sanctis.
Come è fatta la scalinata di Piazza di Spagna
Il conto tradizionale parla di 135 gradini, alcuni ne contano 136 a seconda di dove si comincia e di come si trattano i pianerottoli: è una di quelle cifre che nessuno ha mai stabilito in modo definitivo, e vi risparmio la pedanteria. Quello che conta è il disegno. De Sanctis non fece una scala unica, fece un organismo che si apre e si chiude come una fisarmonica: tre grandi rampe, terrazze intermedie che funzionano da belvedere, gradinate laterali che si separano e si ricongiungono, muretti curvi e obliqui che accompagnano il passo. La larghezza cambia continuamente, e cambia in modo calcolato, perché chi sale veda la chiesa ingrandirsi progressivamente e chi scende veda la piazza aprirsi a ventaglio. Il dislivello complessivo è di una ventina di metri abbondanti. La superficie di travertino è enorme, quasi tremila metri quadrati, e questo spiega perché ogni restauro qui è un'impresa da cantiere pesante e non una ripulita di facciata.
L'obelisco sallustiano e la chiesa in cima
In cima, davanti alla facciata a due campanili della chiesa della Santissima Trinità dei Monti, si alza l'obelisco sallustiano: un obelisco di età romana, imitazione dei modelli egizi, che decorava gli Horti Sallustiani e che papa Pio VI fece innalzare qui nel 1789. Johann Wolfgang von Goethe, che soggiornava a Roma nel 1787, vide i lavori preparatori e li annotò nel suo Viaggio in Italia, osservando che il terreno lassù non era che materiale di riporto proveniente dalle rovine dei giardini appartenuti a Lucullo e poi passati ai Cesari. Una pagina che vale la salita: sotto i piedi dei turisti in fila per la foto ci sono le macerie dei giardini più famosi della Roma repubblicana. La chiesa, fondata dai Minimi francesi all'inizio del Cinquecento e consacrata nel 1585, custodisce la Deposizione di Daniele da Volterra, uno dei capolavori assoluti del manierismo romano, e nel convento le celebri anamorfosi seicentesche dei padri Emmanuel Maignan e Jean François Nicéron, visibili soltanto con la visita guidata organizzata dalla comunità che oggi custodisce il complesso.
I restauri del 1995 e del 2015-2016
Il primo grande intervento moderno si svolse fra maggio e dicembre del 1995. Il secondo, molto più radicale, iniziò l'8 ottobre 2015 e si concluse con la riapertura del 21 settembre 2016: fu finanziato dalla casa di moda Bulgari, che ha bottega in via dei Condotti dal 1905, per un importo di circa un milione e mezzo di euro, e interessò quasi tremila metri quadrati di travertino. Pulitura, consolidamento, sostituzione dei pezzi irrecuperabili, nuovo sistema di illuminazione. Chi ha visto la scalinata prima e dopo sa che la differenza non è sottile: il travertino è tornato al suo colore avorio caldo, che di sera assorbe la luce invece di rifletterla. È stato anche il momento in cui il Campidoglio ha capito che un monumento restaurato a quel prezzo non poteva restare una gradinata per picnic.

La Fontana della Barcaccia, il centro di Piazza di Spagna
Pietro e Gian Lorenzo Bernini, padre e figlio
La Fontana della Barcaccia fu commissionata da papa Urbano VIII Barberini nel 1626 e terminata nel 1629. L'incarico andò a Pietro Bernini, scultore e architetto di solido mestiere; il figlio Gian Lorenzo, che in quegli anni stava diventando il più grande scultore d'Europa, lo affiancò e con ogni probabilità portò a termine l'opera dopo la morte del padre. Quanto ci sia della mano del figlio è materia di discussione fra gli studiosi da un secolo e mezzo: la documentazione attesta il padre, la tradizione attribuisce al figlio, e il buon senso suggerisce che sia un lavoro di bottega familiare. Davanti alla fontana conviene guardare le prue e le poppe: la modellazione morbida della pietra, quel modo di trattare il travertino come se fosse cera, è già linguaggio berniniano.
Perché una barca e non uno zampillo
Qui c'è il vero colpo di genio, e quasi nessuno lo racconta. L'acqua che alimenta la fontana è l'Acqua Vergine, l'acquedotto di età augustea che serve anche la Fontana di Trevi. In questo punto della città l'Acqua Vergine arriva con una pressione bassissima, perché il dislivello fra la sorgente e la piazza è minimo. Con quella pressione nessuno zampillo verticale sarebbe stato possibile: l'acqua sarebbe uscita come da un rubinetto stanco. Bernini rovesciò il problema e ne fece il soggetto: una barca semiaffondata, adagiata in una vasca ribassata sotto il livello stradale, da cui l'acqua trabocca lentamente dai bordi, esce dalle bocche dei soli e cola dentro lo scafo. Non serve pressione per affondare. Il difetto tecnico è diventato la trovata poetica.
I soli, le api, e la leggenda dell'alluvione
Sulle fiancate della barca si aprono due grandi soli con volto umano e due stemmi pontifici con le api, insegna araldica dei Barberini. Le api tornano ovunque a Roma dove Urbano VIII abbia messo mano, e riconoscerle è il modo più veloce per datare a occhio un monumento del primo Seicento. Sulla forma a barca circolano invece due spiegazioni popolari. La prima la lega alle imbarcazioni fluviali del vicino porto di Ripetta, sul Tevere, dove attraccavano i barconi da carico. La seconda, più romanzesca, racconta che durante la piena del Tevere del 1598 le acque arrivarono fino a qui e depositarono una barca proprio ai piedi del pendio di Trinità dei Monti. Una terza ipotesi chiama in causa la memoria di una naumachia antica, un bacino per battaglie navali simulate, che sarebbe esistita nella zona. Nessuna delle tre è documentata: sono tradizioni, e come tali vanno raccontate. La spiegazione idraulica resta l'unica che spieghi davvero la forma.
La notte del febbraio 2015
Nel febbraio del 2015, alla vigilia di una partita di Coppa, alcune centinaia di tifosi olandesi del Feyenoord occuparono Piazza di Spagna e bersagliarono la Barcaccia con bottiglie di vetro. I tecnici della Sovrintendenza contarono un centinaio di scheggiature sul bordo della vasca e sui rilievi. Il danno fu giudicato grave e in buona parte permanente, perché il travertino scheggiato non si ricompone: si può consolidare, non si può far ricrescere. La fontana era stata restaurata da pochi mesi, fra il 2013 e il 2014, con un intervento finanziato da una donazione privata di poco più di duecentomila euro. Quella notte è il motivo per cui oggi intorno alla vasca c'è una sorveglianza fissa e per cui la tolleranza verso chi si arrampica sul bordo è pari a zero. A chi protesta per i divieti basta raccontare questa storia.
La Colonna dell'Immacolata, il monumento più fotografato di Piazza di Spagna senza saperlo
Una colonna antica riportata alla luce
All'estremità meridionale della piazza, davanti al palazzo di Propaganda Fide, si alza un fusto di marmo cipollino di età romana, ritrovato nel 1777 durante lavori di scavo nella zona del monastero di Santa Maria della Concezione in Campo Marzio e rimasto per decenni in deposito. Quando nel 1854 Pio IX proclamò il dogma dell'Immacolata Concezione, si decise di riutilizzare quella colonna antica come basamento di un monumento celebrativo. L'opera fu voluta e in larga parte finanziata da Ferdinando II di Borbone, re delle Due Sicilie, come ringraziamento per essere scampato a un attentato. In cima venne posta la statua bronzea della Vergine; alla base, quattro figure di profeti in marmo. L'inaugurazione avvenne nel 1857 alla presenza del pontefice. Sulla data precisa della cerimonia le fonti non concordano fra loro, quindi qui si indica solo l'anno: chi vuole il giorno esatto lo cerchi nella documentazione della Santa Sede.
L'omaggio floreale dei Vigili del fuoco
Ogni anno, l'8 dicembre, Piazza di Spagna cambia faccia. Dal 1923 i Vigili del fuoco di Roma salgono sulla colonna con l'autoscala e depongono una corona di fiori sul braccio della statua della Vergine: un gesto acrobatico, preciso, che dura pochi minuti e che la città guarda con il fiato sospeso da oltre un secolo. Nel 1953 papa Pio XII volle presenziare alla cerimonia; dal 1958, con Giovanni XXIII, la presenza del pontefice è diventata tradizione costante, mantenuta da tutti i suoi successori. Il papa arriva nel pomeriggio, prega davanti alla colonna, e la piazza si riempie fino alle scale. Se capitate a Roma l'8 dicembre e volete vedere Piazza di Spagna nel suo giorno più romano, quello è il giorno: ma arrivate almeno tre ore prima, perché gli accessi vengono chiusi per ragioni di sicurezza e chi arriva tardi resta dietro le transenne di via dei Condotti.
Il Palazzo di Propaganda Fide: Bernini contro Borromini a venti metri di distanza
Le due facciate
Il palazzo del Collegio Urbano di Propaganda Fide, di proprietà della Santa Sede e tuttora sede della congregazione che dal 1622 coordina l'attività missionaria della Chiesa, chiude la piazza a sud. È l'edificio più interessante di tutta Piazza di Spagna e il meno guardato, perché la gente ha la testa girata verso la scalinata. Merita il contrario. La fronte verso la piazza fu realizzata su disegno di Gian Lorenzo Bernini intorno alla metà del Seicento: ordinata, misurata, classica, una facciata che non alza la voce. Poi si gira l'angolo in via di Propaganda e si trova la facciata di Francesco Borromini, costruita negli anni successivi: un muro che si piega, lesene che si assottigliano, finestre con timpani spezzati e concavi, un ritmo nervoso e quasi inquieto. Due dei più grandi architetti del secolo, rivali dichiarati, a venti metri l'uno dall'altro. Non esiste in tutta Roma un confronto così ravvicinato fra i due, ed è gratis: basta camminare.
La cappella dei Re Magi
All'interno del palazzo Borromini costruì la cappella dei Re Magi, una delle sue opere più radicali, con la volta a costoloni che si intrecciano e uno spazio che sembra dilatarsi verso l'alto. L'accesso è legato alle iniziative della congregazione e alle aperture straordinarie: non è un museo a orario continuato, e chi ci tiene deve informarsi presso l'ente. Vale la pena di provarci. Nello stesso complesso ha sede il Museo missionario, anch'esso visitabile secondo un calendario proprio.

La Keats-Shelley House, la casa museo di Piazza di Spagna
La stanza dove morì John Keats
All'angolo destro della scalinata, guardandola dal basso, al civico 26, c'è una casa rosa con le persiane verdi. Al secondo piano, in una stanza piccola che affaccia proprio sui gradini, il poeta inglese John Keats morì di tubercolosi il 23 febbraio 1821. Aveva venticinque anni. Era arrivato a Roma il novembre precedente, mandato dai medici a svernare in un clima mite, accompagnato dall'amico pittore Joseph Severn, e non uscì quasi mai da quelle due stanze. Le norme sanitarie pontificie imponevano allora di bruciare mobili e suppellettili della camera di un morto di tisi: quello che si vede oggi è una ricostruzione filologica, non l'arredo originale, e questa è una cosa che le guide spesso tacciono. Resta il soffitto, restano le proporzioni della stanza, resta la finestra con la stessa vista sui gradini che il poeta ebbe negli ultimi mesi. È uno dei luoghi più commoventi di Roma, e non per ragioni scenografiche.
La biblioteca e i cimeli
La casa fu acquistata nel 1906 da un comitato anglo-americano e aperta al pubblico nel 1909 come memoriale dedicato a Keats e all'amico Percy Bysshe Shelley, annegato nel golfo di La Spezia nel 1822. Le sale ospitano una biblioteca specialistica sul romanticismo inglese fra le più ricche del continente, con migliaia di volumi, e una collezione di manoscritti, lettere, ritratti e cimeli che comprende oggetti di Keats, Shelley, Byron e Leigh Hunt. C'è anche una reliquia che fa impressione: una ciocca di capelli. Il museo è gestito da una fondazione privata e ha un calendario di apertura proprio, con chiusura nei giorni festivi e orario ridotto in alcune stagioni. Orari e tariffe si controllano sul sito ufficiale della Keats-Shelley House prima di andare, perché non è un museo statale e non segue il calendario dei musei civici. Un dato pratico che vale sempre: la visita si fa in quaranta minuti, la scala interna è ripida e non c'è ascensore.
Babington's, la sala da tè di Piazza di Spagna dal 1893
All'angolo sinistro della scalinata, di fronte alla casa di Keats, c'è la sala da tè fondata nel 1893 da due giovani inglesi, Anna Maria Babington e Isabel Cargill. Investirono cento sterline di risparmi per aprire una sala da tè e lettura destinata alla comunità anglosassone di Roma, che allora era numerosa, benestante e priva di un posto dove bere una tazza decente. La storia delle due fondatrici è più interessante del tè: Anna Maria discendeva da quell'Antony Babington giustiziato nel 1586 per la congiura contro Elisabetta I d'Inghilterra, e Isabel era figlia del capitano Cargill, fondatore di Dunedin in Nuova Zelanda. Due donne sole che aprono un'attività commerciale nella Roma umbertina, e che la fanno durare più di centotrent'anni. Vicino al locale una targa riporta i versi con cui Cesare Pavese immaginò il proprio passaggio per Piazza di Spagna, in una delle sue poesie più note e più disperate. Il conto, avverto, è quello di un'istituzione storica affacciata sul monumento più fotografato della città: si entra sapendolo.
Via dei Condotti e lo shopping intorno a Piazza di Spagna
La via delle grandi maison
Da sotto la scalinata parte in linea retta via dei Condotti, la strada del lusso romano. Il nome non ha niente di aristocratico: viene dai condotti dell'acquedotto Vergine che passavano di qui per alimentare le fontane della zona. Oggi la via allinea le insegne delle maison italiane e internazionali, con Bulgari che ha qui la sua sede storica dal 1905 ed è la ragione per cui la scalinata è stata restaurata a spese di un gioielliere invece che con denaro pubblico. La cosa più intelligente da fare in via dei Condotti, per chi non compra, è guardare le vetrine di sera, quando i negozi sono chiusi e le luci restano accese: è un museo notturno gratuito, e senza folla.
Il Caffè Greco
Al civico 86 di via dei Condotti si trova l'Antico Caffè Greco, aperto nel 1760, il più antico caffè di Roma ancora in esercizio. Ci sono passati Goethe, Stendhal, Byron, Gogol, Liszt, Wagner, Casanova, D'Annunzio, De Chirico; le pareti sono coperte da centinaia di opere che ne fanno una galleria d'arte privata più che un bar. Negli ultimi anni il locale è stato al centro di una lunga vertenza fra la proprietà dell'immobile e la gestione, e la sua sorte ha tenuto in ansia mezza città. Prima di andarci conviene verificare che sia aperto. Il caffè al banco costa poco, quello al tavolino nelle sale storiche ha un prezzo da esperienza culturale: sono entrambi legittimi, basta scegliere consapevolmente.
Via del Babuino, via Margutta, via Frattina
Il sistema di strade che si irradia da Piazza di Spagna è il famoso Tridente, che ha il vertice a Piazza del Popolo. Via del Babuino prende il nome da una statua di Sileno tanto malridotta che i romani la battezzarono babuino, e fu una delle statue parlanti su cui si affiggevano le satire contro il potere. Parallela e più silenziosa corre via Margutta, la strada delle botteghe d'arte e degli studi di pittura, quella dove Federico Fellini abitò per trent'anni. Dall'altro lato della piazza, via Frattina e via Borgognona completano il quadrilatero commerciale. Chi vuole camminare venti minuti in più raggiunge la chiesa di Santa Maria del Popolo e i due Caravaggio della cappella Cerasi: il miglior rapporto fra tempo speso e capolavori visti di tutto il centro di Roma.
Piazza di Spagna nel calendario: azalee, sfilate, Natale
Fra la fine di aprile e i primi di maggio il Servizio Giardini del Comune allinea sulle rampe centinaia di vasi di azalee in fiore, bianchi, rosa e rossi, tirati fuori dai vivai comunali dove vengono coltivati tutto l'anno. Restano per due o tre settimane, il tempo della fioritura, poi tornano in serra. È l'unico momento dell'anno in cui la scalinata smette di essere un'architettura e diventa un giardino verticale, e per un fotografo è la finestra migliore in assoluto. La data esatta cambia ogni anno con l'andamento della stagione e viene annunciata pochi giorni prima. In estate la scalinata ospita occasionalmente sfilate di moda e concerti; a dicembre, oltre alla cerimonia dell'8, in piazza viene allestito un presepe di grandi dimensioni ai piedi della Barcaccia. Il consiglio pratico: se il vostro viaggio cade a fine aprile, riorganizzate l'itinerario per passare di qui. Se cade ad agosto alle due del pomeriggio, cambiate ora.
Una curiosità sulla Piazza di Spagna
La curiosità vera di Piazza di Spagna non è la fontana e non sono i gradini: è un confine invisibile che passa esattamente in mezzo alla piazza. Per secoli, in virtù del cosiddetto diritto di quartiere, l'area intorno al Palazzo di Spagna godette di una forma di immunità diplomatica estesa non al solo edificio ma a un intero settore urbano. In pratica gli sbirri pontifici non ci entravano, e chi era ricercato dalla giustizia papale poteva trovare riparo attraversando una linea che nessuna mappa segnava ma che tutti conoscevano. Il risultato fu che per decenni quest'angolo di Roma funzionò come una zona franca, con tutto quello che ne consegue in termini di taverne, bische e loschi traffici. I papi tentarono più volte di abolire il privilegio e ci riuscirono solo alla fine del Seicento, quando Innocenzo XI impose alle ambasciate la rinuncia al diritto di quartiere minacciando sanzioni ecclesiastiche.
C'è un secondo strato di curiosità, più minuto, che riguarda la lingua. I romani non hanno mai chiamato scalinata di Trinità dei Monti quella che gli stranieri chiamano Spanish Steps: per i romani è la scalinata di Piazza di Spagna, e chi dice Trinità dei Monti intende la chiesa. Il malinteso dura da due secoli e genera equivoci quotidiani ai tassisti. Terzo strato: la piazza ha un civico 26 che è la casa di Keats, ma la numerazione prosegue in modo talmente irregolare, per via delle demolizioni ottocentesche, che trovare un indirizzo preciso qui richiede pazienza. Un dettaglio che nessuna guida dice e che invece serve davvero, se avete una prenotazione in un portone della piazza.
Una cosa che non ti dice nessuno sulla Piazza di Spagna
Nessuno vi dice che sotto Piazza di Spagna scorre ancora l'Acqua Vergine, e che la si può sentire. Avvicinatevi alla vasca della Barcaccia in un momento di relativo silenzio, la mattina presto, e ascoltate: il rumore non è quello di una fontana a zampillo, è un gorgoglio basso e continuo, il suono di un acquedotto romano del 19 avanti Cristo che dopo duemila anni continua a consegnare acqua nello stesso punto. L'Acqua Vergine è l'unico acquedotto antico di Roma che non abbia mai smesso di funzionare del tutto: viene da Salone, a est della città, corre quasi interamente in galleria e arriva qui con quella pressione insufficiente che ha costretto Bernini a inventarsi una barca. L'acqua della Barcaccia è potabile e sgorga da due bocche laterali: riempire la borraccia qui è legittimo, gratuito, e molto più igienico che comprare una bottiglia da un ambulante.
Seconda cosa che non vi dice nessuno: la scalinata ha due anime completamente diverse a seconda dell'ora. Alle otto del mattino è vuota, i netturbini hanno appena finito, la luce arriva radente da destra e il travertino è ancora fresco. Alle sei del pomeriggio è un torrente umano, con i venditori abusivi che salgono e scendono e la sorveglianza che fischia ogni trenta secondi. La stessa architettura, due esperienze incompatibili. Terza cosa: esiste un percorso alternativo per salire a Trinità dei Monti senza fare un gradino, ed è l'ascensore della stazione Spagna della metropolitana che porta al livello di viale del Muro Torto, da cui si entra nel giardino del Pincio e si raggiunge la chiesa in piano. Per chi ha difficoltà motorie è l'unica soluzione, e quasi nessuno la conosce.
Il consiglio che ti do per visitare la Piazza di Spagna
Il consiglio è uno solo e non è negoziabile: venite prima delle otto del mattino. Non alle nove, non alle sette e mezza di sera quando la luce è bella ma la folla è insopportabile: prima delle otto. A quell'ora la piazza è di chi ci abita, i bar aprono, i camion della nettezza urbana escono e la scalinata è completamente vuota. Si sale senza scansare nessuno, si guarda la piazza dall'alto con il sole che entra da via dei Condotti, si scende, si beve un caffè al banco in una delle traverse e alle nove si è già altrove, mentre i pullman scaricano i primi gruppi. La differenza fra le otto e le dieci è la differenza fra visitare un monumento e fare la fila in un centro commerciale.
Secondo consiglio, per chi non può venire la mattina: rovesciate il percorso. Salite al Pincio da Piazza del Popolo o uscite dalla metropolitana dal lato alto, camminate fino alla terrazza del Pincio e alla chiesa, e affrontate Piazza di Spagna in discesa alla luce del tramonto. Si fatica meno, si vede meglio, e si evita la calca compressa nel primo tratto della salita. Terzo: non mangiate in piazza. I locali affacciati sul monumento vivono di passaggio e il rapporto fra prezzo e qualità è quello che ci si aspetta; a cinque minuti, verso via della Croce o verso il Mausoleo di Augusto, si mangia meglio e si spende la metà. Quarto: se avete un solo giorno a Roma, Piazza di Spagna non è la priorità. È bellissima e si vede in venti minuti passando; il tempo serio datelo altrove.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che Piazza di Spagna era il quartiere degli stranieri. Quasi nessuno ricorda che era anche, in senso tecnico e professionale, il mercato dei modelli. Fra la fine del Settecento e l'inizio del Novecento i pittori di tutta Europa venivano a Roma per formarsi, e avevano bisogno di persone da ritrarre: contadini, pastori, giovani donne, vecchi dalla barba fluente che potessero fare da san Giuseppe o da brigante. Intere famiglie della Ciociaria salivano a Roma nella stagione buona e si mettevano in posa sui gradini della scalinata, in costume tradizionale, aspettando che un artista li scegliesse e li portasse nello studio di via Margutta o di via del Babuino. Il compenso era a giornata. Esistono fotografie dell'Ottocento che mostrano i gradini occupati da decine di persone sedute in attesa, e da quelle immagini nasce l'abitudine, poi diventata costume di massa, di considerare la scalinata un luogo dove ci si siede.
Il fatto è risaputo dagli storici dell'arte e ignorato dai visitatori, eppure spiega tre cose insieme. Spiega perché tanti quadri ottocenteschi di soggetto italiano hanno gli stessi volti ricorrenti. Spiega perché la piazza divenne un mercato del lavoro informale con le sue gerarchie e i suoi prezzi. E spiega il paradosso di oggi: il divieto di sedersi sulla scalinata cancella, di fatto, l'uso sociale per cui la scalinata era diventata famosa nel mondo. La città ha scelto di proteggere la pietra e di sacrificare la consuetudine. Penso che la scelta sia stata giusta e che vada raccontata per quello che è, cioè una perdita accettata, non un dettaglio burocratico.
La foto giusta da fare alla Piazza di Spagna
La foto che tutti fanno è quella dal basso, dalla vasca della Barcaccia verso la scalinata e la chiesa. È la foto sbagliata, o meglio, è la foto già fatta dieci milioni di volte, e con qualsiasi luce risulta schiacciata, con la facciata della chiesa piccolissima in fondo e una folla di teste in primo piano. La foto giusta a Piazza di Spagna è un'altra, e va descritta con precisione. Mettetevi all'imbocco di via dei Condotti, a una cinquantina di metri dalla piazza, sul marciapiede di destra guardando verso la scalinata. Da lì la via fa da cornice naturale: i palazzi a sinistra e a destra comprimono l'inquadratura, la Barcaccia resta piccola in mezzo, e la scalinata con la chiesa si alza in fondo perfettamente centrata. È l'inquadratura per cui De Sanctis ha lavorato, ed è anche quella che regge meglio con il teleobiettivo, perché la compressione prospettica avvicina la chiesa e la fa incombere sulla via.
Seconda inquadratura, per chi ha tempo: dalla prima terrazza della scalinata, quella a circa un terzo dell'altezza, rivolti verso il basso, con la Barcaccia a sinistra e la fuga di via dei Condotti che scappa verso il centro. Terza, la migliore in assoluto per la luce: dalla balaustra davanti alla chiesa, un'ora prima del tramonto, con la cupola di San Pietro che si vede in lontananza a destra, oltre i tetti. Quattro regole tecniche. Non usate il flash, è inutile e ridicolo su un monumento di venti metri. Non salite sul bordo della fontana per guadagnare mezzo metro, è vietato e vi fanno scendere. Portate un obiettivo che arrivi almeno a 50 millimetri equivalenti, il grandangolo qui rovina tutto. E accettate che la foto migliore sia quella senza di voi dentro: Piazza di Spagna non è uno sfondo, è il soggetto.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo fatto che merita di essere raccontato è un mancato evento: il monumento equestre a Luigi XIV che il cardinale Mazzarino voleva piantare in cima al pendio intorno al 1660 e che la Roma papale respinse con durezza. Il progetto morì con lui nel 1661, e per sessant'anni il pendio restò un costone di terra. Se avesse vinto Mazzarino, oggi al posto della scalinata ci sarebbe una statua del Re Sole che domina un rione di Roma, e la storia urbanistica della città sarebbe stata diversa.
Il secondo fatto è il Giubileo del 1725, quando papa Benedetto XIII inaugurò la scalinata appena costruita e la percorse in una cerimonia che consacrava la pace fra la corona di Francia e la Santa Sede dopo mezzo secolo di tensioni. Il terzo è il 23 febbraio 1821, la morte di John Keats nella stanza al secondo piano del civico 26: un evento privato, senza folla, che ha reso questa piazza un luogo di pellegrinaggio letterario per il mondo anglosassone. Il quarto è il 1857, l'inaugurazione della Colonna dell'Immacolata da parte di Pio IX, ultimo grande monumento celebrativo eretto a Roma dallo Stato Pontificio prima della fine del potere temporale.
Il quinto è il 1923, primo omaggio floreale dei Vigili del fuoco alla statua della Vergine, diventato poi rito annuale con la presenza dei papi dal 1958 in poi. Il sesto è il 1953, quando la troupe di Vacanze romane girò qui alcune delle scene più viste del cinema del Novecento, trasformando la scalinata in un'icona globale e portando a Roma un flusso turistico che non si è più fermato. Il settimo, meno glorioso, è la notte del febbraio 2015, con i tifosi olandesi che devastarono la Barcaccia a bottigliate e provocarono danni giudicati permanenti dalla Sovrintendenza. L'ottavo è il cantiere Bulgari fra l'8 ottobre 2015 e il 21 settembre 2016, il restauro più costoso mai eseguito sulla scalinata. Il nono è l'estate del 2019, con l'entrata in vigore dei divieti che hanno cambiato per sempre il modo di vivere questa piazza.
Chi è passato dalla Piazza di Spagna
L'elenco è talmente lungo che conviene sceglierne alcuni e raccontarli bene. Johann Wolfgang von Goethe soggiornò a Roma fra il 1786 e il 1788, abitò in via del Corso a pochi minuti da qui e annotò nel Viaggio in Italia i lavori di scavo per l'obelisco davanti a Trinità dei Monti nel 1787, con quella osservazione sul terreno fatto di macerie dei giardini di Lucullo. John Keats arrivò in piazza nel novembre del 1820, malato terminale, e vi morì il 23 febbraio 1821; il suo amico pittore Joseph Severn lo assistette fino all'ultimo e restò poi a Roma per gran parte della vita. Percy Bysshe Shelley, che a Keats dedicò l'elegia Adonais, non abitò qui ma la casa museo ne conserva la memoria e i cimeli.
Hans Christian Andersen visse a Roma nel 1833 e 1834, in un appartamento in questa zona, e la città entrò nel suo romanzo L'improvvisatore. Stendhal, Byron, Nikolaj Gogol, Franz Liszt e Richard Wagner passarono tutti dal Caffè Greco in via dei Condotti, a due passi dalla piazza: il locale conserva ancora le sale dove sedevano. Nel Novecento Giorgio de Chirico visse per decenni in un appartamento affacciato proprio sulla scalinata, in Piazza di Spagna 31, e la sua casa è oggi visitabile come museo: dalle sue finestre dipinse e guardò la piazza fino alla morte, nel 1978. Federico Fellini abitò in via Margutta, a cinque minuti, e in questa zona ambientò più di una scena.
Cesare Pavese non visse qui, ma scrisse i versi che immaginano un suo passaggio per Piazza di Spagna, e quei versi sono incisi su una targa vicino alla sala da tè Babington's. Audrey Hepburn e Gregory Peck ci girarono Vacanze romane nel 1953, e la scena del gelato sui gradini è probabilmente l'immagine più riprodotta di Roma nel mondo, oltre a essere oggi materialmente irripetibile, visto che sedersi e mangiare lì è vietato. E poi ci sono passati tutti i papi degli ultimi settant'anni, ogni 8 dicembre, a pregare davanti a una colonna antica ritrovata per caso in un cantiere del Settecento.
Come si visita davvero Piazza di Spagna
Piazza di Spagna con i bambini
La piazza è un buon posto per i bambini a patto di gestire due cose: i gradini e la noia. I gradini sono larghi e non pericolosi, ma sono tanti e senza corrimano continuo, quindi i piccolissimi vanno tenuti per mano nel tratto centrale, dove la pendenza aumenta. La noia si risolve con la fontana: la Barcaccia è bassa, a filo di strada, e i bambini la capiscono subito perché è una barca che affonda. Raccontare a un bambino di sei anni che l'acqua arrivava con poca forza e che l'artista ha fatto una barca invece di uno zampillo funziona sempre, perché è una storia con un problema e una soluzione. Il passeggino si porta, ma va lasciato in basso o portato in cima con l'ascensore della metropolitana: sui gradini non si sale con le ruote. Un gelato lo si mangia camminando o su una panchina del Pincio, mai seduti sulla scalinata.
Accessibilità
La piazza è piana, pavimentata in sanpietrini regolari, percorribile in sedia a rotelle con qualche vibrazione. La scalinata, ovviamente, non lo è. L'accesso alla chiesa di Trinità dei Monti e alla terrazza panoramica per chi non può fare scale passa dall'ascensore della stazione Spagna verso il livello alto e dal giardino del Pincio, con un percorso pianeggiante di pochi minuti. La Keats-Shelley House ha una scala interna ripida e non dispone di ascensore. Le sale del palazzo di Propaganda Fide e la cappella borrominiana hanno accessibilità limitata e vanno concordate con l'ente. I servizi igienici pubblici più vicini sono nella zona della stazione metropolitana e nei locali della piazza, che li riservano ai clienti.
Quando andare e quando evitare Piazza di Spagna
Andate prima delle otto del mattino o dopo le dieci di sera, in qualsiasi stagione. Andate a fine aprile se volete le azalee. Andate l'8 dicembre se volete la Roma cerimoniale. Evitate il sabato pomeriggio da qualsiasi mese di ottobre a gennaio, perché via dei Condotti diventa impraticabile per lo shopping natalizio e la piazza si riempie di riflesso. Evitate le due del pomeriggio di luglio e agosto: non c'è un filo d'ombra sui gradini, il travertino riverbera, e ogni anno qualcuno si sente male sulla scalinata. Evitate i giorni di sfilata o di evento, quando parte della scalinata viene transennata e il colpo d'occhio salta. Una guida professionale queste cose le programma; un visitatore che le ignora perde due ore e torna a casa convinto che Piazza di Spagna sia sopravvalutata. Non lo è: è solo frequentata nel momento sbagliato da quasi tutti.
Farsi accompagnare
Domande frequenti sulla Piazza di Spagna
Quanto costa entrare a Piazza di Spagna
Entrare a Piazza di Spagna non costa niente: è uno spazio pubblico all'aperto, senza biglietto, senza cancelli e senza orari. Si paga soltanto la casa museo di Keats e le eventuali visite guidate al convento di Trinità dei Monti o al palazzo di Propaganda Fide.
Ci si può ancora sedere sulla scalinata di Piazza di Spagna
No, dal 2019 sedersi sui gradini della scalinata di Piazza di Spagna è vietato e sanzionato. Per due secoli e mezzo la scalinata era stata usata come un divano pubblico, ma questa consuetudine non è più permessa e la sorveglianza fa alzare chi si siede.
Come si arriva a Piazza di Spagna in metro
La fermata più comoda per Piazza di Spagna è Spagna, sulla linea A della metropolitana: chi esce dal lato di via Due Macelli si ritrova in piazza in meno di un minuto, con la scalinata che appare subito sulla sinistra.
Perché si chiama Piazza di Spagna
Piazza di Spagna prende il nome dal Palazzo di Spagna, sede dell'ambasciata del Regno di Spagna presso la Santa Sede dal 1622, una delle rappresentanze diplomatiche più antiche del mondo ancora attive nella stessa sede. Il nome non viene dalla scalinata, che è francese, né dalla fontana, che è papale.
Cosa si vede nella casa di Keats a Piazza di Spagna
All'angolo destro della scalinata di Piazza di Spagna, al civico 26, si trova la Keats-Shelley House: al secondo piano, in una stanza che affaccia sui gradini, il poeta inglese John Keats morì di tubercolosi il 23 febbraio 1821, a venticinque anni, dopo essere arrivato a Roma nel novembre precedente per un clima più mite.
Quando fioriscono le azalee sulla scalinata di Piazza di Spagna
Fra la fine di aprile e i primi di maggio il Servizio Giardini del Comune allinea sulle rampe della scalinata di Piazza di Spagna centinaia di vasi di azalee in fiore, bianchi, rosa e rossi. Restano per due o tre settimane, il tempo della fioritura, poi tornano in serra.
Qual è il momento migliore della giornata per visitare Piazza di Spagna
Conviene arrivare a Piazza di Spagna prima delle otto del mattino: a quell'ora la piazza è ancora vuota, i bar aprono e la scalinata si può salire senza scansare nessuno, con il sole che entra da via dei Condotti.
Su una piazza come questa una visita guidata cambia il risultato, perché tutto quello che conta è invisibile: la pressione dell'acquedotto, il confine diplomatico, il duello fra Bernini e Borromini a venti metri di distanza. Chi vuole un accompagnamento professionale, per un gruppo privato o per un incentive aziendale, può rivolgersi ai colleghi di TourLeaderPro a Roma, che organizzano itinerari nel centro storico con guide e accompagnatori abilitati. Per i gruppi piccoli e per le richieste su misura esiste anche il canale delle esperienze private per piccoli gruppi. Chi invece organizza il viaggio da solo e ragiona in inglese trova un itinerario di tre giorni già costruito su Rome in 3 days e una selezione delle cose principali da vedere in città su the best things to do in Rome.
Che cosa vedere intorno a Piazza di Spagna in dieci minuti a piedi
In cima alla scalinata la chiesa di Trinità dei Monti con la Deposizione di Daniele da Volterra, e subito oltre Villa Medici, sede dell'Accademia di Francia, con i giardini visitabili su percorso guidato. Proseguendo si entra nel Pincio e da lì in Villa Borghese, dove la Galleria Borghese richiede prenotazione obbligatoria con orario fisso. Scendendo verso il fiume si raggiungono il Mausoleo di Augusto e l'Ara Pacis, dieci minuti scarsi. Verso sud, oltre via del Tritone, la Fontana del Tritone del Bernini e Palazzo Barberini con la Galleria Nazionale d'Arte Antica; risalendo, via Veneto. A nord, Piazza del Popolo. Con queste distanze si costruisce una giornata intera senza mai prendere un mezzo pubblico.
Domande veloci sulla Piazza di Spagna
Quanto costa entrare a Piazza di Spagna?
Niente. Piazza di Spagna è uno spazio pubblico all'aperto, senza biglietto, senza cancelli e senza orari. Si paga soltanto la casa museo di Keats e le eventuali visite guidate al convento di Trinità dei Monti o al palazzo di Propaganda Fide.
Ci si può sedere sulla scalinata di Piazza di Spagna?
No. Dal 2019 sedersi sui gradini è vietato e sanzionato. La sorveglianza fa alzare chi si siede, anche sul primo gradino, e la multa arriva a cifre nell'ordine delle centinaia di euro. Per sedersi ci sono le panchine del Pincio in cima.
Quanto è alta la multa se ci si siede?
Le fonti sulla vicenda indicano una sanzione intorno ai 250 euro per chi si siede e fino a 400 euro per chi sporca o danneggia i gradini. Gli importi vengono rivisti nel tempo e il riferimento vincolante resta il testo del regolamento comunale in vigore.
Quanti gradini ha la scalinata di Piazza di Spagna?
Il conto corrente è di 135 gradini, con chi ne conta 136 a seconda di come si trattano i pianerottoli e il primo scalino. Il dislivello complessivo supera i venti metri.
Qual è la fermata della metropolitana per Piazza di Spagna?
La fermata è Spagna, sulla linea A. Ha due uscite: una in via Due Macelli, a pochi metri dalla piazza, e una verso viale del Muro Torto e il livello alto del Pincio, comoda per chi non vuole fare le scale.
Si possono fare foto a Piazza di Spagna?
Sì, liberamente, anche con treppiede purché non si ostruisca il passaggio. Dentro la Keats-Shelley House valgono le regole del museo. Per riprese professionali e droni servono autorizzazioni specifiche.
Si può bere l'acqua della Barcaccia?
Sì. L'acqua è quella dell'acquedotto Vergine, potabile, e sgorga dalle bocche laterali della fontana. Entrare nella vasca o immergere i piedi è invece vietato e sanzionato.
Quanto tempo serve per visitare Piazza di Spagna?
Venti minuti per vederla, un'ora e mezza per visitarla bene salendo fino alla chiesa, due ore e mezza se si aggiunge la casa museo di Keats.
Piazza di Spagna è accessibile in sedia a rotelle?
La piazza sì, con i sanpietrini che danno qualche vibrazione. La scalinata no. Per arrivare in cima senza scale si usa l'ascensore della stazione Spagna verso il livello alto e si entra dal giardino del Pincio.
Quando fioriscono le azalee sulla scalinata di Piazza di Spagna?
Fra la fine di aprile e i primi giorni di maggio, per due o tre settimane. La data esatta dipende dalla stagione e viene annunciata dal Comune pochi giorni prima.
Che cosa si celebra l'8 dicembre a Piazza di Spagna?
L'Immacolata Concezione. I Vigili del fuoco depongono con l'autoscala una corona di fiori sul braccio della statua in cima alla colonna, tradizione avviata nel 1923, e il papa prega davanti al monumento, consuetudine costante dal 1958.
Perché la fontana si chiama Barcaccia?
Il termine rimanda alle imbarcazioni da carico del vicino porto di Ripetta sul Tevere. La forma a barca semiaffondata nasce però da una ragione tecnica: la pressione troppo bassa dell'Acqua Vergine in questo punto impediva qualsiasi zampillo verticale.
Chi ha costruito la scalinata di Piazza di Spagna?
Il progetto realizzato è di Francesco De Sanctis, vincitore del concorso del 1717, con Alessandro Specchi a lungo indicato dalla tradizione come autore. I lavori si svolsero fra il 1723 e il 1726 e l'inaugurazione fu di Benedetto XIII nel Giubileo del 1725.
Chi ha pagato la scalinata?
Il capitale iniziale venne dal lascito testamentario del diplomatico francese Étienne Gueffier, morto nel 1660. Il restauro del 2015 e 2016 fu invece finanziato dalla casa di moda Bulgari per circa un milione e mezzo di euro.
Dove morì John Keats?
In una stanza al secondo piano della casa all'angolo destro della scalinata, Piazza di Spagna 26, il 23 febbraio 1821. L'edificio è oggi la Keats-Shelley House, museo e biblioteca del romanticismo inglese.
La Keats-Shelley House è aperta tutti i giorni?
No, ha un calendario proprio con giorni di chiusura e orari che variano nelle stagioni. Orari e tariffe aggiornate si controllano sul sito ufficiale del museo prima della visita.
Che differenza c'è fra Piazza di Spagna e Trinità dei Monti?
Piazza di Spagna è la piazza in basso, con la Barcaccia. Trinità dei Monti è la chiesa in cima, con il suo obelisco e il convento. La scalinata le collega: i romani la chiamano scalinata di Piazza di Spagna, gli stranieri scalinata di Trinità dei Monti.
Dove si trova Babington's?
All'angolo sinistro della scalinata guardandola dal basso, di fronte alla casa di Keats. Fondata nel 1893 da Anna Maria Babington e Isabel Cargill, è la sala da tè storica della città.
Vale la pena salire fino alla chiesa di Trinità dei Monti?
Sì, per due motivi: la Deposizione di Daniele da Volterra all'interno e la vista sulla piazza dalla balaustra. Le anamorfosi del convento si vedono soltanto con la visita guidata organizzata dalla comunità che custodisce il complesso.
Si mangia bene a Piazza di Spagna?
Nei locali affacciati direttamente sulla piazza si paga la posizione. Camminando cinque minuti verso via della Croce o verso il lungotevere il rapporto fra prezzo e qualità migliora sensibilmente.
Piazza di Spagna è pericolosa la sera?
No, è una delle zone più sorvegliate di Roma e resta frequentata fino a tardi. L'unica accortezza riguarda i borseggi nella calca del tardo pomeriggio e all'uscita della metropolitana, dove serve la normale attenzione da centro storico affollato.
Qual è il momento migliore per fotografare Piazza di Spagna?
La prima mattina, prima delle otto, per avere la scalinata vuota. Per la luce, l'ora prima del tramonto dalla balaustra in cima. L'inquadratura migliore si prende dall'imbocco di via dei Condotti, non dalla fontana.
Ci sono bagni pubblici a Piazza di Spagna?
I più vicini sono nella zona della stazione metropolitana; per il resto ci si affida ai locali della piazza, che li riservano ai clienti. Conviene organizzarsi prima, soprattutto con i bambini.
Serve prenotare per visitare Piazza di Spagna?
No, la piazza è libera e sempre accessibile. La prenotazione serve semmai per le visite guidate al convento di Trinità dei Monti, per la Galleria Borghese poco distante e per gli eventi in calendario.
Per chiudere, un'ultima opinione, davanti alla Barcaccia. Piazza di Spagna è il posto di Roma che più rischia di deludere, perché arriva al visitatore già consumato da migliaia di fotografie e perché il divieto di sedersi le ha tolto la sua funzione più amata. Eppure è anche il posto dove si impara di più sul modo in cui questa città è stata costruita: un pendio franoso trasformato in architettura, un difetto idraulico trasformato in capolavoro, una rivalità diplomatica trasformata in scenografia urbana. Venite presto, salite piano, guardate le due facciate di Propaganda Fide prima di andarvene. Poi tornateci di notte, quando la scalinata è illuminata e vuota, e capirete perché per trecento anni tutti quelli che sono passati da Roma hanno voluto abitare qui.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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